ALLA CAPITANA

Capitana,

capitana di breve corso,

il corso degli eventi sotto la volta celeste,

il cielo di quella volta,

quella volta in cui ho sostenuto il canto delle cicale

durante la danza dei ciclamini in fiore.

Era il 2 novembre, ricordi?

Quante memorie traslate su quelle lapidi ignote,

i soliti militi di anglosassone memoria,

quante imprecazioni al buontempo e al maltempo

in quella valle di lacrime voluta dai preti e dalle mignotte!

Portami un buon caffè

dalla terra in cui soggiorni in attesa di partire.

Sia poi il Tutto,

altrimenti la Filosofia non può deambulare.



Salvatore Vallone



Harah Lagin, 31, maggio, 2024



ELOGIO DELL’ARDIMENTO

Ci siam sbattuti un dì della galera,

ci siam sbattuti delle teste di cazzo,

per preparare questa gente forte

che adesso se ne sbatte de crepar,

il mondo sa che la camicia bianca

si indossa per combattere e morir.

Per il duce e per la morte

per chi ancora ha chiappe rotte,

una è la parola d’ordine,

una è la precisa volontà:

vincere,

bisogna vincere

e vinceremo in terra, in cielo e in mare,

o faccetta nera di via Cavour in Abissinia,

aspetta e spera che già l’ora si avvicina,

quando saremo vicino a te,

avrai in dono una bella casa con bidè.

Ci siam sbattuti un dì di Salvatore,

ci siam sbattuti de sta testa di mazzo,

per preparare un mondo gran pagliazzu

che adesso vuole anche trionfar,

il mondo sa che la camicia rossa

s’indossa per combattere e morir.

Per il kaiser e per la morte

per chi ancora ha chiappe rotte,

una è la parola d’ordine,

una è la precisa volontà:

vincere,

bisogna vincere

e vinceremo in tutta questa spazzatura

senza curare i modi,

ma guarda e passa dall’altra banda,

tra i neri pensieri che i capetti schiudon novelli,

tra le calendule e le violette romanesche

che insultano il milite ignoto

e sputano sull’arcobaleno omo et etero.

Ci siam sbattuti un dì del gran buffone,

ci siam sbattuti delle sue fregnacce,

abbiamo messo in cielo tutte le stelle

e adesso non parliamo più di qualità,

neanche a teatro,

per preparare questa gente ignara

che oggi se ne sbatte de travagliar,

il mondo sa che la camicia a pois

s’indossa per combattere i coion.

Per il buffo e per la morte,

per chi ancora ha chiappe rotte,

una è la parola d’ordine,

una è la precisa volontà:

vincere,

bisogna vincere

e vinceremo in tutti i teatri del centro e della periferia,

come faremo senza giangiaques,

senza skey e senza posperi,

ma con tanti coioni ancora tra le palle.

Al grande Puffo l’ardua sentenza.

Facce ridere,

facci il ponte sullo Stretto e sul Largo,

ah facce tanto ridere,

grande Buffo,

che di Teresine e di Matteucci son vispe le fossa.

Famme ride,

ti prego,

che so triste da morire.

Salvatore Vallone

Carancino di Belvedere, 15, 08, 2022