L’ANELLO DI FIDANZAMENTO

TRAMA DEL SOGNO

“Ho sognato di trovarmi in coda alla cassa (denominata MESE nel cartello in alto) di un supermercato.

Passo la mia merce, ma il pacchetto di gomme da masticare cade nella vasca d’acqua in cui si è trasformato il ripiano della cassa.

Lo ripesco dicendo a chi mi sta vicino “spero che siano ancora mangiabili”, alludendo che l’acqua non era solo acqua, ma era mista a qualcos’altro.

In due vasi di vetro ho due lucertole-gechi.

Chi mi sta vicino mi dice di fare attenzione perché sono pericolosi.

Metto i vasi nel microonde e dentro, vicino alle lucertole, si accendono due piccole luci.

Mi ritrovo vicino al mio compagno sul divano che parla al telefono con una mia amica d’infanzia e le dice che mi chiederà di sposarlo.

L’amica al telefono chiede cosa ne penso io e dico forte “SI! SI! ma non ho l’anello di fidanzamento!”

E lei chiede se 3 dollari sono sufficienti per comprarlo.

Rispondo di sì.”

Patrizia

INTERPRETAZIONE DEL SOGNO

Ho sognato di trovarmi in coda alla cassa (denominata MESE nel cartello in alto) di un supermercato.”

Patrizia è una donna come tutte le altre donne e che come tutte le altre donne mensilmente rende conto a se stessa della propria natura femminile. Il “supermercato” attesta simbolicamente di questa relazione sociale e di questa condivisione pubblica della modalità psicofisiologica di essere donna: il sangue mestruale, il chiaro segnale di una mancata gravidanza e l’inizio del nuovo ciclo. Patrizia si trova “in coda alla cassa”, non è una donna oltremodo affermativa e non ama esibirsi narcisisticamente, è una donna moderata e modica, compatta quello che basta e non ha bisogno di inutili esibizionismi. La sua natura psicofisica femminile è interessata alla realizzazione della maternità, per cui sta molto attenta al profilarsi del mestruo. Degna di nota è la “figurabilità”, l’uso del meccanismo onirico che serve a rappresentare in immagine grafica la questione in ballo, quella “denominata mese nel cartello in alto”. Non resta che proseguire con l’interpretazione del sogno per assolvere la curiosità di come Patrizia vive la sua dimensione di donna che aspira a diventare madre e a realizzare appieno la sua “libido genitale”, le potenzialità psicofisiche della sua “posizione psichica genitale”. Vediamo quali pendenze si possono presentare nella realizzazione di questo sano progetto esistenziale, personale e di coppia.

Passo la mia merce, ma il pacchetto di gomme da masticare cade nella vasca d’acqua in cui si è trasformato il ripiano della cassa.”

Questa è una buona allegoria della “fecondazione”. “La mia merce” attesta simbolicamente degli attributi sessuali ed endocrini di Patrizia, “le mie cose” si dice in gergo a proposito del mestruo e compagnia cantante. La “vasca d’acqua” condensa la classica dimensione psicofisica femminile che va dalla anatomia alla funzione, dall’utero alle ovaie, dalla vagina alla mestruazione. Fondamentalmente è il grembo pronto alla fecondazione, per cui le “gomme da masticare” che cadono nella “vasca d’acqua” contengono tutto l’imprinting di un coito finalizzato alla gravidanza, contengono una pulsione organica alla fecondazione e un desiderio impellente di maternità. “Il ripiano della cassa “trasformato” esprime la forza di un potere quasi atavico e sacro come quello della Dea Madre e di ogni donna che di mestruo in mestruo attende la realizzazione della sua “libido genitale”, la maternità come congruo completamento anche dell’evoluzione psicofisica personale: la “posizione psichica genitale”, quella del dono e del farsi un dono, quella della condivisione e del riconoscimento benevolo dell’altro.

Una domanda si pone spontanea e azzeccata: perché Patrizia ha scelto la simbologia del “pacchetto delle gomme da masticare” per dare corpo al simbolo degli spermatozoi?

Il desiderio, che la fusione uovo-spermatozoo avvenga in maniera decisa e affermativa, è implicito nella scelta figurativa di una gomma da masticare che notoriamente si attacca con estrema facilità nelle varie superfici. Sintetizzo: il potere di donna che aspira alla maternità si esplicita nella “figurabilità” allegorica del capoverso in questione. Si spera in una prognosi fausta e in una realizzazione della pulsione e del desiderio di Patrizia in questo sogno che parla di maternità sin dall’esordio.

Lo ripesco dicendo a chi mi sta vicino “spero che siano ancora mangiabili”, alludendo che l’acqua non era solo acqua, ma era mista a qualcos’altro.”

C’è qualcosa che non va. Le cose non girano per il verso giusto e non si capisce se si tratta dell’acqua o di quel “qualcos’altro” che si è mischiato all’acqua impedendo la realizzazione del progetto di maternità e l’appagamento del desiderio di fecondazione. Insomma, Patrizia è costretta nel corso della sua vita di donna a rivedere le sue manovre e ad attendere che il seme sia ancora buono per essere “mangiabile”, per dare la continuazione della vita all’uovo, per costituire un embrione a tutti gli effetti biologici. “L’acqua mista a qualcos’altro” è ambivalente e oscilla tra un esito positivo e un’evoluzione mancata. “Lo ripesco” attesta simbolicamente della volitività e della forza della donna che vuole diventare madre e che fa di tutto per la realizzazione della sua natura femminile “genitale”. “A chi mi sta vicino” indica il compagno e la parte maschile con tutti gli affetti e i sentimenti impliciti, ma può essere indizio di un aiuto tecnico di ordine medico. Il prosieguo del sogno lo dirà e chiarirà il contesto in cui Patrizia si trova a rievocare la sua esperienza vissuta di donna e di potenziale madre.

In due vasi di vetro ho due lucertole-gechi.”

La fecondazione è andata a buon fine e si tratta di una fecondazione assistita. Patrizia rievoca chiaramente in sogno la sua esperienza di donna che si è fatta aiutare giustamente dalla Scienza medica per diventare madre. Le “due lucertole-gechi” rappresentano gli embrioni che sono stati realizzati tramite la fecondazione in vitro e che attendono di essere inseriti nel posto giusto, nell’utero di Patrizia per essere naturalmente portati avanti nella loro crescita dopo l’artificialità della fecondazione. Patrizia si è fatta prelevare due uova e li ha fatti fecondare, possibilmente con il seme del compagno, e adesso attende l’impianto nell’utero.

Quante donne ricorrono alla fecondazione assistita e quante donne hanno potuto grazie alla scienza e alla tecnologia biomedica dare ragione a se stesse del loro bisogno e del loro desiderio di maternità!

Tante, anzi tantissime e sicuramente più di quante noi immaginiamo. Patrizia si è sottoposta a questa lunga e dolorosa trafila per appagare la sua “genitalità”, la sua pulsione biologica e il suo desiderio psichico a diventare madre. Il meccanismo onirico della “figurabilità” provvede ottimamente a dare due “lucertole-gechi” al posto di due embrioni.

Meraviglia dell’umana naturale creatività poetica!

Procedere diventa umanamente interessante e si è indotti a fare il tifo per Patrizia e per la ricompensa della sua travagliata procedura psicofisica.

Chi mi sta vicino mi dice di fare attenzione perché sono pericolosi.”

Volevo prima precisare che è possibile simbolicamente che Patrizia abbia in atto una gravidanza dizigotica, che abbia due embrioni in due placente e che il “vetro” sia il simbolo del grembo e dell’utero nel caso specifico, ma ho preferito la versione medica della fecondazione esterna “in vitro” e del successivo impianto proprio per il richiamo al vetro e alla visione diretta della combinazione “lucertola-geco”. In ogni caso siamo nel testo e nel contesto onirici di uno psicodramma che riguarda in pieno l’essere femminile e materno di Patrizia.

Torniamo al sogno.

Patrizia teme questo viaggio avventuroso verso la maternità e si circonda di alleati, “chi mi sta vicino”, medici e persone a lei vicino che inducono le giuste cautele e hanno le giuste premure verso una donna in piena crisi evolutiva e dal coraggio da vendere. Le “lucertole-gechi” hanno una loro delicatezza che li rende pericolosi nel senso della tutela della vita. Gli “embrioni” pongono anche un problema etico per gli operatori e per le persone interessate, oltre a essere un rischio per il personale medico. In qualsiasi situazione clinica si trovi Patrizia, questo stato comporta una certa pericolosità, quella di non avere un buon fine in tanta avventura psicofisica e di non portare avanti la gravidanza dopo l’impianto, quella di abortire per mancato attecchimento degli embrioni fecondati “in vitro”. Il sogno tratta un tema oltremodo importante e delicato per le donne che hanno bisogno di essere sostenute clinicamente per adire alla realizzazione della maternità. E sono tante le donne che con coraggio e determinazione ricorrono alla fecondazione “in vitro” e al successivo impianto nell’utero pur di essere madri. Lo stesso elogio non si può concedere al Legislatore italiano, visto che da tempo memorabile le donne sono state costrette e sono costrette ancora oggi a riparare all’estero per ricorrere alle cure dei sanitari del settore. La nostra patria è sempre in ritardo perché governata da bacchettoni, da incompetenti e da mercanti. Bando alle giuste polemiche e torniamo a dare conto a Patrizia del significato del suo sogno.

Metto i vasi nel microonde e dentro, vicino alle lucertole, si accendono due piccole luci.”

L’impianto è riuscito e i cuoricini battono. La luce della vita si è accesa nel momento in cui “i vasi” sono stati messi “nel microonde”, gli embrioni sono stati inseriti nell’utero. Le operazioni di Patrizia sono descritte in sogno in maniera oltremodo tecnica per abbassare il livello delle tensioni da coinvolgimento diretto e per raffreddare l’evento attraverso il ricorso alla tecnologia. Il microonde è un utero tecnologico, non è una incubatrice, ma è lo strumento che porta avanti il processo vitale degli embrioni, “le lucertole”. Le “due piccole luci” rappresentano simbolicamente l’inizio della nuova vita. Prima erano in vita a livello di embrioni, adesso sono passati allo stato di feti. Questo passaggio è sottolineato dalle due piccole luci che si accendono. Il sogno di Patrizia sta procedendo nel suo registro simbolico in maniera logica e consequenziale senza perdere colpi e senza salti di senso e di significato. Passo dopo passo la donna sta rievocando esperienze a suo tempo vissute e che l’hanno particolarmente segnata. Il prosieguo diventa interessante per l’esito finale delle operazioni di fecondazione e di gravidanza.

Mi ritrovo vicino al mio compagno sul divano che parla al telefono con una mia amica d’infanzia e le dice che mi chiederà di sposarlo.”

Il quadro cambia in apparenza perché coinvolge la parte maschile della coppia e il diretto interessato alla situazione, sempre nel vissuto di Patrizia: “mi ritrovo vicino al mio compagno”. In tanto travaglio psichico e in tanta avventura clinica la presenza dell’uomo è importantissima per la aspirante madre o per la donna che ha deciso di farsi aiutare nella realizzazione della maternità. Spesso il maschio è presente in maniera confortante e massiccia e in special modo se l’esigenza a diventare padre urge anche in lui, nel “compagno” steso “sul divano” che ha accettato di seguire la propria compagna in questa strada degna di umano interesse e di sociale comprensione. L’uomo si collega nei vissuti di Patrizia direttamente ai desideri della sua infanzia quando il desiderio di avere un figlio matura nella bambina prima che il corpo dia il suo consenso anatomico e ormonale. Lo sposalizio, “mi chiede di sposarlo” sintetizza il simbolismo della sessualità sublimata nelle istituzioni e consentita dal “Super-Io” individuale e sociale. In sostanza Patrizia rispolvera in sogno il tempo del suo dolce travaglio di bambina che si identifica nella madre e pensa alla possibilità di portare al massimo compimento la sua immagine femminile, magari dopo aver superato l’istanza “edipica” di avere un figlio direttamente dal padre, la figura inquietante che si ammira composta sul divano e al telefono nel quadretto considerato. Patrizia proietta sull’uomo, il compagno legalmente accettabile, il progetto di gravidanza e di maternità, completando in questo modo il disegno immaginato e ambito. Tutto è nella norma universale di una bambina che si pensa donna e madre dopo aver compiuto il viaggio “edipico” e dopo aver risolto le pendenze conflittuali identificandosi nella madre e lasciando il padre a migliore fortuna con la donna a suo tempo scelta: “riconosci il padre e la madre”.

L’amica al telefono chiede cosa ne penso io e dico forte “SI! SI! ma non ho l’anello di fidanzamento!”

La bambina Patrizia ancora non è donna e non possiede la funzione genitale, “non ha l’anello di fidanzamento”. Questa è la conferma che il sogno verte sull’origine del desiderio di maternità, l’infanzia e dintorni. “L’amica” resta in sogno sempre una buona alleata per tirare fuori materiale psichico pregresso senza destare particolari angosce anche perché non sono state a suo tempo maturate. Si tratta, infatti, delle normali fantasie e dei normali desideri che una fanciulla elabora nel momento in cui accetta il suo essere femminile e si identifica al femminile nel femminile: la possibilità di avere un figlio è il coronamento della vitalità e anticipa la “sessualità genitale”, stare con un maschio e i doni dell’orgasmo. La bambina si pensa prima come la donna del padre, “posizione edipica, e di poi donna madre, “posizione genitale”. In questo secondo momento “l’anello di fidanzamento” si avvia a essere idoneo all’uso consentito alla legge del gruppo umano a cui appartiene. “L’anello” è il classico simbolo vaginale e condensa la funzione genitale in quanto porta d’ingresso del “regno delle madri”. Il “fidanzamento” è un tratto simbolico culturale in cui si chiede espressamente la funzione sessuale della donna, la sua vagina e la collegata capacità procreativa. L’assenso di Patrizia, immesso nel dire forte “Si, Si!”, attesta dell’avvenuta e compiaciuta adesione al mondo delle donne e al corredo genetico e genitale, mentre resta l’attesa della maturazione fisiologica dal momento che quella psicologica è bella e pronta. Ricapitolando, Patrizia è partita in sogno a rivivere i suoi travagli per una gravidanza assistita e si è ancorata all’infanzia per rievocare il tempo in cui è maturato il suo desiderio e la sua convinzione di essere donna e di poter avere un figlio. Il prosieguo è degno di interesse per capire anche le capacità taumaturgiche della funzione onirica nel compensare possibilmente un trauma con la dolcezza della storia personale di una bambina diventata donna a tutti gli effetti, ma che incontra difficoltà nel diventare madre.

E lei chiede se 3 dollari sono sufficienti per comprarlo.”

Si presenta il valore venale, “3 dollari”, a conferma del costo dell’intervento per la fecondazione assistita, un costo notevole se effettuato all’estero in cliniche private e in paesi civili, sicuramente più del nostro. Il valore della maternità perde il suo arredo di nobili virtù e di sacrosanti impalcature e si fissa sulla quota di mercato americano, spagnolo, svizzero, inglese, svedese e chi più ne ha più ne metta in questa fiera delle ricerche della speranza di realizzare il diritto naturale della donna con l’ausilio della Scienza chimica e medica. “3 dollari” indicano la via americana per il recupero del desiderio di maternità e la successiva realizzazione, ma sono sempre cifre simboliche che attestano, sempre simbolicamente, della bambina Patrizia che racconta alla donna adulta e matura che tutto è in linea con l’evoluzione coraggiosa di un progetto che si può realizzare anche con l’artificialità di un aiuto dato alla funzione naturale della fecondazione. E così la “lucertola-geco” ha iniziato il suo viaggio verso la formazione di una futura vita umana. I misteri dell’embrione si sono disvelati nel sacro tempio delle Madri dopo essere passati dalle altrettanto sacre mani dei mercanti. La Vita non guarda fortunatamente questi particolari e trionfa in ogni modo, in Patrizia e in tutte le donne che con coraggio hanno lottato e lottano per il loro diritto alla maternità senza ostacoli morali e politici, religiosi e culturali. Di dollari ce ne vorranno quanti ne richiederanno, ma il principio trionfa sempre grazie alle lotte dell’universo femminile che sul suo corpo paga il coraggio di dare adito alla sua natura e all’identità psicofisica acquisita. Questo è l’ampio significato simbolico dello “anello” e anche quello di fidanzamento rientra in questo settore dell’oreficeria e dei meravigliosi gioielli che soltanto una donna sa e può fare con la gravidanza e il parto: la maternità. Ecco perché nel concludere il suo sogno Patrizia risponde di sì.

Rispondo di sì.”

Tutto ok!

Questo è quanto si è potuto trarre dal sogno di Patrizia, una questione attuale e molto combattuta con alterne vicende, dal momento che il fattore venale disturba e inquina il fattore etico e filogenetico. In un paese veramente civile la tutela e la profilassi della donna e della maternità devono essere i pilastri della cultura e dell’evoluzione storica del popolo, prescindendo dal fatto che si tratta di temi universali che travalicano gli Appennini e vanno a finire nelle Ande passando da Cefalù e finendo a Dubai.

Patrizia ha risposto di sì e ha tradotto nel sogno il suo coraggio e il suo travaglio di donna che vuole realizzare ciò che desidera sin da bambina.

Patrizia ha risposto due volte di “sì” e ancora “sì”, uno per la bambina, l’altro per la donna.

I RITARDI DI MARISTELLA

Lavori In Corso, Sicurezza Lavoro

TARMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi trovo in una festa tra amici e c’è tanta gente.

A un certo punto sento che devo andare via.

Salgo in macchina e vado per una strada in discesa. Dopo una doppia curva vedo il cartello dei lavori in corso.

Rallento perché stavo andando forte.

Ci sono degli operai con un escavatore e a questo punto la strada frana e l’operaio ci cade dentro.

Mi sono girata con la macchina e mentre salivo vedo dei camion che vengono giù a forte velocità e con i fari segnalo il pericolo.

Non sono preoccupata per i pericoli. Il mio pensiero fisso è che sono in ritardo e che devo fare qualcosa.

Mi sono svegliata con questa sensazione.”

Questo sogno appartiene al corredo psicofisico notturno di Maristella.

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

“Mi sento vulnerabile nell’orgasmo perché potrei fare o subire delle cose che non vanno bene.”

Ricorrente è questa versione nella Psicologia femminile e nei vissuti relativi alla formazione e alla pratica della vita sessuale. La donna fatica a lasciarsi andare alle funzioni naturali del suo “sistema neurovegetativo” e ad affidarsi al suo corpo, nonché e giustamente al suo uomo, per la paura, non soltanto della gravidanza nei rapporti a rischio, ma soprattutto di perdere la vigilanza e l’autocontrollo, le funzioni privilegiate dell’istanza psichica “Io”. E allora la donna timorosa richiama in servizio il “sistema nervoso centrale” destituendo d’autorità e di diritto i valori pulsionali dell’istanza psichica “Es”, degnamente definibile rappresentazione mentale dell’istinto nelle forme di “percezione” e di “fantasma”. L’Es viene burlato dall’Io o l’Io si burla dell’Es. Il conflitto è più che evidente e drammatico, è la classica “psiconevrosi isterica” e l’altrettanto classica “conversione psicosomatica”. Un sacrosanto benefico orgasmo è tralignato in un sintomo delicato da tenere in grande considerazione per il danno che arreca all’equilibrio psicofisico e al gusto del proprio corpo.

E il “Super-Io”?

Il “Super-Io” non sta a guardare come le stelle dello scozzese Kronin, tutt’altro!

L’istanza censoria e morale si inserisce con i suoi limiti e i suoi divieti in questo conflitto, cercando con abile maestria di non farsi riconoscere. Ma, a tutti gli effetti, il sistema educativo fa capolino con le sue repressioni e i suoi tabù, quelli di mamma e papà che hanno dimenticato a loro volta i danni subiti nell’infanzia dai genitori, e quelli della società che non ha di certo smarrito la sessuofobia tra le pieghe di un lenzuolo in un motel di periferia. E così la storia continua tra grandi inventori del nulla eterno e originali banditori di fumo.

Convergendo sul sogno di Maristella, è opportuno rilevare che l’universo psicofisico femminile è privilegiato in riguardo all’orgasmo per la complessità variegata che coinvolge tutto il corpo. La metafora dei “cerchi nell’acqua” può rappresentare cosa succede alla donna nel trionfo progressivo dei sensi e nel culmine dell’appagamento della “libido narcisistica”, masturbazione, e soprattutto “genitale”, coito. Il moto concentrico parte dal clitoride e dalla vagina per irradiarsi alle estremità del corpo a macchia d’olio e questi impulsi neurovegetativi sono talmente sottili e delicati che possono essere ridotti o addirittura bloccati dall’emergere di una paura o di un trauma. L’inibizione dell’orgasmo è un disturbo della sessualità e produce una caduta del gusto del proprio corpo e del proprio vivere.

Ma cos’è l’anorgasmia?

La “anorgasmia” si traduce “assenza di orgasmo” e si attesta fisiologicamente nell’inibizione delle vibrazioni intrauterine ed extrauterine dopo un’adeguata eccitazione sessuale. L’anorgasmia si manifesta nella masturbazione e nel coito.

La definizione e la descrizione dell’orgasmo è d’obbligo per una migliore comprensione del disturbo. L’orgasmo si traduce nella massima sensazione del piacere. Questo apice psicofisico si traduce in una serie di intensi spasmi e di contrazione dei muscoli della zona anale e vaginale interna ed esterna. Particolare importanza assume la stimolazione del clitoride e della zona interna corrispondente e definita punto “g” dove si concentrano tantissime innervazioni che sintetizzano il piacere in una scarica isterica. Al massimo dell’eccitazione, orgasmo, subentra il progressivo rilassamento psicofisico, mentale e corporeo. Si distinguono due orgasmi: il clitorideo e il vaginale. Nel coito spesso e in maniera ottimale avvengono entrambi con il massimo del piacere attraverso la stimolazione e lo sfregamento delle terminazioni nervose.

Le cause, eziologia, dell’anorgasmia sono molteplici e si attestano nel versante personale dei “fantasmi” e delle relazioni. Tra le prime si rileva immediatamente un “fantasma di morte” nel vivere il rapporto sessuale come una progressiva caduta della vigilanza dell’Io che porta all’incapacità di controllare le reazioni involontarie del corpo. L’orgasmo viene vissuto come uno svenimento e un lasciarsi andare alla mercé dell’altro. Di conseguenza, la donna si ossessiona durante il rapporto sessuale nella auto-osservazione dei movimenti spontanei del suo corpo e si atterrisce nel vivere il progressivo piacere che aumenta in maniera direttamente proporzionale al suo lasciarsi andare. La donna è spettatrice di se stessa fino all’astensione difensiva dal partecipare, meccanismo psichico di difesa dello “evitamento”. Il blocco psicofisico intercorre a metà rapporto e produce la progressiva secchezza vaginale e l’anestesia delle zone erogene.

La donna non si piace e non si sente normale, non si masturba perché è convinta di non arrivare all’orgasmo, ma è ossessionata da questo traguardo. Coltiva un “fantasma di menomazione d’organo” che poi si allarga a un generale complesso d’inferiorità e d’inadeguatezza.

Un conflitto psichico relazionale è quello “edipico”, il vissuto in riguardo al padre e alla madre. Le donne anorgasmiche hanno pendenze psichiche verso la figura paterna, vissuta come fredda e anaffetiva e di conseguenza rifiutata, nonché hanno maturato una disistima nei confronti della madre su cui si sono parzialmente identificate per non incorrere in disturbi psichici gravi. La “posizione psichica edipica” è stata risolta in maniera precaria e porta la donna a ridestare un tratto “fallico”, potere e competizione, contro il maschio, oggetto del suo desiderio sessuale ma pericolo per la sua sopravvivenza. La donna anorgasmica soffre di invidia del pene, seduce come Afrodite, vuole ma si blocca, è competitiva con il maschio e facile alla rassegnazione e al compianto della sua anormalità, ha difficoltà e ambivalenze affettive, sa chiedere in riguardo al sesso ma poi si rifiuta di partecipare. Qualora si dispone al rapporto sessuale, nega a se stessa che in qualche modo può essere andato anche bene, rafforzando la sindrome d’indegnità.

L’aggressività verso il maschio è profonda e porta spesso la donna a essere compiacente alle richieste più o meno perverse per nascondere la sua inferiorità e per dimostrare all’incontrario la sua superiorità rispetto alle altre donne. La donna anorgasmica è narcisistica nella versione autolesionistica ed è carente di amor proprio. La sua attenzione ossessiva e i suoi sforzi d’investimento della “libido” sono diretti a non subire frustrazioni, castrazioni e perdite, a non ridestare il “fantasma depressivo” e i tratti psichici collegati.

La donna anorgasmica ha difficoltà a variare lo stato di coscienza dal momento che la vigilanza è imprescindibile nella sua azione fino a diventare ossessione all’autocontrollo e al controllo della situazione in cui si viene a trovare nella vita di tutti i giorni. Ha difficoltà a lasciarsi andare e a vivere i bisogni del corpo, pur avvertendo le pulsioni erotiche e sessuali specialmente in sul primo insorgere. La lubrificazione vaginale è quasi immediata in quanto la Psiche non ha il tempo di inibirla perché la sua risposta è più lenta rispetto all’immediatezza dell’istinto. Le donne anorgasmiche sono monotone nell’umore e nell’esibizione. Si mostrano spesso agli altri con spavalderia e supponenza per nascondere il loro punto debole.

Le “organizzazioni psichiche reattive” coinvolte in questo disturbo sessuale sono la “edipica” e in subordine la “fallico-narcisistica”, la “orale” e la “anale”.

La “posizione psichica edipica” è dominante nel formarsi e nell’insorgere della anorgasmia. La conflittualità nei riguardi della figura paterna e la conseguente disistima della madre sono la base profonda del disturbo.

I “meccanismi psichici di difesa” dall’angoscia coinvolti nell’anorgasmia sono il “ritiro primitivo”, il “controllo onnipotente”, la “rimozione”, “l’isolamento”, la “razionalizzazione”, la “compartimentalizzazione”, “l’annullamento”, la “legittimazione”, la “assoluzione”, “l’acting out”, la “sessualizzazione”, la “sublimazione”.

L’attività della Fantasia è ridotta rispetto all’esercizio della Ragione. La donna anorgasmica rischia di portare a degenerazione la facoltà razionale fino al limite paranoico: far pensare agli altri ciò che pensa lei.

Le istanze psichiche istruite nella anorgasmia sono “l’Io” e la consapevolezza della vigilanza e del controllo di se stessa e della situazione, il “Super-Io” e la censura moralistica della sessualità con possibilità di deroga finalizzata a nascondere la difficoltà, l’Es e il sistema delle pulsioni bloccato all’insorgere del “fantasma” di perdere il controllo.

Il disturbo dell’anorgasmia si attesta nella conversione isterica delle tensioni accumulate a causa della menomazione e dell’inferiorità.

L’anorgasmia necessita di psicoterapia a orientamento psicoanalitico dal momento che la sua radice è “edipica” e l’indagine verte su livelli psichici profondi e di particolare delicatezza. La prognosi è fausta grazie alla “razionalizzazione del fantasma” che intercorre durante il rapporto sessuale.

Questo quadro teorico non esiste allo stato puro e coinvolge soltanto in parte la protagonista del sogno. Maristella ancora non ha trovato la sua giusta dimensione erotica e sessuale e soprattutto l’uomo giusto a cui affidarsi.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Mi trovo in una festa tra amici e c’è tanta gente.”

Maristella è una donna che socializza bene e volentieri, una donna che non si lascia mancare la voglia di far festa, una donna che non si tira indietro se il coinvolgimento è appetitoso. La “tanta gente” è salutare per una Maristella che cerca e trova la sua identità psichica proprio confrontandosi e che si individua e si distingue mischiandosi e confondendosi con gli altri. Maristella è una donna che induce al corteggiamento e si lascia corteggiare, una donna che sa pasturare per favorire una buona pesca.

I simboli dicono che “mi trovo” attesta la consistenza psichica in atto, la “festa” condensa la coalizione dei sensi e la tendenza al gusto della vita, gli “amici” sono l’oggetto dell’investimento di “libido”, “tanta gente” dice di una massa da cui emerge l’individualità di Maristella.

A un certo punto sento che devo andare via.”

Maristella ama la sua vita intima e privata in maniera direttamente proporzionale alla tendenza al coinvolgimento con la gente. Maristella ha la pulsione di appartarsi e di ritrovarsi nella sua singolarità, desidera lasciarsi andare alla vita dei sensi senza l’esercizio della vigilanza e della razionalità: “devo andare via”. Si presenta in sogno il bisogno di vivere i sensi e di sentire il corpo. Dopo l’autocontrollo necessario per stare con gli altri, subentra la pulsione della guerriera. La dinamica psicofisica di andata e ritorno con un solo biglietto è la seguente: andare via con la testa, vivere il corpo e rientrare nel corpo con la testa. Il viaggio è alla grande e merita la giusta mercede.

I simboli sono chiari nel dire che “sento” equivale alle pulsioni neurovegetative, “devo” manifesta la coazione pulsionale, “andare via” si traduce in lasciarsi andare.

Salgo in macchina e vado per una strada in discesa.”

Come si diceva, Maristella è alle prese con le sue voglie e i suoi bisogni di donna giovane e pimpante che alla foga erotica somma spontaneamente la spinta ormonale fondendole in un tutt’uno da “come Natura comanda”. E’ giunto il momento di lasciarsi andare e di raggiungere l’orgasmo in questo contatto privilegiato con il suo corpo. Possibilmente Maristella sta sognando le sensazioni che vive in progressione durante la masturbazione: “posizione fallico narcisistica”. Almeno per il momento è sola e non è apparso un compagno al suo fianco. Sintetizzando: Maristella ama stare con la gente e ama anche stare con se stessa e sentire il suo corpo che si abbandona all’orgasmo.

La simbologia conferma che “salgo in macchina” significa vivo la mia sessualità e mi masturbo, “vado per una strada” significa seguo un rito e una modalità psicofisica, “in discesa” significa” mi lascio andare al piacere dei sensi.

Dopo una doppia curva vedo il cartello dei lavori in corso.”

Ma qualcosa all’improvviso non funziona a dovere o come da copione. Un ostacolo si frappone nella discesa erotica e induce una riflessione. L’Es andava alla grande con l’appagamento della pulsione sessuale, quando all’improvviso è arrivato l’Io a richiedere una certa vigilanza e il momento magico, che portava alla vibrazione orgasmica del corpo, si è interrotto bloccando tutto il processo psicofisico in atto. Maristella è incorsa in un blocco psichico che ha leso il movimento fisico.

Ma di quale impedimento si tratta?

E’ arrivato il “Super-Io” con le sue censure morali a bloccare le pulsioni dell’Es o è intervenuto l’Io a rallentare e a moderare questo lasciarsi andare di una Maristella “tutta corpo”?

La “doppia curva” dispone per un ostacolo e un blocco che inducono a un consapevole controllo, “vedo” si traduce per l’appunto in sono consapevole, “il cartello” sintetizza la modalità razionale in azione o lo schema psicofisico sopravvenuto, i “lavori in corso” condensano mirabilmente le remore e gli impedimenti che impediscono al corpo di proseguire nell’andamento orgasmico.

Rallento perché stavo andando forte.”

Maristella ha preso paura della sua buona salute psicofisica e reagisce con un disturbo, blocca l’orgasmo per paura di svenire o di perdere il controllo del corpo e soprattutto l’autocontrollo, la capacità di gestire il corpo con il “sistema nervoso centrale” e di ridurre al minimo vitale l’azione benefica del “sistema neurovegetativo”, quello che dispone per le vibrazioni intrauterine e per gli spasmi muscolari, l’orgasmo per l’appunto.

Potenza della Psiche!

Maristella è riuscita a procurarsi un disturbo sessuale e a candidarsi all’anorgasmia semplicemente per l’angoscia di abbandonarsi al moto vitale dei sensi e di lasciare libero sfogo alla sua componente “dionisiaca”. Maristella è brava a prodursi un’inibizione sessuale, un disturbo psicosomatico proprio bloccando la sua “libido” e sottoponendola al controllo della Mente, inibendo le pulsioni dell’Es attraverso l’Io e possibilmente sotto la sollecitazione del Super-Io. E’ come se Maristella dicesse a se stessa a metà coito: “mi sento vulnerabile quando vivo l’orgasmo perché potrei fare o subire delle cose che non vanno bene”.

“Così parlò Maristella” sotto l’urgenza della “coscienza di sé” di giustificare il blocco delle benefiche energie intime e private. Chi è causa del suo mal pianga se stesso.

I simboli dicono chiaramente che “rallento” significa blocco tutto con l’intervento dell’Io, “stavo andando forte” si traduce in mi stavo normalmente disponendo all’orgasmo.

Ci sono degli operai con un escavatore e a questo punto la strada frana e l’operaio ci cade dentro.”

Si supponeva una masturbazione in corso, ma invece si tratta di un vero e proprio rapporto sessuale tra un maschio e una femmina, un classico coito con penetrazione, abbandono ed eiaculazione. Questo capoverso è la puntuale e originale allegoria del coito. Quindi, Maristella non era immersa in un piacere solipsistico e in un gradevole narcisismo, ma era impegnata con un uomo e soprattutto a controllare che non eiaculasse in vagina per non correre il rischio di una gravidanza indesiderata e inopportuna.

La simbologia conferma che “gli operai” sono le arti erotiche del suo uomo, “con un escavatore” equivale alla funzione della penetrazione sessuale maschile, “a questo punto la strada frana” si traduce in si lascia andare al piacere dei sensi riducendo la vigilanza, “l’operaio ci cade dentro” ossia eiacula in vagina.

Mi sono girata con la macchina e mentre salivo vedo dei camion che vengono giù a forte velocità e con i fari segnalo il pericolo.”

Traduco dal vivo: mi sono girata per impedire l’eiaculazione del mio uomo in vagina. La forte eccitazione gli avrebbe impedito il controllo e io ho reagito al rischio angosciante della gravidanza con la riacquistata consapevolezza.

Quante volta la donna interrompe il coito per impedire l’eiaculazione in vagina!

“Coitus interruptus” si definisce, latinamente e per l’appunto, l’atto maschile o femminile del tirar o buttar fuori il membro dalla vagina prima dello spasmo eiaculatorio.

Traduco il capoverso in maniera papale papale: “mi sono girata con la macchina” si traduce in “ho cambiato posizione sessuale”, “mentre salivo” si traduce in mentre attenuavo l’eccitazione e riprendevo consapevolezza, “vedo dei camion” ossia mi accorgo che l’eccitazione del mio uomo è intensa, “che vengono giù a forte velocità” equivale all’irrefrenabilità dell’orgasmo del mio uomo, “con i fari” ossia con la consapevolezza razionale, “segnalo il pericolo” si traduce in capisco e comunico il rischio di una possibile gravidanza indesiderata.

Non sono preoccupata per i pericoli. Il mio pensiero fisso è che sono in ritardo e che devo fare qualcosa.”

Maristella si corregge e precisa la sua astensione dalla partecipazione alla fase finale del coito. Non è preoccupata per il rischio di restare incinta, ma è preoccupata dall’ossessione di attendere le mestruazioni per avere la conferma che il rapporto sessuale è andato a buon fine almeno per quanto riguarda la possibilità di gravidanza. Mettila come vuoi, ma la verità è sempre la stessa. Maristella teme la gravidanza e l’impossibilità di poter fare qualcosa in questa logorante attesa. Il pensiero va anche al di là e le domande non sono amletiche: se sono incinta, cosa faccio? Mi tengo il figlio o interrompo la gravidanza? Maristella ha problematiche sessuali riguardanti la sua funzione psicofisica o ha conflitti morali che le impediscono di abbandonarsi all’orgasmo e di andare contro natura inibendo la sua vitalità sessuale?

Traduco il capoverso e la simbologia. Maristella non è preoccupata per il rischio di gravidanza che comporta un rapporto, ma per l’ansia generata dall’attesa della mestruazione e dall’impotenza collegata al naturale evento biologico. Il “sistema neurovegetativo” non si può comandare a piacimento. Non posso dire al cuore “fermati” per farlo cessare di battere. Non posso dire alle ovaie “atrofizzatevi” per non avere più il ciclo lunare. Maristella è ossessionata dalla sua impotenza a gestire la sua biologia femminile, almeno in riguardo alla maternità. E allora Maristella ha paura di diventare madre perché non si sente pronta e perché ha qualche conto psicologico sospeso con la madre? Il sogno non lo dice. Il sogno non dice se si tratta di fattori morali, “Super-Io”, o se intercorrono controlli in eccesso dell’Io e vigilanze spietate anche quando decisamente sono controproducenti.

“Preoccupata” traduce l’affanno consapevole, “pericoli” tratta di ansie ed eccitazioni, “pensiero fisso” coniuga l’ossessione e la disposizione nevrotica a rinvangare le supposte e pretese colpe, “sono in ritardo” o esigenza surreale di autocontrollo biologico e mancata accettazione dei propri limiti, “devo far qualcosa” o rifiuto dell’impotenza e controllo infantile e magico dell’onnipotenza.

Si può, in conclusione, rilevare e affermare che Maristella opera una “traslazione” dell’orgasmo nelle angosce di gravidanza e nell’impossibilità di condizionare i viaggi biologici del suo corpo.

Si tratta di una sconfitta dell’Io sulle funzioni pulsionali dell’Es?

O forse ogni istanza deve stare al suo posto e senza invasioni maldestre e dannose?

Niente di eccezionale. E’ il “cammin di nostra vita” che si manifesta nella psicologia di una giovane donna che cerca di integrare “parti psichiche” di se stessa ancora vaganti, come gli animali nei cartelli stradali lungo le strade di montagna.

Questo è quanto dovuto all’eroico sogno di Maristella.

PSICODINAMICA

Il sogno di Maristella svolge l’interessante e diffusa psicodinamica dell’inibizione dell’orgasmo per l’angoscia dell’ossessione legata all’attesa della mestruazione e della conferma della mancata gravidanza. Maristella si lascia andare nei rapporti sessuali a rischio, ma non si fida giustamente del partner, per cui assume un atteggiamento di salvaguardia della sua persona e si astiene dal partecipare alla fase orgasmica conclusiva per controllare che non avvenga l’indesiderabile eiaculazione. Non intercorrono fattori morali in questa inibizione, ma soltanto angosce legate al mancato autocontrollo e alla mancata autonomia delle sue azioni. Maristella non vuole dipendere dal suo uomo durante il coito. Non si evincono traumi al riguardo, ma una tendenza a rimuginare ossessivamente in attesa dell’evento: psiconevrosi.

PUNTI CARDINE

Il sogno di Maristella si lascia interpretare con facilità grazie al seguente capoverso: “Mi sono girata con la macchina e mentre salivo vedo dei camion che vengono giù a forte velocità e con i fari segnalo il pericolo.”

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

Dei “simboli” si è ampiamente detto e argomentato.

Il sogno di Maristella richiama “l’archetipo” della Sessualità.

Il “fantasma” riguarda “la maternità” nella parte relativa alle fantasie sulla mestruazione che Maristella ha elaborato da bambina.

Nel sogno di Maristella agiscono le istanze “Io” ed “Es. La vigilanza della prima si esprime in “vedo dei camion che vengono giù a forte velocità e con i fari segnalo il pericolo.”, mentre le pulsioni dell’Es sono individuate in “A un certo punto sento che devo andare via.” e nei successivi capoversi. L’istanza censoria e morale del “Super-Io” ammicca in “devo andare via”, ma questo intervento è di poco rilievo.

La “posizione psichica genitale” domina il sogno di Maristella con la fenomenologia simbolica della vitalità sessuale. Non si presentano bisogni affettivi, aggressività spasmodiche, autocompiacimenti narcisistici, conflittualità inutili. Il quadro è composto e incentrato sulla sessualità.

I “meccanismi psichici di difesa” attivi nel sogno di Maristella sono i seguenti: la “condensazione”, lo “spostamento”, la “drammatizzazione”, la figurabilità”. Non si sono evidenziati i processi di difesa della “sublimazione” e della “compensazione”. La “regressione” è presente nei limiti consentiti dalla funzione onirica.

Il sogno di Maristella offre inequivocabilmente un tratto “sessuale” e dispone per una “organizzazione psichica genitale”: “Salgo in macchina e vado per una strada in discesa.”

Le “figure retoriche” formate da Maristella nel sogno sono le seguenti: la “metafora” o relazione di somiglianza in “festa” e in “macchina” e in “discesa” e in altro, la “metonimia” o relazione di senso logico in “salgo” e in “vado per una strada” e in “lavori in corso” e in altro, la “enfasi” o forza espressiva in “camion che vengono giù a forte velocità e con i fari segnalo il pericolo.”

La “allegoria” del coito è presente in “Ci sono degli operai con un escavatore e a questo punto la strada frana e l’operaio ci cade dentro.” Quella della masturbazione si evidenzia in “Salgo in macchina e vado per una strada in discesa.”

La “diagnosi” dice di una consapevole induzione di anorgasmia a causa della paura di una gravidanza indesiderata e del timore di ossessionarsi nell’attesa della mestruazione.

La “prognosi” impone a Maristella di ben calibrare la sua tendenza a ossessionarsi e a remare contro i processi biologici naturali. Inoltre, l’assunzione di un contraccettivo è risolutivo per lenire gli effetti ossessivi e rassicurare l’economia psichica, nonché il danno procurato alla funzione sessuale con l’inibizione dell’orgasmo.

Il “rischio psicopatologico” dice dell’acuirsi della psiconevrosi ossessiva e del rischio anorgasmia da inibizione della funzione sessuale.

Il “grado di purezza onirica” è “buono”. Tale giudizio si giustifica con la forte simbologia presente nel sogno.

La “causa scatenante” del sogni di Maristella può essere l’attesa della mestruazione o un rapporto a rischio.

La “qualità onirica” è decisamente basta sul movimento e sulla simbologia. Maristella è padrona del suo linguaggio onirico e lo espone con assoluta naturalezza.

Il sogno può ascriversi alla seconda fase del sonno REM alla luce del trambusto composto e della memoria accurata, una fase di agitazione che ha permesso di ricordare.

Il “fattore allucinatorio” si incentra nel movimento: “salgo”, “vado”, “rallento”, “andando forte”, “ci cade dentro”, “girata”, “salivo”, “vengono giù”.

Il “grado di attendibilità” dell’interpretazione del sogno di Maristella è “alto” proprio per la chiara interazione dei simboli. Il “grado di fallacia” è di conseguenza “minimo”.

DOMANDE & RISPOSTE

La decodificazione del sogno di Maristella è stata letta da una donna che ha voluto mantenere l’anonimato e ha posto le seguenti domande.

Domanda

Maristella vive bene o male il suo corpo?

Risposta

Maristella non vive bene il suo corpo perché non riesce ad affidarsi alla fisicità autonoma e alle funzioni del “sistema neurovegetativo”, ghiandole “in primis”. In particolare non si sente adeguata alle attività sessuali per il bisogno difensivo di non lasciarsi andare alle sensazioni e di controllare i movimenti naturali e spontanei del suo corpo. Maristella va controcorrente. Se ben rifletti, il suo sogno è impostato sul movimento. La psicodinamica è tutta in moto secondo un continuo “vado”, “salgo”, “scendo”, “cado” e avanti ancora con la “cenestesi”, sensibilità globale, dell’irrequietezza motoria. Il sogno di Maristella è “isterico” nella sua fenomenologia spaziale e tutto questo ambaradan è funzionale all’angoscia indotta dall’impossibilità di controllare l’incontrollabile. La destra e la sinistra, il sopra e il sotto interagiscono nel confermare la ricerca di Maristella di muoversi per non arrecare e per non subire alcunché di brutto e di cattivo, come se dovesse perdere i sensi e di conseguenza la responsabilità delle sue azioni. C’è una istanza morale minima in questa idea, ma è presente soprattutto una angoscia del “corpo birichino”, quello che fa le cose a tua insaputa e che non si lascia controllare. La crescita è in questo quadro. L’evoluzione biologica è in questo quadro. E allora è mancata a Maristella bambina una figura che la rassicurasse sulla dimensione biologica della crescita, quella che va dall’infanzia all’adolescenza nella lunga scorribanda di fondamentali tappe psicofisiche. E’ mancata la figura materna, la “mater magistra”, la madre alleata e la complice amica dei sedici anni. La madre di Maristella non è stata gratificante e non ha rassicurato la figlia nei processi di crescita. Non le ha mai detto “che bella che sei” o che signorinella che stai diventando. Non le ha mai insegnato a portare bene il culo e a esibire con orgoglio il seno. Pur restando fondamentalmente madre, non esula da questa figura e da questo ruolo la confidenza e la suadenza, la tenerezza e l’insegnamento, il garbo e la civetteria. Ripeto, l’età che scorre dalla “posizione fallico-narcisistica” alla “posizione edipica”, dai cinque ai dieci anni per intenderci, è un periodo fondamentale per l’evoluzione psicofisica a causa dell’accelerazione che la biologia impone al corpo. La psiche della bambina e dell’adolescente non fa in tempo ad assimilare i cambiamenti somatici. L’adolescente si trova addosso un corpo procace di donna. Maristella non ha avuto una madre adeguata a questo compito.

Domanda

E il padre?

Risposta

L’apprezzamento del padre nella crescita delle figlie deve essere costante e ben calibrato perché si inserisce nel travaglio della conflittualità “edipica”. L’adolescente gradisce un padre presente ma non ammiccante e oltremodo seduttivo, semplicemente perché il padre rappresenta la sicurezza e il potere, nonché il modello di maschio da afferrare al volo o da evitare come la peste. Il padre ha una funzione simbolicamente maschile e si innesta nel rafforzamento della “coscienza di sé” e del sistema delle relazioni. Il padre rappresenta il “principio di realtà” e l’insieme dei limiti e delle censure, istanza “Super-Io”. “Simile simili cognoscitur”, il simile è conosciuto e si associa al simile. Se la figlia deve identificarsi al femminile nella madre, ha bisogno di quest’ultima per la sua identità. Il padre è un buon alleato e compagno di viaggio nelle spedizioni seduttive e nella conoscenza della psicologia maschile.

Domanda

Allora esiste una psicologia maschile e una psicologia femminile?

Risposta

Esiste una “androginia psichica”, un insieme di tratti simbolicamente maschili e femminili, che si forma e si evolve coniugando i vissuti relativi al padre e alla madre e al proprio sesso. Teoricamente si parla e si discute sul maschile e sul femminile e prerogative associate. Nella pratica questo discorso è molto pericoloso perché rischia di diventare discriminante di ciò che compete al maschile e al femminile. Specialmente in Politica l’introduzione del concetto di “cose da maschi” e “cose da femmine” deve essere assolutamente evitato perché altamente reazionario.

Domanda

E allora cos’è rivoluzionario?

Risposta

Niente è rivoluzionario. L’Evoluzione è alla base dei fatti storici e degli eventi in attesa. Le grandi rivoluzioni nascono dalla realtà dei fatti e non dalle elucubrazioni farneticanti di un folle. E’ la Storia umana che produce gli eventi e le possibilità evolutive. Nella storia della Psicologia la Psicoanalisi freudiana ha tradotto in atto realtà compatibili con la comprensione e con i fatti e ha evoluto gli eventi in conoscenze e operazioni possibili attraverso il passaggio dall’ideologia alla prassi comune e quotidiana. Lo studio e l’approfondimento dell’isteria ha portato alla luce storica la Psicoanalisi. Le cosiddette rivoluzioni non nascono dal nulla, ma da una lettura dei fatti storici e dalla soluzione delle questioni attinenti.

Domanda

Marx, Darwin, Freud come li spieghi?

Risposta

Marx aveva sul tappeto gli esiti economici e sociali della Rivoluzione industriale. Darwin aveva visto con i suoi occhi le Specie animali nel viaggio naturalistico con il Beagle. Freud si era trovato di fronte alla vetusta fenomenologia isterica ed era tempo di dare una risposta scientifica a questi inquietanti sintomi. Le teorie che non si manifestano concretamente nella Storia restano castelli di idee o poemi. Forse i poeti sono anche anticipatori delle verità scientifiche, ma fondamentalmente restano operatori e funzionari del Linguaggio primario e delle varie forme in cui si può ridurre. In effetti non creano alcunché, ma elaborano modi di dire e di riflettere, le infinite combinazioni dei “processi primari” e della Fantasia, giocano con i “fantasmi” e comunicano verità compatibili con il tempo storico e culturale.

Domanda

Tornando all’interpretazione del sogno di Maristella, mi dici chi deve spiegare alla bambina la mestruazione che inevitabilmente verrà?

Risposta

A questo compito naturale sono deputati in progressione il padre e la madre all’interno di un’educazione sessuale adeguata e serena. Di poi anche il sistema educativo sociale deve adempiere un ruolo importante. La cultura sessuofobica e clericale non aiuta in questi compiti importanti per la formazione della persona e della società. La madre è idonea al compito, ma il padre è efficace. In ogni caso i genitori devono essere molto attenti a capire e seguire i bisogni della figlia e non le loro esigenze e velleità. Sarà quest’ultima a dettare i tempi e gli interventi delle figure genitoriali. Spesso il pudore e la vergogna sono cattivi compagni di viaggio per i genitori, ma l’educazione ai diritti del corpo va fatta in prima istanza da loro. Dipende sempre da cosa chiede di sapere la figlia e dall’abilità dei genitori di dispensare le pillole di conoscenza secondo naturalezza. Anche in questi casi l’ironia e la simpatia non guastano, ma attenzione a non sparare “minchiate” sulla sessualità perché vostra figlia potrebbe lasciarvi morire nell’ignoranza e non fidarsi più di voi.

Domanda

Il dramma dell’adolescente è che si trova un corpo di donna in una testa di bambina, come hai detto in precedenza. Ti ringrazio per l’opportunità che mi hai dato e per avermi scelta.

Risposta

Grazie a te per la concretezza e la linearità. Ci sarà ancora occasione di colloquio e di confronto. Tante belle cose a te e a chi ti vuol bene.

Per concludere mi serve un pezzo a metà tra l’ironico e il drammatico per testimoniare che finché c’è vita, c’è da ridere e da piangere, ma sempre con il giusto distacco da tutti e da nessuno, da tutto e da niente: ataraxia.

Alla prossima e occhio alle demenze televisive, quelle che informano il modo di usare i nostri “processi secondari”, la ragione. Tenete sempre in cantina una certa dose di spirito critico per accompagnare le vostre cene e astenetevi dalle solite tiritere serali che propinano gli imprenditori dei media e i loro degni compari. Prima viene la formazione e dopo l’informazione. Meglio il morbo di Alzheimer, che il morbo del commendatore e degli imbecilli al soldo di Tizio, Caio, Sempronio e anche Bortolo. Almeno il primo è psicologicamente naturale.

IL CORPO BIRICHINO

Il corpo è il teatro della psiche.

E’ il luogo pulsante dove l’inconsapevole autore, che è in te, e l’inesperto attore, che tu sei, rappresentano tra fascino e mistero le commedie, le tragedie, le farse e i drammi del personale quotidiano vivere.

Ognuno ha la sua storia con cento facce nella memoria.

Un tanto di tutto e un tanto di niente sono le storie della gente, una serie di vissuti costellata da tanto splendore e da tanto dolore; nel tempo esse diventano ritornelli che solo tu puoi cantare e sai ricantare, finché sei vivo, a tutti quelli che non ti hanno ascoltato, che ancora oggi non ti ascoltano e che purtroppo non ti ascolteranno mai.

In questo modo nessuno potrà ricordare il tuo nobile messaggio, il tuo gioioso ritmo, il tuo accorato appello, il tuo cadenzato ritornello.

Di giorno in giorno i copioni si accumulano sulla tua scrivania e non sempre sono originali, a volte si colorano e si stingono, si impennano e si abbattono, si ripuliscono e si impolverano, spesso si ripetono e continuano a ripresentarsi sul palcoscenico per la paura di essere esclusi dal palinsesto ufficiale della tua stagione teatrale.

Alcuni copioni sono talmente tuoi e talmente scritti sulla tua pelle da diventare ossessioni e tu sei costretto a ripeterli continuamente per la paura di dimenticarli.

A volte è bastato un semplice canovaccio, una bozza tutta tua, per recitare a braccio o a soggetto in una strana serata e a una platea quasi vuota una parte della tua preziosa e infinita storia.

Le tue migliori prestazioni sono state sempre riservate a pochi incauti spettatori, a qualche tossico in cerca di sballo, a qualche voglioso culattone.

E poi, per non farti dimenticare, sei ancora costretto a recitare la tua storia in versione classica e in versione giullaresca oppure da buon attore di strada devi improvvisare la tua identità presso il tragico trivio in cui Edipo uccise e continua a uccidere il padre Laio per una questione di precedenza sulla madre Giocasta.

E il corpo ?

Il corpo non sta a guardare il cielo come le stelle nella loro regione di perenne certezza, lontane dai torsoli e dal sangue; il corpo è il teatro in cui rappresenti in maniera oscura il tuo bene e il tuo male, il tuo paradiso e il tuo inferno, il tuo nirvana e il tuo raptus.

Quando le ripetizioni diventano ossessioni e la rappresentazione non basta a soddisfare il tuo attore, ecco che il corpo comincia a recitare per aiutarlo a esprimersi e partecipa commosso alla geniale sceneggiatura dell’autore e alle buone trovate del giullare.

E allora il corpo gioisce, soffre, si contorce, si esalta, fa salti, fa capriole, in una sola parola si esprime.

Il corpo birichino si esprime sempre e mai a caso, si esprime in perfetta sintonia con l’attore e con l’autore e secondo il suo linguaggio: il linguaggio del corpo birichino.

E allora la farsa e il dramma, la commedia e la tragedia sono più sofferte e più difficili da recitare; il linguaggio diventa simbolico e il tema del corpo birichino perde il suo spessore individuale e si dilata alla famiglia umana.

Io ho imparato necessariamente a conoscere il linguaggio del mio corpo birichino e a interpretare con dolore i miei principali psicodrammi: il prurito, l’asma, la bulimia, l’anoressia, il panico, la stitichezza, il vomito, il sudore, la diarrea, la frigidità.

Quanta fortuna ho accumulato in terra di Francia grazie ai miei baldi paladini !

Quanti castelli possiedo sulla Loira e sul Rodano grazie ai miei fedeli feudatari !

Grazie a tutti !

Fortuna che sono sempre in tanti.

Non finirò mai di ringraziare tutti in maniera adeguata, non finirò mai di essere comunque riconoscente nei confronti di chi, nel bene e nel male, mi ha sempre dato e mi ha sempre negato qualcosa.

I miei sofferti talenti li avevo affidati a un pessimo impresario che senza ritegno li aveva investiti in disgrazie e sperperati senza gioia.

Salvatore Vallone