L’INCENDIO NEL PRATO

Fuoco, Marca, Incendio Nella Foresta

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Ho sognato di trovarmi nel mio ufficio; le scrivanie avevano le ruote e una mia amica (che nella realtà non lavora con me) aveva spostato la sua scrivania nel posto solitamente occupato da me.

Protesto e la sposto in malo modo riprendendo così la mia postazione.

Arriva la mia Capo Ufficio che mi chiede se ho qualcosa per profumare l’ambiente; le do un sacchetto di origano che prendo da uno scaffale con molte spezie (in ufficio?!).

Ci troviamo improvvisamente all’aperto e questa mia amica, dovendo accendere dei bastoncini di incenso che tenevo io in mano, usa un accendino che però spruzza del materiale infiammabile ovunque, nei miei capelli, in un albero e nell’erba.

Questo liquido provoca un vasto incendio nel prato.

Guardo questa situazione da lontano con disapprovazione, ma intervengo con dei recipienti d’acqua per spegnere l’incendio.”

Liliana

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

La competizione al femminile si recita universalmente nella “posizione fallico-narcisistica” quando la bambina si ammira e recita: “specchio bello, specchio rotondo, chi è la più bella del mondo?” E l’infingardo e ruffiano oggetto di apparente vanità risponde immancabilmente che la più bella del mondo è un’altra bambina e, guarda caso, la rivale, l’amica che è stata investita di un sentimento d’invidia, la femminuccia che ha le caratteristiche fisiche che la bambina vorrebbe per sé, la “scapricciatella” in cui lei vede tutto quello che avrebbe desiderato sempre per sé, la Lazzarella con i libri sottobraccio e la camicetta a fiori blu che va a scuola con i capelli pettinati a coda di cavallo come la mitica Alessandra Panaro. Nella formazione “fallico-narcisistica” la bambina tende al massimo e non si accontenta di essere Cenerentola, la gregaria o la sorellastra. La bambina esige il ruolo della principessa in piena imitazione e tolleranza della regina. Questa psicodinamica avviene prima di accorgersi di essere innamorata del re e di struggersi per il tosto ostacolo materno: “posizione psichica edipica”. Intanto la rabbia si consuma tra la rivalità per i fratelli e le sorelle e la competizione con le amichette e le compagne di scuola. E se questa bambina è figlia unica, il prodotto non cambia, anzi si aggrava per il fatto che è priva del rodaggio nel gestire i delicati sentimenti della rivalità e dell’invidia. E questo trambusto non ha mai fine. E’ vero che crescendo questa bambina si acquieta, ma non dimentica lo struggimento del sentirsi inferiore in qualcosa e rispetto a qualcuna. Occupazione di spazio intimo e privato: questo è un atavico reato contemplato dal Codice psichico profondo. A tutti gli effetti la Legge contempla la giusta pena per le colpevoli nel paragrafo del “sentimento della rivalità” e nel comma delle relazioni con le amiche. Inutile sottolineare che si tratta dell’evoluzione, della “traslazione” e dello “spostamento” del “sentimento della rivalità fraterna” in difesa dall’angoscia depressiva della perdita del primato affettivo in famiglia. E poi, guai a cadere nel dimenticatoio psichico dei genitori! Tutto parte sempre dalla primissima infanzia e al di là della presenza di fratelli e sorelle, di cugini e affini, di cani e gatti.

Ma tutto questo non basta e si pone da sé la domanda: “e dopo, nella “posizione psichica genitale”, come si evolve questo benefico e malefico sentimento della rivalità fraterna?

La domanda non è peregrina e tanto meno impura. La competizione si evolve nella realizzazione personale del sapersi disporre all’altro e nell’esperienza traumatica della gravidanza e del parto. Sublimando, si può dire che il conflitto relazionale si evolve nel dare la vita o nell’avere un figlio. Anche se la radice dell’evoluzione biologica possiede una sua crudezza psicofisica, come è recitato da tanti copioni sacri e profani sin dai primordi umani, dal pitecantropo all’homo sapiens, la futura madre estende la rivalità e la competizione anche alla sfera delicata dell’esperienza della fecondazione e della maternità. Il narcisismo deve essere superato insieme alla convinzione inutile che non esiste una persona superiore, una persona che “super stat” e che è più in là, più avanti, come si suol dire nel gergo giovanile. E allora basta che una donna diventi madre e gli allettamenti dell’evoluzione diventano struggenti e la competizione al femminile aumenta. La litania si trasforma in “specchio bello, specchio rotondo, dimmi, chi è la mamma più brava del mondo?” O, se preferite, in “specchio bello, specchio delle mie brame, chi è la più fertile del reame? Il sentimento della “rivalità fraterna” si è evoluto nel sentimento della “rivalità genitale”. Nonostante il ricorso ai tanti meccanismi psichici di difesa dall’angoscia, ogni donna arriva a fare i conti con la sua “natura” femminile, quello che vuole nascere in lei e che ancora non è un figlio, ma semplicemente una “sensazione”, una “percezione” e un “fantasma” che attendono di comporsi in una “rappresentazione” compatibile e razionalmente composta. Tutto questo consegue all’esame improbo della deliberazione e della decisione di adire alla maternità. La “sensazione”, latino “sentio” e italiano “sento”, si attesta negli esiti e nei risultati dell’esercizio dei sensi. La “percezione” si lega al latino “per capio”, afferro attraverso e per mezzo, prendo dai dati sensoriali, vendemmio le sensazioni e maturo una rudimentale auto-consapevolezza, una primaria “coscienza di sé”. La “percezione genitale” viene elaborata durante l’evoluzione che porta la bambina a identificarsi al femminile e ad acquisire un’identità psicofisica congrua. Il quadro è sostenuto dalle sensazioni in riguardo alla biologia e dintorni. Il “fantasma della maternità” si snoda nella “parte positiva” della “genitalità” ossia nel donare la vita a un figlio e nella “parte negativa” ossia nell’angoscia di morte nel donare la vita a un figlio. La risoluzione del “fantasma” inquisito porta naturalmente alla “rappresentazione” della maternità, alla consapevolezza razionale della realtà potenziale di donare la vita a un figlio. Ho usato il verbo “donare” per significare la caratteristica di fondo della “libido genitale” e della “posizione psichica” omonima. In maniera ottimale ogni donna attraversa queste tappe formative che traggono alimento dal corpo e vengono elaborate dalla mente al fine di proporre a se stessa la possibilità della fecondazione, della gravidanza, del travaglio, del parto, della maternità. La Filogenesi, Amore della Specie”, contiene e definisce la Psicologia femminile in riguardo alla Legge di Natura, Giusnaturalismo, del diritto alla Vita e alla Conservazione della Vita, in grazie alla procreazione.

Tornando al sogno di Liliana, in tutto questo teorico peregrinare il “sentimento della rivalità” ha un suo posto preciso e specifico che si attesta nel vedere nell’altra, la donna che è diventata madre, un passo avanti, un primato, una superiorità, una completezza, la realizzazione di una pulsione e di un desiderio.

Procedere nell’interpretazione del sogno sarà di pubblico interesse.

Ah, dimenticavo!

Il titolo “Incendio nel prato” attesta, qualora ce ne fosse bisogno, della sensazione e del sentimento della rabbia, quella che trovate nelle faccine del vostro cellulare e che occupa il palcoscenico della realtà psichica in atto.

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Ho sognato di trovarmi nel mio ufficio; le scrivanie avevano le ruote e una mia amica aveva spostato la sua scrivania nel posto solitamente occupato da me.”

Liliana è una donna ligia al dovere e soprattutto fattiva e operosa. Ama se stessa e le cose che fa, soprattutto il suo lavoro e la sua rete di relazioni. Abita nel foro e nella città e si interessa di quello che succede nella società. Coniuga tranquillamente “otium et negotium”, la vita culturale e la vita professionale, è una persona dotata di tanto amor proprio, una brava ragazzina evoluta in una degna donna. Non rasenta il narcisismo, ma attenzione a non romperle le palle perché s’incazza e allora può diventare una iena. Attenzione a questa donna che ha fatto di sé e del suo vivere oggetti sacri di investimento che le danno senso e significato. Liliana è Liliana e sa di esserlo. La malcapitata di turno è una “amica” che si è azzardata di invadere i suoi spazi psichici, più che professionali, e si è permessa di entrare nel suo intimo e nel suo privato interferendo in malo modo e con il tatto di un gorilla. Una “rivalità professionale” ha ridestato il marasma psicofisico antico della “rivalità fraterna” con i sentimenti di rabbia e di ostilità che avevano contraddistinto l’infanzia e l’adolescenza. La partita antica si giocava sul tappeto verde dell’affettività e la partita attuale si gioca sul tappeto sempre verde dell’affettività. Liliana fonde il vecchio con il nuovo e si lascia prendere dalle mine vaganti della vita sociale per sconvolgersi un po’, ma quel che basta per agitarsi inutilmente e per il fatto che ha confuso le capre con i cavoli.

Vediamo i simboli cosa consigliamo, come le stelle degli astrologi e le previsioni del tempo dei meteorologi. “Trovarmi nel mio ufficio” si traduce in mi attesto nella mia vita sociale e relazionale, “le “scrivanie avevano le ruote” attesta la duttilità psichica di Liliana anche in ambito lavorativo, “una mia amica” è la “traslazione” di una parte psichica di me o del “fantasma” in riguardo al sentimento della rivalità fraterna nella “parte negativa”, “aveva spostato la sua scrivania” ossia io elaboravo le mie suddette cose al riguardo, “nel posto solitamente occupato da me” conferma che si tratta di una questione personale e di una diatriba maturata con se stessa nel corso della sua formazione psichica.

Protesto e la sposto in malo modo riprendendo così la mia postazione.”

Liliana è proprio ai ferri corti con se stessa, decisamente non si piace, non le piace una sua modalità di viversi e di relazionarsi, coglie fotogrammi e fissa una sequenza che la vede come protagonista e come oggetto del contendere. Liliana vuole migliorarsi e si mette in discussione partendo dal lavoro e dagli annessi e connessi relazionali. Il sogno ancora non dice di cosa si tratta e non è puntuale nell’affrontare la bega personale. Si sa che il sogno non te le manda a dire le cose e che non le dice subito e chiaramente. Il sogno è come una prima donna del teatro, si fa attendere prima di entrare in palcoscenico. Liliana non si piace e vuole cambiare, ma resiste a questa modificazione difendendosi in maniera decisa e per niente duttile. L’ostinazione è la virtù dei deboli, ma Liliana sta cercando qualcosa di sé.

Vediamo i simboli cosa consigliamo, come le stelle degli astrologi e le previsioni del tempo dei meteorologi. “Protesto” equivale a reagisco in mia difesa e in mio favore, “la sposto in malo modo” traduce non mi piaccio e mi detesto quando faccio così o quando mi succede questo, “riprendendo così la mia postazione” ossia riconfermando la mia resistenza al cambiamento e alla presa di coscienza del materiale che è affiorato dal profondo grazie alla mia povera collega che, come si può notare, c’entra come i cavoli a merenda.

Arriva la mia Capo Ufficio che mi chiede se ho qualcosa per profumare l’ambiente; le do un sacchetto di origano che prendo da uno scaffale con molte spezie (in ufficio?!).”

Allora, ricapitolare è urgente perché il sogno si sta meravigliosamente complicando con i suoi simboli e con la progressione combinatoria di istanze psichiche e di fantasmi. Dunque, dall’istanza profonda e pulsionale “Es” è affiorata la “parte negativa” del “fantasma della rivalità fraterna” quel sentimento di cattiveria difensiva che non si vuole mai riconoscere. E, per l’appunto, l’istanza psichica vigilante e razionale “Io” si difende non riconoscendo la pulsione e attribuendola a un’amica, “spostamento e traslazione”. Il conflitto tra “Es” e “Io” è oltremodo vivace quanto inutile. Liliana non sa portare a consapevolezza il conflitto con se stessa e tra se stessa. Ma non basta, perché in nome della legge psichica della “entropia”, in base alla quale a confusione subentra ulteriore confusione, Liliana introduce nel suo teatrino l’istanza censoria e limitante “Super-Io” e, a questo punto, non so se mi sono spiegato abbastanza e bene. Il senso del dovere chiede a Liliana di fare buon viso a cattivo gioco e di parare il colpo attraverso il camuffamento nel viso e nelle azioni delle cose che non vanno nelle modalità e nelle dinamiche relazionali, nel suo sistema psico-sociale e nello specifico nelle scelte elettive relazionali della sua vita sentimentale, tra le persone e con le persone sulle quali Liliana ha investito la sua “libido genitale”. L’ufficio si è trasformato nella cucina di casa e nell’armadietto firmato che contiene decorosamente ed elegantemente le gemme dell’oriente che Marco Polo a suo tempo ci aveva regalato, le spezie, le “molte spezie”. Liliana non mostra grande entusiasmo nel parare il colpo ubbidendo come Garibaldi al senso del dovere, “Super-Io”, ma bisogna fare di necessità virtù e allora si dispone in maniera compatibile al ridestarsi del sentimento della rivalità fraterna e del conflitto relazionale con persone significative e a lei vicine. Altro che l’anonima collega d’ufficio, Liliana sta esercitando tutta la sua pazienza nel comporre un dissidio personale e relazionale. Mi spiego meglio: qualcosa non gira bene in famiglia e lei non è contenta di se stessa e del suo comportamento. Intanto persiste nella dote dei forti, ma la pazienza non è il suo forte e Liliana non è per niente una suora.

Ho già detto che questo sogno non si presta a una interpretazione semplice e spedita, vista anche l’apparente e assurda linearità del tipo “le spezie in ufficio?!”. Si sono profilati due simboli classicamente femminili e intimi: il “sacchetto” d’origano e lo “scaffale con molte spezie”. La simbologia dell’utero e dell’apparato genitale sono ben serviti sotto forma di metafore e metonimie.

Ricapitolare è più che mai necessario specialmente a questo punto: Liliana è in conflitto con se stessa e in riguardo alla sua potenzialità materna e ha spostato la sua psicodinamica nella rivalità verso la collega che possibilmente è in gravidanza o ha realizzato la sua maternità. Necessita un conforto a questa interpretazione profonda e disperare non è mai consigliabile a chi naviga in alto mare.

Vediamo i simboli cosa consigliamo, come le stelle degli astrologi e le previsioni del tempo dei meteorologi. “Arriva la mia Capo ufficio” si traduce arriva il mio “Super-Io” con la sua morale i suoi limiti, “se ho qualcosa per profumare l’ambiente” ossia se ho qualche meccanismo di difesa per lenire questo conflitto e questo disagio, “le do un sacchetto d’origano” simboleggia un utero fecondato, “da uno scaffale con molte spezie” riconferma l’apparato genitale e il ventre disposti all’ingravidamento.

Ci troviamo improvvisamente all’aperto e questa mia amica, dovendo accendere dei bastoncini di incenso che tenevo io in mano, usa un accendino che però spruzza del materiale infiammabile ovunque, nei miei capelli, in un albero e nell’erba.”

Liliana ritorna lucida nel suo presente psichico e ritrova quella “parte di sé” sotto le sembianze della “mia amica”, quella parte competitiva che vede nell’altra la capacità di accendere la passione nelle idee e nel modo di pensare, nella personalità e nella volitività affermativa della “organizzazione psichica reattiva”, nella realtà esistenziale in atto e nel presente psichico. Liliana riserva a se stessa la capacità di tenere in mano un potere relativo e voluttuario, oltretutto destituito della forza della “libido” e della volitività decisionale. Liliana vive la sua “amica” decisamente più capace e affermativa, ricca di energie e di investimenti, capace di gestire progetti e di prendere decisioni. Liliana offre a se tessa la sua immagine ideale, l’Io ideale. L’ha proiettata e intravista nell’amica e nella realtà quotidiana e su questi temi ha imbastito il suo sogno.

Vediamo i simboli cosa consigliamo, come le stelle degli astrologi e le previsioni del tempo dei meteorologi. “All’aperto” attesta di una realtà chiara ed evidente, “questa mia amica” è la traslazione della parte affermativa e desiderabile di se stessa, “accendere” si traduce induzione di vitale energia e di libido, “bastoncini di incenso” rappresentano la “sublimazione” di un incerto potere sessuale, “un accendino” è l’innesco del potere e lo strumento della potenziale carica vitale, “spruzza” equivale all’eiaculazione, “materiale infiammabile” condensa la forza vitale e l’energia degli investimenti, “ovunque” o genericità difensiva, “nei miei capelli” ossia nelle mie idee, “in un albero” o nella struttura dell’Io cosciente, “nell’erba” ossia nella realtà psichica ed esistenziale in atto.

Questo liquido provoca un vasto incendio nel prato.”

Il materiale infiammabile di prima è il “liquido” di adesso. Si delinea meglio l’eiaculato dell’eiaculazione, si precisa il contesto del desiderio di fecondazione e di gravidanza, si mostra l’irrefrenabile desiderio di avere un figlio. La vita di tutti i giorni si attizza all’idea e al progetto di fare famiglia e di realizzare l’essere femminile con la “libido genitale”. L’entusiasmo è tanto e altrettanta è la passione. Liliana si attizza nel corpo e nella mente.

Vediamo i simboli cosa consigliamo, come le stelle degli astrologi e le previsioni del tempo dei meteorologi. Il “liquido” rappresenta lo sperma, “provoca” rappresenta l’eccitazione reattiva, “vasto incendio” rappresenta una buona scarica di libido genitale, “nel prato” rappresenta la realtà psichica ed esistenziale in atto, come dicevo in precedenza.

Guardo questa situazione da lontano con disapprovazione, ma intervengo con dei recipienti d’acqua per spegnere l’incendio.”

Allontanarsi dalla scena del crimine è un meccanismo di difesa che serve a stemperare il crescendo dell’angoscia e la comprensione del significato del sogno, il sentore emotivo del conflitto in atto nel sogno. Liliana razionalizza con il giusto distacco e il suo “Super-Io” censura e condanna l’accaduto. Liliana non si condivide e non si assolve, tutt’altro, si colpisce e si danneggia, non è contenta di sé e del suo comportamento in riguardo al sentimento di rivalità e alla maternità. Liliana non si piace in questa versione aggressiva e sofferente e provvede a ricomporre la sua emotività scossa e il suo conflitto con l’acqua che è un simbolo femminile. Ha compensato la sua maternità mancata con il suo essere femminile senza addurre il senso della mutilazione della maternità. Liliana ha ben razionalizzato, anche attraverso il sentimento d’invidia e la rivalità verso le altre donne, la sua realtà psichica in atto di donna senza figli.

Vediamo i simboli cosa consigliamo, come le stelle degli astrologi e le previsioni del tempo dei meteorologi. “Guardo” è la funzione razionale dell’Io ossia prendo consapevolezza, “questa situazione da lontano” ossia mi raffreddo emotivamente grazie alla razionalizzazione, “con disapprovazione” ossia condanno me stessa tramite il mio “Super-Io” o non mi sono piaciuta e mi censuro, “intervengo” è funzione vigilante dell’Io e principio di realtà, “recipienti d’acqua” o “sublimazione” e “traslazione” della maternità, “spegnere l’incendio” o per sedare il conflitto in riguardo alla maternità.

Questo è quanto dovuto al sogno di Liliana.

PSICODINAMICA

Il sogno di Liliana sviluppa la psicodinamica del “sentimento della rivalità” al femminile e lo lega alla maternità mancata. Liliana è in competizione con quella “parte psichica” di se stessa che ha sacrificato e ha operato censura della “libido genitale” e della possibilità di dare la vita a un figlio. Nelle pieghe oniriche si intravede un sentimento di rabbia verso se stessa per la non adeguata affermazione dei suoi diritti di donna e sentimenti di madre. Il sogno parte dall’infanzia e arriva alla giovinezza cavalcando la tigre della formazione psichica ricevuta e la tirannia assolutoria del “Super-Io”. Questo processo è sostenuto dall’assenso di un “Io” non certo accomodante e liberale. Il sogno si evolve dalla “rivalità professionale” alla “rivalità fraterna” e sfocia nella “rivalità genitale”.

PUNTI CARDINE

Il sogno di Liliana si lascia chiaramente cogliere nel suo “significato latente” in “questa mia amica, dovendo accendere dei bastoncini di incenso che tenevo io in mano, usa un accendino che però spruzza del materiale infiammabile ovunque, nei miei capelli, in un albero e nell’erba.”

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

Dei “simboli” si è ampiamente detto e con la giusta ironia sulla possibile fallacia delle interpretazioni e delle previsioni.

Il sogno di Liliana rievoca l’archetipo della Madre e della maternità nello specifico.

Il “fantasma” conclamato riguarda la maternità nella versione conflittuale, nonché il “sentimento della rivalità”.

L’istanza psichica della vigilanza razionale “Io” è viva e vegeta in “protesto” e in “sposto” e in “guardo” e in “intervengo”.

L’istanza psichica della rappresentazione dell’istinto “Es” si manifesta in “accendino” e in “liquido” e in “incendio” e in altro.

L’istanza psichica della censura morale e del limite si manifesta in “Capo ufficio” e in “con disapprovazione”.

Il sogno di Liliana svolge la “posizione psichica genitale”: “sacchetto origano” e in “scaffale spezie”.

Liliana usa in sogno i seguenti meccanismi e processi psichici di difesa: la “condensazione” in “ufficio” e in “sacchetto” e in “scaffale e in “capelli” e in “prato”, lo “spostamento” in “amica”, la “figurabilità” in “vasto incendio”.

Qualcosa sul processo psichico di difesa della “sublimazione” appare in “accendere dei bastoncini d’incenso”. La “regressione” è presente nei termini consentiti dalla funzione onirica.

Il sogno di Liliana evidenzia un tratto “competitivo” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva genitale”.

Per quanto riguarda le “figure retoriche” c’è da rilevare la “metafora” in “prato” e in “incendio”, la “metonimia” in materiale infiammabile”.

“Questo liquido provoca un vasto incendio nel prato.” è allegoria della rabbia legata alla rivalità e alla frustrazione del desiderio di maternità.

La “diagnosi” dice del sentimento della rivalità tra donne in merito alla realizzazione della maternità.

La “prognosi” impone la “razionalizzazione” dei “fantasmi” in circolazione e lo stemperamento delle angosce collegate alla mancata maternità.

Il “rischio psicopatologico” si attesta in una “psiconevrosi depressiva” prodotta dall’incrudelirsi del senso di perdita.

Il “grado di purezza onirica” è “buono” alla luce dell’equa combinazione della narrazione con i simboli.

La “causa scatenante” del sogno di Liliana si attesta in una riflessione sulla maternità mancata.

La “qualità onirica” è “dinamica” alla luce delle azioni e reazioni presenti, nonché dei forti contrasti emotivi.

Il sogno di Liliana si è svolto nella seconda fase del sonno REM e tale affermazione si giustifica con la forte reattività ed emotività presenti.

Il “fattore allucinatorio” si attesta nell’esaltazione del senso del tatto in “prendo” e della vista in “guardo questa situazione”. La dinamica del movimento è ben giostrata nelle varie sequenze delle scene oniriche.

Il “grado di attendibilità” dell’interpretazione del sogno di Liliana è “buono” alla luce della giusto combinazione interattiva dei simboli, per cui il “grado di fallacia” è “minimo”.

DOMANDE & RISPOSTE

L’interpretazione del sogno di Liliana è stata sottoposta all’attenzione di Stefano, uno studente di Filosofia presso l’Università di Catania, nonché un mio stimatissimo consanguineo. Questa è la nostra conversazione.

Stefano

Io sono alle prime armi e non posso controbattere nulla per quanto riguarda la simbologia, ma sulla Psicologia della sensazione e sulla Filosofia della percezione penso di avere studiato abbastanza. Me la puoi spiegare meglio?

Salvatore

Aristotele operò la rivoluzione culturale di ricondurre all’Io consapevole la regia del Tutto e fu il responsabile dell’uccisione della Natura vivente, “Ilozoismo”, al fine di formulare un Sapere scientifico che attingesse le cause della Realtà. Platone aveva diseredato l’uomo greco dal possesso di quella Verità che aveva relegato nel mondo oltre il cielo, iperuranio. Aristotele restituisce all’uomo greco mutilato la consapevolezza di essere artefice delle proprie conoscenze e soprattutto di essere capace di formulare una conoscenza oggettiva. Nel processo conoscitivo mise la “sensazione” alla base e la definì una forma indifferenziata di soggetto e oggetto. In questo proficuo impatto dell’Io con il non Io l’uomo è inebriato dionisiacamente dall’estasi del sapere e del gustare: “sapio” latino. La “percezione” si attestava nell’emergere della “coscienza di sé” e nel distacco dall’oggetto: Io sono Io e l’oggetto è l’altro da me, ma Io sono capace di ordinare le mie sensazioni secondo le categorie logiche. L’uomo con le sue varie e continue percezioni afferma se stesso come attore delle sue sensazioni e come diverso dagli oggetti da cui sono state scatenate. Il “fantasma” è presente in Aristotele proprio come una forma di conoscenza primaria in cui l’Io e l’oggetto sono ancora fusi e in attesa della vendemmia razionale o scientifica. Anzi si può tranquillamente affermare che la Fantasia è la consapevolezza umana di ordinare le sensazioni secondo conoscenze individuali e condivisibili. La “sensazione” è l’azione neurovegetativa, mentre la “percezione” è la prima “coscienza di sé” come attore di sensazioni collegate a un mondo di oggetti e di altri.

Stefano

Platone aliena l’uomo greco deprivandolo della sua autonomia e della sua verità, mentre Aristotele lo mette in piedi e lo pianta sulla Realtà. Giusto professore?

Salvatore

Grazie per l’epiteto e aggiungo che anche Marx metaforicamente rimise l’uomo in piedi dopo che Hegel l’aveva capovolto poggiandolo sulla testa: Idealismo contro Materialismo antropologico e storico. Mi piacciono le allegorie perché chiamano in causa la “figurabilità”, un meccanismo importante del “processo primario” che spiega un alto concetto del sistema di Logica filosofica messo in piedi dal gran sacerdote di Stoccarda. Al di là delle metafore e delle allegorie bisogna dire che nell’antichità greca dominava nella cultura di base lo schema “ilozoistico”: teoria del Tutto vivente, Uomo compreso. La Natura era ritenuta vivente e l’uomo era una parte del Tutto. Anassagora e le sue “omeomerie”, Democrito e i suoi atomi, particelle qualitative minime le prime e particelle quantitative minime le seconde, dettero l’assalto all’armonia ecologica “uomo-natura” per portare in alto l’uomo riducendo la Natura a oggetto della Logica e della Scienza. Il Tutto vivente fu scisso e la Natura fu uccisa e ridotta a una macchina complessa e immutabile da smontare e da conoscere sempre da parte di quel Soggetto emergente e distruttore chiamato “Uomo”. Cominciarono i Sofisti e Socrate, sofista anomalo ma pur sempre divulgatore della consapevolezza, a portare l’Uomo greco nell’agorà del primato scientifico con l’esaltazione della funzione razionale e dei “processi secondari” a tutto discapito dei “processi primari” e della portentosa umana Fantasia. Uccidere la Natura era la condizione per l’avvento della Scienza e Aristotele fu l’artefice di tanto scempio dell’Uomo greco e degli uomini che vivevano dove il sole cade, l’Occidente per l’appunto e quell’Occidente di cui siamo beneficamente impastati ancora oggi.

Stefano

E Socrate quale ruolo giocò in questo grande Olocausto?

Salvatore

Mi piace il termine che hai usato, Olocausto, perché dà il senso del Tutto vivente che brucia a conferma che il Grande scoppio è ciclico e diversificato, viaggia dagli atomi alle cellule, dalla Astrofisica alla Biologia, dalla Chimica alla Endocrinologia, dallo Elettromagnetismo all’Evoluzionismo.

Stefano

E dei buchi neri cosa mi dici? Quale metafora trovi?

Salvatore

La centrifuga di Socrate si attesta nel proporre la “coscienza di sé” come base di tutte le ulteriori conoscenze: ecologia della Ragione e della Mente. Un uomo che non sa di sé, “conosci te stesso”, non può privarsi delle superstizioni e non può partorire un bel niente: ironia e maieutica. Rientra in te stesso per fissare la base del Sapere dell’Altro e per collocare le conoscenze su un plateau umano universale e necessario. La Scienza è Logica, Etica e Politica e si esercita nella polis, la città stato e la democrazia diretta.

Stefano

Ah, la democrazia diretta via internet, quella scoperta da Grillo e da Casaleggio oppure la democrazia plutocratica di Berlusconi?

Salvatore

Ma vaffanculo! Sei un buffone e un impostore. “Per me tutto finisce qui”, come scrisse la tua sorellina congedando l’amore edipico verso il padre e appena innamorata di un bel tipetto della sua portata.

Stefano

Non m’inviti più?

Salvatore

Vade retro Satana! Tu mischi il sacro al profano come un moderno truffatore “compro oro”. A mai più!

Stefano

Ti ho fatto proprio incazzare e sono contento. Di nani, di buffoni, di giornalisti e di politici con te non si può proprio parlare, almeno fino a Craxi. Lì la Storia d’Italia si è fermata. Caro zio, sei proprio vecchio.

Salvatore

Ho conosciuto tempi peggiori, ma che un siciliano votasse per la Lega, ah, questo dovevo ancora viverlo. Sono molto contento di annoverarti tra i miei nobili nipoti per l’opportunità di crescita che mi hai dato.

MATERNITA’ E COLPA

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“Martina si trova in una strada di sassi in piena notte: la strada che porta da casa sua a quella dei genitori.

E’ buio, ma Martina è colpita dalla luna bellissima che le fa chiaro lungo il percorso.

Le viene intorno un cane piccolo color crema, che poi sparisce in quel buio. Martina arriva a casa dei suoi e pensa a quel cane che è solo.

Allora torna lì dove lo aveva perso di vista. E’ buio e la luna non c’è a farle  chiaro.

Martina non ha paura e continua a chiamare quel cane.

Decide di chiudere gli occhi e di tornare a casa dei suoi, dal momento che la strada la conosce a memoria perché la faceva sempre da piccola.

Alla fine della strada di sassi Martina sente con le mani che davanti c’è una tenda e la sposta sempre con le mani.

Non ha paura e si dice “sei arrivata” e si chiede cosa fosse quella tenda in mezzo a quella strada di sassi.”

 

Il sogno di Martina è intenso e denso di sensi e di significati, di emozioni e di simboli, di ricordi e di traumi, di soluzioni e d’integrazioni.

Procederò con la decodificazione progressiva dei “segni” onirici portanti.

“Martina si trova in una strada di sassi in piena notte”.

L’esordio del sogno attesta di uno stato crepuscolare della coscienza e di una situazione psichica “d’interiorità intima”: si profilano vissuti personali di un certo spessore e di una certa delicatezza. La strada con i sassi indica una situazione esistenziale difficile in cui Martina è chiamata a deliberare e a decidere.

“La strada che porta da casa sua a quella dei genitori”, dall’attualità e dal presente al passato e a ciò che è stato vissuto, condensa una “regressione”.

Uso il termine “regressione” non in senso di “processo di difesa dall’angoscia”, ma in senso esclusivamente temporale. Martina torna indietro nel tempo, magari stimolata dal “resto diurno”, da un ricordo occasionale o da un incontro fortuito o da un fatto insignificante che sfugge alla sua coscienza e alla sua riflessione.

“E’ buio, ma Martina è colpita dalla luna bellissima che le fa chiaro lungo il percorso.” La strada è di sassi, ma la “luna bellissima” accompagna Martina in questo suo conflitto o meglio in questo suo “ritorno del rimosso”. La luna è un classico simbolo femminile, una femminilità nella sua globalità e interezza, dal versante buono al versante cattivo: la luna nuova e la luna nera. Oltretutto la luna è bellissima per attestare che nel sogno è coinvolta la femmina Martina e la femminilità di Martina: il buio della piena notte e il chiaro della luna, una sintesi simbolica globale e meravigliosa dell’universo psicofisico femminile. C’è tutto in questa sintesi: la maternità, la seduzione,  il ciclo mestruale, la sensualità, la sessualità, il sistema neurovegetativo non dissociato dal crepuscolo della ragione.

“Le viene intorno un cane piccolo color crema”: alla femminilità si associa l’esser femmina e la maternità. Il “cane piccolo” rappresenta l’oggetto vivente dell’amore materno, la “traslazione” o lo “spostamento” del figlio. Il “color crema” evoca la pelle e il calore affettivo, le carezze e le premure materne.

Ma la maternità e l’amore materno subiscono una pesante frustrazione: il cane piccolo “poi sparisce in quel buio”. Sparire è un brutto “fantasma di morte”, condensa l’impossibilità affettiva e la drasticità della fine, l’angoscia depressiva della perdita e dell’abbandono materno. Così leggo nel mio personale dizionario dei simboli onirici. Il “fantasma di morte” è aggravato dal “buio”: dimensione psichica profonda e meccanismo di difesa dall’angoscia della “rimozione”, colpa e male, assenza di coscienza e di razionalità.

“Martina arriva a casa dei suoi e pensa a quel cane che è solo”: “ritorno del rimosso” e “riedizione del trauma”. La “rimozione” è il meccanismo principe di difesa dall’angoscia e funziona relegando nel “dimenticatoio” il materiale psichico ingestibile dall’”Io”. Il “ritorno del rimosso” è dovuto al mancato funzionamento della “rimozione” e al conseguente riemergere alla coscienza  del materiale, per l’appunto rimosso, insieme alle emozioni collegate. Martina aveva rimosso il trauma del piccolo “cane che è solo”, ma quest’ultimo riemerge con tutto il suo carico emotivo e si presenta in forma adeguatamente camuffata in sogno. Si deve ulteriormente rilevare la benefica funzione catartica del sogno.

Martina “allora torna lì dove lo aveva perso di vista.” E’ chiarissimo il “contenuto manifesto” e il “contenuto latente”: il trauma è tornato alla memoria e alla coscienza.

“E’ buio e la luna non c’è a farle chiaro.” Martina si trova in piena crisi perché non riesce a razionalizzare il trauma che le è piombato addosso senza avere avuto la possibilità di prepararsi per rielaborarlo. Il “buio” simboleggia l’assenza di coscienza razionale e la dimensione psichica cosiddetta inconscia. Il “buio” è piombato nella sua dimensione femminile:”la luna non c’è a farle chiaro”. Martina ha litigato con la sua “luna”, la sua femminilità, la sua femmina, la sua maternità. Si profila questo trauma nel passato di Martina e precisamente quando era figlia in famiglia.

“Martina non ha paura e continua a chiamare quel cane.” Martina persiste nel tentativo di assolvere il senso di colpa di aver abbandonato al suo destino di solitudine il “cane piccolo color crema”: riparazione del trauma in grazie all’istinto materno. L’assenza di paura attesta della rassegnazione legata a un’esperienza  vissuta, per cui Martina sa che non troverà il “cane piccolo color crema”, ma esprime il bisogno legato al suo universo desiderante e sempre nel tentativo di assolvere quella che vive come una colpa.

“Decide di chiudere gli occhi e di tornare a casa dei suoi, dal momento che la strada la conosce a memoria perché la faceva sempre da piccola.”

“Chiudere gli occhi” equivale a un disimpegno della coscienza, a un non voler vedere in faccia la realtà dei fatti, a una “rimozione” del trauma. “Tornare a casa dei suoi” equivale a rivisitare il luogo e il tempo del trauma, rafforzato dal fatto che la sua vita in famiglia la ricorda bene perché è stata vissuta intensamente nel bene e nel male.

Mi ripeto soltanto per confermare la funzione dei meccanismi psichici di difesa: il trauma è riemerso perché la “rimozione” non ha funzionato in riguardo a quel trauma. Quest’ultimo è stato scatenato da un evento fortuito o da un’associazione mentale e allora si è verificato il “ritorno del rimosso” con la rappresentazione o l’immagine del trauma e l’emozione collegata.

“Alla fine della strada di sassi Martina sente con le mani che davanti c’è una tenda e la sposta sempre con le mani.”

Alla fine del travaglio c’è il trauma nel simbolo della “tenda”: la madre e la maternità nella sua componente sacrale. Sentire e spostare con le mani la tenda attesta dell’istinto materno e della “rimozione”, entrambi esenti da riflessione razionale. Martina non ragiona, ma si emoziona sul tema della maternità e la rimanda, la dimentica pur sentendo la spinta pulsionale di natura organica e psichica.

“Non ha paura e si dice “sei arrivata” e si chiede cosa fosse quella tenda in mezzo a quella stradina di sassi.”

E’ tutto passato, l’esperienza è stata rivissuta in sogno e si può nuovamente comporre. Adesso Martina sa il significato profondo della” tenda”, la madre e la maternità, in rievocazione di quel travagliato momento della sua vita di adolescente.

 

Basta la frustrazione di una gravidanza o una mancata maternità per scatenare questo sogno. Basta che uomo e donna discutano sul tema della paternità e della maternità, perché si presenti il “fantasma” in riguardo all’essere stato figlio, il come uomo e donna si sono vissuti da bambini in seno alla famiglia. Esistono altri fattori più traumatici legati a esperienze drastiche che aspirano a essere considerati clinicamente. Il sogno di Martina attesta della delicatezza dell’argomento maternità nella psiche di una donna o meglio nella “borsa di una donna” come recita una canzone di musica leggera, non tanto leggera in questo caso.

 

La prognosi impone a Martina di considerare il “ritorno del rimosso” e di approfittare per un’adeguata e decisa presa di coscienza: razionalizzazione del trauma o della frustrazione. Il sogno è sempre un buon alleato perché non mente anche se racconta le storie in maniera camuffata per non angosciarci e farci dormire.

 

Il rischio psicopatologico si attesta nella variazione d’umore collegata al persistere del “ritorno del rimosso” e soprattutto nelle tensioni collegate e congelate a livello profondo, in quei settori della psiche che contengono tutti i vissuti che non si possono tenere nella dimensione cosciente. Queste tensioni in eccesso ritrovano il loro equilibrio turbato nella “conversione isterica” e nella “formazione di sintomi”. In ogni caso viene sensibilizzato anche il tratto depressivo della “formazione reattiva”, il carattere per la precisione. Martina non deve essere vittima della tirannia del “rimosso”.

 

Riflessioni metodologiche: un riepilogo sul meccanismo di difesa della “rimozione” è opportuno. Di poi, sintetizzerò il cosiddetto “istinto materno” e il significato psico-antropologico della “tenda”.

La “rimozione”è il meccanismo di difesa principe e nobile riscontrato da Freud nella sua pratica clinica come causa delle psiconevrosi isteriche e di poi elaborato per giustificare la cosiddetta scoperta dell’”Inconscio”. In realtà di “Inconscio” avevano parlato i filosofi sin dal tempo del greco Anassimandro a partire dal quinto secolo “ante Cristum natum”, del tedesco Leibniz e dell’ancora tedesco Shelling e di altri filosofi di varia nazionalità. Si distinguono tre livelli operativi.

La “rimozione primaria” è il residuo arcaico, individuale e collettivo, di rappresentazioni disturbanti non coscienti, come la “scena primitiva”, la “colpa” e la “seduzione”, che costituiscono di poi punti di fissazione per le rimozioni successive.

La vera “rimozione” consiste in un processo attivo dell’”Io” che mantiene fuori dalla coscienza le rappresentazioni inaccettabili per semplificare la vita corrente. La “rimozione” da parte dell’”Io” si attesta nel relegare a livello profondo rappresentazioni angoscianti. In quest’operazione di difesa  le istanze del “Super-Io” e dell’”Io” sono alleate nel disattivare la memoria da questi vissuti angoscianti inconciliabili e incompatibili con l’equilibrio psicofisico .

Il “ritorno del rimosso”, la fuga dalla “rimozione” delle rappresentazioni sottili e delicate, può essere utile e funzionale come nel sogno e nei fantasmi o imbarazzante come nei “lapsus” e nelle “paraprassie”, le false azioni, oppure può essere patologica come nei sintomi nevrotici che testimoniano del fallimento reale della “rimozione”. Al suo mancato funzionamento e al “ritorno del rimosso” si attribuiscono i fenomeni isterici, le inibizioni, le ossessioni e l’impoverimento psichico in generale. Il processo consiste nel disinvestimento delle rappresentazioni angoscianti e nel successivo controinvestimento dell’energia pulsionale disponibile in rappresentazioni autorizzate. Freud riteneva inizialmente che la “rimozione” fosse la causa dell’angoscia, di poi dimostrò che è l’angoscia a creare la “rimozione”.

Passiamo all’istinto materno. Può essere definito come la rappresentazione fantasmica della psicofisiologia genitale femminile, il modo di vivere la “libido genitale” e di sentire il corpo nel suo essere materno. Istinto materno è il complesso delle fantasie in riguardo al corpo, nello specifico l’apparato sessuale femminile, che di poi viene inquadrato e organizzato dalla mente. Tali vissuti si incamerano durante la “posizione edipica” e la “fase genitale” degli investimenti della “libido”, si fissano nell’identificazione nella madre e nell’acquisizione dell’identità femminile e si evolvono nell’adolescenza con la pubertà e la maturazione genitale.

Passiamo alla “tenda”. Il significato antropologico della “tenda” presso la cultura degli indiani americani, i cosiddetti “Pellerossa”, si attestava in una simbologia materna e in una forma di extraterritorialità. Chi, maschio ovviamente,  commetteva un reato e si rifugiava nella tenda della donna anziana della tribù non poteva essere catturato, perché il luogo godeva dell’impunità. Questa è memoria, perché la cultura dei Pellerossa è stata mirabilmente distrutta o relegata a coreografia turistica. In compenso ricordo che nella simbologia archetipale, universale e primaria, la “Madre” assolve le colpe dei figli in base al suo codice fusionale, al di là della “Legge del Padre” che invece condanna ed esige l’espiazione della colpa in base al suo codice dirimente.

Maestro nella decodificazione dei simboli universali e culturali è stato Karl Gustav Jung, collega di Freud e della prima psicoanalisi e di poi dissidente e fondatore della “Psicologia analitica”, semplicemente un grande per la sua vasta formazione e per la sua capacità di sintetizzare le varie conoscenze in una valida teoria. Senza il suo contributo oggi sapremmo poco sul fenomeno psicofisico del sogno. Invito a leggere il suo testo “L’uomo e i suoi simboli” per una prima introduzione alla “Psicologia analitica” e al tema del significato profondo dei sogni.