IL MASCHILISMO

TRAMA DEL SOGNO

“Sono in montagna e sto camminando lungo un sentiero.

Intorno a me c’è gente che non conosco.

Sono legato nella cintola con una fune.

Mi giro e vedo che all’altro capo della fune c’è mia moglie che mi sorride.

Mi rendo conto che facevo fatica a tirarla dietro.”

Questo sogno appartiene ad Alex.

INTERPRETAZIONE

Sono in montagna e sto camminando lungo un sentiero.”

Alex è un uomo che sublima tanta “libido”, si trova “in montagna”, nei luoghi alti dove si respira l’aria pura e avulsa dalle competizioni e dalle risse, dove il sacro è a portata di mano e dove basta un salto per parlare con Zeus o con qualsiasi altro dio. Stazionare in montagna nobilita l’uomo e attenua la bestia e l’istinto, evolve i buoni sentimenti e riduce l’odio e il rancore, edulcora le sensazioni e abbassa la passione e il dolore. La “montagna” è veramente un buon “topos”, meglio luogo, psichico per il linguaggio dei simboli e consente di liberarsi dalle pastoie insane della materia e dalle menate infami della materialità.

Viva la montagna e chi la popola e la sostiene!

Viva i religiosi e i misogini!

Alex è un uomo che cammina, “sto camminando”, non è un sornione millantatore che vanta per sé gli allori del nulla politico e televisivo o del niente mentale degli onnipresenti serali e seriali. Alex è un uomo compatto e tutto di un pezzo che con la sua mole calpesta le strade della vita e che porta il suo peso nelle deliberazioni da fare e nelle decisioni da prendere. Alex è aldilà e avanti rispetto a tutti quelli che vivono la vita senza gusto e che camminano soltanto, Alex è consapevole di camminare, sa di quello che gli succede perché “sa di sé” e non subisce le pulsioni subconsce e tanto meno inconsce che gli saltano addosso dai meandri inestricabili di una psiche inferocita. Alex è quel cosiddetto matto che cammina e non si ferma nel film “Novecento” del grande Bernardo Bertolucci, quello che esce dalla scena portandosi dietro il fegato ancora caldo del povero maiale appena scannato.

Alex percorre un “sentiero”, si muove “lungo un sentiero”, agisce in una direzione in maniera pragmatica e ben precisa alla ricerca di un obiettivo che non è un traguardo. Alex è un uomo da “sentiero”, un uomo che risolve seguendo un percorso fisico e mentale, un certosino ricercatore di funghi o di tartufi che non conosce fallimento. Alex non è un uomo da “strada” che si affatica nella polvere e tra la gente qualunque, tanto meno è un uomo da “marciapiede” alla Dustin Hofmann e convinto di poter fare una vita da gigolò in una metropoli anonima e inquinata.

Qualunque sia la destinazione, buon viaggio Alex!

Intorno a me c’è gente che non conosco.”

Alex non è un capo e tanto meno un leader. Alex fa capo a se stesso e non ha bisogno di gregari fedeli e di soldatini di piombo. Non si relaziona facilmente con gli altri, preferisce se stesso come interlocutore privilegiato e da privilegiare, ma vive tra la gente e non si isola narcisisticamente per costruire realtà irreali e tutte personali. Alex predilige l’anonimato altrui, lui sa chi è e si circonda di gente qualunque, di avventori che vanno e vengono senza identità precisa e senza connotati degni d’interesse. Questa gente gli fa corona senza esagerare con i coinvolgimenti e gli gira attorno e intorno senza empatia e simpatia. Gli altri esistono, Alex lo sa e non ha bisogno di approfondire legami possibili e tanto meno “maieutici”, relazioni da parto di un qualcosa di sé, da presa di coscienza. Alex nulla si aspetta dall’altro anche se vive con gli altri. E’ uno strano animale sociale che concilia Narciso e Dioniso, lo stare con sé e lo stare con la gente anonima. Alex non è anonimo a se stesso e vuole essere anonimo agli altri.

Sono legato nella cintola con una fune.”

Alex è autonomo, basta a se stesso, conosce se stesso alla greca e secondo metodologia socratica, ma questo corredo soggettivo non risponde a verità oggettiva perché Alex è “legato nella cintola con una fune”. Il sogno esordisce con le qualità individuali e si approfondisce a conferma, qualora ce ne fosse bisogno, che Alex è un animale sociale, anzi più che sociale, è un uomo impegnato e degnamente coinvolto in un legame da cintola e non da gola, da traino e non da soffocamento. Alex sa delle sue scelte ponderate e delle sue decisioni calibrate, sa di avere un legame da “fune”. Quest’ultima rievoca simbolicamente il cordone ombelicale materno, il mitico fallo della Vita e della Morte di cui è depositaria la dea Madre e le sue degne eredi. Ci si chiede la collocazione di Alex in riguardo alla “fune”. Il sogno è puntuale e preciso nel chiarire anche questo ambizioso dilemma. Ricordo che la “cintola” ha una simbologia ambivalente ma non ambigua, in quanto divide lo spazio corporeo in due parti, l’insù e l’ingiù, la “sublimazione” e la materia, la ragione e la pulsione, l’Io e l’Es, il sistema nervoso centrale e il sistema neurovegetativo, la vigilanza realistica e l’obnubilamento della coscienza, Apollo e Dioniso per dirla in termini mitologici. La “cintola” è una zona di confine, una terra di mezzo, una zona franca dove si possono comprare libri e alcolici a buon prezzo e senza le imposte del Super-Io. Alex ha una realtà di coppia, è “legato nella cintola con una fune”.

Mi giro e vedo che all’altro capo della fune c’è mia moglie che mi sorride.”

Alex guarda il passato, “mi giro”, e ha la consapevolezza di essere legato alla donna che ha scelto come compagna di vita e sollievo alla Specie e alle angosce dell’esistenza, mia moglie o latinamente “mea mulier”, la mia femmina con l’avvallo della donna, “domina” o padrona, e della madre, semplicemente “mater”. Degno di nota è il possessivo “mia” perché attesta di fronte al tribunale dei diritti dell’uomo della qualità del legame e del grado di bisogno presente nel coinvolgimento. E questa “mia moglie” “sorride” ad Alex da questa posizione di dipendenza e di inferiorità, “all’altro capo della fune” legata anche lei alla cintola in questo andare incontro all’autenticità della vita e nel desiderio di un superamento della vita banale. Alex è freddo e autonomo nell’apparenza fenomenica, ma non certo nella sostanza dal momento che in sogno si pensa legato a questa “moglie” che fa sorridere per attestare di sicuro del suo gradimento della donna che lo segue gioiosa e appagata di essere la sua compagna di cordata nella scalata di un sentiero che sale o che scende. Dalla cintola in su e dalla cintola in giù si vedrà, come Farinata degli Uberti nella divina commedia nella versione in su, la qualità del vissuto di Alex in questo rapporto di per se stesso buono da mangiare come i porcini delle Dolomiti nel mese di Luglio. Alex ha un buon vissuto verso la moglie proprio perché la fa sorridere, proietta su di lei il suo benessere e il suo fascino. Ricordo che simbolicamente il “sorridere” è un ammiccare pregno di intesa sessuale e di complicità erotica. Presso gli esquimesi significa avere un rapporto sessuale come gradimento e in segno d’ospitalità. Ricordo che nel film “Ombre bianche” il missionario che rifiutò di “ridere” con la donna del capo famiglia, fu ucciso proprio per l’offesa arrecata alla dignità delle persone coinvolte e alla qualità naturale del dono. Sintetizzando: Alex ha un buon vissuto verso la sua moglie e si colloca in una posizione di superiorità in quanto traino in questa simpatica metafora della cordata a due. In questo Alex esercita quello che viene chiamato nei tempi moderni “maschilismo”, la pulsione a dominare nella relazione maschio-femmina e a non viverla come simmetrica privilegiando la complementarietà. Proprio di questi tempi è la frase incauta di un presentatore televisivo che si è fatto scappare una frase di subalternità del femminile rispetto al maschile. E si è fatto un gran bordello con esagerazioni metodologiche da parte dei sostenitori della tesi che vuole la donna complementare al maschio e di quelli che predicano la simmetria come panacea di tutti i mali sociali. Non dimentichiamo il prezzo che le donne stanno pagando sulla loro pelle in questo periodo storico e culturale. La questione del ruolo sociale del maschile e del femminile merita un approfondimento saggistico e non una semplice affermazione di quel che è giusto e di quel che è sbagliato.

Mi rendo conto che facevo fatica a tirarla dietro.”

Alex è pienamente consapevole di quanto complessa sia la dialettica psico-culturale con se stesso e sia il vissuto relazionale con sua moglie. “Mi rendo conto” equivale alla presa di coscienza, come un “redde rationem” a se stesso sia della difficoltà e sia del vantaggio, sia dell’utile e sia del dilettevole. “Facevo fatica” si traduce in ero contrastato e in affanno psichico nel vivere la differenza e la diversità di mia moglie rispetto alla mia persona. Non è una intolleranza o una forma perversa di prevaricazione, perché Alex sa quello che vive e gli succede nella relazione significativa con la sua donna, meglio “moglie. Il “tirarla dietro” è sgamante del vissuto misogino di base psichica e socioculturale che Alex si porta dentro e dietro. Questo ultimo dato giustifica il titolo del sogno, “Il maschilismo”, questo ultimo dato qualifica la verità profonda di un uomo che è legato alla sua donna e moglie e che la vive come subalterna o complementare per la “introiezione” di un “fantasma” in riguardo alla madre nella prima infanzia e di uno schema culturale dominante in riguardo alla donna nella vita sociale.

Cosa ha messo in gioco psichico Alex di suo e d’importante in questo sogno?

La risposta è il “fantasma” materno e lo “schema” culturale, due elementi trattati dal meccanismo di difesa della “introiezione”, del mettere dentro per sostenere la struttura psichica e per formare la “organizzazione psichica reattiva”. Il primo, il “fantasma”, lo ha elaborato nel primo anno di vita in riferimento alla persona che lo accudiva e proteggeva, la madre, il secondo lo ha elaborato nel corso dell’infanzia e dell’adolescenza vivendo nella famiglia e nella società. Alex ha introiettato un’immagine ambivalente della madre come di donna possessiva e tirannica, unica e indispensabile, importante e fagocitatrice, il “fantasma” per l’appunto nella sua versione “positiva” e “negativa”, il “seno buono” che nutre e dà la vita e il “seno cattivo” che coarta e soffoca. Questa era la modalità del suo pensiero nel primo anno di vita, quella dello “splitting” ossia di scindere un vissuto complesso, per motivi difensivi dall’angoscia di abbandono e di morte, in parti, la mamma buona e la mamma cattiva e non di concepirlo nella sua interezza concettuale, la mia mamma nel bene e nel male. A quest’ultimo traguardo lo porterà nel tempo la funzione razionale dell’Io. Per quanto riguarda lo “schema” culturale, è oltremodo semplice rilevare il prevalere della “concezione pessimistica della donna” da parte delle masse sin dai tempi atavici delle religioni bibliche e coraniche, nonché delle civiltà antiche. La cultura dominante nei tempi della formazione psichica di Alex collocava la donna nella sfera della complementarietà subalterna, piuttosto che nella giusta e dovuta simmetria. Ricordo che lo schema culturale si forma sempre in base ai “fantasmi” collettivi di un popolo, quelle concezioni suggestive che ancora oggi popolano la scena sociale. La donna inferiore e sottomessa al maschio è la concezione più infame nel suo essere pregna di deliranti pulsioni che chiedono spesso il loro appagamento omicida nelle persone fortemente compromesse a livello di equilibrio mentale. “Maschilismo” è il termine morbido che il vocabolario della lingua italiana fornisce per descrivere una psicodinamica individuale e relazionale veramente delicata e importantissima.

Il sogno di Alex si può congedare con soddisfazione.