AKHTER MABIA 12

Savar, srabon mash, 200…

Allah il Grande ti benedica e ti custodisca sempre e dappertutto.

Tu in queste disgrazie affidati a Lui senza chiedere nulla per te, ma per esprimere all’Onnipotente soltanto tutta la tua fede.

Cara figlia Mabia è il tuo baba che ti scrive con la speranza che almeno quando arriverà questa lettera tu e Pervez stiate bene.

Io non sto tanto bene da quando ho saputo che sei andata via di casa perché Joshim ti ha maltrattata, ti ha fatto perdere la bambina, ti ha picchiato con una sbarra di ferro e sei finita in ospedale con le costole rotte.

Mi dicevi che per tanti anni hai vissuto male con tuo marito Joshim e ti chiedo perché non hai mai detto niente al tuo povero baba.

Sono forse un estraneo o una persona qualsiasi che non ti vuole bene e non si preoccupa per te ?

Mi rendo perfettamente conto che per natura non sono espansivo e preferisco tenere tutto dentro di me, ma tu sei mia figlia e hai sbagliato a fare come me e a non dirmi il tuo dolore di essere lontana dalla tua famiglia e di non essere amata da chi ti ha portato via da me promettendoti una vita migliore e al posto di cure e di premure ti ha dato soltanto lacrime e violenze.

O forse tu hai pensato che io sono uno stupido e che non capisco niente ?

Hai ragione, io sono uno stupido, perché ti ho fatto sposare un debosciato libertino e un ignorante, un uomo senza fede e pronto a rinnegare Allah e le sue leggi in ogni angolo del mondo.

E allora siccome sono stato uno stupido, io mi merito tutto il dolore che provo adesso.

A ma ho preferito non dire niente perché tu sai com’è fatta tua ma.

Se lei viene a sapere che tu stai male e che hai le costole rotte, piange di giorno e di notte perché non riesce a sopportare il fatto che tu soffri e che sei lontana da lei.

Ti ricordi che quando andavamo a Dakka per comprare qualche vestito lei stava in pena finché non tornavamo a casa e si preoccupava per niente e anche le macchine che corrono in città la facevano soffrire.

Era sempre in pensiero per quello che ti poteva succedere e alla fine Allah ha voluto che tu andassi così lontano in un paese differente dal nostro come il giorno dalla notte e con un uomo indegno e violento.

Per lei è tanto duro sapere che tu stai male e se glielo dico sono sicuro che non si riprende più dalle sue strane malattie e per questo motivo non le ho detto ancora niente.

Mabia, se ti senti tanto male, torna al tuo paese e dalla tua famiglia e io vedrò cosa è giusto fare per te e per Pervez.

Mabia, se sei rimasta sola con tuo figlio, torna a casa tua dove sai che c’è e ci sarà sempre chi ti vuole bene e chi ti nutre: tutto quello che abbiamo lo divideremo e vedrai che non ci mancherà niente con l’aiuto di Allah.

Così ritorneremo a essere felici come quando il poco ci bastava e non cercavamo altro e tutto quello che era in più era tutto per chi aveva di meno.

Che bisogno c’era che tu partissi se avevamo le cose più belle della vita, la fede e l’amore.

Tu sai che il denaro si spende e finisce facendo contento Iblis e che solo il Misericordioso e gli affetti restano e non si consumano con il trascorrere del tempo, anzi aumentano.

Non riesco a pensare a quello che ti sta succedendo e per questo mi viene sempre da piangere, ma quello che mi distrugge dentro è l’impossibilità di fare qualcosa per te e per Pervez.

Ma di una cosa sono sicuro: finché io vivrò in questo mondo, non ti lascerò soffrire.

Tu, però, torna al tuo paese e dalla tua famiglia insieme a Pervez.

Non riesco a pensarti sola con il bambino e finché io vivo in questo mondo non ti lascerò soffrire in terra straniera.

Le mie figlie io le amo e Allah non me le ha date per farle morire in terra straniera o per farle picchiare dagli estranei.

Se non vuoi tornare da tuo marito, torna da noi e io farò tutto quello che è meglio fare per te e per Pervez.

Tu sei per me un pezzo di cuore, un pezzo di cuore che mi è stato strappato quando sei partita e mi hai lasciato solo e senza un pezzo di cuore.

Senza di te io non posso vivere e se sento che tu stai male, sto male anch’io.

Tu sei ancora e sarai sempre la mia graziosa principessina, tu sei la mia ragione di vivere e la cosa più bella e più dolce che mi resta al mondo.

Quando Pervez è nato in questo mondo, io sono stato felice e adesso per me tutto è cambiato perché ho lasciato i miei tesori in mano a un selvaggio ignorante e a gente straniera.

Io ho sempre sentito dentro di me che non dovevo fidarmi di quella gente falsa e di quell’uomo dell’esercito che sotto la divisa pulita non aveva un cuore, ma soprattutto non dovevo fidarmi di un uomo senza fede e senza Dio.

Joshim si ubriaca e gioca d’azzardo perché la città e il denaro producono false illusioni negli uomini a metà, quelli che non distinguono il giorno dalla notte, gli uomini senza radici che non hanno rispetto di Allah, dei suoi figli e dei loro fratelli.

Io non lascerò soffrire Mabia e Pervez in terra straniera e lontani dalla loro vera terra e dalla loro vera casa, io non riesco a pensare che voi due siete soli in Italia, io non riesco a pensare a tutto questo e sono un povero baba, ma adesso tu, cara Mabia, devi pensarci bene e devi tornare in Bangladesh.

Domani vado a Dakka a casa della tua shashuri per parlare ancora di queste brutte cose, ma a tua ma non dico ancora niente per non farla piangere e morire di dolore.

Io non avevo mai pensato che la tua fortuna nella vita sarebbe stata questa, ma ho sempre pensato che tu sei parte della mia famiglia anche se sei lontana e specialmente per questo motivo ti devo amare di più e preoccuparmi per la tua salute.

Di notte non riesco più a dormire e mi sento tanto solo e ho tanta voglia di venire in Italia a prendervi e a portarvi via dopo avere spaccato la testa a Joshim per punizione, ma non posso fare questo passo e sono i gin maligni che mi fanno pensare così come se io fossi un piccolo dio.

Ieri tua madre ha saputo da tua sorella che mangi poco e mi ha chiesto cosa ti è successo; io ho risposto che non era niente e che eri solo stanca, ma lei ha capito che qualcosa non va e adesso mi chiede sempre se hai scritto e perché da tanto tempo non scrivi.

Se in questi giorni non riesci a mettere a posto il rapporto con tuo marito, torna in Bangladesh che sistemiamo insieme tutte le cose e per bene e per sempre.

Ascolta il tuo stupido baba, fai così che è meglio per tutti e, se non te la senti di tornare, rimani a casa della moglie del direttore.

Dai tanti saluti al direttore e a sua moglie e digli che io sono grato e riconoscente verso di loro e che recito sempre una preghiera ad Allah per loro perché hanno aiutato e aiutano te e Pervez.

La gente buona si trova dappertutto e non è necessario credere nello stesso Dio per essere umani e per capire le disgrazie degli altri.

Allah vede e provvede e non può essere diversamente perché il Misericordioso e anche Onnipotente.

Mabia, se riesci a telefonare, chiamami e così io sto tranquillo.

Ti mando tanti auguri e spero che Allah, il Grande, vi aiuti.

Oppure scrivimi una lettera e mi spieghi tutto quello che è successo e che sta succedendo.

Ho saputo che hai fatto anche fatica a mandare Pervez a scuola perché tuo marito non voleva e questo conferma che è un uomo ignorante: la violenza e l’ignoranza sono fratello e sorella.

Io sono contentissimo che Pervez studi e diventi un ingegnere, ma non deve dimenticare di studiare la nostra lingua e la nostra religione e di pregare ogni giorno rivolto verso Makka e di essere generoso con gli altri.

Allah non è contento di avere figli ingrati e tanto meno di perderli durante la vita per mancanza di fede.

Tu continua a farlo studiare e, se ci riesci, è bene per tutti, ma soprattutto è bene per lui che capirà anche il sacrificio di sua madre e ti sarà riconoscente per il resto della sua vita.

E poi se diventerà ingegnere potrà sempre venire in Bangladesh per mettere a posto i fiumi e per costruire le case con il cemento.

Quando esci stai attenta alla strada e alle macchine; mi rendo conto che anch’io ti raccomando le stesse cose di ma e vuol dire che, a furia di stare insieme, ci si influenza nel bene e nel male.

Se trovi un lavoro, ti prego di dirmelo e così io starò meglio e ti potrò anche consigliare su quello che devi fare.

Io ti dico un’altra volta che, se torni in Bangladesh, farò tutto quello che è bene per te e per tutti.

Spero che non cominci a lavorare e così torni da noi e fai contenti in un colpo solo la tua ma e il tuo baba.

Adesso ti saluta il tuo povero e infelice baba.

Credimi !

E credimi con tutto il cuore !

AKHTER MABIA 10

San Biagio di Callalta, 30 luglio 200…

Carissimi ba e ma,

ritorno a scrivervi dopo due mesi di silenzio per dirvi che purtroppo la mia situazione è ancora peggiorata e a questo punto è giusto che voi sappiate tutta la verità e tutto quello che effettivamente è successo tra me e Joshim.

Caro ba e cara ma, io prego ogni giorno Allah e ringrazio il Misericordioso e il Provvidente perché ha voluto che nascessi femmina, per tutta la fede e la forza che mi fa sentire ogni giorno dentro il cuore, per avermi dato voi come genitori e Lo invoco per la vostra salute e per le grazie che ancora vorrà concedervi.

La mia fede in Allah è più forte di quella di tanti uomini della mia terra che si sono dimenticati del loro vero Dio e dei Suoi comandamenti per la febbre del denaro e del lusso.

Sono sicura che l’Onnipotente li punirà come meritano e che si ricorderà di me che sono stata sempre a Lui devota da piccola quando potevo entrare nella Moschea e studiare la lingua araba e il Corano e da grande e dopo il primo sangue quando non mi era permesso entrare nella Moschea e sono rimasta casta a pregare nell’angolo riservato alle donne e in attesa di essere scelta e sposata da un uomo che mi volesse almeno un po’ di bene e almeno per il fatto che poteva, quando voleva, montarmi come una capra nella ricerca di avere un figlio maschio da Allah.

Così come dice la nostra Religione mettendo d’accordo la natura delle donne e la cultura degli uomini e tutto va bene così e può andare avanti così fino al Giorno del Giudizio.

Vengo alla mia situazione.

Le vostre lettere sono arrivate e Joshim ha chiesto a una suo amico di leggergliele perché lui in effetti è analfabeta, anche se per giustificarsi dice che ha dimenticato a leggere e a scrivere e che confonde il bengalese con l’italiano.

La verità è che, vivendo in campagna, non ha mai frequentato la scuola e la Moschea, per cui si comporta da ignorante e da infedele perché non prega mai, non digiuna, non fa l’elemosina, beve alcolici, gioca d’azzardo e ha imparato dagli italiani le cose peggiori.

Delle vostre lettere a me non ha detto niente, ma io ho riconosciuto la vostra scrittura e gliele ho consegnate come una moglie rispettosa e devota, ma lui non ha chiesto a me di leggergliele perché è molto diffidente e si sente perseguitato da tutti.

Io dovevo sapere cosa gli avevate scritto per difendermi meglio e allora le ho lette di nascosto e subito dopo ho chiesto perdono ad Allah, ho digiunato per tre giorni e ho raddoppiato le preghiere quotidiane.

E meno male che le ho lette per poter prevedere la sua reazione selvaggia.

Adesso vi parlo con tutto il cuore della brutta situazione in cui mi sono trovata e in cui ancora mi trovo nella speranza di non farvi soffrire molto, ma io non posso più nascondervi tutta la verità.

Ricomincio la lettera.

Cari ma e ba,

da pochi giorni sono tornata dall’ospedale di Treviso dopo che i dottori mi hanno curato le ferite alla schiena e le fratture alle costole che Joshim mi ha procurato picchiandomi con la sbarra di ferro del camino.

Ho trascorso quindici giorni immobile a letto e con tanti dolori, ma adesso sto meglio, la tempesta è passata e spero per sempre.

Come vi avevo detto nella precedente lettera, purtroppo l’uomo che mi ha voluto in moglie non mi ha mai voluto bene come sua moglie e, nonostante il figlio maschio che gli ho dato, ha continuato e continua a picchiami come se fossi un asino.

Da quando siamo arrivati in Italia Joshim ha cominciato a maltrattarmi prima con le parole dicendomi che non ero una buona moglie per lui e poi con le mani perché non dovevo rispondergli e dovevo soltanto stare zitta e ubbidire ai suoi ordini e ai suoi comodi.

Nonostante il fatto che siamo in Italia e si guadagna bene, Joshim ha fatto vivere me e Pervez da poveri perché i soldi li ha mandati e ancora li manda quasi tutti in Bangladesh ai suoi genitori.

Io e Pervez abbiamo fatto una vita di stenti e di sofferenze e spesso Joshim non mi dava neanche i taka per comprare il riso o il pane.

Cara ma e caro ba, sapete quante volte ho pensato che sarebbe stato tanto meglio per tutti rimanere in Bangladesh e così almeno saremmo stati insieme a volerci bene nella nostra comoda casa e nella nostra bella famiglia per il resto della vita.

Joshim, da quando è partito, ha cominciato a non pregare e a non fare la volontà di Allah, ha cominciato a bere i liquori e a mangiare nel mese del digiuno con la scusa che doveva lavorare e che aveva bisogno di essere in forza perché altrimenti i suoi padroni lo avrebbero licenziato e non avrebbe più potuto mantenere i suoi genitori.

Tante notti tornava a casa ubriaco, mi picchiava senza alcun motivo, mi vomitava addosso e mi insultava dicendo che ero una cattiva donna e che dovevo stare sempre zitta e mi minacciava di sfregiarmi il viso con l’acido muriatico se avessi parlato con qualcuno di lui e mi impediva di scrivervi perché temeva che parlassi di lui a voi e che dicessi tutta la verità.

Adesso potete capire in quale tragica situazione mi sono trovata e mi trovo, sola in un paese straniero, senza famiglia e senza il denaro per vivere, ma per fortuna ho la grande gioia di avere il mio Pervez, la consolazione del Grande Benefattore, la mia voglia di essere attiva e la generosità di tanta gente che mi aiuta e mi protegge.

Dovete sapere che in Italia per certi reati si va in carcere e la legge non permette di picchiare o di sfregiare le donne; la legge italiana mi protegge sempre e mi aiuta in ogni modo.

Dopo aver subito le violenze mi sono rivolta all’assistente sociale del comune di San Biagio di Callalta dove abito, una donna forte e comprensiva che mi ha assistito e mi ha difeso con i consigli giusti.

Joshim ha capito che adesso non sono sola e abbandonata e sa che se sbaglia un’altra volta prima va in galera e poi lo sbattono fuori dall’Italia.

Ma lui non è preoccupato per me, ma per i suoi genitori perché, se non lavora, non può spedire loro i taka per vivere; adesso anche suo fratello Massud è venuto in Italia e ha trovato una sistemazione e un lavoro, ma lui è una persona buona e timorata di Allah e ha capito subito che Joshim non è più quello di prima e ha paura di intromettersi.

La legge italiana adesso è più severa, perché al governo ci sono i razzisti, quelli che non vogliono gli stranieri, e allora chi sbaglia fa le valigie e se ne torna subito a casa e senza tanti complimenti.

Purtroppo chi parte dal proprio paese e conosce il benessere e il progresso che ci sono in Italia o in Francia o in Germania, si rende subito conto della povertà in cui viveva e non vuole più tornare indietro; dalla povertà si fugge volentieri come se fosse un male, ma dalla ricchezza si ritorna come se fosse una droga.

E pensate che noi islamici in Italia abbiamo il benessere materiale, ma non abbiamo una Moschea per pregare; io mi rivolgo ogni giorno al Benefattore dalla mia stanza e sopra la mia preghiera e faccio ogni giorno l’elemosina come vuole la nostra religione.

Ritornando a Joshim, caro baba, tu sai e ricordi che mi hai insegnato a essere una buona figlia e una buona persona e anche se non ero quel figlio maschio che hai sempre desiderato e che non hai mai avuto, mi hai educato a non essere sottomessa a nessuno, tu non mi hai mai picchiato e mi hai sempre trattato come la tua principessina.

Ricordo che, quando mi portavi in giro per il paese, mi mostravi alla gente con orgoglio e a chi ti diceva che ero femmina rispondevi in malo modo e gli dicevi che i figli sono un dono di Allah e lo trattavi da ignorante e da uomo senza fede.

Questo tuo amore io non l’ho mai dimenticato e me lo sono portato dentro il cuore anche in Italia assieme alla grande sofferenza di averti lasciato e mi sono sentita e mi sento ancora una figlia ingrata per non avere ricambiato il tuo grande amore come meritava.

Se poi penso che sono stata costretta a lasciarti per andare con Joshim, l’uomo che anche tu a suo tempo avevi voluto per me come marito, mi sento smarrita e ho la sensazione di avere sbagliato tutto nella mia breve vita.

La ragione di questo mio stato d’animo dipende dal fatto che purtroppo ogni giorno che passa ci allontana sempre più; sento che diventa sempre più difficile ritornare in Bangladesh, riabbracciarvi e vivere insieme a voi nella massima felicità dell’affetto che ci lega e anche perché Pervez si è abituato a vivere in Italia, vuole diventare un ingegnere ed è molto capace ed educato a scuola.

I professori gli vogliono tanto bene, lo elogiano per le sue capacità, per la sua bontà d’animo e per la sua gentilezza; purtroppo gli idioti non mancano anche in Italia e qualche stupido compagno gli fa notare che il colore della sua pelle è un po’ più scuro di quello degli altri.

Quando Pervez torna a casa e mi racconta in lacrime di avere subito queste offese, io lo consolo dicendogli che soltanto le persone ignoranti e i figli degli ignoranti possono ancora pensare in questo modo e dire queste cattiverie e gli suggerisco di rispondere al suo compagno dicendo che lui è soltanto invidioso perché la sua pelle ha un colore sbiadito come se fosse stata lavata con la varechina.

Io ho tanta forza di lottare, caro baba, e sento che questa vitalità cresce dentro il mio cuore ogni giorno di più; alla fine di ogni giornata sono contenta di avere risolto i miei problemi e di aver superato le mie difficoltà, di essere stata una buona madre per Pervez e di aver vissuto le cose belle della vita quotidiana.

Ma non dimentico mai di ringraziare per queste mie capacità l’Onnipotente che mi ha voluto ricompensare in questo modo e indicare la strada giusta per reagire alla disgrazia e non dimentico mai di ringraziare il mio baba che da piccola mi ha portato con sé in mezzo alla gente del paese per conoscere il mondo e mi ha dato sempre i giusti insegnamenti.

A questo punto mi chiedo: cosa me ne faccio di un uomo che non mi ama, che non mi ha mai amata, che mi picchia e che non mi rispetta ?

Anch’io forse non l’ho mai amato e non lo amo, ma, caro ba, ti giuro che non l’ho mai tradito e che sono sempre stata con lui rispettosa, disponibile, giusta e pia.

Perché devo correre ogni giorno il rischio di essere uccisa in un suo momento di follia ?

Joshim, purtroppo, non mi è utile in ogni senso e a me non serve un uomo che è soltanto pericoloso, per cui a volte penso affidarmi alla legge italiana per essere difesa, ma senza dimenticare di essere musulmana e che la mia prima legge è sempre quella del Corano e che si deve adempiere la volontà del Grande Perdonatore.

Spero di non avervi dato un grande dolore e sono sicura che comprenderete le mie difficoltà e che sarete sempre orgogliosi di vostra figlia Mabia.

Adesso mi metto lo shari e vado in posta a spedire questa lettera e così vi arriva qualche giorno prima.

A ma e a ba tanti baci dalla devota e riconoscente figlia Mabia.

Credetemi !

AKHTER MABIA 9

Savar, boischac mash, 200…

A Joshim il suo shoshur manda saluti nel nome di Allah il Perdonatore e viene a spiegarsi con lui come aveva promesso nella precedente e tanto arrabbiata lettera.

Forse ho esagerato, ma non ritiro nulla di quello che ti ho scritto, anche se il molovì mi ha illuminato sulla questione, ha consolato le offese subite dal mio sangue, mi ha riportato sulla giusta fede, mi ha fatto ragionare sui fatti che sono successi e mi ha un po’ tranquillizzato.

Joshim, tu sai che Allah è Perdonatore, ma io sono un povero uomo di fede che ha tutte le debolezze dei suoi figli più devoti, per cui non posso perdonarti di avere offeso e colpito la mia famiglia e la lettera che ti ho scritto era in difesa del mio sangue e del mio onore.

Ma noi uomini apparteniamo soltanto al nostro Dio e questa è la verità più difficile da capire, da accettare e da mettere in pratica soprattutto come genitori che danno la vita ai propri figli, li curano, li proteggono e li vorrebbero vedere sempre felici.

La fede, la devozione e la disposizione a fare la volontà di Allah si misurano soprattutto quando sai staccarti dagli affetti terreni per riservare tutto il tuo amore di creatura al vero e unico Padre, Lui, il Grande, il Misericordioso, il Clemente, il Perdonatore.

Intanto devo dirti che non ho ricevuto una tua risposta alla mia lettera e la cosa mi fa pensare male e aggrava i miei sospetti perché non è sicuramente un buon segno.

Comunque io vado avanti e sono sempre di sentinella.

Ho informato i tuoi genitori del tuo vile comportamento nei confronti di Mabia e del piccolo Pervez e siccome non volevano credere a quello che dicevo, abbiamo litigato furiosamente e sono venuti i vicini a dividerci perché ci eravamo presi per i capelli e quando volevo fargli leggere la lettera di Mabia, mi hanno detto che non credevano a quello che scriveva mia figlia, ma io ho capito che la verità era un’altra e cioè che anche loro, come te, non sanno leggere e non sanno scrivere.

Io tornerò all’assalto al momento opportuno e anche lì sono di sentinella.

Mio fratello è stato informato di quello che è successo ed è rimasto sorpreso del tuo comportamento e ha detto che farà di tutto per sistemare la questione, ma io penso che lui è soltanto un incapace, il fratello più vecchio della famiglia ma un incapace e con l’età che avanza non ragiona più bene e poi Mabia non è sua figlia e questa non è una cosa di poco conto, specialmente perché lui ha avuto soltanto figli maschi e disprezza le donne e pensa che siano più o meno delle capre da vendere al mercato di Dakka.

E anche lui è stato sistemato e speriamo che si tenga lontano da questa storia, visto che ha già combinato abbastanza guai quando ha voluto che Mabia si sposasse con te.

E anche qui io sono di sentinella.

Il fochir mi ha liberato da tutti i gin maligni che avevo addosso e che giravano intorno alla mia casa e ne ha trovati talmente tanti che il poverino per scacciarli ha lavorato per una settimana e mi ha detto che erano dei gin veramente maledetti perché andavano via al mattino e tornavano di notte, per cui lui pensava di averli eliminati tutti, ma poi al mattino li ritrovava sempre al solito posto e ha dovuto cambiare le formule del rito e la forza dell’esorcismo.

Anche questo maleficio è stato sistemato e anche qui è importante che io sia sempre vigilante perché altrimenti rischio di essere preda dei gin di Iblis.

Sono sicuro che anche tu sei pieno di gin maligni ed è bene che tu vada dal fochir o da qualcuno in Italia che ti liberi dalle forze del male.

Questo è un consiglio giusto che un padre può dare a un figlio, ma io non ti vorrei come figlio e perciò ritiro tutto.

Adesso passo al molovì e ti dico quello che io già sapevo e quello che lui mi ha detto, quello che forse tu non hai mai saputo e quindi non potevi neanche ricordare.

Il matrimonio è un patto a cui portare rispetto e fedeltà di fronte ad Allah, perché Lui è informato di tutto e vede tutto e quindi bisogna stare molto attenti a onorare i patti perché non portare fede ai patti è un peccato molto grave.

Le doti di una moglie perfetta sono la fede e la sottomissione ad Allah, la devozione e la penitenza, l’adorazione di Allah e l’osservanza del digiuno, la purificazione e il servizio all’uomo che l’ha scelta e che a lei è stato preposto dalla volontà dell’Onnipotente.

Il molovì ha tirato fuori dal Corano le leggi di Allah e non le sue convinzioni o i miei desideri di padre.

Caro Joshim, è cosa buona che tu rilegga o legga le nostre leggi divine e, se non le hai mai studiate perché vivevi in campagna o non sei andato a scuola o a pregare nella moschea, adesso è giusto che tu conosca i doveri del patto matrimoniale.

Il molovì ha detto che se una donna teme maltrattamenti da parte del marito o teme la sua avversione non ci sarà problema se si accorderanno tra di loro perché l’accordo è la migliore soluzione e bisogna stare attenti a quello che si decide perché Allah è informato di tutto e vede tutto.

Anche se un uomo lo desidera, non può essere giusto con le sue mogli, ma non deve seguire la sua inclinazione e deve sempre alla fine riconciliarsi con loro perché Dio è Perdonatore Clemente e proprio per poter perdonare ha creato i suoi figli imperfetti.

Le spose sono un campo e l’uomo va nel suo campo quando vuole e si dispone in maniera pia verso le sue donne e deve temere sempre il giudizio di Dio perché Lo incontrerà nel Giorno del Giudizio.

I giuramenti non devono essere un ostacolo per la carità e la devozione ed è sempre gradito ad Allah l’uomo che si riconcilia e non quello che mantiene l’odio.

Allah tutto ascolta e tutto sa e non punirà l’uomo soltanto per una leggerezza nei suoi giuramenti, ma per ciò che il suo cuore avrà sentito e avrà inteso fare.

Ha concesso come mogli le donne credenti e caste, le donne oneste a cui è stato dato il dono nuziale e che sono state sposate con il cuore pio e non come libertini debosciati perché sarebbe come rinnegare la propria fede e costoro nell’aldilà saranno tra i perdenti.

E coloro che accusano le donne oneste senza portare quattro testimoni sono turpi e saranno fustigati con ottanta colpi di frusta e non sarà accettata la loro testimonianza, perché Allah li perdona solo se si pentono.

Quanto a quelli che accusano le loro mogli senza avere altri testimoni che se stessi, costoro non sono graditi ad Allah e meritano la punizione.

Coloro, invece, che rispettano i patti e i loro impegni sono graditi ad Allah e il Giardino sarà la ricompensa finale.

Allah ha ordinato agli uomini giustizia e benevolenza, generosità con i parenti e ha proibito la dissolutezza e la ribellione.

Ricordati, Joshim, che dopo avere accettato il patto del matrimonio, non puoi mancare ai giuramenti che hai prestato e che hai chiamato Allah a garanzia delle tue promesse e Allah non si scomoda per niente e soprattutto non dimentica.

Se Mabia non è stata infedele, tu non puoi in nessun modo maltrattarla perché commetteresti un’ingiustizia e un grande peccato e ne risponderesti direttamente a quel Dio che in questo caso non potrà essere Perdonatore e Clemente.

Questo io già sapevo da buon fedele di Allah e questo è quanto mi ha detto il molovì.

Questo era quello che ti avevo promesso e questo ti ho mandato.

Ravvediti e prega, ma soprattutto non fare violenza al mio sangue.

A Joshim manda saluti uno shoshur ancora arrabbiato e molto preoccupato.

Non dimenticare mai che io non dormo e sono sempre di sentinella.

AKHTER MABIA 8

Savar, boischac mash, 200…

A Joshim non mando saluti, ma lo richiamo subito all’obbedienza delle sacre Leggi di Allah e al doveroso rispetto di tutti i Patti che di sua volontà ha contratto nel nome del nostro Signore.

Joshim, chi ti scrive è il tuo shoshur, uno shoshur molto arrabbiato e quasi quasi molto adirato con te.

Io sono molto, ma molto arrabbiato con te, direi moltissimo e tantissimo perché, mentre ti scrivo, sento che il sangue mi ribolle dentro le vene fino al punto che, se ti avessi fra le mani, ti farei tanto male, ma proprio tanto tanto male, tutto quel male che tu hai fatto e stai facendo a mia figlia e a mio nipote, al sangue del mio sangue, e in più ti darei anche qualche bastonata sulla testa per avere gli interessi dei danni che ho subito senza aver fatto niente di male e senza poter fare niente per difendere le persone a me, uomo che ha fede, molto care, a me, uomo che ragiona, molto preziose.

Come avrai ben capito, mio caro furbo campagnolo che si è rifugiato in città ma è rimasto sempre un uomo di campagna ignorante fino alla radice dei capelli, mia figlia Mabia mi ha scritto e mi ha riferito, in maniera breve ma purtroppo molto chiara, dei tuoi maltrattamenti verso di lei e soprattutto verso il piccolo Pervez.

Tu devi essere proprio pazzo, ma un pazzo veramente furioso e pericoloso per la brava gente, un folle criminale da abbandonare nel deserto in balia dei serpenti e della calura in attesa che il Giusto ti condanni alla Fornace eterna per i meriti che non hai acquisito in questa tua vita di violenza e di miscredenza.

Il mio sangue si ribella ancora una volta al pensiero che tu possa essere così selvaggio nei confronti delle persone che ti vogliono bene e in particolare nei confronti di quella povera creatura che è il piccolo Pervez, tuo figlio e non il tuo cane, il sangue del tuo sangue.

Capisco che mia figlia Mabia non ti appartiene come sangue ma soltanto come moglie, ma tuo figlio Pervez è il tuo sangue vivo, il tuo sangue rosso, quello che sgorga dal tuo cuore, il sangue che tu gli hai dato quando Allah ha voluto affidartelo.

Maltrattando tuo figlio, tu non colpisci soltanto il tuo sangue, ma anche la volontà del Provvidente che ti ha voluto dare un suo figlio maschio e ogni volta che lo disprezzi o lo colpisci è come se tu bestemmiassi Allah con la peggiore delle bestemmie.

Per quanto riguarda il male che hai fatto e continui a fare a mia figlia Mabia, io ti prometto che, appena ti avrò tra le mani, ti spaccherò la testa con il martello per vedere che cosa hai al posto del cervello e ti aprirò il petto con il falcetto per vedere che cosa hai al posto del cuore.

Ma questa è la legge del mio sangue e tu, caro farabutto Joshim, forse ti ricorderai che questa non è la nostra vera Legge, perché la nostra vera Legge è la Legge di Allah, Quella del Corano, Quella che il nostro Dio, il Giusto, il Misericordioso e l’Onnipotente ha dato a Muhammad, la Legge di Colui che ci insegna a legarci soltanto a Lui e ci impone di non legarci al cielo, alla terra, alle ricchezze, alle nostre donne e addirittura neanche ai nostri figli.

Eppure, io ti dico e ti confermo che esiste anche la legge del sangue e io la sento dentro il mio cuore, nelle mie vene, una legge umana che chiede vendetta contro chi colpisce i miei figli e umilia le loro persone.

E tu, mio caro Joshim, sei uno di questi e sicuramente il peggiore dei miei nemici perché sei travestito da marito infame e da padre debosciato.

Joshim, mio caro selvaggio venuto in città dalla campagna per ripulirti del fango della tua ignoranza, io ti chiedo con quale diritto divino e umano ti permetti queste violenze contro mia figlia Mabia e contro tuo figlio Pervez.

Io chiedo ancora una volta al selvaggio venuto dalla campagna con quale diritto divino e umano maltratta sua moglie e suo figlio.

Io voglio una risposta da te, ma so anche che la tua ignoranza è grande quanto tutto il Bangladesh e quindi non mi aspetto niente da te.

Ma io devo avere soddisfazione in questa mia disgrazia e intanto mi sfogo con te per lettera e domani andrò a Dakka dai tuoi genitori e mi sfogherò anche con loro e farò sentire ben bene tutto l’acido che ho dentro lo stomaco da quando li ho conosciuti per tutti gli inganni che mi hanno tirato con la complicità dello stupido di mio fratello.

E ancora non è finita, perché dopodomani andrò dal molovì di Savar per avere la Verità su questa situazione in base alle Leggi del Corano, le sole e le giuste e se non sarò soddisfatto andrò dal molovì di Dakka per avere il suo responso e tutto questo per colpa di un ignorante e di un prepotente come te.

E se non mi sarà passata la rabbia, appena ti vedrò, ti spaccherò la testa come un coniglio e ti aprirò il cuore come un vitello.

E se non vieni tu in Bangladesh, vengo io in Italia a darti la giusta lezione che meriti da bastardo e da infedele.

Io ti ricordo soltanto che certamente non sei nel giusto e nel rispetto della nostra Legge religiosa.

Tu, caro mio selvaggio, ti sei dimenticato della Legge del Corano, ammesso che tu la conosca o l’abbia mai letta.

E i Patti che tu e la tua famiglia avete contratto con me e con la mia famiglia li hai dimenticati o li hai gettati nella spazzatura ?

Tu finirai nella Fiamma ardente !

Una cosa è sicura, caro Joshim: tu finirai nel Fuoco eterno per quello che hai fatto e stai facendo !

Ricordi, Joshim, quando i tuoi genitori sono venuti nella mia casa a chiedere mia figlia Mabia in sposa per te ?

Ricordi che io non ero tanto d’accordo e che i tuoi genitori hanno insistito con mio fratello per farmi cedere come uno stupido ?

Io avevo capito che dietro il tuo silenzio c’era rabbia selvaggia e tanta ignoranza di tutti i tipi e che di ignoranza dentro di te ce n’era proprio per tutti e in abbondanza.

Ma io, proprio io che pensavo di essere intelligente, proprio io ho sbagliato perché sono stato stupido a lasciarmi convincere dall’imbecille di mio fratello maggiore, un capofamiglia che è maggiore soltanto d’età, perché di cervello non capisce né un dattero di una palma, né un’unghia di un cammello.

Io non avevo una figlia da regalare al primo venuto perché non avevo niente da darle da mangiare; la mia tavola è stata sempre imbandita con la misericordia di Allah.

Io non avevo una figlia da vendere al primo acquirente come una gallina malata; le mie figlie sono le cose più preziose che possiedo dopo la mia fede e sono piene di uova sane e tutte da fecondare.

Io non avevo una figlia in più da sistemare nel mercato delle donne o da dare in sposa; le mie figlie possono attendere senza alcuna fretta che arrivi la persona giusta e degna della loro devozione e soprattutto della loro intelligenza.

Io avevo una figlia preziosa e cara da rendere felice e da affidare a un uomo gentile e rispettoso e questa mia figlia preziosa e cara io la riprenderò e la riporterò a casa mia togliendola a un uomo infedele e ingiusto anche se dovessi fare il diavolo e l’amico di Iblis.

Spero che Allah non mi ascolti e non legga mai questa mia lettera, ma penso che per il Grande Veggente e per l’Onnisciente non sarà difficile cogliermi in questo grande peccato e darmi la giusta punizione.

Ebbene, io pagherò le mie bestemmie e i miei peccati verso il Magnanime, ma tu pagherai tutte le ingiustizie e le violenze che hai fatto a Mabia e a Pervez prima su questa terra e dopo nella Geenna.

Intanto, dopo avere spedito questa lettera, andrò da mio fratello a spiegargli le cose come stanno, perché anche lui deve spiegarmi come faceva a dire che i tuoi genitori erano delle brave persone quando alla fine si sono dimostrati degli imbroglioni e dei poveri morti di fame senza taka e senza cuore e quello che è ancora più grave senza alcun onore.

Ricordati, caro Joshim, che la verità è soltanto questa: se tu e la tua famiglia non avevate uno zio che lavorava a Dakka nel ministero del governo, sareste rimasti dei campagnoli morti di fame e non avreste potuto imbrogliare la gente facendovi passare per cittadini istruiti e per persone ricche e vissute e tu saresti rimasto un povero campagnolo e non ti saresti mai arruolato nell’esercito e forse sarebbe stato meglio, perché così non avresti sentito ancora di più il gusto della violenza.

E poi è anche vero che chi è abituato ad obbedire ai marescialli, non pensa e, se pensa, pensa quasi niente o pensa quello che pensano i suoi capi.

Ricordati, caro Joshim, che chi è abituato a mangiare gli avanzi del cibo di un altro, anche quando diventa ricco, sente sempre in bocca la puzza della miseria.

Ricordati anche che a mia figlia Mabia la tua nobile e ricca famiglia non ha portato tutti i regali che avevamo stabilito, perché il bracciale e la collana d’oro li hanno presi in prestito dai parenti e alla fine della cerimonia Mabia li ha dovuti restituire con la promessa che poi glieli avreste comprati, mentre da me avete preteso tutto quello che era nei patti, il corredo, i mobili, la collana, il bracciale e tutto il resto che non sto qui ad elencare e che mi è costato un patrimonio per avere in contraccambio tante botte e tanti dolori.

A mia figlia avete soltanto regalato un paio d’orecchini da quattro taka e oltretutto comprati al mercato clandestino di Dakka e non in un negozio di gioielleria.

Domani andrò a Dakka e parlerò con i tuoi genitori del tuo vile comportamento nei confronti di Mabia e di Pervez e chiederò loro di intervenire per farti ragionare, anche se non credo che capiranno la gravità della situazione.

E poi andrò dal molovì per chiedergli cosa dice il Corano in questi casi e ti scriverò tutto quello che mi dirà, anche se io credo che non ne vale la pena perché chi ha osato picchiare il proprio figlio è un infedele e non capisce niente.

Ma stai ancora molto attento a non fare del male al mio sangue, perché io vengo a prenderti in Italia e ti trascino per il collo in Bangladesh davanti al giudice del nostro paese e davanti al molovì della Moschea di Dakka.

Non toccare più il mio sangue, perché io lo sento anche se sono tanto lontano e perché io non resisterei a stare con le mani nelle mani a lungo sapendo che Mabia e Pervez sono in pericolo.

Ricordati che per la nostra famiglia tu sei un estraneo e che io sono sempre di sentinella.

Ravvediti e sii rispettoso verso Allah e verso le Sue Leggi.

Ma io resto convinto che sei soltanto un ignorante anche perché non mi hai mai scritto e quindi non sai né leggere e né scrivere.

Adesso vado anche dal fochir per farmi tirare via tutti questi gin maligni che mi sento addosso e attendi altri aspri rimproveri e malauguri dal tuo shoshur.