AMICI

A santo Paolo del Solarium ho tanti amici.

Io ho tanti amici a saint Paul.

Non mi mancano gli amici a san Paulu del Solarin.

Non sarò mai solo se resto a san Paolo.

Amici di qua,

amici di là,

amici di qua e di là,

amici su e giù,

amici dappertutto.

Ma tutto questo Maria non lo sa.



Salvatore Vallone



Harah Lagin, Carancino, 26, 04, 2024

ROSA

Rosa dolze e aulentissima,

rosa odorosa,

rosa spinosa,

hermosa,

dolorosa,

che appari in ver la state,

a luglio e dopo di maggio,

rosa rosio,

rosa rosada,

rosa rosata al rosolio della nonna,

rosa spirada,

desperada e ansimada,

rosa rosone,

rondine e rondone,

rosa rusciana,

rosa buttana,

rosa caliente,

rosa ponente,

rosa levante,

rosa mutante,

rosa squamosa,

rosa smaniosa,

ardente e prosperosa,

rosa amorosa,

rosa radente di coccole aulente,

rosa mistica e smisurata,

rosa ammanettata,

ammantellata e desposada,

rosa alla spina,

rosa malupina,

rosa marina e siminzina,

rosa di Maria e di zia Pia,

rosa Pinuccia,

rosa Rosuccia,

scarna e ricuccia,

vergine Cuccia,

rosa cadente e rosa sanguigna,

rosa radente e rosa ammaliente.

Lui si chiamava Rosa

e nei suoi occhi aveva gli occhi tuoi.

Salvatore Vallone

Carancino di Belvedere, 05, 03, 2023

LA SAGA DI GRAZIELLA

Graziella è una donna istruita

che in Sicilia parla in italiano.

Graziella è una donna del popolo

che studia per maestra dalle suore Orsoline.

Graziella è figlia di Pietro,

fratello di nonno Giovanni.

Graziella è una donna composta

che sposa Giuseppe, detto Pippino.

Graziella ama Pippino,

sergente della regia Marina italica.

Graziella è una mamma complessa

che ha quattro figli preziosi.

Graziella li chiama Maria, Lello, Maria e Piero

e la meningite ruba i tredici anni della prima Maria.

Graziella accudisce amorevolmente Lello

che nasce con il forcipe.

Graziella lo trascina in carrozzella

in questo grigio novembre del 1943.

Graziella è investita dal vento misto alla neve

in questo freddo novembre del ‘43.

Graziella è in fuga da Pola

in questo tragico novembre del ‘43.

Graziella è fermata da un povero soldato

tra Pola e Fiume in questo inumano novembre del ‘43.

Graziella copre Lello con il suo corpo

di fronte al mitra che spara la morte.

Graziella muore con Lello

e lascia sulla neve la rossa impronta della memoria.

Graziella ha il petto e il grembo squarciati

e Lello ha un foro nella testa e nel cuore.

La figlia Maria è testimone di questo terribile amore

fino a quando l’angoscia di morte le toglie l’identità.

Salvatore Vallone pone nel giorno della Memoria

e nel dolce ricordo di mamma Graziella e dell’incolpevole Lello.



Carancino di Belvedere 27, 01, 2022





I COMPITI SCOLASTICI NEL TEMPO DEL CORONAVIRUS

Gentile dottore,

la ringrazio per questa opportunità e le pongo subito il problema dei compiti da fare in casa. Ho due figli di dieci e di otto anni. Sono sempre annoiati e non fanno i compiti che tramite warzapp vengono comunicati. Come mi devo comportare e cosa devo pensare di questo loro comportamento? Mi risponda presto, perché per me è un grosso problema. Mio marito dice che poi passa. Viviamo in una casa di ottanta metri quadrati e stare insieme è diventato pesante.

Grazie ancora da Maria della provincia di Udine.

Cara Maria,

il problema principale è la salute psicofisica di tutti voi, genitori e figli, collaborativi e appartati, preoccupati e fatalisti. Siete chiamati a inventare di volta in volta come si può stare insieme in uno spazio ridotto e per un giorno intero e poi anche per quello che verrà, fino alla liberazione dalla costrizione fisica e dall’incubo dell’infezione. Bisogna stimolare la creatività e mettere in moto l’intelligenza operativa collettiva, la furbizia della famiglia, la somma delle vostre intuizioni valide per una buona convivenza.

Come si fa?

Tu hai visto che ognuno di voi ha trovato il suo posto e il suo ruolo, che insieme svolgete con piacere i riti quotidiani come la colazione, il pranzo e la cena, (lo scambio simbolico degli affetti tramite la condivisione del cibo), come la fruizione di un programma televisivo o la partitella a scopa o a tressette, a ramino o a burraco, o addirittura la lunga avventura del monopoli. Anche andare a dormire è un rito naturale e gradevole. L’andamento logistico della giornata sembra essere lo stesso di prima e di sempre, ma nel tempo del coronavirus acquista note diverse proprio perché la Vita è chiamata in causa in prima persona e il corpo rischia il contagio. Si vive con la spada invisibile di Damocle sulla testa. Tutti sappiamo che si è in pericolo e tutti reagiamo secondo la nostra formazione e organizzazione psichiche. In questo si è tutti originali e per questo motivo è necessario comprendersi e tollerarsi, amalgamarsi ed essere duttili. La tolleranza è la virtù sociale per eccellenza, è necessaria per la convivenza e per la civiltà ed è la condizione della libertà possibile. La duttilità è la virtù psichica necessaria in questi frangenti clinici di sofferenza. Il sentimento d’amore si veicola e si manifesta con queste virtù, la tolleranza e la duttilità. Sapere cosa succede a livello psichico in queste dinamiche individuali e sociali aiuta notevolmente a superare le difficoltà, le incomprensioni e le fatiche.

Cosa si scatena in questa convivenza forzata a livello di Psiche in tutti noi?

Soprattutto, cosa si scatena nei ragazzi, sempre in questo famigerato livello?

La clausura e la costrizione rientrano nella gestione del nostro “Super-Io”, l’istanza psichica che regola i divieti, le proibizioni, le imposizioni, le norme, tutto quel materiale psichico e sociale che sa di legge e di dovere, di limite alla potenza e all’onnipotenza. La dimensione psichica del “Super-Io” viene messa a dura prova in questa emergenza individuale e collettiva. Ognuno di noi, cara Maria, reagisce con la personale sensibilità al divieto, la propria tolleranza o intolleranza alle limitazioni e alle imposizioni. L’istanza “Super-Io” è coordinata dalla vigilanza razionale e realistica dell’Io e deve essere sempre tenuta sotto controllo dalle funzioni logiche, pena la soccombenza al peso del dovere o al bisogno del rifiuto della norma. In ogni caso non deve andare mai in crisi la funzione dell’Io che mette in equilibrio le spinte delle pulsioni e dei bisogni e le controspinte delle limitazioni e delle repressioni. Tutti indistintamente abbiamo a che fare con il nostro “Super-Io” e con la sua elasticità: quanto più duttile e diplomatico è, meglio si sopportano le congiunture limitanti e impositive. In questo drammatico presente storico e culturale la Psiche individuale e collettiva si deve attenere alle prescrizioni legislative semplicemente perché il fine della sopravvivenza supera qualitativamente qualsiasi ribellione alle imposizioni del “Super-Io” collettivo condensato nella Legge.

In questo drammatico contesto psicosociale la scuola può attendere dal momento che non è la priorità individuale e collettiva. Non bisogna sminuire il suo ruolo formativo, ma non bisogna amplificare la negligenza dei ragazzi nel fare i compiti assegnati per via telematica. Non si può fare buona scuola in questo modo anche perché manca il giusto rodaggio per questo cambiamento repentino della metodologia didattica. In questo assedio del coronavirus si può tappare un buco, ma quando la nave affonda servono i salvagenti e le scialuppe di salvataggio. L’essere chiusi in casa viene anche vissuto come una costrizione logorante per il blocco delle energie psicofisiche che comporta. Ognuno di noi si trascina dietro un peso e non sempre è confortato dalla necessità di reagire alla minaccia del nemico esterno. Non sempre le persone che trasgrediscono ai divieti delle leggi sono dei delinquenti o dei menefreghisti, spesso accusano i sintomi della claustrofobia, spesso reagiscono all’angoscia dell’inanimazione e dell’indeterminato psichico. Il Governo deve tener conto che il Popolo deve essere sempre motivato all’obbedienza per un fine superiore, ma deve calcolare che non lo si può trattenere per lungo tempo in angusti confini. L’iter psicosociale della tolleranza attraversa delle fasi ben precise e sul cui svolgimento ritornerò in un prossimo articolo.

Dopo i virologi saranno di turno gli psicologi, dopo che la paura di contagio e di morte sarà debellata nella realtà, toccherà alla Psicologia e alla Psicoterapia. A quel punto si spera che le angosce collegate a questa tragica esperienza siano di poco spessore, altrimenti la Psicoterapia sarà necessaria per il benessere della gente, per il ripristino degli equilibri psicofisici fortemente turbati. Dopo l’emergenza logistica si profilerà una emergenza più sottile e delicata, quella psichica. Finché la minaccia di contagio e di morte sarà forte e viva, la Psiche controllerà l’emersione dalla dimensione profonda dei nuclei delicati che tutti abbiamo elaborato e che ci hanno formato. Quando si allenteranno i cordoni della vigilanza, perché subentrerà la tanto auspicata normalità, la Psiche individuale e collettiva reagirà nel bene e nel male e allora sarà importante curare l’anima.

Mai paura, perché i disagi psichici non sono ignoti, come le azioni nefaste del coronavirus, e sono risolvibili.

In tanta disgrazia almeno questo ci consola.