SCRIVE MAMMA LIMPIDA…

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“Caro Salvatore,

Geg ha sette anni e da settembre frequenta la prima elementare: compagni nuovi, tutti i giorni fino alle sedici e il sabato a casa. E’ sempre andato volentieri a scuola senza manifestare malesseri di alcun tipo. Si è integrato bene, le maestre sono contente di lui, è buono e bravo, è sempre gentile con gli altri bambini.”

Analizzo questa lettera di mamma Limpida passo dopo passo, vista l’universalità dei temi trattati e l’utilità per le quotidiane relazioni “padri-madri- figli”. Innanzitutto dico e affermo: averne di bambini, meglio ragazzini, come Geg!  E’ quasi perfetto nella sua normalità specifica e nell’esordio descrittivo della sua mamma. Soprattutto “è sempre andato volentieri a scuola senza manifestare malesseri di alcun tipo.” E’ un primogenito di buona razza e sa ben inserirsi nel gruppo; del resto, ha dovuto adattarsi sin dalla tenera età al fratellino e la famiglia non gli ha risparmiato giustamente le relazioni sociali. Bene, anzi benissimo! I bambini devono vivere in mezzo alla gente e non isolati in una gabbia d’oro o in una casa tecnologica: servono il popolo e la dimora. Geg non somatizza disagi psichici profondi, né tanto meno disturbi di poco spessore: questo è importantissimo! Ripeto: se un bambino regredisce e somatizza, è da considerare in maniera adeguata perché non sta bene e non sta crescendo bene, sta accusando una disarmonia evolutiva negli investimenti della sua energia vitale, tecnicamente detta “libido”, e sta formando il carattere in maniera fortemente conflittuale. In questo caso e soltanto in questo caso è doveroso preoccuparsi “clinicamente” della salute psichica dei figli. Per il resto bisogna sempre lasciarli liberi di vivere i loro giusti conflitti e di formare il loro necessario carattere. Quest’ultimo si forma e non si eredita. Di psicologico non ereditiamo alcunché! Quindi, affermazioni del tipo “mio figlio mi somiglia nel carattere o somiglia a …” sono del tutto generiche e soggettive, non hanno alcun riscontro scientifico perché la “psiche” non è inscritta nel DNA. Procediamo: “le maestre sono contente di lui”. Sulle nobili e mai adeguatamente valutate figure delle maestre bisogna dire che per i bambini rappresentano il prolungamento sociale della figura materna e della figura paterna, in quanto essi proiettano su di loro i tratti psichici che hanno già conosciuto e sperimentato nei genitori. E’ anche vero che, a volte, le maestre esagerano nelle valutazioni psicologiche dei bambini, ma non dimentichiamo che la scuola primaria italiana è altamente qualificata ed è sicuramente la migliore almeno in Europa. Concludendo questa prima parte, è giusto affermare che Geg “è buono e bravo, è sempre gentile con gli altri bambini.” La parola va ancora a mamma Limpida.

“Per me è stata duretta abituarmi ad aiutarlo a fare i compiti per casa durante il fine settimana, perché richiede tanta pazienza e tanto tempo e riconosco che a volte sono nervosa e poco carina con lui. Poi con calma recupero e sono più paziente e meno pressante. L’ho lasciato abbastanza libero di gestirsi nel limite del possibile e soprattutto non l’ho minacciato e tanto meno terrorizzato.

Sia lode alla mamma! Limpida è consapevole di non essere nata madre e di non essere stata educata a tale arduo compito. Ha soltanto sperimentato in primo luogo la sua mamma e si è fatta un’idea della figura materna in base al “criterio del meglio” e abbandonando in parte il “criterio della Nutella”. Limpida ha vendemmiato dalla sua esperienza di figlia le “parti migliori” di sua madre, le ha assimilate e le mette in atto con i suoi figli. Le “parti negative”, quelle che non ha gradito e condiviso, le ha lasciate alla sua augusta genitrice e alla sua cultura. Il “criterio della Nutella” si attesta nell’ereditarietà della crema da spalmare senza alcun cambiamento degli ingredienti e soltanto nel cambiamento delle generazioni: “la nonna la dava alla mamma, la mamma la dava a me e io la darò ai miei figli”. La libera e proficua evoluzione del costume genitoriale si attesta nel conservare il “meglio educativo” e nel sostituire il “peggio educativo” con il proprio “meglio”. Limpida ha ripreso a fare i compiti dalla parte opposta del suo essere stata scolara e senza essere maestra, ma essendo tanto di più e di più complicato, l’essere “mater et magistra”. Notevole la consapevolezza dei suoi limiti e la disponibilità a imparare per amore dei figli. E poi vogliamo trascurare l’educazione all’autonomia “nei limiti del possibile”? Ma, il capolavoro educativo di Limpida è costituito dall’assenza di minacce e tanto meno di terrore, di ricatti e di manovre colpevolizzanti. E’ importantissimo per il futuro equilibrio del bambino non indurre sensi di colpa. Già di suo il bambino non si esime dal colpevolizzarsi per le scelte d’investimento della sua “libido” durante il periodo critico della formazione del suo carattere, se poi ci mettiamo anche la mamma che gli grida “tu sei cattivo e mi farai morire”, il pasticciaccio è benfatto e quasi completo. Fin qui mamma Limpida è ineccepibile e ammirevole per la consapevolezza del suo ruolo nel presente e soprattutto nel futuro prossimo. Non ci resta che procedere nella speranza d’incontrare qualche problema e qualche conflitto in Geg. Scrive ancora mamma Limpida.

“Tutto è andato bene fino a due settimane fa. Geg è venuto a casa con una nota della maestra perché aveva dato un pugno a un bambino, che tra l’altro è un suo amichetto. Gli ho parlato senza fargli pesare troppo la cosa. Lunedì aveva verifica d’inglese e si è messo a copiare e la maestra si è accorta. Aveva anche una poesia da imparare e non l’ha studiata. Io non lo sapevo, ma l’ho scoperto stamattina da un’altra mamma, altrimenti non avrei saputo niente. Per il resto Geg ha buoni voti, anche se per lui non è mai il momento giusto per fare i compiti. Fino a questo punto il capitolo scuola.”

Geg mi piace tanto, ma veramente tanto. A sette anni comincia a realizzare la sua aggressività con un pugno di bambino dato a un altro bambino, oltretutto amichetto a conferma che l’aggressività non guarda in faccia nessuno e tanto meno i familiari e gli affini. Geg avrebbe voluto dare questo pugno al fratellino impiccione che gli ha tolto il primato affettivo in famiglia o al padre che gli è di ostacolo nella relazione e gestione della madre. L’aggressività nel bambino non deve raggiungere i livelli di guardia, limiti che si possono fissare nella pulsione sadica fine a se stessa. Ossia, se ci si accorge che il bambino ha un gusto della violenza fisica, allora s’interviene e si corregge. Ad esempio, se un bambino scortica una lucertola, ebbene sì, preoccupiamoci! Ma chi non ha dato un pugno a un compagno di scuola, specialmente se provocato? Mamma Limpida parla con Geg e non induce sensi di colpa. Ottimo! Ancora. Copiare una verifica è un capolavoro. Geg si sta addestrando alla vita futura e alla giusta difesa di sé, come ha imparato a casa anche a causa del fratellino. Bisogna favorire nel bambino l’intelligenza operativa, la “truffa sociale”, perché questa è la vera intelligenza, quella che serve nell’esercizio del vivere, e non quella astratta e teorica. Propongo un premio a Geg  perché ha copiato e alla mamma e alla maestra perché non l‘hanno colpevolizzato. Il bambino è “di sinistra”, tendenzialmente in ebollizione e rivoluzionario, e spesso gli adulti si sono dimenticati il loro essere stati bambini e sono diventati moralisti e bacchettoni. Geg è assolutamente normale nel suo essere se stesso e sta crescendo bene. Arriviamo alle poesie da imparare a memoria, quelle che fanno odiare a vita la letteratura. Geg non l’ha imparata e non l’ha detto alla mamma. Limpida deve imparare a rispettare la “privacy” del figlio. Ogni bambino deve avere un mondo di cose per sé e può anche non condividerle. I genitori devono avere la giusta discrezione e il doveroso rispetto e non devono fomentare sensi di colpa per l’esclusione della mamma o del papà. Bisogna sempre favorire l‘emancipazione anche perché in questo momento della sua vita Geg è alle prese con altri conflitti ben più importanti, quelli legati alla formazione del carattere e nello specifico il complesso di Edipo e il “sentimento della rivalità fraterna”. Geg è promosso a pieni voti, fino a questo punto, dal sottoscritto, che è stato anche insegnante per quarant’anni, soprattutto perché non vive di scuola e sa districarsi da solo nelle vicissitudini personali e relazionali. Procediamo sempre nella ricerca di un conflitto evidente e consistente nella psiche di Geg e sempre secondo la versione di mamma Limpida.

“Verso fine anno ha iniziato a essere insofferente in casa. Si annoia e non sa cosa fare, si stanca facilmente delle cose che fa. Il suo maggior desiderio è quello di andare dal nonno e stare a lavorare nei campi con lui. Il padre è un po’ geloso di questa cosa, perché la vive forse come se non volesse stare con lui.”

Finalmente si profila un problema, un problema serio: la “noia”. Cari genitori, quando vostro figlio vi dice che si annoia, cominciate a preoccuparvi e non sottovalutate quello che vi sta dicendo, perché è l’accusa di un disagio e la precisa richiesta di aiuto. La parola “noia” deriva dal greco “nous” che significa “mente”. Consegue che “noia” è la degenerazione di una delle funzioni della “mente” e nello specifico della dimensione del “desiderio”. Un bambino che accusa la “noia”, non solo non ha desideri, ma soprattutto non desidera. Geg sta vivendo il conflitto edipico con i genitori e il conflitto affettivo con il fratello. Ben venga la scelta di andare dal nonno, avendo capito l’importanza psichica del nonno e della nonna e il bisogno di Geg di spostare l’angoscia edipica dal padre, vissuto come un nemico cattivo che punisce, al nonno, il padre buono che rassicura e insegna soprattutto l’amore verso la natura. Bisogna favorire la terapia che Geg ha scelto per sé: viversi con il nonno amando, giocando e imparando. La formazione del carattere sta avvenendo e la figura del nonno consente possibilità d’identificazione in una figura maschile che coltiva passioni e ha tanto da dire e tanto da dare. Il padre non ha nessun motivo di essere geloso, anzi deve favorire e non proibire la terapia scelta dal figlio e deve intervenire proponendosi come padre allettante e non contro il nonno. Ecco cosa dice Geg alla nonna a  conferma del problema edipico e della rivalità fraterna.

“Geg ha raccontato alla nonna che il padre fa preferenze verso Gig. La cosa è un po’ vera. Gig ha un altro carattere e non si lamenta mai. Il padre ama i suoi bambini e loro vengono prima di tutto, però nei confronti di Geg è più severo, lo rimprovera e vorrebbe che fosse più docile. Ma Geg non lo è! Geg cerca tanto la complicità del padre, lo istiga, lo fa arrabbiare e poi va a farsi coccolare, però quando il padre gli propone di stare insieme lui, preferisce andare dal nonno.”

Gig ha un carattere diverso semplicemente perché i vissuti sullo stesso oggetto non possono essere identici: due caratteri identici non esistono neanche nei gemelli monozigotici. Anche Gig si sta formando e ha i suoi conflitti con il padre, con la madre, con il fratello e anche con il gatto di casa, ma al momento non si evidenziano in maniera teatrale perché Gig li elabora e li contiene usando meccanismi di difesa diversi rispetto al fratello Geg. Il padre è bravo, ma è severo con il figlio che in questo momento è in aperto conflitto con lui. All’incontrario deve essere suadente con Geg, il quale a sua volta non può essere docile con il padre perché la competizione è l’unica arma che in questo momento della sua vita la sua psiche concepisce. Il padre non deve punire e tanto meno colpevolizzare il figlio. La provocazione di Geg nei confronti del padre ha la finalità di constatare il legame affettivo di quest’ultimo nei suoi confronti. Meno male che c’è il sostituto del padre, il nonno venerando. Si vede chiaramente la psicodinamica edipica di Geg. Padre e figlio vivono la stessa psicodinamica in maniera diversa, uno come rifiuto da parte del figlio e l’altro come cattiveria del padre nei suoi confronti.

“Il padre lo punisce a volte vietandogli di andare dal nonno. Gli ho detto che secondo me è sbagliato e non ottiene niente, anzi peggiora la situazione. Dovrà essere Geg a decidere la domenica di star con noi e non con il nonno.
Ho parlato con Geg e ha detto che io non faccio preferenze, ma il papà sì.
Non pensavo fosse così difficile il ruolo dei genitori. Mi devo impegnare a essere più paziente, ma a volte la sera mi snerva perché non vuole fare niente di quello che gli dico. Come faccio? Non posso lasciargli fare quello che vuole! Grazie di tutto, intanto e aspetto i tuoi buoni consigli. Cordialità da mamma Limpida”

Sbagliatissimo e dannosissimo impedire al figlio l’esercizio degli affetti per motivi di gelosia da parte del padre. All’incontrario bisogna favorire la vita affettiva per dare a Geg la sicurezza dei suoi investimenti di “libido”, se vogliamo evitare che da adulto sia bloccato nell’espressione dei suoi sentimenti e nell’offerta erotica del suo corpo. Le preferenze sono il tema della rivalità fraterna. Geg sta dicendo che suo fratello è più amato di lui da parte del padre e che deve identificarsi nel padre, ma viene respinto e Geg provoca e, invece di un alleato amico e complice, si trova un padre che lo punisce confermando il senso di colpa di Geg e istigando in lui la conseguente espiazione. Certo che non bisogna consentire ai figli di fare quello che vogliono e i figli stessi non chiedono questo e non sarebbero capaci di chiedere e di fare questo. Bisogna ascoltarli, individuare il problema e agire sul conflitto nella maniera migliore. In questo caso il padre deve fare alleanza con il figlio due volte, una per il complesso di Edipo e l’altra per la rivalità fraterna, dimostrando a Geg che ha esagerato, che tutti stiamo bene in famiglia al posto giusto e facendo vedere i vantaggi dell’esser tanti e solidali. L’ostinazione di Geg conferma che il padre, non ha assunto la strategia giusta, perché è entrato in conflitto con il figlio e non l’ha capito. Ma la lettera di mamma Limpida non è finita.

 

“P.S. Mi sono dimenticata di dirti del peso. Geg ha sempre fame, mangerebbe sempre, anche per noia secondo me. Gig mangia poco e devo stare attenta a stimolarlo perché altrimenti non ha appetito. Geg è la mia fotocopia caratterialmente, forse per questo riesco a capirlo meglio del padre.

Anche con il peso non vorrei stressarlo troppo. Il padre, a volte, l’offende e gli dice che a dieci anni peserà più di un quintale. Aiutooooo!”

 

Se Geg ha sempre fame, sta chiedendo qualcosa di altro attraverso il cibo, una dose psichica maggiore di mamma e papà, un’attenuazione della conflittualità familiare, una comprensione a modo di avvolgimento psichico e di abbraccio fisico. Per il momento non ha gli strumenti psichici per fare da sé, quindi, cari genitori muovetevi con l’ascolto, con l’accudimento, con il nonno e fate in modo che possa tanto desiderare. Come si fa per farlo tanto desiderare? Non assillatelo con problemi banali e perbenistici, lasciatelo libero di scegliere il suo divertimento, lasciatelo fantasticare, lasciate che sorgano i bisogni legati al suo progressivo conoscersi e non siate impiccioni; soprattutto! Cosa vi chiede vostro figlio per stare e per crescere bene? Vi chiede di comunicare attraverso i sensi e di esaltarli: guardami, ascoltami, baciami, toccami, abbracciami, accarezzami. Il mio testo “Ma cosa sognano i bambini” sarà un ausilio psicopedagogico ogni qualvolta dialogherete con vostro figlio sul tema “cosa hai sognato stanotte”?

INCONTRO CON L’AUTORE

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In occasione della pubblicazione del libro “Ma cosa sognano i bambini” di Salvatore Vallone, edito da Edizioni Psiconline, abbiamo posto alcune domande all’autore per una migliore comprensione del testo.

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Come nasce il suo libro?

“Ma cosa sognano i bambini” è il risultato di quarant’anni  di ricerca teorica e di pratica clinica, la giusta ratifica di un lungo periodo di studi e di esperienze. Nel libro ho elaborato i sogni dei bambini tutelando la loro privacy in ogni senso.

Com’è strutturato?

La prima parte del libro tratta la teoria essenziale sul sogno, la seconda parte contiene l’interpretazione di 156 sogni. Questa è la parte più consistente per la sua valenza psicologica e clinica. Ogni sogno, oltre l’interpretazione, contiene la prognosi e il rischio psicopatologico.

A chi si rivolge “Ma cosa sognano i bambini?

In primo luogo ai genitori particolarmente attenti al benessere psicofisico dei loro figli, perché capire il sogno aiuta ad affidarsi e a parlare di argomenti delicati. Inoltre i genitori possono avere una radiografia psicologica dell’evoluzione psichica e dei conflitti i che i figli stanno vivendo. Di poi, il testo è indicato per tutte le persone intenzionate a conoscere il loro bambino dentro, le radici del mondo adulto nell’infanzia. E’ anche utile agli psicologi e agli insegnanti.

Che cos’è il sogno?

Il sogno è il prodotto psichico del sonno e attesta il quadro psicologico in atto. Il sogno sviluppa psicodinamiche interiori e relazionali attraverso l’elaborazione dei “fantasmi” e secondo le modalità del “processo primario” ossia del pensiero prelogico, un’elaborazione dei dati molto prossima alla fantasia.           

Quali caratteristiche ha il sogno?

Il sogno è un insieme di “segni”, ha un “contenuto manifesto” che è il ricordo più o meno logico e più o meno rattoppato al risveglio, un “contenuto latente” che è il significato profondo e nascosto. Quindi il sogno deve essere interpretato perché viene elaborato dai meccanismi del “processo primario” che sono la “condensazione”, lo “spostamento”,la “drammatizzazione”, la “simbolizzazione” la “rappresentazione per l‘opposto” e la “figurabilità”. In questo modo il sogno è il guardiano del sonno perché consente di dormire senza che scatti l’incubo e di conseguenza il risveglio. Queste sono alcune caratteristiche della formazione e della funzione del sogno. Per il resto rimando alla parte teorica del libro, le prime cinquanta pagine accessibili anche ai profani senza perdere in scientificità.

Perché è importante interpretare i sogni?

Il sogno è la radiografia della struttura psichica e dei conflitti in atto, quindi funge clinicamente da diagnosi, prognosi e terapia. Accelera i tempi della psicoterapia e favorisce la coscienza di sé. Inoltre il sogno contiene i rischi psicopatologici, per cui non va soltanto interpretato, ma studiato accuratamente per una finalità clinica.

A chi giova comprendere i sogni dei bambini?

La comprensione dei sogni è utile decisamente per i bambini se riesce a lenire sofferenze fisiche e psichiche e se riesce a farli crescere meglio possibile. Giova ai genitori che stabiliscono con il figlio un rapporto più profondo e possono sensibilizzarsi sulle sue problematiche senza errori madornali di interpretazione del suo disagio. E’ determinante per lo psicologo clinico e per l’insegnante. Dal sogno di un bambino si può anche evincere se ha subito un trauma o una violenza ed è, quindi, anche utile per la magistratura.

E’ difficile per un genitore capire il proprio figlio attraverso il sogno?

Il padre e la madre non hanno competenze per interpretare un sogno, ma hanno tanta sensibilità e perspicacia per capire che qualcosa nel figlio non sta andando per il verso giusto. Tanti genitori mi consultano e io dico sempre che bisogna preoccuparsi quando il bambino regredisce a tappe già superate: ad esempio ritorna a farsi la pipì e la cacca addosso, balbetta e fa mugolii, non mangia adeguatamente, si sveglia in preda a incubi, batte la testa contro il muro e altri sintomi regredienti. Questo vuol dire che il livello delle tensioni nervose ha superato i limiti di guardia e l’omeostasi è in crisi.

La logica del sogno e la logica della veglia sono diverse?

L’uomo pensa da sveglio secondo le modalità del “processo primario” e del “processo secondario”: l’uomo pensa da dormiente secondo le modalità del “processo primario”. Il “processo primario” si evolve nel “processo secondario” come il bambino si evolve nell’adulto: ad esempio la fantasia si evolve nella Logica, ma non si dimentica e tanto meno si distrugge. Ne sanno qualcosa gli artisti e non soltanto loro, purtroppo. Il sogno si evolve logicamente quando si interpreta o meglio si decodifica, dal codice primario si passa al codice secondario, dall’emisfero destro del cervello si passa all’emisfero sinistro.

Qual è la causa del sogno nell’adulto e nel bambino?

La causa del sogno si attesta nei “resti diurni”, stimoli appena avvertiti e non adeguatamente seguiti nel giorno precedente, esperienze in atto e ricordi emersi dal profondo, conflitti e traumi in atto o pensati, quel materiale che si definisce “resto diurno”.

Cosa contiene il sogno dei bambini?

Il sogno dei bambini contiene la storia e la formazione: le sensazioni, le emozioni, i sentimenti. Queste sono le tre poderose sintesi dei sogni dell’infanzia che nel bene e nel male formano la struttura psichica e il cosiddetto carattere: “formazione reattiva”. Il sogno contiene gli oggetti privilegiati dal bambino nell’evoluzione degli “investimenti della sua libido”: il corpo, la madre, il padre, i fratelli, gli altri e le altre cose. Il sogno dei bambini contiene i fantasmi della fase orale, anale, fallico-narcisistica e genitale, il complesso di Edipo.

Quali sono i sogni ricorrenti nei bambini?

Decisamente ricorrenti sono i sogni edipici, i sogni che riguardano la vasta e variopinta relazione con i genitori. Questi prodotti psichici formano il carattere e sono presenti anche nella vita onirica adulta.

Qual è il sogno più preoccupante per un genitore?

I sogni più delicati sono quelli che riguardano il “fantasma di perdita”, la sindrome abbandonica, l’angoscia del bambino di essere abbandonato dai  genitori e in particolare dalla madre o da una figura similare. Il “fantasma di perdita” è deputato alla psicopatologia più tragica, la depressione. Credo che a questo punto mi vorrà chiedere “cos’è il fantasma”. Anticipo e le dico che i fantasmi sono i concetti elaborati dai meccanismi del “processo primario”, ma forse è meglio un esempio. Il concetto logico della mamma afferma che la mamma è colei che mi ha generato, il fantasma della mamma grida “mamma, mamma!”  Il concetto è emotivamente freddo, il fantasma è emotivamente caldissimo. I fantasmi sono simboli universali che riguardano l’origine, i genitori, la perdita,la sessualità e altro materiale culturalmente in atto.

Tra i sogni riportati nel libro quale colpisce di più la sua attenzione?

Sono particolarmente colpito dai sogni che riguardano la sessualità semplicemente perché viviamo in una cultura sessuofobica che risente di remore morali e religiose. Non mi risulta a tutt’oggi che nelle scuole esiste una materia titolata “educazione alla sessualità”. Le storture educative a tal riguardo sono responsabili dei peggiori mali sociali e di una vasta branca della psicopatologia.

Quali sono i risultati scientifici di quarant’anni di ricerca sul fenomeno del sogno?

La base teorica resta la ricerca di Freud in riguardo all’evoluzione della “libido” e alla formazione dei “meccanismi di difesa” e ai paradigmi dei sistemi psichici, di poi è intervenuta la scienza semiologica e la neuroscienza in riguardo al cervello e al suo funzionamento. Importante è anche il concorso della filosofia del linguaggio. Personalmente sono arrivato a formulare un quadro sulla consistenza del sogno con l’implicazione della Psicoanalisi freudiana come modello psichico, della Neurofisiologia del cervello come base organica, della Semiologia come interpretazione dei segni, della Filosofia del linguaggio come paradigma comunicativo. Vorrei aggiungere che dall’inizio di quest’anno è attivo il mio blog “dimensionesogno.com”, interpretazione psicoanalitica dei sogni, un servizio di consulenza psicologica assolutamente gratuita e aperto a tutti coloro che gradiscono conoscere il significato profondo dei loro sogni. La mia ricerca scientifica, come vede, continua senza soste.

Come nasce la sua passione per lo studio dei sogni e a chi è dedicato “Ma cosa sognano i bambini”?

Io sono nato nella strana città di Siracusa, strana per il suo essere greca, romana, araba, normanna, francese, spagnola, italiana; una città ricca di miti e di riti, di chiese e di templi, di poesia e di natura, una città da interpretare. Nella prima parte della mia vita questa complessa e fascinosa città mi ha sensibilizzato verso la cultura classica. Per quanto riguarda la seconda domanda le dico che mia madre, donna di popolo, si metteva al balcone e interpretava i discorsi della gente a suo uso e consumo e vi coglieva i segni del futuro. Inoltre mi portava da una vecchietta, che fungeva da psicoterapeuta del quartiere con i suoi rituali magici, per risolvere le mie angosce infantili somatizzate nello stomaco, la zona simbolica degli affetti. Vista la sua sensibilità, non posso che dedicarlo a colei che mi ha indicato la strada: Giudice Concetta, detta Tita.

IMG-20160321-WA0003Puoi trovare il libro in libreria, nello store online psychostore.net oppure telefonando al numero 800090204 “Libri al telefono”.