DAL “LIBRO ROSSO” DI JUNG

Il “Libro rosso” di Carl Gustav Jung, scritto tra il 1913 e il 1930, è stato pubblicato nel 2009. E’ un’opera elaborata secondo la metodologia della “Immaginazione attiva”, procedimento che si attesta nel portare alla coscienza i contenuti psichici inconsci e tradurli nel registro visivo e verbale: un’opera di pulizia del camino con l’aggiunta delle immagini, una forma di autoanalisi.

Questo è il brano in linea con la nostra attualità.

Ve lo propongo su suggerimento di Bruna.

“Capitano, il mozzo è preoccupato e molto agitato per la quarantena che ci hanno imposto al porto. Potete parlarci voi?”

“Cosa vi turba, ragazzo? Non avete abbastanza cibo? Non dormite abbastanza?”

“Non è questo, Capitano, non sopporto di non poter scendere a terra, di non poter abbracciare i miei cari.”

“E se vi facessero scendere e foste contagioso, sopportereste la colpa di infettare qualcuno che non può reggere la malattia?”

“Non me lo perdonerei mai, anche se per me l’hanno inventata questa peste!”

“Può darsi, ma se così non fosse?”

“Ho capito quel che volete dire, ma mi sento privato della libertà, Capitano, mi hanno privato di qualcosa.”

“E voi privatevi di ancor più cose, ragazzo.”

“Mi prendete in giro?”

“Affatto…Se vi fate privare di qualcosa senza rispondere adeguatamente avete perso.”

“Certo. Io lo feci nella quarantena di sette anni fa.”

“E di cosa vi privaste?”

“Dovevo attendere più di venti giorni sulla nave. Erano mesi che aspettavo di far porto e di godermi un po’ di primavera a terra. Ci fu un’epidemia. A Port April ci vietarono di scendere. I primi giorni furono duri. Mi sentivo come voi. Poi iniziai a rispondere a quelle imposizioni non usando la logica. Sapevo che dopo ventuno giorni di un comportamento si crea un’abitudine e, invece di lamentarmi e crearne di terribili, iniziai a comportarmi in modo diverso da tutti gli altri. Prima iniziai a riflettere su chi, di privazioni, ne ha molte e per tutti i giorni della sua miserabile vita, per entrare nella giusta ottica, poi mi adoperai per vincere. Cominciai con il cibo. Mi imposi di mangiare la metà di quanto mangiassi normalmente, poi iniziai a selezionare dei cibi più facilmente digeribili, che non sovraccaricassero il mio corpo. Passai a nutrirmi di cibi che, per tradizione, contribuivano a far stare l’uomo in salute. Il passo successivo fu di unire a questo una depurazione di malsani pensieri, di averne sempre di più elevati e nobili. Mi imposi di leggere almeno una pagina al giorno di un libro su un argomento che non conoscevo. Mi imposi di fare esercizi fisici sul ponte all’alba. Un vecchio indiano mi aveva detto, anni prima, che il corpo si potenzia trattenendo il respiro. Mi imposi di fare delle profonde respirazioni ogni mattina. Credo che i miei polmoni non abbiano mai raggiunto una tale forza. La sera era l’ora delle preghiere, l’ora di ringraziare una qualche entità che tutto regola, per non avermi dato il destino di aver privazioni serie per tutta la mia vita. Sempre l’indiano mi consigliò, anni prima, di prendere l’abitudine di immaginare della luce entrarmi dentro e rendermi più forte. Poteva funzionare anche per quei cari che mi erano lontani, e così, anche questa pratica, fece la comparsa in ogni giorno che passai sulla nave. Invece di pensare a tutto ciò che non potevo fare, pensai a ciò che avrei fatto una volta sceso. Vedevo le scene ogni giorno, le vivevo intensamente e mi godevo l’attesa. Tutto ciò che si può avere subito non è mai interessante. L’attesa serve a sublimare il desiderio, a renderlo più potente. Mi ero privato di cibi succulenti, di tante bottiglie di rum, di bestemmie e di imprecazioni da elencare davanti al resto dell’equipaggio. Mi ero privato di giocare a carte, di dormire molto, di oziare, di pensare solo a ciò di cui mi stavano privando.”

“Come andò a finire, Capitano?”

“Acquisii tutte quelle abitudini nuove, ragazzo. Mi fecero scender dopo molto più tempo del previsto.”

“Vi privarono anche della primavera, ordunque?”

“Sì, quell’anno mi privarono della primavera e di tante altre cose, ma io ero fiorito ugualmente, mi ero portato la primavera dentro e nessuno avrebbe potuto rubarmela più.”

” COL CAZZO !!! “

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Buongiorno dottor Vallone,

ho dato uno sguardo al suo blog, ma non ho trovato i riferimenti che cercavo per il mio sogno ricorrente, sogno che faccio periodicamente da quando sono piccola, sempre lo stesso.

Mi ritrovo in un luogo chiuso e all’improvviso sopra di me vola una bestia enorme, quasi come fosse un drago di colore scuro che mi dice di essere il diavolo, non usa altri termini tipo Satana o lucifero, si presenta proprio come Diavolo.

Io non ho paura, brandisco una spada enorme e cominciamo una lotta fino a che io lo trafiggo e lui muore.

Questo è quanto succedeva durante il sogno, ma l’ultima volta che ho sognato il diavolo, si è manifestato in modo diverso, e questa volta mi ha fatto paura.

Ho sognato che ero a letto con mia figlia che stava dormendo mentre io leggevo un libro ed improvvisamente tra il muro e l’abat-jour ho cominciato ad intravvedere l’ombra di un viso che continuava a cambiare forma ma che sapevo non poteva che essere lui, che poi si è palesato dicendo solo: “sono io”.

D’istinto ho messo una mano sopra mia figlia come a proteggerla, ma lui non la stava nemmeno guardando, il suo volto andava e veniva come nella nebbia, scuoteva la testa lentamente come a dire di no, con un sorriso di scherno.

Poi si è fermato e mi ha detto: “questa volta non vinci tu”. Io gli ho risposto con aria di sfida (mi scusi il linguaggio, ma è esattamente quello che ho detto): “col cazzo!!!”.

Lui mi ha preso di scatto la mano che avevo libera ed ha cominciato a stringerla, sempre più forte. Le sue unghie entravano nel dorso. Allora con il braccio che proteggeva mia figlia ho preso lo slancio ed ho cercato di colpire il suo volto con un pugno chiuso, ma mi sono svegliata.

Fine del sogno. Sa cosa mi preoccupa? Non l’averlo sognato, ormai siamo conoscenti da anni, mi permetta la battuta per sdrammatizzare, ma non essere riuscita a batterlo di nuovo, avere questa cosa in sospeso, come se avesse creato un legame…una continuità…non ho paura, so che posso batterlo.

Bene, pubblichi pure la parte che le sembra più curiosa. A questo punto però mi prendo gioco di questo diavolo e mi firmerò Lilith.

La ringrazio per il tempo che mi vorrà dedicare.

Mi sono scordata di aggiungere che al risveglio la mano mi doleva molto e per qualche giorno ho sentito il dolore.”

INTERPRETAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Può un sogno riproporsi dall’infanzia fino all’età matura della maternità?

Lilith conterà quarant’anni e ha una figlia. Da quando è piccola fa lo stesso sogno e soltanto negli ultimi tempi ha modificato il finale.

Partiamo dal commento.

Fine del sogno. Sa cosa mi preoccupa? Non l’averlo sognato, ormai siamo conoscenti da anni, mi permetta la battuta per sdrammatizzare, ma non essere riuscita a batterlo di nuovo, avere questa cosa in sospeso, come se avesse creato un legame…una continuità…non ho paura, so che posso batterlo.”

Quando finisce il “sogno a occhi chiusi”, inizia il “sogno a occhi aperti”, si dà il via all’esercizio del quotidiano vivere con la forza e la sicurezza di quel bagaglio che abbiamo nel tempo composto amorevolmente come il migliore destino possibile, un fardello più o meno ordinato che ci portiamo sulle spalle con la giusta discrezione. Lilith conosce bene se stessa e non è una donna paurosa, è consapevolmente ironica ed emotivamente compatta. Lilith sa del suo “diavolo” perché da sempre ha ingaggiato una lotta con una “parte psichica di sé”, un benevolo conflitto che l’ha determinata nel mettere insieme i pezzi della sua Psiche, nell’organizzare i “fantasmi” e le esperienze vissute, nel comporre i traumi e i contrasti. Lilith è una donna in continua competizione e in ironico superamento di se stessa, una “femmina dialettica” che trova la sua armonia nella “coincidenza degli opposti” alla Greca e alla Tedesca, alla Eraclito e alla Hegel. Lilith sa che “in medio stat virtus”, che la virtù sta nel mezzo, ma gli opposti le danno l’ebbrezza di vivere. Da una risoluzione trovata e sperimentata Lilith riparte verso nuove conquiste e verso proficue evoluzioni e sempre in combutta con quel “diavolo” che cresce insieme a lei come uno strano alleato nel cammino della vita. La scelta del nome, Lilith, non avviene a caso, perché l’eroina del sogno è ancora oggi la prima creatura femmina composta dal fango e non da costole altrui, è l’Archetipo dell’universo femminile, è l’idea platonica della Donna, è il Principio femminile da cui la Vita si origina e si evolve. Lilith è se stessa e non è la compagna di Adamo, è la parte “sinistra” del corredo ontogenetico e filogenetico, è Colei che contiene nel ventre le Ragioni e l’Amore dell’Essere, è la Domina delle fascinose prerogative. Lilith non è una subdola Madonna di Botticelli circondata di angeli e di bambini per un bonario effetto serra, Lilith è l’affermazione del “diritto naturale” dell’identità femminile, un batuffolo di bianca ovatta senza padroni e senza schiavi. Lilith è ogni donna che si incontra in piazza o in spiaggia, dal fornaio o in ospedale, magari dove meno te l’aspetti, in una linda officina tra motori e filtri.

Questa è la nostra Lilith, quella del sogno.

Di quella del mito son piene le fossa e cammin facendo si complicheranno le carte sul tavolo dell’osteria tra un bicchiere di vino e uno stuzzichino, tanto per gradire.

Il titolo “col cazzo!!!” è rispettoso della protagonista e significativo, è desunto dal racconto del sogno ed è un “lapsus mentis”, un tradimento inconsapevole degno di essere annoverato nel testo di Freud “Il motto di spirito e le sue relazioni con l’Inconscio”. L’accusa di turpiloquio “col cazzo!!!” si addebita alle educande del collegio delle suore di sant’Orsola, semplicemente perché l’espressione linguistica contiene la chiave di volta del sogno di Lilith. Si può tranquillamente affermare che il “punto cardine”, non soltanto dell’interpretazione del sogno ma addirittura della formazione psichica, (“organizzazione psichica reattiva”,) e della struttura psichica evolutiva di Lilith si incentra su questa arcaica simbologia maschile, mitica, mitologica, culturale e personale: la “falloforia” o “fallogogia”, i riti e le processioni solenni in onore di Priapo e di Dioniso.

Ma sorbole, chi eran costoro?

Nel mondo tracio e greco del primo millennio a.C.n. erano le divinità dell’abbondanza e della variazione dello stato di coscienza, i numi della Vita e della Vitalità, i simboli tutelari della “Libido”, l’energia sessuale del Principio psicofisico maschile rappresentato da un “fallo” esaltato dalle portentose dimensioni. E così, tra un rito dionisiaco e una processione priapica si celebravano e si celebrano le “falloforie”, le feste popolari della fertilità e della “libido” in versione maschile. E ancora oggi nelle processioni religiose dell’Italia centrale il sacro si mischia con il profano e quello che si definiva pagano si ritrova sublimato nelle feste popolari dei santi protettori di ogni luogo. Un ricordo personale è di supporto a quanto affermato sul tema delle “falloforie”, il sacro e nobile “col cazzo” di Lilith da cui siamo partiti. Svolgevo il servizio militare, per costrizione non per vocazione, in quel di Caserta e la curiosità mi spingeva spesso e volentieri a bighellonare per i colorati vicoli dei quartieri popolari di Napoli e forte dell’armatura della divisa di povero soldato innamorato. Tra tanto malaffare non correvo nessun pericolo proprio per il manifesto servizio che rendevo alla sacra patria. Una sera ho visto in una pasticceria di Forcella una strana torta verticale e composta di succulenti bignè alla panna: la “mazzariella” di san Giuseppe. Mi hanno spiegato che era un fallo, “o pesce”, che ricordava e compensava la paternità putativa di Giuseppe. L’anima popolare napoletana, celebre per le tradizione falloforiche, per onorarlo e consolarlo del torto subito da un sedicente spirito santo, aveva eretto un fallo cremoso fatto di bignè a loro volta “pannosi” o “appannati”. La voce dialettale dei genitori dice al bambino goloso di “non sfruculiare a mazzariella i san Giuseppe”, di non demolire la bella mazza di san Giuseppe. A causa della loro altezza i bambini immancabilmente toglievano i bignè in basso e la dolce costruzione rischiava di crollare. Anche questo ricordo serve a confermare la tesi culturale che vuole il sacro e il profano mescolarsi nell’evoluzione storica degli schemi, nonché la serietà pensosa del titolo del sogno di Lilith.

Altro che turpiloquio!

La verità risiede nel vino e nelle sfere istintive e profonde dell’essere umano. Adesso si può procedere con curiosità e “adelante cum iudicio”. Ricordo che ancora oggi in quel di Napoli “sfruculiare a mazzariella i san Giuseppe” si traduce civilmente “non rompere le scatole”, scurrilmente “non rompere i coglioni” o altro accessorio sessuale sempre maschile.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Mi ritrovo in un luogo chiuso e all’improvviso sopra di me vola una bestia enorme, quasi come fosse un drago di colore scuro che mi dice di essere il diavolo, non usa altri termini tipo Satana o Lucifero, si presenta proprio come Diavolo.”

Lilith esordisce nel suo teatro onirico con la componente psichica profonda e con una parte oscura che aspira a vedere la luce della consapevolezza. Il “luogo chiuso” attesta che la psicodinamica in emersione rientra tra i temi antichi e delicati, quelli tenuti all’oscuro tra una “rimozione” di poco spessore e una compiaciuta dimenticanza, quei temi che oscillano tra la limpida coscienza e una negligente vigilanza, quelle cose personali di una donna da tenere ben chiuse nella borsa originale di Louis Vuitton. Il preambolo è giusto per l’irruzione della Bestia, del Drago, del Diavolo, della Cosa secondo la Psicoanalisi di Lacan e l’Esistenzialismo di Sartre nella “Nausea”. La Bestia è enorme, il Drago è di colore scuro, il Diavolo è il Diavolo senza altri e mezzi termini. Non si incarna in Satana o in Lucifero, è la pura essenza della Divinità mutilata e ribelle, dell’Angelo edipico che uccide il Padre e non lo onora e non lo riconosce. Il Diavolo di Lilith è puro nella sua identità e non è contaminato da specifici connotati: segni particolari zero perché “si presenta proprio come il Diavolo”.

Non resta che chiarire per capire.

Lilith, visitando in sogno i suoi “habitat” psichici profondi, si imbatte nella “parte negativa” del “fantasma del Padre”, quella fatta di “bestialità”, di magia e di seduzione, di istinto e di attrazione. Il Diavolo è il padre neurovegetativo, quello che avvince e non lega, quello che attrae e rifiuta, quello che seduce e lascia indietro, quello ambiguo e per niente logico. Questo è il Padre secondo il Vangelo di Lilith, un padre senza nome per difesa. Non è colui che porta la luce della verità agli uomini, Lucifero, non è l’avversario o l’oppositore di Dio, Satana, ma è la “parte negativa” del “fantasma del padre” elaborata da Lilith nel corso della sua prolifica ed effervescente infanzia e nel corso dell’evoluzione psicofisica contraddistinta dalla “posizione edipica”. La bambina rappresenta il padre secondo le calde emozioni che sente e non secondo i freddi concetti, seleziona i vissuti in base alla convenienza sociale e all’intensità del desiderio e dell’attrazione. Lilith scinde, “splitting”, la sua rappresentazione primaria, “fantasma”, del padre nella “parte positiva” o buona, il padre che cura e rassicura, e nella “parte negativa” o cattiva, il padre che desidero e voglio per me. Lilith avanza nell’infanzia con la sua calda fantasia e approda alla conflittualità interiore tra una madre in cui identificarsi per essere una donna al femminile e una madre da allontanare perché l’oggetto del sentimento dell’invidia e del limite. Ma la ragazzina fa presto a decidere e non si perde in mille diplomatiche contrattazioni e chiacchiere come fa il maschietto. Lilith introietta il padre e se lo porta dentro con quel virulento “fantasma” da conservare intatto per non farlo morire in un gelido concetto logico e ineccepibilmente razionale. Lilith si porta dentro e dietro la sua preziosa “posizione psichica edipica” che esige in teatro la rappresentazione di un padre diavolo, di una madre strega e di una figlia principessa, una ragazzina che non attende alcun principe azzurro perché non vuole uccidere le fascinose emozioni che prova in questo psicodramma dell’amore impossibile che aiuta nel tempo a trovare l’amore possibile: dopo il primo amore, il padre, segue il secondo amore e quelli che verranno. Lilith sta crescendo tra le pulsioni e i desideri, tra le seduzioni del corpo e le insidie della Fantasia, tra i limiti dell’Io e le censure della Realtà. Ricordo che il “fantasma” del padre di Lilith in versione bestiale, dragonesca e diabolica, è ricco di sensualità e di erotismo e scuote fortemente la “libido” della nostra protagonista. Proseguire nell’interpretazione del sogno è particolarmente intrigante e, se son rose, fioriranno.

Io non ho paura, brandisco una spada enorme e cominciamo una lotta fino a che io lo trafiggo e lui muore.”

Lilith è una donna affermativa e volitiva, non è una tipa da quattro soldi e mezzo, non ha un oggetto che la limita fuori di sé, si esibisce e avanza le sue richieste di presenza e di appartenenza: Io non ho paura”. Non basta. Lilith è una donna armata di “spada enorme”, una donnache combatte e vince, una donna oltremodo fallica e potente che è destinata alla vittoria più cruenta, dolorosa e struggente: sensazioni e sentimenti, vissuti ed esperienze alla portata della nostra protagonista. La vitalità della “libido” e il trionfo del “narcisismo” si celebrano in queste poche e semplici parole intrecciate secondo la figura retorica dell’allegoria. Se vi capiterà di spiegare a qualcuno la psicodinamica della “posizione psichica fallico-narcisistica” nel corso dell’evoluzione degli investimenti di “libido”, usate la frase di Lilith. “Brandire una spada enorme” equivale a un sensazione fortissima di potere nella versione maschile, “cominciamo una lotta” si traduce in una serie di schermaglie seduttive ed erotiche, “fino a che io lo trafiggo” rappresenta la collocazione psicofisica maschile nel coito in versione orgasmica, “lui muore” è pari pari la condensazione simbolica dell’orgasmo. Lilith ha una specifica predilezione al protagonismo sessuale, ha una spiccata tendenza a partecipare in prima persona e senza traino all’attività erotica, ha un naturale coinvolgimento nella vitalità dei sensi e nel successivo abbandono ai moti del corpo e dell’animo. Convergiamo sul mito veterotestamentario di Lilith, quella che non voleva sottostare ad Adamo nel rapporto sessuale, quella che non voleva dipendere dal desiderio del maschio, quella che esigeva la presenza affermativa dei suoi sensi nella vitalità sessuale, quella che non voleva passivamente essere riempita dalla “spada enorme” ed essere ingravidata dal seme. Questa mitica e simbolica Lilith la troviamo perfettamente nella umanissima Lilith che ci ha regalato il suo mitologico sogno ricorrente che altro non è che la sua fascinosa “posizione edipica”, la sua reale e struggente conflittualità con il padre e la madre, una dialettica contraddistinta da un particolare trasporto nei riguardi della figura paterna.

Questo è quanto succedeva durante il sogno, ma l’ultima volta che ho sognato il diavolo, si è manifestato in modo diverso, e questa volta mi ha fatto paura.”

Come si diceva in precedenza, questa è la “posizione psichica edipica” che Lilith si è portata dietro in versione unica e ripetibile fino all’età adulta dentro i suoi sogni e con i connotati simbolici di Afrodite.

Afrodite, chi era costei?

La Fantasia greca la voleva generata dal seme uscito dal membro di Ouranos, reciso con una falce dentata dall’invidioso figlio Kronos, e dalla schiuma delle onde del mare Ionio dove era stato gettato. Afrodite nasce dall’incrocio tra il maschile sperma e la femminile acqua per portare agli uomini mortali i piaceri dell’erotismo e della sensualità. E’ una dea fallica e narcisista nel senso che esercita un forte potere seduttivo sugli uomini ed è ben consapevole della sua bellezza. E’ una dea femmina nel senso che rappresenta la recettività sessuale, la classica prerogativa femminile di accogliere il membro e di coltivare il seme. Afrodite condensa un “principio psichico maschile” e un “principio psichico femminile”, in quanto dea ha una equipollenza tra la “parte maschile” e la “parte femminile”, la massima “androginia” psichica.

Il sogno di Lilith si è evoluto, più che cambiato, in base ai vissuti e alle esperienze maturate nel tempo recente: “il diavolo si è manifestato in modo diverso”.La modificazione dell’apparizione onirica ha “fatto paura” a Lilith. La sicurezza affermativa è andata in crisi perché dentro di lei le carte sono cambiate. Del resto, questo sogno stereotipato non poteva durare tutta la vita semplicemente perché diventava una rigida difesa e negava l’evoluzione psichica. Sarà interessante capire quale vissuto o quale evento ha favorito nel tempo la modificazione della trama e della psicodinamica del sogno antico. La paura ha perso l’oggetto puntuale su cui si scatenava e rischia di tralignare in angoscia. Sembra che le cose non vanno come Lilith desidera e come Lilith comanda in base alle sue evoluzioni psicofisiche. Dopo aver rilevato che la persistenza in sogno del “fantasma” del padre e della trama, la psicodinamica edipica, conferma il principio della “intenzionalità della coscienza”, resta da assolvere la curiosità di sapere dove va a parare Lilith e la sua bella persona insieme al diavolo e agli angioletti del male.

Ho sognato che ero a letto con mia figlia che stava dormendo mentre io leggevo un libro ed improvvisamente tra il muro e l’abat-jour ho cominciato ad intravvedere l’ombra di un viso che continuava a cambiare forma ma che sapevo non poteva che essere lui, che poi si è palesato dicendo solo: “sono io”.

Questa è l’evoluzione del sogno di Lilith. La traduco con estrema chiarezza. “Sono diventata mamma di una innocente bambina e, riflettendo sull’esperienza della maternità e sulla mia vita, mi è venuta in mente l’immagine di mio padre così come si è evoluta nel corso degli anni. Il tempo passa e cambia i visi e le storie, ma la figura e la presenza di mio padre dentro di me io le conosco bene anche se non sono sempre le stesse.” Liith è stata costretta dall’esperienza della maternità e dalla nascita della sua bambina a rivedere la sua “posizione edipica”, il suo attaccamento dialettico e competitivo verso il padre. “Sapevo che non poteva essere che lui” equivale a “sentivo il suo gusto, il suo odore, la sua presenza rafforzata dalla manifestazione dell’identità: sono io”. Si presenta il “fantasma del padre” in versione evoluta, ma sempre dotato di una “parte buona” e di una “parte cattiva”. Vediamo i simboli. “A letto con mia figlia che stava dormendo” equivale a una fusione protettiva madre-figlia e all’istinto materno verso una bambina indifesa. “Mentre io leggevo un libro” si traduce “mentre riflettevo su me stessa e sulle mie esperienze.” “Improvvisamente tra il muro e l’abat-jour ho cominciato ad intravedere l’ombra” è la descrizione del processo di allucinazione e di esaltazione dei sensi, l’accentuazione nervosa che si risolve nella visione del diavolo in sonno tramite il sogno e a occhi chiusi. Lilith è in piena fase REM. “Un viso che continuava a cambiare forma” si riduce ai fotogrammi del cambiamento dei lineamenti paterni sotto le sferzate del tempo che passa e dietro i vissuti della figlia. “Sapevo che non poteva essere che lui” si traduce nell’allucinazione degli altri sensi e a un riconoscimento del padre tramite sensazioni. “Che poi si è palesato dicendo “sono io” dimostra che Lilith è la protagonista del sogno e dice a se stessa “ecco che sto sognando di nuovo mio padre”. Ho preferito tradurre le psicodinamiche simboliche piuttosto che i singoli simboli. Si capisce meglio e di più. Ma non è finita. Leghiamoci le cinture di sicurezza e andiamo avanti.

D’istinto ho messo una mano sopra mia figlia come a proteggerla, ma lui non la stava nemmeno guardando, il suo volto andava e veniva come nella nebbia, scuoteva la testa lentamente come a dire di no, con un sorriso di scherno.”

Lilith protegge sua figlia e protegge anche se stessa, protegge la sua maternità e il frutto della sua femminilità, protegge la sua “libido genitale”. La “figlia” è il suo essere figlia e il suo essere madre. Ne ha fatto di strada Lilith nel cammino della sua vita tra una seduzione da perfezionare e un conflitto da appianare, ma non ha mai smarrito la sua “verve” di donna fallica e il suo salutare autocompiacimento. La “mano” rappresenta una forma di benedizione e di possesso ed è in linea con la sacralità della Legge del Sangue che l’archetipo della Madre incarna e professa. Il diavolo di un padre non è interessato alla figlia di sua figlia. Il padre nel vangelo di Lilith è interessato e tutto preso da sua figlia. Si rifletta su quanta forza magnetica attrae la dimensione psichica di Lilith. Si pensi a quanto importante è stato ed è tuttora nella psiche profonda ed emersa la figura paterna per la figlia, un padre rappresentato in un diavolo che non è per niente malefico e che stranamente è molto interessato a competere in un duello amoroso e istintivo tra un maschio e una femmina: “d’istinto”. La parte erotica e seduttiva del padre è tutta presa dalla figlia. Meglio: Lilith sogna di essere tutta presa dalla figura paterna, al di là del fatto di essere diventata madre. Ecco che Lilith descrive i lineamenti del padre come evanescenti e indistinti, in un gioco di chiaroscuri nel rimando con le folate di nebbia. Questa è l’allegoria della caduta progressiva della coscienza e dell’obnubilamento mentale che precede a chi si lascia andare al moto dei sensi e all’erotismo per approdare all’orgasmo: “andava e veniva”. Ma ecco che subentra l’angoscia dell’incesto. Il padre dice di no. Meglio: Lilith fa dire al padre di no e aggiunge “un sorriso di scherno” a completare l’opera morale di un mancato incesto come nelle migliori tragedie greche o nelle migliori psicodinamiche mitologiche. Vedi la trilogia di Edipo scritta da Sofocle e su cui Freud impiantò il famigerato e tanto discusso “complesso di Edipo”. Eppure è così evidente in questo sogno di Lilith e in tantissimi sogni che quasi viene a noia questa dialettica intima tra genitori e figli. L’istanza morale “Super-Io” è intervenuta per non benedire le nozze tra padre e figlia come l’istanza pulsionale “Es” comandava di libero imperio. Lo “scherno” dentro “un sorriso” è l’allegoria brillante della difesa dall’incesto nella forma poetica e filosofica dell’ironia, quella disposizione psichica tendente a perdere le inutili convinzioni e le perfide certezze per adire a una migliore “coscienza di sé”. Lilith sta crescendo, Lilith sta maturando, Lilith sta superando se stessa, sta andando “al di là” di sé, Lilith ha iniziato a razionalizzare la figura paterna passando dal desiderio al senso del limite e per approdare al senso del dovere. La maternità ha prodotto lo scherzetto da prete di distoglierla dal padre e di indurla ad abbandonare le pulsioni incestuose e i desideri indicibili di avere un figlio dal padre, fantasie di cui sono piene le bambine in universale durante il tormentato struggimento della “posizione edipica”, un periodo che va e lascia le ferite da cicatrizzare indicando la guarigione nella “libido genitale” e nella sua legge: “ama un altro uomo e diventa madre”.

Grazie Lilith per quello che sogni e per le conferme che dai con la tua vena creativa che sa di antico e di moderno, di individuale e di collettivo, di “universale” direi. Ma ancora il conflitto e il dilemma non sono composti e la parola va alle armi per uno strano e nuovo duello.

Poi si è fermato e mi ha detto: “questa volta non vinci tu”. Io gli ho risposto con aria di sfida (mi scusi il linguaggio ma è esattamente quello che ho detto): “col cazzo!!!”.

Decodifico: Lilith è ancora in lotta con se stessa e mette alla prova il suo “fantasma del padre”. Rispolvera la “parte negativa” conflittuale come se volesse riparare un’offesa o un rifiuto. Lilith va alla ricerca della vendetta. E’ diventata mamma e ha portato sua figlia con sé mostrandola al padre e mostrandosi una mamma protettiva e capace, ma la sua sete di rivalsa non si è placata e non si placa. Lilith dice a se stessa di non far vincere la parte desiderante e di dare ascolto alla riformulazione della figura paterna e di comporre il conflitto seppellendo l’ascia di guerra, ma l’indomita guerriera è ancora sul piede di guerra ed è armata di quello che ha sempre desiderato, essere maschio e avere potere. L’identificazione nella figura materna non è andata a buon fine e la figura paterna ha avuto dentro Lilith una buona fortuna. Lilith ha invidiato l’universo maschile e si è legata come la bambina del papà che da donna lo conquisterà. Lilith ha coltivato mire espansionistiche sul padre ed è entrata in conflitto con la madre, ma alla fine si è identificata in lei senza essere stata accontentata dal padre nelle sue richieste di possesso e di gestione. Viene fuori una donna fallica che non demorde e fa un “lapsus”: “io non mollo in questa disputa e ti avrò perché io voglio il potere su di te”. Volevo i pantaloni e volevo essere maschio, ma non essendo la mia natura biologica consenziente ho ripiegato nel potere sul padre e, adesso che sono mamma, mi sono distaccata da lui e devo dare ragione a lui e a quella parte di me che con la nascita della bambina ha preso definitivamente atto che sono donna. Ma dentro qualcosa resiste e non molla. Lilith vuole ancora vincere sul padre introiettato e non sul padre reale da riconoscere. La strada davanti si snoda in maniera prospera e la figliolanza aiuta. Lilith passa dalla “posizione edipica” alla “posizione genitale” amando meglio i suoi uomini e se stessa.

Lui mi ha preso di scatto la mano che avevo libera ed ha cominciato a stringerla, sempre più forte. Le sue unghie entravano nel dorso. Allora con il braccio che proteggeva mia figlia ho preso lo slancio ed ho cercato di colpire il suo volto con un pugno chiuso, ma mi sono svegliata.”

Il desiderio di potere si esalta nell’aggressività. Lilith combatte con se stessa e non sa come punire le sue mire espansionistiche sul padre e non sa come sistemarlo. Preferisce espiare il senso di colpa facendosi male da sola. La relazione con il “padre diavolo” e il desiderio di lui sono stati intensi e forti, direttamente proporzionali al dolore che in questa relazione traslata comincia dalla “mano” e finisce con “le unghie che entrano sul dorso”. Questa è la “traslazione” del coito, lo “spostamento” del desiderio di seduzione e di possesso del padre negativo, quello incestuoso. Il padre rifiuta ed è più forte e Lilith deve espiare il senso di colpa. Con il braccio che proteggeva la figlia, con il potere della madre Lilith si riscatta e cerca di mollare il suo desiderio e con il “pugno chiuso” rifiuta la relazione edipica, ma non la risolve perché deve riconoscere il padre. Il sogno dice che grazie alla figlia da quel momento Lilith ha rafforzato il suo essere femminile e si è staccata dal padre, ma ci dice anche che ancora non ha mollato l’osso e quanto ferino era il desiderio carnale e il bisogno di possesso del padre. La figura paterna è stata decisamente impegnativa e la figura materna non è stata accettata per cui l’identificazione è in via di completamento. Il sogno non ci dice se la figlia di Lilith stava a sinistra o a destra, ma diciamo che, se la figlia è sulla sinistra, significa che Lilith prende slancio dal suo essere femminile e dal potere di donna, se è sulla destra, prende slancio dal suo essere maschile ossia dal suo potere di madre. Insomma il sogno può finire qui perché ha detto tanto e in maniera chiara della psicodinamica edipica che Lilith si porta dentro da bambina. Soltanto la maternità ha scalfito questo grande amore verso il padre e il sentimento non è soltanto romantico, ma è anche e soprattutto molto bello perché è inserito in una cornice estetica di grande emozione.

Fine del sogno. Sa cosa mi preoccupa? Non l’averlo sognato, ormai siamo conoscenti da anni, mi permetta la battuta per sdrammatizzare, ma non essere riuscita a batterlo di nuovo, avere questa cosa in sospeso, come se avesse creato un legame…una continuità…non ho paura, so che posso batterlo.”

E’ finito il sogno, ma la psicodinamica non è finita di certo, è in sospeso come una relazione dorata ed evolutiva, come quelle storie che non finiscono mai e che ti lasciano in bocca un gusto tra il dolce e l’amaro. Lilith ancora deve fare tanti passi avanti dentro di lei e deve procedere verso il “riconoscimento” del padre, al di là della sua presenza e della sua assenza, dei suoi capelli biondi o neri, delle sue provvidenze e delle sue mancanze.

Lilith scrive in sogno la seguente lettera con le seguenti parole.

“Mio caro papà,

sei stato e sei per me un intrigo psichico che ancora mi piace, che mi porto dentro e dietro volentieri. Le nostre lotte sono le mie fantasie, quelle che ancora mi fanno compagnia e mi danno la forza di ricordarmi che avrei voluto essere maschio come te per starti vicino o essere femmina per averti in tutti i sensi. Grazie a questo conflitto sono cresciuta come l’erba del campo, fresca e bella per amarti. Ho coltivato la mia Afrodite senza averne coscienza e secondo la mia natura. Mi son voluta bene e non ho saputo fare a meno del potere e dell’amor proprio. E da donna fallica e narcisista ti dico ancora che “col cazzo” che mi cambierei con un’altra donna e “col cazzo” che ti cambierei con un altro padre. Il mio sogno è la mia lettera d’amore per te, quel sentimento struggente che non mancherà mai a me e che non ti farò mai mancare. Che questo amore si chiami Edipo o che si chiami Sigmund, io ho conosciuto e conosco te e il tuo nome, quello del mio adorato papà, il mio profumato diavolo, quello giusto per una degna figlia.

Sempre tua, Lilith.”

Bene, pubblichi pure la parte che le sembra più curiosa. A questo punto però mi prendo gioco di questo diavolo e mi firmerò Lilith. La ringrazio per il tempo che mi vorrà dedicare.”

Della scelta del nome ho già detto che non avviene a caso. E’ dettata da un “lapsus mentis”, un tradimento psichico in base al quale sintetizzo e sposto la verità che ho intuito e condensato in un nome, quasi presagendo che il mito di Lilith la riguardasse in tutto e per tutto. Lilith era la compagna “alla pari” di Adamo. Nella guerra culturale con il maschio non accettò la superiorità di Adamo simbolicamente attestata dallo stare sopra nell’amplesso sessuale. Adamo chiese a Dio di dargli la donna giusta e sottomessa in ogni senso. Per attestarne la dipendenza, Dio la estrasse dalla costola e la forgiò così bene da far dire ad Adamo che “questa si che è carne della mia carne e sangue del mio sangue, questa sì che mi va bene, non disturba e non ha tante fisime”. E di quell’altra, della cazzuta Lilith, quella che non te le mandava a dire e che aveva una buona “coscienza di sé”, quella è una donna negativa e merita di essere relegata nella parte brutta del “fantasma”. La facciano diventare il simbolo della donna che seduce, avvince e rovina e uccide il maschio. In tanta disgrazia di donna si proiettano le angosce del maschio in riguardo alla sessualità. La nomineremo regina del Male e dei demoni maligni di ogni dove e di ogni quando.” E così Lilith è stata ben servita nella Storia e nella Cultura. Può assommare nel suo malefico “entourage” le streghe medioevali e le streghe di ultima generazione, le Erinni, le Furie, le Moire, le divinità della morte. Il “Principio femminile” si è scisso tra le signore della Vita e della Morte, le donne che fanno figli sono di Eva, le donne che seducono e rovinano il maschio sono di Lilith.

Cosa dire ancora della nostra Lilith?

Piace così com’è e come si presenta, con le sue prerogative affermative e il suo esserci ed essere presente, il suo dire la sua, il suo farsi notare, la sua abbondanza di parole, quella donna che dell’imbarazzo non sa che farsene e sicura procede anche con un conto in sospeso: risolvere la figura del padre e riconoscerlo come la sua origine.

Buon viaggio nei meandri della tua psiche o moderna Lilith!

Prenditi gioco di te stessa, non disdegnare la compagnia e nella tua sicurezza lasciati seguire e curare senza ritenerlo una debolezza. Continua con la tua ironia e prenditi gioco di te e delle tue debolezze per farne forze e grimaldelli per continuare a vivere al meglio e senza danno. Grazie Lilith di esserti affidata ai tuoi sogni e di avere regalato i tuoi gioielli al nostromo e ai marinai di questo democratico “blog”, quello che non chiude i porti a nessuno e che non ha odi razziali e fobie ancestrali da difendere o da scaricare sui malcapitati di tutte le lingue e di tutti i colori.

Mi sono scordata di aggiungere che al risveglio la mano mi doleva molto e per qualche giorno ho sentito il dolore.”

La chiosa finale di precisazione mette l’accento sulla partecipazione nervosa e sulla capacità suggestiva che la funzione onirica possiede al punto di procurare una contrattura psicosomatica.

Cosa è successo?

Lilith ha tenuto la mano talmente stretta partecipando all’emozione delle varie scene del sogno che per alcuni giorni ha avvertito il dolore. Per la mezzora in cui è durato il sogno il dolore si è rinforzato e strutturato ed è direttamente proporzionale all’intensità del sentimento provato verso il diavolo, pardon verso il padre. Questa è la prova vivente che i disturbi psicosomatici esistono. Ricordo che la mano è stata stretta “sempre più forte” e che “le sue unghie entravano nel dorso”. Mancavano il sangue e l’ematoma e si poteva gridare al miracolo.

Potenza della Psiche! Amen.

PSICODINAMICA

Il sogno di Lilith celebra la psicodinamica “edipica” nei termini di un ironico e vibrante psicodramma condito di tanta tensione e di tanta emozione. La figura paterna è protagonista e dal triangolo interessato manca la madre. La trama sviluppa la “parte negativa” del “fantasma del padre” e mostra la dialettica relazionale e il protagonismo della figlia. La possibilità di esperire questo tipo di sogno si lega alla elaborazione della “posizione psichica fallico-narcisistica” di Lilith che fa da base all’ulteriore salto verso le dimensioni del desiderio e del trasporto. Il sogno di Lilith ha uno sfondo erotico di natura sadomasochistica, ma convertito al positivo da una verve ironica e da uno spirito satirico che si lasciano spiegare con una certa qual consapevolezza del forte legame che ha con il padre. Il sogno non si esime dal considerare la “posizione psichica genitale”, anzi ne fa lo strumento che impedisce la reiterazione del sogno e la modificazione leggera ma essenziale. La maternità di Lilith è la causa scatenante di una evoluzione psichica che lascia ancora la figura paterna in grande considerazione. Il sogno si può ritenere l’inno all’amore contrastato verso il padre e la presenza di note caratteristiche corporee e carnali ne fanno una disinibita, sia pur coperta dai simboli, modalità di sentire e di desiderare durante la concretezza vitalistica dell’infanzia e dell’adolescenza. Questo sogno non dispone a condividere a tesi ottimistica che vuole il bambino buono allo stato di natura ed esente da pulsioni libidiche. Rousseau aveva torto e Freud aveva ragione.

PUNTI CARDINE

I punti cardine per la corretta interpretazione del primo sogno si fissano su “un drago di colore scuro che mi dice di essere il diavolo” e in “brandisco una spada enorme e cominciamo una lotta fino a che io lo trafiggo e lui muore.” Il secondo sogno si esalta in “questa volta non vinci tu” e in “col cazzo!!!”.

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

I “simboli” presenti nel sogno di Lilith sono “bestia” o istinto, “drago” o padre magico, “diavolo” o padre seduttivo, “spada” o fallo, “enorme” o enfasi, “trafiggo” o coito, “muore” o orgasmo, “libro” o storia psichica, “ombra” o parte psichica oscura, “nebbia” o obnubilamento della coscienza, “volto” o chiarezza logica, “cazzo” o potere fallico, “mano” o relazione, “unghie” o aggressività sessuale maschile, “pugno” o chiusura.

Gli “archetipi” rievocati sono il “Padre” e la “Sessualità maschile”. Ho parlato della “parte negativa” del Principio femminile nella figura archetipica di Lilith.

Il “fantasma” presente e dominante nel sogno di Lilith riguarda il “padre” nella sua “parte negativa”, la seduzione e l’incesto.

Il sogno di Lilith mostra l’azione dell’istanza psichica vigilante e razionale “Io” in “Io non ho paura” e in “sapevo” e in “non poteva che essere lui” e in “mi ha detto” e in “gli ho risposto. L’istanza psichica pulsionale e rappresentazione dell’istinto “Es” si evidenzia in “brandisco una spada enorme e cominciamo una lotta fino a che io lo trafiggo e lui muore.” e in “Col cazzo!!!” e in “Le sue unghie entravano nel dorso.” L’istanza psichica censoria e morale “Super-Io” è presente in “scuoteva la testa lentamente come a dire di no, con un sorriso di scherno.”

Il sogno di Lilith esalta la “posizione psichica edipica” in “una bestia enorme” e in “un drago di colore scuro” e in “il diavolo”,

la “posizione psichica fallico-narcisistica” in “brandisco una spada enorme”,

la “posizione psichica anale” con la relativa “libido sadomasochistica” in “io lo trafiggo e lui muore” e in “Le sue unghie entravano nel dorso.”,

la “posizione psichica genitale” in “ero a letto con mia figlia” e in “D’istinto ho messo una mano sopra mia figlia come a proteggerla,”.

Il sogno di Lilith usa i seguenti “meccanismi psichici di difesa” dall’angoscia: la “condensazione” in “bestia” e in “spada” e in “nebbia” e in “cazzo” e in “pugno” e in altro, lo “spostamento” in “drago” e in “diavolo” e in mano” e in “unghie”, la “simbolizzazione” in “diavolo”, la “drammatizzazione” in “Mi ritrovo in un luogo chiuso e all’improvviso sopra di me vola una bestia enorme,” e in altre parti scenografiche ad alta intensità emotiva, la “figurabilità” in “brandisco una spada enorme” e in “Le sue unghie entravano nel dorso.”.

E’ presente il processo psichico di difesa della “regressione” nei termini richiesti dalla funzione onirica e non dalla trama del sogno. Il processo della “sublimazione” non si configura nella psicodinamica istruita, mentre il processo della “materializzazione” o della visione concreta della rappresentazione è usato con destrezza.

Il sogno di Lilith manifesta nell’evidenza allucinatoria un tratto psichico “edipico” all’interno di una cornice psichica “fallico-narcisistica”. Si pone la domanda se domina la relazione conflittuale con il padre o la buona e bella convinzione che Lilith ha di se stessa. Del resto, entrambe le posizioni sono quasi contemporanee. Optare per l’interazione delle due è cosa saggia e giusta anche perché Lilith merita di essere considerata nella sua totalità. E’ una donna molto ricca di idee e di emozioni, di slanci e di riflessioni. Non a caso nel sogno introduce anche la “posizione genitale”, il suo essere madre, quasi per completare la sua epifania in pieno accordo con i suoi bisogni e desideri di essere vista ed apprezzata. Riepilogo: il sogno di Lilith mostra una “organizzazione psichica reattiva”, struttura psichica evolutiva, “fallico-narcisistica-genitale”, un complesso di “fantasmi” e di vissuti ben dosato nell’amor proprio e nella disposizione agli altri.

Le figure retoriche formate da Lilith nel suo sogno sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “bestia” e in “spada” e in “cazzo” e in “trafiggo” e in altro,

la “metonimia” o relazione logica in “drago” e in “diavolo” e in “unghie” e in “pugno”,

la “iperbole” o esagerazione espressiva in “io lo trafiggo e lui muore”,

la “enfasi” o forza espressiva in “col cazzo!!!”.

La vena poetica del sogno di Lilith si condensa e si ritrova nel crudo realismo e nel rendere “pop” i tormenti psichici. Lilith, del resto, è una donna che comunica e regala tanto di sé.

Analizziamo le allegorie forgiate dall’intraprendenza poetica di Lilith. “Brandisco una spada enorme” è allegoria della “posizione fallico-narcisistica”.

“Il suo volto andava e veniva come nella nebbia,” è allegoria della caduta progressiva della coscienza e dell’obnubilamento mentale, nonché del ritmo sessuale e della ricerca dell’orgasmo.

“Con un sorriso di scherno” è l’allegoria della difesa dall’incesto.

La “diagnosi” dice di una “posizione edipica” dominante e ancora in fase di sistemazione o accomodamento. Dice di una armonica mistura psichica che non disdegna il narcisismo e la maternità, l’amor proprio con l’altruismo. Dice di una ricchezza di temi e di tratti che non rischiano la povertà.

La “prognosi” impone a Lilith di maturare la conflittualità con la figura paterna e con la figura maschile procedendo al superamento delle formule “onora il padre” e “uccidi il padre”. Più che mai è indicata questa prognosi o questo consiglio-comando psicoterapeutico, perché Lilith trasvoli con energia verso il “riconosci il padre” come il simbolo delle origini, come il suo re e non come il suo angelo del male. All’interno di questa “razionalizzazione edipica” Lilith deve inserire la figura materna affinché l’opera sia completa ed esauriente, dal momento che la sua femminilità si acquieti anche nell’attesa nel desiderio.

Il “rischio psicopatologico” si attesta in una “psiconevrosi edipica” e nello specifico in una sindrome d’angoscia o istero-fobica qualora i “meccanismi di difesa” non riescano a contenere e a far defluire l’effervescenza dei “fantasmi” e dei vissuti.

Il “grado di purezza onirica” è “buono”, Il sogno è ricorrente e si basa sulla persistenza nella psiche della trama conflittuale con il padre e sulla direzione costante verso questa figura. Contaminazioni razionali nella trama del sogno sono improbabili alla luce della drammaticità e dell’originalità del prodotto psichico sfornato ripetutamente.

Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante del sogno di Lilith si attesta nella persistenza della relazione conflittuale edipica, per cui basta anche un pensiero rivolto alla figura paterna o similare per ridestare la formazione del sogno. Diciamo meglio: la psiche di Lilith è in gran parte “imprittata” dalla figura paterna.

La “qualità onirica” è decisamente “surreale” in omaggio alle intemperanze metafisiche e alle acrobazie simboliche della nostra protagonista.

Il sogno di Lilith è altamente emotivo anche se reiterato. Ogni volta è come la prima volta a livello emotivo e non a livello narrativo. Si verifica nella fase REM del sonno e nella seconda per l’agitazione e per la memoria. Questo sogno può avere la durata di mezzora.

Il “fattore allucinatorio” si attesta nell’esaltazione del senso del “tatto” in “Le sue unghie entravano nel dorso”, della “vista” in “ho cominciato ad intravvedere l’ombra di un viso che continuava a cambiare forma” e dello “udito” in “dicendo sono io”. Nel complesso il sogno è ad alta intensità emotiva e coinvolge l’apparato sensoriale sollecitandolo in maniera importante.

Il “grado di attendibilità” dell’interpretazione del sogno di Lilith è “ottimo” alla luce della chiara simbologia, per cui il “grado di fallacia” è “minimo”. Pur nella sua eccezionalità il sogno del “diavolo” è molto diffuso e richiama sempre lo stesso “fantasma” e la stessa figura genitoriale.

DOMANDE & RISPOSTE

L’interpretazione del sogno di Lilith è stata letta da una collega di Siracusa che ha voluto mantenere l’anonimato. E’ venuta fuori la seguente discussione via “skype”.

Collega

Molto interessante, come sempre del resto, quello che riesci a tirare fuori da un sogno, ma non soltanto a livello personale, soprattutto a livello culturale. Si vede che la tua formazione di base è storica e filosofica. Ma, secondo te, il padre di Lilith è vivo?

Salvatore

Perbacco se è vivo! E’ vivissimo dentro di lei al punto che è arduo razionalizzarlo e riconoscerlo, farlo diventare il simbolo maschile delle sue radici. Lilith deve fare questo percorso di auto-consapevolezza perché non può bloccare la necessaria evoluzione psicofisica. Anche se questa benedetta donna è meravigliosa con i suoi diavoli e le sue streghe, deve superare la conflittualità edipica, come si sta accingendo a fare. Superarla non significa ometterla o dimenticarla, tutt’altro! Lilith si è costruita sul basamento paterno e materno, edipico, per cui superarla significa il riposo della guerriera, ridurre il narcisismo al rango di amor proprio, non dare necessariamente un pugno in faccia a chi si propone con le sue prepotenze e le sue difficoltà. Significa acquisire una buona autonomia dentro e superare le dipendenze che, bene o male, la conflittualità con il padre stabilisce e struttura. Questo è quanto riguarda il papà dentro Lilith. Se il papà è ancora vivo nella realtà esterna, Lilith deve comportarsi in un modo ben preciso. Se il papà è partito per il “chissà dove” o il “chissà quando” o il “chissà nulla”, Lilith deve fare sempre qualcosa. Prima che tu mi chieda cosa deve fare Lilith, ti dico che i dati del sogno non consentono di dire se il padre è vivo o è morto. E su questo punto non mi pronuncio. Allora, riprendo il discorso di prima. Se il padre è vivo, Lilith deve goderselo al massimo consentito dalle umane leggi e deve arrivare al punto di adottarlo e di farne oggetto di culto. Questo approccio non crea dipendenza o regressione, tutt’altro, è catartico dei sensi di colpa e non si può equiparare al comandamento “onora il padre” perché la figlia si colloca nella sua piena autonomia e ha liberamente scelto questo atteggiamento e questa modalità affettiva. Se il padre è morto, Lilith sulle prime avrà faticato a raccapezzarsi sull’irrimediabilità della perdita e avrà controllato il suo “fantasma di morte”, per poi passare alla “razionalizzazione del lutto” attraverso il certosino riattraversamento dei vissuti e dei conflitti connessi alla intensa e struggente dialettica psichica vissuta con il padre. Lilith dovrà senza riscontro esterno assolvere i sensi di colpa che inevitabilmente chi muore lascia ai sopravvissuti di qualsiasi grado di parentela. Da quello che dice il sogno, Lilith ha avuto o avrà a che fare con la sua vitalità interiore ed esteriore. E’ una figlia che ha tanto vissuto, è una donna che ha tanto da dire, è una madre che ha tanto da insegnare.

Collega

Sorprende il fatto che Lilith non faccia menzione della madre nel sogno, neanche un minimo tradimento sulla presenza in lei di questa figura importante. Non dimentichiamo che è una donna e che ha dovuto identificarsi in qualche modo nella figura materna. Invece è tutta presa dal diavolo del padre.

Salvatore

Proprio vero, Lilith può aver vissuto la madre nella assoluta normalità, ma la relazione con il padre è stata più fascinosa e struggente, direi “sognante”. La sua non è una fuga dalla madre per ripiegare sul padre, il suo è proprio amore allo stato puro e ferino verso l’universo maschile condensato nel padre.

Collega

Se si fosse identificata totalmente nel padre, avrebbe maturato una identità maschile e avrebbe scelto una relazione omosessuale. Invece è stata proprio attratta dal maschio e ha scelto il primo maschio della sua vita e ne ha fatto il primo amore: il padre. Il problema può essere rappresentato dal fatto che se l’è portato dentro e dietro tanto tempo, fino a quando non è diventata mamma, quasi a dire a se stessa “adesso sono femmina a tutti gli effetti” e l’oggetto dell’amore adesso è anche mia figlia. Questo ha contribuito a staccarla dal padre e a maturarla verso sogni diversi.

Salvatore

Aggiungerei anche che dal padre ha assorbito l’aggressività e la caparbietà, perché lei non ha sognato quest’uomo sotto forma di un re o di un principe, ma lo ha sognato come un “diavolo” e con tanta ironia, un quasi sarcasmo. Questa carica di umorismo le è servita per non prenderlo sul serio e per non prendersi sul serio. Certo che Lilith da bambina aveva una soglia bassa per quanto riguarda la frustrazione, ma, crescendo e ampliando i suoi orizzonti psichici, ha alzato l’asticella al punto giusto per non subire delusioni e inutili tormenti.

Collega

Penso che tu non abbia colto un dato importante che è questo: la “parte maschile” e la “parte femminile” della psicologia di Lilith. Lei ha esaltato la “parte maschile” e ha raddoppiato le cose da maschi pur restando femmina. Immagino una bambina che giocava con i maschietti e che solidarizzava con i fratelli, ma che è stata sollecitata dalla mamma a essere una bambina e a vestire da bambina. Penso anche che a questo punto sto esagerando e che va bene l’interpretazione del sogno e sono sicura che a Lilith servirà per migliorarsi come persona con i suoi simili e con gli affetti più cari.

Salvatore

Pienamente d’accordo. Lilith ha una “androginia” propensa al maschile, come Afrodite. In ogni caso quello che attrae il maschio è anche questo potere che la donna esibisce. Lilith non è una femmina lessa e bacucca come oggi la tv spazzatura impone e manifesta. Averne di Lilith in questo mondo e in questa società! Lilith è una donna di potere, fallica al punto giusto e nel modo giusto.

Collega

Adesso ti pongo un problema importante e che tu conosci bene: quanto fa bene e quanto fa male l’interpretazione di un sogno attraverso la via telematica. Io sono ferma nel mio lavoro dentro una stanza chiusa e nell’intimità del viso a viso. Io sono ancora ferma alla possibilità di avere una relazione umana e non virtuale. So che quello che tu fai con l’interpretazione dei sogni non ha niente a che vedere con la psicoterapia vera e propria, così come penso che la psicoterapia ha bisogno di un analista in carne e ossa che ascolta e che può spiegare e con cui puoi interloquire come essere umano. So che mi dirai che tu sei uno scrittore di cose psicologiche e che sei aperto alle novità di tutti i tipi, quindi puoi anche non rispondermi.

Salvatore

Sono discorsi vecchi, triti e ritriti. Io sono uno che studia il sognare e il sogno. Chiedo ai colleghi e alla gente di collaborare e di sostenere questa mia mania antidepressiva possibilmente spedendomi un loro prodotto psichico. Loro sanno che riceveranno una decodificazione dove parlerò, né più e né meno, di quello che già sanno o paventano. La relazione è umana, ma avviene in forma informatica ma non distaccata. Io al novantanove per cento non conosco le persone che hanno collaborato e collaborano con me e a cui ho offerto e offro la mia competenza e la mia ricerca. Cammin facendo ci si accorge che l’interpretazione del sogno eseguita in maniera “blog” aiuta a confermare e a rafforzare le certezze o a dissipare i dubbi, ci si accorge che ha la funzione di “razionalizzare il rimosso” e il trauma, come ha fatto Freud con se stesso quando ha iniziato a fare l’autoanalisi interpretandosi i sogni. La teoria si è evoluta e la pratica dell’interpretazione si è affinata ed è venuto fuori quasi un “sistema-paradigma psichico” desunto da tante teorie e da tanti teorici. Questo non è il punto di arrivo perché il traguardo non esiste. Il sogno è talmente ignoto in gran parte che qualsiasi sbocco anche metapsichico è possibile, come puoi constatare in altri “blog” o in altri articoli sull’argomento che appaiono in rete. Io sono quello che mantiene i piedi in terra e non cado nella superstizione. Il mio “blog” ha la funzione di divulgare una discutibilissima modalità di interpretare i sogni. E fortunatamente non ce ne sono tanti, ti assicuro.

Collega

Condivido.

Salvatore

La razionalizzazione migliora la presa di coscienza. Oggi nel “blog” sono presenti duecentoventicinque decodificazioni di sogni, l’ottanta per cento di donne e il venti per cento di uomini. Basta estrarre i simboli portanti dal sogno e scriverli in alto a destra dove c’è la lente d’ingrandimento e ti vengono fuori i sogni che hanno trattato questi simboli o questi temi. Puoi leggere qualcosa che ti riguarda con il distacco emotivo di chi diffida o con la curiosità di chi vuol sapere.

A questo punto il contatto si è interrotto e non si è potuto ripristinare.

Meglio così!

Per il sogno di Lilith ho scelto la storia di una donna che teme i “diavoli” nella veste dei “dissennatori”: Antonia Soares, una donna che fa fatica a lasciarsi andare in ogni senso. Ricordo che la strega medioevale, a cui Lilith fa da madrina, nel testo classico del “Malleus maleficarum”, a firma dei monaci domenicani Sprenger e Kramer e datato 1487, era accusata di essere l’artefice del maleficio della perdita della “coscienza di sé” e della vigilanza nel maschio tramite la seduzione e il coito. Questa è la chiara “traslazione” dell’orgasmo e della colpevolizzazione della sessualità da parte delle strutture ecclesiastiche, quelle che ancora oggi discutono sulla pedofilia dei ministri e dei gerarchi della Chiesa. La storia di Antonia conferma che la figura del “dissennatore” è un “fantasma” ed è distribuito equamente tra maschi e femmine perché rappresenta l’angoscia di morte legata alla “castrazione”, alla perdita della vitalità sessuale a causa del senso di colpa istillato ad arte dal Padre e dalle gerarchie culturali dominanti.

Buona meditazione e… alla prossima !

CIAO AMERIGO

Ciao Amerigo,

infelice compagno di viaggio,

è meglio che ti scriva

perché non va bene che ti telefoni sempre.

Cosa potrebbero pensare i benpensanti?

Potrebbero pensare quello che pensano i malpensanti.

Sai,

non riesco a contenermi,

sono esuberante e trabocco energia anche dal reggiseno.

A volte mi sento scoppiare

e non riesco a mantenere la giusta distanza da te,

da te che sei il mio scarico a senso unico,

il mio cesso personale.

Anticipatamente ti chiedo scusa

se t’investo e ti travolgo con le mie originali paranoie,

ma tu, Michele e Lucia,

tu, Pasquale e Nicola,

siete in questo momento i miei punti di riferimento,

i paletti della mia vigna malata di peronospora.

Sì, certo, è vero

che io chiamo al telefono anche Renata,

che parlo con Gigi e a volte con Nicoletta,

ma tu resti il mio interlocutore privilegiato.

Nicoletta mi ha detto di proteggermi,

probabilmente perché in questo periodo sono in carne viva

e tutto ciò che viene da fuori mi fa male.

Ho chiesto a mia madre

se ha messo acqua nella boccetta del Serenase.

Lei ha detto di no,

ma tanto non me lo direbbe mai.

E se anche fosse, fanculo e fanstraculo.

Io dico le cose e neanche mi ricordo

o forse sono gli altri a dirle al posto mio

dicendo poi che le ho dette io.

Sono tutti stronzi

e poi ti incantano con le belle parole

e ti fregano solo perché sei ingenua

e non sei cresciuta abbastanza.

Non so se questa frase sia diretta a me o a te.

Tu non ti fai fregare, vero?

Stai attento,

mi raccomando,

perché a volte io parlo convinta di quello che dico,

ma è solo così

perché le parole e la voce non sono collegate al pensiero.

Le parole e la voce sono soltanto parole e voce.

Te l’ho detto

che i tormenti della mia vita scorrono di quattro anni in quattro anni

e che cominciano dai quattordici anni

perché del tempo precedente non ricordo nulla.

Te l’ho sempre detto.

O forse non l’ho detto a te

ma l’ho detto a qualche altro stronzo.

Comunque il primo atto inizia con la confusione in testa

e così mi sono frastornata,

il secondo con il dolore dentro

e così mi sono sposata,

il terzo con la ricerca di me stessa

e così sono entrata in comunità,

il quarto atto con il Centro diurno

e questo è stato ed è il più intenso e difficile

perché non si tratta più di una commedia,

ne va del mio equilibrio psicofisico,

ne va della mia vita.

La posta in gioco è alta, molto alta.

E poi ti avevo anche detto

che in questo gioco perverso qualcuno poteva uscire di senno

per opera dei dissennatori

e che forse questo qualcuno potevo essere io.

I dissennatori!

Lo sai chi sono i dissennatori?

Sono quelli che ti mangiano i bei ricordi

e ti fanno rivivere soltanto quelli brutti,

ma guai se ti baciano sulla bocca

perché potresti morire.

Potrebbero succhiarti il cervello direttamente dalla bocca.

L’unico modo per sconfiggerli

è cercare con tutte le tue forze di evocare un bel ricordo,

forse il più bello in assoluto

e con quella forza i dissennatori spariscono

dopo aver pronunciato le parole magiche “expeto patronum”.

Mi correggo,

non potresti morire,

ma potresti essere completamente svuotato,

ridotto a un essere inutile,

incapace di accorgersi del mondo esterno

perché non ci sei e quindi non puoi viverlo,

forse come se tu fossi un sasso.

Non mi viene in mente nessun bel ricordo,

forse i combattimenti che facevo a judo e la grinta che avevo,

grinta che, se ancora oggi avessi, andrei dritto per la mia strada

senza aver bisogno di niente e di nessuno.

Avrei così la forza di reagire,

cosa che sto facendo incazzandomi con Carmelo, con la Dora

e con chiunque ostacoli in certi momenti il mio percorso,

chiunque, come tu hai detto, sconvolga la mia logica,

chiunque io trovi sul mio cammino

che crede con belle parole di togliermi la ragione,

ragione intesa come condizione psichica.

Costui è il dissennatore, per l’appunto.

Tu non sei un dissennatore,

Dora invece sì,

specialmente quando mi dice che sono soltanto una figlia dei fiori

e che è ora di smettere di farsi le seghe mentali.

Ma Dora, si sa, è una persona molto concreta

e non accetta le astrazioni,

i sogni,

le fantasie,

i deliri,

perché lei conclude e arriva sempre a realizzare qualcosa.

Questo per me è un brutto ricordo.

E dove sono i bei ricordi del Centro diurno,

dove sono i bei ricordi con lei,

dove sono le nostre battaglie contro il sistema psichiatrico?

Ora le battaglie le faccio io anche contro di lei,

ma ti assicuro che le mie battaglie sono molto distruttive.

Per quanto tempo durerà questa lotta inutile

dove non ci saranno né vinti, né vincitori.

Non pregherò Dio,

ma chiedo a me stessa la forza di stare distante da Dora

anche solo emotivamente,

perché giustamente, come dice Nicoletta, mi devo proteggere.

Tu non sei un dissennatore.

Io ti vivo come una persona interiormente fragile,

ma esternamente forte.

Tu sei sensibile,

ipersensibile direi,

per quanto forse tu non lo voglia ammettere

e così ti fai venire il mal di schiena.

Ricordo che eri rimasto sconcertato

del fatto che ogni volta che parlavo di me e del mio corpo

ti dicevo che sentivo una forte puzza.

La puzza, sai, non ti deve far venire angoscia,

perché in fondo l’olfatto è uno dei primi sensi di ogni bambino,

è qualcosa che ti porta alle origini

ed è comunque qualcosa che ti fa riconoscere te stesso o l’altro.

E’ delizioso sentire il profumo degli altri,

tanto quanto è rassicurante per me sentire la puzza dei miei piedi.

Le lenzuola io non le cambio tanto spesso

e così sento la mia puzza,

ma, se le cambio e profumano, mi sento soffocare

perché le lenzuola diventano l’altro da me.

Quando sono a letto,

io sono un tutt’uno con le lenzuola, il cuscino e le coperte

e questo è per me rassicurante.

Sai una cosa?

Credo di essere riuscita a tirar fuori qualcosa di bello

perché adesso mi sento molto tranquilla

e Dora, o chi per essa, non c’è più.

Tu li senti i profumi

o sei forse distratto e preso da tutto ciò che ti circonda

e non hai nemmeno il tempo di cagare?

Sì, lo so, vado da un estremo all’altro

e la mezza via è, invece, la giusta posizione.

La mezza via è sempre stata la giusta posizione,

ma quando manca il filtro e ti ritrovi in carne viva,

allora,

è meglio non sentire niente perché si sente troppo.

Il filtro può essere qualcun altro.

Il filtro può essere uno qualsiasi.

Puoi essere tu

che in questo momento stai filtrando la mia rabbia,

può essere Michele

che in questo momento sta filtrando la mia confusione.

In fondo cos’è la rabbia

se non l’espressione vitale di una confusione.

E che cos’è la confusione

se non una lotta vitale contro i dissennatori

per cercare un ricordo, una speranza, un progetto,

magari il più bello in assoluto e per quanto limitato,

un progetto in cui devi credere perché lo vedi.

Lo devi vedere quest’orizzonte,

perché il mare più bello è quello che ancora dobbiamo navigare.

Soltanto in questo modo i dissennatori spariscono

e non hai più paura di loro.

Se questa lettera la leggerai stasera,

ti auguro una buona notte,

altrimenti buona giornata se la leggerai domani.

Comunque grazie di tutto e,

mi raccomando,

stai attento anche tu ai dissennatori

e combattili sempre con tutte le forze fisiche e trascendentali.

“Expeto patronum!”

Elaborato in Pieve di Soligo e nel mese di Maggio dell’anno 1989

Salvatore Vallone

“362 e 365”

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Vedevo due numeri, 362 e 365, sopra un centrino di carta arrotondato come una specie di nido e come se si fosse accoccolato sopra il mio gatto.
Questi due numeri li associavo ai capitoli di un libro.
L’aspetto dei numeri era piacevole come il vissuto di quando da piccola compravo i quaderni di scuola.
Ma ero angosciata perché questi numeri rimandavano a un fatto di sangue.
Ero preoccupata che qualcuno potesse scoprire che io ero l’autrice, ma mi consolavo al pensiero che nessuno avrebbe letto i capitoli di quel libro, per cui nessuno l’avrebbe scoperto mentre ero in vita e, quindi, tutto sarebbe rimasto irrisolto.”

Questo sogno porta la firma di Lorella.

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il sogno di Lorella è intriso di simboli individuali e collettivi.
Ad esempio, i numeri 362 e 365 sono “segni” personali e collettivi: latino “signum” traduce la militare “insegna”.
Nel primo caso Lorella sa cosa trattano e a chi collegarli.
Nel secondo caso sono semplici numeri, elaborazioni logiche dei “processi secondari” che risalgono a Pitagora e alla cultura araba: il punto numero e il numero 1.
“362 e 365” possono identificare la date di un evento, di una nascita, di una morte, di un trauma, di una gioia, ma possono anche condensare temi logici di ordine aritmetico o algebrico.
Chiarita questa ambivalenza, il sogno di Lorella presenta sicuramente simboli “collettivi” che attestano di femminilità e di maternità, “gatto” e “nido”, nonché di un trauma a esse collegato, “un fatto di sangue”. Procedendo, Lorella si serve in sogno la “catarsi” del senso di colpa tramite una “assoluzione” basata sulla “razionalizzazione” del trauma: “mi consolavo col pensiero”.
La decodificazione chiarirà puntualmente e allargherà queste affermazioni, ma una riflessione sulle funzioni terapeutiche del sogno è sempre opportuna.
I traumi finiscono sempre nei nostri sogni e si camuffano tra le pieghe dei simboli per consentirci di dormire. I “processi primari” riescono a rendere fantasiosa anche un’interruzione terapeutica di gravidanza. Il privato e l’intimo più drammatici sono gestiti e sistemati in maniera simbolica sorprendente e aiutano la presa di coscienza del trauma. Il sogno di Lorella dice chiaramente tutto questo e fornisce una una comprensione terapeutica per risolvere il dolore e lo struggimento più acuti: la riparazione del trauma.
All’uopo mi preme sottolineare le funzioni attribuite al sogno dalla “Psicologia della Gestalt” o della Forma, una benemerita Scuola basata sulla percezione e sull’esperienza umane, una Teoria molto distante dalla Psicoanalisi che,pur tuttavia, ha dato un notevole contributo allo studio del sogno e del sognare.
Secondo la “Gestaltpsycologie” il sogno possiede i seguenti attributi e le seguenti funzioni: l’immedesimazione poetica, la drammatizzazione teatrale, la reviviscenza sensoriale, la sequenza temporale, il dialogo interiore e interpersonale, il conflitto e l’integrazione fra parti emergenti di sé in movimento verso l’identità globale, una rinnovata visione del mondo, l’integrazione di nuove esperienze nella personalità, la proiezione di parti di sé rinnegate, la soluzione di problemi quotidiani, il messaggio esistenziale, la saggezza.
Mi riprometto di spiegare questi concetti nelle “Riflessioni metodologiche” finali.
Adesso passo all’interpretazione del sogno delicato e gentile di Lorella.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Vedevo due numeri, 362 e 365, sopra un centrino di carta arrotondato come una specie di nido e come se si fosse accoccolato sopra il mio gatto.”

Lorella ha la piena consapevolezza del significato reale e collettivo dei numeri 362 e 365 e lo allarga in maniera simbolica associandoli alla recettività sessuale femminile e materna. Lorella sta rievocando in sogno esperienze che riguardano la maternità e precisa due numeri che possono essere il risultato, più o meno semplice o complicato, di associazioni temporali del tipo mese di marzo del 1962 o 1965 o altro, che comunque soltanto lei sa decodificare. Lorella in sogno sente il bisogno di comunicare sotto forma simbolica personale lo svolgimento della trama, ma non può fare a meno di ricorrere ai simboli collettivi per spiegarsi i contenuti psichici immessi nel sogno: il nido e il gatto.
Vediamo dove Lorella va a parare con la sua astuta psicologia.
“Vedevo” è simbolo di consapevolezza razionale: istanza psichica vigilante “Io” basata sul “principio di realtà”.
“362 e 365” sono simboli individuali di Lorella e si possono inquadrare e capire in base alla psicodinamica successiva.
“Centrino di carta” attesta di una presentazione a modo di offerta all’altro, un rafforzamento delicato e un mettere in risalto.
“Una specie di nido” evoca l’universo psicofisico femminile materno con annessi e connessi affettivi e familiari.
“Accoccolato sopra il mio gatto” conferma la disposizione femminile alla sessualità e alla maternità, all’amplesso erotico di stampo “genitale”, un desiderio di vivere l’esperienza della gravidanza. Il “mio gatto” condensa la seduzione e l’eleganza femminili che Lorella si riconosce.

“Questi due numeri li associavo ai capitoli di un libro.”

Come dire: “questi due numeri appartengono alla storia della mia vita”. Lorella sta riesumando esperienze importanti e li contrassegna con dei numeri significativi soltanto per lei. Saranno due date? Saranno due eventi? Saranno i giorni dell’anno?
Vediamo i simboli.
“Questi due numeri” sono “segni” che Lorella fissa per ricordare esperienze vissute. Il “numero” è simbolo della Ragione e dei “processi secondari”, ma diventa personale quando racchiude il mondo intimo e privato.
“Associavo” equivale a strumento evocativo sintetico, qualcosa al posto di qualcos’altro, un libero porre un nesso logico tra oggetti diversi e ricchi di significati simbolici, uno “spostamento” e una “traslazione” in difesa dell’angoscia. Questa operazione è eseguita dall’istanza “Io”.
“Capitoli di un libro” contengono e traducono parti della vita vissuta, della storia personale, di qualcosa di intimo e privato: “condensazione”. Lorella è consapevole di essere sul punto di tirare fuori vissuti ed eventi importanti che la riguardano: “capitoli”.

“L’aspetto dei numeri era piacevole come il vissuto di quando da piccola compravo i quaderni di scuola.”

Lorella regredisce all’infanzia tramite il sogno e rievoca la gioia della scolaretta che curava i quaderni, quella particolare passione che le consentiva di essere padrona delle pagine bianche in attesa di scriverle, quel fascino per un quaderno vissuto come uno strumento di “proiezione” delle proprie gioie di bambina accudita. La stessa piacevolezza è associata da Lorella all’aspetto dei numeri ossia all’oggetto simboleggiato in quei numeri. Questa è un’operazione individuale di “condensazione” che conosce soltanto Lorella, per cui si spera in un tradimento psichico tramite un riferimento e un’associazione per disoccultare meglio dal simbolo l’evento o il trauma. Intanto si sa che la dimensione psicofisica femminile e materna è stata chiamata in causa all’inizio del sogno.
Decodifichiamo.
“L’aspetto dei numeri era piacevole”: i simboli “362 e 365” riguardano esperienze significative e vissuti gradevoli di Lorella.
“da piccola compravo i quaderni di scuola.”: quando da bambina avevo a disposizione la possibilità di scrivere il mio intimo e di disporre della mia vita futura. Il processo psichico di difesa dall’angoscia della “regressione” viene istruito da Lorella con naturalezza e con piena convinzione. Sorprende la la consapevolezza di Lorella in riguardo a episodi apparentemente semplici della sua vita.

“Ma ero angosciata perché questi numeri rimandavano a un fatto di sangue.”

Secondo le linee psicologiche della “conversione nell’opposto” la gioia di Lorella si commuta in tragedia da “fatto di sangue”. Affiora il ricordo doloroso di un fatto che si è concluso in un dramma. Lorella rievoca episodi felici dell’infanzia e associa un’esperienza di morte, un lutto, confermando che i numeri sono identificativi di una persona e di un evento struggente.
Sondiamo la simbologia.
“Ma ero angosciata” attesta di un “fantasma depressivo di perdita”, di un “fantasma di morte” collegato a un’esperienza reale. In questo caso l’angoscia si risolve concretamente nello struggimento di un lutto irreparabile.
“questi numeri rimandavano a un fatto di sangue.” I simboli personali si riferiscono a un evento violento, a una perdita della vitalità rappresentata simbolicamente dal “sangue”. Pur tuttavia, non si tratta di una morte normale, ma di una morte colpevolmente vissuta. Il “fatto di sangue” è collegato alla dimensione materna, “una specie di nido e come se si fosse accoccolato sopra il mio gatto.” E’ stato sconvolto il “nido” da un’infausta violenza. Il “sangue” si associa con facilità alla mestruazione, all’aborto, al parto, all’intervento chirurgico.

“Ero preoccupata che qualcuno potesse scoprire che io ero l’autrice”

Lorella esibisce la sua responsabilità su questo “fatto di sangue”. Teme di trascinarsi dietro i sensi di colpa e di non riuscire a “razionalizzarli”.
Decodifico.
“Ero preoccupata” si traduce in ero consapevole, avevo la mente “occupata prima”, sapevo di me e riconoscevo i miei vissuti.
“qualcuno potesse scoprire” significa che il mio “Super-Io”, la mia istanza morale e censoria, operasse una condanna della mia aggressività mortifera. “Qualcuno” equivale a una “parte psichica” di me, a un prendere le distanze dalla propria moralità, a ridimensionare la condanna del “Super-Io”. Lorella deve sempre avere la consapevolezza dell’evento luttuoso tenendo in funzione il suo “Io” al fine di evitare la recrudescenza censoria del “Super-Io” con tutti i sensi di colpa che ci vanno dietro e la necessaria espiazione nei sintomi istero-fobici e paranoici.
“che io ero l’autrice” significa l’assunzione di responsabilità e il riconoscimento dei propri pensieri e dei propri atti, la consapevolezza di essere la protagonista dei propri vissuti e delle proprie azioni. “Autrice” deriva dal greco “autòs”, me stesso, caricato della consapevolezza di essere attrice.

“ma mi consolavo al pensiero che nessuno avrebbe letto i capitoli di quel libro,”

Lorella è consapevole delle pulsioni aggressive messe in atto a suo tempo e del travaglio internamente covato. Tutto è inscritto nella sua psiche, per cui si consola con il fatto che nessuno può leggerle dentro ed estorcere questo materiale intimo e privato.
Cosa dicono i simboli?
“Mi consolavo” si traduce in “assolvevo” i sensi di colpa, collegati al “fatto di sangue”, con la consapevolezza. “Consolavo” equivale a “sciogliere e risolvere l’insieme”: latino “solvere”.
“nessuno avrebbe letto i capitoli di quel libro,” si può decifrare: in tutto questo trambusto il trauma sarebbe rimasto circoscritto al mio intimo e privato, alla mia sfera psichica personale. “Nessuno” condensa la negazione agli altri dei propri vissuti e delle proprie esperienze: una difesa dell’intimità. I “capitoli” sono i fatti importanti e il “libro” è il condensato dei vissuti dell’esistenza.

“per cui nessuno l’avrebbe scoperto mentre ero in vita e, quindi, tutto sarebbe rimasto irrisolto.”

La consapevolezza di Lorella è sufficiente e l’opera di occultamento e di camuffamento funziona senza indurre danni psicofisici da espiazione dei sensi di colpa. Questa dialettica tra la “coscienza di sé” e la cura del proprio equilibrio psicofisico hanno contraddistinto gran parte del sogno di Lorella.
“Nessuno” conferma la difesa dagli altri e la “negazione” di qualsiasi comunicazione in riguardo a temi intimi e privati.
“Scoperto mentre ero in vita” la consapevolezza è personale e l’esperienza vissuta viene accettata nelle sue sfaccettature morali. Il quadro si restringe sempre all’individualità pensante e agente della protagonista. Non “rimuovere” il trauma è la terapia giusta, tenerlo sempre presente favorisce l’autocontrollo e impedisce la “conversione in sintomi” degli inevitabili sensi di colpa. Questo significa “mentre ero in vita”.
“tutto sarebbe rimasto irrisolto.” Lorella sa convivere con se stessa e sa mantenere il suo equilibrio. I meccanismi psichici di difesa dall’angoscia funzionano e risolvono con la vigilanza le asperità del trauma vissuto e la diretta responsabilità. La risoluzione dell’irrisolto è riferita agli altri: nessuno saprà del mio “fatto di sangue”. A tutti gli effetti Lorella negandolo agli altri ha risolto il trauma e si è mantenuta in equilibrio psicofisico.

PSICODINAMICA

Il sogno di Lorella svolge la psicodinamica della “razionalizzazione del trauma” e nello specifico del “lutto” legato alla perdita dell’esperienza della maternità, un evento o un “fatto di sangue” che ha trovato la protagonista capace di gestire l’angoscia della perdita. Possibilmente si tratta di una interruzione terapeutica della gravidanza, per cui il “trauma della perdita” e il “fantasma di morte” collegato hanno trovato la giusta risoluzione razionale nella difesa dell’interiorità e dell’intimità tramite il mantenimento di una lucida consapevolezza del trauma e un pieno controllo del senso di colpa. Degno di nota è l’equilibrio raggiunto da Lorella nella gestione delle spinte repressive del “Super-Io” e della funzione razionale dell’istanza “Io”.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Il sogno di Lorella presenta la funzione delle suddette istanze psichiche.
L’Es o rappresentazione delle pulsioni si mostra in “sopra un centrino di carta arrotondato come una specie di nido e come se si fosse accoccolato sopra il mio gatto.” e in “Ma ero angosciata perché questi numeri rimandavano a un fatto di sangue.”
L’Io o funzione vigilante e razionale si evidenzia in “vedevo” e in “associavo” e in “ero angosciata” e in “Ero preoccupata” e in “mi consolavo al pensiero che nessuno avrebbe letto i capitoli di quel libro, per cui nessuno l’avrebbe scoperto mentre ero in vita e, quindi, tutto sarebbe rimasto irrisolto.”
L’istanza censoria e morale “Super-Io” è visibile in “che qualcuno potesse scoprire che io ero l’autrice”.
La “posizione psichica” dominante è la “genitale” sia pur nella versione luttuosa della perdita: “una specie di nido e come se si fosse accoccolato sopra il mio gatto.”
La “posizione psichica anale” è richiamata nel trattenere per sé la memoria dell’esperienza traumatica vissuta sul corpo: “qualcuno potesse scoprire che io ero l’autrice, ma mi consolavo al pensiero che nessuno avrebbe letto i capitoli di quel libro, per cui nessuno l’avrebbe scoperto mentre ero in vita e, quindi, tutto sarebbe rimasto irrisolto.”

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Il sogno di Lorella usa i suddetti meccanismi e processi psichici di difesa dall’angoscia.
La “condensazione” è visibile in “362 e 365” e in “nido” e in “gatto” e in “libro” e in “numero”.
Lo “spostamento” è presente in “accoccolato” e in “fatto di sangue”.
La “drammatizzazione” e la “conversione nell’opposto” si manifesta in “Ma ero angosciata perché questi numeri rimandavano a un fatto di sangue.”
La “regressione” è manifesta in “come il vissuto di quando da piccola compravo i quaderni di scuola.”
La “proiezione” è usata in “Vedevo due numeri, 362 e 365,” e in “quaderni di scuola”.
La “razionalizzazione” e la “legittimazione” sono presenti in “mi consolavo al pensiero che nessuno avrebbe letto i capitoli di quel libro, per cui nessuno l’avrebbe scoperto mentre ero in vita e, quindi, tutto sarebbe rimasto irrisolto.”
La “negazione” si evidenzia in ”nessuno” e in “per cui nessuno”.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Lorella manifesta nettamente un tratto psichico “genitale” all’interno di una cornice “anale”: pulsione della maternità e disposizione al trauma della perdita.

FIGURE RETORICHE

Il sogno di Lorella forma le suddette figure retoriche.
La “metafora” o relazione di somiglianza è presente in “nido” e in “gatto” e in “capitolo” e in “libro” e in “quaderni”.
La “metonimia” o nesso logico è manifesta in “fatto di sangue” e in “362 e 365”.
La “enfasi” o forza espressiva è contenuta in “Ma ero angosciata perché questi numeri rimandavano a un fatto di sangue.”
Il sogno di Lorella è realistico e ragionato e non ha picchi poetici.

DIAGNOSI

La diagnosi dice di un trauma della maternità e della conseguente “razionalizzazione” del lutto, nonché della costante opera di vigilanza e di assoluzione dal senso di colpa da parte dell’Io.

PROGNOSI

Lorella deve tenere sempre in esercizio e rafforzare i meccanismi di difesa della “razionalizzazione”, della “compartimentalizzazione”, della “legittimazione” e della “assoluzione” del trauma, al fine di evitare la conversione dell’angoscia in una sequela di sintomi. Rafforzare significa avere sempre in mente la necessità del trauma e le dovute giustificazioni anche nel caso in cui lo si sia riparato con una adozione o con una nuova gravidanza.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta in un mancato funzionamento dei “meccanismi di difesa” e in una “conversione dell’angoscia” nella “sindrome istero-fobica” in espiazione dei sensi di colpa: una dolorosa psiconevrosi.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei simboli e dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Lorella è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.
La psicodinamica si avvale di un simbolismo e di un realismo ben equilibrati.

RESTO DIURNO

La causa scatenante del sogno di Lorella si colloca in una libera associazione al trauma e in un semplice ricordo dello stesso oppure nella semplice visione di un bambino.

QUALITA’ ONIRICA

La qualità del sogno di Lorella è la “discorsività narrativa e razionale”.

REM – NONREM

Il sogno di Lorella si è svolto nella terza fase del sonno REM alla luce del simbolismo e delle linee narrative elaborate in piena consapevolezza.
Ricordo che nelle fasi REM il sonno è turbolento, mentre nelle fasi NONREM il sonno è profondo e catatonico ossia presenta una caduta del tono muscolare, senza movimenti e spasmi, senza agitazione psicomotoria. La memoria è presente nelle fasi agitate rispetto alle fasi di caduta muscolare e di sonno profondo dove è quasi assente.

FATTORE ALLUCINATORIO

Il sogno di Lorella si serve regolarmente dei sensi e in particolare esalta il senso della “vista” in “vedevo” e in “l’aspetto dei numeri era piacevole”. Particolare rilevanza assume la cospirazione sensoriale in “ero angosciata” e in “ero preoccupata” e in “mi consolavo”.
Il sogno di Lorella, nonostante la sua drammaticità, è pacato e non contiene allucinazioni di forte intensità.

GRADO DI ATTENDIBILITA’ E DI FALLACIA

Per sondare la soggettività o l’oggettività, l’approssimazione o la verosimiglianza della decodificazione del sogno di Lorella, per valutare se l’interpretazione risente di forzature, stabilisco la prossimità all’oggettività scientifica o alla soggettività mistificatoria in una scala che va da “uno” a “cinque” in cui 1 equivale all’oggettività auspicata e 5 denuncia una forzatura interpretativa verosimile. Tale valutazione è resa possibile dalla presenza di simboli chiari e forti e di psicodinamiche affermate ed esaurienti.
La decodificazione del sogno di Lorella, alla luce di quanto suddetto, ha un grado di attendibilità e di fallacia “2” a causa della chiara simbologia e della surreale, quanto diffusa, psicodinamica. Il sogno di Lorella è prossimo all’oggettività o verità di fatto.

DOMANDE & RISPOSTE

Il lettore anonimo ha posto le seguenti domande dopo aver letto attentamente la decodificazione del sogno di Lorella.

Domanda
Ancora un sogno che riguarda la maternità.
Risposta
Proprio così! L’esperienza della maternità porta al culmine nella donna la “posizione genitale” esaltando la relativa “libido”. Preciso meglio: la “posizione genitale” è apertura all’altro fuori dal contesto familiare o del gruppo di appartenenza. In questo senso è donativa e generosa in primo luogo verso se stessi e, di poi, necessariamente verso gli altri. La “genitalità” mantiene una percentuale “narcisistica”, evoluta dalla precedente “posizione” nella forma del giusto “amor proprio”, per procedere negli investimenti di “libido” relazionali dopo l’utile tormento della “posizione edipica”, la conflittualità con i genitori. Le realizzazioni psicofisiche principali dell’universo femminile sono la capacità della scelta dell’altro, l’orgasmo nella vita sessuale, la disposizione alla gravidanza e alla maternità. Il tutto è inquadrato nel campo delle potenzialità da mettere in atto secondo la dinamica psicofisica di matrice aristotelica: “potenza” e “atto”. Il quadro è determinato da un simultaneo volersi bene e voler bene: “principio del meglio possibile” alle condizioni date.
Domanda
E le donne che non amano l’altro o che non diventano madri per un motivo o per un altro?
Risposta
Niente di drammatico! Queste donne istruiscono meccanismi psichici di difesa che contengono l’angoscia dei mancati investimenti di “libido genitale” e della mancata maternità. Importante è che non permangano nella “posizione fallico-narcisistica” esaltandola in uno sterile e pericoloso isolamento giaculatorio. La buona “Madre Natura” offre alle donne una sana psicologia per continuare a vivere in maniera adeguata secondo le scelte operate sempre al meglio possibile delle condizioni date. Quest’ultimo concetto significa che ogni scelta è legata al tempo psichico e al momento storico di ogni persona: la maturazione evolutiva della “organizzazione psichica reattiva”.
Domanda
Cosa vuol dire concretamente?
Risposta
Se una donna a vent’anni non sente il bisogno dell’altro o della maternità, a trent’anni può cambiare idea e progetto di vita. Esistono donne che hanno realizzato la maternità “in extremis” o anche dopo la menopausa secondo le grandi possibilità che la Scienza biologica e ginecologica consente nei nostri giorni.
Domanda
Quanto è importante un figlio nella vita di una donna?
Risposta
Completa il ciclo naturale degli investimenti della “libido genitale” e i vissuti relativi all’esperienza “donativa”. La donna è più legata al figlio che all’uomo con cui procrea, il padre della sua creatura. Sin dai primordi a livello culturale nel “Principio femminile” si condensano la “Ontogenesi” e la “Filogenesi”, l’origine del Vivente e l’amore della Specie. Tutto nasce dalla Dea Madre, Rea o Gea presso i Greci e secondo la loro mitologia. Se poi riflettiamo sul Cristianesimo e nello specifico sull’immagine della Madonna con il Bambino, l’esaltazione religiosa della Madre si allarga fino a completarsi nelle sculture e nelle pitture che riguardano la Pietà, la Madonna addolorata che vive la morte del Figlio. Alla luce di questo quadro culturale la maternità per una donna è un evento veramente “lieto” in tutti i sensi: evoluzione, formazione, organizzazione psichiche.
Domanda
E se una donna non può avere figli?
Risposta
La Scienza ha provveduto ampiamente con la fecondazione artificiale omologa ed eterologa e con altre forme atte a portare avanti una gravidanza, magari servendosi di un altro utero. Oggi la maternità si può realizzare in tanti modi biologici e legali. La Cultura e la Politica spesso incorrono nel divieto, nel limite e nel bigottismo morale e religioso. Aiutare la Natura non significa negarla o farle violenza, né tanto meno è blasfemo.
Domanda
Lei è favorevole alla fecondazione assistita?
Risposta
In tutte le forme che la donna sceglie e che la Scienza mette a disposizione.
Domanda
Quali meccanismi psichici di difesa mettono in atto le donne se non hanno un figlio?
Risposta
La frustrazione della “libido genitale” o la mancata maternità incorre prevalentemente nei seguenti meccanismi di difesa dall’angoscia: la “rimozione” ossia la si relega nel profondo dimenticatoio, “l’isolamento” ossia si scinde il sentimento e l’emozione dalla possibilità consapevole della maternità, “l’intellettualizzazione” ossia si razionalizza il carico emotivo della possibile maternità, la “sublimazione” ossia si converte beneficamente la “libido”, “l’annullamento” ossia si esorcizza con rituali nevrotici l’angoscia della gravidanza. Fondamentalmente la gravidanza scatena il “fantasma di morte” elaborato nel primo anno di vita e legato alla perdita e all’abbandono, fantasma che nel tempo si evolve nella perdita della vita.
Domanda
Cosa pensa dei figli delle coppie omosessuali?
Risposta
Saranno i figli a vivere i ruoli psichici della madre e del padre e a investire in tal senso nei loro genitori. La questione è delicata, ma non bisogna esagerarla con catastrofismi psichiatrici per i poveri bambini. In ogni modo la mia risposta sommaria denuncia il mio orientamento. Avrò modo di approfondire in seguito.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

Secondo la “Gestaltpsycologie” il sogno possiede una “valenza creativa e poetica” basata sui “processi primari” che permette l’immedesimazione di chi sogna nel materiale psichico che sta svolgendo e che lo riguarda direttamente, nonché la traduzione in parole significative delle sensazioni e dei sentimenti, la conversione dei suoi “significanti” in “significati”. In quest’ultima operazione psichica siamo tutti poeti, “criatori”, perché immettiamo originalmente nelle immagini i nostri vissuti e diamo figura ai “fantasmi” elaborati durante la nostra formazione psico-culturale.
Secondo la “Gestaltpsycologie” il sogno possiede una “valenza drammatica teatrale” che ben si individua nell’esaltazione emotiva e nella rappresentazione visiva dei temi. L’amplificazione dei sensi, allucinazioni, e delle azioni, psicodinamiche, legata all’angoscia che è stata rimossa nel tempo e che trova il modo di scaricarsi nel sogno. Esempio: uccidere ed essere ucciso in sogno è frequente, così come essere inseguito e non riuscire a correre. In ogni caso la Psiche tende a rappresentarsi in maniera esagerata ed eclatante.
Secondo la “Gestaltpsycologie” il sogno possiede una valenza di “reviviscenza sensoriale” nel ridestare sensazioni ed emozioni profonde e sperimentate, nonché elaborate in maniera autonoma nella vita fantasmatica sin dalla primissima infanzia. Il rivivere i vissuti in sogno esalta le sensazioni in allucinazioni e in percezioni dotate di energia bio-psichica. I sensi rivivono in sogno le loro esperienze esaltandole e amplificandole nelle allucinazioni dal momento che il sonno mette a disposizione del sogno energie che fluiscono dentro e non vengono investite fuori.
Secondo la “Gestaltpsycologie” il sogno possiede una valenza di “sequenza temporale” che si attesta nel presente in atto e nell’assenza del passato e del futuro. Il sogno coniuga un suo preciso “tempo” secondo le sue logiche sequenziali, mette insieme passato e futuro, il già vissuto e il desiderio, in una dimensione temporale in atto, un “breve eterno”, a riprova che a livello psichico il “Tempo” non si lascia ben individuare. Eppure il sogno sviluppa una serie di immagini e di allucinazioni che hanno un “prima” e un “dopo”, una sequenza temporale, un inizio e una fine, ma in effetti tratta sempre della psicodinamica in atto. Quest’ultimo è ciò che c’è nel divenire psichico: “essere” e “divenire” ritornano dalla Filosofia greca antica e l’oscuro Eraclito si sposa con il saggio Parmenide.
Secondo la “Gestaltpsycologie” il sogno possiede una valenza di “dialogo interiore e interpersonale”, una relazione con se stesso e con gli altri. Meglio: il sogno evidenzia le modalità di vivere “parti psichiche di sé” e di offrire agli altri le medesime, la confidenza e il grado di affidamento con se stesso e con le persone dell’ambiente, l’oggetto interno e l’oggetto esterno, le proprie sensazioni e i propri sentimenti e l’offerta ai familiari e alle persone investite di “libido genitale”. Il sogno manifesta chiaramente e senza equivoci i modi elaborati e acquisiti di vivere se stessi e gli altri.
Secondo la “Gestaltpsycologie” il sogno possiede la valenza di evidenziare “il conflitto e l’integrazione fra parti emergenti di sé in movimento verso l’identità globale”. Il sogno svolge le psicodinamiche in atto e ne evidenzia le note conflittuali, sviluppa la dialettica tra pulsioni e censure, desideri e frustrazioni, al fine di comporre in armonia la sintesi evolutiva di ogni contrasto e di ogni conflitto. Quest’ultima è e si mostra come la “parte nuova ed emergente di sé” che si appresta a essere integrata nella “organizzazione psichica” in atto, arricchendola secondo linee evolutive compatibili. Ogni conflitto psichico è considerato “positivo” nel senso storico e strutturale, perché dalla crisi e dall’opposizione nascono tratti e attributi psichici che contribuiscono alla formazione psicologica e aspirano a essere integrati nella “organizzazione psichica reattiva”, la struttura o la personalità. Il sogno manifesta le novità psico-esistenziali in avanzamento e in emersione ancor prima che si concretizzano nella realtà della vita quotidiana. In questo senso il sogno spesso viene valutato “profetico”, dice “prima e a mio vantaggio di me”.
Secondo la “Gestaltpsycologie” il sogno possiede la valenza di evidenziare “una rinnovata visione del mondo”. L’opera di evoluzione psichica personale si allarga nella “Weltanschauung”, la concezione del mondo e della vita e della posizione in esso occupata dall’uomo, le modalità culturali di interpretare se stesso e la società in cui vive e opera. Il sogno in questo travaglio di schemi e di segni contiene ed evidenzia i modi evolutivi delle relazioni sociali e del comportamento etico e bioetico. Il sogno mostra le vie da percorrere per rinnovare idee e schemi culturali, simboli e valori, vie già percorse e vie da percorrere sempre secondo linee evolutive compatibili al presente con la “organizzazione psichica reattiva” in atto. Il sogno mostra nuove coordinate d’inserimento costruttivo e originale nel testo e nel contesto culturale del gruppo di appartenenza, a partire dall’ambito familiare e per approdare al tessuto sociale.
Secondo la “Gestaltpsycologie” il sogno possiede la valenza di “integrare nuove esperienze nella personalità”. Come si diceva in precedenza, il sogno manifesta le novità psichiche e la rottura con la continuità rassicurante ma obsoleta. Le relazioni con se stesso e con gli altri portano necessariamente a nuove esperienze, a nuovi modi di sperimentare se stessi e di allargare l’orizzonte mentale, di mettersi alla prova e di acquisire nuove abilità e competenze, di crescere e di cimentarsi.
Secondo la “Gestaltpsycologie” il sogno possiede la valenza di “proiettare parti psichiche di sé rinnegate” in funzione difensiva dall’angoscia di prendere atto che si tratta di materiale psichico personale e non altrui. Questa difensiva alienazione operata dal sogno ha la funzione di favorire e di non disturbare il sonno, ma offre da svegli la consistente possibilità di riappropriarsi dell’alienato e di prendere coscienza delle proprie “parti psichiche”, pulsioni e desideri, modi e schemi, sensazioni e sentimenti, frustrazioni e aggressività, ambivalenze e ambiguità. La “proiezione” è un meccanismo psichico di difesa dall’angoscia che consiste nell’attribuire all’altro il proprio materiale psichico e si attesta in una difficoltà nella dialettica tra interno ed esterno, nell’estromettere le parti sgradite di sé e nel collocarle fuori di sé addebitandole ad altre persone. Il sogno consente la “proiezione”, anche attraverso i meccanismi dello “spostamento” e della “traslazione”, di queste “parti psichiche” angoscianti e rinnegate in difesa dell’equilibrio psicofisico in atto, ma è importante che quest’operazione difensiva si completi nella presa di coscienza dell’alienato e del rinnegato e nell’integrazione nella “organizzazione psichica” di questo materiale contrastato e traumatico.
Secondo la “Gestaltpsycologie” il sogno possiede la valenza di “risolvere i problemi quotidiani”, di consentire la riflessione calma e pacata della propria collocazione nel mondo e nella società insieme ai problemi da affrontare nella pratica quotidiana del vivere. Spesso accade in sogno che ciò che sembrava irrisolvibile si snodi in maniera lineare nella sua risoluzione. Spesso accade in sogno che si presentino delle intuizioni logiche ed estetiche che nella frenesia della veglia non hanno la possibilità di affiorare alla consapevolezza dell’Io. Il proverbio popolare dice che “il sonno e il sogno portano il buon consiglio”. La gente comune ritiene che il sogno contenga quelle buone e utili norme pratiche da utilizzare nella pratica quotidiana e nelle relazioni sociali. Spesso i genitori trovano nel sogno la soluzione a difficoltà relazionali con i figli. Spesso il sogno offre la modalità di approccio alle difficoltà di risoluzione dei problemi più complicati. Si narra che gli inventori e gli scienziati hanno avuto in sogno l’illuminazione giusta per portare avanti le loro ricerche scientifiche. Si dice che ciò che facciamo l’abbiamo prima in qualche modo immaginato.
Secondo la “Gestaltpsycologie” il sogno possiede la valenza di comunicare “un messaggio esistenziale”, di avere quella vena filosofica utile alla risoluzione dei problemi umani collegati alla ricerca di una degna e giusta collocazione nel mondo e nella società. Il sogno risponde spesso alle domande filosofiche di base “chi sono io” e “cosa faccio gettato in questo mondo” di cose e di persone. La filosofia del sogno è sorprendentemente complicata e profonda, al di là dell’istruzione della persona che sogna. Capita che persone non erudite di temi estetici e filosofici riescano a speculare in maniera sorprendente su questioni metafisiche e morali, nonché politiche e logiche.
Secondo la “Gestaltpsycologie” il sogno possiede la valenza di indurre “la saggezza”, “quel senso e quel sapore di sé” che si occulta nella veglia e che nel sonno si manifesta senza resistenze sotto la forma di un’autocoscienza migliorata e responsabile. “Sapere di sé” è proprio la funzione primaria del sogno. Attraverso il simbolismo si manifestano i tesori nascosti dell’essere umano, le intuizioni materiali e mistiche, la sacralità dell’origine e la profanità dell’esistenza.

CONCLUSIONE

Converto nell’opposto la vanificazione della maternità e la conseguente “razionalizzazione del lutto” dominanti nel sogno di Lorella e propongo una vecchia canzone italiana che ha vinto il Festival di Sanremo nel 1954. Si tratta di “Tutte le mamme” a firma di Bertini e Falcocchio e cantata da Giorgio Consolini.
Il testo è classico del tempo: retorica, sentimentalismo, melodia, realismo condito da qualche simbolo: niente di grande e di originale in un mix degno d’interesse.
Quella era l’Italia ancora fascista del dopoguerra, quella era la scuola melodica, quello era lo sbrodolamento armonico, quella era la voce scilinguata del tempo.
Tiro fuori i simboli: Dio al posto di Madre Natura, la Madonna al posto della Donna, l’Amore al posto della “libido sessuale”.
Persiste lo schema della Femmina fruttifera che regala figli a destra e a manca, non soltanto alla Patria ma anche al marito.
Persiste lo schema della donna votata al sacrificio e al dolore. E’ tremendo il verso “Ieri, oggi, sempre, per voi mamme non c’è pietà.”
Persiste il culto del maschietto ingrato e la svalutazione della femminuccia in “Ogni vostro bambino, quando un uomo sarà,verso il proprio destino, senza voi se ne andrà!”. Ottima è la risoluzione della conflittualità edipica con la madre.
E’ ben fondato l’amore donativo della madre in “fatto di sogni, rinunce ed amor.”
La magia si consuma in “le mamme imbiancano, ma non sfiorirà la loro beltà.”
L’Amore della Specie si esalta in “grandi tesori di luce e bontà, che custodiscono un bene profondo,”.
Il capitalismo paterno si manifesta nella sdolcinata conclusione “tu, che m’hai dato il tuo bene profondo e sei la Mamma dei bimbi miei.”
In quel tempo ci si commuoveva così e si perpetuava l’immagine di una donna fondamentalmente Madre.
In attesa dl ‘68 e della rivoluzione femminista gustiamo questo prodotto psico-culturale con testo e video annesso.

TUTTE LE MAMME

Donne! Donne! Donne! Che l’amore trasformerà.
Mamme! Mamme! Mamme! Questo è il dono che Dio vi fa.
Tra batuffoli e fasce mille sogni nel cuor.
Per un bimbo che nasce quante gioie e dolor.

Mamme! Mamme! Mamme! Quante pene l’amor vi da.
Ieri, oggi, sempre, per voi mamme non c’è pietà.
Ogni vostro bambino, quando un uomo sarà,
verso il proprio destino, senza voi se ne andrà!

Son tutte belle le mamme del mondo
quando un bambino si stringono al cuor.

Son le bellezze di un bene profondo
fatto di sogni, rinunce ed amor.

È tanto bello quel volto di donna
che veglia un bimbo e riposo non ha;
sembra l’immagine d’una Madonna,
sembra l’immagine della bontà.

E gli anni passano, i bimbi crescono,
le mamme imbiancano, ma non sfiorirà la loro beltà.

Son tutte belle le mamme del mondo
grandi tesori di luce e bontà,
che custodiscono un bene profondo,
il più sincero dell’umanità.

Son tutte belle le mamme del mondo ma,
sopra tutte, più bella tu sei;
tu, che m’hai dato il tuo bene profondo
e sei la Mamma dei bimbi miei.