PSICOANALISI DEL GRUPPO

L’uomo è un vivente sociale, un animale che abita nella “polis”, città stato della Grecia antica, fa delle scelte e prende delle decisioni insieme agli altri. Aristotele: “zoon politicon”.

Un gruppo è costituito da individui intesi a evolversi psicologicamente in persone.

Ogni persona ha una organizzazione psichica, una sua struttura evolutiva, un suo carattere, una sua personalità, una sua gruppalità interna, una sua modalità culturale, interpretativa ed esecutiva, una sua rete di relazioni interne che dispongono verso l’esterno secondo modalità esperite e tendenti alla finalità e all’innovazione.

La coppia è un gruppo biologico e la famiglia è la cellula della società.

La famiglia ha una “organizzazione psichica collettiva” che si forma e si evolve attraverso l’interazione delle “organizzazioni psichiche” dei vari membri a cominciare dalla coppia.

La famiglia possiede, di conseguenza, una connotazione psichica originale e individuale, come se fosse una persona, incentrata sulle modalità di pensare e di agire, di intendere e di volere, di sentire e di ragionare, di interpretare e di eseguire.

Ogni famiglia possiede un “Es”, un “Io, un “Super-Io”, le istanze psichiche freudiane estese e applicate al gruppo.

Ogni famiglia ha un corredo di istinti e di pulsioni, ha una rappresentazione dei bisogni e dei desideri, ha una intimità, ha una sub-liminalità e un “principio del piacere”: istanza psichica “Es”.

Ogni famiglia ha una modalità razionale e logica, una sua vigilanza e una auto-consapevolezza, una linea di pensiero e di azione, un esercizio del “principio di realtà” e della volontà, ha una sua filosofia di vita e una sua subcultura: istanza psichica “Io”.

Ogni famiglia ha una gradazione del senso del dovere e del limite, del divieto e del tabù, della censura e della morale: istanza psichica “Super-Io”. Ogni famiglia vive al suo interno una rete di azioni possibili e tollerabili, non impedibili, che contempla e fissa la legalità al suo interno. La tensione interattiva del gruppo è volta a realizzare il valore della tolleranza.

Ogni famiglia è un’isola libera che trova il suo significato all’interno dell’arcipelago. La famiglia non è, di certo, anarchia e follia, è un microcosmo autonomo nel macrocosmo. La sua libertà è condizionata dal contesto e dalla tradizione, ma soprattutto dalle funzioni psichiche che al suo interno vedono la luce e la vita, agiscono e si evolvono.

L’istituto familiare è un gruppo umano caratterizzato nella sua formazione dalle modalità psichiche evolutive di cui l’individuo è portatore. La Psiche individuale e la Psiche della famiglia si servono degli stessi “meccanismi” e “processi” psichici di difesa dall’angoscia e sviluppano contenuti propri, sia come persona e sia come gruppo. La prima privilegia ed elabora i vissuti individuali in riguardo a se stesso e alla realtà esterna, la seconda privilegia ed elabora i temi sociali della relazione e della convivenza.

La combinazione e l’interazione delle “organizzazioni psichiche” all’interno del gruppo familiare caratterizzano la qualità dei vissuti dei vari membri e del gruppo stesso. In quest’opera educativa il condizionamento psichico delle figure genitoriali è di grande influenza e importanza per la formazione dei figli e per la trasmissione culturale dei valori. Di poi, le strutture scolastiche assolvono il compito di arricchire l’identità storica e sociale, nonché di allargare il contesto della collettività nazionale e internazionale.

I processi di identificazione e l’identità psicosociali completano il percorso educativo e formativo della persona e del gruppo.

Partiamo dalla cellula biologica della società, la famiglia, inquadrandola per comodità teorica e sempre applicando lo schematismo psichico evolutivo della persona.

Una famiglia può definirsi a prevalenza “orale”, “anale”, “fallico-narcisistica”, “edipica”, “genitale”. Il termine “prevalenza” attesta della compresenza interattiva degli altri fattori secondo incidenze minori. Lo stato puro è utopico.

La famiglia a prevalenza “orale” si connota per l’affettività e per il sentimento che mette in circolazione e fa prevalere al suo interno e che esibisce all’ambiente esterno. E’ sensibile alla perdita di questi attributi e, di conseguenza, tende a strutturare tratti depressivi. L’affabilità e la volitività, la generosità e l’afflato emotivo sono dominanti nella fenomenologia e negli investimenti sociali rispetto alle altre caratteristiche psichiche maturate nel corso della sua evoluzione. La recettività prevale sulla donazione sociale.

La famiglia a prevalenza “anale” è caratterizzata dall’esercizio dell’aggressività nel versante interno ed esterno: sadismo e masochismo. La valenza mentale è la diffidenza e la ritrosia, la valenza psichica è fobica e ossessiva con tratti paranoici. La parsimonia nel dispensare affetti ed emozioni struttura difficoltà espressive e comunicative. L’avarizia connota la degenerazione degli investimenti materiali, così come l’aggressività per difesa paranoica si può evolvere nella violenza. La famiglia a prevalenza “anale” accusa conflitti nell’acquisizione e della distribuzione dei sentimenti e dei messaggi collettivi, nonché a livello razionale tende a coltivare le sue cognizioni e le sue convinzioni. Gli scambi psicosociali sono contraddistinti dalla dialettica della chiusura e del rifiuto.

La famiglia a prevalenza “narcisista” è auto-referente e superba, onnipotente e sprezzante, ostica e fredda. Tende all’isolamento per orgoglio e pregiudizio. La sua autonomia è apparente e la sua dipendenza non viene riconosciuta in alcun settore. La rete delle relazioni è altolocata e subalterna alla nobiltà psichica e al valore del gruppo familiare. I fattori e i veicoli altruistici sono disconosciuti nella vera essenza e vengono esaltati a proprio vantaggio e a propria esaltazione. L’isolamento domina socialmente nonostante il bisogno di manifestarsi per autoesaltazione, ma la famiglia a prevalenza “narcisistica” non si accorge dell’esistenza degli altri e tanto meno del loro concorso alla formazione della società. L’autolesionismo è il nucleo psichico che si evidenzia quando viene socialmente giocato nel massimo dell’esaltazione e dell’onnipotenza. La sfida con se stessi tocca corde sensibili e l’onnipotenza si converte nell’impotenza, ma la ripartenza è la tappa successiva al fallimento.

La famiglia a prevalenza “edipica” si presenta con un tasso polemico e conflittuale molto elevato al suo interno e all’esterno. La socializzazione è importante perché è la palestra dello scontro e del valore. La critica in eccesso procura enormi difficoltà nelle relazioni e tendenza all’isolamento per molestie procurate e subite in reazione e in difesa dall’ambiente sociale. Il comportamento oppositivo denota una modalità di pensiero divergente e tendente all’originalità. L’azione è contraddistinta dalla ricerca di un coinvolgimento dialettico e competitivo, nonché dalla tendenza a vivere negli altri quelle autorità da combattere e quelle imposizioni da rifiutare. La famiglia a prevalenza “edipica” ha bisogno della società per competere e per innovare, per contestare e progredire. Ha una valenza positiva nel favorire il progresso civile tramite il confronto e lo scontro. Ha seguaci e conoscenti indifferenti per mancato investimento. La malattia della famiglia è la frustrazione delle energie investite e la penuria dei risultati, a cui consegue un tratto psichico isterico nello scarico della frustrazione sociale.

La famiglia a prevalenza “genitale” assolve pienamente la formula aristotelica dell’animale politico. E’ amorevole e razionale, ubbidisce al “principio di realtà” senza trascurare il “principio del piacere” e il “principio del dovere”. Cura l’affettività e i sentimenti, i bisogni e le riflessioni, non sacrifica alcunché della costellazione delle pulsioni e dei desideri, così come razionalizza molto bene la sfera dei limiti sociali e delle imposizioni legali. La famiglia a prevalenza “genitale” ha capacità recettiva e altruistica, assorbe e restituisce, produce investimenti sociali solidali e partecipa alle psicodinamiche politiche senza fanatismo e con tolleranza. L’Io familiare “genitale” delibera e decide con equilibrio e armonia secondo i “processi secondari” della razionalità e senza smarrire la gioia dell’equilibrio tra la Mente e il Corpo. Il suo unico rischio è proprio quello di “regredire” a forme precedentemente vissute e problematiche per l’incompletezza e la parzialità della loro evoluzione.

LIBERTA’ E NECESSITA’

“Gentilissimo,

mi piacerebbe veder affrontato il tema della privazione della libertà, oltre a quello della paura del contagio. E’ un interrogativo che mi sono posta in questi momenti concitati: salute o libertà? Necessità o principio filosofico. Per cosa combatterei con maggior foga?”

Sabina

Andiamo sul semplice, accipicchia!

Eppure in questi tempi la riflessione filosofica ha la sua giustificazione per illustrare i criteri e i principi che nello scorrere quotidiano del tempo, di questo tempo critico, incarniamo senza averne piena consapevolezza: “incarniamo” mi piace di più del freddo “siamo portatori”.

La “privazione della libertà”, quella psicologica e non quella fisica, è un falso problema semplicemente perché l’uomo è un prodotto psico-socio-culturale “condizionato” e non gode della prerogativa divina di essere “assoluto”, sciolto da ogni legame e da ogni forma di dipendenza, per cui la sua unica libertà si attesta nella possibilità della scelta, la Politica. L’uomo è libero nel momento in cui opera una scelta tra le diverse tesi o visioni del mondo. Quando la scelta è fatta ed è imposta dalla Politica per motivi eccezionali, come di questi tempi nel nostro bel paese, l’Uomo deve farla sua attraverso la valutazione etica.

E’ giusta questa scelta del potere politico?

Risponde al criterio del Bene individuale e collettivo?

Con questa operazione riflessiva l’Uomo è libero pur restando all’interno del suo naturale contesto di Necessità.

Passiamo al secondo punto.

La contingente “privazione della libertà fisica” ubbidisce al “principio di convenienza” e al “principio del meglio”, in base ai quali l’uomo tende alla Vita e alla conservazione della Vita, Filogenesi, alle condizioni date nel contesto storico e culturale in cui agisce. I principi del Diritto naturale, elaborati nel Seicento da Grozio e Gentile e di poi ripresi da Locke e altri filosofi, affermano che la Vita e la conservazione della Vita sono diritti massimamente oggettivi perché risiedono nel Corpo, nel Vivente, (in tutto il Vivente, animali, vegetali e minerali compresi, aggiungo io buddisticamente) e si giustificano inconfutabilmente con la Materia Vivente, il Corpo. Se la privazione della libertà fisica ubbidisce alla Vita e alla conservazione della Vita, il Diritto naturale è pienamente rispettato e la scelta individuale e collettiva ha le prerogative di essere “etica”, di ubbidire al principio del Bene, e di essere universale perché sostenuto dalla Logica e, quindi, necessariamente valido e condivisibile da tutti in quanto basato sulla Ragione. Ottimismo illuministico.

Può bastare.

La “paura del contagio” oscilla tra la fobia e la paranoia. In quanto “paura” è giusta e salutare, fa soltanto bene perché offre un limite su cui riflettere prima di agire. Che tutti abbiano paura di essere contagiati senza tralignare nella fobia assurda e nella manie di persecuzione, va bene, anzi benissimo. Nessuno vuol morire, il Corpo vuole naturalmente vivere, la Mente non può essere birichina e annientare la vita.

Analizziamo il terzo punto.

Ricordiamoci sempre che “natura non procedit per saltus”: la Natura non procede per salti. Domani il sole sorgerà a oriente. Dalle tante constatazioni empiriche fu desunto nella Greci antica il “principio dell’uniformità della Natura” in base al quale esiste una Logica nella Natura che governa i suoi processi evolutivi. La Natura è libera perché non è limitata da un’altra Natura, è una e unica. La Natura è Necessità perché è vincolata dal suo progetto atomico evolutivo. La monade di Leibniz sviluppa il Logos che contiene e non altro. Necessità e Libertà non sono opposti, così come Salute e Libertà non sono inconciliabili. E’ un concetto “etico” scegliere liberamente la Salute. La Natura trasmette all’uomo, in quanto sua parte, la sua essenza logica ed etica. L’uomo ha una essenza logica in quanto parte della Natura ed è chiamato a sviluppare il suo progetto. Possiede, inoltre, un’essenza “etica” in quanto la sua azione è indirizzata verso il Bene. Se a tutto questo ben di dio si aggiunge all’uomo l’essenza estetica, la Bellezza, tocchiamo l’apice della civiltà e del progresso culturale e scientifico a misura antropologica.

Concludo questa sintetica e discutibile disamina.

Se noi assimiliamo gli obblighi di legge contingenti, è perché queste disposizioni politiche sono logiche ed etiche e le sentiamo come espressione attuale dei nostri bisogni di vivere e di continuare a vivere.

Trovare questa corrispondenza tra Ragione, Diritto, Etica, Politica è raro e in questo momento storico è meraviglioso. Il merito va al “fantasma di morte” individuale e collettivo che ha sfrondato l’albero della Vita e ha rifiutato i fronzoli e le sciocchezze dell’ignoranza. Dietro le sferzate depressive della possibilità della fine siamo stati costretti a ragionare e a essere essenziali, siamo stati fortunatamente costretti ad abbandonare i falsi problemi su cui per mesi e mesi si sono agitati gli interessati catastrofisti del sovranismo e del qualunquismo mediale.

Charles Darwin parodiando Karl Marx ci sta dicendo che “un virus si aggira per il mondo”, il coronavirus e non è monarchico, né capitalista, né proletario, né razzista, né patriottico, né nazista, né fascista, né comunista. E’ un semplice microcosmo cosmopolitico che mette tante idee e tante ambizioni narcisistiche al posto giusto in tutto il mondo e che ci fa ritrovare come “gruppo” umano legato dalla condivisione culturale, come “popolo” unito dal comune processo storico, come “nazione” abbracciata dal sentimento di solidarietà, come gli eredi di quell’homo sapiens curioso come una scimmia e generoso come un cane.

“Ammuttamu e caminamu!”

Spingiamo la carretta e andiamo avanti, magari cantando “o sole mio” e l’inno di Mameli.

Per tutto questo io combatterei con maggior foga, cara Sabina.

Domani è un altro giorno buono e utile, tutto da vivere.

DOPO L’ORGASMO

 

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Ero nel fondo di un mare… nuotavo e sentivo la libertà… avevo gli occhi aperti e vedevo l’acqua trasparente e anche il sole.
Vedevo la luce sopra di me.
Sentivo la pace e la libertà dentro.
Nel fondo cerano sassi bianchi, grandi e piccoli.
I colori che ricordo erano il rosso e il turchese.
Ero nel fondo, ma non era abbastanza profondo per non poter risalire e riuscivo a vedere perfettamente la superficie.
Ho provato un senso di libertà totale.

Il colmo è che nella vita reale io non so nuotare e ho paura dell’acqua.

Grazie anticipate da Matilde.”

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Questo sogno consegue a uno stato di benessere psicofisico definito “orgasmo”, a un rapporto sessuale andato a buon fine.
Matilde si è addormentata dopo l’intensa vitalità sensoriale che dalla zona genitale si è allargata secondo le onde neurofisiologiche a tutto il corpo. Matilde aveva parzialmente sospeso la funzione di vigilanza del cervello e si era abbandonata al moto erotico del “sistema neurovegetativo” per vivere le contrazioni piacevolmente spasmodiche all’interno della vagina, quel corto circuito erotico che dopo il picco lentamente ricade verso la normalità vitale.
Matilde si è addormentata dopo aver fatto l’amore e ha rappresentato in sogno le sensazioni in atto, quelle del “dopo l’orgasmo”. Questa è la meravigliosa capacità dei meccanismi del “processo primario”, quelle modalità psichiche che riescono a riprodurre in immagini le sensazioni globali molto forti e irripetibili nella loro intensità.
Il sogno ha sempre una valenza “cenestetica”, sensoriale, proprio perché si basa sul fattore psicofisico dell’allucinazione e sulle fasi REM e NON REM.
Il sogno scatena tutti i sensi e in prevalenza quello prediletto e adatto all’uso e al vissuto da rappresentare. I sogni si basano anche su sensazioni abnormi e magari mai vissute nella realtà, allucinano un desiderio come sosteneva Freud, ma non soltanto, allucinano il vissuto in atto, la realtà psichica e magari le sensazioni vissute qualche ora prima di dormire.
Il sogno di Matilde mostra come si può tradurre uno stato di benessere psicofisico e come il “processo primario” riesca a trovare le immagini giuste per rappresentare le benefiche conseguenze di un orgasmo con l’apposito e specialistico meccanismo psichico della “figurabilità”.
La “figurabilità” opera una selezione tra le diverse rappresentazioni o immagini che traducono il vissuto psichico, il bisogno o il desiderio, e sceglie quelle che meglio si prestano alla loro espressione visiva, consentendo ancora una volta il passaggio da un concetto astratto a un’immagine concreta. Esempio: la rappresentazione della mucca rende perfettamente l’idea dell’amore materno a differenza dell’immagine del serpente. Quest’ultima, a sua volta, rende perfettamente l’idea dell’organo sessuale maschile a differenza dell’immagine della mucca.
Vediamo quali fattori il “processo primario” ha usato nel sogno di Matilde: la relazione del soggetto con se stesso, l’autorielaborazione allucinatoria dei vissuti psichici, l’alterazione dello schema temporale, la distorsione della categoria spaziale, il gusto del paradosso, l’eccesso della fantasia, il principio del piacere, l’appagamento del desiderio.
A livello neurofisiologico sono state richiamate le attività dell’emisfero cerebrale destro.
Un sogno non è mai un semplice sogno alla luce di quanta “roba” comporta e di quanti “strumenti” tira fuori.
Vediamolo da vicino e nello specifico.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Ero nel fondo di un mare… nuotavo e sentivo la libertà… avevo gli occhi aperti e vedevo l’acqua trasparente e anche il sole.

Matilde esordisce con una simbologia “cenestetica” sensoriale: “nuotavo e sentivo la libertà”, un tema ricorrente nel sogno. La forza di gravità è stata allentata “nel fondo di un mare”, in piena confidenza con il mondo interiore e con il conseguente abbandono psicofisico.
Il “nuotavo” induce a una “regressione” al grembo materno, ma il “sentire la libertà” è in netto contrasto con la costrizione protettiva del grembo materno. Matilde confuta il simbolo della dipendenza materna e lo commuta nella sensazione di massima autonomia psicofisica: vivevo.
Gli “occhi aperti” dicono di una buona vigilanza legata a una altrettanto buona presa di coscienza delle problematiche della dipendenza materna e non. Matilde non ha alcuna paura a lasciarsi andare al moto psicofisico del nuotare in libertà, non teme il suo corpo perché non ha sensi di colpa e possiede una buona lucidità mentale. Matilde si abbandona ai sensi del suo essere femminile con la piena consapevolezza delle mirabili capacità del suo corpo: “vedevo l’acqua trasparente e anche il sole”.

“Vedevo la luce sopra di me.”

Matilde insiste sull’auto-consapevolezza: “vedevo”.
La “luce” conferma la “coscienza di sé” ed il fatto che è “sopra di me” attesta che la relazione privilegiata è con il corpo e le sensazioni, con le pulsioni e gli istinti, con la “cenestesi” neurovegetativa e non con il materiale astratto o tanto meno sublimato: simbologia del “sotto”, istanza psichica pulsionale “Es”.

“Sentivo la pace e la libertà dentro.”

Ritorna il tema dell’esaltazione dei sensi dal momento che la “pace” è un simbolo di mancanza di “resistenze” e di lasciarsi andare con il moto vitale in piena azione.
Il “dentro” attesta dell’assenza di condizionamenti esterni e di un autogeno movimento del corpo.
“Sentivo” conferma il trionfo dei sensi. Quello di Matilde è un sogno tutto intessuto di abbandono psicofisico e di una consapevolezza che ingrandisce la sfera sensoriale.
La “libertà” si attesta nel libero cospirare dei sensi e nell’assenza di “resistenze”, nel non temere il moto vitale dei sensi: un buon rapporto con il mondo degli istinti e delle pulsioni, con l’istanza “Es”.

“Nel fondo cerano sassi bianchi, grandi e piccoli.”

Una coreografia estetica e non certo un “fantasma di inanimazione!
Tutto procede all’incontrario.
“I sassi bianchi” fungono da cornice di un quadro di bellezza, un’estetica equiparabile alla bellezza dei sensi e in esaltazione direttamente proporzionale all’abbandono psicofisico, quando niente chiede di ragionare e tutto esige di vivere al massimo.
Ricordo che il “sasso” in altro contesto contiene una simbologia di anaffettività e una consistente caduta della “libido”.
Questa interpretazione si capisce nel prossimo capoverso.

“I colori che ricordo erano il rosso e il turchese.”

Il sogno di Matilde e il suo “post-orgasmo” si associano alla bellezza neurovegetativa delle sensazioni e si giustificano nella loro intensità di eccitazione e di benefico rilassamento. Del resto, non c’è orgasmo senza bellezza semplicemente perché non è controllabile e avviene secondo natura e secondo finalità positivamente meccaniche, meglio neurofisiologiche a conferma che l’architettura corpo-mente è molto sofisticata.
Ed ecco la bellezza che si esprime simbolicamente nei colori.
I simboli: il “rosso” rappresenta l’eccitazione neurovegetativa e l’intensità organica cenestetica, il “turchese” è una combinazione di azzurro-verde- giallo, tre colori determinanti, secondo Lusher e il suo test, che sono simboli rispettivamente della distensione vigilante e della realtà, della vitalità in atto e della “libido” esistenziale in essere, nonchè della reattività.
Cosa si può aggiungere: Matilde sta proprio bene, sta vivendo un buon momento della sua vita.

“Ero nel fondo, ma non era abbastanza profondo per non poter risalire e riuscivo a vedere perfettamente la superficie.”

Matilde non teme i moti naturali neurovegetativi del suo corpo. Matilde si conosce bene e non ha paura di lasciarsi andare per vivere un buon orgasmo. Del resto, l’abbandono psicofisico è la condizione perché avvengano la lubrificazione e la progressiva crescita delle contrazioni involontarie della vagina. Matilde non si blocca per paura di svenire e, tanto meno, per controllare ciò che sta avvenendo in lei e fuori di lei, è tutta presa da se stessa e dallo sviluppo della sua “libido genitale”.
Matilde si attesta, senza tante intellettualizzazioni e filosofie, a vivere e gustare con una leggera coscienza il suo orgasmo.
Questo è il significato di “ero nel fondo, ma non era abbastanza profondo”.
“Poter risalire” significa avere consapevolezza, passare dalle pulsioni alla vigilanza calma e tranquilla della consapevolezza. Matilde sa che deve godere ed è padrona del suo corpo senza comandarlo ma soltanto vivendolo. Sa che il suo corpo non la inganna e non la tradisce, tanto meno in tanto benessere. Matilde sa di sé a livello neurovegetativo e sta sognando il suo benessere “post orgasmo”: “riuscivo a vedere perfettamente la superficie.”

“Ho provato un senso di libertà totale.”

Ritorna il “refrain” che ha dominato il sogno: la “libertà totale” di viversi e di abbandonarsi ai sensi, il lasciar che avvenga tutto quello che naturalmente deve avvenire, quel sano fatalismo neurovegetativo.
La libertà è la disposizione femminile all’orgasmo nel coito. Matilde non ha blocchi, remore e sensi di colpa, sta bene con l’uomo che ama con cui si relazione e si imbeve nella vita quotidiana.
Si tratta di un uomo e non di una donna per il fatto che la “libertà totale” comporta il completamento “maschio-femmina” senza varianti sul tema.

“Il colmo è che nella vita reale io non so nuotare e ho paura dell’acqua.”

Matilde coglie la vita onirica e la distingue dalla “vita reale” rilevando che nel sogno fa quello che non sa fare da sveglia, “nuotare”.
“Il colmo” racchiude la distinzione tra “realtà reale” e “realtà onirica”.
Aggiungo che la fobia dell’acqua nella realtà rievoca un “fantasma di morte” collegato alla figura materna o semplicemente a un trauma di annegamento.

“Grazie anticipate da Matilde.”

Tanta gente mi ringrazia e anche in anticipo e sulla fiducia.
E così, di sogno di sogno, di grazie in grazie, “dimensionesogno” festeggia i centocinquanta sogni interpretati nell’arco di un anno e dieci mesi. In questo periodo ho evoluto la mia ricerca e questo naturale sforzo è ben visibile se rileggete i primi sogni del gennaio 2016 e l’ultimo sogno pubblicato.
Quanta strada e quante riflessioni in questo comune percorso!
Io credo che sul sogno tanto è stato detto da varie scuole psicoanalitiche e indirizzate all’analisi dell’immaginazione e della vita psichica dei “fantasmi”.
Il mio divertimento è stato quello di “sincretizzarlo”, di combinare insieme gli apporti più interessanti delle varie scuole e di organizzarli secondo la mia griglia. Quest’ultima si è ampliata notevolmente da tre voci iniziali alle attuali sedici.
Tutto questo è stato possibile “GRAZIE A VOI” e alla curiosità coraggiosa che vi ha contraddistinto nell’affidarmi i vostri prodotti psichici.
Il “grazie anticipate da Matilde” lo converto in grazie a te, Matilde, e grazie a voi marinai di questo splendido mare.

PSICODINAMICA

Il sogno di Matilde sviluppa la psicodinamica dello stato di benessere conseguente all’orgasmo e la traduce con il meccanismo primario e universale della “figurabilita” nelle congrue e consone immagini personali.
La “Bellezza” è una funzione universale, ma la sua traduzione è soggettiva, come sosteneva Kant nella “Critica del Giudizio”. Il sognare traduce in simboli le emozioni e le sensazioni che Matilde ha appena vissuto prima di addormentarsi. Si tratta di un sogno ricorrente nell’universo femminile e avviene spesso con queste simbologie estetiche e neurovegetative: “libido genitale” in esercizio e senza originali storpiature e inutili perversioni, la vitalità sessuale vissuta naturalmente come madre natura comanda.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Il sogno di Matilde mostra chiaramente l’istanza psichica “Es” nel pieno delle sue funzioni pulsionali e neurovegetative mentre elabora e organizza i dati secondo i meccanismi del “processo primario” e in particolare della “figurabilità”.
L’Es è ben visibile in “Ero nel fondo di un mare… nuotavo e sentivo la libertà” e in “Sentivo la pace e la libertà dentro.” e in “I colori che ricordo erano il rosso e il turchese.”
L’istanza psichica razionale e vigilante “Io” è presente in “avevo gli occhi aperti e vedevo l’acqua trasparente e anche il sole” e in “Vedevo la luce sopra di me.” e in “riuscivo a vedere perfettamente la superficie.”.
L’istanza psichica censoria e limitante “Super-Io” non compare in un sogno intessuto di piacere e di sana “libido genitale”.
La “posizione psichica genitale” è dominante in associazione a un buon narcisismo o meglio definito “amor proprio”, quello che non guasta mai nelle giuste dosi.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Il sogno di Matilde usa i meccanismi psichici di difesa dall’angoscia della “condensazione” in “fondo” e in “profondo” e in “superficie” e in “rosso” e in “turchese” e in “luce” e in “sole”, dello “spostamento” in “”libertà totale” e in “libertà dentro”, della “figurabilità” in “Ero nel fondo di un mare… nuotavo e sentivo la libertà… avevo gli occhi aperti e vedevo l’acqua trasparente e anche il sole.”“Ero nel fondo, ma non era abbastanza profondo per non poter risalire e riuscivo a vedere perfettamente la superficie.”
Nel sogno di Matilde non figurano i processi psichici di difesa dall’angoscia della “regressione” e tanto meno della “sublimazione della libido”.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Matilde con l’esaltazione della “libido” dispone per una “organizzazione psichica reattiva”, l’obsoleto “carattere” o la nobile “personalità”, “narcisistica-genitale”: consapevolezza dei valori erotici del corpo e amor proprio.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche presenti nel sogno di Matilde sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “fondo” e in “profondo” e in “rosso” e in “turchese” e in “sole”, la “metonimia” o relazione logica in “libertà” e in “luce”.

DIAGNOSI

La diagnosi attesta di un buon esercizio della “libido genitale” e di un conseguente stato di benessere psicofisico.

PROGNOSI

La prognosi impone di riprodurre, con i miglioramenti possibili e legati allo stato psichico in atto, il buon vissuto di corpo e mente, di pulsione e coscienza, di sistema neurovegetativo e sistema nervoso centrale. Interessante è l’assenza dei famigerati sensi di colpa che nella cultura religiosa occidentale affliggono, in special modo, l’universo femminile.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta in una “regressione” e “fissazione” a stadi precedenti e riproposti in maniera unilaterale. Mi spiego: limitarsi alla “libido” “orale”, “anale” o “fallico narcisistica” nell’espletamento della vita sessuale.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Matilde è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.
Notevole è l’uso naturale e spontaneo della simbologia.

RESTO DIURNO

La causa scatenante del sogno di Matilde è fuor di dubbio l’orgasmo vissuto nel rapporto sessuale e in associazione allo stato di benessere distribuito successivamente nel corpo e nella mente.

QUALITA’ ONIRICA

La qualità del sogno di Matilde è lampantemente “cenestetica”, sensoriale, in quanto le sensazioni di benessere psicofisico dominano l’elaborazione del sogno.

DOMANDE & RISPOSTE

Precisazione opportuna e necessaria: le domande sono formulate da un lettore anonimo che ha analizzato in anteprima la decodificazione del sogno.

Domanda
“Che cos’è l’orgasmo?”

Risposta
Neuro-fisiologicamente è il punto più alto dell’eccitazione erotica caratterizzato da azioni neuromuscolari involontarie che culminano nelle contrazioni perivaginali e altri fenomeni motori e secretori riflessi. A livello psicologico è la disposizione progressiva all’eccitazione dei sensi e dei vissuti collegati che consente il crescendo del piacere: assenza di blocchi e di traumi o piena consapevolezza degli stessi.

Domanda
“Lo provano tutte le donne?”

Risposta
Potenzialmente sì, a meno che non sussistano ostacoli fisiologici come malformazioni anatomiche o psicologici come la paura dello svenimento e della violenza maschile, un “fantasma di morte”.
In effetti non tutte le donne arrivano all’orgasmo e le statistiche adducono di un trenta per cento che non l’ha mai vissuto. Il resto della percentuale si distribuisce in donne che lo vivono occasionalmente e in base alla disposizione psicofisica, mentre una minima parte lo vive sempre.

Domanda
“In un rapporto sessuale si possono vivere più orgasmi?”

Risposta
Certamente sì! La pluriorgasmia è un fenomeno ricorrente e non raro. Importante è la disposizione psicofisica e il grado di abbandono erotico che la donna realizza nel rapporto sessuale. Bisogna precisare che dopo tre o quattro orgasmi la vagina perde sensibilità. Ottimale: uno interamente vissuto.

Domanda
“L’orgasmo si può fingere?”

Risposta
Ancora certamente sì! La finzione comporta, oltre a una buona capacità teatrale, un formidabile complesso d’inferiorità e di inadeguatezza. Meglio parlarne con il proprio partner o con uno psicoterapeuta, piuttosto che candidarsi a vita in una menzogna dolorosa precludendosi e rovinando il piacere.

Domanda
“L’orgasmo fa bene anche alla mente?”

Risposta
L’orgasmo fa bene al corpo con le endorfine e le altre sostanze ormonali che entrano in circolazione, ma fa tanto bene alla mente perché la libera dalle mille paure personali e collettive e dalle mille fobie culturali e religiose, perché ti fa stare bene e sentire normale, perché ti scarica le tensioni inutili e ti pulisce la psiche, “catarsi”.

Domanda
“Cos’è l’anorgasmia e la dispareunia?”

Risposta
L’anorgasmia si attesta nell’assenza dell’orgasmo nel coito e nella masturbazione, la dispareunia traduce la dolorosità nella penetrazione e nel rapporto sessuale.

Domanda:
“Da cosa dipendono?”

Risposta
Escludendo fattori anatomici e organici, la causa psicologica si attesta in un trauma reale, pedofilia e violenza infantile, o in “fantasmi di morte”. Incide tantissimo la mancata risoluzione della “posizione edipica” e in special modo il rifiuto della figura paterna: parte negativa del “fantasma del padre”.

Domanda
“Come si curano i disturbi sessuali femminili?”

Risposta:
La psicoterapia psicoanalitica è indicata nella ricerca del trauma o del fantasma e nella risoluzione della “posizione edipica”, oppure le altre psicoterapie che lavorano sul corpo e sull’immaginazione come l’Ipnositerapia e l’Analisi immaginativa.

Domanda
“Può dipendere dal compagno?”

Risposta
Certamente, se manca il coinvolgimento erotico ed estetico e non necessariamente quello affettivo. Per quanto riguarda la meccanica e la tecnica, si richiedono le condizioni di base: giuste proporzioni e giuste stimolazioni. In ogni caso, si fa l’amore sempre e in primo luogo con se stessi attraverso l’altro. Questo atteggiamento basilare non è prevaricazione o tanto meno strumentalizzazione.

REM – NONREM ?

-Il sogno è un “modulo” di funzionamento del Cervello durante il sonno R.E.M. Meglio: dalle onde rapide e a basso voltaggio e dai movimenti vorticosi dei bulbi oculari la “Mente autocosciente” o “Io” legge l’attività dei moduli e produce il sogno. Questa è la teoria di Eccles, neurofisiologo.
– Il sogno è l’attività psichica del sonno e si svolge nelle fasi R.E.M. quando la funzione della memoria è favorita dallo stato di eccitazione del corpo. Questa teoria si è affermata negli anni 80.
-Oggi è degna di considerazione anche la teoria della “Continual Activation” sostenuta dalle ricerche delle neuroscienze: l’attività onirica è presente nelle fasi R.E.M. e NON R.E.M. del sonno.

Il sogno di Matilde è stato decisamente elaborato appena addormentata in uno stato di quiete psicomotoria e per la precisione tra la prima fase R.E.M. e la successiva prima fase NON R.E.M. .

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

Come prodotto culturale assimilabile al sogno di Matilde ho scelto una canzone pop del 2001 del complesso Pooh. Esiste una versione filmata e assimilata a scene del famoso film “Pretty women” e a conferma che i prodotti psichici godono di una malleabilità nei temi e nei contenuti, una forma di universalità della bellezza e della gioia, così come del terribile e dell’angoscia.

Attenzione e giusta riflessione alla formula di un buono e sano erotismo: “perché ci prende, perché vogliamo, perché viviamo” e ancora “perché ci piace, perché c’incanta, perché sei tanta” e ancora “rinunciando moriamo”. Il tutto conferma delle benefiche doti globali di una sana vita sessuale.

 

DIMMI DI SI’

Non ti dirò che è stato subito amore,
che senza te non riesco neanche a dormire,
ma sarò sincero quanto più posso:
Con te vorrei una notte a tutto sesso.
La tua eleganza non e’ un punto cruciale,
la classe poi non mi sembra affatto essenziale
c’é che sei un animale da guerra:
Con te vorrei una notte terra-terra.
Dimmi di si, che si può fare
senza sparare parole d’amore.
Perché ci prende e perché vogliamo.
Perché viviamo.
Tanto l’amore a volte fa un giro strano
ti prende dal lato umano
che è quello che anch’io vorrei adesso…
…per prenderti più che posso.
Dentro noi facciamo grandi disegni,
ma se si accende un desiderio lo spegni,
e cosi che rinunciando moriamo,
ma noi stavolta no, non ci caschiamo.
Dimmi di si, senza promesse,
senza studiare le prossime mosse.
Perché ci piace, perché ci incanta.
Perché sei tanta.
Solo per noi, senza limiti ne rispetto,
stanotte qui vale tutto,
facciamo che allora sia speciale.
Tanto l’amore se passa si fa sentire,
parcheggia dove gli pare,
magari ci cascherà addosso…
…ma intanto ti voglio, adesso.
Dimmi di si, che si può fare
senza sparare parole d’amore.
Perché ci prende, perché vogliamo.
Perché viviamo.
Dimmi di si, senza promesse,
senza studiare le prossime mosse.
Perché ci piace, perché ci incanta.
Perché sei tanta.

 

 

ASSUNTINA TRA FOBIA E LIBERTA’

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“Assuntina sogna di trovarsi al mare con alcune donne.

Un aereo si dirige verso di loro volando molto basso e quasi sfiora le loro teste.

Assuntina non ricorda l’aereo che fine ha fatto. Forse è precipitato

Prende tanta paura e una delle donne la guarda e le dice: “Assuntina lascia perdere, non è cosa per te.”

Un sogno semplice e lineare con un “contenuto manifesto” sensato che può supporre la paura di Assuntina di viaggiare in aereo, un’aerofobia così diffusa tra persone di varia età e così resistente ai trattamenti psicoterapeutici, quasi come le malattie psicosomatiche delle pelle per la scienza dermatologica. Nella sindrome fobica del volare o dell’aereo si pensa che il problema sia legato all’insorgere di un “fantasma di morte”: se cade l’aereo, non c’è scampo e di certo si muore. Sbagliatissimo! Distinguiamo subito tra la “paura” dell’aereo e la “fobia” dell’aereo. Giustamente e normalmente si vola con una certa “paura”. La “fobia”, invece, non consente di volare perché l’oggetto dell’angoscia non è l’aereo, ma quello che simbolicamente rappresenta, il materiale rimosso a cui si collega e che si scatena con la cosiddetta “crisi di panico”. Mi preme precisare che la “fobia” è una paura con l’oggetto traslato, qualcosa al posto di qualcos’altro, mentre la “paura” ha sempre un oggetto preciso e azzeccato. La “fobia”, in quanto ha l’oggetto traslato, può tralignare nell’angoscia ed ecco che si presentano i sintomi della “crisi di panico”: mancanza di respiro, sudorazione, tremolio, paura di morire e quante altre orribili sensazioni si possono soggettivamente aggiungere. Chi più ne ha, più ne metta.

Mi sono dilungato per dare la possibilità a quelli che leggono l’interpretazione di questo sogno di usufruire di una conoscenza che può alleggerire emotivamente il problema di prendere l’aereo e che può aiutare coloro che soffrono di aerofobia conclamata a rimettersi in discussione e a cimentarsi con il malefico veicolo. La tesi di fondo è sempre la stessa: il “sapere di sé” è risolutivo e salvifico. Viva l’autocoscienza!

Riprendo in carico il sogno di Assuntina e ripeto che il “contenuto manifesto” istruisce una forma di paura dell’aereo, ma il “contenuto latente” è tutt’altro e lo voglio anticipare prima di dimostrarlo con la decodificazione. Questo è il classico sogno dell’ottimale risoluzione edipica in riguardo alla figura materna da parte delle figlie: l’accettazione della sconfitta e la consapevolezza dell’impari competizione, la sacralità della figura materna e l’opportuna identificazione nella madre per la conquista della propria autonomia.

Ebbene sì, cari lettori appassionati dei sogni come me, l’aereo di Assuntina non è quella volgare e colorata supposta volante tanto pericolosa per la mente e per il corpo, ma la figura materna, una madre potente e prepotente, una madre importante e consistente, una madre a misura dei bisogni dei figli e delle figlie che serve a formare il loro personale fantasma, “la parte positiva e la parte negativa della madre”. Mi preme ricordare a favore delle madri che si tratta sempre dei vissuti, evoluti in fantasmi, dei loro figli, senza alcuna affermazione e pretesa che nella realtà il loro operato sia stato di tale qualità e quantità.

Qualsiasi contenitore rievoca la figura materna per la sua recettività affettiva e genitale, qualsiasi recipiente è un grembo reale prima di nascere e un grembo traslato dopo essere nati. L’aereo condensa una madre possente a tutti i livelli, come la balena di Pinocchio o il lupo di Cappuccetto rosso e altri simboli similari e presenti a iosa nelle fiabe e nelle favole, materiale presente nell’ “Immaginario collettivo” come gli archetipi e come gli attributi, nel nostro caso, dell’archetipo “Madre”.

Assuntina sogna di trovarsi al mare con delle donne.” Queste ultime rappresentano l’alleanza e il “mal comune, mezzo gaudio” di toscana saggezza, la condivisione della stessa condizione psicofisica e la similarità di una psicodinamica: una questione al femminile e in questo ambito si colloca il problema e la soluzione nel finale del sogno. Il “mare”, come quello del mio “blog”, racchiude una simbologia vasta: la parte profonda e oscura della nostra psiche, l’Inconscio di Freud, il crepuscolo della ragione e il primato dell’emozione, l’universo psichico femminile e il mito dell’origine, il viaggio e il mistero da disvelare, il fascino dell’ancora fuso e confuso e che è in attesa d’individuarsi, l’evoluzione e il ritorno all’indistinto.

Ecco il dunque, ecco la chiave d’interpretazione del sogno di Assuntina e di tutte le aerofobie, delle psicodinamiche in riguardo alla figura materna: “un aereo si dirige verso di loro volando molto basso e quasi sfiora le loro teste”. Le madri “imprittano” non solo i pensieri, “le loro teste”, ma anche e soprattutto i cuori, formano la vita affettiva e la personalità, indirizzano la vita sessuale con l’identificazione. La madre che vola basso con il suo simbolico aereo condensa il bisogno di Assuntina di avere una madre presente ma non invadente, reale ma non immaginaria, effettiva ma non supplente delle sue debolezze. Assuntina è fuori dall’aereo e questo è altamente significativo a livello psicologico, perché vuol significare che non è fagocitata, non è dipendente, è autonoma, è libera, fa perno su se stessa, fa legge a se stessa. Pensate che iattura se Assuntina fosse stata dentro la madre come Pinocchio e come Cappuccetto rosso, pensate a quanta strada avrebbe dovuto ancora percorrere per la definitiva liberazione. Il riconoscimento del ruolo materno e l’identificazione al femminile hanno risolto la sua situazione edipica: Assuntina ha dato “a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”, norma di evangelica memoria molto efficace per capire anche le fobie.

Assuntina non ricorda l’aereo che fine ha fatto. Forse è precipitato.” La liberazione dalla figura materna e l’averla messa al posto giusto dentro di lei non lascia sensi di colpa, ma riconoscimento dell’altro, della madre per l’appunto. Quest’ultima adesso può anche avere una sua collocazione, può anche cadere dal cielo dei desideri, può anche materializzarsi, può vivere una sua concreta dimensione, può essere l’altro da Assuntina, un “altro” molto importante e significativo, ma “l’altro” da Assuntina. Questo è il significato corretto del concetto di riconoscimento. Assuntina è paga della sua risoluzione proficua e della sua autonomia conquistata. Il precipitare dell’aereo non ha niente di drammatico, perché simboleggia la concretizzazione materiale, il meccanismo psichico di difesa opposto della “sublimazione”, la “materializzazione”. Assuntina è come la madre, vive la sua realtà di figlia nella piena autonomia esistenziale, psichica e materiale. Ha riconosciuto la madre e adesso può avere una coscienza di sé limpida e autonoma. Assuntina è stata figlia, adesso è donna, “domina”, padrona. Però ha preso “tanta paura” alla vista del ritorno minaccioso dell’aereo, del suo aereo, della madre introiettata nella fase edipica, ma è importante che si sia ripresa e abbia riaffermato la sua individualità. Questo vuol dire che il complesso di Edipo ce lo portiamo dentro e dietro perché non lo risolviamo mai del tutto, come le umane cose del resto. Non è dell’essere umano vivente la dimensione del “definitivo” e dell’“onnipotente”, al contrario di quella del “possibile” che lo contraddistingue, come Kierkegaard aveva indicato due secoli or sono per sue personalissime follie.

Ma il sogno di Assuntina non si è ancora fortunatamente concluso. “Una delle donne la guarda e le dice: Assuntina lascia perdere, non è cosa per te.” Le donne rappresentano l’universo femminile, la parte femminile conquistata con il riconoscimento e l’identificazione nella madre: la consolazione conseguente alla sconfitta della competizione funesta con la madre e la consapevolezza che le sconfitte servono per l’evoluzione psichica e per l’esistenza semplicemente perché ridimensionano i margini della folle onnipotenza. Non ti riguarda, “non è cosa per te”, per te che vuoi essere libera, per te che vuoi essere autonoma, per te che hai superato le dipendenze materne, per te che sei cresciuta e che hai un libero progetto di vita. Assuntina è pronta per una vita affettiva e sessuale ed è pronta a diventare madre a sua volta.

Chi ha lottato per conquistare la libertà, difficilmente la vuol perdere. Ma attenzione, perché si può presentare un campo di fobie minacciose per l’integrità dell’Io: “non si può morire dopo il successo”, “non si possono perdere le proprie cose conquistate con tanto sudor di fronte e stridor di denti”.

La prognosi impone ad Assuntina di essere sempre attenta e gelosa custode della propria autonomia e di non contrabbandarla con altre forme più sottili di dipendenza, di rafforzare la sua irripetibile individualità e di stabilire con la madre la relazione evoluta di “figlia della madre” e non di “madre-figlia”. Dalla superata prigionia materna dentro di lei, alla prigionia dell’aereo il passo non è breve, ma è sempre possibile. Se Assuntina soffre di aerofobia, il sogno ha preso due piccioni con una fava.

Il rischio psicopatologico si attesta nella “regressione” e nella “fissazione” a forme di gratificante dipendenza dalla madre o da figure similari o da limiti liberamente elaborati o da fobie di varia gamma con la conseguente caduta della qualità della vita e l’insorgere di una nevrosi ansiosa collegata alla crisi della propria autonomia psichica.

Riflessione metodologica: l’aerofobia non è la traslazione di un “fantasma di morte” nudo e crudo, ma è in prima istanza l’angoscia di tornare alla dipendenza materna, di una “regressione” e di una “fissazione” alla tappa gratificante della fusione madre-figlio. L’aereo riesuma la madre fagocitatrice, quella che divora i figli, la “parte negativa del fantasma della madre” che il bambino elabora si dal primo anno di vita, quando si chiede a suo modo: “e se la mamma mi abbandona?”. Le teorie della psichiatra infantile e psicoanalista Melanie Klein sono importantissime per far luce sulla psiche dei bambini proprio quando sono “infanti” e non hanno piena facoltà di parola e hanno una facoltà primaria di pensiero. Da madre si nasce e di madre si può morire. La morte più sottile non è quella dopo la vita, di cui nulla sappiamo, ma quella in vita, di cui tanto sappiamo e di cui tanto soffriamo. Risolta la dipendenza edipica, bisogna stare attenti all’attaccamento ai beni materiali, che è la traslazione delle conquiste fatte ed è direttamente proporzionale alla perdita della madre negativa e dei suoi tesori. Bisogna porre massima attenzione a non creare dipendenze di qualsiasi tipo, a meno che non siano pienamente consapevoli e accettate. Buona fortuna, Assuntina, da parte del tuo sogno! Buona fortuna a tutti quelli che non volano per un semplice “qui pro quo”, qualcosa al posto di un’altra cosa, da parte di “dimensione sogno.com”!