AKHTER MABIA 17

Savar, ashar mash, 200…

Mia cara figlia Mabia,

è il tuo infelice baba che ti scrive e ti saluta nel provvidente segno di Allah, il Misericordioso e il Perdonatore e nella speranza che la luce della fede illumini sempre di più il buio che incontri nel cammino della tua vita. Ricordati sempre che noi non siamo di noi stessi o dei nostri genitori o dei nostri mariti o delle nostre mogli o dei nostri figli o dello stato o di nessun altro oggetto visibile, noi siamo di Dio, l’Invisibile, e a Lui, soltanto a Lui, dobbiamo rendere conto con tutta la sincerità del nostro cuore e senza poter mentire delle nostre azioni, perché Egli ci vede e vede tutto quello che facciamo e lo ricorda e lo tira fuori nel momento del Giudizio finale quando per noi ci sarà il Giardino o la Geenna, la Delizia o la Fiamma.

Prega insieme a me, figlia mia, affinché le parole della mia lettera non giungano offensive alle tue orecchie e dure al tuo cuore, in maniera che tu ti senta sempre in buona armonia con la volontà del tuo Grande Dio e con i consigli del tuo povero baba.

Recita la Scrittura: “In none di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso.

Dì: Egli, Dio è Uno, Dio è l’Assoluto.

Non generò, né fu generato e nessuno è pari a Lui.

Io mi rifugio nel Signore dell’alba nascente, contro il male che ha creato e contro il male della notte buia che si estende e contro il male delle soffianti sui nodi e contro il male dell’invidioso che invidia.

Io mi rifugio nel Signore degli uomini, Re degli uomini, Dio degli uomini contro il male del sussurratore furtivo, che sussurra il male nei cuori degli uomini, dal male dei demoni o degli uomini.”

Allah è Grande e il Suo rifugio è immenso e sia sempre fatta la Sua volontà.

Allah è Grande e il Suo ristoro è infinito e sia sempre fatta la Sua volontà.

Adesso mi sento più sereno e posso cominciare a scrivere con animo giusto e devoto in maniera che tu possa leggere la mia lettera con animo pio e benevolo.

Io spero che tu e Pervez stiate bene nella casa della moglie del direttore e di questo sono felice e ringrazio il Magnanime che ha provveduto a farvi incontrare queste buone persone in un brutto momento della vostra vita.

Cara e dolce figlia Mabia, graziosa creatura del mio vecchio e malato cuore, luce dei miei occhi ormai vicini a spegnersi, tu sai che dopo hemonto arriva sempre bosmonto e dopo bosmonto arriva sempre grismo, tu sai che dopo questa vita terrena per noi giusti è preparato il premio della fede nei Giardini di Allah, tu sai che non dobbiamo allearci con gli infedeli perché il nostro Dio è adirato con tutti quelli che non hanno la speranza dell’altra vita e il dono di rivedere la gente dei sepolcri.

Ti penso sempre e non so più cosa pensare di te e di pensiero in pensiero non riesco a distinguere le cose giuste da quelle sbagliate e il mio cervello diventa bollente e comincia a sentire il forte dolore di non averti vicina per poterti consigliare e per poterti amare come la cosa più bella che ho al mondo e che mi è stata ingiustamente tolta.

Penso le cose belle e penso le cose brutte, ma in questi continui pensieri viene sempre fuori tutto il bene che ti voglio e tutto l’amore che nutro per te.

Vorrei dirteli tutti questi miei pensieri, specialmente quelli brutti, vorrei dirtele tutte queste emozioni belle e brutte, ma non ho il coraggio di farlo perché penso di offendere il tuo orgoglio e di scatenare il tuo risentimento.

Se mi prometti, però, che non ti arrabbi, io comincio a scriverli i miei pensieri, ma se ti sentirai offesa, devi promettermi che mi scriverai lo stesso e che non mi lascerai senza tue notizie perché per me sarebbe come morire prima del mio tempo e senza avere Allah nel mio cuore.

Cara Mabia, io so che tu sei una brava donna e che sei stata una moglie devota, io so quello che ti ho insegnato e le buone cose che ti ho dato, ma a volte penso che hai rischiato di farti abbagliare dalle false luci dell’occidente, dalle mode indecenti e dalla mentalità sbagliata delle donne italiane che amano il lusso e la libertà e non si tirano indietro di fronte alla fornicazione senza essere prostitute.

Forse abitando in Italia e senza accorgertene tu sei stata affascinata da nuovi modi di vivere, da nuovi modi di sentire, da nuovi modi di pensare e così il tuo giovane cuore ha messo da parte le sue tradizioni e i suoi costumi e li ha sostituiti con quelli corrotti delle donne italiane.

Ricordati che Iblis ha tentato anche Muhammad e a volte penso che Iblis ti abbia stregato con i suoi gin maligni e ti abbia indotto a legarti a un altro uomo, sicuramente uno debosciato e un libertino, un infedele associatore di tanti dei, un uomo che non ti ha scelto con devozione e che non ti ha portato il dono nuziale, ma un uomo che ti ha preso senza fare alcun patto e soltanto per il gusto maledetto della fornicazione.

Iblis, ricordati Mabia, è capace di tutto questo e di ben altro e di peggiore e io non mi meraviglierei che il fochir trovasse su di te e attorno a te tantissimi gin maligni che ti fanno pensare e vedere quello che non c’è e che ti spingono verso il peccato della fornicazione.

Ma questo io lo dico, ma non lo credo, forse lo temo soltanto o l’ho sentito dalla bocca maligna di qualche parente di Joshim e poi il fochir in Italia non c’è e il suo collega si chiama dottore e non crede ai gin maligni, ma alle infezioni del sangue.

Voglio dire ancora e senza alcuna offesa per te che io penso anche che le donne dell’occidente possano essere per te un grande pericolo e un grande turbamento, ma tu non devi dimenticare che sei ancora una donna giovane e allora non ti confondere mai con loro che sono troppo libertine e amano la parità con gli uomini, quella uguaglianza che nella nostra religione non è concessa alle donne, ma non per cattiveria, ma perché non serve un bel niente alle donne essere uguali agli uomini e perché la Legge di Allah dice chiaramente che la donna deve essere sottoposta al proprio marito e amin.

Amin vuol dire, tu lo sai benissimo, che tutto il resto non si discute perché non esiste, almeno per noi musulmani tutto il resto non esiste e, se esiste, è inutile, ma non devi dimenticare, cara Mabia, che la nostra religione è perfetta e che le altre religioni, invece, sono imperfette.

Tutto il resto è peccato di fornicazione e prostituzione, miscredenza bella e buona, e per questo modo di vivere e di sentire il Misericordioso non ha promesso alcun Giardino delle Delizie, ma la Fiamma eterna e cocente.

Per quanto riguarda l’adulterio, cara Mabia, tu sai che noi musulmani siamo molto precisi e crudeli in questi casi e che in altri paesi l’adulterio è punito addirittura con il giudizio delle pietre e la sentenza di Allah e che soltanto se la donna sopravvive alla lapidazione è considerata innocente.

Io sono sicuro che tu sei una donna sempre fedele ad Allah e al tuo uomo, per cui adesso cerchiamo di stare tranquilli e di ragionare senza cattivi pensieri su quello che è successo e vedrai che troveremo insieme la soluzione migliore secondo la nostra giustizia religiosa.

Tu hai abbandonato tuo marito Joshim perché lui ti picchiava e perché lui faceva tanto male anche al piccolo Pervez; questa è la prima verità e io sono tremendamente arrabbiato con Joshim e l’ho incolpato di fronte ad Allah e di fronte ai suoi genitori per essere stato un debosciato e un infedele.

Cara Mabia, io capisco la tua reazione di andare via da lui e di difendere la vita tua e quella di tuo figlio, ma io ho parlato con il molovì e anche lui ha capito il tuo comportamento, ma non lo ha giustificato e ha detto che tu, dopo che il pericolo è passato, devi ritornare a casa tua perché tu sei la moglie di Joshim e appartieni a tuo marito.

Io come tuo baba ti posso capire e ti capisco, ma anch’io, dopo che mi è passata la rabbia e pensandoci bene e dopo aver tanto pregato, non riesco a giustificare il tuo comportamento e non riesco a capire la tua scelta di lasciare tuo marito.

Joshim ha telefonato ai suoi genitori e ha detto che non ti ha fatto tutto quel male di cui tu lo hai accusato, che la bambina è morta per natura e che lui non ti ha buttato giù per le scale e che sei caduta per un incidente e che tu lo hai voluto accusare perché sei una donna infedele e forse ti sei innamorata di un altro uomo italiano e che sei andata ad abitare a casa del direttore e che tutto questo non va assolutamente bene per una donna e una moglie musulmana.

Joshim dice che ha sempre pregato e che ha sempre fatto l’elemosina, che non ha mai bevuto alcolici e mangiato carne di maiale e che non ha mai giocato d’azzardo, che non ha mai conosciuto altra donna al di là di sua moglie e lui continua a dire che, se ha sbagliato in qualcosa non si è accorto e che adesso si è pentito ed è diventato veramente buono perché ha capito i tesori che ha perduto, sua moglie Mabia e suo figlio Pervez, e vuole vivere una vita d’amore verso i suoi cari senza dimenticarsi mai di Allah e delle sue Leggi.

Joshim ha parlato al telefono con il molovì e gli ha ancora detto che lui è un figlio devoto verso i genitori e che ogni mese, da quando è partito, ha mandato loro i taka che servivano per vivere e che Allah sa tutto questo e lo premierà nel Giardino delle Delizie perché questa è la verità e ci sono anche le ricevute dell’ufficio della posta che confermano che non è un figlio debosciato e che ha ubbidito alla legge di Allah senza alcuna ombra di dubbio.

E allora, cara Mabia, chi racconta le bugie ?

Dimmi, cara Mabia, chi racconta le menzogne ?

E allora, cara Mabia, tu devi dire al tuo povero baba qual’è la verità.

Joshim ha detto ancora al molovì che tu lasciandolo hai messo in ridicolo la sua dignità di uomo musulmano di fronte ai suoi amici in Italia e che tutti ridono di lui perché è stato un debole e si è fatto lasciare da sua moglie e che è un incapace perché non sa tenere con sé una donna proprio perché non l’ha bastonata abbastanza come fanno loro con le loro mogli.

Ma devi sapere che anche le loro mogli sono contro di te e ti disprezzano perché hai dimenticato le tue radici e le nostre leggi e perché ti sei fatta tutta italiana e non porti più neanche i nostri abiti e lo shari.

Sarà la verità ?

Questa è la verità che Joshim continua a ripetere a tutti per posta e per telefono e i suoi genitori l’hanno detta a tutti i conoscenti di Savar e di Dakka e tutto il paese è ormai dalla sua parte e condanna te perché lo hai abbandonato e lo hai offeso lasciandolo solo e andando ad abitare in una casa dove c’è un altro uomo, un uomo italiano che non è musulmano.

Cosa devo dirti ancora ?

Ricordati, mia graziosa e dolce figlia Mabia, che tu sei e resterai sempre una donna musulmana e che sei e resterai sempre una donna sposata con un musulmano, una donna islamica che vive e lavora in Italia, ma che nel profondo del suo cuore recita ogni giorno le sue preghiere, fa l’elemosina con devozione, digiuna nel mese di Ramadan, fa la volontà dell’Onnipotente e che prima o poi farà il pellegrinaggio a Makka.

Ricordati una volta per tutte, se lo hai dimenticato, che tuo marito può ripudiarti con il giusto compenso e la giusta benevolenza e che lui può avere anche altre donne, se lo vuole, ma ricordati che tu non puoi lasciarlo senza cadere in un grande peccato agli occhi di Allah e dei tuoi fratelli musulmani.

Adesso Joshim vuole tornare da te e da suo figlio e tu devi dargli la possibilità di riprovare e così dice anche il molovì e forse anch’io comincio a pensare che sia giusto così.

Tu per la legge italiana puoi chiedere il divorzio, ma la legge italiana non c’entra niente con la legge islamica, perché la nostra Legge è la nostra religione, quella di Allah, mentre in Italia i cristiani non sono la legge.

E poi i cristiani, non dimenticarlo mai cara Mabia, sono imperfetti e associatori e quindi libertini e debosciati e alla fine dei tempi e nel Giorno del Giudizio per loro ci sarà soltanto la Brace ardente della Geenna.

Cara Mabia, tu sai che io a Savar sono un uomo di giustizia e amministro il bene e il male secondo la nostra religione e la nostra cultura, per cui devi capire che in questa situazione mi trovo in un grande tormento fatto di disagio e di imbarazzo, perché la gente parla male di me e mi prende addirittura in giro dicendo che io non posso risolvere i problemi degli altri perché non so risolvere i miei problemi e dice ancora, insultandomi, che io predico bene e opero male e che per mia figlia applico una legge diversa da quella di Allah, una legge che mi sono inventato io e che non corrisponde alla volontà dell’Onnipotente.

Mi sento deriso quando vado in giro e per questo motivo non esco più di casa, mi sento umiliato e non riesco più a mangiare e sono diventato più magro di prima.

Anche la tua ma, poverina, non sta bene e non esce più di casa per non essere derisa dalle donne stupide del paese, quelle che non hanno il cervello neanche per riempire la testa di qualcosa e poterla reggere sopra il collo.

Il fochir mi ha tirato via i gin maligni e mi ha dato uno sciroppo di puishac da prendere tre volte al giorno e una dose abbondante di palonshac da prendere al mattino appena sveglio per tirarmi su, ma io non riesco più a dormire e quindi non capisco quando lo devo prendere.

Quando sto male mi tremano le braccia e le gambe come se fossi attaccato al palo della corrente elettrica di Dakka.

In questa situazione l’unica cosa che mi libera il cuore e mi scarica lo stomaco è il pianto, ma io sono un uomo e non posso piangere perché il pianto è delle donne stupide e io non sono una donna e non dovrei essere neanche uno stupido.

Ti ho già detto che mi sono consultato con il molovì del nostro paese e ho incontrato a Dakka anche il molovì della Moschea e quest’ultimo mi ha detto ancora una volta che la nostra religione impone la sottomissione della donna al maschio e più che mai e in particolare della moglie al marito.

Mi ha anche letto i versi delle Surat del Corano, quelli che dicono, appunto per il tuo caso, che se qualcuna delle vostre spose fugge verso gli infedeli, quando avete la meglio su di loro, dovete punirle perché hanno peccato.

Mi ha ricordato la necessità di rispettare i patti e gli impegni che sono stati contratti nel momento del matrimonio, perché questa è anche la condizione per entrare nei Giardini di Allah dopo la morte.

Il molovì di Dakka mi ha detto che la donna è nata da un uomo e che Allah l’ha creata come la compagna dell’uomo e che la femmina è stata tratta dal maschio ed è stata fatta per il maschio.

Cara Mabia, devi sapere che il molovì di Dakka è un uomo quasi cieco perché ha studiato molto e conosce il mondo perché ha viaggiato in tanti paesi occidentali e ha detto che anche i cristiani non hanno il divorzio e che anche le donne cristiane stanno sotto il marito nel bene e nel male e che sono al suo servizio fino alla morte.

Anche se la loro religione è imperfetta, almeno in questo caso, ha detto ancora il molovì di Dakka, i cristiani sono d’accordo con i musulmani.

Il molovì di Dakka dice ancora che i cristiani in Italia sono ipocriti e non credono in nessun dio perché entrano in chiesa per pregare e quando escono bestemmiano il loro dio, non seguono i comandamenti di Mosè, mangiano per tutto l’anno la carne di maiale, si ubriacano con gli alcolici e si bruciano il cervello con le droghe, giocano d’azzardo e sono fornicatori perché le loro donne sono libertine e vanno con gli uomini che non sono i loro mariti, ma sono i mariti delle altre donne che, come ti dicevo prima, sono libertine.

E’ tutto un giro di corruzione e di peccato, mia cara figlia Mabia, è tutto un mondo dove regna Iblis con i suoi gin maligni e dove si diverte alla grande.

Tu sei una donna islamica e devi stare molto attenta a non cadere in tentazione perché sei nella terra dove domina Iblis e devi sapere che Iblis, quando ti prende, non perdona, ma ti rovina soltanto.

Tu devi capire, cara Mabia mi ripeto ancora una volta non perché sono stupido ma per fartelo entrare nel cervello e soprattutto nel cuore, che non puoi separarti e non puoi divorziare perché da noi non è come in Italia che c’è il divorzio e così è possibile che il marito e la moglie rompano la coppia e uccidano la famiglia senza scandalo e senza colpa, da noi è in vigore la sola e la vera Legge, quella che Allah ha rivelato a Muhammad e che è stata scritta nel Corano e questa Legge dice che tu Mabia non puoi lasciare tuo marito Joshim.

Quanto mi sento male nel dirti queste cose e sapendo che effettivamente Joshim ti ha umiliato, ti ha picchiato, ti ha ucciso la bambina, ti ha mandato in ospedale, ha maltrattato Pervez e mi fermo qui con l’elenco dei suoi peccati perché io non voglio sostituirmi al Misericordioso, altrimenti anche per me si prepara la Fiamma ardente.

Eppure devo dirti queste cose perché, prima di essere le nostre leggi, sono la nostra religione, l’Islam di Allah.

Forse è vero che, rispetto agli altri paesi del mondo, in Bangladesh la donna ha pochi diritti e molti doveri, ma questa è la volontà di Allah e da noi viene prima la religione e poi la legge e la legge deve essere conforme alla religione, mentre dove tu abiti, Mabia, c’è soltanto la legge degli uomini e le religioni sono tante e tutte imperfette e poi c’è Iblis che regna e corrompe anche i nostri figli migliori, quelli che hanno lasciato il loro paese e si sono trasferiti per essere sfruttati al prezzo di una ciotola di riso in più.

E allora tu devi ritornare da tuo marito per dare l’ultima prova di buona volontà e di rispetto delle nostre leggi e anche perché Joshim ha promesso che farà il buono e che si comporterà come un vero figlio di Allah nei confronti della moglie e del figlio.

Così ha detto anche al molovì di Dakka quando gli ha parlato per telefono.

E io chi sono e cosa posso dire ancora ?

E io chi sono e cosa posso fare ancora ?

Io sono un povero padre che non capisce se ubbidire alla legge del sangue e difendere la figlia uccidendo quel porco di Joshim o se ubbidire alle Leggi di Allah e condannare sua figlia e il suo sangue.

Io chi sono ?

Io sono un povero uomo che soffre tantissimo e impazzisce lentamente e che vuole soltanto morire perché il dolore e il conflitto sono grandi, tanto grandi, troppo grandi per le poche forze che sono rimaste in questo scheletro.

Vorrei, pur tuttavia, ancora dirti di non confonderti con le donne italiane che divorziano e sono lontane da dio, che sono impure e imperfette, vorrei dirti di non essere come loro e di non imitarle soltanto perché lo penso veramente e vorrei che tu ti mantenessi islamica anche nella cura dei piedi e delle mani.

E’ vero che da noi anche se una donna viene sfregiata non si cerca il colpevole.

E’ vero che c’è questa violenza e che non viene punita, ma a te questo ancora non è successo perché sei stata una donna sempre devota e buona, ma adesso tu devi tornare da tuo marito e lo devi fare soltanto per Allah e non per Pervez o per il molovì, non per il tuo baba e la tua ma, soltanto per Allah, perché questa è la Sua Legge e la Sua volontà.

Allora ti prego di avere giudizio e di fare questa prova perché è giusta ed è quella che ti ha insegnato anche la tua famiglia.

Tu sai che io ti ho voluto bene come una figlia speciale e preziosa, tu sai e ricordi quanto sono stato e sono orgoglioso di te, ma io non ti ho confuso con i miei desideri di avere un figlio maschio e ho sempre voluto che tu fossi una brava femmina e una brava moglie e non un maschio ribelle e prepotente.

Anche se hai sofferto e Joshim è in torto, ti prego, fai una prova per Allah e di questo tuo pio gesto saranno contenti anche baba, ma e Pervez, un bambino che ha bisogno sempre di suo padre anche se è un uomo cattivo come i gin di Iblis.

Cosa diresti, cara Mabia, se io ripudiassi la tua ma e la lasciassi al suo destino ?

Io posso farlo perché sono il marito e ma non può farlo perché è la moglie.

A questo punto cosa penseresti di me se ti dicessi che, se non torni da tuo marito per riprovare a viverci insieme, io lascio tua madre e mi prendo un’altra donna e un’altra donna ancora e tutte quelle che la nostra legge mi permette ?

Forse penseresti che sono uno stupido e un debosciato o che mi sono fumato il cervello con l’oppio, ma io non sono tutto questo che tu pensi, perché io ho soltanto ubbidito e rispettato la legge di Allah.

Questa è la volontà di Allah e questa è la nostra religione e la nostra Legge, la Legge del Corano, quella che nel mese di Ramadan Allah ha dato a Muhammad e che il nostro profeta ha rivelato in tutto e per tutto a noi musulmani senza dimenticare niente, neanche un’unghia di cammello o un nocciolo di dattero e Muhammad è stato chiaro e chi non vuole capire e ubbidire è soltanto un miscredente e un associatore di divinità.

A questo punto io chiudo la lettera e ti dico soltanto che mi sento impazzire e ti prego di fare quello che ti ho detto e amin.

Ti bacio con il vero cuore di un uomo credente e di un padre affettuoso.

Credimi !

Il tuo baba.

E credimi sempre !

AKHTER MABIA 15

San Biagio di Callalta, 19 gennaio 200…

Mio amato nana vai,

forse non ci crederai, ma chi ti scrive è il tuo piccolo nipote Pervez.

Questa è la prima lettera della mia vita e sono contento che la spedisco al mio povero nana vai che sta tanto male perché è preoccupato per me e per ma.

Dopo avere ricevuto la tua lettera ho pianto e ogni volta che la leggo mi cadono le lacrime dagli occhi senza riuscire a comandarle.

Certo io piango perché tu sei triste e soffri, ma io non posso aiutarti perché sono lontano e piccolo e perché tu non vieni mai a trovarmi in Italia.

E allora io ti faccio compagnia e piango tanto dopo che leggo la tua lettera.

Caro nana vai, io mi ricordo che quando ero piccolo in Bangladesh tu eri alto e magro e non sorridevi mai e non giocavi con me, ma ogni tanto mi guardavi e mi dicevi qualcosa che non capivo e poi mi prendevi per mano e mi portavi nella piazza del paese dove c’era tanta gente e mi compravi i pida che erano tanto buoni e in Italia non si trovano ma in compenso ci sono i popcorn.

Io non capivo se eri buono o cattivo perché mi compravi i pida ma non mi sorridevi mai.

Spero che in questo tempo che non ci siamo visti, tu sia ingrassato un po’, perché quando ti spogliavi si vedevano le ossa del petto e io pensavo che tu fossi cattivo.

Ma allora ero un bambino ingenuo e non capivo che tu mi volevi bene e poi la ma mi ha detto che questo è il tuo carattere.

Non preoccuparti per me, perché il tuo carattere mi va bene e non devi cambiare perché altrimenti non saresti il mio vero nana vai, quello magro e con il viso sempre arrabbiato.

Non preoccuparti che io e ma stiamo bene e abitiamo nella casa della moglie del direttore e loro sono persone molto gentili e buone con noi.

Ogni tanto il mio baba viene a prendermi e parla con me fuori della casa e mi dice che vuole tornare con ma e che mi vuole bene e che devo dire a ma di accettare le sue scuse e che non farà mai più quello che di male ci ha fatto.

Ma intanto ma non vuole che io vada con lui e che lui mi dica queste cose perché lei ha tanta paura che mi porti via e non vuole ritornare a vivere nella casa dove abitavamo.

Io sono dispiaciuto perché ba non vive con noi, ma sono anche tranquillo adesso e finalmente di notte dormo senza svegliarmi e non grido più quando mi sveglio, insomma non ho più gli incubi.

Forse avevo tanta paura di ba e adesso che lui non c’è la malattia del sonno è guarita senza andare dal dottore come mi diceva ma.

Io vado a scuola e sono molto bravo in tutte le materie, ma il professore d’italiano dice che ancora devo migliorare.

Con ma parlo la nostra lingua e studio ogni giorno il Corano e l’arabo come faceva ma quand’era piccola nella tua casa e ogni mattina andava nella Moschea dal molovì.

Ma mi parla sempre di te e ogni volta immancabilmente le spuntano le lacrime e non le vanno più via e io glielo dico e lei risponde che non è vero o che non se ne accorge, ma io lo vedo e penso che ma ti vuole tanto bene, ma veramente tanto e forse quasi troppo, e allora soffre perché tu sei lontano.

E allora, caro mio nana vai, cosa aspetti ?

Prendi l’aereo e vieni da noi in Italia a difenderci e vedrai che diventerai sicuramente grasso e le ossa del petto non si vedranno più e diventerai anche più contento perché saremo insieme e ricordati di portare la mia nana vai e così siamo al completo e possiamo essere tutti contenti.

Io voglio studiare per fare l’ingegnere che costruisce i ponti e le dighe e il professore ha detto che posso andare avanti e che in matematica sono più bravo dei miei compagni.

Ma lavora e non ha molto tempo per scriverti perché parte al mattino e torna la sera ed è stanca, ma prega lo stesso, cucina, pulisce la biancheria e la casa del direttore e non si diverte mai perché non ha tempo e, quando ha tempo, si riposa sul letto e si addormenta subito e ogni tanto fa rumore mentre respira.

Ba Joshim tenta di parlarle, ma lei non lo vuole neanche vedere e una volta che ba ha battuto forte alla porta, lei ha chiamato la polizia e ba è scappato e da allora ba non viene più perché ha preso tanta paura quando ha visto la macchina dei carabinieri.

Ogni tanto viene a trovarci Razia e suo figlio Massud, ma dopo un po’ ma vuole stare da sola e dice che è stanca, ma io ho capito che ma non si fida di nessuno di quelli del suo paese perché ha paura che poi dicono tutto a ba o che parlano male di lei.

Io non capisco bene cosa è giusto fare e se ma ha sbagliato come dice ba, ma io sono sicuro che ma ha fatto bene e si comporterà sempre bene nella sua vita perché è una donna molto forte e sa difendersi, per cui io sono tranquillo con lei e ho deciso che vivrò sempre con lei.

E allora, caro e povero nana vai, non essere stupido e vieni a trovarci in Italia e così starai bene anche tu insieme a noi e mangerai tanti spaghetti e così le ossa del tuo petto si nasconderanno dentro la carne.

Dimenticavo di dirti che gioco a rugby con la squadra del mio paese e sono tanto bravo che la domenica mi vengono a prendere a casa con la macchina e questo vuol dire che io sono molto bravo e che non possono fare a meno di me per vincere la partita e questo mi fa piacere perché vuol dire che sono buono e gli altri mi vogliono bene.

Ogni tanto però mi può capitare di incontrare qualche imbecille del partito della Lega che mi dice che io sono un mezzo negro e che non sono né negro e né bianco, ma io cerco di non ascoltarlo e sfogo la mia rabbia giocando a rugby e per questo sono molto bravo perché sono molto arrabbiato, ma sono sicuro che fra qualche anno e quando sarò grande e grosso nessuno mi dirà niente o mi dirà cose buone e mi farà soltanto i complimenti.

Stai tranquillo per le macchine e per la strada perché io non ho paura e so andare anche in bicicletta sempre senza avere nessuna paura.

E poi di cosa devo avere paura se ma è con me e mi vuole tanto bene ?

Adesso ti lascio e mando tanti baci al mio nana vai che mi ha scritto e a cui io ho scritto la prima lettera della mia vita, a cui voglio tanto bene, ma tanto e poi ancora tanto bene anche se non lo vedo da tanto tempo.

Quando la nana vai mi scriverà, allora io risponderò a lei con una lunghissima lettera come ho fatto con te e allora devi dirle che mi scriva al più presto.

Pervez saluta e manda baci al suo triste e stupido nana vai, sicuro che lui dopo aver letto questa mia lettera diventerà contento e intelligente.

E’ giusto che tu sappia che questa lettera l’ho scritta con l’aiuto della ma, ma per te è buona lo stesso perché i sentimenti sono quelli miei e lei ha soltanto corretto la lingua perché la sto imparando e tra l’italiano e il bengalese a volte faccio tanta confusione e mi sembra di parlare una lingua bastarda che non esiste e che capisco soltanto io.

Comunque io sono contento così.

Se a te va bene e va ancora meglio, io sono contento e ancora più contento e sempre per te.

Caro nana vai, il tuo nipote Pervez ti saluta con tutto l’affetto del suo giovane cuore e come un asino testardo ricordati sempre di spingere bene la tua carretta.

AKHTER MABIA 14

Kuwait, Al-Qurain, agun mash, 200…

Cara Mabia e cari Joshim e Pervez,

sono il vostro dula vai Joinal e vi saluto tutti e spero che voi stiate bene in Italia.

Anch’io in Kuwait sto bene anche se il mio pensiero va sempre a mia moglie Razia e ai miei figli Giorna e Massud che ho lasciato a casa in Bangladesh per il mio lavoro di autista in una ricca famiglia di petrolieri arabi.

Un mese fa ho telefonato al paese e ho parlato con tutti e mi hanno detto che stanno bene e così io ho chiesto come va a casa vostra e Razia mi ha detto che ma era tanto preoccupata per voi perché non riceveva lettere.

Noi che viviamo lontano dal nostro paese dobbiamo capire che per quelli che sono rimasti in paese è importante una lettera o una telefonata perché altrimenti loro si preoccupano.

Mabia tu sei la prima figlia e loro sono preoccupati per te e per Pervez.

Adesso vengo a chiedervi un grande favore.

Se avete qualche possibilità per me di venire in Italia, per me è meglio perché qui prendo pochi dollari e anche se lavoro anni e anni non riuscirò mai a fare niente, mentre ho sentito che in Italia si sta bene e si prendono tanti taka e si può fare qualcosa nel nostro paese.

Se vengo in Italia, porto mia moglie e i miei figli perché qua non posso portare la famiglia e sono costretto a restare sempre solo.

Ho scritto a Razia e mi ha detto di pregarvi di farmi venire in Italia e così io potrò lavorare e guadagnare e portare mia moglie e i miei figli perché io non voglio più stare da solo come un povero pellegrino.

Loro sono tanti preoccupati per me e per loro che sono lontani.

Ogni anno voglio tornare al paese, ma non posso perché non ho i dollari per pagare il viaggio; se vengo in Italia, invece, prima faccio i soldi e poi torno per sempre in Bangladesh e affitto un negozio o faccio qualcos’altro.

Voi siete fortunati perché potete vivere in Italia tutti insieme e stare bene con i taka.

Non è vero che in Kuwait ci sono tante ricchezze, invece ci sono tanti poveri e pochissimi ricchi e questi fanno quello che vogliono, ma se vuoi mangiare e mantenere la famiglia devi accettare e dire grazie e non puoi ribellarti altrimenti ti buttano in mezzo alla strada senza tante cortesie e senza tante finezze.

Mio fratello vuole venire in Kuwait e io ho detto al mio padrone se è possibile che viene lui al posto mio e così io vado via in un paese dove si guadagna di più perché lavoro soltanto io e nel mio paese devo mantenere non solo la mia famiglia, ma anche quella di mia madre e di mio padre.

Io devo lavorare per mantenere tutti ed è una fortuna che loro con un po’ dei miei dollari riescono a vivere bene per un mese in Bangladesh.

Mia ma non sta bene, lei soffre molto e per due volte è andata in ospedale a Dakka.

Dice che prima di morire vuole vedermi e forse nel mese di agosto io vado in Bangladesh per accontentarla, ma intanto spero tanto che non muoia perché altrimenti il mio dolore sarebbe inconsolabile per la grande perdita e per la colpa di averla lasciata sola a soffrire e a morire.

Ho detto al mio padrone che devo andare a trovare mia madre che sta male e lui ha detto che forse mi manderà e allora se venite anche voi ci vediamo tutti insieme nel nostro paese e faremo una grande festa e così ripartire sarà per tutti più facile.

Razia mi ha scritto che lei quasi sempre sta con i suoi genitori e che ai bambini piace il posto dove abitano perché possono giocare e stare con i loro nana vai che sono molto buoni.

Giorna va alla scuola elementare e Massud parla già bene e l’altro giorno l’ho sentito al telefono e mi ha detto: “ba, quando vieni a casa ?” e io mi sono commosso nel cuore e dopo ho anche pianto senza farmi capire da lui e da Razia che sono stato debole.

Io vi mando adesso questa lettera e voi fate come me e così io sono già agitato perché aspetto la vostra risposta e spero che mi scriverete presto.

Saluti per voi e ricordate che Allah aiuta pure voi e specialmente se aiutate me a venire in Italia, ma comunque è importante che il buon Allah non si dimentichi mai di me.

A voi tutti arrivano abbondanti e sostanziosi i saluti da parte del sempre vostro dula wai Joinal.

AKHTER MABIA 13

Savar, mag mash, 200…

Al mio caro Pervez auguri e baci dal suo lontano nana vai.

Allah ti aiuti e sia sempre con te che sei una giovane speranza del nostro domani e del nostro popolo, ma tu non fare mancare mai le tue preghiere al Misericordioso perché Lui è Onnipotente e conosce quello che c’è dentro il tuo giovane cuore e vede tutto quello che scegli di fare nella tua vita.

Non dimenticare mai che chi chiede aiuto al nostro Dio deve sempre dare prima di ricevere; avere non è mai garantito perché la fede basta a se stessa e non ha bisogno di un premio.

Il tuo nana vai è tanto preoccupato per te e per la tua ma da quando ha saputo che siete andati via dalla vostra casa e che adesso per fortuna siete ospiti nella casa della moglie del direttore.

In tanta disgrazia mi è di conforto sapere che non siete in mezzo alla strada in una terra straniera anche se generosa.

Allah ha già provveduto nel farvi trovare questa brava gente che capisce la vostra triste situazione e consola il vostro dolore.

Le mie preghiere sono state ascoltate dall’Onnipotente e devi dire al direttore e a sua moglie che io prego cinque volte al giorno rivolto verso Makka anche per loro e che, se il loro Dio non si chiama Allah, le grazie che io chiedo arrivano ugualmente perché, se un Dio è vero, non si tira mai indietro di fronte alla fede di qualsiasi persona che a Lui si affida.

Caro Pervez, devi convincere la tua ma a ritornare in Bangladesh dai nana vai e poi insieme risolveremo il vostro problema.

Io so che tu sei intelligente e tanto gentile con la tua ma specialmente in questo brutto periodo della sua vita e so che, quando lei piange, tu sai consolarla come un figlio grande e sai strapparle anche un sorriso.

Devi sapere che noi siamo tutti con voi e che non vi lasceremo mai soli nel bene e nel male e che faremo sempre e soltanto la volontà del Misericordioso; questa è la strada giusta, quella che porta nel nostro verde Giardino pieno d’acqua e per la vita eterna.

Ricordati che dopo hemonto arriva sempre bosmonto e che il buon tempo e il cattivo tempo non dura per tutto il tempo.

Se penso che un vecchio nana vai è costretto a chiedere al piccolo nipote di aiutare la sua ma, mi sento veramente incapace e sento che la distanza che ci separa è tanta e non si può annullare come nelle favole.

Cosa posso fare ?

Dimmi tu cosa possa fare io, un povero e addolorato nana vai, per voi e io lo farò; io ti assicuro che certamente lo farò soltanto se tu me lo dirai e me lo chiederai.

Pervez, ti raccomando di studiare e di comportarti bene con la tua ma, sii gentile con lei e così lei sarà contenta e almeno avrà una grande consolazione nella sua vita.

Ricordale sempre con il tuo comportamento che il suo Pervez è una grande ricchezza e che nessuno potrà mai portarle via un figlio maschio che la sostiene con il braccio e con la mente e con il cuore.

Comunque non preoccuparti di nulla perché il tuo nana vai sistemerà tutto ed è sempre di sentinella.

Sii contento e gentile con la ma e con calma io vedrò quello che è meglio fare per voi due affinché siate felici.

Ti raccomando di fare molta attenzione alle macchine quando cammini per la strada.

Ho sentito che hai imparato a scrivere in bengalese e allora mandami una lunga lettera e scrivimi tutto quello che è veramente successo.

Devi chiedere a ma se mi può telefonare e così io rimango tranquillo per un mese.

Se ma non scrive, ogni tanto scrivi tu una lettera al tuo nana vai e digli se la tua ma piange o è felice, perché tu sai che io non voglio che lei pianga e purtroppo in queste notti ho sognato che tua ma piange sempre e che non sta bene nel cuore e nella mente.

Se non riesci a scrivere una lunga lettera, scrivi soltanto che tu stai bene e anche ma sta bene e così anch’io sto bene quando ricevo la tua breve lettera.

Salutami tutti quelli che mi conoscono e i tuoi amici che non mi conoscono e devi dire loro che in Bangladesh hai un nana vai che ti vuole tanto bene e che impazzisce senza vederti e che l’amore è una grande grazia di Allah.

Dai un bacio a ma e dal tuo povero nana vai prendi tanti baci, tutti i baci che tu vuoi e di cui hai bisogno, mio piccolo e dolce Pervez, e che Allah sia sempre Provvidente verso i suoi figli più indifesi e coraggiosi.

Saluti al direttore e a sua moglie che tanto vi vogliono bene e ricordati di dire che io prego sempre anche per loro e che le grazie immancabilmente arriveranno da parte dell’Onnipotente e del Misericordioso perché Allah ascolta e non dimentica e non è un dio della domenica soltanto ma il Dio di tutti i giorni.

Per te ancora un forte abbraccio dal tuo stupido nana vai.

Credimi !

E credimi sempre !

AKHTER MABIA 12

Savar, srabon mash, 200…

Allah il Grande ti benedica e ti custodisca sempre e dappertutto.

Tu in queste disgrazie affidati a Lui senza chiedere nulla per te, ma per esprimere all’Onnipotente soltanto tutta la tua fede.

Cara figlia Mabia è il tuo baba che ti scrive con la speranza che almeno quando arriverà questa lettera tu e Pervez stiate bene.

Io non sto tanto bene da quando ho saputo che sei andata via di casa perché Joshim ti ha maltrattata, ti ha fatto perdere la bambina, ti ha picchiato con una sbarra di ferro e sei finita in ospedale con le costole rotte.

Mi dicevi che per tanti anni hai vissuto male con tuo marito Joshim e ti chiedo perché non hai mai detto niente al tuo povero baba.

Sono forse un estraneo o una persona qualsiasi che non ti vuole bene e non si preoccupa per te ?

Mi rendo perfettamente conto che per natura non sono espansivo e preferisco tenere tutto dentro di me, ma tu sei mia figlia e hai sbagliato a fare come me e a non dirmi il tuo dolore di essere lontana dalla tua famiglia e di non essere amata da chi ti ha portato via da me promettendoti una vita migliore e al posto di cure e di premure ti ha dato soltanto lacrime e violenze.

O forse tu hai pensato che io sono uno stupido e che non capisco niente ?

Hai ragione, io sono uno stupido, perché ti ho fatto sposare un debosciato libertino e un ignorante, un uomo senza fede e pronto a rinnegare Allah e le sue leggi in ogni angolo del mondo.

E allora siccome sono stato uno stupido, io mi merito tutto il dolore che provo adesso.

A ma ho preferito non dire niente perché tu sai com’è fatta tua ma.

Se lei viene a sapere che tu stai male e che hai le costole rotte, piange di giorno e di notte perché non riesce a sopportare il fatto che tu soffri e che sei lontana da lei.

Ti ricordi che quando andavamo a Dakka per comprare qualche vestito lei stava in pena finché non tornavamo a casa e si preoccupava per niente e anche le macchine che corrono in città la facevano soffrire.

Era sempre in pensiero per quello che ti poteva succedere e alla fine Allah ha voluto che tu andassi così lontano in un paese differente dal nostro come il giorno dalla notte e con un uomo indegno e violento.

Per lei è tanto duro sapere che tu stai male e se glielo dico sono sicuro che non si riprende più dalle sue strane malattie e per questo motivo non le ho detto ancora niente.

Mabia, se ti senti tanto male, torna al tuo paese e dalla tua famiglia e io vedrò cosa è giusto fare per te e per Pervez.

Mabia, se sei rimasta sola con tuo figlio, torna a casa tua dove sai che c’è e ci sarà sempre chi ti vuole bene e chi ti nutre: tutto quello che abbiamo lo divideremo e vedrai che non ci mancherà niente con l’aiuto di Allah.

Così ritorneremo a essere felici come quando il poco ci bastava e non cercavamo altro e tutto quello che era in più era tutto per chi aveva di meno.

Che bisogno c’era che tu partissi se avevamo le cose più belle della vita, la fede e l’amore.

Tu sai che il denaro si spende e finisce facendo contento Iblis e che solo il Misericordioso e gli affetti restano e non si consumano con il trascorrere del tempo, anzi aumentano.

Non riesco a pensare a quello che ti sta succedendo e per questo mi viene sempre da piangere, ma quello che mi distrugge dentro è l’impossibilità di fare qualcosa per te e per Pervez.

Ma di una cosa sono sicuro: finché io vivrò in questo mondo, non ti lascerò soffrire.

Tu, però, torna al tuo paese e dalla tua famiglia insieme a Pervez.

Non riesco a pensarti sola con il bambino e finché io vivo in questo mondo non ti lascerò soffrire in terra straniera.

Le mie figlie io le amo e Allah non me le ha date per farle morire in terra straniera o per farle picchiare dagli estranei.

Se non vuoi tornare da tuo marito, torna da noi e io farò tutto quello che è meglio fare per te e per Pervez.

Tu sei per me un pezzo di cuore, un pezzo di cuore che mi è stato strappato quando sei partita e mi hai lasciato solo e senza un pezzo di cuore.

Senza di te io non posso vivere e se sento che tu stai male, sto male anch’io.

Tu sei ancora e sarai sempre la mia graziosa principessina, tu sei la mia ragione di vivere e la cosa più bella e più dolce che mi resta al mondo.

Quando Pervez è nato in questo mondo, io sono stato felice e adesso per me tutto è cambiato perché ho lasciato i miei tesori in mano a un selvaggio ignorante e a gente straniera.

Io ho sempre sentito dentro di me che non dovevo fidarmi di quella gente falsa e di quell’uomo dell’esercito che sotto la divisa pulita non aveva un cuore, ma soprattutto non dovevo fidarmi di un uomo senza fede e senza Dio.

Joshim si ubriaca e gioca d’azzardo perché la città e il denaro producono false illusioni negli uomini a metà, quelli che non distinguono il giorno dalla notte, gli uomini senza radici che non hanno rispetto di Allah, dei suoi figli e dei loro fratelli.

Io non lascerò soffrire Mabia e Pervez in terra straniera e lontani dalla loro vera terra e dalla loro vera casa, io non riesco a pensare che voi due siete soli in Italia, io non riesco a pensare a tutto questo e sono un povero baba, ma adesso tu, cara Mabia, devi pensarci bene e devi tornare in Bangladesh.

Domani vado a Dakka a casa della tua shashuri per parlare ancora di queste brutte cose, ma a tua ma non dico ancora niente per non farla piangere e morire di dolore.

Io non avevo mai pensato che la tua fortuna nella vita sarebbe stata questa, ma ho sempre pensato che tu sei parte della mia famiglia anche se sei lontana e specialmente per questo motivo ti devo amare di più e preoccuparmi per la tua salute.

Di notte non riesco più a dormire e mi sento tanto solo e ho tanta voglia di venire in Italia a prendervi e a portarvi via dopo avere spaccato la testa a Joshim per punizione, ma non posso fare questo passo e sono i gin maligni che mi fanno pensare così come se io fossi un piccolo dio.

Ieri tua madre ha saputo da tua sorella che mangi poco e mi ha chiesto cosa ti è successo; io ho risposto che non era niente e che eri solo stanca, ma lei ha capito che qualcosa non va e adesso mi chiede sempre se hai scritto e perché da tanto tempo non scrivi.

Se in questi giorni non riesci a mettere a posto il rapporto con tuo marito, torna in Bangladesh che sistemiamo insieme tutte le cose e per bene e per sempre.

Ascolta il tuo stupido baba, fai così che è meglio per tutti e, se non te la senti di tornare, rimani a casa della moglie del direttore.

Dai tanti saluti al direttore e a sua moglie e digli che io sono grato e riconoscente verso di loro e che recito sempre una preghiera ad Allah per loro perché hanno aiutato e aiutano te e Pervez.

La gente buona si trova dappertutto e non è necessario credere nello stesso Dio per essere umani e per capire le disgrazie degli altri.

Allah vede e provvede e non può essere diversamente perché il Misericordioso e anche Onnipotente.

Mabia, se riesci a telefonare, chiamami e così io sto tranquillo.

Ti mando tanti auguri e spero che Allah, il Grande, vi aiuti.

Oppure scrivimi una lettera e mi spieghi tutto quello che è successo e che sta succedendo.

Ho saputo che hai fatto anche fatica a mandare Pervez a scuola perché tuo marito non voleva e questo conferma che è un uomo ignorante: la violenza e l’ignoranza sono fratello e sorella.

Io sono contentissimo che Pervez studi e diventi un ingegnere, ma non deve dimenticare di studiare la nostra lingua e la nostra religione e di pregare ogni giorno rivolto verso Makka e di essere generoso con gli altri.

Allah non è contento di avere figli ingrati e tanto meno di perderli durante la vita per mancanza di fede.

Tu continua a farlo studiare e, se ci riesci, è bene per tutti, ma soprattutto è bene per lui che capirà anche il sacrificio di sua madre e ti sarà riconoscente per il resto della sua vita.

E poi se diventerà ingegnere potrà sempre venire in Bangladesh per mettere a posto i fiumi e per costruire le case con il cemento.

Quando esci stai attenta alla strada e alle macchine; mi rendo conto che anch’io ti raccomando le stesse cose di ma e vuol dire che, a furia di stare insieme, ci si influenza nel bene e nel male.

Se trovi un lavoro, ti prego di dirmelo e così io starò meglio e ti potrò anche consigliare su quello che devi fare.

Io ti dico un’altra volta che, se torni in Bangladesh, farò tutto quello che è bene per te e per tutti.

Spero che non cominci a lavorare e così torni da noi e fai contenti in un colpo solo la tua ma e il tuo baba.

Adesso ti saluta il tuo povero e infelice baba.

Credimi !

E credimi con tutto il cuore !

AKHTER MABIA 11

San Biagio di Callalta, 21 marzo 200…

Carissimo mio baba,

ti scrivo dopo tanto tempo per informarti di tutto quello che è successo nella mia vita e nel mio rapporto con Joshim.

Prima di cominciare la lettera vorrei pregare insieme a te, vorrei rivolgere un devoto pensiero al nostro Allah, vorrei scriverti un brano del Corano che ti farà capire meglio la brutta situazione in cui mi trovo.

Dice il Profeta parlando delle mogli oneste e del rispetto che a esse si deve portare da parte dei mariti: “Vi sono permesse come mogli le donne credenti e caste, le donne oneste di quelli cui fu data la Scrittura prima di voi, purché diate loro il dono nuziale sposandole, non come libertini debosciati ! Coloro che rinnegano la fede vanificano le loro opere e nell’aldilà saranno tra i perdenti.”

Tu ricordi che io avevo quindici anni quando sono venuti i parenti di Joshim a casa nostra per vedermi e per decidere se potevo essere una sposa degna per il loro figlio.

Ed io ero credente e casta perché non avevo ancora conosciuto il maschio e non avevo ancora perso il secondo sangue.

Tu ricordi anche che non eri molto convinto di questo matrimonio e dicevi che i militari hanno un carattere duro e stanno sempre lontani da casa; tu non volevi dare il consenso alle nozze ed è stato lo zio più vecchio che ti ha convinto dicendoti che Joshim era di buona famiglia e che rischiavo di restare senza marito perché poi la gente avrebbe parlato male di me e della nostra famiglia e che sarei rimasta nella tua casa come un peso per tutta la vita.

Tu ricordi che volevi sapere se Joshim aveva studiato e quale titolo aveva e ti ricordi anche che sua madre aveva detto che suo figlio era diplomato.

Come ti ho detto in un’altra lettera Joshim non sa né leggere e né scrivere perché da piccolo lavorava nei campi con la sua famiglia e soltanto quando aveva quindici anni si è trasferito a Dakka perché lo zio impiegato al ministero lo ha fatto arruolare nell’esercito e ha fatto trasferire anche i suoi familiari in città togliendoli dalla miseria.

Tu ricordi che i suoi genitori mi hanno portato come dono nuziale soltanto gli orecchini d’oro e che il bracciale e la collana li avevano presi in prestito dai parenti e che io dopo li ho dovuti restituire.

Capisci che erano dei mentitori e che non hanno rispettato la volontà e la legge di Allah e devi ancora sapere che non hanno mai avuto la fede e le loro opere sono soltanto bugie e cattiverie.

Io ho sposato un uomo senza fede, un ignorante, un libertino e un debosciato.

Adesso, mio carissimo baba, sai di più, ma non sai ancora tutto.

Sapessi quanto ho pregato il Misericordioso perché illuminasse Joshim e gli indicasse la via della conversione !

Ma il Perdonatore è stato troppo offeso e non mi ha concesso la grazia e non ha dato il premio sperato alla mia fede, per cui non mi resta altro che rimettermi alla Sua volontà e pensare che forse anch’io ho mancato in qualcosa e non sono una sua degna figlia.

Tu mi hai sempre insegnato il rispetto verso me stessa e verso gli altri e io non ho mai dimenticato la tua lezione e il tuo compito di uomo di pace nel nostro paese.

Mia madre mi ha sempre insegnato la pazienza e io ne ho avuta tanta e ho accettato di restare con Joshim per il bene di tutti e soprattutto per il bene di Pervez perché un bambino ha tanto bisogno di avere un padre che lo ami e lo protegga e che gli insegni con la parola e con l’esempio le cose giuste.

Ma adesso sono arrivata all’esasperazione perché Joshim ha rivelato la sua vera natura di bestia e di debosciato.

Joshim ha dimenticato la nostra religione e la nostra cultura e ha preso le cose peggiori che ci sono in Occidente, il vizio dell’alcool e il desiderio del denaro.

Ogni notte ritornava a casa ubriaco, mi picchiava perché non ero una buona moglie e poi mi faceva violenza minacciandomi con un coltello.

E cosi sono rimasta incinta e nella speranza che avessi un altro maschio ha cominciato a rispettarmi.

Quando mi ha portato dal dottore di Treviso per una visita e ha saputo che aspettavo una femmina è ricominciata la mia tragedia.

Mi diceva che dovevo abortire e che, se non l’avessi fatto, mi avrebbe costretto a morire di fame.

Io gli dicevo che Allah è Grande e ci ha insegnato ad amare i nostri figli al di là del fatto che siano maschi o femmine, ma soprattutto che il Misericordioso non vuole che una donna incinta uccida la propria creatura.

E gli ho anche letto il brano del Corano che prescrive di non uccidere, se non per giustizia, un’anima che Allah ha reso sacra, di non darsi alla fornicazione e di non uccidere i figli per timore della miseria, perché è Allah che provvede per il loro cibo così come provvede per i nostri cuori e gli ho ripetuto che uccidere i figli è veramente un peccato molto grave.

In Italia l’aborto è consentito dalla legge, ma è un peccato mortale per la religione cristiana e in questo noi musulmani siamo d’accordo con loro.

Tante donne vanno in ospedale ad abortire, ma poi pagano per tutta la vita il senso di colpa di avere ucciso i loro bambini così come è successo a una signora italiana che io conosco e che non sta molto bene con la testa.

Ma Joshim non capiva o non voleva capire ed era come se fosse impazzito e mi guardava con gli occhi rossi e pieni di rabbia e di odio.

E così ha ripreso a picchiarmi fino a quando una notte, tornato a casa ubriaco, mi ha scaraventata dalle scale dicendo che non ero buona a niente e che non sapevo neanche fare figli maschi.

Ero incinta di cinque mesi e mi sono trovata in fondo alle scale con la testa rotta e piena di sangue nel bassoventre.

I vicini di casa mi hanno portato all’ospedale e così ho perso la bambina che con tanto amore portavo nel mio grembo.

Ma la polizia dell’ospedale mi ha chiesto come era successo l’incidente e io ho dovuto mentire per non mandarlo in prigione e per non farlo espellere dall’Italia e ho rischiato di essere arrestata per aver detto il falso.

Ancora una volta ho preferito salvarlo nella speranza che cambiasse, ma ancora porto sul mio corpo i segni di quella tragica notte in cui Joshim ha ucciso la mia bambina.

Però mi sono rivolta alla moglie del direttore che abita vicino casa nostra e lei mi ha aiutato tantissimo, mi ha portato dall’assistente sociale e lei mi ha chiesto di denunciare Joshim per poter intervenire in mio aiuto e soprattutto in aiuto di Pervez.

Ma io ho detto ancora di no, non me la sentivo di denunciarlo e da stupida pensavo che potesse cambiare e diventare buono con me e con Pervez.

Purtroppo così non è stato e Joshim ha continuato a essere una bestia selvaggia, a ubriacarsi, a trascurare il bambino e a farmi del male; quando mi picchiava, Pervez lo supplicava in lacrime di non toccare la sua mamma, ma lui non si commuoveva neanche di fronte alle lacrime di suo figlio.

Un giorno la maestra della scuola mi ha chiamata e mi ha detto che Pervez ogni mattina arrivava in classe pieno di paura e che tremava tutto e mi ha chiesto il perché di questo malessere del bambino, ma io ho risposto che non stava bene e me ne sono andata in fretta perché mi vergognavo di dire quello che ci stava succedendo e non volevo offendere agli occhi della gente Joshim perché alla fine è sempre il padre di Pervez ed è sempre mio marito.

Non mi sono fidata e ho avuto paura che la maestra non mi volesse aiutare e che avesse soltanto voglia di chiacchierare con la gente e di parlare male degli stranieri.

Ma dopo qualche giorno Pervez ha detto alla maestra della scuola tutta la verità e ha raccontato quello che succedeva ogni notte in casa nostra, che il papà picchiava la sua mamma fino a farle uscire sangue, che aveva tanta paura di suo padre e che voleva fare qualcosa per difendere la sua mamma e per non vederla più piangere e che non sapeva cosa fare.

Ma quando quella notte Joshim è ritornato a casa ancora una volta ubriaco e mi ha picchiato con la sbarra del camino rompendomi le costole, io sono stata costretta a dire la verità alla polizia e a denunciarlo; il giudice ha deciso di affidarmi insieme a Pervez all’assistente sociale del comune e sono andata a vivere a casa di una signora vicina, la moglie del direttore di una fabbrica, che si è sempre interessata della mia grave situazione e adesso vivo a casa sua con Pervez e mi mantengo con il sussidio del comune.

Ma tutto questo non durerà per sempre e adesso devo cercare un lavoro che mi garantisce il futuro anche perché Pervez è piccolo ed è tanto bravo a scuola e dice sempre che da grande vuole fare l’ingegnere; intanto aiuto la moglie del direttore nelle faccende di casa e spero quanto prima di trovare un lavoro giusto per me.

So che la mia religione non ammette il lavoro per la donna e impone che la moglie deve essere mantenuta dal marito, ma Allah deve capire che io mi trovo in una situazione disperata di sopravvivenza e devo fare da madre e padre, da moglie e marito.

Di due cose oggi sono sicura: la prima è che non torno a casa da Joshim e la seconda è che non posso tornare in Bangla da voi.

Certo che io a casa non torno più perché ho tanta paura che lui mi uccida e quando lo vedo per strada mi sembra un mostro anche se ora lui dice che è cambiato, che ha capito tutto il male che ci ha fatto, che è diventato buono perché ha avuto tanta paura di perderci, che vuole tornare con noi e promette che non farà più niente di male.

Ma il dottore, a cui ho raccontato come si comportava Joshim con me e con Pervez, ha detto che lui è molto malato nel cervello e che io non posso fidarmi delle sue promesse.

So che Pervez è senza padre, ma è meglio così perché è peggio aver paura del proprio padre ed io cercherò di essere una buona madre e un buon padre per lui.

Adesso io e Pervez siamo tranquilli e allora voi non dovete preoccuparvi perché io me la cavo bene e sono nelle mani di brava gente e non mi dimentico mai di Allah.

Attendo soltanto che mi passi la paura che Joshim mi sfregi o mi faccia sfregiare da un suo amico con l’acido, ma questo non succederà perché Joshim sa che la legge italiana mi difende e che finirebbe in prigione se facesse una violenza del genere.

Non torno in Bangla da voi perché il futuro di Pervez è qui in Italia dove si è adattato molto bene e sono sicura che se ritornassimo a casa andrebbe verso il peggio e voi capite che dal peggio si va volentieri verso il meglio e che il contrario non va mai bene.

Pervez sarà un buon musulmano, questo ve lo assicuro perché io gli insegno bene a pregare e ha già letto tutto il Corano e lo ha ben capito e rispetta le leggi del Misericordioso.

Io spero che Allah mi perdoni se cercherò un lavoro e che tu, ba, mi capisca nelle scelte che sono costretta a fare.

Queste sono tutte le brutte cose che mi sono cadute addosso e capite che non potevo raccontarvele specialmente sapendo che stavate gia male per me.

Adesso, mio caro baba, sai tutto quello che mi è successo, sai tutta la verità e puoi stare tranquillo; decidi tu cosa dire a ma per non farla soffrire.

Tante grazie per avermi educato a essere forte e a non essere una piccola donna da niente e una moglie schiava.

Gradisci tanti baci da tua figlia Mabia e spero che tu sia orgoglioso di me come io lo sono di te e prego sempre Allah che ti mantenga a lungo in vita e solo per la delizia del mio cuore.

Credimi !

AKHTER MABIA 10

San Biagio di Callalta, 30 luglio 200…

Carissimi ba e ma,

ritorno a scrivervi dopo due mesi di silenzio per dirvi che purtroppo la mia situazione è ancora peggiorata e a questo punto è giusto che voi sappiate tutta la verità e tutto quello che effettivamente è successo tra me e Joshim.

Caro ba e cara ma, io prego ogni giorno Allah e ringrazio il Misericordioso e il Provvidente perché ha voluto che nascessi femmina, per tutta la fede e la forza che mi fa sentire ogni giorno dentro il cuore, per avermi dato voi come genitori e Lo invoco per la vostra salute e per le grazie che ancora vorrà concedervi.

La mia fede in Allah è più forte di quella di tanti uomini della mia terra che si sono dimenticati del loro vero Dio e dei Suoi comandamenti per la febbre del denaro e del lusso.

Sono sicura che l’Onnipotente li punirà come meritano e che si ricorderà di me che sono stata sempre a Lui devota da piccola quando potevo entrare nella Moschea e studiare la lingua araba e il Corano e da grande e dopo il primo sangue quando non mi era permesso entrare nella Moschea e sono rimasta casta a pregare nell’angolo riservato alle donne e in attesa di essere scelta e sposata da un uomo che mi volesse almeno un po’ di bene e almeno per il fatto che poteva, quando voleva, montarmi come una capra nella ricerca di avere un figlio maschio da Allah.

Così come dice la nostra Religione mettendo d’accordo la natura delle donne e la cultura degli uomini e tutto va bene così e può andare avanti così fino al Giorno del Giudizio.

Vengo alla mia situazione.

Le vostre lettere sono arrivate e Joshim ha chiesto a una suo amico di leggergliele perché lui in effetti è analfabeta, anche se per giustificarsi dice che ha dimenticato a leggere e a scrivere e che confonde il bengalese con l’italiano.

La verità è che, vivendo in campagna, non ha mai frequentato la scuola e la Moschea, per cui si comporta da ignorante e da infedele perché non prega mai, non digiuna, non fa l’elemosina, beve alcolici, gioca d’azzardo e ha imparato dagli italiani le cose peggiori.

Delle vostre lettere a me non ha detto niente, ma io ho riconosciuto la vostra scrittura e gliele ho consegnate come una moglie rispettosa e devota, ma lui non ha chiesto a me di leggergliele perché è molto diffidente e si sente perseguitato da tutti.

Io dovevo sapere cosa gli avevate scritto per difendermi meglio e allora le ho lette di nascosto e subito dopo ho chiesto perdono ad Allah, ho digiunato per tre giorni e ho raddoppiato le preghiere quotidiane.

E meno male che le ho lette per poter prevedere la sua reazione selvaggia.

Adesso vi parlo con tutto il cuore della brutta situazione in cui mi sono trovata e in cui ancora mi trovo nella speranza di non farvi soffrire molto, ma io non posso più nascondervi tutta la verità.

Ricomincio la lettera.

Cari ma e ba,

da pochi giorni sono tornata dall’ospedale di Treviso dopo che i dottori mi hanno curato le ferite alla schiena e le fratture alle costole che Joshim mi ha procurato picchiandomi con la sbarra di ferro del camino.

Ho trascorso quindici giorni immobile a letto e con tanti dolori, ma adesso sto meglio, la tempesta è passata e spero per sempre.

Come vi avevo detto nella precedente lettera, purtroppo l’uomo che mi ha voluto in moglie non mi ha mai voluto bene come sua moglie e, nonostante il figlio maschio che gli ho dato, ha continuato e continua a picchiami come se fossi un asino.

Da quando siamo arrivati in Italia Joshim ha cominciato a maltrattarmi prima con le parole dicendomi che non ero una buona moglie per lui e poi con le mani perché non dovevo rispondergli e dovevo soltanto stare zitta e ubbidire ai suoi ordini e ai suoi comodi.

Nonostante il fatto che siamo in Italia e si guadagna bene, Joshim ha fatto vivere me e Pervez da poveri perché i soldi li ha mandati e ancora li manda quasi tutti in Bangladesh ai suoi genitori.

Io e Pervez abbiamo fatto una vita di stenti e di sofferenze e spesso Joshim non mi dava neanche i taka per comprare il riso o il pane.

Cara ma e caro ba, sapete quante volte ho pensato che sarebbe stato tanto meglio per tutti rimanere in Bangladesh e così almeno saremmo stati insieme a volerci bene nella nostra comoda casa e nella nostra bella famiglia per il resto della vita.

Joshim, da quando è partito, ha cominciato a non pregare e a non fare la volontà di Allah, ha cominciato a bere i liquori e a mangiare nel mese del digiuno con la scusa che doveva lavorare e che aveva bisogno di essere in forza perché altrimenti i suoi padroni lo avrebbero licenziato e non avrebbe più potuto mantenere i suoi genitori.

Tante notti tornava a casa ubriaco, mi picchiava senza alcun motivo, mi vomitava addosso e mi insultava dicendo che ero una cattiva donna e che dovevo stare sempre zitta e mi minacciava di sfregiarmi il viso con l’acido muriatico se avessi parlato con qualcuno di lui e mi impediva di scrivervi perché temeva che parlassi di lui a voi e che dicessi tutta la verità.

Adesso potete capire in quale tragica situazione mi sono trovata e mi trovo, sola in un paese straniero, senza famiglia e senza il denaro per vivere, ma per fortuna ho la grande gioia di avere il mio Pervez, la consolazione del Grande Benefattore, la mia voglia di essere attiva e la generosità di tanta gente che mi aiuta e mi protegge.

Dovete sapere che in Italia per certi reati si va in carcere e la legge non permette di picchiare o di sfregiare le donne; la legge italiana mi protegge sempre e mi aiuta in ogni modo.

Dopo aver subito le violenze mi sono rivolta all’assistente sociale del comune di San Biagio di Callalta dove abito, una donna forte e comprensiva che mi ha assistito e mi ha difeso con i consigli giusti.

Joshim ha capito che adesso non sono sola e abbandonata e sa che se sbaglia un’altra volta prima va in galera e poi lo sbattono fuori dall’Italia.

Ma lui non è preoccupato per me, ma per i suoi genitori perché, se non lavora, non può spedire loro i taka per vivere; adesso anche suo fratello Massud è venuto in Italia e ha trovato una sistemazione e un lavoro, ma lui è una persona buona e timorata di Allah e ha capito subito che Joshim non è più quello di prima e ha paura di intromettersi.

La legge italiana adesso è più severa, perché al governo ci sono i razzisti, quelli che non vogliono gli stranieri, e allora chi sbaglia fa le valigie e se ne torna subito a casa e senza tanti complimenti.

Purtroppo chi parte dal proprio paese e conosce il benessere e il progresso che ci sono in Italia o in Francia o in Germania, si rende subito conto della povertà in cui viveva e non vuole più tornare indietro; dalla povertà si fugge volentieri come se fosse un male, ma dalla ricchezza si ritorna come se fosse una droga.

E pensate che noi islamici in Italia abbiamo il benessere materiale, ma non abbiamo una Moschea per pregare; io mi rivolgo ogni giorno al Benefattore dalla mia stanza e sopra la mia preghiera e faccio ogni giorno l’elemosina come vuole la nostra religione.

Ritornando a Joshim, caro baba, tu sai e ricordi che mi hai insegnato a essere una buona figlia e una buona persona e anche se non ero quel figlio maschio che hai sempre desiderato e che non hai mai avuto, mi hai educato a non essere sottomessa a nessuno, tu non mi hai mai picchiato e mi hai sempre trattato come la tua principessina.

Ricordo che, quando mi portavi in giro per il paese, mi mostravi alla gente con orgoglio e a chi ti diceva che ero femmina rispondevi in malo modo e gli dicevi che i figli sono un dono di Allah e lo trattavi da ignorante e da uomo senza fede.

Questo tuo amore io non l’ho mai dimenticato e me lo sono portato dentro il cuore anche in Italia assieme alla grande sofferenza di averti lasciato e mi sono sentita e mi sento ancora una figlia ingrata per non avere ricambiato il tuo grande amore come meritava.

Se poi penso che sono stata costretta a lasciarti per andare con Joshim, l’uomo che anche tu a suo tempo avevi voluto per me come marito, mi sento smarrita e ho la sensazione di avere sbagliato tutto nella mia breve vita.

La ragione di questo mio stato d’animo dipende dal fatto che purtroppo ogni giorno che passa ci allontana sempre più; sento che diventa sempre più difficile ritornare in Bangladesh, riabbracciarvi e vivere insieme a voi nella massima felicità dell’affetto che ci lega e anche perché Pervez si è abituato a vivere in Italia, vuole diventare un ingegnere ed è molto capace ed educato a scuola.

I professori gli vogliono tanto bene, lo elogiano per le sue capacità, per la sua bontà d’animo e per la sua gentilezza; purtroppo gli idioti non mancano anche in Italia e qualche stupido compagno gli fa notare che il colore della sua pelle è un po’ più scuro di quello degli altri.

Quando Pervez torna a casa e mi racconta in lacrime di avere subito queste offese, io lo consolo dicendogli che soltanto le persone ignoranti e i figli degli ignoranti possono ancora pensare in questo modo e dire queste cattiverie e gli suggerisco di rispondere al suo compagno dicendo che lui è soltanto invidioso perché la sua pelle ha un colore sbiadito come se fosse stata lavata con la varechina.

Io ho tanta forza di lottare, caro baba, e sento che questa vitalità cresce dentro il mio cuore ogni giorno di più; alla fine di ogni giornata sono contenta di avere risolto i miei problemi e di aver superato le mie difficoltà, di essere stata una buona madre per Pervez e di aver vissuto le cose belle della vita quotidiana.

Ma non dimentico mai di ringraziare per queste mie capacità l’Onnipotente che mi ha voluto ricompensare in questo modo e indicare la strada giusta per reagire alla disgrazia e non dimentico mai di ringraziare il mio baba che da piccola mi ha portato con sé in mezzo alla gente del paese per conoscere il mondo e mi ha dato sempre i giusti insegnamenti.

A questo punto mi chiedo: cosa me ne faccio di un uomo che non mi ama, che non mi ha mai amata, che mi picchia e che non mi rispetta ?

Anch’io forse non l’ho mai amato e non lo amo, ma, caro ba, ti giuro che non l’ho mai tradito e che sono sempre stata con lui rispettosa, disponibile, giusta e pia.

Perché devo correre ogni giorno il rischio di essere uccisa in un suo momento di follia ?

Joshim, purtroppo, non mi è utile in ogni senso e a me non serve un uomo che è soltanto pericoloso, per cui a volte penso affidarmi alla legge italiana per essere difesa, ma senza dimenticare di essere musulmana e che la mia prima legge è sempre quella del Corano e che si deve adempiere la volontà del Grande Perdonatore.

Spero di non avervi dato un grande dolore e sono sicura che comprenderete le mie difficoltà e che sarete sempre orgogliosi di vostra figlia Mabia.

Adesso mi metto lo shari e vado in posta a spedire questa lettera e così vi arriva qualche giorno prima.

A ma e a ba tanti baci dalla devota e riconoscente figlia Mabia.

Credetemi !

AKHTER MABIA 9

Savar, boischac mash, 200…

A Joshim il suo shoshur manda saluti nel nome di Allah il Perdonatore e viene a spiegarsi con lui come aveva promesso nella precedente e tanto arrabbiata lettera.

Forse ho esagerato, ma non ritiro nulla di quello che ti ho scritto, anche se il molovì mi ha illuminato sulla questione, ha consolato le offese subite dal mio sangue, mi ha riportato sulla giusta fede, mi ha fatto ragionare sui fatti che sono successi e mi ha un po’ tranquillizzato.

Joshim, tu sai che Allah è Perdonatore, ma io sono un povero uomo di fede che ha tutte le debolezze dei suoi figli più devoti, per cui non posso perdonarti di avere offeso e colpito la mia famiglia e la lettera che ti ho scritto era in difesa del mio sangue e del mio onore.

Ma noi uomini apparteniamo soltanto al nostro Dio e questa è la verità più difficile da capire, da accettare e da mettere in pratica soprattutto come genitori che danno la vita ai propri figli, li curano, li proteggono e li vorrebbero vedere sempre felici.

La fede, la devozione e la disposizione a fare la volontà di Allah si misurano soprattutto quando sai staccarti dagli affetti terreni per riservare tutto il tuo amore di creatura al vero e unico Padre, Lui, il Grande, il Misericordioso, il Clemente, il Perdonatore.

Intanto devo dirti che non ho ricevuto una tua risposta alla mia lettera e la cosa mi fa pensare male e aggrava i miei sospetti perché non è sicuramente un buon segno.

Comunque io vado avanti e sono sempre di sentinella.

Ho informato i tuoi genitori del tuo vile comportamento nei confronti di Mabia e del piccolo Pervez e siccome non volevano credere a quello che dicevo, abbiamo litigato furiosamente e sono venuti i vicini a dividerci perché ci eravamo presi per i capelli e quando volevo fargli leggere la lettera di Mabia, mi hanno detto che non credevano a quello che scriveva mia figlia, ma io ho capito che la verità era un’altra e cioè che anche loro, come te, non sanno leggere e non sanno scrivere.

Io tornerò all’assalto al momento opportuno e anche lì sono di sentinella.

Mio fratello è stato informato di quello che è successo ed è rimasto sorpreso del tuo comportamento e ha detto che farà di tutto per sistemare la questione, ma io penso che lui è soltanto un incapace, il fratello più vecchio della famiglia ma un incapace e con l’età che avanza non ragiona più bene e poi Mabia non è sua figlia e questa non è una cosa di poco conto, specialmente perché lui ha avuto soltanto figli maschi e disprezza le donne e pensa che siano più o meno delle capre da vendere al mercato di Dakka.

E anche lui è stato sistemato e speriamo che si tenga lontano da questa storia, visto che ha già combinato abbastanza guai quando ha voluto che Mabia si sposasse con te.

E anche qui io sono di sentinella.

Il fochir mi ha liberato da tutti i gin maligni che avevo addosso e che giravano intorno alla mia casa e ne ha trovati talmente tanti che il poverino per scacciarli ha lavorato per una settimana e mi ha detto che erano dei gin veramente maledetti perché andavano via al mattino e tornavano di notte, per cui lui pensava di averli eliminati tutti, ma poi al mattino li ritrovava sempre al solito posto e ha dovuto cambiare le formule del rito e la forza dell’esorcismo.

Anche questo maleficio è stato sistemato e anche qui è importante che io sia sempre vigilante perché altrimenti rischio di essere preda dei gin di Iblis.

Sono sicuro che anche tu sei pieno di gin maligni ed è bene che tu vada dal fochir o da qualcuno in Italia che ti liberi dalle forze del male.

Questo è un consiglio giusto che un padre può dare a un figlio, ma io non ti vorrei come figlio e perciò ritiro tutto.

Adesso passo al molovì e ti dico quello che io già sapevo e quello che lui mi ha detto, quello che forse tu non hai mai saputo e quindi non potevi neanche ricordare.

Il matrimonio è un patto a cui portare rispetto e fedeltà di fronte ad Allah, perché Lui è informato di tutto e vede tutto e quindi bisogna stare molto attenti a onorare i patti perché non portare fede ai patti è un peccato molto grave.

Le doti di una moglie perfetta sono la fede e la sottomissione ad Allah, la devozione e la penitenza, l’adorazione di Allah e l’osservanza del digiuno, la purificazione e il servizio all’uomo che l’ha scelta e che a lei è stato preposto dalla volontà dell’Onnipotente.

Il molovì ha tirato fuori dal Corano le leggi di Allah e non le sue convinzioni o i miei desideri di padre.

Caro Joshim, è cosa buona che tu rilegga o legga le nostre leggi divine e, se non le hai mai studiate perché vivevi in campagna o non sei andato a scuola o a pregare nella moschea, adesso è giusto che tu conosca i doveri del patto matrimoniale.

Il molovì ha detto che se una donna teme maltrattamenti da parte del marito o teme la sua avversione non ci sarà problema se si accorderanno tra di loro perché l’accordo è la migliore soluzione e bisogna stare attenti a quello che si decide perché Allah è informato di tutto e vede tutto.

Anche se un uomo lo desidera, non può essere giusto con le sue mogli, ma non deve seguire la sua inclinazione e deve sempre alla fine riconciliarsi con loro perché Dio è Perdonatore Clemente e proprio per poter perdonare ha creato i suoi figli imperfetti.

Le spose sono un campo e l’uomo va nel suo campo quando vuole e si dispone in maniera pia verso le sue donne e deve temere sempre il giudizio di Dio perché Lo incontrerà nel Giorno del Giudizio.

I giuramenti non devono essere un ostacolo per la carità e la devozione ed è sempre gradito ad Allah l’uomo che si riconcilia e non quello che mantiene l’odio.

Allah tutto ascolta e tutto sa e non punirà l’uomo soltanto per una leggerezza nei suoi giuramenti, ma per ciò che il suo cuore avrà sentito e avrà inteso fare.

Ha concesso come mogli le donne credenti e caste, le donne oneste a cui è stato dato il dono nuziale e che sono state sposate con il cuore pio e non come libertini debosciati perché sarebbe come rinnegare la propria fede e costoro nell’aldilà saranno tra i perdenti.

E coloro che accusano le donne oneste senza portare quattro testimoni sono turpi e saranno fustigati con ottanta colpi di frusta e non sarà accettata la loro testimonianza, perché Allah li perdona solo se si pentono.

Quanto a quelli che accusano le loro mogli senza avere altri testimoni che se stessi, costoro non sono graditi ad Allah e meritano la punizione.

Coloro, invece, che rispettano i patti e i loro impegni sono graditi ad Allah e il Giardino sarà la ricompensa finale.

Allah ha ordinato agli uomini giustizia e benevolenza, generosità con i parenti e ha proibito la dissolutezza e la ribellione.

Ricordati, Joshim, che dopo avere accettato il patto del matrimonio, non puoi mancare ai giuramenti che hai prestato e che hai chiamato Allah a garanzia delle tue promesse e Allah non si scomoda per niente e soprattutto non dimentica.

Se Mabia non è stata infedele, tu non puoi in nessun modo maltrattarla perché commetteresti un’ingiustizia e un grande peccato e ne risponderesti direttamente a quel Dio che in questo caso non potrà essere Perdonatore e Clemente.

Questo io già sapevo da buon fedele di Allah e questo è quanto mi ha detto il molovì.

Questo era quello che ti avevo promesso e questo ti ho mandato.

Ravvediti e prega, ma soprattutto non fare violenza al mio sangue.

A Joshim manda saluti uno shoshur ancora arrabbiato e molto preoccupato.

Non dimenticare mai che io non dormo e sono sempre di sentinella.

AKHTER MABIA 8

Savar, boischac mash, 200…

A Joshim non mando saluti, ma lo richiamo subito all’obbedienza delle sacre Leggi di Allah e al doveroso rispetto di tutti i Patti che di sua volontà ha contratto nel nome del nostro Signore.

Joshim, chi ti scrive è il tuo shoshur, uno shoshur molto arrabbiato e quasi quasi molto adirato con te.

Io sono molto, ma molto arrabbiato con te, direi moltissimo e tantissimo perché, mentre ti scrivo, sento che il sangue mi ribolle dentro le vene fino al punto che, se ti avessi fra le mani, ti farei tanto male, ma proprio tanto tanto male, tutto quel male che tu hai fatto e stai facendo a mia figlia e a mio nipote, al sangue del mio sangue, e in più ti darei anche qualche bastonata sulla testa per avere gli interessi dei danni che ho subito senza aver fatto niente di male e senza poter fare niente per difendere le persone a me, uomo che ha fede, molto care, a me, uomo che ragiona, molto preziose.

Come avrai ben capito, mio caro furbo campagnolo che si è rifugiato in città ma è rimasto sempre un uomo di campagna ignorante fino alla radice dei capelli, mia figlia Mabia mi ha scritto e mi ha riferito, in maniera breve ma purtroppo molto chiara, dei tuoi maltrattamenti verso di lei e soprattutto verso il piccolo Pervez.

Tu devi essere proprio pazzo, ma un pazzo veramente furioso e pericoloso per la brava gente, un folle criminale da abbandonare nel deserto in balia dei serpenti e della calura in attesa che il Giusto ti condanni alla Fornace eterna per i meriti che non hai acquisito in questa tua vita di violenza e di miscredenza.

Il mio sangue si ribella ancora una volta al pensiero che tu possa essere così selvaggio nei confronti delle persone che ti vogliono bene e in particolare nei confronti di quella povera creatura che è il piccolo Pervez, tuo figlio e non il tuo cane, il sangue del tuo sangue.

Capisco che mia figlia Mabia non ti appartiene come sangue ma soltanto come moglie, ma tuo figlio Pervez è il tuo sangue vivo, il tuo sangue rosso, quello che sgorga dal tuo cuore, il sangue che tu gli hai dato quando Allah ha voluto affidartelo.

Maltrattando tuo figlio, tu non colpisci soltanto il tuo sangue, ma anche la volontà del Provvidente che ti ha voluto dare un suo figlio maschio e ogni volta che lo disprezzi o lo colpisci è come se tu bestemmiassi Allah con la peggiore delle bestemmie.

Per quanto riguarda il male che hai fatto e continui a fare a mia figlia Mabia, io ti prometto che, appena ti avrò tra le mani, ti spaccherò la testa con il martello per vedere che cosa hai al posto del cervello e ti aprirò il petto con il falcetto per vedere che cosa hai al posto del cuore.

Ma questa è la legge del mio sangue e tu, caro farabutto Joshim, forse ti ricorderai che questa non è la nostra vera Legge, perché la nostra vera Legge è la Legge di Allah, Quella del Corano, Quella che il nostro Dio, il Giusto, il Misericordioso e l’Onnipotente ha dato a Muhammad, la Legge di Colui che ci insegna a legarci soltanto a Lui e ci impone di non legarci al cielo, alla terra, alle ricchezze, alle nostre donne e addirittura neanche ai nostri figli.

Eppure, io ti dico e ti confermo che esiste anche la legge del sangue e io la sento dentro il mio cuore, nelle mie vene, una legge umana che chiede vendetta contro chi colpisce i miei figli e umilia le loro persone.

E tu, mio caro Joshim, sei uno di questi e sicuramente il peggiore dei miei nemici perché sei travestito da marito infame e da padre debosciato.

Joshim, mio caro selvaggio venuto in città dalla campagna per ripulirti del fango della tua ignoranza, io ti chiedo con quale diritto divino e umano ti permetti queste violenze contro mia figlia Mabia e contro tuo figlio Pervez.

Io chiedo ancora una volta al selvaggio venuto dalla campagna con quale diritto divino e umano maltratta sua moglie e suo figlio.

Io voglio una risposta da te, ma so anche che la tua ignoranza è grande quanto tutto il Bangladesh e quindi non mi aspetto niente da te.

Ma io devo avere soddisfazione in questa mia disgrazia e intanto mi sfogo con te per lettera e domani andrò a Dakka dai tuoi genitori e mi sfogherò anche con loro e farò sentire ben bene tutto l’acido che ho dentro lo stomaco da quando li ho conosciuti per tutti gli inganni che mi hanno tirato con la complicità dello stupido di mio fratello.

E ancora non è finita, perché dopodomani andrò dal molovì di Savar per avere la Verità su questa situazione in base alle Leggi del Corano, le sole e le giuste e se non sarò soddisfatto andrò dal molovì di Dakka per avere il suo responso e tutto questo per colpa di un ignorante e di un prepotente come te.

E se non mi sarà passata la rabbia, appena ti vedrò, ti spaccherò la testa come un coniglio e ti aprirò il cuore come un vitello.

E se non vieni tu in Bangladesh, vengo io in Italia a darti la giusta lezione che meriti da bastardo e da infedele.

Io ti ricordo soltanto che certamente non sei nel giusto e nel rispetto della nostra Legge religiosa.

Tu, caro mio selvaggio, ti sei dimenticato della Legge del Corano, ammesso che tu la conosca o l’abbia mai letta.

E i Patti che tu e la tua famiglia avete contratto con me e con la mia famiglia li hai dimenticati o li hai gettati nella spazzatura ?

Tu finirai nella Fiamma ardente !

Una cosa è sicura, caro Joshim: tu finirai nel Fuoco eterno per quello che hai fatto e stai facendo !

Ricordi, Joshim, quando i tuoi genitori sono venuti nella mia casa a chiedere mia figlia Mabia in sposa per te ?

Ricordi che io non ero tanto d’accordo e che i tuoi genitori hanno insistito con mio fratello per farmi cedere come uno stupido ?

Io avevo capito che dietro il tuo silenzio c’era rabbia selvaggia e tanta ignoranza di tutti i tipi e che di ignoranza dentro di te ce n’era proprio per tutti e in abbondanza.

Ma io, proprio io che pensavo di essere intelligente, proprio io ho sbagliato perché sono stato stupido a lasciarmi convincere dall’imbecille di mio fratello maggiore, un capofamiglia che è maggiore soltanto d’età, perché di cervello non capisce né un dattero di una palma, né un’unghia di un cammello.

Io non avevo una figlia da regalare al primo venuto perché non avevo niente da darle da mangiare; la mia tavola è stata sempre imbandita con la misericordia di Allah.

Io non avevo una figlia da vendere al primo acquirente come una gallina malata; le mie figlie sono le cose più preziose che possiedo dopo la mia fede e sono piene di uova sane e tutte da fecondare.

Io non avevo una figlia in più da sistemare nel mercato delle donne o da dare in sposa; le mie figlie possono attendere senza alcuna fretta che arrivi la persona giusta e degna della loro devozione e soprattutto della loro intelligenza.

Io avevo una figlia preziosa e cara da rendere felice e da affidare a un uomo gentile e rispettoso e questa mia figlia preziosa e cara io la riprenderò e la riporterò a casa mia togliendola a un uomo infedele e ingiusto anche se dovessi fare il diavolo e l’amico di Iblis.

Spero che Allah non mi ascolti e non legga mai questa mia lettera, ma penso che per il Grande Veggente e per l’Onnisciente non sarà difficile cogliermi in questo grande peccato e darmi la giusta punizione.

Ebbene, io pagherò le mie bestemmie e i miei peccati verso il Magnanime, ma tu pagherai tutte le ingiustizie e le violenze che hai fatto a Mabia e a Pervez prima su questa terra e dopo nella Geenna.

Intanto, dopo avere spedito questa lettera, andrò da mio fratello a spiegargli le cose come stanno, perché anche lui deve spiegarmi come faceva a dire che i tuoi genitori erano delle brave persone quando alla fine si sono dimostrati degli imbroglioni e dei poveri morti di fame senza taka e senza cuore e quello che è ancora più grave senza alcun onore.

Ricordati, caro Joshim, che la verità è soltanto questa: se tu e la tua famiglia non avevate uno zio che lavorava a Dakka nel ministero del governo, sareste rimasti dei campagnoli morti di fame e non avreste potuto imbrogliare la gente facendovi passare per cittadini istruiti e per persone ricche e vissute e tu saresti rimasto un povero campagnolo e non ti saresti mai arruolato nell’esercito e forse sarebbe stato meglio, perché così non avresti sentito ancora di più il gusto della violenza.

E poi è anche vero che chi è abituato ad obbedire ai marescialli, non pensa e, se pensa, pensa quasi niente o pensa quello che pensano i suoi capi.

Ricordati, caro Joshim, che chi è abituato a mangiare gli avanzi del cibo di un altro, anche quando diventa ricco, sente sempre in bocca la puzza della miseria.

Ricordati anche che a mia figlia Mabia la tua nobile e ricca famiglia non ha portato tutti i regali che avevamo stabilito, perché il bracciale e la collana d’oro li hanno presi in prestito dai parenti e alla fine della cerimonia Mabia li ha dovuti restituire con la promessa che poi glieli avreste comprati, mentre da me avete preteso tutto quello che era nei patti, il corredo, i mobili, la collana, il bracciale e tutto il resto che non sto qui ad elencare e che mi è costato un patrimonio per avere in contraccambio tante botte e tanti dolori.

A mia figlia avete soltanto regalato un paio d’orecchini da quattro taka e oltretutto comprati al mercato clandestino di Dakka e non in un negozio di gioielleria.

Domani andrò a Dakka e parlerò con i tuoi genitori del tuo vile comportamento nei confronti di Mabia e di Pervez e chiederò loro di intervenire per farti ragionare, anche se non credo che capiranno la gravità della situazione.

E poi andrò dal molovì per chiedergli cosa dice il Corano in questi casi e ti scriverò tutto quello che mi dirà, anche se io credo che non ne vale la pena perché chi ha osato picchiare il proprio figlio è un infedele e non capisce niente.

Ma stai ancora molto attento a non fare del male al mio sangue, perché io vengo a prenderti in Italia e ti trascino per il collo in Bangladesh davanti al giudice del nostro paese e davanti al molovì della Moschea di Dakka.

Non toccare più il mio sangue, perché io lo sento anche se sono tanto lontano e perché io non resisterei a stare con le mani nelle mani a lungo sapendo che Mabia e Pervez sono in pericolo.

Ricordati che per la nostra famiglia tu sei un estraneo e che io sono sempre di sentinella.

Ravvediti e sii rispettoso verso Allah e verso le Sue Leggi.

Ma io resto convinto che sei soltanto un ignorante anche perché non mi hai mai scritto e quindi non sai né leggere e né scrivere.

Adesso vado anche dal fochir per farmi tirare via tutti questi gin maligni che mi sento addosso e attendi altri aspri rimproveri e malauguri dal tuo shoshur.

AKHTER MABIA 7

Savar, boischac mash, 200…

Al caro Joshim la sua shashuri manda saluti e auguri nel nome di Allah, il Grande e il Misericordioso, ma soprattutto il Perdonatore.

Caro Joshim, io spero che tu stia bene, ma la stessa cosa non posso dire di mia figlia Mabia, di mio nipote Pervez, di me stessa e di tutta la mia famiglia.

Io sto male, sto tanto male, ma il fochir non mi ha trovato addosso nessun gin e il dottore di Dakka ha detto che sono ammalata nel cuore.

Io sono soltanto molto preoccupata per tutti voi e dentro mi sento molto arrabbiata e addolorata e sto male soltanto perché non posso scaricare la rabbia che ho dentro.

Joshim, ho saputo che non ti sei comportato e non ti comporti bene con Mabia, che la maltratti e che le hai fatto tanto male nel corpo e nel cuore.

L’altra cosa peggiore è che ti comporti male anche con tuo figlio Pervez, il sangue del tuo sangue, quel figlio maschio tanto invidiato e concesso dalla grazia di Allah.

Ba Joshim, io ti prego, pensa a quello che hai fatto, chiedi perdono ad Allah e comportati bene con mia figlia Mabia perché lei è tanto giovane e gentile, non ha mai sentito il suo baba e la sua ma gridare in casa e tanto meno è stata abituata nella sua famiglia a essere picchiata.

Tu devi sapere che io ho sempre amato mia figlia Mabia e non le ho mai dato neanche uno schiaffo in tutta la mia vita.

Mi viene da piangere e mi sento tanto male al pensiero che tu, un estraneo e un ignorante, faccia a Mabia quelle cattiverie e quelle crudeltà che i suoi genitori non le hanno mai fatto.

Tu hai i diritti di marito, io quelli di madre e i miei vengono sicuramente prima dei tuoi, caro Joshim l’infedele dalle mani lunghe, uomo senza timore di Allah.

Non hai mai letto nel nostro Libro che se una donna teme maltrattamenti dal marito o la sua avversione, non si sarà alcun male se si accorderanno tra loro poiché l’accordo è la migliore soluzione ?

Dice il Profeta che gli animi tendono all’avidità, ma, se noi agiremo bene, temeremo Allah perché Lui è ben informato su tutto ciò che noi facciamo.

Joshim tu vai contro la legge di Allah, non porti fede ai patti del matrimonio e per punizione non vedrai mai i Giardini che Dio ha preparato per i fedeli e per i giusti.

Che Dio ti illumini quando lo preghi e se ancora tu lo preghi e se lo hai mai pregato.

E chissà se leggi il Corano o se lo hai mai letto.

Sono andata nella moschea di Dakka e mi sono rivolta a un sufi per chiedere il giusto consiglio sul fatto che tu maltratti Mabia e le fai del male, ma tanto male.

L’uomo santo e puro, l’illuminato di Dio, mi ha detto che nel Corano non è scritto che l’uomo può picchiare la moglie, ma si vede che tu lo hai dimenticato o non lo hai mai saputo da malvagio miscredente.

Nel Libro Sacro è scritto che l’uomo goda delle sue spose come se fosse un campo da coltivare e da rendere rigoglioso, che il marito vada nel suo campo quando vuole goderlo e che sia sempre pronto a qualche atto pio.

Joshim, la legge di Allah ti concede di avere altre spose, ma non di maltrattare quella che hai e a cui hai promesso rispetto e devozione.

Devi prima pregare e punire le tue colpe, devi purificarti per essere gradito ancora a quel Dio che ama i suoi figli specialmente lontani e ha loro insegnato l’amore e non la violenza verso i propri fratelli e specialmente verso le proprie mogli.

Joshim ragiona e non trattare mia figlia Mabia come se fosse un’infedele o una donna ingiusta.

Vuoi altre mogli ?

Puoi farlo, ma ricordati che mia figlia Mabia non ha mai tradito la sua fede e non ha mai sporcato il tuo onore.

Joshim, ti prego, ascolta la tua vecchia shashuri.

Non ti chiedo di amarla, ma rispetta e non picchiare mia figlia e tua moglie Mabia, quella donna che ha saputo darti un figlio maschio, il nostro caro e piccolo Pervez.

Io, purtroppo, so sulla mia pelle che nel nostro paese le donne valgono poco per gli uomini e che, se poi non riescono a fare un figlio maschio non servono a niente e che i mariti possono ripudiarle e gettarle in mezzo alla strada a chiedere l’elemosina o a fare di peggio, ma Mabia non merita il tuo odio e questo destino di donna ripudiata perché ti ha dato Pervez, un figlio maschio, e ti ha sempre onorato come l’uomo che Allah ha voluto per lei.

Tu non hai nessun diritto di farla soffrire nel corpo e nel cuore.

Nella mia vita ho imparato ad accettare la mia natura di donna e come madre ho perso diversi figli e tutti maschi e mi sono rimaste solo le femmine e tu, quindi, devi capire quanto io le amo e quanto sono legata a Mabia, la figlia che mi hai rubato, per cui non posso e non potrò mai accettare che un uomo estraneo, venuto a casa nostra a chiedere con gentilezza mia figlia in moglie, la maltratti e tanto meno le faccia violenza.

Il mio sangue di ma si ribella e scoppia dentro le vene; il mio cuore di ma è ormai a pezzi e chiede la sua vendetta e il suo bottino.

Mi sento male al solo pensiero che tu ti comporti male con la mia povera figlia e non so più come vivere sapendo che la mia adorata figlia è oltretutto lontana dalla sua terra e dalla sua famiglia ed è sola in mano a un uomo ignorante e prepotente che non la rispetta e non la tiene calda dentro il suo cuore.

Neanche una volta tu mi hai mandato una lettera dall’Italia e io posso pensare che tu sei orgoglioso o che non sai scrivere.

Poche volte ho pensato che tu eri un uomo saggio e rispettoso con Mabia, ma ormai io ho paura che tu possa essere arrabbiato anche con me.

E allora parliamoci chiaramente e dimmi se io ho mai sbagliato con te; se io ho sbagliato con te, perdonami e dimmi anche tu che mi hai perdonato e che ti comporterai bene con mia figlia Mabia e con tuo figlio Pervez.

Una donna, anche se vecchia, è sempre una buona madre non solo per le sue figlie, ma anche per gli uomini che le hanno volute e sposate e se a volte dice qualche cosa di sbagliato, lo fa solo per affetto o perché in quel momento non ragiona bene.

Ricordati che sei stato tu a scegliere Mabia, a prendertela in moglie e a portarmela via in un paese straniero e lontano.

Io pensavo di aver trovato in te quel figlio maschio che non ho mai avuto e se tu mi vedi come vedi la tua ma e mi rispetti come rispetti la tua ma, risponderai al più presto a questa mia triste lettera e aiuterai il mio cuore a guarire da tanto dolore.

Nella mia vita ho imparato ad attendere e ho la forza di attendere anche tanto tempo perché sono sicura che prima o poi il tuo cuore duro si commuoverà e risponderà al mio cuore debole, il cuore malato di una madre che è in pena per la sua amata figlia che è maltrattata dal padre di suo figlio.

Quanta disgrazia è capitata alla nostra famiglia per colpa tua !

La settimana scorsa sono andata a casa tua per salutare i tuoi genitori e li ho trovati bene in salute, per cui non devi preoccuparti, ma tu scrivi lo stesso una lunga lettera anche a loro.

Per noi genitori che siamo rimasti là dove siamo nati, una lettera dei nostri figli è una grande consolazione e di questo sia sempre ringraziato Allah, il Misericordioso e il Compassionevole.

Caro Joshim, ti raccomando di aiutare Pervez a crescere bene e mandalo a scuola perché domani diventerà una persona importante, ma ricordati di insegnargli la nostra religione e di pregare, perché la preghiera nella vita di un uomo è più importante del lavoro e della ricchezza.

Il lavoro è la miseria della vita terrena, la preghiera è la ricchezza che serve per la vita eterna.

Chiedo a te e a Mabia di tornare a casa in grismo, quando in Italia le fabbriche sono chiuse e ti chiedo di portarmi come regalo il piccolo Pervez.

So che i biglietti del viaggio costano molto e se io avessi i taka per pagarli, li avrei regalati a voi di vero cuore per farvi ritornare in Bangladesh.

Noi qui non abbiamo molti taka, ma solo la volontà di Allah e il riso che ci serve per vivere fino a quando il Misericordioso ci addormenterà per farci risvegliare nel Suo Giardino.

Ti raccomando di stare attento a non lasciare Pervez in mezzo alla strada e di averlo sempre davanti ai tuoi occhi come facevo io quando stava con me.

In quei tre anni ricordati che quando Pervez aveva fame chiamava la sua nana vai e di notte dormiva con la sua nana vai perché Mabia durante il parto aveva perduto molto sangue e aveva bisogno di riposare per rifare il giro.

Joshim, tu sai che Pervez è stato sempre un bambino molto buono e molto gentile, per cui non comportarti male con lui.

Ricordati che se lo picchi, io lo sento nella mia carne e nonostante la distanza che ci separa.

Stai attento, quindi, perché io sono di sentinella.

Stai attento, quindi, perché io faccio la strega e ti faccio punire dai gin maligni.

Io non chiedo niente alla mia vita e non voglio niente dalla mia vita, mi basta soltanto che voi tre stiate in armonia e vi vogliate bene.

Per questo prego sempre Allah, anche se ormai non ho più gli occhi buoni per leggere il Corano e non ho i taka per comprarmi gli occhiali nel negozio di Dakka.

Adesso in Bangladesh non è più come prima e abbiamo tanti dottori per le malattie e tanti negozi che vendono gli occhiali.

Quando tornerete, vedrete voi stessi il cambiamento che c’è stato nel nostro paese e sicuramente non sentirete il bisogno di ritornare in Italia.

Joshim non pensare al lavoro, cura il tuo corpo e il tuo cuore, mangia bene e non dimenticarti delle nostre tradizioni e del nostro Allah; ricordati che Gli sei ancora debitore anche del pellegrinaggio a Makka.

Non so se mi capirai e se mi ascolterai, perché sento che il tuo cuore è molto duro e il tuo cervello è tanto malato.

Comunque ricevi ugualmente alla fine di questa mia lunga lettera tanti saluti dalla tua disperata shashuri.

Ricordati che io non dormo mai e sono sempre di sentinella.