ISLAM

ISLAM

LE RAGIONI STORICHE E LE RAGIONI CULTURALI

§ 1

Sura I – Al-Fâtiha – L’Aprente

1 In Nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso.

2 La lode appartiene ad Allah, Signore dei mondi,

3 il Compassionevole, il Misericordioso,

4 Re del Giorno del Giudizio.

5 Te noi adoriamo e a Te chiediamo aiuto.

6 Guidaci sulla retta via,

7 la via di coloro che hai colmato di grazia, non di coloro che sono incorsi nella Tua ira, né degli sviati.

Amin.

La prima sura del Corano appartiene al periodo “pre-hegira”, precedente alla fuga di Muhammad dalla Mecca, e fu rivelata al Profeta in questa città, la capitale politica ed economica da sempre riconosciuta della cultura araba.

La sura è nota come “as-sab’u-l-mathâni”, “i sette ripetuti”, in quanto è composta da questi sette versi che sono obbligatoriamente recitati da ogni credente nell’assolvimento delle preghiere quotidiane e nell’adorazione rituale di Allah.

Il testo può essere equiparato al “Pater noster” cristiano e comprende l’invocazione e la devozione al Padre, il riconoscimento dei suoi attributi essenziali come l’unità e l’unicità, la professione e la testimonianza della fede, il potere assoluto di Allah sul visibile e sull’invisibile, la gloria e l’amore verso i figli deboli e la conferma passiva della fede da parte del credente con la totale accettazione della Verità e dell’ordine costituito.

In questa sura è implicita la condanna dei miscredenti e degli “sviati”, coloro che hanno interpretato in maniera erronea la sacra Scrittura e gli insegnamenti di Allah, gli ebrei e i cristiani, “quelli del Libro” che hanno elaborato in maniera imperfetta la volontà di Dio comunicata attraverso la lunga serie dei profeti che da Noè arriva a Gesù Cristo.

La Rivelazione e la predicazione di Muhammad (La Mecca 570 – Medina 632) hanno inizio nei primi decenni del settimo secolo dopo Cristo e in particolare tra il 613 e il 632; in questo periodo il profeta di Allah annuncia alle tribù arabe, stanziate nelle oasi e nelle città, e alle tribù nomadi, i beduini e i predoni del deserto, una nuova religione, l’Islam, una fede monoteista che mette in crisi il tradizionale politeismo pagano di questi gruppi etnici e induce una progressiva evoluzione culturale che imporrà secondo le esigenze storiche i suoi diritti di interpretazione anche nei versanti politico e giuridico, sociale ed economico, filosofico ed artistico.

L’Islam e il suo monoteismo sono un originale rinnovamento di tutte le tradizioni culturali arabe storicamente presenti all’alba del settimo secolo secondo il calendario occidentale.

Sura III – Al-‘Imrân – La famiglia di Imran

18 Allah testimonia, e con Lui gli Angeli e i sapienti, che non c’è dio all’infuori di Lui, Colui che realizza la giustizia. Non c’è dio all’infuori di Lui, l’Eccelso, il Saggio.

19 Invero, la religione presso Allah è l’Islam. Quelli che ricevettero la Scrittura caddero nella discordia, nemici gli uni degli altri, solo dopo aver avuto la scienza.

Ma chi rifiuta i segni di Allah, sappia che Allah è rapido al conto.

L’unicità di Allah e la verità dell’Islam sono contrapposte all’insipienza degli Ebrei e dei Cristiani, coloro che “ricevettero la Scrittura” e “caddero nella discordia” in una forma storicamente sempre più maligna di ostilità, oltretutto estesa fino ai decenni del XX° secolo, per il mancato riconoscimento dei veri attributi divini e per la tragica miscredenza.

L’unicità di Allah, “non c’è dio all’infuori di Lui”, rievoca in maniera pedissequa la prima delle dieci Leggi date dal Dio ebraico a Mosé sul monte Sinai e scolpite in due tavole di pietra, quel “Decalogo” fatto proprio anche dai cristiani, ma è degno di interesse l’attributo giuridico di Allah, “Colui che realizza la giustizia”, possibilmente derivato dall’attributo morale di essere l’unico depositario del Bene e del Male.

Di conseguenza, Allah propone ai suoi figli arabi la via della salvezza eterna tramite l’obbedienza passiva alle sue Leggi; l’ordine religioso e teologico è il necessario assunto di base dell’ordine sociale e giuridico, strutture e schemi che hanno un condiviso senso e un riconosciuto significato all’interno di una struttura culturale, la cultura araba per l’appunto.

I segni di Allah devono essere interpretati in maniera corretta per non incorrere nella sua punizione; la Semiologia affonda le sue radici anche nel Corano.

Sura II – Al-Baqara – La Giovenca

121 Coloro che hanno ricevuto il Libro e lo seguono correttamente, quelli sono i credenti. Coloro che lo rinnegano sono quelli che si perderanno.

122 O figli di Israele, ricordate i favori di cui vi ho colmati e di come vi ho favorito rispetto ad altri popoli del mondo.

123 E temete il Giorno in cui nessuna anima potrà alcunché per un’altra, e non sarà accolta nessuna intercessione e nulla potrà essere compensato. Ed essi non saranno soccorsi.

Gli Ebrei hanno ricevuto da parte di Dio il privilegio etnico e il Libro della Verità, ma non hanno manifestato la giusta fede e hanno in tante occasioni rinnegato lo stesso Dio che li aveva eletti, per cui essi meritano il castigo eterno, nonostante l’affinità religiosa e la priorità temporale nei confronti dell’Islam.

Consegue correttamente il giudizio di imperfezione da parte di Muhammad: l’Ebraismo e il Cristianesimo sono religioni monoteistiche imperfette.

Oltremodo degno di riflessione per le successive implicazioni sociali e culturali è il collegamento di Allah con la Giustizia del verso 18 della sura III: Allah è Colui che realizza inequivocabilmente la Giustizia semplicemente perché la crea e la possiede.

La Legge di Dio assume una chiara valenza celeste e trascendente, ma non esclude la dimensione terrestre e temporale, in quanto essa è riservata agli uomini arabi e alla società musulmana.

All’uopo nasceranno dopo la morte di Muhammad le scuole giuridiche islamiche, gli interpreti della Volontà legale di Allah o delle norme desunte dal Corano e atte a regolare la vita individuale, sociale e politica dei musulmani con la giusta devozione.

E’ necessario ancora una volta rilevare che l’unicità di Allah, “non c’è dio all’infuori di Lui”, è tratto direttamente dalle “Tavole della Legge” che Dio diede a Mosè presso il monte Sinai per il popolo ebraico; in questo caso specifico l’unicità di Allah è desunta dal primo comandamento di ogni buon ebreo e di ogni buon cristiano.

I segni di Allah sono talmente evidenti con l’ultima Rivelazione fatta all’ultimo dei profeti, Muhammad per l’appunto, che è impossibile rifiutarli, per cui la miscredenza è sciocca insipienza e maligna ostinazione.

Gli Ebrei, i figli d’Israele, erano stati colmati da Dio di immensi ed estremi benefici, ma essi non hanno capito e hanno rinnegato il Libro, per cui saranno condannati nel Giorno del Giudizio senza alcuna possibilità di riscatto, d’intercessione e di compensazione.

I nuovi figli di Dio sono i musulmani, i figli dell’Islam, coloro che hanno ricevuto e capito il Libro e si sono sottomessi alla volontà di Allah.

Il termine Islam è presente nel Corano, “Qur’an”, la Lettura o la recitazione salmodiata di brani della Rivelazione, un atto quotidiano che attesta la fede in Allah e nella sua religione.

Il termine “muslim”, il cui plurale e “muslimun”, deriva dal verbo “aslama” che significa interiore sottomissione a Dio e visibile professione di fede.

Il termine “Islam” significa nel Corano la fede, “iman”, il totale abbandono a Dio, l’atto di conversione, il ritorno a Dio per sua grazia, la religione perfetta rivelata da Allah a Muhammad.

Il Corano è la fonte di conoscenza della verità per eccellenza, la verità dell’Islam, ed è il Libro sacro che contiene la Rivelazione che Allah ha trasmesso a Muhammad tramite l’angelo Gabriele, Yabril, di ebraica e cristiana memoria, un mediatore celeste che oltretutto in terra d’Israele godeva del rango di arcangelo.

Sura LXIV – At-Taghâbun – Il Reciproco Inganno

12 Obbedite dunque ad Allah e obbedite al Suo Messaggero. Se poi volgerete le spalle, sappiate che al Nostro Messaggero incombe solo la trasmissione esplicita.

13 Allah, non v’è dio all’infuori di Lui ! Confidino dunque in Allah i credenti.

Il ruolo di Muhammad è espresso in maniera inequivocabile: egli è il Messaggero di Allah, il Profeta, colui che parla in sua vece e a vantaggio degli uomini, il tramite, scelto da Dio, che trasmette in maniera esplicita la volontà dell’Onnipotente, l’uno e l’unico Ente a cui la fede del credente necessariamente esige un totale abbandono e un acritico affidamento.

L’obbedienza è la virtù teologale per eccellenza conseguente alla fede in Allah, una virtù che concilia esigenze logiche ed emotive, nonché un valore a forte valenza sociale e politica in quanto inevitabilmente costituisce una “città di Dio” sulla terra e uno Stato gestito da uomini di Dio.

Il Corano è il Libro sacro per eccellenza nella sua complessità e nella sua polisemia, la recitazione di quanto Muhammad ha appreso da Allah tramite la Rivelazione e con la santa mediazione dell’angelo Yabril.

Il verso tredicesimo definisce la “shahāda”, la professione di fede del buon musulmano.

Sura II – Al-Baqara – La Giovenca

97 Dì: “Chi è nemico di Gabriele, che con il permesso di Allah lo ha fatto scendere nel tuo cuore, a conferma di quello che era venuto in precedenza, come Guida e Buona Novella per i credenti;

98 chi è nemico di Allah e dei Suoi Angeli e dei Suoi Messaggeri e di Gabriele e di Michele, ebbene sappia che Allah è il nemico dei miscredenti.

L’arcangelo Gabriele, il mediatore della Volontà di Dio e il nunzio dell’immacolata concezione di Maria nell’Evangelo cristiano, è recuperato con la stessa funzione e con il nome di Yabril a conferma dei nessi che l’Islam ha con le due precedenti religioni monoteiste sorte e sviluppate nel vasto bacino culturale ed economico del Mediterraneo.

A fianco del Corano, il Libro sacro per eccellenza, si colloca con autorevolezza la tradizione autentica, trasmessa per via orale e successivamente trascritta, la “Sunna”, una raccolta di detti e di fatti del Profeta espressa sotto forma di insegnamenti, “hadith”.

La catena di testimoni e di testimonianze è stata nel tempo adeguatamente vagliata, per cui l’attendibilità filologica e filosofica della Sunna è notevole, così come è fuori discussione, almeno per una netta maggioranza dei musulmani, la sua importanza teologica e morale.

Del resto, la religione cristiana aveva già sperimentato storicamente l’atto umano, ispirato o laico, di riferire per via orale gli insegnamenti e le opere della figura carismatica di Cristo da parte di coloro che a vario titolo convissero e parteciparono all’esperienza straordinaria del Figlio di Dio e alla trasmissione e diffusione dell’universalismo cristiano.

Nel tempo successivo e dopo la trasmissione orale subentra la traduzione scritta, i Vangeli in versione ispirata dallo Spirito santo e riconosciuti dalla Chiesa o in versione spuria e accentuatamente materialistica e di conseguenza non riconosciuti dalla Chiesa, testi che pur tuttavia restano un degno e valido documento storico ispirato da fattori squisitamente umani.

Varie sono le compilazioni della tradizione islamica e in particolare della vita e degli insegnamenti del suo Profeta Muhammad; la più importante, in linea temporale più vicina all’esperienza mistica di Muhammad, è quella di al-Bukhari, un uomo di fede islamica morto nell’anno 870.

L’Islam è, dunque, il coronamento della Rivelazione di Dio agli uomini e la sua vera epifania nella storia.

Allah ha parlato dalla sua trascendenza attraverso il profeta Muhammad ai vari popoli, calando il suo messaggio di verità e di salvezza nel tempo e nello spazio, ma restando nella sua dimensione eterna.

Allah ha testimoniato la sua unicità e la sua unità, ha avvertito gli uomini sul giorno del Giudizio finale, ha parlato, prima di Muhammad, per mezzo dei profeti di biblica memoria, figure respinte, perseguitate e uccise.

Il richiamo ad Adamo, ad Abramo, a Mosè, alla Torah, al Vecchio Testamento, a Gesù, al Nuovo Testamento è metodicamente costante e in linea evolutiva nel sacro Corano; esso è, inoltre, finalizzato a costruire i precedenti storici e teologici della Vera Scrittura, la Rivelazione compiuta e perfetta in riferimento alle Rivelazioni parziali e imperfette del passato, il “sigillo della Profezia”, la Rivelazione di Allah a Muhammad, l’Islam.

Sura XXXIII – Al-Ahzab – I Coalizzati

40 Muhammad non è padre di nessuno dei vostri uomini, egli è l’Inviato di Allah e il sigillo dei profeti. Allah conosce ogni cosa.

La scelta di Allah su Muhammad come profeta è inscritta nel suo imperscrutabile arbitrio e nel suo assoluto giudizio; anche la fede del suo Inviato è un dono prescelto da Dio per un uomo che Egli distingue dai miscredenti e che non ha con questi ultimi alcuna relazione di sangue e di cultura.

Muhammad, infatti, non è un ebreo o un cristiano, un politeista o un pagano, tanto meno un ateo; Muhammad è un arabo e chiude il ciclo delle Rivelazioni divine, quei salvifici messaggi che l’onniscienza di Allah ha voluto imporre al corso della creazione e al destino dell’umanità.

L’Islam rivelato da Muhammad si pone in continuità storica e culturale con le religioni e le tradizioni precedenti e ancora presenti nel bacino mediorientale del Mediterraneo, quella terra e quella nazione israeliana in particolare che aveva partorito da millenni Yahwèh e da secoli Cristo.

Allah è il Dio dei popoli di quell’Arabia “felix”, una regione che i geografi antichi individuavano nella Siria e nello Yemen, terre rigogliose irrorate dalle piogge monsoniche, all’incontrario degli altri territori della penisola araba particolarmente desolati, ricoperti di sabbia, bruciati dai raggi di un sole ardente e percorse dal popolo dei beduini insieme ai preziosi cammelli, ai valorosi cavalli, alle generose pecore.

Il Corano comprende ed elabora le precedenti Rivelazioni religiose e le supera introducendo il senso del completamento profetico: Muhammad è il Profeta di Allah, l’uomo eletto che non mostra mai la tentazione di andare al di là delle sue connotazioni umane neanche nelle circostanze più drammatiche della sua privilegiata e straordinaria esistenza.

All’incontrario di Cristo, Muhammad non si porrà mai ai suoi connazionali come il Figlio di Dio e sarà particolarmente attento a non ridestare la fantasia e la superstizione del suo popolo, un gruppo etnico costituito da uomini particolarmente propensi agli effetti prodigiosi del miracolo e alle visioni straordinarie della fantasia.

Molti elementi del Corano, quindi, sono mutuati dalla tradizione biblica non solo sotto il profilo dottrinale, ma anche sotto quello narrativo con riferimenti diretti e precisi a personaggi e a fatti, ad esempio la figura di Abramo come fondatore del monoteismo ed epigono della fede.

Pur tuttavia l’ortodossia islamica non ammette alcuna filiazione da alcunché di storicamente costituito e sostiene che la Rivelazione è discesa tutta e completa su Muhammad e direttamente da Allah, il quale nella sua imperscrutabile Sapienza e nella sua somma Provvidenza detiene e gestisce i nessi della consequenzialità storica e dispensa i doni della Grazia.

Nonostante la manifesta condivisione dell’Islamismo con i temi essenziali delle religioni mediterranee, l’ebraica e la cristiana, come ad esempio la linea di sviluppo storico che si snoda dalla “Creazione” alla “Rivelazione” per arrivare al “Giorno del Giudizio”, l’Islam si attesta e si conferma come il superamento e il perfetto compimento di tutte le religioni progressivamente manifestate nella storia dell’uomo e come lo sbocco necessario e conclusivo delle precedenti fedi monoteiste.

Il musulmano non ha bisogno di riferirsi alle Scritture sacre preesistenti, perché il Corano le incorpora tutte, il Vecchio e il Nuovo Testamento e la Thora nel caso specifico, e le dichiara superflue, inattendibili e inficiate da errori e falsificazioni con la diretta e ovvia responsabilità di ebrei e cristiani.

Esistono convergenze e divergenze tra Bibbia e Corano, ma l’Islam si colloca come la religione monoteista autentica e definitiva, il completamento dell’opera di salvezza dell’umanità iniziato da Abramo, Noè, Mosè e Gesù Cristo e finalmente compiuto nella Profezia di Muhammad, l’Islam per l’appunto.

Salvatore Vallone

Carancino di Belvedere, (SR), giorno 30 del mese di Luglio nell’anno 2020

AKHTER MABIA 6

Savar, mag mash, 200…

A mia figlia Mabia giungono tanti saluti e tanti baci dal suo baba.

Il nostro Allah è Misericordioso e Provvidente, da Lui tutto ha inizio e in Lui tutto trova la sua giusta fine.

La Sua grazia è infinita e la Sua mente è onnisciente, Lui conosce il corso dei nostri eventi e segue i suoi figli devoti uno per uno e senza dimenticarli mai.

Cara Mabia abbi fede nel Giusto e nell’Onnipotente e affidati a Lui come quando eri piccola e pregavi nella nostra piccola moschea con devozione e con modestia.

Ho ricevuto la tua lettera e sono rimasto sorpreso soltanto in parte per quello che ti sta succedendo con tuo marito Joshim perché io avevo già capito che non era l’uomo giusto per te e che aveva un carattere prepotente come tutti i militari.

Penso che è tutta colpa mia e che sono stato stupido quando mi sono lasciato convincere dalla mia famiglia a dare in sposa la mia preziosa figlia a una persona che non mi convinceva.

Io non avevo una figlia in più da dare a un uomo falso che non è timorato di Allah e che usa le mani al posto del cervello e del cuore.

Questa settimana andrò a trovare la sua famiglia a Dakka e farò presente la situazione in cui ti trovi e le malvagità del loro stupido figlio.

Io sono sicuro che tu non hai mai sbagliato nei confronti di tuo marito e che gli sei stata sempre fedele con il cuore e premurosa con la mente, che ti sei sempre sottoposta al suo desiderio e che non gli hai fatto mai mancare niente, ma se tu hai sbagliato in qualche modo vorrei che me lo dicessi per poter capire meglio come stanno le cose tra te e tuo marito.

Ricordati sempre quali sono i tuoi doveri di moglie e i tuoi compiti di donna musulmana e non lasciarti abbagliare dalle luci del mondo in cui vivi e ricordati che la vera luce è quella del nostro Allah e i veri valori sono quelli del nostro Misericordioso.

Io sin da piccola ti ho insegnato come comportarti e sono sicuro che tu hai rispettato il patto del matrimonio, per cui devi resistere ed essere fedele e devota a tuo marito anche se lui non si comporta bene con te e ricordati che all’ingiustizia non si deve mai rispondere con un’altra ingiustizia.

E ricordati ancora che bisogna sempre fare la volontà di Allah anche quando la strada è in salita e i piedi soffrono tanto nel camminare.

Vedrò subito cosa si può fare per risolvere la questione nel migliore dei modi, ma intanto scriverò anche una lettera a Joshim per metterlo di fronte alle sue responsabilità e per ricordargli di portare fede al patto che ha contratto di fronte ad Allah quando ti ha scelta, ti ha voluta e ti ha sposata.

Tu, intanto, stai calma e non prendere nessuna decisione e sappi che, se ti trovi in questa situazione, è soltanto e solamente per colpa mia perché non sono stato al momento opportuno un padre previdente e un uomo esigente, ma ti prometto che adesso io cercherò di rimediare alla mia stupidità e sistemerò le cose nel migliore dei modi per te e per Pervez.

Mi raccomando di non fare colpi di testa e ti raccomando di pregare tanto in questo brutto momento della tua vita e vedrai che con l’aiuto di Allah tutto si ripara e ogni problema ritorna a prendere la sua giusta dimensione.

Scrivimi e dimmi sempre come vanno le cose perché io sono preoccupato e non mi rassegno a sapere che tu sei in terra straniera senza l’aiuto e il conforto del tuo baba e della tua famiglia.

La tua ma sta tanto male e dopo aver letto la tua lettera è peggiorata e allora io penso che la prossima volta non gliela farò leggere se la tua situazione è ancora brutta, ma se le cose tra te e Joshim si sistemeranno, come io spero, la metterò al corrente della buona notizia.

Perdonami sempre se involontariamente ho mancato in qualcosa nei tuoi confronti e tienimi stretto al tuo cuore con tutto l’affetto di una figlia generosa.

Il tuo arrabbiato e infelice ba.

Credimi !

E credimi sempre !

AKHTER MABIA 1

Dì: “Egli Allah è Unico,

Allah è l’Assoluto.

Non ha generato, non è stato generato

E nessuno è uguale a Lui”.

Sura CXII Al-Ikhlâs – Il Puro Monoteismo

San Biagio di Callalta, 11 settembre 200…

Cara Jasmina e cara Rita,

amate sorelle che Allah ha voluto come gioia della nostra famiglia dopo il grande dolore della morte dei fratellini, sappiate che le mie preghiere sono rivolte ogni giorno all’Onnipotente in vostro favore e ricordate sempre che l’Onnisciente conosce l’inizio e la fine di tutto, possiede il destino delle nostre vite e che soltanto a Lui, il Misericordioso, noi apparteniamo; tutto il resto è sicuramente poco o niente.

Alla piccola Rita e alla bella Jasmina la sorella maggiore Mabia manda baci, tanti baci e auguri, tanti auguri.

Amate sorelle, sangue del mio stesso sangue, vi scrivo questa lettera perché voglio parlarvi di me e della mia vita in Italia e perché penso che possa esservi utile sapere come vanno le cose in un altro paese, un paese occidentale, affinché possiate fare le scelte giuste nella vostra vita, una vita che io auguro piena di gioie e di soddisfazioni.

Purtroppo in questo momento non posso dire la stessa cosa di me e della mia vita a conferma che non è mai tutto oro quello che brilla sotto il sole, anche se il sole è quello splendente dell’Italia.

Magari voi mi pensate felice con Joshim e ricca di tutto quello che voi non avete e che tanto desiderate, ma in effetti l’unica mia felicità e l’unica mia ricchezza è il bellissimo Pervez, un figlio d’oro che dà un senso e un significato alla mia vita terrena e sempre dopo la grande devozione che tutti dobbiamo portare al nostro vero padre Allah, perché noi siamo prima di Allah e soltanto dopo siamo del nostro sangue.

Voi ricordate che io avevo quindici anni quando baba e la sua famiglia prima mi hanno contrattata con la famiglia di Joshim e alla fine mi hanno sposata con Joshim. Voi dovete sapere che io avevo sedici anni quando ho partorito Pervez, un figlio maschio, rischiando di morire prima dissanguata e poi per infezione.

Voi ricorderete che io avevo diciannove anni quando sono salita sull’aereo a Dakka per sbarcare in Italia, portandomi addosso l’angoscia di un paese straniero tutto da scoprire e la speranza di una vita migliore tutta da vivere secondo i meravigliosi discorsi che nel nostro paese facevano i parenti di tutti quelli che erano già partiti per questa strana avventura o per questa stupida disgrazia.

Questi sono i momenti più importanti della mia vita e sono impressi nella mia memoria e nel mio cuore come immagini che non si possono cancellare e che non potranno mai sbiadire.

Oggi ho soltanto ventisette anni e mi sento vecchia e senza desideri.

A volte ho la sensazione che siano trascorsi tanti anni da quando sono partita dal Bangla e vi ho lasciato per seguire mio marito Joshim e venire in un paese ricco come l’Italia dove c’è la possibilità di avere un lavoro, di vivere bene in ogni senso, di trovare un antibiotico in farmacia, di avere tante comodità e di mantenere con la stessa paga non solo la tua famiglia, ma anche quella che hai lasciato in miseria nel tuo paese.

Quest’ultima è una cosa giusta perché onora i nostri precetti religiosi e rispetta le nostre tradizioni, ma non è una cosa giusta e non è motivo di orgoglio la necessità di lasciare il nostro paese per il bisogno di sopravvivere e non per la libera scelta di andare da un’altra parte del mondo.

Non è giusto essere costretti a lasciare il proprio paese per avere dagli altri e non per dare agli altri.

Il Corano, infatti, dice chiaramente che saranno i figli, che hanno fede in Allah, a provvedere alla sopravvivenza dei genitori e dei familiari, almeno fino a quando il Giusto li vorrà tenere in vita e non li vorrà riprendere con Sé nel Giardino delle Delizie.

Ma tutto questo vale soltanto per i maschi.

Voi sapete che la nostra Religione non permette alla donna di lavorare e di realizzarsi fuori dalla famiglia.

La nostra fede dice chiaramente che gli uomini sono preposti alle donne per causa della preferenza che Dio ha concesso loro quando ci ha creati e che essi devono onorarle spendendo generosamente i loro beni.

Nel nostro paese questi giusti precetti di Allah si praticano con la fede e senza alcuna difficoltà anche perché la povertà non permette una vita diversa e migliore.

In Italia, invece, le donne lavorano e non sono sottoposte all’uomo e le leggi dello stato sono uguali per tutti e anche per noi stranieri, specialmente se diventiamo con il tempo cittadini italiani.

La religione cristiana non impedisce alla donna di lavorare, ma noi sappiamo che questa religione è imperfetta e che i cristiani sono nel peccato e nell’ingiustizia perché non hanno i comandamenti dell’unico vero Dio, l’Onnipotente e il Misericordioso Allah.

Carissime Jasmina e Rita, voglio dirvi che l’Italia è tutto un altro mondo rispetto al Bangla e che ci sono cose buone e cose meno buone come in tutte le cose che ci sono al mondo e che capitano nella vita di ogni persona.

Non vi nego che tante volte ho pensato che mi piacerebbe lavorare e sentirmi più utile e ho pensato anche che, se io potessi lavorare, potrei avere un’altra paga e potrei mandare a tutti voi quello che basta per vivere meglio così come Joshim fa con i suoi genitori da quando siamo arrivati in Italia e immancabilmente ogni mese va nell’ufficio postale e manda i taka alla sua famiglia.

Del resto io ho tanto tempo durante la giornata e a volte mi annoio a non fare niente perché, dopo che ho portato Pervez a scuola, dopo che ho pregato e ho finito le faccende di casa, mi resta tanto tempo a disposizione, tutto tempo che potrei utilizzare lavorando e guadagnando tanti taka anche perché qui il lavoro non manca.

Ma queste sono tentazioni di Iblis e dei gin maligni, per cui sia sempre fatta la volontà di Allah, l’Onnipotente, l’Unico che tutto vede e che a tutto provvede.

Non vi nego che, nonostante i vantaggi dell’Italia, spesso sento la nostalgia della mia terra, delle persone, delle cose e degli odori che mi hanno circondato fino a quando ho dovuto lasciar tutto e partire per seguire mio marito Joshim lontano dal mio paese.

Sembra incredibile, ma ho tanta nostalgia del calore del nostro clima e dei profumi e degli aromi della nostra terra.

A volte, invece, ogni cosa mi sembra che sia come sempre e niente mi appare nuovo sotto il sole, a volte mi manca tutto e non ho neanche un desiderio da realizzare: la salute va e viene per colpa di qualcuno, il lavoro non mi è permesso dalla religione, la gente mi guarda con occhi freddi, il denaro alla fine è sempre poco e non basta mai per vivere con tranquillità, il riso è amaro e nero come mi diceva baba quando ero piccola, l’amore, che forse non c’è mai stato, non è neanche arrivato con l’Italia, con il tempo e con il figlio maschio.

Il dottore italiano mi ha detto che questa è un po’ di depressione e mi ha dato delle pillole; il fochir di Savar mi avrebbe scacciato i gin maligni e mi avrebbe dato delle erbe ricostituenti; il molovì di Dakka mi avrebbe accusato di non avere abbastanza fede in Allah e di non accettare la Sua volontà.

Come cambia la mentalità da un paese all’altro, ma la cosa più bella è che tu riesci a capire qual’è la verità e puoi scegliere la cosa più giusta.

Una cosa meravigliosa in questa brutta situazione è proprio Pervez, un figlio maschio e bello come il sole, un bambino dagli occhi neri come il carbone e dalla pelle scura.

Eppure tutto questo non mi basta e a volte mi sento male senza avere nessuna malattia.

Come vi dicevo, in Italia non c’è il fochir per curare le malattie del corpo e non c’è il molovì per curare le malattie del cuore; in Italia ci sono i dottori e per ogni malattia c’è un dottore speciale.

Il dottore giusto mi ha detto che soffro di malinconia e mi ha anche consigliato di ritornare nel mio paese e dalla mia famiglia.

Ma come faccio ?

E’ semplicemente impossibile perché non posso lasciare mio marito per ritornare in Bangla, il paese del mio cuore ma pur sempre un paese povero, un paese che mi sembra ancora più povero adesso che ho vissuto e vivo nella bella e ricca Italia.

Devo rassegnarmi a rimanere qui, devo vincere la malinconia e la nostalgia, magari scrivendo a voi tutto quello che mi viene in mente per non dimenticare la mia vita passata, la mia famiglia, la mia gente e la mia terra.

A cosa mi può servire star bene o star male ?

La mia vera e unica malattia si chiama Joshim ed è lui che mi fa star male.

Adesso mi sento sola e ho tanta voglia di piangere, ma non posso farlo perché Pervez è vicino a me e soffre sempre quando mi vede in lacrime.

E’ un bambino sensibile e intelligente e almeno nella mia vita c’è questo figlio maschio che adoro come la cosa più preziosa che il buon Allah mi ha dato dopo la fede.

Per il resto, tutto il mondo è paese; soltanto gli odori sono diversi e gli uomini si differenziano per gli aromi che si portano dentro il naso e dentro il cuore sin dalla nascita e, come vi dicevo prima, a me mancano tantissimo gli odori della mia terra e i sapori della mia casa.

La mia nostalgia è una semplice questione di calore e una stupida questione di clima e la colpa è soltanto di quel sole che è di tutti e che ci guarda stupito da lassù ridendo delle nostre debolezze.

Cara Rita e cara Jasmina, vi prego di non dire niente di quello che vi ho scritto a baba e a ma, perché si preoccuperebbero inutilmente e non potrebbero aiutarmi in nessun modo.

Vi prometto che sistemerò ogni cosa e che nella prossima lettera troverete tanta allegria e magari un bel paio di calze italiane di gran moda.

Dimenticavo di dirvi che Aniria ha avuto una bambina e che il marito Massud per un anno non l’ha proprio considerata, per cui io l’ho aiutata volentieri con il cuore e con le braccia in questo momento bello e difficile della sua vita.

Come vedete, care sorelle, anche all’estero ritorna il solito e triste ritornello del destino delle figlie femmine; dopo il disprezzo dei padri e la vergogna delle madri arriva immancabilmente anche la rabbia del marito.

Per fortuna il nostro baba non è stato cattivo con noi anche se ancora oggi dice che avrebbe tanto desiderato un figlio maschio.

Chiudo questa lunga lettera e a voi due mando gli auguri di una vita felice e senza speranze inutili, una vita dedicata in primo luogo al nostro Allah e rispettosa dei Suoi precetti; tutto il resto arriva da solo direttamente dal cielo e senza che voi apriate la bocca per chiedere.

La vostra sorella Mabia vi bacia con tanta dolcezza e vi saluta con tanta nostalgia.

Rita ricordati di imparare l’arabo per studiare bene il Corano e porta i miei cari saluti al vecchio molovì di Savar che quando ero piccola mi ha insegnato soprattutto la pazienza e l’umiltà, sempre nella speranza che la sua memoria sia ancora buona com’era grande la sua devozione ad Allah quando mi indicava la giusta via della nostra fede.

Credetemi !