LA “COSA” PARLA 2

SALVATORE VALLONE

LA COSA PARLA”

IL LINGUAGGIO DELL’INCONSCIO

dimensionesogno.com

Le ca parle.”

L’Inconscio è strutturato come un Linguaggio.”

Jacques Lacan

UN SOGNO IN PAROLE

Povero riccio schiacciato sull’asfalto della strada

che da Conegliano porta a Pieve di Soligo,

negligentemente intravisto pedalando un’austera “Stella veneta” da corsa,

tu permetti di tirare il fiato

e di riflettere sulla morte per oppressione.

Quanti bambini sono stati annientati dentro una grande stanza illuminata,

fatta a losanghe metalliche

come la repellente ragnatela di un enorme ragno,

come l’ambigua rete di un fanatico pescatore di uomini.

Quante donne sedute in estremo silenzio

stanno insieme a uomini seduti in estremo silenzio

tra le mura chiuse di una gabbia

dove la mano ricerca un buco da riempire o una maniglia da forzare.

Soltanto poche dita si possono offrire

a questa categoria di uomini inutili

e di donne affette dagli stessi lutti.

Qualcuno vuole anche innamorarsi

tra le sedie sparpagliate sullo sfondo uguale

di un’invisibile rete di losanghe

infilate dentro un odioso Centro di salute mentale a forma di manicomio.

Nessun si muova!

Una ragazza temeraria si avvicina al nulla e a nessuno senza parlare,

l’unica persona che curiosità muove e che apprezza gli exploits.

Comincia il rituale della visita psichiatrica

con il solito motto di merda sopra la testa.

Estote parati!”

A cosa?

Si può sapere, di grazia, a cosa si deve essere preparati prima di annegare

dal momento che l’acqua è arrivata soltanto al culo?

Tutti siamo pronti con il nostro bambino e con lo zaino sulle spalle

a visitare l’uguale e il monotono

senza pretendere che il capire insegni sempre qualcosa da evitare.

Niente.

Non ci si capisce.

Parliamo lingue diverse

ed allora è meglio prendere le distanze dagli uomini inetti

e dalle donne chiuse in gabbia

per avere una prospettiva migliore e più solenne.

Si corre sempre il rischio d’incasinarsi con false istruzioni

pur di fuggire dalle gabbie che noi stessi abbiamo costruito

per criticare quella categoria di persone

attratte dalla massa della luna nel cielo

durante le calde sere di mezza estate.

La conoscenza non è acquisire distanza!

Per veder meglio dentro di te

è preferibile regredire,

dal momento che progredire corrisponde a un’altra ottica,

l’ottica capitalistica

e tu non hai bisogno di accumulare,

l’ottica fascista

e tu non hai bisogno di dominare,

l´ottica comunista

e tu non hai bisogno di servire.

Meglio chiudere con un saggio “cave hominem”.

Cave hominem!”

Guardati dall’uomo o dall’animale inquinante!

Questi moniti non aiutano di certo a capire.

E allora bisogna essere conservatori o progressisti?

Io resto ancora fermo con il culo sopra un secchio

a chiedermi chi custodirà le tradizioni.

Se questa è la vita che attrae il tuo essere,

chi butterà via il passato,

quello che purtroppo o meno male non ritorna,

per abbracciare tutte le novità

e andare avanti

tagliando i ponti con tutto ciò che è stato?

No, grazie!

Sa,

caro signore,

io ho ricevuto un’educazione tradizionale

presso le intraprendenti suore orsoline

in un collegio dell’Immacolata concezione,

un luogo a metà tra una fredda chiesa e una calda officina.

Bisogna,

necesse est” stare al passo con i tempi e con il mondo.

Mondo, non correre”

gridò un bambino trafelato dalla prima fila di un cinema di periferia.

Mondo cane”

gridò un vecchio angosciato dall’ultima fila di un anonimo ospedale.

Nonostante l’affanno,

tu sei sempre costretto a comunicare con il fratello

che sta al posto del padre

o con la sorella che ti fa da madre.

I genitori?

I genitori sono soltanto figure,

come quelle geometriche,

che ti fanno sentire

tutta la solitudine di un senso di colpa

e tutta la stupidità di un piccolo idiota.

Come sarebbe facile chiudere il teorema dei tuoi conflitti edipici

con il salvifico “come volevasi dimostrare” del divino Pitagora.

PSICOANALISI DEL GRUPPO

L’uomo è un vivente sociale, un animale che abita nella “polis”, città stato della Grecia antica, fa delle scelte e prende delle decisioni insieme agli altri. Aristotele: “zoon politicon”.

Un gruppo è costituito da individui intesi a evolversi psicologicamente in persone.

Ogni persona ha una organizzazione psichica, una sua struttura evolutiva, un suo carattere, una sua personalità, una sua gruppalità interna, una sua modalità culturale, interpretativa ed esecutiva, una sua rete di relazioni interne che dispongono verso l’esterno secondo modalità esperite e tendenti alla finalità e all’innovazione.

La coppia è un gruppo biologico e la famiglia è la cellula della società.

La famiglia ha una “organizzazione psichica collettiva” che si forma e si evolve attraverso l’interazione delle “organizzazioni psichiche” dei vari membri a cominciare dalla coppia.

La famiglia possiede, di conseguenza, una connotazione psichica originale e individuale, come se fosse una persona, incentrata sulle modalità di pensare e di agire, di intendere e di volere, di sentire e di ragionare, di interpretare e di eseguire.

Ogni famiglia possiede un “Es”, un “Io, un “Super-Io”, le istanze psichiche freudiane estese e applicate al gruppo.

Ogni famiglia ha un corredo di istinti e di pulsioni, ha una rappresentazione dei bisogni e dei desideri, ha una intimità, ha una sub-liminalità e un “principio del piacere”: istanza psichica “Es”.

Ogni famiglia ha una modalità razionale e logica, una sua vigilanza e una auto-consapevolezza, una linea di pensiero e di azione, un esercizio del “principio di realtà” e della volontà, ha una sua filosofia di vita e una sua subcultura: istanza psichica “Io”.

Ogni famiglia ha una gradazione del senso del dovere e del limite, del divieto e del tabù, della censura e della morale: istanza psichica “Super-Io”. Ogni famiglia vive al suo interno una rete di azioni possibili e tollerabili, non impedibili, che contempla e fissa la legalità al suo interno. La tensione interattiva del gruppo è volta a realizzare il valore della tolleranza.

Ogni famiglia è un’isola libera che trova il suo significato all’interno dell’arcipelago. La famiglia non è, di certo, anarchia e follia, è un microcosmo autonomo nel macrocosmo. La sua libertà è condizionata dal contesto e dalla tradizione, ma soprattutto dalle funzioni psichiche che al suo interno vedono la luce e la vita, agiscono e si evolvono.

L’istituto familiare è un gruppo umano caratterizzato nella sua formazione dalle modalità psichiche evolutive di cui l’individuo è portatore. La Psiche individuale e la Psiche della famiglia si servono degli stessi “meccanismi” e “processi” psichici di difesa dall’angoscia e sviluppano contenuti propri, sia come persona e sia come gruppo. La prima privilegia ed elabora i vissuti individuali in riguardo a se stesso e alla realtà esterna, la seconda privilegia ed elabora i temi sociali della relazione e della convivenza.

La combinazione e l’interazione delle “organizzazioni psichiche” all’interno del gruppo familiare caratterizzano la qualità dei vissuti dei vari membri e del gruppo stesso. In quest’opera educativa il condizionamento psichico delle figure genitoriali è di grande influenza e importanza per la formazione dei figli e per la trasmissione culturale dei valori. Di poi, le strutture scolastiche assolvono il compito di arricchire l’identità storica e sociale, nonché di allargare il contesto della collettività nazionale e internazionale.

I processi di identificazione e l’identità psicosociali completano il percorso educativo e formativo della persona e del gruppo.

Partiamo dalla cellula biologica della società, la famiglia, inquadrandola per comodità teorica e sempre applicando lo schematismo psichico evolutivo della persona.

Una famiglia può definirsi a prevalenza “orale”, “anale”, “fallico-narcisistica”, “edipica”, “genitale”. Il termine “prevalenza” attesta della compresenza interattiva degli altri fattori secondo incidenze minori. Lo stato puro è utopico.

La famiglia a prevalenza “orale” si connota per l’affettività e per il sentimento che mette in circolazione e fa prevalere al suo interno e che esibisce all’ambiente esterno. E’ sensibile alla perdita di questi attributi e, di conseguenza, tende a strutturare tratti depressivi. L’affabilità e la volitività, la generosità e l’afflato emotivo sono dominanti nella fenomenologia e negli investimenti sociali rispetto alle altre caratteristiche psichiche maturate nel corso della sua evoluzione. La recettività prevale sulla donazione sociale.

La famiglia a prevalenza “anale” è caratterizzata dall’esercizio dell’aggressività nel versante interno ed esterno: sadismo e masochismo. La valenza mentale è la diffidenza e la ritrosia, la valenza psichica è fobica e ossessiva con tratti paranoici. La parsimonia nel dispensare affetti ed emozioni struttura difficoltà espressive e comunicative. L’avarizia connota la degenerazione degli investimenti materiali, così come l’aggressività per difesa paranoica si può evolvere nella violenza. La famiglia a prevalenza “anale” accusa conflitti nell’acquisizione e della distribuzione dei sentimenti e dei messaggi collettivi, nonché a livello razionale tende a coltivare le sue cognizioni e le sue convinzioni. Gli scambi psicosociali sono contraddistinti dalla dialettica della chiusura e del rifiuto.

La famiglia a prevalenza “narcisista” è auto-referente e superba, onnipotente e sprezzante, ostica e fredda. Tende all’isolamento per orgoglio e pregiudizio. La sua autonomia è apparente e la sua dipendenza non viene riconosciuta in alcun settore. La rete delle relazioni è altolocata e subalterna alla nobiltà psichica e al valore del gruppo familiare. I fattori e i veicoli altruistici sono disconosciuti nella vera essenza e vengono esaltati a proprio vantaggio e a propria esaltazione. L’isolamento domina socialmente nonostante il bisogno di manifestarsi per autoesaltazione, ma la famiglia a prevalenza “narcisistica” non si accorge dell’esistenza degli altri e tanto meno del loro concorso alla formazione della società. L’autolesionismo è il nucleo psichico che si evidenzia quando viene socialmente giocato nel massimo dell’esaltazione e dell’onnipotenza. La sfida con se stessi tocca corde sensibili e l’onnipotenza si converte nell’impotenza, ma la ripartenza è la tappa successiva al fallimento.

La famiglia a prevalenza “edipica” si presenta con un tasso polemico e conflittuale molto elevato al suo interno e all’esterno. La socializzazione è importante perché è la palestra dello scontro e del valore. La critica in eccesso procura enormi difficoltà nelle relazioni e tendenza all’isolamento per molestie procurate e subite in reazione e in difesa dall’ambiente sociale. Il comportamento oppositivo denota una modalità di pensiero divergente e tendente all’originalità. L’azione è contraddistinta dalla ricerca di un coinvolgimento dialettico e competitivo, nonché dalla tendenza a vivere negli altri quelle autorità da combattere e quelle imposizioni da rifiutare. La famiglia a prevalenza “edipica” ha bisogno della società per competere e per innovare, per contestare e progredire. Ha una valenza positiva nel favorire il progresso civile tramite il confronto e lo scontro. Ha seguaci e conoscenti indifferenti per mancato investimento. La malattia della famiglia è la frustrazione delle energie investite e la penuria dei risultati, a cui consegue un tratto psichico isterico nello scarico della frustrazione sociale.

La famiglia a prevalenza “genitale” assolve pienamente la formula aristotelica dell’animale politico. E’ amorevole e razionale, ubbidisce al “principio di realtà” senza trascurare il “principio del piacere” e il “principio del dovere”. Cura l’affettività e i sentimenti, i bisogni e le riflessioni, non sacrifica alcunché della costellazione delle pulsioni e dei desideri, così come razionalizza molto bene la sfera dei limiti sociali e delle imposizioni legali. La famiglia a prevalenza “genitale” ha capacità recettiva e altruistica, assorbe e restituisce, produce investimenti sociali solidali e partecipa alle psicodinamiche politiche senza fanatismo e con tolleranza. L’Io familiare “genitale” delibera e decide con equilibrio e armonia secondo i “processi secondari” della razionalità e senza smarrire la gioia dell’equilibrio tra la Mente e il Corpo. Il suo unico rischio è proprio quello di “regredire” a forme precedentemente vissute e problematiche per l’incompletezza e la parzialità della loro evoluzione.

LA QUINTA SETTIMANA

Riprendo il post precedente.

QUARTA SETTIMANA

Nella quarta settimana il Gruppo ricorre ai “meccanismi psichici di difesa” dall’angoscia paranoica e depressiva attraverso il rafforzamento dell’identità nazionale e il processo di “sublimazione” dell’angoscia nella conversione religiosa. E’ il momento di ricorrere ai capi carismatici del gruppo e di trovare una motivazione civile, politica e miracolosa alla risoluzione del contagio. Il Papa e il Presidente della Repubblica sono i Padri simbolici e costituiscono un rafforzamento notevole per il prosieguo del contenimento dell’angoscia. La restrizione nello spazio non ha più un valore protettivo, ma comincia a pesare nell’economia psichica e si presenta la sindrome ossessiva e fobica. Il Gruppo sente vanificate le sue aspettative e ha bisogno di esplodere beneficamente convertendo la frustrazione e la rabbia nell’azione e nella trasgressione. Qualora non intercorrono rafforzamenti psichici, delle forme di solidarietà e delle prospettive benefiche, il Gruppo reagirà con la disubbidienza perché vede vanificati i suoi sacrifici e la sua collaborazione a una situazione sanitaria ormai insostenibile. Alla frustrazione consegue aggressività.

QUINTA SETTIMANA

La Psicologia collettiva della quinta settimana di questa nostra sacra e civile clausura prospetta le seguenti psicodinamiche nella Nazione italiana così provata dai lutti e dalle restrizioni, dalle paure e dalle angosce, dalle privazioni sensoriali e affettive.

Dopo la comunicazione del Presidente del Consiglio di prorogare fino al 13 aprile, proprio nel giorno di pasquetta, il sistema delle restrizioni che tanto risultato ha dato e continua a dare a favore della salute pubblica e a conferma che la Scienza non è acqua fresca ma previsione e cura, si può descrivere la fenomenologia dei Gruppi familiari e del Gruppo nazionale secondo il parametro caro a Freud: la Psicologia della massa può essere assimilata alla Psicologia dell’individuo. Entrambe presentano una riduzione della funzione razionale e una sensibilità suggestiva.

La quinta settimana metterà a dura prova la tenuta psicologica del Gruppo a causa della persistente monotonia dell’ingiunzione politica e della conseguente ripetizione del pensiero e delle azioni. La ripetizione è vissuta come una coazione e questo è un meccanismo psichico che contraddistingue la psiconevrosi ossessiva e che degenerando induce pericolosi disturbi. I pensieri e le azioni quotidiani sono vissuti come ripetitivi e strutturano rituali nevrotici che servono ad esorcizzare l’angoscia sottesa della morte e legata al possibile fallimento dei sacrifici. Siamo alle porte della fobia, il principio di realtà vacilla, siamo in uno “stato limite”, in una situazione molto delicata che deve fermarsi alla conflittualità psiconevrotica. Il Gruppo accentua la tendenza all’ossessione, a macinare gli stessi pensieri e la paura della morte travalica nell’angoscia di morte per la reiterazione del modo di vivere e per la fissità del messaggio e del modo di ingiungerlo da parte del potere. Il quotidiano modo di vivere ha avuto inizialmente una parte positiva nel tranquillizzare il pensiero e l’azione della gente, ma a distanza di quattro settimane la ripetizione viene vissuta dal Gruppo come una “frustrazione” degli investimenti psicofisici. Il Potere rischia di essere poco credibile e la gente non si affida con la stessa intensità emotiva del passato. A frustrazione consegue necessariamente aggressività. Matura una carica conflittuale e una ricerca di soluzioni personali e non più collettive. Ogni individuo rischia di elaborare idee persecutorie e di diffidare per metodo.

PREVISIONE E PROGNOSI

La previsione dice che il Gruppo nella quinta settimana coltiverà la tendenza a regredire ricorrendo come terapia al serbatoio dell’affettività, manifesterà intolleranza, insofferenza e tendenza alla trasgressione. Chi deroga dalle norme prescritte mette in atto una forma di auto-terapia. Si sentirà nell’aria il rimprovero di non aver fatto il proprio dovere e di non aver collaborato. Correranno le accuse di inciviltà. La gente andrà spesso nei supermercati per gli approvvigionamenti e per uscire di casa. Per questi motivi urgono incentivazione e rafforzamento psicologici del Popolo da parte delle autorità e sarà anche il caso finalmente di sentire l’esperto di Psicologia sociale dell’emergenza. La necessità impone il 13 aprile di apportare novità degne di interesse per la gente, sempre benefiche e costruttive, magari allargando i cordoni della costrizione e della deprivazione in maniera di consentire alla gente di ripartire verso un nuovo traguardo e con una motivazione proiettata in prospettiva. Incentivare la Massa è necessario per evitare rifiuti e pulsioni socialmente pericolose. La gente non deve usare il meccanismo psichico di difesa dall’angoscia della “formazione reattiva” capovolgendo nell’opposto quello che sente e quello che le viene prescritto. Occorre maggiore fusione nel porgere la prossima ingiunzione, perché attraverso l’affettività la prescrizione diventa un messaggio e la “razionalizzazione” è più spedita. Il Presidente del Consiglio ha prospettato la seconda fase, la convivenza con il “coronavirus” e la possibile riapertura delle attività produttive necessarie alla ripresa economica. Sempre considerando la compatibilità con la salute pubblica, è opportuno un allentamento della morsa logistica con le necessarie cautele e le giuste difese. Dopo la fase eroica e poetica delle prime tre settimane si passa alla fase prosaica del lungo e progressivo ritorno alla normalità.

COSA DICONO I BAMBINI?

I bambini non chiedono soltanto di uscire da casa per giocare con i compagni, in questa quarta settimana i bambini regrediscono e accusano la noia e la paura di non essere abbastanza amati dai genitori. La frustrazione della forzata chiusura ha prodotto l’angoscia di perdita affettiva e la paura che questo stato di inanimazione non finisca. Allora chiedono protezione attraverso le dichiarazioni d’amore verso la mamma e il papà, le scuse e la richiesta di perdono per le disubbidienze giustificandole con un semplice e significativo “non ce la faccio più a stare chiuso in casa”. Le richieste affettive si mischiano ai bisogni di fusione corpo a corpo in obbedienza alle pulsioni psichiche regressive.

COSA CHIEDONO GLI ADULTI

Il Gruppo chiede nuove prospettive e una comunicazione del Presidente che non sia la nuda e cruda situazione epidemiologica con annesse soluzioni, chiede prospettive e un progetto minimo di evoluzione. Dopo le gratificazioni dell’inno nazionale e delle canzoni, dopo l’esaltazione del senso di appartenenza e la solidarietà, dopo la consapevolezza dello stato di eccezionalità, gli italiani chiedono che il Capo sia “genitale”, che il Capo sia una Madre nel donare qualcosa che induca movimento psichico e fisico, che prospetti l’inizio di un fiducioso cammino. Di certo non si aspettano la bastonata del “tutto resta come prima”. L’autorevolezza si deve coniugare con la necessità della virtù politica che tende al bene del popolo senza omettere l’apertura verso un dono che sa di premio. Da qui si possono trarre gli auspici per il futuro prossimo, come proponeva a suo tempo il Poeta per la nostra Patria.

PSICOLOGIA DEL GRUPPO E DELLE MASSE

Egregio dottor Vallone,

da tre settimane siamo chiusi in casa per lottare contro il coronavirus. Siamo nelle mani della scienza medica e va benissimo, ma vorrei sapere come reagisce psicologicamente la gente a questa strategia dei virologi seguita dal governo. Se mi può dire qualcosa, le sarei grato.

Cordiali saluti

Francesco

Pescara, martedì 31 del mese di marzo dell’anno 2020

La “Psicologia del gruppo e delle masse” analizza la formazione e l’azione di un insieme di individui: come appare, come pensa, come agisce. In questa dinamica di amalgama sono presenti alcuni fattori psicosociali che aiutano la coesione: la coscienza di classe, l’anima collettiva, l’imitazione, la suggestione, la regressione, la sublimazione, la coscienza collettiva, l’alienazione, la persuasione, l’alleanza, la condivisione. Queste sono le tesi di fondo delle “Psicologie della massa” che partono da Marx, passano da Freud, arrivano alla scuola di Francoforte, teorie considerate negli studi attuali della Psicologia sociale, della Psicologia dell’emergenza e della Sociologia. Questa introduzione serve per capire quanto la questione sia antica ed elaborata. Si parte, infatti, dalla tesi aristotelica dell’uomo “animale sociale”, “zoon polithicon”, dalla “Politica” di Aristotele, quindi, per passare alle teorie dei filosofi successivi.

SINTESI METODOLOGICA

Una sintesi metodologica permette di dire che non si è lontani dal vero se si ammette che nei gruppi e nella massa convivono processi razionali e irrazionali, consapevoli e inconsapevoli, suggestivi e critici.

Non si è lontani dal vero se si afferma che il modo di sentire, di pensare e di agire sono rielaborati fino a diventare uniformi e condivisibili dai componenti della massa e del gruppo.

Non si è lontani dal vero se si pensa che il processo di aggregazione parte dall’emozione e dal sentimento e tende sempre verso l’affermazione della razionalità e della consapevolezza.

LA RICHIESTA E LA VALUTAZIONE

Veniamo all’oggi e all’attualità, come chiede Francesco.

Alla sua domanda di chiarimento sulle reazioni della gente, io aggiungo la mia: “quanto si può resistere chiusi in casa senza dar di matto?”

Il popolo italiano ha reagito alla restrizione fisica in maniera egregia, ma vediamo quali reazioni psichiche si possono individuare in progressione e quali rimedi si possono apportare a tanta originale impresa.

In generale gli italiani hanno portato e porteranno in evoluzione le seguenti “posizioni psichiche” che per comodità esplicativa fisserò per settimane.

PRIMA SETTIMANA

All’annuncio della quarantena il “fantasma di morte” collettivo ha prodotto una notevole carica di “ansia” che in poco tempo si è evoluta benignamente nella “paura” attraverso l’opera di “razionalizzazione” della situazione logistica conseguente alla drammatica situazione clinica. L’ansia è una tensione nervosa, naturale e transitoria, che trova nella “paura” la consapevolezza della causa: l’oggetto giusto è la paura del contagio e la paura della morte. A questo punto è molto importante che la paura non traligni nell’angoscia. Quest’ultima è una reazione nervosa pesante e non ha oggetto consapevole, meglio, ha tanti oggetti che non sono consapevoli perché sono il risultato dei vissuti pregressi e sepolti nella memoria di ogni individuo nel corso dell’evoluzione psicofisica. L’angoscia è legata a filo doppio all’emersione del “fantasma di morte” e delle tensioni a suo tempo congelate, ma non può essere razionalizzata in quattro e quattrotto, per cui bisogna impedire a tutti i costi la riesumazione dei traumi e l’angoscia collegata. A questo compito terapeutico è adibito il gruppo con la sua carica di protezione e di rassicurazione, di fusione e di coesione. La prima settimana di quarantena serve a capire bene la situazione logistica in cui il gruppo si trova e la situazione psicologica conseguente alla minaccia di contagio e di morte e alla costrizione fisica imposta per legge. E’ una settimana di osservazione e per questo motivo ha un fascino ambiguo che va dalla curiosità alla titubanza.

SECONDA SETTIMANA

La seconda settimana si apre all’insegna del riconoscimento e della condivisione e appare il bisogno di “catarsi”, purificazione, al fine di evitare che le cariche nervose si possano convertire istericamente negli organi e nelle funzioni, al fine di non star male. Il gruppo si allarga e si consola e si identifica negli altri gruppi tramite il sentimento nazionale e l’esaltazione dell’italianità. Emergono come psicoterapia di gruppo le manifestazione della condivisione e gli strumenti dell’identificazione, come l’inno di Mameli e le canzoni classiche della musica leggera. La creatività e la fantasia sono in movimento insieme alle emozioni profonde del senso di appartenenza e cercano altri strumenti di rafforzamento del gruppo e di esorcismo dell’angoscia. E’ necessario pescare nella realtà di fatto e prendere coscienza degli attori protagonisti della nostra salvezza. E’ il tempo degli eroi e della valutazione oggettiva dei meriti e delle funzioni: il medico e l’infermiere emergono nella scala dei valori e del gradimento, lasciando in un gradino più basso gli scienziati che rassicurano e coordinano l’azione di salute e salvezza nazionale. Il popolo preferisce i prestatori d’opera, quelli che sono in trincea, che rischiano e che muoiono, ma non si dimentica dei fornai e delle commesse. I morti per il momento vengono rimossi, non considerati o dimenticati, perché riesumerebbero l’angoscia. Il governo è vissuto in maniera ambivalente come l’organo che mi protegge e mi costringe.

TERZA SETTIMANA

Nella terza settimana la Psiche collettiva matura un tratto paranoico e un tratto depressivo. E’ il momento più delicato per tutti quelli che aspettano il fausto evento della risoluzione del contagio e della sconfitta della morte. Ci si sente colpiti e perseguitati dal morbo e si reagisce con la perdita di quella calma necessaria al gruppo e di quella salvifica “razionalizzazione” che non deve mai mancare. Si perdono in parte il contatto con la realtà e l’uso del “principio di realtà” depositato nella funzione razionale del gruppo. Alla pulsione paranoica subentra la pulsione depressiva, il senso dell’impotenza e dell’incapacità, della perdita e della sconfitta di fronte alla minaccia del contagio e della morte. E’ una contingenza temporale e psichica veramente delicata. Si considerano con dolore le persone morte per coronavirus e i numeri sono vissuti come uomini e donne. L’anonimato della morte diventa un bisogno di chiarezza identitaria. E’ il tempo della sofferenza, del pianto e del senso di solitudine.

QUARTA SETTIMANA

Nella quarta settimana il gruppo ricorre ai “meccanismi psichici di difesa” dall’angoscia paranoica e depressiva attraverso il rafforzamento dell’identità nazionale e il processo di “sublimazione” dell’angoscia nella conversione religiosa. E’ il momento di ricorrere ai capi carismatici del gruppo e di trovare una motivazione civile, politica e miracolosa alla risoluzione del contagio. Il papa e il presidente della Repubblica sono i padri simbolici e costituiscono un rafforzamento notevole per il prosieguo del contenimento dell’angoscia. La restrizione nello spazio non ha più un valore protettivo, ma comincia a pesare nell’economia psichica e si presenta la sindrome ossessiva e fobica. Il gruppo sente vanificate le sue aspettative e ha bisogno di esplodere beneficamente convertendo la frustrazione e la rabbia nell’azione e nella trasgressione. Qualora non intercorrono dei rafforzamenti psichici, delle forme di solidarietà e delle prospettive benefiche, il gruppo reagisce con la disubbidienza perché vede vanificati i suoi sacrifici e la sua collaborazione a una situazione sanitaria ormai insostenibile. Alla frustrazione consegue aggressività.

Cosa si deve fare in tanta difficoltà?

Il gruppo deve trovare una quotidiana motivazione a procedere proprio operando una costante “razionalizzazione” tramite la figura del capo che immancabilmente si sarà costituito al suo interno. Non essendosi profilato in maniera netta il capo del gruppo nazionale italiano, analizziamo le abilità richieste al capo del piccolo gruppo, quello familiare, la cellula sociale dell’organismo collettivo.

Il capo deve contenere gli investimenti psichici e le aspettative dei membri del gruppo, deve capirli e dare una risposta chiara e solidale, ottimistica e protreptica, progettuale nell’immediato e nel breve.

Il capo deve costantemente rafforzare le motivazioni a resistere tramite suggestioni di originalità dell’evento e di orgoglio collettivo.

Il capo deve coinvolgere tutti i membri del gruppo secondo le loro abilità e competenze e deve favorire le loro pulsioni di affidamento e di fiducia.

Il capo deve essere generoso e preciso nell’individuare e censurare deroghe dal comportamento richiesto senza creare frustrazioni e tanto meno repressioni.

Il capo deve essere affettuoso, comprensivo, autorevole e non autoritario.

In un gruppo familiare ottimale di cinque persone questi attributi del capo si trovano facilmente nella figura materna.

Questo tipo di capo si definisce psicologicamente “genitale”.

Per il momento questo chiarimento può bastare. In seguito comunicherò i tratti psichici particolarmente critici dei gruppi, quelli che bisogna evitare o che bisogna risolvere.

Salvatore Vallone

Pieve di Soligo (TV), mercoledì 01 del mese di aprile dell’anno 2020

RIEPILOGANDO…

Riepilogando per non smarrirci e per continuare a vivere al meglio possibile, dicevo in un post precedente che allo schema psichico individuale della morte si associa lo schema culturale della morte, l’insieme delle caratteristiche, schemi e segni, con cui viene propagata la rappresentazione della morte nei media con numeri, statistiche e previsioni.

Se restiamo ancorati al “fantasma di morte” individuale senza razionalizzarlo, matureremo una “tanatofobia” e amplificando le angosce collegate a questo nucleo primario della nostra formazione psichica. E’ necessario, quindi, evolvere benignamente la “tanatofobia” nella “tanatologia”, un discorso razionale sul fenomeno psicofisico della morte, una poderosa presa di coscienza del significato di quel materiale psichico che il virus ha destato e sta destando in tutti noi.

Lo stesso processo di “razionalizzazione” si metterà in atto sul “fantasma collettivo di morte” attraverso il passaggio dalla rappresentazione emotiva della morte alla rappresentazione concettuale veicolata dalla gente dietro le informazioni ricevute dagli organi di diffusione. Anche in questo caso sarà necessaria la “tanatologia di massa”, una rappresentazione culturale razionale e condivisa. Si dovrà pervenire alla consapevolezza di chi siamo, di cosa ci sta succedendo, di quanto siamo affannati, di come stiamo reagendo, di dove stiamo andando.

Cinque punti da RAZIONALIZZARE INSIEME come se se fossimo UNA SINGOLA PERSONA.

CHI SIAMO: siamo un popolo e una nazione, il popolo italiano, siamo una cultura e apparteniamo alla cultura occidentale originata in Grecia tre millenni fa. La IDENTITA’ COLLETTIVA unisce e ben vengano tutte le manifestazioni che servono a rafforzare l’appartenenza alla stessa cultura e la condivisione delle radici e dell’attualità storiche.

COSA CI STA SUCCEDENDO: siamo in pieno contagio da coronavirus e siamo a rischio di morte a causa di un virus ignoto e micidiale alla luce dei fatti e di fronte al quale non siamo attrezzati scientificamente.

QUANTO SIAMO AFFANNATI: la parola “affannati” abbraccia l’ansia, la paura, il dolore, l’angoscia, tutte le emozioni e i sentimenti che formano il nostro trambusto psicofisico in atto.

COME STIAMO REAGENDO: dignitosamente e ubbidendo alle leggi straordinarie e con la giusta consapevolezza. E’ possibile migliorare la reazione civile della società semplicemente perché una parte minima della popolazione non ha ancora assimilato la pericolosità dei loro atti per sé e per gli altri.

DOVE STIAMO ANDANDO: la direzione naturale è la risoluzione progressiva del contagio e della pandemia con la guida della SCIENZA e con le scelte politiche migliori possibili a causa dell’ignoranza globale dell’agente patogeno e della sua nefasta azione.

L’identità collettiva, il fatto storico, lo stato psicofisico, la reazione sociale, l’obiettivo sono le basi collettive per una fausta prognosi.

E’ tempo di usare più che mai la Ragione individuale e collettiva.

E’ tempo di continuare a vivere con la piena consapevolezza e non di sopravvivere in attesa degli eventi.

E’ tempo di abbandonare l’onnipotenza o il fatalismo e di sostenersi con le capacità razionali, al fine di reagire in maniera costruttiva alla tragedia di cui siamo protagonisti a diverso titolo ma sempre attori della stessa trama.

Bisogna non lasciarsi assolutamente suggestionare da teorie fantasiose e da diagnosi inopportune, soprattutto dalle mille paranoie fantascientifiche che immancabilmente circolano nei media da parte dei soliti maniaci di protagonismo. Asteniamoci dalla visione di programmi televisivi fanaticamente divisivi e frequentati da onnipotenti narcisisti.

Una giusta prognosi psico-culturale impone questo ammonimento:

ATTENIAMOCI AI FATTI ESSENZIALI E SPERIMENTATI SULLA NOSTRA PELLE

Di poi ci sarà anche il tempo delle riflessioni, delle scelte e delle denunce.

Di poi ce la racconteremo.

Salvatore Vallone

Pieve di Soligo (TV), domenica 22 del mese di marzo dell’anno 2020