L’UTERO BUONO E INTELLIGENTE

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi trovavo in uno studio medico per una visita ginecologica di controllo.

Avevo la sensazione che fosse la prima volta e mi sono chiesta se era corretto quello che stavano facendo i medici.

Avevano tolto l’utero e lo avevano appoggiato sul tavolo.

L’utero era bianco a forma di cuore e sembrava un piccolo cervello.

Dopo me l’avrebbero reinserito.

Non mi sentivo a disagio, ma mi sembrava strano che fosse quello il modo di fare il controllo.

Mi aveva accompagnato o mia madre o il mio uomo e la stanza era asettica.”

Questo e in questo modo ha sognato Samantha.

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il sogno di Samantha verte sulla maternità e sulle varie possibilità di diventare madre che la Scienza medica ha regalato alle donne, nello specifico le diverse modalità della fecondazione assistita. La ricerca scientifica ha dato un grande contributo alla risoluzione delle varie patologie in riguardo alla maternità e alla sterilità, un problema diffuso tra le donne più di quanto si possa pensare. Per “par condicio” bisogna aggiungere che l’uomo non naviga in acque migliori e che il suo seme è in crisi a causa del danno procurato dall’azione endocrina dei pesticidi usati in agricoltura e assunti attraverso gli alimenti.

La “fecondazione assistita” può essere “omologa” o “eterologa”. La prima si attesta nella fecondazione del seme e dell’uovo della coppia. L’operazione può avvenire per inoculazione dello spermatozoo nell’utero o “in vitro” prelevando e sposando l’uovo e il seme. Di poi, il complesso “gametico” viene introdotto nell’utero. L’attecchimento auspicato ha buone probabilità di riuscita. La “fecondazione eterologa” ha diverse varianti e comporta il ricorso a un uovo o a uno spermatozoo che non appartiene alla coppia o il ricorso a entrambe le cellule per realizzare una gravidanza. La dinamica biologica si attesta nella fecondazione “in vitro” e nell’immissione dell’embrione nell’utero della futura madre. In gran parte dell’Europa e del mondo moderno questo trattamento è proceduto e procede liscio a vantaggio della donna e del suo diritto a realizzare la maternità, ma nel Belpaese benpensante la legge 40 sulla fecondazione medicale eterologa è incappata in divieti e ulteriori precisazioni che hanno richiesto dieci anni di tempo e l’intervento della Consulta per arrivare al traguardo della sua completezza e senza moralistiche mutilazioni.

Samantha si porta in sogno il suo problema di donna che desidera un figlio e che non riesce ad averlo, di donna che si sottopone ai giusti e anche dolorosi trattamenti per realizzare il suo istinto materno. Il sogno di Samantha può essere definito un meditato “inno alla maternità” finalmente possibile.

Potevo titolare l’interpretazione del sogno di Samantha meccanicamente “La fecondazione artificiale”, mettendo in rilievo la preziosa componente scientifica sull’umanissima e contrastata questione della maternità, ma ho preferito condensare la frase di Samantha “L’utero era bianco a forma di cuore e sembrava un piccolo cervello” in “L’utero buono e intelligente”. In effetti, questa è la verità oggettiva, più realista dello stesso re. L’utero è “buono” perché consente la trasmissione della Specie, “Filogenesi”, e incarna un valore etico, è un bene sociale e come tale va tutelato con adeguati schemi culturali a cui devono conseguire le doverose politiche e le giuste leggi. L’utero è “intelligente” perché è un organo teleologico, contiene meccanismi anatomo-bio-fisiologici intesi a svolgere e realizzare un progetto, la gravidanza e il parto. La funzione dell’utero ha un fine: teleologia dal greco “telos” e “logos”. Più vivo e intelligente di così, non è possibile. In Filosofia questo concetto lo trovate nella “monade” di Leibniz: “entelechia” o “ho il fine dentro”.

Dedico l’interpretazione del sogno di Samantha a tutte le donne che prima dell’anno 2004, mi ripeto volentieri, (prima della legge 40 sulla fecondazione medicale con limitazioni su quella eterologa e successive modificazioni nell’anno 2014 su sentenza della Consulta), sono state costrette dalla miopia e dalla stupidità culturali e dall’inettitudine politica a ricorrere alla fecondazione eterologa medicale assistita nei paesi europei culturalmente aperti e veramente civili e democratici, la Spagna in primo luogo. Dedico questo lavoro a tutte le donne che sono state costrette a trasferirsi in terra straniera e a seguire un pellegrinaggio procedurale e burocratico per realizzare il progetto consapevole di diventare madre. A loro e ai loro amati e travagliati figli, nonché a tutti gli psicoterapeuti che hanno lavorato con loro, va il riconoscimento e il plauso per avere operato in una situazione veramente difficile contro l’ottusità della Cultura e della Politica.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Mi trovavo in uno studio medico per una visita ginecologica di controllo.”

Samantha esordisce direttamente con i “fantasmi” e i vissuti che occupano il suo spazio psichico, gli organi sessuali e il progetto di una gravidanza. Samantha è pronta a diventare madre e si prepara con la testa e con il corpo all’evento della fecondazione. La scena non è certamente poetica ed edulcorata, ma va bene anche la freddezza di un lindo e asettico studio medico per portare avanti la giusta emozione della presa di coscienza sulle potenzialità del proprio essere femminile.

I simboli dicono che lo “studio medico” rappresenta una difesa dall’angoscia depressiva di perdita tramite la competenza rassicurante, la “visita ginecologica” è una rivisitazione della propria femminilità organica in funzione di un rafforzamento psichico, il “controllo” sa di una presa di coscienza dell’Io nel tenere in equilibrio le spinte pulsionali-desiderative dell’Es e le spinte limitanti e inibitrici del “Super-Io”.

Avevo la sensazione che fosse la prima volta e mi sono chiesta se era corretto quello che stavano facendo i medici.”

In effetti, era “la prima volta” che Samantha faceva una visita ginecologica funzionale alla maternità, per cui la sensazione è giustissima. Anche “i medici” sono al posto giusto e nella funzione corretta, ma Samantha manifesta una giusta “resistenza” alla gravidanza attraverso la sua perplessità.

I “medici” rappresentano gli alleati psichici e il rafforzamento del progetto, oltre che la competenza ufficiale. Samantha è decisa a procedere nel suo progetto di maternità e passa dalla sensazione della “prima volta” alla domanda sulla correttezza procedurale. Samantha è giustamente in agitazione conflittuale e vive in sogno queste titubanze. La “prima volta” racchiude simbolicamente il mito del “non nato di sé” e il desiderio imperioso di sperimentarsi su territori psichici limitrofi al proprio essere psicofisico, affermato e consolidato, di natura femminile.

Avevano tolto l’utero e lo avevano appoggiato sul tavolo.”

Come volevasi dimostrare. Samantha si trova in un contesto veramente paradossale ma massimamente significativo. L’organo inquisito è l’utero e la sua capacità di portare avanti un embrione, un feto. L’essere “appoggiato sul tavolo” conferma l’importanza determinante della funzione materna. Il quadretto elaborato in sogno da Samantha coniuga l’effetto sorpresa con la debolezza dell’organo e con la riduzione delle emozioni. Si deve rilevare come la dinamica chirurgica è descritta in maniera naturale, senza enfasi e drammaturgie, e non procura emozioni di rifiuto o di dolore. Tutto è come Natura vuole.

Samantha sta mettendo in discussione e in trattamento la sua capacità di diventare madre.

I simboli dicono che “tolto” condensa una perdita depressiva, “l’utero” è l’attributo fondamentale della Madre e sintetizza la capacità procreativa, “appoggiato” racchiude una forma di offerta e di reverenza, il “tavolo” rappresenta l’altare profano dell’esibizione.

L’utero era bianco a forma di cuore e sembrava un piccolo cervello.”

Il meccanismo della “figurabilità” mette insieme nell’utero l’intelligenza e l’affetto, il “sistema nervoso centrale” e il “sistema neurovegetativo”, l’emisfero destro e l’emisfero sinistro del Cervello, l’emozione e la natura, il sentimento e la funzionalità. Il colore “bianco” attesta della verginità e dell’innocenza dell’organo. La Natura ha concepito l’organo della procreazione inserendo il sentimento della vita e dell’amore, Filogenesi, “a forma di cuore”, ma non ha dimenticato di inserire la scheda programmatica, “un piccolo cervello”, l’Intelligenza finalizzata alla fecondazione, alla gravidanza e al parto.

Si può procedere senza inciampo.

Dopo me l’avrebbero reinserito.”

Questa è la dinamica tecnica della fecondazione assistita. Samantha sta sognando l’intervento medico che preleva l’uovo, lo feconda “in vitro” e lo reinserisce nell’utero per la naturale e normale gestazione. Non ci dice se lo spermatozoo è del suo compagno o di un donatore anonimo, a riprova che la donna è tutta presa dal suo ruolo femminile e dalle sue prerogative biologiche e genitali. “Il figlio è sempre della madre”, così recita un vecchio adagio nella bocca dei gelosissimi uomini siciliani. “Mater semper certa est, pater nunquam” recita un detto latino dell’antica Roma a testimoniare che la Madre è l’ineludibile e l’essenziale per la procreazione e per la trasmissione della Specie. E così è anche nel sogno di Samantha. Del maschio e del maschile non c’è traccia fino a questo momento.

“Reinserito” è simbolo della fecondazione e della “traslazione sublimata” del coito: al posto del pene subentra l’embrione e il potere della madre.

Non mi sentivo a disagio, ma mi sembrava strano che fosse quello il modo di fare il controllo.”

Samantha è consapevole che l’intervento è funzionale al suo benessere per cui non accusa “disagio”, non si sente con conflitto con il suo “agio” perché sta facendo un intervento a lei vicino nella mente e nel cuore: “agio” deriva dal latino “adiacens”. Samantha accetta di buon grado l’eccezionalità del fatto, il suo utero che esce ed entra impunemente dal suo grembo, ma accusa un senso di estraneità che riguarda non la mente ma il corpo: “le sembra strano” equivale a “le sembra un corpo estraneo” in associazione con il controllo ginecologico. In tutto il sogno Samantha non ha realizzato che sta elaborando il suo desiderio-progetto di fecondazione medicale assistita.

Mi aveva accompagnato o mia madre o il mio uomo e la stanza era asettica.”

La conclusione del sogno è degna di una figlia della Dea Madre: voglio diventare madre e mi serve un maschio. La “madre” è importante perché afferma che Samantha in lei si è identificata e lei sta naturalmente ripetendo, più che imitando. Il “mio uomo” è altrettanto importante per il senso del possesso che non è affettivo ma funzionale alla sua maternità, il mio strumento procreativo, colui che mi serve per ingravidarmi e realizzarmi come madre e mettere in riedizione il grande rito psico-biologico del “Principio femminile”. Ogni gravidanza e ogni parto sono unici se visti nella loro essenza perché condensano nello Spazio e fuori dal Tempo la sacralità della Nascita, ma sono anche l’ennesima ripetizione nel Tempo e nello Spazio della “prima volta” dei mitici progenitori. In tutto questo mirabile e semplice contesto Samantha preme a dire che dentro di lei non ha emozioni e sensi di colpa, una freddezza difensiva che attesta di un “meccanismo psichico di difesa” dall’angoscia che si chiama “isolamento” e che consiste nel deprivare l’emozione dal fatto, la tensione dall’intervento ginecologico. Samantha giustamente si difende dalla paura e da eventuali angosce con i meccanismi psichici della veglia e del sonno, “condensando”, “spostando” e “isolando”.

I simboli sono “accompagnato” in funzione di rafforzamento psichico e di alleato, “madre” o dell’universo psichico femminile e delle sue prerogative, il “mio uomo” o dello strumento procreativo in onore alla maternità, “la stanza” riguarda la parte della “organizzazione psichica reattiva” coinvolta, “asettica” si traduce senza macchia e senza colpa e senza emozione partecipativa, il giusto distacco e il giusto approccio per evitare le tensioni inutili.

Questo è quanto contiene il sogno di Samantha.

PSICODINAMICA

La psicodinamica del sogno descrive lo psicodramma di una donna che ricerca la gravidanza attraverso l’assistenza della Scienza medica e con tutte le perplessità e le ansie della novità. Samantha sogna il delicato “iter” di fecondazione assistita per realizzare il suo desiderio di vivere l’esperienza psicofisica della maternità. Di grande interesse è il vissuto gratificante e la visione psichica dell’utero: cuore e bontà, cervello e intelligenza.

PUNTI CARDINE

Il punto cardine del sogno di Samantha è il seguente: “Dopo me l’avrebbero reinserito.” a proposito dell’utero. Questa operazione chirurgica attesta simbolicamente che non si tratta di perdita depressiva d’organo, bensì di benefico acquisto di embrione.

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

Dei “simboli” ho ampiamente detto. Rilievo merita la discorsività narrativa che contiene tanta simbologia.

Il sogno di Samantha tira in ballo l’archetipo o simbolo universale della “Madre” e della funzione genitale in “L’utero era bianco a forma di cuore e sembrava un piccolo cervello.”

Il “fantasma della gravidanza” è presente senza essere chiamato per nome: “Dopo me l’avrebbero reinserito.” La “parte buona” del “fantasma” è la maternità, la “parte negativa” è l’angoscia di morte.

Il sogno di Samantha presenta l’azione dell’istanza psichica della vigilanza e della ragione “Io” in “mi trovavo” e in “avevo la sensazione” e in “non mi sentivo” e in “mi sembrava strano” e in “mi aveva accompagnato”. Si tratta di valutazioni nel corso della narrazione del sogno che appartengono alla consapevolezza dell’Io. L’istanza pulsionale “Es”, rappresentazione dell’istinto, è contenuta in “Avevano tolto l’utero e lo avevano appoggiato sul tavolo.” L’azione censoria e limitante del “Super-Io” è assente.

La “posizione psichica genitale” è dominante nel sogno di Samantha: “L’utero era bianco a forma di cuore e sembrava un piccolo cervello. Dopo me l’avrebbero reinserito.” Riconosce la madre e se la porta dietro dimostrando una buona identificazione in lei e nella sua funzione genitale, per cui la “posizione psichica edipica” è ampiamente superata. La presenza del suo uomo rafforza la “posizione psichica genitale” grazie all’investimento di “libido” che comporta.

Il sogno di Samantha usa i seguenti “meccanismi psichici di difesa”: la “condensazione” in “utero” e in “cuore” e in “cervello” e in altro,

lo “spostamento” in “appoggiato” e in “tavolo” e in “reinserito” e in “disagio” e in “asettica”,

l’isolamento” in “Non mi sentivo a disagio, ma mi sembrava strano che fosse quello il modo di fare il controllo.”

La “figurabilità” si esalta in “Avevano tolto l’utero e lo avevano appoggiato sul tavolo. L’utero era bianco a forma di cuore e sembrava un piccolo cervello.”

Il processo psichico di difesa della “regressione” è presente nei termini richiesti dalla funzione onirica.

“Compensazione” e “sublimazione” non risultano pervenute.

Il sogno di Samantha mostra un tratto psichico “genitale” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva genitale”. Il desiderio e il progetto di avere un figlio sono mentalmente lucidi e moderatamente emotivi.

Il sogno di Samantha forma le seguenti figure retoriche: la “metafora” o relazione di somiglianza in “utero” e in “cuore” e in cervello” e in altro, la “metonimia” o nesso logico in “visita ginecologica” e in “tolto” e in “appoggiato” e in “reinserito” e in “accompagnata”.

Desta vario interesse l’intreccio simbolico o “allegoria” “L’utero era bianco a forma di cuore e sembrava un piccolo cervello.”

La “diagnosi” dice di una disposizione e di una reazione pacata alla fecondazione assistita. Samantha allucina in sogno la procedura medica e la tratta con il meccanismo dello “isolamento”, scindendo l’emozione dal fatto.

La “prognosi” impone a Samantha di portare avanti la “razionalizzazione” dell’evento e di rafforzare la convinzione della giustezza della sua scelta di diventare madre ricorrendo alla scienza medica.

Il “rischio psicopatologico” si attesta in una psiconevrosi fobica e ossessiva con crisi di panico nel momento in cui la “razionalizzazione” dell’evento e il meccanismo dello “isolamento” non funzionano.

Il “grado di purezza onirica” è “buono” alla luce del fatto che la chiarezza espositiva e narrativa non è di lesione alla interazione dei simboli.

La “causa scatenante” del sogno di Samantha si attesta nella memoria del suo progetto di maternità e nell’associazione di una esperienza sanitaria nel corso della vita quotidiana.

La “qualità onirica” è “allegorica“. Nella linearità narrativa” e degna di nota la rappresentazione per immagine: “figurabilità”.

Il sogno di Samantha rientra per le sue caratteristiche formali ed emotive nella fase terza del sonno REM.

Il “fattore allucinatorio” si serve del senso della “vista” e della “cenestesi” in “avevo la sensazione” e in “non mi sentivo a disagio”.

Il “grado di attendibilità” dell’interpretazione del sogno di Samantha è “ottimo” alla luce dell’interazione lineare dei simboli, per cui il “grado di fallacia” è “minimo”.

DOMANDE & RISPOSTE

L’interpretazione del sogno di Samantha è stata letta da una donna che ha preferito l’anonimato. E’ conseguito questo dialogo.

Domanda

Come donna e come madre le posso dire che non è facile ricorrere alla fecondazione assistita anche perché la donna sente di non essere all’altezza del compito se non fa tutto in maniera naturale. Non so se mi sono spiegata.

Risposta

Si definisce la “sindrome della madre imperfetta”. Le donne che diventano madri sentono il dovere di partorire un figlio quasi perfetto nel corpo. Qualsiasi nota caratteristica che stona o deroga dai canoni che la donna ha elaborato in nove mesi di gravidanza e di attesa prima di vedere il suo capolavoro, viene in un primo tempo vissuta come incapacità nell’aver forgiato un corpo non conforme alla sua norma e come una deroga dalle aspettative. In effetti la donna in gravidanza rielabora il “fantasma del figlio” elaborato durante l’adolescenza e la giovinezza, quando ha concepito e assimilato la sua capacità di procreare. L’immagine del figlio si scinde in “bello” e “brutto”, in come voglio io e come non voglio io, con questi tratti e senza questi tratti, in un angioletto o in uno “scarrafone”. Anche se la futura madre professa e grida che non vede l’ora di vederlo perché non vede l’ora di partorire e di liberarsi dell’amato ingombro, in effetti è in attesa di comprovare se la sua onnipotenza ha funzionato, se il figlio è a sua immagine e secondo la sua somiglianza come fece il Padre eterno con Adamo, più che con Eva. La gravidanza e il sacro mistero psico-biologico della maternità richiama nella donna il “meccanismo psichico di difesa” del “controllo onnipotente”, quello che ha usato da bambina nei riguardi dei suoi genitori nell’esorcizzare le angosce di abbandono, lo stesso di cui si è servita giocando a fare la mamma con le sue bambole imitando il comportamento della figura materna, in vista dell’identificazione in lei e alla ricerca di un progetto di vita e di realizzazione personale. Quindi, già con la normalità ci sono problemi e conflitti, figuriamoci se la fecondazione avviene “in vitro” e dopo una serie di operazioni mediche. La “sindrome del genitore imperfetto” si esalta e viene fuori in maniera prepotente anche perché l’itinerario della maternità è travagliato e conflittuale. Alle solite paure di fare un figlio disabile, “proiezione” delle angosce della madre sul feto e rifiuto di quest’ultimo perché rappresenta una minaccia di morte, si aggiungono altre esigenze voluttuarie del tipo che sia bello e quasi perfetto e che non sia uno “scarrafone”, nonostante il fatto accertato nei film e nella musica leggera che “ogni scarrafone è bello a mamma soia”. E la psicodinamica si complica sempre più. In ogni caso la maternità naturale o assistita nelle sue varie forme deve sempre soddisfare la volontà della donna. Questo rispetto è oggettivamente imprescindibile, il resto rientra nella soggettività dei vissuti della candidata, esigenze e paure comprese. Per il resto, il mai abbastanza compianto Pino Daniele insegna che ogni figlio, oggettivamente brutto come uno scarafaggio, è bello, che dico bello, bellissimo, per la sua mamma. E anche Sofia Loren “docet” nei film di napoletana ispirazione come “Ieri, oggi e domani” e altri firmati da Vittorio De Sica.

Domanda

Nel sogno di Samantha compare un uomo e anche la madre. Lei ha ben spiegato il significato. Cosa mi può dire di quelle donne che ricorrono alla fecondazione assistita eterologa mettendoci soltanto l’utero?

Risposta

Ti riferisci alle donne che ricorrono alla banca del seme e dell’uovo, lo fanno fecondare “in vitro” e poi lo ricevono e lo fanno crescere nel loro utero. Si tratta di donne altamente autonome e molto sensibili a mantenere la loro libertà dal maschio come se fosse una loro ideologia e una loro vitale esigenza. Sono donne navigate che magari hanno tanto lavorato per la loro realizzazione personale e dopo i cinquantanni prendono coscienza del bisogno di avere un figlio, di realizzare la loro maternità quando è soltanto possibile nel modo prima descritto. La Scienza medica è al servizio di questa donna che ha un tardivo risveglio dell’istinto materno. Proprio quando incorre nella perdita della possibilità di procreare con la menopausa, questa donna prende coscienza di non accettare la “mutilazione” della sua “libido genitale”. In questo caso esiste anche l’atto di non ricorrere al compagno e al suo seme perché questa donna è allergica ai legami e alle dipendenze e non ha una grande stima del maschio. Insomma la risposta è una sola: questa donna va rispettata e appagata nella sua scelta e decisione. Aggiungo senza mezzi termini che questa donna presenta una “organizzazione psichica reattiva” decisamente “fallico-narcisistica”, una sorta di Afrodite che concilia il maschile nello sperma di Urano e il femminile nella schiuma del mare Ionio, una donna che di fronte all’angoscia di perdita della menopausa e della maternità reagisce in maniera narcisistica e onnipotente chiedendo a sé di avere un figlio in condizioni estreme. Questa donna è degna di psicoterapia dopo il parto, semplicemente perché ha maturato sotto le sferzate dell’angoscia depressiva di perdita la “posizione genitale” e la “libido” corrispondente, sentendo il bisogno di amare non più soltanto se stessa ma anche un figlio. Questa donna avverte a cinquantanni l’esigenza di investimenti di “libido genitale” riconoscendo un figlio da amare ma non un uomo su cui investire la sua “libido” in ogni senso, sia quella erotica e sia quella genitale. Quindi il problema dell’onnipotenza ancora esiste ed è in circolazione psichica. Bisogna intervenire per facilitare l’evoluzione senza snaturare la donna nella sua “organizzazione psichica reattiva” di base, ma aiutandola a non ripetere lo schema “fallico-narcisistico” sul figlio durante lo svezzamento e insegnandole che il figlio non è un suo possesso o un oggetto di potere gratificante, ma è un individuo e appartiene a se stesso e a nessun altro e come tale va vissuto, aiutato e rispettato.

Domanda

Ma come crescerà questo bambino senza la figura paterna? Lei ha sempre detto che il padre è necessario per il corretto sviluppo psichico del figlio.

Risposta

Riconfermo e ribadisco che la figura paterna è importante quanto la figura materna per l’evoluzione psichica del bambino e soprattutto per la sua identità psichica, per la sua “posizione edipica”, per la formazione dell’istanza psichica “Super-Io”, per la relazione con la realtà e i suoi principi, nonché per la socializzazione. Ma è anche vero che gli orfanelli del dopo guerra si identificavano nella figura del prete o di qualsiasi uomo o persona su cui operavano un investimento di “libido”. Mi spiego fuor di metafora e di esempi. Il bambino ha un’autonomia di scelta delle figure di cui ha progressivamente bisogno, per cui una figura al di là della madre certamente la trova e la investe per la sua evoluzione psicofisica e per l’elaborazione delle “posizioni psichiche” formative. Certo questo bambino avrà una mamma avanti con gli anni e confrontandosi con i coetanei chiederà perché le mamme degli altri bambini sono più giovani, insomma qualche domanda indiscreta la farà alla sua mamma. Sono sicuro che quest’ultima avrà la risposta giusta da dargli dal profondo del suo potente narcisismo.

Domanda

Ma è giusto avere un figlio in età avanzata e in questo modo?

Risposta

Sia fatta la volontà della donna che vuole diventare madre e “più non dimandare”. Comunque c’è un dibattito sulla “Bioetica” e anche sulla fecondazione assistita. Si confrontano due tesi fondamentali. In primo luogo il “principio della dignità della vita umana” e quindi del rispetto della Vita. In questo senso la “Etica della responsabilità” e del timore si esprime nella paura che la Tecnologia possa provocare danni irreparabili. Inoltre la Chiesa cattolica è schierata su una posizione fortemente caratterizzata dalla difesa della “sacralità della vita umana”e considera la vita presente sin dal concepimento e fino alla stadio della morte cerebrale totale. Di conseguenza la posizione della Chiesa in materia di aborto, eutanasia, tecniche di riproduzione artificiale e manipolazioni genetiche è di severa condanna. In secondo luogo il “principio della qualità della vita” che fa riferimento in linea di massima alla Bioetica laica, la quale afferma alcuni criteri umani di riferimento: la “non maleficenza” (evitare il male), le “beneficenza” (favorire il bene del paziente), la “giustizia” e in particolare la “autonomia” (che suppone la libertà di scelta del paziente e il suo consenso informato). I principi di questa nuova visione dell’Etica argomentano a favore di un ruolo nuovo dell’ammalato o del soggetto nelle decisioni. Quindi si supera anche il Codice deontologico della Medicina che attribuiva al medico una posizione di superiorità rispetto al paziente nella scelta della cura. All’interno dell’Etica laica si sono espresse posizioni teoriche ancora più radicali come quella di Peter Singer che ha disegnato i termini di una vera e propria rivoluzione etica sostituendo gli antichi comandamenti della Morale cristiana con altri che possono essere condensati in “rispetta il desiderio delle persone di vivere e di morire” e “non togliere mai la vita e cerca sempre di evitare che lo facciano gli altri”. Singer ha sostenuto che è compito dello Stato proibire il suicidio cioè promuovere la Moralità e agire beneficamente verso i propri cittadini. Inoltre ha sostenuto che il potere può essere legittimamente esercitato su un cittadino contro il suo volere soltanto per impedire che egli arrechi danno agli altri. Argomentava a favore dell’Eutanasia per una persona incurabilmente malata che chiede al suo medico di aiutarla a morire in un momento scelto da lei e che non reca danno a nessuno. Singer ha sostituito il “crescete e moltiplicativi” con “metti al mondo dei bambini soltanto se sono desiderati”. La sua posizione radicale ha comportato anche un nuovo modo di guardare gli animali che sono considerati non più come oggetto del dominio dell’uomo, ma come dotati di diritti analoghi a quelli degli uomini in quanto considerati esseri capaci di soffrire. Di conseguenza gli animali hanno lo stesso “diritto alla Vita” che noi attribuiamo agli esseri umani e quindi è immorale ucciderli. In questi anni si sta diffondendo una posizione equilibrata e concreta che suggerisce un approccio pragmatico. Questa prospettiva propone un “Metodo” che parta dai casi reali da affrontare nella loro specifica situazione e da sottoporre all’analisi ragionata degli altri: una posizione che si richiama alla “Etica del dialogo e del confronto” e che sembra essere la più fruttuosa per il futuro non soltanto per la Bioetica, ma anche per le altre Etiche applicate alla pratica umana.

Domanda

Sono soddisfatta di quello che mi ha detto.

Risposta

Abbiamo fatto una bella scorribanda. Grazie e alla prossima!

E per concludere in bellezza, ecco a voi “O scarrafone” cantata da Pino Daniele. Si parla anche della famigerata “Lega” e siamo nell’anno 1991, anni formidabili per un’Italia affamata di giustizia alla “mani pulite” e prossima preda del salvatore dei suoi interessi privati, prima che pubblici. E tutta gente che ancora circola grazie al potere acquisito con la proprietà dei mass media.

I RITARDI DI MARISTELLA

Lavori In Corso, Sicurezza Lavoro

TARMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi trovo in una festa tra amici e c’è tanta gente.

A un certo punto sento che devo andare via.

Salgo in macchina e vado per una strada in discesa. Dopo una doppia curva vedo il cartello dei lavori in corso.

Rallento perché stavo andando forte.

Ci sono degli operai con un escavatore e a questo punto la strada frana e l’operaio ci cade dentro.

Mi sono girata con la macchina e mentre salivo vedo dei camion che vengono giù a forte velocità e con i fari segnalo il pericolo.

Non sono preoccupata per i pericoli. Il mio pensiero fisso è che sono in ritardo e che devo fare qualcosa.

Mi sono svegliata con questa sensazione.”

Questo sogno appartiene al corredo psicofisico notturno di Maristella.

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

“Mi sento vulnerabile nell’orgasmo perché potrei fare o subire delle cose che non vanno bene.”

Ricorrente è questa versione nella Psicologia femminile e nei vissuti relativi alla formazione e alla pratica della vita sessuale. La donna fatica a lasciarsi andare alle funzioni naturali del suo “sistema neurovegetativo” e ad affidarsi al suo corpo, nonché e giustamente al suo uomo, per la paura, non soltanto della gravidanza nei rapporti a rischio, ma soprattutto di perdere la vigilanza e l’autocontrollo, le funzioni privilegiate dell’istanza psichica “Io”. E allora la donna timorosa richiama in servizio il “sistema nervoso centrale” destituendo d’autorità e di diritto i valori pulsionali dell’istanza psichica “Es”, degnamente definibile rappresentazione mentale dell’istinto nelle forme di “percezione” e di “fantasma”. L’Es viene burlato dall’Io o l’Io si burla dell’Es. Il conflitto è più che evidente e drammatico, è la classica “psiconevrosi isterica” e l’altrettanto classica “conversione psicosomatica”. Un sacrosanto benefico orgasmo è tralignato in un sintomo delicato da tenere in grande considerazione per il danno che arreca all’equilibrio psicofisico e al gusto del proprio corpo.

E il “Super-Io”?

Il “Super-Io” non sta a guardare come le stelle dello scozzese Kronin, tutt’altro!

L’istanza censoria e morale si inserisce con i suoi limiti e i suoi divieti in questo conflitto, cercando con abile maestria di non farsi riconoscere. Ma, a tutti gli effetti, il sistema educativo fa capolino con le sue repressioni e i suoi tabù, quelli di mamma e papà che hanno dimenticato a loro volta i danni subiti nell’infanzia dai genitori, e quelli della società che non ha di certo smarrito la sessuofobia tra le pieghe di un lenzuolo in un motel di periferia. E così la storia continua tra grandi inventori del nulla eterno e originali banditori di fumo.

Convergendo sul sogno di Maristella, è opportuno rilevare che l’universo psicofisico femminile è privilegiato in riguardo all’orgasmo per la complessità variegata che coinvolge tutto il corpo. La metafora dei “cerchi nell’acqua” può rappresentare cosa succede alla donna nel trionfo progressivo dei sensi e nel culmine dell’appagamento della “libido narcisistica”, masturbazione, e soprattutto “genitale”, coito. Il moto concentrico parte dal clitoride e dalla vagina per irradiarsi alle estremità del corpo a macchia d’olio e questi impulsi neurovegetativi sono talmente sottili e delicati che possono essere ridotti o addirittura bloccati dall’emergere di una paura o di un trauma. L’inibizione dell’orgasmo è un disturbo della sessualità e produce una caduta del gusto del proprio corpo e del proprio vivere.

Ma cos’è l’anorgasmia?

La “anorgasmia” si traduce “assenza di orgasmo” e si attesta fisiologicamente nell’inibizione delle vibrazioni intrauterine ed extrauterine dopo un’adeguata eccitazione sessuale. L’anorgasmia si manifesta nella masturbazione e nel coito.

La definizione e la descrizione dell’orgasmo è d’obbligo per una migliore comprensione del disturbo. L’orgasmo si traduce nella massima sensazione del piacere. Questo apice psicofisico si traduce in una serie di intensi spasmi e di contrazione dei muscoli della zona anale e vaginale interna ed esterna. Particolare importanza assume la stimolazione del clitoride e della zona interna corrispondente e definita punto “g” dove si concentrano tantissime innervazioni che sintetizzano il piacere in una scarica isterica. Al massimo dell’eccitazione, orgasmo, subentra il progressivo rilassamento psicofisico, mentale e corporeo. Si distinguono due orgasmi: il clitorideo e il vaginale. Nel coito spesso e in maniera ottimale avvengono entrambi con il massimo del piacere attraverso la stimolazione e lo sfregamento delle terminazioni nervose.

Le cause, eziologia, dell’anorgasmia sono molteplici e si attestano nel versante personale dei “fantasmi” e delle relazioni. Tra le prime si rileva immediatamente un “fantasma di morte” nel vivere il rapporto sessuale come una progressiva caduta della vigilanza dell’Io che porta all’incapacità di controllare le reazioni involontarie del corpo. L’orgasmo viene vissuto come uno svenimento e un lasciarsi andare alla mercé dell’altro. Di conseguenza, la donna si ossessiona durante il rapporto sessuale nella auto-osservazione dei movimenti spontanei del suo corpo e si atterrisce nel vivere il progressivo piacere che aumenta in maniera direttamente proporzionale al suo lasciarsi andare. La donna è spettatrice di se stessa fino all’astensione difensiva dal partecipare, meccanismo psichico di difesa dello “evitamento”. Il blocco psicofisico intercorre a metà rapporto e produce la progressiva secchezza vaginale e l’anestesia delle zone erogene.

La donna non si piace e non si sente normale, non si masturba perché è convinta di non arrivare all’orgasmo, ma è ossessionata da questo traguardo. Coltiva un “fantasma di menomazione d’organo” che poi si allarga a un generale complesso d’inferiorità e d’inadeguatezza.

Un conflitto psichico relazionale è quello “edipico”, il vissuto in riguardo al padre e alla madre. Le donne anorgasmiche hanno pendenze psichiche verso la figura paterna, vissuta come fredda e anaffetiva e di conseguenza rifiutata, nonché hanno maturato una disistima nei confronti della madre su cui si sono parzialmente identificate per non incorrere in disturbi psichici gravi. La “posizione psichica edipica” è stata risolta in maniera precaria e porta la donna a ridestare un tratto “fallico”, potere e competizione, contro il maschio, oggetto del suo desiderio sessuale ma pericolo per la sua sopravvivenza. La donna anorgasmica soffre di invidia del pene, seduce come Afrodite, vuole ma si blocca, è competitiva con il maschio e facile alla rassegnazione e al compianto della sua anormalità, ha difficoltà e ambivalenze affettive, sa chiedere in riguardo al sesso ma poi si rifiuta di partecipare. Qualora si dispone al rapporto sessuale, nega a se stessa che in qualche modo può essere andato anche bene, rafforzando la sindrome d’indegnità.

L’aggressività verso il maschio è profonda e porta spesso la donna a essere compiacente alle richieste più o meno perverse per nascondere la sua inferiorità e per dimostrare all’incontrario la sua superiorità rispetto alle altre donne. La donna anorgasmica è narcisistica nella versione autolesionistica ed è carente di amor proprio. La sua attenzione ossessiva e i suoi sforzi d’investimento della “libido” sono diretti a non subire frustrazioni, castrazioni e perdite, a non ridestare il “fantasma depressivo” e i tratti psichici collegati.

La donna anorgasmica ha difficoltà a variare lo stato di coscienza dal momento che la vigilanza è imprescindibile nella sua azione fino a diventare ossessione all’autocontrollo e al controllo della situazione in cui si viene a trovare nella vita di tutti i giorni. Ha difficoltà a lasciarsi andare e a vivere i bisogni del corpo, pur avvertendo le pulsioni erotiche e sessuali specialmente in sul primo insorgere. La lubrificazione vaginale è quasi immediata in quanto la Psiche non ha il tempo di inibirla perché la sua risposta è più lenta rispetto all’immediatezza dell’istinto. Le donne anorgasmiche sono monotone nell’umore e nell’esibizione. Si mostrano spesso agli altri con spavalderia e supponenza per nascondere il loro punto debole.

Le “organizzazioni psichiche reattive” coinvolte in questo disturbo sessuale sono la “edipica” e in subordine la “fallico-narcisistica”, la “orale” e la “anale”.

La “posizione psichica edipica” è dominante nel formarsi e nell’insorgere della anorgasmia. La conflittualità nei riguardi della figura paterna e la conseguente disistima della madre sono la base profonda del disturbo.

I “meccanismi psichici di difesa” dall’angoscia coinvolti nell’anorgasmia sono il “ritiro primitivo”, il “controllo onnipotente”, la “rimozione”, “l’isolamento”, la “razionalizzazione”, la “compartimentalizzazione”, “l’annullamento”, la “legittimazione”, la “assoluzione”, “l’acting out”, la “sessualizzazione”, la “sublimazione”.

L’attività della Fantasia è ridotta rispetto all’esercizio della Ragione. La donna anorgasmica rischia di portare a degenerazione la facoltà razionale fino al limite paranoico: far pensare agli altri ciò che pensa lei.

Le istanze psichiche istruite nella anorgasmia sono “l’Io” e la consapevolezza della vigilanza e del controllo di se stessa e della situazione, il “Super-Io” e la censura moralistica della sessualità con possibilità di deroga finalizzata a nascondere la difficoltà, l’Es e il sistema delle pulsioni bloccato all’insorgere del “fantasma” di perdere il controllo.

Il disturbo dell’anorgasmia si attesta nella conversione isterica delle tensioni accumulate a causa della menomazione e dell’inferiorità.

L’anorgasmia necessita di psicoterapia a orientamento psicoanalitico dal momento che la sua radice è “edipica” e l’indagine verte su livelli psichici profondi e di particolare delicatezza. La prognosi è fausta grazie alla “razionalizzazione del fantasma” che intercorre durante il rapporto sessuale.

Questo quadro teorico non esiste allo stato puro e coinvolge soltanto in parte la protagonista del sogno. Maristella ancora non ha trovato la sua giusta dimensione erotica e sessuale e soprattutto l’uomo giusto a cui affidarsi.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Mi trovo in una festa tra amici e c’è tanta gente.”

Maristella è una donna che socializza bene e volentieri, una donna che non si lascia mancare la voglia di far festa, una donna che non si tira indietro se il coinvolgimento è appetitoso. La “tanta gente” è salutare per una Maristella che cerca e trova la sua identità psichica proprio confrontandosi e che si individua e si distingue mischiandosi e confondendosi con gli altri. Maristella è una donna che induce al corteggiamento e si lascia corteggiare, una donna che sa pasturare per favorire una buona pesca.

I simboli dicono che “mi trovo” attesta la consistenza psichica in atto, la “festa” condensa la coalizione dei sensi e la tendenza al gusto della vita, gli “amici” sono l’oggetto dell’investimento di “libido”, “tanta gente” dice di una massa da cui emerge l’individualità di Maristella.

A un certo punto sento che devo andare via.”

Maristella ama la sua vita intima e privata in maniera direttamente proporzionale alla tendenza al coinvolgimento con la gente. Maristella ha la pulsione di appartarsi e di ritrovarsi nella sua singolarità, desidera lasciarsi andare alla vita dei sensi senza l’esercizio della vigilanza e della razionalità: “devo andare via”. Si presenta in sogno il bisogno di vivere i sensi e di sentire il corpo. Dopo l’autocontrollo necessario per stare con gli altri, subentra la pulsione della guerriera. La dinamica psicofisica di andata e ritorno con un solo biglietto è la seguente: andare via con la testa, vivere il corpo e rientrare nel corpo con la testa. Il viaggio è alla grande e merita la giusta mercede.

I simboli sono chiari nel dire che “sento” equivale alle pulsioni neurovegetative, “devo” manifesta la coazione pulsionale, “andare via” si traduce in lasciarsi andare.

Salgo in macchina e vado per una strada in discesa.”

Come si diceva, Maristella è alle prese con le sue voglie e i suoi bisogni di donna giovane e pimpante che alla foga erotica somma spontaneamente la spinta ormonale fondendole in un tutt’uno da “come Natura comanda”. E’ giunto il momento di lasciarsi andare e di raggiungere l’orgasmo in questo contatto privilegiato con il suo corpo. Possibilmente Maristella sta sognando le sensazioni che vive in progressione durante la masturbazione: “posizione fallico narcisistica”. Almeno per il momento è sola e non è apparso un compagno al suo fianco. Sintetizzando: Maristella ama stare con la gente e ama anche stare con se stessa e sentire il suo corpo che si abbandona all’orgasmo.

La simbologia conferma che “salgo in macchina” significa vivo la mia sessualità e mi masturbo, “vado per una strada” significa seguo un rito e una modalità psicofisica, “in discesa” significa” mi lascio andare al piacere dei sensi.

Dopo una doppia curva vedo il cartello dei lavori in corso.”

Ma qualcosa all’improvviso non funziona a dovere o come da copione. Un ostacolo si frappone nella discesa erotica e induce una riflessione. L’Es andava alla grande con l’appagamento della pulsione sessuale, quando all’improvviso è arrivato l’Io a richiedere una certa vigilanza e il momento magico, che portava alla vibrazione orgasmica del corpo, si è interrotto bloccando tutto il processo psicofisico in atto. Maristella è incorsa in un blocco psichico che ha leso il movimento fisico.

Ma di quale impedimento si tratta?

E’ arrivato il “Super-Io” con le sue censure morali a bloccare le pulsioni dell’Es o è intervenuto l’Io a rallentare e a moderare questo lasciarsi andare di una Maristella “tutta corpo”?

La “doppia curva” dispone per un ostacolo e un blocco che inducono a un consapevole controllo, “vedo” si traduce per l’appunto in sono consapevole, “il cartello” sintetizza la modalità razionale in azione o lo schema psicofisico sopravvenuto, i “lavori in corso” condensano mirabilmente le remore e gli impedimenti che impediscono al corpo di proseguire nell’andamento orgasmico.

Rallento perché stavo andando forte.”

Maristella ha preso paura della sua buona salute psicofisica e reagisce con un disturbo, blocca l’orgasmo per paura di svenire o di perdere il controllo del corpo e soprattutto l’autocontrollo, la capacità di gestire il corpo con il “sistema nervoso centrale” e di ridurre al minimo vitale l’azione benefica del “sistema neurovegetativo”, quello che dispone per le vibrazioni intrauterine e per gli spasmi muscolari, l’orgasmo per l’appunto.

Potenza della Psiche!

Maristella è riuscita a procurarsi un disturbo sessuale e a candidarsi all’anorgasmia semplicemente per l’angoscia di abbandonarsi al moto vitale dei sensi e di lasciare libero sfogo alla sua componente “dionisiaca”. Maristella è brava a prodursi un’inibizione sessuale, un disturbo psicosomatico proprio bloccando la sua “libido” e sottoponendola al controllo della Mente, inibendo le pulsioni dell’Es attraverso l’Io e possibilmente sotto la sollecitazione del Super-Io. E’ come se Maristella dicesse a se stessa a metà coito: “mi sento vulnerabile quando vivo l’orgasmo perché potrei fare o subire delle cose che non vanno bene”.

“Così parlò Maristella” sotto l’urgenza della “coscienza di sé” di giustificare il blocco delle benefiche energie intime e private. Chi è causa del suo mal pianga se stesso.

I simboli dicono chiaramente che “rallento” significa blocco tutto con l’intervento dell’Io, “stavo andando forte” si traduce in mi stavo normalmente disponendo all’orgasmo.

Ci sono degli operai con un escavatore e a questo punto la strada frana e l’operaio ci cade dentro.”

Si supponeva una masturbazione in corso, ma invece si tratta di un vero e proprio rapporto sessuale tra un maschio e una femmina, un classico coito con penetrazione, abbandono ed eiaculazione. Questo capoverso è la puntuale e originale allegoria del coito. Quindi, Maristella non era immersa in un piacere solipsistico e in un gradevole narcisismo, ma era impegnata con un uomo e soprattutto a controllare che non eiaculasse in vagina per non correre il rischio di una gravidanza indesiderata e inopportuna.

La simbologia conferma che “gli operai” sono le arti erotiche del suo uomo, “con un escavatore” equivale alla funzione della penetrazione sessuale maschile, “a questo punto la strada frana” si traduce in si lascia andare al piacere dei sensi riducendo la vigilanza, “l’operaio ci cade dentro” ossia eiacula in vagina.

Mi sono girata con la macchina e mentre salivo vedo dei camion che vengono giù a forte velocità e con i fari segnalo il pericolo.”

Traduco dal vivo: mi sono girata per impedire l’eiaculazione del mio uomo in vagina. La forte eccitazione gli avrebbe impedito il controllo e io ho reagito al rischio angosciante della gravidanza con la riacquistata consapevolezza.

Quante volta la donna interrompe il coito per impedire l’eiaculazione in vagina!

“Coitus interruptus” si definisce, latinamente e per l’appunto, l’atto maschile o femminile del tirar o buttar fuori il membro dalla vagina prima dello spasmo eiaculatorio.

Traduco il capoverso in maniera papale papale: “mi sono girata con la macchina” si traduce in “ho cambiato posizione sessuale”, “mentre salivo” si traduce in mentre attenuavo l’eccitazione e riprendevo consapevolezza, “vedo dei camion” ossia mi accorgo che l’eccitazione del mio uomo è intensa, “che vengono giù a forte velocità” equivale all’irrefrenabilità dell’orgasmo del mio uomo, “con i fari” ossia con la consapevolezza razionale, “segnalo il pericolo” si traduce in capisco e comunico il rischio di una possibile gravidanza indesiderata.

Non sono preoccupata per i pericoli. Il mio pensiero fisso è che sono in ritardo e che devo fare qualcosa.”

Maristella si corregge e precisa la sua astensione dalla partecipazione alla fase finale del coito. Non è preoccupata per il rischio di restare incinta, ma è preoccupata dall’ossessione di attendere le mestruazioni per avere la conferma che il rapporto sessuale è andato a buon fine almeno per quanto riguarda la possibilità di gravidanza. Mettila come vuoi, ma la verità è sempre la stessa. Maristella teme la gravidanza e l’impossibilità di poter fare qualcosa in questa logorante attesa. Il pensiero va anche al di là e le domande non sono amletiche: se sono incinta, cosa faccio? Mi tengo il figlio o interrompo la gravidanza? Maristella ha problematiche sessuali riguardanti la sua funzione psicofisica o ha conflitti morali che le impediscono di abbandonarsi all’orgasmo e di andare contro natura inibendo la sua vitalità sessuale?

Traduco il capoverso e la simbologia. Maristella non è preoccupata per il rischio di gravidanza che comporta un rapporto, ma per l’ansia generata dall’attesa della mestruazione e dall’impotenza collegata al naturale evento biologico. Il “sistema neurovegetativo” non si può comandare a piacimento. Non posso dire al cuore “fermati” per farlo cessare di battere. Non posso dire alle ovaie “atrofizzatevi” per non avere più il ciclo lunare. Maristella è ossessionata dalla sua impotenza a gestire la sua biologia femminile, almeno in riguardo alla maternità. E allora Maristella ha paura di diventare madre perché non si sente pronta e perché ha qualche conto psicologico sospeso con la madre? Il sogno non lo dice. Il sogno non dice se si tratta di fattori morali, “Super-Io”, o se intercorrono controlli in eccesso dell’Io e vigilanze spietate anche quando decisamente sono controproducenti.

“Preoccupata” traduce l’affanno consapevole, “pericoli” tratta di ansie ed eccitazioni, “pensiero fisso” coniuga l’ossessione e la disposizione nevrotica a rinvangare le supposte e pretese colpe, “sono in ritardo” o esigenza surreale di autocontrollo biologico e mancata accettazione dei propri limiti, “devo far qualcosa” o rifiuto dell’impotenza e controllo infantile e magico dell’onnipotenza.

Si può, in conclusione, rilevare e affermare che Maristella opera una “traslazione” dell’orgasmo nelle angosce di gravidanza e nell’impossibilità di condizionare i viaggi biologici del suo corpo.

Si tratta di una sconfitta dell’Io sulle funzioni pulsionali dell’Es?

O forse ogni istanza deve stare al suo posto e senza invasioni maldestre e dannose?

Niente di eccezionale. E’ il “cammin di nostra vita” che si manifesta nella psicologia di una giovane donna che cerca di integrare “parti psichiche” di se stessa ancora vaganti, come gli animali nei cartelli stradali lungo le strade di montagna.

Questo è quanto dovuto all’eroico sogno di Maristella.

PSICODINAMICA

Il sogno di Maristella svolge l’interessante e diffusa psicodinamica dell’inibizione dell’orgasmo per l’angoscia dell’ossessione legata all’attesa della mestruazione e della conferma della mancata gravidanza. Maristella si lascia andare nei rapporti sessuali a rischio, ma non si fida giustamente del partner, per cui assume un atteggiamento di salvaguardia della sua persona e si astiene dal partecipare alla fase orgasmica conclusiva per controllare che non avvenga l’indesiderabile eiaculazione. Non intercorrono fattori morali in questa inibizione, ma soltanto angosce legate al mancato autocontrollo e alla mancata autonomia delle sue azioni. Maristella non vuole dipendere dal suo uomo durante il coito. Non si evincono traumi al riguardo, ma una tendenza a rimuginare ossessivamente in attesa dell’evento: psiconevrosi.

PUNTI CARDINE

Il sogno di Maristella si lascia interpretare con facilità grazie al seguente capoverso: “Mi sono girata con la macchina e mentre salivo vedo dei camion che vengono giù a forte velocità e con i fari segnalo il pericolo.”

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

Dei “simboli” si è ampiamente detto e argomentato.

Il sogno di Maristella richiama “l’archetipo” della Sessualità.

Il “fantasma” riguarda “la maternità” nella parte relativa alle fantasie sulla mestruazione che Maristella ha elaborato da bambina.

Nel sogno di Maristella agiscono le istanze “Io” ed “Es. La vigilanza della prima si esprime in “vedo dei camion che vengono giù a forte velocità e con i fari segnalo il pericolo.”, mentre le pulsioni dell’Es sono individuate in “A un certo punto sento che devo andare via.” e nei successivi capoversi. L’istanza censoria e morale del “Super-Io” ammicca in “devo andare via”, ma questo intervento è di poco rilievo.

La “posizione psichica genitale” domina il sogno di Maristella con la fenomenologia simbolica della vitalità sessuale. Non si presentano bisogni affettivi, aggressività spasmodiche, autocompiacimenti narcisistici, conflittualità inutili. Il quadro è composto e incentrato sulla sessualità.

I “meccanismi psichici di difesa” attivi nel sogno di Maristella sono i seguenti: la “condensazione”, lo “spostamento”, la “drammatizzazione”, la figurabilità”. Non si sono evidenziati i processi di difesa della “sublimazione” e della “compensazione”. La “regressione” è presente nei limiti consentiti dalla funzione onirica.

Il sogno di Maristella offre inequivocabilmente un tratto “sessuale” e dispone per una “organizzazione psichica genitale”: “Salgo in macchina e vado per una strada in discesa.”

Le “figure retoriche” formate da Maristella nel sogno sono le seguenti: la “metafora” o relazione di somiglianza in “festa” e in “macchina” e in “discesa” e in altro, la “metonimia” o relazione di senso logico in “salgo” e in “vado per una strada” e in “lavori in corso” e in altro, la “enfasi” o forza espressiva in “camion che vengono giù a forte velocità e con i fari segnalo il pericolo.”

La “allegoria” del coito è presente in “Ci sono degli operai con un escavatore e a questo punto la strada frana e l’operaio ci cade dentro.” Quella della masturbazione si evidenzia in “Salgo in macchina e vado per una strada in discesa.”

La “diagnosi” dice di una consapevole induzione di anorgasmia a causa della paura di una gravidanza indesiderata e del timore di ossessionarsi nell’attesa della mestruazione.

La “prognosi” impone a Maristella di ben calibrare la sua tendenza a ossessionarsi e a remare contro i processi biologici naturali. Inoltre, l’assunzione di un contraccettivo è risolutivo per lenire gli effetti ossessivi e rassicurare l’economia psichica, nonché il danno procurato alla funzione sessuale con l’inibizione dell’orgasmo.

Il “rischio psicopatologico” dice dell’acuirsi della psiconevrosi ossessiva e del rischio anorgasmia da inibizione della funzione sessuale.

Il “grado di purezza onirica” è “buono”. Tale giudizio si giustifica con la forte simbologia presente nel sogno.

La “causa scatenante” del sogni di Maristella può essere l’attesa della mestruazione o un rapporto a rischio.

La “qualità onirica” è decisamente basta sul movimento e sulla simbologia. Maristella è padrona del suo linguaggio onirico e lo espone con assoluta naturalezza.

Il sogno può ascriversi alla seconda fase del sonno REM alla luce del trambusto composto e della memoria accurata, una fase di agitazione che ha permesso di ricordare.

Il “fattore allucinatorio” si incentra nel movimento: “salgo”, “vado”, “rallento”, “andando forte”, “ci cade dentro”, “girata”, “salivo”, “vengono giù”.

Il “grado di attendibilità” dell’interpretazione del sogno di Maristella è “alto” proprio per la chiara interazione dei simboli. Il “grado di fallacia” è di conseguenza “minimo”.

DOMANDE & RISPOSTE

La decodificazione del sogno di Maristella è stata letta da una donna che ha voluto mantenere l’anonimato e ha posto le seguenti domande.

Domanda

Maristella vive bene o male il suo corpo?

Risposta

Maristella non vive bene il suo corpo perché non riesce ad affidarsi alla fisicità autonoma e alle funzioni del “sistema neurovegetativo”, ghiandole “in primis”. In particolare non si sente adeguata alle attività sessuali per il bisogno difensivo di non lasciarsi andare alle sensazioni e di controllare i movimenti naturali e spontanei del suo corpo. Maristella va controcorrente. Se ben rifletti, il suo sogno è impostato sul movimento. La psicodinamica è tutta in moto secondo un continuo “vado”, “salgo”, “scendo”, “cado” e avanti ancora con la “cenestesi”, sensibilità globale, dell’irrequietezza motoria. Il sogno di Maristella è “isterico” nella sua fenomenologia spaziale e tutto questo ambaradan è funzionale all’angoscia indotta dall’impossibilità di controllare l’incontrollabile. La destra e la sinistra, il sopra e il sotto interagiscono nel confermare la ricerca di Maristella di muoversi per non arrecare e per non subire alcunché di brutto e di cattivo, come se dovesse perdere i sensi e di conseguenza la responsabilità delle sue azioni. C’è una istanza morale minima in questa idea, ma è presente soprattutto una angoscia del “corpo birichino”, quello che fa le cose a tua insaputa e che non si lascia controllare. La crescita è in questo quadro. L’evoluzione biologica è in questo quadro. E allora è mancata a Maristella bambina una figura che la rassicurasse sulla dimensione biologica della crescita, quella che va dall’infanzia all’adolescenza nella lunga scorribanda di fondamentali tappe psicofisiche. E’ mancata la figura materna, la “mater magistra”, la madre alleata e la complice amica dei sedici anni. La madre di Maristella non è stata gratificante e non ha rassicurato la figlia nei processi di crescita. Non le ha mai detto “che bella che sei” o che signorinella che stai diventando. Non le ha mai insegnato a portare bene il culo e a esibire con orgoglio il seno. Pur restando fondamentalmente madre, non esula da questa figura e da questo ruolo la confidenza e la suadenza, la tenerezza e l’insegnamento, il garbo e la civetteria. Ripeto, l’età che scorre dalla “posizione fallico-narcisistica” alla “posizione edipica”, dai cinque ai dieci anni per intenderci, è un periodo fondamentale per l’evoluzione psicofisica a causa dell’accelerazione che la biologia impone al corpo. La psiche della bambina e dell’adolescente non fa in tempo ad assimilare i cambiamenti somatici. L’adolescente si trova addosso un corpo procace di donna. Maristella non ha avuto una madre adeguata a questo compito.

Domanda

E il padre?

Risposta

L’apprezzamento del padre nella crescita delle figlie deve essere costante e ben calibrato perché si inserisce nel travaglio della conflittualità “edipica”. L’adolescente gradisce un padre presente ma non ammiccante e oltremodo seduttivo, semplicemente perché il padre rappresenta la sicurezza e il potere, nonché il modello di maschio da afferrare al volo o da evitare come la peste. Il padre ha una funzione simbolicamente maschile e si innesta nel rafforzamento della “coscienza di sé” e del sistema delle relazioni. Il padre rappresenta il “principio di realtà” e l’insieme dei limiti e delle censure, istanza “Super-Io”. “Simile simili cognoscitur”, il simile è conosciuto e si associa al simile. Se la figlia deve identificarsi al femminile nella madre, ha bisogno di quest’ultima per la sua identità. Il padre è un buon alleato e compagno di viaggio nelle spedizioni seduttive e nella conoscenza della psicologia maschile.

Domanda

Allora esiste una psicologia maschile e una psicologia femminile?

Risposta

Esiste una “androginia psichica”, un insieme di tratti simbolicamente maschili e femminili, che si forma e si evolve coniugando i vissuti relativi al padre e alla madre e al proprio sesso. Teoricamente si parla e si discute sul maschile e sul femminile e prerogative associate. Nella pratica questo discorso è molto pericoloso perché rischia di diventare discriminante di ciò che compete al maschile e al femminile. Specialmente in Politica l’introduzione del concetto di “cose da maschi” e “cose da femmine” deve essere assolutamente evitato perché altamente reazionario.

Domanda

E allora cos’è rivoluzionario?

Risposta

Niente è rivoluzionario. L’Evoluzione è alla base dei fatti storici e degli eventi in attesa. Le grandi rivoluzioni nascono dalla realtà dei fatti e non dalle elucubrazioni farneticanti di un folle. E’ la Storia umana che produce gli eventi e le possibilità evolutive. Nella storia della Psicologia la Psicoanalisi freudiana ha tradotto in atto realtà compatibili con la comprensione e con i fatti e ha evoluto gli eventi in conoscenze e operazioni possibili attraverso il passaggio dall’ideologia alla prassi comune e quotidiana. Lo studio e l’approfondimento dell’isteria ha portato alla luce storica la Psicoanalisi. Le cosiddette rivoluzioni non nascono dal nulla, ma da una lettura dei fatti storici e dalla soluzione delle questioni attinenti.

Domanda

Marx, Darwin, Freud come li spieghi?

Risposta

Marx aveva sul tappeto gli esiti economici e sociali della Rivoluzione industriale. Darwin aveva visto con i suoi occhi le Specie animali nel viaggio naturalistico con il Beagle. Freud si era trovato di fronte alla vetusta fenomenologia isterica ed era tempo di dare una risposta scientifica a questi inquietanti sintomi. Le teorie che non si manifestano concretamente nella Storia restano castelli di idee o poemi. Forse i poeti sono anche anticipatori delle verità scientifiche, ma fondamentalmente restano operatori e funzionari del Linguaggio primario e delle varie forme in cui si può ridurre. In effetti non creano alcunché, ma elaborano modi di dire e di riflettere, le infinite combinazioni dei “processi primari” e della Fantasia, giocano con i “fantasmi” e comunicano verità compatibili con il tempo storico e culturale.

Domanda

Tornando all’interpretazione del sogno di Maristella, mi dici chi deve spiegare alla bambina la mestruazione che inevitabilmente verrà?

Risposta

A questo compito naturale sono deputati in progressione il padre e la madre all’interno di un’educazione sessuale adeguata e serena. Di poi anche il sistema educativo sociale deve adempiere un ruolo importante. La cultura sessuofobica e clericale non aiuta in questi compiti importanti per la formazione della persona e della società. La madre è idonea al compito, ma il padre è efficace. In ogni caso i genitori devono essere molto attenti a capire e seguire i bisogni della figlia e non le loro esigenze e velleità. Sarà quest’ultima a dettare i tempi e gli interventi delle figure genitoriali. Spesso il pudore e la vergogna sono cattivi compagni di viaggio per i genitori, ma l’educazione ai diritti del corpo va fatta in prima istanza da loro. Dipende sempre da cosa chiede di sapere la figlia e dall’abilità dei genitori di dispensare le pillole di conoscenza secondo naturalezza. Anche in questi casi l’ironia e la simpatia non guastano, ma attenzione a non sparare “minchiate” sulla sessualità perché vostra figlia potrebbe lasciarvi morire nell’ignoranza e non fidarsi più di voi.

Domanda

Il dramma dell’adolescente è che si trova un corpo di donna in una testa di bambina, come hai detto in precedenza. Ti ringrazio per l’opportunità che mi hai dato e per avermi scelta.

Risposta

Grazie a te per la concretezza e la linearità. Ci sarà ancora occasione di colloquio e di confronto. Tante belle cose a te e a chi ti vuol bene.

Per concludere mi serve un pezzo a metà tra l’ironico e il drammatico per testimoniare che finché c’è vita, c’è da ridere e da piangere, ma sempre con il giusto distacco da tutti e da nessuno, da tutto e da niente: ataraxia.

Alla prossima e occhio alle demenze televisive, quelle che informano il modo di usare i nostri “processi secondari”, la ragione. Tenete sempre in cantina una certa dose di spirito critico per accompagnare le vostre cene e astenetevi dalle solite tiritere serali che propinano gli imprenditori dei media e i loro degni compari. Prima viene la formazione e dopo l’informazione. Meglio il morbo di Alzheimer, che il morbo del commendatore e degli imbecilli al soldo di Tizio, Caio, Sempronio e anche Bortolo. Almeno il primo è psicologicamente naturale.

IL CORPO BIRICHINO

Il corpo è il teatro della psiche.

E’ il luogo pulsante dove l’inconsapevole autore, che è in te, e l’inesperto attore, che tu sei, rappresentano tra fascino e mistero le commedie, le tragedie, le farse e i drammi del personale quotidiano vivere.

Ognuno ha la sua storia con cento facce nella memoria.

Un tanto di tutto e un tanto di niente sono le storie della gente, una serie di vissuti costellata da tanto splendore e da tanto dolore; nel tempo esse diventano ritornelli che solo tu puoi cantare e sai ricantare, finché sei vivo, a tutti quelli che non ti hanno ascoltato, che ancora oggi non ti ascoltano e che purtroppo non ti ascolteranno mai.

In questo modo nessuno potrà ricordare il tuo nobile messaggio, il tuo gioioso ritmo, il tuo accorato appello, il tuo cadenzato ritornello.

Di giorno in giorno i copioni si accumulano sulla tua scrivania e non sempre sono originali, a volte si colorano e si stingono, si impennano e si abbattono, si ripuliscono e si impolverano, spesso si ripetono e continuano a ripresentarsi sul palcoscenico per la paura di essere esclusi dal palinsesto ufficiale della tua stagione teatrale.

Alcuni copioni sono talmente tuoi e talmente scritti sulla tua pelle da diventare ossessioni e tu sei costretto a ripeterli continuamente per la paura di dimenticarli.

A volte è bastato un semplice canovaccio, una bozza tutta tua, per recitare a braccio o a soggetto in una strana serata e a una platea quasi vuota una parte della tua preziosa e infinita storia.

Le tue migliori prestazioni sono state sempre riservate a pochi incauti spettatori, a qualche tossico in cerca di sballo, a qualche voglioso culattone.

E poi, per non farti dimenticare, sei ancora costretto a recitare la tua storia in versione classica e in versione giullaresca oppure da buon attore di strada devi improvvisare la tua identità presso il tragico trivio in cui Edipo uccise e continua a uccidere il padre Laio per una questione di precedenza sulla madre Giocasta.

E il corpo ?

Il corpo non sta a guardare il cielo come le stelle nella loro regione di perenne certezza, lontane dai torsoli e dal sangue; il corpo è il teatro in cui rappresenti in maniera oscura il tuo bene e il tuo male, il tuo paradiso e il tuo inferno, il tuo nirvana e il tuo raptus.

Quando le ripetizioni diventano ossessioni e la rappresentazione non basta a soddisfare il tuo attore, ecco che il corpo comincia a recitare per aiutarlo a esprimersi e partecipa commosso alla geniale sceneggiatura dell’autore e alle buone trovate del giullare.

E allora il corpo gioisce, soffre, si contorce, si esalta, fa salti, fa capriole, in una sola parola si esprime.

Il corpo birichino si esprime sempre e mai a caso, si esprime in perfetta sintonia con l’attore e con l’autore e secondo il suo linguaggio: il linguaggio del corpo birichino.

E allora la farsa e il dramma, la commedia e la tragedia sono più sofferte e più difficili da recitare; il linguaggio diventa simbolico e il tema del corpo birichino perde il suo spessore individuale e si dilata alla famiglia umana.

Io ho imparato necessariamente a conoscere il linguaggio del mio corpo birichino e a interpretare con dolore i miei principali psicodrammi: il prurito, l’asma, la bulimia, l’anoressia, il panico, la stitichezza, il vomito, il sudore, la diarrea, la frigidità.

Quanta fortuna ho accumulato in terra di Francia grazie ai miei baldi paladini !

Quanti castelli possiedo sulla Loira e sul Rodano grazie ai miei fedeli feudatari !

Grazie a tutti !

Fortuna che sono sempre in tanti.

Non finirò mai di ringraziare tutti in maniera adeguata, non finirò mai di essere comunque riconoscente nei confronti di chi, nel bene e nel male, mi ha sempre dato e mi ha sempre negato qualcosa.

I miei sofferti talenti li avevo affidati a un pessimo impresario che senza ritegno li aveva investiti in disgrazie e sperperati senza gioia.

Salvatore Vallone

IL TRAUMA DELLA GRAVIDANZA

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“Francesca sogna di guardare il telegiornale e di sentire che una ragazza è  morta perché è stata punta da alcuni insetti che aveva nei capelli. Erano tre insetti neri.

La ragazza aveva i capelli biondi e lunghi.

Francesca va a dormire e si accorge che c’è una mosca nera e grossa, una mosca che sogna spesso, e ha paura di essere uccisa da quella mosca così grande e ha paura che va nei suoi capelli che ora sono lunghi e castani.

Non vuole ucciderla perché non è nella sua indole uccidere gli animali e pensa che, se la mosca si posa al suo fianco, non le farà nulla. Oltretutto ha troppo sonno per preoccuparsi.

Era sola in casa.”

Il sogno di Francesca verte su un tema molto diffuso nella veglia tra le donne, la paura della gravidanza indesiderata o non voluta o non programmata. Si tratta di un tema che coinvolge la donna sin dalla prima adolescenza, sin da  quando la giovane donna viene a sapere, per vie traverse o per vie dirette, del coito e della gravidanza. Il tema onirico è universale e riguarda, quindi, l’universo psichico femminile al di là delle varie culture. La paura della gravidanza richiama i dolori del travaglio e il rischio di morire durante il parto, un “fantasma di morte” per l’appunto. Non aver vissuto la paura della gravidanza e del parto è anomalo e anormale. L’antidoto al “fantasma di morte” e la ricetta a che la paura non traligni nella fobia e nell’angoscia sono l’educazione sessuale in famiglia e nelle istituzioni educative senza blocchi assurdi, senza moralismi culturali o tanto meno religiosi. In questo modo la normale paura non viene alimentata dalle angosce collegate al fantasma della perdita della vita proprio nel momento in cui si dona la vita. Nelle categorie fantasiose del “processo primario” gli opposti vita e morte coincidono, nella logica del “processo secondario” questi opposti sono inconciliabili. Il sogno merita di essere approfondito alla luce del tema che tratta e del vasto coinvolgimento che implica.

In una questione così traumatica l’atteggiamento immediato di Francesca nel sogno è il distacco tramite il telegiornale, la freddezza di una notizia, di un qualcosa che non la riguarda, una difesa dal coinvolgimento emotivo. La gravidanza indesiderata riguarda le altre donne e quindi “guardare il telegiornale e di sentire …” si spiega come una traslazione difensiva. Degno di nota è come il sogno esordisce in modo di consentire a Francesca di continuare a dormire senza che insorga l’angoscia della gravidanza e il fantasma di morte. Il sogno è la principale profilassi del sonno. Il sogno opera a favore del sonno perché senza sonno si muore: il sogno è una difesa biologica in primo luogo ed è reso possibile dai meccanismi che lo formano e dalla difesa per eccellenza che è la censura onirica.

Vediamo i simboli fondanti: gli insetti e i capelli. Gli insetti condensano gli spermatozoi, i capelli condensano i pensieri. Il tema si annuncia come il pensiero su una possibile gravidanza.  Attenzione, però, che il pensiero non degeneri nell’ossessione e che quest’ultima non si associ alla compulsione, alla necessità di compiere un’azione per esorcizzare l’angoscia. Francesca ha in mente la gravidanza e questo è assolutamente nella norma anche se la norma è soltanto una convenzione sociale utile alla convivenza. Ma la ragazza del telegiornale “è morta perche è stata punta da alcuni insetti che aveva nei capelli”. Ecco l’associazione: la morte si associa ai pensieri di gravidanza. La puntura richiama la penetrazione; la fecondazione degli insetti è succedanea. Una ragazza è morta di parto: questa è la paura di Francesca.

Gli assassini “erano tre insetti neri”. Il nero è il colore culturale del lutto, il tre è un numero significativo a livello simbolico, ma in questo caso attesta della vasta popolazione degli spermatozoi e della possibilità che a Francesca è capitato alcune volte di aver rischiato una gravidanza inopportuna e indesiderata. Ricordiamo che il tre è anche il simbolo della triangolazione edipica: io, il papà e la mamma. Ma di questo si parlerà avanti.

“La ragazza aveva i capelli lunghi e biondi.” La ragazza del telegiornale aveva tanti bei pensieri sulla gravidanza e desiderava avere un figlio. La gradevolezza del desiderio si evince dalla bellezza della ragazza ed è collegata per “conversione nell’opposto” alla sua morte.

A questo punto Francesca si coinvolge in prima persona ed entra in ballo:”va a dormire e si accorge che c’è una mosca nera e grossa, una mosca che sogna spesso …”. Il dormire equivale a una riduzione della vigilanza della coscienza, a un disimpegno dell’attività razionale, a un prevalere delle funzioni neurovegetative sulle funzioni del sistema nervoso centrale. In questo ritorno allo stato crepuscolare della coscienza Francesca rievoca la “mosca nera e grossa”, la prima pulsione desiderativa di un figlio” e quella volta avvenne in omaggio al padre nel pieno della tempesta edipica e in piena competizione con la figura materna. La mosca, in quanto insetto, condensa sempre il seme maschile, ma il simbolo si evolve nella gravidanza in grazie all’attributo “grossa”, alla caratteristica di essere unica e al fatto che la “sogna spesso”. Questa mosca grossa condensa uno spermatozoo andato a buon fine, fecondato ed evoluto in un feto e in un figlio, ma vertendo il sogno su tematiche fantasmiche si propende verso il desiderio di avere un figlio dal padre, classico delle bambine nel pieno della situazione edipica. Francesca “ha paura di essere uccisa da quella mosca così grande …”. Si presenta il travaglio mentale e il flusso dei pensieri più drammatici e addirittura funesti dell’età in cui la bambina pensa a come nascono i figli, a come avviene la deflorazione e la fecondazione, a come fa a entrare il pene in vagina e il figlio a uscire dal suo organo genitale. Di queste riflessioni prende paura dal momento che prevale il gioco delle dimensioni in atto. Il “fantasma di morte” è contenuto nella paura di essere uccisa da “quella mosca così grande”, una mosca decisamente anomala. La paura, in particolare, si concentra nei suoi pensieri di donna adulta, ”ha paura che va nei suoi capelli che ora sono lunghi e castani” e che allora erano “biondi e lunghi” come la ragazza del telegiornale, quella che è stata uccisa dagli “insetti che aveva nei capelli”. E questi insetti erano tre. Ma guarda caso! Questo è il numero del complesso di Edipo, io, il papà e la mamma: il triangolo basilarmente evolutivo per la formazione del carattere.

Francesca è a favore della vita, ha una vocazione femminile e un forte istinto materno, “non vuole ucciderla, perché non è nella sua indole uccidere gli animali”. Può correre il rischio di una gravidanza e superare le paure del travaglio e del parto. La Francesca bambina ha desiderato e ha provato angoscia, la Francesca donna ritiene che la maternità sia un evento naturale e pensa che “se la mosca si posa al suo fianco, non le farà nulla”. Nella realtà al suo fianco si possono posare un uomo o un bambino, i soggetti coinvolti dal tema del sogno. E poi, “oltretutto”, Francesca ha “troppo sonno per preoccuparsi”. Francesca si abbandona volentieri al piacere dell’orgasmo, prima di pensare alla fecondazione, alla gravidanza e al parto. Francesca vive bene il suo corpo e la sua sessualità.

Nel finale si presenta una nota apparentemente stonata, ma perfettamente in linea con il significato del sogno. “Era sola in casa.” Francesca non ha un uomo, ma non nell’attualità. Francesca non aveva un uomo nel passato, in quel passato in cui ha abbandonato le sue pretese sul possesso del padre e sulla fantasia di avere un figlio con il primo amore della sua vita, quell’amore che non i scorda mai, come dice saggiamente la voce popolare e le canzonette cosiddette leggere. Resta in lei la normalissima paura della gravidanza e del parto, ma questa non traligna in “angoscia di morte” e tanto meno in quella pericolosissima “angoscia di frammentazione” che fa perdere il contatto con se stessi e con la realtà.

La prognosi impone la perseveranza nell’emancipazione psichica dai genitori e il rafforzamento dell’autonomia anche dagli affetti significativi e importanti per un migliore gusto delle relazioni.

Il rischio psicopatologico si attesta nel degenerare della normale paura in dolore nel coito, in fobia del parto, in angoscia di morte.

Riflessioni metodologiche: il sogno di Francesca impone una breve digressione sulla fenomenologia psicopatologica pre-puerperale e puerperale, su cosa si manifesta a livello clinico in una donna che si accinge a diventare madre e dopo l’esperienza del parto: le “psicosi gravidiche” e le “psicosi post partum”. In ogni caso e al di là delle classificazioni nosologiche si tratta di reazioni al vissuto traumatico della gravidanza e del parto. Ripeto, si tratta di come la donna vive la gravidanza e il parto, di quali fantasmi si scatenano in questa meravigliosa ed eccezionale esperienza di dare la vita. Non a caso a livello simbolico l’universo femminile condensa “l’ontogenesi”, l’origine di ciò che è, e la “filogenesi”, l’amore della Specie. Le manifestazioni che si riscontrano dalla seconda metà della gravidanza fino al parto, anche in maniera acuta, possono essere a sfondo nevrotico e in particolare fobico-ossessivo, a sfondo psicotico, a sfondo depressivo. La donna può vivere il feto come un intruso e un pericolo per la propria vita e allora si scatena un “fantasma di morte”. Si verificano, quindi, situazioni conflittuali legate allo stato di gravidanza, al timore del travaglio e del parto, all’angoscia del prossimo ruolo materno, ma fondamentalmente è il “fantasma di morte” che la fa da padrone. Bisogna vedere come la donna riesce a gestire con la sua struttura psichica e i suoi meccanismi di difesa le pulsioni angoscianti del fantasma.  La psiconevrosi fobica e ossessiva esprime tale angoscia, ma la contiene in una dimensione conflittuale, per cui la donna soffre, ma non perde il controllo della realtà e a essa si attiene con la piena consapevolezza che si tratta di un problema da risolvere nel migliore dei modi. La psiconevrosi può tralignare e diventare “borderlines”, ai limiti tra la nevrosi e la psicosi; la donna perde il contatto con la realtà, ma poi si ricrede e critica il suo delirio. Le ”psicosi puerperali” si manifestano subito dopo il parto con ideazioni deliranti, disorganizzazione dell’esperienza della maternità, stati melanconici  maniacali, sensi di colpa abnormi, impulsi aggressivi verso il figlio e il marito e le persone intorno, fantasie proiettive sul neonato, stati confusionali contraddistinti da forme e contenuti onirici, come se la neomamma sognasse da sveglia. Trattasi di “psicosi reattive”, di sindromi scatenate dallo stato di gravidanza, dal dolore del travaglio e del parto, dall’angoscia di morte. La prognosi è sempre favorevole. Infatti, dopo un decorso di alcuni giorni la donna rientra nella sua normalità psichica vigilante e ritorna padrona a casa sua. Se esistono episodi psicotici precedenti, la remissione dei sintomi si allunga nel tempo. A livello psicologico le sindromi puerperali sono reazioni “post partum” legate anche alla rottura dell’unita madre-figlio e alla vulnerabilità psichica causata dal lieto evento. La terapia per eccellenza è la cura del figlio e l’allattamento. La prognosi impone la giusta educazione sessuale nell’adolescenza e la psicoprofilassi al parto e alla maternità. Quest’ultima non deve fermarsi a un’informazione su come avviene il travaglio e il parto e tanto meno a una visita della sala parto. La psicoprofilassi deve essere fatta da psicoterapeuti che hanno dimestichezza con i “fantasmi”, meglio con la psicologia del profondo. La psicoterapia è utilissima per ridurre i livelli d’ansia, per impedire che questi ultimi tralignino nella fobia e nell’angoscia, per accompagnare la donna al travaglio e al parto.

La preparazione al parto in ipnosi è indicata soprattutto per una catarsi psicofisica, per tranquillizzare e per rilassare. C’è tant’altro da dire e suggerire, ma mi fermo a questi elementi basilari. Buona fortuna alle aspiranti mamme!

 

FIAT GRAVIDITAS ET GRAVIDITAS FUIT GRAVIDANZA E MATERNITA’

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“Caramella sogna di scendere le scale di casa sua.
Arriva nel cortile e vede due vicine di casa: la fiorista e la signora anziana.
Vicino a loro c’è una scatola e dentro incastrate perfettamente due automobili FIAT 500 in miniatura.
Caramella pensa: perfetto!
Piazza seduto al posto di guida un pupazzetto di peluche e gli mette un cordino al collo per tenerlo al guinzaglio.
Il marito della fiorista ha una FIAT 500 d’epoca.
Poi nel cortile arriva tanta gente, conosciuta e no.”

Decodifichiamo le condensazioni simboliche presenti nel sogno di Caramella, in maniera che la trama si evidenzi naturalmente in progressione.
L’atto di “scendere le scale” rappresenta un procedere verso la realtà e verso la materia in particolare, un bisogno di concretezza e di praticità, alieno da sublimazioni e da misticismi.
La “casa” condensa la formazione psichica, i tratti caratteriali, la personalità di Caramella.
Il “cortile” contiene le istanze della socializzazione familiare, della condivisione di gruppo e della comunicazione verbale.
Le “due vicine di casa” rappresentano l’universo femminile nelle variabili di una femmina fertile, in fiore, e di una donna sterile, sfiorita.
La “scatola” condensa il grembo, la recettività sessuale femminile e l’utero nello specifico.
La “macchina Fiat 500” o qualsiasi altro meccanismo è simbolo dell’apparato sessuale in generale, l’apparato riproduttivo gestito dagli automatismi involontari del sistema neurovegetativo: “dentro perfettamente incastrate”.
La “miniatura” è una riproduzione che comporta un atto di grande abilità e di valore estetico, il “bravo” e il “bello”.
La perfezione, “ perfetto”, è simbolo dell’armonia tra le parti e dell’equilibrio funzionale.
L’atto volitivo e perentorio del piazzare, “piazza”, esprime l’onnipotenza dell’archetipo “Madre”, un simbolo universale valido per tutta l’umanità al di là delle razze e delle culture: la “Madre” è la signora della vita e la depositaria della” filogenesi” ossia della continuità della Specie e della “ontogenesi” ossia dell’origine del Tutto.
Il “posto di guida” condensa il protagonismo e l’importanza, il privilegio e l’autorità: la priorità.
Il “pupazzetto di peluche” rappresenta il feto, il frutto della gravidanza, il figlio.
Il “cordino” include il cordone ombelicale, il potere della madre di tenere in vita il suo bambino.
Il “guinzaglio” è la riproposizione simbolica del potere volitivo della madre e della gestione biologica del figlio, il quale dipende totalmente dalla madre, come si diceva in precedenza.
Il “marito della fiorista” rappresenta l’universo maschile e nello specifico la capacità genitale maschile, gli organi sessuali e lo sperma atti alla fecondazione: la “FIAT 500” maschile per l’appunto. Bisogna rilevare che la qualità di essere una macchina “d’epoca” contiene il ridimensionamento del potere sessuale maschile, determinante soltanto nell’ingravidamento. Il “principio maschile” resta subordinato al “principio femminile”, almeno per questo versante filogenetico.
La “gente” condensa il sociale e l’altro da sé, la convivenza e la comunicazione, la chiacchiera e il pettegolezzo.
Il sogno di Caramella può essere definito un “inno popolare alla gravidanza e alla maternità”, un omaggio alla Dea Madre, una lode all’universo femminile. Il sogno viene sviluppato in maniera personale e libera con il recupero di una simbologia quotidiana e di una serie di semplici metafore anche se non manca il ricorso al simbolo universale dell’archetipo “Madre”.

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Il sogno di Caramella è privo delle obsolete e retoriche esaltazioni del valore socioculturale della gravidanza e della maternità: tutto è madre natura e materia nobile.
Il sogno si snoda in maniera lineare con la realizzazione di un desiderio radicato e con la concretezza realistica di una donna tenace.
La chiave interpretativa fondamentale del sogno è il simbolo della “scatola” e attorno a questo si snoda la trama.
La “prognosi” si attesta nel rafforzamento dell’istinto materno e del desiderio di realizzazione totale dell’essere femminile.
Il “rischio psicopatologico” include la frustrazione della maternità con il possibile costituirsi o rafforzarsi di un tratto o di un nucleo depressivo, classico di un processo di perdita.
Quanto affermato in questa decodificazione è valido soltanto per la struttura psichica di Caramella attestata nel sogno e non include tutte le donne dell’universo.