IL CASOLARE DI CHINA

LA LETTERA E IL SOGNO

Buongiorno Dottore,

mi avvalgo ancora del Suo aiuto per cercare di comprendere ed avere qualche spunto in ordine ad un sogno fatto la scorsa notte, che ha scatenato in me emozioni e domande.

Nel sogno ho appena comprato una nuova casa, una sorta di casolare di campagna molto vecchio che voglio ristrutturare col mio compagno per spostare la nostra famigliola.

La casa mi soddisfa, ma il giardino è avvilente: una specie di campo spoglio ed arido, con qualche alberello striminzito, arbusti secchi ed erba bruciata dal sole ed adesso (il sogno è in autunno) mezza marcita dalla pioggia.

Al che, senza troppo pensarci su, inizio a girare attorno al giardino alzando le braccia, ed al mio passaggio, man mano che lo percorro, il giardino, il cui colore prevalente è il grigio-marrone, si illumina di luce e colori, si riempie di verde, di piante fiorite ed al centro trionfa un piccolo ma rigoglioso albero coi frutti rossi (potrebbero essere mele o pesche, perché i frutti sono grossi).

Ora nel sogno sono contenta, stupita e soddisfatta.

Ma mi sono svegliata domandandomi: perché non ho usato la mia “magia” anche per la casa da ristrutturare? Nel sogno sembrava scontato che per essa la mia magia non potesse essere applicata, e la cosa in ogni caso non mi arrecava disturbo alcuno. Ma da sveglia invece mi è sembrato di aver perso un’occasione!

Grazie molte se vorrà aiutarmi, intanto Le auguro un buon lavoro

La saluto cordialmente

China


Dottore buongiorno, sono sempre China.

Dimenticavo di dirle, e ci tengo molto, che l’interpretazione che ha dato del mio precedente sogno è stata incredibilmente aderente con le mie caratteristiche e la mia situazione; sono rimasta quasi stupita di quanto abbia colto nel segno in svariati aspetti del mio carattere e della mia personalità.
Ho quindi avuto modo di trarre beneficio dalla sua interpretazione perché mi ha fornito molti spunti per riflettere su di me e, se possibile, lavorare per stare meglio.
E di questo La ringrazio.
Un cordiale saluto da China

LA RISPOSTA E L’INTERPRETAZIONE

Nel sogno ho appena comprato una nuova casa, una sorta di casolare di campagna molto vecchio che voglio ristrutturare col mio compagno per spostare la nostra famigliola.”

China è la sua storia e la sua formazione. China si è organizzata a livello psichico nel corso della sua evoluzione organica e ha costruito “una sorta di casolare di campagna molto vecchio”, la sua “nuova casa” che equivale a una presa di coscienza della sua personalità e della sua persona, della sua unica e irripetibile unità “psiche-soma”. China si è accompagnata a un uomo e ha formato con lui “la nostra famigliola”, ha evoluto la sua organizzazione psichica di donna in moglie e in madre. China ha fatto tutte le cose giuste e non ha perso una tappa, si è migliorata, nonostante le crisi che immancabilmente occorrono e soccorrono nel tragitto dell’esistere e del vivere.

La casa mi soddisfa, ma il giardino è avvilente: una specie di campo spoglio ed arido, con qualche alberello striminzito, arbusti secchi ed erba bruciata dal sole ed adesso (il sogno è in autunno) mezza marcita dalla pioggia.”

China è contenta della sua formazione psichica, del suo modo di essere e di esistere, ma sa che qualcosa non gira bene nelle sue relazioni e, per la precisione, nelle sue propensioni sociali. Meglio: China è veramente preoccupata per la sua sfera affettiva e per le modalità di prendere contatto con la gente e di relazionarsi con le persone che sente affini. Non si lascia andare nelle relazioni e investe poca “libido”, quella necessaria a vivere in gruppo e a distribuire parole e discorsi. Questo è un dato psichico di un certo rilievo. China è consapevole che nella sua formazione psichica qualcosa è andato storto per quanto riguarda la tendenza e la spinta a esporsi. Complessi d’inferiorità e di inadeguatezza hanno bloccato la bambina e si sono riverberati nella donna. Tutto questo China lo sa.

Al che, senza troppo pensarci su, inizio a girare attorno al giardino alzando le braccia, ed al mio passaggio, man mano che lo percorro, il giardino, il cui colore prevalente è il grigio-marrone, si illumina di luce e colori, si riempie di verde, di piante fiorite ed al centro trionfa un piccolo ma rigoglioso albero coi frutti rossi (potrebbero essere mele o pesche, perché i frutti sono grossi).”

China sa che si deve dare da fare per superare questi scogli e per virare di gran carriera verso le relazioni più impegnative e significative. E allora converte il grigiore del suo modo di porsi nelle relazioni in disposizione gioiosa e coinvolgente con tutte le modalità cromatiche che sono implicite in un’apertura eccitante, ricca di emozioni e di sensazioni. Anche la dimensione affettiva si è sbloccata e China ha preso coscienza del suo valore come persona e soprattutto come donna. La luce dell’Io invade l’oscurità dei meandri profondi.

Ora nel sogno sono contenta, stupita e soddisfatta.”

Come volevasi dimostrare. Contenta si sposa con soddisfatta e simboleggiano la pienezza psicofisica di China. Stupita si traduce fortemente preda delle sue emozioni e sensazioni.

Ma mi sono svegliata domandandomi: perché non ho usato la mia “magia” anche per la casa da ristrutturare? Nel sogno sembrava scontato che per essa la mia magia non potesse essere applicata, e la cosa in ogni caso non mi arrecava disturbo alcuno. Ma da sveglia invece mi è sembrato di aver perso un’occasione!”

Ogni cosa a suo tempo e il suo tempo a ogni cosa. Era necessaria la maturazione di una presa di coscienza e, quando si è presentata, ha dato i suoi frutti. China si è aiutata da sola o si è fatta aiutare?

Dimenticavo di dirle, e ci tengo molto, che l’interpretazione che ha dato del mio precedente sogno è stata incredibilmente aderente con le mie caratteristiche e la mia situazione; sono rimasta quasi stupita di quanto abbia colto nel segno in svariati aspetti del mio carattere e della mia personalità.
Ho quindi avuto modo di trarre beneficio dalla sua interpretazione perché mi ha fornito molti spunti per riflettere su di me e, se possibile, lavorare per stare meglio.”

China ha tratto benefici dalle prese di coscienza salvifiche ed evolutive e si è disposta ad abbandonare le resistenze che impediscono l’afflusso delle rimozioni e, di conseguenza, la consapevolezza e il senso di sé. Non è facile e non è da tutti abbandonare il sicuro, anche se sofferto, per entrare nel mondo degli spiriti sepolti nel nostro dimenticatoio e dei fantasmi che ballano di notte nei nostri castelli in Scozia. China ha ottenuto quello che necessariamente doveva conseguire alla sua buona disposizione di modificarsi attraverso la conquista dell’autocoscienza socratica: “conosci te stesso”. Uno stimolo val bene un progresso, ma soltanto se le resistenze non resistono. E il tutto va fatto sempre con giudizio per non scompensarsi.

Ma mi sono svegliata domandandomi: perché non ho usato la mia “magia” anche per la casa da ristrutturare? Nel sogno sembrava scontato che per essa la mia magia non potesse essere applicata, e la cosa in ogni caso non mi arrecava disturbo alcuno. Ma da sveglia invece mi è sembrato di aver perso un’occasione!”

La magia non è altro che la nostra disposizione a seguire la Fantasia e a usare i “processi primari”, meglio i meccanismi psichici del sogno e della veglia. La magia è la caduta della Ragione e l’avvento coraggioso del Linguaggio dimenticato in una con l’emozione che accompagna il nostro mondo bambino e le nostre sensazioni arcaiche, quel materiale psicofisico che nell’infanzia ci ha nutrito e sostenuto. China non poteva usare la sua Magia perché le resistenze impedivano l’uso dei processi primari e l’afflusso dalla dimensione profonda del materiale psichico rimosso. La sua evoluzione ha approfittato degli stimoli in atto e si è diretta verso l’acquisizione del materiale psichico alienato nella dimensione subcosciente. Non bisogna essere mai violenti con se stessi in primo luogo, è necessario sempre rispettarsi e non buttarsi come i kamikaze verso l’ignoto e il pericolo.

Ultimo rilievo: China ha sognato com’era e com’è, ha saltato le tappe e le classificazioni del Tempo e ha potuto fare questa operazione senza traumi solamente perché ha preso confidenza con se stessa e perché si piace, oltre che si accetta.

NOTIZIE DA dimensionesogno.com

Inizia una nuova fase nell’interpretazione dei sogni e nella discussione dei quesiti, la fase descrittiva e narrativa. Dopo tanta teorizzazione sul fenomeno del sogno ho trovato la mia dimensione popolare e popolana, quella che mi mi sono sempre portato addosso come un marchio di fabbrica e d’infamia. La chiarezza è una virtù e la teoria la lasciamo a chi ha bisogno di emergere nel mondo delle vanità che ci assilla nelle comunicazioni. Questa sarà la nuova linea del blog, semplicemente perché altrimenti ho già fatto e non voglio continuare a fare.

Cordialmente

Salvatore Vallone

in Pieve di Soligo, nel mese di Gennaio dell’anno 2020

LA BORSA DI UNA DONNA

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Ho sognato di avere un appuntamento con due amiche in un caffè della mia città.

Arrivata in anticipo, mi rendo conto, vedendomi riflessa su una vetrina, che sono vestita con abbigliamento che di solito uso per dormire, ma non è un vero e proprio pigiama.

Decido di tornare a casa a cambiarmi, visto che ho tempo e vado verso l’auto (una BMW 5 che, nella realtà, ho venduto nel 2011).

Il tempo peggiora e apro l’ombrello.

Io riesco a ripararmi, ma nella mia borsa è entrata tanta acqua.

Ricordo vagamente dove è parcheggiata l’auto.

Passo sotto un portico di un condominio, convinta di trovare l’auto subito al di fuori di esso, ma non c’è.

Vado in un parcheggio lì vicino, dove entro anche in un giardino tappezzato di tessuto chiaro così come i cani, forse due levrieri, avvolti in questo tessuto (mi pare azzurrino) che li decora con un grande fiocco.

Torno indietro, ma non riesco a trovare la mia auto. Intanto la pioggia si fa sempre più intensa.”

Bernie

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Ogni sogno ha la sua chiave interpretativa. Se ben si considera la trama, si trova l’elemento dominante attorno al quale si snoda l’intreccio dei simboli, quel cardine attorno al quale girano gli eventi raccontati. Nel sogno di Bernie questo cardine è “nella mia borsa è entrata tanta acqua”. Il completamento del quadro e della psicodinamica è proprio la conclusione: “Torno indietro, ma non riesco a trovare la mia auto, nel frattempo la pioggia si fa sempre più intensa.”

Bernie ha ben confezionato il suo sogno immettendovi in maniera ordinata e corretta la sua esperienza di donna che s’imbatte nella maternità. E’ un sogno che elabora la “posizione psichica genitale” della protagonista senza vanagloria e senza struggimento, il desiderio e il rischio di una gravidanza in un periodo ben preciso della sua vita, quando era proprietaria di “(una BMW 5 che, nella realtà, ho venduto nel 2011).” La stessa Bernie con la sua precisazione colloca temporalmente i contenuti del suo sogno. Si tratta di un’esperienza vissuta nel 2011 dal suo corpo e dalla sua mente, dalla sua “auto” e dalla sua sensibilità, un vissuto ambivalente che ha bisogno di essere ripulito dai sensi di colpa, abbisogna di “catarsi”, come suggerisce la simbologia della pioggia che “si fa sempre più intensa”.

Il sogno di Bernie è ben formulato e ben raccontato, è ricco di simboli e di allegorie, quasi una favola moderna senza tante stranezze, ma con quel qualcosa in più che fa distinguere il sacro dal profano, il privato dal pubblico, il desiderio dal dolore.

Interpretarlo sarà compito gradito alla luce della compostezza simbolica ed emotiva, della linearità narrativa e sentimentale.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Ho sognato di avere un appuntamento con due amiche in un caffè della mia città.”

Bernie esordisce con la sua vena relazionale e con il suo bisogno di gente, di persone a cui esibire il suo e con cui condividere l’altrui. Le “due amiche” rappresentano la parte relazionale migliore della protagonista, così come il “caffè” rievoca il luogo poetico e creativo dello scambio. La “mia città” è lo spazio protettivo d’investimento delle energie, un luogo ampio che denota la sicurezza con cui Bernie distribuisce e agisce le sue pulsioni sociali. A tutti gli effetti simbolici Bernie ha un incontro ravvicinato del suo tipo con se stessa. È in procinto di tirare fuori dal suo cilindro psichico l’oggetto magico che l’attrae e la cruccia.

Arrivata in anticipo, mi rendo conto, vedendomi riflessa su una vetrina, che sono vestita con abbigliamento che di solito uso per dormire, ma non è un vero e proprio pigiama.”

Bernie è ansiosa e ha la consapevolezza di esibire una “parte psichica” intima e privata secondo una modalità compatibile agli occhi degli altri, alla visione della gente, alla sensibilità della folla. Bernie ricorda un periodo della sua vita in cui si fidava e si affidava al prossimo con spigliatezza e con disinvoltura, un’età in cui le promesse del domani si coniugavano con i desideri e le aspettative aspiravano a concretizzarsi. Bernie si compiace di se sessa, ha coscienza di essere una bella donna e sfodera il suo narcisismo nell’immagine e nei modi di relazionarsi. Ricordo che ci sono dei luoghi, oltre che la casa, in cui è normale esibirsi in in un “quasi pigiama”.

I simboli dicono che c’è ansia nell’arrivare “in anticipo”, che “mi rendo conto” è una funzione dell’Io e attesta di una presa di coscienza, così come alla “posizione psichica narcisistica” appartiene la consapevolezza di “vedendomi riflessa su una vetrina”. Ancora: il “vestita” condensa i modi di trasparire e di apparire, “l’abbigliamento che di solito uso per dormire” dice che si tratta di modalità psichiche molto personali e quasi intime che possono essere esibite perché non sono “un vero e proprio pigiama”.

Decido di tornare a casa a cambiarmi, visto che ho tempo e vado verso l’auto (una BMW 5 che, nella realtà, ho venduto nel 2011).”

Bernie precisa il tempo della trama rievocata nel sogno. Oltre alla normale “regressione” onirica, abbiamo una “regressione” temporale finalizzata a combinare in parole e in immagini le fila di un discorso già fatto e di un’esperienza già vissuta. Bernie torna indietro nel tempo e si veste dei panni di quel momento della sua vita e s’imbatte, non certo a caso, nella vita intima e sessuale di allora. Interessante è la precisazione vigile del tipo di macchina, “una BMW 5”, e dell’alienazione del bene, “ho venduto nel 2011”, come a dire che Bernie rispetto a quel tempo si è rinnovata nella sostanza e nei modi. Il viaggio a ritroso è iniziato e il sogno trova il materiale psichico da comporre in base alle intensità emotive che contiene. Non resta che seguirlo con diligenza e cortesia.

Analisi della simbologia: “decido” attesta della volitività dell’Io nel deliberare e letteralmente significa “taglio” i fronzoli e vado al sodo, “tornare a casa a cambiarmi” si traduce con “rientro in me stessa e rifletto sulla prossima esibizione delle mie “parti psichiche”, “visto” è una funzione valutativa dell’Io consapevole, ”ho tempo” si traduce “posso e ho potere” secondo una padronanza degli eventi che stanno per emergere, “l’auto” contiene l’apparato sessuale e genitale con i suoi automatismi neurovegetativi. “Vado verso” è il simbolo del principio della “intenzionalità della coscienza” scoperto da Brentano, del fatto che la psiche si dirige sempre verso un “oggetto” ben preciso. Bernie, infatti, sta sognando e spontaneamente e naturalmente si sta dirigendo verso una esperienza importante e formativa della sua vita.

Il tempo peggiora e apro l’ombrello.”

Il sogno si avvia verso la rievocazione di un qualcosa di pesante, per cui è opportuno, se non necessario, difendersi dalle tensioni e dalle emozioni connesse. Bernie si avvia verso il dolore e si tutela con la copertura della sua Mente e del suo Corpo, delle sue idee e delle sue sensazioni. Il breve quadretto è la precisa allegoria dei “meccanismi psichici di difesa” dall’angoscia che istruiamo quando l’equilibrio psicofisico può vacillare: la crisi può arrivare ed è tempo di difendersi dagli eccessi emotivi. Bernie si dispone all’equilibrio migliore possibile nelle condizioni date.

La simbologia attesta che “Il tempo peggiora” traduce l’insorgenza di forti emozioni, così come “apro l’ombrello” rappresenta i “meccanismi psichici di difesa” dall’angoscia. Il prosieguo del sogno ci dirà da cosa inizia a difendersi Bernie.

Io riesco a ripararmi, ma nella mia borsa è entrata tanta acqua.”

Bernie è sana e salva, è integra. Soltanto la sua “borsa” è in crisi. Componiamo i due elementi onirici nei simboli corrispondenti e viene fuori che Bernie ha vissuto un trauma nel suo grembo e nel suo apparato genitale. L’allegoria della gravidanza è perfettamente riprodotta in “nella mia borsa è entrata tanta acqua”. Il “processo primario” offre alla funzione onirica i meccanismi della “condensazione” e della “figurabilità” per rappresentare un dato psicofisico, la gravidanza per l’appunto.

Ma perché Bernie è tanto contrariata dal desiderio di gravidanza o dal fatto che è incinta?

Ma perché Bernie scinde il suo grembo dal resto del suo corpo?

Domande lecite, ma bisogna procedere con garbo per capire.

I simboli dicono che “riesco a ripararmi” attesta della difesa da un pericolo, così come la “borsa” coniuga il grembo femminile e la recettività sessuale, “è entrata” significa fecondazione, “tanta acqua” è simbolo del liquido amniotico e della maternità. Il meccanismo di difesa della “razionalizzazione” sta tutto perfettamente dentro a “riesco a ripararmi”. Bernie usa il cervello per non farsi male o per non cadere nelle spire di un’intensa “paura senza oggetto” come l’angoscia.

Ricordo vagamente dove è parcheggiata l’auto.”

Bernie ha subito una violenza, ma non una violenza violenta, una violenza legale come quelle domestiche e familiari che tantissimo contraddistinguono i nostri tempi e le relazioni tra un uomo e una donna. Il sogno dice chiaramente che Bernie ha subito un trauma genitale, possibilmente un ingravidamento che esulava dalla sua volontà e dalla sua programmazione. Bernie aveva ben considerato che facendo sesso poteva restare incinta, ma l’eiaculazione e la fecondazione sono avvenute a sua insaputa. Questa è una violenza domestica, ma non basta. Quando è successo il fatto, Bernie era impreparata, non c’era nel coito, non partecipava all’amplesso. Il suo organo sessuale non percepiva e non era in sintonia con il partner.

Vediamo i simboli.

Il “ricordo vagamente” attesta simbolicamente di uno stato sub-liminare della coscienza e di una caduta della vigilanza dell’Io. Quello che è auspicabile nell’amplesso sessuale per approdare all’orgasmo, non è quello che sta vivendo Bernie. Il sogno dice chiaramente di una sua assenza dalla dinamica e di un distacco dal quadro in movimento. “L’auto” rappresenta l’organo sessuale e l’automatismo neurovegetativo, “vagamente” è caduta della vigilanza, “parcheggiata” dice della collocazione e della partecipazione psicofisiche. Il tutto simbolico conferma quanto detto in precedenza.

Passo sotto un portico di un condominio, convinta di trovare l’auto subito al di fuori di esso, ma non c’è.”

Bernie è alla ricerca della sua identità sessuale femminile e istruisce le difese per non incorrere in altri traumi proprio collocandosi in mezzo alla gente. Bernie sa che la folla consente un rafforzamento della propria identità psichica, ma questa operazione, classica dopo un trauma, non funziona.

Vediamo i simboli. Il “portico” rappresenta una difesa psichica e una copertura relazionale. Il “condominio” condensa lo stare insieme e la convivenza sociale. “Convinta di trovare l’auto” attesta della ricerca d’identità psicofisica femminile. “Al di fuori di esso” si traduce senza smarrire la mia individualità. “Non c’è” è la vanificazione della ricerca.

La situazione di Bernie è contraddistinta da una leggera angoscia dell’indistinto e dell’indifferenziato. La donna cerca la sua femminilità e non la trova, per cui si sente nella terra di nessuno: una brutta sensazione.

Vado in un parcheggio lì vicino, dove entro anche in un giardino tappezzato di tessuto chiaro così come i cani, forse due levrieri, avvolti in questo tessuto (mi pare azzurrino) che li decora con un grande fiocco.”

Bernie aggiunge al suo sogno elementi che avvalorano l’interpretazione. “I cani”, avvolti nel tessuto azzurrino e decorati con un grande fiocco, parlano di natalità e chiariscono il suo vissuto di diventare madre. Bernie nel 2011 ha vissuto l’esperienza della maternità in maniera contrastata, rivede la realtà di allora e ne rivive le sensazioni. Questa “regressione” è terapeutica perché è funzionale al recupero di “parti di sé” che in passato Bernie non aveva potuto rielaborare. Il sogno oscilla tra il desiderio di maternità e la realtà di un’esperienza infausta. Il prosieguo chiarirà la vertenza.

I simboli dicono che il “parcheggio” è un’area di sosta per la macchina, un luogo di attesa intriso di intimità. Il “giardino” rappresenta la realtà psichica in atto e in versione bella e ovattata, “tappezzata di tessuto chiaro”. I “cani” indicano la dipendenza psichica. “Avvolti in questo tessuto” conferma la protezione affettiva. Il “fiocco” azzurro è indizio della nascita di due maschietti nella cultura e nei balconi delle case della gente.

Torno indietro, ma non riesco a trovare la mia auto. Intanto la pioggia si fa sempre più intensa.”

La difesa della “regressione” non è bastata e non è servita ad attenuare il dolore della maternità contrastata o mancata, del desiderio inappagato o della imposizione subita. Bernie è ai ferri corti con la sua “femmina”, più che con la sua “femminilità”. Non riesce a ritrovarsi nella vita e nella vitalità sessuale. Per il momento l’unica operazione psichica possibile e salutare è quella di alleviare i sensi di colpa, di operare una “catarsi” delle pendenze psichiche a suo carico, di tutto quel materiale che rimprovera a se stessa e alla sua immaturità nel sapersi affermare e imporre.

I simboli attestano di una marcia indietro in “torno indietro” e di una revisione del materiale psichico emerso, di un’incapacità a ritrovarsi a livello sessuale e di un bisogno di riformularsi per andare avanti nella sua vita: “non riesco a trovare la mia auto”. La “pioggia” lava i sensi di colpa che inevitabilmente arrivano e inesorabilmente infieriscono sul problema o sul trauma. “Sempre più intensa” esprime l’intensità del cumulo di colpe da espiare. In ogni caso l’effetto “pioggia” è decisamente salutare e lascia ben sperare per un’efficace presa di coscienza e una robusta ripresa della “razionalizzazione” dei vissuti. Al di là di tutti i traumi e i dolori, si può tranquillamente affermare che l’anno 2011 non è stato fausto per la protagonista del sogno. In questo non si è lontani dal vero.

Nota finale: il sogno di Bernie si chiude con l’effetto psicoterapeutico in atto e in prosieguo e riconferma, qualora ce ne fosse bisogno, quanto il sognare sia benefico e salutare per la nostra vita corrente.

PSICODINAMICA

Il sogno di Bernie svolge in maniera pacata la psicodinamica della maternità contrastata, elabora la “posizione psichica genitale” e si colloca temporalmente in un’esperienza vissuta nel 2011 dal suo corpo e dalla sua mente. Il vissuto viene ripulito dai sensi di colpa da una “catarsi” ben simboleggiata dalla pioggia “sempre più intensa”.

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

Dei “simboli” si è ampiamente detto. Il sogno di Bernie ne contiene tantissimi. Degni di nota sono i seguenti: “caffè”, “vetrina”, “abbigliamento”, “auto”, “ombrello”, “borsa”, “acqua”, “auto”, “portico”, “pioggia”.

Non si sono evidenziati “archetipi” o simboli universali in maniera conclamata. La maternità è risolta da Bernie come esperienza personale.

Il sogno di Bernie richiama il “fantasma” dell’identità sessuale in riferimento alla maternità.

Sono presenti le seguenti istanze psichiche: l’Io vigilante e razionale in “vedendomi” e in “mi rendo conto” e in “visto” e in “decido”, l’Es o rappresentazione delle pulsioni in “nella mia borsa è entrata tanta acqua. Ricordo vagamente dove è parcheggiata l’auto”. Il “Super-Io” o istanza psichica censoria e limitante non è presente.

Il sogno di Bernie presenta la “posizione psichica fallico-narcisistica” in “riflessa su una vetrina” e la “posizione psichica genitale” in “nella mia borsa è entrata tanta acqua.”

Bernie usa nel sogno i seguenti “meccanismi psichici di difesa”: la “condensazione” in “caffè” e in “abbigliamento” e in “pioggia” e in “borsa” e in altro, lo “spostamento” in “auto” e in “cani”, la “figurabilità” in “Il tempo peggiora e apro l’ombrello” e in “nella mia borsa è entrata tanta acqua”, la “razionalizzazione” in “riesco a ripararmi”. Il processo psichico di difesa della della “regressione” è manifesto in “Vado in un parcheggio” e in “torno indietro”, oltre che nei limiti della funzione onirica.

Il sogno di Bernie manifesta un tratto “genitale” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva” a metà tra il “fallico-narcisistica” e il “genitale”.

Le “figure retoriche” elaborate da Bernie nel suo sogno sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “pigiama” e in “casa” e in “ombrello” e in “borsa” e in “portico” e in “pioggia”, la “metonimia” o nesso logico in “auto” e in “acqua”. Ricordo le allegorie della gravidanza in “nella mia borsa è entrata tanta acqua” e dei meccanismi psichici di difesa dall’angoscia in “Il tempo peggiora e apro l’ombrello”.

La “diagnosi” dice di una maternità contrastata e di un possibile trauma al riguardo e con recupero dell’identità sessuale femminile.

La “prognosi impone a Bernie di tenere sempre sotto controllo la pulsione alla maternità tramite la “razionalizzazione” e di investire in maniera efficace le energie nell’amor proprio e nel gusto intenso delle proprie azioni e della propria vita.

Il “rischio psicopatologico” si attesta in un “ritorno del rimosso” e in una conversione del contrasto e del trauma in un sintomo psiconevrotico con caduta della qualità della vita e dell’umore.

Il “grado di purezza” del sogno di Bernie è “buono” in quanto la simbologia è vasta e combinata in maniera consequenziale.

La “causa scatenante” del sogno di Bernie può essere un semplice ricordo o una libera associazione.

La “qualità” del sogno di Bernie è il movimento nello spazio.

Il sogno di Bernie può essere stato elaborato durante la seconda fase del sonno REM.

Il “fattore allucinatorio” si attesta nel senso della “vista” in “vedendomi riflessa”, ma soprattutto nel movimento in “arrivata” e in “tornare” e in “passo” e in “vado” e in “entro” e in “torno indietro”.

Il “grado di attendibilità” dell’interpretazione del sogno di Bernie è “buono”. La presenza di tanti simboli ha trovato la giusta interazione.

DOMANDE & RISPOSTE

L’interpretazione del sogno di Bernie è stata sottoposta alla riflessione di una lettrice anonima che di mestiere fa l’avvocato. Sono emerse le seguenti domande e sono conseguite le seguenti risposte.

Domanda

Come immagina Bernie?

Risposta

Bernie è una persona compatta che vive tra la bellezza e l’altruismo.

Domanda

Lei ha fatto riferimento alla violenza domestica sulle donne. Mi spiega meglio?

Risposta

Le violenze sulle donne e sui minori avvengono per il novanta e passa per cento entro le mura domestiche e sono di vario tipo e di varia qualità. E’ violenza psichica dire al proprio figlio che è un cretino ed è violenza fisica dargli una sberla. Ma le due violenze, purtroppo, non sono separabili perché non esiste una violenza nel corpo che non si riverberi nella psiche e viceversa. E’ violenza psichica la prevaricazione tra moglie e marito ed è violenza fisica qualsiasi offesa al corpo. Vale quanto ho detto prima. Tralascio la violenza omicida che colpisce l’universo femminile in questo periodo. Aggiungo che dentro l’alcova spesso si consumano illegalità inaudite e violenze sottili. Nel sogno di Bernie ci può essere una violenza da parte del partner nel rischio di gravidanza causato da un atto inconsulto e deliberatamente personale. Spesso la donna non viene consultata sull’esito finale del coito e viene vissuta culturalmente alla mercé del maschio e trattata come l’oggetto di scarico della sua “libido” e della sua volontà di potenza. Riporto un dato statistico su questo insano costume in Africa, ma la questione è internazionale. Una donna nigeriana partorisce cinque o sei figli se non muore di parto. La relazione tra natalità e produzione dei beni di sopravvivenza è tragica. La prima viaggia in progressione geometrica, la seconda in progressione aritmetica, (moltiplicando o addizionando), per cui la selezione naturale, che è già tremenda con l’alta soglia della mortalità infantile, è inevitabile per mancanza di cibo. Le organizzazioni internazionali stanno insegnando alle donne i metodi contraccettivi, ma devono insegnare soprattutto agli uomini a non disperdere il seme in qualsiasi anfratto. L’invasione del vecchio continente da parte di questa gente è una fuga naturale verso la vita e non si può risolvere con leggi repressive, bensì con politiche di educazione e di sostegno a lungo termine.

Domanda

Sono pienamente d’accordo e aggiungerei che il quadro delle violenze va rivisto dal legislatore e che i codici devono essere aggiornati nei tanti modi di arrecare danno al prossimo. In sostanza, se il mio uomo eiacula nella mia vagina senza il mio consenso, questa è una violenza e soprattutto in prospettiva di una gravidanza indesiderata e di tutto quello che comporta nell’esistenza di una donna. Non a caso le femministe gridavano nel mitico “sessantotto” che “l’utero è mio e me lo gestisco io”. Si riferivano soprattutto al diritto all’aborto e all’uso di contraccettivi.

Risposta

La rivoluzione culturale del “sessantotto” è stata uno spartiacque tra il passato fascista e il rinnovamento liberale. Non si sono mai valutati abbastanza i benefici effetti che essa ha prodotto nella mentalità della gente. Al di là delle degenerazioni terroristiche, il movimento mondiale del “sessantotto” ha visto l’alleanza tra operai e studenti e ha contribuito a demolire le monolitiche certezze e strutture del passato.

Domanda

Tornando a Bernie, l’anno 2011 è stato un brutto periodo della sua vita.

Risposta

Il 2011 è stato un momento di transizione tra la donna ancora adolescente nella mentalità e la donna che si impegnava socialmente con una convivenza o con un matrimonio e che portava in evoluzione le sue potenzialità. Credo che sia stato un anno formativo e di svolta. Ogni male non viene per nuocere. Tutto si evolve e non si può restringere in categorie morali.

Domanda

In quale luogo si può indossare il pigiama senza stridore?

Risposta

In ospedale non fa alcuno stridore. Forse Bernie ha rievocato questo tipo di esperienza. Spesso nei sogni ricorrono queste situazioni di grande preoccupazione e il sognarle ha un effetto psicoterapeutico doppio: scarica le tensioni congelate e, se il sogno viene interpretato e capito, aiuta la “razionalizzazione” del trauma.

Domanda

Interessante, ma ci vuole uno specialista del sogno per farlo funzionare al cento per cento, uno come lei che ci sa fare nel settore. Appartiene a una scuola o ha fondato una scuola per caso?

Risposta

Risposte negative: non appartengo a niente e a nessuno, non potrei essere fondatore di alcunché semplicemente perché i fondamenti teorici della mia modalità interpretativa non sono miei. Io ho rielaborato parte del “Sapere” psicoanalitico in riferimento al sogno e l’ho applicato secondo una griglia che, nello spazio di tre anni e soprattutto grazie al contributo dei marinai che mi hanno mandato i loro sogni, ho approfondito e aggiustato al meglio. Niente di originale nel mio lavoro, tutto è stato detto. Io sono un eclettico che ha messo insieme, sempre in riguardo al fenomeno onirico, un quadro teorico e pratico che era congeniale alla mia formazione.

Domanda

Mi racconta qualcosa della sua formazione?

Risposta

Negli anni settanta, quando la facoltà di Psicologia sfornava i primi psicologi, eravamo un pugno di amici che studiavano a Milano l’ipnositerapia e l’ipnosi fantasmatica con il benamato Giammario Balzarini, il fondatore della prima scuola di psicoterapia psicologica in quel di Cremona. Ci siamo ritrovati per quattro indimenticabili e proficui anni e ci siamo formati sui fantasmi e sul loro significato: Analisi immaginativa. Il resto è venuto da sé. Giammario ci ha lasciati, ma i suoi allievi hanno portato avanti la scuola. In quel periodo ho avuto la possibilità di avere come docenti psicoanalisti del calibro di Carlo Ravasini e Diego Napolitani, nonché la Mirella Novelli Curi che oltre a sapere le teorie, sapeva anche insegnare da dio.

Domanda

Il suo lavoro sul blog è assolutamente gratuito?

Risposta

Assolutamente e, come ho scritto, io restituisco tutto quello che ho ricevuto dalla gente in termini di conoscenze della psiche. Posso affermare che tra la pratica e la grammatica, tra le teorie psicologiche e la psicoterapia io preferisco la seconda e semplicemente perché ho imparato sul campo tutto quello che non c’era sui libri o che non avevo letto.

Domanda

So che si definisce poeta contadino.

Risposta

Io sono fondamentalmente contadino e coltivo i miei alberi in Sicilia durante la buona stagione. D’inverno torno nel laborioso e civile Veneto che mi ha ospitato dal 1973. In tutte le stagioni e ogni sabato immancabilmente pubblico un articolo sul blog. Attualmente gli archivi contengono 215 interpretazioni di sogni che dimostrano anche l’evoluzione della teoria e della pratica. Più che poeta, sono uno scrittore di cose psicologiche.

Domanda

Quale canzone ha scelto per il sogno di Bernie?

Risposta

La scelta è obbligata: “la borsa di una donna” cantata dalla voce originale di Noemi. Il testo è particolarmente bello nella sua semplicità ed è scritto a più mani da uomini. Non mi dilungo e ve lo propongo. Alla prossima e grazie mille e ancora mille.

IL TRAVAGLIO DELL’ISTINTO MATERNO

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Io e mia madre eravamo sedute in giardino a parlare.
Viene fuori dalla terra un neonato che si muove come un lombrico. Era morto, sporco, deformato e strano.
Mia madre lo prende in braccio molto tranquillamente e inizia a raccontarmi che quello era un bambino morto molto tempo fa e che la famiglia di origine, non sapendo dove metterlo, lo aveva sepolto nel nostro giardino.
Non riuscivo a toccarlo. Avrei voluto prenderlo in braccio per calmarlo, ma non riuscivo a toccarlo. Invece mia madre lo accudiva tranquillamente.
Mia madre ha chiamato i genitori del bambino ed è arrivata la madre e anche lei, come se nulla fosse, lo ha preso in braccio mentre io ero sempre più scioccata per quello che stava succedendo e per la loro tranquillità inappropriata.
A questo punto iniziano a parlare e ad accordarsi per le onoranze funebri, ma il bambino era sempre più vivo.
Loro parlavano della sua morte e invece a me il neonato sembrava sempre più vivo e questo mi creava angoscia.
Il sogno si conclude con la signora che si porta via il neonato.”

Questo è il sogno di Carla.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il sogno di Carla oscilla tra l’angoscia del lutto per la morte di un bambino appena nato e l’onnipotenza di risuscitarlo, si consuma tra la “pietas” del giusto rito funebre e l’istinto femminile di far coincidere gli opposti della Vita e della Morte, possibilmente al fine di far trionfare la Vita.
Quest’ultima è la classica tematica archetipale intorno alle origini della Vita, quella che concilia gli opposti Eros e Thanatos incentrandoli sulla Dea Madre, la Signora della Vita e della Morte, la depositaria della Legge del Sangue. Per dirla in termini mitici il “Principio Femminile” contiene il “Principio Maschile” e lo partorisce relegandolo in posizione subalterna a Signore della Storia e della Cultura.
Ma, al di là degli archetipi, la tematica sulla Vita e sulla Morte è soprattutto la dimensione psicofisica di ogni donna che sin da bambina e da adolescente è chiamata a dare una risposta alle future possibili esperienze della fecondazione, della gravidanza e della maternità, un’evoluzione che inizia a livello psicologico con il “fantasma della maternità” elaborato nell’infanzia e che si attesta nello schema concettuale della maternità e nella disposizione alla possibilità reale di avere figli: “posizione psichica genitale” con investimenti di omonima “libido”.
Conoscere scientificamente il processo della maternità è freddo, ricco di distacco e di razionalità. Sentire e aver sapore della maternità è caldo, ricco di emozioni e di fantasie. La donna arriva all’età matura per diventare madre con un corredo articolato di ibridi vissuti e di ricche conoscenze. Se questo “iter” psichico è consequenziale e ben assimilato, la disposizione alla gravidanza e al parto è lineare e benefica. Se sono intercorsi ostacoli emotivi nella formazione alla maternità, subentrano le resistenze e le difese psichiche, nonché i pregiudizi e le remore culturali fino a sfociare nell’opposizione acritica e nella negazione drastica. Buona parte di questo psicodramma è recitato dall’evoluzione del “fantasma della maternità”, piuttosto che dal “concetto della maternità”. Quest’ultimo viene, più che altro, in soccorso delle donne in crisi e attenua le sferzate nefaste delle energie tralignate in tensioni girovaghe e in cerca di sballo: conversione isterica.
Vengo a spiegarmi ed esemplifico.
La bambina si imbatte prima o poi nella realtà della gravidanza sotto la forma dei discorsi educativi o sotto la forma concreta del pancione, crescente come la luna, della mamma o di un’altra donna. In maniera spontanea la bambina si chiede come farà il bambino a uscire dalla pancia senza lacerarla e quale destino è riservato alla povera madre. La proiezione nel suo futuro di donna è immediato e consequenziale. La bambina valuta la possibilità di essere madre e mette in discussione le precedenti teorie fantasiose che ha ricevuto dagli adulti intorno alla maternità. E allora si rammenta della teoria vegetariana dei cavoli, della teoria aerea della cicogna, delle altre fandonie che da ogni dove le hanno raccontato. Si sente tanto presa in giro dai genitori e dagli adulti a cui si era affidata, per cui matura la decisione di lasciarli nella loro ignoranza, di fare da sé, di istruirsi in proprio e magari con l’aiuto di qualche amichetta più scaltra e bonariamente navigata. E in questa ricerca si forma e si completa il “fantasma della maternità”, la rappresentazione emotiva del diventare madre, un quadro a metà tra il “sentire” e il “sapere”, tra la forza dei sensi e l’esigenza di conoscere, tra la fantasia e la realtà. Il “fantasma della maternità”, come dicevo in precedenza, non riguarda soltanto l’essere madre, ma contiene a suo supporto tutto il trambusto emotivo in riguardo alla sessualità, alla mestruazione, alla deflorazione, alla fecondazione, alla gravidanza e al parto. Il “fantasma della maternità” è continuamente nutrito dai “fantasmi” suddetti, per cui si può considerare la formazione finale come la sintesi emotiva e razionale del completamento dell’essere donna e della possibilità di diventare madre. Del resto, la maternità è l’esperienza naturale che completa le potenzialità psicofisiche dell’universo femminile.
Il discorso sui “fantasmi” si poteva concludere abbondantemente qua, ma non è così perché dalla possibile esperienza della maternità viene richiamato il famigerato “fantasma di morte” con la sua insanabile angoscia. Il parto avviene nel dolore e con il rischio di morire, almeno così scrivono nei libri inoppugnabili sin dall’antichità e così dicono le madri dopo averlo vissuto e inscritto nel loro corpo come il marchio del ranch nelle terga delle mucche argentine. Del resto, tra le fantasie della bambina e della donna incinta troviamo la funesta possibilità di essere lacerata dal feto durante il parto. La bambina si chiedeva tra sé e sé “da dove uscirà il bambino?” e “come farà a uscire?”. La donna, oltre alla paura della lacerazione, aggiunge la costrizione alla gravidanza e l’impossibilità di potersi liberare del feto in maniera accettabile e indolore. Specialmente la costrizione a portare avanti la gravidanza è tormentosa e struggente e produce una tensione costante che non fa di certo bene alla donna e al feto.
Non trascuriamo i fattori culturali in questa breve disamina sulla psicologia profonda della maternità. In passato, secoli che diventano millenni senza colpo ferire, il ruolo della donna era incentrato sulla maternità e sulla soccombenza dell’inferiorità. Nella famiglia patriarcale la donna faceva tutto e di tutto oltre alla figliolanza e qualora aveva la fortuna di sopravvivere alla tante reiterate e puntuali maternità. Gli schemi culturali, sociali, politici e religiosi, relegavano la donna negli angusti recinti della costrizione psicofisica, magari dopo averla esaltata come la depositaria dell’amore e della conservazione della Specie: Ontogenesi e Filogenesi. Era una magrissima consolazione, perché la donna dipendeva dal maschio per l’incremento demografico, per la non fornicazione, per l’amor di patria e per il bisogno di manodopera. L’educazione perpetuava a scuola i vecchi schemi in riguardo al pianeta donna. I grandi sacerdoti, senza saper né leggere e né scrivere su questi temi per ordine acquisito e per voto consacrato, prescrivevano di fare sesso soltanto per fare figli, altrimenti le porte della Geenna, la discarica di Gerusalemme sempre in fiamme, si sarebbero aperte per questa donna disobbediente e sgualdrina, come Lilith, la prima donna del Genesi, l’anti-Eva, quella che voleva stare sopra Adamo durante il coito, quella che simbolicamente competeva con il maschio intorno al tema del primato. Quanto la Religione maschile abbia inciso fino a poco tempo fa sulla soccombenza della donna, si condensa sul rito lustrale della madre dopo la quarantena in tante regioni italiane. La neo-madre era sottoposta alla purificazione per essere riammessa nella comunità cristiana. Ma di cosa doveva purificarsi? La risposta è immediata e apparentemente assurda: la donna doveva far “catarsi” della colpa, meglio del peccato di essere stata dipendente dal desiderio del maschio e doveva sanare le impurità del sangue. Quante madri hanno subito anche il trauma dell’esclusione dal gruppo e dalla comunità! Il dato più impressionante è che erano le stesse donne, le vecchie, a gestire e perpetuare il rito della purificazione e dell’umiliazione della donna dopo la missione felicemente compiuta. Perché se era morta di parto, serviva soltanto il funerale e avanti la prossima e la prossima volta. Impressiona sapere che fino all’altro ieri si viveva con tanta crudeltà e si giustificavano atti infami con un assurdo sentimento religioso.
L’evoluzione degli ultimi cinquant’anni fortunatamente è stata prospera e si profila degna di interesse per la donna e per le sorti dell’umanità, nonostante l’incremento demografico non dia segni di tregua a causa della tribalità libidica e della diseducazione demografica degli abitanti dei continenti meno progrediti e non soltanto a livello economico.
Il titolo del sogno di Carla, “il travaglio dell’istinto materno”, è ampiamente azzeccato e giustificato, oltre che utile a confermare che l’evoluzione verso la realizzazione della maternità è costellata di conflitti e di sofferenze che implicano la formazione psichica in riguardo alla sessualità e alla libera gestione dei diritti del proprio corpo e in barba, possibilmente, alla bacchettoneria religiosa e al sopruso politico.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Io e mia madre eravamo sedute in giardino a parlare.”

Due donne significative in primo piano: “Io e mia madre”. En passant, è anche il titolo del mio ultimo libro sullo psicodramma dell’anoressia mentale. Carla esordisce esibendo un buon rapporto con la madre, una relazione matura e “genitale” fatta di scambio di affetti tra le parole. Il “giardino” rappresenta la realtà sociale e civile in una forma ridente e artefatta. Lo stare “sedute” contiene l’istanza riflessiva e la consistenza delle proprie idee. “Parlare” è “libido genitale” in esercizio sotto forma di interesse e di dono, proprio un volersi bene. L’introduzione è accattivante e ottima per svolgere qualsiasi psicodinamica al femminile.

“Viene fuori dalla terra un neonato che si muove come un lombrico. Era morto, sporco, deformato e strano.”

Dalla distensione del primo quadretto familiare si passa, anzi si trapassa, direttamente nella dimensione della maternità, la versione esteticamente brutta e fantasiosamente negativa per l’appunto. Si presenta immediatamente assieme al problema anche il “fantasma della maternità” di Carla nella “parte negativa”. Ho sempre spiegato che il “fantasma” è una rappresentazione emotiva sottoposta al meccanismo della “scissione” o “splitting”, per cui ha una valenza “buona” e una valenza “cattiva”, Queste sono tutte scoperte di Melanie Klein nell’esercizio della sua attività clinica con i bambini. La “terra” è un classico simbolo della Madre, un “archetipo” della greca e mitica Gea, a riprova che Carla è tutta presa dalla dimensione psicofisica materna e in particolare dal parto e dalla nascita di un bambino che viene assimilato nel suo muoversi a un “lombrico”, un simbolo dello spermatozoo che in questo caso si estende a “un neonato” proprio per la sua interazione con la “terra”. Vediamo gli attributi di questo strano essere venuto alla luce. L’essere “morto” è in contraddizione con il “si muoveva” di prima, ma simbolicamente equivale una carica aggressiva molto forte, mortifera per l’appunto, scaricata sul feto a valida testimonianza della paura di Carla nei confronti del feto che deve essere partorito: angoscia da parto. L’essere “sporco” si traduce simbolicamente nella mole dei sensi di colpa che Carla vive nei riguardi del suo vissuto negativo e della sua aggressività nei riguardi della maternità e del figlio. L’essere “deformato” condensa ancora simbolicamente la carica aggressiva sullo stesso oggetto di prima, il neonato, il bimbo appena nato, in quanto Carla proietta le sue paure di avere un figlio e di non essere una madre perfetta, quella che non fa le cose per bene. L’essere “strano” traduce simbolicamente l’attrazione e la repulsione nei riguardi non del bambino appena nato, ma della sua possibile esperienza della maternità. Notevole è nell’immediato il conflitto che Carla vive in riguardo alla sua possibilità di diventare madre e all’uopo e per difesa tira fuori tutte le negatività del suo “fantasma”: “morto”, “sporco”, “deformato” e “strano”. Proseguendo nella decodificazione teniamo in considerazione questo esordio ambivalente tra istinto-desiderio ed esperienza-realtà.

“Mia madre lo prende in braccio molto tranquillamente e inizia a raccontarmi che quello era un bambino morto molto tempo fa e che la famiglia di origine, non sapendo dove metterlo, lo aveva sepolto nel nostro giardino.”

Il quadro e lo psicodramma si completano e si spiegano. Carla è brava nel razionalizzare il materiale che sta allucinando in sogno. La comunicazione della madre ha tutta l’evidenza della realtà, come se fosse un fatto veramente successo a cui non si può dare una valenza simbolica anche se la contiene. Carla ha già proiettato sul bambino la sua aggressività mortifera e adesso può soltanto recuperare la “parte positiva” del suo “fantasma”. La madre insegna alla figlia la “pietas” nei riguardi della morte e nello specifico del bambino, l’accettazione e il riconoscimento dell’ineludibile “sora nostra morte corporale” alla Franceso d’Assisi o “Thanatos” alla greca. La sepoltura e il ritorno nel grembo della dea Madre, la terra del giardino della casa, sono il compimento e il culmine di questo rito culturale e civile, indice di evoluzione storica di un popolo e di esorcismo dell’angoscia della fine. “Mater docet”, “mater et magistra”, la madre insegna alla figlia, meglio Carla si fa insegnare dalla madre, donna di esperienza, come si fa a perdere un figlio appena nato e a congedarsi da lui senza angoscia della perdita e razionalizzando il lutto. Ricordo che la psicodinamica del sogno di Carla verte sull’istinto materno e sull’ambivalenza del “fantasma della maternità”, per cui l’insegnamento della madre rappresenta l’identificazione psicofisica che la figlia deve operare per essere a sua volta madre, una “identificazione” contrastata a causa della paura della gravidanza e del parto. Le contraddizioni saranno evidenti nel prosieguo del sogno. Degna di nota è la difesa dall’angoscia operata da Carla nel formulare il bambino come un estraneo e non un suo fratello e nel coinvolgere la madre come aiuto di un’altra madre nell’atto del congedo. Il “nostro giardino” rappresenta la possibilità reale di vivere la stessa esperienza luttuosa. Lo “spostamento” è evidente come “meccanismo di difesa” dall’angoscia.

“Non riuscivo a toccarlo. Avrei voluto prenderlo in braccio per calmarlo, ma non riuscivo a toccarlo. Invece mia madre lo accudiva tranquillamente.”

L’esperienza fa la differenza. L’anelito della figlia si evidenzia nell’incapacità di “toccare” il bambino che per la madre è morto e per la figlia è vivo. L’accudimento della figlia si attesta nel “prenderlo in braccio per calmarlo”, mentre quello della madre nel toccarlo e comporre il piccolo feretro nella tomba. Questo è un altro bel contrasto che ritorna nella psicologia della maternità di Carla. A tutti gli effetti si ripresenta l’istinto materno e l’angoscia di diventare madre. Carla si dice: “mia madre sa di sé, io non so di me semplicemente perché non ho partorito un figlio, ma in compenso ho un bel “fantasma” che si sdoppia nell’istinto-desiderio e nell’angoscia di morte, il parto che mi realizza e il parto che mi uccide”. L’identificazione nella figura materna è andata in porto per quanto riguarda l’esser femmina e la femminilità, ma ancora non si completa nell’esser madre. In questo spaccato domina l’allucinazione del tatto nel reiterato “non riuscivo a toccarlo”. Il sogno di Carla si snoda più sul versante narrativo che sul versante simbolico, svolge la psicodinamica di base in maniera discorsiva.

“Mia madre ha chiamato i genitori del bambino ed è arrivata la madre e anche lei, come se nulla fosse, lo ha preso in braccio mentre io ero sempre più scioccata per quello che stava succedendo e per la loro tranquillità inappropriata.”

Come dicevo, il racconto prevale e si complica con l’inserimento nella scena dei genitori del bambino morto. Continua anche l’equivoco sullo stato biologico di quest’ultimo e si inasprisce nell’angoscia perché si rischia di seppellire un bambino vivo. Carla non sa che pesci pigliare di fronte alla “tranquillità inappropriata” di sua madre e della madre del bambino. La distonia logica ed emotiva è lampante ed è tutta intera dentro la protagonista del sogno. Carla si proietta a destra e a manca per confermare il suo dilemma di donna che desidera un figlio e che teme per la sua incolumità. Carla chiama in causa, dopo sua madre, anche i genitori del bambino per confermare che non è giusto seppellire un bambino vivo: “scioccata per quello che stava succedendo e per la loro tranquillità inappropriata.” In questo capoverso ci sono tutti i richiami alla modalità di essere madre nel bene e nel male.

“A questo punto iniziano a parlare e ad accordarsi per le onoranze funebri, ma il bambino era sempre più vivo.”

E’ pregevole notare come il procedimento del sogno sia segnato dall’opposto e dall’opposizione. Carla stima vivo il bambino all’incontrario di sua madre e dei genitori. Il bambino si vivacizza in maniera direttamente proporzionale all’avvio delle onoranze funebri. Cresce in Carla il bisogno e il desiderio di diventare madre e di dare realtà all’istinto materno. Si attenua l’angoscia di morte nel pensare che “il bambino era sempre più vivo”. Carla si sta chiarendo e sta prendendo posizione sul tema dissociandosi dalle infide madri, dalla “parte negativa” del suo “fantasma della maternità”. Carla vuole chiudere risolvendo il suo conflitto con l’amore della Specie, la Filogenesi.

“Loro parlavano della sua morte e invece a me il neonato sembrava sempre più vivo e questo mi creava angoscia.”

Questo si era già capito e il ridirlo attesta di un rafforzamento della convinzione che la maternità è un’esperienza possibile e passibile di essere vissuta abbandonando l’angoscia di morte legata alla gravidanza e al parto. Loro hanno già superato questa fase evolutiva, loro sono madri, mentre Carla deve ancora fare questa esperienza e disporsi all’esercizio della “libido genitale”. Magari Carla ha un uomo con cui condivide l’esistenza e nel cammino della vita si profila la possibilità di avere un figlio, ma decisamente il sogno dice che ancora non è pronta. L’angoscia della morte del bambino è la “proiezione” della sua angoscia di partorire e di morire. Un neonato vivo sottoterra è l’allegoria della gravidanza e non della morte per soffocamento.

“Il sogno si conclude con la signora che si porta via il neonato.”

Tutti i salmi finiscono in gloria e i sogni spesso seguono questa regola veterotestamentaria. I sogni propongono, indicano, riparano il materiale emerso ed elaborato con i “processi primari”, materiale altamente nobile trattato con gli strumenti della poesia e con le armi della saggezza, dotazione psichica spesso inconsapevole nella veglia e che si manifesta quando la ragione va a dormire. Carla ha vinto la sua battaglia e ha risolto in parte la sua angoscia. La madre si porta via il figlio e giustamente “a ciascuno il suo” parodiando Leonardo Sciascia con il titolo di un suo romanzo. Carla può aspettare e disporsi meglio alla “razionalizzazione” del suo istinto materno e del suo “fantasma” per approdare al momento opportuno nel Regno delle Madri, nella sacra realtà di coloro che hanno formato la vita con il sano orgoglio di chi sa di avere una marcia in più e di essere vicino al cielo di mille spanne rispetto all’universo maschile. Carla potrà dire a se stessa “adesso anch’io so” mostrando al mondo il frutto della sua laboriosa opera e il coraggio del suo viatico di donna amante. Il mistero si è dischiuso e si può andare in pace.
Questo è quanto dovevo a Carla.

PSICODINAMICA

Il sogno di Carla svolge e sviluppa, portandola a buon fine, la psicodinamica conflittuale dell’esperienza psicofisica della maternità. Nello specifico porta in parziale risoluzione la “parte positiva” del “fantasma” attraverso il superamento dell’angoscia di morte legata al parto. Inoltre, il sogno di Carla sviluppa ampiamente il conflitto conclamato con le madri sull’ambigua valutazione della vita e della morte, dissidio in gran parte dovuto all’esperienza non ancora vissuta. L’istinto materno di Carla è incarnato e rappresentato emotivamente nel dritto e nel rovescio della medaglia, i “pro” e i “contro”, in attesa di essere ben considerato e valutato dalla ragione.

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

Il sogno di Carla presenta la simbologia ricorrente della madre e della figlia, della gravidanza e della maternità, della vita e della morte: “giardino”, “sedute”, “parlare”, “terra”, “lombrico”, “morto”, “sporco”, “deformato”, “strano”.

Sono presenti gli “archetipi” della Madre, della Vita e della Morte: ”Viene fuori dalla terra un neonato che si muove come un lombrico. Era morto, sporco, deformato e strano.”

Il “fantasma della maternità” domina il sogno insieme al “fantasma di morte”: “Viene fuori dalla terra un neonato che si muove come un lombrico. Era morto, sporco, deformato e strano.”

L’istanza psichica “Io” è presente in “Non riuscivo a toccarlo. Avrei voluto prenderlo in braccio per calmarlo, ma non riuscivo a toccarlo.”
L’istanza psichica “Es” è presente in “Viene fuori dalla terra un neonato che si muove come un lombrico. Era morto, sporco, deformato e strano.”
L’istanza psichica “Super-Io” è presente in “A questo punto iniziano a parlare e ad accordarsi per le onoranze funebri,”.

Il sogno di Carla svolge la “posizione psichica genitale”: “Viene fuori dalla terra un neonato che si muove come un lombrico.”

I “meccanismi di difesa” presenti nel sogno di Carla sono la “condensazione” in “terra” e in “lombrico” e in altro, lo “spostamento” in “la famiglia di origine, non sapendo dove metterlo, lo aveva sepolto nel nostro giardino.”, la “drammatizzazione” in “io ero sempre più scioccata per quello che stava succedendo e per la loro tranquillità inappropriata.”, la “proiezione” in “Loro parlavano della sua morte”, la “figurabilità” in “Viene fuori dalla terra un neonato che si muove come un lombrico. Era morto, sporco, deformato e strano.”, la “conversione nell’opposto” in “lo ha preso in braccio mentre io ero sempre più scioccata”.
Il processo psichico di difesa della “regressione” è presente nei termini funzionali del sogno. Non compare la “sublimazione”.

Il sogno di Carla presenta un tratto marcatamente “genitale” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva genitale”. Il sogno tratta della maternità anche se nella versione conflittuale.

Le “figure retoriche” formate da Carla nel sogno sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “terra” e in “lombrico”, la “metonimia” o nesso logico in “parlare” e in “toccarlo” e in “accudirlo” la “enfasi o forza espressiva in “scioccata”. L’allegoria del parto si trova in “Viene fuori dalla terra un neonato che si muove come un lombrico.”

La “diagnosi” dice semplicemente di un conflitto psichico tra l’istinto materno e la realizzazione dell’esperienza della maternità.

La “prognosi” impone Carla di “razionalizzare” la sua angoscia di morire durante il parto attraverso una migliore consapevolezza dei “fantasmi” e un approccio umile verso una delle tante esperienze naturali a cui l’universo femminile va incontro: vedi le mestruazioni, la deflorazione, la gravidanza e il parto. La riduzione e l’abbandono dell’onnipotenza porta all’accettazione di quella normalità biologica tanto temuta e contrastata.

Il “rischio psicopatologico” si attesta nel persistere dell’angoscia della gravidanza e del parto. Il conflitto psiconevrotico tra il desiderio di maternità e il “fantasma di morte” può portare alla caduta della relazione con se stessa e con gli altri, nonché della qualità della vita.

Il “grado di purezza onirica” è “buono” perché il sogno è narrativo e la trama è stata accomodata consequenzialmente come era stata elaborata in uno stato di sonno REM e in uno stato di ansia.

La causa scatenante, “resto diurno”, del sogno, “resto notturno”, è dichiarata dalla stessa Carla: “inizia a raccontarmi che quello era un bambino morto molto tempo fa e che la famiglia di origine, non sapendo dove metterlo, lo aveva sepolto nel nostro giardino.”: non certo nel giardino, ma nella tomba di famiglia. La notizia è emersa e il sogno si è composto sulle spalle della protagonista.

La “qualità” del sogno di Carla è “ansiogena” e “surreale”.

Il sogno di Carla può essere stato effettuato nella “seconda fase del sonno REM”, alla luce della tensione vissuta dalla protagonista nonostante la placida versione narrativa che ha dato da sveglia al suo istinto materno.

Il fattore allucinatorio vede coinvolti i seguenti sensi: il “tatto” in “non riuscivo a toccarlo”, la “vista” è dominante e intensa in “Viene fuori dalla terra un neonato che si muove come un lombrico.”, “l’udito” in inizia a raccontarmi” e in “iniziano a parlare”, la globalità sensoriale in “scioccata”.

Il “grado di attendibilità” della decodificazione del sogno di Carla è “buono”, per cui la fallacia è “minima”. La chiarezza della simbologia e la discorsività hanno reso agevole l’interpretazione.

DOMANDE & RISPOSTE

La decodificazione del sogno di Carla è stata analizzata da una lettrice anonima che di mestiere fa la cassiera. Sono emerse le seguenti domande.

Domanda
Una donna che non diventa madre è incompleta nella sua formazione psichica?

Risposta
Nessuno è completo o incompleto a livello psichico. Ogni persona è il risultato o il precipitato dei “meccanismi e dei processi psichici di difesa” dall’angoscia che ha istruito e istruisce in riguardo ai “fantasmi” e alle esperienze vissute nel momento storico considerato. Ogni persona è la sua “organizzazione psichica reattiva” in atto e nell’equilibrio migliore possibile delle cariche nervose. Una donna che non ha vissuto l’esperienza psicofisica della maternità, gravidanza e parto, ha risolto l’istinto materno con altre modalità reattive servendosi naturalmente e sempre dei “meccanismi e dei processi psichici di difesa”. Esempio classico, sublima la “libido genitale” dedicandosi al servizio del prossimo, sposta la “libido genitale” crescendo un nipotino, rimuove la “libido genitale” annegando nel lavoro o in altri modi e secondo altri meccanismi. Chiediti: perché le suore si chiamano madri? La madre ha investito la sua “libido genitale” direttamente nella procreazione. In ogni caso la maternità chiude il cerchio delle possibilità psico-biologiche di una donna.

Domanda
Ma i fantasmi sono necessari? Non se ne potrebbe fare a meno visto che fanno tanto soffrire? E, una volta capiti, si possono abbandonare?

Risposta
I “fantasmi” sono i prodotti necessari della modalità psichica infantile di pensare e rappresentare la realtà interna ed esterna, i “vissuti”. Questi ultimi sono esperienze e si attestano nelle sensazioni, nelle percezioni, nelle fantasie, nei pensieri, nelle emozioni, nelle paure, nelle fobie, nelle angosce, in tutto il materiale psicofisico che comporta la relazione con il “sé” del “corpo-mente” e con oggetti esterni e persone. I “fantasmi” sono la nostra vita e la nostra vitalità dalla nascita alla morte. Anche se la loro elaborazione si attenua con l’esercizio della ragione, l’uomo non cessa di produrre fantasmi e di usare la fantasia. Durante la vecchiaia si ha un ritorno all’elaborazione di “fantasmi”. La loro esasperazione o la loro mancata “razionalizzazione” può indurre una forma di distacco dalla realtà dovuto alla caduta, per l’appunto, dell’esercizio del “principio di realtà” da parte dell’Io della persona anziana. Se succede che un vecchio è sovrastato dai suoi “fantasmi” si può anche diagnosticare una forma di demenza senile.

Domanda
Allora, se uno come lei interpreta i “fantasmi”, può aiutare il vecchio a stare meglio?

Risposta
Proprio così, ma bisogna evitare che il vecchio si lasci andare ai propri “fantasmi” tenendolo occupato nella realtà di tutti i giorni e non abbandonandolo al proprio destino di solitudine e magari in un albergo della morte a cinque stelle.

Domanda
Torniamo al sogno di Carla. Cosa significa la paura della donna incinta che il bambino sia morto o deforme?

Risposta
Si tratta di una “proiezione” d’aggressività nei riguardi del feto. Mi spiego meglio. La futura madre è incalzata dall’angoscia della sua morte e, non potendola verbalizzare per vari e ovvi motivi culturali, la colloca nel bambino immaginandolo in qualche modo malato o disabile, quando addirittura morto. Questa paura è indice della sofferenza occulta o manifesta della donna in riguardo al parto.

Domanda
Si poteva interpretare in altro modo questo sogno. Ad esempio, chi mi dice che il bambino morto non sia un aborto?

Risposta
Il trauma da aborto si evidenzia in sogno con simboli nettamente diversi da quelli che ha usato Carla.

Domanda
Mi può dire quali?

Risposta
In linea con i tempi moderni è classico il sogno di tirare fuori un pezzo di carne dal congelatore.

Domanda
Quello di Carla è un sogno personale o comune?

Risposta
Carla ha evoluto un suo “fantasma” estendendolo naturalmente a tutte le donne e trovando eco nelle lettrici di questo articolo. Si tratta di una tematica universale, archetipica, che si esprime in un breve sogno di una giovane donna della provincia di Treviso.

Domanda
Ho sentito spesso le mie amiche dire che la maternità rovina la coppia e soprattutto la sessualità. Cosa mi dice lei?

Risposta
Il parto è spesso vissuto dalla donna come un morire e le sale travaglio sono piene di lamenti e di grida, piuttosto che di sorrisi e di giovialità. L’intensità dell’angoscia di morte è direttamente proporzionale all’intensità e alla durata della perdita di contatto con la realtà durante il travaglio e dopo il parto: trauma puerperale e “psicosi post partum”. Si dice erroneamente che dopo tutto passa anche alla vista miracolosa del figlio. E’ un antico e poetico schema culturale sulla maternità. La realtà è più prosaica e drammatica a volte. Gli esiti del trauma del parto, perché sempre di trauma si tratta, si inscrivono nella donna e si riverberano nella sua sessualità e nella vita di coppia, oltre che nella sua filosofia di vita. A livello profondo la donna matura paura verso la vita sessuale e verso colui che l’ha messa nella condizione di tanta sofferenza, l’uomo a cui si è sessualmente accompagnata per la gravidanza. Si scatenano i “meccanismi di difesa” per alleviare l’angoscia e il primo e il più sicuro è quello di astenersi dalla vita sessuale. La coppia risente di questa forzata innaturale astinenza ed entra in crisi fino allo smaltimento dell’angoscia da parte della donna. La gente usa dire che il matrimonio è la tomba dell’amore e della sessualità. Il popolo non ha fortunatamente sempre ragione, ma un fondo di verità esiste nel rilevare la crisi che subentra nella coppia genitoriale.

Domanda
Da quello che dice mi sembra che lei non è favorevole alla presenza del compagno nella sala del travaglio e del parto.

Risposta
Non è rassicurante e consolatorio per la donna avere davanti nel massimo imprevisto della sofferenza la causa di tanto drammatico evento. Oltretutto è traumatico anche per l’uomo assistere a tanta scena cruenta e non è proficuo per la sua sessualità. Tanti uomini hanno accusato un trauma che ha ridestato traumi pregressi e ha prodotto disturbi della sessualità e non soltanto.

Domanda
Ho capito e non vorrei sbagliare di aver capito. Mi spiega meglio?

Risposta
E’ sempre una questione di “fantasmi”. Se l’uomo ha un “fantasma depressivo di perdita” abbastanza nutrito, questa è l’occasione giusta perché venga fuori. Se ha un trauma che riguarda la morte, l’equilibrio psicofisico va in crisi e dopo qualche tempo si manifestano le prime psicosomatizzazioni. Anche in questo caso bisogna conoscersi bene e volersi bene.

Domanda
Più che una domanda vorrei dirle che io sono stata madre due volte e sottoscrivo tutto quello che lei ha detto, anzi aggiungerei di più. Grazie per avermi dato questa possibilità di parlare con lei di argomenti così importanti.

Risposta
Ci saranno tante prossime volte, intendo le possibilità di parlare di Psicoanalisi. Grazie a te e alla tua concretezza.

A questo punto inizia la ricerca nel vasto e ricco panorama della musica leggera del prodotto culturale “pop” riguardante il tema del sogno di Carla, il “travaglio dell’istinto materno”. Tre canzoni sono papabili. La prima è “Viva la mamma” di Edoardo Bennato perché elabora e riassume la “parte positiva” del “fantasma della madre”. La seconda è “Balocchi e profumi” perché elabora e riassume la “parte negativa” del “fantasma della madre”. La terza è “Mamma” perché esalta la figura archetipale della Madre. Si riscontra facilmente la “mamma buona” nella prima canzone, la “mamma cattiva” nella seconda e la “Mamma” per eccellenza nella terza. Si capisce concretamente l’essenza psichica del “fantasma” nelle elaborazioni vigili degli autori che scrivono le canzoni rivolgendosi a un pop-olo che li capisce e li osanna. Le propongo tutte e tre. Buon ascolto e buona meditazione.

 

 

NON MI FIDO E NON MI AFFIDO. MI CASTRO!

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Questo è il sogno di Consuelo.

“Vivevo in una casa di campagna e condividevo il giardino con i miei vicini.
Lì tenevamo molti animali.

Io ero preoccupata per le condizioni di un cane che mi pareva molto triste.
Così spesso stavo con lui a coccolarlo e a dargli attenzioni, tuttavia pareva non migliorare.

Chiedo consiglio a una delle vicine di casa che era veterinaria. Mi dice di fare attenzione e che era rischioso avvicinarmi troppo al cane perché da un momento all’altro poteva diventare aggressivo.

Io ero stupita, dal momento che mi sembrava alquanto mansueto. Poi, mi dice che, per risolvere i problemi di quella bestiola, sarebbe stato opportuno sterilizzarla …”

Il sogno di Consuelo è logico e discorsivo, contiene pochi ma precisi simboli, profila nettamente il conflitto intrapsichico in atto e i difficili risvolti relazionali e affettivi, evidenzia una disposizione strutturale fobica e pragmatica. Il titolo è preciso e chiaro al punto di sembrare aggressivo, ma sintetizza molto bene la diagnosi e la prognosi: ”non mi fido, non mi affido, mi castro.” Consuelo non vive bene il suo corpo, non si affida al suo corpo, inibisce il suo corpo, di conseguenza ha rapporti affettivi e sentimentali contrastati. Il termine “corpo” include essenzialmente la dimensione psicofisica sessuale, la “libido”, gestita dal sistema nervoso neurovegetativo. Questo è il quadro clinico del “resto notturno” di Consuelo, un sogno di pochi simboli e nello stesso tempo molto coperto. Il cardine onirico si attesta sulla simbologia poco prevedibile degli “animali”: la “libido”, gli istinti sessuali e le pulsioni erotiche. Il nucleo più drammatico si condensa nella sterilizzazione. Per il resto si tratta di normale amministrazione onirica.

Sintetizzo discorsivamente il sogno di Consuelo. L’esordio evidenzia la realtà giovanile e sociale in atto: gli amici, la libertà, la diversità, la condivisione e anche e soprattutto la “libido”, ”molti animali”. Consuelo è una donna giovane che ama essere libera con la gente e con se stessa. La vita delle sue pulsioni è ricca e varia e non difetta nel corredo neurovegetativo. Consuelo è attratta da un giovane uomo e si sente sicura se esercita su di lui le sue tendenze direttive: un cane fedele e ubbidiente. Si difende dal maschio proiettando i suoi bisogni di affermazione e di forza, si colloca nei suoi confronti come una salvezza, un aiuto, un’infermiera, una crocerossina, una buona madre. Consuelo esibisce la “parte negativa del fantasma del maschio” e si difende vivendolo come un “cane”, oltretutto resistente alle sue cure perché non dà segni di miglioramento. E allora cosa succede? Un classico tratto dell’universo femminile: la donna parla con un’altra donna, si spiegano meglio sui maschi e s’istruiscono sull’universo psicofisico maschile. La “veterinaria” è una donna matura e navigata, una donna che conosce bene i maschi e che s’intende d’istinti sessuali, di pulsioni erotiche e compagnia cantante, nonché di relazioni tra maschio e femmina. La veterinaria è sempre Consuelo, la “traslazione” delle sue difese. La prognosi veterinaria è la seguente: “Consuelo, non innamorarti troppo, non coinvolgerti sessualmente, non fidarti e tanto meno non affidarti al maschio perché potrebbe essere aggressivo e farti male, tanto male.” Dunque, bisogna sterilizzare il cane, “delibidizzarlo”, desessualizzarlo, castrarlo, lobotomizzarlo, deprivarlo degli istinti a che non abbia più pulsioni e che non nuoccia alle donne. Meno male che alla fine del sogno e sulla prognosi della veterinaria Consuelo non sembra molto convinta. Ripeto: meno male. E’ facile rilevare come la parte finale del “resto notturno” di Consuelo rievochi la parte finale della trama del film “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, a testimonianza e soprattutto a conferma non di quanto si è suggestionati dalle produzioni cinematografiche, ma di come queste ultime hanno in primo luogo la loro base nei nostri fantasmi e nei nostri sogni, di poi nei nostri tratti caratteriali e nei nostri modi di essere, oltre che nei nostri sintomi: fantasmi, struttura psichica, modalità caratteriali, sintomi, una sequela psicofisica inesorabile e micidiale.

L’interpretazione del sogno di Consuelo si è sciolta speditamente nel racconto psichico e umano di una donna che è alle prese con la propria sessualità, che deve familiarizzare con i propri istinti, che deve vivere meglio le proprie pulsioni, che deve riconciliarsi con il suo corpo, che deve relazionarsi alla pari con l’universo maschile. Consuelo è una donna in fase di assimilazione degli esiti del suo “sistema neurovegetativo” in riguardo espresso alla sessualità, una donna che vuole da un lato vivere le sue pulsioni e dall’altro controllarle affinché gli sconvolgimenti psicofisiologici non siano eccessivi al punto di perdere l’autocontrollo e di non essere padrona nella sua casa psichica. Consuelo è una donna molto vigilante, al di là del suo modo disinibito e libertario di esibirsi e di fare. Consuelo ha paura dei suoi istinti sessuali e delle sue pulsioni erotiche e le proietta sul cane, paura di lasciarsi andare e bisogno di vivere la propria sessualità in maniera controllata. Ma come si fa? Consuelo si meraviglia di se stessa con se stessa, non vuole prendere coscienza del suo fantasma e del suo conflitto sessuale che poi si riverbera ed evidenzia nella relazione con i maschi: i suoi “animali” e quelli dei maschi. Il sogno non lasciava minimamente pensare che il suo “contenuto latente” fosse di natura sessuale, dal momento che il “contenuto manifesto” era logico e addirittura zoofilo. Consuelo non pensava di aver sviluppato questi personali conflitti e tanto meno di averli risolti con l’aggressività o meglio l’autoaggressività: anestetizzarsi e non vivere appieno la propria vitalità erotica. La “castrazione” è proiettata nel maschio, ma riguarda Consuelo in persona.

La prognosi impone a Consuelo di non accompagnarsi ai maschi per comprovare la sua salute sessuale, ma per trovare una relazione appagante a tutti i livelli concepiti e consentiti dal suo “psicosoma”. “Io ero preoccupata per le condizioni di un cane, che mi pareva molto triste. Così, spesso stavo con lui a coccolarlo e a dargli attenzioni, tuttavia pareva non migliorare.” Consuelo deve riappropriarsi totalmente dei suoi “animali” e del suo “cane”.

Il rischio psicopatologico si attesta nelle inibizioni sessuali e nelle difficoltà affettive e relazionali in riguardo all’universo maschile. Il persistere di un’autocastrazione porta a conversioni psicosomatiche come la dispareunia, dolori nel coito, e a una riduzione difensiva della “libido genitale”.

Riflessioni metodologiche: il sogno di Consuelo offre l’occasione di riformulare un conflitto intrapsichico molto frequente sia nei maschi che nelle femmine, il conflitto tra le varie istanze che compongono la struttura psichica, il nostro “psicosoma in fieri”. L’”Io” s’imbatte in notevole travaglio nel mediare le forti spinte psico-ormonali dell’”Es” con le censure e le inibizioni del “Super-Io”. La rigidità di quest’ultimo è responsabile delle inibizioni difensive dal coinvolgimento sessuale e relazionale. Il “Super-Io” è l’istanza psichica simbolicamente collegata alla figura paterna, ma può essere assolta anche dalla figura materna, “la veterinaria” nel sogno di Consuelo. Fermo restando che è molto discutibile castrare gli animali nella realtà, bisogna aggiungere che un bisogno inopportuno e improvvido di vigilanza dell’”Io” nell’esercizio della vita sessuale è deleterio. Spesso le donne vivono il coito come una violenza e l’approssimarsi dell’orgasmo come una perdita di autocontrollo e uno svenimento, per cui operano una vigilanza spietata resistendo anche alle spinte pulsionali attraverso una forma di anestesia psicogena, anorgasmia. Nel maschio tale psicodinamica si manifesta nell’eiaculazione mancata o ritardata; in tale situazione clinica incide profondamente il “fantasma della parte negativa della madre”.