LA CASA SENZA MOBILI

TRAMA DEL SOGNO

“Ho sognato di essere dentro una casa che non aveva mobili.

Le pareti erano bianche,aveva grandi finestre ed era molto luminosa.

Mi affacciavo alla finestra e sentivo benessere.

Il mio attuale ragazzo era nel salone.

Ad un certo punto vado in un’altra stanza, la camera.

Ero girata di spalle e indossavo un vestito nero.

All’improvviso spunta un uomo che ho frequentato in passato.

Era dietro le mie spalle ed era arrabbiato con me perché ho una relazione con il mio attuale ragazzo.

Voleva strapparmi e rovinarmi il vestito e voleva picchiarmi.

Ad un certo punto si ferma e mi dice all’orecchio che voleva dipingermi.

Io ero inerme e impaurita in parte, ma ero sollevata per il fatto che il dipingermi l’avrebbe distratto dal farmi male.

Sapevo che nel salotto c’era ancora il mio attuale ragazzo e volevo chiamarlo in mio aiuto.”

Clotilde

INTERPRETAZIONE DEL SOGNO

Ho sognato di essere dentro una casa che non aveva mobili.”

Clotilde è una donna spartana, non perché è nata a Sparta, semplicemente perché manifesta una “organizzazione psichica” sguarnita di modi di essere e di esistere, priva delle tante modalità del pensare e dell’agire, semplificata nelle esperienze vissute. Clotilde tende all’essenziale, ha fatto la sua vita al minimo e non certo al massimo dal momento che dentro le è rimasto ben poco delle lezioni che l’esercizio del vivere quotidiano impartisce sia nel privato e sia nel pubblico. Clotilde ha una povertà psico-culturale che è la classica eredità di coloro che hanno poco elaborato perché hanno ricevuto pochi stimoli da se stessi e dall’ambiente. Clotilde non ha maturato la motivazione giusta per crescere arricchendosi con le esperienze vissute e per capire i sensi e i significati di tutto il materiale che acquisiva senza assimilarlo. Clotilde è una donna semplice perché non è stata aiutata a capire dai genitori e dalla scuola. Nessuno le ha dato gli strumenti interpretativi necessari per arredare la sua “casa” psichica. I “mobili” attestano simbolicamente della ricchezza dei contenuti e delle abilità, della materia e dei criteri, dei vissuti e dell’interpretazione. Clotilde ha una casa senza mobili e non ne ha consapevolezza. E’ cresciuta secondo natura e con quello che di biologico serviva per continuare a vivere, senza strumenti per capire e senza sovrastrutture per approfondire, senza schemi per interpretare la realtà degli uomini e delle cose. Negli anni cinquanta erano culturalmente poveri un bambino e una bambina che parlavano soltanto il dialetto e non conoscevano la lingua italiana. Negli anni sessanta erano culturalmente poveri un ragazzo e una ragazza che non conoscevano l’ideologia nazifascista e socialista o l’imperialismo americano e sovietico. Negli anni settanta erano culturalmente poveri un giovane e una giovane che non conoscevano tutte le canzoni dei Beatles e la guerra in Vietnam. Negli anni ottanta erano culturalmente poveri il giovane uomo e la giovane donna che non conoscevano la Psicoanalisi e la storia della Democrazia cristiana. Negli anni novanta erano culturalmente poveri un uomo e una donna che non capivano la caduta dei totalitarismi e non conoscevano la produzione discografica dei Pooh. A questo punto avete sicuramente capito cosa si intende per povertà culturale, per cui posso procedere con l’interpretazione del sogno di Clotilde dopo aver aggiunto che da quel momento storico, anni novanta, alla povertà culturale è subentrata anche la povertà etica e morale.

Le pareti erano bianche, aveva grandi finestre ed era molto luminosa.”

Mi sono dilungato per arrivare alle “pareti bianche” della casa di Clotilde, alla semplicità e uniformità della struttura psichica, alla mancata assimilazione e personalizzazione dei dati psichici e culturali da parte di Clotilde. Tutto questo avveniva non per incapacità della ragazzina, ma semplicemente perché nessuno glielo insegnava, per penuria educativa dei genitori, per colpa dei cattivi maestri e delle severe maestre che portavano avanti i cavallini e lasciavano indietro gli asinelli. Eppure questa casa di Clotilde era “molto luminosa” perché aveva “grandi finestre”. Se non ci sono mobili, le pareti non servono e allora ben vengano le finestre a testimoniare la propensione sociale di Clotilde e la sua apertura al mondo esterno quasi a compensare le mancanze interiori con una estroversione pericolosa perché non supportata da capacità di analisi critica dei fatti e delle persone. Clotilde cresce come un agnello in un branco di lupi. La luminosità viene dall’esterno, dalle finestre aperte nella società e nelle relazioni. In questo settore Clotilde non è seconda a nessuno, è cresciuta nella strada e con i monelli del quartiere, è vissuta nel cortile con la gente umile e semplice che abita in una sola stanza, che parla il dialetto e che conosce a memoria le canzoni di Claudio Villa e Nilla Pizzi. Questa è la sapienza e la saggezza di Clotilde, quella pop, quella popolana che si trasmette per via orale come l’Iliade e l’Odissea e che contiene lo scibile umano in forma simbolica.

Mi affacciavo alla finestra e sentivo benessere”

Cosa dicevo prima?

Avete visto che la disposizione e la disinibizione sociali di Clotilde sono veicoli di pienezza psicofisica?

La gente protegge, ti dà la possibilità di relazionarti, di confrontarti, di identificarti e di non restare sola e senza neanche un prete per chiacchierare nelle domeniche d’agosto. L’apertura sociale di Clotilde è direttamente proporzionale alla sua disadorna interiorità, l’abilità a intrallazzare è pari alla sua penuria di pensiero e di azione in riguardo a se stessa e alla sua dimensione interna. Clotilde è nettamente squilibrata verso l’esterno perché si è dovuta compensare buttandosi fuori, andando a vivere con gli altri e come gli altri, a farsi da sé con la gente e tra la gente. Ma la società non è poi sempre buona e protettiva. Nel sociale incontri il gatto e la volpe, il lupo e l’agnello, il mercante e il prete, lo gnomo e il gigante, il buffone e il pagliaccio, i mezziuomini e i galantuomini, i quaracquacquà e i pupari. Il “benessere” che ti dà la società è rutilante, spesso luccica e abbaglia, libera e cattura, in ogni caso è un benessere secondo natura alla luce che l’uomo è un animale sociale. Una cosa è certa: Clotilde sta bene con la gente.

Il mio attuale ragazzo era nel salone”

La socializzazione non manca a Clotilde, così come la capacità seduttiva. Del resto, è cresciuta in strada tra la folla ed è stata adottata dalla gente del quartiere. Si è, quindi, adattata alla varietà psichica delle persone e si è relazionata secondo i suoi e i bisogni altrui. Spunta nella casa disadorna ma pulsante di vitalità un uomo, “il mio attuale ragazzo”, che suppone la presenza nella sfera sentimentale di Clotilde di altri ragazzi e tutti figli della gente e della strada. Il “salone” condensa la socialità formale e il ricevimento ufficiale, la maestria nel dispensare ruoli e mansioni alle persone di cui ci circondiamo. Questo “attuale ragazzo” è il paravento razionale del vero desiderio, quello sostanziale, di Clotilde. Questo è il fidanzato ufficiale, quello che si presenta ai parenti per candidarlo al ruolo di futuro sposo all’interno di una famiglia legata alle tradizioni, agli usi e ai costumi del passato. C’è un “ragazzo attuale” e si attende l’emersione di un “ragazzo inattuale”, quello che riveste il desiderio erotico e sessuale di Clotilde, quello della sostanza a cui la donna, cresciuta nel mondo e tra la gente, è abituata e aspetta di vivere. Clotilde non è una educanda delle suore di sant’Orsola, altrimenti avrebbe avuto la casa adorna di strumenti interiori di comprensione di se stessa e della realtà esterna, uomini e oggetti compresi. Clotilde è una donna navigata e abile nel destreggiarsi nei complotti e nelle contese, come Filumena Marturano. Clotilde sa il fatto suo e sa ben girare la frittata senza far cadere una goccia d’olio extravergine d’oliva sul ripiano della cucina. Il tempo lo dirà e il prosieguo del sogno non mancherà di dare il suo nulla osta.

Ad un certo punto vado in un’altra stanza, la camera.”

Clotilde mena il gioco perché conosce le regole del gioco. E’ una donna culturalmente e psicologicamente semplice, ma capace nelle arti della seduzione e del contratto, della truffa e del sortilegio. Clotilde ha su di sé poche idee ma chiare, sa bene di essere una donna e sa come atteggiarsi nella psicodinamica relazionale con l’uomo, quel maschio e quella varietà di maschi che ha ben conosciuto nel quartiere e che hanno formato il suo abito femminile e le sue arti di donna, latino “domina”, italiano signora e padrona. Clotilde conosce i tempi e gli atti: “Ad un certo punto vado in un’altra stanza” senza mobili ma intensamente vissuta, dal momento che si tratta della camera da letto. Clotilde si sposta facilmente nella sua casa, non ha particolari inibizioni a ospitare e a gestire gli avventori, un segno evidente della sua semplificazione sociale e attitudine alla relazione. Clotilde si avvia a visitare ed evidenziare la sua intimità profonda e i suoi segreti di donna attenta all’essenziale e molto pratica. Questo capoverso del sogno ha il sapore di una insidia e di preparazione a emozioni intense, dopo il formale approccio nel salotto con “l’attuale ragazzo”. La funzione onirica offre tutti gli strumenti per preparare l’evento e per mostrarlo con la giusta suspence.

Ero girata di spalle e indossavo un vestito nero.”

Come dicevo in precedenza, Clotilde da sveglia è una sognatrice e usa la sua immaginazione in maniera eccitante e seduttiva. La stessa operazione allucinatoria tra fantasia e ragione instaura sognando. Costruisce una scena di seduzione alla sua maniera con tanto di imprevisto e desiderato, con tanto di capi da sartoria e di colori giusti per il fascino della sorpresa e dell’incontro del suo tipo. Clotilde non avrà tanti mobili nella sua casa luminosa con tante finestre e sarà anche estroversa, ma sulle fantasie erotiche è ben attrezzata e si è costruita un buon arredamento senza ricorrere a Ikea. Analizziamo l’allegoria della seduzione. Clotilde è girata di spalle rispetto alla porta in chiara postura dell’attesa e della sorpresa, quasi a giustificare l’eccitazione dell’impatto desiderato e falsamente inaspettato. “Indossavo” si traduce in coprivo il mio corpo, avvolgevo le mie membra, calzavo la mia difesa, coprivo la mia nudità per darle il miglior fascino possibile a questo mondo e in questa situazione. Clotilde conosce la psicologia erotica del maschio e sa che una donna ben avvolta nei punti giusti è più eccitante di una donna lampantemente nuda come un verme. Ripeto, Clotilde avrà una povertà culturale, ma sa ben interpretare se stessa nelle movenze e dei desideri, è l’artista della sua persona, possiede la maschera che ha scelto e la riguarda nel profondo e nell’intimo. Arriviamo al “vestito nero”. In questo caso il colore “nero” non evoca il lutto e la perdita, tutt’altro! Evoca l’attrazione dell’acquisto, l’enigma che si disvela nel colore bianco della pelle. Il nero copre e fa da sfondo alla psicodinamica successiva. Clotilde si fa vedere di spalle in maniera difesa e restia all’impatto diretto, si fa vedere vestita del colore che contrasta in maniera vivace con il corpo che copre e che lascia spazio all’immaginazione del fruitore o dell’avventore ignoto e ben capitato tra le arti sottili della seduzione di una donna maliarda. Il prosieguo avvallerà la scena della attesa e della sorpresa.

All’improvviso spunta un uomo che ho frequentato in passato.”

“All’improvviso” non è poi tanto all’improvviso perché si era capito e da tempo dove Clotilde si stava dirigendo, dove voleva arrivare e anche cosa voleva fare. Il sogno ha incorporata la funzione “thriller” e in questo caso ha la sua efficacia per l’effetto temporale, “un uomo che ho frequentato in passato”. Si può anche aggiungere e “che non ho ancora dimenticato”, dal momento che me lo porto a spasso in sogno come attore protagonista del mio film rosa di sentimento e rosso di passione. La relazione non si è chiusa bene e in maniera definitiva. I due non si sono lasciati bene ed ecco che Clotilde sogna in maniera disinibita e sincera quello che le è rimasto dentro di quest’uomo, i suoi vissuti intimi che emergono dal passato per un happening adatto alla sognatrice. Dal corredo delle esperienze amorose vissute Clotilde tira fuori una figura che l’ha particolarmente colpita nel bene e nel male, l’ha eccitata con delle sensazioni e dei sentimenti ambivalenti e per questo motivo ben fissati nelle mente e nel ricordo. La parola “frequentato” è indicativa di un distacco difensivo dal coinvolgimento, a cui corrisponde un attaccamento emotivo e un legame per quello che si è vissuto e che si poteva ancora vivere insieme. In ogni caso si tratta sempre e solamente dei vissuti di Clotilde, di quel materiale psichico che non si è sedimentato e che è rimasto sospeso come un conto all’osteria. Dietro Clotilde in abito nero si è palesato un uomo del passato, un ex a tutti gli effetti. Non resta che proseguire soprattutto per ammirare e apprezzare la maniera in cui la funzione onirica procede senza che Clotilde ne sia cosciente e secondo i suoi vissuti da sveglia immaginati, come la narrazione prediletta dell’incontro erotico con un uomo. Il copione è dentro.

Era dietro le mie spalle ed era arrabbiato con me perché ho una relazione con il mio attuale ragazzo.”

Clotilde ama fare ingelosire i suoi uomini e farli arrabbiare esibendo il suo benessere psicofisico. In questo quadretto si consuma il sentimento della gelosia nella speranza che non finisca nel dramma a cui da sempre siamo abituati e più che mai in questi tempi in cui la Psicologia maschile sta attraversando una perdita depressiva di potere e non soltanto. La gelosia è tutta pari pari di Clotilde e la proietta per difesa sul suo ex ragazzo per vanagloria e per compensazione alla frustrazione subita. Mi spiego meglio. Clotilde non ha dimenticato il suo ex e soprattutto non ha archiviato la modalità aggressiva e seduttiva che lui conferiva al loro rapporto. In questo momento del sogno Clotilde ha il ragazzo attuale nel salone e il precedente ragazzo in camera. Ha riservato un vissuto e un trattamento formali al primo e ha scelto per il secondo una scenografia altamente seduttiva e prepotentemente erotica: le spalle, l’abito nero, lo sguardo incurante verso la finestra, e non verso la porta, che denota un momento trasognante e uno stato di coscienza crepuscolare, classico dei fumi del desiderio. Clotilde ha fatto arrabbiare il suo ex intendendo riferire della sua eccitazione proiettata sul ben capitato. Clotilde sogna il ragazzo che le è rimasto impresso e se lo porta in camera rievocando le pulsioni e l’eccitazione che contrassegnavano i loro incontri. Era una relazione dinamica e avversativa e l’attrazione consisteva in questo conflitto perenne che andava a concludersi nella gloria dei sensi. Anche in questa “location” psicofisica si giocava la stessa partita del contrasto e del conflitto. Clotilde immagina il suo ex ragazzo geloso e tradito e ancora innamorato di lei, ma in effetti si tratta di una sua bella e buona “proiezione”. Ma il sogno deve procedere tutelando i veri vissuti per non incorrere nell’incubo e nel risveglio. “En passant” ricordo che l’incubo scatta per difesa psicofisica nel momento in cui il “contenuto latente” del sogno coincide con il “contenuto manifesto”: il fallimento della censura onirica. Abbandoniamo la teoria e andiamo sulla sceneggiata erotica che si sta consumando.

Voleva strapparmi e rovinarmi il vestito e voleva picchiarmi.”

A proposito di salmo e di gloria, in questo caso si va verso l’espressione sadomasochistica della “libido anale”, si procede nelle pulsioni e nei desideri di Clotilde verso lo strappare il vestito, il rovinare sempre il vestito e il picchiare il corpo femminile. E’ oltremodo chiaro che Clotilde sta esibendo la sua “libido anale” e nello specifico la sua componente erotica e sessuale di qualità sadomasochistica. Ritorna il meccanismo onirico dello “spostamento” e il meccanismo psichico di difesa della “proiezione”: “voleva” e “voleva”, due volte in nove parole compare “voleva”. Clotilde è una donna, più che dalla grande volontà, dal grande desiderio di procedere verso l’orgasmo durante il rapporto sessuale attraverso l’offendere e l’essere offesa. Il piacere passa attraverso il dolore. Quest’ultimo viene sublimato come una forma di piacere e incentiva a dismisura il godimento favorendo la progressiva caduta della vigilanza per approdare nella terra di Dioniso. Clotilde ha una modalità erotica e sessuale “anale”, in quanto esige la dialettica psicofisica e il trionfo del senso doloroso del piacere, la conversione sensoriale nell’opposto. Qualcuno si chiederà, a questo punto, perché Clotilde procede in questo modo nelle sue relazioni sessuali. Il naturale “sadomasochismo” appartiene alla formazione e rientra nella “organizzazione psichica reattiva”, per cui è naturale che per raggiungere il risultato finale bisogna procedere nel sentiero del dare e ricevere dolore. Importante è il limite del “sadomasochismo”, perché può tralignare nella psicopatologia come tutte le cose psichiche e non. Clotilde vuole essere strappata, rovinata e picchiata. Traduco i simboli. “Strappata” attesta della potenza della penetrazione e del ritmo coitale, “rovinata” significa verbalmente e fisicamente vituperata, “picchiata” si traduce in carezze pesanti e tracciabili come i pagamenti elettronici. Il corpo viene simboleggiato da Clotilde nel suo “vestito”. Il suo vestito è la sua pelle e la pulsione sadomasochistica esige che porti le tracce della benefica violenza subita e arrecata. Proprio arrecata, perché stiamo parlando di “sadomasochismo” nel dare e nel subire azioni forti e prossime alla violenza. Aggiungo che questo tratto “anale” sadomasochistico è molto diffuso nell’universo psicofisico femminile, più che maschile. Spesso la donna si trova con un maschio inopportuno perché molto rispettoso ed educato, per cui deve sollecitarlo a cambiare registro perché la cosa non funziona in quel modo blando. Procedere è obbligo anche per vedere come finisce la dialettica competitiva e come si snoda l’erotismo e la sessualità di Clotilde.

Ad un certo punto si ferma e mi dice all’orecchio che voleva dipingermi.”

Ricordo che parlare all’orecchio è seduttivo, è un segno inequivocabile d’intesa su progetto intimo, almeno quel farsi parlare all’orecchio da Clotilde. Cambia la strategia erotica in questo sogno da naturale Kamasutra: dalla “libido anale” alla “libido fallico-narcisistica” con il superamento del “sadomasochismo” e l’introduzione della variabile voyeuristica. Clotilde sta rievocando in sogno i suoi gusti erotici e le sue fantasie sessuali, ripeto assolutamente naturali e normali, sta esibendo le sue predilezioni in un rapporto del suo tipo, sta sciorinando con i simboli i suoi preliminari e il suo coito al meglio possibile e consentito da madre natura. Clotilde varia le dinamiche psicofisiche e non cade nell’eccesso sessuale, quello che crea danno e traligna nella violenza. Clotilde esterna i suoi gusti e dice che dopo la dinamica sadomasochistica è opportuna la dinamica voyeuristica, epiteliale e uditiva, la “libido” degli occhi, del tatto e dell’udito, tre sensi che nell’erotismo hanno il loro notevole peso e la loro adeguata funzione. In questo rispolverare la varia gamma della sua “libido”, Clotilde si imbatte sugli occhi per guardare e farsi guardare, sulla pelle per dipingere e farsi dipingere, sulle orecchie per ascoltare e farsi ascoltare. L’erotismo trionfa in questa fiera delle pienezze sensoriali e non certo delle vanità. Clotilde è maestra e dispensa lezioni di alto gradimento ai suoi uomini ex e in atto, è una donna di potere che ha fatto della seduzione la sua ricchezza erotica da vendere e da comprare sempre su sua direzione e discrezione. Ricordo che orecchio, derma e occhi vogliono e meritano degnamente la loro parte in questa scena di ulteriore progresso erotico. Ancora il sogno non è finito e le sorprese finali attendono coloro che non si meravigliano di niente, le persone navigate e vissute come Clotilde.

Io ero inerme e impaurita in parte, ma ero sollevata per il fatto che il dipingermi l’avrebbe distratto dal farmi male.”

La “conversione nell’opposto” si palesa immediatamente nell’essere “inerme”. La donna di potere, fallica alla Afrodite, che ha menato la danza fino a questo punto, adesso si dispone all’orgasmo attraverso questa sua abilità a lasciarsi andare e a farsi fare. Meno male che era “impaurita in parte” a conferma del suo esserci e del suo gestire anche nella completa passività e inducendo l’altro a muoversi per approdare da qualche parte con l’imbarcazione. Clotilde sa di essere passata senza colpo ferire dall’esercizio erotico della “libido sadomasochistica” alla “libido fallico-narcisistica”, dalla “posizione psichica anale” alla “posizione psichica fallico-narcisistica”, e si sente attizzata da questo passaggio al godimento dei sensi vari e variopinti come la vista, il tatto e l’udito. Il contatto si prolunga con fantasia e varietà dei temi e dei tempi suonati in questo valzer delle sorprese per l’ex e in questo copione preferito dalla furbissima Clotilde. Si confermano le sue abilità erotiche e le sue doti relazionali, tutto in funzione di se stessa e indirettamente per il benessere della coppia di turno. Inerme, impaurita e sollevata sono i tre attributi psicofisici su cui Clotilde ha giocato la sua partita con un uomo ex nella camera e il suo uomo attuale in attesa nel salotto.

Quanta gente ci portiamo dentro e anche nei luoghi più impensati e nei contesti meno opportuni!

Sapevo che nel salotto c’era ancora il mio attuale ragazzo e volevo chiamarlo in mio aiuto.”

Clotilde si sta svegliando e se la racconta in sua difesa e in onore agli scampati ed eccitanti pericoli. “Sapevo” denota il “sensus sui”, il senso di sé e il tutto sotto controllo da parte di una donna che la sa lunga e sa ben recitare la parte interessata della gestione di due uomini che a distanza di pochi metri non si accorgono l’uno dell’altro semplicemente perché Clotilde li sa ben controllare e nella sua auto-consapevolezza sa ben gestirli secondo i suoi bisogni erotici e sessuali. C’è un uomo per il salotto e c’è un uomo per la camera, entrambi sono dentro una donna che conosce molto bene le arti seduttive, erotiche e sessuali in funzione del suo benessere psicofisico, del suo orgasmo e della sua autostima. Di certo, Clotilde non ha bisogno di loro e tanto meno del loro aiuto. Nulla da eccepire in questo sogno in cui è assente la “libido genitale” e che celebra il trionfo dei sensi nelle varianti aggressive e gratificanti, compiaciute e disinibite. Di donne come Clotilde ce ne sono fortunatamente tante.

“LE CHIAVI DELL’AUTO”

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Sono in una casa che nel sogno è mia, una casa con delle finestre che danno su un precipizio ma con una veduta molto estesa.
Devo uscire con una collega che ha fretta perché deve tornare al lavoro e mi sta aspettando al piano inferiore perché io non trovo le chiavi dell’auto.
Salgo a cercarle e chiudo le finestre che sono però malmesse e non si chiudono bene. Mi preoccupo perché così potrebbero entrare dei malintenzionati.
Dalla finestra vedo arrivare un piccolo aereo che perde quota e cade al suolo vicino a questa mia casa, ma a quanto pare, nessuno si è fatto male.
Mi trovo sempre dentro questa casa nella camera da letto. Non sono sola. Ci sono almeno un paio di persone che si muovono per la stanza… colleghi/e di lavoro.
Un collega, che nella realtà è un uomo mite, con un salto si pone sopra di me che sono semidistesa sul letto vestita mentre leggo un libro, ma è un metro sopra me. Non mi sfiora nemmeno, è come se fosse sospeso nell’aria ed è sorprendentemente nudo.
Mi si propone in modo baldanzoso perché, dice che ha aspettato tanti anni, ma oggi, che è il suo ultimo giorno di lavoro, (in realtà è in pensione da qualche anno) vuole stare con me.
Io rifiuto questa avance in modo pacato, spiegandogli che non mi sembra il caso che abbia questo atteggiamento con me.
Mi giro verso il comodino per accendere la lampada da lettura, ma la luce non si accende… deve essersi bruciata la lampadina.
Scendo a piano terra e trovo le chiavi dell’auto sopra un tavolino vicino all’ingresso.
Come ho fatto a non vederle!
Era proprio lì che dovevano essere; perché non le ho cercate lì da subito?!
In casa vedo anche i miei genitori, a quel punto esco con la mia collega.”

Il sogno è firmato da Lorena.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Quanta fatica e quanto travaglio per essere padroni delle “chiavi” della propria inestimabile “auto”!
Il sogno di Lorena oscilla tra il “narcisismo fallico” di una donna consapevole del suo potere erotico-sessuale e la “libido genitale” di una donna disposta a stare con un uomo senza dimenticare a casa il suddetto potere.
Ho scelto il titolo simbolico suggerito dal sogno, “le chiavi dell’auto”, ma potevo decodificarlo e titolarlo “padrona della mia sessualità” dal momento che “l’auto” condensa la sessualità e le “chiavi” rappresentano il potere fallico-narcisistico della donna consapevole del suo status psichico.
Le “chiavi dell’auto” coniugano la “posizione fallico-narcisistica” e la “posizione genitale”, l’amor proprio nel privato e l’autostima nel sociale, la masturbazione solipsistica e l’amplesso sessuale con un uomo.
Nel bel mezzo di questa sana evoluzione si presentano i “genitori” e la “casa” in cui Lorena ha elaborato i “fantasmi” dell’infanzia e dell’adolescenza, ha maturato le tappe della sua “formazione psichica reattiva”.
Il sogno di Lorena è un saggio psicoanalitico che può spiegare in un consesso di “apprendisti stregoni” lo svolgimento della psicodinamica sessuale e della presa di coscienza edipica, quelle che sboccano naturalmente nell’autonomia psicofisica: un sogno da antologia che combina “posizione fallico-narcisistica”, “posizione genitale” e “posizione edipica”.
Ancora una nota non da poco: il sogno di Lorena viaggia tra passato, presente e futuro, snocciola la dimensione temporale con la semplicità della mente dei bambini per approdare alla conferma che la psiche concepisce soltanto un presente consapevole in atto e proteso verso il passato e verso il futuro, un “breve eterno” e una “durata reale” che determinano la coscienza dell’umana esistenza.
Procedo nell’interpretazione del sogno con la buona intenzione di essere chiaro per divulgare al meglio la metodologia psicoanalitica e senza cadere in semplificazioni eccessive.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Sono in una casa che nel sogno è mia, una casa con delle finestre che danno su un precipizio ma con una veduta molto estesa.”

Lorena esordisce con il simbolo di “una casa” sua nel sogno, il simbolo della sua “organizzazione psichica reattiva”, la condensazione della sua struttura storica e culturale, “una casa con delle finestre” che attestano delle relazioni sociali e della disposizione a lasciarsi andare verso gli altri.
Ma ecco che si presenta una prima caratteristica psichica di Lorena: la perdita depressiva e l’angoscia di abbandono in queste “finestre che danno su un precipizio”. Quest’ultimo è un simbolo di caduta e condensa un “fantasma di perdita”, proprio quello classico che i bambini elaborano in riguardo ai genitori e riassumibile nel seguente concetto: “e se non ci fossero la mamma e il papà?”
Si evince che Lorena è regredita in sogno ai suoi cinque anni e ha recuperato l’angoscia d’abbandono contenuta nel “fantasma di morte” e riferita ai suoi genitori. Lorena si trova nella casa della sua infanzia e della sua adolescenza quando immaginava, oltre che il precipizio della solitudine, anche un mondo insieme agli altri e una vita futura sociale, una prospettiva fatta di “una veduta molto estesa”, di ampi spazi psichici da attraversare e da occupare.
Lorena compensa la solitudine con la socialità ed elabora una consapevole prospettiva prossima e raggiungibile, la veduta di un avvenire immaginato e desiderato.

“Devo uscire con una collega che ha fretta perché deve tornare al lavoro e mi sta aspettando al piano inferiore perché io non trovo le chiavi dell’auto.”

Dopo la “regressione” e il ritorno al passato con presente e prospettiva futura, Lorena si offre nel suo presente di donna che lavora e si relaziona “con una collega che ha fretta”. Questa alleata è sempre donna Lorena che lavora e che si relaziona al ritmo frettoloso della vita moderna e del mondo adulto, una dimensione psichica che si trova nel “piano inferiore”. “Lorena adulta” si sta aspettando nella base concreta della sua pragmatica personalità perché ha voluto visitare in sogno la “Lorena bambina”, quella che “non trova le chiavi dell’auto”, quella che non è padrona della sua sessualità, quella che non ha il “potere fallico-narcisistico” e la “libido genitale”. Trattasi di un passaggio simbolico evolutivo che scende dall’alto verso il basso a testimoniare di una materializzazione acquisita dalla bambina nel diventare donna, trattasi di una passaggio dalla “sublimazione della libido” alla concretizzazione della stessa, di un accantonamento della spiritualità a favore del corpo affetto da “ormonella” e da “libido”.

“Salgo a cercarle e chiudo le finestre che sono però malmesse e non si chiudono bene. Mi preoccupo perché così potrebbero entrare dei malintenzionati.”

“Lorena adulta” visita le radici della sua formazione sessuale e le sublima, le depriva della carica erotica e sessuale come una brava bambina: “salgo a cercarle”.
In questa operazione difensiva Lorena si “preoccupa” seriamente soprattutto delle relazioni sociali e “chiude le finestre”, tenta di chiudersi in casa per la paura del coinvolgimento, è una bambina timida, ma per fortuna “le finestre sono malmesse e non si chiudono bene”.
Preoccuparsi ha una radice etimologica di un’anticipata occupazione spaziale della coscienza da parte della Mente con materiale ansiogeno, parla di una difesa preventiva e di un pregiudizio che blocca le esperienze possibili come quelle che toccano il corpo.
Quale paura rischia di diventare angoscia nel teatro psichico di “Lorena bambina”?
La risposta è immediata: “potrebbero entrare dei malintenzionati.”
Cribbio, chi sono costoro?
Malintenzionato è colui che “dirige la coscienza in maniera maldestra”, colui che occupa spazi altrui per fini egoistici. Nell’infanzia i malintenzionati sono sempre individui malevoli e maligni che offendono la purezza dell’infanzia e in una cultura sessuofobica si tratta di offese inferte al corpo erotico. Lorena aveva introiettato dall’ambiente familiari le giuste paure relazionali e le giuste remore a offrirsi agli altri senza senza le opportune cautele. Ai dettami dell’ambiente si sommano le paure della bambina e il gioco è fatto.

“Dalla finestra vedo arrivare un piccolo aereo che perde quota e cade al suolo vicino a questa mia casa, ma a quanto pare, nessuno si è fatto male.”

La madre di Lorena non è così ingombrante, è “un piccolo aereo” che la figlia non è capace di sublimare per cui lo fa cadere e materializzare a suo fianco senza creare alcun danno psicofisico: nessuno si è fatto male.”. Lorena ha ben sistemato la madre dentro di lei nel corso della sua evoluzione psichica.
Si ripresenta il movimento dall’alto verso il basso, classico del portare a realtà la figura materna senza inopportune nobilitazioni sacrali, una mamma in carne e ossa risolta in maniera indolore. Lorena non ha idealizzato la madre, “a quanto pare”, alla luce dei vissuti di oggi, a quanto appare dentro e fuori di lei. Ritorna il gioco spazio-temporale, dal tempo dell’infanzia all’età adulta, dalla conflittualità edipica all’alleanza dell’età adulta.
Tutto questo è accaduto a Lorena “vicino a questa mia casa”, nel suo sistema psichico relazionale.

“Mi trovo sempre dentro questa casa nella camera da letto. Non sono sola. Ci sono almeno un paio di persone che si muovono per la stanza… colleghi/e di lavoro.”

Inizia l’arduo, quanto naturale, itinerario che porta Lorena al ritrovamento delle “chiavi della sua macchina”: il riepilogo della socializzazione e della sessualità, la modulazione delle relazioni a sfondo erotico e sessuale. Lorena parte dalla sua formazione psichica dell’infanzia, “mi trovo dentro questa casa”, e precisa che si trova “nella camera da letto”, il luogo simbolico dell’intimità erotica e sessuale dove giustamente è in fascinosa condivisione: “non sono sola”. Sicuramente è in buona compagnia di se stessa dal momento che non accusa alcuna titubanza o tanto meno angoscia, dal momento che alcune persone “si muovono per la stanza” secondo natura e senza eclatanza. Lorena rievoca in sogno alcune figure importanti della sua vita affettiva e sessuale.

“Un collega, che nella realtà è un uomo mite, con un salto si pone sopra di me che sono semidistesa sul letto vestita mentre leggo un libro, ma è un metro sopra me. Non mi sfiora nemmeno, è come se fosse sospeso nell’aria ed è sorprendentemente nudo.”

Ecco una classica fantasia erotica dell’infanzia!
Ecco Lorena sognante e in balia dei sensi che allucinano la scena del desiderio!
Ecco un amore sublimato, sempre classico dell’infanzia!
Ecco la figura di un collega mite che trasla la figura maschile che affascinava Lorena adolescente!
Il tutto si snoda secondo il gioco dell’andirivieni “passato-presente”, la psicodinamica temporale che governa e contraddistingue questo prodotto psichico di una “Lorena bambina” compiaciuta nel suo libro da leggere e nel mondo adulto da desiderare: “sono semidistesa sul letto vestita mentre leggo un libro”.
La difesa della “sublimazione della libido” è ben espressa nell’essere “un metro sopra di lei” e sospeso nell’aria.
La pulsione erotica è evidente nell’uomo mite e “sorprendentemente nudo” sopra di Lorena.

“Mi si propone in modo baldanzoso perché, dice che ha aspettato tanti anni, ma oggi, che è il suo ultimo giorno di lavoro, (in realtà è in pensione da qualche anno) vuole stare con me.”

L’evoluzione psicofisica ha un prezzo e un travaglio: le emozioni e i desideri che scendono dalle stelle, “de sideribus”, e che si realizzano dopo tanta attesa. Ancora il tempo governa il ritmo onirico di Lorena che ha aspettato tanti anni, ma oggi si è liberata e sa parlare d’amore e sa concretizzarlo in esperienze vissute.
Lorena trasla ancora una volta “se stessa” bambina nella “se stessa” adulta e proietta nel collega la sua mitezza nel desiderare e la sua baldanza nel proporsi e godere.

“Io rifiuto questa avance in modo pacato, spiegandogli che non mi sembra il caso che abbia questo atteggiamento con me.”

La difesa dal coinvolgimento erotico di Lorena è basata sulla “razionalizzazione”, “spiegandogli” ossia “spiegandosi” che certe cose non si devono fare perché, più che essere impossibili, sono impraticabili. “Lorena adulta” mette le barriere razionali per difendersi dai coinvolgimenti improvvidi e sconvolgenti dell’adolescenza.
“Atteggiamento” è simbolica postura psichica, modo di essere desiderante in atto: imbarazzo di Lorena di fronte ai moti del suo corpo e ai voli del suo desiderio.
“Rifiuto” è simbolica alienazione del proprio corredo dei sensi: tutte difese di allora e paure di oggi, sempre secondo l’andata e il ritorno del magico tempo psichico.

“Mi giro verso il comodino per accendere la lampada da lettura, ma la luce non si accende… deve essersi bruciata la lampadina.”

Lorena si trova nel piano superiore della sua casa a rievocare la sua infanzia erotica e desiderante, una serie di vissuti inserita in un sistema pericoloso di relazioni con se stessa e con gli altri. Lorena è costretta a passare dall’adolescenza alla giovinezza e con il trascorrere del tempo è costretta maturare le sue prime prese di coscienze, ad “accendere la lampada da lettura, ma” fortunatamente la ragione lascia spazio ai sensi e alle pulsioni, “la lampadina deve essersi bruciata”.
Lorena ha mantenuto in esercizio ragione ed emozione, non ha ucciso la fantasia e ha continuato a scrivere e a leggere sensualmente i suoi libri, le sue esperienze di vita e di vitalità.

“Scendo a piano terra e trovo le chiavi dell’auto sopra un tavolino vicino all’ingresso.”

Evviva la concretezza!
Lorena si sveglia dal tormento incantato dei sensi durante l’adolescenza e “scende a piano terra”, punta da donna alla consapevolezza della sua “libido fallico- narcisistica” per poi passare all’esercizio del potere seduttivo ed erotico, “le chiavi dell’auto” che necessariamente per la simbologia del sogno devono trovarsi in basso e “all’ingresso”, prima di uscire nel mondo sociale e adulto. Acquisita la consapevolezza, donna Lorena è pronta a investire la sua “libido genitale”.

“Come ho fatto a non vederle! Era proprio lì che dovevano essere; perché non le ho cercate lì da subito?!

La coscienza di sé” ha i suoi tempi e richiede una giusta valutazione dell’Io, un’adeguata acquisizione della sintesi tra senso e ragione. Ogni tempo ha i suoi occhi e le sue consapevolezze, le sue viste e le sue vedute, i suoi desideri e le sue ambizioni.
“Ogni cosa al suo posto e il suo posto a ogni cosa” recitava e recita ancora una benemerita iscrizione nel muro dell’officina di un contadino ordinato: “Era proprio lì che dovevano essere;”.

“In casa vedo anche i miei genitori, a quel punto esco con la mia collega.”

Molto bello e molto umano questo passaggio conclusivo di un sogno intenso e pacato, a conferma dei tanti conflitti vissuti e risolti, le classiche psicodinamiche familiari e relazionali. Lorena esce di casa congedandosi dai suoi genitori senza recriminazioni perché è arrivata “a quel punto”, il punto giusto della sua autonomia psichica.
Buon viaggio, Lorena, nel cammino della tua vita!
Ah, dimenticavo!
“La mia collega” è l’immagine ideale e il rafforzamento dell’immagine di sé.

PSICODINAMICA

Come ho detto in precedenza, il sogno di Lorena è un breve saggio psicoanalitico che può spiegare in un consesso di strizzacervelli lo svolgimento della psicodinamica sessuale e della presa di coscienza edipica, quelle che sboccano naturalmente nell’autonomia: un sogno da antologia che combina “posizione fallico-narcisistica”, “posizione genitale” e “posizione edipica”.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Il sogno di Lorena usa le istanze psichiche “Io”, “Es” e “Super-Io”.
La vigilanza razionale “Io” si manifesta in “sono” e “devo” e “salgo” e “vedo” e “mi trovo” e “io rifiuto” e “mi giro” e “scendo”.
La pulsionalità Es” è evidente in “con delle finestre che danno su un precipizio” e “io non trovo le chiavi dell’auto.” e “un piccolo aereo che perde quota e cade al suolo” e “nella camera da letto. Non sono sola.” e “con un salto si pone sopra di me” e “come se fosse sospeso nell’aria ed è sorprendentemente nudo.” e “la luce non si accende… deve essersi bruciata la lampadina”.
La censura morale limitante “Super-Io” si manifesta in “Io rifiuto questa avance”.
La posizione psichica “fallico-narcisistica” si mostra in “ io non trovo le chiavi dell’auto.”
La posizione psichica “genitale” si riscontra in “trovo le chiavi dell’auto sopra un tavolino vicino all’ingresso” e “a quel punto esco con la mia collega.”
La posizione psichica “edipica” si evidenzia in “Dalla finestra vedo arrivare un piccolo aereo che perde quota e cade al suolo vicino a questa mia casa, ma a quanto pare, nessuno si è fatto male” e in “In casa vedo anche i miei genitori,”.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Il sogno di Lorena usa i seguenti meccanismi e processi psichici di difesa dall’angoscia:
la “condensazione” in “casa” e “finestre” e “precipizio” e “chiavi dell’auto” e “piccolo aereo” e “sopra di me” e “stare con me” e in altro,
lo “spostamento” in “camera da letto” e “malintenzionati” e “accendere la lampada” e “bruciata la lampadina” e in altro,
la “figurabilità” in “una casa con delle finestre che danno su un precipizio ma con una veduta molto estesa.” e “Dalla finestra vedo arrivare un piccolo aereo che perde quota e cade al suolo vicino a questa mia casa,” e “con un salto si pone sopra di me che sono semidistesa sul letto vestita mentre leggo un libro, ma è un metro sopra me” e “In casa vedo anche i miei genitori, a quel punto esco con la mia collega.”,
la “drammatizzazione” in “Mi si propone in modo baldanzoso” e “Come ho fatto a non vederle! Era proprio lì che dovevano essere; perché non le ho cercate lì da subito?!”
la “traslazione” in “Un collega, che nella realtà è un uomo mite”,
la “proiezione” in “Mi si propone in modo baldanzoso perché, dice che ha aspettato tanti anni, ma oggi, che è il suo ultimo giorno di lavoro, vuole stare con me.”
la “sublimazione” in “Salgo” e “sono semidistesa sul letto vestita mentre leggo un libro ma è un metro sopra me. Non mi sfiora nemmeno, è come se fosse sospeso nell’aria ed è sorprendentemente nudo.”
la “regressione” in “Sono in una casa che nel sogno è mia” e “Salgo a cercarle e chiudo le finestre che sono però malmesse e non si chiudono bene. Mi preoccupo perché così potrebbero entrare dei malintenzionati”.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Lorena evidenzia un prospero tratto “fallico-narcisistico” all’interno di una cornice “genitale”. Il sogno sviluppa il passaggio evolutivo degli investimenti di “libido” verso la formazione di una “organizzazione psichica genitale”. Lorena ha espresso in sogno uno spezzone significativo della sua maturazione da adolescente a donna.

FIGURE RETORICHE

Il sogno di Lorena forma le seguenti figure retoriche:
la “metafora” o relazione di somiglianza in “casa” e “finestre” e “precipizio” e “chiavi” e “aereo” e “camera da letto”,
la “metonimia” o nesso logico in “auto” e “piano inferiore” e “malintenzionati” e “sopra di me” e “sospeso nell’aria” e “accendere la lampada” e “bruciata la lampadina”,
la “enfasi” o forza espressiva in “Come ho fatto a non vederle! Era proprio lì che dovevano essere; perché non le ho cercate lì da subito?!”.
La ricchezza del simbolismo dona colore poetico alla prosa lineare del sogno di Lorena.

DIAGNOSI

La diagnosi dice di un passaggio evolutivo, andato a buon fine, dal potere narcisistico solipsistico all’offerta di sé e alla condivisione genitale.

PROGNOSI

La prognosi impone di rafforzare costantemente le acquisizioni in atto e lo stimolo alla conquista di ulteriori traguardi senza nulla perdere e con tutto da guadagnare.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta in un ritiro degli investimenti di “libido genitale” con la conseguente regressione e chiusura nel carcere narcisistico.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Lorena è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.
Il “simbolismo” prevale e domina il prodotto psichico di Lorena.

RESTO DIURNO

La causa scatenante del sogno di Lorena si attesta in uno stimolo del giorno precedente che riguardava una riflessione o un vissuto di benessere psicofisico.

QUALITA’ ONIRICA

La qualità del sogno di Lorena è nettamente simbolica.

REM – NONREM

Il sogno di Lorena si è svolto nella fase seconda o terza del sonno REM alla luce del suo dominante simbolismo e della sua pacata formulazione.

FATTORE ALLUCINATORIO

I sensi allucinati nel sonno di Lorena sono i seguenti:
la “vista” in tutto il sogno e nello specifico “Dalla finestra vedo arrivare un piccolo aereo” e in “In casa vedo anche i miei genitori” e in “Come ho fatto a non vederle!”,
“l’udito” in “Mi si propone in modo baldanzoso perché dice”.
Allucinazioni globali e complesse da “sesto senso” non sono presenti a causa della pacatezza narrativa del sogno.

DOMANDE & RISPOSTE

La lettrice anonima ha formulato le seguenti domande dopo aver attentamente esaminato la decodificazione del sogno.
Domanda
Finalmente un sogno bello e buono.
Risposta
Tutti i sogni sono belli e buoni, “belli” perché sono formulati dal nostro “poeta dentro” che usa i “processi primari”, “buoni” perché indicano e insegnano, formulano e integrano, contribuiscono alla presa di coscienza e alla riparazione dei traumi.
Domanda
Ma Lorena sta proprio tanto bene o ha ancora qualche problema irrisolto?
Risposta
Per quello che riguarda il sogno, Lorena è arrivata a questo traguardo dopo un giusto travaglio. Che si goda questa contingenza positiva e questo equilibrio psicosomatico! Dentro di lei ci sono altre battaglie da vivere e altri traguardi da raggiungere. Il benessere psichico non consiste nell’assenza di preoccupazioni e di ansie e di angosce, “atarassia”, ma nella migliore consapevolezza della propria storia e organizzazione psichica. Meglio essere un Socrate insoddisfatto che una maiale soddisfatto.
Domanda
Perché Lorena viaggia in sogno tra passato, presente e futuro?
Risposta
Lorena usa in sogno la dimensione temporale con una familiarità inconsueta, ma, in effetti, non si sposta dal “presente psichico in atto”. Si sporge dal presente verso il passato che colloca in alto e verso futuro che colloca in basso, ma oscilla sempre in un “presente” spazialmente rappresentabile in un piano ben definito ed equilibrato.
Domanda
Lei dice che il tempo nella psiche non esiste e addirittura anche lo spazio. Che vuol dire?
Risposta
Freud aveva detto chiaramente che la questione “spazio e tempo” per la psiche era tutta da risolvere e che l’attività psichica era possibile al presente, quando anche il materiale inconscio veniva riportato alla coscienza. La consapevolezza è del presente sia che verta sul già vissuto e sia che verta sull’aspettativa. Agostino diceva la stessa cosa per l’anima cristiana.
Domanda
Cosa trova Lorena uscendo fuori di casa con l’amica e con le chiavi della sua auto?
Risposta
Trova un mondo di persone e di cose dove esercitare la sua “libido genitale” in concorso con le altre forme di maturazione psichica che ha sperimentato e portato in evoluzione.
Domanda
Non capisco, mi spieghi.
Risposta
Adesso Lorena è attrezzata al meglio possibile per le relazioni amorose e lavorative perché ha il narcisismo dell’amor proprio e la consapevolezza di donna, può scegliere e prendersi cura quotidianamente dell’oggetto d’amore, sa quello che la fa star bene e può chiederlo e procurarlo.
Domanda
Oggetto d’amore è il suo uomo?
Risposta
Certo, ma non necessariamente, perché sarebbe restrittivo. Oggetto d’amore è qualsiasi “investimento di libido” fortemente emotivo e adeguatamente consapevole.
Domanda
Perché l’aereo è simbolo della madre?
Risposta
E’ un contenitore e somiglia a un grembo gravido. In ogni modo tutto ciò che riceve e contiene si ascrive simbolicamente al corredo dell’universo femminile, così come tutto ciò che viola e incide appartiene al corredo psichico maschile.
Domanda
Quanti simboli conosce?
Risposta
Circa trentamila. Spero di ultimare al più presto il mio “dizionario psicoanalitico dei simboli onirici”.
Domanda
E il Natale che simbolo è?
Risposta
Appartiene all’archetipo o simbolo universale della “Madre” in quanto rievoca l’eterno naturale “nascere”: etimologia latina da “gnatum” e “gignere”, generare, di poi “natum”, nato.
Domanda
A proposito, allora buon Natale.
Risposta
Grazie e a tutti i miei affezionati marinai auguro una riflessione sull’origine mentre ubbidiscono volentieri alle tradizioni donative e culinarie. Il Natale è proprio una festività “genitale” perché si investono affetti e si scambiano sentimenti d’amore. E se avete una mamma ancora viva e vegeta, abbracciatela e struccatela anche da parte mia fino al punto di farla sentire viva dentro e fuori.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

La conclusione del sogno di Lorena è particolarmente bella e significativa: “In casa vedo anche i miei genitori, a quel punto esco con la mia collega.”
Esce di casa munita di chiavi e si separa dai genitori. Questo è un passaggio comune ai viventi umani che si emancipano in maniera tardiva dalle proprie radici.
Trovare una canzone di musica leggera adeguata è stato facile tenendo in considerazione la gioia di vivere in atto della donna Lorena e la dipendenza dal passato edipico della bambina Lorena: Alessandra Amoroso e la sua enigmatica e musicale “Vivere a colori” firmata da Elisa da Pordenone.
A suo tempo ho decodificato questo testo riscontrando l’esaltazione della “posizione edipica”.
Ripropongo la canzone e riproporrò quanto prima l’interpretazione.