IO E MIO PADRE

 

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Ero a casa dei nonni con mio padre.

Sentiamo confusione: il telefono squilla e il campanello di casa suona.

Vado a sentire e nessuno risponde, vado a vedere e non c’è nessuno al cancello.

Torno in salotto dove si sta cenando e sentiamo altro rumore.

Vado a vedere e, quando apro la porta, vedo una figura maschile nell’ombra che scappa.

L’angoscia del ladro mi sveglia.

Questo è il primo sogno di Marcinkus.

“Io e mio padre apriamo la porta della cantina e troviamo tanti ladri che dormono.

Chiudiamo piano piano la porta e scappiamo in canoa sul fiume.”

Questo è il secondo sogno di Marcinkus.

 

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

I due sogni di Marcinkus sono stati elaborati a distanza di pochi giorni. Il giovane adolescente mi chiede, dal momento che riguardano lo stesso tema, se sviluppano la stessa psicodinamica. La risposta è positiva, ma ha bisogno di alcune precisazioni. I due sogni riguardano la “posizione edipica”, i vissuti e i fantasmi relativi alla relazione con i genitori e, nel caso specifico, approfondiscono l’identificazione del figlio nella figura paterna a risoluzione del precedente conflitto causato dalla relazione privilegiata e interessata con la figura materna. I due sogni di Macinkus, quindi, mostrano chiaramente la fausta evoluzione della psicodinamica edipica. I tempi di risoluzione sono giusti, l’adolescenza, e altrettanto giusto è l’inizio delle conquiste in terra straniera da parte di Marcinkus, le giovani e procaci adolescenti della sua età dopo la conflittuale e mancata conquista materna. Il sogno conferma ancora una volta, qualora ce ne fosse bisogno, la sua funzione d’integrazione psichica dei fantasmi legati all’evoluzione e di riparazione del trauma attraverso l’elaborazione risolutoria dei vissuti in riguardo al padre e alla madre tramite i meccanismi o le modalità di pensiero del “processo primario”.

SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Ero a casa dei nonni con mio padre.”

Il sogno esordisce con il riconoscimento del valore psico-culturale dell’unità familiare esibendo ben tre generazioni: i nonni, il padre e Marcinkus. La sfera affettiva è ben presente e ben presentata. Marcinkus può contare su una compagine affettiva allargata e di notevole valore.

 “Sentiamo confusione: il telefono squilla e il campanello di casa suona.”

 La funzione onirica si muove e complica le carte in tavola come in un thriller. Il senso evocato e coinvolto è l’udito e la simultaneità del telefono e del campanello crea agitazione in attesa che si chiarisca la situazione e l’emergenza. Simbolicamente “l’udito” attesta della sapienza nel valutare e dell’abilità nel riflettere. Evoca il collegamento tra la realtà esterna e il mondo interiore. “Sentire” è un assorbire e un reagire: uno stato d’all’erta. Il “sentire” attesta simbolicamente dell’evocazione e della risonanza emotiva di vissuti psichici, di fantasmi elaborati a suo tempo e ben sistemati nel “Profondo” psichico. L’essere in tre generazioni presenti allo strano evento è un rafforzamento psichico che crea sicurezza nel giovane Marcinkus.

“Vado a sentire e nessuno risponde, vado a vedere e non c’è nessuno al cancello.” 

Si profila una leggera angoscia in quest’atmosfera soffusa di mistero.

Chi chiama? Chi suona?

La risposta è “nessuno”.

Si tratta di un’allucinazione uditiva? O dal “Profondo” psichico sta emergendo qualche fantasma?

Buona la seconda!

Il “nessuno” è un qualcuno che si fa attendere nella sua manifestazione per dare al sonno la possibilità di continuare nel suo benefico effetto di ricostituzione psicofisica. Il “nessuno” simbolico attesta di una caduta depressiva degli investimenti della “libido” e di una crisi dell’identità psichica, ma in questo caso è un veicolo emotivo che in progressione trasporta il fantasma di un “qualcuno” che per il momento si è presentato come “nessuno”.

“Torno in salotto dove si sta cenando e sentiamo altro rumore.”

Marcinkus ha bisogno di rafforzarsi e di avere dalla sua parte l’ausilio affettivo di due generazioni. La “cena” condensa la comunione e lo scambio degli affetti nel luogo “salotto” classicamente deputato alle relazioni sociali e alle buone immagini di sé da offrire agli altri. Ma il fantasma urge e può presentarsi nella sua veste simbolica più convenzionale e diffusa.

 “Vado a vedere e, quando apro la porta, vedo una figura maschile nell’ombra che scappa.”

Marcinkus ha coraggio da vendere. Dopo aver sentito e atteso, adesso vuol “vedere”, un altro senso in ballo, la “vista”. Vuole prendere coscienza del “fantasma” in movimento dentro di lui. Si tratta di una figura maschile, il padre, che si traveste simbolicamente da “ladro” e che produce angoscia.

“L’angoscia del ladro mi sveglia.” 

Il “ladro” condensa la figura dell’uomo che ruba, che porta via, che si appropria indebitamente dei beni altrui. Il “ladro” ha una duplice valenza, è il padre che castra ed è l’”angoscia di castrazione”.

Cosa vuol dire a livello psicodinamico “castrazione”?

Nella “posizione edipica” s’intende per “castrazione” la deprivazione di una funzione come espiazione della colpa di aver tanto desiderato la madre entrando in conflitto con il padre. Con la “castrazione” si accetta l’autorità del capo e si riconosce il padre nei limiti del “Super-Io” e l’ordine morale ed etico costituito nella società.

Marcinkus si è portato a spasso per i sentieri tortuosi del sogno il padre sotto forma di amico e di figura in cui identificarsi a risoluzione della “posizione edipica” e sotto forma di nemico nella figura del ladro, di colui che mi punisce deprivandomi delle mie facoltà virili, del mio potere maschile di seduzione e di appagamento sessuale. Marcinkus si è portato a spasso per il sogno il padre e il fantasma del padre nella versione scissa: “parte positiva o padre buono” e “parte negativa o padre cattivo”.

In questo primo sogno, essendoci angoscia, c’è ancora in atto il conflitto con il padre, vissuto come nemico, perché Marcinkus non si è identificato in lui.

Passiamo al secondo sogno, quello elaborato qualche giorno dopo.

“Io e mio padre apriamo la porta della cantina e troviamo tanti ladri che dormono.”

Si presenta ancora il sodalizio con il padre, ma la psicodinamica edipica è in fase risolutiva. “La porta della cantina” rappresenta l’ingresso della “dimensione profonda” dove il meccanismo di difesa della “rimozione” ha relegato tutte le immagini negative del padre, i “tanti ladri”, quelli che asportano le doti e i gioielli. Ma questi mariuoli sono inerti e passivi, dormono e non influiscono nell’equilibrio psichico di Marcinkus perché sono stati razionalizzati e non disturbano l’armonia in atto.

Ma perché ci sono tanti ladri, tante immagini del “padre negativo”, quasi una per ogni stagione, quelle che abbiamo cominciato a elaborare dai quattro mesi di vita in su fino ai quattordici anni in atto?

Cosa fare?

Di questi ladri non se ne può fare a meno perché rientrano di diritto nella nostra “organizzazione psichica reattiva”.

Guai a non averli messi dentro!

Ma bisogna tenerli calmi, bisogna farli dormire. Fanno parte del gioco psichico, ci sostengono, ci aiutano a non azzardare, a non rischiare troppo sapendo che si è sensibili alla perdita e non si è onnipotenti o impotenti. La formula psichica giusta recita in questo modo: ho accettato e ho riconosciuto il padre, mi sono identificato in lui. Avrei potuto ucciderlo e mi sarei sentito in colpa come un assassino, avrei potuto onorarlo e sarei rimasto bambino e succubo della sua autorità. Adesso il suo riconoscimento si coniuga con la mia riconoscenza nei suoi confronti. Questo è il vero senso dell’amore del figlio nei confronti del padre.

“Chiudiamo piano piano la porta e scappiamo in canoa sul fiume.”

Il materiale psichico rimosso è sotto controllo, per cui si può andare a donne,  si può investire nel vario e variopinto universo femminile con tutta la vitalità seduttiva possibile: “scappiamo in canoa sul fiume.” La canoa è un simbolo femminile e l’acqua è simbolo della “libido”, dell’energia vitale.

PSICODINAMICA

I sogni di Marcinkus sono in collegamento ed evolvono la psicodinamica legata alla “posizione edipica”. Marcinkus rielabora la risoluzione corretta e classica dei fantasmi collegati alla relazione con le figure genitoriali. Il secondo sogno mostra l’identificazione al maschile nel padre.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Il sogno di Marcinkus è elaborato dall’”Io” onirico e dall’”Es”: i ladri, la cantina. Si profila l’istanza del “Super-Io” nella figura del padre, ma senza invadenza. La posizione dominante è quella edipica.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Sono presenti e pienamente in funzione i meccanismi psichici del “processo primario” della “condensazione”, dello “spostamento” e della “drammatizzazione”: sentire, vedere, nessuno, ladro, cantina, dormire, canoa, fiume, aprire e chiudere la porta. E’ presente il meccanismo principe di difesa della “rimozione” e una lieve “sublimazione” nel “ladro che dorme”. E’ in atto il meccanismo di difesa della “identificazione” in “io e mio padre”.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Marcinkus manifesta nel sogno un tratto psichico “genitale” in una “organizzazione psichica reattiva” prevalentemente “orale”: sensibilità agli affetti e all’affettività.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche evocate e applicate sono la “metafora”, ladro e cantina, e la “metonimia”, canoa e porta.

DIAGNOSI

I sogni di Marcinkus attestano della risoluzione della “posizione edipica” sul versante paterno con progressiva identificazione.

PROGNOSI

Marcinkus deve portare avanti questo processo di emancipazione dal padre e rafforzare la sua identità maschile investendo la conquistata “libido” genitale.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta in una “regressione” dinamica alla conflittualità con il padre e in una mancata autonomia psichica, nonché al ritorno delle angosce edipiche di “castrazione”.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Marcinkus è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo,

“processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante” del sogno di Marcinkus si attesta in una frequentazione del padre e nel rivivere il buon rapporto che ha con lui.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

La “posizione edipica” si risolve o non si risolve? La “posizione edipica” non si risolve mai del tutto come le umane cose, per cui può succedere che a ottant’anni si riproponga in sogno una tematica edipica a conferma che nel “Profondo psichico” restano le tracce risolte e irrisolte della nostra relazione con i genitori e con gli annessi e i connessi del caso. La vita o meglio  l’esercizio del vivere riserva la riesumazione delle conflittualità e delle dipendenze dai genitori in base agli stimoli e ai fantasmi che intercorrono e si ridestano, per cui la consapevolezza della “posizione edipica” non è mai abbastanza e la presa di coscienza non è mai esaustiva perché nella psicologia dinamica vige la legge del “nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma o si evolve”. Importante è che la riedizione dei conflitti edipici abbiano breve durata e lascino il posto al ripristino dell’equilibrio psicofisico e alle funzioni dell’”Io” vigilante e razionale. La vita ci riserva sempre provocazioni e stimoli per rimetterci in discussione senza poter dire che tutto sia ultimato e risolto. Finché c’è vitalità, c’è speranza di rivivere.

L’UOMO SENZA QUALITA’… MA SOLO PELLE

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“Maria sogna un uomo alto, senza occhi, senza bocca, senza naso, …. solo pelle.”

Il sogno di Maria è sicuramente verace nel suo essere ridotto a tratti simbolici  non viziati dalla difesa della retorica. I dadi sono lanciati sul tavolo: “alea iacta est”. Adesso bisogna decodificare l’altezza di un uomo, gli occhi, la bocca, il naso, la dominanza totale della pelle, di poi bisogna convertirli nell’opposto. Buttiamoci nel fascino dell’impresa.

Carissimi internauti,

vi offro subito le sintesi: l’uomo alto condensa la figura paterna, gli occhi condensano la realtà e la funzione razionale, la bocca condensa la “libido orale”, il naso condensa la “libido sessuale maschile”, la pelle condensa la “libido epiteliale”.

Approfondiamo i simboli e poi li combiniamo nella loro psicodinamica per venire in aiuto alle emergenze psichiche di Maria.

La “altezza” rappresenta le valenze dell’autorità e dell’autorevolezza, la figura paterna agli occhi e nei vissuti dei figli bambini, il fascino imponente delle dimensioni e del ruolo, la garanzia della protezione e della sicurezza, il futuro e benefico “Super-Io” come riconoscimento del limite etico e morale, il senso del sacro.

Gli “occhi” condensano il “principio di realtà” su cui si basa la funzione razionale dell’”Io”. La “vista” segna simbolicamente il discernimento del “processo secondario” con i suoi principi logici di “identità” ( A = A), di “non contraddizione”( A non è NON A), del “terzo escluso” (o è A o è NON A), come ventiquattro secoli fa sentenziava il grande Aristotele. Gli “occhi” implicano la vigilanza dell’Io e la limpidezza della coscienza.

La “bocca” è l’organo primario dell’aggressività finalizzata alla sopravvivenza, l’organo privilegiato di contatto con la realtà esterna subito dopo la nascita e durante il primo anno di vita. La bocca sviluppa la “libido orale” ed evolve la rudimentale organizzazione psichica. Oltre che l’organo dell’aggressività, la bocca è soprattutto l’organo dell’affettività, perché la traslazione simbolica del cibo è l’amore materno che, di poi, si evolve nella sfera affettiva.

Il “naso” rappresenta simbolicamente l’organo sessuale maschile. Di conseguenza, condensa, oltre alla capacità erotica, l’orgoglio virile che poi si trasla nel potere. Il “naso” si associa alla “fase fallico-narcisistica” dell’evoluzione degli investimenti della “libido” e, di poi, si evolve nella “fase genitale”, quando la “libido” viene investita con finalità generose di dare e di avere: in questo caso si parla di maturazione affettiva e sessuale, di capacità d’amare l’altro.

La “pelle” condensa la “libido epiteliale”, la sensibilità erotica fine a se stessa e intenzionata al proprio appagamento. La “pelle” rievoca simbolicamente la figura materna e le carezze della prima infanzia, i benefici psicofisici del calore affettivo e del contatto corporeo.

Queste le decodificazioni dei simboli del sogno di Maria.

Adesso bisogna convertirle al negativo per tracciare la psicodinamica di questo sintetico ma denso “resto notturno”.

Maria sogna una figura maschile importante e significativa, senza “principio di realtà” e senza discernimento, ottuso a livello intellettivo, senza vigilanza e senza limpida coscienza di sé, senza affettività e incapace di amare, senza aggressività e in balia dell’altrui volontà, senza capacità di amare e di amarsi, senza potere su di sé e sugli altri, senza amor proprio e dignità, svirilizzato, immaturo a livello affettivo e sessuale, un uomo “infante” tutto preso egoisticamente dalle carezze della mamma e incapace di relazionarsi in maniera adulta. Il sogno di Maria traccia questa tipologia di uomo non certo esaltante e raccomandabile, un uomo bambino e incapace d’intendere e di volere: uomo senza qualità e senza dignità che nasconde una “scissione” psichica o una pesante depressione.

A questo punto la domanda è lecita: si tratta della “proiezione” della “parte negativa del fantasma del maschio” di Maria o si tratta dei vissuti collegati a un’esperienza relazionale? La risposta ponderata esige il concorso di entrambe le “proiezioni”. Inequivocabilmente la precisa simbologia del sogno attesta che si tratta di “proiezione” del fantasma della “parte maschile rifiutata”, una simbologia fantasmica elaborata dalla psiche dormiente. Ma non basta, perché il fantasma deve essere scatenato dal “resto diurno” di Maria, dall’aver pensato, visto o contattato questo tipo di uomo senza qualità e di averlo rielaborato nel “resto notturno” , il sogno.

Maria sa e Maria decide.

La prognosi impone la valutazione adeguata degli investimenti della “libido” nella sfera affettiva. Maria non deve relegarsi al ruolo materno di protezione e di soccombenza nei confronti degli uomini.

Il rischio psicopatologico si attesta nel sacrificio dell’affettività e nella conversione isterica delle pulsioni e dei bisogni inappagati, oltre alla conversione della rabbia in scariche nervose di varia intensità.

Riflessioni metodologiche: esiste un uomo senza qualità e solo pelle? Il sogno di Maria cosa indica e cosa insegna? Clinicamente si tratta di una pesante “sindrome depressiva” o di uno stato “borderline” presenti nelle “organizzazioni narcisistiche del carattere” e di poi maturate nella conseguente struttura. In sintesi, si tratta di un arresto dell’evoluzione degli investimenti della “libido”e di una “fissazione” alla “fase fallico-narcisistica”. E’ compromessa la capacità di amare l’altro. La “organizzazione narcisistica” viene definita il “complesso di Dio” e si attesta nell’esibizionismo, nel distacco affettivo, nell’inaccessibilità emotiva, nelle fantasie di onnipotenza: una brutta bestia!

 

L’UOMO  DELLA  BANCARELLA

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“Svetlana sogna di andare in bicicletta e di raggiungere un luogo, tipo un prato verde con attorno degli alberi. Ci sono delle bancarelle, sembra un mercato  anche se in realtà vede anche fabbriche.

Di colpo Svetlana lascia la bici a terra e corre verso uno spazio libero del prato. Lascia la sua borsetta a terra e ritorna indietro a prendere la bici e non la trova più perché gliel’hanno rubata. Corre di nuovo verso la borsa e le hanno rubato anche quella.

E’ disperata e allora il signore di una bancarella le restituisce la borsa dicendo di averla vista a terra e che aveva preferito raccoglierla. Della bici però nessuna traccia.

Le viene da piangere perché la bici è di sua madre, anche se dopo ricorda che la mamma per fortuna ha un’altra bicicletta a casa.”

 

La chiave interpretativa del sogno di Svetlana è “il signore di una bancarella”, quello che “le restituisce la borsa”, quello che l’aveva “vista a terra  e che aveva preferito raccoglierla”. Questa è la figura paterna, il padre di Svetlana vissuto al tempo in cui la figlia maturava la relazione con il padre all’interno della cornice edipica, il solito inossidabile triangolo: padre, madre e figlia. Il quadro è stato conservato intatto nella memoria e rielaborato nel sogno con la stessa infinita tenerezza con cui è stato vissuto: il padre riconosce e rassicura la figlia sulla sua femminilità psicofisica. Tutto questo è presente nei vissuti di Svetlana evidenziati in sogno. Si rievoca il momento in cui la bambina si è sentita accettata dal padre nel suo ruolo femminile: la tensione amorosa del padre nel “raccoglierla”. Il simbolo del “raccogliere” contiene la “pietas” del mettere insieme tratti psichici per formare un’identità, il culto del comporre i fantasmi legati alla relazione con i genitori per un equilibrio esistenziale, il rispetto di un ordine naturale costituito per avere le sicurezze necessarie a vivere. “Raccogliere” si traduce in culto e “pietas”, un vissuto sacrale e mistico. Svetlana si fa “raccogliere” la femminilità dal padre per essere sicura della sua identità appena smarrita, contrastata e conflittuale. Svetlana sente forte il bisogno di essere rassicurata sul suo corpo e sulla sua psiche dal padre.

Meraviglioso!

Il sogno dà la luce alla poesia dei nostri bisogni e sentimenti più umani. La ricerca del padre è importantissima nelle bambine per la futura vita affettiva e sessuale. Il padre è quel primo amore che non si scorda mai perché l’eccesso del desiderio l’ha reso sacro e incontaminato.

Andiamo al dunque in base alle sequenze simboliche del sogno.

La “bici”, la “borsetta”, il furto: questi sono i simboli importanti del sogno di Svetlana. La “bici” condensa la “libido genitale” ossia l’esercizio della vita sessuale, la “borsetta” condensa la “recettività sessuale femminile” ossia la vagina, il “furto” condensa la “castrazione” della suddetta “libido genitale”e della “recettività sessuale femminile”: il furto della bici e della borsetta per l’appunto. La “castrazione” si traduce in una inibizione psicofisica, in un impedimento psichico e in un blocco fisico nel vivere la sessualità, un vissuto naturale e assolutamente normale nell’evoluzione degli investimenti della “libido”, ma da tenere sempre sotto controllo per impedire che si sposti nell’uomo che verrà dopo il padre. Se con la figura paterna la castrazione impedisce l’incesto, il rischio è proprio quello di operare la “castrazione” nelle relazioni future con grave danno per la vita sessuale personale e per quella di coppia.

Torniamo alla decodificazione. Svetlana sogna la sua vita sessuale e la sua dimensione femminile in un senso preciso e rafforzato. Il “prato verde con attorno degli alberi” è una bella condensazione della realtà psichica in atto della protagonista del sogno, la quale non ha difficoltà di relazione o di offerta e di disposizione verso il suo prossimo, dal momento che aggiunge le “bancarelle” di “un mercato” e anche l’operosità delle “fabbriche”. Non mancano a Svetlana bambina le speranze e le possibilità nella vita che l’aspetta: “corre verso uno spazio libero del prato”. In quanto a struttura psichica Svetlana si è evoluta nella sua completezza anche relazionale, per cui sembra che non debba mancarle alcunché.

Ma ecco che comincia il piccolo dramma della “castrazione” nella versione femminile. “Lascia la bici”,”lascia la sua borsetta”: Svetlana è pronta  e desidera affidarsi all’universo maschile, ma un trauma turba il suo equilibrio psicofisico dal momento che blocca la sua vita sessuale e opera un’inibizione della sfera erotica. Le hanno rubato “bici” e “borsetta” che aveva poggiato “a terra”; quest’ultima è un altro simbolo femminile a conferma che il sogno verte su una psicodinamica classica dell’essere femminile.

A questo punto la disperazione è il minimo che Svetlana possa vivere di fronte a tanta improvvisa disgrazia. Ma ecco che si profila una parziale soluzione: “il signore di una bancarella le restituisce la borsa dicendo di averla vista a terra e che aveva preferito raccoglierla”. La bici, pur tuttavia, sembra irrimediabilmente perduta:” della bici nessuna traccia”. Il benefico signore della bancarella, come si diceva in precedenza, è il padre, l’uomo che riconosce a Svetlana la “borsa”, la sessualità femminile, ma che per la “bici” non è provvidente, non può provvedere alla vita sessuale della figlia. Svetlana ha sentito la sua femminilità con il padre, ma ha dovuto bloccare il suo desiderio verso quest’uomo della “bancarella” e del “mercato”, un uomo fascinoso per la sua estroversione e di cui, magari, Svetlana bambina era tanto gelosa. Ecco che giustamente, a questo punto, il sogno deve offrire la figura materna, deve esibire la prima donna della vita affettiva di Svetlana, anche questo un primo amore che non si scorda mai.

“Le viene da piangere perché la bici è di sua madre.” Proprio la “bici” rubata era di sua madre e non era di Svetlana. Il richiamo alla madre attesta della contrastata e parziale identificazione al femminile nella figura materna e della incompiuta identità psichica di Svetlana. Il legame con la madre è molto forte e ha strutturato una forma di dipendenza da senso di colpa per essere stata affascinata, nel bene e nel male, dalla figura maschile del padre. La “bici” apparteneva alla madre, l’oggetto dell’attrazione sessuale di Svetlana riguardava la madre. Ecco che arriva la compensazione e l’assoluzione parziale del senso di colpa: “la mamma per fortuna ha un’altra bicicletta a casa”. La sessualità di Svetlana si è evoluta giustamente in riferimento alla madre per quanto riguarda l’identificazione al femminile, ma la madre ha conservato la sua sessualità e lei l’ha smarrita e per il momento non l’ha ritrovata.

La prognosi impone a Svetlana di riappropriarsi della sua vita sessuale nella sua interezza, superando le inibizioni legate alla risoluzione dei resti del complesso di Edipo riconoscendo la figura paterna nella sua reale consistenza e nella sua reale funzione. Svetlana deve liquidare il senso di colpa verso la madre e razionalizzare la dipendenza senza eliminare la solidarietà e la complicità elettiva.

Il rischio psicopatologico si attesta nel sacrificio della vita sessuale con conversioni isteriche della “libido” inibita nel suo naturale investimento e appagamento. Bisogna tenere sotto controllo la tendenza a limitare la vita sessuale con grave pregiudizio per la vita di coppia.

Riflessioni metodologiche: la figura materna è complessa nella sua struttura e nella sua funzione, per cui la relazione con i figli può contraddistinguersi anche di ambiguità e ambivalenza. La madre, ad esempio, può essere amica delle figlie e amante per i figli, solidale e seduttiva, competitiva e complice e tanto altro direttamente proporzionale ai bisogni della madre e dei figli. Bisogna, allora, che le mamme tengano sotto controllo la loro storia e la loro formazione specialmente quando i figli sono adolescenti e durante la prima giovinezza, sicuramente fino a quando i figli non sono diventati a loro volta padri e madri. I figli hanno bisogno soltanto della madre e non di altro. Non bisogna snaturare il ruolo e ridicolizzarlo

perché se la figlia inizialmente è contenta della solidarietà della madre perché le dà sicurezza sociale, di poi si sente sola quando ha bisogno di una presenza autorevole e di una stabilità affettiva. Inoltre non bisogna perdere potere nei confronti dei figli in nome di un falso mito della modernità. Inoltre,   comunicare i dissidi di coppia o esprimere giudizi pesanti sul coniuge è, oltre che disdicevole, dannoso a livello psichico per i figli. Denigrare la figura di un genitore ai figli da parte dell’altro genitore equivale a una bestemmia proprio per la sacralità del padre e della madre, un pesante discredito verso figure che devono essere rassicuranti e integre per i figli. I padri e le madri che sono insolventi a livello di rispetto dell’altro, magari per cercare un’alleanza contingente, seminano nei figli sensi di colpa che nel tempo fomentano legami conflittuali e sbagliati che possono avere ripercussioni nefaste nelle famiglie che costituiranno.