UN MOMENTO DI CRESCITA

“Volevo chiederle se ci può aiutare con il sentimento d’angoscia che prende in alcuni momenti chi, come me, non può vedere il figlio, la mamma, il compagno.

Io sono sola in casa, faccio mille cose, mi sono data dei programmi e nuovi interessi da curare, ma in alcuni momenti mi sento sopraffatta.

Sembra assurdo, sembra di vederli al di là di un vetro, ma non posso afferrarli. Se fossero in viaggio e il virus non ci fosse, sarei tranquilla.

Quali e quanti fantasmi aleggiano in queste giornate lunghe?

Penso alla guerra, penso che siamo immensamente più fortunati, penso che forse qualche lettura potrebbe aiutare.

Può suggerire qualche titolo?

La ringrazio tanto e facciamo di questo momento un momento di crescita.”

Mariella

Comincio dalla fine.

“Facciamo di questo momento un momento di crescita.” Sarà necessariamente così e al di là della nostra espressa volontà e adesione. Siamo tutti toccati dalla Morte, dalla possibilità di essere infettati dal virus e di morire. Thanatos ha bussato alla nostra porta e noi non dobbiamo aprire, dobbiamo tenerla chiusa e restare in casa insieme a Eros. Dobbiamo volerci tanto bene e voler altrettanto bene a quelli che sono nella stessa barca, familiari e non, sicuramente persone non estranee perché condividiamo lo stesso drammatico momento storico.

Riprendo dall’inizio.

La Psiche individuale non fa distinzione tra le gradazioni della paura o dell’angoscia. La Psiche riceve un messaggio di fine e di distacco e si appresta a elaborare questo materiale depressivo in base alla sua organizzazione, alla sua formazione, alla sua struttura evolutiva. Ogni persona reagisce in base a come si è formata ed evoluta, in base ai suoi traumi e alle sue esperienze vissute. Di conseguenza, la paura della morte o l’angoscia di morte sono modulate secondo la tipologia di “organizzazione psichica”: a prevalenza orale, anale, fallico-narcisistica, edipica, genitale.

Questo è il processo della Psiche individuale.

La Psiche collettiva è colpita dallo stesso messaggio di morte ed elabora la paura e l’angoscia stemperandole con il vissuto della condivisione. Da un lato la paura e l’angoscia hanno un’intensità inferiore, dall’altro lato si colorano delle tante caratteristiche sociali che vengono comunicate e immesse nel circuito psichico.

Siamo tutti chiamati a elaborare i nostri vissuti individuali e collettivi. I primi, come dicevo prima, riguardano i tratti della nostra formazione psichica come nel caso di Mariella, i secondi si amplificano e perdono una parte delle loro caratteristiche imbevendosi della panacea sociale. All’aumento della quantità corrisponde una riduzione della qualità. La paura e l’angoscia si annacquano proprio allargando i loro confini. Questa è la bontà terapeutica della condivisione, del mal comune che è un mezzo gaudio, della consolazione di vivere insieme emozioni e tensioni, sensazioni e sentimenti, riflessioni e ragionamenti. Questa paura e questa angoscia non sono soltanto dolorose e drammatiche, ma hanno una valenza “etica”, tendono al Bene individuale e collettivo proprio perché sono socializzate e accrescono il senso di appartenenza e di condivisione. L’Etica usa gli schemi culturali accessibili alla massa e, quindi, maggiormente comprensibili e facili da tradurre in atto. Se poi questi schemi sono emotivi, l’effetto di aggregazione è immediato e maggiore. Questa è l’Etica collettiva.

L’Etica individuale è più complessa e sofisticata proprio perché riguarda le sfaccettature personali e la storia irripetibile di un singolo. L’angoscia di Mariella riguarda, a conferma di quello che dicevo, il non poter vedere “il figlio, la mamma e il compagno”, verte sulla sua solitudine e sulla lontananza degli affetti più cari, riguarda l’assenza di soggetti investiti da “libido genitale”, dal sentimento d’amore, insomma. La permanenza in casa scatena in Mariella il suo conflitto affettivo, il “fantasma di morte” scatenato dal “coronavirus” si colora d’affettività, del tratto “orale” caratteristico di Mariella. E’ come se dicesse a se stessa: “vedi, devo amare di più e meglio, devo esternare di più i miei sentimenti, non devo trattenermi nel comunicare l’affetto che mi lega a loro, non devo avere conflitti inutili da portare avanti con risentimento e tante meno con astio, devo amare meglio mio figlio, mia madre, il mio compagno, devo coinvolgermi di più e soprattutto esprimere con atti e parole quello che sento.” La madre Mariella vuole proteggere il figlio, la figlia Mariella vuole proteggere la madre, la donna Mariella vuole proteggere il compagno. Quando Mariella immette questo suo materiale psichico nel sociale, si rende conto che è nella stessa barca affettiva e allevia la sua paura e la sua angoscia perché le vede condivise. Le sensazioni dolorose sono sublimate nella consapevolezza del bisogno di amare e nel desiderio di essere amata. Questa “coscienza di sé” è originata dall’insoddisfazione della sua carica affettiva e dei suoi investimenti sentimentali. In alcuni momenti Mariella si sente sopraffatta da quella che vive come una sua incapacità a lasciarsi andare nella cura e nell’esibizione degli affetti. “Vederli al di là di un vetro” e non poterli afferrare è il conflitto di Mariella che emerge sotto la sferzata dell’angoscia di morte destata dallo stato di pericolo individuale e collettivo. Toccati dalla Morte reagiamo con noi stessi e insieme agli altri, una reazione “etica” perché impostata nella condivisione, nell’arrecare sollievo e nel sentirsi sollevati. Aleggia il “fantasma di morte” e tutte le variabili fantasmiche depressive a esso collegate, come l’inanimazione, la perdita, l’anaffettività, la frammentazione, la mutilazione, l’abbandono, la castrazione, la perdita d’oggetto e l’indeterminato. Questi sono i colori dell’arcobaleno depressivo del “fantasma di morte”. A ognuno il suo.

Continuando l’analisi della lettera di Mariella, bisogna considerare che l’invisibilità del virus è più angosciante della guerra. Un conflitto bellico lo vedi e puoi fuggire mettendoti in salvo. Il fatto che sei chiuso in casa in attesa di eventi positivi e di una remissione clinica della malattia pandemica, comporta uno sforzo importante per operare la “razionalizzazione” dello stato psicofisico e logistico in cui ti trovi. Devi capire i tuoi “fantasmi” in riguardo alla morte e allo spazio ristretto. Sei chiamato a controllare le tue pulsioni profonde e a convertire la “fobia” del chiuso in una “filia” del chiuso attraverso il processo psichico di difesa dall’angoscia della “sublimazione”: la claustrofobia in claustrofilia e il tutto in favore della continuazione della vita. Rispetto ai profughi di guerra siamo svantaggiati semplicemente perché siamo in condizioni più angosciose proprio per la subdola presenza e per la mortale azione del “coronavirus”. Il disagio psicologico prolungato è motivo di stress anche se la condivisione sociale è di notevole aiuto. Circola un breve spot in cui si vede una infermiera in camice, cuffietta e mascherina che tiene in braccio la penisola e le isole con in alto a sinistra la scritta “andràtuttobene”. Il sottofondo musicale è il brano “all’alba vincerò” tratto dalla romanza di Giacono Puccini “Turandot”. Tra abbracci commossi e condivisioni altamente emotive lo spot ha una carica terapeutica individuale e collettiva di enorme portata, a conferma anche del genio italico di colui o di coloro che lo hanno ideato e realizzato. E’ vincente questo processo psicosociale di “identificazione” nel “popolo nazione” per arrestare il propagarsi del virus attraverso la soluzione apparentemente rudimentale ma efficacissima del chiudersi in casa, del benefico isolamento per isolare la bestia molesta. Questa è la migliore psicoterapia collettiva sul mercato odierno. Non dobbiamo reagire al virus con l’onnipotenza o l’impotenza, il fatalismo o il narcisismo. Dobbiamo usare la prudenza e la cautela, la pazienza e la remissione, in attesa che decresca l’azione del virus grazie alla benefica rudimentale fuga da lui, quella che stiamo operando su prescrizione della Scienza prima che della Politica.

Viva la Scienza, viva la Medicina, viva la Chimica, viva la Biologia, viva tutti gli operatori sanitari che ci stanno aiutando a uscire fuori dal tunnel dell’angoscia con il loro coraggioso lavoro e con la loro abnegazione. Una menzione d’onore va ai politici che hanno ascoltato gli scienziati e hanno anteposto la Salute pubblica all’Economia e alla Finanza. Non dimentichiamoci dei fornai e delle commesse dei supermercati.

Viva Platone che voleva i filosofi al potere e viva Aristotele che voleva la Scienza al potere in tutte le manifestazioni dell’uomo.

A buon intenditor poche parole.

I libri, oltre quelli che ho già consigliato nel precedente post, sono i seguenti: le Novelle di Pirandello, le prime opere di Camilleri, le novelle di Verga, il Vocabolario italiano, l’Atlante geografico, la Psicologia delle masse e analisi dell’io di Freud, i Dialoghi di Platone e in particolare il Convito, la Repubblica, il Timeo, il Fedone.

I film di Bernardo Bertolucci e di Sergio Leone aiutano perché sono belli e lunghi, così come i film di Fellini. In ogni caso avete il tempo di spulciare nella vostra libreria i film che vi hanno regalato in chissà quale Natale e che regolarmente avete accantonato in attesa di vederli. L’occasione trasognata è arrivata. Datevi da fare.

Un libro di cucina regionale vi aiuterà a passare all’azione dopo averlo letto e a cimentarvi con l’arte culinaria che va tanto di moda e che ci viene tanto invidiata dal mondo infame.

“Andràtuttobene”, parola di Aristotele!

Intanto “ammuttamu e caminamu”!

AKHTER MABIA 20

Biagio di Callalta, 10 giugno 200…

Mio adorato ba,

ti ricordi che quando ero piccola mi prendevi per mano e mi portavi al mercato del nostro paese dove tutto era colorato di giallo e di bianco e immancabilmente mi dicevi: “ricordati, Mabia, che la farina di grano costa meno del riso e che con un chilo di riso compri due chili di farina bianca, ma ricordati anche che il riso può essere amaro o troppo nero.”

E io non capivo quello che dicevi e mi chiedevo in silenzio perché me lo ripetevi ogni volta che giravamo felici tra le bancarelle del mercato tra il giallo dell’holud e dei meloni e il bianco della farina e del riso.

Io non capivo perché ero tutta presa dalle tue mani che mi stringevano e dal passeggiare insieme a te in mezzo alla nostra gente: io ero la tua regina e tu eri il mio re.

Del riso e del grano, della farina bianca e del riso nero non capivo un bel niente e del resto non m’interessava un bel niente; io avevo soltanto bisogno di sognare il tuo amore per me e nella mia presunzione di bambina vanitosa io non ero la tua principessina ma ero la tua regina.

Nel tempo e con la lontananza ho capito cosa il mio baba voleva dirmi e con tanta insistenza e ogni volta che uscivamo.

Nel tempo e con la lontananza, mio dolcissimo baba, ho capito la parabola del tuo messaggio e ho recuperato nella mia memoria di bambina vanitosa le storie della tua vita, le storie della tua vita raccontate a volte con l’orgoglio dei poveri e forse con la negligenza dei delusi.

E allora ho rivisto appese alle pareti della nostra calda e modesta casa tutto il carico dei tuoi ricordi e delle tue idee.

Il mio baba da giovane era un nazionalista indipendentista, un aumilich, un autentico e sincero aumilich, un musulmano che amava il suo Dio e il suo paese, la sua fede e la sua libertà con lo stesso trasporto che il Corano suggerisce ancora oggi agli uomini di buona volontà e di pie intenzioni, i veri uomini di pace.

E in verità si legge nel Corano che Allah non cambia la realtà di un uomo e la realtà di un popolo fino a quando questo uomo e questo popolo non sono cambiati dentro di loro.

Bisogna ripulirsi dentro, bisogna essere puliti nel profondo del nostro cuore, mio caro baba, e non bisogna essere ipocriti come i sepolcri imbiancati, perché Allah ci guarda dentro e nel profondo del nostro cuore e non ci guarda in faccia o nella pancia.

Questo insegna il nostro Libro sacro, mio adorato baba, e a questi insegnamenti divini dobbiamo volgere sempre il nostro sguardo di poveri mortali, dobbiamo rivolgere le nostre domande di uomini ignoranti e dobbiamo affidare le nostre perplessità di figli del Provvidente.

Lui, il Grande e l’Onnipotente, ci ha voluti e ci vuole così, modesti e devoti.

Io so che il mio baba non è un ipocrita ed è sempre stato ed è ancora oggi un vero amante della libertà e un vero combattente della fede e della giustizia, un aumilich, un autentico aumilich e un pio musulmano che lascia maturare le sue idee con i suoi anni come i kadal che coltivava e coltiva ancora nel suo campo e che al momento giusto riempivano la nostra tavola e che ancora oggi riempiono la sua tavola anche senza la presenza della sua devota figlia.

Il mio baba non ha mai separato le fede dalla libertà, la fede dalla giustizia e per affermare questi valori religiosi ha anche combattuto contro i miscredenti.

Quanti infedeli ha ucciso il mio baba in battaglia ?

Tutti quelli che Allah ha voluto mettere sul suo cammino di credente e sulla Via della verità.

Quanti nemici ha ucciso il mio baba in battaglia ?

Tutti quelli che Allah ha voluto mettere sul suo cammino di credente e sulla Via della verità.

Il mio baba ha sempre amato e ama Allah e i Suoi doni, la giustizia e la libertà.

E io, la sua Mabia, sono come lui perché ho imparato da lui.

Il mio baba ogni quattro anni si reca a votare con il vestito nuovo e con tutto l’orgoglio di un musulmano che ha combattuto per la giustizia e per la libertà del suo paese e del suo popolo in nome di Allah.

Rivedo ancora al centro di una parete della nostra semplice casa il ritratto di Shekmogivor, la guida della nostra libertà e l’eroe della nostra indipendenza, l’uomo voluto da Allah per il nostro riscatto contro i nemici oppressori e contro i fratelli fuorviati, il generale di un fedele e prezioso combattente, il mio baba.

Rivedo il mio baba che prega per lui davanti alla sua fotografia e lo raccomanda alla pietà del Misericordioso perché entrambi hanno amato e amano Allah, la libertà e la giustizia e meritano il Giardino delle Delizie.

I nemici del mio baba sono stati da sempre gli Inglesi, miscredenti e crudeli, uomini senza Dio e senza pietà che adorano i falsi idoli e sottomettono i popoli senza avere alcun diritto.

I nemici del mio baba sono stati i Pakistani, i fratelli fuorviati che Iblis aveva accecato con l’illusione del potere e dello sfruttamento dei loro stessi fratelli, i musulmani infedeli che dovranno espiare le loro colpe perché Allah è Misericordioso, ma non dimentica neanche un dattero o un crine di cammello.

I nemici del mio baba sono stati l’Occidente e l’Oriente, gli uomini malvagi dell’Occidente e i fratelli cattivi del suo Oriente.

Il riso amaro e nero erano proprio i suoi fratelli pakistani e la farina bianca erano gli Inglesi, gli occidentali in genere e tutti quelli che mangiano il pane di grano.

Il mio baba pensa ancora che la gente dell’Islam è superiore per la fede che porta nel vero Dio e perché la gente dell’Islam ha sofferto la violenza degli stranieri e delle religioni imperfette.

L’amore in Allah ha ispirato il suo grande cuore e nel tempo la sua idea ha vinto.

“Ricordati, Mabia, che la farina di grano costa meno del riso e che con un chilo di riso compri due chili di farina bianca, ma ricordati anche che il riso può essere amaro o troppo nero.”

Allora, mio caro baba, dimmi perché oggi lasciamo il nostro paese e partiamo verso il lontano Occidente ?

Forse per sopravvivere, ma sicuramente per esserci e per vivere da musulmani anche in terra straniera.

In verità tutti gli uomini che hanno creduto in Allah e sono emigrati e hanno lottato con i loro beni e con le loro vite sulla Via del vero Dio saranno a suo tempo ammessi e premiati nel Giardino.

E tutti quelli che hanno dato loro asilo e soccorso, ebbene tutti questi sono alleati dei musulmani e Allah, da Buono e Premuroso Padre, vede e considera quello che essi hanno fatto e continuano a fare per i Suoi figli lontani.

La ricompensa del Misericordioso è per tutti e anche per quelli che aiutano nella bella e gioiosa Italia Mabia e Pervez.

Anche queste persone sono e saranno amiche del mio baba e soprattutto di Allah e per loro non mancheranno le preghiere nel cuore e nella bocca del mio baba, così come non mancano e non mancheranno nel mio cuore e nella mia bocca.

La mia preghiera è sempre provvida e il mio tappetino è sempre diretto verso Makka.

E’ anche vero che chi ama la sua terra, come il mio baba, non sente il bisogno di partire e non si lascia abbagliare dal denaro e dalla ricchezza, dal lusso e dalle comodità, dalle automobili e dai supermercati.

Chi ama la sua terra, come il mio baba, accetta la volontà di Allah e attende il Paradiso nel luogo dove il Misericordioso ha voluto che nascesse per onorarlo e per portargli testimonianza.

Il grano ti dà la farina bianca per fare il pane, ma il pane è sempre pane dappertutto e

anche se è condito con le olive o con i semi di papavero.

Il mio pane era quello dei musulmani, il rutì, quello schiacciato come una piadina, il pane senza lievito e senza sale che esaltava il gusto del pesce o della carne nei giorni della festa e dell’abbondanza.

Adesso che sembro a me stessa e agli altri di essere diventata ricca, il mio pane è sempre quello dei musulmani, il rutì, e non è quello dei miscredenti e degli infedeli, ma è sempre il pane della mia terra anche se fatto con quella farina bianca che mi permette di vivere con amore in un paese straniero e di lottare per un futuro migliore insieme a tutti gli uomini e a tutte le donne di buona volontà, quelle persone che non hanno pregiudizi da scaricare sul prossimo e frustrazioni da far pagare ai propri simili o tanto peggio ai propri fratelli.

E io, mio caro e dolce baba, ho iniziato la mia missione e la mia pacifica battaglia senza versare quel sangue umano che è sempre rosso sotto l’ingannevole colore della pelle di ognuno di noi, musulmani e cristiani, miscredenti e atei, politeisti e pagani.

L’odio non serve a nessuno, le guerre, ormai, sono inutili stragi e il fanatismo fa sventolare la propria bandiera soltanto sopra un cumulo di cadaveri.

Il vero scopo di qualsiasi religione è di unire gli uomini e non di dividerli.

La fede deve unire anche nella differenza delle religioni e deve redimere i senzadio almeno nell’amore verso il prossimo, nella partecipazione, nella collaborazione e nel servizio verso i più deboli per fare in modo che questi ultimi non esistano più sulla faccia della terra.

Muhammad ha insegnato proprio questo: amare il prossimo e soprattutto i più deboli.

So che questo progetto è ambizioso e che c’è ancora oggi tanta strada da fare e tanti ostacoli da superare, ma insieme agli altri il cammino sarà più spedito e più gioioso.

Per altri intendo non soltanto i fratelli musulmani, ma soprattutto quelli che non sono musulmani e che non potranno mai esserlo e che nonostante tutto non sono libertini e non sono debosciati.

Allah non vuole il disprezzo del tuo prossimo.

Ho conosciuto un senzadio, mio caro baba, e con lui ho parlato talmente tanto che mi sono legata e forse mi sono addirittura innamorata.

E’ un italiano e non capisco la mia attrazione nei suoi confronti, ma sono sicura che oggi non saprei rinunciare alla sua gentile persona e alla sua preziosa presenza anche se non è musulmano ed è un senzadio.

La giustizia, la libertà e la tolleranza sono oggi i valori che un buon musulmano deve portarsi addosso come la pelle e deve realizzare in questa vita insieme agli altri uomini di buona volontà.

I nemici siamo noi stessi quando pretendiamo di essere figli di Dio e ci chiudiamo agli altri con cui viviamo e da cui in un certo senso materiale dipendiamo.

La mia triste esperienza con Joshim e la mia permanenza in Italia non mi ha cambiata come figlia di Allah e non mi ha trasformata da donna onesta in una puttana e tanto meno in una miscredente infedele.

La mia esperienza di vita mi ha dato soltanto la possibilità di allargare gli orizzonti del mio cuore e della mia mente e mi ha permesso di riflettere alla luce dei fatti e senza alcun pregiudizio; e credimi, mio caro baba, che tutto questo non è poco.

Allah guarda misericordioso le mie prove e le mie sofferenze, ma guarda soprattutto la sincerità del mio cuore in qualsiasi cosa faccio, anche quando mastico un dattero o prego nel mese di Ramadan con il tappetino rivolto verso Makka.

Mio caro baba, non devo chiedere il tuo perdono per tutto l’amore che ti porto e non devo chiederti scusa per tutte le offese della mia precedente lettera perché in entrambi i casi è il sentimento profondo che nutro per te che mi ha scatenato questa reazione.

Io sono come te, io sono il tuo ritratto e ricordati che non puoi accusarmi di nulla, perché sei stato proprio tu e senza accorgerti a infilarmi dentro e con amore l’immagine che io ho di te nel mio cuore sin da quando ero la tua bella bambina, quella figlia da portare a spasso per il paese senza pregiudizio e con tutto l’orgoglio di un uomo musulmano e di un padre libero nella mente e nel cuore.

E allora non devi lamentarti se anch’io nella mia vita voglio essere una persona politicamente impegnata e innamorata delle sue idee e dei suoi progetti, ma è anche vero che non dimenticherò mai di essere una donna musulmana e sincera con il suo Dio.

Io non voglio essere una schiava e neanche un’eroina condannata a morte da un tribunale musulmano fatto di uomini mezzi iman e mezzi assassini.

Io non voglio essere uccisa come una puttana dalle pietre di un qualsiasi maschio autorizzato dalla legge a spaccarmi il cranio sotto un lenzuolo bianco in un tragico tiro al bersaglio che ridesta gli istinti più bestiali di un essere umano.

E ricordati che queste non sono mie fantasie, ma questa è la realtà e speriamo che al più presto diventi una realtà del passato.

E così Amina e Safira sono ancora vive perché noi, donne islamiche che viviamo in paesi democratici, abbiamo protestato e chiesto il loro intervento in nome dei diritti umani.

Queste sono le nuove e le nostre battaglie e si vincono senza spargere sangue in nome della democrazia e della civiltà e non in nome di un dio che non esiste.

Basta che tu alzi appena la testa e sopra il tuo paese trovi gli integralisti islamici dell’Afghanistan e se ti sposti un po’ a sinistra trovi i paesi arabi e africani dove si confonde ad arte e sulla pelle della povera gente la politica con la religione e dove Allah viene contrabbandato con Sadam Husayn o con il mullah Omar, con qualsiasi altro sanguinario dittatore o con qualsiasi altro folle ayatollah, con gli sceicchi del terrore ubriachi dei dollari del petrolio o con i fanatici talebani che pretendono di essere i successori di Muhammad.

Mio caro baba non vedi cosa succede in Iraq, in Nigeria, in Algeria, in Iran, in Libia ?

Ormai anche in Bangladesh è arrivata la televisione e puoi essere informato su tutto quello che succede nel mondo non dimenticando mai di non lasciarti suggestionare da quello che senti e di tenere per te l’ultimo giudizio.

Non vedi, mio caro baba, tutte le inutili guerre e le continue stragi che avvengono in Palestina e in Israele, in Cecenia e in India, in Pakistan e negli Stati uniti, in tutto il resto del mondo ?

E dimmi, mio caro baba, in tutte queste tragedie cosa c’entra Allah ?

Sono queste le guerre sante di un tempo ?

E chi sono i nuovi martiri ?

I suicidi del terrorismo o la povera gente che per caso si trova nel posto sbagliato al momento giusto ?

E quanti buoni fratelli musulmani sono rimasti sepolti insieme ad altri uomini fratelli sotto le torri gemelle di New York senza sapere perché sono stati assassinati proprio loro che erano nella giusta via ?

Allah non ha mai voluto queste infamie e chi le impone è soltanto un dittatore e un miscredente e per lui ci sarà soltanto la Fiamma eterna.

La guerra santa e il martirio non hanno senso di esistere in un mondo che è la casa comune di tutti gli uomini di buona volontà.

Io voglio vivere finalmente la mia vita con la massima libertà e con la massima giustizia e con la massima democrazia.

E allora, se ancora non lo hai capito, devi sapere che Mabia insieme a Safira, a Zibiba, ad Assia, a Jasmina, a Orzala, a Rubia, a Camira, ad Amina, ad Aisha, a Kadigia, a Malika, a Fatima, ad Halima e a mille e mille altre donne italiane, arabe, africane, sudamericane e del resto del mondo e di tutte le razze, ecco noi tutte insieme abbiamo fondato in Italia un’associazione per i diritti della donna musulmana.

Noi siamo le nuove combattenti sulla via di Allah e questa è la nostra battaglia, quella che non uccide, ma che salva e riscatta dalla schiavitù migliaia e migliaia di donne umiliate e sfruttate dalla violenza dei prepotenti, uomini che in un modo religioso e in un modo politico esercitano un potere ingiusto.

Noi non siamo sole in questa battaglia civile, ma siamo in buona compagnia di altre associazioni di donne e tutte insieme lottiamo per la nostra dignità e per i diritti della famiglia, per i valori della diversità e della tolleranza.

Al di là del velo che portiamo e della religione che professiamo niente ci divide e niente ci può dividere perché siamo convinte di essere dalla parte della giustizia.

E questo non è un nuovo fanatismo, mio caro baba, questa è la nostra presenza nel mondo e tra la gente, questa è la nostra battaglia senza martiri e senza sangue.

Non vogliamo più donne che si mettono incinte di tritolo e che si fanno saltare in aria per uccidere i nemici convinte che Allah lo vuole e sicure che riapriranno gli occhi nel Giardino delle Delizie e magari ancora al servizio degli uomini che in vita le hanno ingannate.

Queste donne, mio caro baba, sono ancora vittime delle menzogne dei maschi e del loro violento potere politico che le ha voluto e le vuole sempre ignoranti e schiave.

Noi musulmane non vogliamo essere donne ignoranti, donne martiri e donne suicide, noi vogliamo essere donne ricche di sangue da regalare ai propri figli, capaci di amare noi stesse e i nostri simili, degne di partorire tanti bambini con amore e senza odio e felici di donarli al proprio uomo con riconoscenza, vogliamo gustare la vita e ci opponiamo a ogni ingiustizia e a ogni violenza perpetrate sul nostro cuore e sulla nostra mente.

In quale surat del Corano Allah ha detto ai suoi fedeli di morire per la Sua causa uccidendosi per uccidere ?

Dove si trova nel Corano la giustificazione del suicidio in nome di Allah ?

Caro baba ti invito a trovare i versi del Corano e a comunicarmeli, perché io, che ho veramente studiato direttamente in arabo il nostro libro sacro, non li ho ancora trovati.

O forse sono gli sceicchi del terrore ubriachi di petrodollari e gli ayatollah dell’ingiustizia ubriachi della loro vanità a spingere i propri fratelli verso la morte per realizzare i loro progetti di odio e di guerra.

Noi donne islamiche abbiamo salvato le vite di Amina e di Safira perché non vogliamo donne e uomini martiri, non vogliamo guerre, vogliamo il riconoscimento dei diritti delle donne e vogliamo fare la volontà di Allah.

Il Corano è la nostra religione e la vita civile internazionale ormai non vuole essere confusa con le leggi religiose.

Io sono una donna musulmana come il premio Nobel per la pace Shirin Ebadi.

Lo sai, mio caro baba, a chi è stato dato dagli uomini giusti dell’Occidente il premio Nobel per la pace ?

Proprio a Shirin Ebadi, una donna musulmana dell’Iran, una donna che combatte per le riforme civili contro il potere ingiusto degli ayatollah, una donna che non vuole più che il Corano sia la difesa dei soprusi dei maschi.

Mio caro baba, ti ho detto tanto e ti ho detto troppo, ma non ti ho detto ancora tutto, ma stai tranquillo perché quello che ti devo ancora dire è sempre qualcosa di bello.

Se la tua figlia prediletta Mabia è diventata così, chiedilo a te stesso e nel profondo del tuo povero cuore troverai la risposta più vera e nella tua limpida mente troverai la giustificazione più logica e naturale.

Che Allah ti conservi ingenuo per i miei peccati più belli e inconfessabili, oltre che per la delizia del mio cuore e che il Misericordioso non abbia fretta di darti il premio che meriti, il premio degli uomini giusti e devoti nel nostro Giardino.

Per morire c’è sempre tempo per gli uomini di grande valore; adesso resto in attesa della tua rabbia di uomo testardo, ma sono convinta che dopo due giorni ritornerai ad essere soddisfatto di quella bambina che ti portavi a spasso per il mercato di Dakka e che un giorno ti sei lasciato sfuggire dalle mani per darle la possibilità di realizzare il suo sogno di libertà.

Credimi !

E non continuare a essere un brutto asino, perché altrimenti questa volta devo proprio e soltanto bastonarti !

E credi una volta per sempre alla tua devota Mabia.

Savar, mag mash, 200…

Dolce figlia Mabia,

“Mi rifugio nel Signore degli uomini,

Re degli uomini,

Dio degli uomini,

contro il male del sussurratore furtivo,

che soffia il male nei cuori degli uomini,

che venga dai demoni o dagli uomini.”

Con tanto amore e venerazione, credimi; il tuo baba.

AKHTER MABIA 19

San Biagio di Callalta, 30 aprile 200

Al mio caro baba arrivano tanti saluti e tanti baci da sua figlia Mabia.

Ho ricevuto la tua amara lettera e non so se essere dispiaciuta perché stai male o essere addolorata per le cose brutte che mi dici e per le minacce che mi fai.

Sicuramente sono molto confusa e quasi, mio caro baba, non ti riconosco più come quella bella persona che tu sei sempre stato per i miei occhi e per il mio cuore al tempo della nostra felicità.

Eppure nella mia confusione mi sento molto forte, sicura e decisa a fare le scelte giuste per difendermi dalla violenza degli altri, per rispettare le Leggi di Allah, per vivere con decoro la mia vita, per consentire a mio figlio Pervez di realizzarsi nel migliore dei modi e da buon musulmano, per concedere a me stessa la dignità di una persona che esiste in questo mondo e che è sicuramente passata da queste parti e che vuole lasciare una piccola traccia di questo suo essere esistita proprio in questo mondo e di essere passata proprio da queste parti.

E tutto questo lo voglio fare senza arrecare offesa a nessuno e in primo luogo al Misericordioso.

Però, prima di iniziare questa triste lettera, una lettera che non avrei mai voluto scrivere e soprattutto al mio baba, voglio pregare insieme a te per confermarti quanto sono devota a Colui che mi ha dato la possibilità della vita eterna e a Colui che mi ha dato la vita terrena, il mio Dio e il mio baba.

In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso.

La lode appartiene al Allah, Signore dei mondi,

il Compassionevole, il Misericordioso,

Re del Giorno del Giudizio.

Te noi adoriamo e a Te chiediamo aiuto.

Guidaci sulla retta via,

la via di coloro che hai colmato di grazia, non di coloro che sono incorsi nella Tua ira, né degli sviati.

Amin.

Caro ba, adesso posso cominciare a scriverti con il rispetto dovuto e con tutta la devozione di una figlia che sa riconoscere le sue nobili radici senza distruggere l’albero millenario della fede e senza mancare di riverenza nei confronti di un padre confuso e deluso.

Mio caro ba, io ho paura.

Tu devi capire soltanto questo e devi infilartelo nella testa dura che hai e non devi dimenticarlo mai più anche perché io non te lo ripeterò mai più: io ho paura di stare con Joshim per il semplice motivo che è stato e continua a essere una minaccia per la mia vita e per quella di mio figlio.

Io non sono andata via da mio marito per capriccio o per mancanza di rispetto o per umiliarlo o per le mille altre stupidaggini che tu mi dici e che la gente ignorante dice soltanto perché ha la bocca per parlare e non ha il cervello per pensare.

Io sono scappata da mio marito semplicemente perché avevo e ho paura che possa ancora fare del male a me e a Pervez.

Hai capito, mio caro ba ?

Joshim è un violento, ha tentato di uccidermi e ha ucciso la mia bambina.

Joshim è un assassino e io non posso riconoscerlo come l’uomo che mi vuole bene e che non può stare senza di me come va dicendo in giro ai suoi amici.

Joshim è un miscredente e non ha mai rispettato le leggi di Allah anche perché è un ignorante ed è cresciuto in mezzo alla campagna come una bestia.

Joshim si ubriacava, mangiava la carne di maiale, giocava d’azzardo, bestemmiava il dio dei cristiani, non ha mai fatto l’elemosina, usava la droga e perdeva la testa con tanta facilità al punto che anche il dottore dell’ospedale di Treviso ha detto che era mezzo pazzo.

Adesso, caro ba, dimmi come io e il mio bambino potevamo e possiamo stare insieme a un pazzo assassino.

Se non mi sai rispondere, allora vieni tu a curare la mia paura.

E invece di capire e di avere fiducia nella figlia, cosa fa il mio baba ?

Il mio baba prima mi capisce, poi non mi capisce perché si lascia convincere dalla gente ignorante di Savar, quelli che non sanno quello che dicono e aprono la bocca soltanto per dire stupidaggini.

Oppure devo pensare che il mio baba finge di non capire e mi provoca ?

E allora cosa mi scrive ?

Il mio baba mi ricatta nella maniera più spietata maltrattando ma e minacciando di ripudiarla se io non ritorno con il pazzo furioso di mio marito Joshim.

Ma cosa c’entra tutto questo e cosa significa ?

Io credo, caro ba, che tu sei malato e non capisci più niente, perciò devi affrettarti a fare il pellegrinaggio a Makka, perché, se continui così, sei sulla strada giusta del peccato e della miscredenza, proprio tu che sei sempre stato un esempio di fede e di onestà morale per il tuo paese e proprio tu che hai consultato tutti i molovì di Dakka per sapere se rientrava nella legge di Allah la possibilità che la moglie si separasse dal marito perché lui la maltrattava e la picchiava.

E sono sicura che non hai detto ai molovì che Joshim mi ha anche ucciso la bambina che portavo nella pancia buttandomi giù dalle scale.

Ma vergognati di dire e di fare certe cose, devi soltanto vergognarti ai miei occhi e agli occhi del Giusto e del Provvidente perché le tue esagerazioni sono diventate ingiustizie belle e buone e grandi peccati nei confronti di Allah.

Fortuna che Lui è un Perdonatore, ma soprattutto è molto comprensivo nei confronti degli imbecilli e molto paziente nei confronti dei presuntuosi.

E tu, caro baba, sei imbecille e presuntuoso perché hai pensato e pensi che tua figlia Mabia, quella donna che hai cresciuto con l’orgoglio di essere musulmana e che hai voluto che da piccola studiasse il Corano direttamente in lingua araba, da quando abita in Occidente, ha dimenticato tutti i tuoi buoni insegnamenti e che magari lascia il marito per un altro uomo o fa la puttana per gli italiani che hanno voglia di arare il campo di una donna esotica dalla pelle olivastra.

Ma cosa hai pensato e cosa pensi che io abbia dimenticato i tuoi insegnamenti e quelli di ma e che io non sia più credente perché mi sono lasciata abbagliare dall’oro dell’occidente.

Tu hai pensato per me quello che effettivamente è successo a Joshim.

E allora questi discorsi li devi fare a lui e non a me.

Adesso vengo al fochir e al molovì, ma più che altro vengo ai molovì di Savar e di Dakka perché sono stati fuorvianti come i miscredenti o non hanno capito come stava veramente la questione.

Il fochir è un pover’uomo costretto a combattere i gin maligni di Iblis e lasciamolo affaccendato in questo suo lavoro di purificazione dal male anche se a volte i gin maligni siamo noi stessi e non i demoni di Iblis.

E’ molto facile dare tutte le colpe a Iblis e ai suoi degni compari e non assumersi le proprie e giuste responsabilità, mio caro baba, dico che tante volte i figli di Allah dovrebbero essere più coscienti nei pensieri e coerenti nelle azioni senza scomodare il Provvidente e i suoi nemici nelle cose personali e quotidiane.

Allah è Misericordioso e Provvidente, ma nelle cose serie e importanti e non nelle sciocchezze degli uomini.

Joshim mi picchiava e i gin maligni non c’entrano niente, più che altro c’entrano e tanto l’alcool e la droga.

Di questo passo diremo che Allah è un Dio cattivo perché è responsabile dei gin maligni e perché non annienta Iblis e lo lascia andare in giro a fare del male ai suoi figli.

Ripeto, mio caro baba, Allah è un Dio serio e per bene, non può essere chiamato in causa nelle azioni che dipendono dalla tua volontà come l’avere fede in Lui o rispettare la propria moglie o amare i propri figli.

Adesso, caro baba, ti chiedo il permesso di prenderti per mano e di portarti a visitare il Corano sul nostro problema e, se mi segui con la necessaria umiltà, ti accorgerai che non c’è niente di scandaloso o peggio ancora di peccaminoso se marito e moglie si separano, perché Allah nella sua infinita preveggenza e nella sua immensa provvidenza ha previsto tutto e soprattutto senza alcuna condanna per la donna.

Se ben leggi e ben pensi, caro ba, nel mio caso è proprio Joshim che rischia di finire nella Fiamma eterna.

Io ho stretto il patto con Allah e ho giurato di non associargli altro dio, di non rubare, di non fornicare, di non uccidere i miei figli, di non commettere infamia con le mani e con i piedi, di non disobbedire, di non fare nulla che non sia conveniente, ho rispettato ciò che mi è stato affidato e gli impegni che ho preso, ho reso testimonianza sincera, ho curato le orazioni quotidiane, ho digiunato nel mese sacro di Ramadan, sono stata conforto per mio marito, mi sono sempre disposta sotto di lui per essere il campo da seminare quando non avevo il sangue e Allah ci ha dato in premio un figlio maschio che ho curato e curo come le pupille dei miei occhi.

Io non ho nessuna colpa e non ho commesso alcun peccato, io sono una buona donna musulmana, una donna che è stata umiliata e violentata da un uomo che si diceva musulmano e che in effetti si è dimostrato un miscredente, il peggiore dei miscredenti.

Cosa dice il Corano in questi casi ?

Cerco di spiegartelo con le stesse e semplici parole del nostro Libro sacro.

Se una donna teme di non essere amata da suo marito o addirittura di essere odiata, non ci sarà colpa alcuna se si accorderanno tra loro, perché l’accordo è la soluzione migliore in ogni caso di separazione e Allah nella sua generosità darà a entrambi i doni della sua abbondanza, perché Allah è immenso e saggio e la donna pura e casta non è per il miscredente.

Coloro che accusano le loro spose senza avere altri testimoni che se stessi, devono giurare in nome di Allah quattro volte e alla quinta volta devono invocare la maledizione su se stessi se hanno detto il falso.

Alla moglie deve essere risparmiata la punizione se lei attesta quattro volte in nome di Allah che non ha mentito e la quinta volta deve invocare l’ira e la punizione di Allah se non avrà detto la verità.

Ebbene, caro ba, io ho detto la verità, ho detto sempre e soltanto la verità, sono pronta ad attestare mille volte di fronte ad Allah la mia innocenza e sono pronta a invocare ancora mille volte l’ira e la punizione di Allah.

Io voglio restare quella che sono, una donna musulmana e quindi non voglio tirare in ballo contro Joshim i documenti dello stato italiano o le carte della polizia italiana.

Io seguo devotamente soltanto la Legge del Corano e per la mia Legge io sono in perfetta regola e non c’è molovì di Dakka o di Makka, tanto meno di Savar, che possa dimostrare il contrario, perché Allah è dalla mia parte e perché io sono sempre stata dalla parte di Allah.

E Allah tutto questo lo sa e non può punirmi in alcun modo, per cui qualsiasi giudizio di Dio io lo supererei senza alcun dubbio e con la massima certezza perché Allah è il Giusto e io sono nel giusto.

E, se qualche molovì mi condanna, io dico che questo avviene soltanto perché costui è un maschio e un ignorante, ma non certo perché costui conosce il Corano e applica la Legge di Allah.

Comunque, ricordati ba, che noi musulmani non abbiamo sacerdoti di nessun tipo a cui obbedire e che la nostra religione non concede poteri divini a uomini speciali, noi musulmani siamo tutti di Allah e soltanto di Allah e siamo direttamente di fronte a Lui e non abbiamo intermediari ed è giusto così perché questi possono essere ignoranti o interessati, pieni di pregiudizi e poco obiettivi, al servizio di Iblis e contro le Leggi di Allah.

La Legge di Allah è il Corano e allora io sono innocente e libera, io sono la parte offesa che deve essere difesa e il mio baba, che dice tanto di voler difendere sua figlia Mabia e suo nipote Pervez dalla violenza di Joshim, mi accusa di essere nel torto e mi invita a ritornare da mio marito perché la gente ignorante del suo paese fa tante chiacchiere e dice delle enormi stupidaggini e fa sentire a disagio proprio lui che era ed è un giusto e un uomo di giustizia.

Ma ancora non è finita, perché il mio ba addirittura passa alle minacce e mi dice che, se non ritorno da mio marito, ripudia la mia ma, si risposa con altre donne, si fa un’altra famiglia e possibilmente con tanti figli maschi, quelli che non gli ha saputo dare la povera ma perché lui ha ancora il seme, mentre ma è una donna vecchia che non ha più il sangue e quindi si può buttare in mezzo alla strada a chiedere l’elemosina visto che nessuno la vorrebbe come prostituta.

Una bella commedia o una bella tragedia, mio caro ba ?

Dobbiamo ridere o dobbiamo piangere, mio adorato ba ?

Io spero soltanto che Allah non abbia mai ascoltato queste tue malvagità e neanche letto nei tuoi pensieri crudeli, perché altrimenti la Geenna è pronta ad ingoiarti per l’eternità.

Altro che il Giardino delle Delizie !

Mio caro ba devi soltanto vergognarti e la vergogna non sarà mai abbastanza per assolvere il tuo peccato di violenza e di superbia.

Joshim non è il solo a essere violento, perché anche tu, mio caro ba, non sei da meno e allora devo pensare che questa malattia appartiene a tutti gli uomini musulmani e che ci deve essere una causa comune e che forse questa è l’interpretazione del Corano da parte dei maschi e dal loro punto di vista e a loro favore e contro le donne.

E’ vero che Allah conosce quello che ogni femmina nasconde, conosce la diminuizione degli uteri e il loro aumento e che ogni cosa ha la giusta misura presso di Lui, ma questo non significa che noi donne siamo delle botti da riempire e siamo soltanto uteri che servono per fare figli; anche noi femmine e donne siamo figlie di Allah.

Quindi, mio caro baba, non esiste scandalo se io mi separo da Joshim e ti prometto che non accuserò Joshim per tutto quello che ha fatto contro di me, contro mio figlio e contro la mia povera bambina.

Per la nostra Legge Joshim mi può anche ripudiare come se io fossi stata una moglie malvagia, può fare anche questo e lo faccia pure, purché mi lasci in pace una volta per tutte e perché le nostre strade si sono divise e non s’incontreranno mai più.

Io ho un figlio e devo lavorare per mantenerlo agli studi, devo stare bene e non posso stare male al pensiero di tutto quello che mi ha offeso e umiliato.

Mio caro baba, questa è la verità e non è la verità di una donna debosciata e infedele, questa è la verità di una moglie che ha sofferto mille volte per colpa di un marito ignorante e tutto il resto è menzogna e tu devi credere soltanto a tua figlia Mabia e a nessun altro, devi credere al tuo cuore perché il tuo sangue non mente e anche se noi apparteniamo soltanto al Misericordioso, i legami della famiglia sono importanti finché si è in vita.

Mi meraviglio, quindi, del tuo accanimento contro di me e contro ma, so che tu conosci bene il Corano e che pensavi con l’orgoglio del maschio ferito, ma io non ho nessuna intenzione di fare quello che tu mi chiedi e tanto meno di provare ancora una volta a stare con mio marito soltanto perché lui adesso dice di essersi pentito e di essere diventato un’altra persona.

Ma di cosa doveva pentirsi mio marito Joshim se non ha fatto alcun male ?

Come vedi, caro ba, qualcuno non ragiona e certamente non sono io, almeno in questo caso e questa volta non sono io.

Io non voglio tornare in Bangladesh per sistemare la questione e semplicemente perché per me la questione è stata risolta e quindi, ancora per me, la questione non esiste più.

Non ti nego che, ritornando in Bangladesh, ho tanta paura che mi succeda qualcosa di brutto e sono convinta che tu non sia più in grado di difendermi perché sei ormai vecchio e fuorviato e io non voglio essere sfregiata con il vetriolo da un delinquente che è stato pagato dai parenti di Joshim per punirmi ancora di quello che non ho mai fatto e per premiare ancora una volta l’ignoranza e la violenza di mio marito.

Nella mia vita adesso ci sono cose più importanti e devo portarle a termine come una brava madre e come una degna donna.

Nella mia vita ci sono degli appuntamenti importantissimi a cui non posso mancare.

Caro baba, prega !

Non ti resta che pregare !

Io ti chiedo di essere umile e di accettare il consiglio di tua figlia Mabia.

Prega, perché sei nell’errore e poi ricordati che i figli non sono tuoi, ma di Allah e che loro hanno il dovere di rendere conto delle loro opere soltanto all’Onnipotente nel Giorno del Giudizio quando ci sarà per i buoni il Giardino delle Delizie e per i malvagi la Fiamma ardente.

Ricordati che tutto appartiene ad Allah ed è Lui che concede figli maschi e femmine a chi vuole, è Lui che rende sterile chi vuole, è Lui che dispone la quantità e la qualità degli uteri da mettere a disposizione per i maschi, per cui ricordati sempre che i figli non sono dei genitori e allora io ho il diritto di fare quello che voglio e di rispondere soltanto a Lui di quello che ho fatto.

Io sono nel giusto e non sono tra i perdenti, mentre tu in questo momento sei tra gli ignoranti che confondono le cose sacre con le cose umane.

E allora vai a purificarti, prega e chiedi perdono per i tuoi errori.

Tu vuoi ripudiare ma, una donna che non ha più il sangue del mestruo, ma non puoi farlo perché lei non ha commesso alcuna indecenza e anche se tu non la vuoi più devi tenerla con te e non scacciarla e gettarla in mezzo alla strada a chiedere l’elemosina dopo tutto quello che ha fatto per te.

Anche questa è la Legge di Allah e tu l’hai dimenticata.

Comunque devi sapere che io non permetterò mai che la mia ma faccia questa brutta fine, perché io la porterò con me in Italia e finalmente la mia povera ma avrà una vita degna di una donna musulmana libera e capirà che ha inutilmente sofferto per un uomo ingiusto e per una brutta bestia come te.

Io so che tu mi vuoi ricattare e che le cattiverie che dici non escono dal profondo del tuo cuore, ma stai sbagliando anche in questo e ancora una volta perché io non posso, ti ripeto io non posso, non ti ho detto che non voglio, tornare indietro.

Io non posso tornare indietro.

La separazione da Joshim non è un mio capriccio, ma è una necessità per sopravvivere e per cominciare finalmente a vivere da musulmana e senza sofferenze inutili.

Io sono nel giusto e sono andata via da lui perché non era un musulmano e perché era un pazzo e un ignorante.

Adesso ho finito di scrivere tutto quello che pensavo e che volevo dirti.

Sappi che sono molto arrabbiata con te, ma non sono delusa semplicemente perché io so che sei stato e sarai sempre il primo grande amore della mia vita e quindi sono costretta dal mio cuore ad amare il mio asino con tutti i suoi difetti.

Che Allah illumini il mio caro baba e bastoni il mio testardo asino e che non si possa mai dimenticare del grande bisogno che io ho nella mia vita della Sua Clemenza e della Sua Provvidenza.

Ricevi tanti baci e tanto amore da tua figlia Mabia.

Credimi !

AKHTER MABIA 17

Savar, ashar mash, 200…

Mia cara figlia Mabia,

è il tuo infelice baba che ti scrive e ti saluta nel provvidente segno di Allah, il Misericordioso e il Perdonatore e nella speranza che la luce della fede illumini sempre di più il buio che incontri nel cammino della tua vita. Ricordati sempre che noi non siamo di noi stessi o dei nostri genitori o dei nostri mariti o delle nostre mogli o dei nostri figli o dello stato o di nessun altro oggetto visibile, noi siamo di Dio, l’Invisibile, e a Lui, soltanto a Lui, dobbiamo rendere conto con tutta la sincerità del nostro cuore e senza poter mentire delle nostre azioni, perché Egli ci vede e vede tutto quello che facciamo e lo ricorda e lo tira fuori nel momento del Giudizio finale quando per noi ci sarà il Giardino o la Geenna, la Delizia o la Fiamma.

Prega insieme a me, figlia mia, affinché le parole della mia lettera non giungano offensive alle tue orecchie e dure al tuo cuore, in maniera che tu ti senta sempre in buona armonia con la volontà del tuo Grande Dio e con i consigli del tuo povero baba.

Recita la Scrittura: “In none di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso.

Dì: Egli, Dio è Uno, Dio è l’Assoluto.

Non generò, né fu generato e nessuno è pari a Lui.

Io mi rifugio nel Signore dell’alba nascente, contro il male che ha creato e contro il male della notte buia che si estende e contro il male delle soffianti sui nodi e contro il male dell’invidioso che invidia.

Io mi rifugio nel Signore degli uomini, Re degli uomini, Dio degli uomini contro il male del sussurratore furtivo, che sussurra il male nei cuori degli uomini, dal male dei demoni o degli uomini.”

Allah è Grande e il Suo rifugio è immenso e sia sempre fatta la Sua volontà.

Allah è Grande e il Suo ristoro è infinito e sia sempre fatta la Sua volontà.

Adesso mi sento più sereno e posso cominciare a scrivere con animo giusto e devoto in maniera che tu possa leggere la mia lettera con animo pio e benevolo.

Io spero che tu e Pervez stiate bene nella casa della moglie del direttore e di questo sono felice e ringrazio il Magnanime che ha provveduto a farvi incontrare queste buone persone in un brutto momento della vostra vita.

Cara e dolce figlia Mabia, graziosa creatura del mio vecchio e malato cuore, luce dei miei occhi ormai vicini a spegnersi, tu sai che dopo hemonto arriva sempre bosmonto e dopo bosmonto arriva sempre grismo, tu sai che dopo questa vita terrena per noi giusti è preparato il premio della fede nei Giardini di Allah, tu sai che non dobbiamo allearci con gli infedeli perché il nostro Dio è adirato con tutti quelli che non hanno la speranza dell’altra vita e il dono di rivedere la gente dei sepolcri.

Ti penso sempre e non so più cosa pensare di te e di pensiero in pensiero non riesco a distinguere le cose giuste da quelle sbagliate e il mio cervello diventa bollente e comincia a sentire il forte dolore di non averti vicina per poterti consigliare e per poterti amare come la cosa più bella che ho al mondo e che mi è stata ingiustamente tolta.

Penso le cose belle e penso le cose brutte, ma in questi continui pensieri viene sempre fuori tutto il bene che ti voglio e tutto l’amore che nutro per te.

Vorrei dirteli tutti questi miei pensieri, specialmente quelli brutti, vorrei dirtele tutte queste emozioni belle e brutte, ma non ho il coraggio di farlo perché penso di offendere il tuo orgoglio e di scatenare il tuo risentimento.

Se mi prometti, però, che non ti arrabbi, io comincio a scriverli i miei pensieri, ma se ti sentirai offesa, devi promettermi che mi scriverai lo stesso e che non mi lascerai senza tue notizie perché per me sarebbe come morire prima del mio tempo e senza avere Allah nel mio cuore.

Cara Mabia, io so che tu sei una brava donna e che sei stata una moglie devota, io so quello che ti ho insegnato e le buone cose che ti ho dato, ma a volte penso che hai rischiato di farti abbagliare dalle false luci dell’occidente, dalle mode indecenti e dalla mentalità sbagliata delle donne italiane che amano il lusso e la libertà e non si tirano indietro di fronte alla fornicazione senza essere prostitute.

Forse abitando in Italia e senza accorgertene tu sei stata affascinata da nuovi modi di vivere, da nuovi modi di sentire, da nuovi modi di pensare e così il tuo giovane cuore ha messo da parte le sue tradizioni e i suoi costumi e li ha sostituiti con quelli corrotti delle donne italiane.

Ricordati che Iblis ha tentato anche Muhammad e a volte penso che Iblis ti abbia stregato con i suoi gin maligni e ti abbia indotto a legarti a un altro uomo, sicuramente uno debosciato e un libertino, un infedele associatore di tanti dei, un uomo che non ti ha scelto con devozione e che non ti ha portato il dono nuziale, ma un uomo che ti ha preso senza fare alcun patto e soltanto per il gusto maledetto della fornicazione.

Iblis, ricordati Mabia, è capace di tutto questo e di ben altro e di peggiore e io non mi meraviglierei che il fochir trovasse su di te e attorno a te tantissimi gin maligni che ti fanno pensare e vedere quello che non c’è e che ti spingono verso il peccato della fornicazione.

Ma questo io lo dico, ma non lo credo, forse lo temo soltanto o l’ho sentito dalla bocca maligna di qualche parente di Joshim e poi il fochir in Italia non c’è e il suo collega si chiama dottore e non crede ai gin maligni, ma alle infezioni del sangue.

Voglio dire ancora e senza alcuna offesa per te che io penso anche che le donne dell’occidente possano essere per te un grande pericolo e un grande turbamento, ma tu non devi dimenticare che sei ancora una donna giovane e allora non ti confondere mai con loro che sono troppo libertine e amano la parità con gli uomini, quella uguaglianza che nella nostra religione non è concessa alle donne, ma non per cattiveria, ma perché non serve un bel niente alle donne essere uguali agli uomini e perché la Legge di Allah dice chiaramente che la donna deve essere sottoposta al proprio marito e amin.

Amin vuol dire, tu lo sai benissimo, che tutto il resto non si discute perché non esiste, almeno per noi musulmani tutto il resto non esiste e, se esiste, è inutile, ma non devi dimenticare, cara Mabia, che la nostra religione è perfetta e che le altre religioni, invece, sono imperfette.

Tutto il resto è peccato di fornicazione e prostituzione, miscredenza bella e buona, e per questo modo di vivere e di sentire il Misericordioso non ha promesso alcun Giardino delle Delizie, ma la Fiamma eterna e cocente.

Per quanto riguarda l’adulterio, cara Mabia, tu sai che noi musulmani siamo molto precisi e crudeli in questi casi e che in altri paesi l’adulterio è punito addirittura con il giudizio delle pietre e la sentenza di Allah e che soltanto se la donna sopravvive alla lapidazione è considerata innocente.

Io sono sicuro che tu sei una donna sempre fedele ad Allah e al tuo uomo, per cui adesso cerchiamo di stare tranquilli e di ragionare senza cattivi pensieri su quello che è successo e vedrai che troveremo insieme la soluzione migliore secondo la nostra giustizia religiosa.

Tu hai abbandonato tuo marito Joshim perché lui ti picchiava e perché lui faceva tanto male anche al piccolo Pervez; questa è la prima verità e io sono tremendamente arrabbiato con Joshim e l’ho incolpato di fronte ad Allah e di fronte ai suoi genitori per essere stato un debosciato e un infedele.

Cara Mabia, io capisco la tua reazione di andare via da lui e di difendere la vita tua e quella di tuo figlio, ma io ho parlato con il molovì e anche lui ha capito il tuo comportamento, ma non lo ha giustificato e ha detto che tu, dopo che il pericolo è passato, devi ritornare a casa tua perché tu sei la moglie di Joshim e appartieni a tuo marito.

Io come tuo baba ti posso capire e ti capisco, ma anch’io, dopo che mi è passata la rabbia e pensandoci bene e dopo aver tanto pregato, non riesco a giustificare il tuo comportamento e non riesco a capire la tua scelta di lasciare tuo marito.

Joshim ha telefonato ai suoi genitori e ha detto che non ti ha fatto tutto quel male di cui tu lo hai accusato, che la bambina è morta per natura e che lui non ti ha buttato giù per le scale e che sei caduta per un incidente e che tu lo hai voluto accusare perché sei una donna infedele e forse ti sei innamorata di un altro uomo italiano e che sei andata ad abitare a casa del direttore e che tutto questo non va assolutamente bene per una donna e una moglie musulmana.

Joshim dice che ha sempre pregato e che ha sempre fatto l’elemosina, che non ha mai bevuto alcolici e mangiato carne di maiale e che non ha mai giocato d’azzardo, che non ha mai conosciuto altra donna al di là di sua moglie e lui continua a dire che, se ha sbagliato in qualcosa non si è accorto e che adesso si è pentito ed è diventato veramente buono perché ha capito i tesori che ha perduto, sua moglie Mabia e suo figlio Pervez, e vuole vivere una vita d’amore verso i suoi cari senza dimenticarsi mai di Allah e delle sue Leggi.

Joshim ha parlato al telefono con il molovì e gli ha ancora detto che lui è un figlio devoto verso i genitori e che ogni mese, da quando è partito, ha mandato loro i taka che servivano per vivere e che Allah sa tutto questo e lo premierà nel Giardino delle Delizie perché questa è la verità e ci sono anche le ricevute dell’ufficio della posta che confermano che non è un figlio debosciato e che ha ubbidito alla legge di Allah senza alcuna ombra di dubbio.

E allora, cara Mabia, chi racconta le bugie ?

Dimmi, cara Mabia, chi racconta le menzogne ?

E allora, cara Mabia, tu devi dire al tuo povero baba qual’è la verità.

Joshim ha detto ancora al molovì che tu lasciandolo hai messo in ridicolo la sua dignità di uomo musulmano di fronte ai suoi amici in Italia e che tutti ridono di lui perché è stato un debole e si è fatto lasciare da sua moglie e che è un incapace perché non sa tenere con sé una donna proprio perché non l’ha bastonata abbastanza come fanno loro con le loro mogli.

Ma devi sapere che anche le loro mogli sono contro di te e ti disprezzano perché hai dimenticato le tue radici e le nostre leggi e perché ti sei fatta tutta italiana e non porti più neanche i nostri abiti e lo shari.

Sarà la verità ?

Questa è la verità che Joshim continua a ripetere a tutti per posta e per telefono e i suoi genitori l’hanno detta a tutti i conoscenti di Savar e di Dakka e tutto il paese è ormai dalla sua parte e condanna te perché lo hai abbandonato e lo hai offeso lasciandolo solo e andando ad abitare in una casa dove c’è un altro uomo, un uomo italiano che non è musulmano.

Cosa devo dirti ancora ?

Ricordati, mia graziosa e dolce figlia Mabia, che tu sei e resterai sempre una donna musulmana e che sei e resterai sempre una donna sposata con un musulmano, una donna islamica che vive e lavora in Italia, ma che nel profondo del suo cuore recita ogni giorno le sue preghiere, fa l’elemosina con devozione, digiuna nel mese di Ramadan, fa la volontà dell’Onnipotente e che prima o poi farà il pellegrinaggio a Makka.

Ricordati una volta per tutte, se lo hai dimenticato, che tuo marito può ripudiarti con il giusto compenso e la giusta benevolenza e che lui può avere anche altre donne, se lo vuole, ma ricordati che tu non puoi lasciarlo senza cadere in un grande peccato agli occhi di Allah e dei tuoi fratelli musulmani.

Adesso Joshim vuole tornare da te e da suo figlio e tu devi dargli la possibilità di riprovare e così dice anche il molovì e forse anch’io comincio a pensare che sia giusto così.

Tu per la legge italiana puoi chiedere il divorzio, ma la legge italiana non c’entra niente con la legge islamica, perché la nostra Legge è la nostra religione, quella di Allah, mentre in Italia i cristiani non sono la legge.

E poi i cristiani, non dimenticarlo mai cara Mabia, sono imperfetti e associatori e quindi libertini e debosciati e alla fine dei tempi e nel Giorno del Giudizio per loro ci sarà soltanto la Brace ardente della Geenna.

Cara Mabia, tu sai che io a Savar sono un uomo di giustizia e amministro il bene e il male secondo la nostra religione e la nostra cultura, per cui devi capire che in questa situazione mi trovo in un grande tormento fatto di disagio e di imbarazzo, perché la gente parla male di me e mi prende addirittura in giro dicendo che io non posso risolvere i problemi degli altri perché non so risolvere i miei problemi e dice ancora, insultandomi, che io predico bene e opero male e che per mia figlia applico una legge diversa da quella di Allah, una legge che mi sono inventato io e che non corrisponde alla volontà dell’Onnipotente.

Mi sento deriso quando vado in giro e per questo motivo non esco più di casa, mi sento umiliato e non riesco più a mangiare e sono diventato più magro di prima.

Anche la tua ma, poverina, non sta bene e non esce più di casa per non essere derisa dalle donne stupide del paese, quelle che non hanno il cervello neanche per riempire la testa di qualcosa e poterla reggere sopra il collo.

Il fochir mi ha tirato via i gin maligni e mi ha dato uno sciroppo di puishac da prendere tre volte al giorno e una dose abbondante di palonshac da prendere al mattino appena sveglio per tirarmi su, ma io non riesco più a dormire e quindi non capisco quando lo devo prendere.

Quando sto male mi tremano le braccia e le gambe come se fossi attaccato al palo della corrente elettrica di Dakka.

In questa situazione l’unica cosa che mi libera il cuore e mi scarica lo stomaco è il pianto, ma io sono un uomo e non posso piangere perché il pianto è delle donne stupide e io non sono una donna e non dovrei essere neanche uno stupido.

Ti ho già detto che mi sono consultato con il molovì del nostro paese e ho incontrato a Dakka anche il molovì della Moschea e quest’ultimo mi ha detto ancora una volta che la nostra religione impone la sottomissione della donna al maschio e più che mai e in particolare della moglie al marito.

Mi ha anche letto i versi delle Surat del Corano, quelli che dicono, appunto per il tuo caso, che se qualcuna delle vostre spose fugge verso gli infedeli, quando avete la meglio su di loro, dovete punirle perché hanno peccato.

Mi ha ricordato la necessità di rispettare i patti e gli impegni che sono stati contratti nel momento del matrimonio, perché questa è anche la condizione per entrare nei Giardini di Allah dopo la morte.

Il molovì di Dakka mi ha detto che la donna è nata da un uomo e che Allah l’ha creata come la compagna dell’uomo e che la femmina è stata tratta dal maschio ed è stata fatta per il maschio.

Cara Mabia, devi sapere che il molovì di Dakka è un uomo quasi cieco perché ha studiato molto e conosce il mondo perché ha viaggiato in tanti paesi occidentali e ha detto che anche i cristiani non hanno il divorzio e che anche le donne cristiane stanno sotto il marito nel bene e nel male e che sono al suo servizio fino alla morte.

Anche se la loro religione è imperfetta, almeno in questo caso, ha detto ancora il molovì di Dakka, i cristiani sono d’accordo con i musulmani.

Il molovì di Dakka dice ancora che i cristiani in Italia sono ipocriti e non credono in nessun dio perché entrano in chiesa per pregare e quando escono bestemmiano il loro dio, non seguono i comandamenti di Mosè, mangiano per tutto l’anno la carne di maiale, si ubriacano con gli alcolici e si bruciano il cervello con le droghe, giocano d’azzardo e sono fornicatori perché le loro donne sono libertine e vanno con gli uomini che non sono i loro mariti, ma sono i mariti delle altre donne che, come ti dicevo prima, sono libertine.

E’ tutto un giro di corruzione e di peccato, mia cara figlia Mabia, è tutto un mondo dove regna Iblis con i suoi gin maligni e dove si diverte alla grande.

Tu sei una donna islamica e devi stare molto attenta a non cadere in tentazione perché sei nella terra dove domina Iblis e devi sapere che Iblis, quando ti prende, non perdona, ma ti rovina soltanto.

Tu devi capire, cara Mabia mi ripeto ancora una volta non perché sono stupido ma per fartelo entrare nel cervello e soprattutto nel cuore, che non puoi separarti e non puoi divorziare perché da noi non è come in Italia che c’è il divorzio e così è possibile che il marito e la moglie rompano la coppia e uccidano la famiglia senza scandalo e senza colpa, da noi è in vigore la sola e la vera Legge, quella che Allah ha rivelato a Muhammad e che è stata scritta nel Corano e questa Legge dice che tu Mabia non puoi lasciare tuo marito Joshim.

Quanto mi sento male nel dirti queste cose e sapendo che effettivamente Joshim ti ha umiliato, ti ha picchiato, ti ha ucciso la bambina, ti ha mandato in ospedale, ha maltrattato Pervez e mi fermo qui con l’elenco dei suoi peccati perché io non voglio sostituirmi al Misericordioso, altrimenti anche per me si prepara la Fiamma ardente.

Eppure devo dirti queste cose perché, prima di essere le nostre leggi, sono la nostra religione, l’Islam di Allah.

Forse è vero che, rispetto agli altri paesi del mondo, in Bangladesh la donna ha pochi diritti e molti doveri, ma questa è la volontà di Allah e da noi viene prima la religione e poi la legge e la legge deve essere conforme alla religione, mentre dove tu abiti, Mabia, c’è soltanto la legge degli uomini e le religioni sono tante e tutte imperfette e poi c’è Iblis che regna e corrompe anche i nostri figli migliori, quelli che hanno lasciato il loro paese e si sono trasferiti per essere sfruttati al prezzo di una ciotola di riso in più.

E allora tu devi ritornare da tuo marito per dare l’ultima prova di buona volontà e di rispetto delle nostre leggi e anche perché Joshim ha promesso che farà il buono e che si comporterà come un vero figlio di Allah nei confronti della moglie e del figlio.

Così ha detto anche al molovì di Dakka quando gli ha parlato per telefono.

E io chi sono e cosa posso dire ancora ?

E io chi sono e cosa posso fare ancora ?

Io sono un povero padre che non capisce se ubbidire alla legge del sangue e difendere la figlia uccidendo quel porco di Joshim o se ubbidire alle Leggi di Allah e condannare sua figlia e il suo sangue.

Io chi sono ?

Io sono un povero uomo che soffre tantissimo e impazzisce lentamente e che vuole soltanto morire perché il dolore e il conflitto sono grandi, tanto grandi, troppo grandi per le poche forze che sono rimaste in questo scheletro.

Vorrei, pur tuttavia, ancora dirti di non confonderti con le donne italiane che divorziano e sono lontane da dio, che sono impure e imperfette, vorrei dirti di non essere come loro e di non imitarle soltanto perché lo penso veramente e vorrei che tu ti mantenessi islamica anche nella cura dei piedi e delle mani.

E’ vero che da noi anche se una donna viene sfregiata non si cerca il colpevole.

E’ vero che c’è questa violenza e che non viene punita, ma a te questo ancora non è successo perché sei stata una donna sempre devota e buona, ma adesso tu devi tornare da tuo marito e lo devi fare soltanto per Allah e non per Pervez o per il molovì, non per il tuo baba e la tua ma, soltanto per Allah, perché questa è la Sua Legge e la Sua volontà.

Allora ti prego di avere giudizio e di fare questa prova perché è giusta ed è quella che ti ha insegnato anche la tua famiglia.

Tu sai che io ti ho voluto bene come una figlia speciale e preziosa, tu sai e ricordi quanto sono stato e sono orgoglioso di te, ma io non ti ho confuso con i miei desideri di avere un figlio maschio e ho sempre voluto che tu fossi una brava femmina e una brava moglie e non un maschio ribelle e prepotente.

Anche se hai sofferto e Joshim è in torto, ti prego, fai una prova per Allah e di questo tuo pio gesto saranno contenti anche baba, ma e Pervez, un bambino che ha bisogno sempre di suo padre anche se è un uomo cattivo come i gin di Iblis.

Cosa diresti, cara Mabia, se io ripudiassi la tua ma e la lasciassi al suo destino ?

Io posso farlo perché sono il marito e ma non può farlo perché è la moglie.

A questo punto cosa penseresti di me se ti dicessi che, se non torni da tuo marito per riprovare a viverci insieme, io lascio tua madre e mi prendo un’altra donna e un’altra donna ancora e tutte quelle che la nostra legge mi permette ?

Forse penseresti che sono uno stupido e un debosciato o che mi sono fumato il cervello con l’oppio, ma io non sono tutto questo che tu pensi, perché io ho soltanto ubbidito e rispettato la legge di Allah.

Questa è la volontà di Allah e questa è la nostra religione e la nostra Legge, la Legge del Corano, quella che nel mese di Ramadan Allah ha dato a Muhammad e che il nostro profeta ha rivelato in tutto e per tutto a noi musulmani senza dimenticare niente, neanche un’unghia di cammello o un nocciolo di dattero e Muhammad è stato chiaro e chi non vuole capire e ubbidire è soltanto un miscredente e un associatore di divinità.

A questo punto io chiudo la lettera e ti dico soltanto che mi sento impazzire e ti prego di fare quello che ti ho detto e amin.

Ti bacio con il vero cuore di un uomo credente e di un padre affettuoso.

Credimi !

Il tuo baba.

E credimi sempre !

AKHTER MABIA 16

Savar, ashar mash, 200…

Alla mia cara figlia Mabia arriva un triste saluto dalla sua addolorata ma.

Cara Mabia, la tua situazione è molto difficile e io non pensavo che questa disgrazia cadesse sulla nostra famiglia come un fulmine nel cielo sereno, ma al male non c’è mai fine perché tuo baba adesso è molto nervoso perché la gente in paese ha saputo tutto e parla e dice che tu hai torto e che devi ritornare da tuo marito perché ha ragione lui e che se ti ha maltrattato vuol dire che sei stata una moglie infedele ed empia, ma in ogni caso la gente dice che una moglie non può lasciare il marito e che soltanto il marito può ripudiare la moglie e che tu non sei una buona musulmana e che anzi non sei proprio musulmana e che hai cambiato fede o non credi più in nessuna fede da quando sei arrivata in Italia.

Quante cose cattive dice di te la gente a Savar !

Io ho tanta paura e non esco più di casa e così evito di stare male.

I genitori di Joshim hanno parlato e hanno detto che tu lo hai prima tradito con un uomo italiano e poi lo hai abbandonato e sono contro di te insieme a tutti gli altri parenti.

Quante volte ti ho detto e ti ho insegnato di portare pazienza perché noi siamo donne e dobbiamo stare sotto il marito e tu da testarda hai insistito nella tua posizione e forse ti sei montata la testa in Italia, ma noi non siamo italiani, noi siamo bengalesi e musulmani e abbiamo una nostra religione e un nostro modo di vivere e di intendere la vita e tu non puoi lasciare tuo marito perché da noi non si usa così e allora tu devi ritornare con tuo marito perché così anche baba si mette tranquillo perché adesso è anche lui che mi tratta male e mi accusa che io non ti ho saputo educare come donna e come moglie e che sono una madre inutile più che mai e mi sputa addosso tutto il rancore del passato, il fatto che non gli ho saputo dare un figlio maschio e che adesso non ho più il sangue per fare altri figli e che io sono veramente inutile e ha detto che mi vuole ripudiare e abbandonare se tu non riprendi tuo marito e ti rimetti con lui.

Ma almeno tu e Pervez tornate nel nostro paese e vediamo di sistemare le cose perché Joshim ha detto che è tutta colpa tua e che tu sei nel torto e che non eri una buona moglie perché eri intrigante e volevi mettere il becco dappertutto e lui ha portato pazienza, ma alla fine non ce l’ha più fatta e ti ha dato qualche bastonata e di questo si è pentito sinceramente e promette che non lo farà mai più per tutto il resto della sua vita ed è anche disposto a giurarlo davanti al molovì e di fronte ad Allah.

Ma poi, mia cara Mabia, cerca di ragionare; come puoi chiedere il divorzio se per noi musulmani il divorzio non esiste ?

Non lo sai che per noi esiste soltanto il ripudio e non il divorzio ?

Tu sai che il potere è sempre del maschio e non della donna e adesso che sei in Italia hai capovolto le cose e nessuno qui ci capisce più niente, ma sono io che ci vado di mezzo perché tuo padre è impazzito e si vergogna e non esce più di casa perché ha paura della gente che lo critica e proprio lui che era quello che metteva la pace dove c’era la guerra e che era considerato bene anche dal molovì, adesso proprio lui è diventato uno stupido perché non riesce a risolvere il problema di sua figlia e a rimettere la pace nella sua famiglia.

Ba aveva consultato il molovì di Savar e in un primo tempo gli aveva detto che Joshim aveva sbagliato e che non ci si comporta così con la propria moglie, ma adesso il molovì ha detto che bisogna sistemare la questione o con il ripudio o con la riappacificazione e così tutto ritorna come era prima.

Quindi tu adesso devi rientrare a casa di Joshim e così si sistema tutto intanto in Italia e poi venite in Bangladesh e si sistema tutto davanti al molovì di Savar.

Mi sembra di aver capito che anche il molovì più importante di Dakka ha detto a baba la stessa cosa, ma non sono sicura e penso di avere sentito così da baba.

Io non so cosa dirti perché sono abituata a soffrire e in tutta la mia vita ho sofferto e a questo punto non desidero altro che morire perché cosa vuoi che sia la mia vita da ripudiata e da vecchia, cosa posso fare, devo solo morire di fame e di vergogna.

Baba può risposarsi con tutte le donne che vuole e lui può ancora fare figli perché ha il seme ancora buono, ma io ormai non ho più il sangue neanche nelle vene.

Non mi resta altro che restare sola come un cane e proprio nella vecchiaia quando ho più bisogno di qualcuno che mi cura e mi protegge io devo restare sola come un cane in mezzo alla strada senza padrone e senza cibo.

Qui di donne che vorrebbero sposare baba ce ne sono tante anche perché in paese c’è la miseria e la miseria spinge le donne a farsi sposare da qualunque uomo per mangiare qualcosa e così chissà che fine farò io.

Le tue sorelle sono dalla tua parte e dalla mia parte, ma non possono parlare perché sono donne e allora non resta altro da fare che mettersi nelle mani di Allah e quello che succede dopo si vedrà.

Ma, dimmi cara Mabia, tu non puoi proprio tornare da tuo marito Joshim ?

Se torni con lui salvi la vita a me, non dico che mi salvi la dignità perché quella non l’ho mai avuta, ma mi salvi proprio la vita perché da sola e da vecchia e inoltre in mezzo alla strada che cosa mi resta da fare se non morire come un cane bastonato ?

Non è proprio bello per una vecchia finire i suoi giorni in mezzo alla strada a chiedere l’elemosina dal momento che nessuno ti vuole come prostituta.

Rita e Jasmina mi difendono, ma loro non possono far niente per me, solo tu mi puoi difendere tornando da tuo marito Joshim perché questa è l’unica condizione che ha messo il tuo baba per tenermi ancora con lui, altrimenti mi ripudia subito.

La mia vita dipende da te e io sono disperata e ti supplico in ginocchio di tornare da tuo marito Joshim e di farlo per la tua povera ma.

Che Allah ti illumini e ti benedica qualunque sia la tua decisione.

AKHTER MABIA 15

San Biagio di Callalta, 19 gennaio 200…

Mio amato nana vai,

forse non ci crederai, ma chi ti scrive è il tuo piccolo nipote Pervez.

Questa è la prima lettera della mia vita e sono contento che la spedisco al mio povero nana vai che sta tanto male perché è preoccupato per me e per ma.

Dopo avere ricevuto la tua lettera ho pianto e ogni volta che la leggo mi cadono le lacrime dagli occhi senza riuscire a comandarle.

Certo io piango perché tu sei triste e soffri, ma io non posso aiutarti perché sono lontano e piccolo e perché tu non vieni mai a trovarmi in Italia.

E allora io ti faccio compagnia e piango tanto dopo che leggo la tua lettera.

Caro nana vai, io mi ricordo che quando ero piccolo in Bangladesh tu eri alto e magro e non sorridevi mai e non giocavi con me, ma ogni tanto mi guardavi e mi dicevi qualcosa che non capivo e poi mi prendevi per mano e mi portavi nella piazza del paese dove c’era tanta gente e mi compravi i pida che erano tanto buoni e in Italia non si trovano ma in compenso ci sono i popcorn.

Io non capivo se eri buono o cattivo perché mi compravi i pida ma non mi sorridevi mai.

Spero che in questo tempo che non ci siamo visti, tu sia ingrassato un po’, perché quando ti spogliavi si vedevano le ossa del petto e io pensavo che tu fossi cattivo.

Ma allora ero un bambino ingenuo e non capivo che tu mi volevi bene e poi la ma mi ha detto che questo è il tuo carattere.

Non preoccuparti per me, perché il tuo carattere mi va bene e non devi cambiare perché altrimenti non saresti il mio vero nana vai, quello magro e con il viso sempre arrabbiato.

Non preoccuparti che io e ma stiamo bene e abitiamo nella casa della moglie del direttore e loro sono persone molto gentili e buone con noi.

Ogni tanto il mio baba viene a prendermi e parla con me fuori della casa e mi dice che vuole tornare con ma e che mi vuole bene e che devo dire a ma di accettare le sue scuse e che non farà mai più quello che di male ci ha fatto.

Ma intanto ma non vuole che io vada con lui e che lui mi dica queste cose perché lei ha tanta paura che mi porti via e non vuole ritornare a vivere nella casa dove abitavamo.

Io sono dispiaciuto perché ba non vive con noi, ma sono anche tranquillo adesso e finalmente di notte dormo senza svegliarmi e non grido più quando mi sveglio, insomma non ho più gli incubi.

Forse avevo tanta paura di ba e adesso che lui non c’è la malattia del sonno è guarita senza andare dal dottore come mi diceva ma.

Io vado a scuola e sono molto bravo in tutte le materie, ma il professore d’italiano dice che ancora devo migliorare.

Con ma parlo la nostra lingua e studio ogni giorno il Corano e l’arabo come faceva ma quand’era piccola nella tua casa e ogni mattina andava nella Moschea dal molovì.

Ma mi parla sempre di te e ogni volta immancabilmente le spuntano le lacrime e non le vanno più via e io glielo dico e lei risponde che non è vero o che non se ne accorge, ma io lo vedo e penso che ma ti vuole tanto bene, ma veramente tanto e forse quasi troppo, e allora soffre perché tu sei lontano.

E allora, caro mio nana vai, cosa aspetti ?

Prendi l’aereo e vieni da noi in Italia a difenderci e vedrai che diventerai sicuramente grasso e le ossa del petto non si vedranno più e diventerai anche più contento perché saremo insieme e ricordati di portare la mia nana vai e così siamo al completo e possiamo essere tutti contenti.

Io voglio studiare per fare l’ingegnere che costruisce i ponti e le dighe e il professore ha detto che posso andare avanti e che in matematica sono più bravo dei miei compagni.

Ma lavora e non ha molto tempo per scriverti perché parte al mattino e torna la sera ed è stanca, ma prega lo stesso, cucina, pulisce la biancheria e la casa del direttore e non si diverte mai perché non ha tempo e, quando ha tempo, si riposa sul letto e si addormenta subito e ogni tanto fa rumore mentre respira.

Ba Joshim tenta di parlarle, ma lei non lo vuole neanche vedere e una volta che ba ha battuto forte alla porta, lei ha chiamato la polizia e ba è scappato e da allora ba non viene più perché ha preso tanta paura quando ha visto la macchina dei carabinieri.

Ogni tanto viene a trovarci Razia e suo figlio Massud, ma dopo un po’ ma vuole stare da sola e dice che è stanca, ma io ho capito che ma non si fida di nessuno di quelli del suo paese perché ha paura che poi dicono tutto a ba o che parlano male di lei.

Io non capisco bene cosa è giusto fare e se ma ha sbagliato come dice ba, ma io sono sicuro che ma ha fatto bene e si comporterà sempre bene nella sua vita perché è una donna molto forte e sa difendersi, per cui io sono tranquillo con lei e ho deciso che vivrò sempre con lei.

E allora, caro e povero nana vai, non essere stupido e vieni a trovarci in Italia e così starai bene anche tu insieme a noi e mangerai tanti spaghetti e così le ossa del tuo petto si nasconderanno dentro la carne.

Dimenticavo di dirti che gioco a rugby con la squadra del mio paese e sono tanto bravo che la domenica mi vengono a prendere a casa con la macchina e questo vuol dire che io sono molto bravo e che non possono fare a meno di me per vincere la partita e questo mi fa piacere perché vuol dire che sono buono e gli altri mi vogliono bene.

Ogni tanto però mi può capitare di incontrare qualche imbecille del partito della Lega che mi dice che io sono un mezzo negro e che non sono né negro e né bianco, ma io cerco di non ascoltarlo e sfogo la mia rabbia giocando a rugby e per questo sono molto bravo perché sono molto arrabbiato, ma sono sicuro che fra qualche anno e quando sarò grande e grosso nessuno mi dirà niente o mi dirà cose buone e mi farà soltanto i complimenti.

Stai tranquillo per le macchine e per la strada perché io non ho paura e so andare anche in bicicletta sempre senza avere nessuna paura.

E poi di cosa devo avere paura se ma è con me e mi vuole tanto bene ?

Adesso ti lascio e mando tanti baci al mio nana vai che mi ha scritto e a cui io ho scritto la prima lettera della mia vita, a cui voglio tanto bene, ma tanto e poi ancora tanto bene anche se non lo vedo da tanto tempo.

Quando la nana vai mi scriverà, allora io risponderò a lei con una lunghissima lettera come ho fatto con te e allora devi dirle che mi scriva al più presto.

Pervez saluta e manda baci al suo triste e stupido nana vai, sicuro che lui dopo aver letto questa mia lettera diventerà contento e intelligente.

E’ giusto che tu sappia che questa lettera l’ho scritta con l’aiuto della ma, ma per te è buona lo stesso perché i sentimenti sono quelli miei e lei ha soltanto corretto la lingua perché la sto imparando e tra l’italiano e il bengalese a volte faccio tanta confusione e mi sembra di parlare una lingua bastarda che non esiste e che capisco soltanto io.

Comunque io sono contento così.

Se a te va bene e va ancora meglio, io sono contento e ancora più contento e sempre per te.

Caro nana vai, il tuo nipote Pervez ti saluta con tutto l’affetto del suo giovane cuore e come un asino testardo ricordati sempre di spingere bene la tua carretta.

AKHTER MABIA 14

Kuwait, Al-Qurain, agun mash, 200…

Cara Mabia e cari Joshim e Pervez,

sono il vostro dula vai Joinal e vi saluto tutti e spero che voi stiate bene in Italia.

Anch’io in Kuwait sto bene anche se il mio pensiero va sempre a mia moglie Razia e ai miei figli Giorna e Massud che ho lasciato a casa in Bangladesh per il mio lavoro di autista in una ricca famiglia di petrolieri arabi.

Un mese fa ho telefonato al paese e ho parlato con tutti e mi hanno detto che stanno bene e così io ho chiesto come va a casa vostra e Razia mi ha detto che ma era tanto preoccupata per voi perché non riceveva lettere.

Noi che viviamo lontano dal nostro paese dobbiamo capire che per quelli che sono rimasti in paese è importante una lettera o una telefonata perché altrimenti loro si preoccupano.

Mabia tu sei la prima figlia e loro sono preoccupati per te e per Pervez.

Adesso vengo a chiedervi un grande favore.

Se avete qualche possibilità per me di venire in Italia, per me è meglio perché qui prendo pochi dollari e anche se lavoro anni e anni non riuscirò mai a fare niente, mentre ho sentito che in Italia si sta bene e si prendono tanti taka e si può fare qualcosa nel nostro paese.

Se vengo in Italia, porto mia moglie e i miei figli perché qua non posso portare la famiglia e sono costretto a restare sempre solo.

Ho scritto a Razia e mi ha detto di pregarvi di farmi venire in Italia e così io potrò lavorare e guadagnare e portare mia moglie e i miei figli perché io non voglio più stare da solo come un povero pellegrino.

Loro sono tanti preoccupati per me e per loro che sono lontani.

Ogni anno voglio tornare al paese, ma non posso perché non ho i dollari per pagare il viaggio; se vengo in Italia, invece, prima faccio i soldi e poi torno per sempre in Bangladesh e affitto un negozio o faccio qualcos’altro.

Voi siete fortunati perché potete vivere in Italia tutti insieme e stare bene con i taka.

Non è vero che in Kuwait ci sono tante ricchezze, invece ci sono tanti poveri e pochissimi ricchi e questi fanno quello che vogliono, ma se vuoi mangiare e mantenere la famiglia devi accettare e dire grazie e non puoi ribellarti altrimenti ti buttano in mezzo alla strada senza tante cortesie e senza tante finezze.

Mio fratello vuole venire in Kuwait e io ho detto al mio padrone se è possibile che viene lui al posto mio e così io vado via in un paese dove si guadagna di più perché lavoro soltanto io e nel mio paese devo mantenere non solo la mia famiglia, ma anche quella di mia madre e di mio padre.

Io devo lavorare per mantenere tutti ed è una fortuna che loro con un po’ dei miei dollari riescono a vivere bene per un mese in Bangladesh.

Mia ma non sta bene, lei soffre molto e per due volte è andata in ospedale a Dakka.

Dice che prima di morire vuole vedermi e forse nel mese di agosto io vado in Bangladesh per accontentarla, ma intanto spero tanto che non muoia perché altrimenti il mio dolore sarebbe inconsolabile per la grande perdita e per la colpa di averla lasciata sola a soffrire e a morire.

Ho detto al mio padrone che devo andare a trovare mia madre che sta male e lui ha detto che forse mi manderà e allora se venite anche voi ci vediamo tutti insieme nel nostro paese e faremo una grande festa e così ripartire sarà per tutti più facile.

Razia mi ha scritto che lei quasi sempre sta con i suoi genitori e che ai bambini piace il posto dove abitano perché possono giocare e stare con i loro nana vai che sono molto buoni.

Giorna va alla scuola elementare e Massud parla già bene e l’altro giorno l’ho sentito al telefono e mi ha detto: “ba, quando vieni a casa ?” e io mi sono commosso nel cuore e dopo ho anche pianto senza farmi capire da lui e da Razia che sono stato debole.

Io vi mando adesso questa lettera e voi fate come me e così io sono già agitato perché aspetto la vostra risposta e spero che mi scriverete presto.

Saluti per voi e ricordate che Allah aiuta pure voi e specialmente se aiutate me a venire in Italia, ma comunque è importante che il buon Allah non si dimentichi mai di me.

A voi tutti arrivano abbondanti e sostanziosi i saluti da parte del sempre vostro dula wai Joinal.

AKHTER MABIA 13

Savar, mag mash, 200…

Al mio caro Pervez auguri e baci dal suo lontano nana vai.

Allah ti aiuti e sia sempre con te che sei una giovane speranza del nostro domani e del nostro popolo, ma tu non fare mancare mai le tue preghiere al Misericordioso perché Lui è Onnipotente e conosce quello che c’è dentro il tuo giovane cuore e vede tutto quello che scegli di fare nella tua vita.

Non dimenticare mai che chi chiede aiuto al nostro Dio deve sempre dare prima di ricevere; avere non è mai garantito perché la fede basta a se stessa e non ha bisogno di un premio.

Il tuo nana vai è tanto preoccupato per te e per la tua ma da quando ha saputo che siete andati via dalla vostra casa e che adesso per fortuna siete ospiti nella casa della moglie del direttore.

In tanta disgrazia mi è di conforto sapere che non siete in mezzo alla strada in una terra straniera anche se generosa.

Allah ha già provveduto nel farvi trovare questa brava gente che capisce la vostra triste situazione e consola il vostro dolore.

Le mie preghiere sono state ascoltate dall’Onnipotente e devi dire al direttore e a sua moglie che io prego cinque volte al giorno rivolto verso Makka anche per loro e che, se il loro Dio non si chiama Allah, le grazie che io chiedo arrivano ugualmente perché, se un Dio è vero, non si tira mai indietro di fronte alla fede di qualsiasi persona che a Lui si affida.

Caro Pervez, devi convincere la tua ma a ritornare in Bangladesh dai nana vai e poi insieme risolveremo il vostro problema.

Io so che tu sei intelligente e tanto gentile con la tua ma specialmente in questo brutto periodo della sua vita e so che, quando lei piange, tu sai consolarla come un figlio grande e sai strapparle anche un sorriso.

Devi sapere che noi siamo tutti con voi e che non vi lasceremo mai soli nel bene e nel male e che faremo sempre e soltanto la volontà del Misericordioso; questa è la strada giusta, quella che porta nel nostro verde Giardino pieno d’acqua e per la vita eterna.

Ricordati che dopo hemonto arriva sempre bosmonto e che il buon tempo e il cattivo tempo non dura per tutto il tempo.

Se penso che un vecchio nana vai è costretto a chiedere al piccolo nipote di aiutare la sua ma, mi sento veramente incapace e sento che la distanza che ci separa è tanta e non si può annullare come nelle favole.

Cosa posso fare ?

Dimmi tu cosa possa fare io, un povero e addolorato nana vai, per voi e io lo farò; io ti assicuro che certamente lo farò soltanto se tu me lo dirai e me lo chiederai.

Pervez, ti raccomando di studiare e di comportarti bene con la tua ma, sii gentile con lei e così lei sarà contenta e almeno avrà una grande consolazione nella sua vita.

Ricordale sempre con il tuo comportamento che il suo Pervez è una grande ricchezza e che nessuno potrà mai portarle via un figlio maschio che la sostiene con il braccio e con la mente e con il cuore.

Comunque non preoccuparti di nulla perché il tuo nana vai sistemerà tutto ed è sempre di sentinella.

Sii contento e gentile con la ma e con calma io vedrò quello che è meglio fare per voi due affinché siate felici.

Ti raccomando di fare molta attenzione alle macchine quando cammini per la strada.

Ho sentito che hai imparato a scrivere in bengalese e allora mandami una lunga lettera e scrivimi tutto quello che è veramente successo.

Devi chiedere a ma se mi può telefonare e così io rimango tranquillo per un mese.

Se ma non scrive, ogni tanto scrivi tu una lettera al tuo nana vai e digli se la tua ma piange o è felice, perché tu sai che io non voglio che lei pianga e purtroppo in queste notti ho sognato che tua ma piange sempre e che non sta bene nel cuore e nella mente.

Se non riesci a scrivere una lunga lettera, scrivi soltanto che tu stai bene e anche ma sta bene e così anch’io sto bene quando ricevo la tua breve lettera.

Salutami tutti quelli che mi conoscono e i tuoi amici che non mi conoscono e devi dire loro che in Bangladesh hai un nana vai che ti vuole tanto bene e che impazzisce senza vederti e che l’amore è una grande grazia di Allah.

Dai un bacio a ma e dal tuo povero nana vai prendi tanti baci, tutti i baci che tu vuoi e di cui hai bisogno, mio piccolo e dolce Pervez, e che Allah sia sempre Provvidente verso i suoi figli più indifesi e coraggiosi.

Saluti al direttore e a sua moglie che tanto vi vogliono bene e ricordati di dire che io prego sempre anche per loro e che le grazie immancabilmente arriveranno da parte dell’Onnipotente e del Misericordioso perché Allah ascolta e non dimentica e non è un dio della domenica soltanto ma il Dio di tutti i giorni.

Per te ancora un forte abbraccio dal tuo stupido nana vai.

Credimi !

E credimi sempre !

AKHTER MABIA 12

Savar, srabon mash, 200…

Allah il Grande ti benedica e ti custodisca sempre e dappertutto.

Tu in queste disgrazie affidati a Lui senza chiedere nulla per te, ma per esprimere all’Onnipotente soltanto tutta la tua fede.

Cara figlia Mabia è il tuo baba che ti scrive con la speranza che almeno quando arriverà questa lettera tu e Pervez stiate bene.

Io non sto tanto bene da quando ho saputo che sei andata via di casa perché Joshim ti ha maltrattata, ti ha fatto perdere la bambina, ti ha picchiato con una sbarra di ferro e sei finita in ospedale con le costole rotte.

Mi dicevi che per tanti anni hai vissuto male con tuo marito Joshim e ti chiedo perché non hai mai detto niente al tuo povero baba.

Sono forse un estraneo o una persona qualsiasi che non ti vuole bene e non si preoccupa per te ?

Mi rendo perfettamente conto che per natura non sono espansivo e preferisco tenere tutto dentro di me, ma tu sei mia figlia e hai sbagliato a fare come me e a non dirmi il tuo dolore di essere lontana dalla tua famiglia e di non essere amata da chi ti ha portato via da me promettendoti una vita migliore e al posto di cure e di premure ti ha dato soltanto lacrime e violenze.

O forse tu hai pensato che io sono uno stupido e che non capisco niente ?

Hai ragione, io sono uno stupido, perché ti ho fatto sposare un debosciato libertino e un ignorante, un uomo senza fede e pronto a rinnegare Allah e le sue leggi in ogni angolo del mondo.

E allora siccome sono stato uno stupido, io mi merito tutto il dolore che provo adesso.

A ma ho preferito non dire niente perché tu sai com’è fatta tua ma.

Se lei viene a sapere che tu stai male e che hai le costole rotte, piange di giorno e di notte perché non riesce a sopportare il fatto che tu soffri e che sei lontana da lei.

Ti ricordi che quando andavamo a Dakka per comprare qualche vestito lei stava in pena finché non tornavamo a casa e si preoccupava per niente e anche le macchine che corrono in città la facevano soffrire.

Era sempre in pensiero per quello che ti poteva succedere e alla fine Allah ha voluto che tu andassi così lontano in un paese differente dal nostro come il giorno dalla notte e con un uomo indegno e violento.

Per lei è tanto duro sapere che tu stai male e se glielo dico sono sicuro che non si riprende più dalle sue strane malattie e per questo motivo non le ho detto ancora niente.

Mabia, se ti senti tanto male, torna al tuo paese e dalla tua famiglia e io vedrò cosa è giusto fare per te e per Pervez.

Mabia, se sei rimasta sola con tuo figlio, torna a casa tua dove sai che c’è e ci sarà sempre chi ti vuole bene e chi ti nutre: tutto quello che abbiamo lo divideremo e vedrai che non ci mancherà niente con l’aiuto di Allah.

Così ritorneremo a essere felici come quando il poco ci bastava e non cercavamo altro e tutto quello che era in più era tutto per chi aveva di meno.

Che bisogno c’era che tu partissi se avevamo le cose più belle della vita, la fede e l’amore.

Tu sai che il denaro si spende e finisce facendo contento Iblis e che solo il Misericordioso e gli affetti restano e non si consumano con il trascorrere del tempo, anzi aumentano.

Non riesco a pensare a quello che ti sta succedendo e per questo mi viene sempre da piangere, ma quello che mi distrugge dentro è l’impossibilità di fare qualcosa per te e per Pervez.

Ma di una cosa sono sicuro: finché io vivrò in questo mondo, non ti lascerò soffrire.

Tu, però, torna al tuo paese e dalla tua famiglia insieme a Pervez.

Non riesco a pensarti sola con il bambino e finché io vivo in questo mondo non ti lascerò soffrire in terra straniera.

Le mie figlie io le amo e Allah non me le ha date per farle morire in terra straniera o per farle picchiare dagli estranei.

Se non vuoi tornare da tuo marito, torna da noi e io farò tutto quello che è meglio fare per te e per Pervez.

Tu sei per me un pezzo di cuore, un pezzo di cuore che mi è stato strappato quando sei partita e mi hai lasciato solo e senza un pezzo di cuore.

Senza di te io non posso vivere e se sento che tu stai male, sto male anch’io.

Tu sei ancora e sarai sempre la mia graziosa principessina, tu sei la mia ragione di vivere e la cosa più bella e più dolce che mi resta al mondo.

Quando Pervez è nato in questo mondo, io sono stato felice e adesso per me tutto è cambiato perché ho lasciato i miei tesori in mano a un selvaggio ignorante e a gente straniera.

Io ho sempre sentito dentro di me che non dovevo fidarmi di quella gente falsa e di quell’uomo dell’esercito che sotto la divisa pulita non aveva un cuore, ma soprattutto non dovevo fidarmi di un uomo senza fede e senza Dio.

Joshim si ubriaca e gioca d’azzardo perché la città e il denaro producono false illusioni negli uomini a metà, quelli che non distinguono il giorno dalla notte, gli uomini senza radici che non hanno rispetto di Allah, dei suoi figli e dei loro fratelli.

Io non lascerò soffrire Mabia e Pervez in terra straniera e lontani dalla loro vera terra e dalla loro vera casa, io non riesco a pensare che voi due siete soli in Italia, io non riesco a pensare a tutto questo e sono un povero baba, ma adesso tu, cara Mabia, devi pensarci bene e devi tornare in Bangladesh.

Domani vado a Dakka a casa della tua shashuri per parlare ancora di queste brutte cose, ma a tua ma non dico ancora niente per non farla piangere e morire di dolore.

Io non avevo mai pensato che la tua fortuna nella vita sarebbe stata questa, ma ho sempre pensato che tu sei parte della mia famiglia anche se sei lontana e specialmente per questo motivo ti devo amare di più e preoccuparmi per la tua salute.

Di notte non riesco più a dormire e mi sento tanto solo e ho tanta voglia di venire in Italia a prendervi e a portarvi via dopo avere spaccato la testa a Joshim per punizione, ma non posso fare questo passo e sono i gin maligni che mi fanno pensare così come se io fossi un piccolo dio.

Ieri tua madre ha saputo da tua sorella che mangi poco e mi ha chiesto cosa ti è successo; io ho risposto che non era niente e che eri solo stanca, ma lei ha capito che qualcosa non va e adesso mi chiede sempre se hai scritto e perché da tanto tempo non scrivi.

Se in questi giorni non riesci a mettere a posto il rapporto con tuo marito, torna in Bangladesh che sistemiamo insieme tutte le cose e per bene e per sempre.

Ascolta il tuo stupido baba, fai così che è meglio per tutti e, se non te la senti di tornare, rimani a casa della moglie del direttore.

Dai tanti saluti al direttore e a sua moglie e digli che io sono grato e riconoscente verso di loro e che recito sempre una preghiera ad Allah per loro perché hanno aiutato e aiutano te e Pervez.

La gente buona si trova dappertutto e non è necessario credere nello stesso Dio per essere umani e per capire le disgrazie degli altri.

Allah vede e provvede e non può essere diversamente perché il Misericordioso e anche Onnipotente.

Mabia, se riesci a telefonare, chiamami e così io sto tranquillo.

Ti mando tanti auguri e spero che Allah, il Grande, vi aiuti.

Oppure scrivimi una lettera e mi spieghi tutto quello che è successo e che sta succedendo.

Ho saputo che hai fatto anche fatica a mandare Pervez a scuola perché tuo marito non voleva e questo conferma che è un uomo ignorante: la violenza e l’ignoranza sono fratello e sorella.

Io sono contentissimo che Pervez studi e diventi un ingegnere, ma non deve dimenticare di studiare la nostra lingua e la nostra religione e di pregare ogni giorno rivolto verso Makka e di essere generoso con gli altri.

Allah non è contento di avere figli ingrati e tanto meno di perderli durante la vita per mancanza di fede.

Tu continua a farlo studiare e, se ci riesci, è bene per tutti, ma soprattutto è bene per lui che capirà anche il sacrificio di sua madre e ti sarà riconoscente per il resto della sua vita.

E poi se diventerà ingegnere potrà sempre venire in Bangladesh per mettere a posto i fiumi e per costruire le case con il cemento.

Quando esci stai attenta alla strada e alle macchine; mi rendo conto che anch’io ti raccomando le stesse cose di ma e vuol dire che, a furia di stare insieme, ci si influenza nel bene e nel male.

Se trovi un lavoro, ti prego di dirmelo e così io starò meglio e ti potrò anche consigliare su quello che devi fare.

Io ti dico un’altra volta che, se torni in Bangladesh, farò tutto quello che è bene per te e per tutti.

Spero che non cominci a lavorare e così torni da noi e fai contenti in un colpo solo la tua ma e il tuo baba.

Adesso ti saluta il tuo povero e infelice baba.

Credimi !

E credimi con tutto il cuore !

AKHTER MABIA 11

San Biagio di Callalta, 21 marzo 200…

Carissimo mio baba,

ti scrivo dopo tanto tempo per informarti di tutto quello che è successo nella mia vita e nel mio rapporto con Joshim.

Prima di cominciare la lettera vorrei pregare insieme a te, vorrei rivolgere un devoto pensiero al nostro Allah, vorrei scriverti un brano del Corano che ti farà capire meglio la brutta situazione in cui mi trovo.

Dice il Profeta parlando delle mogli oneste e del rispetto che a esse si deve portare da parte dei mariti: “Vi sono permesse come mogli le donne credenti e caste, le donne oneste di quelli cui fu data la Scrittura prima di voi, purché diate loro il dono nuziale sposandole, non come libertini debosciati ! Coloro che rinnegano la fede vanificano le loro opere e nell’aldilà saranno tra i perdenti.”

Tu ricordi che io avevo quindici anni quando sono venuti i parenti di Joshim a casa nostra per vedermi e per decidere se potevo essere una sposa degna per il loro figlio.

Ed io ero credente e casta perché non avevo ancora conosciuto il maschio e non avevo ancora perso il secondo sangue.

Tu ricordi anche che non eri molto convinto di questo matrimonio e dicevi che i militari hanno un carattere duro e stanno sempre lontani da casa; tu non volevi dare il consenso alle nozze ed è stato lo zio più vecchio che ti ha convinto dicendoti che Joshim era di buona famiglia e che rischiavo di restare senza marito perché poi la gente avrebbe parlato male di me e della nostra famiglia e che sarei rimasta nella tua casa come un peso per tutta la vita.

Tu ricordi che volevi sapere se Joshim aveva studiato e quale titolo aveva e ti ricordi anche che sua madre aveva detto che suo figlio era diplomato.

Come ti ho detto in un’altra lettera Joshim non sa né leggere e né scrivere perché da piccolo lavorava nei campi con la sua famiglia e soltanto quando aveva quindici anni si è trasferito a Dakka perché lo zio impiegato al ministero lo ha fatto arruolare nell’esercito e ha fatto trasferire anche i suoi familiari in città togliendoli dalla miseria.

Tu ricordi che i suoi genitori mi hanno portato come dono nuziale soltanto gli orecchini d’oro e che il bracciale e la collana li avevano presi in prestito dai parenti e che io dopo li ho dovuti restituire.

Capisci che erano dei mentitori e che non hanno rispettato la volontà e la legge di Allah e devi ancora sapere che non hanno mai avuto la fede e le loro opere sono soltanto bugie e cattiverie.

Io ho sposato un uomo senza fede, un ignorante, un libertino e un debosciato.

Adesso, mio carissimo baba, sai di più, ma non sai ancora tutto.

Sapessi quanto ho pregato il Misericordioso perché illuminasse Joshim e gli indicasse la via della conversione !

Ma il Perdonatore è stato troppo offeso e non mi ha concesso la grazia e non ha dato il premio sperato alla mia fede, per cui non mi resta altro che rimettermi alla Sua volontà e pensare che forse anch’io ho mancato in qualcosa e non sono una sua degna figlia.

Tu mi hai sempre insegnato il rispetto verso me stessa e verso gli altri e io non ho mai dimenticato la tua lezione e il tuo compito di uomo di pace nel nostro paese.

Mia madre mi ha sempre insegnato la pazienza e io ne ho avuta tanta e ho accettato di restare con Joshim per il bene di tutti e soprattutto per il bene di Pervez perché un bambino ha tanto bisogno di avere un padre che lo ami e lo protegga e che gli insegni con la parola e con l’esempio le cose giuste.

Ma adesso sono arrivata all’esasperazione perché Joshim ha rivelato la sua vera natura di bestia e di debosciato.

Joshim ha dimenticato la nostra religione e la nostra cultura e ha preso le cose peggiori che ci sono in Occidente, il vizio dell’alcool e il desiderio del denaro.

Ogni notte ritornava a casa ubriaco, mi picchiava perché non ero una buona moglie e poi mi faceva violenza minacciandomi con un coltello.

E cosi sono rimasta incinta e nella speranza che avessi un altro maschio ha cominciato a rispettarmi.

Quando mi ha portato dal dottore di Treviso per una visita e ha saputo che aspettavo una femmina è ricominciata la mia tragedia.

Mi diceva che dovevo abortire e che, se non l’avessi fatto, mi avrebbe costretto a morire di fame.

Io gli dicevo che Allah è Grande e ci ha insegnato ad amare i nostri figli al di là del fatto che siano maschi o femmine, ma soprattutto che il Misericordioso non vuole che una donna incinta uccida la propria creatura.

E gli ho anche letto il brano del Corano che prescrive di non uccidere, se non per giustizia, un’anima che Allah ha reso sacra, di non darsi alla fornicazione e di non uccidere i figli per timore della miseria, perché è Allah che provvede per il loro cibo così come provvede per i nostri cuori e gli ho ripetuto che uccidere i figli è veramente un peccato molto grave.

In Italia l’aborto è consentito dalla legge, ma è un peccato mortale per la religione cristiana e in questo noi musulmani siamo d’accordo con loro.

Tante donne vanno in ospedale ad abortire, ma poi pagano per tutta la vita il senso di colpa di avere ucciso i loro bambini così come è successo a una signora italiana che io conosco e che non sta molto bene con la testa.

Ma Joshim non capiva o non voleva capire ed era come se fosse impazzito e mi guardava con gli occhi rossi e pieni di rabbia e di odio.

E così ha ripreso a picchiarmi fino a quando una notte, tornato a casa ubriaco, mi ha scaraventata dalle scale dicendo che non ero buona a niente e che non sapevo neanche fare figli maschi.

Ero incinta di cinque mesi e mi sono trovata in fondo alle scale con la testa rotta e piena di sangue nel bassoventre.

I vicini di casa mi hanno portato all’ospedale e così ho perso la bambina che con tanto amore portavo nel mio grembo.

Ma la polizia dell’ospedale mi ha chiesto come era successo l’incidente e io ho dovuto mentire per non mandarlo in prigione e per non farlo espellere dall’Italia e ho rischiato di essere arrestata per aver detto il falso.

Ancora una volta ho preferito salvarlo nella speranza che cambiasse, ma ancora porto sul mio corpo i segni di quella tragica notte in cui Joshim ha ucciso la mia bambina.

Però mi sono rivolta alla moglie del direttore che abita vicino casa nostra e lei mi ha aiutato tantissimo, mi ha portato dall’assistente sociale e lei mi ha chiesto di denunciare Joshim per poter intervenire in mio aiuto e soprattutto in aiuto di Pervez.

Ma io ho detto ancora di no, non me la sentivo di denunciarlo e da stupida pensavo che potesse cambiare e diventare buono con me e con Pervez.

Purtroppo così non è stato e Joshim ha continuato a essere una bestia selvaggia, a ubriacarsi, a trascurare il bambino e a farmi del male; quando mi picchiava, Pervez lo supplicava in lacrime di non toccare la sua mamma, ma lui non si commuoveva neanche di fronte alle lacrime di suo figlio.

Un giorno la maestra della scuola mi ha chiamata e mi ha detto che Pervez ogni mattina arrivava in classe pieno di paura e che tremava tutto e mi ha chiesto il perché di questo malessere del bambino, ma io ho risposto che non stava bene e me ne sono andata in fretta perché mi vergognavo di dire quello che ci stava succedendo e non volevo offendere agli occhi della gente Joshim perché alla fine è sempre il padre di Pervez ed è sempre mio marito.

Non mi sono fidata e ho avuto paura che la maestra non mi volesse aiutare e che avesse soltanto voglia di chiacchierare con la gente e di parlare male degli stranieri.

Ma dopo qualche giorno Pervez ha detto alla maestra della scuola tutta la verità e ha raccontato quello che succedeva ogni notte in casa nostra, che il papà picchiava la sua mamma fino a farle uscire sangue, che aveva tanta paura di suo padre e che voleva fare qualcosa per difendere la sua mamma e per non vederla più piangere e che non sapeva cosa fare.

Ma quando quella notte Joshim è ritornato a casa ancora una volta ubriaco e mi ha picchiato con la sbarra del camino rompendomi le costole, io sono stata costretta a dire la verità alla polizia e a denunciarlo; il giudice ha deciso di affidarmi insieme a Pervez all’assistente sociale del comune e sono andata a vivere a casa di una signora vicina, la moglie del direttore di una fabbrica, che si è sempre interessata della mia grave situazione e adesso vivo a casa sua con Pervez e mi mantengo con il sussidio del comune.

Ma tutto questo non durerà per sempre e adesso devo cercare un lavoro che mi garantisce il futuro anche perché Pervez è piccolo ed è tanto bravo a scuola e dice sempre che da grande vuole fare l’ingegnere; intanto aiuto la moglie del direttore nelle faccende di casa e spero quanto prima di trovare un lavoro giusto per me.

So che la mia religione non ammette il lavoro per la donna e impone che la moglie deve essere mantenuta dal marito, ma Allah deve capire che io mi trovo in una situazione disperata di sopravvivenza e devo fare da madre e padre, da moglie e marito.

Di due cose oggi sono sicura: la prima è che non torno a casa da Joshim e la seconda è che non posso tornare in Bangla da voi.

Certo che io a casa non torno più perché ho tanta paura che lui mi uccida e quando lo vedo per strada mi sembra un mostro anche se ora lui dice che è cambiato, che ha capito tutto il male che ci ha fatto, che è diventato buono perché ha avuto tanta paura di perderci, che vuole tornare con noi e promette che non farà più niente di male.

Ma il dottore, a cui ho raccontato come si comportava Joshim con me e con Pervez, ha detto che lui è molto malato nel cervello e che io non posso fidarmi delle sue promesse.

So che Pervez è senza padre, ma è meglio così perché è peggio aver paura del proprio padre ed io cercherò di essere una buona madre e un buon padre per lui.

Adesso io e Pervez siamo tranquilli e allora voi non dovete preoccuparvi perché io me la cavo bene e sono nelle mani di brava gente e non mi dimentico mai di Allah.

Attendo soltanto che mi passi la paura che Joshim mi sfregi o mi faccia sfregiare da un suo amico con l’acido, ma questo non succederà perché Joshim sa che la legge italiana mi difende e che finirebbe in prigione se facesse una violenza del genere.

Non torno in Bangla da voi perché il futuro di Pervez è qui in Italia dove si è adattato molto bene e sono sicura che se ritornassimo a casa andrebbe verso il peggio e voi capite che dal peggio si va volentieri verso il meglio e che il contrario non va mai bene.

Pervez sarà un buon musulmano, questo ve lo assicuro perché io gli insegno bene a pregare e ha già letto tutto il Corano e lo ha ben capito e rispetta le leggi del Misericordioso.

Io spero che Allah mi perdoni se cercherò un lavoro e che tu, ba, mi capisca nelle scelte che sono costretta a fare.

Queste sono tutte le brutte cose che mi sono cadute addosso e capite che non potevo raccontarvele specialmente sapendo che stavate gia male per me.

Adesso, mio caro baba, sai tutto quello che mi è successo, sai tutta la verità e puoi stare tranquillo; decidi tu cosa dire a ma per non farla soffrire.

Tante grazie per avermi educato a essere forte e a non essere una piccola donna da niente e una moglie schiava.

Gradisci tanti baci da tua figlia Mabia e spero che tu sia orgoglioso di me come io lo sono di te e prego sempre Allah che ti mantenga a lungo in vita e solo per la delizia del mio cuore.

Credimi !