IL MASCHILISMO

TRAMA DEL SOGNO

“Sono in montagna e sto camminando lungo un sentiero.

Intorno a me c’è gente che non conosco.

Sono legato nella cintola con una fune.

Mi giro e vedo che all’altro capo della fune c’è mia moglie che mi sorride.

Mi rendo conto che facevo fatica a tirarla dietro.”

Questo sogno appartiene ad Alex.

INTERPRETAZIONE

Sono in montagna e sto camminando lungo un sentiero.”

Alex è un uomo che sublima tanta “libido”, si trova “in montagna”, nei luoghi alti dove si respira l’aria pura e avulsa dalle competizioni e dalle risse, dove il sacro è a portata di mano e dove basta un salto per parlare con Zeus o con qualsiasi altro dio. Stazionare in montagna nobilita l’uomo e attenua la bestia e l’istinto, evolve i buoni sentimenti e riduce l’odio e il rancore, edulcora le sensazioni e abbassa la passione e il dolore. La “montagna” è veramente un buon “topos”, meglio luogo, psichico per il linguaggio dei simboli e consente di liberarsi dalle pastoie insane della materia e dalle menate infami della materialità.

Viva la montagna e chi la popola e la sostiene!

Viva i religiosi e i misogini!

Alex è un uomo che cammina, “sto camminando”, non è un sornione millantatore che vanta per sé gli allori del nulla politico e televisivo o del niente mentale degli onnipresenti serali e seriali. Alex è un uomo compatto e tutto di un pezzo che con la sua mole calpesta le strade della vita e che porta il suo peso nelle deliberazioni da fare e nelle decisioni da prendere. Alex è aldilà e avanti rispetto a tutti quelli che vivono la vita senza gusto e che camminano soltanto, Alex è consapevole di camminare, sa di quello che gli succede perché “sa di sé” e non subisce le pulsioni subconsce e tanto meno inconsce che gli saltano addosso dai meandri inestricabili di una psiche inferocita. Alex è quel cosiddetto matto che cammina e non si ferma nel film “Novecento” del grande Bernardo Bertolucci, quello che esce dalla scena portandosi dietro il fegato ancora caldo del povero maiale appena scannato.

Alex percorre un “sentiero”, si muove “lungo un sentiero”, agisce in una direzione in maniera pragmatica e ben precisa alla ricerca di un obiettivo che non è un traguardo. Alex è un uomo da “sentiero”, un uomo che risolve seguendo un percorso fisico e mentale, un certosino ricercatore di funghi o di tartufi che non conosce fallimento. Alex non è un uomo da “strada” che si affatica nella polvere e tra la gente qualunque, tanto meno è un uomo da “marciapiede” alla Dustin Hofmann e convinto di poter fare una vita da gigolò in una metropoli anonima e inquinata.

Qualunque sia la destinazione, buon viaggio Alex!

Intorno a me c’è gente che non conosco.”

Alex non è un capo e tanto meno un leader. Alex fa capo a se stesso e non ha bisogno di gregari fedeli e di soldatini di piombo. Non si relaziona facilmente con gli altri, preferisce se stesso come interlocutore privilegiato e da privilegiare, ma vive tra la gente e non si isola narcisisticamente per costruire realtà irreali e tutte personali. Alex predilige l’anonimato altrui, lui sa chi è e si circonda di gente qualunque, di avventori che vanno e vengono senza identità precisa e senza connotati degni d’interesse. Questa gente gli fa corona senza esagerare con i coinvolgimenti e gli gira attorno e intorno senza empatia e simpatia. Gli altri esistono, Alex lo sa e non ha bisogno di approfondire legami possibili e tanto meno “maieutici”, relazioni da parto di un qualcosa di sé, da presa di coscienza. Alex nulla si aspetta dall’altro anche se vive con gli altri. E’ uno strano animale sociale che concilia Narciso e Dioniso, lo stare con sé e lo stare con la gente anonima. Alex non è anonimo a se stesso e vuole essere anonimo agli altri.

Sono legato nella cintola con una fune.”

Alex è autonomo, basta a se stesso, conosce se stesso alla greca e secondo metodologia socratica, ma questo corredo soggettivo non risponde a verità oggettiva perché Alex è “legato nella cintola con una fune”. Il sogno esordisce con le qualità individuali e si approfondisce a conferma, qualora ce ne fosse bisogno, che Alex è un animale sociale, anzi più che sociale, è un uomo impegnato e degnamente coinvolto in un legame da cintola e non da gola, da traino e non da soffocamento. Alex sa delle sue scelte ponderate e delle sue decisioni calibrate, sa di avere un legame da “fune”. Quest’ultima rievoca simbolicamente il cordone ombelicale materno, il mitico fallo della Vita e della Morte di cui è depositaria la dea Madre e le sue degne eredi. Ci si chiede la collocazione di Alex in riguardo alla “fune”. Il sogno è puntuale e preciso nel chiarire anche questo ambizioso dilemma. Ricordo che la “cintola” ha una simbologia ambivalente ma non ambigua, in quanto divide lo spazio corporeo in due parti, l’insù e l’ingiù, la “sublimazione” e la materia, la ragione e la pulsione, l’Io e l’Es, il sistema nervoso centrale e il sistema neurovegetativo, la vigilanza realistica e l’obnubilamento della coscienza, Apollo e Dioniso per dirla in termini mitologici. La “cintola” è una zona di confine, una terra di mezzo, una zona franca dove si possono comprare libri e alcolici a buon prezzo e senza le imposte del Super-Io. Alex ha una realtà di coppia, è “legato nella cintola con una fune”.

Mi giro e vedo che all’altro capo della fune c’è mia moglie che mi sorride.”

Alex guarda il passato, “mi giro”, e ha la consapevolezza di essere legato alla donna che ha scelto come compagna di vita e sollievo alla Specie e alle angosce dell’esistenza, mia moglie o latinamente “mea mulier”, la mia femmina con l’avvallo della donna, “domina” o padrona, e della madre, semplicemente “mater”. Degno di nota è il possessivo “mia” perché attesta di fronte al tribunale dei diritti dell’uomo della qualità del legame e del grado di bisogno presente nel coinvolgimento. E questa “mia moglie” “sorride” ad Alex da questa posizione di dipendenza e di inferiorità, “all’altro capo della fune” legata anche lei alla cintola in questo andare incontro all’autenticità della vita e nel desiderio di un superamento della vita banale. Alex è freddo e autonomo nell’apparenza fenomenica, ma non certo nella sostanza dal momento che in sogno si pensa legato a questa “moglie” che fa sorridere per attestare di sicuro del suo gradimento della donna che lo segue gioiosa e appagata di essere la sua compagna di cordata nella scalata di un sentiero che sale o che scende. Dalla cintola in su e dalla cintola in giù si vedrà, come Farinata degli Uberti nella divina commedia nella versione in su, la qualità del vissuto di Alex in questo rapporto di per se stesso buono da mangiare come i porcini delle Dolomiti nel mese di Luglio. Alex ha un buon vissuto verso la moglie proprio perché la fa sorridere, proietta su di lei il suo benessere e il suo fascino. Ricordo che simbolicamente il “sorridere” è un ammiccare pregno di intesa sessuale e di complicità erotica. Presso gli esquimesi significa avere un rapporto sessuale come gradimento e in segno d’ospitalità. Ricordo che nel film “Ombre bianche” il missionario che rifiutò di “ridere” con la donna del capo famiglia, fu ucciso proprio per l’offesa arrecata alla dignità delle persone coinvolte e alla qualità naturale del dono. Sintetizzando: Alex ha un buon vissuto verso la sua moglie e si colloca in una posizione di superiorità in quanto traino in questa simpatica metafora della cordata a due. In questo Alex esercita quello che viene chiamato nei tempi moderni “maschilismo”, la pulsione a dominare nella relazione maschio-femmina e a non viverla come simmetrica privilegiando la complementarietà. Proprio di questi tempi è la frase incauta di un presentatore televisivo che si è fatto scappare una frase di subalternità del femminile rispetto al maschile. E si è fatto un gran bordello con esagerazioni metodologiche da parte dei sostenitori della tesi che vuole la donna complementare al maschio e di quelli che predicano la simmetria come panacea di tutti i mali sociali. Non dimentichiamo il prezzo che le donne stanno pagando sulla loro pelle in questo periodo storico e culturale. La questione del ruolo sociale del maschile e del femminile merita un approfondimento saggistico e non una semplice affermazione di quel che è giusto e di quel che è sbagliato.

Mi rendo conto che facevo fatica a tirarla dietro.”

Alex è pienamente consapevole di quanto complessa sia la dialettica psico-culturale con se stesso e sia il vissuto relazionale con sua moglie. “Mi rendo conto” equivale alla presa di coscienza, come un “redde rationem” a se stesso sia della difficoltà e sia del vantaggio, sia dell’utile e sia del dilettevole. “Facevo fatica” si traduce in ero contrastato e in affanno psichico nel vivere la differenza e la diversità di mia moglie rispetto alla mia persona. Non è una intolleranza o una forma perversa di prevaricazione, perché Alex sa quello che vive e gli succede nella relazione significativa con la sua donna, meglio “moglie. Il “tirarla dietro” è sgamante del vissuto misogino di base psichica e socioculturale che Alex si porta dentro e dietro. Questo ultimo dato giustifica il titolo del sogno, “Il maschilismo”, questo ultimo dato qualifica la verità profonda di un uomo che è legato alla sua donna e moglie e che la vive come subalterna o complementare per la “introiezione” di un “fantasma” in riguardo alla madre nella prima infanzia e di uno schema culturale dominante in riguardo alla donna nella vita sociale.

Cosa ha messo in gioco psichico Alex di suo e d’importante in questo sogno?

La risposta è il “fantasma” materno e lo “schema” culturale, due elementi trattati dal meccanismo di difesa della “introiezione”, del mettere dentro per sostenere la struttura psichica e per formare la “organizzazione psichica reattiva”. Il primo, il “fantasma”, lo ha elaborato nel primo anno di vita in riferimento alla persona che lo accudiva e proteggeva, la madre, il secondo lo ha elaborato nel corso dell’infanzia e dell’adolescenza vivendo nella famiglia e nella società. Alex ha introiettato un’immagine ambivalente della madre come di donna possessiva e tirannica, unica e indispensabile, importante e fagocitatrice, il “fantasma” per l’appunto nella sua versione “positiva” e “negativa”, il “seno buono” che nutre e dà la vita e il “seno cattivo” che coarta e soffoca. Questa era la modalità del suo pensiero nel primo anno di vita, quella dello “splitting” ossia di scindere un vissuto complesso, per motivi difensivi dall’angoscia di abbandono e di morte, in parti, la mamma buona e la mamma cattiva e non di concepirlo nella sua interezza concettuale, la mia mamma nel bene e nel male. A quest’ultimo traguardo lo porterà nel tempo la funzione razionale dell’Io. Per quanto riguarda lo “schema” culturale, è oltremodo semplice rilevare il prevalere della “concezione pessimistica della donna” da parte delle masse sin dai tempi atavici delle religioni bibliche e coraniche, nonché delle civiltà antiche. La cultura dominante nei tempi della formazione psichica di Alex collocava la donna nella sfera della complementarietà subalterna, piuttosto che nella giusta e dovuta simmetria. Ricordo che lo schema culturale si forma sempre in base ai “fantasmi” collettivi di un popolo, quelle concezioni suggestive che ancora oggi popolano la scena sociale. La donna inferiore e sottomessa al maschio è la concezione più infame nel suo essere pregna di deliranti pulsioni che chiedono spesso il loro appagamento omicida nelle persone fortemente compromesse a livello di equilibrio mentale. “Maschilismo” è il termine morbido che il vocabolario della lingua italiana fornisce per descrivere una psicodinamica individuale e relazionale veramente delicata e importantissima.

Il sogno di Alex si può congedare con soddisfazione.

LA MATERNITA’ ? “MAI PIU’ !”

PREAMBOLO

Grazie ai miei ineffabili “marinai” inizio un nuovo anno di ricerca sul “sogno”, il terzo. “Dimensionesogno.com” è per me un potente stimolo antidepressivo e un doveroso rendiconto a tutte le persone che con il loro prezioso contributo mi hanno insegnato tanto e mi indicano ancora una nuova meta.
Due anni fa pensavo che lo schema interpretativo elaborato per il sogno fosse esauriente, ma, cammin facendo, mi sono reso conto da buon contadino che il tempo matura non soltanto le nespole, ma anche chi ama mangiarle direttamente dall’albero, per cui inizio il nuovo anno di lavoro con uno schema allargato e ricco di nuove e importanti voci: il “fattore allucinatorio”, “REM-NONREM”, “grado di attendibilità e di fallacia”, le tanto gradite “domande e risposte”.
Quando pensavo di aver quasi finito, mi si è aperta una prateria.
Nel corso di quest’anno pubblicherò nella sezione dei lavori anche qualche testo teorico o narrativo inedito e i testi “Benetton dieci e lode” e “La stanza rosa”, difficili da reperire sul mercato per il fallimento e la fuga del distributore.
Ma questa è tutta un’altra storia.
Adesso per voi è pronta l’interpretazione di un sogno meraviglioso da tutti i punti di vista, da quello umano a quello tecnico, quasi che servisse un’ulteriore prova della poliedrica ricchezza della funzione onirica.
La bellezza del sogno di Madalina è direttamente proporzionale alla complessità, ai richiami, alle trasposizioni e alle integrazioni dei piani psichici.
Chi leggerà, capirà.

TRAMA DEL SOGNO E CONTENUTO MANIFESTO

“Mi è stato affidato un compito da qualcuno: ogni settimana devo affrontare un viaggio in treno per riconsegnare un neonato ai suoi genitori.
Mia figlia mi accompagna.
Ma il viaggio è faticoso: intanto sono in ritardo e rischio di perdere il treno, poi questo è uno di quei treni vecchi con le maniglie come quelle di una volta, e fa anche tante fermate.
E io avrei tante cose da fare.
Finalmente arriviamo a Orte, ma i genitori di questo bambino non sono lì.
Sento sempre di più la responsabilità e la fatica di dovermi occupare di questo neonato che tengo tra le braccia.
Decidiamo di incamminarci con mia figlia e camminiamo, camminiamo… Alla fine vedo in lontananza i genitori, li raggiungo e finalmente gli riconsegno il bambino.
Poi girandomi verso mia figlia le dico”Mai più!”.”

Questo sogno porta la firma di Madalina.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

A questo punto è opportuno dare spazio a Madalina e al suo sogno.
Dopo aver ricordato che il protagonista di ogni sogno è l’Io sognante del sognatore e che le psicodinamiche sono quelle in atto e che vanno a lui ascritte, spiego il titolo “La maternità? Mai più!”.
Madalina esprime in sogno i suoi conflitti psichici in riguardo a questa tappa formativa che concretamente corona la “libido genitale” e rievoca immancabilmente i traumi e le angosce legati alla invidiabile e sublime esperienza della maternità.
Non dimentichiamo che quest’ultima è un attributo dell’archetipo Madre, che oscilla tra “Eros” e “Thanatos”, che viaggia in compagnia dei “fantasmi” della vita e della morte.
Fatto salvo il dolore del parto, non a caso definito “travaglio”, l’esperienza della maternità scatena nella donna l’ambiguo conflitto psicodinamico tra la propria sopravvivenza e la vita da donare al figlio, tra la “libido fallico-narcisistica” e la “libido genitale”. La donna scatena l’angoscia di morte, rudimentalmente elaborata nel primo anno di vita come “fantasma d’abbandono” e nel tempo accresciuta dal “fantasma di perdita”, di fronte all’evenienza dolorosa del travaglio e del parto, per cui reagisce in maniera aggressiva nei confronti del feto, vissuto come una minaccia letale.
Questo è un tema culturale atavico e primordiale. Vedi nel biblico Genesi la condanna di Eva dopo il simbolico consumo della mela, peccato dei progenitori altrimenti detto “originale” o delle origini, dopo la disobbedienza al Padre e la trasgressione all’ordine naturale da lui costituito nell’atto della mistica creazione dal nulla.
La condanna della donna suona direttamente dalla voce di Dio come sottomissione psicofisica al maschio e come moltiplicazione dei dolori nel parto.
Riporto direttamente dal testo.
“Alla donna disse: “Aumenterò grandemente la pena della tua gravidanza; con doglie partorirai figli e la tua brama si volgerà verso tuo marito ed egli ti dominerà”.”
Il sogno di Madalina non deroga da questi temi atavici e simbolici in universale e, nel suo essere un sogno breve e individuale, espone la ripetizione del sottile lavorio psicofisico dell’esperienza della maternità secondo le medesime direttive psicodinamiche.
Aggiungo che l’esperienza psicofisica della maternità ritira in ballo la formazione e l’evoluzione di tutta la sfera affettiva della futura madre, la “posizione psichica orale” vissuta sin dai primi giorni di vita e ulteriormente complicata con sensazioni e fantasmi.
Nel momento in cui la madre investe “libido orale” e si dispone ad amare il figlio, rievoca quanto amore ha ricevuto nella sua vita e il come lo ha vissuto.
Procedere nell’interpretazione del sogno renderà queste affermazioni più comprensibili e giustificate.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Mi è stato affidato un compito da qualcuno: ogni settimana devo affrontare un viaggio in treno per riconsegnare un neonato ai suoi genitori.”

Madalina entra subito nel pezzo e si presenta come la sostituta della madre e del padre di “un neonato” e come la commessa viaggiatrice di questo strano “compito” filogenetico o di amore della Specie umana.
Un generico “qualcuno” è la “proiezione” difensiva della suo “fantasma di madre” e serve all’economia delle tensioni per stemperare con questo anonimato l’entità emotiva del simbolo dominante “ogni settimana devo affrontare un viaggio in treno”, un micidiale “fantasma di morte”, un condensato depressivo di distacco e di perdita affettiva.
La ripetizione settimanale del rituale depressivo di riconsegnare un neonato ai genitori attesta di un pesante e consistente trauma che Madalina ha subito e vissuto in riguardo alla maternità. Il “neonato” rappresenta a tutti gli effetti l’oggetto della sua maternità.
Ma perché questo viaggio e questa riconsegna?
Il primo avviene dentro se stessa con “coazione a ripetere” e la seconda esprime il desiderio di un recupero della perdita subita: il senso di colpa di un aborto?
Non passa giorno che Madalina non pensi e non ricordi questa esperienza traumatica. Il sogno aliena per difesa la maternità mancata “spostandola” in anonimi genitori.

“Mia figlia mi accompagna.”

Lupus in fabula!
Madalina presenta la sua maternità reale, ha una “figlia” che “l’accompagna” in questo compito che un “qualcuno” ha voluto per lei.
Si rafforza la possibilità di una maternità indesiderata e sospesa dopo quella degnamente realizzata nella “figlia che l’accompagna”.
La nobile missione di riconsegnare il neonato ai genitori si colora sempre più di tristi tinte personali.
Una domanda in corso d’opera è lecita.
Ma questi genitori avevano abbandonato questo figlio o l’avevano soltanto affidato?
Si intravede un “fantasma d’abbandono”, quello che segue e logora chi lo opera e chi lo subisce.
In tanto delicato trambusto psichico conviene procedere con giudizio.

“Ma il viaggio è faticoso:”

Il “viaggio” è il classico simbolo del cammino della vita, del procedere nell’esistenza con pensieri e azioni, con ragionamenti e fatti, con idee e vissuti, con desideri e realtà. Madalina accusa fatica non nel generico vivere la vita, ma nello specifico vivere questa esperienza traumatica che le è occorsa in sogno.
La “fatica” deriva dal latino “fatigare” che traduce l’italiano “affaticare” e “affannare” e sempre dal latino “fatisci” che traduce l’italiano “fendersi”, “spezzarsi” e “lacerarsi”.
Questa esperienza di Madalina è stata incisiva e l’ha segnata in maniera angosciante. La “fatica” è un’aggravante della “angoscia”, che di per se tessa è pesante con il suo blocco del respiro. In questo caso la “fatica” e la “angoscia” si tirano dietro la “scissione del fantasma” della maternità, quella “buona” che dà la vita e quella “cattiva” che dà la morte.
Speriamo che, procedendo con la decodificazione, non sia coinvolto in questa scissione, “splitting”, anche l’Io, perché in questo caso la situazione psichica diventerebbe pericolosa perché andrebbe in crisi il “principio di realtà” e subentrerebbe il delirio.

“intanto sono in ritardo e rischio di perdere il treno, poi questo è uno di quei treni vecchi con le maniglie come quelle di una volta, e fa anche tante fermate.”

Madalina rievoca in sogno tra simbolo e realtà il suo trauma: una gravidanza è condensata in “sono in ritardo” chiaramente mestruale, “rischio di perdere il treno” ossia di non poter abortire o per legge o per senso di colpa, “con le maniglie” in evocazione del lettino ostetrico adeguatamente attrezzato alla bisogna, le “tante fermate” equivalgono ai tanti ripensamenti e ai tanti sensi di colpa.
Riepilogo: Madalina sogna il suo aborto in termini reali e simbolici.
Il “treno” resta sempre un simbolo di morte e condensa il “fantasma”, il “treno vecchio” esprime il tempo passato quando l’esperienza traumatica è stata incamerata.

“E io avrei tante cose da fare.”

La vita si realizza nei fatti e temporalmente diventa vita corrente nelle mille esperienze vissute e da vivere, “cose” fatte e “da fare”. Questa è la “sindrome del coniglio” in “Alice nel paese delle meraviglie”, l’animaletto che aveva sempre qualcosa da fare e non poteva fermarsi a pensare.
Guai a chi si ferma!
Chi si ferma è perduto perché viene assalito dai sensi di colpa.
Ben venga, allora, la psiconevrosi del fare e la ergoterapia!
Frastornati pure con le cose “fuori di te” per non pensare al “te stesso dentro” e per non cadere nella vertigine e nelle insidie dell’interiorità latente.
I sociologi parlano di “sindrome del nord-est”, gli psicoanalisti parlano del meccanismo di difesa dall’angoscia della “messa in atto”, inglese “acting out”, della manipolazione propria e altrui attraverso una serie di azioni funzionali a sciogliere l’angoscia nell’azione, la vulnerabilità nella forza, l’impotenza nel potere.
Ci frastorniamo per impedire al materiale psichico rimosso di affiorare e di disturbarci, per evitarne il “ritorno”.

“Finalmente arriviamo a Orte, ma i genitori di questo bambino non sono lì.”

Orte non è nel sogno di Madalina la graziosa cittadina della provincia di Viterbo. Orte è un punto di arrivo ambiguo che rientra nella simbologia dell’autrice del sogno, un simbolo individuale come i tanti che elaboriamo specialmente nella nostra infanzia. I genitori sono latitanti, deficitari, assenti. La genitorialità è mutilata: “ma i genitori di questo bambino non sono lì.”. Orte è il luogo reale e simbolico della colpa e della perdita. Questi “genitori” sono la solita difensiva “proiezione” della mamma Madalina e del papà “di questo bambino” girovago.

“Sento sempre di più la responsabilità e la fatica di dovermi occupare di questo neonato che tengo tra le braccia.”

Le “braccia” e il “neonato” rappresentano il grembo gravido, quel complesso di cose che comporta “sempre di più la responsabilità e la fatica.” Madalina dice chiaramente nel sogno la sua perplessità nel gestire una gravidanza a causa del logorio psicofisico del parto e del dovere di accudire un figlio nel cammino della vita.
“Responsabilità” deriva da “respondere” e include la sacralità del responso oracolare e la qualità giuridica della norma: tutta roba del “Super-Io”.
La “fatica” condensa l’affanno della lacerazione psicofisica legata al senso di colpa.
“Dovermi occupare” esprime ancora l’istanza morale del “Super-Io” che impone il dovere dell’accudimento e dell’educazione. “Occupare” si attesta proprio nel riempire uno spazio psichico che altri hanno lasciato vacante. Madalina esibisce la sua solitudine e il suo isolamento.

“Decidiamo di incamminarci con mia figlia e camminiamo, camminiamo…”

La vita scorre con la figlia: “camminiamo, camminiamo…” è una metafora indicatissima e azzeccata per indicare il “principio della realtà” e il procedere esistenziale nella condivisione e nella solidarietà. Madalina è una buona mamma con la sua figliola, esibisce la “parte positiva” del “fantasma della madre”, il cosiddetto “seno buono” di kleiniana memoria.
La “figlia” conferma che il sogno tratta della maternità di Madalina e il dovere del “decidiamo” include il senso materno del “Super-Io”, la freddezza di una norma che è esente per difesa da coinvolgimenti intensi e pulsionali.
I puntini di reticenza “…” danno la sensazione di una psico-favola che procede verso il miglior esito.

“Alla fine vedo in lontananza i genitori, li raggiungo e finalmente gli riconsegno il bambino.”

La perdita è consumata.
Il “neonato” o “bambino” è stato “finalmente” riconsegnato ai genitori. Questa scena rappresenta simbolicamente l’alienazione della maternità. Madalina ha rinunciato all’esercizio del frutto della sua “libido genitale”, il “neonato”, il “bambino”.
La “lontananza” e il “raggiungo” e il “riconsegno” attestano rispettivamente di un obnubilamento mentale, di una presa di coscienza e di un’alienazione: stordimento, consapevolezza e scelta di recedere dall’impegno di un figlio, dalla “responsabilità” e dalla “fatica”.
Il trauma si è consumato e non si può andare in pace perché il senso di colpa incede e occupa lo spazio psichico. Manca la riparazione, la risoluzione e la prognosi, sempre in relazione alla famigerata colpa.

“Poi girandomi verso mia figlia le dico”Mai più!”.”

Ecco servite la soluzione e la verità del quadro psichico enucleato dal sogno di Madalina!
La realtà psichica in atto è la presenza di una figlia, “girandomi verso”, e la disposizione a non incorrere “mai più” nel rischio di una gravidanza.
“Mai più” alienare la maternità tramite un trauma abortivo o qualcosa di similare!
Da un lato Madalina ha realizzato la sua “libido genitale” e la sua pulsione materna con una figlia che l’accompagna nel sogno, dall’altro lato afferma la decisa chiusura a una riedizione della gravidanza e del parto.
Il finale del sogno di Madalina, “maternità mai più”, è un imperativo categorico di kantiana memoria che declina l’ambivalenza del prendere e del lasciare, dell’acquisizione e della perdita.

PSICODINAMICA

Il sogno di Madalina svolge la psicodinamica dell’interruzione della gravidanza, della vanificazione traumatica della genitalità e della maternità. All’interno di questa struttura portante si nasconde la tormentata e precaria sfera affettiva della protagonista: una bambina, una donna e una madre che non si sono sentite abbastanza amata nel corso della vita e delle relazioni importanti. Nel sognare un trauma immaginario o reale, Madalina collega e traspone i piani affettivi della sua infanzia e maturità quasi per integrarli e in qualche modo risolverli.
Mi spiego meglio.
Il sogno di Madalina sottende la sua affettività e rivela che è cresciuta con grosse carenze affettive: frustrazione continua e continuata della “libido orale”, nonché un consistente danno della “posizione orale” con conseguenti problematiche conflittuali nel ricevere e nel dare amore.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Il sogno di Madalina esibisce le istanze psichiche “Io”, “Es” e “Super-Io”.
L’Io razionale e consapevole è manifesto in “E io avrei tante cose da fare” e in “sono in ritardo” e in “rischio” e in “vedo” e in “Poi girandomi verso mia figlia le dico”Mai più!”.”
L’Es pulsionale è presente in “ogni settimana devo affrontare un viaggio in treno per riconsegnare un neonato ai suoi genitori.” e in “sono in ritardo e rischio di perdere il treno, poi questo è uno di quei treni vecchi con le maniglie come quelle di una volta, e fa anche tante fermate.”
Il Super-Io morale e censurante è implicito in “devo affrontare” e in “dovermi occupare” e in “decidiamo”.
La “posizione psichica” richiamata è quella “genitale” e si manifesta in “riconsegnare un neonato ai suoi genitori. Mia figlia mi accompagna.” e in “la fatica di dovermi occupare di questo neonato che tengo tra le braccia.”
La “posizione psichica orale” è supposta come condizione formativa pregressa per la fenomenologia onirica esposta.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa dall’angoscia usati da Madalina nel suo sogno sono la “condensazione” in viaggio in treno” e in “neonato” e in “fatica” e in “perdere il treno” e in “questo neonato che tengo tra le braccia.”,
lo “spostamento” in “ai suoi genitori” e in “figlia” e in “fermate”, la “drammatizzazione” in “vedo in lontananza i genitori, li raggiungo e finalmente gli riconsegno il bambino.”, la “proiezione” in “qualcuno” e in “ma i genitori di questo bambino non sono lì.”, la “messa in atto” o “acting out” in “E io avrei tante cose da fare.” Il “processo psichico della “regressione” si individua in “Mi è stato affidato un compito da qualcuno: ogni settimana devo affrontare un viaggio in treno per riconsegnare un neonato ai suoi genitori.” Il “processo psichico della “sublimazione della libido” è assente.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Madalina esibisce un tratto “genitale”, sia pur contrastato e sofferto, all’interno di una cornice psichica “istero-fobica” legata alla frustrazione della sfera affettiva. La “organizzazione psichica reattiva” si è formata in maniera critica nelle sue varie ed evolutive “posizioni”, (orale, anale, edipica, fallico-narcisistica, genitale), ed è stata costretta a compensarsi a causa di traumi con meccanismi psichici di difesa particolarmente delicati come “l’acting out” e la “proiezione”.
Del resto, l’Io organizzato o la psiche è il risultato o il precipitato dei “meccanismi psichici di difesa” dall’angoscia istruiti e in atto nel corso dell’evoluzione vitale ed esistenziale.

FIGURE RETORICHE

Il sogno di Madalina è particolarmente discorsivo, ma usa la “metafora” o rapporto di somiglianza in “camminiamo” e in “viaggio in treno” e in perdere il treno” e in “braccia”,
la “metonimia” o nesso logico o relazione concettuale in “fatica” e in “responsabilità” e in “mai più” e in “maniglie”,
la “enfasi” in “vedo in lontananza i genitori, li raggiungo e finalmente gli riconsegno il bambino.”.

DIAGNOSI

La diagnosi dice di un trauma da parto o da aborto e di una collegata “istero-fobia” con conversione in sintomi, timor panico compreso. La diagnosi pregressa dice di una frustrazione della “libido orale” e della capacità di dare e ricevere investimenti affettivi: una crisi della “posizione orale”.
Pur tuttavia, la “posizione genitale”, realizzata nella figlia, appare ampiamente appagata.

PROGNOSI

La prognosi impone a Madalina di razionalizzare il trauma e di comporre il “fantasma di morte” riconciliandosi con la sua “genitalità”, la parte psichica di sé alienata e rifiutata. Madalina deve lavorare sul naturale connubio tra la vita e la morte, sulla psicodinamica del travaglio e del parto e deve reintegrare l’estromesso e l’alienato nell’interezza e nell’armonia della sua “organizzazione psichica reattiva”, ex carattere o personalità o struttura. Inoltre, Madalina deve rivedere e riformulare la sua vita affettiva e la sua capacità di investimenti a forte intensità emotiva, “orali” per l’appunto.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta nell’insorgenza di pulsioni nervose tendenti all’abreazione ossia a somatizzarsi in fastidiosi sintomi e in una caduta della qualità della vita e del gusto della stessa. Infausta evoluzione può essere l’assommarsi all’istero-fobia di un “fantasma” depressivo.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Madalina è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.
Il simbolismo si distribuisce con il realismo narrativo e discorsivo anche alla luce dell’intensità emotiva del trauma rappresentato nel sogno.

RESTO DIURNO

La causa scatenante del sogno di Madalina, “resto diurno” del “resto notturno”, si attesta in un malessere psicosomatico o in una solitudine interiore. Può anche incidere una riflessione ad alta voce con persone familiari sulle proprie difficoltà in atto.

QUALITA’ ONIRICA

La qualità del sogno di Madalina è decisamente ansioso-depressiva con il suo incalzare sul tema al punto da rasentare l’esibizione della sofferenza al fine di essere capita ed aiutata.

REM – NONREM

Il sogno di Madalina si è svolto nella fase seconda del sonno REM alla luce del simbolismo e della incalzante formulazione.
La consequenzialità logica e simbolica dispone per una fase REM mediana, dalle due alle quattro.
Ricordo che nelle fasi REM il sonno è turbolento, mentre nelle fasi NONREM il sonno è profondo e catatonico ossia presenta una caduta del tono muscolare, senza movimenti e spasmi, senza agitazione psicomotoria. La memoria è presente nelle fasi agitate rispetto alle fasi di caduta muscolare e di sonno profondo dove è quasi assente.

FATTORE ALLUCINATORIO

I sensi coinvolti con le corrispondenti allucinazioni nel sogno di Madalina sono i seguenti: la “vista” in tutto il sogno e nello specifico in “vedo in lontananza i genitori”, il “tatto” in “questo neonato che tengo tra le braccia.”, “l’udito” in “le dico”Mai più!”.”
La sintesi di sensi o “sesto senso” si ritrova in “Ma il viaggio è faticoso” e in “camminiamo, camminiamo”.

GRADO DI ATTENDIBILITA’ E DI FALLACIA

Per sondare la soggettività o l’oggettività, l’approssimazione o la verosimiglianza della decodificazione del sogno di Madalina, per valutare se l’interpretazione risente di forzature, stabilisco la prossimità all’oggettività scientifica o alla soggettività mistificatoria in una scala che va da “uno” a “cinque” in cui 1 equivale all’oggettività scientifica auspicata e 5 denuncia una forzatura interpretativa verosimile. Tale valutazione è resa possibile dalla presenza di simboli chiari e forti e di psicodinamiche affermate ed esaurienti.
La decodificazione del sogno di Madalina, alla luce di quanto suddetto, ha un grado di attendibilità e di fallacia “3” a causa della chiara simbologia e della complessa psicodinamica in atto e sottesa. Proprio quest’ultima attesta l’esito mediano.

DOMANDE & RISPOSTE

La lettrice anonima ha posto le seguenti domande dopo aver letto la decodificazione.

Domanda
Il sogno di Madalina sembrava semplice e invece si è rivelato complesso.

Risposta
Pienamente d’accordo!
La psicodinamica del trauma dell’aborto è simbolicamente chiara, ma sottende un’interpretazione occulta e profonda che riguarda la sfera affettiva di Madalina, un riattraversamento del suo sentirsi amata da bambina, da donna, da madre.

Domanda
Può essere più chiaro?

Risposta
Madalina non si è sentita abbastanza amata e ha delle carenze affettive, legate a una madre vissuta fredda e a un padre vissuto assente che l’hanno indotta a essere conflittuale nel dare e nel ricevere sentimenti d’amore. Da donna e da madre ha mantenuto un contrasto proprio nel vivere questa sfera sentimentale.

Domanda
Qual’è lo psicodramma del travaglio e del parto?

Risposta
Il “fantasma di morte”, la possibilità di morire durante il parto produce un’angoscia che supera la realtà del travaglio doloroso. Ma questo marasma psicofisico non avviene soltanto alla fine, ma si svolge durante la gravidanza e si accentua man mano che si avvicina il parto. Durante la gestazione il fantasma si presenta come rifiuto dell’invasività del feto e come desiderio di liberarsene e di ritornare allo stato normale. Lo “stato limite” è implicito in queste “sindromi” di rifiuto della gravidanza, perché la donna perde in parte il contatto con la realtà.

Domanda
C’è ancora altro?

Risposta
Certo. Bisogna considerare che la donna madre è chiamata a rievocare tutta la sua sfera affettiva e tende istintivamente a ripetere le modalità vissute o a fare l’esatto contrario. Questo modo è tutto da scoprire anche in base a quanto ha sofferto durante il parto e a come il “fantasma di morte” ha lavorato l’economia delle tensioni.

Domanda
Sta parlando della “psicosi post partum”?

Risposta
Sì! Il rifiuto del figlio e l’aggressività nei suoi confronti sono il risultato di un conflitto psicodinamico tra la pulsione di vita e la pulsione di morte, Eros e Thanatos. Dopo il parto il quadro psicopatologico rientra, ma resta nella donna una sensibilità paranoica perché la gravidanza, il travaglio e il parto ridestano il nucleo psichico incamerato nel primo anno di vita.

Domanda
Come si risolve l’angoscia di morte durante la gravidanza?

Risposta
Una seria psicoprofilassi al parto consente di elaborare l’angoscia di morte e di razionalizzarla magari in sedute di gruppo.

Domanda
Quali disturbi psicosomatici può avere Madalina?

Risposta
In riguardo all’affettività è naturale la bulimia, in riguardo al trauma e al senso di colpa è altrettanto naturale la crisi di panico.

Domanda
Può spiegare meglio la “scissione dell’imago” e la “scissione dell’Io”?

Risposta
Sono entrambi meccanismi di difesa dall’angoscia gestiti dall’Io. La “scissione dell’imago” consiste nell’attribuire allo stesso oggetto un’immagine positiva e rassicurante e un’immagine negativa e terrificante senza possibilità di conciliazione: seno buono e seno cattivo della madre che equivale alla madre vissuta come protettiva e alla madre vissuta come non accudente. La “scissione dell’Io” si attesta in una divisione tra un Io che resta in contatto operativo con la realtà non disturbante e in un’altra parte dell’Io che perde ogni contatto con la realtà per ciò che essa rappresenta di angosciante. La “scissione dell’imago è ai limiti tra nevrosi e psicosi, la “scissione dell’Io” è l’ultimo baluardo contro l’esplosione psicotica.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

La “regressione” è un processo psichico di difesa che sviluppa un movimento libidico oggettuale invertito rispetto alla direzione normale ed evolutiva a causa di una frustrazione o di una angoscia ingestibili dalla coscienza e non passibili di “rimozione”, per cui si ripristinano forme mentali e comportamenti del passato non compatibili con la realtà psico-esistenziale in atto.
Esistono tre tipi di dinamica regressiva, la “topica”, la “temporale”, la “formale”.
La “regressione topica” consiste in un percorso retrogrado dell’eccitazione nervosa come nel sogno. Essendo negato all’energia l’accesso alla motilità, essa ritorna indietro ed attiva il sistema percettivo in una creazione di immagini sensoriali e allucinatorie (fantasmi ed aspetto immaginifico del sogno). Il cammino libidico invertito è sincronico e spaziale ossia avviene simultaneamente all’interno dell’apparato psichico.
La “regressione temporale” comporta la ripresa delle tappe superate del modo di organizzazione della “libido”. Questa tesi poggia sul postulato di uno sviluppo psichico diacronico ossia per tempi e fasi dell’individuo e di una relazione con i meccanismi di difesa predominanti in ciascuno stadio evolutivo. Implica anche diversi livelli di funzionamento dell’Io i quali si manifestano negli aspetti della relazione oggettuale.
La “regressione formale” presenta modi di espressione arcaici che sostituiscono modalità espressive più evolute come l’agire al posto di pensare, l’allucinazione al posto della rappresentazione del desiderio.
Queste sono le tre forme classiche della “regressione”. Esse comportano la presenza di un apparato psichico e di un processo maturativo evolutivo e di determinate modalità funzionali dell’attività psichica.
Il fenomeno del sogno comporta la regressione topica e la formale, la prima con le allucinazione, l’altra con i modi di espressione primari.

In conclusione…quale consolazione musicale e culturale per Madalina?
Quanto mai attiguo alla sua psicodinamica si rivela il testo musicato “L’amore mi perseguita” di Federico Zampaglione, cantato insieme a Giusy Ferreri e particolarmente significativo nel descrivere la paranoia benevola e ossessiva del sentimento d’amore.
Un’adeguata riflessione tra il testo del sogno e il testo della canzone è utile e sorprendente.

L’AMORE MI PERSEGUITA

La ragione cade giù
davanti ad un amore
che non sa capire più
dove vuole andare.
Sei per me,
sei per me
l’impossibile pensiero che mi porta via con sé
e non è, non è retorica
quando dico che il tuo amore mi perseguita,
mi perseguita.
L’amore mi perseguita
e mi perseguita,
l’amore mi perseguita.

Come è fredda la realtà
quando hai un chiodo dentro al cuore.
Io potevo averti qua,
ma il destino è andato altrove.
Sei per me,
sei per me
il costante desiderio che mi porta via con sé
e non c’è più una logica
quando dico che il tuo amore mi perseguita,
mi perseguita.
L’amore mi perseguita,
l’amore mi perseguita,
l’amore mi perseguita.

E nel traffico del cuore
cerco invano un po’ di pace,
ma l’amore è più tenace, più di me.
E dovrei lasciarmi andare
e così ricominciare,
ma è l’amore che mi tiene qui con sé
e mi riporta a te,
e mi riporta a te.

La ragione cade giù
davanti ad un amore.
L’amore mi perseguita,
l’amore mi perseguita
mi perseguita,
l’amore mi perseguita
e mi riporta a te.