SOLO PER FAR SESSO

TRAMA DEL SOGNO

“Non ricordo dove sono, incontro il mio ex , è bruttissimo, capelli lunghi un po’ rossicci, barba lunga e bianca con un elastico nel mezzo che forma come un codino, gli occhi stanchi ed un po’ lucidi.

Ci mettiamo a parlare e dopo un po’ lui mi propone di venire a casa mia, capisco che questa offerta è una proposta di far sesso, ma mi dico “tanto che ho da perdere? Ci vado e poi ognuno per la sua strada”

Mentre andiamo verso casa, io davanti e lui di dietro, mi viene il dubbio che se facciamo sesso poi non riesco più a sganciarmi da lui, perché magari si farà insistente. Mi chiedo se sia stata una buona idea accettare la proposta e ci rimugino fino a casa.

Arrivati a casa non mi ricordo da che parte salire al mio piano. Ed invece di andare dietro alla casa, vado sul davanti. Mentre passo davanti alla porta di mia madre, sento che si apre ed io in quel momento non voglio che mi veda con il mio ex. Vedo sgattaiolare fuori qualcosa di nero, ma non capisco cosa e poi la porta si richiude.

Io continuo a camminare verso una scala e ci salgo, mentre faccio gli scalini continuo a pensare se sto facendo la cosa giusta.

Arrivata sopra non riesco a salire sul terrazzo se non arrampicandomi su una struttura in legno traballante e mi siedo in cima, ha un fondo in compensato che sembra stia cedendo e continua ad oscillare, procedo da seduta spingendomi con fatica.

Penso: guarda che lavoro fatto male che ho fatto senza di lui e da quando lui non c’è, mi dirà che non so fare niente.

Ma non importa, continuo ad avanzare con la paura di cadere, finché non salto sul terrazzo. Mi giro per avvisarlo di stare attento, ma lui è già sceso ed è al mio fianco.

A quel punto dobbiamo entrare in casa, ma io sono ancora assalita dal dubbio di fare la cosa giusta, anche perché lui è brutto, io ho paura … ma non mi viene di dirgli di no.

Una volta entrati, lui mi chiede se può andare in bagno. Io gli dico di si, e lui mi risponde “sai, io devo andare anche a far la cacca.”

Intanto io vado a preparare la camera. Ma mentre sono là penso a come fare per mandarlo via, allora prendo il cellulare per mandare un messaggio all’amico con cui mi vedo ora per avvisarlo di dove e con chi sono (una forma di sicurezza se dovessi aver bisogno).

Però quando apro il cellulare c’è un gioco che gira e non mi permette di accedere ai messaggi ed io provo e riprovo ma non riesco ad uscire da quella modalità gioco e non potendo fare il messaggio mi prende la paura.

Sento che la porta del bagno si apre e nascondo il telefonino sopra all’armadio in modo che il mio ex non vada a controllare se ho mandato messaggi a qualcuno.

A quel punto aspetto che arrivi in camera … e là finisce il sogno.”

Questo lungo sogno appartiene a Merigiò.

INTERPRETAZIONE DEL SOGNO

Non ricordo dove sono, incontro il mio ex , è bruttissimo, capelli lunghi un po’ rossicci, barba lunga e bianca con un elastico nel mezzo che forma come un codino, gli occhi stanchi ed un po’ lucidi.”

Merigiò esordisce con la descrizione del suo “ex”, un uomo “ex” e fuori di lei, fisicamente, ma sicuramente “in” e dentro di lei, psichicamente, per quello che ha rappresentato e per tutto quello che ha vissuto con lui. I connotati fisici attestano di una precisa diffusione nello spazio psichico di questa figura di uomo, una presenza caratteristica che Merigiò si è portata dietro nel corso della sua vita non senza tentennamenti e rimpianti. Magari non riusciva a trovare di meglio o magari non aveva la giusta consapevolezza del suo valore e per questa carenza si è accontentata di un uomo che, all’emergere della sicurezza in se stessa, ha giustamente e figurativamente abbandonato per strada con tutti i suoi connotati fisici e psichici. Infatti, la descrizione dell’ex è proprio originale, ricca di elementi specifici e simbolici. Traduco: l’ex di Merigiò non è una bella persona, ha idee tutte sue di stampo persecutorio, è un attaccabrighe che pone tra sé e gli altri soltanto barriere, ha una visione della realtà coatta e una filosofia di vita ristretta a poche idee anche se chiare. Ma si sa che “ogni scarafone è bello a mamma soia” e, se questo soggetto critico è piaciuto a Merigiò, si prende atto che l’originalità estetica e caratteriale l’ha colpita a suo tempo. Di poi, quando si è riconciliata con se stessa, Merigiò ha preteso per sé una relazione migliore e più rassicurante, rispetto a una storia d’amore con un diavolo ambulante.

Ci mettiamo a parlare e dopo un po’ lui mi propone di venire a casa mia, capisco che questa offerta è una proposta di far sesso, ma mi dico “tanto che ho da perdere? Ci vado e poi ognuno per la sua strada”

Merigiò sognando si sta dicendo che l’attrazione vissuta nei riguardi del mostro descritto in precedenza si giustifica con la sessualità, con il “far sesso”, con l’istinto e la pulsione che non hanno bisogno della ragione e dei ragionamenti, con la forza dell’Es che non ha bisogno del divieto del Super-Io per essere messa in atto. Merigiò aveva una buona intesa sessuale con il suo ex e su questo trasporto dei sensi basava l’essenza del rapporto. E fin qui va bene, semplicemente perché una buona relazione di coppia deve avere come base un buon esercizio della “libido”; altrimenti che coppia è, di che coppia stiamo parlando? Di una coppia sublimata o di una coppia eterea che sta in cielo e non in terra. Merigiò in sogno riesuma il suo ex per l’attrazione sessuale e per la vita erotica che ha vissuto con un uomo che somiglia tanto al buon selvaggio allo stato di natura di rousseauiana memoria. La possibile contingente unione si sposa con la successiva separazione, l’incontro è possibile se basato sugli opposti del prendersi e del lasciarsi, sulla finalità esclusivamente godereccia e casereccia come il pane buono degli uomini primitivi. Una scopata alla grande “e poi ognuno per la sua strada” è un programma soddisfacente e un progetto di grande valore e di massima libertà anche se resta da chiedere il perché Merigiò sta sognando questa soluzione primitiva di sesso per la sua preziosa e bella persona. La risposta può attestarsi nella nostalgia di avere un maschio che sappia far bene l’amore come il suo “ex e sulla crisi di maschi di questo tipo nella panoramica esistenziale di Merigiò. Magari è in una situazione di crisi relazionale e di astinenza sessuale, per cui il corpo di notte chiede in sogno l’appagamento erotico e magari un orgasmo per culminare nel cielo delle stelle cadenti. Comunque, Merigiò è una donna libera e disinibita che dispone del suo corpo e della sua sessualità come le aggrada e le conviene. Questo è un dato notevole di autonomia psicofisica, ma non sempre tutte le ciambelle vengono con il buco. Vediamo come procede questo sogno descrittivo e con pochi connotati simbolici: una “fantasia a occhi chiusi” in forma narrativa come un fotoromanzo degli anni sessanta nel giornale del popolo che si titolava “Grand hotel”.

Mentre andiamo verso casa, io davanti e lui di dietro, mi viene il dubbio che se facciamo sesso poi non riesco più a sganciarmi da lui, perché magari si farà insistente. Mi chiedo se sia stata una buona idea accettare la proposta e ci rimugino fino a casa.”

Come dicevo, quello di Merigiò è un sogno quasi a occhi aperti dal momento che si serve di una vena narrativa e di una verve descrittiva che aggiungono chiarezza alla tensione che via via la protagonista costruisce su questo meraviglioso incontro del suo tipo: un rapporto sessuale, una storia di sesso, punto e basta. L’andare “verso casa” attesta della familiarità e della condivisione vissute in precedenza e “l’io davanti e lui dietro” conferma la direttività consapevole e volitiva di Merigiò durante il precedente menage di coppia, proprio quel menage sessuale che era il fiore all’occhiello e che la protagonista teme perché può rievocare una forma di dipendenza e un desiderio di ritorno al passato. Merigiò teme di riattaccarsi al suo ex proprio per quello che rappresentava nella coppia, un uomo che fa bene il sesso e che sa ben percorrere le località limitrofe. Non è messa bene a questo riguardo la donna e rimugina se aderire alla pulsione che la vuole eccitata o aderire al divieto che la vuole a rischio dipendenza. Riepilogando: un uomo e una donna si sono incontrati a suo tempo e hanno vissuto una buona intesa sessuale che è stata la parte costitutiva del loro rapporto. Dopo la separazione la donna vive una frustrazione sessuale e in sogno rievoca il suo partner con la gioia di rivivere l’eccitazione sessuale del passato e con il timore di ricadere nella storia a causa delle frustrazioni del tempo presente.

Arrivati a casa non mi ricordo da che parte salire al mio piano. Ed invece di andare dietro alla casa, vado sul davanti. Mentre passo davanti alla porta di mia madre, sento che si apre ed io in quel momento non voglio che mi veda con il mio ex. Vedo sgattaiolare fuori qualcosa di nero, ma non capisco cosa e poi la porta si richiude.”

Merigiò ragiona e valuta perdendo in attrazione e crescendo in riflessione. Merigiò aumenta le sue resistenze a lasciarsi andare alla trasgressione e al ritorno della fiamma erotica. Merigiò istruisce le sue difese dal coinvolgimento e tira fuori i tabù materni e familiari che hanno contrassegnato la sua formazione psichica e sessuale nel caso specifico. L’educazione di Merigò ha conosciuto l’intolleranza e la condanna della sessualità e della vitalità che a essa si ascrive, almeno prima del matrimonio. La figura materna è stranamente il “Super-Io” di Merigiò, perché di solito è il padre a investire questo ruolo di censore della mente e di torturatore del corpo delle figlie. Possibilmente l’ombra scura, “vedo sgattaiolare fuori qualcosa di nero”, è quel padre che non supera la prova repressiva perché l’istinto sessuale e la pulsione erotica della figlia sono decisamente più forti del divieto familiare e del tabù culturale dominanti. Il “salire” in questo caso non si traduce simbolicamente nel processo psichico di difesa dall’angoscia della “sublimazione della libido”, ma rientra nella costruzione della scena onirica e nel fomentare il quadro con l’effetto sorpresa, in maniera che l’eccitazione prenda il sopravvento con giusta causa e buon effetto di claque. Le porte che si aprono e si chiudono, la madre che c’è e non c’è, il davanti e il didietro, il vedere e il non vedere sono elementi costitutivi della sceneggiatura onirica e sono funzionali ad accrescere la tensione erotica della trasgressione e il rischio dell’avventura tra riedizione del “già vissuto” e dipendenza sempre dal “già vissuto”. Merigiò non riesce a liberarsi dalla morsa di eccitazione che sta elaborando in sogno e nello stesso tempo la fomenta attraverso il ricorso a tappe e a momenti di preparazione della scena finale con l’evento clou: fare sesso, vivere una contingenza di sesso. Il quadro costruito da Merigiò sa di ormoni in movimento, ha un sapore adolescenziale fatto di desiderio e repressione, di eccitazione e contenimento, di sblocco e di argine.

Io continuo a camminare verso una scala e ci salgo, mentre faccio gli scalini, continuo a pensare se sto facendo la cosa giusta.”

Merigiò a questo punto insiste sul “camminare” e sul salire la “scala” e sul fare “gli scalini”, per cui richiama il processo psichico di difesa della “sublimazione della libido” per aiutarsi a reprimere la voglia di sesso che si porta dietro sin dall’inizio del sogno e anche prima di andare a letto e dormire. Il ricorso alla valutazione del suo “Super-Io” attesta che la donna è anche disposta a sacrificare la sua “libido” pur di non sentirsi in colpa per il resto dei suoi giorni e per non avere l’amara sorpresa dell’ex che fraintende la finalità erotica dell’amplesso e magari la tarma a vita per tornare con lei. Merigiò sta giocando con il morto e lo sa, ma l’unico ostacolo allo sballo erotico può essere, almeno fin adesso, la censura morale del padre e della madre che poco prima sono sgaiattolati nell’ombra degli atavici tabù sessuali, quelli che rasentano la sessuofobia. Ma si sa che più reprimi e più ti ecciti, per cui Merigiò, per continuare a dormire e non svegliarsi in preda al desiderio inappagato, deve trovare l’espediente giusto e la forza di ascoltare i suoi bisogni erotici e le sue pulsioni sessuali senza ricorrere a frustrazioni inopportune e a dannose auto-castrazioni. Sta facendo la cosa giusta? A Merigiò prima il piacere e dopo l’ardua sentenza.

Arrivata sopra non riesco a salire sul terrazzo se non arrampicandomi su una struttura in legno traballante e mi siedo in cima, ha un fondo in compensato che sembra stia cedendo e continua ad oscillare, procedo da seduta spingendomi con fatica.”

La “sublimazione della libido” fortunatamente non funziona, dico fortunatamente perché la frustrazione di tanto desiderio sessuale avrebbe portato a una “conversione isterica”, a una somatizzazione delle tensioni inespresse con grave e contingente danno per l’equilibrio psicofisico di Merigiò. All’incontrario il fallimento della “sublimazione” scompensa meno il sistema economico e dinamico della psiche e apporta il vantaggio di usare la via diretta e non la via surrogata per espletare correttamente le funzioni sessuali. La “sublimazione della libido” traballa e si poggia su una base sottile che rischia di cedere e che oscilla. La fatica di Merigiò è tanta nel contenere il desiderio di fare sesso con il suo ex, per cui non le resta che abbandonarsi al moto degli organi vitali e al desiderio di avere un uomo adeguato al compito e collaudato nel tempo. Il quadro costruito da Merigiò è formidabile perché dà pienamente il senso dell’incertezza e del travaglio della scelta tra il prendere e il lasciare, una decisione tutta sua, un combattimento con se stessa e le istanze psichiche dell’Es che vuole, del Super-Io che impedisce e dell’Io che sta a guardare.

Penso: guarda che lavoro fatto male che ho fatto senza di lui e da quando lui non c’è, mi dirà che non so fare niente.”

Qualche senso di colpa Merigiò se l’è trascinato dopo la rottura con il suo ex e in particolare teme che lui la riprenda sul fatto che è rimasta una donna incompleta e non ha trovato un uomo equivalente a lui e tanto meno uno migliore. Merigiò ritiene che il suo ex le contesti la debolezza manifestata nel circuirlo e nell’accettare il suo invito a fare sesso, insomma non è tanto sicura della relazione che si può stabilire e dei discorsi che possono intercorrere in questo recidivo happening e soprattutto dopo. Merigiò teme anche la gelosia dell’uomo e la possibilità di sentirsi tradito in questo periodo in cui lei ha goduto della sua libertà e della sua autonomia. Merigiò non è tranquilla perché non è sicura della bontà della sua decisione di tornare sul luogo del delitto, si convince di non essere una buona assassina, ma la spinta pulsionale e gli ormoni indicano la direzione di una sana scopata.

Ma non importa, continuo ad avanzare con la paura di cadere, finché non salto sul terrazzo. Mi giro per avvisarlo di stare attento, ma lui è già sceso ed è al mio fianco.”

“Alea iacta est”, disse Cesare attraversando il Rubicone. “Il dado è tratto e la cosa si può fare”, dice Merigiò in sogno a se stessa e al suo ex: “non importa, continuo ad avanzare” anche con la sana paura di sbagliare. Merigiò riprende la seduzione e rilancia l’intesa anche se nei suoi desideri lui è già pronto al suo fianco per l’amplesso fatale. Marigiò non attribuisce al suo ex alcuna titubanza e segue la linea sperimentata di descrivere un maschio che riflette poco e che non ha paura di stare con una donna. La disinibizione, in effetti, appartiene a Merigiò, che la proietta su di lui per incentivare la sua spinta a sentirsi libera nella scelta e autonoma nella decisione. Decisamente si tratta di un invidiabile e auspicato traguardo. Il sogno continua e si compiace di accrescere la tensione come una forma di eccitazione preliminare.

A quel punto dobbiamo entrare in casa, ma io sono ancora assalita dal dubbio di fare la cosa giusta, anche perché lui è brutto, io ho paura … ma non mi viene di dirgli di no.”

Si conferma la decodificazione precedente. Merigiò è combattuta come Amleto e si chiede se scopare o non scopare. L’intimità è pronta e bella e fatta, la recezione sessuale è al punto giusto, bisogna sconfiggere le ultime resistenze che vorrebbero illegale e pericoloso il fattaccio e il tramaccio. Merigiò è assalita più dal desiderio che dal dubbio. In questo capoverso opera una traslazione dei significati ed è come se dicesse “che lo vuole e che è eccitata”. Convertendo le tensioni negative della paura e dell’incapacità a negarsi in positive, viene fuori quanto si diceva prima, uno stato di eccitazione sessuale che aspira a realizzarsi. “Brutto” si traduce eccitante. Merigiò non sa dirsi di no, non sa negarsi il benessere. E allora si va avanti verso il meglio, come prescrive il principio filosofico dell’ottimismo evoluzionistico.

Una volta entrati, lui mi chiede se può andare in bagno. Io gli dico di si, e lui mi risponde “sai, io devo andare anche a far la cacca.”

E’ la descrizione del coito desiderato: “entrare in casa”, “sono assalita”, “lui è brutto”, “io ho paura”, “una volta entrati”, “devo andare anche a fare la cacca”. Ho ripreso parti del precedente capoverso e del presente ed è venuta fuori l’allegoria del coito. I condimenti sono quelli giusti: la penetrazione, l’eccitazione, la forza dell’istinto, l’aggressività sessuale. In poche parole Merigiò ha tradotto mirabilmente in parole il suo desiderio sessuale e nelle sequenze in cui lo ha immaginato. I simboli dicono che “andare in bagno” significa intimità e ricerca di fusione, “fare la cacca” equivale allo scarico dell’aggressività anale, alla componente sadomasochistica della “posizione psichica anale” e propria della “libido” che si realizza nell’aggressività e nella passività del subire. Merigiò è una donna che vuole il maschio deciso e aggressivo, incisivo e determinato nell’esternare carezze inequivocabilmente condite di tollerabile sadismo. Ecco perché in sogno manda il suo ex a fare la cacca. La castità per Merigiò è veramente una sofferenza, ma ancora il sogno continua e può riservare sorprese oppure si può acquietare nel dopo l’orgasmo.

Intanto io vado a preparare la camera. Ma mentre sono là penso a come fare per mandarlo via, allora prendo il cellulare per mandare un messaggio all’amico con cui mi vedo ora per avvisarlo di dove e con chi sono (una forma di sicurezza se dovessi aver bisogno).”

Merigiò sta facendo di tutto, anche l’impossibile, per tenere sotto controllo i suoi istinti, ma non ci riesce e tra un prepararsi nella sua “camera” psicofisica e un pensiero di fuga elabora anche un senso di colpa nei riguardi dell’uomo che sta frequentando. Certamente Merigiò sta dicendo a se stessa che andare a letto con l’ex significa tradire l’altro, non è tanto sciocca da dover comunicare all’interessato il tradimento e oltretutto in diretta. Merigiò non si sente sicura solamente perché interviene a intermittenza il “Super-Io” a dirle che queste cose non si fanno tra la agente per bene e a prescriverle l’astinenza sessuale in cambio della virulenza della “libido”. “Una forma di sicurezza se dovessi aver bisogno” ricalca l’eccitazione tormentosa che Merigiò vuole vivere e che rientra nelle sue modalità eccitative e sessuali. Non è una donna che fa punto e basta, Merigiò è una donna che usa tanto la fantasia e che le cose le gusta fino in fondo, dall’inizio alla fine e nel mezzo ci mette tutti i condimenti necessari a un thriller di sessuale ispirazione.

Però quando apro il cellulare c’è un gioco che gira e non mi permette di accedere ai messaggi ed io provo e riprovo, ma non riesco ad uscire da quella modalità gioco e non potendo fare il messaggio mi prende la paura.”

Ritorna in versione amplificata e diretta il bisogno di Merigiò di complicare i preliminari psicofisici in vista di un’eccitazione che non tralascia alcun particolare nel midollo spinale e nella vagina, si manifesta ancora questa tendenza a fare di un volgare coito un poetico coito, di un prosaico amplesso un poetico amplesso, di una semplice scopata una accurata scopata. Merigiò non è donna che si fa mancare qualcosa quando fa le sue cose e questo capoverso onirico lo testimonia proprio con il bisogno di cercare aiuto e l’incapacità a trovarlo proprio perché non lo vuole, proprio perché non ne ha bisogno. Merigiò è sorniona e sa il fatto suo e, di certo, non ha paura di un uomo che già conosce e sa come prendere o di un uomo che si presenta nella scena della sua vita. Tutto questo semplicemente perché Merigiò sa di sé, ha una buona autocoscienza, una limpida auto-consapevolezza. Il “gioco” che le impedisce “di accedere ai messaggi” conferma quanto prima affermato. Merigiò sta giocando e si eccita con questi preliminari della seduzione e della conquista e non pensa minimamente di ragionare e di riflettere in questo trambusto dei sensi che aspira in progressione all’appagamento orgasmico. Se Merigiò cambiasse “la modalità di gioco”, andrebbe decisamente in crisi erotica e sessuale.

Sento che la porta del bagno si apre e nascondo il telefonino sopra all’armadio in modo che il mio ex non vada a controllare se ho mandato messaggi a qualcuno.”

Anche l’effetto sorpresa non manca in questo lungo e tormentato sogno di Merigiò. Il thriller non manca, con tutta l’eccitazione che si porta addosso, di testimoniare che il sentimento della gelosia è per lei una fonte di godimento. Non è il suo ex a essere geloso, ma lei che è gelosa e possessiva e non gode a condividere un uomo. Merigiò si difende con il meccanismo della “proiezione” e attribuisce al suo ex quello che è un suo precipuo vissuto, il sentimento della gelosia. E’ una donna che non vive in condominio e non concepisce la condivisione di un uomo, è una donna che le pensa tutte e ne pensa troppe, è una donna dal palato delicato e non si confonde con la massa anonima e asettica. Tutto è pronto per l’amplesso fatale e le ultime resistenze sono state debellate. Finalmente Merigiò è sola con se stessa e in compagnia del suo ex. Adesso si possono adempiere le scritture profane e laiche. Ora o mai più.

A quel punto aspetto che arrivi in camera … e là finisce il sogno.”

Merigiò ha combinato o non ha combinato?

Il lettore di questo testo deve farsene una ragione e deve prendere una posizione sul possibile prosieguo del sogno erotico di Merigiò. La mia risposta è la seguente: Merigiò si è fatto il suo ex abbondantemente durante il sogno, per cui non era necessario vivere narrativamente la fase finale del coito. Era giusto e naturale che si svegliasse senza cadere nell’incubo, proprio perché aveva tanto speso in eccitazione durante il “lavoro onirico” di costruzione delle varie sequenze. Anche l’attesa di lui, “aspetto che arrivi in camera”, dice dell’atmosfera seduttiva che Merigiò ha voluto costruire nel suo sogno elaborando scene magiche e umanissime allo stesso tempo.

Il sogno di Merigiò si può definire un sogno di sesso e si può degnamente concludere con il trionfo dei sensi di una donna fantasiosa e pratica.

LE RELAZIONI DIFFICILI

Uomo, Donna, Faccia, Vista, Osservare

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi trovavo a casa del mio ex a prendere mio figlio.

A un certo punto il mio ex ha cominciato a dare in escandescenze perché voleva che gli lasciassi le sigarette.

Io non volevo dargliele, ma lui aveva già preparato un pugno da darmi all’altezza del cuore o della bocca dello stomaco.

Non so come sono riuscita ad andare via da quella casa, ma senza mio figlio.

Sono corsa a casa mia che è lontano da casa sua e cercavo la mia macchina che non riuscivo a trovare.

Gli altri mi dicevano “ma è lì, non la vedi?”, ma io talmente ero terrorizzata che non riuscivo a vederla.

Così sono salita a casa e mi sono chiusa in una stanzetta dove ho chiamato una mia amica che non riuscivo a sentire bene.

Vorrei precisare che sto da poco con una persona e che siamo molto presi, (ma io non lo chiamavo forse perché so che sta attraversando un periodo difficile)

Comunque, quando esco dalla stanza, trovo il mio ex e mio figlio seduti nelle scale.

Entro in casa (non ho scale a casa) e sto finendo di parlare al telefono, quando lui si alza e vuole vedere se parlo davvero con la mia amica o con il mio attuale compagno…

C’è una specie di colluttazione perché io non voglio dargli il telefono e lui cerca con la forza di togliermelo.

A quel punto mi sono svegliata.”

Questo è il sogno di Anna.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il sogno di Anna apre un’ampia pagina sulla “Psicologia della coppia” e in particolare sulle difficoltà che un uomo e una donna o due persone dello stesso sesso incontrano nel momento in cui sono chiamate a collimare nelle pulsioni e nei bisogni, nelle fantasie e nei desideri, nelle deliberazioni e nelle decisioni. In questo nodo esistenziale e psichico ogni membro della coppia porta le sue esperienze vissute e la sua formazione, la sua “organizzazione psichica reattiva ed evolutiva” fermata in quel momento storico della relazione. A questo punto la coppia è chiamata a evolversi nel binario in cui l’individuale e il comune non devono scindersi, ma devono marciare di pari passo.

Mi spiego: l’uomo e la donna portano avanti la loro psicologia individuale e maturano le possibilità di amalgama e di coinvolgimento senza alcun sacrificio della loro singolarità. Voglio significare che la coppia è fondamentalmente esercizio d’investimento di “libido” secondo le direttive della qualità “genitale”, donativa e godereccia verso sé e verso l’altro per l’appunto. La coppia comporta nel suo esercizio l’evoluzione completa della “organizzazione psichica reattiva” e la giusta consapevolezza dello “status” psichico e relazionale dei suoi membri. Questo quadro e quanto affermato rappresentano l’optimum teorico, ma si sa che la realtà è beffarda e imperfetta.

E meno male!

E allora?

Ricompattiamo e convergiamo verso la compatibilità di coppia. Tutte le coppie sono compatibili nel momento in cui ogni membro ha portato avanti la sua evoluzione fino alla “posizione psichica genitale”, ha completato il percorso formativo che viaggia dalla “oralità” alla “analità”, dalla “fallicità narcisistica” allo “edipico”, dall’affettività all’aggressività, dal protagonismo alla conflittualità, magari accentuando in questo cammino i tratti caratteristici di una “posizione”, ma la formazione deve essere completata e non deve avere sospesi o addirittura vuoti, iati o salti acrobatici. L’uniformità del processo evolutivo consente l’individualizzazione e la comunione, ma non equivale a una massificazione perché il privato si coniuga con il sociale e la ricchezza dei contributi è tanta. Ribadisco che i contenuti da immettere nelle varie “posizioni” sono personali e irripetibili: universalità di funzione e diversità di vissuti. Una coppia può avere delle prevalenze e delle affinità, delle identità e delle diversità formative, ma deve essere approdata beneficamente alla “posizione genitale”. In questo caso l’esercizio dell’investimento di “libido genitale” è proficuo e offre alla coppia maggiori garanzie di durata e di qualità esistenziale.

Ripeto: la coppia è investimento ed esercizio di “libido genitale” ed esige che le altre “posizioni psichiche evolutive” siano state portate a buon fine. La coppia, allora, acquisterà la caratteristica in base al prevalere contingente delle caratteristiche insite e connesse nelle diverse “posizioni psichiche evolutive”. Saprà essere “orale” o affettiva, “anale” o aggressiva, “fallico-narcisistica” o compiaciuta, “edipica” o conflittuale, ma il teatro in cui si recitano e agiscono di volta in volta dinamicamente questi attributi deve essere quello “genitale”. La disposizione a investire l’altro della propria “libido” è il basamento della coppia e ne garantisce una buona inossidabilità. Di certo, la coppia comincia a morire nel momento in cui cessa l’esercizio e si estingue quando subentra la più spietata indifferenza.

Mi ripeto e chiarisco.

La “coppia genitale” può essere a prevalenza “orale” quando l’affettività è il comune denominatore e ispira l’investimento, a prevalenza “anale” quando l’aggressività si manifesta nei pensieri e nei modi, a prevalenza “fallico-narcisistica” quando l’orgoglio sostiene l’esibizione sociale, a prevalenza “edipica” quando la conflittualità caratterizza la dialettica. Ogni coppia ha una sua epifania, la sua manifestazione sociale e gli altri possono cogliere quello che il sodalizio umano esprime come tratto caratteristico di volta in volta, di stagione in stagione, di tempo in tempo. La coppia non è mai rigida e monotona nelle sue manifestazioni semplicemente perché i contributi psichici reciproci si combinano e si alternano nel corso dell’esercizio umano e del sodalizio amoroso. La coppia non vive dell’eredità di un grande Amore e del vero Amore, non è oggetto d’insidia del folle dio bendato, il mitico Cupido. La coppia non ha un’etica capitalistica per cui deve consumare e investire le ricchezze ereditate. La coppia ha un’etica proletaria, lavora per vivere di giorno in giorno, di ora in ora, d’istante in istante. La coppia si alza al mattino e si sceglie e si conferma che ancora per oggi sarà oggetto d’investimento di “libido”. Questa coppia arriva alle nozze di diamante e oltre, semplicemente perché è un insieme psicofisico evolutivo che continuamente si origina e rinasce come l’araba fenice. Nel concreto, ogni donna e ogni uomo o ogni uomo e ogni uomo o ogni donna e ogni donna al mattino, svegliandosi e trovandosi in un contesto amoroso, sceglie la sua altra o il suo altro, il suo lui o la sua lei, e sceglie di prendersi cura per la giornata che si appropinqua del suo lui o del suo lei, sente l’umano bisogno di investire e di condividere, di esprimersi e di significare, di essere portatore di un segnale e di un’insegna, di essere “significante” per sé e “significato” per l’altro. In sostanza la “genitalità” condensa la necessità bio-psichica umana di trovare un senso e di dare un significato al proprio quotidiano vivere. A questo punto i filosofi e gli psicoanalisti del “Pessimismo” obietteranno che si tratta di una difesa dall’angoscia di morte, ma questo discorso si può rimandare al mittente almeno per oggi.

Il sermone può bastare, per cui passo senza alcun indugio all’analisi puntuale del sogno di Anna, ma ricordo che la lettura della “Arte di amare” di Fromm è da preferire ai tanti “capolavori” in circolazione sul mercato attuale.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Mi trovavo a casa del mio ex a prendere mio figlio.”

Anna esordisce con la situazione psicologica in atto: il “mio ex” e “mio figlio”, offre immediatamente la condivisione di una famiglia che ancora esiste nonostante l’ex. Anna ha dentro di sé lo schema familiare come proprio fondamento psichico e come personale punto critico. La coppia e la famiglia non sono andate a buon fine nella sua vita, ma sono ancora in atto. Nessuno e niente potranno sconfessare o eludere che Anna è stata moglie ed è madre.

I simboli dicono che la “casa” rappresenta la struttura psichica evolutiva di Anna in riferimento privilegiato alle relazioni significative e importanti, il “mio ex” condensa il “già vissuto” affettivo, “mio figlio” racchiude la “libido genitale” o la “posizione psichica genitale”.

Un rilievo merita il bisogno di possesso affettivo di Anna che si mostra nei due “mio”, “mio ex” e “mio figlio”. Si evince un buon segno e un giusto tratto di amor proprio.

A un certo punto il mio ex ha cominciato a dare in escandescenze perché voleva che gli lasciassi le sigarette.”

Emergono immediatamente problematiche affettive nella “libido orale” che si scarica e si consuma nelle famigerate “sigarette”. Anna mostra la sua “posizione psichica orale”, la sua dimensione affettiva, ma anche le modalità di relazione e di scambio degli affetti all’interno della coppia. Qualche conflitto è presente, se si dà credito alle reazioni dell’ex, le “escandescenze” che si traducono in un venir fuori del fuoco interiore fatto di rabbia e ira, di un moto d’impeto che sa di frustrazioni vissute e di compensazione aggressiva. Anna e il suo ex non si sono più amati e hanno smesso d’investire sane energie nella loro relazione, non hanno operato i giusti “investimenti di libido orale e genitale”. La prima consente all’affettività di defluire in base ai vissuti legati all’infanzia e la seconda permette di investire sull’altro secondo le modalità di una generosa dispensa. La crisi della coppia è avvenuta per una distonia affettiva che ha portato a una caduta degli investimenti.

I simboli dicono che le “escandescenze” condensano la psicodinamica frustrazione e aggressività, le “sigarette” condensano “libido orale” ossia bisogni affettivi da carenze pregresse.

Le “sigarette” sono la “traslazione” degli affetti e compensano le carenze subite sin dal primo anno di vita. Di poi, assumono significati sempre attinenti alle frustrazioni infantili e aggiungono una pulsione autodistruttiva, sadomasochismo della “posizione anale”.

Io non volevo dargliele, ma lui aveva già preparato un pugno da darmi all’altezza del cuore o della bocca dello stomaco.”

Il sogno prosegue imperterrito sul tema affettivo e Anna precisa di aver tentato un rifiuto dello scambio affettivo al prezzo della minaccia di violenza agli organi, guarda caso, che rappresentano simbolicamente la vita affettiva, la “bocca dello stomaco”, e la vita amorosa, la zona “all’altezza del cuore”. Anna sta ripercorrendo in sogno e chiarendo a se stessa i motivi che hanno portato la coppia alla rottura: caduta degli investimenti affettivi e conseguente cumulo di minacce. Anna si è trovata in coppia con un uomo che presentava carenze affettive pregresse di notevole spessore e ha dovuto colmare lacune, di cui non era responsabile, fino all’esaurimento delle sue scorte.

Ma chi amava Anna?

Come faceva questa donna a ricaricare le batterie per poi generosamente dispensarsi al suo uomo?

La crisi di coppia è oltremodo evidente ed è dovuta alle esigenze affettive in eccesso che l’uomo ha traslato nella persona sbagliata, la donna, per l’appagamento.

I simboli dicono che “dargliele” è una caduta della libido genitale, “aveva preparato” dispone per i bisogni congeniti e per gli schemi ripetitivi, “pugno” è la scarica aggressiva in reazione alla frustrazione, “altezza del cuore” è la zona del sentimento vitale dell’amore e del prendersi cura dell’altro, la “bocca dello stomaco” è la vita e la vitalità affettiva.

Non so come sono riuscita ad andare via da quella casa, ma senza mio figlio.”

Anna si libera del marito, ma non può fare altrettanto del figlio. Quest’ultimo viene distolto alla coppia e resta il figlio della madre. La famiglia è infranta, ma il bambino è il testimone vivente, dentro e fuori di Anna, che la famiglia c’è stata e che la “libido genitale” è stata investita e concretamente realizzata al di là dell’esito finale di rottura. Non si celebra un “fantasma di perdita”, ma si rievoca una difficile e tormentata modalità di separazione collegata all’immaturità affettiva dell’ex. Paradossalmente Anna afferma di essere andata via da quella casa senza il figlio per significare che il figlio se l’è portato via da quella famiglia, l’ha distolto da quel contesto.

I simboli dicono che “quella casa” è la famiglia, “andare via” è una rottura d’armonia, “senza mio figlio” è tutela da amore materno.

Sono corsa a casa mia che è lontano da casa sua e cercavo la mia macchina che non riuscivo a trovare.”

Le psicologie si dividono e riacquistano la loro identità originaria. Anna e il suo ex si sono separati dopo un pesante periodo di crisi relazionale: le “case” psichiche individuali non erano compatibili per la formazione di una coppia e per una vita insieme. La separazione è un trauma che esige un prezzo per pagare il fallimento e lascia immancabilmente un senso di colpa che esige un’espiazione.

Ma cosa ha lasciato questa impossibilità a convivere, a comunicare,

a condividere e a scambiare “libido orale e genitale”?

Lo stress accumulato da Anna si è somatizzato nell’apparato sessuale e adesso fa fatica a ritrovarsi a livello di vita intima e di vitalità sessuale. Il danno psichico subito da Anna verte sulla funzione neurovegetativa della sessualità. Anna non riesce a ritrovarsi come donna e come femmina.

I simboli dicono che “sono corsa” è un meccanismo psichico di difesa dall’angoscia, “a casa mia” tratta della sua organizzazione psichica, “lontano da casa sua” equivale alla salutare necessità del distacco, “cercavo la mia macchina” si traduce riprendevo la mia vita sessuale, “che non riuscivo a trovare” ossia accusavo delle difficoltà nella mia vita intima.

Gli altri mi dicevano “ma è lì, non la vedi?”, ma io talmente ero terrorizzata che non riuscivo a vederla.”

Eppure l’esibizione sociale di Anna era impeccabile dopo la crisi di coppia e dopo la separazione. La gente apprezzava ancora le bellezze femminili che immancabilmente esibiva. Anna era combattuta tra il riprendere una vita sociale senza accusare colpi e l’angoscia di qualcosa che si è rotto e che non funziona come prima: la perdita di una parte importante come la “libido genitale” e i suoi benefici investimenti. Anna ha paura di restare sola e di non incontrare un uomo degno di lei che la possa capire e accudire. Magari teme che tutti gli uomini siano infantili come il suo ex e che hanno bisogno di una mamma più che di una donna. Le problematiche e i timori insorgono senza fine e senza tregua in una persona che ha vissuto il trauma e la delusione di un fallimento matrimoniale e di uno smantellamento della propria famiglia. Anna non ha più la consapevolezza delle sue virtù e delle sue abilità anche se alla gente esibisce il meglio di sé falsificandosi in maniera egregia.

I simboli indicano in “gli altri” il riscontro sociale di Anna, “dicevano” si traduce in mi rinforzavo, “è lì” ossia occupo spazio e ho possesso, “non la vedi” si traduce in non ne ho consapevolezza, “terrorizzata” ossia dell’angoscia finalizzata al non coinvolgimento affettivo e sessuale, “non riuscivo a vederla” ossia non avevo consapevolezza.

Anna si difende dall’angoscia di ripiombare in futuro in una relazione priva di affetti e con un uomo immaturo.

Così sono salita a casa e mi sono chiusa in una stanzetta dove ho chiamato una mia amica che non riuscivo a sentire bene.”

Anna ripiega su se stessa e riflette sulla situazione psichica in atto senza riuscire ad avere una buona consapevolezza di quello che a livello affettivo e sessuale si è messo in moto in lei come segno e memoria di tanto strazio vissuto con il marito e con il padre di suo figlio. Nella sua introspezione Anna tenta di “sublimare la sua libido”, ma non ritrova la completezza di donna e di madre, perché la prima ha dovuto cedere qualcosa d’importante come la funzionalità della sua vita sessuale. Il trauma vissuto con il suo ex è ancora in circolazione e in azione.

I simboli ingiungono che la “mia amica” è la parte confidente di sé a cui affidarsi, “non riuscivo a sentire bene” equivale a una difficoltà di consapevolezza, “sono salita a casa” ossia tento la “sublimazione della mia libido”, “mi sono chiusa in una stanzetta” si traduce introspezione o mi guardo dentro.

Comunque, quando esco dalla stanza, trovo il mio ex e mio figlio seduti nelle scale.”

Quando Anna è costretta dalla vita a vivere insieme agli altri la sua realtà di ex moglie e di madre, dopo l’introspezione e l’avvolgimento in sé, quando Anna deve socializzare trova la sua realtà psichica ed esistenziale. Il processo psichico di “sublimazione” delle figure dell’ex e del figlio non è servito granché, visto che Anna è una giovane donna che ha da fare i conti con la sua carica erotica e sessuale, la vitalità della sua “libido” e l’impellenza degli investimenti nel cammin della sua vita. Girala come vuoi, Anna si riscopre madre e moglie.

I simboli dicono che “esco dalla stanza” significa socializzo e mi relaziono, “mio ex” ossia il fallimento e la vanificazione dell’investimento genitale, “mio figlio” ossia la realizzazione della mia libido genitale, “seduti nelle scale” ossia che sono stati fatti oggetto di sublimazione e di purificazione.

Entro in casa (non ho scale a casa) e sto finendo di parlare al telefono, quando lui si alza e vuole vedere se parlo davvero con la mia amica o con il mio attuale compagno…”

Anna non ha le scale nella logistica della sua casa reale, ma ha le scale nella logistica dei suoi “processi psichici di difesa” dall’angoscia, altrettanto reali. Nel relazionarsi con la gente ritorna il motivo per cui la relazione di coppia è andata in malora. Il suo ex era geloso e possessivo, oltre che bisognoso di tanta madre e di tanto affetto. La deficienza “orale” dell’uomo di Anna si associa in un mix tremendo e pericoloso con il sentimento della gelosia, con lo struggimento legato alla conflittualità edipica con il padre, sempre dell’uomo di Anna. La coppia si è rotta per l’immaturità affettiva e per la gelosia dell’uomo di Anna, per il bisogno di possesso di un uomo che non è riuscito a emanciparsi dalle grinfie della madre. L’ex la voleva tutta per lui. Questo è il significato del capoverso e la causa determinante della rottura della coppia. Questo uomo debole “si alza” e vuole vedere”, fa il forte e il despota senza avere una minima consapevolezza dei suoi bisogni primari di affidamento e di affetto.

C’è una specie di colluttazione perché io non voglio dargli il telefono e lui cerca con la forza di togliermelo.”

Chissà quante volte un uomo geloso ha provocato la lite per le relazioni della moglie o della madre di suo figlio!

Chissà quante volte una donna è stata picchiata dal suo ex in piena crisi di identità psichica e in carenza d’affetto!

La “colluttazione” è la degenerazione della fusione affettiva. Invece di ben collimare, i corpi derogano dal giusto e naturale incastro. La crisi di coppia si formula e si configura nelle difficoltà critiche della relazione e delle relazioni. Del resto, un uomo geloso non consente grandi aperture e notevoli disposizioni agli altri e al mondo esterno. La forza e la violenza psicofisiche completano l’opera di una storia che è iniziata con l’amore e si è conclusa con la rottura di un’armonia imperfetta. Per fortuna resta un figlio a ricordare ad Anna e al suo ex chi erano, chi sono e chi saranno nonostante tutto.

Questa è la storia umana e psicologica del sogno di Anna.

PSICODINAMICA

Il sogno di Anna sviluppa la psicodinamica delle cause che hanno portato alla separazione della coppia e alla rottura dell’unità familiare. La protagonista adduce in prima istanza le difficoltà affettive e relazionali dell’uomo a cui si è accompagnata e mostra di non aver saputo e potuto dare appagamento e soluzione alle suddette carenze. Il sentimento della gelosia e il bisogno di possesso sono i protagonisti di uno psicodramma diffuso e fortunatamente andato a buon fine. Resta per Anna la somatizzazione dell’angoscia, accumulata nel corso della relazione di coppia e della vita in famiglia, che si è riverberata sulla funzione neurovegetativa della sessualità.

PUNTI CARDINE

L’interpretazione del sogno di Anna si basa su “A un certo punto il mio ex ha cominciato a dare in escandescenze perché voleva che gli lasciassi le sigarette.” e su “Sono corsa a casa mia che è lontano da casa sua e cercavo la mia macchina che non riuscivo a trovare.”

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

Dei “simboli” si è ampiamente detto cammin facendo.

Non si evidenziano “archetipi” in maniera diretta.

I “fantasmi” sono composti e non si manifestano con eclatanza.

Sono presenti le istanze psichiche dell’Io vigilante e razionale e dell’Es pulsionale e rappresentazione mentale dell’istinto.

Il sogno di Anna manifesta la “posizione orale” e la “posizione genitale”: “mio figlio” e “le sigarette”.

Sono usati da Anna nel sogno i seguenti “meccanismi e processi psichici di difesa”: la “condensazione”, lo “spostamento”, la “figurabilità”, la “simbolizzazione” e la “sublimazione”.

Il sogno di Anna presenta un tratto “orale” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva genitale”: affettività e relazione.

Le “figure retoriche” elaborate da Anna nel sogno sono la “metafora” e la “metonimia”: “casa” e in altro, “non riuscivo a vederla” e “non riuscivo a trovare” e in altro. L’allegoria della violenza è formata in “lui aveva già preparato un pugno da darmi all’altezza del cuore o della bocca dello stomaco.”

La “diagnosi” dice di una crisi della dialettica di coppia a causa dell’immaturità affettiva e della caduta degli investimenti di “libido” con la somatizzazione del conflitto nella funzione sessuale.

La “prognosi” impone ad Anna di ben valutare i suoi bisogni e i suoi investimenti affettivi, nonché di razionalizzare la sua formazione affettiva e di ben integrarla nella dimensione “genitale” di donna e di madre.

Il “rischio psicopatologico” si attesta nel persistere della psiconevrosi isterica con lesione della funzione sessuale: conversione.

Il “grado di purezza onirica” è discreto in quanto il sogno è molto vicino alla realtà di un racconto.

La causa scatenante del sogno di Anna può essere stata un incontro o una discussione con l’ex.

La “qualità onirica” è narrativa.

Il sogno può essere stato fatto nella terza fase del sonno REM.

Il “grado di attendibilità” dell’interpretazione del sogno di Anna è decisamente buono alla luce della linearità simbolica. Il “grado di fallacia” è basso.

Il “fattore allucinatorio” si attesta nell’esaltazione del movimento, dei sensi della vista e dell’udito.

DOMANDE & RISPOSTE

L’interpretazione del sogno di Anna è stato letto da Maria Concetta, una donna che di mestiere fa l’avvocato, una professionista ricercata dalle donne che hanno bisogno di tutela legale e di amicizia, oltre che di comprensione psicologica. Il colloquio si è sciorinato in maniera varia e pacata.

Maria Concetta

Mi puoi spiegare ancora il rapporto di coppia?

Salvatore

Ogni persona ha una dialettica interna ed esterna, una modalità di relazionare i propri vissuti e di relazionarsi con gli altri. Ogni uomo e ogni donna, prima di vivere in coppia, hanno un patrimonio psichico formativo e in evoluzione. Lo stato di coppia e l’esercizio di coppia esaltano le caratteristiche individuali. Queste ultime si combinano e colorano la coppia. Tu vedi una coppia e la definisci simpatica o affermativa, sentimentale o ambigua o in mille altri modi, proiettando su questa coppia un tuo vissuto nella forma di un giudizio. In effetti tu hai visto un fenomeno della coppia, una modalità di essere e di manifestarsi, di combinarsi e di interagire, una forma dialettica e dinamica che è il frutto della prevalenza di un tratto psichico dell’uno sull’altro o di una armonica distribuzione. E’ importantissimo l’interscambio in questo prevalere del tratto psichico di un membro della coppia, l’alternarsi dei ruoli e dei modi, il riconoscimento dei compiti e delle abilità, la conoscenza individuale che travalica nella consapevolezza dell’agire in coppia. E’ come se nell’esercizio di coppia ora l’uno e ora l’altro assumessero il comando delle operazioni senza alcuna lesione dell’altro ma addirittura con un’adesione alla psicodinamica in atto, con una consapevolezza delle regole del gioco che stanno giocando. Questa interazione si chiama anche complicità di coppia e sintonia psicofisica. A ognuno il suo spazio e il suo copione e si recita a soggetto in maniera naturale e spontanea senza alcun sacrificio dell’uno o dell’altro. Paradossalmente la coppia migliore possibile è paritaria nei diritti e nei doveri, simmetria, ma non è sempre paritaria nelle sue manifestazioni perché ammette la complementarità: teoria del “sotto” e del “sopra”. Mi spiego. Il potere si esercita in base alla competenza e al ruolo. Ci sono situazioni in cui la donna ha una sua specifica collocazione e abilità. Ci sono situazioni in cui il maschio ha un suo ruolo definito e un compito elettivo. Tutto questo al di là della solita teoria che ci sono “cose da uomini e cose da donna”. Rimbalzandosi il potere nelle varie psicodinamiche della giornata e della vita in comune, la relazione di coppia è ricca e democratica, assente di prevaricazioni e di violenze, veramente interattiva. Lo “star sotto” e lo “star sopra” sono simboli che denotano una realtà varia e variegata in cui la coppia si viene a trovare e alla quale deve reagire al meglio e nel pieno rispetto dell’altro.

Maria Concetta

Quello che dici vale anche quando si deve decidere in quale trattoria andare a mangiare il pesce?

Salvatore

La tua provocatoria domanda è attinente e opportuna. Soprattutto quando si deve scegliere quale pesce mangiare e come farlo cucinare. Dalle piccole alle grandi scelte, tipo il rispetto e l’accudimento, la coppia deve sapere prendere e lasciare, affidarsi e abbandonarsi, reagire e inalberarsi, assorbire ed espellere, insomma deve agire al massimo della consapevolezza possibile.

Maria Concetta

Per quanto riguarda la scelta dell’osteria io preferisco che sia il mio “lui” a muoversi e a mettermi di fronte al fatto compiuto. E’ successo spesso con il fidanzato precedente di passare la serata a discutere dove andare e cosa fare. Uno strazio!

Salvatore

Confermi che la coppia è “simmetrica” nella base dei diritti e dei doveri, ma è anche “complementare” senza scandalo e senza inganno. Se poi la coppia si evolve nella famiglia, le relazioni diventano più complesse e delicate. Nella dialettica di coppia è ovvio che la condivisione solidale è sempre da preferire all’opposizione netta e cruda. Potere e dipendenza non equivalgono nella buona coppia a violenza e sottomissione. La coppia che sa distribuirsi nei ruoli e nei compiti è un buon sodalizio. Lo star sotto lo star sopra è realizzato democraticamente. Questa è la metafora sessuale che portò Lilith a “sfanculare” Adamo. Lei voleva star sopra nel coito e Adamo non gradiva, per cui chiese al responsabile creatore di cambiargli donna e moglie, di fargli una creatura dipendente che si lasciasse fare e lo lasciasse fare e che soprattutto riconoscesse il suo potere. E secondo il vangelo culturale maschile fu naturalmente accontentato. Eva era pronta a essere partorita dalle sue costole, a essere carne della sua carne.

Maria Concetta

Adesso ho pienamente capito. Non si può star sopra in due, ma si può star di fianco, sessualmente e culturalmente intendo.

Salvatore

Potenza delle metafore e dei miti! Quante difficoltà di comprensione risolvono alla razionalità dell’umano consorzio!

Maria Concetta

E del disturbo sessuale di Anna cosa mi dici? Può dipendere anche dal trauma del travaglio e del parto?

Salvatore

Hai detto bene, trauma è la parola giusta, un’angoscia che logora la funzione sessuale e riduce la “libido”. Nel rapporto di coppia il segnale di assenza d’investimento è la caduta provvisoria o definitiva della vita e dell’attività sessuali. Queste ultime sono le prime a essere colpite e sono segnali di profonda crisi personale e relazionale, ma sono anche le prime a risolversi e a ripristinarsi dopo aver razionalizzato il trauma e la eventuale separazione. Il corpo non mente sui disagi e li manifesta senza alcun pudore. Tecnicamente succede che la tesione nervosa in eccesso non può essere gestita dal sistema psicofisico e necessariamente e salvificamente si somatizza e lede la funzione interessata. Bisogna riconoscere che l’essere umano è fatto bene ed è fatto per continuare a vivere al meglio nelle condizioni psicofisiche date. Il travaglio e il parto hanno una forte componente traumatica, ma nel sogno di Anna questo dato non si evince.

Maria Concetta

E delle sigarette cosa mi dici? Non soltanto quelle metaforiche, ma soprattutto quelle reali, quelle del monopolio di stato, quelle che si comprano nelle tabaccherie insieme ai “gratta e vinci”, quelle che portano alla rovina e alla morte. Mi fai anche la distinzione tra tabagismo e vizio del fumo?

Salvatore

Il tabagismo è la dipendenza psicofisica dal fumo del tabacco. Il vizio del fumo è una forma ovattata del tabagismo. Si pensa che il “tabagista” fumi continuamente per malattia e il “vizioso” scandisca nel tempo il suo gusto nell’assunzione di nicotina. Non è così. Entrambi accusano una dipendenza psicofisica dal tabacco. Ripeto, dipendenza ossia il bisogno coatto di incorporare per bocca una sostanza tossica che funziona per rito e per funzione, per pulsione e per bisogno. Il tabagista ha sicuramente una “posizione psichica orale” ben marcata e possibilmente ha maturato una “organizzazione psichica a prevalenza orale”. Nell’assunzione di nicotina il tabagista risolve la sua angoscia di morte proprio sfidando la Morte o facendo alleanza con il nemico. Da un lato si cura da solo propinandosi una auto-terapia dell’angoscia depressiva di perdita e di abbandono, da un altro lato si ammazza a piccole dosi quotidiane sfidando se stesso o meglio la sua angoscia di morte e la sua pulsione di morte. Una “tanatofobia”, angoscia depressiva di perdita e di di morte, si risolve drammaticamente in una “tanatocrazia”, la pulsione di morte al potere o il Thanatos freudiano, non si risolve con una doverosa “tanatologia”, presa di coscienza e “razionalizzazione” dell’angoscia depressiva di perdita e di di morte. Mi spiego ancora e meglio. Il tabagista porta la morte al potere e la sfida continuamente per affermare se stesso di fronte alla sua fobia della morte, all’angoscia profonda di solitudine. Il tabagista è ai ferri corti con la vita perché non sa gestire quest’ultima con la “tanatologia”, il discorso sulla morte ossia la consapevolezza della necessita di morire e, ripeto, la “razionalizzazione” della sua angoscia di morte. Il tabagista usa il meccanismo psichico di difesa dell’alleanza con il nemico, quello che usa il lupo maschio con il capo branco dopo la dura lotta per il primato, e si allea con il tabacco per lenire la sua angoscia sfidando con la sua onnipotenza infantile se stesso come uomo e come malato. Ricordo che il “controllo onnipotente” è un meccanismo primario di difesa dall’angoscia usato dal bambino attraverso la sua capacità magica di elaborare la realtà più nefasta. L’altro meccanismo psichico di difesa è lo “spostamento” con la formazione del feticcio nell’oggetto sigaro, sigaretta, nicotina, tutte le sostanze che producono variazione dello stato coscienza e riducono senza risolverla l’angoscia di morte che la persona sente pulsare da dentro e non sa riconoscere nella causa.

Maria Concetta

In coppia cosa ci deve essere?

Salvatore

Gli ingredienti giusti sono l’empatia e la simpatia, ma non deve mancare la ragione e la dialettica, la retorica e l’eristica, la discussione e la convinzione, l’ironia e la complicità.

Maria Concetta

Anna ha carenze affettive?

Salvatore

Anna ha portato in coppia la sua formazione e la sua “organizzazione psichica reattiva” che ha maturato un figlio e, di conseguenza, è approdata alla “genitalità”. Anna è più evoluta del suo ex a livello affettivo, ma è stata coinvolta da lui nella fascia “orale” e ha rispolverato la sua posizione psichica omonima, i suoi bisogni affettivi per l’appunto, perdendo in parte il bandolo della matassa.

Maria Concetta

Quale canzone scegli per Anna?

Salvatore

Siamo in Sicilia e non poteva mancare la “Sintonia imperfetta” dell’originale Carmen Consoli, una canzone che mescola un vecchio testo al nuovo, la modalità d’amare e di stare in coppia della prima generazione del Novecento e l’attuale: “l’amore al tempo dei miei nonni era sognante”. Ma ti assicuro che è da preferire l’amore di oggi con tutti i suoi aspri conflitti rispetto all’amore di ieri con tutte le nobili prevaricazioni del marito sulla moglie.

Alla prossima e sempre attenti ai “selfie” con gli psicopatici!