IL “SOGNO-FANTASTICHERIA” DI MANUEL

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 TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO
“Mi trovo in un giardino pubblico di Udine e faccio un giro tra i viali come se fossi in pausa. Ci sono lampioncini e paletti di metallo incurvati.

D’un tratto sono incuriosito da un viso che non riesco a vedere per intero per via della curva di uno dei paletti. Riesco a vedere solo la bocca e parte delle guance. E’ una ragazza che mi sorride in modo vagamente malizioso.

Non capisco come faccia a guardarmi e a sorridermi se non vede i miei occhi. Ad ogni modo, le sorrido a mia volta e mi pare di riconoscerla. Scosto la testa per vederla per intero: è Sabine, una ragazza incontrata in un pulmino.

Era da tempo che cercavamo di accordarci per vederci da qualche parte dichiaratamente al solo scopo di fare l’amore.

Memore di ciò, la rimprovero con tono civettuolo di essere venuta in città senza avermi avvisato. Lei si giustifica e mi dice di essere lì con il suo gruppo di “hip hop”.

In effetti, nello spiazzo c’è un tendone pieno di ragazzi che provano delle coreografie. Ci avviciniamo per vedere. Non dico a Sabine di aver ballato “hip hop” anch’io tempo prima, perché è stato solo per poco e non vorrei mi fosse chiesta una dimostrazione.

Mi si avvicina, però, un ragazzo, che con aria di giocosa sfida ed esegue i suoi passi vicino a me. Io allora spicco un salto e con mia grande sorpresa resto sospeso in aria più del dovuto. Ne approfitto e improvviso qualche passo. Quando, dopo pochi secondi, torno a terra, i ragazzi mi sorridono e continuano a ballare.

Sabine mi dice che in qualche modo si aspettava di trovarmi e che ha chiuso un’intera ala del palazzo, dov’è alloggiata con il suo gruppo, per poterci andare con me e stare in santa pace. Diversamente da quando l’ho incontrata, era bionda anziché rossa. Penso che è molto bella.

Mi conduce davanti a un portone, tira fuori le chiavi e dice che c’è un androne dove potremo fare l’amore. Mi dice che vuole solo che io sappia che non vuole ferirmi in nessun modo. Immagino intenda ricordarmi che ha un ragazzo e che con me si tratterà soltanto di un’avventura. La cosa non mi preoccupa, anzi mi solleva e le chiedo in che modo potrebbe ferirmi.

Con mia sorpresa lei spalanca la bocca ed esclama “con questi”, mostrando dei denti oblunghi che sul momento mi fanno un po’ di specie. Chiude la bocca, la bacio e concludo che la sua dentatura non la rende meno bella. Mi porta in una stanza molto strana, che sembra la cabina di una nave, sia per l’arredo che per il continuo dondolio. C’è al muro un cartello con su scritto che gli avventori hanno certo letto Melville e quel posto li farà di certo divertire. C’è una lunga poltrona di pelle nera. Io e Sabine ci sediamo e facciamo l’amore felicemente. Quando lei va via penso che vorrei farlo anche con Marisa, una ragazza con cui, a differenza che con Sabine, ero già stato di recente. Decido di chiamarla, ma mi risponde un uomo che dice ridendo che lei non può parlare e sento anche la voce di lei che si scusa e mi saluta. Penso che non è proprio il caso di farne un dramma.”

Questo è il sogno di Manuel.

DECODOFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

 Il sogno di Manuel è prossimo alla “fantasticheria” elaborata da quasi sveglio, un desiderio ricamato tra il sonno e la veglia. I meccanismi del “processo secondario” sono dominanti: i principi logici, i concetti, la consequenzialità logica del racconto. Eppure in tanto lavorio razionale, ogni tanto si profila il paradosso e la condensazione simbolica, l’assurdo e il particolare fuori norma, la creatività e la fantasia. Manuel nel progressivo risveglio ha realizzato la pulsione e il desiderio, l’autogratificazione e la “libido” elaborando una trama fascinosa ed eccitante. Preciso che il risveglio inizia dopo la terza fase R.E.M. e dura circa tre ore. Ho sottolineato le parti  elaborate dal “processo primario”, quelle che costituiscono la trama del sogno di Manuel, il “contenuto latente”, perché sono quelle degne di essere considerate per la decodificazione. Le parti elaborate dal “processo secondario” sono normalmente logiche da non abbisognare di chiarimento.

SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI

Il “giardino pubblico” condensa il rilassamento psicofisico in atto e la speditezza nelle relazioni, un presente psichico gratificante a livello personale e sociale, la giovinezza da vivere e da condividere, la “libido” pronta all’investimento.

“E’ una ragazza che mi sorride in modo vagamente malizioso.” Trattasi dell’oggetto del desiderio che richiama la “libido genitale”, la seduzione e la sessualità. Implica una buona autostima che rasenta il narcisismo.

“Sabine, una ragazza incontrata in un pulmino.” E’ identificata la giovane donna che occupa l’universo desiderante di Manuel. Il pulmino attesta simbolicamente del coinvolgimento squisitamente sessuale.

 Il “fare l’amore” condensa una buona armonia psicofisica, un buon equilibrio tra la “parte maschile” e la “parte femminile” di Manuel, una disposizione all’investimento di “libido genitale” aliena da conflitti personali. Il “fare l’amore” è sempre in primo luogo un fare l’amore con se stesso, un volersi tanto bene e uno stimarsi tanto; di poi, tanto benessere psicofisico personale travalica per essere investito nell’oggetto del desiderio.

 “Lei si giustifica e mi dice di essere lì con il suo gruppo di “hip hop”. Il trionfo della giovinezza è celebrato in questo contesto di ballerini acrobatici e creativi: la simbologia erotica e sessuale è dominante.

“un tendone pieno di ragazzi che provano delle coreografie.” Continua il tripudio di una giovinezza diffusa e condivisa. Manuel sta decisamente attraversando un buon momento esistenziale, sta vivendo una serie di esperienze costruttive e piacevoli. Manuel socializza, può e sa essere del gruppo, ha un’appartenenza.

“Io allora spicco un salto e con mia grande sorpresa resto sospeso in aria più del dovuto.” Si conferma quello che si diceva prima: Manuel c’è e alla grande! Tanto entusiasmo e tanta eccitazione mettono in crisi la forza di gravità. Manuel è al settimo cielo, visto che il corpo pesa poco ma conta tanto.

“Ha chiuso un’intera ala del palazzo, dov’è alloggiata con il suo gruppo.” Epperò! Il desiderio di Manuel è talmente tanto da proiettare su Sabine una vasta porzione della sua casa psichica, anzi del suo palazzo, con tutti gli accessori, compagni di bagordi, meglio di “hip hop”, compresi. La disposizione è direttamente proporzionale all’accoglienza, la recettività sessuale è in linea con il desiderio. E’ opportuno sottolineare l’enfasi onirica. Non bastava un’angusta stanzetta o un sottoscala come cantava Francesco Guccini del suo tempo, ma addirittura l’ala di un palazzo. L’enfasi si coniuga con un buon tratto narcisistico.

“Era bionda anziché rossa.” Ma come mai? Perché questa traslazione? Perché si tratta della donna e non di una donna, Sabine nel caso specifico. Emerge il “fantasma della donna” nella sua “parte buona” e nella sua “parte cattiva”, positiva e negativa. Si spiega tutto nella prossima simbologia.

 “Tira fuori le chiavi.” Ecco servito il fantasma della “donna fallica”, l’universo femminile dotato di potere maschile, il simbolo di Afrodite, la dea nata dalla schiuma del mare Ionio e dallo sperma di Urano amputato dal figlio Krono e gettato tra le onde. Il potere attribuito da Manuel alla donna è squisitamente erotico e seduttivo, quello della “strega” nella versione sessuale. Le “chiavi” sono un simbolo fallico, come la toppa è un simbolo sessuale femminile.

 “Le chiedo in che modo potrebbe ferirmi.” Ecco la “parte negativa” del “fantasma della donna” che entra direttamente in azione dopo che si è profilata! La donna è minacciosa e inaffidabile. Nella sua versione maligna può castrare il membro e vanificare la vita sessuale, oltre che il desiderio. La ferita è narcisistica, ma è intesa a superare la “libido fallica”, perché l’angoscia si può risolvere proprio evolvendo la libido fallica” nella “libido genitale”. Tra poco il sogno dirà come sta la situazione psicofisica in tal senso. La minaccia è lanciata, ma è opportuno fare il tifo per un fausto cammino e per un prospero epilogo. Forza Manuel!

“Con mia sorpresa lei spalanca la bocca ed esclama “con questi”, mostrando dei denti oblunghi.” Il fantasma della “vagina dentata” è servito in un piatto d’argento, anzi d’oro. La “bocca” condensa l’organo sessuale femminile e i denti sono simboli dell’aggressività fallica, specialmente se “oblunghi”. Il simbolo di Afrodite, di Lilith, delle Moire, delle Sirene, della Strega è offerto nello stesso modo sin dal tempo dei tempi: la “parte negativa” del “fantasma della donna”. La nevrotica angoscia maschile di “castrazione” ha elaborato la sua naturale difesa nella criminalizzazione della donna. L’angoscia di “castrazione” in questo caso non è legata alla rabbia del padre, ma alla seduzione della madre, al tabù dell’incesto, alla strega cattiva ma affascinante, alla vampira che fa godere ma succhia il sangue e annienta mortalmente. La “castrazione” è legata alle fantasie sessuali dei bambini e al  senso di colpa per aver tanto osato desiderare, è legata alle giuste paure sessuali di essere potente e all’angoscia di non esserlo. La “vagina dentata” e la “castrazione” sono cardini universali dell’universo psichico maschile, “fantasmi archetipici”. Ma procediamo dopo tanta mancata disgrazia e tanta inutile paura.

“Mi porta in una stanza molto strana, che sembra la cabina di una nave.” L’esercizio della “libido genitale” merita il dondolio di una nave in balia del mare di scirocco e l’intimità di una cabina. Dall’ala del palazzo Manuel si è ritirato in una magica e intima cabina di una “love boat”. La stranezza si attesta nella novità delle emozioni e nella varia gamma dei sensori neurovegetativi. Ogni rapporto sessuale, del resto, non è mai lo stesso anche se avviene con la stessa persona, perché noi non siamo mai gli stessi di prima, siamo in un continuo perenne divenire. Il magico Eraclito con il suo “tutto scorre”, “panta rei”, vale anche per la vita sessuale e per la vita psichica in generale.

 “Gli avventori hanno certo letto Melville” o meglio hanno, di certo, letto “Moby Dick” e, di conseguenza, hanno il gusto del rischio e dell’avventura,  della sfida e della contesa, della vita e della morte. Anche in questo caso il sogno ricorre alla figura retorica della “enfasi” attestando le virtù dell’intelletto di Samuel.

 “Vorrei farlo anche con Marisa.” E’ proprio vero che l’appetito vien mangiando. La saggezza dei nonni non mente mai, come il buon sangue. Manuel ci ha preso proprio gusto e adesso ci dà dentro alla grande e chi lo ferma più. Manuel si è emancipato dal suo passato edipico e adesso è libero, tanto libero di desiderare le donne, anche quelle impegnate, quelle d’altri. Ahi, ahi, ahi ! Ritorna qualcosa del passato sotto forma di fantasma.

“Mi risponde un uomo che dice ridendo che lei non può parlare.” Ecco il profilarsi del “fantasma edipico del padre”. Giusta e naturale interdizione! Vietato! Tabù! Torna utile anche il nono comandamento dei Cristiani: “non desiderare la donna d’altri”. Ma Freud dice che noi abbiamo da sempre tanto desiderato la donna d’altri e la continuiamo a desiderare ancora oggi. Anzi precisa che dobbiamo desiderarla per evolvere la “libido” nel verso giusto. Ma questo conflitto ormai non appartiene a Manuel.

 “Penso che non è proprio il caso di farne un dramma.” Così sia e buona fortuna, carissimo Manuel! E sempre in bocca al lupo! Ma non rispondere “crepi il lupo”, perché la lupa è una buona mamma e prende i suoi cuccioli in bocca per proteggerli dalle insidie mortali secondo un atto naturale d’amore infinito.

PSICODINAMICA

Manuel dice con “Logica discorsiva” di Aristotele, “processo secondario” quello che dice con “Logica simbolica”, “processo primario”, come si desume dal materiale onirico che ho estrapolato e analizzato.

Il “sogno-fantasticheria” di Manuel si attesta nello sviluppo maturativo della “libido genitale” dalla “libido fallico-narcisistica” e dopo la composizione della “posizione edipica”, tappa che fa capolino nell’ultima donna, Marisa, accoppiata con l’uomo che risponde al telefono in sua vece. Ma la giusta soluzione psichica Manuel la conosce: “non è proprio il caso di farne un dramma”. Mai tanta tolleranza fu salutare. Trotta trotta cavallino! Sei passato dalla “vagina dentata”, “la bocca con i denti oblunghi”, alla seduzione ambulante e all’amplesso itinerante: Marisa dopo Sabine e avanti la prossima e poi un’altra ancora.

ANALISI

L’analisi del sogno di Manuel è stata sviluppata nella trattazione dei simboli e dei fantasmi, ma è stata soprattutto risolta dalla discorsività logica consequenziale di Manuel che ha offerto il suo sogno come un racconto o una “fantasticheria” da mezzo sveglio e da mezzo dormiente.

 ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Nel vasto “resto notturno” di Manuel sono presenti le istanze ”Io”, “Es” e  “Super-Io”. Per addurre esempi giustificativi, l’Io si attesta nell’attore protagonista e nel narratore, l’Es è chiaramente incluso nell’hip hop, il

Super-Io si manifesta nell’uomo di Marisa. La “posizione genitale” con annessa “libido” è dominante. La “posizione fallico-narcisistica” della “libido” si attesta nella “donna dentata” e nella “castrazione”, chiari riferimenti alla “angoscia di castrazione” e altrettanto chiare minacce all’integrità richiesta obbligatoriamente dal “narcisismo fallico”.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Nel Sogno di Manuel sono presenti i meccanismi psichici di difesa della “condensazione”, dello “spostamento”, della “razionalizzazione”, della “intellettualizzazione”, della “figurabilità”.

ORGANIZZAZIONE REATTIVA

La “organizzazione reattiva” presenta un marcato tratto maniacale: vitalità libidica e gusto di sé, consapevolezza e sicurezza.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche richiamate nel sogno sono la “metafora”, l’“enfasi”,l’“iperbole”.

DIAGNOSI

Il sogno di Manuel attesta della fausta risoluzione della “posizione edipica” e del libero esercizio della “libido genitale” in evoluzione della “posizione

fallico-narcisistica”.

 PROGNOSI

La prognosi impone a Manuel di rafforzare la sua autonomia psichica e di consolidare l’emancipazione dagli affetti costituiti. La libertà, purtuttavia, non deve coincidere con il “narcisismo” e l’amor proprio, non deve identificarsi con l’egocentrismo. Manuel deve distribuire i suoi investimenti della “libido” in senso “genitale”. Deve, inoltre, acquistare una maggiore sicurezza e una migliore iniziativa nelle arti seduttive, deve conquistare e non lasciarsi conquistare e guidare. A buon intenditor poche parole.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta in un ritorno alle dipendenze edipiche e a un isolamento narcisistico con le conseguenti psiconevrosi d’angoscia a stampo isterico o fobico-ossessivo.

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

Con la “fantasticheria onirica” di Manuel inizio a inserire il possibile “resto diurno” ossia la causa scatenante del sogno. Freud disse che il sogno era collegato a un’esperienza, a un ricordo, a un vissuto del giorno precedente, uno stimolo fortuito che era sfuggito alla coscienza e all’analisi. Di notte e in sonno la Psiche recuperava e sviluppava in sogno questo dato vagante secondo i meccanismi del “processo primario”. La teoria freudiana non fa una piega ed è ancora valida e validata dalla ricerca: il sogno è scatenato da esperienze prossime nel tempo, a volte molto prossime, quasi conseguenti allo “stato ipnoide” che si realizza e si attraversa durante il torpore del dormiveglia. Tante persone progettano di entrare nel sonno con una “fantasticheria” o con un pensiero piacevole da elaborare possibilmente in sogno e pensando che questa operazione psichica sia possibile. In effetti è possibile addormentarsi seguendo le fila di un ricordo o pilotando un  desiderio di varia natura e qualità e gustandolo nella “fase ipnoide” del sonno, ma è vero che quando subentra il sonno, meglio le fasi “R.E.M.” e “NON R.E.M.” del sonno, il sogno subisce notevoli manipolazioni da parte del “sistema neurovegetativo”, quello che è deputato a farci continuare a vivere, e da parte dei meccanismi psichici del “processo primario”, quello che è deputato a elaborare il sogno. Allora, ci si può addormentare con un pensiero  o una trama o una traccia in testa e seguirla fino all’abbandono psicofisico tra le braccia del mitico Morfeo, semidio greco del sonno, ma dopo il destino del sogno è nelle nostre involontarie capacità ossia nei meccanismi di difesa del sonno e senza la nostra diretta volontà. Noi contribuiamo a dare al sogno nel sonno un’indiretta collaborazione con i nostri vissuti e i nostri fantasmi: i necessari contenuti psichici. Questa parabola predica e significa che si può condizionare il sogno da svegli, ma non da dormienti. Tante persone affermano che riescono a sognare ciò che si prefiggono nel “pre-sonno”. La giusta risposta è la seguente: il materiale psichico in atto è talmente forte e vibrante da essere sognato, per cui travalica facilmente nel sogno. Altra risposta: sognano quello che avevano pensato come “contenuto manifesto”, ma poi come “contenuto latente” significa tutt’altro.

 GRADO DI PUREZZA ONIRICA

Nonostante la definizione di “fantasticheria”, in base a quanto affermato nella decodificazione e al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Manuel è “2” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

Il “resto diurno” può essere collegato a un ricordo, a un desiderio, a un incontro fortuito associabile all’evento sognato. Non si trascuri la “ormonella”, la pulsione della “libido” che tanto incide nella formazione dei sogni a qualsiasi età, ma in special modo nel trionfo della giovinezza.

SEMBRA GUERRA MA E’ UN GRANDE AMORE

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TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi trovo con un amico in un luogo con della sabbia gialla che somiglia a un deserto o a una spiaggia.

Siamo seduti e davanti a noi ci sono due soldati israeliani. A un tratto, da sinistra, giunge una collega di lavoro e spara a questi due soldati che cadono a terra.

Visto quello che è accaduto, io e il mio amico ci alziamo e corriamo fino a una casa. Si tratta della casa dei miei nonni. Entriamo, ma non dalla porta, dalla terrazza.

Corriamo lungo un corridoio verso l’ultima stanza, la stanza da letto di mia madre quand’era giovane.

Ci accorgiamo che la collega ci sta inseguendo.

Nel corridoio ci sono diverse armi. Io le guardo tutte nell’intento di sceglierne una, ma nessuna mi sembra adeguata. Alla fine ne prendo una che mi va  bene.

Quando entriamo nella stanza, anche il mio amico ha un’arma. Balzo sopra il letto che si trova accanto alla porta, mentre il mio amico si apposta in un angolo della stanza lontano dalla porta da cui sarebbe entrata la collega.

Io gli faccio cenno di sparare dal momento che si trova in una posizione migliore. Tuttavia, lui si rifiuta e così io sono costretto a sparare alla collega.”

 

Questo è il sogno di Marsel, un giovane uomo di cultura mediorientale.

 

DECODOFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 

CONSIDERAZIONI

Si nasce da madre e si vive con il padre: una semplice verità che va al di là dell’etnia, della cultura, della società e delle altre sovrastrutture che costellano il cammino della vita umana. Il “resto notturno” di Marsel svolge una parte del viaggio psichico intorno alla “posizione edipica”: l’emancipazione dalla seduzione materna e l’identificazione maschile con annesso esercizio della sessualità. Le culture influiscono sui costumi, ma non alterano i vissuti e gli assunti di base psichici. La “Madre” è un archetipo, un simbolo universale, al di là del suo individuarsi nella madre di Marsel. Questa universalità attesta non soltanto di schemi condivisi e di valori convissuti, ma soprattutto di un’essenza umana ineludibile che si manifesta nelle psicodinamiche e nella psicopatologia. Bisogna aggiungere che l’intensità dei vissuti, dei fantasmi e dei conflitti varia in base alla considerazione data alle figure coinvolte. Il caso di Marsel manifesta una cultura a base latente matriarcale ed esibita come patriarcale: l’incisività psichica della madre è superiore al valore culturale del padre, per cui si struttura un acritico attaccamento dei figli nei riguardi della figura materna.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI

Il sogno di Marsel è ricchissimo di simboli e di fantasmi. Evoca, inoltre, l’archetipo della “Madre” nel suo visitare la figura materna e lo “spostamento” nella “collega” giovane. Passiamo all’analisi.

“Amico”: trattasi di una “proiezione” difensiva di una “parte di sé” e di un rafforzamento psichico per continuare a svolgere la psicodinamica edipica. La simbologia include l’alleanza e la condivisione, la “traslazione” difensiva del  conflitto in un provvidenziale “alter ego”.

“Deserto”: istanza depressiva e “fantasma di morte”, caduta della vitalità e blocco degli investimenti della “libido”, stallo delle relazioni e isolamento.

“Spiaggia”: rilassamento e distensione, disposizione psichica e benessere esistenziale, risoluzione di conflitto e riposo del guerriero, appagamento psicofisico.

“Soldati”: cariche di “libido” in attesa d’investimento, potenziale psichico e aggressività condensata, organizzazione e disposizione dell’Io.

“Sinistra”: sistema neurovegetativo e universo psichico femminile, pulsione e regressione, fantasma di morte e istanza depressiva.

“Collega femmina”: alleato psichico e rafforzamento erotico, traslazione difensiva della figura femminile e della parte androgina corrispondente, seduzione e attrazione.

“Sparare”: esercizio della “libido genitale” e aggressività sessuale maschile,  erotismo e coito.

“Casa dei nonni”: protezione e rifugio, “regressione” difensiva e affettiva.

“Terrazza”: processo psichico di difesa della “sublimazione della libido”, desessualizzazione degli investimenti in atto.

“Stanza da letto”: “condensazione” dell’affettività e dell’intimità, erotismo e sessualità, disimpegno psicofisico e sospensione degli investimenti pragmatici.

“Armi”: organo sessuale maschile e aggressività della “libido genitale”, schermaglie seduttive e funzione penetrativa.

“Letto”: disimpegno psicofisico e rigenerazione, seduzione e intimità, affidamento ed esercizio della “libido genitale”.

PSICODINAMICA

Il sogno di Marsel sviluppa la psicodinamica edipica in tutta la sostanza femminile: la madre è l’oggetto privilegiato del travaglio onirico.

“Corriamo lungo un corridoio verso l’ultima stanza, la stanza da letto di mia madre quand’era giovane.”

ANALISI

Marsel esordisce in compagnia del suo alleato, un benefico “alter-ego”, rafforzandosi in questo viaggio onirico in rievocazione della sua sofferenza edipica e della sua emancipazione sessuale. La “sabbia gialla” mantiene l’ambiguità del “deserto” o della “spiaggia”, dell’aridità psichica difensiva del mancato coinvolgimento per l’angoscia implicita o del confine tra la terra e il mare, tra la madre e la dimensione profonda. L’esordio del sogno oscilla emotivamente tra angoscia depressiva e fascino dell’evoluzione psichica.

“Mi trovo con un amico in un luogo con della sabbia gialla che somiglia a un deserto o a una spiaggia.”

Le cariche libidiche sono in attesa d’investimento ed ecco che dal passato si profila ed emerge la “collega”, la figura femminile che trasla la figura materna da giovane, una donna particolarmente bella e aggressiva che colpisce e annienta le cariche sessuali maschili, una donna “assassina” simbolo di bellezza e di seduzione, una donna che gioca bene le sue carte femminili. Importante è notare come il sogno elabora trasformandoli anche i conflitti militari in atto in quella parte del globo terracqueo.

“Siamo seduti e davanti a noi ci sono due soldati israeliani. A un tratto, da sinistra, giunge una collega di lavoro e spara a questi due soldati che cadono a terra.”

La consapevolezza della bellezza e dell’attrazione erotica comporta una salutare “regressione” al tempo antico e nello specifico quando in casa dei nonni abitava la giovane figlia, la futura mamma di Marsel. La “terrazza” comporta il processo difensivo della “sublimazione della libido” per necessità etiche e per necessità psichiche. Marsel non s’impaurisce di fronte alla bellezza femminile e alle arti fascinose e non le vive come minacce alla sua  sopravvivenza dal momento che mette in atto la rivisitazione del tempo in cui è nata la sua “posizione edipica” e in particolare l’attrazione erotica nei confronti della figura materna. Il sogno non si ferma di fronte al nucleo psichico e conflittuale: tutt’altro! Il sogno si addentra e si dirige verso la radice del vissuto e del fantasma in riguardo all’universo femminile. Marsel ha il coraggio di rievocare la psicodinamica e di riappropriarsi del quadro.

“Visto quello che è accaduto, io e il mio amico ci alziamo e corriamo fino a una casa. Si tratta della casa dei miei nonni. Entriamo, ma non dalla porta, dalla terrazza.”

Marsel è ritornato sul luogo del delitto e ha immaginato la mamma giovane e bella come la collega assassina, l’ha immaginata nella stanza da letto, nella sua procacità intima e nel trionfo della femminilità.

“Corriamo lungo un corridoio verso l’ultima stanza, la stanza da letto di mia madre quand’era giovane.”

Ecco che ritorna la “collega” assassina; la “traslazione” della madre giovane è provvida per continuare a dormire e per sviluppare la psicodinamica edipica, una collega che li segue con intenti ambigui e non certo pacifici o meglio li insegue e non li segue, perché i due compari sono in fuga. Marsel è stato veramente affascinato, nel bene e nel male, dalla sua mamma e ha vissuto un’adolescenza di vero struggimento dal momento che i pensieri, le fantasie e le emozioni lo hanno “inseguito” in questa tormentata fase psichica della sua evoluzione.

“Ci accorgiamo che la collega ci sta inseguendo.”

A questo punto si può andare al dunque e al perché: tutti i salmi finiscono in gloria, in vera gloria. Subentrano le “armi”, anzi “diverse armi”, una gamma di organi sessuali maschili, i simboli dell’aggressività erotica deputata alla concretizzazione della “libido genitale”, la penetrazione e il rapporto sessuale. Tutto il quadro psicofisico è assolutamente normale e giusto, oltre che molto bello. Si stanno adempiendo le “scritture psico-evolutive” in un contesto commovente di ricerca e di desiderio. Tradurre in parole il travaglio amoroso di Marsel avrebbe richiesto la penna poetica di Jacques Prevert o di Pablo Neruda e la sensibilità magica di Karl Gustav Jung. E’ affascinante procedere nell’analisi del sogno di Marsel per estrapolare le delicate movenze ispirate dal sentimento dell’amore allo stato puro e dalle sensazioni del piacere allo stato trasgressivo. A questo punto Marsel attende di scegliere l’arma giusta, di crescere e di maturare a livello psicosessuale. Sono gli anni dell’adolescenza e il momento in cui Marsel può e deve operare l’identificazione nel padre per acquisire l’identità psichica maschile. La figura paterna è ipotizzata, ma non è presente nel sogno, mentre il nonno è compreso nella casa dei “nonni”. La figura maschile è presente nel sogno di Marsel sotto forma di amico e di soldati: il primo si traduce “rafforzamento” e i secondi si traducono “libido”. Dopo la giusta e umana sensazione d’inadeguatezza, Marsel ha incarnato e calzato la sua maschilità.

“Nel corridoio ci sono diverse armi. Io le guardo tutte nell’intento di sceglierne una, ma nessuna mi sembra adeguata. Alla fine ne prendo una che mi va  bene.”

L’amico di Marsel è anche lo specchio che rafforza il suo “Io” e nello specifico la sua identità maschile. Marsel vede se stesso nell’amico dotato di “arma” e rafforza la sua immagine rafforzando il suo “Io”, la coscienza e il gusto di sé. Si evidenzia un residuo di “libido narcisistica” deputata sempre al rafforzamento delle conquiste psichiche effettuate nel cammino della vita. Si evidenzia anche una complicità acrobatica in funzione difensiva da una donna potente e prepotente, la collega assassina o meglio la madre in versione giovane.

“Quando entriamo nella stanza, anche il mio amico ha un’arma. Balzo sopra il letto che si trova accanto alla porta, mentre il mio amico si apposta in un angolo della stanza lontano dalla porta da cui sarebbe entrata la collega.”

Lo strano attentato difensivo è pronto; non ci resta che seguire l’epilogo. Marsel si sposta nell’amico alleato per compiere la missione, ma poi giustamente si riappropria del suo ruolo e del suo compito edipico per cui è costretto a riconoscere la madre e ad acquisire la sua autonomia psichica. Fuori, nel mondo, ci saranno centomila donne da amare. Il simbolo “sparare” attesta il desiderio e l’attrazione sessuale a riprova che Marcel ha in atto un conflitto con la sua bella e affermativa genitrice. Auguri!

“Io gli faccio cenno di sparare dal momento che si trova in una posizione migliore. Tuttavia, lui si rifiuta e così io sono costretto a sparare alla collega.”

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Le istanze psichiche richiamate sono “l’Io, l’Es e il Super-Io”. La “posizione edipica” è dominante e la figura materna occupa uno spazio importante nell’economia psichica di Marsel.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa coinvolti sono la “condensazione”, lo “spostamento”, la “proiezione”. I processi psichici di difesa richiamati sono la “regressione” e la “sublimazione”.

ORGANIZZAZIONE REATTIVA

L’organizzazione reattiva, cosiddetto volgarmente carattere, manifesta un tratto isterico, conflittualità intrapsichica.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche usate sono la “metafora”, la “metonimia”, “l’enfasi”.

DIAGNOSI

La diagnosi è la seguente: psiconevrosi edipica, stato di conflittualità affettiva.

PROGNOSI

La prognosi impone a Marcel di portare a compimento la relazione psichica con la madre e di risolverla per comporre al meglio la sua sfera affettiva. All’uopo Marcel può ricorrere al recupero della figura paterna o alla sua alleanza.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO 

Il rischio psicopatologico si attesta in una psiconevrosi edipica di tipo isterico, fobico-ossessivo o d’angoscia con difficoltà relazionali e struggimenti. Il rischio è quello iniziale del suo sogno ossia di trovarsi “in un luogo con della sabbia gialla che somiglia a un deserto o a una spiaggia” ma senza amico.

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

Il sogno di Marsel prova non soltanto dell’universalità della “posizione edipica”, ma anche di come la cultura incide nella formazione psichica e nei sogni di conseguenza. Il culto della madre è vissuto in maniera intensa dalle popolazioni del basso Mediterraneo. La Sicilia, ad esempio, riassume degnamente questo acritico, mistico e ambiguo attaccamento dei figli alle madri. La diffidenza verso il padre porta a un ridimensionamento del “Super-Io” e di conseguenza alla diffidenza verso le istituzioni politiche e giuridiche, verso lo Stato e il Diritto.