AKHTER MABIA 1

Dì: “Egli Allah è Unico,

Allah è l’Assoluto.

Non ha generato, non è stato generato

E nessuno è uguale a Lui”.

Sura CXII Al-Ikhlâs – Il Puro Monoteismo

San Biagio di Callalta, 11 settembre 200…

Cara Jasmina e cara Rita,

amate sorelle che Allah ha voluto come gioia della nostra famiglia dopo il grande dolore della morte dei fratellini, sappiate che le mie preghiere sono rivolte ogni giorno all’Onnipotente in vostro favore e ricordate sempre che l’Onnisciente conosce l’inizio e la fine di tutto, possiede il destino delle nostre vite e che soltanto a Lui, il Misericordioso, noi apparteniamo; tutto il resto è sicuramente poco o niente.

Alla piccola Rita e alla bella Jasmina la sorella maggiore Mabia manda baci, tanti baci e auguri, tanti auguri.

Amate sorelle, sangue del mio stesso sangue, vi scrivo questa lettera perché voglio parlarvi di me e della mia vita in Italia e perché penso che possa esservi utile sapere come vanno le cose in un altro paese, un paese occidentale, affinché possiate fare le scelte giuste nella vostra vita, una vita che io auguro piena di gioie e di soddisfazioni.

Purtroppo in questo momento non posso dire la stessa cosa di me e della mia vita a conferma che non è mai tutto oro quello che brilla sotto il sole, anche se il sole è quello splendente dell’Italia.

Magari voi mi pensate felice con Joshim e ricca di tutto quello che voi non avete e che tanto desiderate, ma in effetti l’unica mia felicità e l’unica mia ricchezza è il bellissimo Pervez, un figlio d’oro che dà un senso e un significato alla mia vita terrena e sempre dopo la grande devozione che tutti dobbiamo portare al nostro vero padre Allah, perché noi siamo prima di Allah e soltanto dopo siamo del nostro sangue.

Voi ricordate che io avevo quindici anni quando baba e la sua famiglia prima mi hanno contrattata con la famiglia di Joshim e alla fine mi hanno sposata con Joshim. Voi dovete sapere che io avevo sedici anni quando ho partorito Pervez, un figlio maschio, rischiando di morire prima dissanguata e poi per infezione.

Voi ricorderete che io avevo diciannove anni quando sono salita sull’aereo a Dakka per sbarcare in Italia, portandomi addosso l’angoscia di un paese straniero tutto da scoprire e la speranza di una vita migliore tutta da vivere secondo i meravigliosi discorsi che nel nostro paese facevano i parenti di tutti quelli che erano già partiti per questa strana avventura o per questa stupida disgrazia.

Questi sono i momenti più importanti della mia vita e sono impressi nella mia memoria e nel mio cuore come immagini che non si possono cancellare e che non potranno mai sbiadire.

Oggi ho soltanto ventisette anni e mi sento vecchia e senza desideri.

A volte ho la sensazione che siano trascorsi tanti anni da quando sono partita dal Bangla e vi ho lasciato per seguire mio marito Joshim e venire in un paese ricco come l’Italia dove c’è la possibilità di avere un lavoro, di vivere bene in ogni senso, di trovare un antibiotico in farmacia, di avere tante comodità e di mantenere con la stessa paga non solo la tua famiglia, ma anche quella che hai lasciato in miseria nel tuo paese.

Quest’ultima è una cosa giusta perché onora i nostri precetti religiosi e rispetta le nostre tradizioni, ma non è una cosa giusta e non è motivo di orgoglio la necessità di lasciare il nostro paese per il bisogno di sopravvivere e non per la libera scelta di andare da un’altra parte del mondo.

Non è giusto essere costretti a lasciare il proprio paese per avere dagli altri e non per dare agli altri.

Il Corano, infatti, dice chiaramente che saranno i figli, che hanno fede in Allah, a provvedere alla sopravvivenza dei genitori e dei familiari, almeno fino a quando il Giusto li vorrà tenere in vita e non li vorrà riprendere con Sé nel Giardino delle Delizie.

Ma tutto questo vale soltanto per i maschi.

Voi sapete che la nostra Religione non permette alla donna di lavorare e di realizzarsi fuori dalla famiglia.

La nostra fede dice chiaramente che gli uomini sono preposti alle donne per causa della preferenza che Dio ha concesso loro quando ci ha creati e che essi devono onorarle spendendo generosamente i loro beni.

Nel nostro paese questi giusti precetti di Allah si praticano con la fede e senza alcuna difficoltà anche perché la povertà non permette una vita diversa e migliore.

In Italia, invece, le donne lavorano e non sono sottoposte all’uomo e le leggi dello stato sono uguali per tutti e anche per noi stranieri, specialmente se diventiamo con il tempo cittadini italiani.

La religione cristiana non impedisce alla donna di lavorare, ma noi sappiamo che questa religione è imperfetta e che i cristiani sono nel peccato e nell’ingiustizia perché non hanno i comandamenti dell’unico vero Dio, l’Onnipotente e il Misericordioso Allah.

Carissime Jasmina e Rita, voglio dirvi che l’Italia è tutto un altro mondo rispetto al Bangla e che ci sono cose buone e cose meno buone come in tutte le cose che ci sono al mondo e che capitano nella vita di ogni persona.

Non vi nego che tante volte ho pensato che mi piacerebbe lavorare e sentirmi più utile e ho pensato anche che, se io potessi lavorare, potrei avere un’altra paga e potrei mandare a tutti voi quello che basta per vivere meglio così come Joshim fa con i suoi genitori da quando siamo arrivati in Italia e immancabilmente ogni mese va nell’ufficio postale e manda i taka alla sua famiglia.

Del resto io ho tanto tempo durante la giornata e a volte mi annoio a non fare niente perché, dopo che ho portato Pervez a scuola, dopo che ho pregato e ho finito le faccende di casa, mi resta tanto tempo a disposizione, tutto tempo che potrei utilizzare lavorando e guadagnando tanti taka anche perché qui il lavoro non manca.

Ma queste sono tentazioni di Iblis e dei gin maligni, per cui sia sempre fatta la volontà di Allah, l’Onnipotente, l’Unico che tutto vede e che a tutto provvede.

Non vi nego che, nonostante i vantaggi dell’Italia, spesso sento la nostalgia della mia terra, delle persone, delle cose e degli odori che mi hanno circondato fino a quando ho dovuto lasciar tutto e partire per seguire mio marito Joshim lontano dal mio paese.

Sembra incredibile, ma ho tanta nostalgia del calore del nostro clima e dei profumi e degli aromi della nostra terra.

A volte, invece, ogni cosa mi sembra che sia come sempre e niente mi appare nuovo sotto il sole, a volte mi manca tutto e non ho neanche un desiderio da realizzare: la salute va e viene per colpa di qualcuno, il lavoro non mi è permesso dalla religione, la gente mi guarda con occhi freddi, il denaro alla fine è sempre poco e non basta mai per vivere con tranquillità, il riso è amaro e nero come mi diceva baba quando ero piccola, l’amore, che forse non c’è mai stato, non è neanche arrivato con l’Italia, con il tempo e con il figlio maschio.

Il dottore italiano mi ha detto che questa è un po’ di depressione e mi ha dato delle pillole; il fochir di Savar mi avrebbe scacciato i gin maligni e mi avrebbe dato delle erbe ricostituenti; il molovì di Dakka mi avrebbe accusato di non avere abbastanza fede in Allah e di non accettare la Sua volontà.

Come cambia la mentalità da un paese all’altro, ma la cosa più bella è che tu riesci a capire qual’è la verità e puoi scegliere la cosa più giusta.

Una cosa meravigliosa in questa brutta situazione è proprio Pervez, un figlio maschio e bello come il sole, un bambino dagli occhi neri come il carbone e dalla pelle scura.

Eppure tutto questo non mi basta e a volte mi sento male senza avere nessuna malattia.

Come vi dicevo, in Italia non c’è il fochir per curare le malattie del corpo e non c’è il molovì per curare le malattie del cuore; in Italia ci sono i dottori e per ogni malattia c’è un dottore speciale.

Il dottore giusto mi ha detto che soffro di malinconia e mi ha anche consigliato di ritornare nel mio paese e dalla mia famiglia.

Ma come faccio ?

E’ semplicemente impossibile perché non posso lasciare mio marito per ritornare in Bangla, il paese del mio cuore ma pur sempre un paese povero, un paese che mi sembra ancora più povero adesso che ho vissuto e vivo nella bella e ricca Italia.

Devo rassegnarmi a rimanere qui, devo vincere la malinconia e la nostalgia, magari scrivendo a voi tutto quello che mi viene in mente per non dimenticare la mia vita passata, la mia famiglia, la mia gente e la mia terra.

A cosa mi può servire star bene o star male ?

La mia vera e unica malattia si chiama Joshim ed è lui che mi fa star male.

Adesso mi sento sola e ho tanta voglia di piangere, ma non posso farlo perché Pervez è vicino a me e soffre sempre quando mi vede in lacrime.

E’ un bambino sensibile e intelligente e almeno nella mia vita c’è questo figlio maschio che adoro come la cosa più preziosa che il buon Allah mi ha dato dopo la fede.

Per il resto, tutto il mondo è paese; soltanto gli odori sono diversi e gli uomini si differenziano per gli aromi che si portano dentro il naso e dentro il cuore sin dalla nascita e, come vi dicevo prima, a me mancano tantissimo gli odori della mia terra e i sapori della mia casa.

La mia nostalgia è una semplice questione di calore e una stupida questione di clima e la colpa è soltanto di quel sole che è di tutti e che ci guarda stupito da lassù ridendo delle nostre debolezze.

Cara Rita e cara Jasmina, vi prego di non dire niente di quello che vi ho scritto a baba e a ma, perché si preoccuperebbero inutilmente e non potrebbero aiutarmi in nessun modo.

Vi prometto che sistemerò ogni cosa e che nella prossima lettera troverete tanta allegria e magari un bel paio di calze italiane di gran moda.

Dimenticavo di dirvi che Aniria ha avuto una bambina e che il marito Massud per un anno non l’ha proprio considerata, per cui io l’ho aiutata volentieri con il cuore e con le braccia in questo momento bello e difficile della sua vita.

Come vedete, care sorelle, anche all’estero ritorna il solito e triste ritornello del destino delle figlie femmine; dopo il disprezzo dei padri e la vergogna delle madri arriva immancabilmente anche la rabbia del marito.

Per fortuna il nostro baba non è stato cattivo con noi anche se ancora oggi dice che avrebbe tanto desiderato un figlio maschio.

Chiudo questa lunga lettera e a voi due mando gli auguri di una vita felice e senza speranze inutili, una vita dedicata in primo luogo al nostro Allah e rispettosa dei Suoi precetti; tutto il resto arriva da solo direttamente dal cielo e senza che voi apriate la bocca per chiedere.

La vostra sorella Mabia vi bacia con tanta dolcezza e vi saluta con tanta nostalgia.

Rita ricordati di imparare l’arabo per studiare bene il Corano e porta i miei cari saluti al vecchio molovì di Savar che quando ero piccola mi ha insegnato soprattutto la pazienza e l’umiltà, sempre nella speranza che la sua memoria sia ancora buona com’era grande la sua devozione ad Allah quando mi indicava la giusta via della nostra fede.

Credetemi !

IO & MIO PADRE

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Ho sognato di aver ricevuto una lettera scritta con un inchiostro color oro.

Io e mio padre dovevamo consegnarla presso una casa.

Io e mio padre siamo saliti con questa lettera in mano su un vagoncino delle montagne russe che andava velocissimo e verso l’alto.

Io non sono riuscita a sostenere l’ebbrezza della velocità e mi sono lanciata fuori dal vagoncino, mentre mio padre ha continuato il viaggio sulle montagne russe.”

Questo è il sogno di Mara.

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il sentimento d’amore della figlia nei riguardi del padre è una delle settecentosettantasettemila meraviglie dell’universo umano e sicuramente la più scandalosa e contestata nella bigotta e chiesaiola Cultura occidentale. Non è da meno la psicodinamica amorosa del figlio verso la madre, anzi, quest’ultima è archetipica e risale ai primordi dell’umanità. Il Principio femminile che incorpora il Principio maschile si rileva nella cultura greca e nello specifico in Gea gravida di Urano, Krono e Zeus. Si trasla nella cultura cristiana in Maria di Nazareth gravida di Gesù Cristo e si tramanda fino ai giorni nostri in qualsiasi rappresentazione verbale o visiva della diade “Madre-Figlio”. Confermo tranquillamente che quest’ultima è stata privilegiata nella storia culturale dell’uomo occidentale rispetto alla diade “Padre-Figlia”. Il mito di Edipo abbraccia entrambe le psicodinamiche e le esibisce chiaramente e senza tanti fronzoli nell’esordio e nella conclusione: Giocasta ed Edipo, Edipo e Antigone, la madre e il figlio, la figlia e il padre. Freud da buon ebreo dell’Occidente privilegiò la relazione “madre-figlio” e ne fece il monumento della sua Psicoanalisi ancor prima di erigere la lapide al padre con la “Interpretazione dei sogni”. “Vidit matrem nudam”: ahi ahi ahi! Il piccolo Sigmund aveva appena due anni e la vide allontanare abbracciata al padre lasciandolo solo e rifiutato. La concezione della donna nella cultura del Novecento non gli dava il destro per considerare maggiormente la Psicologia di Antigone, la figlia che accompagnò il padre nelle peripezie della sua colpa e della sua vecchiaia, nell’espiazione della sua “ubris” parricida e incestuosa. L’andare contro l’ordine naturale nella cultura occidentale antica è uno schema psicologico condensato nella legge dell’uniformità della Natura, in base alla quale quest’ultima non procede per salti e senza quella consequenzialità sperimentata nel tempo e nello spazio. Ancora qualche nota sulla questione “Madre-Figlio” e “Padre-Figlia”. Le chiese e i musei sono pieni di cosiddetti capolavori che vedono Maria con il figlio bambino e adulto, natalità e morte, al seno e in braccio con le braccia deposte e penzoloni con tutta la “pietas” possibile e passibile secondo le intenzioni del sublime e umano Michelangelo. Ma di Padre e Figlia niente è pervenuto, a mia modesta memoria, nelle arti scultoree e pittoriche. Nella Letteratura, di certo, non mancano le testimonianze anche sotto forma di accenni e di parti dell’opera. Il motivo è profondo e il simbolismo dice che la relazione “Padre-Figlia” è contrassegnata da incestuosa violenza e da deroga trasgressiva alla Legge di Natura. La natura di questo vissuto profondo si condensa nel concavo che riceve e nel convesso che penetra, nella recettività sessuale femminile e nella penetrazione sessuale maschile. L’adescamento femminile è protettivo, la seduzione maschile è subdola. Il Principio maschile contiene la colpa primordiale della violenza. Il Principio femminile è permeato di filogenesi, Eros e amore della Specie, mentre il Principio maschile è contraddistinto da pulsione distruttiva e mortifera, Thanatos. Se il Padre si associa alla Morte come distacco ineluttabile, la Madre aiuta la dipartita consolando la perdita, sentimento della “pietas”. Vedi di Michelangelo la scultura della “Madonna di Bruges” e la pittura della “Madonna con il bambino”. Per quanto riguarda la relazione Madre-Figlio e la Morte vedi la “Pietà vaticana”, una scultura ineffabile nei contenuti sul tema in questione.

Passo al sogno di Mara.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Ho sognato di aver ricevuto una lettera scritta con un inchiostro color oro.”

L’esordio del sogno non poteva essere più altolocato e degno di una nobiltà d’altri tempi, quando l’orgoglio si sposava all’amor proprio senza stridore e con naturalezza. Mara si fa recapitare da se stessa una storia importante e una psicodinamica universale degna di tutte le figlie delle migliori famiglie del globo terracqueo. I contenuti e i tratti della storia psichica sono stati vissuti intensamente e fissati in maniera indelebile nella “tabula rasa” della psiche della nostra protagonista.

Da chi Mara si fa mandare la lettera?

Quale storia e quale psicodinamica sono in chiamate in ballo?

Intanto i simboli dicono che “aver ricevuto” attesta di una disposizione psichica recettiva e di una disponibilità a trattare e a contrattare, “una lettera” si traduce in una storia intima e privata, “scritta” equivale a esperienza consapevolmente vissuta, “inchiostro” declina l’intensità sofferta e la fissazione emotiva, “color oro” testimonia della sacralità e della nobiltà umane del contenuto dell’esperienza vissuta che si sta profilando.

Io e mio padre dovevamo consegnarla presso una casa.”

Mara non è da sola e, guarda caso, è in compagnia del padre, una vicinanza che è una comunione d’intenti e di progetti: la storia intima e privata appartiene a una persona e alla “organizzazione psichica reattiva” di questa ben capitata. Essendo presente la figura paterna si tratta con la massima evidenza della “posizione edipica”, della conflittualità con il padre e la madre. Coordinando, Mara si sta riappropriando della sua relazione con il padre ed è in via di razionalizzarla proprio riattraversandola ed evidenziando gli aspetti più intriganti e formativi per la sua organizzazione psichica.

I simboli dicono che “io e mio padre” rappresentano degnamente la coppia edipica, “dovevamo” è ingiunzione morale dell’istanza psichica Super-Io, “consegnarla” si traduce in affidarla alla comprensione ossia decodificarla nei suoi segni, “presso una casa” attesta della presenza di questa esperienza all’interno di una struttura psichica evolutiva.

Il motivo, per cui Mara attribuisce ad altri la destinazione della lettera, s’incentra nella difesa dello “spostamento” anonimo di materiale psichico altamente personale e caldo.

Io e mio padre siamo saliti con questa lettera in mano su un vagoncino delle montagne russe che andava velocissimo e verso l’alto.”

Ed ecco la chiave d’interpretazione del sogno di Mara!

Il “vagoncino delle montagne russe” può essere un buon mezzo di trasporto per la lettera d’amore da consegnare a una fortunata estranea anche se non si spiega come può avvenire la dinamica di recapito e, in specie, se il vagoncino va verso l’alto. Fuor di metafora Mara sta rievocando la sua storia d’amore con il padre e sta riesumando le emozioni e le sensazioni che hanno contraddistinto tale rapporto. Nello specifico Mara mette l’accento sull’intensità dei vissuti e sulla “sublimazione della libido”. Quest’ultima è un’operazione di difesa direttamente proporzionale alla forza delle pulsioni e dei desideri.

Il “vagoncino delle montagne russe” è simbolo della consapevolezza dell’intensità dei vissuti, “velocissimo” idem, “verso l’alto” è la direzione della “sublimazione” delle cariche erotiche.

Tutto è come nella norma più spietata. Mara sogna la sua “posizione psichica edipica” e la maniera in cui l’ha gestita nel corso della sua formazione.

Io non sono riuscita a sostenere l’ebbrezza della velocità e mi sono lanciata fuori dal vagoncino,”

La consapevolezza non basta, la composizione delle emozioni e delle pulsioni in una cornice naturale non basta all’adolescente, per cui viene in soccorso di Mara il meccanismo della “rimozione” e della espulsione dalla coscienza di questo materiale delicato e altamente formativo della vita affettiva e sessuale, nonché dell’identità psichica. Mara non riesce a gestire la “posizione edipica” e la rimuove, la dimentica, la ridimensiona e la colloca nella sfera psichica profonda, la scarica nel dimenticatoio nel duplice senso di luogo e di energia. Le emozioni erotiche e le cariche sessuali investite nella figura paterna avevano raggiunto un’intensità tale da produrre la necessità difensiva di un depotenziamento.

La simbologia parla di “sostenere l’ebbrezza” nel senso della caduta della vigilanza della coscienza di fronte all’orgasmo, “fuori del vagoncino” si traduce in fuori dal corpo ricorrendo alla mente e bloccando il processo naturale dell’orgasmo.

mentre mio padre ha continuato il viaggio sulle montagne russe.”

Mara si stacca dall’attrazione paterna e dalla morsa edipica al prezzo di dover razionalizzare il suo trasporto sessuale e lasciando il padre adulto ed esperto a vivere autonomamente la sua vita sessuale. Mara risolve la “posizione edipica” dopo intensa vitalità attraverso la risoluzione della paura dell’incesto. Questa soluzione di rimuovere le sue pulsioni erotiche e sessuali paga il prezzo di una difficoltà della funzionalità sessuale, l’anorgasmia, l’incapacità a lasciarsi andare al moto dei sensi con la caduta della vigilanza.

Il simbolo del “viaggio sulle montagne russe” è il lasciarsi andare all’orgasmo e ai movimenti psicofisici nell’esercizio erotico e sessuale.

Si conclude il viaggio onirico di Mara e la rievocazione della sua polivalente relazione con il padre.

PSICODINAMICA

Il sogno di Mara sviluppa la “posizione edipica” e nello specifico i vissuti erotici e sessuali in relazione al padre. La risoluzione del trambusto emotivo e libidico è avvenuta tramite la “sublimazione” e la “rimozione”. Tale operazione rischia di danneggiare la vitalità sessuale con l’anorgasmia. Mara ha bloccato la sua pulsione edipica nel momento in cui la sua carica sessuale cresceva e l’attrazione diventava emotivamente intensa.

PUNTI CARDINE

Il sogno di Mara ha la sua chiave interpretativa per quanto riguarda la “posizione edipica” in “Io e mio padre siamo saliti con questa lettera in mano su un vagoncino delle montagne russe che andava velocissimo e verso l’alto.” In riguardo alla vita sessuale determinante è “Io non sono riuscita a sostenere l’ebbrezza della velocità e mi sono lanciata fuori dal vagoncino,”

DOMANDE & RISPOSTE

L’interpretazione del sogno di Mara è stata analizzata da Mariano, uno studente di Liceo delle scienze umane. Alla fine mi ha posto le seguenti domande.

Mariano

A scuola in letteratura greca la professoressa non ci ha spiegato i miti e i personaggi come fa lei, anzi non ha fatto nessun riferimento ai simboli, ha raccontato la storiella e chi si è visto si è visto. Ma siamo sicuri che lei dice cose vere e non emerite minchiate?

Salvatore

Mariano si è capito chiaramente che siamo nella meravigliosa Sicilia e nella bellissima città di Siracusa, Ortigia per la precisione, resa bruttissima dalle autorità a loro modo costituite e di tutti i tipi, ordini e gradi, resa sporchissima dai siracusani. A Siracusa si paga la tassa dei rifiuti più alta d’Italia per avere merda dappertutto e discariche a cielo aperto. Dirti che sei un giovane ignorante non è offensivo, ma è anche vero che potresti istruirti da solo, visto che la scuola si ferma a quattro nozioni, almeno a quello che dici. Purtroppo tutto quello che io scrivo non è farina del mio sacco, ma è una sintesi di tante teorie e scuole sull’argomento mito e Grecia antica. Per quanto riguarda la Psicoanalisi è meglio non parlare, perché l’argomento è sicuramente tabù.

Mariano

Invece di Psicoanalisi io sono informato perché ho letto alcuni romanzi di Alberto Moravia e ho visto che il professore d’italiano ha approfondito alcuni concetti sulla vita sessuale e sul rapporto tra figli e genitori. Ho letto “La noia” e “Agostino” e mi sono piaciuti tanto per la loro profondità. Certo c’è tanto pessimismo. Oggi noi giovani viviamo in maniera più semplice e meno contrastata, magari siamo superficiali, ma va bene così, anzi è meglio così.

Salvatore

Ti consiglio di rileggerli tra due anni e magari capirai di più.

Mariano

Ma lei pensa che sono ignorante perché non so le cose che sa lei?

Salvatore

Tu sei ignorante perché ignori tantissimo. Sei stato deprivato della giusta istruzione e delle dovute conoscenze e la tua famiglia non è stata uno stimolo giusto per farti crescere. Non parliamo della società e tanto meno delle autorità inesistenti. Mi addolora il fatto che sei stato fregato e te ne renderai conto quando porterai a cena la persona ambita e ti renderai conto di non avere argomenti di cui parlare e di essere un sempliciotto.

Mariano

Perché, secondo lei, se io vado a cena con la mia fidanzata devo parlare di filosofia e di teologia e di miti e di sogni. Io sono molto più concreto e non so se mi sono spiegato abbastanza.

Salvatore

Ho capito benissimo e non è proprio il caso di spiegarti ancora. Ti sei riscattato ai miei occhi, ma resti un povero diavolo che non sa di essere figlio di dio. Vedi, Mariano, ti hanno tolto la possibilità di capire e di spiegare in tanti altri modi il mondo in cui vivi e la persona che sei. Questo è gravissimo e per te è un danno difficile da sanare. Se ti dico che hai poche categorie interpretative, mi capisci?

Mariano

Certo che capisco, ma credo che non sia essenziale avere le sue categorie per essere intelligenti o intellettuali. Poi, io voglio essere un uomo concreto che vive di fatti e non di parole o di idee. A cosa serve capire un sogno, ammesso che sia vero quello che lei ha scritto?

Salvatore

Vedi come sei ristretto nella tua testolina. La materia grigia ha chiesto diritto d’asilo ad altra testa e adesso è profuga e forse il ministro degli interni con i suoi decreti non la farà arrivare da nessuna parte. Ciao e stammi bene. La poesia che segue non è roba per te. Lascia perdere, che a essere intelligenti si paga una tassa molto alta. Meglio un drink in compagnia dei soliti noti. Dopo si torna a casa a piedi, mi raccomando.

DEDICATO A MIO PADRE

Non mi piacciono le sagre e nemmeno le giostre,

il Carnevale,

la notte di San Silvestro,

la baraonda d’ordinanza,

il piacere relegato al suo più infimo significato.

Sono nata libera,

non portarmi sulle montagne russe

e il guinzaglio mettilo ai tuoi cani.

Non regalarmi velocità da centrifughe domestiche.

E non sono il tuo postino,

non consegno i tuoi messaggi alati alle mie rivali,

non chiedermi nulla di cui io possa un giorno pentirmi.

Non insegnarmi la tentazione di pensieri funesti,

potrei rivolgerli contro di te,

sai che lo farò,

ma forse lo fai proprio per armare la mano che ti annienterà,

così ognuno avrà modo di espiare la sua colpa.

Padre,

è stato così difficile difenderti dalle insidie del tempo,

ho avuto l’impulso di lasciarmi cadere dalla rupe di cartapesta

delle tue montagne di cartapesta

quando ho compreso che non erano le Alpi generose

dei tuoi racconti di fiaba.

Ho resistito al piacere di farti pagare il peccato primordiale

di non avermi amata come si ama una donna.

E adesso che è finita ed è ricominciata

e finita e ricominciata ancora e per sempre,

dannazione eterna di un amore umano,

vengo a riscuotere il mio credito.

Portami dentro di te,

dove scrivi parole con la tua penna di carne

e il tuo inchiostro di sangue,

imprimile sulla mia pelle acerba,

affinché io possa imparare a incidere un degno epitaffio

sulla pietra ruvida della tua tomba.

Monterò la guardia davanti alla porta del tuo regno

e braccia umane non avranno accesso alle tue braccia,

né bocche lascive alla tua bocca narrante.

Sabina