I TRE DENTISTI DI MARIANNA

TRAMA DEL SOGNO

“Mi trovo dal dentista, ma la poltrona è di legno e il piano di lavoro è pieno di ragnatele e gli strumenti sono di legno.

Arriva un dentista che non conosco e, invece di occuparsi dei miei denti, mi taglia una ciocca di capelli neri che non sono miei.

Alcuni di questi capelli cadono sugli strumenti e la cosa mi fa schifo.

Entra un altro dentista che non conosco e da lontano con uno strumento a uncino attaccato a un bastone, mi tortura un dente.

Mi stufo e me ne vado.”

Marianna

INTERPRETAZIONE DEL SOGNO

Mi trovo dal dentista, ma la poltrona è di legno e il piano di lavoro è pieno di ragnatele e gli strumenti sono di legno.

Mi sa che Marianna non è andata dal dentista, forse è andata dal falegname o da qualche altro operatore del legno o forse chissà da chi è andata. Se la “poltrona di legno” non si può tollerare, figuriamoci “gli strumenti”, sempre “di legno”, che sono sopra “il piano di lavoro pieno di ragnatele”.

Che scena surreale ha dipinto Marianna nell’esordio del suo sogno!

Ragioniamo e procediamo con cautela e forti dell’evidenza che quello di Marianna è un sogno molto coperto perché è molto simbolico. Nella realtà non va assolutamente bene uno studio dentistico di quel genere, ma nella fantasia onirica il “dentista” ci sta tutto e si decodifica come colui che opera una “castrazione”, colui che asporta una abilità e una funzione, colui che toglie il potere, un violento che depriva dell’aggressività, un chirurgo che opera una lobotomia. Di solito questa è la figura del padre e questo ruolo di maligno operatore è più che mai ascritta al padre “edipico”, quello che opera nei figli la “castrazione” perché sono andati oltre il lecito con le ampie pretese sulla madre: tutto questo nelle fantasie dei bambini. Sulle figlie il padre “edipico” non opera una “castrazione”, bensì una frustrazione dei desideri che non porta a una perdita di potere e di funzione, ma a un ridimensionamento dell’onnipotenza e all’acquisizione del potere della femminilità anche attraverso l’identificazione nella figura materna.

Allora convergiamo nel sogno in questione dopo questo preambolo chiarificatore.

Marianna è in crisi e questo stato di disagio è dovuto alla possibilità di perdere il potere femminile di seduzione a causa di fattori non ancora evidenziati. Marianna si sente inadeguata e fuori dal tempo per quanto riguarda gli strumenti tradizionali di potere, le modalità della seduzione e della conquista. La figura paterna riemerge nell’aver dato vecchi strumenti educativi per quanto riguarda il corpo, la seduzione e la sessualità. Marianna si sente vecchia e inadeguata con quello che si ritrova addosso e a portata di mano. Da tempo Marianna non vive il suo corpo in maniera dignitosa e sciolta, non si sente libera di muoversi femminilmente e di agire eroticamente. Marianna si sente castrata.

La domanda legittima è chiedere il nome dell’autore di questo barbaro rito perpetrato sulla sua pelle e sulla sua psiche. Il tempo lo dirà o almeno si spera.

Arriva un dentista che non conosco e, invece di occuparsi dei miei denti, mi taglia una ciocca di capelli neri che non sono miei.”

Prima si era presentato un “dentista” con l’aspirazione a diventare falegname, adesso si presenta un “dentista” che aspira a diventare parrucchiere. Il sogno di Marianna è altamente simbolico e fa sorridere per questa strana contaminazione di figure e di mestieri. Oltretutto, la magia regna sovrana tra capelli di altri che vengono tagliati a Marianna e denti gaudenti perché nessuno li estrae. Decodificare urge in tanto “bailamme” per capire e proseguire nell’interpretazione del sogno di una fantasiosa Marianna. La “castrazione al femminile”, che doveva essere operata dal primo “dentista” estraendo un dente simbolo del potere e dell’aggressività, viene rimandata dal secondo strano “dentista” che mutila e coarta le idee di Marianna, idee che oltretutto non erano sue e aveva assimilato da altri. La “castrazione” e la perdita del potere avvengono per via mentale e non odontoiatrica. Un uomo, il padre o similare figura, ha impedito alla mente brillante di Marianna l’elaborazione ideologica e la formazione di un patrimonio di idee che storicamente si è sviluppato nel corso storico della cultura. Il “dentista” è sconosciuto perché il meccanismo di difesa dello “spostamento” trasla la figura paterna e il carico delle emozioni e dei sentimenti per consentire il prosieguo del sonno e del sogno.

Alcuni di questi capelli cadono sugli strumenti e la cosa mi fa schifo.”

Le idee hanno inibito le funzioni organiche e questa degenerazione non è giustamente gradita a Marianna. Si è verificata una psicosomatizzazione. La psicodinamica descritta è proprio quella dell’investimento ossessivo sul corpo e della “conversione” che inibisce la funzionalità degli organi e degli apparati. Questo contagio delle idee nel corpo produce il disturbo psicosomatico in quanto la tensione nervosa innescata non può essere gestita dal sistema psichico perché va al di là dell’omeostasi e deve essere scaricata proprio innervandosi e andando a ledere la funzionalità organica. Marianna è oltremodo ossessionata da idee che vertono sul corpo e disturbano in tal modo l’equilibrio nervoso delle principali funzioni. Ma quale funzione?

Entra un altro dentista che non conosco e da lontano con uno strumento a uncino attaccato a un bastone, mi tortura un dente.”

Si tratta sempre della funzione fallica. Marianna si fa torturare “un dente”, il potere di donna, da un altro uomo che lei vive come castrante e che ha con lei un approccio sessuale con un fallo a uncino, come quello del diavolo all’epoca delle streghe, cautelativamente tenuto a debita distanza e senza coinvolgimento erotico, per intenderci. Con quest’ultimo quadretto il sogno di Marianna si precisa meglio e la simbologia trova la sua quadra. Marianna è ai ferri corti con se stessa e riverbera questa insoddisfazione nella relazione con i suoi uomini che vive come castranti, come limiti all’espansione del suo potere di donna, non li trova adeguati al suo narcisismo e all’esaltazione delle sue mirabili doti e capacità. Marianna ha un approccio superbo e altolocato verso il maschio, ma questa pretesa superiorità non sa dove poggiarla e come giustificarla, perché lei stessa ritiene che sia frutto di un’ideologia sbagliata e di schemi culturali che le sono stati imposti. Attraverso i tre dentisti presenta in sogno il suo “fantasma del maschio” nella parte esclusivamente “negativa”, il maschio che castra e che fa male, una versione non esclusivamente sessuale ma anche psichica. Il maschio è un limite perché impone e domina. Chiaramente questa è la figura paterna nella modalità che Marianna ha vissuto da bambina nell’ambito familiare. Da questa immagine negativa del maschio Marianna non si è spostata, per cui ha vissuto i suoi maschi sessualmente come degli stupratori e culturalmente come dei tiranni che impongono a lei e alle donne modalità di pensiero e ideologie non condivisibili. Per fare questa piccola personale rivoluzione Marianna ha fatto ricorso al suo narcisismo e si è isolata dagli altri per fare forza sulle sue idee in attesa di comunicarle alle donne e anche a quei maschi violenti che sono l’oggetto della sua avversione. Il sogno di Marianna oscilla tra la sessualità, evidente nei simboli maschili del “bastone” e dello “strumento a uncino”, e la cultura dominante di stampo maschilista: il maschio che stupra e il maschio che comanda. Si può anche cogliere in questa esagerazione difensiva dal coinvolgimento una forma di “invidia del pene”, visto che Marianna compete e resiste alle stranezze e alle violenze tutte maschili che stava per subire. Il sogno è vario e variopinto, individuale e collettivo, psicologico e ideologico. Marianna è partita dalla figura paterna e ha svolto i suoi vissuti in riguardo alla relazione sessuale e mentale con gli uomini. Il sogno parte dalla “posizione edipica” e tocca la “posizione genitale” in maniera incompleta per poi fuggire e rifugiarsi nell’isolamento della “posizione narcisistica” e in attesa di maturare un approccio dignitoso verso il maschio e rispettoso verso le idee e il corpo delle donne.

Mi stufo e me ne vado.”

Per il momento Marianna non è in vena di concessioni e di gratificazioni, ha troppo subito dai suoi uomini e soprattutto dal padre da bambina e da adulta. La fuga dal problema e dal conflitto è per il momento la strada più breve e più spedita, la difesa psichica a portata di mano o di mente e si chiama “rimozione”: basta non pensarci più, almeno per il momento. Il meccanismo psichico di difesa “evitamento” bloccherà l’angoscia di “castrazione” contenendola in attesa di usare un altro meccanismo adatto allo scopo quando il precedente non servirà più. E così, di meccanismo in meccanismo e di difesa in difesa, la vita di Marianna scorre come un fiume che cerca la sua foce. Di certo, si può vivere e si vive bene senza torturatori e soprattutto senza padri castranti. Importante coltivare la propria autonomia psicofisica e liberarsi di queste figure che popolano il palcoscenico delle relazioni e delle comunicazioni.

Vade retro Satana!

Semper!

I DENTI DA TOGLIERE

 

 

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Sogno di svegliarmi perché sento la mano di lui che prende la mia.

Mi dice che non è andato a Imola ma a Pozzuolo del Friuli, dal dentista a farsi togliere un dente.

Dice che è stata molto dura e vedo dallo sguardo che è sofferente e ha un segno sulla fronte.

Gli chiedo perché non me l’ha detto che l’avrei accompagnato.

Lui mi risponde che la settimana successiva deve tornare per toglierne un altro e per sistemarsi la bocca.”

Questo è il sogno di Magda.

 

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 

CONSIDERAZIONI

 

Il sogno di Magda contiene un tema specifico in riguardo al suo uomo: la perdita di potere e la caduta dell’aggressività.

Il sogno riferisce una psicodinamica sentimentale di coppia con la sottesa sfera sessuale. La linearità logica consequenziale del sogno ha aiutato Magda a continuare a dormire, ma la simbologia è presente e attesta la “modalità di attaccamento” della coppia. Magda sintetizza il suo stato psichico nella relazione con il suo uomo e il corredo dei fantasmi evocati dalla situazione in cui, suo malgrado, si trova.

Questo sogno conferma che il sognatore è autore e attore principale dei suoi vissuti al di là dei personaggi presenti. Nel sogno immettiamo sempre il nostro materiale psichico e nient’altro. Il sogno è di Magda e riguarda se stessa e i suoi vissuti nei confronti del suo uomo al di là della “proiezione” che opera nei confronti di quest’ultimo: “dal dentista a farsi togliere un dente.

Dice che è stata molto dura.”

Procedo con ordine e chiarezza.

 

SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

 

“Sogno di svegliarmi perché sento la mano di lui che prende la mia.”

 

Questo è il bisogno psicofisico di Magda: un uomo affettuoso ed empatico, un “lui” che comunica con il corpo e nello specifico con il tatto, “sento”, un uomo che si fa sentire sulla pelle, una relazione sentimentale giusta e degna di una donna innamorata o, quanto meno, legata da una storia e da una serie di pulsioni.

“Svegliarsi” in sogno equivale a prendere coscienza del materiale psichico rimosso, a esercitare le funzioni cognitive dell’”Io”, a essere consapevole del forte desiderio e dell’avara realtà in atto. Magda ha bisogno di affetto e di riconoscimento da parte del suo “lui”. La “mano” condensa la relazione con l’altro e rappresenta il desiderio di fusione e di complicità empatica. “La mano di lui che prende la mia” è la “traslazione” della più concreta fusione sessuale.

 

“Mi dice che non è andato a Imola ma a Pozzuolo del Friuli, dal dentista a farsi togliere un dente.”

 

Magda vive il suo uomo come un imbroglione o un confuso, in ogni caso  inaffidabile e precario a livello sessuale: “a farsi togliere un dente.” La donna ha percepito che il suo uomo sessualmente non la cerca e si è messa in discussione attribuendo a se stessa il calo della di lui “libido”: non gli piaccio più, non lo eccito, sono brutta e vecchia. Il “dentista” è simbolo della “castrazione” operata dal padre e in Magda si manifesta come “fantasma depressivo di perdita di potere”. Il “dentista” è la “parte negativa del fantasma del padre”. Il “dente” è chiaro simbolo del potere sessuale e relazionale all’interno della coppia. Magda non si sente desiderata e seduttiva quanto basta per essere desiderata dal suo uomo.

Spiego meglio: all’interno della coppia si è evidenziata una crisi affettiva con il suo sacrosanto risvolto sessuale. Magda si sente responsabile di questa caduta di “libido” del suo uomo e soffre per la perdita di potere seduttivo e sessuale all’interno della coppia.

 

“Dice che è stata molto dura e vedo dallo sguardo che è sofferente e ha un segno sulla fronte.”

 

Magda proietta su di “lui” la dura, “molto dura”, situazione in atto, insieme alla sofferenza legata alla difficoltà del momento. La contingenza non è delle più fortunate e l’insulto del tempo si coglie nel “segno sulla fronte”: una ruga che funge da promemoria dell’invecchiamento? Oppure il “segno sulla fronte” è una distinzione, un battesimo, un’individuazione, un’appartenenza, una connotazione psichica, la memoria di un trauma? Il “segno sulla fronte” si esibisce in società e si mostra agli altri come nei migliori romanzi di Kafka.

A quale categoria appartiene Magda?

Magda appartiene alla classe delle donne che erroneamente si mettono in discussione per le distorsioni e le “defaillances” degli uomini e in loro tutela si assumono le responsabilità del caso.

 

“Gli chiedo perché non me l’ha detto che l’avrei accompagnato.”

 

Magda cerca di recuperare il suo ruolo di donna e offre la sua disposizione ad alleviare la sofferenza. L’uomo di Magda non comunica neanche il dolore e lei sa questa mancata comunicazione è deleteria per la vita della coppia.   Magda si sente esclusa dalla vita affettiva del suo uomo. Il simbolo “l’avrei accompagnato” si traduce partecipazione e condivisione, attributi della naturale e corretta psicodinamica di coppia.

 

“Lui mi risponde che la settimana successiva deve tornare per toglierne un altro e per sistemarsi la bocca.”

 

La “castrazione” continua e si protrae nel tempo. Magda incentra il sogno sul dente e sulla bocca, sul dentista e sulla sofferenza, sul problema sessuale e sulla perdita di potere legata alla senescenza. Meno male che c’è il dentista “per sistemarsi la bocca”. Il “dentista” imperversa nel sogno, è l’ago della bilancia psichica di Magda. Il “dentista” è quel padre che non si è accorto della figlia bambina e non ha apprezzato quell’attrazione psicofisica a lui riservata.

 

PSICODINAMICA

 

Il sogno di Magda evidenzia la psicodinamica di una donna alle prese con la sessualità dell’uomo che invecchia e con la conseguente messa in discussione della sua bellezza e della sua avvenenza. Il sogno tratta della perdita del potere erotico e seduttivo di Magda e rievoca il “fantasma della castrazione” al femminile legato al mancato riconoscimento da parte della figura paterna e alla necessaria accettazione della femminilità in riguardo all’identità psichica.

 

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

 

Nel sogno di Magda si evidenzia l’istanza “Io” nella formulazione “narrante” del sogno e nella “razionalizzazione” della situazione in atto. L’istanza “Es” è presente nel “fantasma di castrazione”: “dal dentista a farsi togliere un dente.”

L’istanza “Super-Io” si presenta nella figura del “dentista”. La “posizione psichica” è quella “edipica”: il dentista è la “traslazione” del padre.

 

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

 

Il meccanismo della “proiezione” determina l’impianto del sogno: Magda attribuisce al suo uomo la psicodinamica della perdita depressiva del potere  seduttivo, erotico e sessuale. Il meccanismo della “traslazione” si evidenzia in “mano di lui che prende la mia”. La “condensazione” è presente in “sistemarsi la bocca”. Lo “spostamento” si attesta in “dente” e “dentista”.

 

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

 

Il sogno di Magda presenta un tratto psichico “genitale” inserito nella cornice “edipica”: affettività e dipendenza. La “organizzazione psichica reattiva” è “genitale”: donazione sentimentale e affettiva.

 

FIGURE RETORICHE

 

Le figure retoriche coinvolte e riscontrabili sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “mano” e “bocca”, la “metonimia” o nesso logico in “dente” e “dentista”, la “antonomasia” o selezione in “segno sulla fronte”.

 

DIAGNOSI

 

Il sogno di Magda evidenzia il conflitto psichico femminile legato alla perdita di potere seduttivo, erotico e sessuale.

 

PROGNOSI

 

La prognosi impone a Magda di far di necessità virtù convertendo la perdita di potere nell’acquisto di nuovi tratti caratteristici e di nuove formule. La “razionalizzazione” e la compensazione del “fantasma di castrazione” sono da ricercare in maniera assoluta.

 

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

 

Il rischio psicopatologico si attesta nel persistere e rafforzarsi della visione pessimistica di se stessa. “Amor fati” è opportuno per impedire una psiconevrosi depressiva.

 

 

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

 

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Magda è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

 

RESTO DIURNO

 

La causa scatenante del sogno di Magda si attesta nella delusione di  aspettative affettive e fusionali.

 

QUALITA’ ONIRICA

 

La qualità del sogno di Magda è la freddezza rievocativa e la chirurgica precisione nei passaggi simbolici.

 

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

 

IL SOGNO SECONDO ECCLES

da

“L’Io e il Suo Cervello”, volume secondo, pagine 449,450,451,

Armando Armando Editore in Roma nel 1981.

Commento di Salvatore Vallone

 

Eccles

 

“Con il sonno muta il livello dell’attività cerebrale e l’attività dei neuroni.

L’elettroencefalogramma dimostra che quest’ultima durante il sonno è diversa rispetto alla veglia e che essi hanno perduto gli schemi di attività tipici della veglia. Alcuni vanno lentamente, altri velocemente. Si diffonde un certo stato di caos con scariche improvvise. Il sonno non interrompe l’attività dei neuroni che somiglia a un’attività disordinata.

La Mente autocosciente si trova a non aver nulla da leggere. Davanti a sé trova moduli chiusi. Deprivata di qualsiasi dato e questo è lo stato d’incoscienza nel sonno. Da una mancata lettura non viene fuori nulla.”

 

Commento

 

Il dato oggettivo dell’elettroencefalogramma attesta che il sonno comporta non soltanto una diversità nell’attività cerebrale e neuronica rispetto alla veglia, ma soprattutto un certo stato di caos e di disordine isterico da parte dei neuroni, una quasi follia dovuta alla mancanza degli schemi della veglia, delle modalità di azione e soprattutto di lettura dei dati da parte dei neuroni. Nulla da leggere e i moduli sono chiusi nell’incoscienza del sonno. I neuroni attivi nel disordine non producono alcunché.

Degna di nota è la definizione di “Mente autocosciente “ che si può tradurre psicologicamente nella consapevolezza dell’Io, nell’Io che “sa di sé” partendo dalla base organica e dalla funzione cerebrale.

Lo stato d’incoscienza nel sonno dipende dal caos dei neuroni, dalla mancanza di ordine e dalla chiusura dei moduli, dall’impossibilità della Mente autocosciente o “Io” di poter leggere e tradurre l’attività dei neuroni nella trama di un sogno.

 

 

NOTA BIOGRAFICA

 

John Carew Eccles, neurofisiologo e filosofo australiano, è nato nel 1903 ed è morto nel 1997. I suoi studi sulla “fisiologia dei neuroni” e la sua scoperta del “meccanismo biochimico dell’impulso nervoso” gli hanno procurato il premio Nobel per la Medicina nel 1963, riconoscimento condiviso con Lloyd Hodgkin e Andrew Fielding Huxley.