ALLE MIE ZIE

Morbido amore corvino

con le forme della madre terra

ho conosciuto.

Abbondante amore senza interesse,

senza requisiti,

legame profondo,

il sangue.

Calmo amore che gode della vita,

piacere nelle piccole cose,

in ogni cosa.

Il tempo si dilata e diventa eterno

nella bellezza di questo momento.

A questo amore ho aperto il mio cuore,

ne sono usciti fiori,

petali e foglie delle più belle,

di ogni colore,

ne sono uscita io,

ne è uscito il mio mondo.

Lucia

IL PADRE E IL BAMBINO

TRAMA DEL SOGNO

“Il sogno è il seguente: dapprima la visione parziale e notturna di un vecchio cimitero (pressoché monumentale, come in genere in altri miei sogni) consistente in una scala di pietra circondata da fittissimi arbusti. Alla base di essa, a destra, una cappelletta; in alto a sinistra un viottolo conduce ad un’altra cappelletta.

I miei genitori, specie mio padre che lavora al comune, mi raccontano un recente caso piuttosto strano, che molto rumore ha fatto nella nostra città: due morti, nello specifico quelli che riposano nelle due cappellette di cui sopra, hanno iniziato a decomporsi in modo abnorme.

Pare che abbiano essudato una placenta (?) la quale ha travalicato la cassa in cui sono racchiusi deteriorando orrendamente perfino le pareti interne delle rispettive cappellette, umide e scalcinate come per un lungo periodo di infiltrazioni.

I cadaveri stessi devono puzzare in maniera indicibile. Tutto ciò mi viene raccontato in Via Cavour, un viottolo del centro storico di ***. Da lì stesso, come nel pensiero, ho visione del cimitero. Provo addirittura a controllare sul mio cellulare come sia avvenuto un fatto del genere: leggo che è si raro, ma possibile.

Poi mi raccontano di un esperto chiamato da fuori per ovviare all’incidente dei cadaveri. Devono essere riesumati per potergli praticare l’asportazione degli organi interni, in particolare il cuore.

Mio padre immagina con commozione le esalazioni pestifere, di gran lunga superiori a quelle di un ordinario cadavere, che l’esperto dovrà affrontare.

Infine arriva quella che deve essere la rivelazione, ma che per la verità non mi scuote oltremodo, quasi ne fossi intrinsecamente a conoscenza: uno di quei morti, quello della cappelletta in alto è proprio mio figlio, mio figlio che è vivo, lo so, ma che ha pure un cadavere in quel cimitero.

Nutro ugualmente per lui gran pena. Penso infatti all’esperto, su come potrà mettere mano su quel corpicino decomposto, per strappargli il cuore, provando infine compassione anche per lui.

Vedo anche in scorcio l’interno della cappelletta. Quella che racchiude il corpo di mio figlio non è propriamente una cassa, ma una scatola quadrangolare piuttosto malridotta e rivestita da un foglio del genere pacchi regalo, di un azzurro a fiori sbiadito.

Come in una radiografia gialla riesco per giunta a vederne all’interno, pur se in maniera incerta, gli ossicini.

Rimprovero bonariamente i miei di non avermi detto subito la verità, anche se per il mio bene.

L’angoscia soffocante di questo sogno molto dettagliato, mi ha accompagnato per tutta la notte, in cui altri sogni, altrettanto chiari, mi riportavano alla mente il precedente, quasi ne fossero il proseguimento, ma in essi non sono più comparsi né cimiteri, né cadaveri.”

Valentino

INTERPRETAZIONE DEL SOGNO

Il sogno è il seguente: dapprima la visione parziale e notturna di un vecchio cimitero (pressoché monumentale, come in genere in altri miei sogni) consistente in una scala di pietra circondata da fittissimi arbusti. Alla base di essa, a destra, una cappelletta; in alto a sinistra un viottolo conduce ad un’altra cappelletta.”

Valentino è una persona attenta e precisa, intellettivamente analitica e sensibile al particolare spaziale, sentimentalmente legato alla sua storia e alla sua formazione, affettivamente controllato nell’espressione della sua interiorità. Valentino sa anche essere formale, in linea con l’ambiente temperato delle tradizioni, con i valori annessi e connessi. La sua sensibilità si sposa senza stridore con l’autocontrollo e la freddezza, quando serve e quando non guasta, come lo zucchero nel caffè degli intenditori. Con questo bagaglio psico-culturale di fondo Valentino s’imbatte in sogno nella “visione parziale e notturna di un vecchio cimitero monumentale”. Traduco l’interazione dinamica dei simboli. Valentino ha una consapevolezza crepuscolare, razionalmente poco lucida e nei fatti incompleta, del suo materiale psichico “rimosso” e pervenuto, nel corso della sua esistenza, soltanto in parte alla coscienza dell’Io e all’opera di “razionalizzazione”, sempre dell’Io, semplicemente perché le sue “resistenze” psichiche lo hanno impedito al fine di mantenere un equilibrio psicofisico e la “omeostasi” tra pulsioni opposte. In questo modo si è stabilito, in certe congrue circostanze e sotto determinati stimoli, un conflitto nevrotico dovuto al “ritorno del rimosso” e alla necessità che quest’ultimo sia gestito dai vari “processi e meccanismi psichici di difesa” dall’angoscia, sempre per garantire il miglior equilibrio psicofisico e per continuare a vivere. “La scala di pietra circondata da fittissimi arbusti” conforta l’interpretazione proprio con l’ambivalenza del salire e dello scendere, così come i “fittissimi arbusti” attestano del materiale psichico “rimosso” che non riesce a vedere la luce della coscienza e della consapevolezza. Valentino può “sublimare” la sua angoscia se sale questa “scala” e può “materializzare” la sua angoscia se scende questa “scala” che condensa la psicodinamica del suo cimitero interiore, il suo “fantasma di morte” e di inanimazione, di perdita e d’inerzia. Valentino sta sognando di sé, della sua “organizzazione psichica reattiva” e dei suoi conflitti psichici, al di là delle cause scatenanti che hanno portato all’elaborazione della trama del sogno. Ma ancora non è finita la “condensazione” del cimitero di Valentino. La sua attenta analisi precisa che “alla base a destra” c’è “una cappelletta”. Traduco: ho piena consapevolezza nei pensieri e nei fatti di un mio “fantasma di morte”, mentre dell’altro “fantasma di morte” che ho sublimato, la “altra cappelletta in alto a sinistra”, devo ancora avere consapevolezza perché in parte è rimosso e il processo di presa di coscienza non è spedito e agevole. Valentino ha bonificato la sua angoscia depressiva di morte con la “materializzazione” realistica e la “sublimazione”. Questi processi hanno funzionato nel contenere l’angoscia, ma non bastano perché dalle sue maglie sfuggono tensioni e conflitti che decisamente non dispongono a una buona salute psicofisica. Simbolicamente il “viottolo” non è la bella strada aperta della “razionalizzazione” di cui Valentino ha bisogno per risolvere il materiale “rimosso” ed evitare il “ritorno del rimosso”.

I miei genitori, specie mio padre che lavora al comune, mi raccontano un recente caso piuttosto strano, che molto rumore ha fatto nella nostra città: due morti, nello specifico quelli che riposano nelle due cappellette di cui sopra, hanno iniziato a decomporsi in modo abnorme.”

Il padre, autorità in proposito, accorre in aiuto a un figlio perplesso che ha vissuto traumaticamente le sue due perdite, “cappellette”, e ha usato “processi” di difesa dall’angoscia diversi. Valentino “proietta” sul padre la sua funzione razionale per capire i traumi che si stanno profilando in queste due perdite, in queste “due cappellette”. Il sogno si compiace di precisare che due lutti sono occorsi con due “fantasmi di morte” identici: l’inanimazione traligna nella decomposizione. Un lutto è stato “sublimato”, quello “sopra”, e l’altro lutto è stato concretamente vissuto, quello “sotto”. Un lutto è stato razionalizzato, quello a “destra”, l’altro lutto tende al dimenticatoio della rimozione, quello a “sinistra”. Le due “cappellette” sono ben servite. Pur tuttavia, Valentino non si accontenta dell’angoscia di morte come perdita della vitalità, ha bisogno di introdurre l’aggravante della decomposizione, un’angoscia che appartiene ai suoi vissuti dell’infanzia, che non è un’angoscia nevrotica di “castrazione” in superamento e risoluzione della “posizione psichica edipica”, conflitto con il padre, che non è un’angoscia borderline da “perdita d’oggetto”, solitudine interiore, ma è una pericolosa angoscia di “frammentazione”, disgregazione dell’Io, vissuta ed elaborata nei primi anni di vita. Decisamente Antonello si dice in sogno che nella sua prima infanzia sono intercorsi dei traumi che hanno favorito l’elaborazione di fantasie abnormi che avevano come tema un bambino morto e chiuso in una bara e dentro una “cappelletta”. In effetti non è “abnorme” la decomposizione naturale dei corpi, ma il racconto del padre e il “molto rumore” che ha fatto non nella città, ma dentro il piccolo Valentino, l’eco psichico che è risuonato durante l’evoluzione del bambino. Uno dei “due morti” è Valentino in persona, la rappresentazione fantasmica del suo corpo inanimato. Chiediamoci il perché di questo “fantasma di morte” così pericoloso. La risposta è duplice nella sua semplicità: o Valentino da piccolo ha assistito al funerale e alla tumulazione di un bambino e ha ricamato un bel trauma, o Valentino è stato sollecitato a elaborare progressivamente il trauma sullo stimolo dei racconti macabri dei genitori improvvidi, il padre “in primis”, che si trastullavano a terrorizzare il bambino e i suoi affini e simili. Il secondo è più pericoloso del primo perché ha innescato la Fantasia e l’amplificazione dei temi mortiferi, ha allargato a dismisura il “fantasma di morte”, che di per se stesso è assolutamente naturale nel primo anno di vita perché è il prodotto della modalità di pensiero dell’universo infantile. Eppure Valentino sogna il “modo abnorme” in cui un “trauma” di morte ha nutrito e nutre il “fantasma” di morte.

Pare che abbiano essudato una placenta (?) la quale ha travalicato la cassa in cui sono racchiusi deteriorando orrendamente perfino le pareti interne delle rispettive cappellette, umide e scalcinate come per un lungo periodo di infiltrazioni.”

La precisione semantica e la puntualità linguistica attestano del lavorio costante che la Fantasia di Valentino ha operato su questi temi della morte e dei corpi in orrenda metamorfosi. Crescendo, il bambino ha apportato le pezze giustificative al suo trauma e lo ha reso complesso e sofisticato con le normali e difensive esagerazioni del caso. Queste “cappellette” e queste “bare” sono dei contenitori e, di conseguenza, hanno una simbologia femminile e materna, appartengono al corredo psicofisico della Dea Madre, la Signora della Vita e della Morte. La “placenta” che essuda e che viene fuori dal grembo è la perfetta allegoria della Morte per parto, la metafora di un aborto che lascia conseguenze non soltanto psicologiche, ma anche fisiche nella persona che l’ha vissuto, la madre in primo luogo.

Quale psicodinamica e quale psicodramma si combinano in queste succose parole e in questi acrobatici concetti che descrivono e circoscrivono il sogno orrendo di Valentino?

Valentino ha subito un lutto e ha vissuto la frustrazione della sua paternità in maniera traumatica?

Valentino rievoca in maniera simbolica un episodio reale occorso nella sua infanzia alla madre o alla sua donna in età adulta?

Una “angoscia di frammentazione” è proiettata anche sulle “cappellette” con tutto il supporto della macabra decomposizione. Quest’ultima è una fantasia dominante di Valentino bambino sottoposto alle frustate del racconto degli adulti o a un fatto reale a cui ha assistito. E’ anche possibile nella ricchezza del sogno che Valentino abbia subito il trauma di una donna che faceva fatica a restare incinta e a darli un figlio, nonostante il lungo periodo di infiltrazioni, nonostante i tanti rapporti sessuali. E magari questa donna ha subito alcuni aborti che hanno reso l’attesa di un figlio tanto desiderata e contrastata. Il sogno dice chiaramente, senza precisare i particolari, la psicodinamica e il possibile svolgimento di questi fatti e di questi traumi. Resta assodata l’ambivalenza tra la realtà vissuta e l’elaborazione della Fantasia sul tema della maternità e della morte da parte di un contrastato e perplesso Valentino. Se consideriamo i “segni” linguistici, le parole e la semantica, i “significanti” e i “significati”, quello che vale per il solo Valentino secondo i suoi codici e quello che vale per tutti gli altri secondo la logica del vocabolario, si resta di stucco di fronte ad “abbiano essudato”, “ha travalicato la cassa”, “deteriorando orrendamente”, “cappellette umide e scalcinate” proprio per quei contenuti psicofisici a cui rimandano chi elabora e chi legge, Valentino e noi spettatori. E non si tratta soltanto di arte retorica in onore al “fantasma di morte”, di metafore, di metonimie, di sineddochi, di iperboli, di enfasi, è tutto anche secondo Natura, come Natura comanda Valentino ubbidisce e risponde.

A questo punto si spera in una migliore chiarezza della trama nel prosieguo del sogno per andare a bersaglio, almeno a un bersaglio grosso.

I cadaveri stessi devono puzzare in maniera indicibile. Tutto ciò mi viene raccontato in Via Cavour, un viottolo del centro storico di ***. Da lì stesso, come nel pensiero, ho visione del cimitero. Provo addirittura a controllare sul mio cellulare come sia avvenuto un fatto del genere: leggo che è si raro, ma possibile.”

Su queste due morti e su queste due “cappellette” Valentino ha maturato notevoli sensi di colpa che, purtroppo, non riescono a raggiungere la coscienza dell’Io per essere verbalizzati in maniera razionale e si fermano all’espressione simbolica: “i cadaveri devono puzzare in maniera indicibile”. Si conferma la tesi che Valentino da bambino ha sentito i racconti degli adulti su questi temi luttuosi e oltremodo impressionanti: “tutto ciò mi viene raccontato” in un luogo dove Valentino ha vissuto la sua infanzia. “via Cavour”. Il passaggio dal racconto all’allucinazione della Fantasia è immediato. Al racconto corrisponde in simultanea l’immagine del cimitero e l’elaborazione del tema tramite il controllo sul “cellulare”: passaggio dalla realtà alla sua allucinazione tramite la Fantasia e alla conferma tramite l’ausilio elettronico. La meraviglia di Valentino risiede sul fatto quasi magico che il pensiero e l’allucinazione vanno di pari passo. Al bambino raccontano un fatto tragico e il bambino ascolta, immagina, rappresenta dentro di sé, dà la luce alle scene e matura il suo personale “fantasma di morte”. E’ descritta in tal modo l’auto-confabulazione di Valentino infante sui temi traumatici raccontati dal padre e la ricerca di avvallo: “controllare sul mio cellulare”. Il ricorso ai tempi moderni e alla tecnologia dominante traduce il bisogno del bambino di capire e di razionalizzare. Ma Valentino non ha ancora gli strumenti logici perché è ancora un bambino. Valentino si è chiesto nel tempo come mai queste esperienze traumatiche siano capiate proprio a lui e si è reso conto dell’eccezionalità degli eventi e della verità dei fatti, siano essi racconti e siano essi allucinazioni. La Psiche è fatta così ed è anche ghiotta di narrazioni per riempirsi d’orgoglio e per pavoneggiarsi nel cortile di via Cavour.

Poi mi raccontano di un esperto chiamato da fuori per ovviare all’incidente dei cadaveri. Devono essere riesumati per potergli praticare l’asportazione degli organi interni, in particolare il cuore.”

Il bambino Valentino è stato affidato a uno psicologo, è stato portato da un “esperto” di traumi che possa curargli l’azione nefasta del “fantasma di morte” che tanto sconquasso ha procurato nel suo animo. Questi medici della psiche sono personaggi strani e non se ne vedono in giro specialmente nei tempi andati e in certi contesti refrattari alla Psicologia come l’Italia del recente passato. Questi esperti vengono “da fuori” e possibilmente dal Continente. Così diceva mia nonna Lucia negli anni sessanta in quella Sicilia fatta, come sempre, a modo suo in mezzo al Mediterraneo e con un piede in Africa e un piede in Italia. “L’incidente dei cadaveri” si può risolvere tramite la presa di coscienza del trauma subito: “devono essere riesumati”. Ma non basta, al trauma deve essere asportata la carica nervosa, l’intensità emotiva che lo tiene in vita. Ecco la psicoterapia analitica: la “razionalizzazione” del trauma o del lutto. Bisogna sviscerare i vissuti sul tema della morte e in particolare risolvere la paura e l’angoscia, i valori emotivi e neurovegetativi che tengono in vita il trauma subito e allucinato per naturale necessità difensiva. Bisogna raffreddare la carica allucinatoria e razionalizzare le esperienze che hanno portato il bambino a tanta sofferenza. A tal proposito ricordo che mia madre nel 1954 mi portò da una donna anziana per curarmi “u scantu”, la paura, e la pagò con mezzo chilo di pasta, ditalini rigati per la precisione del rinomato pastificio Conigliaro presso la borgata di Siracusa. Erano tempi eroici in cui l’infanzia era sottoposta a logorii psichici di varia natura e di una certa entità da una cultura rimasta fascista. Del resto non poteva essere diversamente perché la Cultura, come la Psiche, ha tempi evolutivi più lunghi di quelli politici. Eppure lo psichiatra e la maga erano presenti, sia pur nella loro stranezza e in concorrenza ai preti dalle nere tonache svolazzanti per le strade, a testimoniare le sponde opposte del mar Mediterraneo.

Mio padre immagina con commozione le esalazioni pestifere, di gran lunga superiori a quelle di un ordinario cadavere, che l’esperto dovrà affrontare.”

Il padre di Valentino è stato sensibile alla Psicologia e alla psicologia del figlio, dal momento che era consapevole dei danni che i traumi in riguardo ai morti procurano ai bambini e a suo figlio nello specifico. Le “esalazioni pestifere” sono proprio gli effetti dolorosi che dal Profondo psichico affiorano alla coscienza quando la “rimozione” non funziona: “ritorno del rimosso”. Di poi, bisognerà “razionalizzare” e comporre il materiale emerso destituendo la carica nervosa implicita. Questo breve capoverso è l’allegoria di un trattamento psicoterapeutico a orientamento psicoanalitico: dall’Inconscio al Conscio del primo sistema psichico freudiano, dall’Es all’Io del secondo sistema psichico sempre freudiano, dal Profondo rimosso all’Io. Il comandamento esige di riportare alla luce della coscienza il trauma dimenticato ma presente sotto forma di sintomi nel bambino e nell’adulto. Il padre di Valentino ha avuto la sensibilità di far curare il figlio ammalato di un male per quei tempi ambiguo e avvolto dal pudore e spesso dalla vergogna. Quello di Valentino non è stato del resto un semplice trauma che ha maturato un “fantasma di morte”, è stato più intenso e delicato: “le esalazioni erano di gran lunga superiori a quelle di un ordinario cadavere”. Sia dato ulteriore merito alla sensibilità del padre di Valentino. Degna di nota è l’espressione linguistica “ordinario cadavere” a cui si associa la necessità di una figura straordinaria, di un “esperto” con i controcoglioni.

Infine arriva quella che deve essere la rivelazione, ma che per la verità non mi scuote oltremodo, quasi ne fossi intrinsecamente a conoscenza: uno di quei morti, quello della cappelletta in alto è proprio mio figlio, mio figlio che è vivo, lo so, ma che ha pure un cadavere in quel cimitero.”

Valentino è padre e non si “scuote” di fronte al riconoscimento del figlio morto che è vivo e che si trova nella “cappelletta in alto”. E’, oltretutto, consapevole di questa assurdità logica da film di Totò e Peppino nel meraviglioso Neorealismo italiano degli anni cinquanta. Valentino esterna ed esibisce una consapevolezza sbalorditiva su quello che sta dicendo e affermando. E ha pienamente ragione, perché, mentre dorme, sogna secondo la Logica onirica e non secondo la Logica di Aristotele, quella che usiamo da svegli, quella che afferma che A è A e non è B. Cerco di coordinare e sintetizzo al meglio il quadro psichico ed esistenziale tempestoso. Valentino è padre, Valentino ha un figlio verso il quale nutre una profonda aggressività per motivi che per il momento non si evidenziano e questa carica nervosa la sublima, tant’è vero che il figlio si trova nella “cappelletta in alto”, di cui si è detto al momento opportuno e in precedenza. Per questo motivo non si scompone e non si adombra, perché in sogno sa che il figlio è simbolicamente morto in quanto aggredito dal padre e nella realtà è pienamente vivo e non è ben vissuto sempre dal padre. Più chiaro di così non si può, neanche con il Vetril. Però, una domanda sorge spontanea presso il popolo moralista ed è la seguente: come fa un padre a essere aggressivo con il figlio? Nelle buone parrocchie è lecita, ma nel consorzio psicoanalitico la domanda è sciocca semplicemente perché i sentimenti di amore e odio contraddistinguono la psicologia dei genitori, madre e padre senza esclusione di colpi. E come si spiega? I genitori hanno ripetuto o commutato nell’opposto il comportamento e l’atteggiamento che i genitori hanno avuto nei loro riguardi quando erano bambini. I genitori ripetono o convertono le loro matrici dimostrando di non essere autonomi dalle figure genitoriali e di non aver cercato la loro dimensione libertaria dai condizionamenti del passato e di queste figure oltremodo importanti e significative. Ancora: Valentino nutre un sentimento d’odio e di aggressività nei confronti del figlio anche per la sua “organizzazione psichica”, per la sua formazione. Sappiamo che Valentino aveva un buon rapporto con il padre anche se quest’ultimo poteva essere inquisito per avere terrorizzato il figlio in maniera maldestra raccontando di morti, di decomposizioni magiche, di placente fuori dalla bara e altro materiale tempestoso che sta bene nei film di Dario Argento e non in una normale famiglia di una città italiana. Notiamo il processo di difesa della “sublimazione” che rende nobile il sentimento negativo del padre verso il figlio, vissuto che resta incarcerato nel Profondo e quando Valentino dorme e sogna viene fuori senza colpo ferire e specialmente se è trainato da una causa scatenante, da un “resto diurno” come lo definiva Freud. Inoltre, la rivalità padre-figlio richiama la “posizione edipica”, uno stato psichico che vede il figlio insidiare il padre nel possesso della madre. E’ un conflitto per il possesso e per l’esercizio psicofisico della figura femminile, il conflitto “edipico” di Valentino si riproduce nel conflitto edipico del figlio, psicodinamica che il padre conosce bene e che possibilmente non ha ancora risolto, per cui Valentino proietta nel figlio la sua insofferenza nei riguardi del padre al tempo in cui ambiva alla conquista della madre. Può anche succedere che il padre nutri invidia verso il figlio a livello affettivo e viva il figlio come l’oggetto degli investimenti della moglie e come il rivale che gli porta via una congrua razione di affetto. In ogni modo Valentino manifesta nel sogno questa sua dimensione affettiva immatura e questa competizione innaturale nei riguardi del figlio. Questa aggressività si manifesta nella “cappelletta” sublimata che contiene la bara, che a sua volta contiene il corpo del figlio in eccezionale decomposizione.

Questa è la vera Rivelazione, quella che “non scuote oltremodo” per la sua naturale consistenza.

Nutro ugualmente per lui gran pena. Penso infatti all’esperto, su come potrà mettere mano su quel corpicino decomposto, per strappargli il cuore, provando infine compassione anche per lui.”

Il padre ha portato dallo psicologo il figlio in piena crisi psichica per l’emergere del trauma legato alla morte e prova un sentimento di “compassione”, una sofferenza che condivide con il figlio e con lo psicologo per il compito arduo che ha quest’ultimo di “strappargli il cuore”, di deprivare l’emozione affettiva dal mero fatto della morte. Lo psicoterapeuta ha il compito di aiutare il bambino a raffreddare il trauma per consentirgli di riprendere le normali attività della sua vita senza l’aggravio emotivo del trauma della morte, la famigerata angoscia. La sensazione e il sentimento della “pena” sono simbolicamente le “proiezioni” della “pietas” nei riguardi del figlio, del riconoscimento del dolore del figlio per quanto gli è occorso di altamente traumatico nell’infanzia, per questo “fantasma di morte” che gli è capitato tra capo e collo nel momento in cui non poteva e non sapeva gestirlo a causa della sua età. Il padre si è messo sulle spalle il figlio strappandolo alla sicura morte nell’incendio di Troia. Il figlio si è messo sulle spalle il padre strappandolo alla sicura morte nell’incendio di Troia. Cambiando l’ordine dei fattori il sentimento della “pietas” non cambia.

Una domanda, a questo punto, sorge ancora spontanea: Valentino sta parlando di suo figlio o di se stesso e della sua storia traumatica?

Buona la seconda. Dimenticavo: il meccanismo psichico di difesa dall’angoscia che scinde l’affetto e l’emozione dal fatto e dalla rappresentazione si definisce “isolamento”. Lo psicologo esperto lo aiuterà a scindere il trauma nel fatto e nell’angoscia, meglio, aiuterà il bambino a rievocare e dare parola al trauma e a liberarsi delle sue emozioni dolorose: “catarsi” aristotelica di greca memoria. Procediamo in questo gioco onirico di rimpallo e di rimando tra padre e figlio, dialettica che ha sempre un unico attore protagonista, colui che sogna: Valentino.

Vedo anche in scorcio l’interno della cappelletta. Quella che racchiude il corpo di mio figlio non è propriamente una cassa, ma una scatola quadrangolare piuttosto malridotta e rivestita da un foglio del genere pacchi regalo, di un azzurro a fiori sbiadito.”

Valentino non è convinto della sua presa di coscienza e del processo di “sublimazione” che ha innescato sulla relazione con il figlio, che poi equivale alla sua relazione con il padre, psicodinamica che sta ripetendo in tutto e per tutto con suo figlio. Valentino vuole analizzare la qualità della relazione, chiaramente “edipica” a questo punto, e trova che la cassa del figlio morto per aggressione del padre è un oggetto sbiadito che si trova in casa e magari in uno sgabuzzino angusto e umido, una di quelle scatole dove si mettono le varie cianfrusaglie a metà tra ricordo e avarizia. L’azzurro sbiadito a fiori è il colore del maschile, un figlio maschio “rimosso” nello sgabuzzino e non adeguatamente immesso nella coscienza di padre. Valentino è un padre che ha rimosso in parte l’amore paterno perché non l’ha vissuto bene e conosciuto adeguatamente nella sua famiglia d’origine, con le sue figure genitoriali e nello specifico con la figura paterna. Valentino si è trovato ad avere un figlio e a viverlo come un rivale e un usurpatore degli affetti materni, lo stesso suo vissuto nella triangolazione edipica e riprodotto con la stampante “tridimensionale” laser. La presenza del figlio in famiglia è stimata ingombrante e il vissuto è di freddezza, gli affetti sono tralignati nell’ostilità e nell’avversione per esperienza vissuta. Questo è il figlio vivo ma morto e “sublimato” in una forma di rivalità compatibile con la politica familiare e tollerabile con le istanze sociali. Decisamente questo figlio non è stato per Valentino un buon e bel regalo da parte della moglie. Vedete cosa comportano la formazione e l’educazione psichiche dell’infanzia e come tutto il quadro appreso si tramanda e si trascina come la storia della Nutella? La nonna la dava alla mamma, la mamma alla figlia e andiamo avanti di questo passo senza cambiare gli ingredienti della saporita crema condita con l’olio di palma.

Come in una radiografia gialla riesco per giunta a vederne all’interno, pur se in maniera incerta, gli ossicini.”

Si diceva all’inizio della tendenza di Valentino alla meticolosità e alla precisione analitica, quasi una pedanteria della serie “tanto per farmi male”. Questo tratto psichico “anale” di qualità ossessivo si era evidenziato, questo ritornare sul tema per guardarlo da altra prospettiva e con compiacimento. Valentino ha tanto immaginato e tanto pensato i vissuti affettivi verso il figlio dietro la memoria del suo trauma e dietro le sferzate del suo “fantasma di morte”. Di conseguenza ha maturato questa tendenza all’ossessione, al pensiero ritornante, all’idea circolare, per cui anche in sogno si presenta questo tratto psichico di qualità “anale”. La “radiografia gialla” è un compiaciuto macerarsi in se stesso, nel bagagliaio della sua coscienza che per natura e per essenza si dirige verso il trauma per analizzare con sadismo il particolare macabro e mortifero. La curiosità morbosa di Valentino non tralascia di appagarsi con l’osservazione dei particolari, “gli ossicini”, che destano orrore prima che tenerezza. Valentino guarda dentro se stesso e analizza il residuo traumatico del suo primario “fantasma di morte”. Ricordo che non è importante quello che trova, “gli ossicini”, ma l’azione e la direzione della sua coscienza: la “intenzionalità”.

Rimprovero bonariamente i miei di non avermi detto subito la verità, anche se per il mio bene.”

La voce narrante del sogno è il padre, è quest’ultimo che racconta al figlio la sua verità sul lugubre e orrido fatto, ma in effetti è Valentino che “proietta” e “sposta” nel padre la progressiva consapevolezza del suo trauma antico. Valentino adesso sa, ha una migliore “coscienza di sé”, ha un migliore “sapere di sé” come padre e come figlio, come padre-figlio e come figlio-padre. La partita del sogno si è giocata in questo continuo rimpallo tra Valentino padre e Valentino figlio. Nella scena finale si ha nuovamente sentore della madre, “i miei genitori” dell’inizio del sogno, di una figura femminile, “i miei” di questo capoverso. Per il resto il sogno è coniugato al maschile sia tra i morti e sia tra i vivi. Valentino ritiene giusto aver “rimosso” in gran parte il trauma e il “fantasma di morte” per continuare a vivere al meglio consentito dalle tensioni emergenti di volta in volta, accetta di essersi tutelato con i “meccanismi” e i “processi psichici di difesa” dall’angoscia, ma si “rimprovera bonariamente” di non avere operato prima la presa di coscienza del materiale psichico rimosso. La “verità” è la sua “verità, non quella supposta “verità” oggettiva che non esiste, ma la “sua verità” sui “suoi vissuti” di quel fatto traumatico. E il sogno agisce da galantuomo e gli restituisce una profonda verità sempre personale, le ritornanti riflessioni che emergono in sogno dietro uno stimolo che porta alla memoria il padre e il figlio, sempre quelli di Valentino. Del resto, è Valentino l’attore unico e protagonista del suo teatro onirico e l’unico spettatore della sua platea altrettanto onirica.

L’angoscia soffocante di questo sogno molto dettagliato, mi ha accompagnato per tutta la notte, in cui altri sogni, altrettanto chiari, mi riportavano alla mente il precedente, quasi ne fossero il proseguimento, ma in essi non sono più comparsi né cimiteri, né cadaveri.”

La funzione onirica ha bonificato con il sogno il territorio psichico per mezzo della “catarsi” delle tensioni e della consapevolezza embrionale dei vissuti messi in circolazione. Valentino ha potuto visitare e accettare il suo essere figlio e il suo essere padre, ha maturato una migliore consapevolezza della paternità, ha rivisitato il valore delle figure femminili per affermarle e non rimuoverle, ha rivalutato il “fantasma di morte” e la sua “intenzionalità” verso la vita e il vivere, più che verso il rimescolamento dei fatti traumatici che fuori non esistono più e dentro si riducono a questa energia primordiale della coscienza che ha bisogno di dirigersi sempre verso un oggetto che può esistere soltanto dentro di lei. Del suo essere fuori nel mondo, chissà, nulla e tutto possiamo dire, come i giornalisti e i politici che ci fanno indegna corona.

Perché non sono più comparsi cimiteri e cadaveri?

Perché l’energia implicita nella simbologia è stata in gran parte esaurita, magari la Psiche di Valentino provvederà a offrirle altri surrogati e “spostamenti.” Resta determinante la “presa di coscienza del rimosso”, a cui l’interpretazione del sogno ha dato una valida mano.

Il resto lo farà Valentino.

L’UTERO BUONO E INTELLIGENTE

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi trovavo in uno studio medico per una visita ginecologica di controllo.

Avevo la sensazione che fosse la prima volta e mi sono chiesta se era corretto quello che stavano facendo i medici.

Avevano tolto l’utero e lo avevano appoggiato sul tavolo.

L’utero era bianco a forma di cuore e sembrava un piccolo cervello.

Dopo me l’avrebbero reinserito.

Non mi sentivo a disagio, ma mi sembrava strano che fosse quello il modo di fare il controllo.

Mi aveva accompagnato o mia madre o il mio uomo e la stanza era asettica.”

Questo e in questo modo ha sognato Samantha.

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il sogno di Samantha verte sulla maternità e sulle varie possibilità di diventare madre che la Scienza medica ha regalato alle donne, nello specifico le diverse modalità della fecondazione assistita. La ricerca scientifica ha dato un grande contributo alla risoluzione delle varie patologie in riguardo alla maternità e alla sterilità, un problema diffuso tra le donne più di quanto si possa pensare. Per “par condicio” bisogna aggiungere che l’uomo non naviga in acque migliori e che il suo seme è in crisi a causa del danno procurato dall’azione endocrina dei pesticidi usati in agricoltura e assunti attraverso gli alimenti.

La “fecondazione assistita” può essere “omologa” o “eterologa”. La prima si attesta nella fecondazione del seme e dell’uovo della coppia. L’operazione può avvenire per inoculazione dello spermatozoo nell’utero o “in vitro” prelevando e sposando l’uovo e il seme. Di poi, il complesso “gametico” viene introdotto nell’utero. L’attecchimento auspicato ha buone probabilità di riuscita. La “fecondazione eterologa” ha diverse varianti e comporta il ricorso a un uovo o a uno spermatozoo che non appartiene alla coppia o il ricorso a entrambe le cellule per realizzare una gravidanza. La dinamica biologica si attesta nella fecondazione “in vitro” e nell’immissione dell’embrione nell’utero della futura madre. In gran parte dell’Europa e del mondo moderno questo trattamento è proceduto e procede liscio a vantaggio della donna e del suo diritto a realizzare la maternità, ma nel Belpaese benpensante la legge 40 sulla fecondazione medicale eterologa è incappata in divieti e ulteriori precisazioni che hanno richiesto dieci anni di tempo e l’intervento della Consulta per arrivare al traguardo della sua completezza e senza moralistiche mutilazioni.

Samantha si porta in sogno il suo problema di donna che desidera un figlio e che non riesce ad averlo, di donna che si sottopone ai giusti e anche dolorosi trattamenti per realizzare il suo istinto materno. Il sogno di Samantha può essere definito un meditato “inno alla maternità” finalmente possibile.

Potevo titolare l’interpretazione del sogno di Samantha meccanicamente “La fecondazione artificiale”, mettendo in rilievo la preziosa componente scientifica sull’umanissima e contrastata questione della maternità, ma ho preferito condensare la frase di Samantha “L’utero era bianco a forma di cuore e sembrava un piccolo cervello” in “L’utero buono e intelligente”. In effetti, questa è la verità oggettiva, più realista dello stesso re. L’utero è “buono” perché consente la trasmissione della Specie, “Filogenesi”, e incarna un valore etico, è un bene sociale e come tale va tutelato con adeguati schemi culturali a cui devono conseguire le doverose politiche e le giuste leggi. L’utero è “intelligente” perché è un organo teleologico, contiene meccanismi anatomo-bio-fisiologici intesi a svolgere e realizzare un progetto, la gravidanza e il parto. La funzione dell’utero ha un fine: teleologia dal greco “telos” e “logos”. Più vivo e intelligente di così, non è possibile. In Filosofia questo concetto lo trovate nella “monade” di Leibniz: “entelechia” o “ho il fine dentro”.

Dedico l’interpretazione del sogno di Samantha a tutte le donne che prima dell’anno 2004, mi ripeto volentieri, (prima della legge 40 sulla fecondazione medicale con limitazioni su quella eterologa e successive modificazioni nell’anno 2014 su sentenza della Consulta), sono state costrette dalla miopia e dalla stupidità culturali e dall’inettitudine politica a ricorrere alla fecondazione eterologa medicale assistita nei paesi europei culturalmente aperti e veramente civili e democratici, la Spagna in primo luogo. Dedico questo lavoro a tutte le donne che sono state costrette a trasferirsi in terra straniera e a seguire un pellegrinaggio procedurale e burocratico per realizzare il progetto consapevole di diventare madre. A loro e ai loro amati e travagliati figli, nonché a tutti gli psicoterapeuti che hanno lavorato con loro, va il riconoscimento e il plauso per avere operato in una situazione veramente difficile contro l’ottusità della Cultura e della Politica.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Mi trovavo in uno studio medico per una visita ginecologica di controllo.”

Samantha esordisce direttamente con i “fantasmi” e i vissuti che occupano il suo spazio psichico, gli organi sessuali e il progetto di una gravidanza. Samantha è pronta a diventare madre e si prepara con la testa e con il corpo all’evento della fecondazione. La scena non è certamente poetica ed edulcorata, ma va bene anche la freddezza di un lindo e asettico studio medico per portare avanti la giusta emozione della presa di coscienza sulle potenzialità del proprio essere femminile.

I simboli dicono che lo “studio medico” rappresenta una difesa dall’angoscia depressiva di perdita tramite la competenza rassicurante, la “visita ginecologica” è una rivisitazione della propria femminilità organica in funzione di un rafforzamento psichico, il “controllo” sa di una presa di coscienza dell’Io nel tenere in equilibrio le spinte pulsionali-desiderative dell’Es e le spinte limitanti e inibitrici del “Super-Io”.

Avevo la sensazione che fosse la prima volta e mi sono chiesta se era corretto quello che stavano facendo i medici.”

In effetti, era “la prima volta” che Samantha faceva una visita ginecologica funzionale alla maternità, per cui la sensazione è giustissima. Anche “i medici” sono al posto giusto e nella funzione corretta, ma Samantha manifesta una giusta “resistenza” alla gravidanza attraverso la sua perplessità.

I “medici” rappresentano gli alleati psichici e il rafforzamento del progetto, oltre che la competenza ufficiale. Samantha è decisa a procedere nel suo progetto di maternità e passa dalla sensazione della “prima volta” alla domanda sulla correttezza procedurale. Samantha è giustamente in agitazione conflittuale e vive in sogno queste titubanze. La “prima volta” racchiude simbolicamente il mito del “non nato di sé” e il desiderio imperioso di sperimentarsi su territori psichici limitrofi al proprio essere psicofisico, affermato e consolidato, di natura femminile.

Avevano tolto l’utero e lo avevano appoggiato sul tavolo.”

Come volevasi dimostrare. Samantha si trova in un contesto veramente paradossale ma massimamente significativo. L’organo inquisito è l’utero e la sua capacità di portare avanti un embrione, un feto. L’essere “appoggiato sul tavolo” conferma l’importanza determinante della funzione materna. Il quadretto elaborato in sogno da Samantha coniuga l’effetto sorpresa con la debolezza dell’organo e con la riduzione delle emozioni. Si deve rilevare come la dinamica chirurgica è descritta in maniera naturale, senza enfasi e drammaturgie, e non procura emozioni di rifiuto o di dolore. Tutto è come Natura vuole.

Samantha sta mettendo in discussione e in trattamento la sua capacità di diventare madre.

I simboli dicono che “tolto” condensa una perdita depressiva, “l’utero” è l’attributo fondamentale della Madre e sintetizza la capacità procreativa, “appoggiato” racchiude una forma di offerta e di reverenza, il “tavolo” rappresenta l’altare profano dell’esibizione.

L’utero era bianco a forma di cuore e sembrava un piccolo cervello.”

Il meccanismo della “figurabilità” mette insieme nell’utero l’intelligenza e l’affetto, il “sistema nervoso centrale” e il “sistema neurovegetativo”, l’emisfero destro e l’emisfero sinistro del Cervello, l’emozione e la natura, il sentimento e la funzionalità. Il colore “bianco” attesta della verginità e dell’innocenza dell’organo. La Natura ha concepito l’organo della procreazione inserendo il sentimento della vita e dell’amore, Filogenesi, “a forma di cuore”, ma non ha dimenticato di inserire la scheda programmatica, “un piccolo cervello”, l’Intelligenza finalizzata alla fecondazione, alla gravidanza e al parto.

Si può procedere senza inciampo.

Dopo me l’avrebbero reinserito.”

Questa è la dinamica tecnica della fecondazione assistita. Samantha sta sognando l’intervento medico che preleva l’uovo, lo feconda “in vitro” e lo reinserisce nell’utero per la naturale e normale gestazione. Non ci dice se lo spermatozoo è del suo compagno o di un donatore anonimo, a riprova che la donna è tutta presa dal suo ruolo femminile e dalle sue prerogative biologiche e genitali. “Il figlio è sempre della madre”, così recita un vecchio adagio nella bocca dei gelosissimi uomini siciliani. “Mater semper certa est, pater nunquam” recita un detto latino dell’antica Roma a testimoniare che la Madre è l’ineludibile e l’essenziale per la procreazione e per la trasmissione della Specie. E così è anche nel sogno di Samantha. Del maschio e del maschile non c’è traccia fino a questo momento.

“Reinserito” è simbolo della fecondazione e della “traslazione sublimata” del coito: al posto del pene subentra l’embrione e il potere della madre.

Non mi sentivo a disagio, ma mi sembrava strano che fosse quello il modo di fare il controllo.”

Samantha è consapevole che l’intervento è funzionale al suo benessere per cui non accusa “disagio”, non si sente con conflitto con il suo “agio” perché sta facendo un intervento a lei vicino nella mente e nel cuore: “agio” deriva dal latino “adiacens”. Samantha accetta di buon grado l’eccezionalità del fatto, il suo utero che esce ed entra impunemente dal suo grembo, ma accusa un senso di estraneità che riguarda non la mente ma il corpo: “le sembra strano” equivale a “le sembra un corpo estraneo” in associazione con il controllo ginecologico. In tutto il sogno Samantha non ha realizzato che sta elaborando il suo desiderio-progetto di fecondazione medicale assistita.

Mi aveva accompagnato o mia madre o il mio uomo e la stanza era asettica.”

La conclusione del sogno è degna di una figlia della Dea Madre: voglio diventare madre e mi serve un maschio. La “madre” è importante perché afferma che Samantha in lei si è identificata e lei sta naturalmente ripetendo, più che imitando. Il “mio uomo” è altrettanto importante per il senso del possesso che non è affettivo ma funzionale alla sua maternità, il mio strumento procreativo, colui che mi serve per ingravidarmi e realizzarmi come madre e mettere in riedizione il grande rito psico-biologico del “Principio femminile”. Ogni gravidanza e ogni parto sono unici se visti nella loro essenza perché condensano nello Spazio e fuori dal Tempo la sacralità della Nascita, ma sono anche l’ennesima ripetizione nel Tempo e nello Spazio della “prima volta” dei mitici progenitori. In tutto questo mirabile e semplice contesto Samantha preme a dire che dentro di lei non ha emozioni e sensi di colpa, una freddezza difensiva che attesta di un “meccanismo psichico di difesa” dall’angoscia che si chiama “isolamento” e che consiste nel deprivare l’emozione dal fatto, la tensione dall’intervento ginecologico. Samantha giustamente si difende dalla paura e da eventuali angosce con i meccanismi psichici della veglia e del sonno, “condensando”, “spostando” e “isolando”.

I simboli sono “accompagnato” in funzione di rafforzamento psichico e di alleato, “madre” o dell’universo psichico femminile e delle sue prerogative, il “mio uomo” o dello strumento procreativo in onore alla maternità, “la stanza” riguarda la parte della “organizzazione psichica reattiva” coinvolta, “asettica” si traduce senza macchia e senza colpa e senza emozione partecipativa, il giusto distacco e il giusto approccio per evitare le tensioni inutili.

Questo è quanto contiene il sogno di Samantha.

PSICODINAMICA

La psicodinamica del sogno descrive lo psicodramma di una donna che ricerca la gravidanza attraverso l’assistenza della Scienza medica e con tutte le perplessità e le ansie della novità. Samantha sogna il delicato “iter” di fecondazione assistita per realizzare il suo desiderio di vivere l’esperienza psicofisica della maternità. Di grande interesse è il vissuto gratificante e la visione psichica dell’utero: cuore e bontà, cervello e intelligenza.

PUNTI CARDINE

Il punto cardine del sogno di Samantha è il seguente: “Dopo me l’avrebbero reinserito.” a proposito dell’utero. Questa operazione chirurgica attesta simbolicamente che non si tratta di perdita depressiva d’organo, bensì di benefico acquisto di embrione.

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

Dei “simboli” ho ampiamente detto. Rilievo merita la discorsività narrativa che contiene tanta simbologia.

Il sogno di Samantha tira in ballo l’archetipo o simbolo universale della “Madre” e della funzione genitale in “L’utero era bianco a forma di cuore e sembrava un piccolo cervello.”

Il “fantasma della gravidanza” è presente senza essere chiamato per nome: “Dopo me l’avrebbero reinserito.” La “parte buona” del “fantasma” è la maternità, la “parte negativa” è l’angoscia di morte.

Il sogno di Samantha presenta l’azione dell’istanza psichica della vigilanza e della ragione “Io” in “mi trovavo” e in “avevo la sensazione” e in “non mi sentivo” e in “mi sembrava strano” e in “mi aveva accompagnato”. Si tratta di valutazioni nel corso della narrazione del sogno che appartengono alla consapevolezza dell’Io. L’istanza pulsionale “Es”, rappresentazione dell’istinto, è contenuta in “Avevano tolto l’utero e lo avevano appoggiato sul tavolo.” L’azione censoria e limitante del “Super-Io” è assente.

La “posizione psichica genitale” è dominante nel sogno di Samantha: “L’utero era bianco a forma di cuore e sembrava un piccolo cervello. Dopo me l’avrebbero reinserito.” Riconosce la madre e se la porta dietro dimostrando una buona identificazione in lei e nella sua funzione genitale, per cui la “posizione psichica edipica” è ampiamente superata. La presenza del suo uomo rafforza la “posizione psichica genitale” grazie all’investimento di “libido” che comporta.

Il sogno di Samantha usa i seguenti “meccanismi psichici di difesa”: la “condensazione” in “utero” e in “cuore” e in “cervello” e in altro,

lo “spostamento” in “appoggiato” e in “tavolo” e in “reinserito” e in “disagio” e in “asettica”,

l’isolamento” in “Non mi sentivo a disagio, ma mi sembrava strano che fosse quello il modo di fare il controllo.”

La “figurabilità” si esalta in “Avevano tolto l’utero e lo avevano appoggiato sul tavolo. L’utero era bianco a forma di cuore e sembrava un piccolo cervello.”

Il processo psichico di difesa della “regressione” è presente nei termini richiesti dalla funzione onirica.

“Compensazione” e “sublimazione” non risultano pervenute.

Il sogno di Samantha mostra un tratto psichico “genitale” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva genitale”. Il desiderio e il progetto di avere un figlio sono mentalmente lucidi e moderatamente emotivi.

Il sogno di Samantha forma le seguenti figure retoriche: la “metafora” o relazione di somiglianza in “utero” e in “cuore” e in cervello” e in altro, la “metonimia” o nesso logico in “visita ginecologica” e in “tolto” e in “appoggiato” e in “reinserito” e in “accompagnata”.

Desta vario interesse l’intreccio simbolico o “allegoria” “L’utero era bianco a forma di cuore e sembrava un piccolo cervello.”

La “diagnosi” dice di una disposizione e di una reazione pacata alla fecondazione assistita. Samantha allucina in sogno la procedura medica e la tratta con il meccanismo dello “isolamento”, scindendo l’emozione dal fatto.

La “prognosi” impone a Samantha di portare avanti la “razionalizzazione” dell’evento e di rafforzare la convinzione della giustezza della sua scelta di diventare madre ricorrendo alla scienza medica.

Il “rischio psicopatologico” si attesta in una psiconevrosi fobica e ossessiva con crisi di panico nel momento in cui la “razionalizzazione” dell’evento e il meccanismo dello “isolamento” non funzionano.

Il “grado di purezza onirica” è “buono” alla luce del fatto che la chiarezza espositiva e narrativa non è di lesione alla interazione dei simboli.

La “causa scatenante” del sogno di Samantha si attesta nella memoria del suo progetto di maternità e nell’associazione di una esperienza sanitaria nel corso della vita quotidiana.

La “qualità onirica” è “allegorica“. Nella linearità narrativa” e degna di nota la rappresentazione per immagine: “figurabilità”.

Il sogno di Samantha rientra per le sue caratteristiche formali ed emotive nella fase terza del sonno REM.

Il “fattore allucinatorio” si serve del senso della “vista” e della “cenestesi” in “avevo la sensazione” e in “non mi sentivo a disagio”.

Il “grado di attendibilità” dell’interpretazione del sogno di Samantha è “ottimo” alla luce dell’interazione lineare dei simboli, per cui il “grado di fallacia” è “minimo”.

DOMANDE & RISPOSTE

L’interpretazione del sogno di Samantha è stata letta da una donna che ha preferito l’anonimato. E’ conseguito questo dialogo.

Domanda

Come donna e come madre le posso dire che non è facile ricorrere alla fecondazione assistita anche perché la donna sente di non essere all’altezza del compito se non fa tutto in maniera naturale. Non so se mi sono spiegata.

Risposta

Si definisce la “sindrome della madre imperfetta”. Le donne che diventano madri sentono il dovere di partorire un figlio quasi perfetto nel corpo. Qualsiasi nota caratteristica che stona o deroga dai canoni che la donna ha elaborato in nove mesi di gravidanza e di attesa prima di vedere il suo capolavoro, viene in un primo tempo vissuta come incapacità nell’aver forgiato un corpo non conforme alla sua norma e come una deroga dalle aspettative. In effetti la donna in gravidanza rielabora il “fantasma del figlio” elaborato durante l’adolescenza e la giovinezza, quando ha concepito e assimilato la sua capacità di procreare. L’immagine del figlio si scinde in “bello” e “brutto”, in come voglio io e come non voglio io, con questi tratti e senza questi tratti, in un angioletto o in uno “scarrafone”. Anche se la futura madre professa e grida che non vede l’ora di vederlo perché non vede l’ora di partorire e di liberarsi dell’amato ingombro, in effetti è in attesa di comprovare se la sua onnipotenza ha funzionato, se il figlio è a sua immagine e secondo la sua somiglianza come fece il Padre eterno con Adamo, più che con Eva. La gravidanza e il sacro mistero psico-biologico della maternità richiama nella donna il “meccanismo psichico di difesa” del “controllo onnipotente”, quello che ha usato da bambina nei riguardi dei suoi genitori nell’esorcizzare le angosce di abbandono, lo stesso di cui si è servita giocando a fare la mamma con le sue bambole imitando il comportamento della figura materna, in vista dell’identificazione in lei e alla ricerca di un progetto di vita e di realizzazione personale. Quindi, già con la normalità ci sono problemi e conflitti, figuriamoci se la fecondazione avviene “in vitro” e dopo una serie di operazioni mediche. La “sindrome del genitore imperfetto” si esalta e viene fuori in maniera prepotente anche perché l’itinerario della maternità è travagliato e conflittuale. Alle solite paure di fare un figlio disabile, “proiezione” delle angosce della madre sul feto e rifiuto di quest’ultimo perché rappresenta una minaccia di morte, si aggiungono altre esigenze voluttuarie del tipo che sia bello e quasi perfetto e che non sia uno “scarrafone”, nonostante il fatto accertato nei film e nella musica leggera che “ogni scarrafone è bello a mamma soia”. E la psicodinamica si complica sempre più. In ogni caso la maternità naturale o assistita nelle sue varie forme deve sempre soddisfare la volontà della donna. Questo rispetto è oggettivamente imprescindibile, il resto rientra nella soggettività dei vissuti della candidata, esigenze e paure comprese. Per il resto, il mai abbastanza compianto Pino Daniele insegna che ogni figlio, oggettivamente brutto come uno scarafaggio, è bello, che dico bello, bellissimo, per la sua mamma. E anche Sofia Loren “docet” nei film di napoletana ispirazione come “Ieri, oggi e domani” e altri firmati da Vittorio De Sica.

Domanda

Nel sogno di Samantha compare un uomo e anche la madre. Lei ha ben spiegato il significato. Cosa mi può dire di quelle donne che ricorrono alla fecondazione assistita eterologa mettendoci soltanto l’utero?

Risposta

Ti riferisci alle donne che ricorrono alla banca del seme e dell’uovo, lo fanno fecondare “in vitro” e poi lo ricevono e lo fanno crescere nel loro utero. Si tratta di donne altamente autonome e molto sensibili a mantenere la loro libertà dal maschio come se fosse una loro ideologia e una loro vitale esigenza. Sono donne navigate che magari hanno tanto lavorato per la loro realizzazione personale e dopo i cinquantanni prendono coscienza del bisogno di avere un figlio, di realizzare la loro maternità quando è soltanto possibile nel modo prima descritto. La Scienza medica è al servizio di questa donna che ha un tardivo risveglio dell’istinto materno. Proprio quando incorre nella perdita della possibilità di procreare con la menopausa, questa donna prende coscienza di non accettare la “mutilazione” della sua “libido genitale”. In questo caso esiste anche l’atto di non ricorrere al compagno e al suo seme perché questa donna è allergica ai legami e alle dipendenze e non ha una grande stima del maschio. Insomma la risposta è una sola: questa donna va rispettata e appagata nella sua scelta e decisione. Aggiungo senza mezzi termini che questa donna presenta una “organizzazione psichica reattiva” decisamente “fallico-narcisistica”, una sorta di Afrodite che concilia il maschile nello sperma di Urano e il femminile nella schiuma del mare Ionio, una donna che di fronte all’angoscia di perdita della menopausa e della maternità reagisce in maniera narcisistica e onnipotente chiedendo a sé di avere un figlio in condizioni estreme. Questa donna è degna di psicoterapia dopo il parto, semplicemente perché ha maturato sotto le sferzate dell’angoscia depressiva di perdita la “posizione genitale” e la “libido” corrispondente, sentendo il bisogno di amare non più soltanto se stessa ma anche un figlio. Questa donna avverte a cinquantanni l’esigenza di investimenti di “libido genitale” riconoscendo un figlio da amare ma non un uomo su cui investire la sua “libido” in ogni senso, sia quella erotica e sia quella genitale. Quindi il problema dell’onnipotenza ancora esiste ed è in circolazione psichica. Bisogna intervenire per facilitare l’evoluzione senza snaturare la donna nella sua “organizzazione psichica reattiva” di base, ma aiutandola a non ripetere lo schema “fallico-narcisistico” sul figlio durante lo svezzamento e insegnandole che il figlio non è un suo possesso o un oggetto di potere gratificante, ma è un individuo e appartiene a se stesso e a nessun altro e come tale va vissuto, aiutato e rispettato.

Domanda

Ma come crescerà questo bambino senza la figura paterna? Lei ha sempre detto che il padre è necessario per il corretto sviluppo psichico del figlio.

Risposta

Riconfermo e ribadisco che la figura paterna è importante quanto la figura materna per l’evoluzione psichica del bambino e soprattutto per la sua identità psichica, per la sua “posizione edipica”, per la formazione dell’istanza psichica “Super-Io”, per la relazione con la realtà e i suoi principi, nonché per la socializzazione. Ma è anche vero che gli orfanelli del dopo guerra si identificavano nella figura del prete o di qualsiasi uomo o persona su cui operavano un investimento di “libido”. Mi spiego fuor di metafora e di esempi. Il bambino ha un’autonomia di scelta delle figure di cui ha progressivamente bisogno, per cui una figura al di là della madre certamente la trova e la investe per la sua evoluzione psicofisica e per l’elaborazione delle “posizioni psichiche” formative. Certo questo bambino avrà una mamma avanti con gli anni e confrontandosi con i coetanei chiederà perché le mamme degli altri bambini sono più giovani, insomma qualche domanda indiscreta la farà alla sua mamma. Sono sicuro che quest’ultima avrà la risposta giusta da dargli dal profondo del suo potente narcisismo.

Domanda

Ma è giusto avere un figlio in età avanzata e in questo modo?

Risposta

Sia fatta la volontà della donna che vuole diventare madre e “più non dimandare”. Comunque c’è un dibattito sulla “Bioetica” e anche sulla fecondazione assistita. Si confrontano due tesi fondamentali. In primo luogo il “principio della dignità della vita umana” e quindi del rispetto della Vita. In questo senso la “Etica della responsabilità” e del timore si esprime nella paura che la Tecnologia possa provocare danni irreparabili. Inoltre la Chiesa cattolica è schierata su una posizione fortemente caratterizzata dalla difesa della “sacralità della vita umana”e considera la vita presente sin dal concepimento e fino alla stadio della morte cerebrale totale. Di conseguenza la posizione della Chiesa in materia di aborto, eutanasia, tecniche di riproduzione artificiale e manipolazioni genetiche è di severa condanna. In secondo luogo il “principio della qualità della vita” che fa riferimento in linea di massima alla Bioetica laica, la quale afferma alcuni criteri umani di riferimento: la “non maleficenza” (evitare il male), le “beneficenza” (favorire il bene del paziente), la “giustizia” e in particolare la “autonomia” (che suppone la libertà di scelta del paziente e il suo consenso informato). I principi di questa nuova visione dell’Etica argomentano a favore di un ruolo nuovo dell’ammalato o del soggetto nelle decisioni. Quindi si supera anche il Codice deontologico della Medicina che attribuiva al medico una posizione di superiorità rispetto al paziente nella scelta della cura. All’interno dell’Etica laica si sono espresse posizioni teoriche ancora più radicali come quella di Peter Singer che ha disegnato i termini di una vera e propria rivoluzione etica sostituendo gli antichi comandamenti della Morale cristiana con altri che possono essere condensati in “rispetta il desiderio delle persone di vivere e di morire” e “non togliere mai la vita e cerca sempre di evitare che lo facciano gli altri”. Singer ha sostenuto che è compito dello Stato proibire il suicidio cioè promuovere la Moralità e agire beneficamente verso i propri cittadini. Inoltre ha sostenuto che il potere può essere legittimamente esercitato su un cittadino contro il suo volere soltanto per impedire che egli arrechi danno agli altri. Argomentava a favore dell’Eutanasia per una persona incurabilmente malata che chiede al suo medico di aiutarla a morire in un momento scelto da lei e che non reca danno a nessuno. Singer ha sostituito il “crescete e moltiplicativi” con “metti al mondo dei bambini soltanto se sono desiderati”. La sua posizione radicale ha comportato anche un nuovo modo di guardare gli animali che sono considerati non più come oggetto del dominio dell’uomo, ma come dotati di diritti analoghi a quelli degli uomini in quanto considerati esseri capaci di soffrire. Di conseguenza gli animali hanno lo stesso “diritto alla Vita” che noi attribuiamo agli esseri umani e quindi è immorale ucciderli. In questi anni si sta diffondendo una posizione equilibrata e concreta che suggerisce un approccio pragmatico. Questa prospettiva propone un “Metodo” che parta dai casi reali da affrontare nella loro specifica situazione e da sottoporre all’analisi ragionata degli altri: una posizione che si richiama alla “Etica del dialogo e del confronto” e che sembra essere la più fruttuosa per il futuro non soltanto per la Bioetica, ma anche per le altre Etiche applicate alla pratica umana.

Domanda

Sono soddisfatta di quello che mi ha detto.

Risposta

Abbiamo fatto una bella scorribanda. Grazie e alla prossima!

E per concludere in bellezza, ecco a voi “O scarrafone” cantata da Pino Daniele. Si parla anche della famigerata “Lega” e siamo nell’anno 1991, anni formidabili per un’Italia affamata di giustizia alla “mani pulite” e prossima preda del salvatore dei suoi interessi privati, prima che pubblici. E tutta gente che ancora circola grazie al potere acquisito con la proprietà dei mass media.

LE RELAZIONI DIFFICILI

Uomo, Donna, Faccia, Vista, Osservare

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi trovavo a casa del mio ex a prendere mio figlio.

A un certo punto il mio ex ha cominciato a dare in escandescenze perché voleva che gli lasciassi le sigarette.

Io non volevo dargliele, ma lui aveva già preparato un pugno da darmi all’altezza del cuore o della bocca dello stomaco.

Non so come sono riuscita ad andare via da quella casa, ma senza mio figlio.

Sono corsa a casa mia che è lontano da casa sua e cercavo la mia macchina che non riuscivo a trovare.

Gli altri mi dicevano “ma è lì, non la vedi?”, ma io talmente ero terrorizzata che non riuscivo a vederla.

Così sono salita a casa e mi sono chiusa in una stanzetta dove ho chiamato una mia amica che non riuscivo a sentire bene.

Vorrei precisare che sto da poco con una persona e che siamo molto presi, (ma io non lo chiamavo forse perché so che sta attraversando un periodo difficile)

Comunque, quando esco dalla stanza, trovo il mio ex e mio figlio seduti nelle scale.

Entro in casa (non ho scale a casa) e sto finendo di parlare al telefono, quando lui si alza e vuole vedere se parlo davvero con la mia amica o con il mio attuale compagno…

C’è una specie di colluttazione perché io non voglio dargli il telefono e lui cerca con la forza di togliermelo.

A quel punto mi sono svegliata.”

Questo è il sogno di Anna.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il sogno di Anna apre un’ampia pagina sulla “Psicologia della coppia” e in particolare sulle difficoltà che un uomo e una donna o due persone dello stesso sesso incontrano nel momento in cui sono chiamate a collimare nelle pulsioni e nei bisogni, nelle fantasie e nei desideri, nelle deliberazioni e nelle decisioni. In questo nodo esistenziale e psichico ogni membro della coppia porta le sue esperienze vissute e la sua formazione, la sua “organizzazione psichica reattiva ed evolutiva” fermata in quel momento storico della relazione. A questo punto la coppia è chiamata a evolversi nel binario in cui l’individuale e il comune non devono scindersi, ma devono marciare di pari passo.

Mi spiego: l’uomo e la donna portano avanti la loro psicologia individuale e maturano le possibilità di amalgama e di coinvolgimento senza alcun sacrificio della loro singolarità. Voglio significare che la coppia è fondamentalmente esercizio d’investimento di “libido” secondo le direttive della qualità “genitale”, donativa e godereccia verso sé e verso l’altro per l’appunto. La coppia comporta nel suo esercizio l’evoluzione completa della “organizzazione psichica reattiva” e la giusta consapevolezza dello “status” psichico e relazionale dei suoi membri. Questo quadro e quanto affermato rappresentano l’optimum teorico, ma si sa che la realtà è beffarda e imperfetta.

E meno male!

E allora?

Ricompattiamo e convergiamo verso la compatibilità di coppia. Tutte le coppie sono compatibili nel momento in cui ogni membro ha portato avanti la sua evoluzione fino alla “posizione psichica genitale”, ha completato il percorso formativo che viaggia dalla “oralità” alla “analità”, dalla “fallicità narcisistica” allo “edipico”, dall’affettività all’aggressività, dal protagonismo alla conflittualità, magari accentuando in questo cammino i tratti caratteristici di una “posizione”, ma la formazione deve essere completata e non deve avere sospesi o addirittura vuoti, iati o salti acrobatici. L’uniformità del processo evolutivo consente l’individualizzazione e la comunione, ma non equivale a una massificazione perché il privato si coniuga con il sociale e la ricchezza dei contributi è tanta. Ribadisco che i contenuti da immettere nelle varie “posizioni” sono personali e irripetibili: universalità di funzione e diversità di vissuti. Una coppia può avere delle prevalenze e delle affinità, delle identità e delle diversità formative, ma deve essere approdata beneficamente alla “posizione genitale”. In questo caso l’esercizio dell’investimento di “libido genitale” è proficuo e offre alla coppia maggiori garanzie di durata e di qualità esistenziale.

Ripeto: la coppia è investimento ed esercizio di “libido genitale” ed esige che le altre “posizioni psichiche evolutive” siano state portate a buon fine. La coppia, allora, acquisterà la caratteristica in base al prevalere contingente delle caratteristiche insite e connesse nelle diverse “posizioni psichiche evolutive”. Saprà essere “orale” o affettiva, “anale” o aggressiva, “fallico-narcisistica” o compiaciuta, “edipica” o conflittuale, ma il teatro in cui si recitano e agiscono di volta in volta dinamicamente questi attributi deve essere quello “genitale”. La disposizione a investire l’altro della propria “libido” è il basamento della coppia e ne garantisce una buona inossidabilità. Di certo, la coppia comincia a morire nel momento in cui cessa l’esercizio e si estingue quando subentra la più spietata indifferenza.

Mi ripeto e chiarisco.

La “coppia genitale” può essere a prevalenza “orale” quando l’affettività è il comune denominatore e ispira l’investimento, a prevalenza “anale” quando l’aggressività si manifesta nei pensieri e nei modi, a prevalenza “fallico-narcisistica” quando l’orgoglio sostiene l’esibizione sociale, a prevalenza “edipica” quando la conflittualità caratterizza la dialettica. Ogni coppia ha una sua epifania, la sua manifestazione sociale e gli altri possono cogliere quello che il sodalizio umano esprime come tratto caratteristico di volta in volta, di stagione in stagione, di tempo in tempo. La coppia non è mai rigida e monotona nelle sue manifestazioni semplicemente perché i contributi psichici reciproci si combinano e si alternano nel corso dell’esercizio umano e del sodalizio amoroso. La coppia non vive dell’eredità di un grande Amore e del vero Amore, non è oggetto d’insidia del folle dio bendato, il mitico Cupido. La coppia non ha un’etica capitalistica per cui deve consumare e investire le ricchezze ereditate. La coppia ha un’etica proletaria, lavora per vivere di giorno in giorno, di ora in ora, d’istante in istante. La coppia si alza al mattino e si sceglie e si conferma che ancora per oggi sarà oggetto d’investimento di “libido”. Questa coppia arriva alle nozze di diamante e oltre, semplicemente perché è un insieme psicofisico evolutivo che continuamente si origina e rinasce come l’araba fenice. Nel concreto, ogni donna e ogni uomo o ogni uomo e ogni uomo o ogni donna e ogni donna al mattino, svegliandosi e trovandosi in un contesto amoroso, sceglie la sua altra o il suo altro, il suo lui o la sua lei, e sceglie di prendersi cura per la giornata che si appropinqua del suo lui o del suo lei, sente l’umano bisogno di investire e di condividere, di esprimersi e di significare, di essere portatore di un segnale e di un’insegna, di essere “significante” per sé e “significato” per l’altro. In sostanza la “genitalità” condensa la necessità bio-psichica umana di trovare un senso e di dare un significato al proprio quotidiano vivere. A questo punto i filosofi e gli psicoanalisti del “Pessimismo” obietteranno che si tratta di una difesa dall’angoscia di morte, ma questo discorso si può rimandare al mittente almeno per oggi.

Il sermone può bastare, per cui passo senza alcun indugio all’analisi puntuale del sogno di Anna, ma ricordo che la lettura della “Arte di amare” di Fromm è da preferire ai tanti “capolavori” in circolazione sul mercato attuale.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Mi trovavo a casa del mio ex a prendere mio figlio.”

Anna esordisce con la situazione psicologica in atto: il “mio ex” e “mio figlio”, offre immediatamente la condivisione di una famiglia che ancora esiste nonostante l’ex. Anna ha dentro di sé lo schema familiare come proprio fondamento psichico e come personale punto critico. La coppia e la famiglia non sono andate a buon fine nella sua vita, ma sono ancora in atto. Nessuno e niente potranno sconfessare o eludere che Anna è stata moglie ed è madre.

I simboli dicono che la “casa” rappresenta la struttura psichica evolutiva di Anna in riferimento privilegiato alle relazioni significative e importanti, il “mio ex” condensa il “già vissuto” affettivo, “mio figlio” racchiude la “libido genitale” o la “posizione psichica genitale”.

Un rilievo merita il bisogno di possesso affettivo di Anna che si mostra nei due “mio”, “mio ex” e “mio figlio”. Si evince un buon segno e un giusto tratto di amor proprio.

A un certo punto il mio ex ha cominciato a dare in escandescenze perché voleva che gli lasciassi le sigarette.”

Emergono immediatamente problematiche affettive nella “libido orale” che si scarica e si consuma nelle famigerate “sigarette”. Anna mostra la sua “posizione psichica orale”, la sua dimensione affettiva, ma anche le modalità di relazione e di scambio degli affetti all’interno della coppia. Qualche conflitto è presente, se si dà credito alle reazioni dell’ex, le “escandescenze” che si traducono in un venir fuori del fuoco interiore fatto di rabbia e ira, di un moto d’impeto che sa di frustrazioni vissute e di compensazione aggressiva. Anna e il suo ex non si sono più amati e hanno smesso d’investire sane energie nella loro relazione, non hanno operato i giusti “investimenti di libido orale e genitale”. La prima consente all’affettività di defluire in base ai vissuti legati all’infanzia e la seconda permette di investire sull’altro secondo le modalità di una generosa dispensa. La crisi della coppia è avvenuta per una distonia affettiva che ha portato a una caduta degli investimenti.

I simboli dicono che le “escandescenze” condensano la psicodinamica frustrazione e aggressività, le “sigarette” condensano “libido orale” ossia bisogni affettivi da carenze pregresse.

Le “sigarette” sono la “traslazione” degli affetti e compensano le carenze subite sin dal primo anno di vita. Di poi, assumono significati sempre attinenti alle frustrazioni infantili e aggiungono una pulsione autodistruttiva, sadomasochismo della “posizione anale”.

Io non volevo dargliele, ma lui aveva già preparato un pugno da darmi all’altezza del cuore o della bocca dello stomaco.”

Il sogno prosegue imperterrito sul tema affettivo e Anna precisa di aver tentato un rifiuto dello scambio affettivo al prezzo della minaccia di violenza agli organi, guarda caso, che rappresentano simbolicamente la vita affettiva, la “bocca dello stomaco”, e la vita amorosa, la zona “all’altezza del cuore”. Anna sta ripercorrendo in sogno e chiarendo a se stessa i motivi che hanno portato la coppia alla rottura: caduta degli investimenti affettivi e conseguente cumulo di minacce. Anna si è trovata in coppia con un uomo che presentava carenze affettive pregresse di notevole spessore e ha dovuto colmare lacune, di cui non era responsabile, fino all’esaurimento delle sue scorte.

Ma chi amava Anna?

Come faceva questa donna a ricaricare le batterie per poi generosamente dispensarsi al suo uomo?

La crisi di coppia è oltremodo evidente ed è dovuta alle esigenze affettive in eccesso che l’uomo ha traslato nella persona sbagliata, la donna, per l’appagamento.

I simboli dicono che “dargliele” è una caduta della libido genitale, “aveva preparato” dispone per i bisogni congeniti e per gli schemi ripetitivi, “pugno” è la scarica aggressiva in reazione alla frustrazione, “altezza del cuore” è la zona del sentimento vitale dell’amore e del prendersi cura dell’altro, la “bocca dello stomaco” è la vita e la vitalità affettiva.

Non so come sono riuscita ad andare via da quella casa, ma senza mio figlio.”

Anna si libera del marito, ma non può fare altrettanto del figlio. Quest’ultimo viene distolto alla coppia e resta il figlio della madre. La famiglia è infranta, ma il bambino è il testimone vivente, dentro e fuori di Anna, che la famiglia c’è stata e che la “libido genitale” è stata investita e concretamente realizzata al di là dell’esito finale di rottura. Non si celebra un “fantasma di perdita”, ma si rievoca una difficile e tormentata modalità di separazione collegata all’immaturità affettiva dell’ex. Paradossalmente Anna afferma di essere andata via da quella casa senza il figlio per significare che il figlio se l’è portato via da quella famiglia, l’ha distolto da quel contesto.

I simboli dicono che “quella casa” è la famiglia, “andare via” è una rottura d’armonia, “senza mio figlio” è tutela da amore materno.

Sono corsa a casa mia che è lontano da casa sua e cercavo la mia macchina che non riuscivo a trovare.”

Le psicologie si dividono e riacquistano la loro identità originaria. Anna e il suo ex si sono separati dopo un pesante periodo di crisi relazionale: le “case” psichiche individuali non erano compatibili per la formazione di una coppia e per una vita insieme. La separazione è un trauma che esige un prezzo per pagare il fallimento e lascia immancabilmente un senso di colpa che esige un’espiazione.

Ma cosa ha lasciato questa impossibilità a convivere, a comunicare,

a condividere e a scambiare “libido orale e genitale”?

Lo stress accumulato da Anna si è somatizzato nell’apparato sessuale e adesso fa fatica a ritrovarsi a livello di vita intima e di vitalità sessuale. Il danno psichico subito da Anna verte sulla funzione neurovegetativa della sessualità. Anna non riesce a ritrovarsi come donna e come femmina.

I simboli dicono che “sono corsa” è un meccanismo psichico di difesa dall’angoscia, “a casa mia” tratta della sua organizzazione psichica, “lontano da casa sua” equivale alla salutare necessità del distacco, “cercavo la mia macchina” si traduce riprendevo la mia vita sessuale, “che non riuscivo a trovare” ossia accusavo delle difficoltà nella mia vita intima.

Gli altri mi dicevano “ma è lì, non la vedi?”, ma io talmente ero terrorizzata che non riuscivo a vederla.”

Eppure l’esibizione sociale di Anna era impeccabile dopo la crisi di coppia e dopo la separazione. La gente apprezzava ancora le bellezze femminili che immancabilmente esibiva. Anna era combattuta tra il riprendere una vita sociale senza accusare colpi e l’angoscia di qualcosa che si è rotto e che non funziona come prima: la perdita di una parte importante come la “libido genitale” e i suoi benefici investimenti. Anna ha paura di restare sola e di non incontrare un uomo degno di lei che la possa capire e accudire. Magari teme che tutti gli uomini siano infantili come il suo ex e che hanno bisogno di una mamma più che di una donna. Le problematiche e i timori insorgono senza fine e senza tregua in una persona che ha vissuto il trauma e la delusione di un fallimento matrimoniale e di uno smantellamento della propria famiglia. Anna non ha più la consapevolezza delle sue virtù e delle sue abilità anche se alla gente esibisce il meglio di sé falsificandosi in maniera egregia.

I simboli indicano in “gli altri” il riscontro sociale di Anna, “dicevano” si traduce in mi rinforzavo, “è lì” ossia occupo spazio e ho possesso, “non la vedi” si traduce in non ne ho consapevolezza, “terrorizzata” ossia dell’angoscia finalizzata al non coinvolgimento affettivo e sessuale, “non riuscivo a vederla” ossia non avevo consapevolezza.

Anna si difende dall’angoscia di ripiombare in futuro in una relazione priva di affetti e con un uomo immaturo.

Così sono salita a casa e mi sono chiusa in una stanzetta dove ho chiamato una mia amica che non riuscivo a sentire bene.”

Anna ripiega su se stessa e riflette sulla situazione psichica in atto senza riuscire ad avere una buona consapevolezza di quello che a livello affettivo e sessuale si è messo in moto in lei come segno e memoria di tanto strazio vissuto con il marito e con il padre di suo figlio. Nella sua introspezione Anna tenta di “sublimare la sua libido”, ma non ritrova la completezza di donna e di madre, perché la prima ha dovuto cedere qualcosa d’importante come la funzionalità della sua vita sessuale. Il trauma vissuto con il suo ex è ancora in circolazione e in azione.

I simboli ingiungono che la “mia amica” è la parte confidente di sé a cui affidarsi, “non riuscivo a sentire bene” equivale a una difficoltà di consapevolezza, “sono salita a casa” ossia tento la “sublimazione della mia libido”, “mi sono chiusa in una stanzetta” si traduce introspezione o mi guardo dentro.

Comunque, quando esco dalla stanza, trovo il mio ex e mio figlio seduti nelle scale.”

Quando Anna è costretta dalla vita a vivere insieme agli altri la sua realtà di ex moglie e di madre, dopo l’introspezione e l’avvolgimento in sé, quando Anna deve socializzare trova la sua realtà psichica ed esistenziale. Il processo psichico di “sublimazione” delle figure dell’ex e del figlio non è servito granché, visto che Anna è una giovane donna che ha da fare i conti con la sua carica erotica e sessuale, la vitalità della sua “libido” e l’impellenza degli investimenti nel cammin della sua vita. Girala come vuoi, Anna si riscopre madre e moglie.

I simboli dicono che “esco dalla stanza” significa socializzo e mi relaziono, “mio ex” ossia il fallimento e la vanificazione dell’investimento genitale, “mio figlio” ossia la realizzazione della mia libido genitale, “seduti nelle scale” ossia che sono stati fatti oggetto di sublimazione e di purificazione.

Entro in casa (non ho scale a casa) e sto finendo di parlare al telefono, quando lui si alza e vuole vedere se parlo davvero con la mia amica o con il mio attuale compagno…”

Anna non ha le scale nella logistica della sua casa reale, ma ha le scale nella logistica dei suoi “processi psichici di difesa” dall’angoscia, altrettanto reali. Nel relazionarsi con la gente ritorna il motivo per cui la relazione di coppia è andata in malora. Il suo ex era geloso e possessivo, oltre che bisognoso di tanta madre e di tanto affetto. La deficienza “orale” dell’uomo di Anna si associa in un mix tremendo e pericoloso con il sentimento della gelosia, con lo struggimento legato alla conflittualità edipica con il padre, sempre dell’uomo di Anna. La coppia si è rotta per l’immaturità affettiva e per la gelosia dell’uomo di Anna, per il bisogno di possesso di un uomo che non è riuscito a emanciparsi dalle grinfie della madre. L’ex la voleva tutta per lui. Questo è il significato del capoverso e la causa determinante della rottura della coppia. Questo uomo debole “si alza” e vuole vedere”, fa il forte e il despota senza avere una minima consapevolezza dei suoi bisogni primari di affidamento e di affetto.

C’è una specie di colluttazione perché io non voglio dargli il telefono e lui cerca con la forza di togliermelo.”

Chissà quante volte un uomo geloso ha provocato la lite per le relazioni della moglie o della madre di suo figlio!

Chissà quante volte una donna è stata picchiata dal suo ex in piena crisi di identità psichica e in carenza d’affetto!

La “colluttazione” è la degenerazione della fusione affettiva. Invece di ben collimare, i corpi derogano dal giusto e naturale incastro. La crisi di coppia si formula e si configura nelle difficoltà critiche della relazione e delle relazioni. Del resto, un uomo geloso non consente grandi aperture e notevoli disposizioni agli altri e al mondo esterno. La forza e la violenza psicofisiche completano l’opera di una storia che è iniziata con l’amore e si è conclusa con la rottura di un’armonia imperfetta. Per fortuna resta un figlio a ricordare ad Anna e al suo ex chi erano, chi sono e chi saranno nonostante tutto.

Questa è la storia umana e psicologica del sogno di Anna.

PSICODINAMICA

Il sogno di Anna sviluppa la psicodinamica delle cause che hanno portato alla separazione della coppia e alla rottura dell’unità familiare. La protagonista adduce in prima istanza le difficoltà affettive e relazionali dell’uomo a cui si è accompagnata e mostra di non aver saputo e potuto dare appagamento e soluzione alle suddette carenze. Il sentimento della gelosia e il bisogno di possesso sono i protagonisti di uno psicodramma diffuso e fortunatamente andato a buon fine. Resta per Anna la somatizzazione dell’angoscia, accumulata nel corso della relazione di coppia e della vita in famiglia, che si è riverberata sulla funzione neurovegetativa della sessualità.

PUNTI CARDINE

L’interpretazione del sogno di Anna si basa su “A un certo punto il mio ex ha cominciato a dare in escandescenze perché voleva che gli lasciassi le sigarette.” e su “Sono corsa a casa mia che è lontano da casa sua e cercavo la mia macchina che non riuscivo a trovare.”

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

Dei “simboli” si è ampiamente detto cammin facendo.

Non si evidenziano “archetipi” in maniera diretta.

I “fantasmi” sono composti e non si manifestano con eclatanza.

Sono presenti le istanze psichiche dell’Io vigilante e razionale e dell’Es pulsionale e rappresentazione mentale dell’istinto.

Il sogno di Anna manifesta la “posizione orale” e la “posizione genitale”: “mio figlio” e “le sigarette”.

Sono usati da Anna nel sogno i seguenti “meccanismi e processi psichici di difesa”: la “condensazione”, lo “spostamento”, la “figurabilità”, la “simbolizzazione” e la “sublimazione”.

Il sogno di Anna presenta un tratto “orale” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva genitale”: affettività e relazione.

Le “figure retoriche” elaborate da Anna nel sogno sono la “metafora” e la “metonimia”: “casa” e in altro, “non riuscivo a vederla” e “non riuscivo a trovare” e in altro. L’allegoria della violenza è formata in “lui aveva già preparato un pugno da darmi all’altezza del cuore o della bocca dello stomaco.”

La “diagnosi” dice di una crisi della dialettica di coppia a causa dell’immaturità affettiva e della caduta degli investimenti di “libido” con la somatizzazione del conflitto nella funzione sessuale.

La “prognosi” impone ad Anna di ben valutare i suoi bisogni e i suoi investimenti affettivi, nonché di razionalizzare la sua formazione affettiva e di ben integrarla nella dimensione “genitale” di donna e di madre.

Il “rischio psicopatologico” si attesta nel persistere della psiconevrosi isterica con lesione della funzione sessuale: conversione.

Il “grado di purezza onirica” è discreto in quanto il sogno è molto vicino alla realtà di un racconto.

La causa scatenante del sogno di Anna può essere stata un incontro o una discussione con l’ex.

La “qualità onirica” è narrativa.

Il sogno può essere stato fatto nella terza fase del sonno REM.

Il “grado di attendibilità” dell’interpretazione del sogno di Anna è decisamente buono alla luce della linearità simbolica. Il “grado di fallacia” è basso.

Il “fattore allucinatorio” si attesta nell’esaltazione del movimento, dei sensi della vista e dell’udito.

DOMANDE & RISPOSTE

L’interpretazione del sogno di Anna è stato letto da Maria Concetta, una donna che di mestiere fa l’avvocato, una professionista ricercata dalle donne che hanno bisogno di tutela legale e di amicizia, oltre che di comprensione psicologica. Il colloquio si è sciorinato in maniera varia e pacata.

Maria Concetta

Mi puoi spiegare ancora il rapporto di coppia?

Salvatore

Ogni persona ha una dialettica interna ed esterna, una modalità di relazionare i propri vissuti e di relazionarsi con gli altri. Ogni uomo e ogni donna, prima di vivere in coppia, hanno un patrimonio psichico formativo e in evoluzione. Lo stato di coppia e l’esercizio di coppia esaltano le caratteristiche individuali. Queste ultime si combinano e colorano la coppia. Tu vedi una coppia e la definisci simpatica o affermativa, sentimentale o ambigua o in mille altri modi, proiettando su questa coppia un tuo vissuto nella forma di un giudizio. In effetti tu hai visto un fenomeno della coppia, una modalità di essere e di manifestarsi, di combinarsi e di interagire, una forma dialettica e dinamica che è il frutto della prevalenza di un tratto psichico dell’uno sull’altro o di una armonica distribuzione. E’ importantissimo l’interscambio in questo prevalere del tratto psichico di un membro della coppia, l’alternarsi dei ruoli e dei modi, il riconoscimento dei compiti e delle abilità, la conoscenza individuale che travalica nella consapevolezza dell’agire in coppia. E’ come se nell’esercizio di coppia ora l’uno e ora l’altro assumessero il comando delle operazioni senza alcuna lesione dell’altro ma addirittura con un’adesione alla psicodinamica in atto, con una consapevolezza delle regole del gioco che stanno giocando. Questa interazione si chiama anche complicità di coppia e sintonia psicofisica. A ognuno il suo spazio e il suo copione e si recita a soggetto in maniera naturale e spontanea senza alcun sacrificio dell’uno o dell’altro. Paradossalmente la coppia migliore possibile è paritaria nei diritti e nei doveri, simmetria, ma non è sempre paritaria nelle sue manifestazioni perché ammette la complementarità: teoria del “sotto” e del “sopra”. Mi spiego. Il potere si esercita in base alla competenza e al ruolo. Ci sono situazioni in cui la donna ha una sua specifica collocazione e abilità. Ci sono situazioni in cui il maschio ha un suo ruolo definito e un compito elettivo. Tutto questo al di là della solita teoria che ci sono “cose da uomini e cose da donna”. Rimbalzandosi il potere nelle varie psicodinamiche della giornata e della vita in comune, la relazione di coppia è ricca e democratica, assente di prevaricazioni e di violenze, veramente interattiva. Lo “star sotto” e lo “star sopra” sono simboli che denotano una realtà varia e variegata in cui la coppia si viene a trovare e alla quale deve reagire al meglio e nel pieno rispetto dell’altro.

Maria Concetta

Quello che dici vale anche quando si deve decidere in quale trattoria andare a mangiare il pesce?

Salvatore

La tua provocatoria domanda è attinente e opportuna. Soprattutto quando si deve scegliere quale pesce mangiare e come farlo cucinare. Dalle piccole alle grandi scelte, tipo il rispetto e l’accudimento, la coppia deve sapere prendere e lasciare, affidarsi e abbandonarsi, reagire e inalberarsi, assorbire ed espellere, insomma deve agire al massimo della consapevolezza possibile.

Maria Concetta

Per quanto riguarda la scelta dell’osteria io preferisco che sia il mio “lui” a muoversi e a mettermi di fronte al fatto compiuto. E’ successo spesso con il fidanzato precedente di passare la serata a discutere dove andare e cosa fare. Uno strazio!

Salvatore

Confermi che la coppia è “simmetrica” nella base dei diritti e dei doveri, ma è anche “complementare” senza scandalo e senza inganno. Se poi la coppia si evolve nella famiglia, le relazioni diventano più complesse e delicate. Nella dialettica di coppia è ovvio che la condivisione solidale è sempre da preferire all’opposizione netta e cruda. Potere e dipendenza non equivalgono nella buona coppia a violenza e sottomissione. La coppia che sa distribuirsi nei ruoli e nei compiti è un buon sodalizio. Lo star sotto lo star sopra è realizzato democraticamente. Questa è la metafora sessuale che portò Lilith a “sfanculare” Adamo. Lei voleva star sopra nel coito e Adamo non gradiva, per cui chiese al responsabile creatore di cambiargli donna e moglie, di fargli una creatura dipendente che si lasciasse fare e lo lasciasse fare e che soprattutto riconoscesse il suo potere. E secondo il vangelo culturale maschile fu naturalmente accontentato. Eva era pronta a essere partorita dalle sue costole, a essere carne della sua carne.

Maria Concetta

Adesso ho pienamente capito. Non si può star sopra in due, ma si può star di fianco, sessualmente e culturalmente intendo.

Salvatore

Potenza delle metafore e dei miti! Quante difficoltà di comprensione risolvono alla razionalità dell’umano consorzio!

Maria Concetta

E del disturbo sessuale di Anna cosa mi dici? Può dipendere anche dal trauma del travaglio e del parto?

Salvatore

Hai detto bene, trauma è la parola giusta, un’angoscia che logora la funzione sessuale e riduce la “libido”. Nel rapporto di coppia il segnale di assenza d’investimento è la caduta provvisoria o definitiva della vita e dell’attività sessuali. Queste ultime sono le prime a essere colpite e sono segnali di profonda crisi personale e relazionale, ma sono anche le prime a risolversi e a ripristinarsi dopo aver razionalizzato il trauma e la eventuale separazione. Il corpo non mente sui disagi e li manifesta senza alcun pudore. Tecnicamente succede che la tesione nervosa in eccesso non può essere gestita dal sistema psicofisico e necessariamente e salvificamente si somatizza e lede la funzione interessata. Bisogna riconoscere che l’essere umano è fatto bene ed è fatto per continuare a vivere al meglio nelle condizioni psicofisiche date. Il travaglio e il parto hanno una forte componente traumatica, ma nel sogno di Anna questo dato non si evince.

Maria Concetta

E delle sigarette cosa mi dici? Non soltanto quelle metaforiche, ma soprattutto quelle reali, quelle del monopolio di stato, quelle che si comprano nelle tabaccherie insieme ai “gratta e vinci”, quelle che portano alla rovina e alla morte. Mi fai anche la distinzione tra tabagismo e vizio del fumo?

Salvatore

Il tabagismo è la dipendenza psicofisica dal fumo del tabacco. Il vizio del fumo è una forma ovattata del tabagismo. Si pensa che il “tabagista” fumi continuamente per malattia e il “vizioso” scandisca nel tempo il suo gusto nell’assunzione di nicotina. Non è così. Entrambi accusano una dipendenza psicofisica dal tabacco. Ripeto, dipendenza ossia il bisogno coatto di incorporare per bocca una sostanza tossica che funziona per rito e per funzione, per pulsione e per bisogno. Il tabagista ha sicuramente una “posizione psichica orale” ben marcata e possibilmente ha maturato una “organizzazione psichica a prevalenza orale”. Nell’assunzione di nicotina il tabagista risolve la sua angoscia di morte proprio sfidando la Morte o facendo alleanza con il nemico. Da un lato si cura da solo propinandosi una auto-terapia dell’angoscia depressiva di perdita e di abbandono, da un altro lato si ammazza a piccole dosi quotidiane sfidando se stesso o meglio la sua angoscia di morte e la sua pulsione di morte. Una “tanatofobia”, angoscia depressiva di perdita e di di morte, si risolve drammaticamente in una “tanatocrazia”, la pulsione di morte al potere o il Thanatos freudiano, non si risolve con una doverosa “tanatologia”, presa di coscienza e “razionalizzazione” dell’angoscia depressiva di perdita e di di morte. Mi spiego ancora e meglio. Il tabagista porta la morte al potere e la sfida continuamente per affermare se stesso di fronte alla sua fobia della morte, all’angoscia profonda di solitudine. Il tabagista è ai ferri corti con la vita perché non sa gestire quest’ultima con la “tanatologia”, il discorso sulla morte ossia la consapevolezza della necessita di morire e, ripeto, la “razionalizzazione” della sua angoscia di morte. Il tabagista usa il meccanismo psichico di difesa dell’alleanza con il nemico, quello che usa il lupo maschio con il capo branco dopo la dura lotta per il primato, e si allea con il tabacco per lenire la sua angoscia sfidando con la sua onnipotenza infantile se stesso come uomo e come malato. Ricordo che il “controllo onnipotente” è un meccanismo primario di difesa dall’angoscia usato dal bambino attraverso la sua capacità magica di elaborare la realtà più nefasta. L’altro meccanismo psichico di difesa è lo “spostamento” con la formazione del feticcio nell’oggetto sigaro, sigaretta, nicotina, tutte le sostanze che producono variazione dello stato coscienza e riducono senza risolverla l’angoscia di morte che la persona sente pulsare da dentro e non sa riconoscere nella causa.

Maria Concetta

In coppia cosa ci deve essere?

Salvatore

Gli ingredienti giusti sono l’empatia e la simpatia, ma non deve mancare la ragione e la dialettica, la retorica e l’eristica, la discussione e la convinzione, l’ironia e la complicità.

Maria Concetta

Anna ha carenze affettive?

Salvatore

Anna ha portato in coppia la sua formazione e la sua “organizzazione psichica reattiva” che ha maturato un figlio e, di conseguenza, è approdata alla “genitalità”. Anna è più evoluta del suo ex a livello affettivo, ma è stata coinvolta da lui nella fascia “orale” e ha rispolverato la sua posizione psichica omonima, i suoi bisogni affettivi per l’appunto, perdendo in parte il bandolo della matassa.

Maria Concetta

Quale canzone scegli per Anna?

Salvatore

Siamo in Sicilia e non poteva mancare la “Sintonia imperfetta” dell’originale Carmen Consoli, una canzone che mescola un vecchio testo al nuovo, la modalità d’amare e di stare in coppia della prima generazione del Novecento e l’attuale: “l’amore al tempo dei miei nonni era sognante”. Ma ti assicuro che è da preferire l’amore di oggi con tutti i suoi aspri conflitti rispetto all’amore di ieri con tutte le nobili prevaricazioni del marito sulla moglie.

Alla prossima e sempre attenti ai “selfie” con gli psicopatici!