AKHTER MABIA 6

Savar, mag mash, 200…

A mia figlia Mabia giungono tanti saluti e tanti baci dal suo baba.

Il nostro Allah è Misericordioso e Provvidente, da Lui tutto ha inizio e in Lui tutto trova la sua giusta fine.

La Sua grazia è infinita e la Sua mente è onnisciente, Lui conosce il corso dei nostri eventi e segue i suoi figli devoti uno per uno e senza dimenticarli mai.

Cara Mabia abbi fede nel Giusto e nell’Onnipotente e affidati a Lui come quando eri piccola e pregavi nella nostra piccola moschea con devozione e con modestia.

Ho ricevuto la tua lettera e sono rimasto sorpreso soltanto in parte per quello che ti sta succedendo con tuo marito Joshim perché io avevo già capito che non era l’uomo giusto per te e che aveva un carattere prepotente come tutti i militari.

Penso che è tutta colpa mia e che sono stato stupido quando mi sono lasciato convincere dalla mia famiglia a dare in sposa la mia preziosa figlia a una persona che non mi convinceva.

Io non avevo una figlia in più da dare a un uomo falso che non è timorato di Allah e che usa le mani al posto del cervello e del cuore.

Questa settimana andrò a trovare la sua famiglia a Dakka e farò presente la situazione in cui ti trovi e le malvagità del loro stupido figlio.

Io sono sicuro che tu non hai mai sbagliato nei confronti di tuo marito e che gli sei stata sempre fedele con il cuore e premurosa con la mente, che ti sei sempre sottoposta al suo desiderio e che non gli hai fatto mai mancare niente, ma se tu hai sbagliato in qualche modo vorrei che me lo dicessi per poter capire meglio come stanno le cose tra te e tuo marito.

Ricordati sempre quali sono i tuoi doveri di moglie e i tuoi compiti di donna musulmana e non lasciarti abbagliare dalle luci del mondo in cui vivi e ricordati che la vera luce è quella del nostro Allah e i veri valori sono quelli del nostro Misericordioso.

Io sin da piccola ti ho insegnato come comportarti e sono sicuro che tu hai rispettato il patto del matrimonio, per cui devi resistere ed essere fedele e devota a tuo marito anche se lui non si comporta bene con te e ricordati che all’ingiustizia non si deve mai rispondere con un’altra ingiustizia.

E ricordati ancora che bisogna sempre fare la volontà di Allah anche quando la strada è in salita e i piedi soffrono tanto nel camminare.

Vedrò subito cosa si può fare per risolvere la questione nel migliore dei modi, ma intanto scriverò anche una lettera a Joshim per metterlo di fronte alle sue responsabilità e per ricordargli di portare fede al patto che ha contratto di fronte ad Allah quando ti ha scelta, ti ha voluta e ti ha sposata.

Tu, intanto, stai calma e non prendere nessuna decisione e sappi che, se ti trovi in questa situazione, è soltanto e solamente per colpa mia perché non sono stato al momento opportuno un padre previdente e un uomo esigente, ma ti prometto che adesso io cercherò di rimediare alla mia stupidità e sistemerò le cose nel migliore dei modi per te e per Pervez.

Mi raccomando di non fare colpi di testa e ti raccomando di pregare tanto in questo brutto momento della tua vita e vedrai che con l’aiuto di Allah tutto si ripara e ogni problema ritorna a prendere la sua giusta dimensione.

Scrivimi e dimmi sempre come vanno le cose perché io sono preoccupato e non mi rassegno a sapere che tu sei in terra straniera senza l’aiuto e il conforto del tuo baba e della tua famiglia.

La tua ma sta tanto male e dopo aver letto la tua lettera è peggiorata e allora io penso che la prossima volta non gliela farò leggere se la tua situazione è ancora brutta, ma se le cose tra te e Joshim si sistemeranno, come io spero, la metterò al corrente della buona notizia.

Perdonami sempre se involontariamente ho mancato in qualcosa nei tuoi confronti e tienimi stretto al tuo cuore con tutto l’affetto di una figlia generosa.

Il tuo arrabbiato e infelice ba.

Credimi !

E credimi sempre !

AKTHER MABIA 5

San Biagio di Callalta, 24 maggio 200…

Carissimi ma e ba,

finalmente trovo il coraggio di scrivervi.

Avevo bisogno di tanto coraggio per dirvi le cose brutte che mi sono successe in questi ultimi otto mesi.

Mi sono chiesta se era giusto dirle ai genitori e dare loro inevitabilmente un forte dolore, ma alla fine, dopo le vostre insistenze e le tante preoccupazioni, mi sono decisa di comunicarvi le mie disgrazie.

Voi volevate una mia lettera per stare bene e io invece vi scrivo una lettera per farvi star male ancora di più di quello che già patite per la mia lontananza.

Caro ba, la fede in Allah è tanta e le mie preghiere non mancano ogni giorno al nostro Dio Misericordioso, ma purtroppo il dolore resta perché questo è il mio destino e questa è la volontà dell’Onnipotente.

Del resto noi non apparteniamo a noi stessi o al nostro sangue, ma soltanto e solamente al nostro Buon Allah, l’Unico e il Giusto, l’Inizio e la Fine.

Sapeste quante volte al giorno, recitando le preghiere, mi ripeto amin e ancora amin e ancora una volta amin per trovare la forza di sopportare le violenze e per continuare a vivere.

Cara ma, sono d’accordo con te quando mi scrivi che purtroppo la vita non è poi tanta bella anche se si vive in Italia con tanti taka in tasca e quando manca l’amore e il rispetto verso la moglie da parte del marito.

Ma anche i taka alla fine non sono tanti e tanto meno quelli giusti, quelli che servono per vivere decorosamente, perché i taka della nostra felicità sono andati in malora o sono finiti dentro le tasche bucate degli altri.

Joshim ormai da tanto tempo non è più quell’uomo gentile e onesto che si era presentato a casa nostra con i suoi genitori per chiedermi in moglie; nel tempo è diventato quell’uomo strano che tu, caro ba, non mi volevi dare perché non ti convinceva.

E adesso non posso riconoscere che avevi ragione, una sacrosanta ragione.

Joshim mi maltratta in ogni modo e sicuramente non sta bene, ma io soffro più di lui perché sono trattata come una bestia e tutto questo nonostante il fatto che gli abbia dato un figlio maschio come era nei suoi desideri e come è nei desideri di ogni uomo della nostra terra, nonostante il fatto che l’abbia seguito all’estero e l’abbia sempre servito con devozione e riconoscenza.

Pervez è un bambino buono e adorabile, ma ha un padre cattivo che si comporta molto male e non si prende minimamente cura di lui.

Con le lamentele e le disgrazie mi fermo qui e spero che voi capirete leggendo tra le righe anche quello che non vi ho scritto.

Voglio dirvi ancora che le legnate sono come il riso che mangiamo ogni giorno, non mi mancano né al mattino e neanche alla sera.

Quanto prima manderò le scarpe per le mie sorelle e tante altre cose che vi fanno comodo in Bangladesh e che in Italia costano poco e sono di buona qualità.

Appena qualcuno ritorna nel nostro paese vi manderò un bel pacco e così sarete tutti contenti e io potrò dire a me stessa di aver fatto qualcosa per voi che meritate tanto bene, ma tanto di quel bene che non mi basterebbe una vita per ricompensarvi.

Per quanto riguarda me e Pervez non ci sono possibilità di tornare in Bangladesh durante le ferie perché il viaggio costa moltissimo e non è colpa mia se il nostro Buon Dio ha voluto che la mia terra fosse così lontana dall’Italia e mio marito tanto stupido.

Come vedete la minestra è ben condita e le sorprese non mancheranno per migliorarne il gusto, ma voi state tranquilli perché io me la so cavare da sola in queste brutte situazioni e di questa capacità devo ringraziare baba che mi ha insegnato a essere forte come un maschio e intelligente più di un maschio, proprio lui che voleva da sempre un figlio maschio e ha infilato la mentalità giusta nel mio corpo di donna.

Grazie ba, anche di questo ti sono grata.

Vi scriverò ancora, di più e al più presto.

La medicina amara è meglio prenderla a piccole dosi.

Per il momento vi bacia con affetto, devozione e riconoscenza la vostra figlia Mabia.

Credetemi !

Credetemi perché non sono bugie e perché io non sono bugiarda.

AKHTER MABIA 4

Savar, mag mash, 200…

Cara figlia Mabia, Allah, il Consolatore, ti benedica sempre e non ti dimentichi mai.

Ricordati che il Perdonatore aiuta sempre chi a Lui si affida e specialmente i figli dispersi nel mondo tra gli infedeli e che corrono ogni giorno il rischio di diventare miscredenti.

Il nostro Dio è come una madre buona che custodisce i propri figli per non perderli e li tiene sotto la Sua protezione.

E’ la tua ma che scrive alla sua cara e preziosa e dolce figlia Mabia.

Cara ma Mabia, a te e a tutti gli altri io mando baci e saluti dalla mia lontananza e dalla mia solitudine.

Spero che tu, Pervez e Joshim stiate bene.

Anche noi stiamo bene, ma io sento molto la vostra mancanza.

Da tanto tempo non ricevo una tua lettera e ogni notte non riesco a dormire pensando a te, figlia mia preziosa e mamma felice di un figlio maschio, quel figlio maschio che la volontà di Allah a me non ha voluto mai tenere in vita.

Ti ho spedito due lettere, ma non ho ricevuto una tua risposta e per questo motivo sono ancora più preoccupata.

Non so perché tu non mi scrivi più, ma io so che senza tue notizie io sto male, tanto male e che mi ammalerò sempre di più.

Non mi resta che attendere ogni giorno quella tua lettera che non arriva mai, ma quando arriverà la leggerò cinque volte al giorno dopo la preghiera per ringraziare il Giusto e per curare questo mio dolore.

Io leggo sempre tante volte quello che tu mi scrivi e così mi sento meno sola e meno lontana.

Ormai sono passati tanti anni da quando sei partita e spero che nel mese di agosto tu ritornerai da me, perché mi hanno detto che in questo mese in Italia non si lavora e finalmente ci si riposa e allora tutti ritornano nella casa del loro paese.

Non posso pensare che tu non verrai perché io non riesco ad attendere un altro anno.

Credimi, io non voglio neanche pensare di dover aspettare ancora un altro anno senza rivederti.

Credi alla tua ma: io non posso più attendere di riabbracciare mia figlia Mabia e mio nipote Pervez e sono sicura che di questo dolore morirei in un batter d’occhio.

La tua nana vai è venuta trovarmi e mi ha detto che ti ha sognato e che tu le dicevi che nel mese di agosto saresti venuta e lei ha anche visto che voi tre arrivavate a casa felici e contenti.

Di questo sogno siamo rimaste soddisfatte e abbiamo pianto di gioia come due stupide bambine che avevano ricevuto in dono tanti shart e tanti pent.

Figlia Mabia, come puoi dimenticare quello che c’è stato tra noi due, il nostro stare sempre insieme come amiche e il nostro bel parlare; anche per questo motivo sento tanto la tua mancanza.

Noi due eravamo madre e figlia e nello stesso tempo eravamo due amiche.

Tu non puoi capire cosa prova una mamma nell’avere una figlia da tanti anni lontana in terra straniera, ma, se lo vuoi capire, manda Pervez per tanti anni da me in Bangladesh e tu resta pure in Italia senza di lui.

Soltanto così capirai e imparerai la lezione.

Allora io già aspetto Pervez e così saremo pari.

Di una cosa sono sicura: io non mi sento bene.

Forse per curare questa mia malattia basterà che tu mi scrivi una lettera al mese.

So che ci tieni alla salute della tua ma e allora mi manderai la medicina che ti ho chiesto; io sono già in attesa di tue notizie e così mi sento già meglio e forse sono anche quasi guarita.

Ieri sono andata a Dakka a casa della tua shashuri e ho saputo che una persona porterà la moglie in Italia e ho pensato di mandare qualcosa per te, per Pervez e per Joshim.

Spero di vivere tanti anni per goderti più che posso, ma se le cose vanno così, per me è meglio morire.

Un bacio forte forte al mio piccolo Pervez e auguri a tuo marito.

A te va tutta la mia gioia di essere la tua povera ma.

AKHTER MABIA 3

Savar, boishac mash, 200…

Allah, l’Unico e il Vero Dio, ti benedica e sia Generoso e Consolatore con te, così come tu sarai fedele e devota a Lui per tutta quella vita che il Suo grande amore ti ha donato.

Alla mia cara figlia Mabia mando tanti auguri e tanti baci.

E’ un baba addolorato nel cuore che scrive questa lettera e spera che voi tutti almeno stiate bene perché la stessa cosa non posso dire di me e di ma.

Il tempo passa e il cibo non manca, ma questa non è la ragione della nostra vita e tanto meno della nostra felicità.

Il mio pensiero è sempre rivolto a coloro che non vedo ormai da tanto tempo e soprattutto al piccolo Pervez, il nipote maschio che il Provvidente ha voluto dare alla mia famiglia attraverso il sangue di mia figlia e che bacio con tutto il calore del mio cuore.

Mia cara Mabia, figlia rara del tuo infelice baba, da mesi ormai purtroppo io non ricevo una tua lettera e sono preoccupato per questo tuo silenzio, perché non avere notizie delle persone che tu vuoi bene é sempre motivo di grande sofferenza.

Il tuo baba è addolorato anche se come capo della famiglia dovrebbe essere forte in ogni momento e non dovrebbe dimostrare i sentimenti fragili delle donne, ma io non ci riesco e non me ne vergogno e comunque non sono come tua ma che piange sempre e per niente.

Non so se ho sbagliato in qualche cosa con te; se é così, allora tu mi devi subito perdonare e mi devi mandare al più presto una lunga lettera perché io non riesco a stare bene senza avere tue notizie.

Ho saputo di voi da altre persone che sono tornate in Bangladesh e da quello che mi hanno detto io sono convinto che voi non state molto bene.

Di notte faccio brutti sogni e questa è la conferma che voi non siete felici.

Cara Mabia sono tanto preoccupato e soltanto una tua lettera farà di nuovo sorridere il mio povero e vecchio cuore.

Immagino che lasciare il proprio paese deve essere tanto duro; io posso solo pensarlo perché non mi sono mai mosso da Savar se non quando ho combattuto sulla Via di Allah e quelle volte che sono andato a Dakka per pregare nella grande Moschea o per comprare qualche inutile cianfrusaglia.

Credo che vivere in un altro paese sia una cosa brutta e così io sto male per voi che siete lontani.

La tua ma sta male e piange sempre perché vi vuole vedere, ma io le dico che non si può perché siete troppo lontani, ma lei non capisce niente perché è testarda e continua a insistere su cose impossibili e dice cose senza senso che non stanno né in cielo e né in terra.

Ti prego di farmi sapere se hai bisogno di qualcosa: profumi, vestiti, dolci e forse un pacco pieno di misti, seloarkamis, shari, holud, goromosla ti farà sentire meno la lontananza e io potrò finalmente essere perdonato del fatto che ti ho lasciato partire senza poter fare niente, anche se questa debolezza non me la perdonerò fino a quando avrò la memoria per ricordarla.

Avrei dovuto impedirtelo e così saremmo rimasti tutti insieme, ma sono stato uno stupido e adesso non posso fare più nulla per farti tornare indietro.

La tua ma vi pensa sempre e ha comprato un paio di orecchini d’oro per te, un anello d’argento per tuo marito, shart e pent per il piccolo Pervez.

Sono sicuro che sarete contenti di ricevere le cose del vostro paese e i doni dei vostri genitori e quanto prima ve li spedirò.

Io ho sempre voglia di mandarvi tante cose e anche quella frutta che da tanto tempo non mangiate come il mango, la papaia, il kadal, quei frutti che io ancora coltivo nel mio campo e che a te piacevano tanto quando da bambina rallegravi la mia casa con la tua presenza e la tua felicità.

Cara Mabia, com’è potuto succedere questa separazione tra me e te e che senso ha questa nostra lontananza ?

Certo che quella volta che ho deciso di farti sposare Joshim ero malato e non ragionavo bene perché altrimenti non lo avrei permesso e soprattutto non ti avrei fatto andare via dalla tua casa.

Anche la tua ma pensa sempre a te e a Pervez e chiede quando ritornate a casa; la poverina non riesce a capire perché siete andati via dal vostro paese dove si mangiava dignitosamente e si viveva con gioia.

Vi mando tanti saluti, vi auguro di stare bene e per questo prego ogni giorno Allah, il Misericordioso, che dappertutto vede e sempre provvede.

Mabia cara, ho saputo che non stai tanto bene, ma ricordati di pregare ogni giorno perché pregare fa soltanto e sempre bene al cuore, per cui nella felicità e nella disgrazia prega e così ti sentirai più tranquilla.

Allah aiuta sempre chi a Lui si affida con il cuore puro.

Ancora tanti saluti e tanti baci per te e per Pervez.

Il tuo inquieto baba.

Credimi !

E credimi sempre !

AHKTER MABIA 2

Savar, ashar mash, 200…

Cara Mabia,

è la tua sorella Jasmina che finalmente trova la forza e il coraggio di scriverti e di rispondere alla tua lettera e di ringraziarti per avermi detto che sono bella.

Prima di tutto mando saluti e auguri a te, a tuo marito e un bacio al piccolo Pervez.

Non posso dirti che noi stiamo tutti bene, ma io spero che voi stiate bene.

Quando prego, io non vi dimentico mai e chiedo ad Allah di aiutare sempre mia sorella maggiore e la sua famiglia che vivono lontano da noi.

Io sento tanto la vostra mancanza, così pure baba, ma e Rita.

Mabia, perché non scrivi a ma ?

Lei è sempre tanto preoccupata per te e aspetta ogni giorno una tua lettera.

Tu non sai che quando arriva una tua lettera, ma la legge dieci o venti volte e dice che vi vede e che vi ascolta; le piace leggerla tante volte perché sente meglio come voi state.

Secondo me in queste situazioni la povera ma impazzisce e per l’amore che ha per te e per Pervez il suo cervello non funziona bene.

Anche ba è sempre contento quando riceve una tua lettera e la legge una sola volta di giorno, ma di notte, quando non riesce a dormire, io ho visto che legge di nascosto la tua lettera cento volte.

Tu sai che ba vuole apparire sempre forte e a volte ci riesce talmente bene che sembra duro e cattivo, ma in effetti è un povero baba che deve soffocare le sue emozioni e i suoi dolori per fare il forte.

Una donna deve piangere, un uomo deve essere freddo e insensibile, ma queste cose tu le conosci bene e non sono una novità per te.

Devi però pensare che noi non possiamo vedervi e per questo motivo è importante che tu scrivi qualche lettera e devi fare presto questo per ma e per baba perché loro vivono male se non hanno tue notizie.

Credimi che ma si era anche ammalata di una malattia del cuore e non riusciva più a mangiare e il fochir ha detto che era piena di gin maligni, ma non è riuscito a guarirla con i suoi sortilegi perché i gin cattivi sono rimasti nella pancia di ma e non sono mai diventati gin buoni.

Tu non ci crederai, ma da quando sei partita ma e baba sono invecchiati tanto e si sono ammalati di crepacuore.

Quando incontro le tue vecchie compagne di scuola mi chiedono di te e non mancano mai di salutarti con tanto affetto e io non posso fare a meno di vedere nei loro occhi tanta invidia per te e per il coraggio che hai avuto nel lasciare la nostra povera terra e andare nel cuore del mondo dove ci sono tante possibilità di vivere sicuramente meglio, maggiore libertà e maggiore dignità per le donne e soprattutto il rispetto per i loro diritti.

Tu sai che il nostro paese è per le donne una miserabile prigione e che noi viviamo in attesa di essere scelte da un uomo come un animale e di morire di parto, perché l’unica cosa che devi saper fare è quella di restare incinta e di fare un figlio maschio.

Se non sei capace di fare figli, sei del tutto inutile e puoi anche crepare, ma se non sei capace di fare figli maschi vali quasi niente, ma sei sempre buona per riprovare come una capra a essere ancora montata dal caprone e tutto questo fino a quando non muori di emorragia come è successo anche a te quando hai avuto Pervez e per fortuna hai avuto un figlio maschio.

In ogni caso a quarant’anni sei già una vecchia senza denti e con il corpo ridotto come un sacco tutto rotto.

Vedi il destino che ha avuto la nostra ma con le sue tante gravidanze e la morte di tutti i suoi figli maschi appena nati; quasi per dispetto le morivano e quasi per dispetto le sono rimaste soltanto le figlie femmine, proprio quelle che forse baba non voleva.

Ma questo non è vero, perché il nostro ba, Mabia tu lo sai e me lo hai anche scritto, ci ha voluto più bene di un figlio maschio, ma certo che di questa mancanza ha sempre sofferto, anche se lo ha fatto capire e non lo ha mai detto a noi figlie direttamente.

Io so che a ma lo dice ogni volta che è arrabbiato e con tanta cattiveria, ma poi so anche che gli passa tutto e ritorna buono come prima.

Non resta che consolarci dicendo, come dice ma, che così ha voluto Allah e sia fatta sempre la volontà del Misericordioso; io ti dirò in confidenza e tu non lo devi dire a nessuno e tanto meno a ma e a baba, che a me questa consolazione non basta più e che non sopporto più questa differenza tra maschi e femmine e mi dico spesso che noi siamo più importanti dei maschi e mi chiedo come farebbero a nascere i maschi senza le femmine.

E poi il dottore di Dakka mi ha detto, quando sono andata perché per un po’ di tempo non ero impura e non avevo il sangue, che non siamo noi mogli a stabilire se un figlio è maschio o femmina, ma sono i mariti.

Ma questo non dobbiamo dirlo a baba, perché non ci crederebbe e si arrabbierebbe e direbbe come sempre che è la femmina che per nove mesi fa i figli nella pancia e che è colpa sua se non nasce maschio, ma quando nasce maschio non è merito suo.

Gira e rigira è sempre la solita storia; noi donne nel nostro paese valiamo poco più di niente e non abbiamo gli stessi diritti degli uomini, ammesso che abbiamo qualche diritto, ma di doveri e di umiliazioni ne abbiamo sempre tanti e per non dire troppi.

Eppure noi sorelle siamo state fortunate perché ba, dopo la delusione che ha avuto, ci ha voluto bene e ci ha fatto crescere senza sacrifici inutili.

Tu sei stata tanto fortunata perché hai subito avuto Pervez e non hai mai perso un figlio dopo averlo partorito, ma forse questo merito non è bastato agli occhi di tuo marito se, come ci scrivevi, oggi ti maltratta e ti fa soffrire.

Hai visto che brutto destino è quello di nascere femmina, ma solo nei nostri paesi e nella nostra religione, perché in Occidente è tutto diverso per la donna e in meglio, perché viene rispettata e ha lo stesso potere di un uomo, si fa desiderare e si veste come vuole, si trucca e si fa vedere anche nuda, ma soprattutto non è sottomessa a un uomo e fa tutto quello che può fare perché lavora e guadagna i dollari come un maschio.

Da noi, se una donna non vuole l’uomo che la chiede in moglie, il giorno dopo le gettano addosso l’acido, quello che vendono nei negozi di Dakka, le bruciano il viso e così tutti possono vedere che sei sfregiata e segnata per tutta la vita come una donna cattiva e infedele che non si è sottomessa all’uomo.

Ti ricordi di Namira, la nostra vicina di casa ?

E’ stata sistemata per sempre con l’acido perché non voleva l’uomo che i suoi le avevano scelto e adesso vive in una baracca nella periferia di Dacca facendo ai soldati le cose che loro vogliono.

E’ stata abbandonata da tutti e ha il viso e il collo bruciati dall’acido; dimmi tu se questa è una cosa giusta e i colpevoli non sono neanche stati ricercati perché è una cosa frequente che diventa normale e giusta.

Noi donne abbiamo questo diritto di essere sfregiate e poi ci lamentiamo di non avere diritti, ma non c’è solo Namira, ci sono tante giovani donne che sono state vittime di questa violenza e il nostro governo non fa niente per la giustizia e non mette in carcere questi delinquenti e forse anche li difende.

Adesso Mabia, tu che sei in Italia e conosci tante cose, dimmi se questa è una cosa giusta !

Lasciamo perdere le cose brutte e ti dico subito che tu hai fatto bene ad andare via dal Bangla, perché qui non è cambiato e non cambia niente e per noi donne non ci sono diritti, ma solo i doveri del Corano.

Gli uomini pregano cinque volte al giorno rivolti verso Makka, ma non si ricordano niente di quello che leggono e di quello che dicono.

Ma sia sempre fatta la volontà di Allah e andiamo avanti così perché non si può fare niente per cambiare le cose e altrimenti bisogna scappare via come hai fatto tu nella speranza di trovare il paese giusto per non soffrire.

Io ricordo che tu eri la figlia preferita di ba e forse in te lui ha visto quel figlio maschio che la povera ma non gli ha potuto dare ed eri ribelle perché sei cresciuta femmina con la testa di un maschio.

Come sta Pervez ?

Come va a scuola ?

Che scuola sta facendo ?

E’ bene che studi tanto perché così può diventare importante ed è fortunato a trovarsi in Italia e speriamo che diventi un dottore come quelli di Dakka.

E tu, Mabia, come stai e cosa fai ?

Scrivimi e parlami dell’Italia, di questa terra generosa che, secondo quello che mi dici e che sento, dà tanti taka agli operai stranieri al punto che riescono anche a mantenere le famiglie che hanno lasciato nel loro paese e possono anche comprarsi la macchina.

Parlami delle tue nuove abitudini, di cosa mangi, di come vivi, di che lavoro potresti fare, di come ti trovi con gli italiani e dimmi se in Italia ci sono i nostri cibi e le nostre spezie.

Se ti serve qualcosa, scrivimi e io ti spedisco quello che ti manca.

Ma sono sicura che non hai bisogno di niente e che ti trovi nel centro del mondo.

Nella nostra famiglia succedono sempre le stesse discussioni e le stesse liti e sempre per i soliti motivi; lo zio si comporta male con ma e l’accusa di non aver saputo fare un maschio e di avere sfornato solo figlie femmine.

Anche la nonna si comporta male con ma e sempre per lo stesso stupido motivo.

Sembra che nella nostra famiglia la cosa più importante sia quella di riavere indietro quei figli maschi che sono morti.

Ma risponde che lei i figli maschi li ha saputo fare e che il Misericordioso li ha voluti con sé nel Giardino e glieli ha tolto per una vita migliore.

Mi ricordo che, quando tu eri a casa, sapevi rispondere bene allo zio e alla nonna dicendo quello che pensavi e che era giusto dire a queste persone cattive.

Io, invece, non ho il coraggio di parlare e di ribellarmi e non posso fare niente per impedire che ma pianga; io capisco che ba dovrebbe difenderla, ma questo non succede e la povera ma è ormai malata per tutte queste cose stupide.

Tu sei fortunata perché sei in Italia e vai avanti nella tua vita; tu potresti lavorare e mantenerti senza dipendere da un uomo che non ti ama specialmente dopo tutto quello che fai e hai fatto per lui.

Tu sai che noi donne in Bangladesh non possiamo lavorare e dobbiamo solo aspettare qualcuno che ci sceglie come una capra per avere un figlio maschio e ci ingravida di anno in anno fino a quando possibilmente moriamo dissanguate durante il parto o restiamo sterili e non serviamo più a niente.

Ma queste cose te le ho già scritte e perdonami se le ho ripetute.

Cara Mabia mi rendo conto che gira e rigira cado sempre sugli stessi argomenti, ma si vede che queste ingiustizie mi fanno soffrire e che io sono tanto infelice.

Ma la cosa più importante adesso è che tu scriva a ma per farla stare bene e a ba per tranquillizzarlo; noi non possiamo fare niente per dare la felicità e la salute a ba e a ma.

Ti ho già detto cosa fa ma quando riceve una tua lettera e se tu la vedessi, io sono sicura che scriveresti una lettera al giorno tutta per lei.

Cara fortunata e sfortunata sorella, cosa devo dirti io che sono rimasta ad ammuffire in questa povera nostra terra e che non vedo un futuro giusto per me.

Sei fortunata perché hai avuto il coraggio di partire e sfortunata perché sei partita con l’uomo sbagliato.

Del resto in Bangladesh tutti gli uomini sono sbagliati perché sono stati educati dalla religione e dalle madri a essere i primi; la cosa più strana è che siamo noi donne che prima li partoriamo e poi li facciamo sentire grandi, siamo noi donne che prepariamo le nostre future disgrazie.

E allora che senso ha lamentarsi e ribellarsi ?

Non mi resta che dirti di comportarti bene con tuo marito, di non farlo arrabbiare e se fa qualcosa di male, cerca di sopportare: voi due dovete stare bene perché altrimenti ma e ba stanno male.

Mabia devi accettare il fatto che sei nata donna e che donna vuol dire essere inferiore e devi sempre portare pazienza con tuo marito: questo ha insegnato ma a Jasmina, a Rita e a Mabia.

Però pensa anche che sei in Italia e che puoi lavorare ed essere indipendente, pensa che sei fortunata perché puoi anche separarti se tuo marito continua a maltrattarti perché la legge italiana ti difende: questo dice Jasmina a Mabia e ricordati che in Italia i maschi non ti buttano l’acido in faccia per segnarti di disonore per tutto il resto della tua vita.

Ti dico delle cose che ti sembreranno strane, come strana è ma senza le tue lettere, ma sono le cose che penso e che mi girano nella testa ogni giorno e specialmente quando mi annoio a fare sempre le stesse cose.

Quanto desidero partire dal Bangla e venire in Europa e possibilmente in Italia dove si vive meglio, ma ancora non sono riuscita ad avere il permesso neanche come turista; per una donna non sposata e che ha soli quindici anni esiste soltanto la possibilità di avere il visto dell’ambasciata quando sei sposata ed è veramente difficile partire da clandestina e io ho anche paura.

Forse ci vogliono tanti taka per avere il visto, ma io non ne ho e quindi non mi resta altro da fare che sognare e aspettare che qualcuno mi scelga in moglie, ma sia ma che ba non vogliono darmi a nessuno specialmente dopo lo sbaglio che hanno fatto con te.

Tu non puoi immaginare quanto desidero vedere con i miei occhi l’Occidente con il suo modo di pensare e di vivere; sono sicura che per una donna significa finalmente la libertà.

Sono sicura che non tornerei più a Savar e infatti tanta gente non torna più in Bangla una volta che ha conosciuto cosa significa vivere meglio.

Potrei lavorare anch’io e sentirmi finalmente una persona libera nella testa e nel cuore.

E’ finita la carta e malvolentieri devo chiudere questa lettera, ma in compenso non ripeterò sempre le stesse cose e tu ti sentirai libera dalle mie inutili chiacchiere.

Tanti saluti da tua sorella Jasmina e speriamo di rivederci presto e possibilmente in Italia.

Perdonami per le tante cose stupide che ti ho detto, ma io sono fatta così e vedo in te il mio esempio e speriamo che il Buon Allah non legga mai questa lettera e, se la leggerà, speriamo che mi perdoni, altrimenti mi aspetta il Fuoco eterno.

Ma quello che sento è anche giusto che io lo dica almeno alla persona a cui posso dirlo, invece di tenermi tutto dentro e di costringermi da sola a sognare quel mondo che non c’è e che appartiene soltanto ai miei poveri desideri.

Ti risaluta la chiacchierona sorella Jasmina.