ISLAM

ISLAM

LE RAGIONI STORICHE E LE RAGIONI CULTURALI

§ 1

Sura I – Al-Fâtiha – L’Aprente

1 In Nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso.

2 La lode appartiene ad Allah, Signore dei mondi,

3 il Compassionevole, il Misericordioso,

4 Re del Giorno del Giudizio.

5 Te noi adoriamo e a Te chiediamo aiuto.

6 Guidaci sulla retta via,

7 la via di coloro che hai colmato di grazia, non di coloro che sono incorsi nella Tua ira, né degli sviati.

Amin.

La prima sura del Corano appartiene al periodo “pre-hegira”, precedente alla fuga di Muhammad dalla Mecca, e fu rivelata al Profeta in questa città, la capitale politica ed economica da sempre riconosciuta della cultura araba.

La sura è nota come “as-sab’u-l-mathâni”, “i sette ripetuti”, in quanto è composta da questi sette versi che sono obbligatoriamente recitati da ogni credente nell’assolvimento delle preghiere quotidiane e nell’adorazione rituale di Allah.

Il testo può essere equiparato al “Pater noster” cristiano e comprende l’invocazione e la devozione al Padre, il riconoscimento dei suoi attributi essenziali come l’unità e l’unicità, la professione e la testimonianza della fede, il potere assoluto di Allah sul visibile e sull’invisibile, la gloria e l’amore verso i figli deboli e la conferma passiva della fede da parte del credente con la totale accettazione della Verità e dell’ordine costituito.

In questa sura è implicita la condanna dei miscredenti e degli “sviati”, coloro che hanno interpretato in maniera erronea la sacra Scrittura e gli insegnamenti di Allah, gli ebrei e i cristiani, “quelli del Libro” che hanno elaborato in maniera imperfetta la volontà di Dio comunicata attraverso la lunga serie dei profeti che da Noè arriva a Gesù Cristo.

La Rivelazione e la predicazione di Muhammad (La Mecca 570 – Medina 632) hanno inizio nei primi decenni del settimo secolo dopo Cristo e in particolare tra il 613 e il 632; in questo periodo il profeta di Allah annuncia alle tribù arabe, stanziate nelle oasi e nelle città, e alle tribù nomadi, i beduini e i predoni del deserto, una nuova religione, l’Islam, una fede monoteista che mette in crisi il tradizionale politeismo pagano di questi gruppi etnici e induce una progressiva evoluzione culturale che imporrà secondo le esigenze storiche i suoi diritti di interpretazione anche nei versanti politico e giuridico, sociale ed economico, filosofico ed artistico.

L’Islam e il suo monoteismo sono un originale rinnovamento di tutte le tradizioni culturali arabe storicamente presenti all’alba del settimo secolo secondo il calendario occidentale.

Sura III – Al-‘Imrân – La famiglia di Imran

18 Allah testimonia, e con Lui gli Angeli e i sapienti, che non c’è dio all’infuori di Lui, Colui che realizza la giustizia. Non c’è dio all’infuori di Lui, l’Eccelso, il Saggio.

19 Invero, la religione presso Allah è l’Islam. Quelli che ricevettero la Scrittura caddero nella discordia, nemici gli uni degli altri, solo dopo aver avuto la scienza.

Ma chi rifiuta i segni di Allah, sappia che Allah è rapido al conto.

L’unicità di Allah e la verità dell’Islam sono contrapposte all’insipienza degli Ebrei e dei Cristiani, coloro che “ricevettero la Scrittura” e “caddero nella discordia” in una forma storicamente sempre più maligna di ostilità, oltretutto estesa fino ai decenni del XX° secolo, per il mancato riconoscimento dei veri attributi divini e per la tragica miscredenza.

L’unicità di Allah, “non c’è dio all’infuori di Lui”, rievoca in maniera pedissequa la prima delle dieci Leggi date dal Dio ebraico a Mosé sul monte Sinai e scolpite in due tavole di pietra, quel “Decalogo” fatto proprio anche dai cristiani, ma è degno di interesse l’attributo giuridico di Allah, “Colui che realizza la giustizia”, possibilmente derivato dall’attributo morale di essere l’unico depositario del Bene e del Male.

Di conseguenza, Allah propone ai suoi figli arabi la via della salvezza eterna tramite l’obbedienza passiva alle sue Leggi; l’ordine religioso e teologico è il necessario assunto di base dell’ordine sociale e giuridico, strutture e schemi che hanno un condiviso senso e un riconosciuto significato all’interno di una struttura culturale, la cultura araba per l’appunto.

I segni di Allah devono essere interpretati in maniera corretta per non incorrere nella sua punizione; la Semiologia affonda le sue radici anche nel Corano.

Sura II – Al-Baqara – La Giovenca

121 Coloro che hanno ricevuto il Libro e lo seguono correttamente, quelli sono i credenti. Coloro che lo rinnegano sono quelli che si perderanno.

122 O figli di Israele, ricordate i favori di cui vi ho colmati e di come vi ho favorito rispetto ad altri popoli del mondo.

123 E temete il Giorno in cui nessuna anima potrà alcunché per un’altra, e non sarà accolta nessuna intercessione e nulla potrà essere compensato. Ed essi non saranno soccorsi.

Gli Ebrei hanno ricevuto da parte di Dio il privilegio etnico e il Libro della Verità, ma non hanno manifestato la giusta fede e hanno in tante occasioni rinnegato lo stesso Dio che li aveva eletti, per cui essi meritano il castigo eterno, nonostante l’affinità religiosa e la priorità temporale nei confronti dell’Islam.

Consegue correttamente il giudizio di imperfezione da parte di Muhammad: l’Ebraismo e il Cristianesimo sono religioni monoteistiche imperfette.

Oltremodo degno di riflessione per le successive implicazioni sociali e culturali è il collegamento di Allah con la Giustizia del verso 18 della sura III: Allah è Colui che realizza inequivocabilmente la Giustizia semplicemente perché la crea e la possiede.

La Legge di Dio assume una chiara valenza celeste e trascendente, ma non esclude la dimensione terrestre e temporale, in quanto essa è riservata agli uomini arabi e alla società musulmana.

All’uopo nasceranno dopo la morte di Muhammad le scuole giuridiche islamiche, gli interpreti della Volontà legale di Allah o delle norme desunte dal Corano e atte a regolare la vita individuale, sociale e politica dei musulmani con la giusta devozione.

E’ necessario ancora una volta rilevare che l’unicità di Allah, “non c’è dio all’infuori di Lui”, è tratto direttamente dalle “Tavole della Legge” che Dio diede a Mosè presso il monte Sinai per il popolo ebraico; in questo caso specifico l’unicità di Allah è desunta dal primo comandamento di ogni buon ebreo e di ogni buon cristiano.

I segni di Allah sono talmente evidenti con l’ultima Rivelazione fatta all’ultimo dei profeti, Muhammad per l’appunto, che è impossibile rifiutarli, per cui la miscredenza è sciocca insipienza e maligna ostinazione.

Gli Ebrei, i figli d’Israele, erano stati colmati da Dio di immensi ed estremi benefici, ma essi non hanno capito e hanno rinnegato il Libro, per cui saranno condannati nel Giorno del Giudizio senza alcuna possibilità di riscatto, d’intercessione e di compensazione.

I nuovi figli di Dio sono i musulmani, i figli dell’Islam, coloro che hanno ricevuto e capito il Libro e si sono sottomessi alla volontà di Allah.

Il termine Islam è presente nel Corano, “Qur’an”, la Lettura o la recitazione salmodiata di brani della Rivelazione, un atto quotidiano che attesta la fede in Allah e nella sua religione.

Il termine “muslim”, il cui plurale e “muslimun”, deriva dal verbo “aslama” che significa interiore sottomissione a Dio e visibile professione di fede.

Il termine “Islam” significa nel Corano la fede, “iman”, il totale abbandono a Dio, l’atto di conversione, il ritorno a Dio per sua grazia, la religione perfetta rivelata da Allah a Muhammad.

Il Corano è la fonte di conoscenza della verità per eccellenza, la verità dell’Islam, ed è il Libro sacro che contiene la Rivelazione che Allah ha trasmesso a Muhammad tramite l’angelo Gabriele, Yabril, di ebraica e cristiana memoria, un mediatore celeste che oltretutto in terra d’Israele godeva del rango di arcangelo.

Sura LXIV – At-Taghâbun – Il Reciproco Inganno

12 Obbedite dunque ad Allah e obbedite al Suo Messaggero. Se poi volgerete le spalle, sappiate che al Nostro Messaggero incombe solo la trasmissione esplicita.

13 Allah, non v’è dio all’infuori di Lui ! Confidino dunque in Allah i credenti.

Il ruolo di Muhammad è espresso in maniera inequivocabile: egli è il Messaggero di Allah, il Profeta, colui che parla in sua vece e a vantaggio degli uomini, il tramite, scelto da Dio, che trasmette in maniera esplicita la volontà dell’Onnipotente, l’uno e l’unico Ente a cui la fede del credente necessariamente esige un totale abbandono e un acritico affidamento.

L’obbedienza è la virtù teologale per eccellenza conseguente alla fede in Allah, una virtù che concilia esigenze logiche ed emotive, nonché un valore a forte valenza sociale e politica in quanto inevitabilmente costituisce una “città di Dio” sulla terra e uno Stato gestito da uomini di Dio.

Il Corano è il Libro sacro per eccellenza nella sua complessità e nella sua polisemia, la recitazione di quanto Muhammad ha appreso da Allah tramite la Rivelazione e con la santa mediazione dell’angelo Yabril.

Il verso tredicesimo definisce la “shahāda”, la professione di fede del buon musulmano.

Sura II – Al-Baqara – La Giovenca

97 Dì: “Chi è nemico di Gabriele, che con il permesso di Allah lo ha fatto scendere nel tuo cuore, a conferma di quello che era venuto in precedenza, come Guida e Buona Novella per i credenti;

98 chi è nemico di Allah e dei Suoi Angeli e dei Suoi Messaggeri e di Gabriele e di Michele, ebbene sappia che Allah è il nemico dei miscredenti.

L’arcangelo Gabriele, il mediatore della Volontà di Dio e il nunzio dell’immacolata concezione di Maria nell’Evangelo cristiano, è recuperato con la stessa funzione e con il nome di Yabril a conferma dei nessi che l’Islam ha con le due precedenti religioni monoteiste sorte e sviluppate nel vasto bacino culturale ed economico del Mediterraneo.

A fianco del Corano, il Libro sacro per eccellenza, si colloca con autorevolezza la tradizione autentica, trasmessa per via orale e successivamente trascritta, la “Sunna”, una raccolta di detti e di fatti del Profeta espressa sotto forma di insegnamenti, “hadith”.

La catena di testimoni e di testimonianze è stata nel tempo adeguatamente vagliata, per cui l’attendibilità filologica e filosofica della Sunna è notevole, così come è fuori discussione, almeno per una netta maggioranza dei musulmani, la sua importanza teologica e morale.

Del resto, la religione cristiana aveva già sperimentato storicamente l’atto umano, ispirato o laico, di riferire per via orale gli insegnamenti e le opere della figura carismatica di Cristo da parte di coloro che a vario titolo convissero e parteciparono all’esperienza straordinaria del Figlio di Dio e alla trasmissione e diffusione dell’universalismo cristiano.

Nel tempo successivo e dopo la trasmissione orale subentra la traduzione scritta, i Vangeli in versione ispirata dallo Spirito santo e riconosciuti dalla Chiesa o in versione spuria e accentuatamente materialistica e di conseguenza non riconosciuti dalla Chiesa, testi che pur tuttavia restano un degno e valido documento storico ispirato da fattori squisitamente umani.

Varie sono le compilazioni della tradizione islamica e in particolare della vita e degli insegnamenti del suo Profeta Muhammad; la più importante, in linea temporale più vicina all’esperienza mistica di Muhammad, è quella di al-Bukhari, un uomo di fede islamica morto nell’anno 870.

L’Islam è, dunque, il coronamento della Rivelazione di Dio agli uomini e la sua vera epifania nella storia.

Allah ha parlato dalla sua trascendenza attraverso il profeta Muhammad ai vari popoli, calando il suo messaggio di verità e di salvezza nel tempo e nello spazio, ma restando nella sua dimensione eterna.

Allah ha testimoniato la sua unicità e la sua unità, ha avvertito gli uomini sul giorno del Giudizio finale, ha parlato, prima di Muhammad, per mezzo dei profeti di biblica memoria, figure respinte, perseguitate e uccise.

Il richiamo ad Adamo, ad Abramo, a Mosè, alla Torah, al Vecchio Testamento, a Gesù, al Nuovo Testamento è metodicamente costante e in linea evolutiva nel sacro Corano; esso è, inoltre, finalizzato a costruire i precedenti storici e teologici della Vera Scrittura, la Rivelazione compiuta e perfetta in riferimento alle Rivelazioni parziali e imperfette del passato, il “sigillo della Profezia”, la Rivelazione di Allah a Muhammad, l’Islam.

Sura XXXIII – Al-Ahzab – I Coalizzati

40 Muhammad non è padre di nessuno dei vostri uomini, egli è l’Inviato di Allah e il sigillo dei profeti. Allah conosce ogni cosa.

La scelta di Allah su Muhammad come profeta è inscritta nel suo imperscrutabile arbitrio e nel suo assoluto giudizio; anche la fede del suo Inviato è un dono prescelto da Dio per un uomo che Egli distingue dai miscredenti e che non ha con questi ultimi alcuna relazione di sangue e di cultura.

Muhammad, infatti, non è un ebreo o un cristiano, un politeista o un pagano, tanto meno un ateo; Muhammad è un arabo e chiude il ciclo delle Rivelazioni divine, quei salvifici messaggi che l’onniscienza di Allah ha voluto imporre al corso della creazione e al destino dell’umanità.

L’Islam rivelato da Muhammad si pone in continuità storica e culturale con le religioni e le tradizioni precedenti e ancora presenti nel bacino mediorientale del Mediterraneo, quella terra e quella nazione israeliana in particolare che aveva partorito da millenni Yahwèh e da secoli Cristo.

Allah è il Dio dei popoli di quell’Arabia “felix”, una regione che i geografi antichi individuavano nella Siria e nello Yemen, terre rigogliose irrorate dalle piogge monsoniche, all’incontrario degli altri territori della penisola araba particolarmente desolati, ricoperti di sabbia, bruciati dai raggi di un sole ardente e percorse dal popolo dei beduini insieme ai preziosi cammelli, ai valorosi cavalli, alle generose pecore.

Il Corano comprende ed elabora le precedenti Rivelazioni religiose e le supera introducendo il senso del completamento profetico: Muhammad è il Profeta di Allah, l’uomo eletto che non mostra mai la tentazione di andare al di là delle sue connotazioni umane neanche nelle circostanze più drammatiche della sua privilegiata e straordinaria esistenza.

All’incontrario di Cristo, Muhammad non si porrà mai ai suoi connazionali come il Figlio di Dio e sarà particolarmente attento a non ridestare la fantasia e la superstizione del suo popolo, un gruppo etnico costituito da uomini particolarmente propensi agli effetti prodigiosi del miracolo e alle visioni straordinarie della fantasia.

Molti elementi del Corano, quindi, sono mutuati dalla tradizione biblica non solo sotto il profilo dottrinale, ma anche sotto quello narrativo con riferimenti diretti e precisi a personaggi e a fatti, ad esempio la figura di Abramo come fondatore del monoteismo ed epigono della fede.

Pur tuttavia l’ortodossia islamica non ammette alcuna filiazione da alcunché di storicamente costituito e sostiene che la Rivelazione è discesa tutta e completa su Muhammad e direttamente da Allah, il quale nella sua imperscrutabile Sapienza e nella sua somma Provvidenza detiene e gestisce i nessi della consequenzialità storica e dispensa i doni della Grazia.

Nonostante la manifesta condivisione dell’Islamismo con i temi essenziali delle religioni mediterranee, l’ebraica e la cristiana, come ad esempio la linea di sviluppo storico che si snoda dalla “Creazione” alla “Rivelazione” per arrivare al “Giorno del Giudizio”, l’Islam si attesta e si conferma come il superamento e il perfetto compimento di tutte le religioni progressivamente manifestate nella storia dell’uomo e come lo sbocco necessario e conclusivo delle precedenti fedi monoteiste.

Il musulmano non ha bisogno di riferirsi alle Scritture sacre preesistenti, perché il Corano le incorpora tutte, il Vecchio e il Nuovo Testamento e la Thora nel caso specifico, e le dichiara superflue, inattendibili e inficiate da errori e falsificazioni con la diretta e ovvia responsabilità di ebrei e cristiani.

Esistono convergenze e divergenze tra Bibbia e Corano, ma l’Islam si colloca come la religione monoteista autentica e definitiva, il completamento dell’opera di salvezza dell’umanità iniziato da Abramo, Noè, Mosè e Gesù Cristo e finalmente compiuto nella Profezia di Muhammad, l’Islam per l’appunto.

Salvatore Vallone

Carancino di Belvedere, (SR), giorno 30 del mese di Luglio nell’anno 2020

AKHTER MABIA 20

Biagio di Callalta, 10 giugno 200…

Mio adorato ba,

ti ricordi che quando ero piccola mi prendevi per mano e mi portavi al mercato del nostro paese dove tutto era colorato di giallo e di bianco e immancabilmente mi dicevi: “ricordati, Mabia, che la farina di grano costa meno del riso e che con un chilo di riso compri due chili di farina bianca, ma ricordati anche che il riso può essere amaro o troppo nero.”

E io non capivo quello che dicevi e mi chiedevo in silenzio perché me lo ripetevi ogni volta che giravamo felici tra le bancarelle del mercato tra il giallo dell’holud e dei meloni e il bianco della farina e del riso.

Io non capivo perché ero tutta presa dalle tue mani che mi stringevano e dal passeggiare insieme a te in mezzo alla nostra gente: io ero la tua regina e tu eri il mio re.

Del riso e del grano, della farina bianca e del riso nero non capivo un bel niente e del resto non m’interessava un bel niente; io avevo soltanto bisogno di sognare il tuo amore per me e nella mia presunzione di bambina vanitosa io non ero la tua principessina ma ero la tua regina.

Nel tempo e con la lontananza ho capito cosa il mio baba voleva dirmi e con tanta insistenza e ogni volta che uscivamo.

Nel tempo e con la lontananza, mio dolcissimo baba, ho capito la parabola del tuo messaggio e ho recuperato nella mia memoria di bambina vanitosa le storie della tua vita, le storie della tua vita raccontate a volte con l’orgoglio dei poveri e forse con la negligenza dei delusi.

E allora ho rivisto appese alle pareti della nostra calda e modesta casa tutto il carico dei tuoi ricordi e delle tue idee.

Il mio baba da giovane era un nazionalista indipendentista, un aumilich, un autentico e sincero aumilich, un musulmano che amava il suo Dio e il suo paese, la sua fede e la sua libertà con lo stesso trasporto che il Corano suggerisce ancora oggi agli uomini di buona volontà e di pie intenzioni, i veri uomini di pace.

E in verità si legge nel Corano che Allah non cambia la realtà di un uomo e la realtà di un popolo fino a quando questo uomo e questo popolo non sono cambiati dentro di loro.

Bisogna ripulirsi dentro, bisogna essere puliti nel profondo del nostro cuore, mio caro baba, e non bisogna essere ipocriti come i sepolcri imbiancati, perché Allah ci guarda dentro e nel profondo del nostro cuore e non ci guarda in faccia o nella pancia.

Questo insegna il nostro Libro sacro, mio adorato baba, e a questi insegnamenti divini dobbiamo volgere sempre il nostro sguardo di poveri mortali, dobbiamo rivolgere le nostre domande di uomini ignoranti e dobbiamo affidare le nostre perplessità di figli del Provvidente.

Lui, il Grande e l’Onnipotente, ci ha voluti e ci vuole così, modesti e devoti.

Io so che il mio baba non è un ipocrita ed è sempre stato ed è ancora oggi un vero amante della libertà e un vero combattente della fede e della giustizia, un aumilich, un autentico aumilich e un pio musulmano che lascia maturare le sue idee con i suoi anni come i kadal che coltivava e coltiva ancora nel suo campo e che al momento giusto riempivano la nostra tavola e che ancora oggi riempiono la sua tavola anche senza la presenza della sua devota figlia.

Il mio baba non ha mai separato le fede dalla libertà, la fede dalla giustizia e per affermare questi valori religiosi ha anche combattuto contro i miscredenti.

Quanti infedeli ha ucciso il mio baba in battaglia ?

Tutti quelli che Allah ha voluto mettere sul suo cammino di credente e sulla Via della verità.

Quanti nemici ha ucciso il mio baba in battaglia ?

Tutti quelli che Allah ha voluto mettere sul suo cammino di credente e sulla Via della verità.

Il mio baba ha sempre amato e ama Allah e i Suoi doni, la giustizia e la libertà.

E io, la sua Mabia, sono come lui perché ho imparato da lui.

Il mio baba ogni quattro anni si reca a votare con il vestito nuovo e con tutto l’orgoglio di un musulmano che ha combattuto per la giustizia e per la libertà del suo paese e del suo popolo in nome di Allah.

Rivedo ancora al centro di una parete della nostra semplice casa il ritratto di Shekmogivor, la guida della nostra libertà e l’eroe della nostra indipendenza, l’uomo voluto da Allah per il nostro riscatto contro i nemici oppressori e contro i fratelli fuorviati, il generale di un fedele e prezioso combattente, il mio baba.

Rivedo il mio baba che prega per lui davanti alla sua fotografia e lo raccomanda alla pietà del Misericordioso perché entrambi hanno amato e amano Allah, la libertà e la giustizia e meritano il Giardino delle Delizie.

I nemici del mio baba sono stati da sempre gli Inglesi, miscredenti e crudeli, uomini senza Dio e senza pietà che adorano i falsi idoli e sottomettono i popoli senza avere alcun diritto.

I nemici del mio baba sono stati i Pakistani, i fratelli fuorviati che Iblis aveva accecato con l’illusione del potere e dello sfruttamento dei loro stessi fratelli, i musulmani infedeli che dovranno espiare le loro colpe perché Allah è Misericordioso, ma non dimentica neanche un dattero o un crine di cammello.

I nemici del mio baba sono stati l’Occidente e l’Oriente, gli uomini malvagi dell’Occidente e i fratelli cattivi del suo Oriente.

Il riso amaro e nero erano proprio i suoi fratelli pakistani e la farina bianca erano gli Inglesi, gli occidentali in genere e tutti quelli che mangiano il pane di grano.

Il mio baba pensa ancora che la gente dell’Islam è superiore per la fede che porta nel vero Dio e perché la gente dell’Islam ha sofferto la violenza degli stranieri e delle religioni imperfette.

L’amore in Allah ha ispirato il suo grande cuore e nel tempo la sua idea ha vinto.

“Ricordati, Mabia, che la farina di grano costa meno del riso e che con un chilo di riso compri due chili di farina bianca, ma ricordati anche che il riso può essere amaro o troppo nero.”

Allora, mio caro baba, dimmi perché oggi lasciamo il nostro paese e partiamo verso il lontano Occidente ?

Forse per sopravvivere, ma sicuramente per esserci e per vivere da musulmani anche in terra straniera.

In verità tutti gli uomini che hanno creduto in Allah e sono emigrati e hanno lottato con i loro beni e con le loro vite sulla Via del vero Dio saranno a suo tempo ammessi e premiati nel Giardino.

E tutti quelli che hanno dato loro asilo e soccorso, ebbene tutti questi sono alleati dei musulmani e Allah, da Buono e Premuroso Padre, vede e considera quello che essi hanno fatto e continuano a fare per i Suoi figli lontani.

La ricompensa del Misericordioso è per tutti e anche per quelli che aiutano nella bella e gioiosa Italia Mabia e Pervez.

Anche queste persone sono e saranno amiche del mio baba e soprattutto di Allah e per loro non mancheranno le preghiere nel cuore e nella bocca del mio baba, così come non mancano e non mancheranno nel mio cuore e nella mia bocca.

La mia preghiera è sempre provvida e il mio tappetino è sempre diretto verso Makka.

E’ anche vero che chi ama la sua terra, come il mio baba, non sente il bisogno di partire e non si lascia abbagliare dal denaro e dalla ricchezza, dal lusso e dalle comodità, dalle automobili e dai supermercati.

Chi ama la sua terra, come il mio baba, accetta la volontà di Allah e attende il Paradiso nel luogo dove il Misericordioso ha voluto che nascesse per onorarlo e per portargli testimonianza.

Il grano ti dà la farina bianca per fare il pane, ma il pane è sempre pane dappertutto e

anche se è condito con le olive o con i semi di papavero.

Il mio pane era quello dei musulmani, il rutì, quello schiacciato come una piadina, il pane senza lievito e senza sale che esaltava il gusto del pesce o della carne nei giorni della festa e dell’abbondanza.

Adesso che sembro a me stessa e agli altri di essere diventata ricca, il mio pane è sempre quello dei musulmani, il rutì, e non è quello dei miscredenti e degli infedeli, ma è sempre il pane della mia terra anche se fatto con quella farina bianca che mi permette di vivere con amore in un paese straniero e di lottare per un futuro migliore insieme a tutti gli uomini e a tutte le donne di buona volontà, quelle persone che non hanno pregiudizi da scaricare sul prossimo e frustrazioni da far pagare ai propri simili o tanto peggio ai propri fratelli.

E io, mio caro e dolce baba, ho iniziato la mia missione e la mia pacifica battaglia senza versare quel sangue umano che è sempre rosso sotto l’ingannevole colore della pelle di ognuno di noi, musulmani e cristiani, miscredenti e atei, politeisti e pagani.

L’odio non serve a nessuno, le guerre, ormai, sono inutili stragi e il fanatismo fa sventolare la propria bandiera soltanto sopra un cumulo di cadaveri.

Il vero scopo di qualsiasi religione è di unire gli uomini e non di dividerli.

La fede deve unire anche nella differenza delle religioni e deve redimere i senzadio almeno nell’amore verso il prossimo, nella partecipazione, nella collaborazione e nel servizio verso i più deboli per fare in modo che questi ultimi non esistano più sulla faccia della terra.

Muhammad ha insegnato proprio questo: amare il prossimo e soprattutto i più deboli.

So che questo progetto è ambizioso e che c’è ancora oggi tanta strada da fare e tanti ostacoli da superare, ma insieme agli altri il cammino sarà più spedito e più gioioso.

Per altri intendo non soltanto i fratelli musulmani, ma soprattutto quelli che non sono musulmani e che non potranno mai esserlo e che nonostante tutto non sono libertini e non sono debosciati.

Allah non vuole il disprezzo del tuo prossimo.

Ho conosciuto un senzadio, mio caro baba, e con lui ho parlato talmente tanto che mi sono legata e forse mi sono addirittura innamorata.

E’ un italiano e non capisco la mia attrazione nei suoi confronti, ma sono sicura che oggi non saprei rinunciare alla sua gentile persona e alla sua preziosa presenza anche se non è musulmano ed è un senzadio.

La giustizia, la libertà e la tolleranza sono oggi i valori che un buon musulmano deve portarsi addosso come la pelle e deve realizzare in questa vita insieme agli altri uomini di buona volontà.

I nemici siamo noi stessi quando pretendiamo di essere figli di Dio e ci chiudiamo agli altri con cui viviamo e da cui in un certo senso materiale dipendiamo.

La mia triste esperienza con Joshim e la mia permanenza in Italia non mi ha cambiata come figlia di Allah e non mi ha trasformata da donna onesta in una puttana e tanto meno in una miscredente infedele.

La mia esperienza di vita mi ha dato soltanto la possibilità di allargare gli orizzonti del mio cuore e della mia mente e mi ha permesso di riflettere alla luce dei fatti e senza alcun pregiudizio; e credimi, mio caro baba, che tutto questo non è poco.

Allah guarda misericordioso le mie prove e le mie sofferenze, ma guarda soprattutto la sincerità del mio cuore in qualsiasi cosa faccio, anche quando mastico un dattero o prego nel mese di Ramadan con il tappetino rivolto verso Makka.

Mio caro baba, non devo chiedere il tuo perdono per tutto l’amore che ti porto e non devo chiederti scusa per tutte le offese della mia precedente lettera perché in entrambi i casi è il sentimento profondo che nutro per te che mi ha scatenato questa reazione.

Io sono come te, io sono il tuo ritratto e ricordati che non puoi accusarmi di nulla, perché sei stato proprio tu e senza accorgerti a infilarmi dentro e con amore l’immagine che io ho di te nel mio cuore sin da quando ero la tua bella bambina, quella figlia da portare a spasso per il paese senza pregiudizio e con tutto l’orgoglio di un uomo musulmano e di un padre libero nella mente e nel cuore.

E allora non devi lamentarti se anch’io nella mia vita voglio essere una persona politicamente impegnata e innamorata delle sue idee e dei suoi progetti, ma è anche vero che non dimenticherò mai di essere una donna musulmana e sincera con il suo Dio.

Io non voglio essere una schiava e neanche un’eroina condannata a morte da un tribunale musulmano fatto di uomini mezzi iman e mezzi assassini.

Io non voglio essere uccisa come una puttana dalle pietre di un qualsiasi maschio autorizzato dalla legge a spaccarmi il cranio sotto un lenzuolo bianco in un tragico tiro al bersaglio che ridesta gli istinti più bestiali di un essere umano.

E ricordati che queste non sono mie fantasie, ma questa è la realtà e speriamo che al più presto diventi una realtà del passato.

E così Amina e Safira sono ancora vive perché noi, donne islamiche che viviamo in paesi democratici, abbiamo protestato e chiesto il loro intervento in nome dei diritti umani.

Queste sono le nuove e le nostre battaglie e si vincono senza spargere sangue in nome della democrazia e della civiltà e non in nome di un dio che non esiste.

Basta che tu alzi appena la testa e sopra il tuo paese trovi gli integralisti islamici dell’Afghanistan e se ti sposti un po’ a sinistra trovi i paesi arabi e africani dove si confonde ad arte e sulla pelle della povera gente la politica con la religione e dove Allah viene contrabbandato con Sadam Husayn o con il mullah Omar, con qualsiasi altro sanguinario dittatore o con qualsiasi altro folle ayatollah, con gli sceicchi del terrore ubriachi dei dollari del petrolio o con i fanatici talebani che pretendono di essere i successori di Muhammad.

Mio caro baba non vedi cosa succede in Iraq, in Nigeria, in Algeria, in Iran, in Libia ?

Ormai anche in Bangladesh è arrivata la televisione e puoi essere informato su tutto quello che succede nel mondo non dimenticando mai di non lasciarti suggestionare da quello che senti e di tenere per te l’ultimo giudizio.

Non vedi, mio caro baba, tutte le inutili guerre e le continue stragi che avvengono in Palestina e in Israele, in Cecenia e in India, in Pakistan e negli Stati uniti, in tutto il resto del mondo ?

E dimmi, mio caro baba, in tutte queste tragedie cosa c’entra Allah ?

Sono queste le guerre sante di un tempo ?

E chi sono i nuovi martiri ?

I suicidi del terrorismo o la povera gente che per caso si trova nel posto sbagliato al momento giusto ?

E quanti buoni fratelli musulmani sono rimasti sepolti insieme ad altri uomini fratelli sotto le torri gemelle di New York senza sapere perché sono stati assassinati proprio loro che erano nella giusta via ?

Allah non ha mai voluto queste infamie e chi le impone è soltanto un dittatore e un miscredente e per lui ci sarà soltanto la Fiamma eterna.

La guerra santa e il martirio non hanno senso di esistere in un mondo che è la casa comune di tutti gli uomini di buona volontà.

Io voglio vivere finalmente la mia vita con la massima libertà e con la massima giustizia e con la massima democrazia.

E allora, se ancora non lo hai capito, devi sapere che Mabia insieme a Safira, a Zibiba, ad Assia, a Jasmina, a Orzala, a Rubia, a Camira, ad Amina, ad Aisha, a Kadigia, a Malika, a Fatima, ad Halima e a mille e mille altre donne italiane, arabe, africane, sudamericane e del resto del mondo e di tutte le razze, ecco noi tutte insieme abbiamo fondato in Italia un’associazione per i diritti della donna musulmana.

Noi siamo le nuove combattenti sulla via di Allah e questa è la nostra battaglia, quella che non uccide, ma che salva e riscatta dalla schiavitù migliaia e migliaia di donne umiliate e sfruttate dalla violenza dei prepotenti, uomini che in un modo religioso e in un modo politico esercitano un potere ingiusto.

Noi non siamo sole in questa battaglia civile, ma siamo in buona compagnia di altre associazioni di donne e tutte insieme lottiamo per la nostra dignità e per i diritti della famiglia, per i valori della diversità e della tolleranza.

Al di là del velo che portiamo e della religione che professiamo niente ci divide e niente ci può dividere perché siamo convinte di essere dalla parte della giustizia.

E questo non è un nuovo fanatismo, mio caro baba, questa è la nostra presenza nel mondo e tra la gente, questa è la nostra battaglia senza martiri e senza sangue.

Non vogliamo più donne che si mettono incinte di tritolo e che si fanno saltare in aria per uccidere i nemici convinte che Allah lo vuole e sicure che riapriranno gli occhi nel Giardino delle Delizie e magari ancora al servizio degli uomini che in vita le hanno ingannate.

Queste donne, mio caro baba, sono ancora vittime delle menzogne dei maschi e del loro violento potere politico che le ha voluto e le vuole sempre ignoranti e schiave.

Noi musulmane non vogliamo essere donne ignoranti, donne martiri e donne suicide, noi vogliamo essere donne ricche di sangue da regalare ai propri figli, capaci di amare noi stesse e i nostri simili, degne di partorire tanti bambini con amore e senza odio e felici di donarli al proprio uomo con riconoscenza, vogliamo gustare la vita e ci opponiamo a ogni ingiustizia e a ogni violenza perpetrate sul nostro cuore e sulla nostra mente.

In quale surat del Corano Allah ha detto ai suoi fedeli di morire per la Sua causa uccidendosi per uccidere ?

Dove si trova nel Corano la giustificazione del suicidio in nome di Allah ?

Caro baba ti invito a trovare i versi del Corano e a comunicarmeli, perché io, che ho veramente studiato direttamente in arabo il nostro libro sacro, non li ho ancora trovati.

O forse sono gli sceicchi del terrore ubriachi di petrodollari e gli ayatollah dell’ingiustizia ubriachi della loro vanità a spingere i propri fratelli verso la morte per realizzare i loro progetti di odio e di guerra.

Noi donne islamiche abbiamo salvato le vite di Amina e di Safira perché non vogliamo donne e uomini martiri, non vogliamo guerre, vogliamo il riconoscimento dei diritti delle donne e vogliamo fare la volontà di Allah.

Il Corano è la nostra religione e la vita civile internazionale ormai non vuole essere confusa con le leggi religiose.

Io sono una donna musulmana come il premio Nobel per la pace Shirin Ebadi.

Lo sai, mio caro baba, a chi è stato dato dagli uomini giusti dell’Occidente il premio Nobel per la pace ?

Proprio a Shirin Ebadi, una donna musulmana dell’Iran, una donna che combatte per le riforme civili contro il potere ingiusto degli ayatollah, una donna che non vuole più che il Corano sia la difesa dei soprusi dei maschi.

Mio caro baba, ti ho detto tanto e ti ho detto troppo, ma non ti ho detto ancora tutto, ma stai tranquillo perché quello che ti devo ancora dire è sempre qualcosa di bello.

Se la tua figlia prediletta Mabia è diventata così, chiedilo a te stesso e nel profondo del tuo povero cuore troverai la risposta più vera e nella tua limpida mente troverai la giustificazione più logica e naturale.

Che Allah ti conservi ingenuo per i miei peccati più belli e inconfessabili, oltre che per la delizia del mio cuore e che il Misericordioso non abbia fretta di darti il premio che meriti, il premio degli uomini giusti e devoti nel nostro Giardino.

Per morire c’è sempre tempo per gli uomini di grande valore; adesso resto in attesa della tua rabbia di uomo testardo, ma sono convinta che dopo due giorni ritornerai ad essere soddisfatto di quella bambina che ti portavi a spasso per il mercato di Dakka e che un giorno ti sei lasciato sfuggire dalle mani per darle la possibilità di realizzare il suo sogno di libertà.

Credimi !

E non continuare a essere un brutto asino, perché altrimenti questa volta devo proprio e soltanto bastonarti !

E credi una volta per sempre alla tua devota Mabia.

Savar, mag mash, 200…

Dolce figlia Mabia,

“Mi rifugio nel Signore degli uomini,

Re degli uomini,

Dio degli uomini,

contro il male del sussurratore furtivo,

che soffia il male nei cuori degli uomini,

che venga dai demoni o dagli uomini.”

Con tanto amore e venerazione, credimi; il tuo baba.