SCRIVE LA MAESTRA ALESSANDRA

In relazione a I COMPITI SCOLASTICI IN TEMPO DI CORONAVIRUS

Caro dottor Vallone, non potevo non inoltrarle questo mio scritto, dopo aver letto l’articolo in oggetto.

Non voglio, tuttavia, commentare la sua puntuale analisi del caso effettuata da una prospettiva psicologica, ma voglio soffermarmi sulla frase ” SONO SEMPRE ANNOIATI E NON FANNO I COMPITI CHE TRAMITE WHATSAPP.”

Come Lei sa, sono un’ insegnante di Scuola Primaria cui stanno a cuore i bambini e, prima del loro apprendimento, il loro benessere psicofisico.

Sempre molto attenta, quindi, a creare ambienti di apprendimento motivanti in classe, cerco di essere altrettanto attenta a farlo anche a distanza. Con le mie colleghe e, senz’altro,anche grazie alla tecnologia cui non ho disdegnato di approcciarmi pur di rendere più bello ciò che andiamo a presentare, stiamo avendo un feedbak più che positivo: i bambini si dicono curiosi di vedere cosa presenteremo ancora, e i genitori, pur con le loro difficoltà, apprezzano il nostro lavoro.

In cosa consiste questo lavoro?

Certamente inviamo schede di rinforzo e approfondimento, ma confezioniamo anche dei video o degli audio per spiegare cose nuove e ripassare cose vecchie, video per cantare insieme, video per dare spunti creativi, padlet perché i bambini mettano in mostra i loro elaborati creativi in modo che li possano vedere i compagni e avere i loro commenti… allacciamo conversazioni via chat, tramite la piattaforma didattica o con whatsapp per chi è disagiato… Cerchiamo, in pratica, di mantenere, anche a distanza, una dimensione di gruppo.

Non un lamento… anzi grande partecipazione attiva dei bambini… e dei genitori che ci dicono grazie per il lavoro a distanza e per l’impegno produttivo e piacevole che diamo ai loro figli.

Tutto questo per dire che anche la scuola può essere il riempitivo giusto, senza far cader nella noia questi nostri preziosi bambini.

Un caloroso saluto da una sempre “motivata” maestra Alessandra anche in tempo di coronavirus.

LA RAZIONALIZZAZIONE DEL LUTTO

MI SCRIVE FERNANDA

Buongiorno Vallone,
come promesso le invio la sintesi di un sogno che ho fatto proprio questa notte e che, tra l’altro, la vede pure come attore.
Il sogno consiste in questo.
La chiamo al telefono per prendere un appuntamento di analisi, ma lei mi risponde che è in Sicilia per un bel po’ di tempo e che potrei recarmi presso un suo studio dove potremmo comunicare via Skype (video conferenza).
Mi reco presso questo studio (non ha nulla a che vedere con lo studio di Pieve di Soligo), entro, ovviamente non c’è nessuno, mi siedo dietro la scrivania davanti al p. c. ed inizio a guardare tra le sue carte sopra la scrivania trovando delle mie foto risalenti a 18 anni fa, foto che le ho dato io, foto di me giovane anche con Barbara, mia figlia, piccola.
Poco dopo dalla porta entra lei (che doveva essere in Sicilia), le chiedo piacevolmente stupita come mai è arrivato e lei mi risponde che comunque aveva degli impegni qui al Nord.
In realtà io capisco che è arrivato per me.
Quello che a me arriva è un tentativo di nascondere che in realtà è innamorato di me.
Si siede accanto a me e mi parla di lato, ma da vicino. Io provo una sensazione di protezione e di benessere.
Il sogno non ha nessuna sfumatura di carattere sessuale o fisico. Si ferma a questa sensazione di legame platonico.
Cosa mi sta succedendo?
Dopo tutti questi anni sembra più forte il passato del presente, ma vorrei anche avere un altro figlio.
Buona giornata,
Fernanda
P. S. Dimenticavo di dirle che l’anno scorso mio padre è morto.

CONSIDERAZIONI

Proseguo sulla linea della semplificazione massima senza scadere nell’approssimazione.
Fernanda chiede cosa le sta succedendo e la risposta immediata è la seguente: la “razionalizzazione del lutto” legato alla perdita del padre.
La notizia finale è la chiave di comprensione del sogno di Fernanda e la Psiche birichina la comunica nel “post scriptum” a testimoniare di una blanda “rimozione” o ingenua dimenticanza.
Cosa comporta a livello psichico il lutto?
Reazioni psicosomatiche, mentali e fisiche, nonché pratiche e ritualistiche, tutte dettate dalla “organizzazione psichica reattiva” maturata e dall’uso dei meccanismi di difesa dall’angoscia che hanno contraddistinto l’evoluzione psichica. Nell’impatto con l’esperienza della morte ogni persona reagirà alla perdita in maniera diversa, ma fondamentalmente secondo le direttive del suo corredo formativo.
Quanto tempo necessita la “razionalizzazione del lutto”?
Dopo due anni si evidenzia il processo innescato dal dolore e dall’angoscia, nonché il modo e la maniera in cui l’esistenza si è evoluta: il dolore riguarda la perdita, l’angoscia verte sulla morte.
La lettera di Fernanda ha un sogno incorporato e offre la possibilità di iniziare un percorso sul fenomeno inquietante della perdita e sulla conseguente riflessione sulla morte.
Presto le mie parole all’interpretazione del sogno di Fernanda.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Buongiorno Vallone,
come promesso le invio la sintesi di un sogno che ho fatto proprio questa notte e che, tra l’altro, la vede pure come attore.”

Fernanda mi conosce perché è stata in trattamento analitico. Con lo psicoterapeuta si stabilisce sempre una complessa relazione, umana e clinica, che viene definita “transfert”. Si tratta della riproposizione delle modalità psichiche, elaborate e vissute durante l’infanzia nei riguardi dei genitori, sulla poliedrica figura dell’analista, modalità relazionali che contraddistinguono come un marchio di fabbrica ogni persona. Il “transfert” è secondo Freud un potente strumento d’indagine perché verte sull’infanzia e sull’adolescenza e denota soprattutto i movimenti affettivi e le pulsioni sessuali vissuti durante l’evoluzione psichica del soggetto in trattamento. Sognare l’analista, quindi, comporta la “traslazione” difensiva della figura materna o paterna con le modalità psichiche emergenti. Ribadisco, figura materna e paterna secondo le emergenze elaborate nel corso dell’esperienza di destrutturazione e di razionalizzazione psichiche. Ricordo che l’analisi e la presa di coscienza del “transfert” concludono il trattamento psicoterapeutico psicoanalitico. Alla luce di queste considerazioni teoriche il mio “essere attore” nel sogno di Fernanda si spiega con la “traslazione” del padre defunto nella mia figura e con la riedizione della relazione transferale a suo tempo vissuta nel corso dell’esperienza psicoterapeutica.
Procedendo punto per punto, il discorso diventa più semplice e comprensibile.

“Il sogno consiste in questo: la chiamo al telefono per prendere un appuntamento di analisi, ma lei mi risponde che è in Sicilia per un bel po’ di tempo e che potrei recarmi presso un suo studio dove potremmo comunicare via Skype (video conferenza).”

Fernanda si relazione con me secondo le coordinate della psicoterapia e manifesta l’intenzione di una seduta di sostegno, ma non è molto convinta dal momento che mi allontana dal mio studio di Pieve di Soligo e, sapendo delle mie origini sicule e del mio costume nostalgico di ritornare spesso in Sicilia, mi colloca beneficamente nella mia terra. Ha un atteggiamento materno nei miei confronti, non vuole rinunciare alla seduta ma la desidera distaccata ed emotivamente meno intensa: “la chiamo al telefono” e “comunicare via Skype”. La modernità è al servizio della relazione e ben venga anche se pone diversi problemi nel settore delle psicoterapie. Comunque, Fernanda sta cercando un incontro e un impatto a bassa intensità emotiva con una figura maschile e ha spostato nell’analista una gentile connotazione paterna. Fernanda cerca un contatto in un distacco risolvibile, evita l’angoscia della perdita e la ripara con una soluzione mediata. Ma quale psicodinamica sta effettivamente istruendo Fernanda nel suo sogno?

“Mi reco presso questo studio (non ha nulla a che vedere con lo studio di Pieve di Soligo), entro, ovviamente non c’è nessuno, mi siedo dietro la scrivania davanti al p. c. ed inizio a guardare tra le sue carte sopra la scrivania trovando delle mie foto risalenti a 18 anni fa, foto che le ho dato io, foto di me giovane anche con Barbara, mia figlia, piccola.”

Fernanda in sogno sta riesumando la sua storia psicoterapeutica, la sua avventura analitica iniziata e proceduta nel tempo anche con il lieto evento della figlia, esperienze che ha vissuto nel suo “studio” interiore e che la trovano particolarmente in confidenza con la mia persona. Le “carte” sono ovviamente quelle sue, i fatti intercorsi nella vita di una giovane donna, la maternità e l’affidamento a un buon padre, l’analista. Fernanda ha maturato un “transfert” positivo e ha potuto procedere nella rivisitazione delle sue esperienze formative senza gravi travagli: “le mie foto risalenti” e “le ho dato io”. Fernanda aveva in apparenza una “posizione edipica” non eccessivamente conflittuale nei riguardi del padre e una relazione di dipendenza nei riguardi della madre. La figlia di Fernanda conta a tutt’oggi diciotto anni. La sintesi di tanti anni di vita e di lavoro su se stessa è quasi perfetta, per cui il sogno può passare all’elaborazione di materiale psichico più sostanzioso e congruo.

“Poco dopo dalla porta entra lei (che doveva essere in Sicilia), le chiedo piacevolmente stupita come mai è arrivato e lei mi risponde che comunque aveva degli impegni qui al Nord.”

Fernanda rievoca la sua relazione conflittuale con il padre, “posizione edipica”, tramite la mia persona e la mia figura e adatta mirabilmente la parte fisica con la parte psichica: “piacevolmente stupita”. Per i bisogni psichici emersi in sogno si serve della magia dello spazio e rapidamente si colmano le distanze tra il Sud e il Nord. Emerge un tratto “fallico narcisistico” dell’adolescenza, quando la conquista affettiva del padre era importante per il futuro e per l’evoluzione. Il pensiero magico dell’infanzia si ridesta per assolvere i desideri di una figlia che ha bisogno d’importanza e di potere, di valutazione e di prestigio. Il sogno viaggia nel discorsivo, con pochi simboli espliciti e con dinamiche realistiche perché Fernanda lo accomoda e lo acconcia dopo il risveglio e anche perché tanto tempo è passato dalla fine della terapia. Si rilevano i bisogni di potere e la “proiezione” di onnipotenza magicamente condita: “piacevolmente stupita come mai è arrivato” dal Sud al Nord. E’ altamente poetica la fantasia seduttiva della bambina nella ricerca del privilegio e dell’attenzione del padre. Questa è una radice psichica del futuro destar fascino nella conquista dell’altro.

“In realtà io capisco che è arrivato per me.”

Quanti sentimenti sono condensati in questa breve frase! A riprova di quanto detto in precedenza, si evidenziano il bisogno di possesso esclusivo, il sentimento della rivalità fraterna, la sete d’affetto, il desiderio della conquista, il fascino e il potere della seduzione. Fernanda bambina nutriva naturalmente il suo “Io” con una buona dose di fantasie falliche e narcisistiche. Questa breve frase è anche un condensato di psicologia della seduzione edipica. Fernanda riesuma desideri e i bisogni di bambina, nonché le titubanze di adolescente, nei riguardi del padre. “Capisco” equivale a “mi riempio” e “contengo”, a “mi imbevo” e ho la consapevolezza che il maschio dice le bugie per non tradire i suoi affetti e il suo sentimento d’amore. La “proiezione” difensiva è oltremodo evidente. Fernanda ha vissuto tutto questo trambusto in passato, non lo ha detto e non lo ha fatto capire, l’ha tenuto nella sua interiorità per evolversi. L’intimo e il privato sono sempre beni da tutelare e non si offrono al primo venuto: le perle non si danno in pasto ai porci. Non dimentichiamo che il padre di Fernanda è morto da quasi un anno e che lei sta necessariamente razionalizzando il lutto. “Per me”, ribadisco, è tutto un programma d’investimento di “libido fallico-narcisistica”.

“Quello che a me arriva è un tentativo di nascondere che in realtà è innamorato di me.”

Come si diceva in precedenza, i bisogni affettivi e affermativi sono una costante psichica che i figli rivolgono all’attenzione e alla sensibilità dei genitori. Essere valutati e rivalutati è molto importante nell’economia dell’evoluzione psicofisica. “Quello che a me arriva” dall’interno e non dall’esterno è la difesa del “proiettare” nell’altro i moti profondi del mio corpo e della mia mente. La “posizione edipica” è servita in un piatto d’oro e non d’argento. La bambina ha pensato allora e ripensa adesso tramite la donna adulta e la madre che un uomo, il padre, avesse investito “libido” su di lei. Il bisogno difensivo di non vivere l’angoscia di valere poco si sublima nella collocazione narcisistica di superiorità. Da questo spaccato di sogno si capisce la formazione dei complessi d’inferiorità e dei disturbi affettivi. In ogni caso genitori freddi e anaffettivi producono guasti psichici nei figli, che oltretutto producono da soli “fantasmi depressivi” di vasta portata per naturale necessità formativa ed evolutiva. Nascondere la verità è andare contro la realtà. Fernanda ha avuto bisogno che il padre si accorgesse di lei e di fare fantasie su questo rapporto. Lei ha fatto di tutto per occultare a se stessa e agli altri questo sentimento e questa attrazione, ma è costretta alla consapevolezza dopo la morte del padre e in sogno. Il lutto e il fantasma depressivo rimescolano alla grande la struttura psichica maturata e la costringono ad evolversi con la “razionalizzazione” della perdita. Convergiamo sul sogno e sulla simbologia: l’analista padre si è innamorato della figlia paziente. Il “transfert” seduttivo e affettivo è servito a Fernanda per tirare fuori al meglio la sua modalità relazionale. Adesso può risolvere il conflitto con il padre e compensare le frustrazioni necessariamente subite. Adesso si può consapevolmente relazionare con i suoi uomini in maniera autonoma anche se la modalità primaria resta sempre attiva. Fernanda può comandare a casa sua.

“Si siede accanto a me e mi parla di lato, ma da vicino. Io provo una sensazione di protezione e di benessere.”

Ecco svelati i bisogni della bambina nel sogno della donna adulta a conferma che il tempo non è passato, che il vissuto è ancora presente e si compensa altrove. La Psiche viaggia in una dimensione temporale assolutamente presente, un “breve eterno”. La vita psichica si riconduce all’attualità della coscienza. La “regressione” onirica offre l’immagine di una Fernanda bisognosa di vicinanza, di parole, di presenza, di protezione e di viversi bene. La “posizione edipica” è umanizzata senza colpe e senza eccessi. Fernanda edulcora in sogno le turbolenze emotive e le pulsioni e sublima il desiderio del padre vissuto a suo tempo e ripresentato nel trattamento analitico verso la figura dell’analista. “Accanto”, “di lato”, “da vicino” sono simboli spaziali pregni di affettività nelle loro diverse angolature: una sottile precisazione sul tema sentimentale. La “protezione” si lega mirabilmente al “benessere”: un degno connubio e un prezioso insegnamento per i futuri genitori.

“Il sogno non ha nessuna sfumatura di carattere sessuale o fisico. Si ferma a questa sensazione di legame platonico.”

Niente di aristotelico in questo sogno, tutto è platonico e l’atmosfera è rarefatta e pulita. Fernanda insiste anche da sveglia a ripulire il sogno da sfumature erotiche e dal complotto dei sensi. Tutto “si ferma a questa sensazione di legame platonico”. Lapsus freudiano: platonico e ideale razionale coincidono e non contemplano alcun tipo di sensazione. Fernanda sublima per difesa i vissuti dei sensi e li colloca nel mondo, sempre di Platone, che sta al di là del cielo, l’iperuranio per l’appunto. Nulla è materiale e tutto è spirituale. Questa è la profonda menzogna difensiva che sin da bambini i vecchi bacucchi propinano ai bambini che sono interessati soltanto alla pelle e alle coccole, allo stomaco e alle leccornie, al ventre e alla “libido”. I bambini vivono il corpo come la propria essenza e dal corpo traggono gli auspici per l’evoluzione psichica corretta, propria e non alienata. L’autocoscienza psicofisica è ancora una volta la soluzione vincente di tutti i conflitti nevrotici e non. Prendersi cura amorevole del proprio corpo e osservare attentamente i suoi diritti sono gli assunti di base per ogni persona che rifiuta l’imbroglio e il pregiudizio, nonché la sofferenza mentale. Un ultimo rilievo su “di carattere sessuale o fisico”: Fernanda distingue nella vita reale il corpo dalla psiche, nonché le attività vitali connesse. E’ questa un’ulteriore e manichea difesa mentale e culturale presente nella lettera, perché nella realtà Fernanda si è dimostrata aperta e moderna.

“Cosa mi sta succedendo?”

Il sogno e il commento lasciano il posto alla domanda. Fernanda si interroga e la risposta è semplice: stai razionalizzando il lutto legato alla perdita del tuo papà. L’operazione di purificazione e di presa di coscienza sta maturando anche attraverso il sogno e con il recupero della “posizione edipica”, la conflittualità dei vissuti in riguardo all’augusto genitore. Inoltre e sempre in sogno Fernanda ha sintetizzato le difese che ha usato nei confronti del padre e, di poi, degli uomini. Semplicemente: l’evento luttuoso ha scoperchiato la pentola ed venuta fuori la modalità psichica relazionale di Fernanda. La morte del padre ha reso possibile un ultimo regalo: la presa di coscienza evolutiva che consente di maturare e di progredire nella normalità e senza grandi sconvolgimenti.

“Dopo tutti questi anni sembra più forte il passato del presente, ma vorrei avere anche un altro figlio.”

La psiche non ha tempo, la coscienza è un “breve eterno”. Freud al proposito si dichiarava ignorante e riteneva la dimensione temporale un settore di studio aperto e foriero di importanti implicazioni. Era sorpreso dell’effetto psicofisico del meccanismo principe di difesa della “rimozione” e della presenza di materiale rimosso e carico di tensioni congelate che esplodeva in ipnosi nel momento in cui l’evento emergeva alla coscienza e riacquistava tutta quella carica nervosa che a suo tempo non si era espressa perché relegata a livello profondo. Era nato l’Inconscio. Convergendo sul sogno di Fernanda, si evidenzia la convinzione che tutto si gioca nell’ambito della coscienza e sotto forma di elaborazione nell’attualità, come sostenevano a ragione i Filosofi e senza ricorrere a Inconsci e compagnia cantante. Il “fantasma del padre” è stato razionalizzato al tempo dell’analisi e si è scatenato e precisato quando è morto, quando ognuno di noi è chiamato a reagire istruendo i meccanismi e i processi di difesa elettivi, quelli consoni alla nostra struttura psichica o meglio “organizzazione psichica reattiva”. Si spiega in tal modo la diversa reazione dei membri della stessa famiglia di fronte alla perdita di una persona cara. I vissuti del passato si presentano al presente e condizionano le reazioni personali e le scelte esistenziali. Dopo il lutto si può anche sconfiggere la morte con una gravidanza: esorcismo dell’angoscia e affermazione di potenza del Genio della Specie e Filogenesi. La depressione della perdita del padre si può risolvere con il bisogno di avere un figlio. Il passato è forte e si presenta al presente. Un figlio ci infutura.

“P. S. Dimenticavo di dirle che l’anno scorso mio padre è morto.”

Come dicevo nelle “considerazioni”, questo evento luttuoso spiega gran parte del sogno di Fernanda ed è la causa scatenante del trambusto psicofisico in atto. La necessaria “razionalizzazione del lutto” porta a una riformulazione mentale e a una ricomposizione emotiva. La morte del padre è per tutti un momento drammatico da risolvere attraverso la comprensione logica della perdita e di quello che comporta e lascia in eredità. I padri non lasciano soltanto beni materiali da dividere in parti possibilmente uguali, ma lasciano soprattutto strascichi psicologici che aspirano a essere organizzati e reintegrati nella struttura psichica o “organizzazione psichica reattiva” per portare a quella maturazione che è sempre un fatto di coscienza.

PSICODINAMICA

Il sogno di Fernanda sviluppa il tema della “razionalizzazione del lutto” e rievoca l’esperienza conflittuale con la figura paterna. Ricordo che per “razionalizzazione” si intende il naturale esercizio della funzione logica di aristotelica memoria, basato sui principi logici e sulle categorie, e non il meccanismo di difesa della “razionalizzazione” che porta alla formazione di costruzioni mentali paranoiche, neo-realtà in giustificazione difensiva dei propri sensi di colpa. Fernanda rievoca il padre costretta dalla sua morte e dal bisogno di comporre il “fantasma” depressivo della perdita. Inoltre, il sogno di Fernanda mostra la funzione psicoterapeutica del “transfert” e ne evidenzia la proprietà evocativa dei fantasmi dell’infanzia e delle modalità affettive vissute e acquisite.

ULTERIORI RILIEVI TECNICI

Il sogno di Fernanda evidenzia i seguenti tratti caratteristici.
Formula e contiene la simbologia del “chiamare al telefono”, “comunicare via Skype”, della “foto”, “capisco”, “accanto”, “di lato”, “da vicino”.
E’ prevalentemente guidato dall’Io cosciente e la formulazione è narrante e discorsiva. L’istanza pulsionale “Es” è contenuta in “piacevolmente stupita”. Dell’istanza censoria e morale “Super-Io” si avverte presenza in “sensazione di legame platonico”.
Evidenzia una “organizzazione psichica reattiva”, struttura”, “fallico-narcisistica”: autocompiacimento e potere con difficoltà di apertura e di relazione.
Elabora la “posizione edipica”, relazione conflittuale con il padre, e non offre alcunché della madre.
Usa i meccanismi di difesa della “condensazione”, dello “spostamento”, della “traslazione”, della “proiezione”, della “sublimazione” in “legame platonico”. La “regressione” è visibile in “le mie foto risalenti a diciott’anni fa”. Il sogno è ispirato dal meccanismo della “razionalizzazione” di un evento, il lutto nel caso specifico.
Richiama il meccanismo psicoterapeutico del “transfert”.
Elabora le figure retoriche della “metafora” o relazione di somiglianza in “foto” e “telefono”, della “metonimia” o nesso logico in “legame platonico”. Il sogno non è formulato in maniera poetica, ma discorsiva e narrativa.
La “diagnosi” dice di un processo di “razionalizzazione del lutto” in evoluzione.
La “prognosi” impone di portare avanti la “razionalizzazione del lutto” e della “posizione edipica”, al fine di migliorare le relazioni e di liberare le emozioni.
Il “rischio psicopatologico” si attesta in una sindrome nevrotica d’angoscia legata alla mancata razionalizzazione della perdita del padre e del fantasma di morte collegato.
Il “grado di purezza onirico” è basso perché Fernanda ha elaborato e molato il sogno da sveglia.
La causa scatenante del sogno, “resto diurno”, è il ricordo della propria analisi e dell’analista con il bisogno di una seduta.
La “qualità” del sogno è la discorsività narrativa.
Il sogno è stato elaborato nell’ultima fase REM, verso il mattino e durante il risveglio.
I sensi allucinati sono la vista e l’udito. “Si siede accanto a me e mi parla di lato, ma da vicino. Io provo una sensazione di protezione e di benessere” richiede una cospirazione allucinatoria dei sensi.
Il “grado di attendibilità” dell’interpretazione del sogno di Fernanda è elevato e molto prossimo alla verità psichica oggettiva.

DOMANDE & RISPOSTE

Il lettore anonimo ha posto le seguenti domande dopo aver letto l’interpretazione del sogno di Fernanda.

Domanda
Come si reagisce al lutto?
Risposta
Come ho detto in precedenza, si reagisce in base alla “organizzazione psichica reattiva” che abbiamo formato ed evoluto e in base ai “meccanismi psichici di difesa” che usiamo in base alla nostra formazione.
Domanda
E’ una reazione condizionata e non libera?
Risposta
E’ una libertà condizionata dalle possibilità di scelta che abbiamo e sempre in base alla nostra formazione psichica.
Domanda
Di veramente libero non c’è niente a livello psicologico secondo lei.
Risposta
Proprio così. Neanche il concetto di Dio è stato elaborato dagli uomini con la libertà assoluta. Anche Dio è stato costruito nei primordi dell’umanità in maniera condizionata. Vedi Spinoza che costruisce Dio come sintesi di libertà e necessità.
Domanda
Condizionato da chi?
Risposta
Il concetto di Dio è stato condizionato dall’uomo che lo ha elaborato e che vi ha proiettato i suoi limiti. Senza uomo Dio non ha motivo di essere e di esistere. Questo è il primo condizionamento: deve creare e comporre AdamEva.
Domanda
Andiamo sul semplice e sul facile. Mi spiega la reazione al lutto secondo le organizzazioni psichiche?
Risposta
In sintesi, fermo restando che di fronte alla perdita si scatena in ognuno di noi la reazione del lutto e il fantasma di morte, la “organizzazione orale” scatta in maniera affettiva scatenando forti emozioni e convertendole in reazioni isteriche come il pianto, esternando il dolore e cercando protezione negli altri.
La “organizzazione anale” trattiene le emozioni e le tensioni per poi possibilmente esplodere in reazioni smodate e inconsulte quando il sistema psichico supera la soglia e l’equilibrio omeostatico si rompe.
La “organizzazione fallico-narcisistica” reagisce in maniera personale ed esibizionistica manifestando un interesse al potere derivato da una situazione di grande dolore.
La “organizzazione genitale” vive il dolore in maniera composta, lo condivide e si relaziona per lenirlo nelle persone care.
In termini semplici queste sono le reazioni e le manifestazioni emotive.
Domanda
Quindi una persona che non manifesta il dolore non è un insensibile ma ha una organizzazione anale.
Risposta
Giusto e con tutte le sfumature del caso. Le mie sono generalizzazioni utili a capire, ma la reazione psichica al lutto e alla nostra angoscia di morte sono composite e miste perché l’organizzazione psichica è in evoluzione e può pescare dalle varie stazioni. Mi riprometto di allargare questi concetti che ho semplificato per motivi di chiarezza.
Domanda
A proposito di chiarezza posso riepilogare quello che ho capito? Alla morte di una persona cara e di fronte alla paura della nostra morte reagiamo in base a come ci siamo formati psicologicamente. Gli “orali” esternano in maniera emotiva, gli “anali” trattengono il dolore e poi possono esplodere, i “fallico-narcisistici” esibiscono le loro emozioni in funzione di un loro tornaconto, i “genitali” esprimono le loro emozioni e consolano gli altri.
Risposta
Una sintesi poderosa e perfetta come tutte le cose semplici.
Domanda
Quali meccanismi di difesa si mettono in atto di fronte al lutto e all’angoscia di morte?
Risposta
Anche questo è un discorso complesso, ma lo semplifico. Si usano i meccanismi che con la nostra organizzazione psichica maturata siamo abituati a usare. Adesso li scorro e li descrivo.
Il meccanismo primario del “ritiro primitivo” consiste nel fuggire dalla realtà per non vivere l’angoscia che non si può gestire. Tale fuga e chiusura in se stessi sono pericolose perché non riconoscono la realtà della morte e del lutto.
Il “diniego” è un meccanismo primario e si attesta nel negare il lutto e la morte. E’ pericoloso perché, per rifiutare l’angoscia, non riconosce la realtà.
La “dissociazione” è sempre un meccanismo primario e pericoloso perché di fronte all’angoscia opera una scissione dell’Io, quello che vive l’angoscia e riconosce il lutto e quello che nega il tutto e si aliena in una realtà tutta sua proteggendosi da quel se stesso angosciato e impotente.
La “rimozione” consiste nel relegare a livello profondo perdita e angoscia. Ma questa modalità di dimenticare non è possibile se si è coinvolti direttamente nel lutto.
La “regressione” e la “fissazione” si attestano nel tornare indietro a modi primari di vivere l’angoscia e la perdita, modalità meno evolute e sofisticate di quella “genitale” di accettazione e di condivisione. Esemplificando chi si chiude in se stesso e non comunica, usa questi meccanismi di difesa.
“L’isolamento” consiste nel separare l’emozione dal fatto, il dolore dal lutto, l’angoscia dalla morte e nel vivere in maniera fredda, senza sentimenti e senza sensazioni, gli eventi drammatici. Questo è un meccanismo molto usato e non significa essere insensibili o tanto meno cattivi.
La “intellettualizzazione” si attesta nel razionalizzare in maniera sofisticata un carico emotivo. E’ una forma estrema della “razionalizzazione”. Fare filosofia sulla morte e sul lutto è l’esempio giusto.
La “razionalizzazione” paranoica significa sentirsi perseguitati dall’angoscia e dalla perdita, costruire neorealtà e formarsi delle convinzioni in tal senso. La morte ci perseguita perché qualcuno ci odia e ci colpisce in questo modo.
La “moralizzazione” comporta una estremizzazione del senso del dovere, per cui l’angoscia e la morte sono di per se stesse necessarie, bisogna affrontarle in maniera rigida e accettarle in maniera passiva come eventi e vissuti ineludibili. Lo stoicismo e la maniera di intendere la morte e il dolore sono il classico esempio di “moralizzazione”. Anche il Buddismo rientra in questa concezione di naturale necessità.
La “compartimentalizzazione” si attesta nel relegare la morte e il lutto in un settore psichico a parte e non integrato nel complesso della “organizzazione psichica”. Pensare che la morte riguarda sempre gli altri è una forma di “compartimentalizzazione” e porta all’ipocrisia.
“L’annullamento” comporta la soluzione dell’angoscia del lutto e della morte in un rito per operare una purificazione attraverso l’azione ritualistica programmata. Recito una preghiera e partecipo a una messa oppure eseguo un atto personale che mi scarica la tensione emotiva in eccesso. La magia comporta il meccanismo dell’annullamento.
Il “volgersi contro il sé” significa vivere il lutto e l’angoscia di morte come colpe da espiare. Siamo peccatori e moriremo. La cultura e le religioni sono piene di questo meccanismo autolesionistico. L’espiazione spesso comporta la somatizzazione di un sintomo o una malattia psicosomatica.
Lo “spostamento” si attesta nella traslazione dell’angoscia e dell’evento luttuoso in un oggetto investito magicamente o in un’azione altrettanto magica: il feticcio e l’esorcismo.
La “formazione reattiva” comporta il capovolgimento del lutto e dell’angoscia in accettazione positiva del destino di uomini: dall’angoscia di morte al desiderio di morte. Vedi il martire e il martirio.
Il “capovolgimento” è una forma di reazione all’angoscia di morte e si attesta nel convertirla in necessità quasi desiderata. Vado in cerca di quello che temo. La morte diventa una ricerca e una sfida.
“L’acting out” o italianamente “messa in atto” esige che l’angoscia si risolve in una azione o in un agire che impedisce di pensare e di riflettere, quasi un prevaricare se stessi per non vivere l’angoscia e alienarsi in tutt’altro.
La “sessualizzazione” comporta che l’angoscia si traduca in un investimento di “libido”. Il dolore si converte in erotismo ed edonismo: godiamoci la vita e la vitalità, tanto poi si muore.
La “sublimazione” comporta la conversione benefica e socialmente utile dell’angoscia di morte e del lutto. Nobilitare il dolore e rendere l’angoscia una energia da usare per fini positivi.
Ho quasi finito il quanto dovevo dire in sintesi, ma mi riprometto di allargare meglio in futuro questo argomento. Ultima precisazione: questi meccanismi di difesa spesso si richiamano, si combinano e non sono usati in maniera pura ed esclusiva.

IL COMPUTER ANTIQUATO & GLI ANIMALI MAI VISTI

Monkeys play computer.

IL COMPUTER ANTIQUATO

&

GLI ANIMALI MAI VISTI

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

Sogno di essere in ufficio, ma la “scrivania” in realtà è un tavolone che accoglie nei due lati almeno 6-8 persone.
Tutte le postazioni, e non solo quelle del tavolone, sono prive di computer e la cosa mi stupisce non poco.
Vedo che il computer è sotto il tavolo, lo metto nella mia postazione, ma è un computer antiquato con pochissime funzioni e inadatto a finire il lavoro che devo fare.
Cerco negli altri uffici che sono dislocati in una grande costruzione con particolari di bel design inusuale per un luogo dove si girano scartoffie!
Girando per questi spazi incontro un collega al quale nella realtà non rivolgo la parola da più di 16 anni; lui mi segue, io scappo, corro, lui mi rincorre ridendo e io faccio di tutto per sfuggirgli, ma fatico a distaccarlo…. nella corsa mi trovo in uno spazio aperto tra piante e rocce e quel luogo è pieno di animali che nel mio territorio non esistono: scimmie di cui una più grande di un uomo e tutta nera…. lucertole mai viste…”

Questo sogno è firmato Ansiosa.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

La modernità entra nei nostri sogni anche sotto forma di “computer” e si inserisce degnamente nei nostri contesti psichici in atto.

Passa il Tempo e la Scienza avanza dominando, nel bene e nel male, la nostra vita e il nostro ambiente, ma le valenze simboliche permangono. Il “computer”, per l’appunto, ultimo gioiello della scienza elettronica, resta il simbolo dell’intelligenza operativa dell’Io, del “sistema nervoso centrale” e volontario, della funzione razionale. Così come gli “animali”, le “scimmie” e le “lucertole mai viste” continuano a rappresentare simbolicamente le pulsioni del “sistema neurovegetativo” o involontario, nello specifico i primi condensano gli istinti, le seconde le pulsioni, le terze la sessualità maschile.

Ansiosa è “ansiosa” in sogno perché il suo “computer” non funziona, ma era guasto già prima della sua invenzione perché simbolicamente lo possedeva nel suo “sistema nervoso centrale”, così come gli “animali” risiedevano nel suo “sistema neurovegetativo” e non erano “mai visti” perché ancora non aveva piena consapevolezza per agirli.

Inoltre, il sogno di Ansiosa consente una riflessione metodologica sull’importanza simbolica della “parola”, “incontro un collega al quale nella realtà non rivolgo la parola da più di 16 anni”, e sul suo legame essenziale con l’Inconscio, secondo le teorie psicoanalitiche di Jacques Lacan.

Ancora, il sogno di Ansiosa tesse le lodi della “presa di coscienza” in superamento delle “resistenze” psichiche che impediscono per loro funzione difensiva la consapevolezza del materiale psichico rimosso e forniscono una falsa immagine di sé. Il sogno di Ansiosa si può titolare anche “Al di là delle resistenze… una parte vera di me stessa”.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Sogno di essere in ufficio, ma la “scrivania” in realtà è un tavolone che accoglie nei due lati almeno 6-8 persone.”

Ansiosa si trova in ufficio, ma vola verso la casa e la società. La “scrivania” attesta simbolicamente del lavoro, ma il “tavolone” rievoca la compagnia della famiglia o dell’osteria, gente allegra e affetti conviviali. Ansiosa rielabora la sua attualità psichica e presenta due dimensioni della socializzazione, i colleghi d’ufficio e i compagni del disimpegno.

Tutte le postazioni, e non solo quelle del tavolone, sono prive di computer e la cosa mi stupisce non poco.”

L’assenza del “computer” attesta simbolicamente del desiderio di abbassare la soglia della vigilanza e di lasciarsi andare alle emozioni, operazione che per Ansiosa è problematica dal momento che si “stupisce non poco”. Lo “stupore” condensa la variazione dello stato di coscienza in linea con il desiderio e la realtà. Abbasso la ragione e viva l’emozione!

Vedo che il computer è sotto il tavolo, lo metto nella mia postazione, ma è un computer antiquato con pochissime funzioni e inadatto a finire il lavoro che devo fare.”

Ansiosa è cosciente che l’attività razionale è declassata e il livello della vigilanza della coscienza è ridotto nella sua normale soglia, “Vedo che il computer è sotto il tavolo”, ma Ansiosa è testarda nel voler controllare se stessa e il mondo che la circonda, “lo metto nella mia postazione”. Senza ragione si sente mutilata e, pertanto, ripristina il suo equilibrio psicofisico rimettendo la ragione nel suo posto, per poi prendere coscienza che le sue modalità logiche non sono in linea con se stessa e con i tempi: un computer antiquato con pochissime funzioni”. Oltretutto, nelle relazioni sociali le categorie mentali e le abilità relazionali, nonché l’adattamento legato all’intelligenza operativa, sono deficitarie.

Cerco negli altri uffici che sono dislocati in una grande costruzione con particolari di bel design inusuale per un luogo dove si girano scartoffie!”

Come si concilia la modernità e il nuovo con l’antico e il vecchio?

E’ questo il dilemma di Ansiosa. Il sogno attesta di una consapevolezza nel vivere il conflitto tra il suo nuovo evolutivo, adattato alla emergenze sociali e relazionali, e la sicurezza protettiva della tradizione e dell’antico. Ansiosa sa essere del mondo a cui appartiene, “uffici che sono dislocati in una grande costruzione con particolari di bel design inusuale”, ma nota la contraddizione tra il suo presente e il suo bisogno di passato “dove si girano scartoffie!” Ansiosa è “ansiosa” nel suo fingersi moderna e sofisticata, in linea con i tempi e le sofisticherie del caso. Ansiosa vive con gli altri, ma non vive come sente di essere dentro.

Girando per questi spazi incontro un collega al quale nella realtà non rivolgo la parola da più di 16 anni;”

Ansiosa è la viandante di se stessa e della sua conflittualità tra senso e ragione, tra emozione e vigilanza della ragione. Visita i suoi “spazi” relazionale e ricorda un “collega” in passato apparentemente asettico e indifferente, un uomo e un maschio diventati simboli da cui Ansiosa si difende da tempo. La “parola” rappresenta simbolicamente la vita e l’energia della “libido” prima di commutarsi nella realtà di un investimento e di un affetto. Ansiosa per paura non investiva sui maschi ed era una donna formale e controllata. La “regressione” onirica consente la rivisitazione del passato per migliorare al presente la presa di coscienza su se stessa, la “coscienza di sé”.

lui mi segue, io scappo, corro, lui mi rincorre ridendo e io faccio di tutto per sfuggirgli, ma fatico a distaccarlo….”

Quante acrobazie per difendersi dall’attrazione libidica verso il maschio e da

un uomo non certo indifferente nell’interiorità della protagonista!

Quanta psicodinamica per un “lui” da parte di un “io faccio di tutto per…”!

Ansiosa le prova tutte per difendersi in maniera ambivalente, si fa seguire per scappare, corre per farsi rincorrere. Tutto questo trambusto “ridendo”, inscenando una schermaglia seduttiva in attesa del coito, istruendo un’eccitante seduzione in attesa dell’abbandono al maschio e all’orgasmo. La sequenza dei verbi evidenzia la simbologia della psicodinamica della seduzione e e del trasporto dei sensi. Meno male che Ansiosa fa “fatica a distaccarlo” e a negare le sue emozioni profonde di ordine psicofisico.

nella corsa mi trovo in uno spazio aperto tra piante e rocce e quel luogo è pieno di animali che nel mio territorio non esistono:”

Ecco che si evidenzia la difesa dagli istinti e dalla sessualità!

Ansiosa è in contatto con il suo corpo e la sua mente e non può negare a se stessa di essere una donna che ha sensibilità erotica e a cui piacciono gli uomini. Lo “spazio aperto” rappresenta la caduta delle “resistenze”, le naturali difese a prendere coscienza della disposizione all’altro e all’altro da sé, alle novità apportate dagli stranieri e dai diversi, quelli che sembrano tali, ma che in effetti sono sconosciuti in casa propria, quegli “animali”, quelle pulsioni erotiche e sessuali che nella sua adolescenza erano “tabù”, i “verboten” dell’ambiente familiare e culturale. Il simbolo “animale” rappresenta il vivente nei livelli neurovegetativi. Ansiosa s’imbatte nel suo mondo istintivo e pulsionale, regredisce beneficamente alla sua formazione adolescenziale quando sentiva il corpo e i suoi diritti, ma ci ragionava sopra e dominava gli istinti e le passioni giovanili reprimendo la realtà psicofisica in atto: la difesa e l’illusione si condensa in nel mio territorio non esistono”.

scimmie di cui una più grande di un uomo e tutta nera…. lucertole mai viste…”

Ecco i “maschi” degenerati in “scimmie”, l’antenato meno nobile e scandaloso dell’uomo, simbolicamente la parte naturale neurovegetativa!

La scimmia “tutta nera” evoca angosce infantili e richiama paure profonde legate alle favole sull’uomo nero, un minaccioso condensato di terrore e un’infausta invenzione degli adulti contro i bambini. Le “lucertole” sono chiari simboli fallici a testimonianza della pudicizia innaturale ed eccessiva di Ansiosa nei confronti dell’organo sessuale maschile, bestioline mai viste” ma a suo tempo desiderate, dal momento che appartengono alla realtà di tutti i giorni e di tutte le storie di sesso e d’amore.

Questo è quanto dovuto ad Ansiosa.

PSICODINAMICA

La “psicodinamica” del sogno di Ansiosa si attesta nel conflitto tra la funzione razionale dell’Io e la funzione pulsionale dell’Es, nello specifico la sessualità.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Sono presenti le “istanze” “Io” ed “Es”. Non compare il “Super-Io”.

La “posizione” psichica richiamata è la “genitale”.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

I “meccanismi” psichici di difesa presenti sono la “condensazione” in “computer”, lo “spostamento” in “lucertola”, la “drammatizzazione” in “segue, scappo, corro”.

Il “processo” psichico della “regressione” riguarda lo svolgimento del sogno.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

La “organizzazione psichica reattiva” evidenzia un valido tratto isterico.

FIGURE RETORICHE

La “figure retoriche” in atto nel sogno di Ansiosa sono la “metafora” in “lucertola”, la “metonimia” in “scrivania”, la “enfasi” in “segue, scappo, corro”.

DIAGNOSI

La “diagnosi” impone di rilevare il conflitto nevrotico tra la funzione vigilante dell’Io e le pulsioni sessuali dell’Es.

PROGNOSI

La “prognosi” esorta Ansiosa a prendere coscienza dei diritti del suo corpo e dei diritti della sua mente. Nello specifico, il momento dell’abbandono erotico e sessuale non deve subire interferenze da parte dei tabù e delle prescrizioni morali.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il “rischio psicopatologico” si attesta nella conversione somatica delle pulsioni sessuali frustrate: psiconevrosi istero-fobica.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “simboli” e dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Ansiosa è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

Il sogno di Ansiosa è stato scatenato da una riflessione o da un ricordo.

QUALITA’ ONIRICA

La “qualità onirica” è autoreferenziale.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

Come anticipato nelle “Considerazioni”, il sogno di Ansiosa permette un giusto approfondimento sulla “Parola”, un gioco di parole sulle parole, sui valori del “significato” e del “significante”.

L’Inconscio parla.

L’Inconscio è strutturato come un Linguaggio.”

Jacques Lacan

INTRODUZIONE DI PAROLE

In principio era il Verbo.

Non sia il “Tutto”purché “Parola” sia!

Insieme

e giustificati soltanto dal nostro Dire,

tu dici,

io dico,

egli dice parole,

tante parole,

nient’altro che parole,

forse per convincere il cuore,

forse per convincere il cuore con la ragione.

No!

Il cuore no!

Cosa dice il cuore?

Niente!

Il cuore tace,

tace e riposa su un letto di rosa.

Tutta la colpa è di Gorgia l’impostore.

Il merito scientifico è di Chomsky.

Wittgenstein specula sulle parole.

Zanzotto scrive poesie di parole.

Lacan è incomprensibile con le sue parole.

E tu?

Tu voluttuosamente esageri con nuvole soffici

e con turbini uncinati di parole.

Non capisco.

Non capisco!

Cosa c’è da capire?

Vuoi capire?

C’è soltanto da sentire.

Hai sentito la musica delle parole?

Hai sentito la musica nelle parole?

Bene,

adesso può bastare

e allora… arrivederci.

Ci vediamo domani alla stessa ora nello stesso posto.

Un “aufidersen” italiano risuona in stereofonia:

a-u-f-i-d-e-r-s-e-n.

L’eco risuona lontano nelle verdi vallate altoatesine

in mezzo a pingui mucche color lillà:

a-u-f-i-d-e-r-s-e-n n n n n n n n n n n.

Mi hai sentito?

Sì.

Se hai anche capito,

tutto va bene,

okay,

ma nel caso contrario sono solo affari tuoi.

Rien ne va plus.”

Il vero Linguaggio è stato dimenticato.

Ohhh…, poveri noi!

Ahimè!

Il vero Linguaggio è stato dimenticato.

Quale Linguaggio?

Quello di oggi o quello di ieri?

Ho sentito sulla pelle un Linguaggio dimenticato.

Orsù,

coraggio,

domani ci sarà un altro Linguaggio da inventare e da non dimenticare.

Domani finalmente sentiremo un nuovo Logos nel nuovo Linguaggio.

E’ come se per “alba pratalia”

tu tracciassi un’intera pagina di aste

I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I

e declamassi un’elegia per un solo trattino

o per un’intera famiglia di trattini

– – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – .

Sai,

è come se io sapessi dare di me e intorno a me

nuovi sensi e arcani significati a tutti gli altri.

La suora in asilo battezza i segni per i bambini,

individua i suoni e chiama le cose dicendo parole,

suggellando parole in scritture.

Il professore di latino in cattedra recita hic, haec, hoc e is, ea, id

dicendo parole e scavando sensi nelle parole.

E io,

io infante,

io bambino senza parole,

io mi perdo per “alba pratalia”

e traccio tante aste

I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I I

e tanti trattini

– – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – –

e per l’avido Paperon de Paperoni

traccio un dollaro

$,

alcuni dollari

$ $ $ $ $ ,

non solo cinque,

5,

ma tanti altri $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $,

tantissimi $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $ $

e per gli italiani nostalgici della lira,

traccio una lira,

£,

alcune lire

£ £ £ £ £ £,

non solo sei,

6,

ma tante altre £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £,

tantissime £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £ £.

A ognuno il suo $ e la sua £,

a ognuno le sue parole,

ma soltanto quelle che merita.

E adesso che tutto è sistemato e ogni cosa è al suo posto,

dopo aver scritto per “ alba pratalia”,

i bambini,

tutti i bambini,

proprio tutti,

vanno subito a letto e senza cena.

Pieve di Soligo, mese di Gennaio dell’anno 1997

Salvatore Vallone