MOI ET JACQUELINE

Cet amour non è il sentimento dell’altro,

è il mio sentimento,

quello che io ho inventato per te

e che è fatto così,

di tante cose e di tante movenze,

di tante note e di tanti ritornelli,

di tante sciocchezze e di tante leggerezze.

E’ bello come la luce

ed è bello come il buio,

è bello come il tempo

quando il tempo si ferma,

è brutto come il tempo

quando il tempo scorre.

E’ vero come te

quando sei felice,

è gioioso come te

quando sei contenta.

Questo amore trema di paura

come un bambino nel buio

e non indietreggia

come un uomo sereno nella luce.

Cet amour che faceva paura,

ti ha insegnato a parlare,

ti ha donato la potenza delle parole,

la gioia di impallidire e di arrossire,

il timore di tremare e di stare,

l’eccitazione di spiare e di manifestarti,

la voglia di braccare e di esporti,

il desiderio di ferire e di curare,

l’ansia di calpestare e di carezzare,

la pulsione di uccidere e di salvare,

il bisogno di negare e di affermare,

la capacità di dimenticare e di ricordare.

Questo amore non è una parte,

è un tutto intero

come il sole quando soleggia

e la luna quando è piena e quando è nuova,

quando hai paura che ti cade addosso

alzando gli occhi al cielo in una notte di luna.

Cet amour è vivo e sempre nuovo,

palpitante e caldo

come il cuore quando batte.

Questo amore ci segue e ci perseguita

come un rimorso assurdo,

come un andare e un tornare

senza dimenticare quello che hai visto,

quello che hai vissuto,

riaddormentandoti e risvegliandoti

senza soffrire,

senza invecchiare,

sognando la morte senza morire

e per riderci sopra da svegli.

Cet amour resta là,

piantato al suolo come un ulivo secolare

che ha tante storie

da raccontare agli amanti

nelle notti di luna piena

e nell’ora dei lupi mannari.

Questo amore non scende dalle stelle,

vive nelle stalle insieme agli asini testardi

ed è crudele come la nostalgia

che non sa ricordare quella carezza mai ricevuta senza soffrire

ed è tenero come un rimpianto o un’emozione pudica.

Cet amour è come Dio,

ci guarda sorridendo

e ci parla senza parole,

senza dire niente.

Questo amore si lascia ascoltare con timore e tremore,

con sussurri e grida,

con le preghiere dell’amato per lei,

con l’invocazione dell’amata per lui.

Cet amour non è mio,

non è tuo,

è dell’Amore,

è degli amanti,

di tutti quelli toccati quotidianamente nel corpo e nella mente

da un buon demone,

da un generoso messaggero del dio bendato.

O Amore,

fermati,

lasciati guardare,

contemplare,

restami addosso,

braccami,

non andartene

perché io non ti ho mai lasciato,

ricordami

perché io non ti ho mai dimenticato.

E, allora, tu non scordarti di me

che ho solo te sulla terra e dentro il cielo,

non lasciarmi morire,

lasciami vivere insieme a te

e lontano dai torsoli e dal sangue,

non importa dove,

non importa quanto.

Ricordati di dare sempre un segno di vita

nel Trentino così come in Sicilia,

nei freschi boschi di coccole aulenti,

nell’assolata campagna di nere more.

Sorgi a ogni alba

nella foresta della memoria e della speranza,

tra i muschi e i licheni,

inducimi sempre in tentazione

e non salvarmi mai dal Male.

Così sia.

Salvatore Vallone

Libera contaminazione di “Cet amour” di Jacques Prevert

Carancino di Belvedere 15, 01, 2021



UN CIELO ROSA ANTICO

E’ una vera fortuna, uscire ed avere un parco di fronte casa.

L’ho sempre pensato ma, ora come ora, lo apprezzo sempre di più.

Uno degli svaghi ancora concessi a noi abitanti di Monaco di Baviera è di visitare un po’ di natura in solitudine, forse per accettarci che, nonostante tutto, sta fiorendo una frizzante e variopinta primavera.

Era però quel giorno, di cui voglio raccontare, più simile a un autunno. Il colore del cielo era tra l’azzurro chiaro ed il grigio e soffiava un vento che ricordava quello cantato dai poeti antichi, carico di significati.

Quel giorno ho percorso tutte le colline in salita e contro vento.

D’un tratto, ho ricordato uno degli ultimi giorni di libertà da quei pensieri che, adesso, sono ospiti indesiderati della nostra mente. Mi trovavo anche quel giorno lontano da sola, alla “Alte Pinakothek”, circondata dall’ingegno e dal delirio di splendidi artisti, conosciuti e non. Mi sono tornate in mente quelle tele romantiche che rappresentavano una natura nordica, dai colori per lo più cupi, con solo pochi sprazzi di luce che illuminavano qualche angolo di cielo. Il colore degli alberi sempre verdi era intenso, forse si preparava una tempesta, o forse no.

Ho sempre trovato quei quadri affascinanti, forse perché rappresentano una natura tanto distante da quella a cui sono abituata, fatta di zagare e fichi d’india. O forse perché mi sono sempre chiesta cosa vi fosse nell’animo dell’artista, quali inquietudini celasse il suo cuore, mentre spennellava un paesaggio che non poteva che esserne lo specchio. Quel giorno, tra il vento e il cielo grigio, forse ho compreso quelle inquietudini, quei timori.

Mi sono recata, infine, in un angolo che gli abitanti definiscono prodigioso: una distesa di alberi di ciliegio che provoca dimenticanza. Alzo lo sguardo e, su di me, vedo solo un cielo rosa antico.

Anche il vento si era calmato.

Bruna

Monaco di Baviera, domenica 29 del mese di marzo dell’anno 2020