UN FIGLIO DAL PADRE

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Questo è un sogno fatto decine di anni fa… forse ero ancora adolescente, ma ancora lo ricordo perché mi turbò molto.

Ero in una piazza e al centro di questa c’era una colonna.

Riesco ad elevarmi da terra così tanto e in modo inspiegabile da riuscire a vedere cosa c’è sopra questa colonna: un essere, a metà tra un feto e un extraterrestre, che sembra morto.

La visione di questo essere mi lasciò molto turbata sia in sogno e sia da sveglia.”

Aliena

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

L’adolescenza è l’età della transizione verso una formazione composta del proprio “Sé”, della propria “organizzazione psichica reattiva”. I contenuti sono stati acquisiti sotto forma di “fantasmi”, di esperienze vissute, di dati psichici, di concetti e la loro riformulazione e il loro riattraversamento si presentano come il compito dell’esistenza. Inizia l’età dello “amor fati”, della prima “coscienza di sé”, delle prime scoperte, delle “prime volte” e delle tante successive “prime volte”. L’identità sessuale è ormai conclamata dopo il gioco delle identificazioni nel padre e nella madre, dopo l’avventura “edipica” che ha portato la bambina e il bambino a vivere la “angoscia di castrazione” in maniera diversa: la prima come un dato fisiologico di fatto e il secondo come la punizione della colpa di aver desiderato la madre.

Il “Tempo” trascorre e si lascia misurare dall’umana Tecnica con orologi solari, orologi meccanici, orologi digitali, orologi atomici, orologi astronomici.

Il “Tempo” trascorre e si lascia misurare nella Natura dalle varie lune, dalle luminose albe, dai portentosi tramonti, dalle ballerine maree, dalle ricorrenti stagioni, dai colori degli alberi, dall’intensità della luce, dall’enigmatico buio.

Il “Tempo” trascorre e si lascia misurare nel Corpo dalla vita, dai ritmi circadiani, dalla biologia endocrina, dalla pubertà, dal menarca, dalla mestruazione, dalla prima eiaculazione, dalla fecondità femminile, dalla gravidanza, dalla pelle liscia, dalle rughe, dal trionfo degli ormoni, dalla menopausa, dalla vecchiaia, dalla morte.

Il “Tempo” trascorre e si lascia misurare nella testa dei Filosofi come creazione, come “tutto scorre”, come “carpe diem”,come principio “a posteriori”, come illusione, come principio “a priori”, come categoria immanente, come categoria trascendentale, come slancio vitale, come “ecoulement”, come breve eternità, come “non so”.

Epperò!

Quanta nostalgia per le clessidre, le meridiane e gli orologi a cucù!

L’adolescenza è “il tempo delle mele” e delle seduzioni, il tempo in cui si esce dall’infanzia e si cominciano a usare le ingannevoli parole. Il Corpo emerge e si impone, ma la Psiche tentenna e rallenta i flussi e riflussi dell’impertinente Tempo e le insolenze della “libido”. Si impara a diventare adulti verso i vent’anni, dopo aver cominciato a essere maschi e femmine tra i dieci e i quattordici anni.

Nel frattempo l’adolescenza è sostenuta dal processo di difesa della “sublimazione” tra una scarica di “ormonella” andata a buon fine e una repressa sull’altare del dovere. E così l’adolescente sogna di volare o di essere talmente pesante da non riuscire a camminare, figuriamoci a correre. Tra il cielo e la terra sono sempre inciampati gli adolescenti che non riescono a trovare la via di mezzo, la giusta altezza su cui librarsi in volo senza farsi male, senza precipitare nei baratri delle colpe istillate ad arte da madri improvvide e da padri osceni, nonché nei “fantasmi” costruttivi delle “castrazioni” e delle “mutilazioni”. Da questi ultimi parte la bambina per crescere nell’adolescenza al femminile, insomma per diventare donna.

Il viaggio tormentato verso la “felicità infelice” dell’adolescenza è costellato di desideri e di rinunce, di polvere e di sangue, di complicità e di divisioni, di prove e di errori.

In questo tormentato viaggio verso l’identità psichica, visto che quella fisiologica è conclamata nel corpo, interviene a soccorso “dell’infelice felice” il “processo di difesa” dall’angoscia della “sublimazione della libido”.

Freud l’aveva individuato e definito “una deflessione di cariche istintuali dagli originari fini sessuali verso altri propositi più nobili e socialmente utili.” L’istinto sessuale cambiava oggetto e fine e trovava una soddisfazione sostitutiva. Le cariche istintuali, in particolare quelle sessuali, nelle vicissitudini del loro percorso potevano essere “desessualizzate” attraverso una serie di compromessi in maniera che la loro originaria connessione con i fini istintuali originari si attenuava al punto di non essere individuata.

La Legge e l’Ordine sono “sublimazioni dell’erotismo anale”. La Cultura sottrae energie sessuali per destinarle a investimenti sociali, per cui la Civilizzazione comporta un grosso sacrificio della sessualità. Nella Civiltà vige il disagio: troppe restrizioni per un uomo anarchico e poligamo. Il Maschile e il Femminile sono il risultato o il precipitato di “sublimazioni” di cariche sessuali e di “formazioni reattive” alla conflittualità con i genitori.

Il complesso di Edipo ha come soluzione ottimale la “sublimazione” dell’amore verso il genitore del sesso opposto e la “formazione reattiva” nei confronti dell’angoscia di punizione da parte del genitore dello stesso sesso proprio identificandosi per paura in lui: identificazione nell’aggressore e alleanza con il nemico.

Questo diceva Freud tra le tante pagine degne di un grafomane che scaricava le sue angosce tra le volute dei sigari olandesi e lo scrivere di tutto e di più.

Il sogno di Aliena ha ispirato queste libere e minime “Considerazioni”. Il resto sarà di comprensione e di approfondimento di un “Sapere”, quello psicoanalitico che si è proposto come un “Sistema” di interpretazione dell’Uomo e del suo Mondo grazie alla sua “epistemologia”, “metodologia” ed “ermeneutica”: principi primi o verità evidenti, discorso sulla procedura scientifica, proprietà e capacità di interpretazione. Chiarisco ancora e meglio: “epistemologia” o discorso su ciò che viene prima, “metodologia” o discorso sul metodo o su come ho condotto la mia mente e la mia ricerca, “ermeneutica” da Ermes, il dio che rivelava agli uomini i messaggi e le volontà degli dei, il messaggero degli dei, quindi la Scienza che interpreta e chiarisce i dati raccolti e inquadrati.

E Sigmund Freud ne fu contento, ma tanto contento anche perché si trovava in compagnia degli altri grandi “sistemisti”: Platone, Aristotele, Hegel, Marx, tutta gente che aveva dato una griglia universale di spiegazione dell’uomo e della sua Realtà. E scusate se è poco.

Il sogno di Aliena poteva titolarsi “Tra un feto e un extraterrestre” riprendendo le parole della protagonista, ma ho preferito “Un figlio dal padre” proprio perché il sogno è un compendio e un’estrema sintesi di teorie fondamentali sulla Psicoanalisi dell’infanzia e dell’adolescenza. Trattati interi di pagine e pagine, oltretutto polverose e pallose, si riducono miracolosamente nell’immagine “sopra questa colonna: un essere, a metà tra un feto e un extraterrestre, che sembra morto.”

Quanta capacità di “figurare” e di “condensare”!

Quante conferme sulla realtà dei “fantasmi” e dei vissuti!

Due letture necessitano a questo prodotto psichico a metà tra grammatica e pratica, tra teoria e realtà, tra pensiero e azione: una da profondo psichico e un’altra da Psicosociologia comprendente alla Max Weber.

La prima dice dell’allucinazione del desiderio di avere un figlio dal padre in riparazione della consapevolezza della reale castrazione e dello “inganno del clitoride”. Al pene, fisiologicamente impossibile, nella bambina consegue la maternità impossibile e la gravidanza impedita semplicemente perché legate alla figura paterna. La bambina è costretta a “sublimare” le forti pulsioni desiderative del ruolo femminile acquisito e della identificazione nella madre. La bambina ha iniziato il tragitto vero la risoluzione della “posizione edipica” e della conflittualità con i genitori. Il desiderio del pene nella bambina si evolve e si trasforma nel desiderio di avere un figlio dal padre. L’avvicinamento al potere della gravidanza è progressivo dopo aver messo le cose al giusto posto. Il passaggio dalla “libido fallico-narcisistica” alla “libido genitale” è iniziato.

La seconda interpretazione, quella di superficie e leggera, la potete leggere cammin facendo. E scusate ancora se è poco.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Questo è un sogno fatto decine di anni fa… forse ero ancora adolescente, ma ancora lo ricordo perché mi turbò molto.”

Aliena ha un sogno ricorrente. Aliena è una donna matura che “regredisce” naturalmente in sogno e si “fissa” nell’adolescenza, approda in una memoria che è rimasta viva e vegeta dentro di lei senza mostrare i segni del Tempo, condensata in una dimensione psicofisica di “breve eterno”. L’adolescenza è l’età giusta per fare “certi sogni edipici” e per rielaborare il tragitto che ha portato all’emancipazione possibile dal padre e dalla madre. Questa operazione si appresta a compiere Aliena e la sua ripetitività attesta di quanto beneficamente travagliato è stato questo periodo evolutivo della sua vita, nonché la figura paterna. Il turbamento è direttamente proporzionale alla progressione dei “fantasmi”, delle associazione delle immagini con le emozioni. Il sogno è sintesi di un viaggio psicofisico tra il padre e la madre. Diamo inizio alle danze oniriche.

Ero in una piazza e al centro di questa c’era una colonna.”

Aliena esordisce con la sua dimensione sociale e la sua abilità relazionale. La “piazza” rappresenta simbolicamente le offerte agli altri di “parti” psicofisiche di noi compatibili con il senso della morale e del limite, i dettami della istanza censoria “Super-Io”. Aliena depone “al centro” della sua esibizione sociale la figura paterna in versione eroica e altamente sublimata agli occhi della gente che gira in quello spazio sociale. La “colonna” rappresenta simbolicamente il “padre” nella sua forza, autorità e autorevolezza, tutte doti riconosciute dalla gente, nei vissuti di Aliena, al suo papà. Non dimentichiamo che la “colonna” è un simbolo fallico universale nelle architetture antiche e nelle “agorà” delle città più famose. Il padre è vissuto da Aliena come un uomo dotato di sessualità maschile.

Riassunto: Aliena tira in ballo la figura paterna e gli attributi del potere riconosciuti dalla gente, un padre di cui la figlia è particolarmente fiera e che è centrale nella sua formazione psichica.

Riesco ad elevarmi da terra così tanto e in modo inspiegabile da riuscire a vedere cosa c’è sopra questa colonna:”

Aliena istruisce la sua abilità a usare il processo psichico di difesa dall’angoscia della “sublimazione della libido” e, superando le leggi di gravità, può prendere coscienza del suo desiderio più antico e indicibile che ha opportunamente portato in alto, talmente in alto da deprivarlo della carica erotica e sessuale. L’inspiegabile si spiega inquadrando il desiderio della figlia tra le pulsioni fortemente sublimate che ancora non svelano il loro contenuto.

Vediamo i simboli: “riesco” attesta della capacità affermativa e della lucidità progettuale di Aliena, “elevarmi” condensa il processo psichico di difesa dall’angoscia della “sublimazione della libido”, “inspiegabile” ossia non riconducibile alle funzioni razionali dell’Io a conferma che si tratta di desideri che hanno sede nell’istanza pulsionale “Es”, “riuscire a vedere” riconferma la sicurezza del vissuto in atto e la sua riconducibilità alla consapevolezza dell’Io, “sopra questa colonna” si traduce in cosa ho desiderato di mio padre e ho adeguatamente sublimato.

un essere, a metà tra un feto e un extraterrestre, che sembra morto.”

L’oggetto della pulsione e del desiderio di Aliena è quello di avere un figlio dal padre, una classica fantasia delle bambine di fronte alla prestanza fisica, alla aitanza emotiva e al successo sociale del padre. Questo è l’impossibile tabù di Aliena. Bisogna censurarlo, colpevolizzarlo e possibilmente punirsi per avere tanto osato immaginare e desiderare. Degna di nota è l’operazione di camuffamento operato dal meccanismo di difesa della “figurabilità”, a metà tra la realtà di “un “feto” e l’irrealtà di “un extraterrestre” che come il desiderio cade dalle stelle. Oltremodo degna di nota è l’operazione di condanna operata dall’istanza “Super-Io” nell’ucciderlo e nel dichiararne la quasi morte. Questa è la realtà della fantasia di Aliena nei riguardi del padre e anche l’immediata censura.

I simboli dicono che “essere” risponde all’oggetto psichico in atto, la “metà” è una mezza verità e una mezza fantasia, il “feto” appartiene al corredo dell’universo psichico femminile e della madre per la precisione, “l’extraterrestre” condensa l’assurdità del desiderio, “sembra” è l’apparenza, “morto” è la “proiezione” dell’aggressività in espiazione della colpa.

La visione di questo essere mi lasciò molto turbata sia in sogno e sia da sveglia.”

La presa di coscienza del vero significato del sogno era impossibile, per cui Aliena accusa un giusto turbamento. Più che l’immagine ibrida di un umano e di un extra, è inquietante quello che la ragazza presente e intuisce all’ingrosso. Sempre di un figlio si tratta, bello o brutto “ogni scarrafone è bello a mamma soia”. Del resto, l’adolescenza è ricca di fantasie di gravidanza nella versione attrattiva e nella versione repulsiva. Il vissuto della giovane donna dipende anche dall’educazione sessuale che ha ricevuto in famiglia e in società. Con le fantasie e con i ragionamenti Aliena adolescente è turbata dalla possibilità di avere un figlio. La fantasia “edipica” di avere un figlio dal padre non poteva desumerla da questo sogno, per cui la presa di coscienza nella sua totalità oggettiva era impossibile.

Questo è quanto dovevo al sogno di Aliena.

PSICODINAMICA

Il sogno di Aliena svolge lo psicodramma della fantasia sessuale di avere un figlio dal padre, la fantasia edipica per eccellenza che induce a dire che, se manca nella vita di una giovane donna, non va mica tanto bene per il suo sviluppo psichico. La psicodinamica si snoda attraverso la simbologia sociale del padre e la successiva colpevolizzazione del “tabù” infranto dalle pulsioni e dal desiderio.

PUNTI CARDINE

Il punto cardine del sogno di Aliena è il seguente: “sopra questa colonna: un essere, a metà tra un feto e un extraterrestre, che sembra morto.”

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

I “simboli” portanti del sogno di Aliena sono “piazza” o relazione sociale, “centro” o dominanza, “colonna” o figura paterna, “elevarmi” o del processo psichico di difesa della “sublimazione, “feto” o della maternità, “extraterrestre” o desiderio colpevolizzato, “morto” o dell’espiazione della colpa.

Il sogno di Aliena rievoca l’archetipo “Padre” nella valenza edipica e nella classica fantasia, compensativa della “castrazione”, di avere un figlio dal padre come emblema del potere femminile: il figlio è il fallo della madre.

Il “fantasma dell’incesto” è ampiamente trattato da Aliena nel sogno, nonché il “fantasma di castrazione” nella versione “positiva” della maternità e negativa della maternità impossibile e impedita.

Il sogno di Aliena presenta in azione l’istanza psichica “Io”, razionalità e vigilanza della coscienza, in “Ero in una piazza” e in “Riesco ad elevarmi”.

L’istanza psichica “Es”, rappresentazione dell’istinto e della pulsione, si manifesta chiaramente in “sopra questa colonna: un essere, a metà tra un feto e un extraterrestre, che sembra morto.”

L’istanza psichica “Super-Io”, limite e censura, agisce in “che sembra morto”.

La “posizione psichica” è quella “edipica” e si manifesta in “c’era una colonna” e in “cosa c’era sopra questa colonna”: il padre e il figlio incestuoso e immediatamente censurato.

I meccanismi psichici di difesa usati da Aliena nel sogno sono la “condensazione” in “colonna” e in “feto” e in “extraterrestre”,

lo “spostamento” in “centro” e in “elevarmi”,

la “figurabilità” in “a metà tra un feto e un extraterrestre”,

la “drammatizzazione” in “Riesco ad elevarmi da terra così tanto e in modo inspiegabile da riuscire a vedere cosa c’è sopra questa colonna:”,

la simbolizzazione” in “colonna”.

Il processo psichico di difesa della “regressione” è in azione nei termini funzionali all’attività del sogno: parla per immagini e per azioni.

Il processo psichico di difesa della “sublimazione della libido” è dominante nel sogno e nello specifico in “riesco a elevarmi da terra”.

Il sogno di Aliena mostra un deciso tratto “edipico” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva edipica”. L’adolescente reagisce alla pulsione compensativa della “castrazione” con la fantasia desiderante di avere un figlio dal padre, vissuto “tabuico” immediatamente censurato e colpevolizzato.

Il sogno di Aliena forma le seguenti figure retoriche: la “metafora” o relazione di somiglianza in “elevarmi” e in “feto” e in “extraterrestre”,

la “metonimia” o relazione logica in “colonna” e in “piazza” e in “morto”,

la “enfasi” o forza espressiva in “un essere, a metà tra un feto e un extraterrestre, che sembra morto.”

Questa è la “allegoria” della “sublimazione della libido”: “Riesco ad elevarmi da terra così tanto e in modo inspiegabile da riuscire a vedere cosa c’è sopra questa colonna:”.

La “diagnosi” dice di una classica ed evolutiva “fantasia edipica” in riparazione dell’angoscia di “castrazione” successiva allo “inganno del clitoride” e in via di assimilazione dell’identità femminile e del conseguente vissuto riparatore e spostato del figlio come “fallo” o recupero del potere narcisistico perduto.

La “prognosi” impone ad Aliena la “razionalizzazione” della pulsione incestuosa e la maturazione dalla “posizione fallico-narcisistica” verso la “posizione psichica genitale” in superamento della conflittualità con la madre e in una propizia identificazione in quest’ultima. L’adolescente si evolve nella donna attraverso la presa di coscienza della sua identità femminile e della sua specifica sessualità e funzione genitale.

Il “rischio psicopatologico” si attesta in una recrudescenza della “libido edipica” e in una “psiconevrosi depressiva” a causa dell’acuirsi del sentimento della perdita: nessun pericolo per l’equilibrio psichico, ma tanta tristezza da quasi dolore.

Il “grado di purezza onirica” è stimato “buono” a causa della brevità e della semplicità del sogno, un sogno dell’adolescenza e ricorrente che è stato molato dalle frange difensive e ridotto all’osso, per cui non può mentire o camuffarsi pur mantenendo la rappresentazione enigmatica.

La causa scatenante del sogno di Aliena, il “resto diurno” del “resto notturno”, si attesta nella visione o nel ricordo del padre, in qualsiasi associazione a cotanta figura.

La “qualità onirica” è “nostalgico-regressiva”, ma rientra anche nell’ordine “magico e metafisico” a causa del paradosso legato alla combinazione tra il desiderio extraterrestre e l

a materia umana vivente del feto.

Il sogno di Aliena si svolgeva nella seconda fase del sonno REM e produceva la tensione di cui parla: “La visione di questo essere mi lasciò molto turbata sia in sogno e sia da sveglia.”

Il “fattore allucinatorio” esalta il senso della “vista” in “riuscire a vedere”, la “cenestesi” o sensazione globale in “riesco ad elevarmi da terra e in modo inspiegabile” e in “turbata”. Il sogno di Aliena è breve ma intenso.

Il “grado di attendibilità” dell’interpretazione del sogno di Aliena è “buono” a causa della sua brevità e semplicità simbolica. Il “grado di fallacia”, di conseguenza, è “scarso”.

DOMANDE & RISPOSTE

L’interpretazione del sogno di Aliena è stata accuratamente meditata da un lettore anonimo, nonché mio amico. E’ conseguito questo dialogo.

Amico

L’interpretazione profonda di cui parlavi può sintetizzarsi, non vorrei essere volgare, “il figlio sopra il glande del padre”, là dove viene fuori lo sperma. Può darsi che Aliena abbia saputo di questo meccanismo neurofisiologico o abbia fatto un’esperienza adolescenziale con un amico e sia stata impressionata dalla polluzione. Può darsi che sia stata istruita a scuola o in parrocchia sulla sessualità. Insomma Aliena ha effettivamente sognato un tema che è veramente universale semplicemente perché da ragazzini si ha tanta eccitazione sessuale in corpo e da qualche parte e in qualche modo bisogna sfogarla, checché ne dicano i genitori, gli insegnanti e i padri o le madri spirituali, quelli che sono adulti e che sono costretti a sublimare la loro libido e scaricano le loro frustrazioni sessuali sui ragazzi giovani e li terrorizzano con le minacce famose “se ti tocchi, non crescerai e diventerai scemo”, tutta roba che resta dentro e che ti viene fuori da adulto quando meno te l’aspetti e magari mentre stai facendo sesso. E così tutto va a puttane. Mi ricordo che avevo un padre spirituale che mi massacrava con i suoi divieti della masturbazione e, quando mi confessavo, voleva sapere solo quello, se mi toccavo e sembrava che godesse da quanto era invidioso. E poi vai a sentire che fanno il processo ai preti pedofili e così sia. Cose da pazzi, a pensarci mi viene tanta rabbia e tanto rancore anche verso i miei genitori che non mi hanno protetto e istruito e mi hanno lasciato alla mercé degli invidiosi e degli ignoranti che di sesso non dovevano sapere bel niente per libera scelta. Forse ho esagerato e non ho fatto la domanda, ma mi sogno sfogato. Se vuole ripartiamo con le domande.

Salvatore

Ma non ci penso proprio. Continua, se vuoi, con i tuoi ricordi e le tue osservazioni.

Amico

Mi fa tenerezza questa ragazzina che era innamorata del padre e che per crescere attizza la fantasia come se fosse la sua morosa. Il fatto che sia rimasta turbata significa, secondo me, che nessuno l’aveva aiutata nell’educazione al corpo e alla sessualità. Sempre a proposito degli adolescenti, io credo che oggi siano più scaltri e l’educazione sessuale se la fanno su internet guardando l’impossibile. Ma sono sicuro che non gli fa bene questa esagerazione. Prima niente e adesso tutto e di più. Ci sono dei siti che del sesso fanno la loro bandiera e il loro commercio.

Salvatore

Ieri si eccedeva nel rigore puritano e oggi si eccede nell’esibizione oscena. L’educazione sessuale deve essere data ai ragazzi dai genitori e in base alle richieste che i figli avanzano in progressione. Le risposte devono essere basate sulla verità e sulla realtà, non sulle metafore e sulle favole. L’oscenità e la brutalità sulla rete danneggia la corretta evoluzione della “libido” ed esalta la componente voyeuristica più del dovuto, nonché la personale elaborazione sul tema. L’adolescente sarà sessualmente un adulto pacato e poco creativo nel darsi e nel dare piacere. In ogni caso la pornografia non è una forma di arte, non è erotismo estetico alla Tinto Brass, è l’esplosione delle perversioni e delle pulsioni ferine. La pornografia è la “parte negativa” del “fantasma della sessualità”, quella che esalta l’aggressività al punto di farla coincidere con la violenza. L’operazione non va proprio bene.

Amico

Cambiando discorso, cosa dici della proposta di rivedere il film “Il tempo delle mele” con la splendida Sophie Marceau adolescente? E’ particolarmente indicato per il sogno di Aliena a mio modesto parere.

Salvatore

Quanti anni avevi in quel 1981?

Amico

Appena vent’anni e portati bene. Che tempi erano quei tempi! So che questo discorso è da vecchi e allora bando alle chiacchiere e chiudiamola qua.

Salvatore

Per l’appunto. Grazie e alla prossima.

LA RABBIA EROTICA DI NOEMI

girl-1258739__180IL SOGNO

“Noemi sogna di sentire il forte bisogno di masturbarsi e di avere un orgasmo.
Prende il vibratore e si massaggia il clitoride.
Ma non basta e allora spacca in due il vibratore: una metà la mette in bocca e l’altra metà la mette in vagina.
Non ancora appagata, prende una frusta con la mano destra e si colpisce sulle spalle.
Finalmente arriva all’orgasmo nel sogno e nella realtà.”

CONSIDERAZIONI

Il sogno di Noemi appartiene alla categoria erotico-sessuale soltanto nella fase conclusiva per l’esito dell’orgasmo. Il progetto iniziale di masturbarsi e il prosieguo del sogno hanno tutt’altro significato. Nella sua globalità il sogno di Noemi contiene una feroce rabbia nei confronti dell’universo maschile, associata a una altrettanto feroce rabbia nei confronti di se stessa. Il simbolismo è diffuso e consistente. Il sogno di Noemi si può definire “misantropo” se per “antropo” intendiamo soltanto il maschile, l’universo psico-culturale maschile e possibilmente qualche maschio o sedicente tale, nello specifico l’uomo in atto di Noemi. Infatti il sogno può essere stato scatenato da un rifiuto reale o da un surplus di “libido” altrettanto reale, da una situazione sentimentale ambigua o da un investimento sbagliato. La decodificazione inizia con l’analisi puntuale dei simboli, per poi rammendare la psicodinamica come fa un abile sarto con le pezze del vestito di Arlecchino. Buona questa metafora!

I SIMBOLI

“Masturbarsi”: variazione dello stato di coscienza, riduzione delle tensioni, disimpegno fisico, rilassamento e distensione secondo il “principio del piacere”, abbandono tra le braccia di Eros mentre si è coccolati tra le braccia di Morfeo come in questo caso, “regressione” psichica difensiva e “fissazione” alla “fase fallico-narcisistica”, solipsismo e isolamento, “Io” ipertrofico.

“Orgasmo”: picco neurovegetativo e abbandono psicofisico, apice isterico e progressiva caduta dell’eccitazione, conversione psicofisica di tensioni e benefica risoluzione, caduta delle difese e distensione psicofisica, pulsione e funzione dell’”Es”.

“Vibratore”: traslazione del potere e della potenza, “libido fallico-narcisistica” ed esercizio della virilità, prevaricazione e violenza, traslazione difensiva dell’organo sessuale maschile.

“Clitoride”: castrazione e identificazione femminile, traslazione difensiva della potenza e del potere maschile, solipsismo erotico e compensazione psichica.

“Spaccare”: frustrazione e aggressività, rabbia e violenza, scarica isterica e caduta della funzione di controllo dell’Io, libido anale e pulsione sadomasochistica.

“Spacca in due”: scissione difensiva del fantasma e meccanismo di difesa dello “splitting”, istanza dell’”Es” e operazione psichica dell’”Io”.

“Bocca”: traslazione della vagina e affettività, “libido orale” e aggressività, seduzione e ambivalenza recettiva, erotismo e coito.

“Vagina”: “libido genitale” e recettività sessuale femminile, seduzione e disposizione al coito, universo psichico femminile e archetipo “Madre”.

“Frusta”: “libido anale” e pulsione sadomasochistica, appagamento sostitutivo della “libido genitale”, traslazione della colpa ed espiazione, prolungamento fallico.

“Mano destra”: relazione e potere, disposizione sociale e volitività, apertura seduttiva e investimento libidico.

“Spalle”: meccanismo psichico di difesa della “rimozione” e dimensione subconscia, consistenza strutturale dell’istanza psichica dell’Io, disposizione alla sofferenza e pulsione masochistica.

I MECCANISMI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa innescati sono i seguenti: la “conversione isterica” nell’orgasmo, la “scissione dell’imago” o del fantasma nello spaccare in due il vibratore, “l’acting out” o messa in atto nel prendere il vibratore, la “traslazione” o “spostamento” nel vibratore al posto del pene e altro, la “condensazione” nei simboli, la “drammatizzazione” nella frusta e nell’escalation emotiva.

LE FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche richiamate sono “l’enfasi” nella forza espressiva del sogno e “l’iperbole” nell’esagerazione dei contenuti.

LA PSICODINAMICA

Noemi è fortemente aggressiva nei confronti del maschio a causa delle frustrazioni che riceve. Noemi vive uno stato d’impotenza che procura una forte carica di rabbia, per cui scatta il bisogno neurofisiologico di scaricare e di stemperare le tensioni. Il “sistema neurovegetativo” è chiamato direttamente in causa per alleviare la carica nervosa e, nel momento in cui quest’ultima supera “l’omeostasi”, l’equilibrio neurovegetativo, scatta l’orgasmo in sogno e nella realtà. Noemi ottiene due piccioni con una fava: fa da sé per scaricare la rabbia e per appagare la sua frustrazione sessuale legata al coito mancato. Il suo narcisismo scarica l’aggressività violenta sul maschio spezzando in due il vibratore e, di poi, diagnostica quella se stessa che non parla e che non fa sesso nel tappare la bocca e la vagina. Consegue la punizione: la frusta per la mancata reazione aggressiva verso il maschio e per scatenare la “libido anale” e accedere al godimento orgasmico in maniera robusta. Non certo per miracolo, lo stato di agitazione psicofisica si placa e si sblocca convertendosi. E bravo il sogno!

L’ANALISI DEL SOGNO

“Noemi sogna di sentire il forte bisogno di masturbarsi e di avere un orgasmo.”

Noemi deve scaricare le forti tensioni che ha maturato sia a livello ormonale e sia a livello relazionale e vuole farlo in maniera naturale, la più naturale possibile: la masturbazione e l’orgasmo.

“Prende il vibratore e si massaggia il clitoride.”

La tecnologia elettronica viene chiamata in causa. Noemi è dalla parte della scienza e chiede per il suo piacere l’ausilio dinamico dell’elettrodomestico erotico, l’apporto del pene traslato non potendo averne uno in carne e sangue. La partenza è buona perché Noemi conosce bene le parti sensibili e risuonanti del suo corpo, ma la tensione nervosa è alta, nello specifico la rabbia è potente, per cui anche la tecnologia deve calare le brache di fronte al “sistema neurovegetativo” che resiste agli stimoli e dimostra di avere ancora ulteriori margini di carica.

“Ma non basta e allora spacca in due il vibratore: una metà la mette in bocca e l’altra metà la mette in vagina.”

Ecco la tanta aggressività nei confronti dell’universo maschile! Noemi scarica tutta la sua rabbia contro l’oggetto simbolico traslato che condensa il maschio e in particolare la sua potenza e la sua prepotenza: il “vibratore” al posto del pene. La frustrazione subita da Noemi è direttamente proporzionale all’aggressività esternata nello spezzare il membro meccanico in due parti. Ma ecco la sorpresa! Noemi se la prende con se stessa e accusa le sue responsabilità per aver subito un simile trattamento da parte del maschio. Si tappa la bocca non per pratica erotica, ma per simboleggiare il suo silenzio, la sua paura di parlare, di accusare, di difendersi con tutto quello che può fare con la parola. Ma lo psicodramma non è ancora concluso. Noemi si tappa la vagina a confermare la sua forzata astinenza legata anche al suo silenzio. Non parli e non godi: due verità psico-esistenziali importanti in quanto riguardano il benessere del “sistema neurovegetativo” e le funzioni determinanti per il benessere psicofisico: quelle erotiche e sessuali.

“Non ancora appagata, prende una frusta con la mano destra e si colpisce sulle spalle.”

Ma non è finita qui e così! Noemi sente il bisogno di scatenare la sua “libido anale” sia per punirsi e sia per godere. La “frusta” è proprio l’oggetto giusto e polivalente per la sua punizione, il “sadomasochismo” che ci voleva anche per eccitare con il sogno il sistema nervoso che è in atto nel sonno. Nello specifico, è in funzione il “sistema neurovegetativo” “in toto” e il “sistema nervoso centrale” in parte perché Noemi ha un certo grado di veglia e di vigilanza a causa dell’eccitazione che sta vivendo in sonno. Si colpisce le “spalle”, il luogo simbolico dove ha sempre depositato le sue frustrazioni per continuare a vivere. Questa simbolica “rimozione” è avvenuta per paura di essere lasciata o di non essere capita o di causare la rabbia dell’altro. Noemi si è portata e si porta un peso sulle spalle, “l’atarassia libidica” del suo uomo o la paura di non piacere abbastanza con le conseguenti difficoltà relazionali.

“Finalmente arriva all’orgasmo in sogno e nella realtà.”

Il quadro si perfeziona e la psicodinamica si conclude in bellezza e in bontà: la coincidenza d’orgasmo desiderata dal sogno e realizzato dal “sistema neurovegetativo” dopo tante traversie.

LA DIAGNOSI

La diagnosi attesta di una frustrazione della “libido genitale” con conversione isterica.
LA PROGNOSI

La prognosi impone a Noemi di superare le sue paure relazionali al fine di ridurre le frustrazioni sessuali; queste ultime comportano lo scarico dell’aggressività e un grado di malessere. Noemi deve stabilire con i suoi maschi una relazione ottimale a tutti gli effetti e “in primis” gli effetti sessuali, evitando accuratamente il rischio d’isolamento narcisistico o d’improvvide e pericolose trasgressioni.

IL RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta nella conversione isterica della “libido” repressa, nel degenerare della carica sessuale in un disturbo psicosomatico.

L’ORGANIZZAZIONE REATTIVA

L’organizzazione reattiva, la cosiddetta personalità o struttura psichica, è in prevalenza isterica.

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

Ho voluto evidenziare le voci della decodificazione per rendere più tecnico e meno discorsivo il sogno di Noemi e per mostrarne l’inquadramento scientifico. Il sogno non è un pettegolezzo o un racconto indiscreto, tanto meno una traccia dell’aldilà. Il sogno condensa la trama del conflitto psichico in atto, fatte salve le giuste cautele per continuare a dormire. La decodificazione corretta rende spedita qualsiasi tipo di psicoterapia.

LO “SPLITTING” DI ANNAMARIA

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“Annamaria sogna di avere una grossa protuberanza sul gomito destro e non riesce a capire se è un ematoma o del sangue raffermo.

E’ sconfortata perché pensa di aver subito tre operazioni e di avere due protesi sul lato sinistro del corpo e, quindi, il lato destro è quello che usa di più, per cui Annamaria è molto preoccupata di avere problemi nella parte buona del suo corpo.”

NOTA TEORICA

Lo “splitting” o “scissione” è un meccanismo psichico primario di difesa dall’angoscia, studiato da Melanie Klein e individuato nei bambini durante il primo anno di vita come la modalità di “cenestesi”, di sensazione e percezione, di vissuto psichico primario o “fantasma”, di abbozzo di pensiero. Lo”splitting” consiste nella divisione di un oggetto psichico in “buono” o “cattivo”, di un vissuto in “proficuo” o “dannoso”, di un “fantasma” in “positivo” o “negativo”. Esempio classico: la madre viene vissuta dal bambino nei primi sei mesi di vita come “oggetto parziale” e viene assimilata come gratificante se mi nutre, “seno buono”, come mortifera se non mi nutre, “seno cattivo”, dal momento che il bambino non riesce ancora a percepire la madre nella sua interezza di persona. Il bambino è “senso” e “percezione”, per cui si tratta di una difesa dall’angoscia di morte ossia dalla possibilità di non “sentire” alleviati i dolori gastrointestinali legati alla fame e di non “sentire” gratificata la pulsione della fame.

IL SOGNO

Consideriamo il simbolismo presente nel breve ma importante sogno di Annamaria.

Il corpo è diviso in “lato destro” e lato sinistro, in “parte buona” e parte cattiva, in lato debole e lato forte. Si è detto del meccanismo di difesa dello “splitting” in base al quale Annamaria esorcizza l’angoscia legata a un corpo vissuto giustamente come degno di considerazione e di cura. Il corpo non è vissuto nella sua interezza, ma scisso nelle due suddette parti, per cui le sue premure e le sue attenzioni sono rivolte soprattutto alla parte forte, il “lato destro”. Il corpo è ridotto a “fantasma” ossia viene sentito più che ragionato, viene investito di emozione più che di ragione, perché il corpo, sano o malato, è sempre un corpo funzionalmente intero. Annamaria lo concepisce intero, ma lo ha investito di giuste angosce e quindi ne ha rielaborato il “fantasma” e ha usato lo “splitting” come aveva imparato da “infante”, quando era “senza parola”. La percezione corporea prima di diventare un concetto logico, è “fantasma” ossia una conoscenza primaria intrisa prevalentemente di sensazioni e di emozioni, di piacere e dolore, di gioia e di angoscia. Questo è il “corpo fantasma” di Annamaria, ripescato, come si diceva in precedenza, dalla sua modalità percettiva di quand’era bambina: il tutto naturalmente e senza usare il meccanismo di difesa della “regressione”.
Tutto questo si desume dal sogno, ma non è presente in termini oggettivi, per cui è opportuno procedere con il riscontro effettivo dei simboli.

La “grossa protuberanza” è un simbolo fallico e condensa il senso e il bisogno di potere, di forza, d’incisività.

Il “gomito destro” attesta di un potere specifico ricercato nel sistema relazionale e nella rete delle conoscenze, persone familiari e amici ad ampio spettro.

“Non riesce a capire”: una giusta “resistenza” alla comprensione di sé, all’assimilazione e alla presa di coscienza del trauma o del conflitto psichico. Del resto, il sogno interviene anche con le sue censure, ma Annamaria non riesce a dare la luce razionale a qualcosa di oscuro che emerge e si agita dentro di lei.

“L’ematoma” è simbolica degenerazione della “libido” investita in un vissuto relazionale, così come il “sangue raffermo” attesta dell’energia degenerata e bloccata. Il sistema d’investimento relazionale di “libido” è in tilt.

La prima parte del breve sogno di Annamaria ci dice della sua difficoltà relazionale in atto e della frustrazione del suo desiderio o bisogno di avere potere in riguardo alle relazioni o al sistema relazionale.

La seconda parte riguarda la percezione corporea ed è stata oggetto di analisi in precedenza, per cui non resta che analizzare i simboli della “destra” e della “sinistra”, parti dell’archetipo “spazio” insieme all’alto e al basso.

La “destra” condensa l’universo psicofisico maschile, la razionalità e il processo secondario, la forza e il potere, la cultura e la violenza, la freddezza affettiva e il distacco, l’istanza psichica dell’Io e il principio di realtà, l’archetipo del “Padre”.

La “sinistra” abbraccia l’universo psicofisico femminile, la fantasia e il processo primario, l’emozione e gli affetti, la recettività psicofisica e il crepuscolo della vita, l’oscurità e il mistero, l’istanza psichica dell’Es e il principio del piacere, l’archetipo della “Madre”.

In sogno Annamaria è ”sconfortata”: solitudine interiore e vuoto depressivo, cordoglio e malinconia, mancata razionalizzazione della perdita e del lutto.
Così leggo nel mio “dizionario psicoanalitico dei simboli onirici” e si adatta perfettamente alla problematica offerta dal sogno. Annamaria dice di “aver subito tre operazioni e di avere due protesi sul lato sinistro del corpo”, il lato effettivamente debole e investito dal “fantasma” ossia percepito come parte e che contiene la “parte affetta”, le due parti estranee. Annamaria è stata costretta fisicamente a incorporare le due protesi per vivere meglio, ma non le ha assimilate psicologicamente, non le ha fatte sue, non le vive come parti del suo corpo, ma come parti estranee e deboli, le rifiuta emotivamente, ma razionalmente sa che non può farne a meno.

Questa è la psicodinamica del conflitto psichico.

A questo punto, però, si evince che il difetto relazionale, di cui si è detto in precedenza, è in primo luogo con se stessa, con le parti originali ed estranee del suo corpo. Di poi, potranno esserci problematiche e conflitti relazionali di tipo sociale, ma il sogno alla fine ci dice la verità: Annamaria non ha accettato le due protesi e le vive male, ma è convinta che non può farne a meno e tutela le due parti del suo corpo, la debole e la “forte” o meglio la sana, la funzionale, l’originale: ”il lato destro è quello che usa di più”.

In conclusione si profila la giusta paura: “Annamaria è molto preoccupata di avere problemi nella parte buona del suo corpo.” Dicevo paura e non angoscia, perché Annamaria sa, ha coscienza del suo lato debole e adesso anche della mancata assimilazione delle protesi che le ha impedito di rivivere il corpo nella sua interezza dopo l’intervento chirurgico. Degno di nota è il fatto che Annamaria dormiente ha pilotato il sogno in maniera progressiva dalle difficoltà generiche relazionali alle relazioni tra le parti del suo corpo, cercando l’integralità del vissuto corporeo e passando dal corpo vissuto come “fantasma” al corpo reale.

La prognosi impone ad Annamaria di riappropriarsi del suo corpo nella sua interezza e di viverlo come oggetto d’amore ritrovando la sua funzionalità globale. Mille ringraziamenti vanno alla benemerita scienza medica che le ha restituito la funzionalità e una buona qualità di vita. Tutelare la parte buona è comprensibile, ma è anche vero che la parte più sana è quella nuova, quella trapiantata, il “lato sinistro”.

Il rischio psicopatologico si attesta in una psiconevrosi ipocondriaca, la fobia delle malattie e l’angoscia delle infezioni, uno stato d’ansia nevrotica con caduta della qualità della vita e conversioni psicosomatiche dell’ansia.

Riflessioni metodologiche: il sogno di Annamaria consente un accenno alle problematiche psichiche legate al decorso post operatorio dei soggetti che hanno subito interventi chirurgici di asportazione, d’impianto e di trapianto. La mancanza di una parte del proprio corpo o l’acquisto di un corpo estraneo artificiale ridestano a livello psichico profondo i fantasmi della “fase
fallico-narcisistica” e della “posizione edipica”. Nello specifico emergono il “fantasma di onnipotenza” e il “fantasma di castrazione”. Spesso il senso estetico subisce una ferita che non trova la sua cicatrice. Anche la funzionalità organica risente notevolmente del “fantasma della perdita” anche se le prestazioni fisiche hanno avuto una ripresa e addirittura un miglioramento. Spesso il corpo viene vissuto come deturpato e brutto, come rattoppato e vecchio. Si chiama in ballo il “fantasma depressivo della perdita” in maniera generica o specifica: “non sono più quello di prima”, “non potrò fare le cose che facevo prima”, etc. Viene inevitabilmente rievocato il “fantasma di castrazione”, a vario titolo incamerato nella “posizione edipica” in riguardo alle figure genitoriali. Il “complesso di castrazione” è il più naturale e innocuo, mentre è più arduo ridimensionare il “narcisismo” e la “sindrome di onnipotenza” connessa, perché la mutilazione o la perdita sono particolarmente pesanti e difficili da compensare. Ma come bisogna reagire a eventuali interventi chirurgici? E’ sempre necessario riconoscere e considerare il desiderio di un ritorno al passato, il desiderio di riavere lo “status” fisico antecedente, “quando si stava bene”, assolvendo le debolezze narcisistiche e il bisogno di onnipotenza, ma è obbligo ricorrere alle funzioni razionali dell’Io “per farsene una ragione”, per accrescere la consapevolezza che la perdita si è risolta nell’acquisto e di essere ancora in vita grazie alla scienza medica. Bisogna fare ricorso al pragmatismo utilitaristico dell’Io per tenere sotto controllo i “fantasmi” al fine di evitare le limitazioni volontarie e la conversione dell’ansia in disturbo psicosomatico. Ricordo che l’onnipotenza narcisistica negli eccessi porta a non farsi curare, a lasciarsi morire o addirittura a uccidersi facendo perno sull’implicita e subdola sindrome depressiva. Il motto è “una perdita per un acquisto”. E’ vero che nei traumi post operatori si ridestano fantasie e vissuti personali, ognuno ci mette del suo nel contenuto, ma il decorso psichico è per tutti connotato dall’insorgenza dei suddetti fantasmi e delle psicodinamiche accennate. Accettare non è certo facile anche perché il “corpo memoria” non aiuta a dimenticare il “corpo passato”. Il “corpo memoria” è deputato alla sindrome dell’”arto fantasma” ossia al ridestarsi di percezioni legate a una parte del corpo che non esiste perché è stata asportata, un disturbo percettivo dell’immagine corporea. Si aggiunga anche il fatto che la Psiche ha tempi di gestione dell’evento traumatico ha tempi più lunghi di quelli reali ossia i tempi di gestione della novità corporea sono naturalmente più lunghi di quelli effettivi di un trapianto. E’ necessario che prevalga il vissuto positivo e la lode alla scienza rispetto al rifiuto e al rigetto psichico. La psicoterapia è ottima in questi casi, perché aiuta la razionalizzazione del trauma e accelera la presa di coscienza riducendo i tempi naturali di assimilazione.