LA MATERNITA’ IMPERVIA

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Buongiorno dottor Vallone,

vorrei illustrargli il mio sogno perché mi ha colpito molto e non riesco a trovare una spiegazione.

Ho sognato, per ben due volte in questo periodo, di essere malata e di sembrare una zombie.

Dentro i miei occhi erano presenti dei vermi verdi che si muovevano.

La sensazione che ho avuto è stata di paura e subito dopo ho visto che li sputavo dalla bocca ed erano bianchi.

Sempre nello stesso sogno mi sono ritrovata in una parte di casa mia che funge da ripostiglio e doppio bagno e nel cui interno è presente una cassettiera ormai vecchia e rotta e di proprietà di mia nonna.

In questo contesto ho sognato il mio ex che riparava questo mobile con tutto il vestiario e altri oggetti per terra e di averci litigato.

Vorrei sapere cosa significano questi sogni veramente strani.

Cordiali saluti da Federica.”

INTERPRETAZIONE DEL SOGNO – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Quanto importante è per una donna diventare madre ?

Quale trauma psichico comporta la sterilità ?

Quale e quanta sofferenza si annida negli interventi chirurgici che mutilano la “genitalità” femminile ?

Mi fermo a queste ricorrenti questioni per non drammatizzare ulteriormente le psicodinamiche collegate.

Prima domanda: realizzare la maternità si traduce in esercitare la “libido genitale” e vivere “la posizione psichica genitale” insieme a un uomo investito di attrazione sessuale e di sentimento d’amore, il famoso o famigerato “altro”. Per una donna diventare madre comporta il portare avanti l’evoluzione del suo “psicosoma” con la concretezza vivente e l’oggetto visibile della sua natura femminile.

Seconda domanda: la sterilità comporta l’esercizio del meccanismo psichico di difesa dall’angoscia della “razionalizzazione della perdita”. Quando la donna ha la consapevolezza dell’impossibilità di avere figli, si dispone all’accettazione della realtà e a trovare soluzioni idonee alla sua formazione psichica e culturale. Questa donna non è figlia di un dio minore se non sarà madre naturale o se sarà madre adottiva o se si gusterà la vita istruendo i “meccanismi di difesa” utili alla sua situazione psico-esistenziale.

Terza domanda: al trauma organico si associa un delicato e pericoloso trauma psichico. La donna si convince della realtà in atto in breve tempo, ma ha bisogno di ben calibrare dentro di lei cosa le sta succedendo semplicemente perché reagirà alla perdita traumatica reale in base alla sua “organizzazione psichica reattiva”, in base alla sua formazione e in base a come ha messo a posto le varie “posizioni” evolutive. Questo discorso è degno di chiarimento e mi riservo di riprenderlo nella sezione “domande & risposte”.

Ho preferito il titolo “la maternità impervia” per indicare che la gravidanza e il parto sono momenti belli e conflittuali nel cammino della vita di una donna, al di là delle complicazioni reali e traumatiche in cui può incorrere. Una donna cosiddetta “normale” parte con il bagaglio dei “fantasmi” in riguardo alla deflorazione, alla sessualità, alla fecondazione, alla gravidanza, al travaglio e al parto. Possono bastare per non annoiarsi e per avere una vita spericolata.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Vorrei sapere cosa significano questi sogni veramente strani.”

I sogni non sono mai strani o estranei. I sogni sono nostri e siamo noi, meglio, una parte psichica di noi, quella emergente nel momento storico ed esistenziale che stiamo vivendo. Non solo ci riguardano alla grande, ma ci coinvolgono anche perché li elaboriamo con quella funzione poetica-creativa che si ascrive ai “processi primari”, la nostra Fantasia per intenderci.

Ed ecco che Federica definisce “strana” quella “parte psichica di sé” o quella “se stessa” che si è manifestata nel teatro onirico e ha recitato il sogno, quasi come se non le appartenesse, quasi come se non volesse accettarla e volesse liberarsene. Invece, il sogno è terapeutico, è la nostra naturale auto-terapia e per realizzarla basterebbe ricordare il “Linguaggio dei simboli”, il nostro primo Linguaggio e la nostra prima Logica. Leggi, tanto per gradire, il “Linguaggio dimenticato” di Fromm.

Inoltre, il sogno ha il potere di compattare la nostra struttura psichica evolutiva, propriamente “organizzazione psichica reattiva”, integrando vissuti estromessi e parti non riconosciute o addirittura rifiutate.

Federica vuole proprio sapere cosa significano questi sogni strani per capire cosa si sta muovendo in lei e cosa spontaneamente e naturalmente ha riesumato dormendo. La curiosità di sapere è la difesa per ridimensionare l’effettivo bisogno di “sapere di sé”. Se poi questa difesa si aggrava, si definisce “resistenza” e si traduce nell’indisposizione a prendere coscienza del materiale psichico rimosso perché emotivamente ingestibile dall’economia nervosa del sistema psichico. Per qualsiasi finalità Federica chiede di sapere, io ubbidisco come Garibaldi e la ringrazio di avermi fatto partecipe di qualcosa d’importante che intimamente la riguarda.

Ho sognato, per ben due volte in questo periodo, di essere malata e di sembrare una zombie.”

Va da sé che Federica non sta bene e non attraversa un bel “periodo” della sua vita. Il simbolo della “malattia” dice che si tratta di una disarmonia tra “parti psichiche” che non sono state ben razionalizzate e integrate nella sua “organizzazione psichica reattiva” o struttura evolutiva. Questa mancata operazione rende ragione delle turbolenze di un conflitto non risolto o di un trauma non adeguatamente assimilato.

Ma quale conflitto?

Quale trauma?

Un “fantasma di morte” è condensato nello “zombie”, un morto vivente, un “fantasma depressivo di perdita” e di carenza di vitalità, una psicoastenia o una “psiconevrosi attuale”, come Freud definiva i disturbi che non hanno una causa remota e rimossa. In ogni caso Federica sente la morte dentro. Non resta che procedere con cautela e cercare la coerenza consequenziale.

Dentro i miei occhi erano presenti dei vermi verdi che si muovevano.”

Nell’immediato decodifichiamo il simbolo dei “vermi”: spermatozoi. Si tratta del seme maschile con la massima evidenza e certezza. Federica ha il conto sospeso con l’universo maschile e il liquido seminale: un trauma o un’elaborazione psichica sul tema della fecondazione.

Ma perché lo sperma si trovava negli occhi?

Gli “occhi” sono il simbolo della vigilanza logica e della lucidità razionale, del “principio di realtà” e dell’istanza psichica “Io”. Federica ha ben chiaro in mente un progetto di gravidanza. Il colore “verde” attesta della vitalità e della realtà in atto: “che si muovevano”. Il sogno di Federica riesuma il desiderio e il tentativo di restare incinta.

La sensazione che ho avuto è stata di paura e subito dopo ho visto che li sputavo dalla bocca ed erano bianchi.”

Federica rifiuta la gravidanza, si libera degli spermatozoi per la paura di restare incinta: “sputavo”. La “bocca” condensa il simbolo dell’organo sessuale femminile e nello specifico le grandi labbra. Il colore “bianco” attesta simbolicamente di una neutralità e di una insignificanza: il seme ormai è inerte e inanimato. “Ho visto” si traduce in ero consapevole. Federica ha piena coscienza di non essere gravida e rappresenta la perdita progressiva dalla vagina degli spermatozoi dopo l’eiaculazione. La testa vuole, ma il corpo rifiuta. Federica è molto contrastata sulla sua maternità.

Sempre nello stesso sogno mi sono ritrovata in una parte di casa mia che funge da ripostiglio e doppio bagno e nel cui interno è presente una cassettiera ormai vecchia e rotta e di proprietà di mia nonna.”

Un altro spezzone di sogno dice che Federica sta rievocando del materiale psichico intimo e rimosso e che riguarda il suo essere femminile. Quest’ultimo è vissuto male perché è vecchio e rotto come la “cassettiera” della nonna. Ritorna la scarsa considerazione, quasi il disprezzo, che Federica ha per il suo corpo di donna. La “casa” rappresenta simbolicamente la struttura psichica in evoluzione. Il “ripostiglio” condensa, sempre simbolicamente, il meccanismo di difesa della “rimozione”, il luogo dove per difesa dall’angoscia releghiamo i vissuti ingestibili dalla coscienza. Il “bagno” attesta che il materiale psichico in questione riguarda l’intimo e il privato, il delicato e il personale, l’erotismo e la sessualità. La “cassettiera” è il simbolo dell’universo psicofisico femminile in quanto condensa la recettività sessuale della donna e la comprensione del grembo materno. “Vecchia e rotta” vanno da sé che contengono la disistima e il disprezzo della sessualità e della femminilità: sterilità e disfunzione. La “proprietà della nonna” è il richiamo di Federica alla persona in cui si è identificata nel momento in cui ha superato la conflittualità con i genitori, ”posizione edipica”, e ha acquisito l’identità femminile. Ripeto: nello stesso sogno Federica dimostra di non voler la gravidanza e di avere un cattivo rapporto con il suo corpo e con la sua sessualità nello specifico. E’ possibile che questo trambusto drammatico sia legato a qualche trauma fisico e chirurgico, ma il sogno non lo dice fino a questo momento.

In questo contesto ho sognato il mio ex che riparava questo mobile con tutto il vestiario e altri oggetti per terra e di averci litigato.”

Ancora un altro sipario: l’ex partner sessuale, che poteva essere risolutore per una gravidanza qualora l’apparato sessuale e genitale fosse stato sano e non da riparare, è motivo di conflitto e di incompatibilità. Ritorna la possibilità di una ricerca di gravidanza dopo aver subito un intervento traumatico. Federica ha una “cassettiera” rotta che non si può riparare. L’aspetto truce di questo quadro che Federica propone in sogno è rappresentato da “tutto il vestiario e gli altri oggetti per terra”. Dà il senso della perdita dei modi di essere donna e di parti fisiche dell’apparato genitale. Un vero dramma per una donna è proprio la sterilità indotta da una malattia o da una insanabile disfunzione. Forse il suo “ex” a suo tempo non aveva voluto un figlio da Federica e l’aveva indotta a interrompere la gravidanza. In ogni caso si tratta di un vero e proprio trauma del Corpo in primo luogo e, di poi, naturalmente della Mente.

Questo è quanto dovuto al sogno di Federica.

PSICODINAMICA

Il sogno di Federica svolge in maniera lineare la psicodinamica della frustrazione dell’istinto materno a causa di un importante trauma psicofisico. La simbologia mette insieme uno psicodramma che si appaga della compostezza emotiva a causa di una necessaria “razionalizzazione” dei vissuti e degli eventi. Questi ultimi possono riguardare l’ambito chirurgico, mentre i vissuti si adeguano a una realtà di sterilità. Federica può aver subito l’asportazione dell’utero o delle ovaie e ha dovuto razionalizzare la perdita del corredo genitale.

PUNTI CHIAVE

I sogni di Federica girano attorno ai seguenti cardini: “Dentro i miei occhi erano presenti dei vermi verdi che si muovevano…li sputavo dalla bocca ed erano bianchi”: il primo sogno. “Una cassettiera ormai vecchia e rotta” spiega inequivocabilmente il secondo sogno.

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

I simboli presenti nel sogno di Federica sono la “malattia” o disarmonia tra parti psichiche, lo “zombie” o fantasma di perdita della vitalità, i “vermi” o gli spermatozoi, gli “occhi” o Io vigilante e principio di realtà, “verde” o vitalità in atto e realtà gratificante, “si muovevano” o intenzionalità psichica, “sputavo” o rifiuto, “bocca” o grandi labbra e parte esterna dell’organo sessuale femminile, “bianco” o caduta della vitalità in questo caso, “vecchio” o caduta della vitalità, “rotta” o disfunzione psicofisica, “cassettiera” o grembo e genitalità femminile, “casa” o organizzazione psichica reattiva in atto, “ripostiglio” o il Subconscio e difesa della rimozione, “bagno” o intimo e privato, “nonna” o crisi identificativa, “vestiario” o generici modi di apparire, “oggetti” o parti psicofisiche alienate, “ex” o attualizzazione del rimosso, “terra” o principio femminile.

Il sogno di Federica è ricco di simboli che ben interagiscono nel confermare una crisi della maternità e della funzione genitale.

L’archetipo evocato è la “Madre” e il Principio femminile con tutto il corredo mitico e mitologico di cui è stato nei millenni dotato nel bene, maternità, e nel male, seduzione.

Il “fantasma depressivo di perdita” è presente nell’esordio del sogno in “di essere malata e di sembrare uno zombie”, nonché in “li sputavo dalla bocca”. Ricordo che si tratta di una variante del “fantasma di morte” e per la precisione della “posizione genitale”: frustrazione dell’istinto materno per crisi della vitalità e della capacità.

Il sogno di Federica mostra in azione l’istanza vigilante e razionale “Io” in “ho visto”, mentre l’istanza pulsionale “Es” è dominante e si vede chiaramente in “Dentro i miei occhi erano presenti dei vermi verdi che si muovevano.” e in “li sputavo dalla bocca ed erano bianchi.” e in “una parte di casa mia che funge da ripostiglio e doppio bagno” e in “una cassettiera ormai vecchia e rotta e di proprietà di mia nonna”. L’istanza morale e censoria del “Super-Io” non figura. Il prodotto psichico di Federica si può definire “sogno dell’Es”.

Il sogno di Federica svolge le tematiche della “posizione psichica genitale” in “erano presenti dei vermi verdi che si muovevano.” e in “li sputavo dalla bocca ed erano bianchi.” e in “una cassettiera ormai vecchia e rotta e di proprietà di mia nonna.” Tracce della “posizione psichica orale” si intravedono in “di essere malata e di sembrare una zombie.” proprio per il senso di solitudine e di mancanza di affetti.

Sono usati i seguenti “meccanismi psichici di difesa”: la “condensazione” in “zombie” e in “vermi” e in “occhi” e in “bocca” e in altro, lo “spostamento” in “vecchia” e in “ripostiglio” e in “bagno” e in “una cassettiera ormai vecchia e rotta”, la “rimozione” in “ripostiglio”, la “figurabilità” o rappresentazione per immagine in “zombie” e in “vermi verdi che si muovevano” e in “li sputavo dalla bocca ed erano bianchi.” e in “una cassettiera ormai vecchia e rotta”. La “drammatizzazione” si coglie in “Dentro i miei occhi erano presenti dei vermi verdi che si muovevano.”

La “regressione” è presente nei termini dovuti alla funzione onirica o all’atto del sognare, mentre della “sublimazione della libido” non si trova traccia. La “compensazione” non trova posto nel sogno di Federica.

La “organizzazione psichica reattiva” evidenziata è “genitale”. Federica vive un drammatico conflitto sulla possibilità di diventare madre.

Le “figure retoriche” formate da Federica nel sogno sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “”zombie” e in “vermi” e in “occhi” e in “labbra” e in “cassettiera”, la “metonimia” o relazione logica in “sputavo” e in “vecchia” e in “nonna” e in “ripostiglio”, la “enfasi” o forza espressiva in “Dentro i miei occhi erano presenti dei vermi verdi che si muovevano.”. La trama del sogno è compilata da Federica in maniera prosaica e fortemente realistica.

Si riscontra la “allegoria della psicoastenia” in “di essere malata e di sembrare una zombie.”, la “allegoria dello sperma” in “vermi verdi che si muovevano.”, la “allegoria dell’aborto” in “li sputavo dalla bocca ed erano bianchi.”.

La “diagnosi” dice di una frustrazione della “libido genitale” legata a una sterilità congenita o acquisita: trauma chirurgico.

La “prognosi” impone a Federica di “razionalizzare” la sua reale condizione di donna che non può avere figli e di valutare in maniera seria la possibilità di adozione. In ogni caso il processo della “sublimazione della libido genitale” è molto utile e proficuo nel far sentire Federica generosa come una madre.

Il “rischio psicopatologico” si attesta nella mancata “razionalizzazione” dello stato psicofisico in atto e nella ricerca spasmodica di realizzare a tutti i costi l’istinto materno. La conseguenza porta a rasentare lo “stato limite”, proprio perché si chiama in causa la pulsione di onnipotenza che è una cattivissima compagna di viaggio nella vita. Voglio significare che Federica rischia di elaborare una forma di delirio compensativo qualora rifiuta la realtà.

Il “grado di purezza onirico” è stimato nell’ordine del “buono” perché concilia l’aspetto surreale con la narrazione e l’accomodamento della comunicazione.

La “causa scatenante” del sogno si attesta nella riflessione pomeridiana sulla maternità e sullo stato psicofisico. Magari la visione di un bambino che gioca nel parco può aver suscitato il sogno con tutta la sua intensità emotiva.

La “qualità onirica” è decisamente “surreale” per l’originalità della composizione e del “lavoro” onirico.

Il sogno di Federica può essere stato effettuato durante la seconda fase del sonno REM e in superamento verso il nonREM. L’intensità emotiva giustifica tale collocazione.

Il “fattore allucinatorio” si colloca nell’esaltazione del senso della “vista” in “ho visto che li sputavo dalla bocca ed erano bianchi”.

Il “grado di attendibilità” dell’interpretazione del sogno di Federica è “buona” a causa della chiarezza dei simboli e della loro interazione. Il “grado di fallacia” è “minimo”.

DOMANDE & RISPOSTE

L’interpretazione del sogno di Federica è stata sottosta all’attenzione e alla sensibilità di una donna che ha voluto restare anonima.

Domanda

La leggo da tempo e per comodità mi son fatta uno schema semplice sulle “posizioni psichiche” che sono importanti per capire il sogno. Vorrei che lei mi dicesse se è giusto l’inquadramento che ho fatto. “Posizione orale” – dipendo dunque sono, “posizione anale” – posso dunque sono, “posizione fallico-narcisistica” – mi piaccio dunque sono, “posizione edipica” – combatto dunque sono, “posizione genitale” – riconosco dunque sono. Mi sono rifatta al “cogito ergo sum” di Cartesio perché, come lei sa, io insegno filosofia. Mi dica se va bene. Per capire le sue interpretazioni dei sogni bisogna aver chiari in testa alcuni punti chiave che ricorrono immancabilmente in ogni articolo.

Risposta

Perbacco se va bene, va benissimo al punto che ti chiedo se posso usare questo schema nei prossimi lavori. Hai sintetizzato benissimo le caratteristiche psichiche dell’evoluzione psicofisica: la dipendenza e la vita affettiva, la ricerca del potere e dell’autonomia, l’autocompiacimento e l’individualismo, la conflittualità con i genitori e l’identificazione al maschile o al femminile, il riconoscimento dei genitori e la disposizione verso l’altro. L’essere psichico si attesta nel divenire psichico, nell’elaborazione evolutiva di questi tratti specifici e nella loro compresenza e simultaneità. Eraclito e Parmenide si incontrano nell’osteria di Freud. Dopo i dodici anni i vissuti di base sono stati organizzati e nel prosieguo della vita si allargheranno e si approfondiranno secondo questi paradigmi che tu hai ben sintetizzato. In questo modo si forma la personalità e il carattere, meglio la “organizzazione psichica reattiva” o struttura psichica evolutiva. I “fantasmi” sono la base dinamica di questa opera di costruzione e di integrazione operata dall’Io cosciente e razionale di ogni persona e al di là di qualsiasi razza e cultura. La Psiche e il Corpo sono il fondamento naturale dell’uguaglianza tra gli uomini, ma attenta a dirlo ai cafoni e agli ignoranti.

Domanda

Dalla lettura del sogno sorgono tante domande. Federica può aver subito un intervento chirurgico che l’ha resa sterile o era sterile di suo o era sterile per motivi psicologici. Cosa mi dice?

Risposta

Proprio vero. In questa ricerca della verità oggettiva ci si appella a cosa dice il sogno con la sua capacità di traslare la realtà e la verità nel registro dei simboli. Il sogno dice sempre una parte della verità oggettiva, perché dà per scontato tutto il resto. Mi spiego: Federica sa che non potrà avere figli e allora sviluppa in sogno il suo dolore per l’impossibilità di diventare madre. Oppure, Federica ha la paura inconsulta del travaglio e del parto, per cui rifiuta lo sperma e la fecondazione. Che sia una sterilità organica o una menomazione chirurgica, il sogno non lo dice nei termini plausibili di un’affermazione. Il sogno di Federica sviluppa un capitolo del suo romanzo di donna e di potenziale madre. La Psiche contiene tutto il quadro, ma privilegia in sogno la parte emergente in base allo stimolo avuto. Esempio: nel pomeriggio si è recata in ospedale per visitare qualcuno e si è ricordata per un attimo del suo trauma chirurgico oppure ha visto un bambino in carrozzina e ha ripescato la sua voglia di essere madre. Per quanto riguarda la “sterilità psicogena” non sono convinto che la Psiche possa annullare la biologia della fecondazione. Può contrastarla, ma non può impedirla. Madre Natura e Padre Ghiandola non si lasciano abbindolare da qualsiasi drastica azione psichica di annullamento o di inibizione. Si è detto sul tema che la donna secerneva in vagina, a causa della tensione nervosa legata alla paura della gravidanza, sostanze acide spermicide o ritardanti l’incontro del seme con l’uovo. Quando c’è la giovinezza e la bontà degli ormoni, la Natura procede in pompa magna sul carro del vincitore. La Filogenesi vince sull’estinzione della Specie. L’Evoluzione si basa anche sulla fertilità delle varie Specie, per cui si evolvono facilmente le Specie prolifiche e si estinguono le Specie non prolifiche e che abbisognano di molto tempo per la gestazione. In sostanza, topi e conigli non mancheranno mai sulla faccia della Terra.

Domanda

Tutto quello che lei dice è interessante, ma, tornando al sogno di Federica, è possibile che il suo “ex” fosse sterile e che lei lo ha mollato perché non poteva fecondarla, visto che lo sperma era prima verde e poi bianco. Il sogno ci dice di considerare anche questo.

Risposta

Escludo che l’uomo fosse sterile. Il problema psicofisico è di Federica. E’ lei che si accorge di non portare avanti la gravidanza e di non accogliere il seme nella maniera dovuta. E’ lei che opera la metamorfosi dello spermatozoo da vitale-verde a morto-bianco. Se fosse stato sterile il maschio, non ci sarebbe stato motivo di tanto dramma semplicemente perché lei era fertile e avrebbe potuto sempre fare un figlio con un altro uomo o con la fecondazione del suo uovo con lo spermatozoo di un altro uomo: “fecondazione assistita eterologa”. Stiamo sconfinando dal sogno di Federica ai tempi moderni e ai vantaggi offerti dalla Scienza medica alle problematiche femminili sulle possibilità di avere un figlio. E’ un argomento molto sentito dalle donne europee, alla luce del fatto che si fanno pochi figli e dopo i quarantanni e alla luce dell’incremento della sterilità maschile. Quest’ultima è dovuta a vari fattori e tra questi prevale la tossicità dell’alimentazione. I pesticidi usati in agricoltura aggrediscono i testicoli danneggiando e riducendo la produzione di sperma: oligospermia e necrospermia. Nel tempo andato durante la visita medica per il servizio militare era possibile diagnosticare il varicocele e ridurre le cause di sterilità. Oggi il maschio non è messo tanto bene a causa dell’aria che respira e di quello che mangia.

Domanda

Quindi era un problema di Federica. E allora, il passaggio dagli occhi alla bocca nel sogno vuol dire che lei guarda i vermi verdi, prende coscienza che lo sperma è buono, e poi si accorge che le esce bianco dalla bocca, ossia che le esce morto dalla vagina.

Risposta

Perfetto. Oltre che filosofa sei anche una buona interprete dei simboli.

Domanda

Ho ripetuto quello che ha detto lei, ma comunque la ringrazio per il complimento. Cosa si può dire alle donne che hanno subito interventi chirurgici drastici che le hanno rese sterili?

Risposta

E’ una questione talmente delicata che si può affrontare partendo dall’organizzazione delle strutture sanitarie. Bisogna introdurre nel reparto di Ginecologia e di Ostetricia la figura dello psicoterapeuta. Questa innovazione è essenziale, oltre che civile, ma in Italia siamo lontani anni luce da questa sensibilità e quindi non consideriamo la necessità di tale e tanta presenza che darebbe qualità all’esperienza della maternità e sarebbe di rispetto per le donne. Non soltanto, ma si eviterebbero con la presenza fissa e continua dello psicoterapeuta nel reparto, i rischi di subire traumi durante il travaglio e diminuirebbero le pericolose depressioni “post partum” e tutto quello che viene diagnosticato con sindrome “puerperale”, come se il procreare fosse uno stato prossimo alla malattia psichiatrica. Per quanto riguarda gli interventi chirurgici ginecologici, bisogna pensare che la perdita della funzione genitale fa perno sul “fantasma di morte” nelle versioni “negative” di “perdita” depressiva o di “frammentazione” o di “mutilazione” o di “castrazione” e si manifesta attraverso le crisi d’angoscia e la conversione della tensione nell’elaborazione di fobie e di paranoie. La donna regredisce alle “posizioni psichiche” sensibili in cui è possibile fissarsi per elaborare l’angoscia di perdita secondo le pulsioni dominanti in quella fase evolutiva. E qui mi potrei fermare perché si apre un lungo discorso clinico.

Domanda

No, continui. Fa bene a noi donne sentire queste cose e si spera che faccia bene anche agli uomini che amano le donne, almeno quelli che sono rimasti in circolazione.

Risposta

Giusto, capisco il tuo pessimismo, ma lo trovo esagerato. Esemplifico e sintetizzo. Il “fantasma di morte” si distingue in base alla “posizione psichica” che la donna rivive e che ha a suo tempo elaborato. Vediamo le varianti cliniche e le psicodinamiche.

Il trauma chirurgico in lesione dell’apparato genitale quando si innesta e attecchisce nella “posizione orale” risuona con le note dell’abbandono e della dipendenza affettiva. L’angoscia è di “solitudine” e la donna ha tanto bisogno di essere amata, consolata, rassicurata e di dipendere affettivamente: psiconevrosi depressiva transitoria e risolvibile in breve tempo attraverso una buona “razionalizzazione” della perdita.

Se il trauma chirurgico si fissa nella “posizione anale”, l’angoscia è di “frammentazione” e scatena l’aggressività contro gli altri e contro se stessa, pulsioni sadomasochistiche pericolose per la donna e per la convivenza. Questa è la situazione psichica più delicata e pericolosa per l’equilibrio psicofisico semplicemente perché la donna nella ricerca della sua autonomia proietta la sua angoscia nelle persone del suo ambiente nel tentativo di liberarsene. La “sindrome paranoica” è richiamata e interessa il sistema relazionale. Nelle relazioni con le persone si manifesta persecuzione e nelle relazioni con le cose si stabilisce fobia. Questo stato psichico deve essere risolto perché contempla la possibilità della violenza, per cui si rende necessaria la psicoterapia.

Se il trauma chirurgico si fissa nella “posizione fallico-narcisistica”, l’angoscia è di “mutilazione” e la reazione oscilla tra l’esaltazione e l’isolamento. La donna vive una forte offesa al proprio corpo e in via traslata all’amor proprio e al suo valore, per cui tende a rimuovere l’angoscia o a sublimarla. Se la “rimozione” non funziona, la donna vive e realizza una pulsione all’isolamento e all’introversione. Se la “sublimazione” non esaurisce e non compensa le cariche nervose, la donna esperisce altri “meccanismi psichici di difesa” utili a ricompattare l’Io nei termini di un’auto-gratificazione intensa.

Se il trauma chirurgico si fissa nella “posizione edipica”, l’angoscia è di “castrazione” e la donna vive la perdita e l’offesa come una punizione istruendo sensi di colpa che tendono all’espiazione attraverso la “conversione isterica” e la “formazione di sintomi”: “psiconevrosi isterica”.

Se il trauma chirurgico si fissa nella “posizione genitale”, l’angoscia è di perdita depressiva con una caduta nell’indeterminato psichico. La donna tende a riprendersi con la “razionalizzazione” del trauma e a reagire con il riconoscimento dell’esperienza vissuta. Si prende amorosa cura di sé e del suo destino: “amor fati”. Matura il sentimento d’amore e di cura di sé e dell’altro. Condivide le sue angosce in coppia e in famiglia. La psiconevrosi depressiva si risolve in breve tempo.

Questa sintesi si conclude e dimostra quanto sia necessaria e proficua la Psicoterapia nei reparti, non soltanto di Ginecologia e Ostetricia, di qualsiasi ospedale. Umanamente ci saranno meno persone da curare con sintomi strani che la Medicina organica non capisce e non contempla. In certi settori e specialmente in quello psicologico siamo all’età del bronzo.

Domanda

L’adozione è una soluzione importante?

Risposta

L’adozione è una degna compensazione dell’istinto materno e permette la traslazione dell’investimento “genitale” in un essere umano. In maniera ottimale il bambino adottato nel primo anno di vita è meno problematico rispetto al ragazzino di dieci anni che è già ben strutturato a livello psicologico. E’ anche umano che le coppie abbiano una preferenza e un desiderio quando si accingono all’adozione. Spesso chiedono agli psicologi notizie al riguardo. Alcune donne prediligono un neonato e altre non avanzano distinzioni. E’ importante che la coppia sappia che la formazione psichica avviene nei primi anni di vita, in maniera che possa stabilire il grado di impegno educativo e la qualità formativa che l’adozione comporta. E’ senz’altro più problematico il bambino che viaggia dai cinque ai dodici anni, rispetto al bambino di un anno che si forma in quel contesto familiare e con quei genitori e senza avere la consapevolezza della vecchia e della nuova situazione. Il primo avrà la pulsione di cercare i genitori naturali e di ritornare con loro. Il secondo non si pone minimamente il problema.

Domanda

Ma bisogna dire al bambino che è stato adottato?

Risposta

I genitori sono per il bambino piccolo le figure che lo nutrono e lo proteggono con le mille cure chiamate amore. Quando cresce non è necessario dire la verità sulla sua origine, anzi è dannoso per l’economia psicologica. Qualora intercorressero circostanze impreviste o si rendesse necessario per fattori somatici, si deve comunicare la verità. Questa è una questione spinosa che va affrontata caso per caso. In generale vale la regola dell’omissione della notizia, omissione non bugia. Al trambusto critico evolutivo è preferibile non associare un tema così delicato ed esistenziale.

Domanda

Consiglia l’adozione?

Risposta

E’ una decisione altamente nobile ed è una scelta di estrema naturalezza. Si può adottare anche in presenza di figli propri e di cani e gatti. Il sentimento d’amore è psicologicamente la migliore cura agli affanni dell’esistenza.

Domanda

Grazie.

Risposta

Prego e alla prossima.

Vi lascio una storia decisamente “pop” e degna di essere visitata a occhi aperti e con la giusta ironia.

IL TESTAMENTO DI DONNA FRANCA

DA BIGOLINO

Mi trovo in alto mare con un marito ingrato e un compleanno crudele,

con una palestra polverosa e una farmacia acidula,

con una supposta arrotondata e una leccornia consolatrice.

Oggi mi sono fatta di Valium e di Nutella

e ho scritto il mio testamento di malata di aids,

una malata senza speranza e speranzosa nello stesso tempo.

“Malamente lascio tutti voi,

ma vi lascio bene e in famiglia

e questo è per me motivo di consolazione in tanta disgrazia.

I figli li terrai tu, come abbiamo deciso a suo tempo”.

Tu!

Tu sei stato il mio uomo,

ingrato,

ma sei stato il mio uomo

e sai che ti rivedo sempre volentieri

e sai benissimo che ti coltivo con amore dentro di me

come la mia ipocondria

e, siccome non ho altro da pensare,

penso a te come il mio unico e vero male.

Per il resto niente di nuovo sotto le nuvole del mio cielo.

Tutto avverrà necessariamente

com’è stato scritto nel libro mastro della mia vita.

Io lascerò il mio tempo allo spazio e il mio spazio al tempo,

sarò pura energia dotata di pensiero pensante in atto

e vivrò finalmente conosciuta a me stessa tra dimensioni ignote e luminose.

Io passerò nel momento a me destinato

e sarò puro spirito tra puri angeli senza ali.

Ma quante colpe devo espiare ancora in questa vita prima di evolvermi?

Quanto deve soffrire questo mio pesante involucro?

Ormai sento soltanto la sua oppressione,

sento dentro di me serafiche campane

che inutilmente battono a martello

perché io non riesco ancora a morire.

Tutto mi consola e mi atterrisce allo stesso tempo.

Ho anche paura della pubblicità in tv

e mi angoscia ricordare il tuo aspro martello

che batte insolente nel dolce collo del mio rustico anfratto.

Il mio amore per te, del resto, è stato anche questo,

sciorinare liquidi da mucose allettanti

indossando una camicia da notte presa in prestito da mia madre.

Ma questo era il mio corpo vivo.

Il mio corpo defunto sarà feticcio ed esorcismo del male a futura memoria.

Amarcord.

Io mi ricordo di tutto e mi ricorderò di te.

Tu ricordi e mi ricordi ancora?

Se per caso mi hai dimenticato in un anonimo hotel

tra le pieghe di un lenzuolo clandestino,

ricordati di me che son la Franca,

nata a Bigolino in provincia di Treviso

e morta chissà dove e chissà quando.

Sai,

io sono ancora libera,

una donna libera dentro nonostante la serie dei pensieri funesti,

fantasmi da tragedia greca che mi perseguitano

come un vizio dolce e assurdo allo stesso tempo.

Perché non ti fermi ancora un po’ con me?

Perché non ristai?

O forse hai paura di vedere una donna che muore

o come muore una donna?

Ogni poro della sua pelle si otturerà

e diventerà un grano di sesamo.

Il suo corpo si trasformerà in un croccante lebbroso

da leccare e mordere nella notte dell’epifania

davanti alla buberata della vecchia strega.

Tardivo e vano, ormai, è il nostro chiacchierare da lontano,

una minestra di cicerchia per poveri vecchi,

una strana senescenza e una precoce vecchiaia,

una truffa all’INPS.

Eppure,

se tu fossi qui e se tu volessi,

un bacio sotto il portone te lo darei volentieri

anche se so che non sarebbe da fine del mondo e neanche la fine del mondo.

Un bacio si può anche dare e ricevere.

Sai perché non ti direi di no?

Semplicemente perché dal movimento biologico avrei la possibilità

di constatare quanti ormoni ancora restano in circolazione nel mio povero corpo,

un ineffabile e macabro test di vita e di morte.

O forse hai ancora paura di vedere una donna che muore

o come muore una donna?

Ogni poro della sua pelle si otturerà

e diventerà un grano di sesamo.

Il suo corpo si trasformerà in un croccante lebbroso

da leccare e mordere nella notte dell’epifania

davanti alla buberata della vecchia strega.

Vorrei per me leggerezza e promiscuità

in questo insostenibile e imminente distacco,

in questo giocare a scacchi dentro un’interminabile partita

con i cavalli in tilt perenne e senza palle,

con i pedoni stacanovisti e tutori della verginità della regina,

ossequiosi del fallo del re,

con le torri immobili che guardano la partita dall’alto dei loro merli.

Ma vaffanculo!

Scusa lo sfogo e assolvi la mia rabbia.

Te lo chiedo per favore.

La verità è che tu non mi hai mai pensato

e quindi non puoi e non potrai ricordarmi.

La verità è che tu non mi hai mai desiderato

e quindi non puoi e non potrai gradirmi.

Come fai a ricordare e a gradire ciò che non hai pensato e desiderato?

A me non resta che ringraziarti

ed esserti riconoscente per tutto quello che non abbiamo fatto

e non abbiamo vissuto insieme.

Sei contento?

O forse hai ancora paura di vedere una donna che muore

o come muore una donna?

Ogni poro della sua pelle si otturerà

e diventerà un grano di sesamo.

Il suo corpo si trasformerà in un croccante lebbroso

da leccare e mordere nella notte dell’epifania

davanti alla buberata della vecchia strega.

Perdonami, ti prego, abbi pietà di me!

Prenditi la mia disponibilità

e non far perno sui miei sensi di colpa,

perché questo tu lo sai ben fare

e soprattutto lo hai saputo ben fare.

Non scassinarmi l’anima!

Indiscutibilmente sei stato un maestro

nello scuotermi dalle fragili radici

e nel farmi ballare le morbide tette sotto il maglio.

Un maestro!

E che maestro!

Eppure dicevi di amarmi.

E quante volte lo dicevi.

Lo dicevi

e lo ridicevi in tutte le lingue che conoscevi.

Il sentimento d’amore, mio caro, non è un semplice “Franca ti amo”,

un altro “Franca ti amo”

e un altro ancora più semplice “Franca ti amo”.

Il sentimento d’amore non è uno scambio di enigmatici sguardi

o una meravigliosa sintonia sessuale.

Il sentimento d’amore non è un bancomat da condividere

o un mutuo inestinguibile presso la banca delle Prealpi.

Il sentimento d’amore è un esercizio del corpo e della mente,

un training quotidiano che culmina nella scelta mattutina,

tu di me e io di te.

Il sentimento d’amore è una cosa seria

e altro non so dire perché altro non è.

Sappilo, emerito pirata!

Tu, invece, chi sei stato?

Tu, invece, chi sei ancora oggi?

Un praticante di occasioni mancate e spesso azzeccate.

Sei triste adesso?

O forse hai ancora paura di vedere una donna che muore

o come muore una donna?

Ogni poro della sua pelle si otturerà

e diventerà un grano di sesamo.

Il suo corpo si trasformerà in un croccante lebbroso

da leccare e mordere nella notte dell’epifania

davanti alla buberata della vecchia strega.

Non farci caso,

non sono gelosa,

sono soltanto imbarazzata,

tanto imbarazzata per le mie assurdità.

Sto per lasciare il mio corpo

e penso al tempo delle mie mele

quando uscivamo insieme andando in culo al mondo

a cavallo della tua Lambretta

e con un pacchetto di Marlboro nella tasca dei jeans.

E io me la tiravo

dicendoti che il mio cuore era uno zingaro

che cercava tutto quello che non era normale,

tutto quello che era fuori moda,

tutto quello che era fuori uso,

tutto quello che era fuori corso.

Amavo il diverso

e proprio per questo avevo scelto te.

E io cantavo, cantavo,

cantavo a squarciagola per farmi sentire da te,

cantavo “che colpa ne ho,

se il cuore è uno zingaro e va,

catene non ha,

il cuore è uno zingaro e va,

finché troverà la cosa più bella che c’è,

raccoglierà le stelle su di sé e si fermerà, chissà.”

Un girovago,

un viandante,

un Ulisse era il mio cuore.

E così mi sono fermata da te.

Ci sei?

Ci stai?

O forse hai ancora paura di vedere una donna che muore

o come muore una donna?

Ogni poro della sua pelle si otturerà

e diventerà un grano di sesamo,

Il suo corpo si trasformerà in un croccante lebbroso

da leccare e mordere nella notte dell’epifania

davanti alla buberata della vecchia strega.

Essere zingari era un male comune

che necessariamente diventava un mezzo gaudio.

Eravamo figli dei fiori,

vestiti di orride camicie e di jeans a zampa d’elefante.

Cantavamo che “il denaro e il potere sono trappole mortali

che per tanto, tanto tempo han funzionato”.

Eravamo anarchici nel midollo,

noi due senza chiesa, senza stato e senza banche.

E allora?

Gaudeamus igitur amore mio!

Amiamoci allora!

Perché dovremmo lasciarci?

Perché dovremmo separarci?

“Finché morte non vi separi”.

Ricordi, amore mio?

Così avrebbe detto un vecchio prete in una vecchia chiesa.

Bastava vestirci in modo appropriato,

io da meringa e tu da pinguino

e presentarci davanti al tribunale di un dio ebreo.

“Finché morte non vi separi”.

Ti sei dimenticato e non mi rispondi, brutto zozzone!

Anche se non mi rispondi,

so che sei nascosto dietro l’armadio

e che mi stai spiando

mentre faccio scoppiettare i pop-corn sul coperchio della padella,

so che ti stai eccitando

mentre giro il ragù con sotto la traversa un bel niente.

Tu dimentichi con facilità, vecchio volpone!

Ma io lo faccio apposta

e voglio farti sentire una merda.

Ricordi noi due nel mese di ottobre 2002 in giro per Monaco di Baviera

quando impazzava la festa della birra?

Si beveva molto malto, vero?

La sbornia finiva immancabilmente e meno male in lunghe interminabili pisciate.

Quanti cessi mobili in giro per Monaco!

E tu che avevi paura di svuotare non solo la vescica ma anche il cervello.

Immagina la tua sottile intuizione e la tua sopraffina intelligenza

finite dentro un cesso chimico della Gunther strasse!

E così in quelle sere ci siamo trovati insieme alle due del mattino,

io e te,

tu ed io,

tu che eri il mio doppio masturbante,

il compagno di goliardiche nottate,

il mio inestimabile re di denari,

il mio potente cavallo di cuori,

il mio servizievole fante di picche,

lo stronzo di sempre, insomma.

Ti basta tutto questo?

O forse hai ancora paura di vedere una donna che muore

o come muore una donna?

Ogni poro della sua pelle si otturerà

e diventerà un grano di sesamo.

Il suo corpo si trasformerà in un croccante lebbroso

da leccare e mordere nella notte dell’epifania

davanti alla buberata della vecchia strega.

Ma tu non avevi solo me, brutto figlio di puttana!

Tu avevi Tizia, Caia e Sempronia,

che non sono i nomi di oneste donne romane,

ma semplicemente i nomi generici di troie che ben conosco

e che non voglio chiamare per nome e cognome.

Tu sei stato un perverso traditore,

tu mi hai umiliato con la tua apparente bontà,

con la tua falsità,

con la tua ipocrisia,

con la tua freddezza,

con il tuo mezzo sorriso di merda,

con la tua storia di prete spretato.

Eppure, tu eri tutto per me.

Mi facevi pensare,

mi facevi credere,

mi facevi dire.

Mi insegnavi,

mi proponevi,

mi consolavi,

mi assistevi,

mi profumavi,

mi pulivi il pesce.

Tu eri tutto per me,

la banca,

il supermercato,

la Iuventus,

la mischia.

Tu eri tutto per me

e io dipendevo completamente da te.

Quand’ero infuocata dalla gelosia,

quando tiravo fuori la mia donna delusa,

tu mi dicevi che avevi soltanto e semplicemente qualche amicizia femminile,

donne in odore di santità e non in colpa di puttana.

Io mi lasciavo convincere per convenienza,

ma non ti ho mai visto come assistente sociale o come il coglione di turno.

Mi hai ucciso da viva

e io ti maledirò finché sarò in questa vita.

Dopo, da morta e dall’alto dei cieli,

vedrò finalmente tutte le tue malefatte,

le guarderò anche alla moviola come una partita di calcio

e alla fine ti perdonerò ancora una volta

e ti sarò provvidente,

veglierò su di te,

sarò il tuo angelo custode,

ti illuminerò,

ti custodirò con la mia pietà celeste.

Non sei contento?

O forse hai ancora paura di vedere una donna che muore

o come muore una donna?

Ogni poro della sua pelle si otturerà

e diventerà un grano di sesamo.

Il suo corpo si trasformerà in un croccante lebbroso

da leccare e mordere nella notte dell’epifania

davanti alla buberata della vecchia strega.

Parlavamo con la bocca lingue diverse,

tu la tua,

io la mia.

Avevamo nel corpo linguaggi diversi,

tu il tuo,

io il mio.

Questa era la nostra verità.

Ma ci capivamo meravigliosamente

quando bisognava vivere un giorno da leone

e scartare i cento anni da pecora.

E allora cosa si fa?

Perforiamo i nemici con una divisa da SS tra una svastica e l’altra

o ci coinvolgiamo in un giovane suicidio nel pieno di un concerto rock?

Quale follia mi proponi adesso?

La prova generale del mio funerale?

Vuoi allenare i tuoi occhi a sgorgare lacrime in abbondanza

come lo sciacquone del tuo water?

Potrei suggerirti anche la giusta postura del vedovo.

Ti raccomando la cassa di semplice pino

e il fuoco per consumare l’ultimo insulto inferto dalla vita al mio corpo.

Macabra, vero?

O forse hai ancora paura di vedere una donna che muore

o come muore una donna?

Ogni poro della sua pelle si otturerà

e diventerà un grano di sesamo.

Il suo corpo si trasformerà in un croccante lebbroso

da leccare e mordere nella notte dell’epifania

davanti alla buberata della vecchia strega.

Oggi è una bella giornata,

luminosa come il colore giallo.

Il sole è penetrante nel cielo

e la luna è andata dormire da qualche parte.

Mi aspetto grandi cose da quest’oggi.

Mi aspetto una giornata cazzuta.

Toc, toc!

Chi bussa alla mia porta?

E’ il tuo alter ego.

Benvenuto nella mia casa, mio caro doppio.

Hai qualcosa da dire tu che parli sempre,

tu che parli strano,

tu che parli schizofrenico?

Tu parli sempre.

Dio quanto parli!

Non ti fermi mai.

Ma chi ti capisce?

La tua quinta essenza è la logorrea.

Ma tu parli soltanto e non dici niente.

Tu hai la libido soltanto in bocca,

secerni parole

e parole

e parole

e ancora parole con senso

e parole con non senso.

Tu mi ubriachi di parole.

E allora?

Facciamo un brindisi ancora per star male

e un altro brindisi per star peggio.

Io sono così fragile che piango per niente,

sono traumatizzata da un nulla che ciclicamente ritorna e mi distrugge,

un nulla che si annuncia dicendo che lui c’è,

c’è come il dio degli Ebrei,

c’è come il dio dei Cristiani,

c’è come il dio dell’Islam.

Su beviamoci sopra,

anneghiamo nell’alcool le nostre incongruenze

o le nostre stronzate di merda.

Da bevuti si chiacchiera meglio.

Meglio morire ubriachi piuttosto che disperati.

Così diceva mio nonno,

un alcolista non certo anonimo e non certo infelice disadattato.

Lui era tosto,

lui era un sopravvissuto,

lui si curava con il vino,

con la grappa e con la corrente elettrica.

Era un ragazzo del ’99 e aveva combattuto sul Piave.

Che sfiga di generazione!

Una classe di morti di fame e di ignoranti,

oltretutto condannati a morire in una guerra che non avevano chiesto,

che non li riguardava,

che non sapevano cos’era,

una guerra voluta da altri per loro,

i potenti e gli assenti di sempre.

Mio nonno curava la sua angoscia con la bottiglia

e con i 120 volt che aveva in stalla nella presa della corrente.

Infilava le dita e si faceva l’elettrochoc.

Altro che scienziati tedeschi o americani!

Lui era stato un pioniere,

aveva capito se stesso e aveva trovato la sua cura.

Spero di trovarlo quanto prima.

Ma noi adesso facciamo festa e beviamo come ai bei tempi.

Su beviamo fino allo stordimento,

non fermiamoci mai,

noi siamo le vecchie spugne del mar dei Carabi e dei Sargassi,

spugne intrise di autodistruzione,

di pulsioni di morte tutte da esorcizzare.

Esorcizziamo, dunque, mio caro

e così esorcizzando non sentiremo l’angoscia della morte

e così non moriremo mai.

Sei fatto abbastanza?

Sei ubriaco al punto giusto?

Stai bene?

O forse hai ancora paura di vedere una donna che muore

o come muore una donna?

Ogni poro della sua pelle si otturerà

e diventerà un grano di sesamo.

Il suo corpo si trasformerà in un croccante lebbroso

da leccare e mordere nella notte dell’epifania

davanti alla buberata della vecchia strega.

Mi trovi ancora carina o mi vedi laida?

Io mi sento consunta ormai dall’immunodeficienza.

Ho pensato sempre di conoscermi abbastanza,

ma adesso che arriva la fine,

sento di essere sconosciuta a me stessa.

Io mi sono divertita anche a essere un puro qualcosa e a far qualcosa.

Sai?

Io posso morire serena

e avrò tanto da ricordare

e tanto da raccontare a tutti quelli che incontrerò dopo il mio trapasso

o meglio dopo il mio passaggio

o meglio ancora dopo il mio nulla che è sempre un qualcosa.

Contento?

O forse hai ancora paura di veder una donna che muore

o come muore una donna?

Ogni poro della sua pelle si otturerà

e diventerà un grano di sesamo.

Il suo corpo si trasformerà in un croccante lebbroso

da leccare e mordere nella notte dell’epifania

davanti alla buberata della vecchia strega.

Elaborata da Salvatore Vallone in Pieve di Soligo e nel mese di Maggio dell’anno 1994