LE RELAZIONI DIFFICILI

Uomo, Donna, Faccia, Vista, Osservare

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi trovavo a casa del mio ex a prendere mio figlio.

A un certo punto il mio ex ha cominciato a dare in escandescenze perché voleva che gli lasciassi le sigarette.

Io non volevo dargliele, ma lui aveva già preparato un pugno da darmi all’altezza del cuore o della bocca dello stomaco.

Non so come sono riuscita ad andare via da quella casa, ma senza mio figlio.

Sono corsa a casa mia che è lontano da casa sua e cercavo la mia macchina che non riuscivo a trovare.

Gli altri mi dicevano “ma è lì, non la vedi?”, ma io talmente ero terrorizzata che non riuscivo a vederla.

Così sono salita a casa e mi sono chiusa in una stanzetta dove ho chiamato una mia amica che non riuscivo a sentire bene.

Vorrei precisare che sto da poco con una persona e che siamo molto presi, (ma io non lo chiamavo forse perché so che sta attraversando un periodo difficile)

Comunque, quando esco dalla stanza, trovo il mio ex e mio figlio seduti nelle scale.

Entro in casa (non ho scale a casa) e sto finendo di parlare al telefono, quando lui si alza e vuole vedere se parlo davvero con la mia amica o con il mio attuale compagno…

C’è una specie di colluttazione perché io non voglio dargli il telefono e lui cerca con la forza di togliermelo.

A quel punto mi sono svegliata.”

Questo è il sogno di Anna.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il sogno di Anna apre un’ampia pagina sulla “Psicologia della coppia” e in particolare sulle difficoltà che un uomo e una donna o due persone dello stesso sesso incontrano nel momento in cui sono chiamate a collimare nelle pulsioni e nei bisogni, nelle fantasie e nei desideri, nelle deliberazioni e nelle decisioni. In questo nodo esistenziale e psichico ogni membro della coppia porta le sue esperienze vissute e la sua formazione, la sua “organizzazione psichica reattiva ed evolutiva” fermata in quel momento storico della relazione. A questo punto la coppia è chiamata a evolversi nel binario in cui l’individuale e il comune non devono scindersi, ma devono marciare di pari passo.

Mi spiego: l’uomo e la donna portano avanti la loro psicologia individuale e maturano le possibilità di amalgama e di coinvolgimento senza alcun sacrificio della loro singolarità. Voglio significare che la coppia è fondamentalmente esercizio d’investimento di “libido” secondo le direttive della qualità “genitale”, donativa e godereccia verso sé e verso l’altro per l’appunto. La coppia comporta nel suo esercizio l’evoluzione completa della “organizzazione psichica reattiva” e la giusta consapevolezza dello “status” psichico e relazionale dei suoi membri. Questo quadro e quanto affermato rappresentano l’optimum teorico, ma si sa che la realtà è beffarda e imperfetta.

E meno male!

E allora?

Ricompattiamo e convergiamo verso la compatibilità di coppia. Tutte le coppie sono compatibili nel momento in cui ogni membro ha portato avanti la sua evoluzione fino alla “posizione psichica genitale”, ha completato il percorso formativo che viaggia dalla “oralità” alla “analità”, dalla “fallicità narcisistica” allo “edipico”, dall’affettività all’aggressività, dal protagonismo alla conflittualità, magari accentuando in questo cammino i tratti caratteristici di una “posizione”, ma la formazione deve essere completata e non deve avere sospesi o addirittura vuoti, iati o salti acrobatici. L’uniformità del processo evolutivo consente l’individualizzazione e la comunione, ma non equivale a una massificazione perché il privato si coniuga con il sociale e la ricchezza dei contributi è tanta. Ribadisco che i contenuti da immettere nelle varie “posizioni” sono personali e irripetibili: universalità di funzione e diversità di vissuti. Una coppia può avere delle prevalenze e delle affinità, delle identità e delle diversità formative, ma deve essere approdata beneficamente alla “posizione genitale”. In questo caso l’esercizio dell’investimento di “libido genitale” è proficuo e offre alla coppia maggiori garanzie di durata e di qualità esistenziale.

Ripeto: la coppia è investimento ed esercizio di “libido genitale” ed esige che le altre “posizioni psichiche evolutive” siano state portate a buon fine. La coppia, allora, acquisterà la caratteristica in base al prevalere contingente delle caratteristiche insite e connesse nelle diverse “posizioni psichiche evolutive”. Saprà essere “orale” o affettiva, “anale” o aggressiva, “fallico-narcisistica” o compiaciuta, “edipica” o conflittuale, ma il teatro in cui si recitano e agiscono di volta in volta dinamicamente questi attributi deve essere quello “genitale”. La disposizione a investire l’altro della propria “libido” è il basamento della coppia e ne garantisce una buona inossidabilità. Di certo, la coppia comincia a morire nel momento in cui cessa l’esercizio e si estingue quando subentra la più spietata indifferenza.

Mi ripeto e chiarisco.

La “coppia genitale” può essere a prevalenza “orale” quando l’affettività è il comune denominatore e ispira l’investimento, a prevalenza “anale” quando l’aggressività si manifesta nei pensieri e nei modi, a prevalenza “fallico-narcisistica” quando l’orgoglio sostiene l’esibizione sociale, a prevalenza “edipica” quando la conflittualità caratterizza la dialettica. Ogni coppia ha una sua epifania, la sua manifestazione sociale e gli altri possono cogliere quello che il sodalizio umano esprime come tratto caratteristico di volta in volta, di stagione in stagione, di tempo in tempo. La coppia non è mai rigida e monotona nelle sue manifestazioni semplicemente perché i contributi psichici reciproci si combinano e si alternano nel corso dell’esercizio umano e del sodalizio amoroso. La coppia non vive dell’eredità di un grande Amore e del vero Amore, non è oggetto d’insidia del folle dio bendato, il mitico Cupido. La coppia non ha un’etica capitalistica per cui deve consumare e investire le ricchezze ereditate. La coppia ha un’etica proletaria, lavora per vivere di giorno in giorno, di ora in ora, d’istante in istante. La coppia si alza al mattino e si sceglie e si conferma che ancora per oggi sarà oggetto d’investimento di “libido”. Questa coppia arriva alle nozze di diamante e oltre, semplicemente perché è un insieme psicofisico evolutivo che continuamente si origina e rinasce come l’araba fenice. Nel concreto, ogni donna e ogni uomo o ogni uomo e ogni uomo o ogni donna e ogni donna al mattino, svegliandosi e trovandosi in un contesto amoroso, sceglie la sua altra o il suo altro, il suo lui o la sua lei, e sceglie di prendersi cura per la giornata che si appropinqua del suo lui o del suo lei, sente l’umano bisogno di investire e di condividere, di esprimersi e di significare, di essere portatore di un segnale e di un’insegna, di essere “significante” per sé e “significato” per l’altro. In sostanza la “genitalità” condensa la necessità bio-psichica umana di trovare un senso e di dare un significato al proprio quotidiano vivere. A questo punto i filosofi e gli psicoanalisti del “Pessimismo” obietteranno che si tratta di una difesa dall’angoscia di morte, ma questo discorso si può rimandare al mittente almeno per oggi.

Il sermone può bastare, per cui passo senza alcun indugio all’analisi puntuale del sogno di Anna, ma ricordo che la lettura della “Arte di amare” di Fromm è da preferire ai tanti “capolavori” in circolazione sul mercato attuale.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Mi trovavo a casa del mio ex a prendere mio figlio.”

Anna esordisce con la situazione psicologica in atto: il “mio ex” e “mio figlio”, offre immediatamente la condivisione di una famiglia che ancora esiste nonostante l’ex. Anna ha dentro di sé lo schema familiare come proprio fondamento psichico e come personale punto critico. La coppia e la famiglia non sono andate a buon fine nella sua vita, ma sono ancora in atto. Nessuno e niente potranno sconfessare o eludere che Anna è stata moglie ed è madre.

I simboli dicono che la “casa” rappresenta la struttura psichica evolutiva di Anna in riferimento privilegiato alle relazioni significative e importanti, il “mio ex” condensa il “già vissuto” affettivo, “mio figlio” racchiude la “libido genitale” o la “posizione psichica genitale”.

Un rilievo merita il bisogno di possesso affettivo di Anna che si mostra nei due “mio”, “mio ex” e “mio figlio”. Si evince un buon segno e un giusto tratto di amor proprio.

A un certo punto il mio ex ha cominciato a dare in escandescenze perché voleva che gli lasciassi le sigarette.”

Emergono immediatamente problematiche affettive nella “libido orale” che si scarica e si consuma nelle famigerate “sigarette”. Anna mostra la sua “posizione psichica orale”, la sua dimensione affettiva, ma anche le modalità di relazione e di scambio degli affetti all’interno della coppia. Qualche conflitto è presente, se si dà credito alle reazioni dell’ex, le “escandescenze” che si traducono in un venir fuori del fuoco interiore fatto di rabbia e ira, di un moto d’impeto che sa di frustrazioni vissute e di compensazione aggressiva. Anna e il suo ex non si sono più amati e hanno smesso d’investire sane energie nella loro relazione, non hanno operato i giusti “investimenti di libido orale e genitale”. La prima consente all’affettività di defluire in base ai vissuti legati all’infanzia e la seconda permette di investire sull’altro secondo le modalità di una generosa dispensa. La crisi della coppia è avvenuta per una distonia affettiva che ha portato a una caduta degli investimenti.

I simboli dicono che le “escandescenze” condensano la psicodinamica frustrazione e aggressività, le “sigarette” condensano “libido orale” ossia bisogni affettivi da carenze pregresse.

Le “sigarette” sono la “traslazione” degli affetti e compensano le carenze subite sin dal primo anno di vita. Di poi, assumono significati sempre attinenti alle frustrazioni infantili e aggiungono una pulsione autodistruttiva, sadomasochismo della “posizione anale”.

Io non volevo dargliele, ma lui aveva già preparato un pugno da darmi all’altezza del cuore o della bocca dello stomaco.”

Il sogno prosegue imperterrito sul tema affettivo e Anna precisa di aver tentato un rifiuto dello scambio affettivo al prezzo della minaccia di violenza agli organi, guarda caso, che rappresentano simbolicamente la vita affettiva, la “bocca dello stomaco”, e la vita amorosa, la zona “all’altezza del cuore”. Anna sta ripercorrendo in sogno e chiarendo a se stessa i motivi che hanno portato la coppia alla rottura: caduta degli investimenti affettivi e conseguente cumulo di minacce. Anna si è trovata in coppia con un uomo che presentava carenze affettive pregresse di notevole spessore e ha dovuto colmare lacune, di cui non era responsabile, fino all’esaurimento delle sue scorte.

Ma chi amava Anna?

Come faceva questa donna a ricaricare le batterie per poi generosamente dispensarsi al suo uomo?

La crisi di coppia è oltremodo evidente ed è dovuta alle esigenze affettive in eccesso che l’uomo ha traslato nella persona sbagliata, la donna, per l’appagamento.

I simboli dicono che “dargliele” è una caduta della libido genitale, “aveva preparato” dispone per i bisogni congeniti e per gli schemi ripetitivi, “pugno” è la scarica aggressiva in reazione alla frustrazione, “altezza del cuore” è la zona del sentimento vitale dell’amore e del prendersi cura dell’altro, la “bocca dello stomaco” è la vita e la vitalità affettiva.

Non so come sono riuscita ad andare via da quella casa, ma senza mio figlio.”

Anna si libera del marito, ma non può fare altrettanto del figlio. Quest’ultimo viene distolto alla coppia e resta il figlio della madre. La famiglia è infranta, ma il bambino è il testimone vivente, dentro e fuori di Anna, che la famiglia c’è stata e che la “libido genitale” è stata investita e concretamente realizzata al di là dell’esito finale di rottura. Non si celebra un “fantasma di perdita”, ma si rievoca una difficile e tormentata modalità di separazione collegata all’immaturità affettiva dell’ex. Paradossalmente Anna afferma di essere andata via da quella casa senza il figlio per significare che il figlio se l’è portato via da quella famiglia, l’ha distolto da quel contesto.

I simboli dicono che “quella casa” è la famiglia, “andare via” è una rottura d’armonia, “senza mio figlio” è tutela da amore materno.

Sono corsa a casa mia che è lontano da casa sua e cercavo la mia macchina che non riuscivo a trovare.”

Le psicologie si dividono e riacquistano la loro identità originaria. Anna e il suo ex si sono separati dopo un pesante periodo di crisi relazionale: le “case” psichiche individuali non erano compatibili per la formazione di una coppia e per una vita insieme. La separazione è un trauma che esige un prezzo per pagare il fallimento e lascia immancabilmente un senso di colpa che esige un’espiazione.

Ma cosa ha lasciato questa impossibilità a convivere, a comunicare,

a condividere e a scambiare “libido orale e genitale”?

Lo stress accumulato da Anna si è somatizzato nell’apparato sessuale e adesso fa fatica a ritrovarsi a livello di vita intima e di vitalità sessuale. Il danno psichico subito da Anna verte sulla funzione neurovegetativa della sessualità. Anna non riesce a ritrovarsi come donna e come femmina.

I simboli dicono che “sono corsa” è un meccanismo psichico di difesa dall’angoscia, “a casa mia” tratta della sua organizzazione psichica, “lontano da casa sua” equivale alla salutare necessità del distacco, “cercavo la mia macchina” si traduce riprendevo la mia vita sessuale, “che non riuscivo a trovare” ossia accusavo delle difficoltà nella mia vita intima.

Gli altri mi dicevano “ma è lì, non la vedi?”, ma io talmente ero terrorizzata che non riuscivo a vederla.”

Eppure l’esibizione sociale di Anna era impeccabile dopo la crisi di coppia e dopo la separazione. La gente apprezzava ancora le bellezze femminili che immancabilmente esibiva. Anna era combattuta tra il riprendere una vita sociale senza accusare colpi e l’angoscia di qualcosa che si è rotto e che non funziona come prima: la perdita di una parte importante come la “libido genitale” e i suoi benefici investimenti. Anna ha paura di restare sola e di non incontrare un uomo degno di lei che la possa capire e accudire. Magari teme che tutti gli uomini siano infantili come il suo ex e che hanno bisogno di una mamma più che di una donna. Le problematiche e i timori insorgono senza fine e senza tregua in una persona che ha vissuto il trauma e la delusione di un fallimento matrimoniale e di uno smantellamento della propria famiglia. Anna non ha più la consapevolezza delle sue virtù e delle sue abilità anche se alla gente esibisce il meglio di sé falsificandosi in maniera egregia.

I simboli indicano in “gli altri” il riscontro sociale di Anna, “dicevano” si traduce in mi rinforzavo, “è lì” ossia occupo spazio e ho possesso, “non la vedi” si traduce in non ne ho consapevolezza, “terrorizzata” ossia dell’angoscia finalizzata al non coinvolgimento affettivo e sessuale, “non riuscivo a vederla” ossia non avevo consapevolezza.

Anna si difende dall’angoscia di ripiombare in futuro in una relazione priva di affetti e con un uomo immaturo.

Così sono salita a casa e mi sono chiusa in una stanzetta dove ho chiamato una mia amica che non riuscivo a sentire bene.”

Anna ripiega su se stessa e riflette sulla situazione psichica in atto senza riuscire ad avere una buona consapevolezza di quello che a livello affettivo e sessuale si è messo in moto in lei come segno e memoria di tanto strazio vissuto con il marito e con il padre di suo figlio. Nella sua introspezione Anna tenta di “sublimare la sua libido”, ma non ritrova la completezza di donna e di madre, perché la prima ha dovuto cedere qualcosa d’importante come la funzionalità della sua vita sessuale. Il trauma vissuto con il suo ex è ancora in circolazione e in azione.

I simboli ingiungono che la “mia amica” è la parte confidente di sé a cui affidarsi, “non riuscivo a sentire bene” equivale a una difficoltà di consapevolezza, “sono salita a casa” ossia tento la “sublimazione della mia libido”, “mi sono chiusa in una stanzetta” si traduce introspezione o mi guardo dentro.

Comunque, quando esco dalla stanza, trovo il mio ex e mio figlio seduti nelle scale.”

Quando Anna è costretta dalla vita a vivere insieme agli altri la sua realtà di ex moglie e di madre, dopo l’introspezione e l’avvolgimento in sé, quando Anna deve socializzare trova la sua realtà psichica ed esistenziale. Il processo psichico di “sublimazione” delle figure dell’ex e del figlio non è servito granché, visto che Anna è una giovane donna che ha da fare i conti con la sua carica erotica e sessuale, la vitalità della sua “libido” e l’impellenza degli investimenti nel cammin della sua vita. Girala come vuoi, Anna si riscopre madre e moglie.

I simboli dicono che “esco dalla stanza” significa socializzo e mi relaziono, “mio ex” ossia il fallimento e la vanificazione dell’investimento genitale, “mio figlio” ossia la realizzazione della mia libido genitale, “seduti nelle scale” ossia che sono stati fatti oggetto di sublimazione e di purificazione.

Entro in casa (non ho scale a casa) e sto finendo di parlare al telefono, quando lui si alza e vuole vedere se parlo davvero con la mia amica o con il mio attuale compagno…”

Anna non ha le scale nella logistica della sua casa reale, ma ha le scale nella logistica dei suoi “processi psichici di difesa” dall’angoscia, altrettanto reali. Nel relazionarsi con la gente ritorna il motivo per cui la relazione di coppia è andata in malora. Il suo ex era geloso e possessivo, oltre che bisognoso di tanta madre e di tanto affetto. La deficienza “orale” dell’uomo di Anna si associa in un mix tremendo e pericoloso con il sentimento della gelosia, con lo struggimento legato alla conflittualità edipica con il padre, sempre dell’uomo di Anna. La coppia si è rotta per l’immaturità affettiva e per la gelosia dell’uomo di Anna, per il bisogno di possesso di un uomo che non è riuscito a emanciparsi dalle grinfie della madre. L’ex la voleva tutta per lui. Questo è il significato del capoverso e la causa determinante della rottura della coppia. Questo uomo debole “si alza” e vuole vedere”, fa il forte e il despota senza avere una minima consapevolezza dei suoi bisogni primari di affidamento e di affetto.

C’è una specie di colluttazione perché io non voglio dargli il telefono e lui cerca con la forza di togliermelo.”

Chissà quante volte un uomo geloso ha provocato la lite per le relazioni della moglie o della madre di suo figlio!

Chissà quante volte una donna è stata picchiata dal suo ex in piena crisi di identità psichica e in carenza d’affetto!

La “colluttazione” è la degenerazione della fusione affettiva. Invece di ben collimare, i corpi derogano dal giusto e naturale incastro. La crisi di coppia si formula e si configura nelle difficoltà critiche della relazione e delle relazioni. Del resto, un uomo geloso non consente grandi aperture e notevoli disposizioni agli altri e al mondo esterno. La forza e la violenza psicofisiche completano l’opera di una storia che è iniziata con l’amore e si è conclusa con la rottura di un’armonia imperfetta. Per fortuna resta un figlio a ricordare ad Anna e al suo ex chi erano, chi sono e chi saranno nonostante tutto.

Questa è la storia umana e psicologica del sogno di Anna.

PSICODINAMICA

Il sogno di Anna sviluppa la psicodinamica delle cause che hanno portato alla separazione della coppia e alla rottura dell’unità familiare. La protagonista adduce in prima istanza le difficoltà affettive e relazionali dell’uomo a cui si è accompagnata e mostra di non aver saputo e potuto dare appagamento e soluzione alle suddette carenze. Il sentimento della gelosia e il bisogno di possesso sono i protagonisti di uno psicodramma diffuso e fortunatamente andato a buon fine. Resta per Anna la somatizzazione dell’angoscia, accumulata nel corso della relazione di coppia e della vita in famiglia, che si è riverberata sulla funzione neurovegetativa della sessualità.

PUNTI CARDINE

L’interpretazione del sogno di Anna si basa su “A un certo punto il mio ex ha cominciato a dare in escandescenze perché voleva che gli lasciassi le sigarette.” e su “Sono corsa a casa mia che è lontano da casa sua e cercavo la mia macchina che non riuscivo a trovare.”

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

Dei “simboli” si è ampiamente detto cammin facendo.

Non si evidenziano “archetipi” in maniera diretta.

I “fantasmi” sono composti e non si manifestano con eclatanza.

Sono presenti le istanze psichiche dell’Io vigilante e razionale e dell’Es pulsionale e rappresentazione mentale dell’istinto.

Il sogno di Anna manifesta la “posizione orale” e la “posizione genitale”: “mio figlio” e “le sigarette”.

Sono usati da Anna nel sogno i seguenti “meccanismi e processi psichici di difesa”: la “condensazione”, lo “spostamento”, la “figurabilità”, la “simbolizzazione” e la “sublimazione”.

Il sogno di Anna presenta un tratto “orale” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva genitale”: affettività e relazione.

Le “figure retoriche” elaborate da Anna nel sogno sono la “metafora” e la “metonimia”: “casa” e in altro, “non riuscivo a vederla” e “non riuscivo a trovare” e in altro. L’allegoria della violenza è formata in “lui aveva già preparato un pugno da darmi all’altezza del cuore o della bocca dello stomaco.”

La “diagnosi” dice di una crisi della dialettica di coppia a causa dell’immaturità affettiva e della caduta degli investimenti di “libido” con la somatizzazione del conflitto nella funzione sessuale.

La “prognosi” impone ad Anna di ben valutare i suoi bisogni e i suoi investimenti affettivi, nonché di razionalizzare la sua formazione affettiva e di ben integrarla nella dimensione “genitale” di donna e di madre.

Il “rischio psicopatologico” si attesta nel persistere della psiconevrosi isterica con lesione della funzione sessuale: conversione.

Il “grado di purezza onirica” è discreto in quanto il sogno è molto vicino alla realtà di un racconto.

La causa scatenante del sogno di Anna può essere stata un incontro o una discussione con l’ex.

La “qualità onirica” è narrativa.

Il sogno può essere stato fatto nella terza fase del sonno REM.

Il “grado di attendibilità” dell’interpretazione del sogno di Anna è decisamente buono alla luce della linearità simbolica. Il “grado di fallacia” è basso.

Il “fattore allucinatorio” si attesta nell’esaltazione del movimento, dei sensi della vista e dell’udito.

DOMANDE & RISPOSTE

L’interpretazione del sogno di Anna è stato letto da Maria Concetta, una donna che di mestiere fa l’avvocato, una professionista ricercata dalle donne che hanno bisogno di tutela legale e di amicizia, oltre che di comprensione psicologica. Il colloquio si è sciorinato in maniera varia e pacata.

Maria Concetta

Mi puoi spiegare ancora il rapporto di coppia?

Salvatore

Ogni persona ha una dialettica interna ed esterna, una modalità di relazionare i propri vissuti e di relazionarsi con gli altri. Ogni uomo e ogni donna, prima di vivere in coppia, hanno un patrimonio psichico formativo e in evoluzione. Lo stato di coppia e l’esercizio di coppia esaltano le caratteristiche individuali. Queste ultime si combinano e colorano la coppia. Tu vedi una coppia e la definisci simpatica o affermativa, sentimentale o ambigua o in mille altri modi, proiettando su questa coppia un tuo vissuto nella forma di un giudizio. In effetti tu hai visto un fenomeno della coppia, una modalità di essere e di manifestarsi, di combinarsi e di interagire, una forma dialettica e dinamica che è il frutto della prevalenza di un tratto psichico dell’uno sull’altro o di una armonica distribuzione. E’ importantissimo l’interscambio in questo prevalere del tratto psichico di un membro della coppia, l’alternarsi dei ruoli e dei modi, il riconoscimento dei compiti e delle abilità, la conoscenza individuale che travalica nella consapevolezza dell’agire in coppia. E’ come se nell’esercizio di coppia ora l’uno e ora l’altro assumessero il comando delle operazioni senza alcuna lesione dell’altro ma addirittura con un’adesione alla psicodinamica in atto, con una consapevolezza delle regole del gioco che stanno giocando. Questa interazione si chiama anche complicità di coppia e sintonia psicofisica. A ognuno il suo spazio e il suo copione e si recita a soggetto in maniera naturale e spontanea senza alcun sacrificio dell’uno o dell’altro. Paradossalmente la coppia migliore possibile è paritaria nei diritti e nei doveri, simmetria, ma non è sempre paritaria nelle sue manifestazioni perché ammette la complementarità: teoria del “sotto” e del “sopra”. Mi spiego. Il potere si esercita in base alla competenza e al ruolo. Ci sono situazioni in cui la donna ha una sua specifica collocazione e abilità. Ci sono situazioni in cui il maschio ha un suo ruolo definito e un compito elettivo. Tutto questo al di là della solita teoria che ci sono “cose da uomini e cose da donna”. Rimbalzandosi il potere nelle varie psicodinamiche della giornata e della vita in comune, la relazione di coppia è ricca e democratica, assente di prevaricazioni e di violenze, veramente interattiva. Lo “star sotto” e lo “star sopra” sono simboli che denotano una realtà varia e variegata in cui la coppia si viene a trovare e alla quale deve reagire al meglio e nel pieno rispetto dell’altro.

Maria Concetta

Quello che dici vale anche quando si deve decidere in quale trattoria andare a mangiare il pesce?

Salvatore

La tua provocatoria domanda è attinente e opportuna. Soprattutto quando si deve scegliere quale pesce mangiare e come farlo cucinare. Dalle piccole alle grandi scelte, tipo il rispetto e l’accudimento, la coppia deve sapere prendere e lasciare, affidarsi e abbandonarsi, reagire e inalberarsi, assorbire ed espellere, insomma deve agire al massimo della consapevolezza possibile.

Maria Concetta

Per quanto riguarda la scelta dell’osteria io preferisco che sia il mio “lui” a muoversi e a mettermi di fronte al fatto compiuto. E’ successo spesso con il fidanzato precedente di passare la serata a discutere dove andare e cosa fare. Uno strazio!

Salvatore

Confermi che la coppia è “simmetrica” nella base dei diritti e dei doveri, ma è anche “complementare” senza scandalo e senza inganno. Se poi la coppia si evolve nella famiglia, le relazioni diventano più complesse e delicate. Nella dialettica di coppia è ovvio che la condivisione solidale è sempre da preferire all’opposizione netta e cruda. Potere e dipendenza non equivalgono nella buona coppia a violenza e sottomissione. La coppia che sa distribuirsi nei ruoli e nei compiti è un buon sodalizio. Lo star sotto lo star sopra è realizzato democraticamente. Questa è la metafora sessuale che portò Lilith a “sfanculare” Adamo. Lei voleva star sopra nel coito e Adamo non gradiva, per cui chiese al responsabile creatore di cambiargli donna e moglie, di fargli una creatura dipendente che si lasciasse fare e lo lasciasse fare e che soprattutto riconoscesse il suo potere. E secondo il vangelo culturale maschile fu naturalmente accontentato. Eva era pronta a essere partorita dalle sue costole, a essere carne della sua carne.

Maria Concetta

Adesso ho pienamente capito. Non si può star sopra in due, ma si può star di fianco, sessualmente e culturalmente intendo.

Salvatore

Potenza delle metafore e dei miti! Quante difficoltà di comprensione risolvono alla razionalità dell’umano consorzio!

Maria Concetta

E del disturbo sessuale di Anna cosa mi dici? Può dipendere anche dal trauma del travaglio e del parto?

Salvatore

Hai detto bene, trauma è la parola giusta, un’angoscia che logora la funzione sessuale e riduce la “libido”. Nel rapporto di coppia il segnale di assenza d’investimento è la caduta provvisoria o definitiva della vita e dell’attività sessuali. Queste ultime sono le prime a essere colpite e sono segnali di profonda crisi personale e relazionale, ma sono anche le prime a risolversi e a ripristinarsi dopo aver razionalizzato il trauma e la eventuale separazione. Il corpo non mente sui disagi e li manifesta senza alcun pudore. Tecnicamente succede che la tesione nervosa in eccesso non può essere gestita dal sistema psicofisico e necessariamente e salvificamente si somatizza e lede la funzione interessata. Bisogna riconoscere che l’essere umano è fatto bene ed è fatto per continuare a vivere al meglio nelle condizioni psicofisiche date. Il travaglio e il parto hanno una forte componente traumatica, ma nel sogno di Anna questo dato non si evince.

Maria Concetta

E delle sigarette cosa mi dici? Non soltanto quelle metaforiche, ma soprattutto quelle reali, quelle del monopolio di stato, quelle che si comprano nelle tabaccherie insieme ai “gratta e vinci”, quelle che portano alla rovina e alla morte. Mi fai anche la distinzione tra tabagismo e vizio del fumo?

Salvatore

Il tabagismo è la dipendenza psicofisica dal fumo del tabacco. Il vizio del fumo è una forma ovattata del tabagismo. Si pensa che il “tabagista” fumi continuamente per malattia e il “vizioso” scandisca nel tempo il suo gusto nell’assunzione di nicotina. Non è così. Entrambi accusano una dipendenza psicofisica dal tabacco. Ripeto, dipendenza ossia il bisogno coatto di incorporare per bocca una sostanza tossica che funziona per rito e per funzione, per pulsione e per bisogno. Il tabagista ha sicuramente una “posizione psichica orale” ben marcata e possibilmente ha maturato una “organizzazione psichica a prevalenza orale”. Nell’assunzione di nicotina il tabagista risolve la sua angoscia di morte proprio sfidando la Morte o facendo alleanza con il nemico. Da un lato si cura da solo propinandosi una auto-terapia dell’angoscia depressiva di perdita e di abbandono, da un altro lato si ammazza a piccole dosi quotidiane sfidando se stesso o meglio la sua angoscia di morte e la sua pulsione di morte. Una “tanatofobia”, angoscia depressiva di perdita e di di morte, si risolve drammaticamente in una “tanatocrazia”, la pulsione di morte al potere o il Thanatos freudiano, non si risolve con una doverosa “tanatologia”, presa di coscienza e “razionalizzazione” dell’angoscia depressiva di perdita e di di morte. Mi spiego ancora e meglio. Il tabagista porta la morte al potere e la sfida continuamente per affermare se stesso di fronte alla sua fobia della morte, all’angoscia profonda di solitudine. Il tabagista è ai ferri corti con la vita perché non sa gestire quest’ultima con la “tanatologia”, il discorso sulla morte ossia la consapevolezza della necessita di morire e, ripeto, la “razionalizzazione” della sua angoscia di morte. Il tabagista usa il meccanismo psichico di difesa dell’alleanza con il nemico, quello che usa il lupo maschio con il capo branco dopo la dura lotta per il primato, e si allea con il tabacco per lenire la sua angoscia sfidando con la sua onnipotenza infantile se stesso come uomo e come malato. Ricordo che il “controllo onnipotente” è un meccanismo primario di difesa dall’angoscia usato dal bambino attraverso la sua capacità magica di elaborare la realtà più nefasta. L’altro meccanismo psichico di difesa è lo “spostamento” con la formazione del feticcio nell’oggetto sigaro, sigaretta, nicotina, tutte le sostanze che producono variazione dello stato coscienza e riducono senza risolverla l’angoscia di morte che la persona sente pulsare da dentro e non sa riconoscere nella causa.

Maria Concetta

In coppia cosa ci deve essere?

Salvatore

Gli ingredienti giusti sono l’empatia e la simpatia, ma non deve mancare la ragione e la dialettica, la retorica e l’eristica, la discussione e la convinzione, l’ironia e la complicità.

Maria Concetta

Anna ha carenze affettive?

Salvatore

Anna ha portato in coppia la sua formazione e la sua “organizzazione psichica reattiva” che ha maturato un figlio e, di conseguenza, è approdata alla “genitalità”. Anna è più evoluta del suo ex a livello affettivo, ma è stata coinvolta da lui nella fascia “orale” e ha rispolverato la sua posizione psichica omonima, i suoi bisogni affettivi per l’appunto, perdendo in parte il bandolo della matassa.

Maria Concetta

Quale canzone scegli per Anna?

Salvatore

Siamo in Sicilia e non poteva mancare la “Sintonia imperfetta” dell’originale Carmen Consoli, una canzone che mescola un vecchio testo al nuovo, la modalità d’amare e di stare in coppia della prima generazione del Novecento e l’attuale: “l’amore al tempo dei miei nonni era sognante”. Ma ti assicuro che è da preferire l’amore di oggi con tutti i suoi aspri conflitti rispetto all’amore di ieri con tutte le nobili prevaricazioni del marito sulla moglie.

Alla prossima e sempre attenti ai “selfie” con gli psicopatici!

LA COLONIA ESTIVA

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Un sogno ricorrente che facevo da bambina era vedere la mia casa che andava a fuoco.

L’angoscia che ne derivava era tanta perché immaginavo che assieme alla casa fossero bruciati anche i miei genitori.

Il sogno si presentava d’estate quando ero in colonia, posto dove non mi piaceva stare e che mi provocava disagio e forte nostalgia di casa.

Anche quando tornavo a casa, alla fine delle tre settimane, il disagio si ripresentava con crisi di pianto che non riuscivo a trattenere all’ora di pranzo o cena, quando ci si trovava insieme a tavola e che mi provocava ansia perché non capivo cosa mi stava succedendo.”

Pulcino

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI PERSONALI

La “colonia estiva” era il toccasana per le famiglie numerose e per i genitori improvvidi che popolavano l’Italia fascista e post fascista, più che democratica e repubblicana. Eravamo tanto poveri in tutti i sensi, c’era poco da mangiare, eravamo tutti magri, la dieta era naturale e non prescritta da alcun medico, i morsi della fame ti braccavano di notte e nel mezzo del sonno ti svegliavi con la dolorosa contrazione dei muscoli dello stomaco. Il Regime aveva messo a dura prova l’italica Intelligenza e la crudele Guerra aveva distrutto il bel Paese. L’oro era stato regalato alla Patria in cambio del vile metallo. Conservo ancora le “fedi” di ferro che erano state date ai miei genitori in cambio degli anelli nuziali d’oro. Che brutto imbroglio!

E i bambini?

I bambini non stavano a guardare, erano sempre impegnati perché l’Italia fascista aveva un culto per l’infanzia e per l’educazione della nuova generazione agli inossidabili valori della Famiglia, della Patria, del Dovere, del Duce, del Libro e del Moschetto. I libri sussidiari delle scuole elementari avevano proprio l’intento di coniugare lo studio e le armi, la grammatica e la pratica, la forza e la vittoria. Tra padri fanatici e madri necessariamente compiacenti l’Italia andava verso i destini imperiali in Africa. Intanto le colonie estive al mare o in montagna prosperavano sotto l’egida della benemerita “Opera dei balilla e dei figli della lupa”, le organizzazioni per l’assistenza e l’educazione fisica e morale della gioventù. Tutti in divisa ed equamente divisi in maschi e femmine, come nelle scuole. E di bambini ce n’erano tanti e tanti, tutti quelli che sopravvivevano al parto e alle malattie epidemiche. Si calcolava che una donna diventava madre a diciotto anni e di anno in anno procreava con indiscutibile chirurgica precisione per dare i figli alla Patria e per compiere il suo Dovere di femmina e di italiana. Le politiche per l’incremento demografico colmavano la misura e premiavano con qualche lira la Vita che si affermava sulla Morte. Eros e Thanatos erano sempre insieme e sempre in conflitto. E d’estate si andava tutti al mare non per mostrare le chiappe chiare, ma per educarsi ai valori della Famiglia, della Patria e del Dovere. E se tu non facevi parte del coro, se facevi lo sberleffo al Duce, le manganellate e le purghe di olio di ricino erano belle e pronte per farti cambiare idea. Oppure il Regime ti mandava a sue spese in una “colonia penale”, una colonia non estiva ma punitiva, un carcere o un penitenziario a scelta tra queste bellissime isole italiane: Pianosa, Tremiti, Montecristo, Pantelleria, Capraia, Ventotene, Ponza. Favignana.

Che tempi erano quei tempi!

Qualche grillo parlante ieri e oggi immancabilmente dice che sono passati, ma non c’è niente di più falso. Il Fascismo era apparentemente passato perché la sua nefasta Cultura era intatta nell’animo “imprittato” dei sopravvissuti alla barbarie politica e alla furia omicida degli invasori. La Scuola era autoritaria e per niente a misura di bambini, nonostante Maria Montessori e la scuola di Barbiana inventata da un prete di campagna, don Lorenzo Milani. Anche l’Italia repubblicana con finalità democratiche ha portato avanti negli anni cinquanta e sessanta il costume toccasana della “colonia” e del “collegio” laico o religioso, organi micidiali per l’infanzia e per l’economia psichica dei bambini. In famiglia e a turno i genitori seminavano il terrore per ottenere l’ordine con la famigerata frase “se non fai il bravo, ti mando in collegio”. La “colonia” sbarellava l’infanzia già precaria di suo e rafforzava i “fantasmi” già inquieti per natura. Se si era fortunati c’era qualche ente comunale o statale o di categoria che d’estate raccattava i poveri bimbi italiani e li collocava nelle località amene del paese per farli divertire e per nutrirli meglio, per educarli a essere forti e liberi, per essere migliori cittadini e provetti cristiani. I moderni e repubblicani ricoveri erano gestiti da suore e da educatori dello stampo ideologico e culturale postbellico. In tanta benefica disgrazia si esaltavano e si incrementavano i disturbi psicosomatici dell’infanzia e dell’adolescenza, del tipo le conversioni isteriche e le somatizzazioni dell’angoscia, i disturbi dell’appetito, del sonno, della respirazione, della vescica e altro a volontà e al vostro buon cuore. Ogni bambino aveva già il suo organo debole e la sua funzione precaria. Qualche bambino era già malato di tubercolosi o di enuresi, di asma o di anoressia. La lontananza dalla famiglia e dalla casa esasperava l’equilibrio psichico, strizzava la Psiche come un cencio e le scariche delle tensioni facevano il resto portando a compimento l’opera nefasta iniziata dai genitori e consumata dagli educatori.

E la mia famiglia?

I miei fratelli scapparono di notte dalla colonia di montagna e secondo le dinamiche delle favole dei fratelli Grimm alla ricerca della mamma e del papà, angosciati come se fossero stati strappati al grembo e al nido. Furono riacciuffati e adeguatamente puniti, ma non furono espulsi come avrebbero gradito. Le altre mie sorelle si facevano compagnia: di giorno si tenevano per mano e di notte si addormentavano abbracciate.

Ma si era stupidi o si era bambini?

Si era bambini.

Io ero un gran mascalzone e mi ero catapultato direttamente a casa dopo i primi giorni di noia e di insopportabile disciplina. Io non facevo la pipì a letto di notte, ma il bambino che dormiva nel letto a castello sopra di me, purtroppo per lui, era enuretico. E i maestri? Ci picchiavano con le bacchette di bambù nelle nocche delle dita se, per caso, eri normalmente vivace. Ricordo che sono scappato dalla colonia marina direttamente dal gabinetto e dopo essermi letteralmente cagato addosso perché non ero riuscito a liberarmi dai legacci a forma di bretelle che la suora aveva incrociato al mattino per darmi una mano a vestirmi. Riuscii a fare quei pochi chilometri in tanto travaglio, ma il ritorno a casa fu un nuovo dramma perché mio padre non condise la mia decisione e fece ballare la cinghia di cuoio di fronte all’indisciplina. Quella fu la mia prima vittoria sulla sopraffazione. Io soffrivo di broncospasmo dentro l’umido scirocco dell’isola di Ortigia e a causa del naturale “fantasma di abbandono”. La diagnosi della vecchia maga, a cui mia madre si era rivolta per un piatto di ceci, era stata la seguente: “stu picciriddru iavi u scantu” o “questo bambino soffre di spavento”. Una diagnosi in linea con la Psicoanalisi di Freud e con la Medicina psicosomatica di Georg Groddeck o di Franz Alexander. Mia madre, intanto e in attesa di farmaci migliori, mi curava con il benefico balsamo “vicks vaporub” e mi ungeva il petto con tutto il suo amore. Lei sapeva che questa era la cura migliore e che la “colonia” era un inferno per i bambini, ma il suo “sapere” era tenuto in poco conto.

Chiudo il serbatoio dei ricordi e delle riflessioni personali per passare al racconto e al sogno della bambina Pulcino.

Niente di nuovo sotto il sole!

Sono confermate le psicodinamiche di abbandono e i “fantasmi” associati secondo le coordinate dell’angoscia e della somatizzazione: “conversione isterica” e “formazione di sintomo” in attesa della benefica e salutare “razionalizzazione” del rimosso o della “presa di coscienza” del “ritorno del rimosso”, quel rigurgito psichico causato da pensieri incontrollabili o da eventi casuali.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Un sogno ricorrente che facevo da bambina era vedere la mia casa che andava a fuoco.”

Il “sogno ricorrente” attesta la tesi che vuole la Psiche occupata per un periodo di tempo dal materiale emerso e in corso di elaborazione al fine di poter operare un ordinato smaltimento dei “fantasmi” e dei vissuti, al di là della loro qualità. Esempio: la conflittualità traumatica è soltanto un parte di questo contenuto introiettato. La Psiche è intenzionata, è diretta e si dirige verso esperienze possibili di quel tipo e di quella qualità. Il sogno esprime sempre e soltanto il materiale psichico in atto. Il sogno “ricorrente” conferma la “teoria della persistenza” e ha la benefica funzione di smaltire le energie nervose in eccesso, quelle che disturbano l’equilibrio omeostatico e hanno necessariamente bisogno di essere trattate, ripulite ed espulse.

Da bambina” dimostra che l’infanzia e l’adolescenza sono tappe evolutive delicate e intense, proprio perché ricche di novità e di forti emozioni. Pulcino si trova addosso i vissuti e i “fantasmi” delle “posizioni orale, anale e fallico-narcisistica” ed è in procinto di partire per la conflittualità “edipica” con i genitori. Vedi che trambusto e che complicazione abitano nell’animo di una graziosa “putea”?

Vedere” equivale a una salutare forma di “presa di coscienza” compatibile con l’età e con la funzione “Io”. Purtroppo questa consapevolezza è simbolica e non si evolve in una “presa di coscienza”, ma se ci fosse stato lo psicologo a interpretare il sogno della bambina, la consapevolezza da simbolica sarebbe diventata razionale e avrebbe apportato una ventata di aria pura nella stantia atmosfera sub-liminare o subconscia. Spiegare a una bambina che si tratta di una psicodinamica e che significa quel che significa, è semplicemente salutare.

La mia casa” si riduce simbolicamente alla mia struttura psichica evolutiva, alla mia “organizzazione psichica reattiva”, alla “mia casa psichica” con annessi d’arredo e connessi abitativi. La “mia casa” attesta di un buon amor proprio e di un incipiente senso dell’Io. Pulcino ha i piedi per terra, ma non può evitare a se stessa i traumi inferti dal destino infame e dalla superficialità culturale dei suoi genitori.

Andava a fuoco” si traduce in un investimento eccessivo di “libido”, in un eccesso di tensione nervosa direttamente proporzionale al trauma subito e in corso di smaltimento. La Psiche è interessata da un afflusso improvviso di tensioni collegate alle paure e alle angosce che la bambina Pulcino sta vivendo e sperimentando sulla sua pelle. Questo vale per la bambina. Di per se stesso il “fuoco” simboleggia la purificazione estrema dai sensi di colpa e la metamorfosi dei contenuti psichici in gestione tramite i “meccanismi di difesa” atti a commutare i vissuti magari nell’opposto e a deprivarli della loro carica autolesionistica e distruttiva: “isolamento”, “intellettualizzazione”, “annullamento”, “volgersi contro il sé”, “formazione reattiva”, “sessualizzazione”, “sublimazione”, “formazione di sintomo”, “conversione isterica”.

L’angoscia che ne derivava era tanta perché immaginavo che assieme alla casa fossero bruciati anche i miei genitori.”

L’angoscia” è la tensione nervosa che consegue a una paura senza oggetto specifico, deriva dal tedesco antico “angst” che si traduce “mi stringe” e si caratterizza a livello somatico per un nodo alla gola che ostacola il corretto e naturale andamento del respiro: blocca la fisarmonica. Spiego meglio: “l’ansia” è la tensione nervosa necessaria per affrontare un pensiero o un’impresa, la “paura” è la giusta e naturale tensione verso il pensiero e l’impresa, la “fobia” si attesta nello “spostamento” inconsapevole dell’oggetto dell’ansia e della paura in un altro oggetto che lo rievoca, “l’angoscia” è una dolorosa reazione nervosa senza un manifesto oggetto esterno, è un accadimento psichico interno e apparentemente privo di causa. Pulcino reagisce al trauma dell’incendio della sua casa, all’angoscia della mancata consapevolezza della sua intensa rabbia distruttiva, all’impotenza di capire e di reagire, con l’angoscia di cui si è detto. Pulcino sta doppiamente male, per il trauma reale esterno e per la tensione, altrettanto reale, interna: “l’angoscia era tanta”.

Immaginavo” spiega la formazione del “fantasma”, l’allucinazione che condensa il trauma interno ed esterno: “assieme alla casa fossero bruciati anche i miei genitori.” Attenzione! La bambina Pulcino associa il suo tormento psicofisico, l’angoscia, all’autodistruzione, una pulsione sadomasochistica, che coinvolge i suoi “genitori”. Spiego meglio: la bambina scarica la sua aggressività contro se stessa e contro le persone responsabili della sua angoscia, i genitori. Lei si è sentita morire e loro erano stati insensibili, non l’avevano difesa da questo tormento struggente. Sembra che la bambina tema l’abbandono e la solitudine, ma in effetti sta reagendo simbolicamente all’abbandono da parte dei suoi genitori formulando la giusta allucinazione, il “fantasma depressivo di perdita”.

Il sogno si presentava d’estate quando ero in colonia, posto dove non mi piaceva stare e che mi provocava disagio e forte nostalgia di casa.”

Tutto il quadro si compone nelle forme giuste e consequenziali. La bambina Pulcino elaborava questo sogno in una precisa contingenza della sua infanzia e adolescenza, “d’estate quando ero in colonia”. La “colonia”, il soggiorno estivo che si dispensava ai bambini fortunatamente nei tempi andati o per divertimento o per cura ricostituente, incorreva in una dolorosa esperienza di perdita e ridestava il “fantasma” che i bambini avevano elaborato per conto loro e secondo natura nella “posizione psichica orale” e nel primo anno di vita in riguardo all’abbandono della mamma e all’inedia conseguente. E giustamente la bambina Pulcino conferma che era un “posto dove non mi piaceva stare e che mi provocava disagio e forte nostalgia di casa.” Ecco spiegata la “sindrome dell’abbandono” meglio di uno specialista e di un teorico. Essa consiste nel dolore depressivo legato alla perdita dell’agio e del ritorno, nel cambiamento del luogo e nella difficoltà all’adattamento. Questo quadro è apparentemente esterno, ma in effetti è tutto interiore. Non si tratta di un’incapacità dell’intelligenza operativa della bambina Pulcino, la capacità di adattamento nello specifico, ma emerge uno psicodramma struggente e sottile che si consuma in maniera traumatica e addirittura condizionando di brutto la formazione psichica in atto anche in base a quanto Pulcino aveva elaborato nel “fantasma di abbandono” durante il primo anno di vita e negli anni successivi. Mi spiego meglio. Se il bambino e l’adolescente hanno esaltato il nucleo psichico depressivo della perdita perché ci hanno troppo filato sopra, ampliamento del “fantasma”, e perché effettivamente hanno subito delle perdite significative, basta anche la morte di un animale e non necessariamente di un familiare, ecco che allora l’esperienza traumatica della “colonia” diventa veramente pericolosa perché cementa e struttura il nucleo depressivo che può a macchia d’olio allargarsi ed esplodere nel tempo in una sindrome depressiva. Se invece il bambino o l’adolescente non hanno elaborato e infiorettato il solito “fantasma depressivo di perdita”, allora l’esperienza della colonia resta sempre traumatica, ma viene assorbita e risolta come un tratto depressivo e una sensibilità alla perdita restando in un ambito clinico conflittuale, “psiconevrosi depressiva”. E la stessa bambina Pulcino insegna che il “rifiuto del posto”, il “disagio” e la “forte nostalgia di casa” sono conflitti interiori e si traducono nei seguenti tormenti.

Il “rifiuto” non è topico e logistico, del luogo e del posto, ma è la “traslazione” dell’aggressività diretta verso i responsabili adulti di questa infame trovata, gli artefici di tanto intrattabile dolore, i genitori, proprio loro. La bambina si trova di fronte alla costrizione di vivere un’esperienza che non riesce a capire e a giustificare. Si chiede: “ma perché i miei genitori mi mandano via di casa?”, “perché non mi vogliono più bene?”, “ma cosa avrò fatto di male per essere punita in questo modo?” La bambina Pulcino si ritrova dentro vissuti spropositati e deve affrontare emozioni intense rispetto al fatto in se stesso, tutto quel marasma psichico che va dall’odio verso i crudeli genitori al senso di colpa per averli odiati. I genitori dicono a loro volta: “vai a divertirti con gli altri bambini”,”ti fa bene alla salute l’aria del mare o della montagna”, “vedrai che impari questo e impari quello”. La bambina ribatte dentro di lei “ma io sto bene con voi e a casa mia”, ma è costretta dal bieco autoritarismo dei genitori a ubbidire e a soccombere.

Il “disagio” non si attesta nella mancanza dell’agio di cui gode in casa. Anche in questo caso il vissuto non è diretto verso l’esterno, ma verso l’interno e si traduce in un conflitto psichico e in una disarmonia psicofisica perché inevitabilmente le tensioni in eccesso vengono somatizzate e sono di lesione alle funzioni organiche. La prima a essere colpita è la respirazione. Prima di addormentarsi il bambino sente che il respiro non va in fondo, che fa fatica a respirare, che gli manca il fiato e che la fisarmonica non si apre tutta. Il respiro è collegato elettivamente alla figura materna essendo una funzione vitale ed essendo la madre la persona e la figura deputata alla vita. Anche l’enuresi, la pipì notturna, (il mancato controllo della funzionalità della vescica dovuta a un afflusso di tensione nervosa destato dall’emergere in sogno del “fantasma” che apre la valvola di scarico e risolve in parte l’angoscia), è in agguato insieme alla grande vergogna di aver bagnato il lenzuolo. Si ridestano tutti gli “organi deboli” e le funzioni delicate sotto lo stimolo incessante del “fantasma di abbandono”, la versione evoluta del “fantasma di morte in vita”. Di poi, l’eccesso emotivo durante il giorno si può convertire nell’umore o nell’appetito, nella tristezza e nella distorsione della percezione della fame. Il momento più brutto della giornata per il bambino abbandonato in colonia è la sera, quando va a dormire. Prima di prendere sonno affluiscono nella sua mente un mare di ricordi e di dolorose fantasie che aumentano a dismisura il tenore nervoso. Il pianto è il primo “meccanismo di difesa”, ma non tutti i bambini fanno ricorso alle lacrime per scaricare la tensione dell’angoscia di trovarsi soli in un mondo sconosciuto e infido. Ripeto, la mancanza di agio, “disagio”, è tutta interiore, una disarmonia tra le angosce e la realtà, un eccesso di tensione nervosa che disturba l’equilibrio psicosomatico.

La “forte nostalgia di casa” è sempre un’elaborazione interiore del trauma dell’abbandono e delle degne tensioni che si scatenano nel teatro psichico della bambina Pulcino. “Nostalgia” si traduce dal greco “dolore del ritorno” ed è la “sindrome di Ulisse”, almeno così come lo presenta Omero nella sua “Odissea”. Dopo aver peregrinato per volontà punitiva degli dei nel Mediterraneo e per ben dieci anni, Ulisse finalmente può rientrare a Itaca per ritrovare il padre Laerte, il figlio Telemaco e la moglie Penelope. La bambina si trova in colonia, lontano dai suoi genitori e dalla sua casa, e sente forte lo struggimento del ritorno.

Chi poteva garantire la bambina sul ritorno a casa e chi poteva rassicurarla sull’amore dei suoi genitori?

Questo è un punto molto delicato della “sindrome di abbandono”. L’angoscia domina qualsiasi rassicurazione sul ritorno in famiglia e sul ripristino della normalità. Di giorno si manifesta la paura, di notte quest’ultima traligna nell’angoscia perché emergono i “fantasmi” nella fase ipnoide del sonno, prima di addormentarsi e quando si è ancora abbastanza svegli e consapevoli.

Anche quando tornavo a casa, alla fine delle tre settimane, il disagio si ripresentava con crisi di pianto che non riuscivo a trattenere all’ora di pranzo o cena, quando ci si trovava insieme a tavola e che mi provocava ansia perché non capivo cosa mi stava succedendo.”

Il danno psichico non era da poco e aveva i classici strascichi del trauma di abbandono. Ripeto: già il bambino lo elabora da sé e tra sé e sé anche nelle migliori e protettive situazioni familiari, anzi più protetto e sicuro è e si sente e ancor di più e più facilmente pensa alla situazione opposta e scatena le sue fantasie di abbandono e di solitudine e di morte per inedia. Tre settimane di soggiorno in colonia sono micidiali per la sensibilità della bambina e hanno tutte le condizioni per inserirsi tra le pieghe profonde della sua Psiche. Quando il sistema psichico non riesce a contenere l’angoscia e la tensione nervosa, ecco che arriva immancabilmente il disturbo psicosomatico, la “conversione isterica” o la “formazione del sintomo” facendo perno sulla memoria dell’esperienza vissuta. Le crisi di pianto sono classiche ed elementari e sono la migliore scarica della tensione nervosa, la reazione naturale e universale. Se poi avvengono davanti alla tavola imbandita e al simbolo dell’unità familiare, ecco che il pianto si collega logicamente come una “metonimia”, figura retorica, a ricordare che il trauma e le lacrime sono l’eredità di quella mutilazione temporanea degli affetti familiari di cui il bambino ha sofferto. Pulcino, non sapendo a cosa collegare queste lacrime, si meraviglia e si addolora ancora di più sentendosi fuori posto o malata, comunque in crisi. La Psiche camuffa ma non dimentica e ripropone in altre forme il trauma e lo rappresenta con una logica associativa e simbolica nella veglia, come succede nei sogni. Anche i sintomi non avvengono a caso, ma sono rappresentativi della qualità del trauma e dell’angoscia, come ho detto in precedenza. Riguardano la sfera affettiva e gli apparati e le funzioni che simbolicamente sono investite di quel significato: il respiro e lo stomaco in rievocazione dell’amore materno, la vescica in liberazione dell’angoscia che si accumula nel sonno e in sogno. Niente avviene a caso e tutto ha una sua finalità, una sua teleologia.

Questo è quanto potevo dire sull’esperienza umana e onirica della bambina Pulcino.

PSICODINAMICA

Le note oniriche rilevano ed evidenziano in maniera sintetica ed efficace la psicodinamica collettiva e universale della “sindrome di abbandono” e del “fantasma di morte” nella versione “orale”, quello elaborato nella “posizione psichica orale” e intenzionato espressamente alla sfera affettiva. La bambina Pulcino rievoca nei suoi ricordi l’angoscia e il dolore del trauma, nonché la struggente nostalgia di un ritorno in famiglia e il desiderio di ripristinare la sua armonia psicofisica dopo il notevole turbamento. Lo strascico psicosomatico conferma la persistenza nel tempo immediato, nel futuro prossimo e nel futuro remoto, dell’universalità dei sintomi, della condivisa simbologia e del comune Linguaggio del Corpo. Questa tesi è stata elaborata da Franz Alexander nella sua miliare “Medicina psicosomatica” e da Georg Groddeck nel suo originale e prezioso “Il libro dell’Es”.

PUNTO CARDINE

Nel breve sogno di Pulcino il punto cardine dell’interpretazione è “assieme alla casa fossero bruciati anche i miei genitori.” Questa precisazione non contempla il conflitto edipico, ma si riferisce alla prima infanzia e al legame di dipendenza affettiva della bambina dal padre e dalla madre, relazione e intensità equamente distribuite.

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

Nel breve sogno di Pulcino sono presenti i “simboli” della “casa”, del fuoco”, della “colonia”.

Si evidenzia l’archetipo “Corpo” nell’essere portatore di angoscia e nel rappresentare la “sindrome dell’abbandono”.

Si manifesta il “fantasma di morte” nella versione “orale”, l’affettività e l’abbandono.

E’ presente l’istanza psichica deputata alla consapevolezza vigilante, l’Io, in “non capivo cosa mi stava succedendo” e in “vedere”, l’istanza pulsionale “Es” in “la mia casa che andava a fuoco.” e in “immaginavo che assieme alla casa fossero bruciati anche i miei genitori.”. L’istanza censurante e limitante “Super-Io” non si manifesta.

Nel breve sogno di Pulcino è rispolverata la “posizione psichica orale”, la dimensione affettiva elaborata e assimilata nel primo anno di vita e portata avanti nel corso dell’evoluzione psicofisica.

I “meccanismi psichici di difesa” usati da Pulcino nel sogno sono la “condensazione” in “casa” e in “fuoco”, lo “spostamento” in “colonia” e in “bruciati”, la “figurabilità” in “vedere la mia casa che andava a fuoco.” e in “assieme alla casa fossero bruciati anche i miei genitori.”. Il sogno di Pulcino mostra in maniera chiara il “meccanismo psichico di difesa” della “conversione isterica” ossia di come l’angoscia si somatizza nel sintomo o in una serie di sintomi: “il disagio si ripresentava con crisi di pianto”.

Il processo psichico di difesa della “regressione” è presente nei termini richiesti dalla funzione onirica. Non è presente l’azione purificatrice e benevola della “sublimazione della libido”.

Il sogno ricorrente di Pulcino evidenzia un tratto “orale” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva” a dominanza “orale”. Mi spiego meglio: si tratta di un sogno dell’infanzia a stretto dominio affettivo e non evidenzia la maturazione psichica di Pulcino. Si può affermare che la protagonista adulta è molto sensibile alla vita affettiva e al suo esercizio, tratti ereditati da quel periodo e rafforzati da quella triste esperienza.

Le “figure retoriche” elaborate dalla Fantasia creativa di Pulcino sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “fuoco” e in “casa”, la “metonimia” o relazione di senso logico in “colonia”. L’allegoria dell’abbandono si colloca in “ posto dove non mi piaceva stare e che mi provocava disagio e forte nostalgia di casa.”

La “diagnosi” dice di angoscia d’abbandono somatizzata in maniera elettiva e non a caso o alla carlona, ma in organi significativi come gli occhi.

La “prognosi” impone a Pulcino di considerare sempre la sua sensibilità alla perdita affettiva e di rincuorarla con l’esternazione della sua carica “orale”: giovialità e partecipazione emotiva.

Il “rischio psicopatologico” si attesta in un “ritorno del rimosso” e nella somatizzazione d’angoscia in un sintomo elettivo degli affetti come lo stomaco e il respiro: “conversione isterica” o “formazione di sintomo”.

Il “grado di purezza onirica” si può stimare “buono” dal momento che il sogno è ricorrente e verte su esperienze vissute. Non esistono contaminazioni e accrescimenti da parte dei “processi secondari” al risveglio perché la trama è semplice e lineare.

Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante del sogno di Pulcino è sempre l’associazione al trauma vissuto nella piena consapevolezza e reiterato, vissuto più volte. Magari nel pomeriggio Pulcino ha pensato ai suoi genitori o ha vista una bambina e di notte il sogno era pronto a manifestarsi.

La “qualità onirica” è la “semplicità” e l’umanità del tema.

Il sogno di Pulcino può vedere la luce nella seconda fase del sonno REM e nel passaggio alla fase nonREM. Questo non è un sogno da quasi risveglio perché ha un simbolismo forte ed efficace.

Il “fattore allucinatorio” si mostra nel senso della “vista” in “vedere la mia casa che andava a fuoco.”

Il “grado di attendibilità” dell’interpretazione del sogno ricorrente di Pulcino è “massimo” alla luce dell’evidenza supportata dalla protagonista. Il “grado di fallacia” è minino”.

DOMANDE & RISPOSTE

A grande richiesta è tornata la signora Maria, veneta a denominazione di origine controllata ma non fanatica da “Liga” o da “Repubblica serenissima di san Marco”, con la sua terza media e con l’esperienza collaudata di mamma, una donna massiccia e pratica che legge tanto e che ama essere informata, una donna tosta che non te le manda a dire.

Domanda

Proprio vero e comincio subito. La volta scorsa mi ha spiegato “Ultimo tango a Parigi”, questa volta mi deve spiegare “l’alienazione parentale”. Mi deve dire che cos’è e cosa ne pensa. Ne hanno parlato in televisione a “Presa diretta” insieme a un progetto di legge sull’affidamento dei figli.

Risposta

“Presa diretta” è un ottimo programma di inchiesta giornalistica. Riccardo Iacona e i suoi collaboratori sono professionalmente capaci e socialmente impegnati, all’incontrario di tanti giornalisti polemici e saccenti, fanatici e prevaricatori che occupano tanto spazio dentro il video di questo o di quell’editore. Provo a rispondere alla tua domanda, ma vado a salti. Il progetto di legge in discussione presso la commissione parlamentare prende il nome dal senatore leghista che lo ha proposto, l’avvocato Stefano Pillon, e tende a rivedere l’affidamento dei figli con particolare attenzione alla figura paterna, all’assegno mensile e con la convinzione di fondo che la madre sia privilegiata dalla Legge a livello economico e a livello affettivo e psicologico. Infatti, questa proposta di legge tende a eliminare nell’affidamento condiviso la quota finanziaria che il padre è tenuto a versare alla madre per il mantenimento dei figli e propone tempi uguali per il soggiorno e l’educazione. Per questi scopi la proposta Pillon fa riferimento alla “sindrome di alienazione parentale o genitoriale”, PAS, elaborata nel 1985 dal medico americano Gardner, da lui definita come una sindrome psichiatrica. Questa neonata malattia non è stata accettata dagli organismi internazionali sulla pubblica Salute e, nello specifico, sulla Salute mentale. Purtroppo, questa sindrome in tanti casi è stata fatta propria da qualche giudice americano e non. L’ideatore dell’alienazione parentale sostiene che uno dei genitori viene estromesso dalla famiglia dopo la rottura della coppia e viene distolto dall’esercizio psicologico ed educativo dei figli. Nello specifico storico e senza tanti fronzoli la madre, nel novantanove per cento dei casi, scredita costantemente la figura paterna al punto di suggestionare il figlio o la figlia nel rifiuto del padre fino a indurli a non frequentarlo più. Questo diabolico condizionamento materno consente di formulare la tesi che nelle separazioni c’è un genitore “alienante” e un genitore “alienato”. Gardner formula anche una griglia con precisi criteri per l’individuazione e la diagnosi della “sindrome di alienazione parentale”. Insisto nello spiegare che se un figlio di separati rifiuta uno dei genitori e non vuole più andare da lui per vivere nei giorni prescritti dalla Legge e dal giudice, c’è una madre o un padre “alienante” e una madre e un padre “alienato”. Quest’opera di alienazione avviene tramite messaggi costanti di discredito e suggestioni di rifiuto. Tanta roba viene inoculata ad arte dai genitori facendo perno sull’attaccamento affettivo e sulla dipendenza psichica del figlio o della figlia. Questi ultimi non vogliono vedere e frequentare il padre perché sono stati oggetto di smaccato plagio e di subdolo indottrinamento. In ogni caso non hanno scelto di loro arbitrio e volontà. Tutto questo casino psicodinamico è una ideologia che va concretamente contro la madre e la donna. E’ lei l’artefice del misfatto. Chiaro? Ma non finisce qui. Bisogna ricordare sempre che le conquiste fatte dalla donna in riguardo ai diritti civili oggi stanno subendo un duro attacco da parte di gruppi fondamentalisti cattolici medioevali e da parte della Lega che è al governo con tutto il suo scarno bagaglio di cultura storica e di idee portanti, con le sue fobie casalinghe e le sue paranoie piccolo-borgesi.

Domanda

Sì, ma lei, lei dottor Vallone, cosa dice a proposito?

Risposta

La terminologia “alienazione parentale” è confusa e il significato è ambiguo. Riguarda, infatti, i figli come soggetto e oggetto di alienazione, un genitore come oggetto alienato e l’altro genitore come soggetto alienante. La questione psichica è tremenda e complessa, specialmente se a essere l’artefice di tanto diabolico misfatto è la madre. I figli sono affetti da questa terrificante sindrome e sono oggetto in quanto sono stati condizionati da un genitore, l’alienante, e sono soggetto in quanto rifiutano l’altro genitore, l’alienato. Preciso che in Psicopatologia il termine “alienazione” richiama il “meccanismo psichico di difesa” della “scissione dell’Io”, il cui uso dispone a una sindrome pesante di perdita di contatto con la realtà e a quella che si definisce in gergo la “follia”. Il quadro dell’alienazione parentale è esagerato nei termini e nella realtà. Io ritengo che queste posizioni pseudo psichiatriche e giuridiche, progetto di legge Pillon compreso, hanno in primo luogo una base culturale di manifesta, più che occulta, “misoginia”, odio contro le donne. La donna madre viene discriminata e vilipesa nel suo essere stimata la causa attiva di una difficile e complicatissima questione, l’accettazione da parte dei figli della figura paterna. Non soltanto, ma la madre viene sminuita nel ruolo e nelle funzioni psicofisiche pregresse e in atto. La madre ha accudito i figli anche andando a lavorare e adesso viene accusata di approfittare della Legge per derubare in ogni senso l’ex marito e il padre dei suoi figli, riducendolo al lastrico e in certi casi all’accattonaggio, per l’obbligo di versare la quota mensile stabilita dal giudice all’atto della sentenza di separazione. E allora il padre dal profondo del suo amore verso i figli chiede di non versare più il becco di un quattrino e di avere lo stesso trattamento logistico dell’ex moglie: il figlio starà tre giorni con il padre e tre giorni con la madre e la domenica sarà distribuita equamente. Ogni genitore manterrà economicamente il figlio senza dover dare all’altro alcunché, dividendo soltanto le spese straordinarie. Se questo non viene accettato dalla madre, che si è ampiamente sacrificata nel crescere il figlio e se quest’ultimo rifiuta di andare dal padre, allora si tratta di “alienazione parentale”: la madre ha fatto il lavaggio al cervello al figlio e lo ha messo contro il padre. Fino a questo punto mi sono talmente ripetuto che è tutto necessariamente chiaro. Continuo. Parliamo anche dello psicodramma del sentimento dell’odio degli adulti genitori separati che coinvolge i figli. Le loro beghe psicofisiche irrisolte sono traslate sui figli con la diagnosi che questi ultimi sono stati manipolati e alienati. Della Psicologia del figlio, bambino o adolescente, di cosa effettivamente vive il diretto interessato nessuno dice niente e nessuno si pone il problema, se non in termini generici e falsamente protettivi. I due genitori persistono come famiglia anche da separati grazie al figlio e persistono alla grande nell’esercizio del sentimento dell’odio. Il loro psicodramma non è finito e viene ancora esteso al figlio. Quest’ultimo era stato già colpito dentro e fuori dalla dialettica e dalla separazione dei genitori, ma non è bastato, perché adesso deve odiare il padre ed è stimato incapace di intendere e di volere e malato di alienazione. Poveri figli!

Domanda

Allora? Mi dica dei figli, visto che prima ha difeso la madre e dopo ha condannato entrambi i genitori.

Risposta

La Psicologia dell’infanzia è complessa e non so da dove partire. Comunque ci provo a dire qualcosa d’incompleto. Intanto i figli coinvolti sono quelli che vanno dai due ai dodici anni. Gli adolescenti e i giovani sono toccati in parte dalla separazione dei genitori, sono più autonomi e strutturati a livello psicologico per cui non si prestano facilmente a operazioni di manipolazione e di plagio. Premessa vuole che i figli hanno bisogno del padre e della madre, ma se la coppia genitoriale si rompe, la famiglia resta anche se in spazi diversi. La logistica non elimina i circuiti affettivi e formativi. I bambini accettano la separazione dei genitori con minore difficoltà rispetto a quello che pensano i genitori stessi, i benpensanti e i moralisti. La comunicazione non avviene a caso e all’improvviso, ma dopo una dialettica litigiosa della coppia genitoriale, oltretutto molto dannosa per i bambini. “Ogni male non viene per nuocere”, recita in preghiera il bambino insieme a un “amen”. Il bambino è preso e impegnato dalla sua evoluzione psicofisica e dalle sue dinamiche relazionali, per cui affronta la separazione dei genitori come un miglioramento della sua condizione e non come una perdita. La “sindrome e l’angoscia dell’abbandono” non scattano se non in pochissimi casi. I bambini, le femmine in particolare, hanno una buona capacità di razionalizzare e di adattarsi, hanno una buona intelligenza operativa sin dai quattro anni, sono particolarmente giudiziose. L’evento storico della separazione dei genitori non si traduce in un dramma interiore semplicemente perché i genitori sono vivi e vegeti e la famiglia è intera e salva. Il bambino concepisce che si è rotta la coppia e i giochini della mamma e del papà, ma non si è rotta la famiglia ed è convinto che adesso ha degli agi in più, adesso ha due case e due persone da manipolare con i suoi argomenti e con le sue strategie. Paradossalmente sono i figli che operano la “alienazione genitoriale” nel senso che intuiscono che possono godere meglio le figure dei genitori e usarle a proprio uso e consumo facendo perno sui loro fasulli sensi di colpa. Adesso la bambina in piena “posizione edipica” ha il papà tutto per lei e ha eliminato la conflittualità con la mamma che le procurava un inutile stress. Adesso il bambino edipico ha la mamma tutta per sé e senza l’ostacolo del padre rompiscatole. I figli si adattano alla nuova situazione psicofisica e logistica meglio di quanto i genitori e gli adulti pensano. Per loro ci sono tutte le opportunità di ben “alienare” il padre o la madre a loro vantaggio. Attenzione a non oltrepassare la misura della decenza, altrimenti dopo sono guai seri.

Domanda
Lei sta dicendo delle cose sconcertanti, sta ribaltando la frittata, sta dicendo che sono i figli ad approfittare della separazione per vivere meglio e di più i genitori. Ma è sicuro?

Risposta

Non è il genitore che aliena l’altro genitore, ma è il figlio che ha tutta la convenienza di vivere liberamente e senza vincoli sia la madre e sia il padre. E i genitori, in preda ai sensi di colpa di aver rotto il giocattolo della famiglia, li amano di più rispetto a prima, mentre i figli trovano davanti a loro una prateria dove scorrazzare con le mille richieste e le mille voglie che immancabilmente elaborano. Ma i genitori persistono nella perfida dialettica di coppia che li ha portati alla soluzione effimera della separazione e traslano vicendevolmente la loro aggressività adducendo che il bambino o l’adolescente ha subito l’alienazione parentale e che è malato di questo strano e neonato morbo, quando invece il figlio non è mai stato così bene in vita sua come da quando i genitori hanno smesso di rompere le scatole con i loro teatrini domenicali e non. Ripeto. Alla luce delle “posizioni psichiche” affettive o “orali”, aggressive o “anali”, autocompiacimento e potere o “fallico-narcisistiche”, conflittuali o “edipiche”, il bambino riceve meno danno di quello che si pensa, si adatta alla nuova situazione psicofisica e relazionale, vive la rottura della coppia e non della famiglia, sente di avere più potere contrattuale con entrambi i genitori. Cosa resta in questo bailamme? Restano pari pari i conflitti di coppia, il risentimento e l’odio. E qui cominciano i guai seri. Dopo la separazione si cerca la rivincita in base al senso di sconfitta umana che ogni membro della coppia ha vissuto. L’alienazione parentale è un’ulteriore aggressione dell’uno verso l’altro coinvolgendo i figli che sono, di certo, più intelligenti e capaci dei genitori. Maria, se mi dici che ti basta e posso fermarmi qui, mi fai un grande piacere.

Domanda

Assolutamente no. Mi dica qualcos’altro.

Risposta

Vado avanti, ma ci penserò due volte prima di richiamarti. L’alienazione parentale non ha motivo di essere e di esistere. L’alienazione è un concetto filosofico, economico, sociologico, psichiatrico, psicologico, giuridico: Feuerbach e Marx, scuola di Francoforte e Marcuse, Kraepelin e altri, Freud e Max Weber, Basaglia e l’Antipsichiatria. L’alienazione psichiatrica significa che una persona è fuori di se stessa, è mentalmente inferma, non applica il “principio di realtà” e ha perso il contatto con la realtà, è di danno a se stessa e agli altri, e chi più ne ha, più ne metta. Ma cosa c’entra una madre, un padre e un figlio, una famiglia, in tanta disgrazia di parole, di scienze e di ordinamenti giuridici? Ripeto: una madre o un padre possono lavorare psicologicamente un figlio in maniera che non riconosca uno dei genitori? E’ semplicemente impossibile alle condizioni di normalità date e supposte, ripeto, alle condizioni date e supposte di andamento psico-esistenziale normale. Ma è possibile la “proiezione” dell’odio, oltre che sul partner, anche sul figlio ritenendolo un emerito ebete o imbecille. Ma il figlio è più intelligente di quanto gli adulti di ogni professione pensano.

Domanda

Passo al sogno di Pulcino. Quando leggo quello che scrive a volte mi emoziono perché lei le cose le fa sentire sulla pelle e nello stomaco, come se accarezzasse e scavasse dentro nello stesso tempo. Ma voleva fare l’archeologo da piccolo?

Risposta

Mi compiaccio di questo tuo trasporto. Pensa quanto sono potenti le parole e i discorsi. Non sei andata molto lontano dalla realtà dei fatti. Io sono nato a Siracusa, una città bellissima che pessimi amministratori, in sequela dagli anni cinquanta, hanno resa quella che è oggi, una città sporca, inquinata, disordinata e fatiscente, una città non vivibile. Negli anni cinquanta le sue bellezze naturali sono state svendute per un pugno di dollari alle industrie chimiche e petrolifere italiane e americane. Pensa che hanno impiantato nel meraviglioso litorale i macchinari dismessi nel Texas e fino al duemila hanno permesso ai petrolieri russi di costruire una pericolosissima raffineria a ridosso della città. Tutto per un pugno di miseri salari e per morire di tumore vario e variopinto a tutte le età. Ma non basta. Il ministro dell’ambiente è stato per tanti anni una donna di Siracusa, ma l’inquinamento e la “munnizza” hanno continuato a dominare e a prosperare insieme all’incuria e all’indolenza. Dicevo che sono nato e abitavo in Ortigia, lo scoglio o l’isoletta su cui era stato costruito il centro storico e ho vissuto quotidianamente tra rovine di templi greci su cui si era insediata la cultura romana, cristiana, araba, normanna, angioina, spagnola, savoiarda italica, un crogiolo di tratti culturali e di dominatori da cui il popolo di Ortigia non si è mai liberato in onore alla sua storica indolenza e accidia: vedi il Gattopardo. Mio padre era profugo dalla Libia ed era impiegato presso la Sovrintendenza alle antichità, il Museo per intenderci. Mi ha imposto di frequentare il Liceo classico, mentre io avrei preferito imparare il mestiere di macellaio dai miei zii o in ultima istanza sarei diventato anche prete pur di sfuggire al suo autoritarismo. Quindi l’Archeologia mi ha seguito ogni giorno e, quando mi affacciavo dal balcone, vedevo i resti del tempio di Apollo e, se andavo in cattedrale, mi trovavo dentro un tempio greco, un “peripteros” per la precisione dedicato ad Athena. Vengo alla tua domanda. L’interpretazione dei sogni è come uno scavo archeologico secondo Freud, perché si riportano alla luce non i resti, ma i vissuti din base della nostra formazione psichica. Poi, se io li descrivo bene, è merito di una buona sensibilità e di tanto esercizio. Comunque, l’allegoria dello scavo archeologico in riguardo al sogno è appropriatissima.

Domanda

Se mi spiega una volta per tutte che cos’è il “fantasma di morte”, giuro che non glielo chiederò più. Del resto fra poco partirà e allora non ci si vedrà.

Risposta

Il “fantasma di morte” si colora in base alla “posizione psichica” che si vive e che si sta elaborando. Nella “posizione orale” ha i colori dell’abbandono e della dipendenza affettiva e l’angoscia è di solitudine: primo anno di vita. Nella “posizione anale” l’angoscia è di frammentazione e il colore è dell’aggressività sadomasochistica all’interno della ricerca dell’autonomia: dal secondo al terzo anno di vita. Questa è una situazione molto delicata e pericolosa per il futuro e bisogna superarla bene perché si sperimenta e s’incamera la possibilità della violenza. Nella “posizione fallico-narcisistica” l’angoscia è di mutilazione e ha i colori dell’auto-gratificazione e dell’esaltazione, nonché dell’isolamento: quattro e cinque anni. Nella “posizione edipica” l’angoscia è di “castrazione” e i colori sono quelli della colpa e dell’espiazione: dal quinto al dodicesimo anno di vita. Nella “posizione genitale” l’angoscia è di perdita depressiva dell’oggetto d’investimento e d’amore con caduta nell’indeterminato psichico. Il colore è quello del riconoscimento dell’altro e si avanti dalla pubertà a vita natural durante. In questa posizione si matura il sentimento d’amore e di cura dell’altro e, se si forma una coppia, bisogna ricordarsi sempre che la “libido genitale” si esercita e si rimpinza sempre, non è una ricchezza che si consuma e finisce e specialmente se ci sono figli. Riflettete gente, riflettete!

Domanda

Quella della bambina era angoscia di perdita dell’affetto dei suoi genitori ed era causata dal fatto che l’avevano mandata in colonia. Invece di divertirsi ha rischiato di ammalarsi di depressione. Ma non le sembra esagerato?

Risposta

Assolutamente no. Hai un’altra spiegazione? La bambina Pulcino ha detto che piangeva senza sapere perché e che dopo lo ha collegato all’angoscia che provava nella colonia al pensiero della sua famiglia e della sua casa. La somatizzazione è stata il pianto e le è andata bene, perché poteva essere più pesante qualora avesse avuto delle lacune psichiche di altro tipo.

Domanda

Mi spieghi questa che non l’ho capita.

Risposta

Metti il caso che le altre “posizioni psichiche” fossero state vissute malamente e ci fossero stati altri traumi, allora la situazione psicofisica della colonia avrebbe scatenato un marasma più intenso.

Domanda

Lei è molto suscettibile e permaloso. Non le si può dire niente che subito si inalbera. O le dico quello che penso o altrimenti andiamo a prendere il cappuccino e la treccia all’uvetta da Ceschin.

Risposta

Ti chiedo scusa. Comunque dopo andiamo in pasticceria, ci mancherebbe altro. Dopo tutta questa scarpinata è il minimo che possa succedere tra me e te.

Domanda

Lei ha parlato di Medicina psicosomatica. Ne so qualcosa anch’io con i problemi che ho sulla pelle e che passano soltanto con il cortisone e soltanto per un giorno. Me la spiega.

Risposta

La pelle è il teatro preferito dai “fantasmi” e della angosce per esibirsi. La psiche trova la pelle a portata di mano e pronta alla necessità di parlare con i sintomi. Ti spiego. Quanto subiamo un trauma o viviamo un’esperienza dolorosa, non potendoci stare dietro con la riflessione, usiamo il “meccanismo psichico di difesa” della “rimozione” e ce ne dimentichiamo. L’energia nervosa che non abbiamo espresso e consumato e che era legata a quel fatto, viene ingoiata e, quando il sistema non ce la fa più a tenerla giù, si somatizza e si scarica su qualche organo e su qualche funzione. Questa scarica non avviene a caso, ma viene colpito l’organo debole o quello che ha una significato simbolico con la qualità del vissuto o del trauma. Tecnicamente: il “ritorno del rimosso” porta alla “formazione di sintomi”. Si passa da un fattore psicologico a un fattore corporeo. Tecnicamente: quando la tensione nervosa è forte, deve in qualche modo scaricarsi e allora abbiamo una “conversione isterica”. E’ tutta salute perché ti consente di continuare a vivere.

Domanda

Bene, ho capito. Ma quanti sono questi disturbi?

Risposta

Bisogna essere cauti nella diagnosi di disturbo psicosomatico, perché spesso concorrono altri fattori in via di scoperta, come i disturbi alimentari e altro, e può essere la punta dell’iceberg di una malattia seria. Del resto, a cosa serve sapere se è psicosomatico? Se passa con il trattamento psicoterapeutico ed è un disturbo che viene dopo tanto stress, vuol dire che era d’origine psichica. Importante che si conoscano le cause e si sappia gestire con il cervello e con la presa di coscienza. Comunque non è soltanto la “razionalizzazione” a risolvere un disturbo psicosomatico, possono essere utilissimi anche gli altri “meccanismi di difesa”. E aggiungo che le cosiddette malattie organiche hanno sempre un concorso psicologico.

Domanda

Lei sta complicando le carte. Si guarisce in tanti modi da un disturbo psicosomatico?

Risposta

Certo, dipende da quali meccanismi di difesa usi. Se usi la “sublimazione” e la tua aggressività la scarichi nello sport o nel volontariato e ti assolvi al meglio, le tensioni decrescono e non riescono a ferire l’organo bersaglio. Il disturbo decresce, ma l’organo resta sempre debole. Altri “meccanismi” ti daranno intanto una remissione del sintomo, ma il problema si evolve e non si risolve del tutto.

Domanda

Mi spiega l’organo debole?

Risposta

L’organo e la funzione che nel corso dell’evoluzione psicofisica sono stati interessati da traumi e hanno risentito di malattie si definiscono per comodità “organo debole” o “organo bersaglio”. Bisogna anche considerare la cultura della famiglia per quanto riguarda la malattia, cultura nel senso degli schemi di interpretazione in vigore nella realtà familiare. Se in casa la mamma ha sempre mal di testa e il papà accusa bronchite a nastro, anche il bambino sarà sensibile a questi disturbi anche se è perfettamente sano. L’organo debole è individuale, ma è anche familiare. Spesso i bambini per non andare a scuola accusano una serie di disturbi che non hanno ma che ben conoscono in famiglia. Per un vantaggio secondario si danno malati e non godono dei vantaggi primari di essere in buona salute. Succede spesso che l’organo debole familiare diventi organo debole individuale non per ereditarietà, ma per trasmissione culturale. Si è sensibili a certi tipi di malattie e non si conoscono altri tipi di disturbi. Si può anche stabilire in una famiglia la scala delle sensibilità d’organo o di funzione. Ripeto, la suggestione e l’immedesimazione, così come il vantaggio secondario, hanno importanza nell’economia psico-culturale del gruppo familiare. In sintesi e dopo questa tiritera ti dico che l’organo debole può essere malato ma può essere sano.

Domanda

Ma la colonia fa così tanto male? E il servizio militare faceva bene o male?

Risposta

Maria, tu sei tanto curiosa e poni domande che meritano un’ampia discussione, ma io mi limito alla sintesi. Il bambino non può essere mandato in colonia senza subire un danno psicologico, un trauma e senza rafforzare un disturbo che magari ha già in famiglia. E’ un’esperienza da non far vivere ai bambini. Dai dieci anni in poi si può favorire l’autonomia e il distacco dalla famiglia per un periodo breve. Anche in questo caso il piano e il progetto devono essere ponderati. Non si può mandare un ragazzino da solo a Londra per tre settimane affidandolo alla hostess di un college. La Psiche viene forzata e il danno si presenta in seguito. Meglio non conoscere la lingua inglese, piuttosto che portarsi dietro fobie e crisi di panico.

Domanda

Ma lei è troppo protettivo.

Risposta

Sicuramente, ma questo mi risulta dal lavoro clinico. Meglio rimandare certe esperienze di distacco e di separazione all’età giovanile. Per quanto riguarda il servizio militare il distacco avveniva all’età di diciotto-venti anni, un periodo della vita in cui si gradisce fare da sé. In Italia il servizio militare coincideva con il primo viaggio fuori regione ed era una opportunità di crescita umana, più che militare.

Domanda

Lei ha fatto il servizio militare?

Risposta
Perbacco e ho girato l’Italia per colpa del “sessantotto” e della contestazione giovanile. Io avevo una laurea in filosofia ed ero ritenuto un rivoluzionario marxista-leninista-maoista già prima di aprir bocca e anche per il fatto che ero barbuto.

Domanda

Tanta carne sul fuoco, come sempre.

Risposta

Eh già.

La canzone adatta al tema della lontananza dagli affetti è una poesia di Paolo Conte, “Azzurro”, degnamente interpretata dall’autore.

I BOZZETTI DELICATI DI ALEXA

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Ho sognato di trovarmi nella grande casa dove ho vissuto quand’ero sposata, casa che ho lasciato nell’estate del 2001.
Nel sogno la casa era ancora più lussuosa di quanto non lo sia già nella realtà e aveva un design più moderno con grandi vetrate al posto delle pareti sia esterne che interne/divisorie.
Ero molto stupita del fatto che nel giardino non ci fossero i due cani a cui ero affezionata e che da quell’estate non ho più rivisto.
Improvvisamente i due cani si palesano con mia grande gioia e mi fanno le feste com’erano solito fare.
Dentro questa casa appare un amore di gioventù che nulla ha a che vedere con quella location.”

Alexa ha fatto questo sogno.

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Introduco brevemente il processo psichico di difesa dall’angoscia della “regressione” dal momento che nel sogno di Alexa è istruito per ben due volte. La prima si attesta in “Ho sognato di trovarmi nella grande casa dove ho vissuto quand’ero sposata, casa che holasciato nell’estate del 2001.” La seconda si presenta alla fine del sogno in “Dentro questa casa appare un amore di gioventù che nulla ha a che vedere con quella location.”
La “regressione” inverte il movimento normale ed evolutivo, va indietro piuttosto che avanti a causa di una frustrazione o di una angoscia ingestibili dalla coscienza e che non si può risolvere con gli altri meccanismi di difesa. Si ripristinano forme mentali e comportamenti del passato che non sono compatibili con la realtà psico-esistenziale. La psicodinamica regressiva è tutta opera dell’Io e si svolge in tre modi: la “regressione topica”, la “regressione temporale”, la “regressione formale”.
La “regressione topica” si attesta in un percorso retrogrado dell’eccitazione nervosa, come avviene nel sogno. Essendo negato all’energia l’accesso alla motilità, essa ritorna indietro e attiva il sistema percettivo in una creazione di immagini sensoriali, di allucinazioni, di fantasmi: aspetto immaginifico del sogno. Il cammino invertito della “libido” è sincronico e spaziale, avviene simultaneamente all’interno dell’apparato psichico.
La “regressione temporale” riprende le tappe superate del modo di organizzazione della “libido”. Questo processo esige che lo sviluppo psichico avvenga per tempi diversi e per organizzazioni specifiche dei vissuti, (orale, anale, fallico-narcisistica, genitale), nonché con i meccanismi psichici di difesa dominanti.
La “regressione formale” si attesta in modi di espressione sperimentati nel passato che sostituiscono modalità espressive più evolute e in linea con la maturazione in atto.
La “regressione” di Alexa è “topica” e “formale” perché avviene in sogno all’interno dell’apparato psicofisico, nell’unità psicofisica o “corpo-mente”, un processo del tutto naturale, ed è “temporale” perché riporta alle modalità psichiche della “posizione fallico-narcisistica”.
Questa breve nota teorica è a vantaggio dei miei giovani colleghi che spesso mi chiedono delucidazione si meccanismi e processi psichici di difesa dall’angoscia.
Tornando al sogno di Alexa, bisogna subito dire che il prodotto si fa apprezzare per la sua bonaria compostezza e per la sua delicata fattura. La protagonista approfitta della “regressione” per formare dei “quadretti” mettendo insieme ricordi di esperienze vissute. Nessuna acrimonia e nessun trauma si manifestano dentro questa cornice di vita vissuta e fatta di ricordi e di candida ingenuità: Alexa non valuta, ripropone pezzi di se stessa perché sollecitata dalle necessità della vita. Il sogno è incentrato sulla parte migliore della “posizione fallico-narcisistica”, quell’amor proprio che non guasta mai nelle giuste dosi.
Non resta che procedere con la decodificazione del sogno per vedere con gli occhi i “bozzetti delicati” di Alexa.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Ho sognato di trovarmi nella grande casa dove ho vissuto quand’ero sposata, casa che ho lasciato nell’estate del 2001.”

Alexa esordisce in sogno innescando il “processo della regressione”. Nel presente della sua vita qualcosa non gira bene, per cui sente il bisogno di tornare indietro nello spazio e nel tempo e di ancorarsi a una stazione psichica quanto meno gratificante, anche se triste come qualsiasi congedo e qualsiasi rottura coniugale. Lo spazio è occupato dalla “grande casa”, il tempo è fissato “nell’estate del 2001”. Il sogno dovrà dare spiegazione di questa marcia indietro e dovrà spiegarci qualcosa del presente della nostra protagonista. Alexa “era sposata”, era in piena “posizione psichica genitale”, aveva un uomo su cui investire la sua “libido”, aveva una composizione e un’integrazione psichiche, aveva una sua “organizzazione psichica reattiva”, un suo carattere, una sua personalità, una sua struttura. Insomma Alexa era una persona con la sua storia intima, privata e sociale, una donna che si era naturalmente maritata in realizzazione dei suoi desideri e dei suoi progetti. Alexa non è una donna di poco amor proprio e di poca autostima, è una donna altolocata perché si trova “nella grande casa dove” ha vissuto. Simbolicamente Alexa è arrivata al matrimonio con un buon senso dell’Io, una buona educazione e una buona posizione sociale: una figlia di buona donna e di buona famiglia. Alexa, la buona e la preziosa, sta sognando quella “se stessa” al tempo della convivenza solidale e legale con il suo uomo. Non si intravedono particolari drammi e angosce depressive nel “lasciare” quella casa sia nel senso logistico e sia nel senso psichico. Alexa è appagata di aver lasciato il marito e di aver evoluto quella sua “grande casa”, quei suoi modi di essere, di esistere e di relazionarsi, quella struttura psichica, per l’appunto, evolutiva. Alexa aspirava al meglio e voleva il meglio per sé. Si era accontentata di quello sposalizio e di quell’uomo, così come si era accontentata di “quella se stessa”, ma adesso Alexa si ravvede e, da donna ulteriormente cresciuta e oltremodo consapevole, guarda proprio oltre, là dove lancia anche il suo cuore. Dalla “libido genitale” della donna “sposata” è tornata indietro alla “libido fallico-narcisistica” dove si era ben vissuta e costruita, per cui la “fissazione” è naturale oltre che d’obbligo. Ritorniamo sempre dove ci siamo trovati bene e abbiamo ben meritato di noi stessi.

“Nel sogno la casa era ancora più lussuosa di quanto non lo sia già nella realtà e aveva un design più moderno con grandi vetrate al posto delle pareti sia esterne che interne/divisorie.”

Avete presente l’essenza del desiderio?
Adesso ve la dimostro.
Alexa è in piena “posizione fallico-narcisistica”, quella buona non quella cattiva, l’amor proprio e non la negazione dell’altro.
Chissà quante volte da bambina si è immaginata e si è desiderata bella e brava!
Alexa in sogno sta dicendo dei suoi desideri e sta tessendo le seguenti convinzioni: “io ero già una bella persona, ma mi sono immaginata ancora più valida e importante, una donna adeguata ai tempi e alle persone, sia dentro di me e sia fuori di me”. Ancora: “io avevo una buona consapevolezza del mio mondo interiore e mi relazionavo in maniera egregia, trasparivo, ero solare, ero in linea con i tempi ed ero esteticamente attraente.” Alexa sta oggi vivendo una situazione di disagio psichico e relazionale che le ricorda “l’estate del 2001”, la fine della sua relazione coniugale. Come allora, Alexa oggi riesce a trovare la giusta autostima e l’adeguata valutazione della sua figura interiore ed esteriore.
Vediamo i simboli: la “casa” o la struttura psichica evolutiva, “lussuosa” o lussata nel senso di al di là della giusta postura e in senso traslato ricca di luce e di consapevolezza, “design” o modi di apparire e formalità, “moderno” o in linea con la moda e i modi del tempo, “vetrate” o capacità di comunicazione interiore e sociale o quella che si chiama solarità con pregi e difetti, “pareti” o giuste difese tra interno ed esterno e tra “parti di sé” possibilmente in contrasto. Si prende atto che Alexa ha una buona corrispondenza e trasparenza tra quello che sente e quello che vive, quello che è e quello che appare, una bella abilità e una pericolosa virtù.

“Ero molto stupita del fatto che nel giardino non ci fossero i due cani a cui ero affezionata e che da quell’estate non ho più rivisto.”

In tanto benessere qualcosa non va al posto giusto o non funziona come dovrebbe. Il potere di donna è in crisi perché non ci sono “i due cani” nel giardino. Il “cane” simbolicamente rappresenta l’alleato psichico e l’oggetto dell’investimento della “libido” in condizione di inferiorità per l’animale e di superiorità per il cosiddetto padrone: “a cui ero affezionata”. Alexa accusa una timidezza, una titubanza, una resistenza a lasciarsi andare e ad affidarsi, per cui l’immagine affermativa di prima si rivela più un desiderio di oggi che quella realtà di quando si era sposata e stava con il suo uomo. “I due cani” rappresentano gli alleati psichici che consentono di investire energia e di esercitare potere. “I due cani” sono la “traslazione” della figura del marito, oggetti su cui esercitare il potere che non ha e non sa di avere. Alexa ha investito su quell’uomo che non si è rivelato degno della sua persona e delle sue energie, per cui la separazione è stata la giusta e naturale conclusione. Resta un dilemma: era il marito poco affermativo o era Alexa che non si sentiva riconosciuta come persona, oltretutto, di valore? Il prosieguo del sogno lo dirà. Il “giardino” è un simbolo erotico che induce a pensare che Alexa non andava d’accordo sessualmente con il suo uomo. Resta il dubbio di chi dei due era senza potere, ma certamente i cani sono simboli e fungono per delucidare una psicodinamica di coppia.

“Improvvisamente i due cani si palesano con mia grande gioia e mi fanno le feste com’erano solito fare.”

Non fa una grinza il rivedere “i due cani” semplicemente perché tutti i salmi finiscono in “gloria”. Il contesto simbolico ci dice che Alexa vede se stessa affermativa e migliora le sue prestazioni di donna come desiderava. Alexa è diventata come voleva. I “due cani” sono l’oggetto d’investimento della sua energia, “libido”, “si palesano” equivale a un atto di consapevolezza del materiale psichico risalito dal profondo, la “gioia” significa ebbrezza neurovegetativa mischiata a coscienza di sé, “mi fanno le feste” è segnale di passività e per converso di potere.

“Dentro questa casa appare un amore di gioventù che nulla ha a che vedere con quella location.”

Alexa opera un’ulteriore “regressione” a un altro investimento d’oggetto, un altro uomo e “un amore di gioventù”, ma lei non era quella di quella casa lussuosa, era una persona ancora non evoluta e matura al punto ottimale. La seconda “regressione” si fissa nell’adolescenza, “un amore di gioventù”, di quelli che non sono né carne e né pesce ma che sono tutto, di quelli che ti fanno sentire le farfalline nello stomaco, di quelli che fanno crescere entrambi tra un timore e una trasgressione, di quelli che non esigono la perfezione della maturità seriosa, di quelli che si compensano nella deficienza, di quelli che non esigono alcuna maturità e sanno immaginare l’impossibile. Quando Alexa era ragazzina si è innamorata e si è fatta le ossa in amore.
Quant’era bello quando si era poveri e ignoranti, quando c’era tutto da imparare!
Anche quella casa era bella e Alexa lo sa.
Questo è quanto dovevo al sogno di Alexa.

PSICODINAMICA

Il sogno di Alexa si presenta con dei quadretti delicati seguendo un processo regressivo che approda all’adolescenza. In questo andare a ritroso Alexa spolvera dei pezzi psichici molto colorati del suo “sé” e della sua persona, “maschera”, rievocando anche momenti critici di perdita che non hanno in lei alcun sapore depressivo. La psicodinamica rientra nella dimensione “fallico-narcisistica” dal momento che Alexa sa incensare molto bene la sua figura con assoluta e ingenua naturalezza e senza rasentare alcuna forma di superbia e di vanagloria. Anche la “libido genitale” della “posizione” omonima non presenta alcun risentimento e clamore. Un senso fatalistico fa respirare tutto il sogno senza che la protagonista si atteggi a donna fatale. Il ricordo e il ricordare di Alexa sono permeati di naturale e verginale candore.

ULTERIORI RILIEVI TECNICI

Il sogno di Alexa contiene i seguenti valorosi “simboli”: “casa” o struttura psichica evolutiva o organizzazione psichica reattiva, “sposata” o esercizio della libido genitale nell’omonima posizione psichica, “lussuosa” o fuor di norma e di postura ed eccesso nella modalità di vivere, “design” o formalità affettivamente fredda, “vetrate” o difese razionali, “pareti” o meccanismi psichici di difesa, “stupita” o caduta della vigilanza, “giardino” o vitalità erotica, “cani” o alleati psichici e potere, “fare le feste” o esercizio degli affetti e investimenti di libido, “amore di gioventù” o investimento di libido genitale e coscienza di sé.

“L’ archetipo” in azione nel sogno di Alexa è la Psiche o sistema psichico.

Il “fantasma” evocato e in circolazione è l’identità psichica e l’immagine di sé.

Il sogno di Alexa evidenzia le seguenti istanze psichiche: Io vigilante e razionale in “ero molto stupita”, “Es” pulsionale in “i due cani si palesano” e in “un amore di gioventù”. Il “Super-Io censorio e limitante risulta assente.

Le “posizioni psichiche” presenti sono la “fallico-narcisistica” e di riferimento la “genitale”: “la casa era ancora più lussuosa” e “quand’ero sposata”.

I “meccanismi psichici di difesa” usati da Alexa nel sogno sono la “condensazione” in “casa” e in altro, lo “spostamento” in “cani” e in “amore di gioventù e in altro.

I “processi di difesa” in atto prepotente sono la “regressione” e la “fissazione” in ““Ho sognato di trovarmi nella grande casa dove ho vissuto quand’ero sposata, casa che ho lasciato nell’estate del 2001.” e in “Dentro questa casa appare un amore di gioventù che nulla ha a che vedere con quella location.” La “sublimazione della libido” non è presente.

Il sogno di Alexa presenta un valido tratto “fallico-narcisista” in una “organizzazione psichica reattiva genitale”: amor proprio coniugato a disposizione all’investimento verso l’altro.

Le “figure retoriche” evidenziate nel sogno sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “casa” e in “giardino” e in altro, la “metonimia” o nesso logico in “fare le feste” e “amore di gioventù” e in altro.

La “diagnosi” dice di una “regressione” rigenerante alla “posizione fallico- narcisistica” e di una gratificazione rievocativa della propria formazione psicofisica.

La “prognosi” impone ad Alexa di curare l’amor proprio e la sua storia psichica con diligenza e con quella vena di naturale ingenuità che la fa essere fuori dall’ordinario, extra-ordinario.

Il “rischio psicopatologico” si attesta soltanto in una caduta della componente dolcemente affermativa e in una psiconevrosi da perdita di potere, una psicoastenia, una nevrosi attuale, quelle senza cause rimosse.

Il “grado di purezza onirica” è stimato nell’ordine del “buono” alla luce delle poche manipolazioni a cui il sogno è stato sottoposto nella sua semplicità.

La “causa scatenante” del sogno di Alexa rientra in una riflessione sulla situazione psico-esistenziale in atto o in qualche incontro fortuito e significativo che ha evocato ricordi del tempo che è andato fuori ma è rimasto dentro.

La “qualità onirica” è sicuramente la delicatezza dei significati profondi che il sogno contiene in forma semplice e favolistica.

Il sogno di Alexa è avvenuto durante la terza fase del sonno REM in piena compostezza e con un compensato senso nostalgico.

Il “fattore allucinatorio”, i sensi specifici particolarmente sollecitati, si manifesta blando e dolce in “si palesano” e “appare”: senso della “vista” ovviamente.

Il “grado di attendibilità” della decodificazione del sogno di Alexa è “medio” perché altre interpretazioni sottili sono sottese alla trama, ma mancano gli elementi giusti per connettere i simboli. Di conseguenza, è possibile la fallacia di quanto affermato nei termini umanamente consentiti ma di ordine sempre “medio”.

DOMANDE & RISPOSTE

Alla luce della simpatia riscontrata presso i marinai, ho riproposto la lettura del sogno di Alexa alla lettrice anonima che ha soltanto la terza media. Ringalluzzita mi ha posto le seguenti domande.

Domanda
Innanzitutto ringrazio per gli apprezzamenti e torno a dire che io non capisco tutto quello che lei scrive, ma riesco a capirlo all’ingrosso anche perché lei si ripete spesso. Vengo alla prima domanda. Non ho capito che cosa ha sognato Alexa: che cosa sono i “bozzetti delicati?
Risposta
Alexa ha sognato parti di se stessa e della sua esperienza di vita e li ha scelti in maniera naturale e li ha trattati con gentilezza. Quello di Alexa non è un sogno traumatico e allucinante, è un prodotto psichico composto perché Alexa possiede sicuramente il bandolo della matassa anche delle cose spiacevoli e dolorose che le sono successe e che ha vissuto, come la separazione dal marito.
Domanda
Quando ha parlato di regressione ho capito ben poco o quasi niente e mi sono sentita ignorante.
Risposta
In effetti, sei ignorante di queste teorie. Servono ai miei colleghi giovani che lavorano nel difficile e affascinante settore della psicoterapia.
Domanda
Grazie per l’ignorante anche perché me lo ha detto da galantuomo.
Risposta
Stringi stringi, sapessi quanto sono ignorante anch’io. A furia di dedicarmi a studi settoriali, non ho potuto coltivare tante cose che magari mi piacevano. Comunque sono un bravo contadino.
Domanda
Ma perché Alexa si era sposata se non era sicura di fare questo passo, visto che dopo si è separata?
Risposta
Non saprei rispondere a una domanda così precisa, ma in generale ti posso dire che spesso ci si sposa per altri motivi e non perché si è pronti e maturi per questo passo importante della vita e della vita affettiva in particolare: ad esempio per una fuga dalla famiglia o per una maternità indesiderata. Tecnicamente posso usare il termine “immaturità psichica” per intendere l’incompletezza dell’evoluzione delle “posizioni psichiche”. Se non ci si è evoluti dalla “posizione fallico-narcisistica nella “posizione genitale”, senza nulla perdere ma tutto conservando, se non si è pronti a investire sugli altri la propria “libido”, se non ci accorgiamo che gli altri esistono e possono essere oggetto del nostro interesse e desiderio, ecco, allora si è immaturi per condividere e per scambiare sensi e sentimenti, idee e azioni, fantasie e fatti e soprattutto per avere figli.
Domanda
Ho capito. Ma mi sa dire quando siamo completi a livello psicologico?
Risposta
Dalla nascita all’adolescenza passano quindici anni. Ecco la “formazione psichica reattiva” è compiuta, il carattere si è formato, la personalità si manifesta, la struttura è completa. Dopo continua l’evoluzione di questi tratti psichici acquisiti a opera dei meccanismi di difesa dall’angoscia. Ricordo che le “posizioni psichiche reattive” in ordine di tempo sono la “orale” o affettiva, la “anale” o aggressiva, la “fallico-narcisistica” o fantasioso autocompiacimento, la “genitale” o investimento di libido nell’altro. Sono evolutive e sono soggette al principio del “nulla si perde ma tutto si conserva e si complica”, un’entropia da tenere consapevolmente ordinata. Ricordo ancora che nella formazione psichica è determinate per l’identità sessuale la “posizione edipica” o la conflittualità con i genitori con relativa risoluzione attraverso il riconoscimento del padre e della madre. Non è da dimenticare il sentimento della rivalità fraterna. Mi fermo. Ho detto tutto quello che ho imparato dal mio lavoro psicoterapeutico sul campo nello spazio temporale di quarant’anni.
Domanda
Comincio a non capire.
Risposta
Effettivamente il discorso si è fatto difficile per te, ma non per i miei colleghi.
Domanda
Cambio argomento. La psicoterapia funziona o hanno ragione le persone che dicono che non serve a un bel niente?
Risposta
La psicoterapia consiste nella presa di coscienza della propria “organizzazione psichica”, di cosa abbiamo vissuto nostro bengrado e nostro malgrado, di come abbiamo reagito agli eventi della vita e di come ci siamo difesi dall’angoscia ossia quali meccanismi abbiamo usato. La psicoterapia si attesta nel renderci padroni a casa nostra e disposti verso gli altri come completamento del nostro essere viventi. Qualsiasi psicoterapia si pone questo fine, ha buon esito. Esistono dei livelli della presa di coscienza e diverse metodologie. Comunque fondamentalmente la vera psicoterapia la fa il paziente e non l’operatore. Questi sono solo cenni di discorsi molto ampi e articolati, ma vedo che la tua terza media non t’impedisce di essere curiosa e di fare domande cazzute. In ogni caso, se un asino fa psicoterapia diventa un asino consapevole, ma non diventa un cavallo e tanto meno una scimmia.
Domanda
Lei sta dicendo cose che capisco. Se io vado in psicoterapia, decido io fin dove voglio arrivare per risolvere il problema e per stare meglio.
Risposta
Messaggio ricevuto. Decidi naturalmente quale equilibrio psicofisico è opportuno per te attraverso quello che hai voluto conoscere di te e della tua formazione e della tua organizzazione.
Domanda
Nell’interpretazione del sogno di Alexa lei ha detto che non sempre è buono essere trasparenti con gli altri. Io ho capito che non va bene sputtanarsi e dire tutto quello che si sente e si vive. Ho capito bene?
Risposta
Hai capito benissimo. Nella decodificazione del sogno di Alexa ho detto che la cosiddetta “solarità” è una pericolosa virtù. Far trasparire l’interiorità ed esibirla all’esterno porta a grossi incidenti personali e relazionali. Non si danno le perle ai porci. Non tutte le persone sono capaci di capire e di rispettare il nostro materiale psichico, la nostra sensibilità e i nostri gusti, le nostre idee e il nostro corpo, la nostra unità psicofisica insomma. Bisogna sempre mantenere un certo riserbo e rispetto del nostro mondo interiore e non “sputtanarlo”, come dicevi argutamente tu. L’ingenuità non crea fascino, il sapersi dispensare a dosi giuste e opportune attrae e crea interesse.
Domanda
Ho capito benissimo. Lo ha detto molto bene. Spero che mi chiamerà ancora a porre le domande. Grazie.
Risposta
Non aspetto altro che una persona che mi costringe a dire cose difficili in modo facile. Grazie a te e alla prossima.
Domanda
Dimenticavo di chiederle quale canzone ha scelto per questo sogno.
Risposta
Mi ha particolarmente colpito la bellezza della parte finale del sogno di Alexa. quando introduce una amore giovanile, “un amore di gioventù”, all’interno della donna elaborata e sofisticata, “quella location”, un’esperienza universale d’innamoramento che conclude la formazione psichica per dare inizio alle esperienze d’amore. E allora ho scelto la canzone degli anni settanta dal titolo significativo “Quindici anni”, cantata da certi “Vicini di casa”, un prodotto popolare e un complesso anonimo utili a dare senso al primo sentimento “genitale” dell’adolescenza. Notate quanto eravamo grigi e brutti in quegli anni. Avevamo veramente poco e, come dice Francesco Guccini, “a vent’anni si è stupidi davvero”. Ma questo è un altro discorso.

 

 

L’ASSO…DI PICCHE

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Ho sognato che la casa della nonna paterna era stata messa in vendita, pur essendo lei ancora in vita.
Una coppia di anziani, dopo aver visto altre case, decide di comprare proprio quella.
Durante la visita della casa io mi trovavo in cucina a giocare con le carte in compagnia di un’altra persona che non ricordo.
Avevo lo stato d’animo a terra perché mi dispiaceva che comprassero la casa.
Dopo qualche giorno incontro la coppia e la moglie, molto dispiaciuta, mi dice che, durante la visita a casa della nonna, il marito aveva preso dei soldi nostri e intendeva ridarmeli.
Ma invece di cinquanta euro, mi da venti euro con davanti alla banconota una carta che rappresentava asso di picche.”

Questo è il sogno di Lucia.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il sogno di Lucia rende conto di come riusciamo nel sonno a camuffare i conflitti sedimentati nel tempo a livello psichico profondo e le mille paturnie d’inferiorità e d’inadeguatezza.
Nello specifico il sogno di Lucia tratta della “posizione psichica edipica”, del suo conflitto con i genitori maturato nel corso dell’infanzia e dell’adolescenza e ancora possibilmente in atto e in forma adulta: dipendenza affettiva e bisogni di protezione.
Il sogno si basa sulla simbologia della “casa”, del “denaro” e delle “carte da gioco” e mette insieme una psicodinamica di sofferenza blanda e diffusa.
“L’asso di picche” fa da protagonista essendo la chiave interpretativa portante con la sua specifica e ambigua simbologia: essere un asso, ma di picche e non di denari, non di coppe, non di spade, non di mazze, non di cuori, non di quadri, non di fiori. I “denari” e i “quadri” rappresentano il potere di investimento della “libido”, le “coppe” condensano la recettività psicofisica femminile, le “spade” e le “mazze” sono simboli decisamente fallici e maschili, i “cuori” contengono l’investimento affettivo ardito, i “fiori” hanno un significato funereo.
Cosa significherà l’asso di picche?
Lo scopriremo cammin facendo.
Per fortuna Lucia non conosce il linguaggio dei simboli e tanto meno la loro interazione, pur tuttavia ha intuito che il sogno poteva evocare “qualcosa di brutto”, come scrive nella sua lettera.
In effetti, i sogni trattano di noi e non di altri o di altro. Lucia rielabora una parte consistente della sua evoluzione psichica e, nello specifico, la naturale psicodinamica conflittuale con il padre e la madre, la sua “posizione psichica edipica”.
La prima parte del sogno evidenzia con sofferenza la modalità di relazione con i genitori, la seconda parte presenta una presa di coscienza foriera per Lucia di buon auspicio per l’autonomia psichica e la rivalutazione, a testimonianza che il sogno dice e propone, è diagnosi, prognosi e terapia dopo aver fatto presente il rischio psicopatologico.
La decodificazione dirà tutto in maniera allargata, tecnica ma chiara.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Ho sognato che la casa della nonna paterna era stata messa in vendita, pur essendo ancora in vita.”

Il sogno di Lucia chiama subito in causa i simboli della “casa”, di una figura femminile materna, “la nonna”, e del padre: la classica triangolazione edipica. Sin dall’esordio il sogno di Lucia presenta una calda sensibilità verso la conflittualità con i genitori a causa di una “posizione psichica edipica” parzialmente risolta.
Analizziamo i simboli.
La “casa” rappresenta la struttura psichica, la “organizzazione reattiva”, il cosiddetto vecchio carattere, la cosiddetta obsoleta personalità, la formazione psicologica, il come abbiamo accomodato e composto i nostri vissuti in “fantasmi”, la qualità delle nostre esperienze, nonché la modalità e la quantità d’uso dei meccanismi di difesa dall’angoscia.
Lucia aliena, vende in vita questa sua “casa”, identificata e “traslata” in quella della “nonna”, perché sente che non ci sta bene, non è padrona delle sue cose in casa sua, accusa delle frustrazioni insolute che le maturano aggressività che poi non riesce a scaricare. Lucia accusa una crisi da sovraccarico e disordine e abbisogna di prendere coscienza di “parti psichiche di sé” non andate a buon fine. Oltretutto, Lucia sente di essere “ancora in vita”, di avere “libido” da investire, energie da spendere, vitalità da vivere.

“Una coppia di anziani, dopo aver visto altre case, decide di comprare proprio quella.”

Traduco dal linguaggio dei simboli: Lucia pensa che i suoi genitori, nonostante abbiano altri figli, “altre case”, hanno scelto proprio lei, “proprio quella”, per essere amati e accuditi. In effetti, si tratta dei bisogni psichici di Lucia, al di là degli accadimenti reali e delle intenzioni dei genitori.
La frustrazione è completa e necessaria. Lucia non si accontenta di stornare i suoi beni psicologici, ma si accanisce a farsi perseguitare proprio da quella “coppia di anziani” che sono i suoi genitori e da cui lei si vuole staccare al fine di rendersi autonoma a tutti i livelli. Ma Lucia li vive in maniera oppressiva, per cui si crea notevoli frustrazioni che maturano aggressività. Non sono i genitori che si accaniscono con la figlia, ma è la figlia che non riesce a rendersi libera da loro. L’aggressività è destinata a ristagnare e a somatizzarsi, a ritorcersi contro se stessa convertendosi in sintomo. “Comprare” equivale simbolicamente a una deliberazione e a una scelta di assimilare l’altrui, di far proprio l’oggetto esterno, di una forma blanda di prevaricazione, di un uso senza abuso. Lucia, “proprio quella”, ha questi bisogni affettivi e protettivi e li trasla sui genitori.

“Durante la visita della casa io mi trovavo in cucina a giocare con le carte in compagnia di un’altra persona che non ricordo.”

Lucia sta riattraversando in sogno la sua relazione con i genitori, “durante la visita della casa”, e rievoca un episodio affettivo e seduttivo vissuto nella relazione con i suoi familiari, “mi trovavo in cucina a giocare”, e possibilmente avvenuto nella prima infanzia. Il “non ricordo” la persona con cui giovava “con le carte” è una “rimozione” difensiva che dispone per una figura significativa e importante, possibilmente uno dei genitori e possibilmente il padre, l’oggetto privilegiato del suo conflitto edipico.

“Avevo lo stato d’animo a terra perché mi dispiaceva che comprassero la casa.”

Si manifesta chiaramente la frustrazione, “stato d’animo a terra”, legata al dolore della mancata autonomia psichica, “mi dispiaceva che comprassero la casa”. La frustrazione, del resto, crea aggressività, ma questa reazione non si esterna di fronte all’invadenza dei genitori, meglio allo spazio lasciato da lei ai familiari di manipolarla e di condizionare le scelte psichiche ed esistenziali future. Il sogno evidenzia un rapporto difficile con i genitori per quella dipendenza che loro possibilmente hanno prodotto e che lei non ha saputo risolvere e commutare in “riconoscimento del padre e della madre”, la corretta e salutare risoluzione della “posizione edipica”.

“Dopo qualche giorno incontro la coppia e la moglie, molto dispiaciuta, mi dice che, durante la visita a casa della nonna, il marito aveva preso dei soldi nostri e intendeva ridarmeli.”

I “soldi” sono simboli di potere e, nello specifico, di “investimenti di libido”. Hanno una valenza “fallica” perché sessualmente consentono valore e potere, sicurezza ed estroversione. Nel rivisitare i genitori o meglio la sua “posizione edipica”, Lucia manifesta solidarietà verso la madre e avversione verso il padre, reo di averla mantenuta in minorità e di non averla aiutata a crescere sessualmente come donna: il marito aveva preso dei soldi nostri”. Lucia si era identificata nella madre, ma il padre non l’aveva aiutata a superare il conflitto edipico trattenendola nelle paludi infide di una relazione di dipendenza e di blocco del desiderio.
Lucia si è traslata nella “nonna” per continuare a dormire e a sognare.
Lucia si ravvede e prende coscienza della sua contorta relazione con i genitori e vuole recuperare e riappropriarsi dell’alienato: “il marito aveva preso dei soldi nostri e intendeva ridarmeli.”.
Questo rigurgito è positivo e lascia ben sperare per future e congrue evoluzioni.

“Ma invece di cinquanta euro, mi da venti euro con davanti alla banconota una carta che rappresentava asso di picche.”

Il furto si evolve nella frode, sempre da parte del padre o, meglio, Lucia non sa che farsene del potere seduttivo di donna: troppo impegnativo da incarnare e da gestire. La riduzione da “cinquanta a venti euro” è volontaria, ma in sogno è attribuita in maniera difensiva al padre.
Il cardine esplicativo del sogno di Lucia è, come dicevo nelle Considerazioni, la “carta che rappresentava asso di picche” con il suo significare la convinzione di Lucia di aver desiderato di essere leader, ma di poco valore: troppo impegnativa l’autonomia psichica da vivere e da esercitare nella quotidianità.
“L’asso di picche” rappresenta la vanificazione di una gratificante realizzazione personale, la delusione legata all’immagine di sé: Lucia si era immaginata in maniera diversa da quella che ha realizzato.
Lucia non ha saputo dare realtà e corso ai suoi progetti esistenziali e ai suoi desideri affermativi, non ha risposto in maniera adeguata alle esigenze evolutive perché è rimasta impaniata nella “posizione psichica edipica” e, in particolare, ha attribuito al padre la sua mancata autonomia.

PSICODINAMICA

Il sogno di Lucia sviluppa la psicodinamica della “posizione edipica”, i vissuti e i “fantasmi” legati al rapporto conflittuale con i genitori e alla contrastata realizzazione personale. Lucia esibisce un complesso d’inadeguatezza direttamente proporzionale alla mancata autonomia psichica. Il sogno mostra i tratti del “soggetto di minor diritto” o del “figlio di un dio minore”, pur tuttavia, contiene i segni di una ripresa psichica in grazie a una progressiva presa di coscienza.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Il sogno di Lucia presenta le istanze psichiche “Es”, “Io” e “Super-Io”.
L’istanza pulsionale emotiva “Es” si vede chiaramente in “Ma invece di cinquanta euro, mi da venti euro con davanti alla banconota una carta che rappresentava asso di picche.” e in “a casa della nonna paterna era stata messa in vendita, pur essendo ancora in vita.”
L’istanza vigilante e razionale “Io” è presente in “Avevo lo stato d’animo a terra perché mi dispiaceva che comprassero la casa.”
L’istanza psichica censoria e morale “Super-Io” si evidenzia in “invece di cinquanta euro, mi da venti euro”.
Il sogno di Lucia svolge una parte consistente della “posizione edipica”.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Il sogno di Lucia si serve per quanto riguarda la formazione e la compilazione dei seguenti meccanismi psichici di difesa dall’angoscia: la “traslazione” in “la casa della nonna paterna” e in “proprio quella” e in “comprare”, la “rimozione” in “un’altra persona che non ricordo”, la “condensazione” in “casa” e in “coppia anziani” e in “visita della casa” e in altro, lo “spostamento” in “asso di picche” e in “comprare casa” e in “soldi”, la “figurabilità” in “Ma invece di cinquanta euro, mi da venti euro con davanti alla banconota una carta che rappresentava asso di picche.”
Il processo psichico di difesa dall’angoscia della “regressione” è presente in
“io mi trovavo in cucina a giocare con le carte in compagnia di un’altra persona che non ricordo.”
Il processo psichico di difesa dall’angoscia della “sublimazione della libido” è presente in “giocare con le carte”.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Lucia evidenzia un tratto nettamente “edipico” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva” decisamente “genitale”: conflitto con i genitori e investimenti maturi di “libido” con sacrificio dell’amor proprio.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche coinvolte nel sogno di Lucia sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “casa” e “vendita”, la “metonimia” o relazione concettuale in “comprare” e in “soldi” e in “asso di picche”.

DIAGNOSI

La diagnosi dice di una “posizione edipica” parzialmente risolta che si riverbera in una contrastata autonomia psichica e in una serie di sensazioni d’inadeguatezza con riduzione degli investimenti della “libido”.

PROGNOSI

La prognosi impone a Lucia di completare la sua relazione con i genitori con il “riconoscimento” del padre e della madre senza dipendenze varie e variopinte e al fine di raggiungere la libertà di pensare e di agire.
Il riattraversamento consentirà la riformulazione dei vissuti in loro riguardo e l’emergere dell’emozione della “pietas”, la sacralità delle loro figure. La presa di coscienza favorirà, inoltre, una duttilità psichica e un vissuto globale meno severo con una progressiva risoluzione della parte conflittuale del legame.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta in una psiconevrosi cosiddetta “edipica”: isterica, fobico ossessiva, d’angoscia o depressiva. Nel persistere di uno stato conflittuale rientra anche la caduta della qualità della vita e le varie difficoltà nelle relazioni significative e non.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Lucia è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

La causa scatenante del sogno di Lucia si attesta in un incontro o in un ricordo o in una riflessione sullo stato psichico in atto.

QUALITA’ ONIRICA

La qualità del sogno di Lucia è depressiva in quanto esprime in maniera ricorrente temi riguardanti la perdita.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

Lucia e chi legge si chiederanno come si risolve in maniera corretta e proficua la “posizione edipica”, l’universale conflitto con i genitori, una tappa evolutiva fondamentale per l’autonomia psichica.
Propongo una sintesi teorica chiarificatrice e un brano tratto da “Io e mia madre”, libro pubblicato dalla casa editrice “Segmenti”, sulla psicodinamica edipica.
La triade teorica e operativa è la seguente:

Ho onorato il Padre e la Madre e sono rimasto schiavo.
Ho ucciso il Padre e la Madre e sono rimasto solo.
Ho riconosciuto il Padre e la Madre e sono rimasto libero.

UCCIDI LA MADRE

Sul lavoro sono nervosa, mi sento provvisoria e costretta a vivere con persone insignificanti; tu cerchi le affinità elettive e trovi sempre incastri incompatibili.
La convivenza mi è impossibile.
Detesto mia madre e le operaie del maglificio, donne stupide di tanto e felici di poco.
Io ho altri scopi nella vita ed è frustrante perdere il mio tempo in questa fabbrica di maglioni colorati, che, ricattata delle multinazionali, stenta da sempre a decollare.
Le crisi di panico bloccano ogni mia iniziativa e ogni mio progetto, vanificano le energie residue.
Da bambina ho sognato di dilatare all’infinito le mie conoscenze e di trasmetterle agli altri bambini, da adulta mi ritrovo rinchiusa per otto ore al giorno in un ambiente angusto e braccata da tanta mediocrità; ho paura di assorbirla e di rassegnarmi a vivere con la mentalità della donna in carriera, una massa di carne più o meno organizzata e piena di frigidità.
Il mio corpo è appena uscito dall’indistinto e la mia mente è appena rinata dal caos.
Mi atterrisce il pensiero che fra dieci anni posso ancora trovarmi in questi uffici, con questi telefoni, in mezzo a queste poltrone da manager, tra bolle di accompagnamento e relative fatture, circondata da rozzi camionisti che ti chiedono dov’è andato a finire il tuo seno o a chi affitti la vagina ogni notte per una pipa di tabacco.
L’odore acre dei tessuti mi dà la nausea e il rumore continuo dei telai mi irrita la pelle.
Non sono stanca, ma semplicemente insoddisfatta perché alla fine della giornata non raccolgo niente di costruttivo per me e per il mio futuro prossimo.
Il sistema economico brucia risorse e aspirazioni umane per produrre beni di consumo e frustrazioni; i processi evolutivi sono sempre in perdita e la civiltà resta ancora l’opinione occulta di pochi eletti.
Se fossi almeno libera dalle crisi fobiche e dalle limitazioni dei miei genitori, fuggirei lontano, tanto lontano, in un mondo ancora primitivo dove il pallino imprenditoriale di mia madre e l’inettitudine di mio padre non avrebbero alcuna possibilità di esistere.
Andrei via soprattutto da lei perché mi fa sentire dipendente e mantenuta.
Studiare e istruirsi sono ritenuti dalla filosofia familiare capricci infantili; l’unico motivo che rende la vita degna di essere vissuta è il lavoro, soltanto e sempre il lavoro.
Altro che bighellonare goliardicamente all’università tra le calli e i campielli di Venezia !
In questa fanatica concezione della dignità del lavoro i miei genitori sono in perfetto accordo con lo spirito religioso dei calvinisti e senza alcuna sacra coscienza adorano il dio quattrino, un culto così diffuso nella cultura occidentale e così prospero nel nostro orgoglioso nord-est; dell’ozio e delle attività sorelle non esiste alcuna traccia nelle loro aride menti e nei loro insensibili cuori.
Poveri genitori, mi fanno tanta tenerezza e a volte anche tanta pena.
Del resto, attualmente non mi sentirei tranquilla in un salone con trecento persone per assistere a una lezione sul Canzoniere del Petrarca e non saprei gustare, come merita, la nona satira di Orazio.
Se cerco l’appoggio dei miei genitori, mi ritrovo inevitabilmente sola; delle loro attenzioni e delle loro premure non avverto neppure l’eco.
Per converso i loro squallidi pregiudizi mi inducono feroci sensi di colpa, che poi naturalmente pago con le crisi di panico e con le scariche isteriche.
Nell’assumere nuovamente il ruolo di studentessa pesano la dipendenza economica e la paura di quelle ulteriori delusioni che confermerebbero le stolte convinzioni dei miei genitori.
Mia madre si lamenta sempre di lavorare tanto, di non trovare un adeguato sostegno in me e si dimostra molto subdola nel cavalcare il tema della figlia ingrata.
Forse io non sono da meno, ma lei è madre e io sono figlia.
Come potrei concentrarmi nello studio se si lamenta in ogni occasione di essere molto stanca e mi chiede continuamente di aiutarla nel suo lavoro ?
Io non resisto alla tirannia dei miei sensi di colpa, per cui come una puttana sono sempre disponibile sul marciapiede.
Ho pensato di andare a vivere da sola, ma il progetto è stato immediatamente archiviato dal momento che, se studio, non posso lavorare e di conseguenza non posso mantenere la mia sopravvivenza e la mia libertà.
A tale fugace pensiero e sotto le sferzate logiche dell’inevitabile dipendenza da mia madre durante la notte si è ripresentata una crisi d’asma con panico incorporato e con tutti quegli accessori che non si possono definire salutari optional.
Sono ben sistemata con annessi e connessi; in effetti non mi manca quasi niente per avere il passaporto della felicità, ma il guaio peggiore è che non vedo una misera via di uscita da tanta disgrazia.
Mi dico con tono sicuro che questo è soltanto un periodo terribile della mia vita e mi ridico con tono deciso che questo è soltanto un periodo terribile della mia vita.
Alla fine riesco a convincermi e a trovare pace sul fatto che questo è soltanto un periodo terribile della mia vita e mi solleva la riflessione che con i miei fallimenti non posso chiedere alcuna prova d’appello ai miei genitori, per cui mi conviene essere dipendente al massimo e non creare alcun conflitto con le loro poche idee e con i miei tanti bisogni.
Io sono un fallimento e mi trascino una serie di sconfitte come il lungo e bianco strascico di una sposa illibata.
Non mi resta che lavorare senza salario per restituire ai miei genitori il denaro che hanno investito su di me e posso di tanto in tanto anche ammalarmi secondo le varie ed eventuali emergenze psicologiche.
Pur tuttavia, mi sento in debito all’infinito nei loro confronti e mi sento colpevole di un qualcosa di indefinito nei confronti di tutti.
Mia madre, oltretutto, ha modificato il suo atteggiamento e, incredibile a dirsi, in questo periodo é tanto premurosa e gentile verso di me.
Capisco che questa è la sottile trappola che la perfida matrigna di Biancaneve tendeva alla figliastra debole e insicura.
In compenso la dolce signora riversa tutta la sua aggressività sul marito e le liti giornaliere sono cresciute di numero e di intensità.
Immancabilmente scarica merda su quel pover’uomo come le fogne di Venezia nella putrida laguna.
Anche di questo misfatto mi sento in colpa e non so se essere solidale con lei o preoccupata per lui, quel padre così anonimo e così mio.
Rasserenandomi da sola e senza il micidiale “serenase”, spero e nello stesso tempo temo di riprendere il filo della mia vita dopo una brutale intossicazione di farmaci e dopo tanti anni di parcheggio esistenziale.
Vorrei fare qualcosa, ma ho paura di fallire ancora.
Non ho alcuna fiducia in me stessa e nelle mie costanti incompiute.
Ho vissuto per cinque anni soltanto esperienze tutte da rimuovere nel buco nero di un ipotetico inconscio.
Vorrei tentare qualcosa di creativo, un investimento tutto mio nel settore della pubblicità, della moda, della pittura, della fotografia, del giornalismo, della letteratura.
Vorrei essere me stessa.
Vorrei, vorrei, ma chi sono io ?
Niente da fare.
E’ peggio che andar di notte, come la befana, con le scarpe tutte rotte.
Nel lavoro attuale non c’è niente di poetico; io so di essere artistoide e di usare malamente e contro me stessa la mia sensibilità e le mie risorse estetiche.
Del resto, vivendo nella campagna trevigiana, sono lontana dai grandi circuiti della creatività e sono costretta a sognare in grande perché mi sento braccata in uno spazio angusto.
Il destino infame mi ha fatto nascere e crescere in una certa famiglia e in un certo posto; io non posso cambiare alcunché del mio passato e non riesco a cambiare alcunché del mio presente.
Questa visione araba della vita non mi appartiene, ma per il momento mi serve e me la tengo cara tra le cosce.
In famiglia e in paese la mentalità è ristretta: lavoro, denaro, villa, volvo, mercedes, merlot, poenta e osei, cabernet, poenta e brasoe, raboso, poenta e costesine, risi e bisi, cicchetti e spriz, prosecco e speo.
E di tutto il resto ?
Nient’altro o quasi niente.
In questa situazione mi sento una scolaretta delle scuole elementari, una figlia dipendente dalla madre, una bambina diversa dalle sue coetanee.
Se riuscissi almeno a staccarmi da questo esasperato individualismo, a demolire i muri di questo spietato narcisismo, se mi sentissi almeno una minima parte del gruppo, sono sicura che darei il cento per cento di me stessa, ma purtroppo l’impresa è impossibile perché in famiglia non mi sono mai sentita così.
Io sono un’esclusa, continuo dal posto sbagliato a guardare inebetita il mondo e tutti quelli che lo abitano attraverso un vetro, il vetro del mio salotto, e non riesco a far parte di un qualcosa di intero, di un qualcosa di organico.
Come una bambina ingenua e capricciosa resto sempre una scheggia impazzita e non concepisco altra forza e altra rottura al di là della malattia e del suicidio.
Mi convinco sempre più della necessità di distruggere dentro di me la figura materna per non restare bambina.
E il padre ?
Il padre si è sistemato da solo o almeno così mi sembra.
Che in tutto questo ci sia ancora lo zampino di mia madre ?
Non importa.
Il padre per il momento é sistemato.
E’ meglio procedere.

“CI VUOLE LA CHIAVE”

TRAMA DEL SOGNO E CONTENUTO MANIFESTO

“Viaggio su un’automobile guidata da un individuo molto giovane.
Con me ci sono mia moglie e un mio amico.
Stiamo ritornando da un luogo non meglio precisato dopo aver ispezionato una casa.
Poi mi trovo da solo in un’officina dove l’automobile deve essere riparata ed il meccanico dice che ci vuole la chiave.

Questo è quanto ha sognato Giordano.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

I sogni brevi hanno il merito di coniugare il simbolico e il reale secondo le coordinate di un discorso logico-consequenziale. La funzione onirica dell’Io o “Io sognante” è prossima a lasciare il posto alla funzione razionale o “Io vigilante”: il risveglio si avvicina.
L’Io è sempre lo stesso ed è sempre unico nel suo essere in mente e ossa una pulsione dell’Es, un ragionamento dell’Io consapevole o una censura del Super-Io.
L’Io si può anche definire “Mente autocosciente” secondo le ricerche neurofisiologiche di Eccles o “Psiche” secondo le teorie della tradizione.
Il termine “Psiche” sottende il sistema e le attività psichiche, l’organizzazione strutturale e l’evoluzione dinamica ed economica.
L’Io si può cogliere nelle varie funzioni e definire dormiente e onirico, reale e consapevole, corpo e mente, pulsione e ragione, censurante e impositivo, ma resta sempre un “Io” uno e unico, “uno” dal momento che è una funzione universale e “unico” perché riempito dalle personali esperienze vissute.
La Psicoanalisi ha efficacemente elaborato i suoi progressi nella dimensione psicodinamica “Io” ridimensionando l’Inconscio per non incorrere nel magico e nell’indimostrabile, seguendo le giuste contestazioni della Filosofia sulla necessità logica della consapevolezza.
Anche se la definizione di Freud vuole il sogno espressione di un desiderio rimosso e quindi in parte inconscio, le ricerche a lui contemporanee e successive hanno evidenziato il ruolo inequivocabile dell’Io sia nella veglia e sia nel sonno, mettendo tra parentesi, sempre in accordo con la Filosofia, l’Inconscio e i suoi surreali o metafisici prodotti.
Il sogno di Giordano consente di mostrare la funzione onirica dell’Io in piena azione e in oscillazione tra il registro simbolico e il registro razionale.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Viaggio su un’automobile guidata da un individuo molto giovane.”

“L’automobile” condensa simbolicamente la meccanicità neurovegetativa dell’apparato sessuale, la spontaneità erotica delle pulsioni organiche. Siamo nel territorio psichico “Es”.
“Guidata” condensa la funzione mediatrice dell’Io, in special modo se a essere equilibrate sono i vissuti degli istinti e le rappresentazioni psichiche collegate.
Questi sono i simboli.
Vediamo i meccanismi.
“Individuo molto giovane” è “proiezione” di un bisogno d’identificazione di Giordano e nel sogno funge anche da difesa da un coinvolgimento diretto e traumatico di una “parte di sé”.
Giordano evoca in sogno la sua psicodinamica sessuale e, al fine di procedere con sonno e sogno, usa il meccanismo di difesa dall’angoscia e dal risveglio della “proiezione” e presenta l’immagine ideale di sé in un anonimo “individuo molto giovane”.

“Con me ci sono mia moglie e un mio amico.”

Giordano non sa stare da solo e si porta dietro tanta gente nel suo sogno. “Mia moglie” è l’oggetto reale del contendere e il “mio amico” è il solito terzo intruso più che un rafforzamento psichico, è l’oggetto dell’invidia e della gelosia: due brutte bestie con tante scuse per la signora moglie.
In precedenza Giordano ha immesso in sogno un’immagine ideale di sé nell’individuo molto giovane, volendo intendere che lui è vecchio e inadeguato al compito neurovegetativo dell’amplesso sessuale. Di poi, introduce “un mio amico” a testimoniare di un sentimento di gelosia. Giordano sta navigando tra le infide sponde di un possibile tradimento sessuale da parte dell’amico e della moglie.
Vediamo dove va a parare con il suo sogno.

“Stiamo ritornando da un luogo non meglio precisato dopo aver ispezionato una casa.”

“Dopo aver ispezionato una casa” equivale a dopo aver analizzato la mia storia e la mia struttura psichiche e, nello specifico, la mia vita sessuale con mia moglie, la mia paura di essere inadeguato all’impresa e la mia gelosia verso il classico amico di famiglia.
Giordano è in psicoterapia e sta elaborando questi temi nelle sedute. Nel sogno si difende proprio con la vaghezza e la genericità, “un luogo non meglio precisato” e “una casa”.

“Poi mi trovo da solo in un’officina dove l’automobile deve essere riparata ed il meccanico dice che ci vuole la chiave.”

In effetti, le sedute sono personalissime e si svolgono quasi “da solo” in quanto elabori il tuo materiale psichico e quasi in compagnia perché hai un compagno di viaggio nella figura, quasi silente, dell’analista.
La “officina” è proprio il laboratorio che studia e sistema la meccanica della Mente e del Corpo, lo studio anonimo dello strizzacervelli visto che siamo in tema tecnico. Degno di nota è l’anonimato di “un’officina”, a fredda testimonianza di un distacco dal coinvolgimento emotivo e dall’investimento affettivo. Giordano si difende proprio sottraendosi alla partecipazione, ma si consola con la presenza.
“L’automobile deve essere riparata”, la sessualità deve essere riattraversata, rivisitata e riformulata. La riparazione psichica consiste proprio nella presa di coscienza della sua formazione psichica e, in specie, delle posizioni “orale”, “anale”, “fallico-narcisistica” e “genitale” con tutti gli annessi e connessi a cominciare dalle figure genitoriali, “posizione edipica”.
Il “meccanico” rappresenta la figura dell’analista per la sua perizia tecnica più che per le sue umane virtù: freddezza e distacco dal coinvolgimento significa “transfert” difensivo e affidamento minimamente affettivo.
Cosa vuol dire?
Un trattamento psicoterapeutico analitico si basa su tre pilastri metodologici: l’interpretazione, la razionalizzazione e l’analisi della relazione con l’analista o “transfert”. Quest’ultimo si attesta nella riedizione e nella riproposizione dei vissuti e dei fantasmi che il paziente ha elaborato sin da bambino nei confronti delle figure genitoriali. Il “meccanico” è investito di freddezza e di anonimato. Questa è la trasposizione dell’investimento che Giordano ha operato nella sua vita con le figure genitoriali e con le persone che lo hanno circondato e gli fanno ancora oggi corona.
Ma il gelido “meccanico” fa la sua parte, sempre secondo il vangelo del nostro protagonista, e “dice che ci vuole la chiave”.
“Dice” condensa la solennità dell’antico “ipse dixit”, lo ha detto lui stesso, il grande capo, il maestro e “più non dimandare” aggiunge Dante Alighieri da Firenze.
La “chiave” è il “busillis” della questione, la panacea di tutti i mali. La “chiave” è il classico simbolo fallico che condensa i tratti psichici dell’universo maschile e nello specifico il membro inteso, sempre simbolicamente, come potere e affermazione, come deliberazione sicura e coinvolgimento coraggioso, come scelta e decisione, come soluzione ai mille problemi di una relazione d’amore bella e fascinosa quanto complicata, perché richiede, oltre la “chiave”, anche il “chiavistello”.
Oltre i conflitti sessuali, Giordano soffre di gelosia e di freddezza affettiva, non sa coinvolgersi perché non l’ha esperito nel corso della sua formazione psichica e nessuno gliel’ha mai insegnato. Si suppone una coppia genitoriale in piena linea con il figlio.
Da un problema sessuale si è approdati a un problema affettivo, da una dimensione all’altra il passo simbolico è molto breve.

PSICODINAMICA

La psicodinamica del sogno di Giordano si snoda attraverso un itinerario naturale che parte da una crisi importante della sfera affettiva per approdare a una difficoltà sessuale in atto. Implica, di conseguenza, un conflitto mente-corpo e una resistenza all’affidamento, una precarietà nell’investimento di “libido genitale” e una “regressione” ricostituente e difensiva all’investimento di “libido narcisistica”.
La “posizione psichica orale” di Giordano è chiamata in primo luogo come la causa del malessere relazionale e sessuale, “posizione genitale”. La dimensione affettiva è deputata alla crisi del coinvolgimento psicofisico relazionale.
La tutela psichica operata da Giordano è stata eseguita con un rinculo regressivo alla “posizione fallico-narcisistica”, a un isolato ed esagerato culto di se stesso. Il narcisismo deve evolversi nell’amor proprio, che è la condizione dell’esercizio corretto della “posizione psichica genitale”, della relazione basata sul sentimento amoroso di donazione erotica e affettiva, il prendersi cura dell’altro.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Il sogno di Giordano evidenzia
l’istanza pulsionale “Es”, rappresentazione dell’Io organico o senziente e corporeo e legato al “principio del piacere”, in “Viaggio su un’automobile” e in “un’officina dove l’automobile deve essere riparata” e in “ci vuole la chiave.”,
l’istanza vigilante “Io”, rappresentazione dell’Io razionale e legato al “principio di realtà”, si manifesta in “viaggio” e in “stiamo ritornando” e in “mi trovo”, l’istanza morale “Super-Io”, rappresentazione dell’Io censurante e morale e legato al “principio del limite”, s’intravede in “il meccanico mi dice”.
Il sogno di Giordano elabora le seguenti “posizioni psichiche”:
la “orale” in “dopo aver ispezionato una casa”,
la “fallico-narcisistica” in “Poi mi trovo da solo in un’officina.”,
la “genitale” in “Viaggio su un’automobile” e in “l’automobile deve essere riparata ed il meccanico dice che ci vuole la chiave.”.
Preciso che la “posizione fallico-narcisistica” si rileva in qualsiasi psicoterapia psicoanalitica nel rituale della seduta: la claustrofilia e il ripiego in se stessi.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Il sogno di Giordano usa i seguenti “meccanismi psichici di difesa”:
la “condensazione” in “casa” e in “automobile” e in Officina” e in “chiave”,
lo “spostamento” in “meccanico” e in “guidata” e in “riparazione”,
la “figurabilità” in “ci vuole la chiave”,
la “proiezione in “individuo molto giovane”.
Il sogno di Giordano presenta il processo psichico della “regressione” nei termini psichici presenti nella funzione onirica: la “regressione topica” e la “regressione formale”, la prima con le allucinazione, la seconda con i modi di espressione primari, il concreto al posto dell’astratto, l’agire al posto del pensare.
Il processo psichico di difesa dall’angoscia della “sublimazione della libido” non si manifesta.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Giordano evidenzia un tratto psichico “genitale” all’interno di una cornice “fallico-narcisistica” fortemente critica: la chiave e la solitudine, la ricerca di potere e l’immaturità affettiva.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche usate nel sogno di Giordano sono
la “metafora” o relazione di somiglianza in “casa” e in “automobile” e in “chiave” e in “officina”,
la “metonimia” o nesso logico in “riparazione” e in “guidata”,
la “sineddoche” o la parte per il tutto in “chiave”.
Il sogno di Giordano è poeticamente semplice e scarno.

DIAGNOSI

La diagnosi dice chiaramente di una sindrome di immaturità affettiva e sessuale e di un ampio compenso narcisistico. Giordano ha investito in prevalenza “libido fallico-narcisistica” gonfiando a dismisura la relativa “posizione”.

PROGNOSI

La prognosi impone a Giordano di riattraversare la sua evoluzione affettiva e di recuperare la sua sicurezza negli investimenti di “libido genitale”. Giordano deve superare le dipendenze infantili e porsi nelle relazioni significative in maniera adulta al fine di raggiungere l’auspicata autonomia psichica. Giordano deve avere il coraggio di distogliere “libido” da sé per investirla fuori di sé con il cuore e senza attesa del riconoscimento da parte del benefattore.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta nella recrudescenza del “narcisismo” e dell’isolamento e nella succedanea sindrome depressiva in evitamento del coinvolgimento affettivo e dell’investimento erotico. L’immaturità traligna nell’infantilismo.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Giordano è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.
Il “simbolismo” è alla pari con il realismo discorsivo.

RESTO DIURNO

La causa scatenante del sogno di Giordano si attesta nel ripresentarsi di un sintomo di gelosia e di inadeguatezza, di una paura di solitudine e di una mancata gratificazione.

GRADO DI ATTENDIBILITA’ E DI FALLACIA

Per sondare la soggettività o l’oggettività, l’approssimazione o la verosimiglianza della decodificazione del sogno di Giordano, per valutare se l’interpretazione risente di forzature, stabilisco la prossimità all’oggettività scientifica o alla soggettività mistificatoria in una scala che va da “uno” a “cinque” in cui “1” equivale all’oggettività scientifica auspicata e “5” denuncia una forzatura interpretativa verosimile. Tale valutazione è resa possibile dalla presenza di simboli chiari e forti e di psicodinamiche affermate ed esaurienti.
La decodificazione del sogno di Giordano, alla luce di quanto suddetto, ha un grado di attendibilità e di fallacia “2”: nessuna forzatura a causa della chiara simbologia e della semplice psicodinamica in atto.

QUALITA’ ONIRICA

Il sogno di Giordano ha una qualità depressiva dal momento che esibisce una certa passività nel presentare processi di perdita.
Preciso che la qualità del sogno si ascrive a tratto e a modo della “organizzazione psichica reattiva” o personalità o carattere del sognatore, di Giordano in questo caso.

REM – NONREM

Il sogno di Giordano presenta una consequenzialità logica e simbolica che consente di stabilire che è stato elaborato nell’ultima fase REM, quella mattutina e prima del risveglio.
Ricordo che nelle fasi REM il sonno è turbolento, mentre nelle fasi NONREM il sonno è profondo e catatonico ossia presenta una caduta del tono muscolare, senza movimenti e spasmi, senza agitazione psicomotoria. La memoria è presente nelle fasi agitate rispetto alle fasi di caduta muscolare e di sonno profondo dove è quasi assente.

FATTORE ALLUCINATORIO

Il sogno di Giordano allucina i seguenti sensi:
la “vista” generalmente e nello specifico in ““Viaggio su un’automobile guidata” e in “Con me ci sono mia moglie e un mio amico.” e in “dopo aver ispezionato una casa.” e in “Poi mi trovo da solo in un’officina”,
“l’udito” nello specifico in “il meccanico dice che ci vuole la chiave.”
Gli altri sensi non sono in funzione e nel contesto del sogno non si presenta un’emozione di buona portata al di là di una spartana freddezza espressiva.

DOMANDE & RISPOSTE

La lettrice anonima ha posto le seguenti domande dopo aver letto la decodificazione del sogno di Giordano.

Domanda
Il suo parere sul sogno di Giordano?

Risposta
Il classico sogno di un narcisista in crisi, un uomo connotato da semplicità emotiva e mentale, da povertà psichica e culturale. E’ un vero peccato che Giordano non abbia potuto godere e non goda di se stesso e della sua vita in maniera giusta e consapevole. Pur tuttavia, Giordano ha maturato una “formazione psichica reattiva” che ha compensato le precarietà possibilmente con un ruolo di prestigio e un potere conclamato.

Domanda
Cosa intende per povertà psichica e culturale?

Risposta
Niente di morale!
Intendo dire che Giordano ha avuto nella sua infanzia pochi stimoli per imparare e per capire quello che gli succedeva dentro e fuori. Giordano si è fatto da sé e non ha trovato attorno genitori e maestri che lo aiutassero a maturare la consapevolezza di quel poco che aveva con difficoltà incamerato. Questo a livello psichico.
A livello culturale ha avuto a disposizione pochi schemi interpretativi della realtà in cui, suo bengrado o suo malgrado, si è venuto a trovare e a vivere. Conseguono poco spirito critico e poca istruzione. Notevole è la responsabilità dei genitori e del sistema educativo di fronte a un bambino che tendeva a chiudersi e a isolarsi.

Domanda
La scuola?

Risposta
La scuola incide fortemente nella formazione delle nuove generazioni, specialmente nella socializzazione e nell’acquisizione dei valori e dello spirito critico. Se un adolescente non riceve gli strumenti intellettivi per capire e capirsi, resta povero ed è un vero peccato perché da adulto si vergognerà di se stesso e avrà la triste consapevolezza di non aver avuto un’istruzione adeguata. Per quanto riguarda la “formazione psichica” questo adolescente vive un’evoluzione naturale più o meno rustica ed elabora una compensazione più o meno sofisticata.

Domanda
Quali sono gli strumenti intellettivi per capire e per capirsi?

Risposta
Il più ampio “sapere di sé” significa “aver gusto di sé”.
Quali “saperi”?
I “saperi” sono saper parlare e saper comunicare, saper leggere e saper scrivere, saper capire e saper operare, sapere di sé e sapere dell’altro, sapere di Dio e sapere di Marx. La cultura a livello psicologico è l’insieme degli schemi interpretativi ed esecutivi della realtà, a livello sociologico è l’insieme dei valori condivisi e convissuti, a livello semiologico è un insieme di segni da decodificare.

Domanda
Giordano ha bisogno di psicoterapia?

Risposta
Ha bisogno di essere seguito in questa ripresa di tutto quello che gli è stato negato e impedito, una riappropriazione che da solo non ha potuto concepire e una “maieutica” che può fare con una esperta ostetrica. Giordano deve liberarsi dalla paura dell’ignoranza e deve valorizzare i suoi averi reconditi e non visibili. Tecnicamente Giordano deve evolvere la “libido narcisistica” in “libido genitale”.

Domanda
Giordano in cosa brilla?

Risposta
Brilla in sogno nell’avere un’automobile, un individuo molto giovane che guida per lui, una moglie, un amico, una casa, un’officina, un meccanico. Se poi trova la chiave, può andare avanti compiutamente nel cammino esistenziale con un consapevole narcisismo. Giordano ha compensato le sue avvertite lacune psichiche con l’avere, con il possesso di beni umani e materiali. La psicodinamica narcisistica porta a essere bravissimi uomini d’affari, ricchi di soldi e di idee lavorative, a essere generosi per un fine discutibile di manipolazione, a creare dipendenza materiale in sostituzione della prestanza psichica e dell’autorevolezza.

Domanda
Ma Giordano sembrava un precario e adesso viene fuori un manipolatore.

Risposta
Il sogno esige una decodificazione del “contenuto latente” e viene fuori una persona con seri problemi. La “organizzazione narcisistica” presenta le suddette caratteristiche. In ogni caso il narcisista è un uomo che vive la sua vita regolarmente e insieme agli altri.
In ogni caso… attenti ai narcisisti!
Mia nonna Lucia diceva sempre nel suo dialetto siculo antico: “Nu quaraqquaquà nunnu voiu mancu sutta a tavola. Megghiu nu iattu!” Traduco per i bisognosi d’intendere: “un uomo vanaglorioso non lo voglio neanche sotto la tavola. Meglio un gatto!”

Domanda
Resto allibita da quello che ha detto.

Risposta
Qualcosa vacilla? Forse è il nostro narcisismo!

Domanda
Questa non l’ho capita. Me la spieghi per favore.

Risposta
Tutti abbiamo vissuto e viviamo una “posizione narcisistica”, tutti investiamo questo tipo di “libido”. Quindi, la resistenza a non capire si spiega con il ridestarsi del nostro narcisismo e con la difesa dello stesso.

Domanda
E il suo?

Risposta

Il mio narcisismo lo esibisco costantemente con verità discutibili e non assolute, ma di questa fallacia sono consapevole.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

Un rilievo merita la teoria dell’Io uno e trino.
L’Io è “uno” e universale in quanto “organizzazione psichica reattiva” ed è “unico” nel suo essere individuale.
L’Io è “trino” nel suo essere in mente e ossa una pulsione dell’Es, un ragionamento dell’Io consapevole o una censura del Super-Io.
L’istanza pulsionale “Es” è la rappresentazione dell’Io organico o senziente ed è legato al “principio del piacere”.
L’istanza vigilante “Io” è la rappresentazione dell’Io razionale ed è legato al “principio di realtà”.
L’istanza morale “Super-Io” è la rappresentazione dell’Io censurante e limitante ed è legato al “principio del dovere”.
Questo è uno schema della Psiche utile a organizzare i vissuti individuali e collettivi, oltre che a decodificare i prodotti psichici e culturali.
Niente di scientifico nel senso classico del concetto!
Si tratta di una griglia verosimile e probabile, pragmaticamente valida per la comprensione della varia fenomenologia umana che resiste, come i sogni, all’inquadramento ordinato e logico dei dati.

Quale prodotto culturale può essere associato al sogno di Giordano?

La “Topolino amaranto” di Paolo Conte, grande musicista e grande poeta, è proprio giusta per augurare a Giordano il superamento delle sue remore psichiche e la maturazione di una rinascita partendo da una crisi e ridimensionando la componente “narcisistica”.
Un’ottimistica direzione verso la vita e l’avvenire completa l’opera.
Il testo della canzone mostra con la giusta ironia l’energia investita nella ripresa globale da parte del popolo italiano dopo la seconda guerra mondiale: dalla distruzione alla ricostruzione con un gradevole e significativo feticcio, la “topolino”, per esorcizzare le angosce della morte scampata.

Paolo Conte – La Topolino amaranto

Testo della canzone
Oggi la benzina è rincarata
è l’estate del quarantasei
un litro vale un chilo d’insalata,
ma chi ci rinuncia? A piedi chi va? L’auto: che comodità!

Sulla Topolino amaranto
su, siedimi accanto, che adesso si va.
Se le lascio sciolta on po’ la briglia
mi sembra un’Aprilia e rivali non ha.
E stringe i denti la bionda
si sente una fionda e abbozza un sorriso con la fifa che c’è in lei
ma sulla Topolino amaranto
si sta ch’è un incanto nel quarantasei

Bionda, non guardar dal finestrino
che c’è un paesaggio che non va:
è appena finito il temporale e sei case su dieci sono andate giù;
meglio che tu apri la capotte e con i tuoi occhioni guardi in su
beviti sto cielo azzurro e alto che sembra di smalto e corre con noi.

Sulla Topolino amaranto

Topolino Topolino

 

 

 

VERGINITA’ E NOSTALGIA

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 TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

 “Mi trovavo nella mia vecchia casa universitaria ed era l’alba.

Avrei dovuto fare la valigia e partire qualche ora dopo. Tuttavia, invece di affrettarmi con i preparativi, mi trattengo in compagnia di un ragazzo e, con lui, guardo un video di noi due che facciamo l’amore.

Non volevo guardare l’orologio, sapendo che era già tardi.

Una volta finito il video, apro le mie due valigie e prendo dal mio armadio, dagli scaffali e dai portagioie soltanto alcuni dei miei effetti personali, dato che non sarebbe stato possibile portare tutto con me. Faccio tutto abbastanza in fretta, sapevo perfettamente ciò che volevo portare con me e ciò che volevo lasciare.

Mentre faccio le valigie, entrano nella mia stanza tante ragazze che cominciano a frugare tra le cose che avrei lasciato, prendendo ciò che poteva essere loro utile.

Avevo le valigie chiuse, quando ricordo di avere dimenticato di prendere una preziosa collana di rubini, regalo di una zia.”

Questo è il sogno di Mariastella.

DEODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 CONSIDERAZIONI

Il sogno di Mariastella è elaborato splendidamente dall’”Io” nel dormiveglia, è raccontato in maniera logica e lineare, non contiene alcunché di assurdo o di paradossale, ha la sua degna simbologia.

Tratta di una giovane donna che trasloca e fa le valige, di un esodo costruttivo e non certo di un distacco depressivo, di vita attuale con video annessi e gusti voyeuristici in linea con i tempi e con la tecnologia elettronica. Mariastella ha inviato un bel prodotto psichico adeguatamente confezionato e sognato tra la veglia e il sonno: un cinquanta per cento da sveglia e l’altro cinquanta da dormiente, come insegnava negli anni settanta l’emerito professor Marco Marchesan in quel benemerito “Istituto di Indagini Psicologiche” di Milano che tanto ha contribuito alla divulgazione della Psicologia in quegli anni pioneristici. Mariastella, di poi, acconcia logicamente

Il suo ricordo onirico e lo offre come un “sogno a occhi semichiusi”.

 SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI

Andiamo a vendemmiare il sogno di Mariastella per reperire i tradimenti simbolici, quelli che contengono e nascondono la verità psichica in atto.

“Mi trovavo nella mia vecchia casa universitaria ed era l’alba.”

Mariastella ritorna al passato, rievoca un tempo trascorso, riattualizza  esperienze vissute e fantasmi che hanno consentito l’avvento del nuovo, l’evoluzione degli “investimenti di libido”.

“L’alba” rappresenta quello che può e vuole nascere in Mariastella.

La “valigia” condensa il grembo femminile con tutti i suoi annessi sessuali e procreativi, rappresenta la donna e la madre nelle sue valenze psichiche e neurovegetative.

 “Avrei dovuto fare la valigia e partire qualche ora dopo. Tuttavia, invece  di affrettarmi con i preparativi,”. E’ da rilevare la mancanza di fretta, l’assenza di ansia nevrotica, la disposizione a ricordare: “amarcord”. Io mi ricordo di quando studiavo tra studenti e studentesse e del tempo della goliardia e dell’avventura, della conoscenza umana e della crescita psicofisica, dell’autocoscienza e dell’autonomia. “Amarcord” di quel “sapere di me” che faceva volentieri a meno dei dettami moralistici e censori del mio “Super-Io”. Mariastella evidenzia il sentimento della nostalgia senza dolore acuto, una vena di pacata tristezza soltanto in riguardo alla collana preziosa di rubini, oltretutto dono della zia. Tutto il resto è ben digerito e la consapevolezza del presente psichico attesta della dimensione, “breve eterno”, che consente di rivivere il nostro intimo “dejà vu e dejà vecu, il nostro personale ”già visto” e “già vissuto”.

Infatti “mi trattengo in compagnia di un ragazzo e, con lui, guardo un video di noi due che facciamo l’amore.” Come volevasi dimostrare. Nessun commento sul far l’amore, ma è legittima la domanda: “ perché in video e non in vivo?” E’ un vecchio amore, uno strumento di crescita psicofisica. Adesso lui è un caro amico. Forse è il primo amore, quello che non si scorda mai perché è finito. Il sogno offre una “traslazione” del fatto occorso, più che del desiderio, una rivisitazione di un’esperienza formativa.

Il “video” condensa una “traslazione” del ricordo e non è funzionale a una nuova eccitazione dal momento che dopo non succede niente in tal senso.

“Non volevo guardare l’orologio, sapendo che era già tardi.” Mariastella vuole rivisitare il suo recente passato, vuole rivivere parti della sua formazione, vuole ricordare esperienze significative della sua evoluzione psicofisica e nello specifico in riguardo alla sua vita sessuale. L’orologio è un “fantasma di morte”, di perdita del passato, una perdita evolutiva, una crescita, un’esperienza su cui il ricordo gradevole porta alla pacata riflessione di ciò che è stato. Mariastella si compiace di soffermarsi sulle sue perdite e sui suoi acquisti secondo il sacrosanto “principio dell’evoluzione”. La consapevolezza del ritardo che si accumula attenua l’ansia della sosta.

“Una volta finito il video, apro le mie due valigie e prendo dal mio armadio, dagli scaffali e dai portagioie soltanto alcuni dei miei effetti personali, dato che non sarebbe stato possibile portare tutto con me.”

Mariastella si spiega da sola. Le valigie riguardano la sua femmina e la sua femminilità, l’armadio riguarda il suo passato più intimo, gli scaffali riguardano la sua offerta sociale, i portagioie riguardano l’intimità della vita sessuale. Non tutto può essere ricordato e non tutto ha contribuito alla formazione. Il dimenticatoio è pronto per i vissuti e le esperienze non significative. A tal uopo servirà un ripostiglio, magari uno sgabuzzino ben arredato di scaffalature idonee alla sacra conservazione del passato. Gli effetti personali confermano della preziosa intimità del materiale che Mariastella vuole portare con sé e ricordare, dal momento che è impossibile ricordare tutto ciò che si è vissuto in un periodo così intenso della vita come la prima giovinezza e la sacra goliardia della vita universitaria. E’ chiaro il richiamo alla dimensione psichica del “Subconscio” e al meccanismo di difesa della “rimozione”.

“Faccio tutto abbastanza in fretta, sapevo perfettamente ciò che volevo portare con me e ciò che volevo lasciare.” La coscienza è limpida e la memoria non fa difetto. E allora avanti con l’esplicitazione del materiale prezioso. La verità si occulta nel velo e allora bisogna disvelarla.

“Mentre faccio le valigie, entrano nella mia stanza tante ragazze che cominciano a frugare tra le cose che avrei lasciato, prendendo ciò che poteva essere loro utile.” Queste ragazze sono le tante “Mariestelle” che hanno popolato di volta in volta la casa psichica della nostra ardita protagonista. Il passato si compone delle tante tessere adeguatamente vissute e si presentano i bisogni e i desideri di allora legati a quella Mariastella emergente in quel momento storico della sua vita. Le esperienze vissute, nel bene e nel male, sono archiviate e forniscono oggi un’organizzazione psichica, la personalità di Mariastella. Bisogna notare come il contesto sia tutto al femminile e le ragazze che frugano alla ricerca di una qualche utilità rievocano un gineceo universitario fatto di confidenze e trasgressioni.

“Avevo le valigie chiuse, quando ricordo di avere dimenticato di prendere una preziosa collana di rubini, regalo di una zia.”

Ecco il punto centrale del sogno di Mariastella: nel suo essere femminile, “le valigie”, manca “una preziosa collana di rubini”, la sua verginità psicofisiologica. Mariastella manifesta un contrasto nel rievocare l’esperienza sessuale che l’ha portata a emanciparsi dallo stato verginale. La “collana”, oltretutto così preziosa e rosso rubino, è simbolo della recettività vaginale e della deflorazione. La “zia” che gliela ha regalata non è altro che la figura materna che l’ha concepita e sulla quale è avvenuta l’identificazione al femminile. Le “valigie chiuse” attestano della compiutezza delle esperienze sessuali in riferimento al suo essere femminile. Mariastella è una donna fatta.

Questo è quanto di simbolico si doveva rilevare e include l’analisi del sogno.

 PSICODINAMICA

Il sogno di Mariastella tratta i seguenti temi in riguardo all’universo psicofisico femminile: la formazione sessuale e in particolare la problematica conflittuale legata alla deflorazione, l’evoluzione della “libido” e la “posizione genitale”, il condizionamento della cultura sulla vita sessuale e nel caso specifico sulla “verginità”, i meccanismi di difesa e le resistenze istruite nel vivere l’esperienza della deflorazione. La regola sociale divulgata esige la persona giusta e il momento giusto. Un “rebus” ben combinato! Il “buon senso” psicologico suggerisce semplicemente una buona consapevolezza e un buon amor proprio, al di là dei condizionamenti culturali che hanno già svolto la loro funzione in maniera consistente e non sempre del tutto consapevole. Torniamo al sogno di Mariastella. Non appare alcun tipo di trauma, ma soltanto una pacata nostalgia e una parziale rimozione in riguardo alla  “preziosa collana di rubini”. Bisogna aggiungere che la cultura incide in base all’insegnamento delle madri e dei padri, della famiglia e della società, della politica e della religione. A tutto questo monumento di dettami inscritti nel “Super-Io” di ogni giovane donna si antepone il “fantasma” personale elaborato a tal riguardo nelle diverse “posizioni della libido”. La deflorazione è una perdita, una violenza, una liberazione, un obbligo, una costrizione, un piacere, un’emancipazione o quanto altro individualmente si è elaborato e vissuto? La verginità è un valore o un disvalore? La verginità è un “segno sulla carne” della donna di cui dover rendere conto al maschio che la prenderà in moglie e magari anche alla società di appartenenza? La verginità rientra nella dote materiale come sua parte essenziale? Di certo, la deflorazione è vissuta nell’Immaginario delle donne come una dolorosa lacerazione di una parte delicata del proprio corpo, l’imene. Escludiamo qualsiasi tipo di violenza e ci atteniamo all’ottimale: una buona consapevolezza e un buon amor proprio.

Tutto il resto è degno di un saggio specifico.

ANALISI

Seguendo la nuova tendenza di analizzare i simboli in maniera discorsiva e di inserirli in una griglia interpretativa, rimando alla precedente trattazione “simboli, archetipi, fantasmi”.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE    

Il sogno di Mariastella contiene la produttiva azione dell’istanza “Io” nell’organizzazione dei simboli e della psicodinamica. La pulsione dell’istanza “Es” si manifesta nell’erotismo voyeuristico, così come il suo contenimento è opera dell’istanza “Io” con la collaborazione e il merito dell’istanza “Super-Io”. Il sogno di Mariastella sviluppa la “posizione genitale” degli investimenti della “libido”.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa istruiti sono la “condensazione”, lo “spostamento”, la “simbolizzazione”, la “figurabilità” per quanto riguarda la formazione del sogno: “casa, alba, valigia, orologio, armadio, scaffale, portagioie, ragazze, collana di rubini, zia”.

E’ presente la consapevolezza della “rimozione”, “ricordo di avere dimenticato”, e la “sublimazione” associata alla “razionalizzazione”, “guardo un video di noi due che facciamo l’amore”.

E’ presente, codificato in maniera squisitamente personale, il principio psicodinamico di ordine economico nel “sapevo perfettamente ciò che volevo portare con me e ciò che volevo lasciare”.

Non tutto il materiale psichico può essere contenuto e conservato, non tutti i vissuti possono occupare lo spazio, più o meno ampio, della coscienza dell’”Io”.

Non tutti i vissuti e i fantasmi possono coesistere e tanto meno sono utili alle condizioni date.

La legge di Mariastella si avvicina ai meccanismi psichici di difesa dall’angoscia della “intellettualizzazione” e della “razionalizzazione” a conferma della “coscienza di sé” ostentata nel sogno e nell’affermazione indagata.

Il “sapevo perfettamente” si accetta come autoconsapevolezza e non come arroganza.

ORGANIZZAZIONE REATTIVA

La “organizzazione reattiva” evidenzia un tratto psichico di natura maniacale: evitamento dell’angoscia di perdita e ripresa della vitalità.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche coinvolte nel sogno di Mariastella sono la “metafora”, la “metonimia”, l’“iperbole”, l’”enfasi” e nell’ordine “valigia”, “orologio”, “collana di rubini”.

DIAGNOSI

Mariastella esibisce la razionalizzazione di una psicodinamica conflittuale in riferimento alla “libido genitale” e in particolare alla deflorazione senza offrire particolare sofferenza psiconevrotica.

PROGNOSI

La prognosi impone a Mariastella di operare una “rimozione” adeguata in riguardo a incidenti e ripensamenti collegati alla sua vita sessuale. La “preziosa collana di rubini” rientra nella legge da lei formulata “del portare con sé e del lasciare”. Bisogna saper selezionare ciò che serve: trionfo del pragmatismo e dell’intelligenza operativa.

 RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta nel sentimento-risentimento della nostalgia e in un nevrotico ritorno del passato con colpevolizzazioni dell’organo e della funzione sessuale.

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

Perché la simbologia della “collana preziosa di rubini” rappresenta l’organo sessuale femminile e in particolare l’esperienza della deflorazione? La “collana” condensa la recettività vaginale, la “preziosità” condensa la verginità come valore individuale e sociale, i “rubini” condensano, oltre alla preziosità, il sangue collegato alla rottura dell’imene. L’associazione di simboli perfeziona il significato profondo, una combinazione sempre gestita dal “processo primario”.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Mariastella è “2” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

 Il resto diurno si attesta in un “amarcord”, un pensiero nostalgico del passato in un momento di compensazione dell’avarizia del presente. Oltre al casuale ricordo, è possibile un incontro fortuito evocatore.