LA BORSA DI UNA DONNA

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Ho sognato di avere un appuntamento con due amiche in un caffè della mia città.

Arrivata in anticipo, mi rendo conto, vedendomi riflessa su una vetrina, che sono vestita con abbigliamento che di solito uso per dormire, ma non è un vero e proprio pigiama.

Decido di tornare a casa a cambiarmi, visto che ho tempo e vado verso l’auto (una BMW 5 che, nella realtà, ho venduto nel 2011).

Il tempo peggiora e apro l’ombrello.

Io riesco a ripararmi, ma nella mia borsa è entrata tanta acqua.

Ricordo vagamente dove è parcheggiata l’auto.

Passo sotto un portico di un condominio, convinta di trovare l’auto subito al di fuori di esso, ma non c’è.

Vado in un parcheggio lì vicino, dove entro anche in un giardino tappezzato di tessuto chiaro così come i cani, forse due levrieri, avvolti in questo tessuto (mi pare azzurrino) che li decora con un grande fiocco.

Torno indietro, ma non riesco a trovare la mia auto. Intanto la pioggia si fa sempre più intensa.”

Bernie

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Ogni sogno ha la sua chiave interpretativa. Se ben si considera la trama, si trova l’elemento dominante attorno al quale si snoda l’intreccio dei simboli, quel cardine attorno al quale girano gli eventi raccontati. Nel sogno di Bernie questo cardine è “nella mia borsa è entrata tanta acqua”. Il completamento del quadro e della psicodinamica è proprio la conclusione: “Torno indietro, ma non riesco a trovare la mia auto, nel frattempo la pioggia si fa sempre più intensa.”

Bernie ha ben confezionato il suo sogno immettendovi in maniera ordinata e corretta la sua esperienza di donna che s’imbatte nella maternità. E’ un sogno che elabora la “posizione psichica genitale” della protagonista senza vanagloria e senza struggimento, il desiderio e il rischio di una gravidanza in un periodo ben preciso della sua vita, quando era proprietaria di “(una BMW 5 che, nella realtà, ho venduto nel 2011).” La stessa Bernie con la sua precisazione colloca temporalmente i contenuti del suo sogno. Si tratta di un’esperienza vissuta nel 2011 dal suo corpo e dalla sua mente, dalla sua “auto” e dalla sua sensibilità, un vissuto ambivalente che ha bisogno di essere ripulito dai sensi di colpa, abbisogna di “catarsi”, come suggerisce la simbologia della pioggia che “si fa sempre più intensa”.

Il sogno di Bernie è ben formulato e ben raccontato, è ricco di simboli e di allegorie, quasi una favola moderna senza tante stranezze, ma con quel qualcosa in più che fa distinguere il sacro dal profano, il privato dal pubblico, il desiderio dal dolore.

Interpretarlo sarà compito gradito alla luce della compostezza simbolica ed emotiva, della linearità narrativa e sentimentale.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Ho sognato di avere un appuntamento con due amiche in un caffè della mia città.”

Bernie esordisce con la sua vena relazionale e con il suo bisogno di gente, di persone a cui esibire il suo e con cui condividere l’altrui. Le “due amiche” rappresentano la parte relazionale migliore della protagonista, così come il “caffè” rievoca il luogo poetico e creativo dello scambio. La “mia città” è lo spazio protettivo d’investimento delle energie, un luogo ampio che denota la sicurezza con cui Bernie distribuisce e agisce le sue pulsioni sociali. A tutti gli effetti simbolici Bernie ha un incontro ravvicinato del suo tipo con se stessa. È in procinto di tirare fuori dal suo cilindro psichico l’oggetto magico che l’attrae e la cruccia.

Arrivata in anticipo, mi rendo conto, vedendomi riflessa su una vetrina, che sono vestita con abbigliamento che di solito uso per dormire, ma non è un vero e proprio pigiama.”

Bernie è ansiosa e ha la consapevolezza di esibire una “parte psichica” intima e privata secondo una modalità compatibile agli occhi degli altri, alla visione della gente, alla sensibilità della folla. Bernie ricorda un periodo della sua vita in cui si fidava e si affidava al prossimo con spigliatezza e con disinvoltura, un’età in cui le promesse del domani si coniugavano con i desideri e le aspettative aspiravano a concretizzarsi. Bernie si compiace di se sessa, ha coscienza di essere una bella donna e sfodera il suo narcisismo nell’immagine e nei modi di relazionarsi. Ricordo che ci sono dei luoghi, oltre che la casa, in cui è normale esibirsi in in un “quasi pigiama”.

I simboli dicono che c’è ansia nell’arrivare “in anticipo”, che “mi rendo conto” è una funzione dell’Io e attesta di una presa di coscienza, così come alla “posizione psichica narcisistica” appartiene la consapevolezza di “vedendomi riflessa su una vetrina”. Ancora: il “vestita” condensa i modi di trasparire e di apparire, “l’abbigliamento che di solito uso per dormire” dice che si tratta di modalità psichiche molto personali e quasi intime che possono essere esibite perché non sono “un vero e proprio pigiama”.

Decido di tornare a casa a cambiarmi, visto che ho tempo e vado verso l’auto (una BMW 5 che, nella realtà, ho venduto nel 2011).”

Bernie precisa il tempo della trama rievocata nel sogno. Oltre alla normale “regressione” onirica, abbiamo una “regressione” temporale finalizzata a combinare in parole e in immagini le fila di un discorso già fatto e di un’esperienza già vissuta. Bernie torna indietro nel tempo e si veste dei panni di quel momento della sua vita e s’imbatte, non certo a caso, nella vita intima e sessuale di allora. Interessante è la precisazione vigile del tipo di macchina, “una BMW 5”, e dell’alienazione del bene, “ho venduto nel 2011”, come a dire che Bernie rispetto a quel tempo si è rinnovata nella sostanza e nei modi. Il viaggio a ritroso è iniziato e il sogno trova il materiale psichico da comporre in base alle intensità emotive che contiene. Non resta che seguirlo con diligenza e cortesia.

Analisi della simbologia: “decido” attesta della volitività dell’Io nel deliberare e letteralmente significa “taglio” i fronzoli e vado al sodo, “tornare a casa a cambiarmi” si traduce con “rientro in me stessa e rifletto sulla prossima esibizione delle mie “parti psichiche”, “visto” è una funzione valutativa dell’Io consapevole, ”ho tempo” si traduce “posso e ho potere” secondo una padronanza degli eventi che stanno per emergere, “l’auto” contiene l’apparato sessuale e genitale con i suoi automatismi neurovegetativi. “Vado verso” è il simbolo del principio della “intenzionalità della coscienza” scoperto da Brentano, del fatto che la psiche si dirige sempre verso un “oggetto” ben preciso. Bernie, infatti, sta sognando e spontaneamente e naturalmente si sta dirigendo verso una esperienza importante e formativa della sua vita.

Il tempo peggiora e apro l’ombrello.”

Il sogno si avvia verso la rievocazione di un qualcosa di pesante, per cui è opportuno, se non necessario, difendersi dalle tensioni e dalle emozioni connesse. Bernie si avvia verso il dolore e si tutela con la copertura della sua Mente e del suo Corpo, delle sue idee e delle sue sensazioni. Il breve quadretto è la precisa allegoria dei “meccanismi psichici di difesa” dall’angoscia che istruiamo quando l’equilibrio psicofisico può vacillare: la crisi può arrivare ed è tempo di difendersi dagli eccessi emotivi. Bernie si dispone all’equilibrio migliore possibile nelle condizioni date.

La simbologia attesta che “Il tempo peggiora” traduce l’insorgenza di forti emozioni, così come “apro l’ombrello” rappresenta i “meccanismi psichici di difesa” dall’angoscia. Il prosieguo del sogno ci dirà da cosa inizia a difendersi Bernie.

Io riesco a ripararmi, ma nella mia borsa è entrata tanta acqua.”

Bernie è sana e salva, è integra. Soltanto la sua “borsa” è in crisi. Componiamo i due elementi onirici nei simboli corrispondenti e viene fuori che Bernie ha vissuto un trauma nel suo grembo e nel suo apparato genitale. L’allegoria della gravidanza è perfettamente riprodotta in “nella mia borsa è entrata tanta acqua”. Il “processo primario” offre alla funzione onirica i meccanismi della “condensazione” e della “figurabilità” per rappresentare un dato psicofisico, la gravidanza per l’appunto.

Ma perché Bernie è tanto contrariata dal desiderio di gravidanza o dal fatto che è incinta?

Ma perché Bernie scinde il suo grembo dal resto del suo corpo?

Domande lecite, ma bisogna procedere con garbo per capire.

I simboli dicono che “riesco a ripararmi” attesta della difesa da un pericolo, così come la “borsa” coniuga il grembo femminile e la recettività sessuale, “è entrata” significa fecondazione, “tanta acqua” è simbolo del liquido amniotico e della maternità. Il meccanismo di difesa della “razionalizzazione” sta tutto perfettamente dentro a “riesco a ripararmi”. Bernie usa il cervello per non farsi male o per non cadere nelle spire di un’intensa “paura senza oggetto” come l’angoscia.

Ricordo vagamente dove è parcheggiata l’auto.”

Bernie ha subito una violenza, ma non una violenza violenta, una violenza legale come quelle domestiche e familiari che tantissimo contraddistinguono i nostri tempi e le relazioni tra un uomo e una donna. Il sogno dice chiaramente che Bernie ha subito un trauma genitale, possibilmente un ingravidamento che esulava dalla sua volontà e dalla sua programmazione. Bernie aveva ben considerato che facendo sesso poteva restare incinta, ma l’eiaculazione e la fecondazione sono avvenute a sua insaputa. Questa è una violenza domestica, ma non basta. Quando è successo il fatto, Bernie era impreparata, non c’era nel coito, non partecipava all’amplesso. Il suo organo sessuale non percepiva e non era in sintonia con il partner.

Vediamo i simboli.

Il “ricordo vagamente” attesta simbolicamente di uno stato sub-liminare della coscienza e di una caduta della vigilanza dell’Io. Quello che è auspicabile nell’amplesso sessuale per approdare all’orgasmo, non è quello che sta vivendo Bernie. Il sogno dice chiaramente di una sua assenza dalla dinamica e di un distacco dal quadro in movimento. “L’auto” rappresenta l’organo sessuale e l’automatismo neurovegetativo, “vagamente” è caduta della vigilanza, “parcheggiata” dice della collocazione e della partecipazione psicofisiche. Il tutto simbolico conferma quanto detto in precedenza.

Passo sotto un portico di un condominio, convinta di trovare l’auto subito al di fuori di esso, ma non c’è.”

Bernie è alla ricerca della sua identità sessuale femminile e istruisce le difese per non incorrere in altri traumi proprio collocandosi in mezzo alla gente. Bernie sa che la folla consente un rafforzamento della propria identità psichica, ma questa operazione, classica dopo un trauma, non funziona.

Vediamo i simboli. Il “portico” rappresenta una difesa psichica e una copertura relazionale. Il “condominio” condensa lo stare insieme e la convivenza sociale. “Convinta di trovare l’auto” attesta della ricerca d’identità psicofisica femminile. “Al di fuori di esso” si traduce senza smarrire la mia individualità. “Non c’è” è la vanificazione della ricerca.

La situazione di Bernie è contraddistinta da una leggera angoscia dell’indistinto e dell’indifferenziato. La donna cerca la sua femminilità e non la trova, per cui si sente nella terra di nessuno: una brutta sensazione.

Vado in un parcheggio lì vicino, dove entro anche in un giardino tappezzato di tessuto chiaro così come i cani, forse due levrieri, avvolti in questo tessuto (mi pare azzurrino) che li decora con un grande fiocco.”

Bernie aggiunge al suo sogno elementi che avvalorano l’interpretazione. “I cani”, avvolti nel tessuto azzurrino e decorati con un grande fiocco, parlano di natalità e chiariscono il suo vissuto di diventare madre. Bernie nel 2011 ha vissuto l’esperienza della maternità in maniera contrastata, rivede la realtà di allora e ne rivive le sensazioni. Questa “regressione” è terapeutica perché è funzionale al recupero di “parti di sé” che in passato Bernie non aveva potuto rielaborare. Il sogno oscilla tra il desiderio di maternità e la realtà di un’esperienza infausta. Il prosieguo chiarirà la vertenza.

I simboli dicono che il “parcheggio” è un’area di sosta per la macchina, un luogo di attesa intriso di intimità. Il “giardino” rappresenta la realtà psichica in atto e in versione bella e ovattata, “tappezzata di tessuto chiaro”. I “cani” indicano la dipendenza psichica. “Avvolti in questo tessuto” conferma la protezione affettiva. Il “fiocco” azzurro è indizio della nascita di due maschietti nella cultura e nei balconi delle case della gente.

Torno indietro, ma non riesco a trovare la mia auto. Intanto la pioggia si fa sempre più intensa.”

La difesa della “regressione” non è bastata e non è servita ad attenuare il dolore della maternità contrastata o mancata, del desiderio inappagato o della imposizione subita. Bernie è ai ferri corti con la sua “femmina”, più che con la sua “femminilità”. Non riesce a ritrovarsi nella vita e nella vitalità sessuale. Per il momento l’unica operazione psichica possibile e salutare è quella di alleviare i sensi di colpa, di operare una “catarsi” delle pendenze psichiche a suo carico, di tutto quel materiale che rimprovera a se stessa e alla sua immaturità nel sapersi affermare e imporre.

I simboli attestano di una marcia indietro in “torno indietro” e di una revisione del materiale psichico emerso, di un’incapacità a ritrovarsi a livello sessuale e di un bisogno di riformularsi per andare avanti nella sua vita: “non riesco a trovare la mia auto”. La “pioggia” lava i sensi di colpa che inevitabilmente arrivano e inesorabilmente infieriscono sul problema o sul trauma. “Sempre più intensa” esprime l’intensità del cumulo di colpe da espiare. In ogni caso l’effetto “pioggia” è decisamente salutare e lascia ben sperare per un’efficace presa di coscienza e una robusta ripresa della “razionalizzazione” dei vissuti. Al di là di tutti i traumi e i dolori, si può tranquillamente affermare che l’anno 2011 non è stato fausto per la protagonista del sogno. In questo non si è lontani dal vero.

Nota finale: il sogno di Bernie si chiude con l’effetto psicoterapeutico in atto e in prosieguo e riconferma, qualora ce ne fosse bisogno, quanto il sognare sia benefico e salutare per la nostra vita corrente.

PSICODINAMICA

Il sogno di Bernie svolge in maniera pacata la psicodinamica della maternità contrastata, elabora la “posizione psichica genitale” e si colloca temporalmente in un’esperienza vissuta nel 2011 dal suo corpo e dalla sua mente. Il vissuto viene ripulito dai sensi di colpa da una “catarsi” ben simboleggiata dalla pioggia “sempre più intensa”.

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

Dei “simboli” si è ampiamente detto. Il sogno di Bernie ne contiene tantissimi. Degni di nota sono i seguenti: “caffè”, “vetrina”, “abbigliamento”, “auto”, “ombrello”, “borsa”, “acqua”, “auto”, “portico”, “pioggia”.

Non si sono evidenziati “archetipi” o simboli universali in maniera conclamata. La maternità è risolta da Bernie come esperienza personale.

Il sogno di Bernie richiama il “fantasma” dell’identità sessuale in riferimento alla maternità.

Sono presenti le seguenti istanze psichiche: l’Io vigilante e razionale in “vedendomi” e in “mi rendo conto” e in “visto” e in “decido”, l’Es o rappresentazione delle pulsioni in “nella mia borsa è entrata tanta acqua. Ricordo vagamente dove è parcheggiata l’auto”. Il “Super-Io” o istanza psichica censoria e limitante non è presente.

Il sogno di Bernie presenta la “posizione psichica fallico-narcisistica” in “riflessa su una vetrina” e la “posizione psichica genitale” in “nella mia borsa è entrata tanta acqua.”

Bernie usa nel sogno i seguenti “meccanismi psichici di difesa”: la “condensazione” in “caffè” e in “abbigliamento” e in “pioggia” e in “borsa” e in altro, lo “spostamento” in “auto” e in “cani”, la “figurabilità” in “Il tempo peggiora e apro l’ombrello” e in “nella mia borsa è entrata tanta acqua”, la “razionalizzazione” in “riesco a ripararmi”. Il processo psichico di difesa della della “regressione” è manifesto in “Vado in un parcheggio” e in “torno indietro”, oltre che nei limiti della funzione onirica.

Il sogno di Bernie manifesta un tratto “genitale” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva” a metà tra il “fallico-narcisistica” e il “genitale”.

Le “figure retoriche” elaborate da Bernie nel suo sogno sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “pigiama” e in “casa” e in “ombrello” e in “borsa” e in “portico” e in “pioggia”, la “metonimia” o nesso logico in “auto” e in “acqua”. Ricordo le allegorie della gravidanza in “nella mia borsa è entrata tanta acqua” e dei meccanismi psichici di difesa dall’angoscia in “Il tempo peggiora e apro l’ombrello”.

La “diagnosi” dice di una maternità contrastata e di un possibile trauma al riguardo e con recupero dell’identità sessuale femminile.

La “prognosi impone a Bernie di tenere sempre sotto controllo la pulsione alla maternità tramite la “razionalizzazione” e di investire in maniera efficace le energie nell’amor proprio e nel gusto intenso delle proprie azioni e della propria vita.

Il “rischio psicopatologico” si attesta in un “ritorno del rimosso” e in una conversione del contrasto e del trauma in un sintomo psiconevrotico con caduta della qualità della vita e dell’umore.

Il “grado di purezza” del sogno di Bernie è “buono” in quanto la simbologia è vasta e combinata in maniera consequenziale.

La “causa scatenante” del sogno di Bernie può essere un semplice ricordo o una libera associazione.

La “qualità” del sogno di Bernie è il movimento nello spazio.

Il sogno di Bernie può essere stato elaborato durante la seconda fase del sonno REM.

Il “fattore allucinatorio” si attesta nel senso della “vista” in “vedendomi riflessa”, ma soprattutto nel movimento in “arrivata” e in “tornare” e in “passo” e in “vado” e in “entro” e in “torno indietro”.

Il “grado di attendibilità” dell’interpretazione del sogno di Bernie è “buono”. La presenza di tanti simboli ha trovato la giusta interazione.

DOMANDE & RISPOSTE

L’interpretazione del sogno di Bernie è stata sottoposta alla riflessione di una lettrice anonima che di mestiere fa l’avvocato. Sono emerse le seguenti domande e sono conseguite le seguenti risposte.

Domanda

Come immagina Bernie?

Risposta

Bernie è una persona compatta che vive tra la bellezza e l’altruismo.

Domanda

Lei ha fatto riferimento alla violenza domestica sulle donne. Mi spiega meglio?

Risposta

Le violenze sulle donne e sui minori avvengono per il novanta e passa per cento entro le mura domestiche e sono di vario tipo e di varia qualità. E’ violenza psichica dire al proprio figlio che è un cretino ed è violenza fisica dargli una sberla. Ma le due violenze, purtroppo, non sono separabili perché non esiste una violenza nel corpo che non si riverberi nella psiche e viceversa. E’ violenza psichica la prevaricazione tra moglie e marito ed è violenza fisica qualsiasi offesa al corpo. Vale quanto ho detto prima. Tralascio la violenza omicida che colpisce l’universo femminile in questo periodo. Aggiungo che dentro l’alcova spesso si consumano illegalità inaudite e violenze sottili. Nel sogno di Bernie ci può essere una violenza da parte del partner nel rischio di gravidanza causato da un atto inconsulto e deliberatamente personale. Spesso la donna non viene consultata sull’esito finale del coito e viene vissuta culturalmente alla mercé del maschio e trattata come l’oggetto di scarico della sua “libido” e della sua volontà di potenza. Riporto un dato statistico su questo insano costume in Africa, ma la questione è internazionale. Una donna nigeriana partorisce cinque o sei figli se non muore di parto. La relazione tra natalità e produzione dei beni di sopravvivenza è tragica. La prima viaggia in progressione geometrica, la seconda in progressione aritmetica, (moltiplicando o addizionando), per cui la selezione naturale, che è già tremenda con l’alta soglia della mortalità infantile, è inevitabile per mancanza di cibo. Le organizzazioni internazionali stanno insegnando alle donne i metodi contraccettivi, ma devono insegnare soprattutto agli uomini a non disperdere il seme in qualsiasi anfratto. L’invasione del vecchio continente da parte di questa gente è una fuga naturale verso la vita e non si può risolvere con leggi repressive, bensì con politiche di educazione e di sostegno a lungo termine.

Domanda

Sono pienamente d’accordo e aggiungerei che il quadro delle violenze va rivisto dal legislatore e che i codici devono essere aggiornati nei tanti modi di arrecare danno al prossimo. In sostanza, se il mio uomo eiacula nella mia vagina senza il mio consenso, questa è una violenza e soprattutto in prospettiva di una gravidanza indesiderata e di tutto quello che comporta nell’esistenza di una donna. Non a caso le femministe gridavano nel mitico “sessantotto” che “l’utero è mio e me lo gestisco io”. Si riferivano soprattutto al diritto all’aborto e all’uso di contraccettivi.

Risposta

La rivoluzione culturale del “sessantotto” è stata uno spartiacque tra il passato fascista e il rinnovamento liberale. Non si sono mai valutati abbastanza i benefici effetti che essa ha prodotto nella mentalità della gente. Al di là delle degenerazioni terroristiche, il movimento mondiale del “sessantotto” ha visto l’alleanza tra operai e studenti e ha contribuito a demolire le monolitiche certezze e strutture del passato.

Domanda

Tornando a Bernie, l’anno 2011 è stato un brutto periodo della sua vita.

Risposta

Il 2011 è stato un momento di transizione tra la donna ancora adolescente nella mentalità e la donna che si impegnava socialmente con una convivenza o con un matrimonio e che portava in evoluzione le sue potenzialità. Credo che sia stato un anno formativo e di svolta. Ogni male non viene per nuocere. Tutto si evolve e non si può restringere in categorie morali.

Domanda

In quale luogo si può indossare il pigiama senza stridore?

Risposta

In ospedale non fa alcuno stridore. Forse Bernie ha rievocato questo tipo di esperienza. Spesso nei sogni ricorrono queste situazioni di grande preoccupazione e il sognarle ha un effetto psicoterapeutico doppio: scarica le tensioni congelate e, se il sogno viene interpretato e capito, aiuta la “razionalizzazione” del trauma.

Domanda

Interessante, ma ci vuole uno specialista del sogno per farlo funzionare al cento per cento, uno come lei che ci sa fare nel settore. Appartiene a una scuola o ha fondato una scuola per caso?

Risposta

Risposte negative: non appartengo a niente e a nessuno, non potrei essere fondatore di alcunché semplicemente perché i fondamenti teorici della mia modalità interpretativa non sono miei. Io ho rielaborato parte del “Sapere” psicoanalitico in riferimento al sogno e l’ho applicato secondo una griglia che, nello spazio di tre anni e soprattutto grazie al contributo dei marinai che mi hanno mandato i loro sogni, ho approfondito e aggiustato al meglio. Niente di originale nel mio lavoro, tutto è stato detto. Io sono un eclettico che ha messo insieme, sempre in riguardo al fenomeno onirico, un quadro teorico e pratico che era congeniale alla mia formazione.

Domanda

Mi racconta qualcosa della sua formazione?

Risposta

Negli anni settanta, quando la facoltà di Psicologia sfornava i primi psicologi, eravamo un pugno di amici che studiavano a Milano l’ipnositerapia e l’ipnosi fantasmatica con il benamato Giammario Balzarini, il fondatore della prima scuola di psicoterapia psicologica in quel di Cremona. Ci siamo ritrovati per quattro indimenticabili e proficui anni e ci siamo formati sui fantasmi e sul loro significato: Analisi immaginativa. Il resto è venuto da sé. Giammario ci ha lasciati, ma i suoi allievi hanno portato avanti la scuola. In quel periodo ho avuto la possibilità di avere come docenti psicoanalisti del calibro di Carlo Ravasini e Diego Napolitani, nonché la Mirella Novelli Curi che oltre a sapere le teorie, sapeva anche insegnare da dio.

Domanda

Il suo lavoro sul blog è assolutamente gratuito?

Risposta

Assolutamente e, come ho scritto, io restituisco tutto quello che ho ricevuto dalla gente in termini di conoscenze della psiche. Posso affermare che tra la pratica e la grammatica, tra le teorie psicologiche e la psicoterapia io preferisco la seconda e semplicemente perché ho imparato sul campo tutto quello che non c’era sui libri o che non avevo letto.

Domanda

So che si definisce poeta contadino.

Risposta

Io sono fondamentalmente contadino e coltivo i miei alberi in Sicilia durante la buona stagione. D’inverno torno nel laborioso e civile Veneto che mi ha ospitato dal 1973. In tutte le stagioni e ogni sabato immancabilmente pubblico un articolo sul blog. Attualmente gli archivi contengono 215 interpretazioni di sogni che dimostrano anche l’evoluzione della teoria e della pratica. Più che poeta, sono uno scrittore di cose psicologiche.

Domanda

Quale canzone ha scelto per il sogno di Bernie?

Risposta

La scelta è obbligata: “la borsa di una donna” cantata dalla voce originale di Noemi. Il testo è particolarmente bello nella sua semplicità ed è scritto a più mani da uomini. Non mi dilungo e ve lo propongo. Alla prossima e grazie mille e ancora mille.

I BOZZETTI DELICATI DI ALEXA

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Ho sognato di trovarmi nella grande casa dove ho vissuto quand’ero sposata, casa che ho lasciato nell’estate del 2001.
Nel sogno la casa era ancora più lussuosa di quanto non lo sia già nella realtà e aveva un design più moderno con grandi vetrate al posto delle pareti sia esterne che interne/divisorie.
Ero molto stupita del fatto che nel giardino non ci fossero i due cani a cui ero affezionata e che da quell’estate non ho più rivisto.
Improvvisamente i due cani si palesano con mia grande gioia e mi fanno le feste com’erano solito fare.
Dentro questa casa appare un amore di gioventù che nulla ha a che vedere con quella location.”

Alexa ha fatto questo sogno.

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Introduco brevemente il processo psichico di difesa dall’angoscia della “regressione” dal momento che nel sogno di Alexa è istruito per ben due volte. La prima si attesta in “Ho sognato di trovarmi nella grande casa dove ho vissuto quand’ero sposata, casa che holasciato nell’estate del 2001.” La seconda si presenta alla fine del sogno in “Dentro questa casa appare un amore di gioventù che nulla ha a che vedere con quella location.”
La “regressione” inverte il movimento normale ed evolutivo, va indietro piuttosto che avanti a causa di una frustrazione o di una angoscia ingestibili dalla coscienza e che non si può risolvere con gli altri meccanismi di difesa. Si ripristinano forme mentali e comportamenti del passato che non sono compatibili con la realtà psico-esistenziale. La psicodinamica regressiva è tutta opera dell’Io e si svolge in tre modi: la “regressione topica”, la “regressione temporale”, la “regressione formale”.
La “regressione topica” si attesta in un percorso retrogrado dell’eccitazione nervosa, come avviene nel sogno. Essendo negato all’energia l’accesso alla motilità, essa ritorna indietro e attiva il sistema percettivo in una creazione di immagini sensoriali, di allucinazioni, di fantasmi: aspetto immaginifico del sogno. Il cammino invertito della “libido” è sincronico e spaziale, avviene simultaneamente all’interno dell’apparato psichico.
La “regressione temporale” riprende le tappe superate del modo di organizzazione della “libido”. Questo processo esige che lo sviluppo psichico avvenga per tempi diversi e per organizzazioni specifiche dei vissuti, (orale, anale, fallico-narcisistica, genitale), nonché con i meccanismi psichici di difesa dominanti.
La “regressione formale” si attesta in modi di espressione sperimentati nel passato che sostituiscono modalità espressive più evolute e in linea con la maturazione in atto.
La “regressione” di Alexa è “topica” e “formale” perché avviene in sogno all’interno dell’apparato psicofisico, nell’unità psicofisica o “corpo-mente”, un processo del tutto naturale, ed è “temporale” perché riporta alle modalità psichiche della “posizione fallico-narcisistica”.
Questa breve nota teorica è a vantaggio dei miei giovani colleghi che spesso mi chiedono delucidazione si meccanismi e processi psichici di difesa dall’angoscia.
Tornando al sogno di Alexa, bisogna subito dire che il prodotto si fa apprezzare per la sua bonaria compostezza e per la sua delicata fattura. La protagonista approfitta della “regressione” per formare dei “quadretti” mettendo insieme ricordi di esperienze vissute. Nessuna acrimonia e nessun trauma si manifestano dentro questa cornice di vita vissuta e fatta di ricordi e di candida ingenuità: Alexa non valuta, ripropone pezzi di se stessa perché sollecitata dalle necessità della vita. Il sogno è incentrato sulla parte migliore della “posizione fallico-narcisistica”, quell’amor proprio che non guasta mai nelle giuste dosi.
Non resta che procedere con la decodificazione del sogno per vedere con gli occhi i “bozzetti delicati” di Alexa.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Ho sognato di trovarmi nella grande casa dove ho vissuto quand’ero sposata, casa che ho lasciato nell’estate del 2001.”

Alexa esordisce in sogno innescando il “processo della regressione”. Nel presente della sua vita qualcosa non gira bene, per cui sente il bisogno di tornare indietro nello spazio e nel tempo e di ancorarsi a una stazione psichica quanto meno gratificante, anche se triste come qualsiasi congedo e qualsiasi rottura coniugale. Lo spazio è occupato dalla “grande casa”, il tempo è fissato “nell’estate del 2001”. Il sogno dovrà dare spiegazione di questa marcia indietro e dovrà spiegarci qualcosa del presente della nostra protagonista. Alexa “era sposata”, era in piena “posizione psichica genitale”, aveva un uomo su cui investire la sua “libido”, aveva una composizione e un’integrazione psichiche, aveva una sua “organizzazione psichica reattiva”, un suo carattere, una sua personalità, una sua struttura. Insomma Alexa era una persona con la sua storia intima, privata e sociale, una donna che si era naturalmente maritata in realizzazione dei suoi desideri e dei suoi progetti. Alexa non è una donna di poco amor proprio e di poca autostima, è una donna altolocata perché si trova “nella grande casa dove” ha vissuto. Simbolicamente Alexa è arrivata al matrimonio con un buon senso dell’Io, una buona educazione e una buona posizione sociale: una figlia di buona donna e di buona famiglia. Alexa, la buona e la preziosa, sta sognando quella “se stessa” al tempo della convivenza solidale e legale con il suo uomo. Non si intravedono particolari drammi e angosce depressive nel “lasciare” quella casa sia nel senso logistico e sia nel senso psichico. Alexa è appagata di aver lasciato il marito e di aver evoluto quella sua “grande casa”, quei suoi modi di essere, di esistere e di relazionarsi, quella struttura psichica, per l’appunto, evolutiva. Alexa aspirava al meglio e voleva il meglio per sé. Si era accontentata di quello sposalizio e di quell’uomo, così come si era accontentata di “quella se stessa”, ma adesso Alexa si ravvede e, da donna ulteriormente cresciuta e oltremodo consapevole, guarda proprio oltre, là dove lancia anche il suo cuore. Dalla “libido genitale” della donna “sposata” è tornata indietro alla “libido fallico-narcisistica” dove si era ben vissuta e costruita, per cui la “fissazione” è naturale oltre che d’obbligo. Ritorniamo sempre dove ci siamo trovati bene e abbiamo ben meritato di noi stessi.

“Nel sogno la casa era ancora più lussuosa di quanto non lo sia già nella realtà e aveva un design più moderno con grandi vetrate al posto delle pareti sia esterne che interne/divisorie.”

Avete presente l’essenza del desiderio?
Adesso ve la dimostro.
Alexa è in piena “posizione fallico-narcisistica”, quella buona non quella cattiva, l’amor proprio e non la negazione dell’altro.
Chissà quante volte da bambina si è immaginata e si è desiderata bella e brava!
Alexa in sogno sta dicendo dei suoi desideri e sta tessendo le seguenti convinzioni: “io ero già una bella persona, ma mi sono immaginata ancora più valida e importante, una donna adeguata ai tempi e alle persone, sia dentro di me e sia fuori di me”. Ancora: “io avevo una buona consapevolezza del mio mondo interiore e mi relazionavo in maniera egregia, trasparivo, ero solare, ero in linea con i tempi ed ero esteticamente attraente.” Alexa sta oggi vivendo una situazione di disagio psichico e relazionale che le ricorda “l’estate del 2001”, la fine della sua relazione coniugale. Come allora, Alexa oggi riesce a trovare la giusta autostima e l’adeguata valutazione della sua figura interiore ed esteriore.
Vediamo i simboli: la “casa” o la struttura psichica evolutiva, “lussuosa” o lussata nel senso di al di là della giusta postura e in senso traslato ricca di luce e di consapevolezza, “design” o modi di apparire e formalità, “moderno” o in linea con la moda e i modi del tempo, “vetrate” o capacità di comunicazione interiore e sociale o quella che si chiama solarità con pregi e difetti, “pareti” o giuste difese tra interno ed esterno e tra “parti di sé” possibilmente in contrasto. Si prende atto che Alexa ha una buona corrispondenza e trasparenza tra quello che sente e quello che vive, quello che è e quello che appare, una bella abilità e una pericolosa virtù.

“Ero molto stupita del fatto che nel giardino non ci fossero i due cani a cui ero affezionata e che da quell’estate non ho più rivisto.”

In tanto benessere qualcosa non va al posto giusto o non funziona come dovrebbe. Il potere di donna è in crisi perché non ci sono “i due cani” nel giardino. Il “cane” simbolicamente rappresenta l’alleato psichico e l’oggetto dell’investimento della “libido” in condizione di inferiorità per l’animale e di superiorità per il cosiddetto padrone: “a cui ero affezionata”. Alexa accusa una timidezza, una titubanza, una resistenza a lasciarsi andare e ad affidarsi, per cui l’immagine affermativa di prima si rivela più un desiderio di oggi che quella realtà di quando si era sposata e stava con il suo uomo. “I due cani” rappresentano gli alleati psichici che consentono di investire energia e di esercitare potere. “I due cani” sono la “traslazione” della figura del marito, oggetti su cui esercitare il potere che non ha e non sa di avere. Alexa ha investito su quell’uomo che non si è rivelato degno della sua persona e delle sue energie, per cui la separazione è stata la giusta e naturale conclusione. Resta un dilemma: era il marito poco affermativo o era Alexa che non si sentiva riconosciuta come persona, oltretutto, di valore? Il prosieguo del sogno lo dirà. Il “giardino” è un simbolo erotico che induce a pensare che Alexa non andava d’accordo sessualmente con il suo uomo. Resta il dubbio di chi dei due era senza potere, ma certamente i cani sono simboli e fungono per delucidare una psicodinamica di coppia.

“Improvvisamente i due cani si palesano con mia grande gioia e mi fanno le feste com’erano solito fare.”

Non fa una grinza il rivedere “i due cani” semplicemente perché tutti i salmi finiscono in “gloria”. Il contesto simbolico ci dice che Alexa vede se stessa affermativa e migliora le sue prestazioni di donna come desiderava. Alexa è diventata come voleva. I “due cani” sono l’oggetto d’investimento della sua energia, “libido”, “si palesano” equivale a un atto di consapevolezza del materiale psichico risalito dal profondo, la “gioia” significa ebbrezza neurovegetativa mischiata a coscienza di sé, “mi fanno le feste” è segnale di passività e per converso di potere.

“Dentro questa casa appare un amore di gioventù che nulla ha a che vedere con quella location.”

Alexa opera un’ulteriore “regressione” a un altro investimento d’oggetto, un altro uomo e “un amore di gioventù”, ma lei non era quella di quella casa lussuosa, era una persona ancora non evoluta e matura al punto ottimale. La seconda “regressione” si fissa nell’adolescenza, “un amore di gioventù”, di quelli che non sono né carne e né pesce ma che sono tutto, di quelli che ti fanno sentire le farfalline nello stomaco, di quelli che fanno crescere entrambi tra un timore e una trasgressione, di quelli che non esigono la perfezione della maturità seriosa, di quelli che si compensano nella deficienza, di quelli che non esigono alcuna maturità e sanno immaginare l’impossibile. Quando Alexa era ragazzina si è innamorata e si è fatta le ossa in amore.
Quant’era bello quando si era poveri e ignoranti, quando c’era tutto da imparare!
Anche quella casa era bella e Alexa lo sa.
Questo è quanto dovevo al sogno di Alexa.

PSICODINAMICA

Il sogno di Alexa si presenta con dei quadretti delicati seguendo un processo regressivo che approda all’adolescenza. In questo andare a ritroso Alexa spolvera dei pezzi psichici molto colorati del suo “sé” e della sua persona, “maschera”, rievocando anche momenti critici di perdita che non hanno in lei alcun sapore depressivo. La psicodinamica rientra nella dimensione “fallico-narcisistica” dal momento che Alexa sa incensare molto bene la sua figura con assoluta e ingenua naturalezza e senza rasentare alcuna forma di superbia e di vanagloria. Anche la “libido genitale” della “posizione” omonima non presenta alcun risentimento e clamore. Un senso fatalistico fa respirare tutto il sogno senza che la protagonista si atteggi a donna fatale. Il ricordo e il ricordare di Alexa sono permeati di naturale e verginale candore.

ULTERIORI RILIEVI TECNICI

Il sogno di Alexa contiene i seguenti valorosi “simboli”: “casa” o struttura psichica evolutiva o organizzazione psichica reattiva, “sposata” o esercizio della libido genitale nell’omonima posizione psichica, “lussuosa” o fuor di norma e di postura ed eccesso nella modalità di vivere, “design” o formalità affettivamente fredda, “vetrate” o difese razionali, “pareti” o meccanismi psichici di difesa, “stupita” o caduta della vigilanza, “giardino” o vitalità erotica, “cani” o alleati psichici e potere, “fare le feste” o esercizio degli affetti e investimenti di libido, “amore di gioventù” o investimento di libido genitale e coscienza di sé.

“L’ archetipo” in azione nel sogno di Alexa è la Psiche o sistema psichico.

Il “fantasma” evocato e in circolazione è l’identità psichica e l’immagine di sé.

Il sogno di Alexa evidenzia le seguenti istanze psichiche: Io vigilante e razionale in “ero molto stupita”, “Es” pulsionale in “i due cani si palesano” e in “un amore di gioventù”. Il “Super-Io censorio e limitante risulta assente.

Le “posizioni psichiche” presenti sono la “fallico-narcisistica” e di riferimento la “genitale”: “la casa era ancora più lussuosa” e “quand’ero sposata”.

I “meccanismi psichici di difesa” usati da Alexa nel sogno sono la “condensazione” in “casa” e in altro, lo “spostamento” in “cani” e in “amore di gioventù e in altro.

I “processi di difesa” in atto prepotente sono la “regressione” e la “fissazione” in ““Ho sognato di trovarmi nella grande casa dove ho vissuto quand’ero sposata, casa che ho lasciato nell’estate del 2001.” e in “Dentro questa casa appare un amore di gioventù che nulla ha a che vedere con quella location.” La “sublimazione della libido” non è presente.

Il sogno di Alexa presenta un valido tratto “fallico-narcisista” in una “organizzazione psichica reattiva genitale”: amor proprio coniugato a disposizione all’investimento verso l’altro.

Le “figure retoriche” evidenziate nel sogno sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “casa” e in “giardino” e in altro, la “metonimia” o nesso logico in “fare le feste” e “amore di gioventù” e in altro.

La “diagnosi” dice di una “regressione” rigenerante alla “posizione fallico- narcisistica” e di una gratificazione rievocativa della propria formazione psicofisica.

La “prognosi” impone ad Alexa di curare l’amor proprio e la sua storia psichica con diligenza e con quella vena di naturale ingenuità che la fa essere fuori dall’ordinario, extra-ordinario.

Il “rischio psicopatologico” si attesta soltanto in una caduta della componente dolcemente affermativa e in una psiconevrosi da perdita di potere, una psicoastenia, una nevrosi attuale, quelle senza cause rimosse.

Il “grado di purezza onirica” è stimato nell’ordine del “buono” alla luce delle poche manipolazioni a cui il sogno è stato sottoposto nella sua semplicità.

La “causa scatenante” del sogno di Alexa rientra in una riflessione sulla situazione psico-esistenziale in atto o in qualche incontro fortuito e significativo che ha evocato ricordi del tempo che è andato fuori ma è rimasto dentro.

La “qualità onirica” è sicuramente la delicatezza dei significati profondi che il sogno contiene in forma semplice e favolistica.

Il sogno di Alexa è avvenuto durante la terza fase del sonno REM in piena compostezza e con un compensato senso nostalgico.

Il “fattore allucinatorio”, i sensi specifici particolarmente sollecitati, si manifesta blando e dolce in “si palesano” e “appare”: senso della “vista” ovviamente.

Il “grado di attendibilità” della decodificazione del sogno di Alexa è “medio” perché altre interpretazioni sottili sono sottese alla trama, ma mancano gli elementi giusti per connettere i simboli. Di conseguenza, è possibile la fallacia di quanto affermato nei termini umanamente consentiti ma di ordine sempre “medio”.

DOMANDE & RISPOSTE

Alla luce della simpatia riscontrata presso i marinai, ho riproposto la lettura del sogno di Alexa alla lettrice anonima che ha soltanto la terza media. Ringalluzzita mi ha posto le seguenti domande.

Domanda
Innanzitutto ringrazio per gli apprezzamenti e torno a dire che io non capisco tutto quello che lei scrive, ma riesco a capirlo all’ingrosso anche perché lei si ripete spesso. Vengo alla prima domanda. Non ho capito che cosa ha sognato Alexa: che cosa sono i “bozzetti delicati?
Risposta
Alexa ha sognato parti di se stessa e della sua esperienza di vita e li ha scelti in maniera naturale e li ha trattati con gentilezza. Quello di Alexa non è un sogno traumatico e allucinante, è un prodotto psichico composto perché Alexa possiede sicuramente il bandolo della matassa anche delle cose spiacevoli e dolorose che le sono successe e che ha vissuto, come la separazione dal marito.
Domanda
Quando ha parlato di regressione ho capito ben poco o quasi niente e mi sono sentita ignorante.
Risposta
In effetti, sei ignorante di queste teorie. Servono ai miei colleghi giovani che lavorano nel difficile e affascinante settore della psicoterapia.
Domanda
Grazie per l’ignorante anche perché me lo ha detto da galantuomo.
Risposta
Stringi stringi, sapessi quanto sono ignorante anch’io. A furia di dedicarmi a studi settoriali, non ho potuto coltivare tante cose che magari mi piacevano. Comunque sono un bravo contadino.
Domanda
Ma perché Alexa si era sposata se non era sicura di fare questo passo, visto che dopo si è separata?
Risposta
Non saprei rispondere a una domanda così precisa, ma in generale ti posso dire che spesso ci si sposa per altri motivi e non perché si è pronti e maturi per questo passo importante della vita e della vita affettiva in particolare: ad esempio per una fuga dalla famiglia o per una maternità indesiderata. Tecnicamente posso usare il termine “immaturità psichica” per intendere l’incompletezza dell’evoluzione delle “posizioni psichiche”. Se non ci si è evoluti dalla “posizione fallico-narcisistica nella “posizione genitale”, senza nulla perdere ma tutto conservando, se non si è pronti a investire sugli altri la propria “libido”, se non ci accorgiamo che gli altri esistono e possono essere oggetto del nostro interesse e desiderio, ecco, allora si è immaturi per condividere e per scambiare sensi e sentimenti, idee e azioni, fantasie e fatti e soprattutto per avere figli.
Domanda
Ho capito. Ma mi sa dire quando siamo completi a livello psicologico?
Risposta
Dalla nascita all’adolescenza passano quindici anni. Ecco la “formazione psichica reattiva” è compiuta, il carattere si è formato, la personalità si manifesta, la struttura è completa. Dopo continua l’evoluzione di questi tratti psichici acquisiti a opera dei meccanismi di difesa dall’angoscia. Ricordo che le “posizioni psichiche reattive” in ordine di tempo sono la “orale” o affettiva, la “anale” o aggressiva, la “fallico-narcisistica” o fantasioso autocompiacimento, la “genitale” o investimento di libido nell’altro. Sono evolutive e sono soggette al principio del “nulla si perde ma tutto si conserva e si complica”, un’entropia da tenere consapevolmente ordinata. Ricordo ancora che nella formazione psichica è determinate per l’identità sessuale la “posizione edipica” o la conflittualità con i genitori con relativa risoluzione attraverso il riconoscimento del padre e della madre. Non è da dimenticare il sentimento della rivalità fraterna. Mi fermo. Ho detto tutto quello che ho imparato dal mio lavoro psicoterapeutico sul campo nello spazio temporale di quarant’anni.
Domanda
Comincio a non capire.
Risposta
Effettivamente il discorso si è fatto difficile per te, ma non per i miei colleghi.
Domanda
Cambio argomento. La psicoterapia funziona o hanno ragione le persone che dicono che non serve a un bel niente?
Risposta
La psicoterapia consiste nella presa di coscienza della propria “organizzazione psichica”, di cosa abbiamo vissuto nostro bengrado e nostro malgrado, di come abbiamo reagito agli eventi della vita e di come ci siamo difesi dall’angoscia ossia quali meccanismi abbiamo usato. La psicoterapia si attesta nel renderci padroni a casa nostra e disposti verso gli altri come completamento del nostro essere viventi. Qualsiasi psicoterapia si pone questo fine, ha buon esito. Esistono dei livelli della presa di coscienza e diverse metodologie. Comunque fondamentalmente la vera psicoterapia la fa il paziente e non l’operatore. Questi sono solo cenni di discorsi molto ampi e articolati, ma vedo che la tua terza media non t’impedisce di essere curiosa e di fare domande cazzute. In ogni caso, se un asino fa psicoterapia diventa un asino consapevole, ma non diventa un cavallo e tanto meno una scimmia.
Domanda
Lei sta dicendo cose che capisco. Se io vado in psicoterapia, decido io fin dove voglio arrivare per risolvere il problema e per stare meglio.
Risposta
Messaggio ricevuto. Decidi naturalmente quale equilibrio psicofisico è opportuno per te attraverso quello che hai voluto conoscere di te e della tua formazione e della tua organizzazione.
Domanda
Nell’interpretazione del sogno di Alexa lei ha detto che non sempre è buono essere trasparenti con gli altri. Io ho capito che non va bene sputtanarsi e dire tutto quello che si sente e si vive. Ho capito bene?
Risposta
Hai capito benissimo. Nella decodificazione del sogno di Alexa ho detto che la cosiddetta “solarità” è una pericolosa virtù. Far trasparire l’interiorità ed esibirla all’esterno porta a grossi incidenti personali e relazionali. Non si danno le perle ai porci. Non tutte le persone sono capaci di capire e di rispettare il nostro materiale psichico, la nostra sensibilità e i nostri gusti, le nostre idee e il nostro corpo, la nostra unità psicofisica insomma. Bisogna sempre mantenere un certo riserbo e rispetto del nostro mondo interiore e non “sputtanarlo”, come dicevi argutamente tu. L’ingenuità non crea fascino, il sapersi dispensare a dosi giuste e opportune attrae e crea interesse.
Domanda
Ho capito benissimo. Lo ha detto molto bene. Spero che mi chiamerà ancora a porre le domande. Grazie.
Risposta
Non aspetto altro che una persona che mi costringe a dire cose difficili in modo facile. Grazie a te e alla prossima.
Domanda
Dimenticavo di chiederle quale canzone ha scelto per questo sogno.
Risposta
Mi ha particolarmente colpito la bellezza della parte finale del sogno di Alexa. quando introduce una amore giovanile, “un amore di gioventù”, all’interno della donna elaborata e sofisticata, “quella location”, un’esperienza universale d’innamoramento che conclude la formazione psichica per dare inizio alle esperienze d’amore. E allora ho scelto la canzone degli anni settanta dal titolo significativo “Quindici anni”, cantata da certi “Vicini di casa”, un prodotto popolare e un complesso anonimo utili a dare senso al primo sentimento “genitale” dell’adolescenza. Notate quanto eravamo grigi e brutti in quegli anni. Avevamo veramente poco e, come dice Francesco Guccini, “a vent’anni si è stupidi davvero”. Ma questo è un altro discorso.

 

 

LA VERANDA DI MIA NONNA

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Cammino per il vialetto della villa al mare insieme a mia sorella e a mio zio. Sul margine vedo una gatta stesa in terra, con le zampe rigide e dalla sua postura capisco che è morta. Il suo aspetto però non è sgradevole. Assomiglia ad un peluche e penso che non deve aver avuto una brutta morte. Lì intorno ci sono altri gatti.
Più vado avanti, però, più mi accorgo che la figura, oramai alle mie spalle, diventa sempre più grande e scura. Realizzo che è un cavallo nero e che è morto. Attorno a lui si aggirano gatti e cani, che iniziano a morderlo.
Non voglio guardare, affretto il passo, quando sento dei forti nitriti. Mi volto nuovamente e vedo il cavallo in piedi lottare furiosamente per scrollarsi di dosso gli altri animali.
Quelli però gli stanno sopra e vedo distintamente un cane lacerargli un lungo lembo di pelle, strappandogli un lamento.
Sento che non posso permettere che lo sbranino. Corro verso di loro e grido forte mettendo in fuga gli animali.
Al posto del cane, però, vedo un uomo, forse con un coltello in mano. Capisco che smetterà di opprimere il cavallo, ma mi sento in pericolo, temo che mi insegua.
Allora mi metto a correre e mi ritrovo sulla veranda di mia nonna. Non vedo altra via di fuga che attraverso i balconi, sicché mi preparo a scavalcare le ringhiere.
Mi rendo conto di sognare e penso che non è la prima volta che sogno fughe del genere.
Mi sveglio.”

Così ha scritto Sabino!

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Sabino definisce incubo questo sogno, ma in effetti non lo è perché il “contenuto manifesto” non coincide con il “contenuto latente”. Indiscutibilmente è un sogno molto intenso e ricco che ha disturbato e agitato notevolmente il sonno fino al progressivo risveglio. La qualità del sogno di Sabino è decisamente “cenestetica”, scatena i sensi e procura sensazioni, rasenta l’isteria nel suo movimento ricco di risvolti emotivi attraenti e dettato da simbologie magnetiche.
Per quest’ultimo motivo il sogno di Sabino merita il massimo dei punti sul “grado di purezza onirica” perché il “processo secondario”, la razionalità, ha potuto far poco di fronte alle tante elaborazioni simboliche del “processo primario”. Quest’ultimo ha avuto vita facile nel saltare di palo in frasca nello sviluppo del tema dominante ed è stato sempre pronto ad associare nuovi simboli alla psicodinamica in elaborazione: dalla donna, alla madre, al padre, alla nonna e a gran parte della “posizione edipica” con un andamento incalzante e recuperando la “posizione anale” con la connessa “libido sadomasochistica”.
Dopo questa premessa si può passare alla laboriosa decodificazione del sogno di Sabino.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Cammino per il vialetto della villa al mare insieme a mia sorella e a mio zio.”

Il sogno si preannuncia tranquillo con il suo allegro quadretto familiare, ma in effetti prepara tempi cupi per Sabino man mano che l’ermetismo dei simboli si snoda e prende corpo a livello emotivo. Per il momento si presentano gli alleati, coloro che sosterranno Sabino nelle sue traversie in ambito familiare, “insieme a mia sorella e a mio zio”, una femmina e un maschio. La “villa al mare” lascia intravedere un senso altolocato dell’Io.
Niente di speciale!

“Sul margine vedo una gatta stesa in terra, con le zampe rigide e dalla sua postura capisco che è morta. Il suo aspetto però non è sgradevole.
Assomiglia ad un peluche e penso che non deve aver avuto una brutta morte.”

Sabino fa subito i conti con l’universo femminile, “la gatta”, e l’approccio non è dei migliori perché scarica la sua aggressività mortifera verso le donne, “stesa in terra, con le zampe rigide e dalla sua postura capisco che è morta”. Sabino ha una qualche consapevolezza di questa ostilità verso l’universo femminile e i suoi dintorni, “capisco”, dal momento che lo recupera e si riconcilia dopo aver ridotto la carica vitale o isterica, “non è sgradevole” e “assomiglia a un peluche”. Sabino trova le donne particolarmente vivaci e prepotenti, ma non può fare a meno d’investirle della sua rabbia. La “libido sadomasochistica” della “posizione anale” lo soccorre nell’esternare la sua ironica misoginia, un sentimento fatto di apprezzamento e sarcasmo, di morbida delicatezza e di potente disistima: “penso che non deve aver avuto una brutta morte”.

“Lì intorno ci sono altri gatti.”

Sabino ci tiene proprio alle donne anche se non le valuta adeguatamente e le detesta nel profondo. Fuori è pieno di donne, la madre, la sorella, la nonna e le altre, gli “altri gatti”, quelle che vengono dopo nel tempo e nello spazio. Si conferma l’aggressività verso le donne di casa, della villa al mare per la precisione, e verso le donne dei dintorni: un’ambigua misoginia.
E dopo i “gatti” cosa ci riserva il sogno di Sabino?

“Più vado avanti, però, più mi accorgo che la figura, oramai alle mie spalle, diventa sempre più grande e scura.”

Sabino prepara in sogno il thriller con la creatività degna di un regista a metà rosa e a metà nero. “Alle mie spalle”, nel mio passato si profila una figura, una sagoma che pensava di aver conosciuto e razionalizzato, ma che in effetti aveva soltanto rimosso. Simbolicamente le “spalle” condensano il meccanismo principe di difesa dall’angoscia della “rimozione”. Ritorna in sogno, dal materiale psichico rimosso e che Sabino pensava di aver razionalizzato, una figura “sempre più grande e più scura”, una figura che si accresce man mano che si avvicina, man mano che affiora alla coscienza.
Signori e signore, Sabino è pronto a presentarci suo padre.
“Grande” è attributo del padre, “scura” rappresenta la “parte negativa” del “fantasma del padre”, il padre castrante, quello cattivo, l’orco delle fiabe, il lupo delle favole.
La minaccia paterna si ascrive alla “posizione edipica”, relazione conflittuale con i genitori, di Sabino.
Si prospetta per il protagonista un “Super-Io” rigido e severo.

“Realizzo che è un cavallo nero e che è morto. Attorno a lui si aggirano gatti e cani, che iniziano a morderlo.”

“Come volevasi dimostrare” o “tutti i salmi finiscono in gloria”!
E’ fuor di dubbio che si tratta del padre. Il simbolismo classico del “cavallo” esige la potenza e l’eleganza della figura paterna e, a tal uopo, vedi il “caso clinico del piccolo Hans” e della sua fobia dei cavalli in quel di Vienna agli inizi del secolo scorso e a firma di Sigmund Freud.
Dopo le donne, meglio la madre, Sabino scarica la sua aggressività mortifera nel padre, “è morto”. Sabino ha risolto la “posizione edipica” uccidendo il padre, una soluzione diffusissima, una soluzione nevrotica che si porta sempre dietro un forte senso di colpa da espiare in sintomi e difficoltà relazionali. Sabino non ha riconosciuto il padre e ancora ha strada da percorrere. Non basta aver ucciso ”un cavallo nero”, il padre elegante ed enigmatico. L’opera sacrilega di scempio non è compiuta, per cui Sabino espone il corpo del cavallo allo strazio di “cani” e “gatti”, di maschi e femmine, di tutti quelli che hanno da scaricare rabbia sul suddetto. In effetti, Sabino cerca alleanze affettive e condivisioni pulsionali per continuare a dormire e a sognare. I meccanismi psichici di difesa dall’angoscia della “traslazione” e dello “spostamento”, oltre che della “condensazione”, sono usati abilmente nella figura del “cavallo”, ripeto, un classico della letteratura onirica.
Approfondendo, “i gatti e i cani”, rappresentano le pulsioni sadiche di Sabino e sono ascritte alla sua “androginia” psichica, la “parte maschile” e la “parte femminile” di cui si compone simbolicamente la sua “organizzazione psichica reattiva”, il vecchio carattere e l’altrettanto obsoleta personalità. Ricapitolando: la “posizione edipica” richiama in aiuto la “libido sadomasochistica” vissuta ed elaborata nella precedente “posizione anale”.

“Non voglio guardare, affretto il passo, quando sento dei forti nitriti. Mi volto nuovamente e vedo il cavallo in piedi lottare furiosamente per scrollarsi di dosso gli altri animali.”

Non voglio razionalizzare la mia “posizione edipica” e in particolare la mia aggressività verso di lui, sono “istero-fobico” e, allora, ho la buona illuminazione di rivedere il mio conflitto: “guardare”, “affretto”, “sento”.
Alla bisogna o all’uopo Sabino deve risuscitare il padre, pardon il cavallo, sentire dei “forti nitriti” degni di tanta bestia, ridare prestigio e forza al padre nei confronti dei violenti aggressori, Sabino “in primis” e tutto compreso. Degno di nota il “furiosamente per scrollarsi di dosso” in attestazione della grande stima che Sabino vive nei confronti del padre.
E’ una lotta impari, oltre che una guerra persa in partenza!
Meglio “toglierci mano”, come usano dire gli indolenti siciliani alludendo alle imprese difficili.
E’ anche vero che un padre così forte e capace ha creato non poca apprensione e paura nel figlio.
Sabino recupera il padre e lo valuta un abile lottatore e un tenace combattente. Sono in corso e sempre nello stesso sogno la rivalutazione edipica del padre e la comprensione del “fantasma” in riguardo alla sua interezza, “parte positiva” o padre buono e “parte negativa” o padre cattivo.
A violenza il padre di Sabino ha reagito con violenza superiore a conferma del suo potere e del ruolo di capo. Sabino coniuga il fascino con la paura.

“Quelli però gli stanno sopra e vedo distintamente un cane lacerargli un lungo lembo di pelle, strappandogli un lamento.”

Sabino è un abile contadino-sognatore perché prepara il terreno prima di seminarlo. Dopo la disfida con il padre e il riconoscimento della sua forza, come si usa nella cultura dei lupi, Sabino si ritaglia un ruolo altrettanto importante accorrendo in aiuto all’augusto e aulico genitore. Il “cane”, distintamente visto, rappresenta un rigurgito d’aggressività edipica di Sabino o un evento specifico di ordine traumatico che ha colpito la figura paterna secondo i vissuti del nostro candidato eroe, il sognatore Sabino. Il “lungo lembo di pelle” rievoca un qualcosa di chirurgico o, comunque, un trauma fisico. L’umanità del “cavallo” si condensa in quel meraviglioso “lamento”, una eroica e dignitosa consapevolezza dell’ineluttabilità del dolore e una riduzione d’onnipotenza.

“Sento che non posso permettere che lo sbranino. Corro verso di loro e grido forte mettendo in fuga gli animali.”

La coscienza di Sabino tocca un apice di generoso altruismo dopo tanta violenza perpetrata contro il nobile “cavallo” tramite “cani” e “gatti”. Adesso la coscienza morale si appropria della pulsione soteriologica: “non posso permettere che lo sbranino” equivale a “devo smettere di aggredirlo e di viverlo come il mio tiranno o, tanto meno, come il capo da eliminare”. D’impeto Sabino ha ucciso e con altrettanto impeto Sabino prende coscienza, “grido fortemente”, di tenere sotto controllo e, in tal modo, di risolvere ed eliminare le sue pulsioni sadiche, “gli animali”, nei confronti del padre. Questa è l’unica condizione per riconoscere il padre senza inutili conflitti e dolorose competizioni.
Ma attenzione alle sorprese!
Il sogno è infido da certi punti di vista e specialmente nel portare avanti i processi di disvelamento del “rimosso” e di reintegrazione psichica.
Vediamo le magiche acrobazie del sogno di Sabino.

“Al posto del cane, però, vedo un uomo, forse con un coltello in mano.”

Ecco la classica scena edipica del conflitto “padre-figlio” e della “castrazione psichica” antecedente all’accettazione e al riconoscimento del padre e, di poi, all’identificazione in lui. Trattasi di tappe psicodinamiche universali che vanno al di là della razza e della cultura. Il “cane” era la “traslazione” difensiva di Sabino che ha permesso al sonno e al sogno di continuare senza che il “contenuto manifesto” coincidesse con il “contenuto latente”: incubo e risveglio immediato per incapacità del “sistema neurovegetativo” di tollerare e di gestire la tensione nervosa accumulata e in atto. Meglio: perché scattasse l’incubo, bisognava mettere “al posto del cane” Sabino e “al posto dell’uomo” il padre pronto al rituale della castrazione.
Ricordo che il “coltello” è un classico simbolo fallico nel suo rappresentare il membro maschile in versione sadica e traumatica, deflorante con dolore.
Sabino ha rivisitato in sogno pari pari il suo “fantasma di castrazione”. Benedetto sia il sogno e le sue mirabili arti di rappresentazione delle nostre verità psicofisiche e delle nostre contorte psicodinamiche!

“Capisco che smetterà di opprimere il cavallo, ma mi sento in pericolo, temo che mi insegua. Allora mi metto a correre e mi ritrovo sulla veranda di mia nonna.”

Sabino è in piena presa di coscienza che la “posizione edipica” va risolta e che la relazione con il padre deve assumere i connotati di una proficua imitazione del meglio e di una generosa collaborazione. Sabino sa che deve identificarsi in lui per assumere posture psicofisiche maschili e che non serve avere vissuti astiosi e recriminazioni nostalgiche. Sabino sa che il presente psichico in atto è da tenere in grande considerazione ed è l’unico dato a cui appellarsi nel bene e nel male.
Questa è la la traduzione di “capisco che smetterà di opprimere il cavallo”, ma la questione non è ancora conclusa perché Sabino si trova adesso a fare i conti con i suoi sensi di colpa e con le paure collegate di espiazione degli stessi. Ed ecco che ritornano la “castrazione” e la paranoia di trovare ancora nel padre il suo polo persecutorio o l’oggetto della sua “libido sadomasochistica”: il ritorno del sintomo e la punizione per tanta infamia. Questa è la traduzione di “mi sento in pericolo, temo che mi insegua”.
La soluzione a tanti dilemmi e giuste paure è la relazione con la sostituta materna o con la “parte positiva del fantasma della madre”, la “nonna” e la sua “veranda”, la relazione affettiva di un certo grado e di una qual consistenza. La “nonna” è decisamente un equivalente materno esente da conflitti e solamente “positivo”. Essa funge nei bisogni profondi di Sabino come ammortizzatore dei conflitti non soltanto con la madre, ma soprattutto con il padre. Sabino ha elaborato e vissuto una “nonna androgina” in cui conglobare il padre e la madre.
La “veranda” condensa la recettività femminile in riguardo all’ordine affettivo, l’apertura e l’accoglienza, l’esenzione da legge e da tributo, la legge del sangue e della fusione, del ritorno alla protezione dopo l’espiazione della colpa. La nonna condensa il concetto giuridico dell’extraterritorialità.
Il “mi metto a correre” attesta della “psiconevrosi edipica” in atto, un conflitto fobico e depressivo che si traduce così: “se perdo gli affetti, dopo aver tanto peccato contro il padre e la madre, resterò solo”.
E’ oltremodo chiaro che Sabino deve necessariamente aggiustare il tiro nei riguardi dei suoi genitori.

“Non vedo altra via di fuga che attraverso i balconi, sicché mi preparo a scavalcare le ringhiere.”

Il “balcone” è il simbolo delle relazioni sociali più o meno significative e attesta della nostra disposizione psichica ad avere contatti con il prossimo. Una casa con tanti o con pochi balconi rivela il nostro grado di relazione e di investimento sugli altri, di coinvolgimento e di affabilità. A volte i “balconi” sono salvifici come vie di fuga da imbarazzi e da disagi interiori specialmente se la casa è molto stretta e impervia.
Sabino compensa le sue angosce con la “nonna” e soprattutto con la sua “veranda”, un sostituto genitoriale in tutti i sensi che con il suo affetto incondizionato va nell’immaginazione di Sabino oltre il lecito e il consentito, oltre il limiti e verso i mito.
“Scavalcare le ringhiere” è un uscire dal carcere edipico al fine di trovare figure sostitutive atte a compensare le angosce; la “nonna” è archetipo della “Madre”, la legge della Natura che viene prima della Cultura.

“Mi rendo conto di sognare e penso che non è la prima volta che sogno fughe del genere. Mi sveglio.”

Il sogno è stato ampio e intenso, ha trattato il decorso “edipico” dalla madre al padre con la compensazione della nonna, ma Sabino ancora fugge dalla risoluzione e istruisce qualche difesa destinata a cadere ma che ancor resiste come “resistenza”, incapacità a far emergere le giuste verità in riguardo alla madre e al padre. Necessita il giusto sviluppo per non avere riverberi nelle relazioni significative in atto e future. I genitori invecchiano e la nonna passa, per cui “fughe del genere” significano che il conflitto è aspro e duro ma è da risolvere.

PSICODINAMICA

Il sogno di Sabino sviluppa una vasta area della “posizione edipica” e riprende la “libido sadomasochistica” della “posizione anale” per sviluppare il conflitto con la madre e le donne maturando una difensiva “misoginia”. Di poi, il sogno verte sul conflitto edipico con il padre, una dialettica in via di risoluzione sotto la spinta dell’identificazione per acquisire identità psichica.
Procedendo, il sogno manifesta la compensazione di un sostituto materno e paterno nella figura mitica e androgina della nonna, superando i limiti e i blocchi di un rapporto convenzionale con un investimento di puro amore.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Le istanze psichiche richiamate sono l’Io, l’Es e il Super-Io. L’Io è manifesto in “mi accorgo”, “realizzo”, “capisco”, ”mi ritrovo”, “mi sento”, “mi rendo conto”.
L’Es è attivo in “gatta stesa in terra…morta”, “cavallo nero…morto”, “iniziano a morderlo”, “lacerargli”, “grido forte”, “coltello in mano”, “la veranda di mia nonna”. Il Super-Io è presente in “non posso permettere che lo sbranino”.
Le “posizioni psichiche” richiamate sono quella “anale” con la “libido sadomasochistica” e quella “edipica”: “una gatta stesa in terra, con le zampe rigide e dalla sua postura capisco che è morta” e “ Realizzo che è un cavallo nero e che è morto”.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa coinvolti nel sogno do Sabino sono la “rimozione” in “oramai alle mie spalle”, lo “spostamento” in “cavallo” e in “cane” e in “animali” e in altro, la “traslazione” in “un uomo, forse con un coltello in mano” e “nonna, la “condensazione” in “nonna” e “veranda” e “figura” e in altro. E’ presente il ritorno del rimosso in “Realizzo che è un cavallo nero e che è morto”. I processi psichici di difesa dall’angoscia della “regressione” e della “sublimazione della libido” non sono evidenti.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Sabino evidenzia un tratto “sadomasochistico” e “istero-fobico” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva” nettamente “edipica”.

FIGURE RETORICHE

Nel sogno di Sabino sono presenti molti simboli e di conseguenza le figure retoriche coinvolte sono la “metafora” o rapporto di somiglianza in “nonna” e “gatta” e “cavallo” e “spalle” e “coltello” e in altro, la “metonimia” o relazione logica in “villa al mare” e “guardare” e “affretto” e “sento” e “veranda” e “balcone” e in altro, la “enfasi” o forza espressiva in “scrollarsi di dosso” e “grido forte”.

DIAGNOSI

La diagnosi dice di una psicodinamica edipica conflittuale in atto con proiezione aggressiva di natura sadomasochistica nei confronti dell’universo femminile e del padre. La compensazione affettiva e protettiva viene traslata nella figura della nonna. La “traslazione” è un meccanismo di difesa dall’angoscia.

PROGNOSI

La prognosi impone a Sabino di portare avanti il processo di emancipazione dal padre e dalla madre e da figure similari, al fine di raggiungere un’autonomia psichica consentita dall’economia nervosa in atto. Sabino deve passare dalla soluzione infantile di “uccidere il padre e la madre” alla soluzione matura del “riconoscere il padre e la madre” tramite la comprensione dei vissuti legati alla sua storia familiare e alle figure che l’hanno popolata nel bene e nel male. Tale operazione di presa di coscienza porterà a vivere le relazioni affettive in maniera più libera e autentica senza incorrere in dipendenze di vario tipo e di vario genere.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta in una “psiconevrosi edipica”: “isterica” con conversioni somatiche, “fobica” con crisi di panico, “d’angoscia depressiva” con caduta del gusto nel vario esercizio della vita.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “simboli” e dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Subritte è “5” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante del sogno di Sabino si attesta nella dominanza emotiva del conflitto e nella provocazione di un fatto o di una riflessione.

QUALITA’ ONIRICA

La qualità onirica, come si diceva nelle “considerazioni” iniziali è decisamente “cenestetica”, scatena i sensi e procura sensazioni, rasenta l’isteria nel suo movimento ricco di risvolti emotivi attraenti e dettato da simbologie magnetiche.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

Il sogno di Sabino è molto ampio e variegato, oltre che simbolicamente consequenziale. Ulteriori riflessioni non servono alla luce della ricchezza delle psicodinamiche e dei contenuti, per cui una nota canzoncina per bambini è più che opportuna, doverosa direi, per chiudere con un sorriso sciocco.