AMICI

A santo Paolo del Solarium ho tanti amici.

Io ho tanti amici a saint Paul.

Non mi mancano gli amici a san Paulu del Solarin.

Non sarò mai solo se resto a san Paolo.

Amici di qua,

amici di là,

amici di qua e di là,

amici su e giù,

amici dappertutto.

Ma tutto questo Maria non lo sa.



Salvatore Vallone



Harah Lagin, Carancino, 26, 04, 2024

A ETTORE

Ettore ha chiesto di uscire in giardino.

Ha respirato profondamente.

E’ rientrato in casa.

Ha guardato la sua cuccia.

Ha scodinzolato a Ivan.

E’ passato di là.



Salvatore Vallone



Karancino, 17, 11, 2023

GIANNA VALLONE

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nome – Bella,

di poi Gianna, Tita, Tota, Billy, Billybilly, Duani, Duadua, Kamanbaby, Puccipucci,

microchip nel collo sinistro,

specie – cane,

sesso – femmina,

mantello – nero focato, (black tan),

testa – sale e pepe,

sterilizzato – si, ma da altri,

ultima ubicazione – traversa vallone Carancino, n° 62, 96100 Siracusa,

razza – meticcio

data di nascita – 09/04/2020,

tipo – pelo medio,

taglia – piccola,

segni particolari – BELLISSIMA, INTELLIGENTISSIMA, RIOTTOSA.

Abbandonata a raffica,

una volta,

due volte,

tre volte,

quattro volte.

Sopravvissuta a se stessa e all’ignominia umana.

E’ l’amor di Salgareda e del Ponte del mio Piave,

è l’amore che non ha pietà di me.

Adesso non cambierà bandiera.

Sei arrivata,

mi hai scelto

e ancora oggi resti con me per amarmi.

Came on my baby!

Caminamu!



Salvatore Vallone



Giardino degli aranci, 08, 11, 2023

PEPERONI ROSSI E FRITTI A COLAZIONE

L’amore a cuccia dentro sbiaditi gnocchi di lana,

occhi marroni come legni di zattera,

salvezza in mezzo ai campi azzurri dei pescecani.

E intorno ulivi,

grecale,

muretti a secco,

anime a zonzo,

incarnazione,

reincarnazione.

Alla sera, poi, si torna a casa,

tutti a casa come dopo la guerra,

la guerra del fascio,

la guerra del covone,

la guerra del bottone.

Un sottotitolo,

una didascalia,

un pugno di parole in mezzo a tutta quella sabbia

per non sbiadire l’immagine dentro la cornice.

Qualcosa tu lo trovi che si addice.

Io ti vorrei baciare.

I te vurria vasà,

ma o core num mo dice e te scetà,

e te scetà.

Non vorrei svegliarti per baciarti.

Nomi, cose, persone.

Così mi porti a casa, sì.

Un oblò per l’oblio.

Che viaggio mi prepari?

E tutto passa, fuori.

Dentro, però, tu non passi mai.

Soluzione al 20% di acido lisergico.

Con lingue indecenti di incendio ti avvolgo

per non farti fuggire,

hascihschin.

Con spire di uragano ti profili all’orizzonte.

Sei sanguinario anche quando ti difendi.

Ho solo brama di innocenza,

che detto ora, così, ha un suono greve di tempesta.

Nella mia testa c’è Smirne,

la sua polvere.

E ci sei tu.

Nella mia testa c’è Marseille,

le sue femmes.

E ci sei tu.

Non nasconderti dietro alla vetusta pensilina.

Non occultarmi i raggi sconsolati di sole.

Un bel suono di tuoni in fondo alla pioggia.

Tanta malora dietro una vita da cane.

Sava

Trento, 20, 11, 2022


GIANNA LA BELLA

O mia Bella,

o mia Bella,

o mia bella Giannettina,

o dolce mia Bella,

o cara la mia Bella,

o mia bella Giannina.

Bella è un vivente,

Bella è una persona,

si chiama così nella carta d’identità

appesa all’orecchio

e impressa nella carne come la ferita di Soeren.

Per me Lei è la signorina Gianna

e gode di tutti i diritti civili e internazionali.

Bella ha scelto di fare una vita da cane.

E che vita da cane!

A Gianna mancava questa vita

per farmi morire d’amore e di rabbia

in questo ultimo quartiere siculo

sotto il cielo civilmente inospitale

che mi affligge in questa stagione invernale.

Bella vuol dirmi

qualcosa che non so e non capisco,

vuol dirmi della violenza e dell’amore,

vuol dirmi di quei figli di puttana

che l’hanno offesa e abbandonata.

Bella mi dice,

ma io non capisco,

non la capisco

e allora le compro una leccornia al Conad.

Bella sceglie ogni giorno

di stare con me per amarmi

come nei grandi e veri amori.

Ma io sono un pover’uomo

e altro non so fare

perché altro non so,

quest’altro che mi sfugge nella coscienza

e si presenta nel sogno corrente in attesa del Bardo.

Salvatore Vallone

Carancino di Belvedere, 23, 12, 2022

ILLUSIONE

In ludo,

nel gioco io gioco,

illusione,

nel sogno io gioco,

illusione,

la realtà è un gioco,

illusione del sogno e della realtà.

So che sto sognando,

il Bardo,

la vita è un gioco,

nella vita io sogno,

la vita è illusione,

ti cambierò, o sogno, in desiderio,

nel mio desiderio di un sogno lucido

che manifesta l’illusione,

la dolce chimera.

Anche la veglia è illusione,

la realtà è sogno,

la vita è sogno,

un sogno lucido è un modo

per dissipare l’illusione della realtà.

Lunga è la strada della consapevolezza,

lunga è la strada che mi porta da te,

o Morte,

morte apparentemente solida e illusoria.

Rinascerò cagnetta.

Salvatore Vallone

Carancino di Belvedere, 2, novembre, 2022

RATZY

Non a caso piovuto da un cielo plumbeo

nel pieno splendido splendente della veneta pianura,

Ratzy ha un mantello grigio perla

senza macula e senza inganno,

è un vivente di razza,

ha una personalità giuridica

con tutti gli effetti etici e morali,

è una persona per bene,

discreto quanto basta agli intelligenti

e furbo quanto serve agli idioti,

vive in un mondo di simili e consimili

tra gioie e dolori del quotidiano tendere a un fine.

Opitergium è a portata di mano dal suo mondo,

a un tiro di schioppo dal grembo di sua madre,

Oderzo sa di latino e di vino,

di campi a fieno e a biada,

di vigne e di formento,

di pannocchie e di bachi da seta.

In questo giorno del 2005 é arrivato

come un papa,

come un pope,

come un ras,

come un ayatollah,

con il suo mantello raso e color crema,

il musetto di quelli che la sanno lunga

e che a cacciar topi son di gran classe,

mentre cresce amato nel cortile di Ilaria,

nei campi a filari geometrici di Rosa,

rosicando i bocconi saporiti di Iuca,

degni di un levriero elegante nel cuore.

Solitario nella caccia,

bonario come un monaco cistercense di Tempio,

paziente in specie con l’amico Ringo,

Ratzy si é fatto grande,

é diventato Ratzum.

Vivi Ratzum,

vai Ratzum,

vola Ratzum,

abbaia Ratzum,

salta Ratzum,

balla Ratzum,

corri Ratzum,

ama Ratzum,

soffri Ratzum,

riposa Ratzum,

dormi Ratzum,

sogna Ratzum.

Salvatore Vallone

Carancino di Belvedere, 20, 11, 2022

TOI – 1452b

Ti regalerò un piccolo pianeta,

un piccolo pianeta con due stelle,

le stelle binarie,

un pianeta pieno d’acqua al venti per cento,

di quel che manca è pieno di eudaimonia,

i buoni demoni,

i demoni del bene,

gli istinti vitali di Dioniso il matto,

gli angeli della cuccagna

che fan l’amore con madama Dorè

in tutte le chiese del circondario,

nei conventi abitati dagli ultimi monaci,

gli uomini soli e veri

che sono sopravvissuti alle tivvù caccose

e ai professori mercenari e scontati al centodieci per cento,

come le facciate dei palazzi fatiscenti di Forlimpopoli.

Quanti buoni demoni!

Tanti,

ma tanti e poi altrettanti.

Ma quanti sono questi demoni?

Sono tanti

quanti quelli che dentro sentiva Socrate

quando era fatto di cicuta e di peperoncino,

quando era fatto di poche parole e di tanti perché,

Socrate,

il figlio di Sofronisco e di Fenarete,

il fratellastro di Patrocle,

il marito di Santippe,

il sofista anomalo,

il marito anomalo,

il padre anomalo,

il misogino normale,

l’omosex normale,

il filosofo senza filosofia,

il perditempo dell’agorà,

quello che non scrisse nulla per pigrizia,

quello che ciondolava per le strade anfose,

quello che dormiva sotto i portici dipinti,

le stoà di Pirrone,

non il gesuita di don Fabrizio,

non il ruffiano del Gattopardo,

lo stoico Pirrone,

quello del giusto mezzo,

non la 500 di Nane Agnelli e di Viktoir Valletta anni 50,

quello dell’in medio stat virtus,

quello del sunt denique certi fines,

quos, ultra citraque, nequit consistere rectum,

non quello di Quinto Orazio Flacco da Venosa,

il furbastro che allettava gli schiavetti a piacimento

nella sua casetta parva sed apta ei,

non questo e non quello,

ma il demone che ti comprerò io,

me misero tapino,

senza un soldo nel taschino,

senza un cane e un topino,

ti offro un TOI-1452b con stelle incorporate,

con acqua a volontà

per gli sciacqui orali e per il bidet a ogni ora,

con le dovute cure e premure

per gli obesi e i nullatenenti,

per i politici e i giornalisti,

per Charlene e Marlene,

per Ilary e mastro don Gesualdo,

per i re e le regine,

per i matti e le mattine,

per chi ancora ha voglia di fottere e di fottersi

in questo nostro pianeta a rimasuglio,

un pianeta stupito con due stelle,

stelle binarie,

un pianeta pieno d’acqua al venti per cento,

ma di quel che manca è pieno di daimonia.

Salvatore Vallone

Carancino di Belvedere, 20, 09, 2022

MASSIMA ALTEZZA NELL’EMISFERO NORD

Lasciami dire del nido dei merli in mezzo all’edera,

del malvone sgraziato ancora nudo,

senza memoria alcuna del suo fiore,

di quello che già c’è e di ciò che non c’è ancora,

del lauro selvatico che da solo sembra una foresta sconfinata,

del muro a secco pieno di bestiole,

del chiasso di cicale sfaccendate,

dei grilli sempre in frac dentro all’estate.

Lasciami dire delle albe illuminate

che spostano il mio senso del presente

quel tanto che io possa immaginare un tempo

senza coda nel passato e senza muso di cane sul futuro.

Lasciami dire che ho pensato tanto senza pensare a niente,

ma solo per tenerti nella mente

mentre spargevo semi alla carlona

dentro un pezzo di prato sgangherato,

così,

per fare qualcosa di importante.

E avevo torto.

E avevo ragione.

Sabina

Trento, 20, giugno, 2021

NON MI FIDO E NON MI AFFIDO. MI CASTRO!

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Questo è il sogno di Consuelo.

“Vivevo in una casa di campagna e condividevo il giardino con i miei vicini.
Lì tenevamo molti animali.

Io ero preoccupata per le condizioni di un cane che mi pareva molto triste.
Così spesso stavo con lui a coccolarlo e a dargli attenzioni, tuttavia pareva non migliorare.

Chiedo consiglio a una delle vicine di casa che era veterinaria. Mi dice di fare attenzione e che era rischioso avvicinarmi troppo al cane perché da un momento all’altro poteva diventare aggressivo.

Io ero stupita, dal momento che mi sembrava alquanto mansueto. Poi, mi dice che, per risolvere i problemi di quella bestiola, sarebbe stato opportuno sterilizzarla …”

Il sogno di Consuelo è logico e discorsivo, contiene pochi ma precisi simboli, profila nettamente il conflitto intrapsichico in atto e i difficili risvolti relazionali e affettivi, evidenzia una disposizione strutturale fobica e pragmatica. Il titolo è preciso e chiaro al punto di sembrare aggressivo, ma sintetizza molto bene la diagnosi e la prognosi: ”non mi fido, non mi affido, mi castro.” Consuelo non vive bene il suo corpo, non si affida al suo corpo, inibisce il suo corpo, di conseguenza ha rapporti affettivi e sentimentali contrastati. Il termine “corpo” include essenzialmente la dimensione psicofisica sessuale, la “libido”, gestita dal sistema nervoso neurovegetativo. Questo è il quadro clinico del “resto notturno” di Consuelo, un sogno di pochi simboli e nello stesso tempo molto coperto. Il cardine onirico si attesta sulla simbologia poco prevedibile degli “animali”: la “libido”, gli istinti sessuali e le pulsioni erotiche. Il nucleo più drammatico si condensa nella sterilizzazione. Per il resto si tratta di normale amministrazione onirica.

Sintetizzo discorsivamente il sogno di Consuelo. L’esordio evidenzia la realtà giovanile e sociale in atto: gli amici, la libertà, la diversità, la condivisione e anche e soprattutto la “libido”, ”molti animali”. Consuelo è una donna giovane che ama essere libera con la gente e con se stessa. La vita delle sue pulsioni è ricca e varia e non difetta nel corredo neurovegetativo. Consuelo è attratta da un giovane uomo e si sente sicura se esercita su di lui le sue tendenze direttive: un cane fedele e ubbidiente. Si difende dal maschio proiettando i suoi bisogni di affermazione e di forza, si colloca nei suoi confronti come una salvezza, un aiuto, un’infermiera, una crocerossina, una buona madre. Consuelo esibisce la “parte negativa del fantasma del maschio” e si difende vivendolo come un “cane”, oltretutto resistente alle sue cure perché non dà segni di miglioramento. E allora cosa succede? Un classico tratto dell’universo femminile: la donna parla con un’altra donna, si spiegano meglio sui maschi e s’istruiscono sull’universo psicofisico maschile. La “veterinaria” è una donna matura e navigata, una donna che conosce bene i maschi e che s’intende d’istinti sessuali, di pulsioni erotiche e compagnia cantante, nonché di relazioni tra maschio e femmina. La veterinaria è sempre Consuelo, la “traslazione” delle sue difese. La prognosi veterinaria è la seguente: “Consuelo, non innamorarti troppo, non coinvolgerti sessualmente, non fidarti e tanto meno non affidarti al maschio perché potrebbe essere aggressivo e farti male, tanto male.” Dunque, bisogna sterilizzare il cane, “delibidizzarlo”, desessualizzarlo, castrarlo, lobotomizzarlo, deprivarlo degli istinti a che non abbia più pulsioni e che non nuoccia alle donne. Meno male che alla fine del sogno e sulla prognosi della veterinaria Consuelo non sembra molto convinta. Ripeto: meno male. E’ facile rilevare come la parte finale del “resto notturno” di Consuelo rievochi la parte finale della trama del film “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, a testimonianza e soprattutto a conferma non di quanto si è suggestionati dalle produzioni cinematografiche, ma di come queste ultime hanno in primo luogo la loro base nei nostri fantasmi e nei nostri sogni, di poi nei nostri tratti caratteriali e nei nostri modi di essere, oltre che nei nostri sintomi: fantasmi, struttura psichica, modalità caratteriali, sintomi, una sequela psicofisica inesorabile e micidiale.

L’interpretazione del sogno di Consuelo si è sciolta speditamente nel racconto psichico e umano di una donna che è alle prese con la propria sessualità, che deve familiarizzare con i propri istinti, che deve vivere meglio le proprie pulsioni, che deve riconciliarsi con il suo corpo, che deve relazionarsi alla pari con l’universo maschile. Consuelo è una donna in fase di assimilazione degli esiti del suo “sistema neurovegetativo” in riguardo espresso alla sessualità, una donna che vuole da un lato vivere le sue pulsioni e dall’altro controllarle affinché gli sconvolgimenti psicofisiologici non siano eccessivi al punto di perdere l’autocontrollo e di non essere padrona nella sua casa psichica. Consuelo è una donna molto vigilante, al di là del suo modo disinibito e libertario di esibirsi e di fare. Consuelo ha paura dei suoi istinti sessuali e delle sue pulsioni erotiche e le proietta sul cane, paura di lasciarsi andare e bisogno di vivere la propria sessualità in maniera controllata. Ma come si fa? Consuelo si meraviglia di se stessa con se stessa, non vuole prendere coscienza del suo fantasma e del suo conflitto sessuale che poi si riverbera ed evidenzia nella relazione con i maschi: i suoi “animali” e quelli dei maschi. Il sogno non lasciava minimamente pensare che il suo “contenuto latente” fosse di natura sessuale, dal momento che il “contenuto manifesto” era logico e addirittura zoofilo. Consuelo non pensava di aver sviluppato questi personali conflitti e tanto meno di averli risolti con l’aggressività o meglio l’autoaggressività: anestetizzarsi e non vivere appieno la propria vitalità erotica. La “castrazione” è proiettata nel maschio, ma riguarda Consuelo in persona.

La prognosi impone a Consuelo di non accompagnarsi ai maschi per comprovare la sua salute sessuale, ma per trovare una relazione appagante a tutti i livelli concepiti e consentiti dal suo “psicosoma”. “Io ero preoccupata per le condizioni di un cane, che mi pareva molto triste. Così, spesso stavo con lui a coccolarlo e a dargli attenzioni, tuttavia pareva non migliorare.” Consuelo deve riappropriarsi totalmente dei suoi “animali” e del suo “cane”.

Il rischio psicopatologico si attesta nelle inibizioni sessuali e nelle difficoltà affettive e relazionali in riguardo all’universo maschile. Il persistere di un’autocastrazione porta a conversioni psicosomatiche come la dispareunia, dolori nel coito, e a una riduzione difensiva della “libido genitale”.

Riflessioni metodologiche: il sogno di Consuelo offre l’occasione di riformulare un conflitto intrapsichico molto frequente sia nei maschi che nelle femmine, il conflitto tra le varie istanze che compongono la struttura psichica, il nostro “psicosoma in fieri”. L’”Io” s’imbatte in notevole travaglio nel mediare le forti spinte psico-ormonali dell’”Es” con le censure e le inibizioni del “Super-Io”. La rigidità di quest’ultimo è responsabile delle inibizioni difensive dal coinvolgimento sessuale e relazionale. Il “Super-Io” è l’istanza psichica simbolicamente collegata alla figura paterna, ma può essere assolta anche dalla figura materna, “la veterinaria” nel sogno di Consuelo. Fermo restando che è molto discutibile castrare gli animali nella realtà, bisogna aggiungere che un bisogno inopportuno e improvvido di vigilanza dell’”Io” nell’esercizio della vita sessuale è deleterio. Spesso le donne vivono il coito come una violenza e l’approssimarsi dell’orgasmo come una perdita di autocontrollo e uno svenimento, per cui operano una vigilanza spietata resistendo anche alle spinte pulsionali attraverso una forma di anestesia psicogena, anorgasmia. Nel maschio tale psicodinamica si manifesta nell’eiaculazione mancata o ritardata; in tale situazione clinica incide profondamente il “fantasma della parte negativa della madre”.