IL MIO AMICO GIORDANO

LA LETTERA

“Ciao Salvatore,

sono il bambino Giordano e ho nove anni. La mamma mi ha detto che sei amico dei bambini e di scriverti. Devo dirti che non riesco a dormire perché ho troppi pensieri (compiti, scuola, paura di dormire).

Vorrei che qualcuno dormisse vicino a me, ma non mio fratello. Di solito prendo sonno e dopo mi sveglio senza motivo e non riesco più a dormire. Ho paura che c’è qualcuno giù e che venga su a farmi male.

A me piace sentire la tv accesa perché mi fa addormentare. Sentire i rumori dei canali belli mi tranquillizza. Mi piace sentire la mamma che parla, che manda i messaggi alle sue amiche e manda i messaggi vocali.

Mi piace se alza a tutto volume la tv e quando tira lo sciacquone del bagno. Non prendo sonno quando qualcuno mi fa vedere brutti canali e una volta mi è rimasta impressa una cosa che la nonna mi ha fatto vedere. Adesso voglio che mi si toglie dalla mente questa cosa e prego la mamma di togliermela dalla testa.

Non riesco a dormire perché ho paura. Ieri mi era entrato fumo negli occhi e avevo paura di non poter aprire gli occhi e mio fratello era preoccupato per me.

Quando vado a dormire e non riesco a dormire, ho paura di essere sveglio soltanto io.

Dopo un po che sono sveglio, ho paura che sento i rumori e che entrano i ladri in casa e vengono su a farmi male e a prendermi. Ho paura che vengono su i mostri quando vado a dormire e chiudo gli occhi e mi sento un bruciore e non riesco a dormire.”

LA RISPOSTA

Amico mio Giordano,

ti ringrazio per le belle parole e per avermi regalato le tue paure. Io sono amico dei bambini perché sono cresciuto fuori, ma dentro sono rimasto un piccolo mascalzone. Vedrai che in qualche modo ti spiegherò quello che ti succede e così riuscirai a capire le tue paure e le butterai giù nel cesso tirando lo sciacquone, come fa la mamma ogni sera con tuo grande sollievo. Intanto tu non sei un bambino. A nove anni sei promosso “ragazzo” perché stai crescendo e il tuo corpo e la tua mente sono in evoluzione.

Hai visto quante cose pensi appena vai a letto?

Da sveglio e anche mentre dormi la tua mente e il tuo corpo continuano a lavorare, a sognare e a vivere. I pensieri ci sono sempre perché sei un ragazzo sano, i pensieri sono i tuoi pensieri e li devi amare e curare come fai con il tuo corpo dandogli da mangiare e facendo la doccia. Anche quelli che tu definisci pensieri brutti, il ladro, il mostro, le paure, i canali, sono soltanto pensieri che produci tu con la tua mente e che ti fanno paura soltanto perché pensi che potrebbero realizzarsi. Ma sono l’energia della tua mente, quella che usi anche per fare i compiti e per ragionare con la gente.

A proposito di compiti, devi essere uno scolaro bravo e diligente, devi imparare quello che ti insegnano le maestre e i maestri, ma soprattutto devi essere un buon figlio e imparare dai tuoi genitori e dai tuoi nonni. Più impari e meglio è per la tua vita futura. E’ meglio essere istruito piuttosto che un felice ignorante.

I compiti sono tanti e troppi?

Ce la fai, perché tu non sei una “mammoletta”, sei un ragazzo in gamba, uno che sta crescendo sano e bello, uno che si vuole bene, che non si lamenta e che vuole mettersi sempre alla prova. I compiti non sono il problema e tu non devi confondere le capre con i cavoli, non devi mischiare le tue paure con le azioni che ti servono per diventare “grande” in ogni senso. Allora i compiti e la scuola non devono farti paura semplicemente perché sono parte della tua vita di ragazzo che sta imparando e che sta crescendo. Lo studio non è fatica, è piacere, è la gioia di conoscere te stesso e quello che ti circonda. Come ti dicevo prima, più impari e più potere avrai nella tua vita futura. Devi essere curioso e chiedere, chiedere e ancora chiedere, devi sfruttare tutti gli adulti che ti circondano a cominciare dal papà e dalla mamma.

Passiamo adesso a tuo fratello, quello che non vorresti che dormisse vicino a te e che non può aiutarti a superare le tue paure. E’ vero che tuo fratello non ti può essere d’aiuto perché, diciamoci la verità, tu vorresti la mamma al tuo fianco in quel letto e non il fratello che in qualche modo ti porta via una parte delle attenzioni e dell’affetto dei tuoi genitori, quel fratello che spesso vivi come un rivale e un rompiscatole. In effetti è tuo fratello e ci sta bene anche lui nella famiglia.

Riesci a immaginare la tua casa senza tuo fratello?

Sì, ma per un minuto e mezzo e dopo lo cercheresti come amico, compagno di giochi e complice quando ci si deve difendere dai genitori brontoloni e stanchi e a volte anche distratti. Con tuo fratello puoi e devi soprattutto parlare, regalargli i tuoi pensieri rivestiti delle tue parole.

Sai quanto ti serve e ti fa bene parlare?

Tantissimo, perché ti scarica le tensioni e ti libera dalle paure. E poi, le tue parole sono i regali che tu fai agli altri. Stai però attento a non esagerare e a diventare antipatico. Abbandona quindi il sentimento di rivalità verso tuo fratello e vivilo come un complice, un ragazzo che ha i suoi pensieri e le sue paure, i suoi pregi e i suoi difetti, il tuo unico e irripetibile fratello insomma.

Ma che cos’è la paura di dormire?

Cosa significa il fatto che vado a letto e mi vengono in mente i brutti pensieri?

Facendo i conti all’ingrosso, caro Giordano, tu hai ancora tanto bisogno della mamma, una mamma in carne e ossa, tutta ciccia e tutta massiccia, quella che ti cura e che non ti fa mancare niente, quella che ha anche un altro figlio, quella che deve anche darsi da fare con il papà, quella che va a lavorare e che porta a casa i soldini per non farti mancare niente, quella a cui sei tanto legato e di cui sei quasi innamorato. Questo è il vero problema. Ed ecco che, quando scende la sera e arriva il buio e bisogna andare a dormire, ti viene fuori questo bel sentimento e la vorresti al tuo fianco e tutta per te. Questo è il vero problema da risolvere e non il mostro, il ladro e i brutti canali. Il tuo bel problema è la mamma e, aggiungo, anche il papà. Le tue paure sono queste: “cosa farei io se non avessi la mamma?”, “e se restassi solo?”, “e se mi abbandonassero?”. Ecco che la tua testolina matta allora pensa al ladro, al mostro e alle altre brutte cose.

Così, caro amico mio, come puoi dormire?

Se pensi alle tue paure, ti innervosisci e basta. La soluzione è questa. Non potendo eliminare il pensiero, cambia la paura in qualcosa di bello e di buono. Pensa a quanto sei legato alla mamma, alle sue abitudini, alla casa, alla famiglia, alle tue cose, ai tuoi amici, alle tue amichette, al tuo cane, al tuo gatto e al tuo elefante immaginario. Non dimenticare mai di prenderti cura della mamma e di farla contenta, ma non dimenticare che il papà ha bisogno del tuo affetto anche se è tanto impegnato nel lavoro e lo vedi poco. Cerca di frequentarlo di più e così prenderai da lui quel coraggio e quella sicurezza che adesso ti mancano soltanto perché sei un ragazzo che sta crescendo nel corpo e nella mente. Le paure falle diventare belle, trasformale come un mago in pensieri affettuosi e in fantasie, in sogni da vivere e in progetti da realizzare. Vai a letto con tutta l’allegria della tua giovane età e con tutta la spensieratezza dei tuoi desideri.

Concludo dicendoti che tutto quello che tu stai vivendo, lo vivono tutti i bambini e i ragazzi di questo mondo e senza alcuna distinzione, lo ha vissuto la mamma e il papà, lo abbiamo vissuto tutti e nello stesso modo.

Anche il tuo amico Salvatore è stato un bimbo e un ragazzo pieno di paure e di pensieri. Anch’io ho avuto una mamma bellissima e buonissima. Si chiamava Tita, era figlia di un macellaio ed era tutta ciccia e tutta trippa. Aveva il solo difetto di avere sei figli: Giovanni, Lucia, Franca, Ines, Pia e Salvatore. Io ero il più piccolo. Pensa quanto avrei dovuto soffrire se fossi stato geloso dei miei fratelli, se mi fossi lasciato prendere dal sentimento della rivalità fraterna. Anch’io sono stato innamorato della mia mamma e ho cercato sempre di godermela a più non posso insieme ai miei fratelli. Con loro ho fatto il patto di non lottare anche perché me le avrebbero date di santa ragione. Ti devo confidare che anch’io ho scritto una lettera alla mia mamma Tita nel lontano 1953.

Ti racconto.

C’era stata la guerra e c’era tanta povertà, ma noi bambini eravamo contenti di stare insieme a giocare di giorno nella strada senza macchine e, anche se avevamo tanta fame, bastava non pensarci e l’appetito passava subito. Ma la notte cominciavano i guai. Quelle paure che tu mi hai raccontato le avevo non soltanto io, ma anche tutti i miei compagni. E così ho scritto alla mia mamma Tita e le ho detto che la notte mi spaventavo per i ladri, per gli zingari, per i vecchi senza denti, per le vecchie brutte e anche per i fantasmi di cui raccontava la zia Carmela. Lei prima mi ha rassicurato e consolato, dopo mi ha portato da una vecchietta buona che mi ha spalmato l’olio santo d’oliva nella pancia e ha recitato le sue preghiere in latino. Mia madre l’ha pagata con un pugno di ceci e io sono guarito per sempre.

Ma sai perché?

Non perché credevo a quello che aveva fatto la maga, ma perché ho capito quanto mi voleva bene la mia mamma e quanto desiderava che io stessi bene. Di fronte a tutto questo mare di amore non potevo fare altro che nuotare sicuro e senza annegare. Sono diventato grande a otto anni. Da allora mi sono preso cura della mia mamma e quando avevo dieci lire compravo dieci caramelle di carrubba, cinque per lei e cinque per me. Quando avevo cento lire, compravo un arancino di riso fritto per me e uno per lei e, se avevo duecento lire, compravo un cannolo alla ricotta per me e uno per lei. Poi mi sono avvicinato a mio padre e gli ho chiesto di portarmi con lui allo stadio per la partita di calcio e, tu non ci crederai, quell’anno la squadra del Siracusa ha vinto il campionato di serie C ed è stata promossa in serie B. Pensa che gioia!

E allora, caro amico mio, vedi che stai perdendo tempo con le tue paure?

Vedi che non ti stai godendo la vita, la tua bella persona, la tua mamma, tuo fratello, tuo papà, i nonni e tutte le persone che ti vogliono bene?

E allora, “su con le recie” e “in culo alla balena”!

Mi raccomando di voler bene anche agli animali e alle piante. E se cominci a innamorarti di qualche ragazzina, ricordati che è tutta salute per te e per la mamma.

E sai ancora cosa ti dico?

Per festeggiare la tua vittoria sulle paure, pianta un albero nel terreno del nonno, un melo o un pero o quello che tu vuoi, e così ti vedrai crescere sicuro e sereno insieme a lui. Da parte mia quando andrò in Sicilia, pianterò due ulivi nel mio giardino e li chiamerò Giordano e Gregorio. Come prova manderò la foto alla tua mamma.

Caro Giordano, caro amico mio, questo è il prezzo che bisogna pagare per crescere e per crescere bene. Se adesso tu pensi alle tue paure e a quello che ti ho detto, ti accorgi che le cose più importanti sono volersi bene e voler bene, esprimere sempre le proprie emozioni e i propri sentimenti. Le altre cose sono tutte stronzate. E ricordati sempre che hai avuto un gran “culo” nascendo nella tua famiglia.

Ti voglio bene.

Credimi!

Salvatore

P.S. Ogni tanto qualche parolaccia puoi dirla. Ti fa soltanto bene scaricare i nervi quando immancabilmente arrivano. Stai lontano dal fumo che giustamente fa male agli occhi.

Concludo dicendoti che, quando non riesci a dormire, sveglia pure la mamma e tuo fratello e insieme recitate questa divertente scenetta. Sarà un problema trovare gli asini, ma so che in qualche modo ce la farai.

E se non hai capito bene le parole, ascolta questa versione.

IL MIO BAMBINO DENTRO

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi trovavo in una casa davanti a un bambino che mi era stato affidato. Era quasi un neonato e se ne stava disteso mentre io lo osservavo.
Ad un tratto sentivo come una voce narrante dire che il piccolo avrebbe preso in mano un biberon, e così accadeva. La voce continuava dicendo che, disgraziatamente, dentro c’era un forte veleno.
Vedevo il bambino mangiare il contenuto del biberon, che somigliava a un favo di miele dalla consistenza morbida. Provavo paura per quello che avevo udito, tanto più che dopo poco il bambino iniziava a dare segni di sofferenza.
Mi era chiaro che il bimbo sarebbe morto e questo mi dispiaceva e spaventava.
Vedendo che cominciava a piangere, mi sforzavo di sorridergli, riuscendo a farlo calmare e mettergli addirittura allegria.
Poi il bambino cambiava aspetto, sembrava come cresciuto rapidamente. Non mi era chiaro, ma sembrava una ragazzina con capelli corti e ricci.
Le prendevo le mani e le dicevo che mi dispiaceva per quello che era successo. Ci dicevamo che, ad ogni modo, saremmo rimasti amici per sempre ed era come se ci stessimo dicendo addio.
Poi mi svegliavo.”

Questo sogno porta la firma di Sabino.

INTERPRETAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

L’evoluzione psicofisica è un processo naturale apparentemente semplice e realmente complesso. Un uomo adulto si porta sempre dentro un bambino, il suo essere stato “bambino”, una creatura che deve costantemente curare, considerare e amalgamare con la realtà “in fieri” del suo presente, con le mille sfaccettature della sua quotidianità e con le tante novità agognate nel bene e nel male. L’ infanzia è la radice psichica della vita adulta: leggi a proposito il testo omonimo di Melanie Klein. I “fantasmi”, elaborati quando eravamo senza parola (“in-fante”) e con i sensi esaltati (“allucinazioni)”, si riversano massicciamente nell’età adulta, si rielaborano in maniera sofisticata e si evolvono in una “organizzazione psichica reattiva”, la sostanza o la struttura della varia fenomenologia umana, la base dei diversi modi di apparire a noi stessi e agli altri. Quella che chiamiamo con un termine antico e nobile “Psiche” (“Vivente animato”), può essere considerata il “precipitato” di una serie di “fantasmi”, più o meno organizzati e sempre in via di evoluzione, che esige nella progressione della vita cosiddetta adulta di essere razionalizzata per essere agita con il massimo equilibrio e con il massimo profitto possibili alle condizioni date. La “consapevolezza” è essenziale in questa operazione di crescita che termina con l’elettroencefalogramma piatto, con la morte del cervello per l’appunto. Conoscere i propri “fantasmi” equivale alla “coscienza di sé” e si traduce in un’azione utile: pragmatismo psichico. Ogni età ha la sua dose progressiva e giusta di “razionalizzazione”. L’eccesso è psicopatologico e porta alla caduta della creatività e nel peggiore dei casi alle formazioni deliranti. La necessità psicologica di dare alla funzione razionale “Io” la grande responsabilità di “sapere dei fantasmi” è anche in funzione di dare equilibrio alle spinte pulsionali dell’Es e alle spinte repressive del “Super-Io”, alle rappresentazioni dell’istinto e ai divieti della legge morale. L’Io è determinante nel corso della vita e la sua azione va sempre dosata giustamente senza il sacrificio delle pulsioni e dei limiti, senza che le prime tralignino nelle inibizioni e i secondi nelle repressioni. Questa è la tesi di fondo di quella Psicoanalisi dell’Io che il secondo Freud portò avanti ridimensionando le varie cospirazioni dell’Inconscio.
Ritornando al tema del “bambino dentro” e dei “fantasmi” primari, una giusta riflessione sulla vecchiaia considera un ritorno e una rimessa in atto delle linee psichiche caratteristiche della prima formazione: “da vecchi si ritorna bambini”, recita degnamente un antico adagio. Questo fenomeno regressivo non è basato soltanto sul sentimento d’invidia verso la gioventù degli altri o sulla legittima nostalgia di un passato che non può tornare e non può essere rivissuto, si attesta soprattutto sul ritorno all’uso delle modalità di pensiero del “processo primario”. La “Fantasia” ritorna al potere nella vita quotidiana con il preciso compito di lenire e frastornare l’angoscia di una morte avvertita sempre più vicina e sentita questa volta come la propria. Dopo avere assistito a tanti traumatici funerali, risolti con l’onnipotenza della sopravvivenza e con l’ingiustizia del sopravvissuto, ci si dispone all’impossibilità di assistere alla propria cerimonia funebre e funerea.
Questa “regressione” del vecchio all’infanzia comporta l’uso dei “meccanismi psichici di difesa” arcaici, quelli più pericolosi per l’età adulta ma non per il bambino. Essi sono il “ritiro primitivo” in base al quale si fugge dalla realtà sotto le frustate dell’angoscia di morte, il “diniego” in base al quale si rifiuta e si nega la realtà della morte perché carica d’angoscia, il “controllo onnipotente” in base al quale si esercita un potere a dismisura sulla morte entrando in conflitto con la realtà e i suoi principi, la “idealizzazione” e la “svalutazione” in base alle quali si esalta e si sublima al massimo la morte per poi incorrere in pesanti delusioni, la “proiezione” e “introiezione” e “identificazione proiettiva” in base alle quali si ha una notevole difficoltà nella dialettica interno-esterno e si vede nell’altro la propria angoscia di morte, la “scissione delle imago” o “splitting” in base alla quale si sdoppiano le parti del “fantasma di morte” in “buono” e “cattivo” per incapacità a concepire la fine della vita nella sua naturale interezza, la “dissociazione” o “scissione dell’Io” in base alla quale e sempre dietro le sferzate dell’angoscia di morte l’Io si sdoppia in due persone diverse.
Questi sono i meccanismi di difesa che usa il bambino e che spesso ritornano nella vecchiaia, soprattutto nelle demenze e nei vari morbi scoperti da Tizio, da Sempronio, da Caio e anche da Bortolo. Ripeto: in effetti, si tratta del ripristino di modalità psichiche di difesa, intrise di pensiero e di affettività, che vengono ripristinate secondo poderose “regressione” e “fissazione” proprio all’età infantile. Quindi, ai suddetti “meccanismi di difesa” dall’angoscia dobbiamo aggiungere il “processo di difesa” della “regressione” che consiste nel tornare indietro e nell’ancorarsi esclusivamente a “posizioni psichiche” già vissute e sperimentate, quella “orale” nel nostro caso. In tal modo la Psiche si restringe e perde l’integrazione e l’amalgama con le altre “posizioni psichiche” (“anale”, fallico-narcisistica”, “genitale”) pur continuando ad evolversi. La “fissazione” è proprio questo attestarsi alla roccaforte della prima infanzia per perdere la consapevolezza della morte imminente e sfuggire ai morsi dell’angoscia depressiva di perdita.
Mi sono dilungato su nozioni di clinica psicopatologica accennando ad alcune psicodinamiche delle più “strane” malattie della vecchiaia.
Adesso convergo sul sogno di Sabino, questa rivisitazione della prima infanzia non nel ricordo dei fatti occorsi, ma proprio nel ripristino di un atteggiamento verso la propria “parte bambina”. Sintetizzerei, celiando, il sogno di Sabino in questo modo: “perbacco sono cresciuto e non posso essere più bambino, ho perso i processi creativi e adesso mi tocca soltanto ragionare e non più fantasticare”. La perdita dell’infanzia e di quel corredo mentale e sensoriale, di tutto quello che si poteva fare e che adesso è socialmente interdetto, trova nel sogno di Sabino una notevole espressione e denuncia: il protagonista alla fine riesce ad amalgamare nell’adulto la sua “parte bambina”.
L’interpretazione ci dirà tanto di più.
Buona lettura!

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Mi trovavo in una casa davanti a un bambino che mi era stato affidato. Era quasi un neonato e se ne stava disteso mentre io lo osservavo.”

Sabino è in una fase di introspezione, di auto-rielaborazione, di riflessione, di autoanalisi, sta ripiegando e convergendo su se stesso, insomma Sabino sente in questo momento della sua vita il bisogno di guardarsi dentro, di guardare dentro “casa” sua. E in questa benefica operazione si imbatte in “un bambino”, scopre nella sua “casa” il suo essere stato bambino, una parte preziosa della sua infanzia, la parte primaria, quella dove si forma e si gioca soprattutto la qualità della vita affettiva. Nel suo presente psichico ritrova in atto alcuni vissuti e alcune modalità della sua infanzia e ha bisogno di riformularli per le emergenze della sua contingenza storica ed esistenziale. Non è il passato che ritorna magicamente pari pari nel “già vissuto”, ma sono alcune “modalità” del pensiero e del sentimento, che risalgono al passato e che si sono evolute nell’uomo adulto, a chiedere di essere ammesse alla consapevolezza e integrate meglio nella “coscienza di sé”. L’evoluzione comporta, infatti, che i vissuti del bambino si amalgamino e si trasmettano in maniera organizzata e compatta nella struttura psichica dell’uomo adulto. Questo processo è ottimale, ma non sempre avviene in maniera omogenea e distribuita. Spesso “parti psichiche” della nostra infanzia sono rimosse o espulse o estromesse o negate, insomma sono oggetto di difesa dall’angoscia da parte dei “meccanismi psichici” e non sempre questi ultimi sono prosperi. Il bambino era stato “affidato” a Sabino: meccanismo di difesa della “proiezione”. Non riuscendo in sogno a gestire l’angoscia di trovarsi davanti “parti” traumatiche e “vissuti” delicati della sua infanzia, Sabino istruisce la “proiezione” sul bambino di “parti psichiche” che lo riguardano. La “proiezione” può essere considerata una forma aggravata di “spostamento” o una forma salvifica di “traslazione”, ma è sempre un meccanismo psichico di difesa dall’angoscia. Si presenta nella osservazione riflessiva di Sabino un trauma arcaico e precoce: “un neonato” disteso. L’essere “disteso” è simbolicamente ambiguo, perché da un lato indica una forma di rilassamento e dall’altro lato condensa una forma di astenia, una caduta delle forze prossima alla morte. Trattandosi della primissima infanzia viene chiamata in causa la “posizione psichica orale” con la “libido” corrispondente. Siamo in ambito squisitamente affettivo, in assenza di lingua e a tutto favore del linguaggio del corpo, bocca e stomaco in maniera privilegiata. La Psiche di Sabino “infante” e neonato funziona in maniera allucinatoria elaborando “fantasmi”, conoscenze primarie formate da forti sensazioni. Il meccanismo psichico di difesa dall’angoscia è lo “splitting” o “scissione dell’imago” perché il bambino non concepisce l’oggetto intero e lo sdoppia: “seno buono” o madre che accudisce e “seno cattivo” o madre che abbandona. La sindrome psichica, patologica per gli adulti e non per i bambini, è la “paranoia” il sentirsi perseguitato dall’angoscia di abbandono e, di poi, la depressione per la perdita dell’oggetto d’amore. Gran parte di queste teorie sono ascritte alla grande Melanie Klein.
Dopo tanta spiegazione procedo con il sogno di Sabino al meglio possibile nelle condizioni date, come nella migliore formula e forma psicofisiche di benessere.

“Ad un tratto sentivo come una voce narrante dire che il piccolo avrebbe preso in mano un biberon, e così accadeva.”

La repentinità nella presentazione del trauma si associa alla “scissione dell’Io” di Sabino nella “voce narrante”. Il senso dell’udito è allucinato nell’ascolto del messaggio della “voce” efficace in campo e fuori campo. Sabino si scinde per alleviare l’angoscia destata dal bisogno intenso del suo bambino di essere amato e di non essere abbandonato. Il “biberon” è strumento del nutrimento e simbolo dell’affetto, ma è anche un simbolo fallico, il potere della madre di nutrire o di affamare, di dare la vita o la morte. Questo bambino ha subito qualcosa in riguardo alla sfera affettiva: questo psicodramma si rappresenta nella platea onirica. Questo bambino ha sofferto tanto e non lo può riconoscere in sogno, per cui si scinde e costruisce per difesa dall’angoscia la “voce narrante”, la sua componente storica, quella che è apparentemente più fredda e può consentire il prosieguo del sonno senza che scatti l’incubo. Una valida riflessione è necessaria per capire il funzionamento della Psiche. Anche i “meccanismi di difesa” più arcaici e pericolosi sono usati nel sonno, indistintamente dalla cosiddetta normalità e dalla cosiddetta psicopatologia. “Il sogno è uguale per tutti”. Così recita, nel suo campeggiare alto sopra lo scanno della Psiche, il primo principio onirico. Ritornando a Sabino, bisogna ridire che sta cercando la sua verità e non poteva essere diversamente. Il “biberon” come simbolo fallico rievoca il potere affettivo della madre, dal momento che non può condensare alcunché di “genitale”, sessuale per intenderci. “Così accadeva” contiene il senso dell’ineluttabilità degli eventi che il bambino era costretto a vivere e su cui strutturava un buon senso di costrizione e una precoce rigidità. “Amen” equivale a “così accadeva”. Il senso del sacro è dettato dalla stato infante di Sabino e dalla situazione psicofisica in cui si è messo dormendo e sognando.

“La voce continuava dicendo che, disgraziatamente, dentro c’era un forte veleno.”

Ecco svelato o confermato l’arcano!
Si tratta della sfera affettiva. Il “biberon” contiene l’amore deteriorato della madre: “un forte veleno”. Sabino sta rievocando in sogno la sua affettività e nello specifico la sua prima infanzia in riferimento privilegiato alla figura materna e alla sensazione di freddezza e di solitudine, “fantasma depressivo di perdita”. La “voce” è la “proiezione” di una “parte di sé”, quella che ha sofferto e che continua a dire che non si è sentito amato e che ha provato una grande angoscia nel viversi solo e abbandonato come nelle migliori favole degli anni cinquanta, quelle che traumatizzavano i bambini e che venivano contrabbandate come preziosa letteratura per l’infanzia. “Forte” attesta dell’intensità del “seno cattivo”, quello che non nutre e che uccide. Melania Klein aveva visto bene nelle sue osservazioni sull’infanzia infelice dentro l’ospedale in cui prestava la sua umana e attenta opera. La “voce”, ricordo, è psicologicamente pericolosa perché è un classico indizio paranoico: il “sento le voci” è legato alla “scissione dell’Io”. Questo è il “fantasma” di Sabino in riguardo alla “parte cattiva” della madre. “Disgraziatamente” si traduce “contro la grazia”, contro il senso dell’amore materno e della compassione paterna.

“Vedevo il bambino mangiare il contenuto del biberon, che somigliava a un favo di miele dalla consistenza morbida.”

Adesso il sogno di Sabino procede chiaro e spedito dal momento che entra in funzione l’Io con le sue consapevolezze. Dopo il “biberon” ritorna un altro simbolo fallico, il “favo di miele dalla consistenza morbida”. Non è un pene in quiescenza e ricco del nettare della vita, ma è il solito “fantasma orale” degli affetti mancati e della “parte negativa della madre” o “seno cattivo”, nonché il potere fallico della possibilità di morte per abbandono. Ma il bambino mangia e meno male. Questo dato è importante non soltanto per le gioie delle madri ansiose, ma soprattutto per il prosieguo del sogno. I “fantasmi” troveranno la loro composizione emotiva e razionale.

“Provavo paura per quello che avevo udito, tanto più che dopo poco il bambino iniziava a dare segni di sofferenza.”

L’affettività di Sabino si è costruita in maniera contrastata e congloba l’angoscia dell’abbandono e la “paura” della solitudine nella normalità dei conflitti relazionali; questi sono i tratti psichici caratteristici del protagonista. La “paura” non deve mai far paura perché verte su un oggetto reale e comporta la consapevolezza. All’incontrario della “fobia” che verte su un oggetto traslato e di cui non si è consapevoli. La ”angoscia”, in conclusione, è uno stato psicofisico critico e comporta il dolore acuto di quel “qualcosa che non so” e che alla fine si riduce nell’imminenza della morte per espiazione del senso di colpa. Sabino, al di là di queste brevi linee teoriche, può continuare a sognare e a dormire perché il suo conflitto affettivo si sta risolvendo nel migliore modo possibile alle condizioni date. Questa è la funzione taumaturgica che la Psiche deve sempre esercitare molto bene e non soltanto in sogno. La “sofferenza” equivale a un portarsi dentro molte emozioni, tante paure e poca consapevolezza. La “sofferenza” è un viaggio con tante valigie piene di vestiti stropicciati e messi dentro alla rinfusa.

“Mi era chiaro che il bimbo sarebbe morto e questo mi dispiaceva e spaventava.”

Che bella notizia!
Sabino è adesso consapevole che l’Evoluzione deve fare la sua parte e come nella Chimica, “nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma”. Anche la Psiche sa, “mi era chiaro” che la crescita comporta il superamento e non la perdita dei tratti caratteristici acquisiti nei vissuti delle “posizioni psichiche” precedenti e che alla “posizione orale”, affettività, consegue l’esperienza dell’aggressività, “posizione anale”, l’esperienza dell’amor proprio esagerato, “posizione fallico-narcisistica”, e l’esperienza della sessualità condivisa, “posizione genitale”. I privilegi e i doveri, le gioie e i dolori, insomma i vissuti del passato si conservano nell’evoluzione del crescere e dell’imparare a camminare con le proprie gambe e senza dipendenze inopportune. Evolvere i fantasmi dell’infanzia non si risolve nel morire, ma rientra nella normalità assoluta del divenire delle umane cose. Il grande Eraclito diceva “panta rei”, tutto scorre e non si può scendere due volte nelle acque dello stesso fiume”: rudimento metaforico dell’Evoluzione. Passiamo al sogno. Trionfa la consapevolezza dell’Io: “mi era chiaro”. Sabino sa che doveva crescere e che è cresciuto. “Sarebbe morto”? Sabino si sbaglia perché il “bambino” non muore, il bambino non deve morire, il bambino trascorre e si coniuga con l’adulto. Sabino comincia a sapere che il suo essere stato e il suo essere “bambino” possono essere isolati o addirittura negati, per cui è giusto che si spaventi della perdita depressiva di una “parte” fondamentale di sé. Il dispiacere e lo spavento contengono un’ambivalenza sentimentale, un conflitto tra desiderio e allucinazione, un giusto dolore che normalmente si accompagna alle imprese importanti della vita e soprattutto quando non tutto quello che volevamo ha visto la luce: il dolore per il “non nato di sé”.

“Vedendo che cominciava a piangere, mi sforzavo di sorridergli, riuscendo a farlo calmare e mettergli addirittura allegria.”

Traduco: ogni evoluzione ha il suo prezzo da pagare perché è un passaggio che porta alla maturazione. Sabino ha il consapevole dolore della crescita e cerca la giusta consolazione a ciò che si perde e a ciò che si acquista, la consolazione della bontà dell’evoluzione. Sabino ragiona con se stesso ed esercita la giusta ironia accettando il tempo che passa con i suoi acquisti e senza alcuna perdita.
Bravo Sabino!
L’escalation della consapevolezza, del pianto, del sorriso, della calma e dell’allegria sono un tutt’uno originale tra mediazione e integrazione.

“Poi il bambino cambiava aspetto, sembrava come cresciuto rapidamente.”

Come si diceva in precedenza e come si voleva dimostrare, si cresce e ci si evolve. La consapevolezza di questa intensità porta Sabino a riprendersi dopo la “regressione” sul suo “bambino dentro”, una dimensione psichica che pensava di aver perso e che in effetti ha conservato. Il suo timore si incentrava sulla difficoltà contingente di integrarlo nella vita e nella vitalità in atto. Fotogramma dopo fotogramma il bambino è ridiventato adulto, Sabino piccolo è diventato grande. Tanta paura per nulla.

“Non mi era chiaro, ma sembrava una ragazzina con capelli corti e ricci.”

Qualche confusione è legittima e intercorre in questo viaggio onirico di andata e ritorno. Subentra il “sentimento della rivalità fraterna” e la sorellina che è stata motivo di riflessione e di turbamento affettivo. Qualche tentennamento intercorre a dimostrare che la sorella è importante nel bene e nel male. Se questa spiegazione non soddisfa, “la ragazzina con capelli corti e ricci” può rappresentare la “parte femminile” di Sabino, quella che non ha perso e ha conservato anche dopo l’identificazione nel padre. La seconda interpretazione è più profonda, ma la prima è verosimile.

“Le prendevo le mani e le dicevo che mi dispiaceva per quello che era successo.”

Sabino si riconcilia con la sua sorellina o con la sua “parte femminile” possibilmente rimossa per difesa durante il travagliato periodo dell’identificazione al maschile e dopo aver risolto la conflittualità con il padre. L’atto di “prendere le mani” ha una sacra accoglienza e una religiosa ricomposizione, nonché un doveroso ripristino dell’equilibrio psicofisico. Ormai Sabino usa a piene mani gli schemi razionali dell’Io e ha una spiegazione per ogni dubbio di prima. La paura e il dolore hanno lasciato il posto all’accomodamento della funzione vigilante “Io”. Sabino ha ricomposto “il suo bambino dentro” nel migliore dei modi: massima diligenza e coscienza.

“Ci dicevamo che, ad ogni modo, saremmo rimasti amici per sempre ed era come se ci stessimo dicendo addio.”

E vissero tutti felici e contenti. Sabino si è riconciliato con il suo bambino e dice a se stesso che l’infanzia è passata e che non torna, ma sa che si porta dentro il suo “bambino”. Tutto questo è il prezzo dell’Evoluzione. Questo è il senso “dell’addio”. Sabino ha svolto il sogno della consapevolezza progressiva della sua formazione infantile, “il suo bambino dentro”, ed è riuscito a reintegrarlo dopo aver viaggiato nel dubbio e nel dolore di una possibile perdita o di un contingente smarrimento. La riesumazione del “fantasma della madre” è dovuta all’età in cui si è collocato in sogno.

PSICODINAMICA

Il sogno di Sabino svolge la psicodinamica depressiva dell’angoscia legata alla perdita della dimensione psichica dell’infanzia: “il bambino dentro”. Coinvolge la “posizione orale” con i carichi affettivi annessi e con il coinvolgimento della figura materna. Rievoca il “processo primario”: la creatività e la Fantasia. Mostra una “regressione” con “fissazione” alla prima infanzia e un’angoscia di perdita per contingente mancata integrazione delle “parti psichiche” a essa collegate. Nella parte finale avviene la ricomposizione della “organizzazione psichica” con il recupero adeguato. Trattasi di una psicodinamica diffusa e ricorrente non soltanto nella prima giovinezza, ma in tutti quei momenti della vita in cui ci si sente costretti a ragionare e a fare gli adulti.

ULTERIORI RILIEVI TECNICI

Il sogno di Sabino contiene i seguenti simboli: “casa”, “bambino”, “voce”, “biberon”, “veleno”, “favo”, “sarebbe morto”, “piangere”, “ragazzina”, “capelli ricci e corti”, “addio”, “mani”. La ricchezza dei simboli rende il sogno narrativo e denso di significati latenti.
I fantasmi presenti sono quelli di “morte”, di “perdita” e della “madre”: “forte veleno” e “favo di miele”.
L’archetipo richiamato nel sogno di Sabino è quello della “Morte”.
Le istanze psichiche presenti sono l’Io, l’Es e il Super-Io. La seconda parte del sogno di Sabino è improntata all’azione di consapevolezza dell’Io: “mi era chiaro” e “vedendo” e “le dicevo”. Le pulsioni dell’Es sono rappresentate in “Mi trovavo in una casa davanti a un bambino” e “Ad un tratto sentivo come una voce narrante” e “dentro c’era un forte veleno. Vedevo il bambino mangiare il contenuto del biberon,”. L’azione limitante e morale del “Super-Io” non si evidenzia.
Il sogno di Sabino vede il dominio della “posizione psichica orale” e della “libido” corrispondente e nello specifico in “neonato” e in “biberon e in “favo di miele”.
I meccanismi psichici di difesa dall’angoscia presenti nel sogno di Sabino sono la “condensazione” in “bambino” e “biberon” e “veleno”, lo “spostamento” in “voce”, la “proiezione” in “davanti a un bambino”, la “scissione dell’Io” in “voce narrante”. La “scissione delle imago o splitting” si desume in “veleno”.
I processi psichici di difesa dall’angoscia della “regressione” e della “fissazione” sono attivi in “Mi trovavo in una casa davanti a un bambino” e in “Era quasi un neonato” e nel prosieguo del sogno.
Chiaro segno del processo psichico di difesa della “sublimazione” si trova in “Ci dicevamo che, ad ogni modo, saremmo rimasti amici per sempre ed era come se ci stessimo dicendo addio.”
Il sogno di Sabino presenta un forte tratto “affettivo” all’interno di una “organizzazione psichica orale”. Nel reintegrare il “bambino dentro” nella struttura in atto si rileva un privilegio elettivo verso la sfera degli affetti.
Le figure retoriche elaborate dal sogno sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “casa” e in “bambino” e in “biberon”, la metonimia” o relazione logica in “voce” e in “veleno”. Pur essendo ricco di simboli, il sogno di Sabino si snoda come un racconto.
La “diagnosi” dice di una crisi contingente riguardante la sfera affettiva, di un eccesso di razionalità nell’interpretazione della realtà e nello svolgimento della vita quotidiana, per cui viene operata una “regressione” con “fissazione” alla “posizione psichica orale” per esprimere i bisogni affettivi e l’esigenza di usare la fantasia e la creatività dei “processi primari. Di poi, assolto consapevolmente il quadro, Sabino procede alla reintegrazione della “oralità” nella “organizzazione psichica reattiva” attraverso il ripristino di una buona vigilanza logica dell’Io.
La “prognosi” impone a Sabino di tenere sotto controllo l’esercizio degli investimenti affettivi e creativi al fine di evitare nostalgie e ritorni regressivi di traumi e di carenze in riguardo alla “oralità”. Deve impegnarsi a tenere compatta la struttura psichica nella sua evoluzione.
Il “rischio psicopatologico” si attesta in una “regressione” e a un ritorno di bisogni affettivi del passato in un quadro di disarmonia: isolare il “bambino dentro” e non integrarlo nell’adulto. La creatività ha il suo prezzo e i suoi rischi.
Il “grado di purezza onirica” è buono. Sabino ha raccontato il suo sogno con l’ausilio di qualche pezza logica giustificativa, ma prevalentemente la narrazione ha seguito gli eventi del sogno.
Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante del sogno di Sabino riguarda una crisi dell’affettività o una riflessione sulla vita sentimentale.
La “qualità onirica” è narrativa.
Il sogno di Sabino ha richiesto una certa dose di veglia, per cui è stato elaborato nella seconda o terza fase REM alla luce della sua discorsività.
Il “fattore allucinatorio” vede in esercizio attivo il senso della “vista” in “Vedevo il bambino mangiare il contenuto del biberon” ed esalta il senso “udito” in “Ad un tratto sentivo come una voce narrante dire” e in “La voce continuava dicendo che”. Una coalizione dei sensi si esprime in “Provavo paura per quello che avevo udito,” e in “Vedendo che cominciava a piangere” e in “Le prendevo le mani e le dicevo” e in “Ci dicevamo che”. La massiccia presenza del senso dell’udito rafforza la qualità narrativa del sogno.
Il “grado di attendibilità e di fallacia” è “media” perché il sogno di Sabino contiene nella sua ricchezza evocativa qualche interferenza nei vissuti che comporta una complicazione interpretativa.

DOMANDE & RISPOSTE

Il lettore anonimo ha posto le seguenti domande dopo aver letto attentamente l’interpretazione del sogno di Sabino.

Domanda
Ma qual’è in termini più chiari e popolani il problema di Sabino?
Risposta
Sabino ha una vita intensa ed è costretto a ragionare in tutto quello che fa. Sente il bisogno di disimpegnarsi dalla Logica, di affidarsi alla Fantasia e agli affetti e trova difficoltà ad appagare questa sua esigenza e a risolvere questa sua emergenza. Questa può essere la situazione esistenziale e psicologica del protagonista del sogno.
Domanda
La madre cosa c’entra?
Risposta
La vita affettiva è simbolicamente ascritta a quella figura che nutre e che accudisce il bambino dopo la nascita: si definisce “madre” per l’appunto. Qualsiasi conflitto nell’affidamento e nel lasciarsi andare richiama la figura primaria che ha educato e condizionato il bambino.
Domanda
E la madre di Sabino che responsabilità ha in questa crisi del figlio?
Risposta
La madre ha fatto del suo meglio e ha messo il figlio nelle condizioni ottimali, ma non ha potuto impedire al figlio di elaborare i suoi “fantasmi” in riguardo al modo di pensare, di viverla e di sentirsi amato: splitting, fantasmi e affettività.
Domanda
La madre può anche essere un uomo?
Risposta
Certamente. Per il bambino nei primi mesi di vita la madre non ha sesso. E’ una persona in carne e ossa e un simbolo. La madre contiene le mille pulsioni e le mille emozioni che il bambino vive. Non pensa, di certo, che la mamma è colei che mi ha generato.
Domanda
La vecchiaia è una regressione?
Risposta
La vecchiaia è sempre un’evoluzione psicofisica, a livello psicopatologico comporta la “regressione” e la fissazione” all’infanzia e a quelle modalità di pensiero e di affetto, nonché l’emergere dei conflitti latenti che i “meccanismi di difesa” hanno contenuto finché hanno potuto. Nel “Cato maior de senectute” di Marco Tullio Cicerone è già presente una psicoterapia dell’angoscia senile di morte.
Domanda
Qual’è la malattia psicologica del vecchio?
Risposta
La fuga dalla morte e per questo scopo cade a fagiolo la fuga dalla realtà: la follia.
Domanda
Cosa dovrebbe fare per evitare la demenza?
Risposta
Razionalizzare sempre la condizione psicofisica in cui si trova, amare la sua evoluzione o “amor fati”, sapere quali “meccanismi di difesa” sta usando in questo momento della sua vita, non smettere di fare “investimenti di libido”.
Domanda
E’ vero che il vecchio cerca la madre prima di morire?
Risposta
Verissimo! I vecchi si ricollegano a chi li ha generati per consolazione infantile e non perché la morte è mitologicamente femmina. La “regressione al grembo materno” è una modalità psichica di prepararsi a morire dolcemente.
Domanda
Non ho nulla da chiedere.
Risposta
Vuol dire che sono stato chiaro anche nel ripetermi.

In conclusione scelgo l’ironia di Marcello Marchesi nella canzoncina “Che bella età”, una sintesi goliardica dell’Evoluzione. Oggi avremmo tanto bisogno di mille Marcelli Marchesi per vivere meglio e avere pubblici divertimenti di buona intelligenza, ma all’orizzonte non se ne vedono. I comici si sono dati alla politica e i giornalisti fanno tanto spettacolo nel riso e nel pianto. La “satira” è un piatto ricolmo non di primizie, ma di tante frittate avariate. Non resta che esercitare una buona dose di spirito critico per mantenere la salute mentale.

 

GIORDANA IN PANTALONI

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TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

 “Giordana sogna che deve tornare a casa dopo le ferie e che sua cognata le chiede se ha un paio di pantaloni da prestarle perché i suoi sono rotti o bagnati.

Giordana dice che non ci sono problemi e intanto un bambino svuota un giocattolo cilindrico da cui escono pezzi di stoffa e altre cose.

Giordana si trova in un campeggio.”

DECODOFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Ho scelto un sogno breve e apparentemente semplice, il sogno di Giordana, anche per confermare che la linearità del “resto notturno” è più vicino all’autenticità del sogno effettivo e completo, quello che non si può carpire, dal momento che non è viziato dalle pezze logiche di sostegno. In ogni caso è valida la tesi che del sogno autentico resta una minima dose e una qualche traccia. La precaria consistenza del “resto notturno”, pur tuttavia, non è esente da tracce valide per decodificare la dinamica e l’organizzazione psichica del sognatore. Il sogno di Giordana attesta una diffusa verità: a volte la vita costringe una donna a indossare i “pantaloni”, ad assumere un atteggiamento deciso e affermativo di fronte a problematiche psico-esistenziali e a conflitti con se stessa e con gli altri. Queste circostanze sono, pur tuttavia, occasione di sofferenza e di evoluzione. Il progresso scientifico procede per errori e l’evoluzione psichica avviene per dolori. La sofferenza è sempre da evitare, eventualmente di poi da “sublimare”, ma, quando è inevitabile, bisogna riflettere sulle opportunità costruttive che questo eccesso emotivo e sentimentale può offrire.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI

L’analisi dei simboli è la seguente.

“Tornare a casa” si attesta simbolicamente in un’introspezione, in una riappropriazione del materiale psichico proiettato e alienato, in una conversione e riflessione su se stessi.

Le “ferie” rappresentano il disimpegno e la trasgressione, una momentanea fuga dalla realtà monotona di tutti i giorni, una sospensione della quotidianità  rassicurante e una finestra sul nuovo che esiste e che avanza.

La “cognata” condensa l’”alter ego”, l’alleanza di se stessi con se stessi, il rafforzamento dell’”Io” nell’intrapresa di una delicata psicodinamica.

Il “paio di pantaloni” attesta simbolicamente la forza volitiva e decisionale dell’universo maschile, il potere e l’imposizione, la sicurezza e l’autorità, l’istanza psichica “Super-Io”.

I pantaloni “rotti” condensano la perdita di potere e la crisi della sicurezza, il “deficit” deliberativo e decisionale dell’”Io”, la frustrazione e la castrazione, la crisi del “Super-Io”.

I pantaloni “bagnati” sono il simbolo di una paura di agire e di coinvolgersi, di un’eccitazione dolorosa e di uno stato di precarietà, una forma di precarietà del “Super-Io”.

Il “bambino” rappresenta la parte psichica infantile, il gioco e il sollazzo, il “principio del piacere” e la deresponsabilizzazione, la fantasia e la creatività, la “posizione fallico-narcisistica”.

L’atto dello “svuotare” condensa un rituale catartico di purificazione psicofisica, un atto di liberazione dell’inespresso, uno scarico delle tensioni legate al sistema neurovegetativo, un ripristino dell’equilibrio psicofisico turbato e il ritorno del benessere.

Il “giocattolo cilindrico” evoca simbolicamente l’organo sessuale maschile nella valenza del piacere, “libido”, e dell’esercizio erotico.

L’“uscire pezzi di stoffa e altre cose” dal giocattolo cilindrico equivale a una forma di eiaculazione, un orgasmo con polluzione, istanza “Es”.

Il “campeggio” include il simbolo della socializzazione, del vivere semplice e spontaneo, la scelta di natura e di naturale, funzione dell’istanza dell’”Io”.

PSICODINAMICA

La psicodinamica del sogno di Giordana sviluppa il “fantasma depressivo della perdita di potere” in riguardo a se stessa in primo luogo e attesta il profondo bisogno di acquistare valore di fronte a una situazione esistenziale precaria.

ANALISI

Dopo le ferie Giordana deve riprendere le normali attività della sua vita e si imbatte inequivocabilmente nei conflitti intrapsichici e relazionali. Il ritorno alla quotidianità ripropone le problematiche momentaneamente accantonate. Ma qual è il problema o il conflitto? La sua “parte maschile”! Giordana lascia affiorare nel sogno il suo rapporto con il potere e la sua convinzione di dover operare un rafforzamento in tal senso. A tal uopo deve guardarsi dentro per  recuperare la sua “androginia psichica”, in particolare la “parte maschile”, la sua volitività affermativa e la sua capacità seduttiva. La “cognata” è la chiara “proiezione” della sua crisi psichica in atto, la caduta depressiva del potere.

“Giordana sogna che deve tornare a casa dopo le ferie e che sua cognata le chiede se ha un paio di pantaloni da prestarle perché i suoi sono rotti o bagnati.”

Questo è il primo guasto da riparare.

“Non ci sono problemi”. Basta un paio di pantaloni asciutti e integri, basta riacquistare potere e autorità, basta rafforzare le funzioni dell’Io.

Ma ecco che si manifesta un altro guasto più consistente: “un bambino svuota un giocattolo cilindrico da cui escono pezzi di stoffa e altre cose.”

La “parte maschile” di Giordana è regredita e si è fissata in maniera congrua alla “libido fallico-narcisistica” per difendersi dalle offese e dalle ferite provenienti dall’ambiente. Giordana ha momentaneamente accantonato la “libido genitale”. Giordana è ferma all’autocompiacimento e non procede nel riconoscimento dell’altro e nell’esercizio degli investimenti affettivi e fusionali. La sua androginia è scompensata. Se la “parte femminile” sa riappropriarsi del suo potere e del suo fascino, la “parte maschile” si difende crogiolandosi in un brodo annacquato di giuggiole, il “narcisismo”.

Questo si può dire di fondato in riguardo al sogno di Giordana, un prodotto ricco di simboli forti e chiari che si lasciano inquadrare nella psicodinamica giusta e nella sintesi compiuta. Nel sogno di Giordana mancano alcuni pezzi che avrebbero consentito lo sviluppo di una psicodinamica più congrua e di un’analisi più ampia. Come dicevo in precedenza, i nostri sogni sono minime parti, fuse e confuse, di una produzione intensa a livello emotivo e ricca a livello di contenuti.

Questo è quello che ha passato il convento.

ISTANZE PSICHICHE E POSIZIONI

L’istanza psichica richiamata è l’”Io” e nello specifico la funzione deliberativa e decisionale, nonché la “libido narcisistica” e le pulsioni sessuali dell’”Es”. La “posizione genitale” è da bonificare e da ripristinare. L’istanza del “Super-Io” è presente nelle forme del potere e dell’autorità.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa dall’angoscia chiamati in causa dal sogno di Giordana sono la “proiezione”, la “regressione”, la “fissazione”, la “condensazione”, lo “spostamento”, il “simbolismo”, la “figurabilità”.

ORGANIZZAZIONE REATTIVA

L’“organizzazione reattiva”, carattere, evidenzia un tratto depressivo collegato al “fantasma di perdita” e alla ricostituente “regressione” e difensiva “fissazione” alla “libido fallico-narcisistica”.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche coinvolte sono la “metafora”, la “metonimia”, la “sineddoche”.

DIAGNOSI

La diagnosi esige una “psiconevrosi depressiva”.

PROGNOSI

Giordana deve recuperare la sua “parte maschile” e riportare in evoluzione la sua “libido fallico-narcisistica” in “libido genitale”. Giordana è chiamata dalle contingenze traumatiche e conflittuali della sua vita a investire in maniera donativa sublimando il dolore delle ferite narcisistiche.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta nella “fissazione” alla “posizione  fallico-narcisistica” dell’evoluzione della “libido”, nella degenerazione depressiva delle energie psichiche frustrate.

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

I sogni non si lasciano mai interpretare e decodificare in maniera esaustiva e completa anche se contengono una ricca simbologia e offrono gli strumenti giusti per una corretta elaborazione. Spesso mancano quei pezzi che consentono la comprensione corretta delle psicodinamiche inscritte. Purtroppo, al mattino si vendemmiano i pochi e poveri resti di una notte oniricamente ricca e turbolenta. Da svegli si supplisce a questa precarietà funzionale con un lavoro di memoria e apponendo pezze logiche e nessi giustificativi alla trama del sogno con un lavoro mentale. In tal modo si sporca il sogno perché viene elaborato da svegli. In ogni caso il sogno resta un formidabile prodotto psichico anche se si avvicina alla “fantasticheria” o al “sogno a occhi aperti” e semplicemente perché dà la possibilità di conoscerci nei meandri profondi della nostra psiche. Del resto, interpretare i “sogni a occhi aperti” o altri testi culturali è possibile: l’operazione si attesta nel passare dal “processo secondario” al “processo primario”, come per il sogno si tratta dell’incontrario ossia nel passare dal “processo primario” al “processo secondario”, dal “contenuto manifesto” al “contenuto latente”. Il tutto è possibile sempre secondo i canoni psicoanalitici, dal momento che è stata il “Sapere psicoanalitico” a portare avanti e approfondire le ricerche sulla dimensione psichica profonda e sulla comprensione dei processi psicopatologici, non esclusa la cosiddetta normalità.

GRADO DI PUREZZA DEL RESTO NOTTURNO

Introduco questo importante rilievo per capire la manomissione che il sogno subisce al primo e al secondo risveglio o anche durante le operazioni di ricordo e di acconciatura. Il sogno nella sua purezza e totalità non lo avremo mai. Pur tuttavia, il sogno pervenuto è sempre vicino alla sua verità oggettiva e fornisce la verità psichica possibile alle condizioni date. La metafora del “fossile” è calzante. Come da un resto arcaico si possono desumere notizie sul singolo e sul composto, sul tempo e sullo spazio, sulla natura e sull’evoluzione, così dal sogno attuale si può desumere, non soltanto la formazione  personale, ma anche la modalità della funzione primaria: come funziona il pensiero nel suo primo manifestarsi? Fissando con il numero “uno” il massimo dell’ibridismo onirico e con il numero “cinque” la massima probabile purezza onirica, per ogni sogno che andrò analizzando darò un numero di valutazione che implica un giudizio sul grado di purezza. Il criterio di valutazione si attesta nei meccanismi di formazione del sogno, in base al coinvolgimento del “processo primario” e all’esclusione del “processo secondario”: dove c’è assurdità e paradosso, dove c’è creatività e anarchia logica, dove c’è fabulazione e simbolismo c’è una maggiore oggettività e una migliore verità oniriche. All’incontrario dove c’è linearità e consequenzialità logica, dove c’è un racconto composto e consequenziale, non c’è oggettività onirica. Addurrò esemplificazione nell’analisi dei prossimi sogni a completamento esplicativo delle suddette tesi. Esaminerò sogni logicamente elaborati da quasi svegli ed esposti in maniera discorsiva, estrapolerò il nocciolo onirico da cui si è sviluppata la successiva elaborazione logica e discorsiva.

In base a quanto affermato la valutazione della purezza del sogno di Giordana è 3.