“CI VUOLE LA CHIAVE”

TRAMA DEL SOGNO E CONTENUTO MANIFESTO

“Viaggio su un’automobile guidata da un individuo molto giovane.
Con me ci sono mia moglie e un mio amico.
Stiamo ritornando da un luogo non meglio precisato dopo aver ispezionato una casa.
Poi mi trovo da solo in un’officina dove l’automobile deve essere riparata ed il meccanico dice che ci vuole la chiave.

Questo è quanto ha sognato Giordano.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

I sogni brevi hanno il merito di coniugare il simbolico e il reale secondo le coordinate di un discorso logico-consequenziale. La funzione onirica dell’Io o “Io sognante” è prossima a lasciare il posto alla funzione razionale o “Io vigilante”: il risveglio si avvicina.
L’Io è sempre lo stesso ed è sempre unico nel suo essere in mente e ossa una pulsione dell’Es, un ragionamento dell’Io consapevole o una censura del Super-Io.
L’Io si può anche definire “Mente autocosciente” secondo le ricerche neurofisiologiche di Eccles o “Psiche” secondo le teorie della tradizione.
Il termine “Psiche” sottende il sistema e le attività psichiche, l’organizzazione strutturale e l’evoluzione dinamica ed economica.
L’Io si può cogliere nelle varie funzioni e definire dormiente e onirico, reale e consapevole, corpo e mente, pulsione e ragione, censurante e impositivo, ma resta sempre un “Io” uno e unico, “uno” dal momento che è una funzione universale e “unico” perché riempito dalle personali esperienze vissute.
La Psicoanalisi ha efficacemente elaborato i suoi progressi nella dimensione psicodinamica “Io” ridimensionando l’Inconscio per non incorrere nel magico e nell’indimostrabile, seguendo le giuste contestazioni della Filosofia sulla necessità logica della consapevolezza.
Anche se la definizione di Freud vuole il sogno espressione di un desiderio rimosso e quindi in parte inconscio, le ricerche a lui contemporanee e successive hanno evidenziato il ruolo inequivocabile dell’Io sia nella veglia e sia nel sonno, mettendo tra parentesi, sempre in accordo con la Filosofia, l’Inconscio e i suoi surreali o metafisici prodotti.
Il sogno di Giordano consente di mostrare la funzione onirica dell’Io in piena azione e in oscillazione tra il registro simbolico e il registro razionale.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Viaggio su un’automobile guidata da un individuo molto giovane.”

“L’automobile” condensa simbolicamente la meccanicità neurovegetativa dell’apparato sessuale, la spontaneità erotica delle pulsioni organiche. Siamo nel territorio psichico “Es”.
“Guidata” condensa la funzione mediatrice dell’Io, in special modo se a essere equilibrate sono i vissuti degli istinti e le rappresentazioni psichiche collegate.
Questi sono i simboli.
Vediamo i meccanismi.
“Individuo molto giovane” è “proiezione” di un bisogno d’identificazione di Giordano e nel sogno funge anche da difesa da un coinvolgimento diretto e traumatico di una “parte di sé”.
Giordano evoca in sogno la sua psicodinamica sessuale e, al fine di procedere con sonno e sogno, usa il meccanismo di difesa dall’angoscia e dal risveglio della “proiezione” e presenta l’immagine ideale di sé in un anonimo “individuo molto giovane”.

“Con me ci sono mia moglie e un mio amico.”

Giordano non sa stare da solo e si porta dietro tanta gente nel suo sogno. “Mia moglie” è l’oggetto reale del contendere e il “mio amico” è il solito terzo intruso più che un rafforzamento psichico, è l’oggetto dell’invidia e della gelosia: due brutte bestie con tante scuse per la signora moglie.
In precedenza Giordano ha immesso in sogno un’immagine ideale di sé nell’individuo molto giovane, volendo intendere che lui è vecchio e inadeguato al compito neurovegetativo dell’amplesso sessuale. Di poi, introduce “un mio amico” a testimoniare di un sentimento di gelosia. Giordano sta navigando tra le infide sponde di un possibile tradimento sessuale da parte dell’amico e della moglie.
Vediamo dove va a parare con il suo sogno.

“Stiamo ritornando da un luogo non meglio precisato dopo aver ispezionato una casa.”

“Dopo aver ispezionato una casa” equivale a dopo aver analizzato la mia storia e la mia struttura psichiche e, nello specifico, la mia vita sessuale con mia moglie, la mia paura di essere inadeguato all’impresa e la mia gelosia verso il classico amico di famiglia.
Giordano è in psicoterapia e sta elaborando questi temi nelle sedute. Nel sogno si difende proprio con la vaghezza e la genericità, “un luogo non meglio precisato” e “una casa”.

“Poi mi trovo da solo in un’officina dove l’automobile deve essere riparata ed il meccanico dice che ci vuole la chiave.”

In effetti, le sedute sono personalissime e si svolgono quasi “da solo” in quanto elabori il tuo materiale psichico e quasi in compagnia perché hai un compagno di viaggio nella figura, quasi silente, dell’analista.
La “officina” è proprio il laboratorio che studia e sistema la meccanica della Mente e del Corpo, lo studio anonimo dello strizzacervelli visto che siamo in tema tecnico. Degno di nota è l’anonimato di “un’officina”, a fredda testimonianza di un distacco dal coinvolgimento emotivo e dall’investimento affettivo. Giordano si difende proprio sottraendosi alla partecipazione, ma si consola con la presenza.
“L’automobile deve essere riparata”, la sessualità deve essere riattraversata, rivisitata e riformulata. La riparazione psichica consiste proprio nella presa di coscienza della sua formazione psichica e, in specie, delle posizioni “orale”, “anale”, “fallico-narcisistica” e “genitale” con tutti gli annessi e connessi a cominciare dalle figure genitoriali, “posizione edipica”.
Il “meccanico” rappresenta la figura dell’analista per la sua perizia tecnica più che per le sue umane virtù: freddezza e distacco dal coinvolgimento significa “transfert” difensivo e affidamento minimamente affettivo.
Cosa vuol dire?
Un trattamento psicoterapeutico analitico si basa su tre pilastri metodologici: l’interpretazione, la razionalizzazione e l’analisi della relazione con l’analista o “transfert”. Quest’ultimo si attesta nella riedizione e nella riproposizione dei vissuti e dei fantasmi che il paziente ha elaborato sin da bambino nei confronti delle figure genitoriali. Il “meccanico” è investito di freddezza e di anonimato. Questa è la trasposizione dell’investimento che Giordano ha operato nella sua vita con le figure genitoriali e con le persone che lo hanno circondato e gli fanno ancora oggi corona.
Ma il gelido “meccanico” fa la sua parte, sempre secondo il vangelo del nostro protagonista, e “dice che ci vuole la chiave”.
“Dice” condensa la solennità dell’antico “ipse dixit”, lo ha detto lui stesso, il grande capo, il maestro e “più non dimandare” aggiunge Dante Alighieri da Firenze.
La “chiave” è il “busillis” della questione, la panacea di tutti i mali. La “chiave” è il classico simbolo fallico che condensa i tratti psichici dell’universo maschile e nello specifico il membro inteso, sempre simbolicamente, come potere e affermazione, come deliberazione sicura e coinvolgimento coraggioso, come scelta e decisione, come soluzione ai mille problemi di una relazione d’amore bella e fascinosa quanto complicata, perché richiede, oltre la “chiave”, anche il “chiavistello”.
Oltre i conflitti sessuali, Giordano soffre di gelosia e di freddezza affettiva, non sa coinvolgersi perché non l’ha esperito nel corso della sua formazione psichica e nessuno gliel’ha mai insegnato. Si suppone una coppia genitoriale in piena linea con il figlio.
Da un problema sessuale si è approdati a un problema affettivo, da una dimensione all’altra il passo simbolico è molto breve.

PSICODINAMICA

La psicodinamica del sogno di Giordano si snoda attraverso un itinerario naturale che parte da una crisi importante della sfera affettiva per approdare a una difficoltà sessuale in atto. Implica, di conseguenza, un conflitto mente-corpo e una resistenza all’affidamento, una precarietà nell’investimento di “libido genitale” e una “regressione” ricostituente e difensiva all’investimento di “libido narcisistica”.
La “posizione psichica orale” di Giordano è chiamata in primo luogo come la causa del malessere relazionale e sessuale, “posizione genitale”. La dimensione affettiva è deputata alla crisi del coinvolgimento psicofisico relazionale.
La tutela psichica operata da Giordano è stata eseguita con un rinculo regressivo alla “posizione fallico-narcisistica”, a un isolato ed esagerato culto di se stesso. Il narcisismo deve evolversi nell’amor proprio, che è la condizione dell’esercizio corretto della “posizione psichica genitale”, della relazione basata sul sentimento amoroso di donazione erotica e affettiva, il prendersi cura dell’altro.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Il sogno di Giordano evidenzia
l’istanza pulsionale “Es”, rappresentazione dell’Io organico o senziente e corporeo e legato al “principio del piacere”, in “Viaggio su un’automobile” e in “un’officina dove l’automobile deve essere riparata” e in “ci vuole la chiave.”,
l’istanza vigilante “Io”, rappresentazione dell’Io razionale e legato al “principio di realtà”, si manifesta in “viaggio” e in “stiamo ritornando” e in “mi trovo”, l’istanza morale “Super-Io”, rappresentazione dell’Io censurante e morale e legato al “principio del limite”, s’intravede in “il meccanico mi dice”.
Il sogno di Giordano elabora le seguenti “posizioni psichiche”:
la “orale” in “dopo aver ispezionato una casa”,
la “fallico-narcisistica” in “Poi mi trovo da solo in un’officina.”,
la “genitale” in “Viaggio su un’automobile” e in “l’automobile deve essere riparata ed il meccanico dice che ci vuole la chiave.”.
Preciso che la “posizione fallico-narcisistica” si rileva in qualsiasi psicoterapia psicoanalitica nel rituale della seduta: la claustrofilia e il ripiego in se stessi.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Il sogno di Giordano usa i seguenti “meccanismi psichici di difesa”:
la “condensazione” in “casa” e in “automobile” e in Officina” e in “chiave”,
lo “spostamento” in “meccanico” e in “guidata” e in “riparazione”,
la “figurabilità” in “ci vuole la chiave”,
la “proiezione in “individuo molto giovane”.
Il sogno di Giordano presenta il processo psichico della “regressione” nei termini psichici presenti nella funzione onirica: la “regressione topica” e la “regressione formale”, la prima con le allucinazione, la seconda con i modi di espressione primari, il concreto al posto dell’astratto, l’agire al posto del pensare.
Il processo psichico di difesa dall’angoscia della “sublimazione della libido” non si manifesta.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Giordano evidenzia un tratto psichico “genitale” all’interno di una cornice “fallico-narcisistica” fortemente critica: la chiave e la solitudine, la ricerca di potere e l’immaturità affettiva.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche usate nel sogno di Giordano sono
la “metafora” o relazione di somiglianza in “casa” e in “automobile” e in “chiave” e in “officina”,
la “metonimia” o nesso logico in “riparazione” e in “guidata”,
la “sineddoche” o la parte per il tutto in “chiave”.
Il sogno di Giordano è poeticamente semplice e scarno.

DIAGNOSI

La diagnosi dice chiaramente di una sindrome di immaturità affettiva e sessuale e di un ampio compenso narcisistico. Giordano ha investito in prevalenza “libido fallico-narcisistica” gonfiando a dismisura la relativa “posizione”.

PROGNOSI

La prognosi impone a Giordano di riattraversare la sua evoluzione affettiva e di recuperare la sua sicurezza negli investimenti di “libido genitale”. Giordano deve superare le dipendenze infantili e porsi nelle relazioni significative in maniera adulta al fine di raggiungere l’auspicata autonomia psichica. Giordano deve avere il coraggio di distogliere “libido” da sé per investirla fuori di sé con il cuore e senza attesa del riconoscimento da parte del benefattore.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta nella recrudescenza del “narcisismo” e dell’isolamento e nella succedanea sindrome depressiva in evitamento del coinvolgimento affettivo e dell’investimento erotico. L’immaturità traligna nell’infantilismo.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Giordano è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.
Il “simbolismo” è alla pari con il realismo discorsivo.

RESTO DIURNO

La causa scatenante del sogno di Giordano si attesta nel ripresentarsi di un sintomo di gelosia e di inadeguatezza, di una paura di solitudine e di una mancata gratificazione.

GRADO DI ATTENDIBILITA’ E DI FALLACIA

Per sondare la soggettività o l’oggettività, l’approssimazione o la verosimiglianza della decodificazione del sogno di Giordano, per valutare se l’interpretazione risente di forzature, stabilisco la prossimità all’oggettività scientifica o alla soggettività mistificatoria in una scala che va da “uno” a “cinque” in cui “1” equivale all’oggettività scientifica auspicata e “5” denuncia una forzatura interpretativa verosimile. Tale valutazione è resa possibile dalla presenza di simboli chiari e forti e di psicodinamiche affermate ed esaurienti.
La decodificazione del sogno di Giordano, alla luce di quanto suddetto, ha un grado di attendibilità e di fallacia “2”: nessuna forzatura a causa della chiara simbologia e della semplice psicodinamica in atto.

QUALITA’ ONIRICA

Il sogno di Giordano ha una qualità depressiva dal momento che esibisce una certa passività nel presentare processi di perdita.
Preciso che la qualità del sogno si ascrive a tratto e a modo della “organizzazione psichica reattiva” o personalità o carattere del sognatore, di Giordano in questo caso.

REM – NONREM

Il sogno di Giordano presenta una consequenzialità logica e simbolica che consente di stabilire che è stato elaborato nell’ultima fase REM, quella mattutina e prima del risveglio.
Ricordo che nelle fasi REM il sonno è turbolento, mentre nelle fasi NONREM il sonno è profondo e catatonico ossia presenta una caduta del tono muscolare, senza movimenti e spasmi, senza agitazione psicomotoria. La memoria è presente nelle fasi agitate rispetto alle fasi di caduta muscolare e di sonno profondo dove è quasi assente.

FATTORE ALLUCINATORIO

Il sogno di Giordano allucina i seguenti sensi:
la “vista” generalmente e nello specifico in ““Viaggio su un’automobile guidata” e in “Con me ci sono mia moglie e un mio amico.” e in “dopo aver ispezionato una casa.” e in “Poi mi trovo da solo in un’officina”,
“l’udito” nello specifico in “il meccanico dice che ci vuole la chiave.”
Gli altri sensi non sono in funzione e nel contesto del sogno non si presenta un’emozione di buona portata al di là di una spartana freddezza espressiva.

DOMANDE & RISPOSTE

La lettrice anonima ha posto le seguenti domande dopo aver letto la decodificazione del sogno di Giordano.

Domanda
Il suo parere sul sogno di Giordano?

Risposta
Il classico sogno di un narcisista in crisi, un uomo connotato da semplicità emotiva e mentale, da povertà psichica e culturale. E’ un vero peccato che Giordano non abbia potuto godere e non goda di se stesso e della sua vita in maniera giusta e consapevole. Pur tuttavia, Giordano ha maturato una “formazione psichica reattiva” che ha compensato le precarietà possibilmente con un ruolo di prestigio e un potere conclamato.

Domanda
Cosa intende per povertà psichica e culturale?

Risposta
Niente di morale!
Intendo dire che Giordano ha avuto nella sua infanzia pochi stimoli per imparare e per capire quello che gli succedeva dentro e fuori. Giordano si è fatto da sé e non ha trovato attorno genitori e maestri che lo aiutassero a maturare la consapevolezza di quel poco che aveva con difficoltà incamerato. Questo a livello psichico.
A livello culturale ha avuto a disposizione pochi schemi interpretativi della realtà in cui, suo bengrado o suo malgrado, si è venuto a trovare e a vivere. Conseguono poco spirito critico e poca istruzione. Notevole è la responsabilità dei genitori e del sistema educativo di fronte a un bambino che tendeva a chiudersi e a isolarsi.

Domanda
La scuola?

Risposta
La scuola incide fortemente nella formazione delle nuove generazioni, specialmente nella socializzazione e nell’acquisizione dei valori e dello spirito critico. Se un adolescente non riceve gli strumenti intellettivi per capire e capirsi, resta povero ed è un vero peccato perché da adulto si vergognerà di se stesso e avrà la triste consapevolezza di non aver avuto un’istruzione adeguata. Per quanto riguarda la “formazione psichica” questo adolescente vive un’evoluzione naturale più o meno rustica ed elabora una compensazione più o meno sofisticata.

Domanda
Quali sono gli strumenti intellettivi per capire e per capirsi?

Risposta
Il più ampio “sapere di sé” significa “aver gusto di sé”.
Quali “saperi”?
I “saperi” sono saper parlare e saper comunicare, saper leggere e saper scrivere, saper capire e saper operare, sapere di sé e sapere dell’altro, sapere di Dio e sapere di Marx. La cultura a livello psicologico è l’insieme degli schemi interpretativi ed esecutivi della realtà, a livello sociologico è l’insieme dei valori condivisi e convissuti, a livello semiologico è un insieme di segni da decodificare.

Domanda
Giordano ha bisogno di psicoterapia?

Risposta
Ha bisogno di essere seguito in questa ripresa di tutto quello che gli è stato negato e impedito, una riappropriazione che da solo non ha potuto concepire e una “maieutica” che può fare con una esperta ostetrica. Giordano deve liberarsi dalla paura dell’ignoranza e deve valorizzare i suoi averi reconditi e non visibili. Tecnicamente Giordano deve evolvere la “libido narcisistica” in “libido genitale”.

Domanda
Giordano in cosa brilla?

Risposta
Brilla in sogno nell’avere un’automobile, un individuo molto giovane che guida per lui, una moglie, un amico, una casa, un’officina, un meccanico. Se poi trova la chiave, può andare avanti compiutamente nel cammino esistenziale con un consapevole narcisismo. Giordano ha compensato le sue avvertite lacune psichiche con l’avere, con il possesso di beni umani e materiali. La psicodinamica narcisistica porta a essere bravissimi uomini d’affari, ricchi di soldi e di idee lavorative, a essere generosi per un fine discutibile di manipolazione, a creare dipendenza materiale in sostituzione della prestanza psichica e dell’autorevolezza.

Domanda
Ma Giordano sembrava un precario e adesso viene fuori un manipolatore.

Risposta
Il sogno esige una decodificazione del “contenuto latente” e viene fuori una persona con seri problemi. La “organizzazione narcisistica” presenta le suddette caratteristiche. In ogni caso il narcisista è un uomo che vive la sua vita regolarmente e insieme agli altri.
In ogni caso… attenti ai narcisisti!
Mia nonna Lucia diceva sempre nel suo dialetto siculo antico: “Nu quaraqquaquà nunnu voiu mancu sutta a tavola. Megghiu nu iattu!” Traduco per i bisognosi d’intendere: “un uomo vanaglorioso non lo voglio neanche sotto la tavola. Meglio un gatto!”

Domanda
Resto allibita da quello che ha detto.

Risposta
Qualcosa vacilla? Forse è il nostro narcisismo!

Domanda
Questa non l’ho capita. Me la spieghi per favore.

Risposta
Tutti abbiamo vissuto e viviamo una “posizione narcisistica”, tutti investiamo questo tipo di “libido”. Quindi, la resistenza a non capire si spiega con il ridestarsi del nostro narcisismo e con la difesa dello stesso.

Domanda
E il suo?

Risposta

Il mio narcisismo lo esibisco costantemente con verità discutibili e non assolute, ma di questa fallacia sono consapevole.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

Un rilievo merita la teoria dell’Io uno e trino.
L’Io è “uno” e universale in quanto “organizzazione psichica reattiva” ed è “unico” nel suo essere individuale.
L’Io è “trino” nel suo essere in mente e ossa una pulsione dell’Es, un ragionamento dell’Io consapevole o una censura del Super-Io.
L’istanza pulsionale “Es” è la rappresentazione dell’Io organico o senziente ed è legato al “principio del piacere”.
L’istanza vigilante “Io” è la rappresentazione dell’Io razionale ed è legato al “principio di realtà”.
L’istanza morale “Super-Io” è la rappresentazione dell’Io censurante e limitante ed è legato al “principio del dovere”.
Questo è uno schema della Psiche utile a organizzare i vissuti individuali e collettivi, oltre che a decodificare i prodotti psichici e culturali.
Niente di scientifico nel senso classico del concetto!
Si tratta di una griglia verosimile e probabile, pragmaticamente valida per la comprensione della varia fenomenologia umana che resiste, come i sogni, all’inquadramento ordinato e logico dei dati.

Quale prodotto culturale può essere associato al sogno di Giordano?

La “Topolino amaranto” di Paolo Conte, grande musicista e grande poeta, è proprio giusta per augurare a Giordano il superamento delle sue remore psichiche e la maturazione di una rinascita partendo da una crisi e ridimensionando la componente “narcisistica”.
Un’ottimistica direzione verso la vita e l’avvenire completa l’opera.
Il testo della canzone mostra con la giusta ironia l’energia investita nella ripresa globale da parte del popolo italiano dopo la seconda guerra mondiale: dalla distruzione alla ricostruzione con un gradevole e significativo feticcio, la “topolino”, per esorcizzare le angosce della morte scampata.

Paolo Conte – La Topolino amaranto

Testo della canzone
Oggi la benzina è rincarata
è l’estate del quarantasei
un litro vale un chilo d’insalata,
ma chi ci rinuncia? A piedi chi va? L’auto: che comodità!

Sulla Topolino amaranto
su, siedimi accanto, che adesso si va.
Se le lascio sciolta on po’ la briglia
mi sembra un’Aprilia e rivali non ha.
E stringe i denti la bionda
si sente una fionda e abbozza un sorriso con la fifa che c’è in lei
ma sulla Topolino amaranto
si sta ch’è un incanto nel quarantasei

Bionda, non guardar dal finestrino
che c’è un paesaggio che non va:
è appena finito il temporale e sei case su dieci sono andate giù;
meglio che tu apri la capotte e con i tuoi occhioni guardi in su
beviti sto cielo azzurro e alto che sembra di smalto e corre con noi.

Sulla Topolino amaranto

Topolino Topolino

 

 

 

ANGOSCIA DI PERDITA

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Alice sogna di trovarsi in seduta con la psicoterapeuta, ma era come se fosse all’aperto.
A un tratto un’automobile travolge la bambina di 5 anni della psicoterapeuta. Quest’ultima si getta disperata su di lei, mentre Alice prende il cellulare e tenta di chiamare i soccorsi, ma invano, perché o non c’è linea o non le risponde nessuno.”

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il sogno di Alice si svolge durante un trattamento psicoterapeutico, in un momento della vita in cui si mette particolarmente in discussione la propria storia e i vissuti della propria esistenza al fine di maturare un equilibrio psicofisico migliore, di essere meno preda dei “fantasmi” del passato e della propria formazione, di essere padrone in casa propria.
Riassumendo in termini tecnici, una psicoterapia funge alla ristrutturazione del fondo psichico e alla risoluzione dei disturbi psicosomatici ed è indicata, di conseguenza, a tutti quelli che hanno una mente e un cuore, un sistema nervoso centrale e neurovegetativo, a tutti gli uomini di buona volontà e dal forte amor proprio.
Durante un trattamento psicoterapeutico è chiaro che si scatenano per via naturale e associativa, di seduta in seduta e per ordinarsi al meglio pezzo dopo pezzo come in un puzzle, i vissuti e i fantasmi, i sintomi e le costellazioni psichiche che riguardano il cielo e la terra, il padre e la madre, la vita e la morte, il corpo e la mente, la sessualità “in primis et in secundis”.
Nello specifico, le psicoterapie che si basano sulla metodologia psicoanalitica, privilegiano essenzialmente la “presa di coscienza del rimosso” ossia la memoria e la “razionalizzazione” del materiale psichico traumatico relegato a livello profondo e dimenticato, la “destrutturazione” ossia l’abbandono delle resistenze inutili che impediscono l’emergere dell’identità più vera favorendo le false immagini di sé, il “transfert” ossia la relazione con l’analista e inteso come la riproduzione della modalità del rapporto con i genitori.
Questo breve e sommario preambolo serve a meglio comprendere il sogno di Alice e a sintetizzarlo nel modo seguente: la protagonista sta approfondendo in terapia i suoi fantasmi in riguardo alla madre ed esibisce un “transfert” sull’analista proiettando i suoi vissuti e i suoi fantasmi. Il tutto indica il buon andamento della psicoterapia dal momento che si stanno smantellando le resistenze alla presa di coscienza grazie alla proficua e oculata “interpretazione” dell’analista.
Ancora: il sogno Alice pone il problema del rapporto con i genitori e in particolare con la madre durante una fase specifica della sua vita.
Il sogno di Alice è provvido per attestare l’importanza del prodotto onirico durante i trattamenti psicoterapeutici al fine di capire la situazione psichica in atto, cosa si sta muovendo ed emergendo nella persona in trattamento, per accelerare le prese di coscienza del rimosso e del patrimonio incamerato.
Il dar movimento alla quiescenza psichica e l’impedire lo stallo dei fantasmi avverranno sempre con cautela da parte della paziente e con il garbato e competente ausilio dell’analista.
Le psicoterapie a vita o interminabili e quelle terminabili le lasciamo al breve testo di Freud scritto negli ultimi anni di vita e intitolato “Analisi terminabili e analisi interminabili”.
Il sogno di Alice merita un giusto approfondimento.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Alice sogna di trovarsi in seduta con la psicoterapeuta,”

Alice si porta in sogno l’esperienza importante in atto, la sua psicoterapia. E anche qualcosa d’importante si è mosso dentro di lei: la “seduta” rappresenta simbolicamente l’unione e la solidarietà, mentre la “psicoterapeuta” condensa la figura relazionale di riferimento, l’oggetto o la persona su cui Alice può trasferire e appagare, di volta in volta e di seduta in seduta, i suoi bisogni di amicizia e di alleanza, le sue pulsioni d’amore e d’odio, i sentimenti di fusione e di avversione. Questa dinamica può avvenire anche nel versante maschile e sempre secondo i bisogni di “proiezione” di Alice, nonostante la psicoterapeuta sia una donna. La psicoterapeuta condensa una “filia” e una “fobia”, un’unione e una separazione, una fusione e un distacco, una simbiosi e una solitudine. Il sogno tra poco dirà quale “fantasma” Alice ha proiettato sulla figura della psicoterapeuta.

“ma era come se fosse all’aperto.”

Qualcosa non funziona rispetto alla normalità della pratica psicoterapeutica più obsoleta dello studio, della poltrona o del lettino. Alice sente il bisogno di uscire dalla formalità dello studio, di liberarsi del suo ambiguo ruolo di paziente, di andare all’aria aperta verso la libertà: “ma era come se fosse all’aperto”. La “claustrofobia” dello studio e dei suoi “fantasmi” aspirano alla libertà e alla liberazione, all’autonomia e all’autenticità di una relazione diversa, non più professionale ma intima e familiare. Alice manifesta in sogno il bisogno di affidarsi a se stessa tramite la figura della psicoterapeuta e di liberarsi nel “senza confine” superando la “fobia del chiuso”. Decisamente si tratta di un buono e prospero segnale, anche se si corre il rischio di cadere nell’indeterminato e nell’indistinto psichici.
Ottimalmente Alice commuterà la “claustrofobia”, paura dei suoi contenuti psichici o fantasmi, con la “claustrofilia”, amore del proprio mondo psicologico e filosofia del “comunque andare” secondo “amor fati”.
Fin adesso il sogno di Alice ha seminato dubbi e ipotesi in attesa di verità.

“A un tratto un’automobile travolge la bambina di 5 anni della psicoterapeuta.”

Ecco il fantasma, anzi i fantasmi!
Il sogno profila in maniera decisa i “fantasmi” della madre e della bambina traumatizzata dalla “angoscia di perdita dell’oggetto”, sempre la madre nello specifico.
Alice proietta se stessa e la sua storia nella ipotetica bambina della psicoterapeuta, il suo essere stata bambina travolta dal “fantasma di morte” per assenza di madre. La psicoterapeuta condensa la madre di Alice bambina.
Miracolo della psicoterapia è l’aver consentito ad Alice di riattualizzare le sue angosce per liberarsene con la giusta presa di coscienza e razionalizzandole al nobile e proficuo fine di rendersi autonoma.
Ma perché “un’automobile” e non una caduta rovinosa in un burrone?
L’automobile rappresenta simbolicamente i meccanismi neurovegetativi della sessualità, per cui si evidenzia il “conflitto edipico” con i genitori e, nello specifico, il sentimento struggente della gelosia, quello che fa perdere il controllo delle emozioni più profonde. Alice ha esternato nel sogno il “fantasma della parte negativa della madre”, la madre fredda e anaffettiva, una figura vissuta come foriera di solitudine e d’angoscia.
Questo è chiaramente il vissuto della figlia, al di là di come la madre nella realtà di tutti i giorni sia stata.
E’ lecito e opportuno chiedersi il perché di questo drammatico “fantasma” in riguardo alla figura materna.
E’ causato da un edipico attaccamento morboso al padre?
La figura paterna si desume dal quadro onirico, ma non si manifesta nel sogno di Alice, per cui si tratta sicuramente dei vissuti legati alla “posizione edipica” irrisolta, amore verso il padre e odio verso la madre, ma questo conflitto ha rievocato il “fantasma della parte negativa della madre”, quello incamerato nel primo anno di vita secondo le modalità psichiche di quel tempo, lo “splitting”, la “scissione” della figura materna in “buona”, quella che nutre, e “cattiva”, quella che abbandona e uccide.
Una vera iattura è questa associazione e questo arcaico richiamo di un tempo e di un vissuto antico.
Il sogno dice che Alice soffre di “angoscia di perdita dell’oggetto” e rischia uno stato limite, borderline” nei momenti di acuta crisi affettiva e di drammatica solitudine.

“Quest’ultima si getta disperata su di lei,”

Ecco il desiderio e l’invocazione gridata della bambina!
“Mamma, mamma renditi conto che io sto morendo d’abbandono e di solitudine, dedicati a me e non lasciarmi sola!”
Il sogno in una semplice sintesi, “si getta disperata su di lei”, dice di un mare di sensi e sentimenti, del bisogno della bambina disperata di avere la madre tutta per lei, una figura dedita e non assente o distratta.
“Disperata” condensa l’assenza e l’aldilà della speranza, il dolore legato al rifiuto della rassegnazione e della tragedia in atto, una figlia travolta e morta per mancanza d’affetto e di accudimento.
Come si esprime bene in sogno Alice!
Come condensa bene i suoi vissuti in un semplice sogno!

“mentre Alice prende il cellulare e tenta di chiamare i soccorsi,”

Alice, in precedenza, ha proiettato il suo conflitto e i suoi fantasmi sulla psicoterapeuta, adesso si coinvolge in prima persona senza operare alcuna “traslazione” difensiva e viene fuori con semplice evidenza la sua incapacità di relazionarsi e, nello specifico, di avere un contatto sin da bambina con la madre. Inoltre, Alice non sa chiedere e questo importante difetto dispone per una “angoscia di perdita d’oggetto” legata a un trauma primario “pre-edipico”. La bambina era infante, “senza parola”, e nel primo anno di vita ha operato naturalmente il processo difensivo di “splitting”, di scissione del “fantasma della madre” e su questo processo e fantasma è ritornata da adulta quando sapeva parlare ma non sapeva riconoscersi e chiedere.
Ancora oggi Alice “tenta di chiamare i soccorsi” con il suo “cellulare”.

“ma invano perché o non c’è linea o non le risponde nessuno.”

L’esordio del capoverso del sogno è tragico, “ma invano”: tutto è inutile e vuoto per Alice. Le sue paure affettive e le sue difficoltà relazionali di allora si ripropongono, pari pari, nel non sentirsi amata di oggi: “non c’è linea o non le risponde nessuno”. La “angoscia di perdita” si presenta con tutto il supporto del “fantasma” dell’infanzia e ancora pienamente in servizio e in atto. L’angoscia di Alice non è soltanto “angoscia di castrazione” legata alla “posizione edipica” irrisolta, ma è, “in primis”, incapacità d’investire la sua energia vitale, “libido”, nell’oggetto d’attrazione, la madre o l’altro da sé. L’angoscia di Alice non è “angoscia di frammentazione”, perdita di una parte di sé, e la cosa dispone in maniera fausta per il superamento di uno “stato limite” in un un conflitto psiconevrotico e non psicotico.

PSICODINAMICA

Il sogno di Alice sviluppa la psicodinamica con la figura materna del primo anno di vita ed esibisce la modalità di pensiero della scissione, “splitting”, nell’elaborazione del “fantasma materno”, “seno buono” e “seno cattivo”. Di poi, si ridesta la conflittualità legata alla “posizione edipica”, conflitto con i genitori, causando un riverbero peggiorativo della precedente “posizione orale”, affettiva. La psicodinamica si conclude con la manifesta incapacità della protagonista di risolvere in maniera proficua l’acuto conflitto con la sua genitrice al fine di raggiungere l’autonomia psicofisica.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

L’istanza psichica richiamata in maniera eclatante è l’”Es” in “automobile travolge la bambina” e “quest’ultima si getta disperata su di lei” e “ma invano perché o non c’è linea o non le risponde nessuno.” L’istanza psichica “Io” si profila in “trovarsi in seduta” e timidamente in “prende il cellulare”. L’istanza psichica “Super-Io” non è evidenziata.
Le “posizioni psichiche” richiamate dal sogno di Alice sono la “orale” e la “edipica”, affettività e relazione con i genitori, in “con la psicoterapeuta” e “un’automobile travolge la bambina”.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Il sogno di Alice usa il meccanismo psichico di difesa della “proiezione” in maniera costante e abbondante: “la psicoterapeuta”, “la bambina”. E’ presente la “condensazione” in “automobile” e “cellulare”, lo “spostamento” in “bambina” e “psicoterapeuta”, la “drammatizzazione” in “ma invano” e “un’automobile travolge la bambina”. Si evidenzia il processo psichico di difesa della “regressione” in “la bambina di cinque anni”. Non è presente il processo psichico di difesa della “sublimazione della libido”.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Alice mostra un consistente tratto “orale”, affettivo, all’interno di una cornice “edipica”. La “organizzazione psichica reattiva”, vecchio carattere o personalità, è decisamente “orale”.

FIGURE RETORICHE

Sono presenti nel sogno di Alice le seguenti figure retoriche: la “metafora” in “automobile” e “psicoterapeuta”, la “metonimia” in “cellulare”, la “enfasi” in “non risponde nessuno”.

DIAGNOSI

La diagnosi dispone di uno “stato limite” in riguardo alla conflittualità con la figura materna e alla conseguente dipendenza. L’oggetto del contendere è la sfera affettiva con “regressione” alla “posizione psichica orale” sia come modalità di pensiero e sia come richiesta di affettività.

PROGNOSI

La prognosi impone ad Alice di riappropriarsi dell’alienato, di maturare la sua autonomia psichica e la sua indipendenza dalla figura materna e similar sostituti. Alice deve rafforzare fondamentalmente l’amor proprio e l’autostima per adire nelle relazioni in maniera costruttiva e senza particolari dipendenze.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta nei disturbi della sfera affettiva e nelle relative conversioni psicosomatiche.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “simboli” e dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Alice è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

Il “resto diurno del “resto notturno”, la causa scatenante del sogno di Alice può essere una riflessione sul suo stato psicofisico o un incontro significativo.

QUALITA’ ONIRICA

La qualità del sogno di Alice è “cenestetica” ossia produce sensazioni e tensioni.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

Il tema del “seno cattivo” del “fantasma della madre” è diffusissimo nel tempo antico e nel tempo moderno.
Ringraziamo ancora Melanie Klein per le sue scoperte cliniche sul campo. Voglio proporvi, a conferma e a completamento di quanto affermato, un brano legato alle mie personali elaborazioni sul tema del cibo e dei conflitti collegati e titolato simbolicamente “uccidi la madre”.
A seguito ascoltate con attenzione una famosa canzone degli anni ‘30, 1929 per l’esattezza a firma del popolar poeta E. A. Mario, un prodotto
psico-culturale molto significativo nella retorica del suo tempo, “Balocchi e profumi”.

UCCIDI LA MADRE

Sul lavoro sono nervosa, mi sento provvisoria e costretta a vivere con persone insignificanti; tu cerchi le affinità elettive e trovi sempre incastri incompatibili.
La convivenza mi è impossibile.
Detesto mia madre e le operaie del maglificio, donne stupide di tanto e felici di poco.
Io ho altri scopi nella vita ed è frustrante perdere il mio tempo in questa fabbrica di maglioni colorati, che, ricattata delle multinazionali, stenta da sempre a decollare.
Le crisi di panico bloccano ogni mia iniziativa e ogni mio progetto, vanificano le energie residue.
Da bambina ho sognato di dilatare all’infinito le mie conoscenze e di trasmetterle agli altri bambini, da adulta mi ritrovo rinchiusa per otto ore al giorno in un ambiente angusto e braccata da tanta mediocrità; ho paura di assorbirla e di rassegnarmi a vivere con la mentalità della donna in carriera, una massa di carne più o meno organizzata e piena di frigidità.
Il mio corpo è appena uscito dall’indistinto e la mia mente è appena rinata dal caos.
Mi atterrisce il pensiero che fra dieci anni posso ancora trovarmi in questi uffici, con questi telefoni, in mezzo a queste poltrone da manager, tra bolle di accompagnamento e relative fatture, circondata da rozzi camionisti che ti chiedono dov’è andato a finire il tuo seno o a chi affitti la vagina ogni notte per una pipa di tabacco.
L’odore acre dei tessuti mi dà la nausea e il rumore continuo dei telai mi irrita la pelle.
Non sono stanca, ma semplicemente insoddisfatta perché alla fine della giornata non raccolgo niente di costruttivo per me e per il mio futuro prossimo.
Il sistema economico brucia risorse e aspirazioni umane per produrre beni di consumo e frustrazioni; i processi evolutivi sono sempre in perdita e la civiltà resta ancora l’opinione occulta di pochi eletti.
Se fossi almeno libera dalle crisi fobiche e dalle limitazioni dei miei genitori, fuggirei lontano, tanto lontano, in un mondo ancora primitivo dove il pallino imprenditoriale di mia madre e l’inettitudine di mio padre non avrebbero alcuna possibilità di esistere.
Andrei via soprattutto da lei perché mi fa sentire dipendente e mantenuta.
Studiare e istruirsi sono ritenuti dalla filosofia familiare capricci infantili; l’unico motivo che rende la vita degna di essere vissuta è il lavoro, soltanto e sempre il lavoro.
Altro che bighellonare goliardicamente all’università tra le calli e i campielli di Venezia !
In questa fanatica concezione della dignità del lavoro i miei genitori sono in perfetto accordo con lo spirito religioso dei calvinisti e senza alcuna sacra coscienza adorano il dio quattrino, un culto così diffuso nella cultura occidentale e così prospero nel nostro orgoglioso nord-est; dell’ozio e delle attività sorelle non esiste alcuna traccia nelle loro aride menti e nei loro insensibili cuori.
Poveri genitori, mi fanno tanta tenerezza e a volte anche tanta pena.
Del resto, attualmente non mi sentirei tranquilla in un salone con trecento persone per assistere a una lezione sul Canzoniere del Petrarca e non saprei gustare, come merita, la nona satira di Orazio.
Se cerco l’appoggio dei miei genitori, mi ritrovo inevitabilmente sola; delle loro attenzioni e delle loro premure non avverto neppure l’eco.
Per converso i loro squallidi pregiudizi mi inducono feroci sensi di colpa, che poi naturalmente pago con le crisi di panico e con le scariche isteriche.
Nell’assumere nuovamente il ruolo di studentessa pesano la dipendenza economica e la paura di quelle ulteriori delusioni che confermerebbero le stolte convinzioni dei miei genitori.
Mia madre si lamenta sempre di lavorare tanto, di non trovare un adeguato sostegno in me e si dimostra molto subdola nel cavalcare il tema della figlia ingrata.
Forse io non sono da meno, ma lei è madre e io sono figlia.
Come potrei concentrarmi nello studio se si lamenta in ogni occasione di essere molto stanca e mi chiede continuamente di aiutarla nel suo lavoro ?
Io non resisto alla tirannia dei miei sensi di colpa, per cui come una puttana sono sempre disponibile sul marciapiede.
Ho pensato di andare a vivere da sola, ma il progetto è stato immediatamente archiviato dal momento che, se studio, non posso lavorare e di conseguenza non posso mantenere la mia sopravvivenza e la mia libertà.
A tale fugace pensiero e sotto le sferzate logiche dell’inevitabile dipendenza da mia madre durante la notte si è ripresentata una crisi d’asma con panico incorporato e con tutti quegli accessori che non si possono definire salutari optional.
Sono ben sistemata con annessi e connessi; in effetti non mi manca quasi niente per avere il passaporto della felicità, ma il guaio peggiore è che non vedo una misera via di uscita da tanta disgrazia.
Mi dico con tono sicuro che questo è soltanto un periodo terribile della mia vita e mi ridico con tono deciso che questo è soltanto un periodo terribile della mia vita.
Alla fine riesco a convincermi e a trovare pace sul fatto che questo è soltanto un periodo terribile della mia vita e mi solleva la riflessione che con i miei fallimenti non posso chiedere alcuna prova d’appello ai miei genitori, per cui mi conviene essere dipendente al massimo e non creare alcun conflitto con le loro poche idee e con i miei tanti bisogni.
Io sono un fallimento e mi trascino una serie di sconfitte come il lungo e bianco strascico di una sposa illibata.
Non mi resta che lavorare senza salario per restituire ai miei genitori il denaro che hanno investito su di me e posso di tanto in tanto anche ammalarmi secondo le varie ed eventuali emergenze psicologiche.
Pur tuttavia mi sento in debito all’infinito nei loro confronti e mi sento colpevole di un qualcosa di indefinito nei confronti di tutti.
Mia madre, oltretutto, ha modificato il suo atteggiamento e, incredibile a dirsi, in questo periodo é tanto premurosa e gentile verso di me.
Capisco che questa è la sottile trappola che la perfida matrigna di Biancaneve tendeva alla figliastra debole e insicura.
In compenso la dolce signora riversa tutta la sua aggressività sul marito e le liti giornaliere sono cresciute di numero e di intensità.
Immancabilmente scarica merda su quel pover’uomo come le fogne di Venezia nella putrida laguna.
Anche di questo misfatto mi sento in colpa e non so se essere solidale con lei o preoccupata per lui, quel padre così anonimo e così mio.
Rasserenandomi da sola e senza il micidiale “Serenase”, spero e nello stesso tempo temo di riprendere il filo della mia vita dopo una brutale intossicazione di farmaci e dopo tanti anni di parcheggio esistenziale.
Vorrei fare qualcosa, ma ho paura di fallire ancora.
Non ho alcuna fiducia in me stessa e nelle mie costanti incompiute.
Ho vissuto per cinque anni soltanto esperienze tutte da rimuovere nel buco nero di un ipotetico inconscio.
Vorrei tentare qualcosa di creativo, un investimento tutto mio nel settore della pubblicità, della moda, della pittura, della fotografia, del giornalismo, della letteratura.
Vorrei essere me stessa.
Vorrei, vorrei, ma chi sono io ?
Niente da fare.
E’ peggio che andar di notte, come la befana, con le scarpe tutte rotte.
Nel lavoro attuale non c’è niente di poetico; io so di essere artistoide e di usare malamente e contro me stessa la mia sensibilità e le mie risorse estetiche.
Del resto, vivendo nella campagna trevigiana, sono lontana dai grandi circuiti della creatività e sono costretta a sognare in grande perché mi sento braccata in uno spazio angusto.
Il destino infame mi ha fatto nascere e crescere in una certa famiglia e in un certo posto; io non posso cambiare alcunché del mio passato e non riesco a cambiare alcunché del mio presente.
Questa visione araba della vita non mi appartiene, ma per il momento mi serve e me la tengo cara tra le cosce.
In famiglia e in paese la mentalità è ristretta: lavoro, denaro, villa, volvo, mercedes, merlot, poenta e osei, cabernet, poenta e brasoe, raboso, poenta e costesine, risi e bisi, cicchetti e spriz.
E di tutto il resto ?
Nient’altro o quasi niente.
In questa situazione mi sento una scolaretta delle scuole elementari, una figlia dipendente dalla madre, una bambina diversa dalle sue coetanee.
Se riuscissi almeno a staccarmi da questo esasperato individualismo, a demolire i muri di questo spietato narcisismo, se mi sentissi almeno una minima parte del gruppo, sono sicura che darei il cento per cento di me stessa, ma purtroppo l’impresa è impossibile perché in famiglia non mi sono mai sentita così.
Io sono un’esclusa, continuo dal posto sbagliato a guardare inebetita il mondo e tutti quelli che lo abitano attraverso un vetro, il vetro del mio salotto, e non riesco a far parte di un qualcosa di intero, di un qualcosa di organico.
Come una bambina ingenua e capricciosa resto sempre una scheggia impazzita e non concepisco altra forza e altra rottura al di là della malattia e del suicidio.
Mi convinco sempre più della necessità di distruggere dentro di me la figura materna per non restare bambina.
E il padre ?
Il padre si è sistemato da solo o almeno così mi sembra.
Che in tutto questo ci sia ancora lo zampino di mia madre ?
Non importa.
Il padre per il momento é sistemato.
E’ meglio procedere.

Salvatore Vallone

In Pieve di Soligo (TV), nel mese di aprile dell’anno 1988.