IO E L’ALTRA

L’IO TRA L’ES E IL SUPER-IO

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi trovavo in macchina con una ragazza con la quale non parlo più.

Dovevamo raggiungere la stazione dei treni.

Viaggiavamo in auto e le corsie erano molto larghe e tratteggiate di giallo.

Tenevo in mano il navigatore ed ero impaurita da qualcosa.

Lei ha imboccato una zona a traffico limitato sbagliando strada.

Arrivate in stazione l’ho lasciata partire da sola.”

Aggiungo che sogno in dimensioni enormi.

Norma

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Parto dal finale di questo sogno, semplice e arduo allo stesso tempo, per i risvolti metodologici che comporta: perché si sogna in dimensioni enormi?

L’ipertrofia della funzione onirica è direttamente proporzionale alla ipertrofia dell’Io e al bisogno che quest’ultimo ha di difendersi dall’angoscia. Proprio perché ha bisogno di ridimensionare i vissuti, la Psiche esalta in sogno il trauma servendosi del meccanismo di convertirlo nell’opposto, della serie “voglio minimizzarlo e allora lo ingrandisco tramite la “figurabilità”. Da un lato avviene la “proiezione” dell’alto-locazione e dell’ipertrofia dell’Io e dall’altro lato si ingigantisce la “parte psichica” che è in crisi e che vorrebbe essere eliminata o quanto meno ridimensionata. Il sogno di Nora mi permetterà di spiegare meglio una proprietà della Psiche e una qualità dell’irripetibile corredo psichico personale: la “organizzazione reattiva” evolutiva.

Vado al dunque prima di perdermi con la retorica.

Il sogno di Nora esordisce mettendo chiaramente in rilievo il “meccanismo psichico di difesa” dall’angoscia della “scissione dell’Io”: “Mi trovavo in macchina con una ragazza con la quale non parlo più.” Nora si divide in “una se stessa” che accetta e in cui si riconosce e in “un’altra se stessa” che non gradisce e civilmente rifiuta. Il titolo “Io e l’Altra”, attenzione con la A maiuscola, sintetizza chiaramente la delicata psicodinamica della “scissione”. Questa è la lettura profonda del sogno di Nora e ci dice che la nostra “organizzazione psichica evolutiva” reagisce e attinge ai “meccanismi psichici di difesa” dall’angoscia secondo l’urgenza del bisogno e senza distinzioni di qualità o di altro. Nello specifico Nora, usando la “scissione dell’Io” e dividendosi in due Nora, induce una preoccupazione allarmistica dal momento che è stato sempre detto dalla Psichiatria ufficiale di scuola medica e organicistica che la “scissione dell’Io”, è un sintomo pericoloso che porta alla cosiddetta follia ossia a perdere il contatto con la realtà e a elaborare un delirio. La Psicoanalisi, invece, dice che la Psiche si organizza usando naturalmente i “meccanismi e i processi di difesa” dall’angoscia senza discriminazione qualitativa, ma per risolvere il conflitto e attenuare, di conseguenza, le tensioni ripristinando l’equilibrio psicofisico. Questi strumenti di difesa sono tutti funzionali a difenderci dall’angoscia, per cui sono buoni e utili semplicemente perché sono reali e positivi. Appartengono all’umano corredo psicofisico come i testicoli e le ovaie. La Psiche, di conseguenza, è da intendere anche come il precipitato dell’insieme dei “meccanismi e dei processi di difesa” che l’Io usa nel corso della sua evoluzione psicofisica. La scelta di questi strumenti appartiene a ogni persona e avviene in maniera naturale come reazione alle pulsioni sin dall’infanzia e si perfeziona nell’età adulta con la consapevolezza e la complessità. Non tutti usiamo gli stessi meccanismi e gli stessi processi di difesa dall’angoscia. La Psicoanalisi ha fornito il quadro della loro quantità e qualità. Il discorso scientifico resta, pur tuttavia e meno male, aperto.

E passo alla seconda interpretazione del sogno di Nora, quella che vuole l’interazione conflittuale tra le istanze psichiche “Io”, “Es” e “Super-Io” in riguardo alla sessualità e ai vissuti collegati o alle esperienze vissute. Il titolo è il seguente: “L’Io tra l’Es e il Super-Io”. Riepilogo: l’Io è l’istanza consapevole e vigilante legata al “principio di realtà” e all’esercizio della razionalità, l’Es è l’istanza che rappresenta le pulsioni e le inquadra nei “fantasmi” ed è legato al “principio del piacere” e all’esercizio degli istinti, il Super-Io è l’istanza che censura e limita ed è legata al “principio del dovere”. Nel sogno di Nora si coglie lampantemente il conflitto tra le istanze, per cui la decodificazione terrà conto di questi due piani psichici che sono convergenti e si integrano dando completezza al sogno di una donna che in poche righe si trova squadernata non soltanto una sua consistente psicodinamica, il conflitto tra le istanze, ma anche le modalità e le qualità della sua “organizzazione psichica reattiva”.

Un ultima considerazione esige che l’evoluzione e la formazione psichiche avvengono anche con il rifiuto di “parti di noi” e di esperienze vissute particolarmente traumatiche e fomentatrici di tensioni. L’estromissione attraverso i meccanismi della “negazione” e della “scissione” deve essere temporaneo perché la Psiche ha il compito e il merito di integrare nella “organizzazione evolutiva” i suddetti vissuti e le suddette esperienze al fine di raggiungere quell’armonia omeostatica tra pulsioni e limiti, tra istinto e ragione secondo le mediazioni dell’Io. Ripeto: il materiale psichico avvolto di vergogna e di colpa va accettato e non rifiutato, al fine di essere migliori nel presente e nel futuro prossimo.

Adesso vi racconto la storia del sogno di Nora. C’era una volta Nora e a un certo punto della sua giovane vita ha vissuto un’esperienza sessuale traumatica che non ha ben razionalizzato. Doveva necessariamente liberarsi di questa angoscia che si portava dentro e allora ha elaborato un’altra Nora a cui ha donato il carico emotivo ed ha attribuito la responsabilità del trauma. Di poi, ha accompagnato alla stazione questa sua liberatoria costruzione psichica per non farla tornare mai più e illudendosi sulla bontà della sua operazione.

Procedere nella decodificazione del sogno di Nora sarà degno di interesse per l’opportunità che offre di vedere in atto meccanismi delicati e per superare i pregiudizi psichiatrici organicistici che non consentivano di concepire la follia come una delle tante forme di normalità o di “organizzazione psichica reattiva” dei propri fantasmi e dei propri irripetibili vissuti. Importante è l’Etica del “non farsi male e non far male”.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Mi trovavo in macchina con una ragazza con la quale non parlo più.”

Nora esordisce con la sua funzione sessuale e si sdoppia mettendo in mostra il suo “alter ego”, quella “se stessa” che non merita il dono del suo affetto e della sua attenzione, quella “se stessa” che non può investire di “libido genitale” e di amorosa cura. Nora non si vive nella sua interezza e unicità, ma si scinde nella donna che gestisce la sua vita sessuale e nella donna che non condivide la gestione della vita sessuale. Norma offre immediatamente una conflittualità psiconevrotica nel vivere la sua sessualità e si pone nelle due modalità. Norma non si piace del tutto nella sua sessualità e nel modo di viverla e gestirla. Degno di nota è l’uso del delicato “meccanismo di difesa” della “scissione dell’Io”. Aggiungo che non si capisce chi delle due Nora guida la macchina. In ogni caso nel conflitto tra le due donne emerge anche un aspro conflitto tra le istanze psichiche dell’intera Nora.

La simbologia dice che “mi trovavo” equivale a essere sul pezzo in trattamento onirico, “in macchina” si traduce nella mia vita sessuale, “una ragazza” si attesta nella “proiezione” nell’altra Nora e nella “scissione dell’Io”, “non parlo più” significa che non amo, non condivido e non riconosco.

Dovevamo raggiungere la stazione dei treni.”

Nora si vuole sbarazzare della “altra se stessa” che decisamente non accetta e rifiuta dal momento che introduce un simbolo depressivo di perdita e un “fantasma di morte” nella “stazione dei treni”. Nora è consapevole di vivere male una sua esperienza sessuale e di volersene liberare. All’uopo difensivo dall’angoscia l’attribuisce alla sua altra “ragazza” ed è decisa a sbarazzarsene al più presto non solo sdoppiandosi, ma anche negando che si tratti di qualcuna e di qualcosa che le appartenga.

La simbologia dice che “dovevamo raggiungere” si traduce “devo ottenere il risultato desiderato e prefisso, “la stazione dei treni” significa la liberazione definitiva per altri meccanismi di difesa come “l’isolamento” o la “rimozione”, il tutto almeno fino a quando Nora non si disporrà verso una benefica “razionalizzazione” del trauma e della responsabilità attribuita alla “altra se stessa”.

Viaggiavamo in auto e le corsie erano molto larghe e tratteggiate di giallo.”

Nora opera un “amarcord”, “io mi ricordo”, e insiste sulla dimensione sessuale rilevando che la sua disposizione è di ampia apertura e ben delineata nel suo obiettivo. Nora non ha conflitti specifici o ristrettezze mentali in riguardo alla sua “posizione psichica genitale” e precisa che tutto va bene e che il suo “Io” gestisce bene le censure del “Super-Io” e le pulsioni dell’Es. Anzi Nora è più propensa all’ordine e al limite, piuttosto che all’esplosività dell’istinto. Questa è la Nora intera e non la Nora scissa di prima. Nel riattraversare la sua formazione sessuale ha operato in sogno una reintegrazione delle due Nora.

I simboli dicono che “viaggiavamo in auto” equivale a “vivevamo la sessualità”, le “corsie” sono percorsi logici e consapevoli come le deliberazioni a cui conseguono le decisioni, “larghe” si traduce in di facile comprensione ed elastiche e di ampia tolleranza, “tratteggiate” conferma la direttività logica e consequenziale, “giallo” è il colore della reattività nervosa e del risentimento, una mezza rabbia.

Tenevo in mano il navigatore ed ero impaurita da qualcosa.”

Ecco la conferma della funzionalità dell’Io, della consapevolezza razionale e della vigilanza realistica!

Nora è attestata sulla sua funzione razionale e sulle disposizioni dell’Io e non vuole in alcun modo affidarsi alle sue emozioni e alle sue pulsioni, specialmente perché non si sente sicura e avverte turbamenti e vacillamenti della dimensione razionale dell’Io. L’autocontrollo è sottoposto a una oscura minaccia e tutto sempre in riguardo alla sessualità, proprio perché le due Nora si trovano in “macchina”.

I simboli dicono che “tenevo in mano” si traduce in possedevo e gestivo, “il navigatore” si traduce nella funzione consapevole e razionale dell’Io, “impaurita” si traduce affetta da emozioni, “da qualcosa” si traduce nell’indefinito di un’emozione e di una pulsione che vuole emergere.

Lei ha imboccato una zona a traffico limitato sbagliando strada.”

E’ la Nora trasgressiva e contestata che guida. Prima il sogno non lo aveva evidenziato in maniera così chiara.

Ed ecco la trasgressione!

L’altra Nora ha vissuto ed esercitato la sua sessualità, libido genitale”, in maniera non idonea alla norma e censurata. Si manifesta in sogno nella sua potenza l’azione limitante e censoria del “Super-Io”. Si ha l’impressione che le due Nora rappresentino l’Es con le sue pulsioni e il “Super-Io” con i suoi divieti morali e i suoi tabù. E l’Io va in sofferenza perché non è il degno attore di questa “scissione” e non è capace di integrare e gestire spinte e contro-spinte.

Ci si chiede veramente a questo punto: “l’Io dove sta e chi lo gestisce?”

I simboli dicono che “ha imboccato” dà il senso della costrizione e della scelta, “zona a traffico limitato” significa ambito sessuale illecito e inibito, “sbagliando strada” ossia derogando dalla norma ufficiale e conclamata.

Arrivate in stazione l’ho lasciata partire da sola.”

Il divorzio è avvenuto. La “Nora Super-Io” si è liberata della “Nora Es” e l’ha relegata nella perdita depressiva, l’ha rinnegata e non ha voluto e potuto riconoscerla come una parte costitutiva della sua “organizzazione psichica reattiva” durante l’evoluzione della sua formazione umana e psicologica. Il “Super-Io” si è sbarazzato dell’Es, il sistema delle censure morali ha sconfitto il sistema delle pulsioni e nello specifico quelle sessuali.

Si pone la domanda di prima: l’Io che fine ha fatto?

E’ stato divorato dal senso del limite e del dovere perché non ha saputo comandare a casa sua e dare equilibrio all’economia delle pulsioni e dei divieti. Nora evidenzia in sogno un conflitto tremendo tra le istanze del desiderio e del limite, ma soprattutto evidenzia una pericolosa crisi della funzione moderatrice e mediatrice della preziosa istanza “Io”.

I simboli dicono che “arrivate” traduce la soluzione del dissidio, “stazione” significa distacco e perdita, “lasciata” conferma della drastica perdita, “partire da sola” equivale a scissione conclamata e a psiconevrosi depressiva.

La decodificazione del delicato sogno di Nora si può concludere con queste ultime note.

PSICODINAMICA

Il sogno di Nora sviluppa la psicodinamica del conflitto tra l’istanza censoria e limitante “Super-Io” e l’istanza pulsionale “Es” con danno della funzione mediatrice “Io”. Tanto trambusto si attesta sulla funzione psicofisica sessuale e tira in ballo anche il “meccanismo psichico di difesa” della “scissione dell’Io” per alleviare la carica d’angoscia e il senso di colpa associato al senso del pudore e al sentimento della vergogna. Il sogno di Nora conferma le tesi della Psicoanalisi in base alle quali la “normalità” psichica non esiste e la cosiddetta “follia” non è altro che una specifica “organizzazione psichica reattiva”. Tale contestazione ribadisce che non esistono “meccanismi e processi di difesa” patologici e normali, ma che esistono “meccanismi e processi psichici di difesa” intesi come modalità di percepire e di organizzare i vissuti individuali: punto e basta! La “organizzazione psichica reattiva” o struttura psichica evolutiva è il “precipitato” calibrato ed equipollente dell’uso dei “meccanismi e dei processi di difesa” gestiti dall’Io.

PUNTI CARDINE

Il punto di snodo interpretativo del sogno di Nora è “Tenevo in mano il navigatore ed ero impaurita da qualcosa”, nonché “Lei ha imboccato una zona a traffico limitato sbagliando strada.”

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

Dei “simboli” si è già ampiamente detto cammin facendo, per cui vi rimando ai vari capoversi.

Il sogno di Nora rievoca un tema caro allo “Archetipo” della “Sessualità”, femminile nello specifico, nonché il senso di colpa che spesso l’avvolge e la impregna.

Il “fantasma della sessualità” si scinde nella parte “buona” e positiva che viene incarnata da Nora e in quella “cattiva” e negativa che viene attribuita all’altra ragazza: “Lei ha imboccato una zona a traffico limitato sbagliando strada.”

Il sogno di Nora mette in risalto le tre istanze psichiche “Es”, “Io” e “Super-Io” al punto che poteva intitolarsi “L’Io tra l’Es e il Super-Io”. Il prodotto onirico di Nora si può anche stimare l’allegoria della loro psicodinamica.

L’Es pulsionale o rappresentazione dell’istinto si vede chiaramente in “in macchina con una ragazza con la quale non parlo più.” e in “ero impaurita da qualcosa.” e in “Arrivate in stazione l’ho lasciata partire da sola.”

L’Io vigilante e razionale si mostra in “mi trovavo” e in “Tenevo in mano il navigatore”.

L’istanza censoria e limitante “Super-Io” è presente in “ero impaurita da qualcosa. Lei ha imboccato una zona a traffico limitato sbagliando strada.”

Il sogno di Nora richiama le “posizioni psichiche orale e genitale” in “Mi trovavo in macchina con una ragazza con la quale non parlo più.” e in “Viaggiavamo in auto e le corsie erano molto larghe e tratteggiate di giallo.” e in “Arrivate in stazione l’ho lasciata partire da sola.” Sono presenti le dimensioni affettive e sessuali.

I “meccanismi psichici” di difesa presenti e in azione sono la “condensazione” in “non parlo più” e in “stazione dei treni” e in “corsie” e in “navigatore” e in “strada”,

lo “spostamento” in “macchina” e in “dovevamo raggiungere” e in “viaggiavamo in auto” e in “tratteggiate di giallo” e in “tenevo in mano” e in “sbagliando strada” e in “zona a traffico limitato”,

la “proiezione” in “con una ragazza”,

la “scissione dell’Io” in “una ragazza con la quale non parlo più”,

la “figurabilità” in “Lei ha imboccato una zona a traffico limitato sbagliando strada. Arrivate in stazione l’ho lasciata partire da sola.”, la “rimozione” in “ero impaurita da qualcosa.”.

Il “processo psichico” di difesa della “regressione” è presente nei termini inscritti nella funzione onirica.

La “sublimazione” e la “compensazione” risultano non pervenute.

Il sogno di Nora presenta un tratto “orale” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva genitale”: affettività e sessualità. Nora non accetta e non riconosce la esperienza traumatica sessuale e la proietta scindendosi.

Le “figure retoriche” formate da Nora nel suo sognare sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “stazione dei treni” e in “navigatore” e in “strada”, la “metonimia” o nesso logico in “non parlo più” e in “macchina” e in “corsie” e “tratteggiate di giallo” e in “zona a traffico limitato” e in “partire da sola”.

“Allegoria dell’Io” è “Tenevo in mano il navigatore” e del “Super-Io” è “ha imboccato una zona a traffico limitato sbagliando strada.”

Allegoria della depressione è “Arrivate in stazione l’ho lasciata partire da sola.”

La “diagnosi” dice di un conflitto tra le istanze psichiche “Es” e “Super-Io” e della difficoltà di mediazione dell’Io, nonché dell’uso del meccanismo di difesa della “scissione dell’Io” in risoluzione temporanea di una psicodinamica sessuale.

La “prognosi” impone a Nora di “razionalizzare” il conflitto sessuale e di comporre il dissidio tra le istanze psichiche dando all’Io il ruolo dovuto senza cadere negli eccessi delle pulsioni e dei divieti, sempre in riguardo alla vita sessuale. Inoltre, Nora è chiamata alla consapevolezza nell’uso del meccanismo di “scissione dell’Io” al fine di risolverlo al più presto e di ripristinare l’equilibrio psicofisico turbato. L’interezza e l’unità sono valori psichici da curare e da seguire.

Il “rischio psicopatologico” si attesta nell’uso eccessivo di “meccanismi di difesa primari” e primitivi che si usano da bambini, nonché nella drastica risoluzione dei conflitti senza servirsi della “razionalizzazione” per dare forza all’Io. Nora rischia di interpretare la realtà in maniera distorta non accettando le sue “parti psichiche” conflittuali e proiettandole a destra e a manca.

Il “grado di purezza onirica” è nell’ordine del “buono”. Nora non ha potuto camuffare la trama del sogno perché si snodava secondo un significato logico consequenziale.

La “causa scatenante” del sogno di Nora si attesta in una riflessione sul passato o nell’incontro con una persona significativa.

La “qualità onirica” è il “dinamismo” delle azioni: “dovevamo raggiungere”, “viaggiavamo”, “ha imboccato”. “arrivate”.

Il sogno di Nora si è svolto nella terza fase del sonno REM alla luce della sua qualità narrativa e della sua pacatezza.

Il “fattore allucinatorio” si attesta nell’esaltazione del senso globale del “movimento” in “mi trovavo” e in “dovevamo raggiungere” e in “viaggiavamo” e in “ha imboccato” e in “arrivate”.

Il “grado di attendibilità” del sogno di Nora è “buono”, per cui il grado di fallacia è “scarso”.

DOMANDE & RISPOSTE

L’interpretazione del sogno di Nora è stata letta da un collega. Questo è il nostro dialogo sui temi contenuti.

Collega

Ho capito che Nora si è scissa in due Nora, una positiva e una negativa, che la buona non comunicava e non voleva avere niente a che fare con la cattiva, che voleva liberarsene tramite un treno che effettuasse il viaggio definitivo di perdita. Il fattaccio e la causa di questa decisione da parte della Nora buona risiede in una questione sessuale, possibilmente in un trauma che ha colpito la protagonista e che non è riuscita a razionalizzare e a integrare nella sua struttura psichica. Nora non può proprio accettare questa sua parte psichica che si era macchiata di colpa e di reato e allora l’abbandona al suo luttuoso destino. Nora si libera di una parte storica che le appartiene e che non riesce proprio ad accettare. Questo è un breve sunto. Ha usato il meccanismo della “scissione dell’Io” e sta vivendo una aspro conflitto interiore tra le sue istanze. In particolare è divorata dalla censura del Super-Io e dalle pulsioni dell’Es e in questo scontro l’Io non funziona come dovrebbe. Ho capito e sintetizzato bene?

Salvatore

Quasi perfetto. In che cosa consista questo conflitto sessuale, il sogno non lo dice, ma conferma che la questione verte sulla sessualità. Le pulsioni sessuali sono inibite dal senso morale per educazione e formazione o per esperienza traumatica? Il fatto è talmente delicato che Nora si difende dall’angoscia usando il meccanismo primario della “scissione dell’Io” e si libera della sua parte critica e trasgressiva. Se escludiamo il trauma, includiamo il lampante conflitto tra le istanze psichiche e la poca gestione dell’Io in questo equilibrio precario. Se ammettiamo il trauma e il conflitto tra le istanze, dobbiamo ammettere che prima viene il trauma e poi il conflitto e che il disagio culmina nella criticità della scissione.

Collega

Certo, ma questa è una questione sottile e di lana caprina. Meglio soffermarci sui “meccanismi di difesa” dell’Io. Nora usa un meccanismo primario che è normale ma che fa impressione in ambito psichiatrico perché si suole identificare la “scissione dell’Io” con la follia ossia con la perdita del contatto con la realtà e con la formazione di un delirio. E invece non c’è niente di più avventato e fasullo. Il bambino, che usa i “meccanismi di difesa primari” e si sdoppia giocando, non è ritenuto un folle o un demente, è tollerato perché è un bambino e perché la Fantasia gli permette di uscire fuori di testa e di realtà con le sue immaginazioni.

Salvatore

Allora tutti i “meccanismi e i processi psichici di difesa” sono positivi nel senso che sono dei dati di fatto, degli strumenti e dei modi di vivere e valutare la realtà interiore. Non sono né buoni e né cattivi, ma sono funzionali a mantenere il nostro equilibrio psicofisico quando rischia di vacillare dietro a turbamenti della Mente e del Corpo legati a fattori interiori e personali o a fattori esterni e sociali. Se fungono per l’equilibrio psicofisico, “omeostasi”, tutti i “meccanismi e i processi psichici di difesa” sono nel giusto e sono degni di essere usati senza incorrere in censure e in valutazioni morali e sociali che esulano dalla Psicoanalisi, soprattutto dalla psicodinamica e dalla psico-economica o gestione delle energie.

Collega

Intervengo io e dico che questi “meccanismi e processi di difesa” costituiscono gran parte della Psiche e che l’Io è funzione determinante per l’uso e per la scelta dei suddetti. Quindi, se Nora ha un “Io” taglieggiato dal “Super-Io” e dall’Es, questo è il suo vero problema. E se ha usato il meccanismo della “scissione dell’Io”, si è soltanto difesa in quel momento della sua vita e nel sogno per ottenere l’equilibrio turbato. Avrà tempo per usare altri meccanismi utili e rapidi come la “razionalizzazione”. Ho detto quello che dovevo dire e l’ho detto assieme a te in buona sintonia.

Salvatore

Proprio vero. Si vede che siamo stati allievi del buon Carletto Ravasini in quel di Cremona e in quei formidabili anni ottanta, tempo in cui la Psicologia e la Psicoterapia cominciava a muoversi nella penisola e nelle isole. Si vede anche che abbiamo ben studiato e ponderato i contenuti innovatori del suo libro “La follia contestata”. Il grande Antonio Gramsci, il cervello che il violento Mussolini voleva che non pensasse, aveva suggerito alla Psicoanalisi di curare il paziente e non la malattia, intendendo che è l’uomo che va in sofferenza e che si deve aiutare, al di là delle etichette che gli si possono perfidamente affibbiare in base al suo modo originale di apparire. Freud aveva scritto che il Tempo avrebbe confermato quante allucinazioni o quante verità conteneva la sua complessa e poliedrica dottrina, meglio, il suo “sistema”. E alla Psicoanalisi si appellarono gli antipsichiatri europei capeggiati dall’inglese Laing per ammodernare le idee e le istituzioni. In Italia anche Franco Basaglia e il suo gruppo intesero la malattia mentale non più su base organica alla Krapelin, ma su base psichica, economica e dinamica, nonché relazionale e sociale, alla Sigmund Freud insomma. Partendo da questa ottica psicoanalitica, si arrivò alla chiusura dei manicomi e alla messa in discussione dei trattamenti clinici e farmacologici anche in Italia, si cominciò a concepire il vecchio malato mentale come un essere umano in difficoltà e in sofferenza, si cominciò a stimare la “follia” come una modalità psichica dell’uomo di manifestarsi in una contingenza storica della propria vita, uno stato transitorio di turbamento psicofisico. La sofferenza psichica comincia a essere trattata e razionalizzata con le psicoterapie individuali e di gruppo e non con la reclusione e con l’abbrutimento meccanico e farmacologico delle sfortunate persone che incorrevano sotto le grinfie dei carnefici di turno. I letti di contenzione, i volgari e disumani mal-trattamenti, la pratica sistematica della “terapia” elettro-convulsivante o il famigerato elettroshock, i farmaci micidiali neurolettici propinati “a tinchitè” (dialetto siculo che si traduce “alla cazzo di cane”), la Chimica di ogni tipo che deprivava dell’umanità e… altro, altro di peggio e altro di pessimo, insomma, questo sistema sadico di lager e di violenze, voluto dalla Legge e dalla Cultura post-fascista, venne in gran parte ridimensionato dalla Legge 180. Siamo nel 1978 ed è merito di Franco Basaglia e dei suoi colleghi aver portato avanti la visione psicoanalitica intorno alla follia e il suo giusto trattamento clinico. I manicomi furono chiusi, ma la Legge non fu applicata nella sua totalità, un costume classicamente italiano che dura ancora oggi. Nonostante tutto, la legge 180 è un fiore all’occhiello di civiltà e di cultura innovativa, così come il professor Basaglia resta un “uomo di grande umanità”, un uomo coraggioso che coniugava la Grammatica con la Pratica. Il mio ricordo e il mio elogio va a Lui e agli Allievi e Amici che hanno realizzato i suoi progetti e hanno soprattutto combattuto la pratica mortale dell’elettroshock fino alla sua condanna. La T.E.C. era un’esecuzione medica basata soltanto sull’esaltazione del sadismo degli operatori e non certo su conoscenze scientifiche serie. Il ricordo va a tutti i cosiddetti malati mentali che hanno popolato i lager manicomiali e sono morti di ictus o di infarto dopo pochi anni dall’aver subito la famigerata terapia elettroconvulsiva. Memorabile e necessaria la visione del film “Qualcuno volò sul nido del cuculo” e degna di nota è l’interpretazione incredibile di un espressivo Jack Nicholson.

Collega

Adesso tocca a me parlare e voglio definire temi che tu hai toccato nell’interpretazione del sogno di Nora e, in particolare, il sentimento del pudore e della vergogna, il concetto di follia, di normalità e di “alter ego”. L’affiorare di una pulsione, “Es”, e la lieve censura del “Super-Io” mettono in crisi l’istanza “Io” e in base alla quantità e alla qualità della pulsione e della censura scattano visibilmente le reazioni alla violazione dell’intimità. Il “pudore” è una forma d’amor proprio in riguardo al corpo e all’affettività, così come la “vergogna” chiama in causa il senso di colpa ed è la prima reazione individuale alla violazione etica o morale in attesa dell’espiazione del reato imposta dalle leggi e dalla regole sociali. La “follia” si attesta nella sofferenza psichica legata alla perdita reversibile dell’uso del “principio di realtà” e alla formazione di una realtà illusoria e compensativa ma socialmente non ammissibile. La “normalità” si attesta nella formulazione di una visione di se stesso e del mondo socialmente compatibile e condivisa. Si può essere originali restando sempre in un ambito di comprensione sociale e senza esser causa di danno individuale o collettivo. “L’alter ego” si attesta in un altro se stesso a seguito di uno “sdoppiamento dell’Io” dovuto al “meccanismo di scissione” in difesa dall’angoscia di un vissuto traumatico ingestibile e inaccettabile dalla coscienza e sempre dell’Io. Ribadisco che il criterio di tolleranza dell’originalità psichica si basa eticamente sul non essere di danno a se stesso e agli altri. Si può essere folli ma senza farsi male e senza fare del male.

Salvatore

Quasi quasi abbiamo allargato e chiarito gran parte dei temi e dei concetti che conteneva il ricco sogno di Nora. Non resta che scegliere quale prodotto culturale associare a coronamento di questa bella scampagnata. La scelta è d’obbligo: “Bocca di rosa” del mai compianto abbastanza Fabrizio De Andrè, un poeta popolare strappato alla nostra gioia dal tabagismo infame. Nora si scinde dalla sua “Bocca di rosa”, così come il “Super-Io” sociale espelle la generosa e benemerita donna che faceva l’amore per passione. Ricordiamo che “Bocca di rosa” viene accompagnata alla “stazione” in processione e con la Vergine in prima fila e anche dal prete e da tutto il paese, eccezion fatta per le donne invidiose di tanta prosperità e disinibizione. E non dimentichiamo che alla stazione successiva c’era molta più gente di quando partiva. Significherà qualcosa.

Grazie e alla prossima!

Ricordo ai marinai che nel frontespizio di “sogni interpretati” del blog trovate i miei lavori, quelli che purtroppo non sono in circolazione per la fuga del distributore, un individuo senza scrupoli che è letteralmente sparito. Intanto gustate la lettura della “Stanza rosa” in due parti e di “Benetton dieci e lode” sulla pubblicità innovativa di Oliviero Toscani negli anni ottanta. Ricordo che il blog contiene ormai 230 sogni. Potete prendere confidenza con il sogno e il sognare, nonché trovare qualcosa di personale inserendo nella casella in alto a destra con la voce “cerca” i simboli presenti nei vostri sogni. In tal modo potete intanto soddisfare la vostra curiosità, di poi, se volete appagarla in pieno e in maniera diretta, potete spedire i vostri sogni. Quanto prima troverete in prima pagina la decodificazione del vostro prezioso prodotto psichico.

Buona navigazione e sempre con il vento in poppa e la prua a sinistra!

LA BORSA DI UNA DONNA

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Ho sognato di avere un appuntamento con due amiche in un caffè della mia città.

Arrivata in anticipo, mi rendo conto, vedendomi riflessa su una vetrina, che sono vestita con abbigliamento che di solito uso per dormire, ma non è un vero e proprio pigiama.

Decido di tornare a casa a cambiarmi, visto che ho tempo e vado verso l’auto (una BMW 5 che, nella realtà, ho venduto nel 2011).

Il tempo peggiora e apro l’ombrello.

Io riesco a ripararmi, ma nella mia borsa è entrata tanta acqua.

Ricordo vagamente dove è parcheggiata l’auto.

Passo sotto un portico di un condominio, convinta di trovare l’auto subito al di fuori di esso, ma non c’è.

Vado in un parcheggio lì vicino, dove entro anche in un giardino tappezzato di tessuto chiaro così come i cani, forse due levrieri, avvolti in questo tessuto (mi pare azzurrino) che li decora con un grande fiocco.

Torno indietro, ma non riesco a trovare la mia auto. Intanto la pioggia si fa sempre più intensa.”

Bernie

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Ogni sogno ha la sua chiave interpretativa. Se ben si considera la trama, si trova l’elemento dominante attorno al quale si snoda l’intreccio dei simboli, quel cardine attorno al quale girano gli eventi raccontati. Nel sogno di Bernie questo cardine è “nella mia borsa è entrata tanta acqua”. Il completamento del quadro e della psicodinamica è proprio la conclusione: “Torno indietro, ma non riesco a trovare la mia auto, nel frattempo la pioggia si fa sempre più intensa.”

Bernie ha ben confezionato il suo sogno immettendovi in maniera ordinata e corretta la sua esperienza di donna che s’imbatte nella maternità. E’ un sogno che elabora la “posizione psichica genitale” della protagonista senza vanagloria e senza struggimento, il desiderio e il rischio di una gravidanza in un periodo ben preciso della sua vita, quando era proprietaria di “(una BMW 5 che, nella realtà, ho venduto nel 2011).” La stessa Bernie con la sua precisazione colloca temporalmente i contenuti del suo sogno. Si tratta di un’esperienza vissuta nel 2011 dal suo corpo e dalla sua mente, dalla sua “auto” e dalla sua sensibilità, un vissuto ambivalente che ha bisogno di essere ripulito dai sensi di colpa, abbisogna di “catarsi”, come suggerisce la simbologia della pioggia che “si fa sempre più intensa”.

Il sogno di Bernie è ben formulato e ben raccontato, è ricco di simboli e di allegorie, quasi una favola moderna senza tante stranezze, ma con quel qualcosa in più che fa distinguere il sacro dal profano, il privato dal pubblico, il desiderio dal dolore.

Interpretarlo sarà compito gradito alla luce della compostezza simbolica ed emotiva, della linearità narrativa e sentimentale.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Ho sognato di avere un appuntamento con due amiche in un caffè della mia città.”

Bernie esordisce con la sua vena relazionale e con il suo bisogno di gente, di persone a cui esibire il suo e con cui condividere l’altrui. Le “due amiche” rappresentano la parte relazionale migliore della protagonista, così come il “caffè” rievoca il luogo poetico e creativo dello scambio. La “mia città” è lo spazio protettivo d’investimento delle energie, un luogo ampio che denota la sicurezza con cui Bernie distribuisce e agisce le sue pulsioni sociali. A tutti gli effetti simbolici Bernie ha un incontro ravvicinato del suo tipo con se stessa. È in procinto di tirare fuori dal suo cilindro psichico l’oggetto magico che l’attrae e la cruccia.

Arrivata in anticipo, mi rendo conto, vedendomi riflessa su una vetrina, che sono vestita con abbigliamento che di solito uso per dormire, ma non è un vero e proprio pigiama.”

Bernie è ansiosa e ha la consapevolezza di esibire una “parte psichica” intima e privata secondo una modalità compatibile agli occhi degli altri, alla visione della gente, alla sensibilità della folla. Bernie ricorda un periodo della sua vita in cui si fidava e si affidava al prossimo con spigliatezza e con disinvoltura, un’età in cui le promesse del domani si coniugavano con i desideri e le aspettative aspiravano a concretizzarsi. Bernie si compiace di se sessa, ha coscienza di essere una bella donna e sfodera il suo narcisismo nell’immagine e nei modi di relazionarsi. Ricordo che ci sono dei luoghi, oltre che la casa, in cui è normale esibirsi in in un “quasi pigiama”.

I simboli dicono che c’è ansia nell’arrivare “in anticipo”, che “mi rendo conto” è una funzione dell’Io e attesta di una presa di coscienza, così come alla “posizione psichica narcisistica” appartiene la consapevolezza di “vedendomi riflessa su una vetrina”. Ancora: il “vestita” condensa i modi di trasparire e di apparire, “l’abbigliamento che di solito uso per dormire” dice che si tratta di modalità psichiche molto personali e quasi intime che possono essere esibite perché non sono “un vero e proprio pigiama”.

Decido di tornare a casa a cambiarmi, visto che ho tempo e vado verso l’auto (una BMW 5 che, nella realtà, ho venduto nel 2011).”

Bernie precisa il tempo della trama rievocata nel sogno. Oltre alla normale “regressione” onirica, abbiamo una “regressione” temporale finalizzata a combinare in parole e in immagini le fila di un discorso già fatto e di un’esperienza già vissuta. Bernie torna indietro nel tempo e si veste dei panni di quel momento della sua vita e s’imbatte, non certo a caso, nella vita intima e sessuale di allora. Interessante è la precisazione vigile del tipo di macchina, “una BMW 5”, e dell’alienazione del bene, “ho venduto nel 2011”, come a dire che Bernie rispetto a quel tempo si è rinnovata nella sostanza e nei modi. Il viaggio a ritroso è iniziato e il sogno trova il materiale psichico da comporre in base alle intensità emotive che contiene. Non resta che seguirlo con diligenza e cortesia.

Analisi della simbologia: “decido” attesta della volitività dell’Io nel deliberare e letteralmente significa “taglio” i fronzoli e vado al sodo, “tornare a casa a cambiarmi” si traduce con “rientro in me stessa e rifletto sulla prossima esibizione delle mie “parti psichiche”, “visto” è una funzione valutativa dell’Io consapevole, ”ho tempo” si traduce “posso e ho potere” secondo una padronanza degli eventi che stanno per emergere, “l’auto” contiene l’apparato sessuale e genitale con i suoi automatismi neurovegetativi. “Vado verso” è il simbolo del principio della “intenzionalità della coscienza” scoperto da Brentano, del fatto che la psiche si dirige sempre verso un “oggetto” ben preciso. Bernie, infatti, sta sognando e spontaneamente e naturalmente si sta dirigendo verso una esperienza importante e formativa della sua vita.

Il tempo peggiora e apro l’ombrello.”

Il sogno si avvia verso la rievocazione di un qualcosa di pesante, per cui è opportuno, se non necessario, difendersi dalle tensioni e dalle emozioni connesse. Bernie si avvia verso il dolore e si tutela con la copertura della sua Mente e del suo Corpo, delle sue idee e delle sue sensazioni. Il breve quadretto è la precisa allegoria dei “meccanismi psichici di difesa” dall’angoscia che istruiamo quando l’equilibrio psicofisico può vacillare: la crisi può arrivare ed è tempo di difendersi dagli eccessi emotivi. Bernie si dispone all’equilibrio migliore possibile nelle condizioni date.

La simbologia attesta che “Il tempo peggiora” traduce l’insorgenza di forti emozioni, così come “apro l’ombrello” rappresenta i “meccanismi psichici di difesa” dall’angoscia. Il prosieguo del sogno ci dirà da cosa inizia a difendersi Bernie.

Io riesco a ripararmi, ma nella mia borsa è entrata tanta acqua.”

Bernie è sana e salva, è integra. Soltanto la sua “borsa” è in crisi. Componiamo i due elementi onirici nei simboli corrispondenti e viene fuori che Bernie ha vissuto un trauma nel suo grembo e nel suo apparato genitale. L’allegoria della gravidanza è perfettamente riprodotta in “nella mia borsa è entrata tanta acqua”. Il “processo primario” offre alla funzione onirica i meccanismi della “condensazione” e della “figurabilità” per rappresentare un dato psicofisico, la gravidanza per l’appunto.

Ma perché Bernie è tanto contrariata dal desiderio di gravidanza o dal fatto che è incinta?

Ma perché Bernie scinde il suo grembo dal resto del suo corpo?

Domande lecite, ma bisogna procedere con garbo per capire.

I simboli dicono che “riesco a ripararmi” attesta della difesa da un pericolo, così come la “borsa” coniuga il grembo femminile e la recettività sessuale, “è entrata” significa fecondazione, “tanta acqua” è simbolo del liquido amniotico e della maternità. Il meccanismo di difesa della “razionalizzazione” sta tutto perfettamente dentro a “riesco a ripararmi”. Bernie usa il cervello per non farsi male o per non cadere nelle spire di un’intensa “paura senza oggetto” come l’angoscia.

Ricordo vagamente dove è parcheggiata l’auto.”

Bernie ha subito una violenza, ma non una violenza violenta, una violenza legale come quelle domestiche e familiari che tantissimo contraddistinguono i nostri tempi e le relazioni tra un uomo e una donna. Il sogno dice chiaramente che Bernie ha subito un trauma genitale, possibilmente un ingravidamento che esulava dalla sua volontà e dalla sua programmazione. Bernie aveva ben considerato che facendo sesso poteva restare incinta, ma l’eiaculazione e la fecondazione sono avvenute a sua insaputa. Questa è una violenza domestica, ma non basta. Quando è successo il fatto, Bernie era impreparata, non c’era nel coito, non partecipava all’amplesso. Il suo organo sessuale non percepiva e non era in sintonia con il partner.

Vediamo i simboli.

Il “ricordo vagamente” attesta simbolicamente di uno stato sub-liminare della coscienza e di una caduta della vigilanza dell’Io. Quello che è auspicabile nell’amplesso sessuale per approdare all’orgasmo, non è quello che sta vivendo Bernie. Il sogno dice chiaramente di una sua assenza dalla dinamica e di un distacco dal quadro in movimento. “L’auto” rappresenta l’organo sessuale e l’automatismo neurovegetativo, “vagamente” è caduta della vigilanza, “parcheggiata” dice della collocazione e della partecipazione psicofisiche. Il tutto simbolico conferma quanto detto in precedenza.

Passo sotto un portico di un condominio, convinta di trovare l’auto subito al di fuori di esso, ma non c’è.”

Bernie è alla ricerca della sua identità sessuale femminile e istruisce le difese per non incorrere in altri traumi proprio collocandosi in mezzo alla gente. Bernie sa che la folla consente un rafforzamento della propria identità psichica, ma questa operazione, classica dopo un trauma, non funziona.

Vediamo i simboli. Il “portico” rappresenta una difesa psichica e una copertura relazionale. Il “condominio” condensa lo stare insieme e la convivenza sociale. “Convinta di trovare l’auto” attesta della ricerca d’identità psicofisica femminile. “Al di fuori di esso” si traduce senza smarrire la mia individualità. “Non c’è” è la vanificazione della ricerca.

La situazione di Bernie è contraddistinta da una leggera angoscia dell’indistinto e dell’indifferenziato. La donna cerca la sua femminilità e non la trova, per cui si sente nella terra di nessuno: una brutta sensazione.

Vado in un parcheggio lì vicino, dove entro anche in un giardino tappezzato di tessuto chiaro così come i cani, forse due levrieri, avvolti in questo tessuto (mi pare azzurrino) che li decora con un grande fiocco.”

Bernie aggiunge al suo sogno elementi che avvalorano l’interpretazione. “I cani”, avvolti nel tessuto azzurrino e decorati con un grande fiocco, parlano di natalità e chiariscono il suo vissuto di diventare madre. Bernie nel 2011 ha vissuto l’esperienza della maternità in maniera contrastata, rivede la realtà di allora e ne rivive le sensazioni. Questa “regressione” è terapeutica perché è funzionale al recupero di “parti di sé” che in passato Bernie non aveva potuto rielaborare. Il sogno oscilla tra il desiderio di maternità e la realtà di un’esperienza infausta. Il prosieguo chiarirà la vertenza.

I simboli dicono che il “parcheggio” è un’area di sosta per la macchina, un luogo di attesa intriso di intimità. Il “giardino” rappresenta la realtà psichica in atto e in versione bella e ovattata, “tappezzata di tessuto chiaro”. I “cani” indicano la dipendenza psichica. “Avvolti in questo tessuto” conferma la protezione affettiva. Il “fiocco” azzurro è indizio della nascita di due maschietti nella cultura e nei balconi delle case della gente.

Torno indietro, ma non riesco a trovare la mia auto. Intanto la pioggia si fa sempre più intensa.”

La difesa della “regressione” non è bastata e non è servita ad attenuare il dolore della maternità contrastata o mancata, del desiderio inappagato o della imposizione subita. Bernie è ai ferri corti con la sua “femmina”, più che con la sua “femminilità”. Non riesce a ritrovarsi nella vita e nella vitalità sessuale. Per il momento l’unica operazione psichica possibile e salutare è quella di alleviare i sensi di colpa, di operare una “catarsi” delle pendenze psichiche a suo carico, di tutto quel materiale che rimprovera a se stessa e alla sua immaturità nel sapersi affermare e imporre.

I simboli attestano di una marcia indietro in “torno indietro” e di una revisione del materiale psichico emerso, di un’incapacità a ritrovarsi a livello sessuale e di un bisogno di riformularsi per andare avanti nella sua vita: “non riesco a trovare la mia auto”. La “pioggia” lava i sensi di colpa che inevitabilmente arrivano e inesorabilmente infieriscono sul problema o sul trauma. “Sempre più intensa” esprime l’intensità del cumulo di colpe da espiare. In ogni caso l’effetto “pioggia” è decisamente salutare e lascia ben sperare per un’efficace presa di coscienza e una robusta ripresa della “razionalizzazione” dei vissuti. Al di là di tutti i traumi e i dolori, si può tranquillamente affermare che l’anno 2011 non è stato fausto per la protagonista del sogno. In questo non si è lontani dal vero.

Nota finale: il sogno di Bernie si chiude con l’effetto psicoterapeutico in atto e in prosieguo e riconferma, qualora ce ne fosse bisogno, quanto il sognare sia benefico e salutare per la nostra vita corrente.

PSICODINAMICA

Il sogno di Bernie svolge in maniera pacata la psicodinamica della maternità contrastata, elabora la “posizione psichica genitale” e si colloca temporalmente in un’esperienza vissuta nel 2011 dal suo corpo e dalla sua mente. Il vissuto viene ripulito dai sensi di colpa da una “catarsi” ben simboleggiata dalla pioggia “sempre più intensa”.

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

Dei “simboli” si è ampiamente detto. Il sogno di Bernie ne contiene tantissimi. Degni di nota sono i seguenti: “caffè”, “vetrina”, “abbigliamento”, “auto”, “ombrello”, “borsa”, “acqua”, “auto”, “portico”, “pioggia”.

Non si sono evidenziati “archetipi” o simboli universali in maniera conclamata. La maternità è risolta da Bernie come esperienza personale.

Il sogno di Bernie richiama il “fantasma” dell’identità sessuale in riferimento alla maternità.

Sono presenti le seguenti istanze psichiche: l’Io vigilante e razionale in “vedendomi” e in “mi rendo conto” e in “visto” e in “decido”, l’Es o rappresentazione delle pulsioni in “nella mia borsa è entrata tanta acqua. Ricordo vagamente dove è parcheggiata l’auto”. Il “Super-Io” o istanza psichica censoria e limitante non è presente.

Il sogno di Bernie presenta la “posizione psichica fallico-narcisistica” in “riflessa su una vetrina” e la “posizione psichica genitale” in “nella mia borsa è entrata tanta acqua.”

Bernie usa nel sogno i seguenti “meccanismi psichici di difesa”: la “condensazione” in “caffè” e in “abbigliamento” e in “pioggia” e in “borsa” e in altro, lo “spostamento” in “auto” e in “cani”, la “figurabilità” in “Il tempo peggiora e apro l’ombrello” e in “nella mia borsa è entrata tanta acqua”, la “razionalizzazione” in “riesco a ripararmi”. Il processo psichico di difesa della della “regressione” è manifesto in “Vado in un parcheggio” e in “torno indietro”, oltre che nei limiti della funzione onirica.

Il sogno di Bernie manifesta un tratto “genitale” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva” a metà tra il “fallico-narcisistica” e il “genitale”.

Le “figure retoriche” elaborate da Bernie nel suo sogno sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “pigiama” e in “casa” e in “ombrello” e in “borsa” e in “portico” e in “pioggia”, la “metonimia” o nesso logico in “auto” e in “acqua”. Ricordo le allegorie della gravidanza in “nella mia borsa è entrata tanta acqua” e dei meccanismi psichici di difesa dall’angoscia in “Il tempo peggiora e apro l’ombrello”.

La “diagnosi” dice di una maternità contrastata e di un possibile trauma al riguardo e con recupero dell’identità sessuale femminile.

La “prognosi impone a Bernie di tenere sempre sotto controllo la pulsione alla maternità tramite la “razionalizzazione” e di investire in maniera efficace le energie nell’amor proprio e nel gusto intenso delle proprie azioni e della propria vita.

Il “rischio psicopatologico” si attesta in un “ritorno del rimosso” e in una conversione del contrasto e del trauma in un sintomo psiconevrotico con caduta della qualità della vita e dell’umore.

Il “grado di purezza” del sogno di Bernie è “buono” in quanto la simbologia è vasta e combinata in maniera consequenziale.

La “causa scatenante” del sogno di Bernie può essere un semplice ricordo o una libera associazione.

La “qualità” del sogno di Bernie è il movimento nello spazio.

Il sogno di Bernie può essere stato elaborato durante la seconda fase del sonno REM.

Il “fattore allucinatorio” si attesta nel senso della “vista” in “vedendomi riflessa”, ma soprattutto nel movimento in “arrivata” e in “tornare” e in “passo” e in “vado” e in “entro” e in “torno indietro”.

Il “grado di attendibilità” dell’interpretazione del sogno di Bernie è “buono”. La presenza di tanti simboli ha trovato la giusta interazione.

DOMANDE & RISPOSTE

L’interpretazione del sogno di Bernie è stata sottoposta alla riflessione di una lettrice anonima che di mestiere fa l’avvocato. Sono emerse le seguenti domande e sono conseguite le seguenti risposte.

Domanda

Come immagina Bernie?

Risposta

Bernie è una persona compatta che vive tra la bellezza e l’altruismo.

Domanda

Lei ha fatto riferimento alla violenza domestica sulle donne. Mi spiega meglio?

Risposta

Le violenze sulle donne e sui minori avvengono per il novanta e passa per cento entro le mura domestiche e sono di vario tipo e di varia qualità. E’ violenza psichica dire al proprio figlio che è un cretino ed è violenza fisica dargli una sberla. Ma le due violenze, purtroppo, non sono separabili perché non esiste una violenza nel corpo che non si riverberi nella psiche e viceversa. E’ violenza psichica la prevaricazione tra moglie e marito ed è violenza fisica qualsiasi offesa al corpo. Vale quanto ho detto prima. Tralascio la violenza omicida che colpisce l’universo femminile in questo periodo. Aggiungo che dentro l’alcova spesso si consumano illegalità inaudite e violenze sottili. Nel sogno di Bernie ci può essere una violenza da parte del partner nel rischio di gravidanza causato da un atto inconsulto e deliberatamente personale. Spesso la donna non viene consultata sull’esito finale del coito e viene vissuta culturalmente alla mercé del maschio e trattata come l’oggetto di scarico della sua “libido” e della sua volontà di potenza. Riporto un dato statistico su questo insano costume in Africa, ma la questione è internazionale. Una donna nigeriana partorisce cinque o sei figli se non muore di parto. La relazione tra natalità e produzione dei beni di sopravvivenza è tragica. La prima viaggia in progressione geometrica, la seconda in progressione aritmetica, (moltiplicando o addizionando), per cui la selezione naturale, che è già tremenda con l’alta soglia della mortalità infantile, è inevitabile per mancanza di cibo. Le organizzazioni internazionali stanno insegnando alle donne i metodi contraccettivi, ma devono insegnare soprattutto agli uomini a non disperdere il seme in qualsiasi anfratto. L’invasione del vecchio continente da parte di questa gente è una fuga naturale verso la vita e non si può risolvere con leggi repressive, bensì con politiche di educazione e di sostegno a lungo termine.

Domanda

Sono pienamente d’accordo e aggiungerei che il quadro delle violenze va rivisto dal legislatore e che i codici devono essere aggiornati nei tanti modi di arrecare danno al prossimo. In sostanza, se il mio uomo eiacula nella mia vagina senza il mio consenso, questa è una violenza e soprattutto in prospettiva di una gravidanza indesiderata e di tutto quello che comporta nell’esistenza di una donna. Non a caso le femministe gridavano nel mitico “sessantotto” che “l’utero è mio e me lo gestisco io”. Si riferivano soprattutto al diritto all’aborto e all’uso di contraccettivi.

Risposta

La rivoluzione culturale del “sessantotto” è stata uno spartiacque tra il passato fascista e il rinnovamento liberale. Non si sono mai valutati abbastanza i benefici effetti che essa ha prodotto nella mentalità della gente. Al di là delle degenerazioni terroristiche, il movimento mondiale del “sessantotto” ha visto l’alleanza tra operai e studenti e ha contribuito a demolire le monolitiche certezze e strutture del passato.

Domanda

Tornando a Bernie, l’anno 2011 è stato un brutto periodo della sua vita.

Risposta

Il 2011 è stato un momento di transizione tra la donna ancora adolescente nella mentalità e la donna che si impegnava socialmente con una convivenza o con un matrimonio e che portava in evoluzione le sue potenzialità. Credo che sia stato un anno formativo e di svolta. Ogni male non viene per nuocere. Tutto si evolve e non si può restringere in categorie morali.

Domanda

In quale luogo si può indossare il pigiama senza stridore?

Risposta

In ospedale non fa alcuno stridore. Forse Bernie ha rievocato questo tipo di esperienza. Spesso nei sogni ricorrono queste situazioni di grande preoccupazione e il sognarle ha un effetto psicoterapeutico doppio: scarica le tensioni congelate e, se il sogno viene interpretato e capito, aiuta la “razionalizzazione” del trauma.

Domanda

Interessante, ma ci vuole uno specialista del sogno per farlo funzionare al cento per cento, uno come lei che ci sa fare nel settore. Appartiene a una scuola o ha fondato una scuola per caso?

Risposta

Risposte negative: non appartengo a niente e a nessuno, non potrei essere fondatore di alcunché semplicemente perché i fondamenti teorici della mia modalità interpretativa non sono miei. Io ho rielaborato parte del “Sapere” psicoanalitico in riferimento al sogno e l’ho applicato secondo una griglia che, nello spazio di tre anni e soprattutto grazie al contributo dei marinai che mi hanno mandato i loro sogni, ho approfondito e aggiustato al meglio. Niente di originale nel mio lavoro, tutto è stato detto. Io sono un eclettico che ha messo insieme, sempre in riguardo al fenomeno onirico, un quadro teorico e pratico che era congeniale alla mia formazione.

Domanda

Mi racconta qualcosa della sua formazione?

Risposta

Negli anni settanta, quando la facoltà di Psicologia sfornava i primi psicologi, eravamo un pugno di amici che studiavano a Milano l’ipnositerapia e l’ipnosi fantasmatica con il benamato Giammario Balzarini, il fondatore della prima scuola di psicoterapia psicologica in quel di Cremona. Ci siamo ritrovati per quattro indimenticabili e proficui anni e ci siamo formati sui fantasmi e sul loro significato: Analisi immaginativa. Il resto è venuto da sé. Giammario ci ha lasciati, ma i suoi allievi hanno portato avanti la scuola. In quel periodo ho avuto la possibilità di avere come docenti psicoanalisti del calibro di Carlo Ravasini e Diego Napolitani, nonché la Mirella Novelli Curi che oltre a sapere le teorie, sapeva anche insegnare da dio.

Domanda

Il suo lavoro sul blog è assolutamente gratuito?

Risposta

Assolutamente e, come ho scritto, io restituisco tutto quello che ho ricevuto dalla gente in termini di conoscenze della psiche. Posso affermare che tra la pratica e la grammatica, tra le teorie psicologiche e la psicoterapia io preferisco la seconda e semplicemente perché ho imparato sul campo tutto quello che non c’era sui libri o che non avevo letto.

Domanda

So che si definisce poeta contadino.

Risposta

Io sono fondamentalmente contadino e coltivo i miei alberi in Sicilia durante la buona stagione. D’inverno torno nel laborioso e civile Veneto che mi ha ospitato dal 1973. In tutte le stagioni e ogni sabato immancabilmente pubblico un articolo sul blog. Attualmente gli archivi contengono 215 interpretazioni di sogni che dimostrano anche l’evoluzione della teoria e della pratica. Più che poeta, sono uno scrittore di cose psicologiche.

Domanda

Quale canzone ha scelto per il sogno di Bernie?

Risposta

La scelta è obbligata: “la borsa di una donna” cantata dalla voce originale di Noemi. Il testo è particolarmente bello nella sua semplicità ed è scritto a più mani da uomini. Non mi dilungo e ve lo propongo. Alla prossima e grazie mille e ancora mille.

IL “FANTASMA DI CASTRAZIONE” AL FEMMINILE

 

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi hanno rubato l’auto in un parcheggio.
Poco più avanti ho trovato il portafoglio e nulla era stato portato via.
Se non ricordo male, era solo un po’ bagnato e me ne sono accorta estraendo le carte di credito.”
Questo breve e significativo sogno appartiene a Mariastella.

INTERPRETAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Quello di Mariastella è un sogno breve e tanto ricco di simboli e di psicodinamiche. Tratta una questione schiettamente sessuale e diffusa nell’universo onirico femminile, per cui l’interpretazione cade a fagiolo e a sostegno delle donne che hanno una certa età e che hanno sospeso i conti con la fertilità. Quello di Mariastella è un sogno da menopausa e dintorni, ma è anche un sogno depressivo dettato dall’angoscia di non avere capacità seduttive o di perdere il fascino di attrazione. Sono, inoltre, coinvolte tutte le donne che fanno perno sull’amor proprio e sul magnetismo del corpo.
Un altro fattore, importante per l’evoluzione psichica e controverso a livello teorico, è offerto nell’esordio dal sogno di Mariastella: il “fantasma della castrazione” al femminile. Non mi dilungo sulla questione e sugli aspetti teorici risibili che il tema comporta, ma faccio qualche accenno soltanto per chiarimento e per favorire la comprensione della psicodinamica del sogno di Mariastella. La “castrazione” fisiologica si attesta nell’asportazione delle ghiandole genitali e nell’incapacità di procreare, la “castrazione” psicologica è più sottile e si attesta nella perdita di potere e di capacità funzionali. Trattasi, dunque, di un tratto depressivo in movimento e, quindi, di niente di eccezionale perché l’angoscia depressiva di perdita contraddistingue l’essere umano nelle e dalle fondamenta.
Ancora: la “castrazione” comporta un attore dotato di forza e di autorità, oltre che di una notevole carica di “libido sadomasochistica”: il padre, la madre, se stessi. Per i primi due richiamo la conflittualità psichica con i genitori, “posizione edipica”, per il terzo, noi stessi, richiamo la “posizione anale” e l’istanza psichica del “Super-Io”. E’ più diffusa e ricorrente l’auto-castrazione rispetto alla violenza e alle prevaricazioni inferte dall’altro: padre, madre e società o compagnia cantante. Dall’auto-castrazione traiamo il grave danno dei limiti che ci imponiamo e il piacere della difesa dal coinvolgimento con gli altri, mentre dalle violenze altrui maturiamo una forte carica aggressiva che nel breve tempo traligna pericolosamente nella rabbia e nella violenza, si riverbera in noi stessi somatizzandosi in un disturbo o si riversa nel prossimo che ci circonda.
In riguardo alla conflittualità con i genitori, “posizione edipica”, la tesi esige che il figlio viva il padre come l’attore della castrazione per punirlo della sua invasione globale nei riguardi della moglie e della madre. Questo psicodramma si svolge sempre nel teatro psichico profondo del bambino. Sempre la tesi sul “fantasma di castrazione” vuole che la figlia o la bambina attenda la crescita del clitoride per essere completamente maschio e secondo la sua idea che esiste un solo sesso, il maschile per l’appunto e guarda caso.
Ebbene queste teorie le accantoniamo e le lasciamo alla migliore letteratura del genere rosa o nero. Pur avendo una valenza fantasmatica ineccepibile nella formazione psichica, queste fantasiose teorie servono poco alla comprensione del sogno di Mariastella.
Abbandonata la tormentata relazione con i genitori, convergiamo sulla drammatica relazione con se stessi e con le pulsioni distruttive che spesso ci segnano e limitano la nostra espansione evolutiva vitale: l’auto-castrazione. Non dimentichiamo che l’introiezione della figura paterna porta alla formazione dell’istanza psichica “Super-Io”, un corredo di limiti e di censure che contraddistingue la formazione psichica di ogni persona. Se da un lato il senso del limite e la censura morale sono utili per non incorrere nella psicologia del “fratturando”, la persona che incorre costantemente in traumi e incidenti per eccesso di investimenti di libido e di valutazione, dall’altro lato può subentrare una tirannia sull’espansione dell’evoluzione psichica. Un “Super-Io” rigido è sempre causa d’infelicità e motivo di repressione. L’equilibrio tra le tre istanze psichiche, “Es” o rappresentazione delle pulsioni, “Super-Io” o rappresentazione delle censure e dei limiti, “Io” o rappresentazione razionale della realtà, è determinante per una distribuzione armonica delle pulsioni, dei limiti e delle deliberazioni. In ogni caso l’importanza della funzione equilibratrice dell’Io è fuori discussione, soprattutto per quella corrente della Psicoanalisi che si definisce dell’Io.
Un ultimo rilievo riguarda la sorpresa della sinteticità e della discorsività del sogno di Mariastella, un prodotto psichico che di strano non ha quasi niente.
Questa è l’interpretazione, se gradite.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Mi hanno rubato l’auto in un parcheggio.”

Mariastella esordisce con una simbologia sessuale, “l’auto”, con una psicodinamica di “castrazione”, “mi hanno rubato”, e con una dimensione social seduttiva, “un parcheggio”. L’interazione dei tre dati simbolici dice che Mariastella sta vivendo una crisi d’identità psicofisica, non si sente a suo agio con la sua femminilità e con la sua sessualità, non si sente brillante con le persone e tanto meno nelle arti seduttive. La “castrazione” è da intendere in senso depressivo, una “perdita di potere” legata a fattori esterni, “mi hanno rubato” ma che in effetti fa perno sul “fantasma” di Mariastella che si può popolarmente sintetizzare in “mi vivo male e nessuno mi caga” o “nessuno mi caga e mi vivo male”. L’autostima di donna capace e attraente è caduta in basso, quasi sotto le scarpe, per cui in una breve frase Mariastella si dice in sogno che ha perso valore e potere su se stessa e sugli altri. E’ questa una psicodinamica non esclusiva dell’età matura e quotidiana: “mi sento e mi vedo brutta”. Ricordo che il “fantasma di castrazione” nella bambina si nutre di tutte le frustrazioni dell’infanzia che l’ambiente familiare e l’ambito sociale non risparmiano e di una risoluzione della conflittualità con i genitori, “posizione edipica”, che si conclude con l’identificazione nella madre e con l’abbandono delle ostilità, nonché con un realistico rapporto con il padre. Al di là delle esagerate teorie freudiane e delle difficili teorie lacaniane sul tema e al proposito, la “castrazione” nella bambina si attesta prevalentemente nella serie di blocchi e di censure, di pregiudizi e di minacce che costellano il suo cammino esistenziale e che si legano soprattutto alla formazione dell’istanza psichica “Super-Io”.

“Poco più avanti ho trovato il portafoglio e nulla era stato portato via.”

Mariastella non si compiange, di certo, per le sue contingenti disgrazie o per le sue occasionali paturnie, Mariastella si riabilita subito come donna e come persona. Il ritrovamento della sua femminilità si esprime ed è di buon auspicio nel simbolo del “portafoglio”, un contenitore classicamente femminile che condensa l’apparato sessuale. La “castrazione sessuale” è stata tentata ma non è avvenuta perché non aveva materiale psichico da elaborare. Mariastella è una donna che ha ben razionalizzato le sue paure e le sue insicurezze al riguardo, per cui la ripresa è immediata. Invece di compiacersi delle disgrazie depressive e delle tante perdite che comporta l’età matura, Mariastella recupera una buona immagine di sé e del suo corpo femminile. Il tempo passa e la Psiche compensa dispensando un vissuto del “soma” sempre adeguato alle emergenze esistenziali e relazionali. Magari Mariastella ha ricevuto una delusione da un “qualcuno” improvvido e ha rielaborato le sue magagne depressive, ma la ripresa è stata immediata.

“Se non ricordo male, era solo un po’ bagnato e me ne sono accorta estraendo le carte di credito.”

Una leggera amnesia o “rimozione” difensiva è concessa a una questione così delicata come quella che sta vivendo Mariastella: la caduta del potere seduttivo e della “libido”. Si precisa, infatti, il malessere del “portafoglio” ossia degli organi sessuali. La lubrificazione vaginale di Mariastella è ridotta, ma il potere della femminilità, seduttivo e sessuale, è ancora ben presente e attivo nell’economia psicofisica della protagonista. Le “carte di credito”, infatti, rappresentano simbolicamente proprio la capacità sessuale di attrarre, il potere nei riguardi degli altri, la consapevolezza della propria carica erotica. Del resto, tutto ciò che riguarda il denaro è simbolo di potere e non certo carismatico, bensì altamente materiale. Il “me ne sono accorta” rappresenta la consapevolezza della donna matura che “sa di sé” e “sa dell’altro”, il potere della consapevolezza e il potere relazionale: una funzione importantissima dell’istanza psichica vigilante e razionale “Io”. Ribadisco che Mariastella, come tantissime donne, ha reagito alla caduta della “libido” con il meccanismo psichico di difesa dall’angoscia della “rimozione”: non pensiamoci tanto e dimentichiamo volentieri. Ancora: nel suo passato Mariastella si è vissuta abbastanza bene e ha avuto un buon senso estetico della sua persona e un altrettanto buon senso dell’Io proprio perché sa estrarre al momento opportuno il suo potere fallico, le sue “carte di credito”.

PSICODINAMICA

Il sogno di Mariastella sviluppa nella sua succosa sinteticità la psicodinamica depressiva della perdita del potere seduttivo e sessuale legato al fenomeno psicofisico della menopausa. La caduta della “libido” e la paura di non attrarre e di non essere allettante comportano un senso di “castrazione” e il recupero delle perdite e delle mancanze che nel corso dell’esistenza immancabilmente sono intercorse, a cominciare dall’infanzia e proseguendo nelle relazioni con se stessa e con gli altri.

ULTERIORI RILIEVI TECNICI

Il sogno di Mariastella condensa i seguenti simboli: “rubato”, “auto”, “parcheggio”, “portafoglio”, “ho trovato”, “portato via”, “bagnato”, “estraendo”, “le carte di credito”, “accorta”. Quasi ogni parola del sogno ha una sua specifica simbologia.
L’archetipo richiamato dal sogno di Mariastella è la “sessualità”, quella femminile nello specifico. Ricordo che la vita sessuale parte dalla Natura pulsionale, “Es” o rappresentazione dell’istinto, e risente successivamente dei fattori culturali, concezione della donna o schema femminile, nonché delle repressioni morali del “Super-Io”.
Il “fantasma” evocato dall’infanzia è la “castrazione” in relazione ai vari complessi d’inadeguatezza e ai limiti psichici che la bambina si è costruita attorno magari perché era circondata da genitori distratti e in mille faccende affaccendati. Senza la loro preziosa rassicurazione la Psiche spazia e accresce l’azione della Fantasia in riguardo ai temi sul tappeto: fantasie sessuali e fantasmagorie erotiche e seduttive.
Le istanze psichiche richiamate dal sogno di Mariastella sono “l’Io” vigilante e razionale in “me ne sono accorta”, “l’Es” pulsionale e rappresentazione dell’istinto in “mi hanno rubato”. Il “Super-Io” censorio e limitante non si evidenzia, ma è attivo secondo le tappe specifiche della formazione.
La “posizione psichica” presente nel sogno di Mariastella è la “anale” in “mi hanno rubato” con la sua carica di “libido sadomasochistica”: aggressività e autolesionismo.
I “meccanismi e i processi psichici” di difesa dall’angoscia usati da Mariastella nel suo sogno sono la “condensazione” in “l’auto” e in “parcheggio” e in “portafoglio” e in “carte di credito”, lo “spostamento” in “mi hanno rubato” e in “nulla era stato portato via” e in “un po’ bagnato” e in “estraendo”, la “rimozione” in “se non ricordo male”. Non è presente la “sublimazione”. La “regressione” è limitata alla funzione onirica.
La “organizzazione psichica reattiva”, struttura psichica in evoluzione, manifesta un tratto “anale” in “mi hanno rubato” e “fallico-narcisistico” in “estraendo le carte di credito”, a conferma di come la Psiche tende con i suoi meccanismi all’equilibrio delle tensioni e alla compensazione delle frustrazioni.
Il sogno di Mariastella si serve della “metafora” o relazione di somiglianza in “parcheggio” e in “portafoglio” e in “carte di credito”, la “metonimia” o nesso logico in “rubato” e in “nulla portato via” e in “estraendo”. La simbologia è diffusa nella consequenzialità discorsiva del sogno.
La “diagnosi” dice di un “fantasma di castrazione” in una psicodinamica di perdita depressiva seguita da una ripresa psichica e da una valida compensazione.
La “prognosi” impone a Mariastella di spolverare il suo narcisismo, amor proprio, e di trovare nuove forme falliche, potere, nel corso delle variazioni psicofisiche evolutive che intercorrono nel suo corpo e nella sua esistenza. La perdita della fertilità si può supportare con una serena disposizione alla “libido genitale”, il rapporto erotico e sessuale. La rivalutazione del corpo è necessaria perché la vitalità si attesta nelle funzioni psicofisiche in atto.
Il “rischio psicopatologico” si attesta in una psiconevrosi depressiva e in una riduzione degli investimenti della “libido” con pesante detrimento della qualità della vita.
Il “grado di purezza onirica” del sogno di Mariastella è buono perché la discorsività narrativa si traduce, pari pari, nei simboli corrispondenti e la loro interazione dispone una logica psicodinamica.
Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante del sogno di Mariastella si incentra in una riflessione pomeridiana o su un episodio che verte sulla crisi del desiderio e delle reazioni fisiche corrispondenti: eccitazione e lubrificazione.
La “qualità onirica” è decisamente “simbolica”. Tutta la trama si converte mirabilmente da logica e consequenziale in un controllato quadro depressivo.
Il sogno di Mariastella si è svolto nella terza fase REM alla luce del distribuito simbolismo e della compiuta narrazione. Ricordo che il sogno avviene in tutto il sonno e anche nelle fasi NONREM, ma in queste ultime la caduta del tono muscolare, “catatonia”, non comporta la presenza valida della memoria.
Il “fattore allucinatorio”, i sensi esaltati e protagonisti, s’incentra prevalentemente nella “vista” e in maniera ridotta nel “tatto” e nello specifico in “bagnato” ed “estraendo”.
Il “grado di attendibilità” dell’interpretazione del sogno di Mariastella è alto. Di conseguenza la fallacia è minima.
La lettrice anonima ha posto le seguenti domande dopo avere attentamente letto l’interpretazione del sogno di Mariastella.
Domanda
Cos’è l’invidia del pene?
Risposta
L’invidia del pene si attesta nel desiderio della bambina di avere un organo sessuale fuoruscito o nel vissuto di frustrazione della bambina legato alla mancata fuoruscita del suo organo sessuale. L’esperienza della diversità sessuale porta la bambina nella primissima infanzia a desiderare il pene e ad attendere la crescita del clitoride. Trattasi della vitalità fantasmatica di una psiche infantile in evoluzione costante e al seguito di turbolenze organiche. Consentimi una significativa e psicoanalitica barzelletta. Una bambina turbata dice alla madre: “Mamma mamma, Marco si tira giù i pantaloni e mi fa vedere il pisello e poi mi dice che io non ce l’ho”. La madre le suggerisce furbescamente e per tranquillizzarla: “E tu alzati la gonnellina e digli che con la tua farfallina di piselli ne prendi quanti ne vuoi e se lo vuoi”. Ecco come l’ironia popolare spiega psicodinamiche interessanti e significative facendo invidia alla migliore parrocchia psicoanalitica.
Domanda
Me la spiega lei in maniera nobile?
Risposta
Mi inviti a nozze. Allora, la madre, maestra ed esperta, suggerisce alla figlia di usare la “libido fallico-narcisitica” e di controbattere al maschietto provocatore e improvvido con la capacità recettiva dell’organo sessuale femminile. Il potere “fallico” dell’organo fuoruscito s’imbatte nella necessità di essere sedotto e ricevuto, un potere femminile di certo non indifferente. Anche per questo motivo la “posizione fallico-narcisistica”, maschile e femminile, è importante e deve essere vissuta in maniera completa e intensa per le arti seduttive, oltre che per l’amor proprio e per una corretta compensazione nei momento di crisi evolutiva. Al maschio serve per maturare l’orgoglio virile e la carica aggressiva necessaria per natura alla penetrazione, alla femmina è utilissima per la disposizione recettiva, la lubrificazione in primis e l’orgasmo di conseguenza.
Domanda
Ma esiste l’invidia del pene?
Risposta
La teoria che per i bambini esistesse un solo sesso, quello maschile, e che le bambine attendessero la crescita del clitoride è quanto meno allegorica, ma a livello di Fantasia e di “fantasma” è possibile. Le bambine sviluppano una buona femminilità sin da piccole e si mostrano più mature del coetaneo maschio o diversamente orientate nell’approccio con la realtà. Le bambine sono più graziose e delicate e hanno un loro potere narcisistico, mentre il maschietto è più rozzo e goffo sia a livello intellettivo e sia a livello comportamentale. La bambina prende consapevolezza del suo sesso e della sua sessualità prima del coetaneo maschio e si atteggia nei riguardi del mondo con quella spigliatezza che denota una forma evoluta di consapevolezza e di “coscienza di sé”. Questo anticipare i tempi si spiega con il fatto che la bambina risolve prima del maschio la conflittualità edipica e procede a identificarsi nella madre. Il maschio, invece, si trascina la conflittualità fino all’esasperazione del “fantasma di castrazione” e procede a fare alleanza con il nemico padre dopo avere sperimentato una serie di tormentose frustrazioni e di indicibili struggimenti, tutti vissuti e “fantasmi” che vanno a danno dell’esercizio futuro della sessualità. Parecchi dei disturbi sessuali maschili si formano nella “posizione edipica” e nella dialettica a tre con il padre e la madre, uno psicodramma sottile e nefasto che la bambina liquida anzitempo con la migliore concretezza di accettare se stessa e la sua sessualità senza ulteriori ostacoli e nostalgici dilemmi. Non bisogna dimenticare che la bambina ha una maturazione sessuale anticipata rispetto al coetaneo maschietto: il menarca e la crescita del seno. Mi sono dilungato, comunque, ritornando alla tua domanda, l’invidia del pene esiste nei “fantasmi” e nelle “fantasie” delle bambine, ma non è una teoria universale e necessaria.
Domanda
Interessante quello che ha detto, ma allora le bambine che si atteggiano a maschietti e le donne che hanno i cosiddetti attributi come si spiegano? Per non parlare, poi, dell’omosessualità femminile e delle donne che fungono da maschi all’interno della coppia.
Risposta
Tanta carne sul fuoco rischia di bruciarsi, ma capisco che l’argomento è allettante e, più che mai, attuale. Rispondo in maniera semplice e in progressione. Le bambine che manifestano tratti maschili hanno un processo d’identificazione nella madre e uno smaltimento del padre in corso. Inoltre hanno un’attrazione verso il maschile o per rivalità fraterna o per angoscia di esclusione dal gruppo. Insomma, per essere della partita barattano e scimmiottano i maschi aderendo a modi di essere e a forme di comportamento che vengono ascritte all’ambito psicofisico maschile. Le donne con gli attributi si definiscono psico-analiticamente “falliche” ed esercitano un potere attribuito, sempre simbolicamente, al corredo psichico maschile. Sono donne molto attraenti nel loro essere affermative e decisioniste, ma hanno una sessualità decisamente femminile, recettiva e genitale per intenderci. Hanno coniugato il padre nella loro identità psichica senza rinunciare alla madre. Ripeto, stiamo parlando di simbologie ascritte al “principio maschile” e al “principio femminile”. Sono donne che hanno un forte connotato narcisistico e mitologicamente sono le eredi di Venere e di Afrodite. L’omosessualità femminile si spiega con l’identificazione nel padre e nella fuga dalla madre e con l’acquisizione di un’identità psichica fortemente maschile nel modo di essere e di apparire. Questo è il gioco imprevedibile delle identificazioni e dell’identità all’interno della “posizione edipica”. La bambina si è identificata totalmente nel padre e ha acquisito una identità psichica maschile. Di conseguenza, sentirà affinità elettiva e attrazione sessuale nei riguardi delle donne e assumerà in un contesto di coppia le movenze psicofisiche del maschio. La coppia omosessuale femminile riproduce totalmente il ruolo maschile e femminile al suo interno e nelle sue psicodinamiche non soltanto sessuali, ma soprattutto quotidiane e di vita corrente. Mi fermerei a questi scarni concetti di fondo.
Domanda
Ma non ci sono altre teorie?
Risposte
Certamente! Ogni scuola di pensiero e d’azione ha formulato la sua teoria sulla coppia omosessuale femminile. Io ho addotto quella di scuola psicoanalitica, quella di Freud e di un secolo fa. Quest’ultimo agli inizi del Novecento riteneva l’omosessualità maschile e femminile una grave psicopatologia, una perversione. Dopo la scoperta del “complesso di Edipo” e la sua elaborazione Freud elaborò la teoria delle identificazioni e delle identità. Io aggiungerei l’azione a volte nefasta del “sentimento della rivalità fraterna” e dell’angoscia di solitudine e d’esclusione, insomma darei grande importanza anche alla psicodinamica affettiva.
Domanda
Ho notato che lei non usa mai il termine lesbica o gay. Perché? Mi può definire psicologicamente una lesbica? E perché una donna normale si deve accompagnare a una donna marcatamente maschile. Chi è più sul giusto la femmina che fa la femmina o la femmina che fa il maschio.
Risposta
Vedo dalle tue domande che hai dei conti in sospeso con la tua identità psichica e con la tua mamma. Non sto scherzando e so che è normale aver conti sospesi. Risponderò per quello che posso a queste domande infinite. Non uso i termini di mercato e convenzionali, mi fermo all’ampiezza umana e logica del termine “omosessualità femminile”. Una “lesbica” è tale in onore a Saffo, poetessa greca che era nata a Lesbo ed era nelle sue brevi poesie dichiaratamente amante della fanciullezza delle fanciulle. La definizione di una donna omosessuale è la seguente: una donna che si è identificata nel padre o nella figura maschile equivalente e ha rifiutato la madre o la figura femminile equivalente. Ancora: una donna che ha rifiutato il padre e la madre e si è identificata nella figura, “fantasma”, di un maschio totalmente opposto al padre, una donna che è rimasta sempre nell’orbita maschile e che nel bene e nel male ne è rimasta attratta. La donna cosiddetta “normale” che si accompagna a una donna maschile è sicuramente bisessuale, ha pendenze edipiche irrisolte e un’identità psichica che oscilla in tanti punti. Una forma di ambivalenza psichica contraddistingue le compagne delle donne squisitamente omosessuali. Questi sono alcuni motivi riscontrati nella pratica clinica in riguardo alla coppia omosessuale femminile.
Domanda
E del mito di Afrodite cosa mi dice?
Risposta
Secondo la mitologia greca e nello specifico la “Cosmogonia” di Esiodo, Kronos, il Tempo, si sbarazzò del padre Ouranos, il Cielo, amputandogli gli organi genitali, invidia del pene procreativo in versione maschile. Quest’ultimo fu gettato nel mar Ionio e la fusione tra lo sperma del pene amputato di Ouranos e la schiuma del mare diede vita alla dea Afrodite, a tutti gli effetti una dea fallica e a forte connotazione maschile. Mentre Venere è la dea della femminilità globale, il “principio femminile”, Afrodite è la dea dell’erotismo e del potere della seduzione, una dea fallica. Questo dicono le simbologie mitologiche.
Domanda
Quale canzone sceglie per questo sogno?
Risposta
Più che per il sogno di Mariastella, per il tema in cui ci siamo imbattuti, l’omosessualità femminile, scelgo un prodotto culturale molto significativo e quasi unico nel suo genere, la splendida canzone “L’amore merita”, cantata da quattro bravissime e originali giovani donne: Verdiana, Roberta, Simonetta e Greta. Corre l’anno 2016 e il testo inizia trattando il travaglio personale e sociale in cui s’imbatte l’omosessualità femminile per arrivare alla sua degna risoluzione. L’impatto personale e sociale è trattato nell’affermazione che nessuno deve soffrire per una mancata accettazione di se stessi e della propria formazione e che l’omosessualità non è una malattia e neanche una sporca fantasia come tanta gente pensa per paura più che per convinzione. Il testo, a metà tra realismo e denuncia, insiste sulla profonda verità che la “storia è solo mia”, una personale formazione psichica che si è snodata e realizzata nel tempo, una scelta giusta e coraggiosa di sé stessi di fronte alla Morale dei Filistei e al moralismo dei bacchettoni. Questo prodotto psico-culturale merita di essere analizzato meglio, ma per il momento si può godere, oltre le parole e la musica, anche e soprattutto il video dove viene esternata l’essenza della persona umana, la “parte maschile” e la “parte femminile”, l’androginia psichica. Al di là del sesso fisiologico, la Psiche è maschio-femmina, sintesi di tratti psichici che si ascrivono simbolicamente all’universo maschile e all’universo femminile. Guardate bene il video per sentire e capire cos’è l’omosessualità femminile: la scissione e la fusione del maschile e del femminile.
Alla prossima!

L’AMORE MERITA

Ora so di essere
quella che avrei voluto essere anni fa.
Tu che sei la mia lei,
come me stesso corpo,
stessa anima.
Perché nel cuore c’è arcobaleno di parole,
inutili bugie per non morire.
E quante lacrime per un amore
che poi in fondo colpe non ne ha.
Nessuno merita di odiarsi perché non si accetta.
Il mondo pensa che è diversa.
Un solo bacio e si imbarazza,
poi condanna una carezza
perché crede malattia
o una sporca fantasia
quella che da sempre è la storia solo mia.
Ora so crescere,
scegliere.
Io scelgo me stessa,
scelgo noi.
Non sarà facile vivere,
ma sarà cielo senza nuvole.
Perché la libertà non può costare il mio silenzio
e al mondo griderò il mio segreto.
Chi ama capirà.
L’amore non ha sesso
e nessun prezzo pagherà.
L’amore merita di amarsi come e quando vuole,
nonostante le parole della gente che ci guarda
e sempre più bastarda parla,
ma non dice niente e sente,
ma non ci comprende
e pensa sia un’effimera bugia la storia solo mia.
Non sarà solo una bandiera a portare il colore,
a raccontare di un’altra libertà che muore,
perché l’amore non vuole né legge, né pretesa,
perché chiamarci amanti è una condanna accesa.
Non c’è nessuna vergogna in questo amato amore,
sarà un arcobaleno a fare una canzone
perché chi giudica trema e chi ama vince sempre.
Nessuno deve soffrire, nessuno merita,
nessuno merita di odiarsi perché non si accetta
e il mondo pensa che è diversa.
Un solo bacio e si imbarazza,
poi condanna una carezza
perché crede in malattia o una sporca fantasia
quella che da sempre è la storia solo mia,
è la storia solo mia.

 

“LE CHIAVI DELL’AUTO”

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Sono in una casa che nel sogno è mia, una casa con delle finestre che danno su un precipizio ma con una veduta molto estesa.
Devo uscire con una collega che ha fretta perché deve tornare al lavoro e mi sta aspettando al piano inferiore perché io non trovo le chiavi dell’auto.
Salgo a cercarle e chiudo le finestre che sono però malmesse e non si chiudono bene. Mi preoccupo perché così potrebbero entrare dei malintenzionati.
Dalla finestra vedo arrivare un piccolo aereo che perde quota e cade al suolo vicino a questa mia casa, ma a quanto pare, nessuno si è fatto male.
Mi trovo sempre dentro questa casa nella camera da letto. Non sono sola. Ci sono almeno un paio di persone che si muovono per la stanza… colleghi/e di lavoro.
Un collega, che nella realtà è un uomo mite, con un salto si pone sopra di me che sono semidistesa sul letto vestita mentre leggo un libro, ma è un metro sopra me. Non mi sfiora nemmeno, è come se fosse sospeso nell’aria ed è sorprendentemente nudo.
Mi si propone in modo baldanzoso perché, dice che ha aspettato tanti anni, ma oggi, che è il suo ultimo giorno di lavoro, (in realtà è in pensione da qualche anno) vuole stare con me.
Io rifiuto questa avance in modo pacato, spiegandogli che non mi sembra il caso che abbia questo atteggiamento con me.
Mi giro verso il comodino per accendere la lampada da lettura, ma la luce non si accende… deve essersi bruciata la lampadina.
Scendo a piano terra e trovo le chiavi dell’auto sopra un tavolino vicino all’ingresso.
Come ho fatto a non vederle!
Era proprio lì che dovevano essere; perché non le ho cercate lì da subito?!
In casa vedo anche i miei genitori, a quel punto esco con la mia collega.”

Il sogno è firmato da Lorena.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Quanta fatica e quanto travaglio per essere padroni delle “chiavi” della propria inestimabile “auto”!
Il sogno di Lorena oscilla tra il “narcisismo fallico” di una donna consapevole del suo potere erotico-sessuale e la “libido genitale” di una donna disposta a stare con un uomo senza dimenticare a casa il suddetto potere.
Ho scelto il titolo simbolico suggerito dal sogno, “le chiavi dell’auto”, ma potevo decodificarlo e titolarlo “padrona della mia sessualità” dal momento che “l’auto” condensa la sessualità e le “chiavi” rappresentano il potere fallico-narcisistico della donna consapevole del suo status psichico.
Le “chiavi dell’auto” coniugano la “posizione fallico-narcisistica” e la “posizione genitale”, l’amor proprio nel privato e l’autostima nel sociale, la masturbazione solipsistica e l’amplesso sessuale con un uomo.
Nel bel mezzo di questa sana evoluzione si presentano i “genitori” e la “casa” in cui Lorena ha elaborato i “fantasmi” dell’infanzia e dell’adolescenza, ha maturato le tappe della sua “formazione psichica reattiva”.
Il sogno di Lorena è un saggio psicoanalitico che può spiegare in un consesso di “apprendisti stregoni” lo svolgimento della psicodinamica sessuale e della presa di coscienza edipica, quelle che sboccano naturalmente nell’autonomia psicofisica: un sogno da antologia che combina “posizione fallico-narcisistica”, “posizione genitale” e “posizione edipica”.
Ancora una nota non da poco: il sogno di Lorena viaggia tra passato, presente e futuro, snocciola la dimensione temporale con la semplicità della mente dei bambini per approdare alla conferma che la psiche concepisce soltanto un presente consapevole in atto e proteso verso il passato e verso il futuro, un “breve eterno” e una “durata reale” che determinano la coscienza dell’umana esistenza.
Procedo nell’interpretazione del sogno con la buona intenzione di essere chiaro per divulgare al meglio la metodologia psicoanalitica e senza cadere in semplificazioni eccessive.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Sono in una casa che nel sogno è mia, una casa con delle finestre che danno su un precipizio ma con una veduta molto estesa.”

Lorena esordisce con il simbolo di “una casa” sua nel sogno, il simbolo della sua “organizzazione psichica reattiva”, la condensazione della sua struttura storica e culturale, “una casa con delle finestre” che attestano delle relazioni sociali e della disposizione a lasciarsi andare verso gli altri.
Ma ecco che si presenta una prima caratteristica psichica di Lorena: la perdita depressiva e l’angoscia di abbandono in queste “finestre che danno su un precipizio”. Quest’ultimo è un simbolo di caduta e condensa un “fantasma di perdita”, proprio quello classico che i bambini elaborano in riguardo ai genitori e riassumibile nel seguente concetto: “e se non ci fossero la mamma e il papà?”
Si evince che Lorena è regredita in sogno ai suoi cinque anni e ha recuperato l’angoscia d’abbandono contenuta nel “fantasma di morte” e riferita ai suoi genitori. Lorena si trova nella casa della sua infanzia e della sua adolescenza quando immaginava, oltre che il precipizio della solitudine, anche un mondo insieme agli altri e una vita futura sociale, una prospettiva fatta di “una veduta molto estesa”, di ampi spazi psichici da attraversare e da occupare.
Lorena compensa la solitudine con la socialità ed elabora una consapevole prospettiva prossima e raggiungibile, la veduta di un avvenire immaginato e desiderato.

“Devo uscire con una collega che ha fretta perché deve tornare al lavoro e mi sta aspettando al piano inferiore perché io non trovo le chiavi dell’auto.”

Dopo la “regressione” e il ritorno al passato con presente e prospettiva futura, Lorena si offre nel suo presente di donna che lavora e si relaziona “con una collega che ha fretta”. Questa alleata è sempre donna Lorena che lavora e che si relaziona al ritmo frettoloso della vita moderna e del mondo adulto, una dimensione psichica che si trova nel “piano inferiore”. “Lorena adulta” si sta aspettando nella base concreta della sua pragmatica personalità perché ha voluto visitare in sogno la “Lorena bambina”, quella che “non trova le chiavi dell’auto”, quella che non è padrona della sua sessualità, quella che non ha il “potere fallico-narcisistico” e la “libido genitale”. Trattasi di un passaggio simbolico evolutivo che scende dall’alto verso il basso a testimoniare di una materializzazione acquisita dalla bambina nel diventare donna, trattasi di una passaggio dalla “sublimazione della libido” alla concretizzazione della stessa, di un accantonamento della spiritualità a favore del corpo affetto da “ormonella” e da “libido”.

“Salgo a cercarle e chiudo le finestre che sono però malmesse e non si chiudono bene. Mi preoccupo perché così potrebbero entrare dei malintenzionati.”

“Lorena adulta” visita le radici della sua formazione sessuale e le sublima, le depriva della carica erotica e sessuale come una brava bambina: “salgo a cercarle”.
In questa operazione difensiva Lorena si “preoccupa” seriamente soprattutto delle relazioni sociali e “chiude le finestre”, tenta di chiudersi in casa per la paura del coinvolgimento, è una bambina timida, ma per fortuna “le finestre sono malmesse e non si chiudono bene”.
Preoccuparsi ha una radice etimologica di un’anticipata occupazione spaziale della coscienza da parte della Mente con materiale ansiogeno, parla di una difesa preventiva e di un pregiudizio che blocca le esperienze possibili come quelle che toccano il corpo.
Quale paura rischia di diventare angoscia nel teatro psichico di “Lorena bambina”?
La risposta è immediata: “potrebbero entrare dei malintenzionati.”
Cribbio, chi sono costoro?
Malintenzionato è colui che “dirige la coscienza in maniera maldestra”, colui che occupa spazi altrui per fini egoistici. Nell’infanzia i malintenzionati sono sempre individui malevoli e maligni che offendono la purezza dell’infanzia e in una cultura sessuofobica si tratta di offese inferte al corpo erotico. Lorena aveva introiettato dall’ambiente familiari le giuste paure relazionali e le giuste remore a offrirsi agli altri senza senza le opportune cautele. Ai dettami dell’ambiente si sommano le paure della bambina e il gioco è fatto.

“Dalla finestra vedo arrivare un piccolo aereo che perde quota e cade al suolo vicino a questa mia casa, ma a quanto pare, nessuno si è fatto male.”

La madre di Lorena non è così ingombrante, è “un piccolo aereo” che la figlia non è capace di sublimare per cui lo fa cadere e materializzare a suo fianco senza creare alcun danno psicofisico: nessuno si è fatto male.”. Lorena ha ben sistemato la madre dentro di lei nel corso della sua evoluzione psichica.
Si ripresenta il movimento dall’alto verso il basso, classico del portare a realtà la figura materna senza inopportune nobilitazioni sacrali, una mamma in carne e ossa risolta in maniera indolore. Lorena non ha idealizzato la madre, “a quanto pare”, alla luce dei vissuti di oggi, a quanto appare dentro e fuori di lei. Ritorna il gioco spazio-temporale, dal tempo dell’infanzia all’età adulta, dalla conflittualità edipica all’alleanza dell’età adulta.
Tutto questo è accaduto a Lorena “vicino a questa mia casa”, nel suo sistema psichico relazionale.

“Mi trovo sempre dentro questa casa nella camera da letto. Non sono sola. Ci sono almeno un paio di persone che si muovono per la stanza… colleghi/e di lavoro.”

Inizia l’arduo, quanto naturale, itinerario che porta Lorena al ritrovamento delle “chiavi della sua macchina”: il riepilogo della socializzazione e della sessualità, la modulazione delle relazioni a sfondo erotico e sessuale. Lorena parte dalla sua formazione psichica dell’infanzia, “mi trovo dentro questa casa”, e precisa che si trova “nella camera da letto”, il luogo simbolico dell’intimità erotica e sessuale dove giustamente è in fascinosa condivisione: “non sono sola”. Sicuramente è in buona compagnia di se stessa dal momento che non accusa alcuna titubanza o tanto meno angoscia, dal momento che alcune persone “si muovono per la stanza” secondo natura e senza eclatanza. Lorena rievoca in sogno alcune figure importanti della sua vita affettiva e sessuale.

“Un collega, che nella realtà è un uomo mite, con un salto si pone sopra di me che sono semidistesa sul letto vestita mentre leggo un libro, ma è un metro sopra me. Non mi sfiora nemmeno, è come se fosse sospeso nell’aria ed è sorprendentemente nudo.”

Ecco una classica fantasia erotica dell’infanzia!
Ecco Lorena sognante e in balia dei sensi che allucinano la scena del desiderio!
Ecco un amore sublimato, sempre classico dell’infanzia!
Ecco la figura di un collega mite che trasla la figura maschile che affascinava Lorena adolescente!
Il tutto si snoda secondo il gioco dell’andirivieni “passato-presente”, la psicodinamica temporale che governa e contraddistingue questo prodotto psichico di una “Lorena bambina” compiaciuta nel suo libro da leggere e nel mondo adulto da desiderare: “sono semidistesa sul letto vestita mentre leggo un libro”.
La difesa della “sublimazione della libido” è ben espressa nell’essere “un metro sopra di lei” e sospeso nell’aria.
La pulsione erotica è evidente nell’uomo mite e “sorprendentemente nudo” sopra di Lorena.

“Mi si propone in modo baldanzoso perché, dice che ha aspettato tanti anni, ma oggi, che è il suo ultimo giorno di lavoro, (in realtà è in pensione da qualche anno) vuole stare con me.”

L’evoluzione psicofisica ha un prezzo e un travaglio: le emozioni e i desideri che scendono dalle stelle, “de sideribus”, e che si realizzano dopo tanta attesa. Ancora il tempo governa il ritmo onirico di Lorena che ha aspettato tanti anni, ma oggi si è liberata e sa parlare d’amore e sa concretizzarlo in esperienze vissute.
Lorena trasla ancora una volta “se stessa” bambina nella “se stessa” adulta e proietta nel collega la sua mitezza nel desiderare e la sua baldanza nel proporsi e godere.

“Io rifiuto questa avance in modo pacato, spiegandogli che non mi sembra il caso che abbia questo atteggiamento con me.”

La difesa dal coinvolgimento erotico di Lorena è basata sulla “razionalizzazione”, “spiegandogli” ossia “spiegandosi” che certe cose non si devono fare perché, più che essere impossibili, sono impraticabili. “Lorena adulta” mette le barriere razionali per difendersi dai coinvolgimenti improvvidi e sconvolgenti dell’adolescenza.
“Atteggiamento” è simbolica postura psichica, modo di essere desiderante in atto: imbarazzo di Lorena di fronte ai moti del suo corpo e ai voli del suo desiderio.
“Rifiuto” è simbolica alienazione del proprio corredo dei sensi: tutte difese di allora e paure di oggi, sempre secondo l’andata e il ritorno del magico tempo psichico.

“Mi giro verso il comodino per accendere la lampada da lettura, ma la luce non si accende… deve essersi bruciata la lampadina.”

Lorena si trova nel piano superiore della sua casa a rievocare la sua infanzia erotica e desiderante, una serie di vissuti inserita in un sistema pericoloso di relazioni con se stessa e con gli altri. Lorena è costretta a passare dall’adolescenza alla giovinezza e con il trascorrere del tempo è costretta maturare le sue prime prese di coscienze, ad “accendere la lampada da lettura, ma” fortunatamente la ragione lascia spazio ai sensi e alle pulsioni, “la lampadina deve essersi bruciata”.
Lorena ha mantenuto in esercizio ragione ed emozione, non ha ucciso la fantasia e ha continuato a scrivere e a leggere sensualmente i suoi libri, le sue esperienze di vita e di vitalità.

“Scendo a piano terra e trovo le chiavi dell’auto sopra un tavolino vicino all’ingresso.”

Evviva la concretezza!
Lorena si sveglia dal tormento incantato dei sensi durante l’adolescenza e “scende a piano terra”, punta da donna alla consapevolezza della sua “libido fallico- narcisistica” per poi passare all’esercizio del potere seduttivo ed erotico, “le chiavi dell’auto” che necessariamente per la simbologia del sogno devono trovarsi in basso e “all’ingresso”, prima di uscire nel mondo sociale e adulto. Acquisita la consapevolezza, donna Lorena è pronta a investire la sua “libido genitale”.

“Come ho fatto a non vederle! Era proprio lì che dovevano essere; perché non le ho cercate lì da subito?!

La coscienza di sé” ha i suoi tempi e richiede una giusta valutazione dell’Io, un’adeguata acquisizione della sintesi tra senso e ragione. Ogni tempo ha i suoi occhi e le sue consapevolezze, le sue viste e le sue vedute, i suoi desideri e le sue ambizioni.
“Ogni cosa al suo posto e il suo posto a ogni cosa” recitava e recita ancora una benemerita iscrizione nel muro dell’officina di un contadino ordinato: “Era proprio lì che dovevano essere;”.

“In casa vedo anche i miei genitori, a quel punto esco con la mia collega.”

Molto bello e molto umano questo passaggio conclusivo di un sogno intenso e pacato, a conferma dei tanti conflitti vissuti e risolti, le classiche psicodinamiche familiari e relazionali. Lorena esce di casa congedandosi dai suoi genitori senza recriminazioni perché è arrivata “a quel punto”, il punto giusto della sua autonomia psichica.
Buon viaggio, Lorena, nel cammino della tua vita!
Ah, dimenticavo!
“La mia collega” è l’immagine ideale e il rafforzamento dell’immagine di sé.

PSICODINAMICA

Come ho detto in precedenza, il sogno di Lorena è un breve saggio psicoanalitico che può spiegare in un consesso di strizzacervelli lo svolgimento della psicodinamica sessuale e della presa di coscienza edipica, quelle che sboccano naturalmente nell’autonomia: un sogno da antologia che combina “posizione fallico-narcisistica”, “posizione genitale” e “posizione edipica”.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Il sogno di Lorena usa le istanze psichiche “Io”, “Es” e “Super-Io”.
La vigilanza razionale “Io” si manifesta in “sono” e “devo” e “salgo” e “vedo” e “mi trovo” e “io rifiuto” e “mi giro” e “scendo”.
La pulsionalità Es” è evidente in “con delle finestre che danno su un precipizio” e “io non trovo le chiavi dell’auto.” e “un piccolo aereo che perde quota e cade al suolo” e “nella camera da letto. Non sono sola.” e “con un salto si pone sopra di me” e “come se fosse sospeso nell’aria ed è sorprendentemente nudo.” e “la luce non si accende… deve essersi bruciata la lampadina”.
La censura morale limitante “Super-Io” si manifesta in “Io rifiuto questa avance”.
La posizione psichica “fallico-narcisistica” si mostra in “ io non trovo le chiavi dell’auto.”
La posizione psichica “genitale” si riscontra in “trovo le chiavi dell’auto sopra un tavolino vicino all’ingresso” e “a quel punto esco con la mia collega.”
La posizione psichica “edipica” si evidenzia in “Dalla finestra vedo arrivare un piccolo aereo che perde quota e cade al suolo vicino a questa mia casa, ma a quanto pare, nessuno si è fatto male” e in “In casa vedo anche i miei genitori,”.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Il sogno di Lorena usa i seguenti meccanismi e processi psichici di difesa dall’angoscia:
la “condensazione” in “casa” e “finestre” e “precipizio” e “chiavi dell’auto” e “piccolo aereo” e “sopra di me” e “stare con me” e in altro,
lo “spostamento” in “camera da letto” e “malintenzionati” e “accendere la lampada” e “bruciata la lampadina” e in altro,
la “figurabilità” in “una casa con delle finestre che danno su un precipizio ma con una veduta molto estesa.” e “Dalla finestra vedo arrivare un piccolo aereo che perde quota e cade al suolo vicino a questa mia casa,” e “con un salto si pone sopra di me che sono semidistesa sul letto vestita mentre leggo un libro, ma è un metro sopra me” e “In casa vedo anche i miei genitori, a quel punto esco con la mia collega.”,
la “drammatizzazione” in “Mi si propone in modo baldanzoso” e “Come ho fatto a non vederle! Era proprio lì che dovevano essere; perché non le ho cercate lì da subito?!”
la “traslazione” in “Un collega, che nella realtà è un uomo mite”,
la “proiezione” in “Mi si propone in modo baldanzoso perché, dice che ha aspettato tanti anni, ma oggi, che è il suo ultimo giorno di lavoro, vuole stare con me.”
la “sublimazione” in “Salgo” e “sono semidistesa sul letto vestita mentre leggo un libro ma è un metro sopra me. Non mi sfiora nemmeno, è come se fosse sospeso nell’aria ed è sorprendentemente nudo.”
la “regressione” in “Sono in una casa che nel sogno è mia” e “Salgo a cercarle e chiudo le finestre che sono però malmesse e non si chiudono bene. Mi preoccupo perché così potrebbero entrare dei malintenzionati”.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Lorena evidenzia un prospero tratto “fallico-narcisistico” all’interno di una cornice “genitale”. Il sogno sviluppa il passaggio evolutivo degli investimenti di “libido” verso la formazione di una “organizzazione psichica genitale”. Lorena ha espresso in sogno uno spezzone significativo della sua maturazione da adolescente a donna.

FIGURE RETORICHE

Il sogno di Lorena forma le seguenti figure retoriche:
la “metafora” o relazione di somiglianza in “casa” e “finestre” e “precipizio” e “chiavi” e “aereo” e “camera da letto”,
la “metonimia” o nesso logico in “auto” e “piano inferiore” e “malintenzionati” e “sopra di me” e “sospeso nell’aria” e “accendere la lampada” e “bruciata la lampadina”,
la “enfasi” o forza espressiva in “Come ho fatto a non vederle! Era proprio lì che dovevano essere; perché non le ho cercate lì da subito?!”.
La ricchezza del simbolismo dona colore poetico alla prosa lineare del sogno di Lorena.

DIAGNOSI

La diagnosi dice di un passaggio evolutivo, andato a buon fine, dal potere narcisistico solipsistico all’offerta di sé e alla condivisione genitale.

PROGNOSI

La prognosi impone di rafforzare costantemente le acquisizioni in atto e lo stimolo alla conquista di ulteriori traguardi senza nulla perdere e con tutto da guadagnare.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta in un ritiro degli investimenti di “libido genitale” con la conseguente regressione e chiusura nel carcere narcisistico.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Lorena è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.
Il “simbolismo” prevale e domina il prodotto psichico di Lorena.

RESTO DIURNO

La causa scatenante del sogno di Lorena si attesta in uno stimolo del giorno precedente che riguardava una riflessione o un vissuto di benessere psicofisico.

QUALITA’ ONIRICA

La qualità del sogno di Lorena è nettamente simbolica.

REM – NONREM

Il sogno di Lorena si è svolto nella fase seconda o terza del sonno REM alla luce del suo dominante simbolismo e della sua pacata formulazione.

FATTORE ALLUCINATORIO

I sensi allucinati nel sonno di Lorena sono i seguenti:
la “vista” in tutto il sogno e nello specifico “Dalla finestra vedo arrivare un piccolo aereo” e in “In casa vedo anche i miei genitori” e in “Come ho fatto a non vederle!”,
“l’udito” in “Mi si propone in modo baldanzoso perché dice”.
Allucinazioni globali e complesse da “sesto senso” non sono presenti a causa della pacatezza narrativa del sogno.

DOMANDE & RISPOSTE

La lettrice anonima ha formulato le seguenti domande dopo aver attentamente esaminato la decodificazione del sogno.
Domanda
Finalmente un sogno bello e buono.
Risposta
Tutti i sogni sono belli e buoni, “belli” perché sono formulati dal nostro “poeta dentro” che usa i “processi primari”, “buoni” perché indicano e insegnano, formulano e integrano, contribuiscono alla presa di coscienza e alla riparazione dei traumi.
Domanda
Ma Lorena sta proprio tanto bene o ha ancora qualche problema irrisolto?
Risposta
Per quello che riguarda il sogno, Lorena è arrivata a questo traguardo dopo un giusto travaglio. Che si goda questa contingenza positiva e questo equilibrio psicosomatico! Dentro di lei ci sono altre battaglie da vivere e altri traguardi da raggiungere. Il benessere psichico non consiste nell’assenza di preoccupazioni e di ansie e di angosce, “atarassia”, ma nella migliore consapevolezza della propria storia e organizzazione psichica. Meglio essere un Socrate insoddisfatto che una maiale soddisfatto.
Domanda
Perché Lorena viaggia in sogno tra passato, presente e futuro?
Risposta
Lorena usa in sogno la dimensione temporale con una familiarità inconsueta, ma, in effetti, non si sposta dal “presente psichico in atto”. Si sporge dal presente verso il passato che colloca in alto e verso futuro che colloca in basso, ma oscilla sempre in un “presente” spazialmente rappresentabile in un piano ben definito ed equilibrato.
Domanda
Lei dice che il tempo nella psiche non esiste e addirittura anche lo spazio. Che vuol dire?
Risposta
Freud aveva detto chiaramente che la questione “spazio e tempo” per la psiche era tutta da risolvere e che l’attività psichica era possibile al presente, quando anche il materiale inconscio veniva riportato alla coscienza. La consapevolezza è del presente sia che verta sul già vissuto e sia che verta sull’aspettativa. Agostino diceva la stessa cosa per l’anima cristiana.
Domanda
Cosa trova Lorena uscendo fuori di casa con l’amica e con le chiavi della sua auto?
Risposta
Trova un mondo di persone e di cose dove esercitare la sua “libido genitale” in concorso con le altre forme di maturazione psichica che ha sperimentato e portato in evoluzione.
Domanda
Non capisco, mi spieghi.
Risposta
Adesso Lorena è attrezzata al meglio possibile per le relazioni amorose e lavorative perché ha il narcisismo dell’amor proprio e la consapevolezza di donna, può scegliere e prendersi cura quotidianamente dell’oggetto d’amore, sa quello che la fa star bene e può chiederlo e procurarlo.
Domanda
Oggetto d’amore è il suo uomo?
Risposta
Certo, ma non necessariamente, perché sarebbe restrittivo. Oggetto d’amore è qualsiasi “investimento di libido” fortemente emotivo e adeguatamente consapevole.
Domanda
Perché l’aereo è simbolo della madre?
Risposta
E’ un contenitore e somiglia a un grembo gravido. In ogni modo tutto ciò che riceve e contiene si ascrive simbolicamente al corredo dell’universo femminile, così come tutto ciò che viola e incide appartiene al corredo psichico maschile.
Domanda
Quanti simboli conosce?
Risposta
Circa trentamila. Spero di ultimare al più presto il mio “dizionario psicoanalitico dei simboli onirici”.
Domanda
E il Natale che simbolo è?
Risposta
Appartiene all’archetipo o simbolo universale della “Madre” in quanto rievoca l’eterno naturale “nascere”: etimologia latina da “gnatum” e “gignere”, generare, di poi “natum”, nato.
Domanda
A proposito, allora buon Natale.
Risposta
Grazie e a tutti i miei affezionati marinai auguro una riflessione sull’origine mentre ubbidiscono volentieri alle tradizioni donative e culinarie. Il Natale è proprio una festività “genitale” perché si investono affetti e si scambiano sentimenti d’amore. E se avete una mamma ancora viva e vegeta, abbracciatela e struccatela anche da parte mia fino al punto di farla sentire viva dentro e fuori.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

La conclusione del sogno di Lorena è particolarmente bella e significativa: “In casa vedo anche i miei genitori, a quel punto esco con la mia collega.”
Esce di casa munita di chiavi e si separa dai genitori. Questo è un passaggio comune ai viventi umani che si emancipano in maniera tardiva dalle proprie radici.
Trovare una canzone di musica leggera adeguata è stato facile tenendo in considerazione la gioia di vivere in atto della donna Lorena e la dipendenza dal passato edipico della bambina Lorena: Alessandra Amoroso e la sua enigmatica e musicale “Vivere a colori” firmata da Elisa da Pordenone.
A suo tempo ho decodificato questo testo riscontrando l’esaltazione della “posizione edipica”.
Ripropongo la canzone e riproporrò quanto prima l’interpretazione.