DI RITORNO DA AMMAN

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi trovavo nella mia stanza, nella residenza in cui vivevo ad Amman. Ero con mia madre ed il mio ragazzo e sapevo che quel giorno sarei dovuta partire per tornare in Italia.
Dovevo fare in fretta la valigia, un’unica grande valigia che non sarebbe mai bastata per tutto ciò che, in quel tempo trascorso lì, ero riuscita a collezionare.
In effetti, i miei averi erano molti di più di quelli che immaginassi. Aprivo cassetti stracolmi di vestiti, quaderni, fogli vari, li prendevo e, in pochi secondi, dovevo decidere se portarli con me o lasciarli.
Così dovevo fare anche con il grande armadio in legno, pieno anch’esso di effetti personali, alcuni dei quali non riconoscevo neppure come miei.
Ero preoccupata perché pensavo che, in così grande agitazione e fretta, avrei di certo lasciato delle cose importanti.
Inoltre, provavo fastidio nel vedere quella valigia che, inevitabilmente, si riempiva in modo caotico, non avendo il tempo per sistemarne ordinatamente il contenuto.
Mia madre e il mio ragazzo mi aiutavano come potevano, dato che dovevo essere io colei che effettuava la scelta tra ciò che doveva essere lasciato e ciò che volevo e dovevo portare con me.
In quel marasma avevo anche perso il biglietto dell’aereo e non ricordavo neppure l’ora della partenza, così mando il mio ragazzo a controllare su internet.
Lui, dopo aver controllato, torna da me tranquillo, mi dice che saremo partiti alle 16.30, ma a me quel tempo tra i bagagli e l’aereo continuava a sembrare pochissimo.
Per di più, dovevo anche congedarmi dai padroni della residenza, lasciare loro le chiavi e consegnargli un sacco di vestiti da dare ai poveri.”

Questo sogno appartiene a Clotilde.

INTERPRETAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il “viaggio” è la metafora della vita e l’allegoria del vivere. Nasci e ti evolvi cercando di capire chi sei e cosa vuoi, magari pensi di essere un ameba o un piccolo dio, ma resti sempre un vivente e un viaggiatore, uno di quei compagni di Ulisse che si convinsero di non essere fatti per “viver come bruti, ma per seguire virtute e canoscenza”. E la prima conoscenza salta subito ai tuoi sensi di bambino che non sa parlare la lingua ufficiale, ma che si esprime bene nel linguaggio del corpo e della mente: le pulsioni e la fantasia. E così prendi coraggio e magari sai anche evolverti in un piccolo Socrate, riesci a seguire il modello di vita di uno scansafatiche che bighellonava tutto il giorno nell’agorà di Atene e cercava un povero Sofista, un imbroglione da imbrogliare con le parole e con il micidiale “perché dici questo”. E di questo passo, prima di conoscere il mondo, riesci a conoscere te stesso, come recitava il frontone del tempio di Apollo a Delo: “gnoti seauton”. E andando avanti, sai anche essere umano e generoso, un “animale sociale” o “zoon politikon” come voleva il grande Aristotele. Insomma sei un viaggiatore come Clotilde, una donna che, tornando da Amman, non trova di meglio che sognare il condensato di tutto quello che di nuovo ha vissuto e conosciuto di se stessa. Clotilde ha approfittato del “viaggio reale” ad Amman per parlare del suo “viaggio psicofisico”, di tutto quello che si è portato via da Amman e che ha vissuto in maniera intensa. Clotilde ammanta di simboli il dato reale del viaggio, un’esperienza che ha vissuto innestandola sul suo passato per evolversi dal “chi ero” al “chi sono”. Il sogno segue questo metodo antropologico: “dimmi chi eri e ti dirò chi sei”.
Quale viaggio può suggerire l’agenzia “dimensionesogno”?
L’Odissea, la Filosofia greca, l’Inferno di Dante, la Bibbia, chiaramente brani a libera scelta. Troverete gran parte dello scibile in embrione, Non vi serve altro, così come a Clotilde è bastata la sua valigia per acchiappare al volo tutto quello che le garbava secondo i suoi gusti e la sua struttura psichica evolutiva. Questi testi sono essenziali e arricchiscono. Tutto quello che viene dopo, è soltanto una riedizione o un rimaneggiamento delle poche o tante verità che servono all’uomo che viaggia ed è sempre in cerca di risolvere in qualche modo la malattia mortale, l’angoscia della perdita e il “fantasma di morte”.
Auguro un buon viaggio tra le pagine dei brani che sceglierete e vi ricordo che, come suggerisce Clotilde, bisogna “partire per tornare”.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Mi trovavo nella mia stanza, nella residenza in cui vivevo ad Amman. Ero con mia madre ed il mio ragazzo e sapevo che quel giorno sarei dovuta partire per tornare in Italia.

Clotilde approfitta del “viaggio reale” ad Amman per parlare del suo “viaggio interiore”, di quello che ha conosciuto di sé e si è portato via da Amman, tante esperienze particolari e vissute in maniera intensa, definite simbolicamente “nella mia stanza”, una parte specifica della struttura psichica di Clotilde che il sogno individuerà. Il dato reale della permanenza ad Amman viene ammantato di simboli e viene costruito il sogno nella “residenza”; le novità si attestano nella continuità psico-esistenziale di Clotilde. Degna di nota è la pendenza “edipica” che ha ancora con la madre, ma di buono c’è un ragazzo, “il mio ragazzo”, che testimonia di una benefica evoluzione “genitale”, un investimento di “libido” nell’altro e il sentimento d’amore. Questa madre Clotilde se la porta in viaggio ed è convinta che il tempo è maturo per il ritorno senza dolore e senza nostalgia a una vita che già conosce quanto meno nella quotidiana logistica. Le novità psicofisiche che hanno intriso il viaggio ad Amman hanno bisogno di essere degnamente resettate all’interno della “organizzazione psichica reattiva” in atto e integrate al meglio. E queste novità sono tante e degne di una giovane donna.
I simboli sono “la stanza” o una parte psichica della sua struttura e vedremo quale andando avanti, la “residenza” o dove attesto ed evolvo me stessa e la mia storia, la “madre” o istanza edipica, il “ragazzo” o istanza genitale, “partire per tornare” o razionalizzazione del distacco.

“Dovevo fare in fretta la valigia, un’unica grande valigia che non sarebbe mai bastata per tutto ciò che, in quel tempo trascorso lì, ero riuscita a collezionare.”

Il sogno è alla ricerca di uscire dal generico e di essere puntuale. All’uopo è aiutato dalla giustificazione del viaggio di ritorno per sintetizzare tutto quello che Clotilde ha portato via con sé ed è in via di assimilazione. Vediamo di che si tratta e decodifichiamo i simboli e le psicodinamiche per capire bene le esperienze vissute da donna Clotilde.
“La valigia” è un simbolo femminile, un grembo allargato e generico che contiene tutto quello che come donna ha conosciuto in questo viaggio. Il sogno dice che ha vissuto tanto e che questo materiale psichico è in attesa di essere organizzato e fatto proprio: “sapere di sé”. Questo viaggio ad Amman è stato per Clotilde l’affermazione del suo essere femminile, quasi come se prima avesse vissuto se stessa poco e in maniera vaga. Questo viaggio è stato foriero di importanti conoscenze evolutive. “Collezionare” è simbolicamente collegato all’ossessione implicita nella “libido anale” durante la “posizione psichica” omonima e si attesta nel mettere insieme con quella precisione che sa di insicurezza interiore e a elencare pedantemente le esperienze fatte per non dimenticarle: pulsione a ordinare e a fare tesoro di tutto.
Non resta che vedere a questo punto di cosa si tratta, quali e quante esperienze ha messo insieme la donna Clotilde in questo viaggio esotico dentro e fuori il suo corpo e la sua mente in quel di Amman.

“In effetti, i miei averi erano molti di più di quelli che immaginassi. Aprivo cassetti stracolmi di vestiti, quaderni, fogli vari, li prendevo e, in pochi secondi, dovevo decidere se portarli con me o lasciarli.”

Clotilde ha vissuto tanto e tanto di importante in questa permanenza ad Amman, ha elaborato parti psicofisiche femminili, nuovi e diversi modi di apparire donna, ha elaborato fantasie e ha dato concretezza alle sue riflessioni: “cassetti”, “vestiti”, “quaderni”, “fogli vari”. Questi sono i suoi sorprendenti “averi”. Alcuni meritano di essere assimilati per essere rivissuti, altri possono ritenersi esperienze vissute in quel tempo e in quello spazio. Clotilde non ha che l’imbarazzo della scelta, ma soprattutto ha la frenesia della donna che lascia e non vuole tralasciare. E’ più un orgasmo che un’angoscia di accaparramento. Questo è il senso simbolico di “portarli con me o lasciarli”.

“Così dovevo fare anche con il grande armadio in legno, pieno anch’esso di effetti personali, alcuni dei quali non riconoscevo neppure come miei.”

Clotilde offre in sogno ancora un simbolo femminile, “il grande armadio in legno”, pieno di esperienze intime e private, “effetti personali”, talmente nuove e originali che fatica a pensare di averle effettivamente vissute. Il viaggio ad Amman è stato per Clotilde veramente “maieutico”, perché le ha dato la possibilità di esprimersi e di cimentarsi in quelle novità esistenziali pensate e non realizzate in precedenza. Clotilde ha partorito se stessa, le sue fantasie e i suoi pensieri, i suoi desideri e i suoi progetti. Sottolineo la qualità degli “effetti personali”, le esperienze intime di una donna che all’estero trova la libertà di esprimersi e la disinibizione di realizzarsi.

“Ero preoccupata perché pensavo che, in così grande agitazione e fretta, avrei di certo lasciato delle cose importanti.”

L’intensità dei vissuti è stata tale e tanta da essere sciupata nel confezionarla dentro la memoria di un viaggio veramente di crescita. Clotilde è “preoccupata”, e “in così grande agitazione e fretta”. Traduco: Clotilde teme di dimenticare o di rimuovere parte dei vissuti e delle “cose importanti” che hanno contraddistinto il suo viaggio ad Amman. I simboli: la “preoccupazione” condensa un pregiudizio che impedisce l’evoluzione, l’agitazione e la fretta appartengono al corredo psicofisico dell’orgasmo, “avrei lasciato” contiene un tratto depressivo di perdita. Di certo, l’esperienza di Amman è non soltanto intensa ma è anche ricchissima.

“Inoltre, provavo fastidio nel vedere quella valigia che, inevitabilmente, si riempiva in modo caotico, non avendo il tempo per sistemarne ordinatamente il contenuto.”

La femminilità di donna Clotilde si è esaltata al punto che ha temuto un ingorgo emotivo per il fatto ha vissuto cent’anni in un giorno. Questo capoverso si presta anche a una paura di gravidanza proprio nella frase “si riempiva in modo caotico” e si collega alla successiva frase ispirata all’onnipotenza “sistemarne ordinatamente il contenuto”. Tante emozioni in circolo, legate alla sensibilità sessuale e alla “libido genitale”, sono da privilegiare nel contesto del sogno anche se resta valida l’interpretazione sulla paura della gravidanza indesiderata.
Simboli: “caotico” traduce l’ignoranza dell’ordine implicito nel caos in divenire, “fastidio” traduce un misto di noia e di deficit dell’autocontrollo, “valigia” traduce la solita dominante femminilità del grembo e della ricettività sessuale, “sistemarne ordinatamente il contenuto” rievoca l’istanza psichica “Io” nel suo compito di razionalizzare le intense emozioni legate alle esperienze vissute, “il tempo” traduce evoluzione e perdita.

“Mia madre e il mio ragazzo mi aiutavano come potevano, dato che dovevo essere io colei che effettuava la scelta tra ciò che doveva essere lasciato e ciò che volevo e dovevo portare con me.”

Quella di donna Clotilde è una “scelta” amletica quanto retorica, semplicemente perché tutto si conserva e niente si distrugge a livello psichico, possibilmente tutto si difende dall’angoscia perché questo materiale viene lavorato dai “meccanismi di difesa” per consentire un costante equilibrio psicofisico. In ogni caso niente va perso dalla protagonista di tutto quello che ha vissuto. La “rimozione” può far dimenticare il materiale psichico particolarmente delicato e ingestibile dalla coscienza, ma il dramma di Clotilde si attesta nell’unica funzione dirimente tra i vissuti opportuni da ricordare perché formativi e i vissuti contingenti e particolarmente legati al momento e al luogo in cui sono stati esperiti. Clotilde tenta una selezione tra ciò che è formativo e ciò che è banale, distinzione legata all’azione dei “meccanismi di difesa” che lavorano sul materiale più fragile e delicato. La “madre” è un residuo edipico e la figura femminile su cui si è identificata, per cui è naturale che se la sia portata dietro in tanto viaggio che ha evidenziato proprio le esperienze di donna. Il “ragazzo” è lo strumento di tanto vissuto e di tanta sorpresa, l’oggetto d’investimento e d’esercizio della “libido genitale”. Clotilde fa bene a precisare che tutto quello che ha vissuto è tutta opera sua e a lei va ascritto a merito o a problema. Soltanto lei “sa di sé” in riguardo ai vissuti formativi e ai vissuti birichini. Ancora un ultimo rilievo è opportuno: il conflitto tra il volere e il dovere o meglio tra il “doveva” e il “volevo e dovevo”, tra l’istanza “Io” del “volevo” e l’istanza “Super-Io” del “dovevo”. La “scelta” è di Clotilde ed è operata dalla sua valutazione razionale e dal suo senso del dovere. L’esperienza di Amman si colora naturalmente anche di trasgressione alla luce del richiamo in esercizio dell’istanza censurante del “Super-Io”.
Simboli: madre o alleata edipica, ragazzo o alleato genitale, “scelta” o funzione dell’Io, “volevo” o consapevolezza del desiderio, “dovevo” o funzione dell’istanza “Super-Io”, “lasciato” o pulsione alla perdita, “portare con me” o assimilazione formativa ed evolutiva.

“In quel marasma avevo anche perso il biglietto dell’aereo e non ricordavo neppure l’ora della partenza, così mando il mio ragazzo a controllare su internet.”

Clotilde introduce il suo “ragazzo” in prima persona proprio “in quel marasma” che non è di certo logistico ma psicofisico: erotico e sessuale per la precisione. “L’aereo” è un simbolo femminile e il “biglietto” è un simbolo fallico, per cui va da sé che si tratta di “marasma” dei sensi. Riepiloghiamo la psicodinamica del sogno: Clotilde ha fatto un viaggio ad Amman e ha esaltato i suoi sensi con il suo uomo, tecnicamente ha esercitato la “libido genitale” e ha provato nuove sensazioni erotiche e ha vissuto nuove esperienze sessuali. In sostanza Clotilde si è innamorata in quel di Amman e il sogno riporta quello che il corpo e la mente hanno in sintonia registrato: senso e sentimento. Inoltre abbiamo da decodificare il simbolo di “internet”: processi neurovegetativi da controllare da parte del ragazzo. “Internet” è fondamentalmente simbolo della generica “relazione”, ma il fatto che sia chiamato in causa il “ragazzo” dispone per la sessualità e per il controllo della stessa, in specie per quanto riguarda l’eiaculazione e la fecondazione. Questo fattore si era visto in precedenza quando Clotilde aveva detto della “valigia che inevitabilmente si riempiva in modo caotico”. Questa paura si evidenzia in questo capoverso del sogno. Del resto, Clotilde è talmente presa dal suo orgasmo che non riesce a controllare l’ora della partenza del suo aereo. E’ stata decisamente quella di Amman un’intrigante esperienza per la nostra protagonista.
I simboli: “perdere il biglietto dell’aereo” equivale a lasciarsi andare all’orgasmo, biglietto è un simbolo di potere fallico, “marasma” o caduta dell’autocontrollo vigilante ed egemonia del sistema neurovegetativo o trionfo dei sensi o orgasmo, “non ricordavo” o meccanismo di difesa della “rimozione”, “internet” o della relazione allargata e generica, “controllare” o funzione dell’istanza “Io”, “ora di partenza” o inizio della caduta della vigilanza e introduzione all’orgasmo.

“Lui, dopo aver controllato, torna da me tranquillo, mi dice che saremo partiti alle 16.30, ma a me quel tempo tra i bagagli e l’aereo continuava a sembrare pochissimo.”

L’autocontrollo del “ragazzo” è buono e desta tranquillità dopo il marasma dei sensi. Questo è stato assodato. Ma come si spiega la sensazione di disagio dettata dalla non proporzionalità temporale tra la preparazione dei bagagli e la partenza dell’aereo? Si tratta dei preliminari erotici. Clotilde ricorda la mancata sintonia tra i reciproci orgasmi, tra i preliminari e l’eiaculazione. E’ anche vero che questo è il prezzo che si paga alla progressiva conoscenza della coppia nell’esercizio della sessualità. La mancata sintonia d’orgasmo ha colpito Clotilde al punto che la riporta candidamente e simbolicamente in sogno. Oppure la paura di qualche incidente di percorso nel fascinoso esercizio della “libido genitale” con il ragazzo attraente e servizievole si può profilare in tanto trambusto di sensi e di sentimenti: “dopo aver controllato, torna da me tranquillo…”. Ma Clotilde accusa la brevità del tempo, il classico sintomo di quando si è stati tanto, ma tanto, bene. Tra il fare i bagagli, la propria femminilità, l’aereo, la maternità, il tempo o il passo effettivamente è “pochissimo”.

“Per di più, dovevo anche congedarmi dai padroni della residenza, lasciare loro le chiavi e consegnargli un sacco di vestiti da dare ai poveri.”

Traduco senza equivoci e per capire bene e del tutto: “avevo ancora da superare le censure e liberarmi dalle resistenze a lasciarmi andare, acquisire bene il potere sperimentato in me stessa, farmi dono e assimilare tutti quei modi di essere e di vivere femminili che avevo vissuto alla grande e che mi avevo concesso e donato.
Potenza della disinibizione!
Della mamma di Clotilde non si è saputo più niente nel sogno, sicuramente perché il distacco è stato effettuato. Donna Clotilde ha acquisito ormai la sua autonomia psichica e può festeggiare la sua completata identificazione e la sua completa identità.
I simboli: “congedarmi” o risoluzione, “padroni” o istanza censoria “Super-Io”, “residenza” o consapevolezza, “lasciare” o riconoscimento, “chiavi o simbolo fallico, “consegnargli” o dare prova e valore, “vestiti” o modi psichici di apparire, “poveri” o in via di acquisizione evolutiva.
Questo è quanto dovevo al sogno e quanto potevo dire a Clotilde.

PSICODINAMICA

Il sogno di Clotilde sviluppa la psicodinamica delle esperienze erotiche e sessuali in un contesto amoroso di senso e di sentimento. La cornice di tanto avvenimento è il viaggio ad Amman, in Giordania, una terra che porta bene alle donne occidentali in cerca di un uomo solerte e premuroso, oltre che maschio. Il sogno accenna alla risoluzione della conflittualità con la madre o “posizione edipica”, per poi svolgere desideri e paure, sensazioni e sentimenti collegati al suo essere femminile al punto di essere considerato un inno all’innamoramento e alla sessualità, un concerto in onore della “libido genitale”. La dinamica incalzante della trama del sogno è in linea con le giuste tensioni erotiche di una relazione virtuosa.

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

Dei “simboli” ho detto in abbondanza cammin facendo.

Dei “fantasmi” nessun rilievo specifico eccezion fatta per quello della madre.

Degli “archetipi” tirerei in ballo il “viaggio”.

Il sogno di Clotilde presenta le seguenti istanze psichiche: “Io” vigilante e razionale in “mi trovavo” e in “sapevo” e in “pensavo” e in “sistemarne ordinatamente il contenuto”, “Es” pulsionale in “aprivo cassetti stracolmi di vestiti, quaderni, fogli vari”.

Un discorso a parte merita il “Super-Io” morale e censurante, oltre che signore del senso del limite, che compare in ben sette, dico 7, “dovevo” e in un, dico uno, “sarei dovuta”. Per questo sorprendente dato il sogno di Clotilde segna il passaggio dal senso del dovere e del limite alla trasgressione, un notevole allentamento dei tabù e una salutare riduzione dei divieti. Si spera che il ritorno in Italia sia un persistere nella trasgressione e non riporti inibizioni e limiti. Potevo titolare il sogno di Clotilde “Dal Super-Io all’Es” proprio alla luce del passaggio dal senso generico del dovere alla trasgressione pulsionale, ma è prevalso il senso specifico del viaggio con il suo superare difese inutili della “libido genitale” e inibizioni di vario tipo e di vario genere, tutte “resistenze” alla presa di coscienza del “principio del piacere” e della vitalità sessuale. Il “viaggio” è stato per Clotilde uno sblocco liberatorio.

La “posizione psichica genitale”, “libido donativa” e riconoscimento dell’altro, contraddistingue e domina la psicodinamica del sogno di Clotilde. Di profilo si rileva la “posizione edipica” nella figura della madre che in quel contesto entrava come i cavoli a merenda.

Il sogno di Clotilde usa i seguenti meccanismi psichici: la “condensazione” ad esempio in “valigia”, lo “spostamento” ad esempio in “madre” e in “ragazzo”, la “drammatizzazione” in “marasma”, la “figurabilità” in “armadio”.

I processi psichici di difesa dall’angoscia della “sublimazione della libido” e della “regressione” non si evidenziano. Il primo si suppone che abbia tanto lavorato in passato per elevare le pulsioni e agire in maniera costruttiva e solidale. Il secondo, la “regressione”, è presente nei termini psicofisici legati alla funzione del sogno: ricorso ai “processi primari”.

Il sogno di Clotilde mostra un tratto psichico nettamente “genitale” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva genitale”: disposizione all’altro e all’investimento di “libido”.

Le figure retoriche usate da Clotilde nel sogno sono la “metafora” ad esempio in “viaggio”, la “metonimia” o relazione logica in “vestiti” e “quaderni” e “fogli “, la “enfasi” o forza espressiva in “marasma”.

La “diagnosi” dice di un’esperienza formativa in riguardo alla vita affettiva e alla vitalità erotica e sessuale: “libido genitale”. Clotilde in sogno rielabora i particolari impressi nella sua psiche, al fine di fissarli in termini di crescita personale.

La “prognosi” impone a Clotilde di maturare le esperienze vissute e di migliorarle superando inibizioni ulteriori e sopratutto liberandosi dal senso del dovere che in passato l’ha difesa con le censure del “Super-Io”: più piacere e meno dovere.

Il “rischio psicopatologico” si attesta nella colpevolizzazione di quello che ha vissuto e in un ritorno del sistema repressivo delle censure e delle inibizioni. Oltretutto l’espiazione dei sensi di colpa richiederebbe una “psiconevrosi fobico e ossessiva” con attacchi di panico.

Il “grado di purezza onirica” è stimato “medio” in quanto Clotilde ha ben raccontato il suo prodotto psichico. In sostanza il sogno si è svolto in uno stato di dormiveglia e la funzione logica ha avuto la possibilità di curare la trama secondo un filo conduttore. Ma bisogna anche precisare che Clotilde usa molti simboli che intrecciano una valida psicodinamica.

La causa scatenante del sogno di Clotilde è un semplice ricordo per via associativa di quello che ha vissuto durante il viaggio ad Amman.

La “qualità onirica” è ansiosa e incalzante.

Il sogno si è svolto nella quarta fase del sonno REM, prima del risveglio. La fattura narrativa e simbolica viaggiano in sintonia.

Il “fattore allucinatorio” vede la prevalenza di emozioni come in “Ero preoccupata perché pensavo che, in così grande agitazione e fretta, avrei di certo lasciato delle cose importanti. Inoltre, provavo fastidio…” Più che un senso specifico, sono allucinati tutti i sensi in un crescendo cenestetico.

Il “grado di attendibilità” è “buono” perché i simboli sono chiari e si intrecciano in maniera logica consequenziale e senza fare una piega, Il “grado di fallacia” è, di conseguenza, minimo.

DOMANDE & RISPOSTE

La decodificazione del sogno di Clotilde è stata sottoposta all’attenzione di una lettrice anonima e sono conseguite le seguenti domande.

Domanda
Il sogno di Clotilde è sgamante, nel senso che ha comunicato senza saperlo quello che aveva fatto ad Amman?
Risposta
Proprio così. Clotilde in quel viaggio si è innamorata e ha avuto una relazione completa, di senso e di sentimento. Ha, inoltre, scoperto quella “libido” che nelle precedenti relazioni non si era esaltata. Ha, ancora, ridotto l’influenza morale e la condanna dei diritti del corpo, si è disinibita e ha svenduto in un bazar i suoi tabù erotici e sessuali. E’ stata bene con se stessa e con il suo ragazzo.
Domanda
Un sogno positivo.
Risposta
Tutti i sogni sono positivi in quanto sono dei dati di fatto. Qualitativamente parlando, è un sogno non traumatico o beneficamente traumatico. Del resto, i nostri sogni sono in prevalenza di normale amministrazione, ma si ricordano meglio quelli che ci hanno turbato. Tutti abbiamo subito traumi e dolori, ma non tutti li abbiamo sistemati bene nella nostra “organizzazione psichica reattiva” e allora li sogniamo in maniera tormentata.
Domanda
Non ho ben capito se Clotilde era rigida o morbida di carattere.
Risposta
Il sogno dice che ha un forte senso del dovere, è tirannica quando vuole con se stessa e non si perdona alcun errore, ma è anche una donna che vive le sue pulsioni con il concorso della consapevolezza. Il viaggio ad Amman l’ha ammorbidita soltanto perché si è innamorata. E quando si investe “libido genitale” non si può che stare bene.
Domanda
Io ho soltanto la terza media, ma quello che lei scrive lo capisco in gran parte. Penso che se fosse più semplice sarebbe ancora meglio.
Risposta
Grazie per il suggerimento e cercherò di esserlo. La terza media scolastica equivale simbolicamente a una vita con tanti viaggi ad Amman, a una persona squisita e concreta.
Domanda
Tornando alla mia domanda iniziale, il sogno dice la verità, questa caratteristica si potrebbe applicare ad altri settori della vita pubblica e della società? Ad esempio alla Giustizia.
Risposta
Mi è capitato nella vita professionale di essere interpellato su un caso di pedofilia. Dai sogni e dagli incubi o dalle fantasticherie, chiamale come vuoi, che il bambino produceva, si è arrivati alla verità. Vedo molto difficile un incremento della Psicologia in ambito giudiziario. E’ l’ultima ruota del carro e il sistema la usa quando non sa che pesci pigliare o perché è di prassi. Eppure esiste la Psicologia forense e ha una buona presenza nel nostro paese, ma è difficile che la Psicoanalisi si allei con il sistema delle Leggi imperanti. Proprio per sua natura è ostica con i sistemi politici repressivi. Ne può parlare in abbondanza, ma non può colludere per metodologia. Comunque questo è un lungo e interessante discorso.
Domanda
Ha scelto una canzone per il sogno di Clotilde?
Risposta
Una? Due! La prima è una canzone napoletana antica che s’intitola “A casciaforte” ed è cantata mirabilmente da Roberto Murolo, la seconda è “La borsa di una donna” ed è interpretata da Noemi. La prima è ironica e da teatrino di periferia, la seconda è drammatica e pessimistica. Io le ho scelte soltanto perché sono dei “recipienti” e sono in linea con la simbologia femminile. La cassaforte e la borsa sono recettivi e contengono materiale tutto da interpretare. A me piace tantissimo “A casciaforte” e spero in un secondo tempo di analizzarne il contenuto, simbolicamente s’intende. Alla prossima e grazie di cuore, o signora con la terza media.

 

 

LE BIGLIE DEFORMI

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi trovo in una sala da bowling insieme a una persona con cui devo giocare.
Nella pista a fianco ci sono due uomini che giocano.
Mi avvicino alla pista e vedo che arrivano dal binario biglie di forma irregolare e strana, non certamente sferiche.
Alcune persone le lanciano contro il muro e contro un armadio, ma le biglie deformi si ammaccano di più, invece di rompere il muro e l’armadio.”

Questo è il sogno di Gaspara.

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il sogno di Gaspara dice con semplicità simbolica che viviamo in una società dove domina l’aggressività nelle relazioni umane. Questa semplice verità è percepita ed espressa attraverso i “fantasmi” della protagonista e si collega a teorie che da tempo i sociologi reputano una legge necessaria e una costante etica della convivenza. Ogni relazione umana comporta l’uso di una carica aggressiva e una dose equa di prevaricazione. Oltre il bisogno di comunicare anche l’inganno e la truffa contraddistinguono i rapporti più nobili e generosi tra gli uomini. Aristotele aveva definito l’uomo “animale sociale e politico”, “zoon politikon”, un vivente bisognoso dell’altro e capace di fare delle scelte. In Filosofia bisognerà attendere il diciannovesimo secolo e Auguste Comte per la codificazione della Sociologia come Scienza. A livello psicoanalitico è assodato che le relazioni sociali comportano un investimento di “libido”, energia e volitività, così come abbisognano del processo della “sublimazione” per ripulire le pulsioni e renderle socialmente utili e compatibili. All’uopo si può leggere “Il disagio della civiltà” di Sigmund Freud, un testo base per la psicologia delle relazioni umane e per lo studio dei meccanismi e dei processi psichici di difesa che servono all’uomo per vivere in società. Su questo tema voglio ricordare il “Giusnaturalismo” di Grozio e Gentile, la teoria dei diritti naturali del Cinquecento, il diritto alla vita e alla conservazione della vita. Diventa obbligo morale ricordare i diritti dell’Illuminismo rivoluzionario francese, libertè – egalitè – fraternitè, e i fondamenti della democrazia “rousseauiana”, la “volontà generale” in miglioramento della liberale “volontà di tutti”.
Mi fermo a questi accenni psico-filosofici, ma il marinaio che vuole approfondire ha miglia e miglia sulla sua prua.
Queste considerazioni sono pertinenti al sogno di Gaspara e confermano che la funzione onirica registra con i suoi strumenti psicofisiologici le più sottili percezioni e propone le giuste riflessioni personali in riguardo al tempo storico e alla cultura affermata. La semplice verità di coscienza di Gaspara intorno all’aggressività umana travalica nel collettivo nazionale per rimbalzare nel transnazionale e nel transculturale, nell’umano in universale, grazie alla dilatazione e alla simultaneità delle comunicazioni, per cui un fatto tragico viene vissuto traumaticamente e desta posizioni psicologiche e ideologiche da parte di una moltitudine di persone.
Riconvergendo dall’universalità umana all’individualità di una donna protagonista del suo sogno, si riconosce a Gaspara di essere sensibile agli schemi culturali e ai costumi etici su cui si basa l’esercizio dell’aggressività e la sua degenerazione in violenza. Gaspara vive in una società che professa il valore naturale dell’aggressività come una necessità di base e sa che può facilmente tralignare in forme estreme. Le teorie sociologiche confermano la tesi che viviamo in un mondo violento che ha nel suo fondo schemi culturali e strumenti politici che inducono nella collettività frustrazione psichica e vanificazione giuridica. Le teorie psicologiche attestano che le persone sensibili, non di certo deboli, sono le vittime privilegiate delle diffuse e sofisticate violenze dei tempi moderni.
Il sogno di Gaspara parte dalle “biglie deformi”, il simbolo di quella aggressività non adeguatamente sublimata e convertita in servizio sociale, e si evolve nella degenerazione delle pulsioni in violenza. Gaspara per sopravvivere deve difendersi da questo insano modo sociale di competere.
L’associazione letteraria più spedita a questa problematica relazionale è quella manzoniana del povero don Abbondio dei “Promessi sposi” che viene assimilato a un vaso di terracotta costretto a viaggiare dentro un carro accanto ai vasi di ferro.
Un ultimo rilievo di pertinenza psichica.
Il sogno di Gaspara evidenzia la “libido sadomasochistica” della “posizione psichica anale” in versione sociale e secondo un quadro psicodinamico collettivo. Del resto, la “sala da bowling” è una precisa allegoria della competizione sociale. Non dimentichiamo che la “biglia” è finalizzata ad abbattere con la sua forza il maggior numero di birilli tra i dieci presenti.
Nella sua sintesi il sogno di Gaspara ha tanto da denunciare e tanto da insegnare.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Mi trovo in una sala da bowling insieme a una persona con cui devo giocare.”

Gaspara è una donna che socializza con naturalezza e che prende la vita mediando il gioco con l’aggressività, interpretando le relazioni e gli schemi sociali con ironia e non facendo mancare nelle sue attività quotidiane quella carica nervosa atta a difendersi e a offendere. In questo momento della sua vita si trova a contatto con persone vissute a metà tra dovere e piacere, gente che coniuga l’aggressività con l’affabilità, l’utile con il dilettevole.
Vediamo la simbologia.
La “sala da bowling” condensa il gioco del vivere e la schermaglia aggressiva. E’ la puntuale metafora della convivenza e della competizione sociale.
La “persona” traduce il latino “maschera” ed è il simbolo della difesa psichica e della copertura sociale. Gaspara conosce parzialmente e superficialmente questo individuo con cui agisce le sue esperienze. Il simbolo non dice il sesso di questa “persona”, per cui la riteniamo anonima, senza un nome e senza una precisa identità. Si tratta di un soggetto che è parte della gente, quella massa di cui Gaspara fa parte e con cui s’imbatte e si relaziona nel quotidiano vivere.
“Devo giocare” denota un obbligo di condivisione piacevole e attraente, di una relazione costretta e basata su un legame di comunanza e non di sostanza. Il “devo” evoca il senso morale dell’istanza psichica “Super-Io”, così come il “giocare” esprime la scelta dell’Io di stabilire una relazione utile e ironica per quanto possibile. Gaspara deve stare attenta a non subire danni da queste relazioni necessarie ma ambigue nel loro essere suadenti e aggressive.

“Nella pista a fianco ci sono due uomini che giocano.”

Gaspara vive con la gente e non ha rimostranze verso il riconoscimento soprattutto dei maschi che manifestano aggressività, perché si trova in un luogo sociale dove si coniuga la competizione con la cordialità, quella “sala da bowling” definita in precedenza la metafora della vita sociale. Pur tuttavia, Gaspara non si confonde con gli altri ed evita il coinvolgimento, ha una visione del mondo e della vita che non interferisce con le scelte ideologiche ed esistenziali degli altri, ha una scala di valori che non si baratta con il primo venuto. Gaspara ha una giusta diffidenza sociale.
Cosa dicono i simboli?
La “pista” rappresenta un itinerario da seguire necessariamente, uno schema mentale condiviso e convissuto, un valore culturale e sociale comprensibile e razionale. Gaspara si guarda attorno e si riconosce nello spazio e nella gente, nel modo di vivere e di interpretare la realtà, nonché nell’ironia che bisogna riversare nelle faccende della vita. Gaspara conosce bene le regole del gioco sociale, è una donna di mondo e non una collegiale della suore di sant’Orsola, per cui “sa degli altri” ma soprattutto “sa di sé” e sa quello che vuole nel “gioco delle parti” da recitare in società.
“Due uomini che giocano” identificano sessualmente la psicodinamica del sogno di Gaspara. Si tratta di maschi. La “persona” di prima è un maschio e lo si evince da questa dichiarazione precisa che vuole “due uomini” esercitare tra di loro aggressività e gioia di vivere, competizione e condivisione, comunanza e comprensione: ancora uno spaccato metaforico dell’arte di vivere insieme agli altri.

“Mi avvicino alla pista e vedo che arrivano dal binario biglie di forma irregolare e strana, non certamente sferiche.”

Gaspara si coinvolge in prima persona con le sue idee e prende coscienza che la sua aggressività è diversa e non compatibile con gli schemi altrui e la convivenza sociale. Gaspara è costretta a prendere coscienza che la sua aggressività è diversa nella forma e nella sostanza da quella altrui, quasi una aggressività non compatibile con quella di chi la circonda. Pur avendo la stessa filosofia di vita, Gaspara si distingue per la carica irrazionale della sua forza. Gaspara è una donna che ha imparato dalla vita a reprimere l’espressione naturale della sua energia e delle sue reazioni di fronte alle provocazioni esterne.
I simboli confortano questa interpretazione.
“Mi avvicino alla pista” equivale a Gaspara segue le sue direttive logiche e i suoi schemi sociali.
“Vedo” è simbolicamente la classica luce della presa di coscienza da parte dell’istanza psichica “Io”. Gaspara sta conoscendo la qualità e la quantità della sua aggressività.
“Che arrivano dal binario” si traduce che provengono dal “sistema neurovegetativo”, pulsionale e involontario. Il “binario” rappresenta simbolicamente un percorso naturale e obbligato da “madre-natura” secondo i collegamenti dei neuroni e le comunicazioni delle sinapsi, cellule nervose e scariche chimico-elettriche.
“Biglie di forma irregolare e strana, non certamente sferiche.” Gaspara prende coscienza che le sue cariche nervose, le “biglie”, sono diverse dalla norma e non hanno quella aggressività simile a quella degli altri. La domanda che si pone è la seguente: l’aggressività di Gaspara è in eccesso o in difetto? E’ scaricata o repressa?
Gaspara percepisce che la sua aggressività è diversa da quella delle persone che la circondano e che scaricano le loro energie nelle relazioni sociali. Per il momento le “biglie” sono sue.

“Alcune persone le lanciano contro il muro e contro un armadio,”

L’aggressività non è soltanto di Gaspara, ma è veramente sociale e riguarda anche le persone che la circondano. Gaspara è impressionata dalla violenza che la circonda e che si scarica sulle donne e sul rifiuto dell’altro e possibilmente del cosiddetto “diverso”. Ma non basta. La violenza è anche fine a se stessa e si scarica come aggressività mortifera senza alcuna motivazione.
I simboli dicono che la violenza scatenata “contro il muro” indica forme di aggressività esclusivamente istintive e brutali e totalmente destituite da qualsiasi supporto razionale. Si tratta del trionfo dell’Es, la rappresentazione mentale dell’istinto. Gaspara rileva attorno a sé questo tipo di violenza contro il prossimo senza alcuna motivazione, ammesso che ci possa essere una ragione per la violenza.
“Contro un armadio” richiama l’universo psicofisico femminile, la misoginia, l’odio verso le donne. Mai un simbolo è stato così chiaro nella sua immagine, la “figurabilità” del “processo primario”: “contro un armadio” si traduce in simultanea con “misogino”. Gaspara è traumatizzata dalla violenza che si scarica sulle donne nel nostro tempo e nella cultura dominante.
Valenza ideologica del sogno!
Alla sensibilità di Gaspara stride e diventa angoscia la strage delle donne che quotidianamente si consuma.

“ma le biglie deformi si ammaccano di più,”

Gaspara rileva la degenerazione dell’aggressività, qualora ce ne fosse ancora bisogno. La violenza è implicita nelle “biglie” già “deformi” e si rafforza nelle “biglie” che “si ammaccano di più”. La perdita della qualità e della dimensione normali dell’aggressività comporta il tralignare di quest’ultima nella forma della violenza sociale.
“Si ammaccano di più” è la conseguenza di una frustrazione senza fine che travalica e degenera nella violenza.

“Invece di rompere il muro e l’armadio.”

Il rifiuto della violenza contro le incomprensioni e contro le donne si manifesta in questa tutela della cosiddetta “diversità” e della maternità e non scalfisce le difese di Gaspara che non si lascia coinvolgere: “il muro e l’armadio”.

PSICODINAMICA

Il sogno di Gaspara sviluppa la psicodinamica della degenerazione dell’aggressività nella violenza sociale, usa il gioco del bowling come allegoria delle competizioni umane, esibisce la “posizione psichica anale” con la “libido sadomasochistica” e la estende a un ambito sociale, esprime la sensibilità verso la strage delle donne e il cumulo dei pregiudizi, mostra le percezione di un mondo in cui è traumatico adattarsi, tutela la maternità e la cosiddetta “diversità” contro la quale si alzano muri.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Il sogno di Gaspara evidenzia l’istanza psichica pulsionale “Es” in “biglie di forma irregolare e strana” e in “le lanciano contro il muro e contro un armadio,” e in “si ammaccano di più”.
L’istanza vigilante e razionale “Io” è ben visibile in “Mi trovo” e in “Mi avvicino” e in “vedo”.
L’istanza della censura e del limite si manifesta in “devo giocare”: “devo” evoca il senso morale, così “giocare” esprime la scelta dell’Io di stabilire una relazione piacevole e ironica.
La “posizione psichica anale” è dominante nel sogno di Gaspara e si esprime chiaramente in “bowling” e in “biglie” e in “biglie deformi” e in “si ammaccano” e in “rompere il muro e l’armadio” e in “le lanciano contro”. L’aggressività e la violenza sono inscritte nell’esercizio della “libido sadomasochistica”.
La “posizione psichica genitale” è richiamata nella difesa e nella tutela delle donne e nella liberazione dal pregiudizio con la sua “libido” donativa, socialmente sensibile e affettivamente generosa.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Il sogno di Gaspara usa i seguenti meccanismi e processi psichici di difesa dall’angoscia: la “condensazione” in “sala da bowling” e in “giocare” e in “muro” e in “armadio”, lo “spostamento” in “pista” e in “biglia” e in “binario” e in ammaccarsi” e in “rompere”, la “figurabilità” in “biglie deformi” e in “contro il muro e contro un armadio”, la “drammatizzazione” in “Alcune persone le lanciano contro il muro e contro un armadio, ma le biglie deformi si ammaccano di più, invece di rompere il muro e l’armadio.”.
Non sono presenti i processi di difesa della “sublimazione della libido” e della “regressione”. Di quest’ultima si rileva la funzione che svolge per formare il sogno: l’agire al posto del pensare e l’allucinazione al posto delle normali sensazioni.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Gaspara evidenzia un tratto psichico “sadomasochistico” all’interno di una cornice “anale” che non disdegna la presenza di una pulsione “genitale”: l’aggressività tralignata in violenza e la sensibilità verso la situazione femminile e la cosiddetta “diversità”.

FIGURE RETORICHE

Il sogno di Gaspara forma le seguenti figure retoriche: la “metafora o relazione di somiglianza in “sala da bowling” e in “biglia” e in “armadio” e in “muro”, la “metonimia” o relazione concettuale in “pista” e in “giocare” e in “binario”.
Ricordo che la “sala da bowling” condensa il gioco del vivere e la schermaglia aggressiva, l’allegoria della convivenza e della competizione sociale.
“Due uomini che giocano” è uno spaccato metaforico dell’arte di vivere insieme agli altri.

DIAGNOSI

La diagnosi dice di una percezione della protagonista in riguardo all’esercizio dell’aggressività sociale e di una sensibilità verso l’universo femminile e del cosiddetto “diverso” sempre in riguardo alla degenerazione della pulsione in violenza.

PROGNOSI

La prognosi impone a Gaspara di avere una migliore consapevolezza della sua aggressività per esercitare un adeguato controllo sulle pulsioni altrui al fine di evitare brutte sorprese e gravi danni. Gaspara può fortunatamente scegliere le persone da ammettere alla sua conoscenza e alla sua amicizia. Gaspara deve rivedere la sua concezione ottimistica dell’uomo e della natura umana ed evolverla in una visione realistica senza cadere nell’opposto di una concezione amaramente pessimistica.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta in un ritiro della “libido” dagli investimenti sociali e nell’istruirsi di un tratto psichico persecutorio e fobico e legato alla degenerazione della paura in riguardo all’aggressività del prossimo.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei simboli e dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Gaspara è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.
La psicodinamica si avvale di un simbolismo che prevale sul realismo della narrazione.

RESTO DIURNO

La causa scatenante del sogno di Gaspara si attesta in una notizia traumatica o in una visione televisiva di pratica violenta: guerra, strage, femminicidio, maltrattamento di bambini e di anziani e chi più ne ha, più ne metta dal momento che non mancano di certo nel nostro quotidiano vivere.

QUALITA’ ONIRICA

Il prodotto psichico di Gaspara è narrativo e prosaico, qualità manifeste che sottendono una carica umana di solidarietà e di preoccupazione.

REM – NONREM

Il sogno di Gaspara si è svolto nella seconda fase del sonno REM alla luce del simbolismo e delle implicite emozioni. La protagonista rielabora le sue emozioni e le sue preoccupazioni con ridotta consapevolezza e con le adeguate coperture difensive.
Ricordo che nelle fasi REM il sonno è turbolento, mentre nelle fasi NONREM il sonno è profondo e catatonico ossia presenta una caduta del tono muscolare, senza movimenti e spasmi, senza agitazione psicomotoria. La memoria è presente nelle fasi agitate rispetto alle fasi di caduta muscolare e di sonno profondo dove è quasi assente.

FATTORE ALLUCINATORIO

Il sogno di Gaspara esalta il senso della “vista” in “vedo che arrivano”. Per il resto è dominante la “vista” rispetto agli altri sensi. Un insieme sensoriale si trova in “le lanciano contro il muro e contro un armadio” e in “si ammaccano di più, invece di rompere il muro e l’armadio.”: una “drammatizzazione” cenestetica.

GRADO DI ATTENDIBILITA’ E DI FALLACIA

Per sondare la soggettività di chi interpreta e l’oggettività di chi sogna, l’approssimazione o la verosimiglianza della decodificazione del sogno di Gaspara, per valutare se l’interpretazione risente di forzature, stabilisco la prossimità all’oggettività scientifica o alla soggettività mistificatoria in una scala che va da “uno” a “cinque” e in cui 1 equivale all’oggettività auspicata e 5 denuncia una forzatura interpretativa verosimile. Tale valutazione è resa possibile dalla presenza di simboli chiari e forti e di psicodinamiche affermate ed esaurienti.
La decodificazione del sogno di Gaspara, alla luce di quanto suddetto, ha un grado di attendibilità e di fallacia “2” a causa della chiara simbologia e della semplice psicodinamica.

DOMANDE & RISPOSTE

Il lettore anonimo ha posto le seguenti domande dopo aver letto con scrupolo la decodificazione del sogno di Gaspara.
Domanda
Non sempre è chiara l’interpretazione di questo sogno.
Risposta
Hai perfettamente ragione. Il sogno non spiega bene se l’aggressività è di Gaspara o della società, se Gaspara proietta nelle persone attorno a lei la sua aggressività o se subisce e teme l’aggressività altrui. Il sogno è manchevole in tal senso e io ho scelto la seconda tesi: Gaspara è una donna sensibile che viaggia nella vita con persone aggressive e, a volte, ha una sacrosanta paura di se stessa e degli altri.
Domanda
Ma l’aggressività è proprio necessaria?
Risposta
L’aggressività è essenziale nell’uomo, è l’energia che si investe nel vivere. L’uomo è una scimmia evoluta, un vivente che non ha smarrito la sua “natura” nonostante la “civilizzazione”. Possiamo riderci sopra dicendo che l’uomo è una scimmia che non si è evoluta molto bene perché ha mantenuto la sua ferinità, un attributo che stride moltissimo se viene esercitato nelle città piuttosto che nella giungla. “Natura” deriva dal latino “nascor”, è il participio passato e si traduce “ciò che sta per nascere”, l’istinto che viene fuori, la pulsione che vede la luce e si esprime. Distinguiamo “Natura”, “Cultura” e “Civiltà”. Quest’ultima è il frutto dell’interazione tra le prime due e misura il grado del processo di incivilimento e di civilizzazione.
Domanda
Visto che ha cominciato, vada pure avanti e spieghi con chiarezza questi concetti.
Risposta
Grazie mille. “Natura” è un insieme di schemi neurovegetativi oggettivato nella parte del Cervello deputata agli istinti e alle pulsioni. L’istanza Es è la rappresentazione mentale di questi bisogni primari. La “Cultura” è un insieme di schemi interpretativi ed esecutivi ed è l’oggetto privilegiato del “sistema nervoso centrale” o volontario che ha sede nella corteccia del Cervello. L’Io consapevole è deputato alla vigilanza e all’elaborazione di questi schemi logici. La “Civiltà” è il risultato dell’interazione di “Natura” e “Cultura” e si distingue per gradi e qualità in base al “criterio del meglio possibile alle condizioni date”, ossia in base a quale risposta chiara e distinta, oltre che utile, viene data alle domande del gruppo umano. L’incivilimento e la civilizzazione sono l’evoluzione progressiva, il risultato dell’ineludibile interazione e della necessaria cooperazione tra “Natura” e “Cultura”, così come a livello psichico individuale l’equilibrio si attesta nell’armonia che l’istanza “Io” elabora e realizza tra le pulsioni dell’ ”Es” e le censure del “Super-Io”.
Domanda
E’ corretta questa equiparazione tra collettivo e individuale, tra dinamiche di gruppo e dinamiche individuali?
Risposta
Freud la poneva spesso e volentieri, ma prima di lui anche Giambattista Vico e tanti antropologi e sociologi: dall’individuo alla massa e dalla massa all’individuo. Provate a leggere “Psicologia delle masse e analisi dell’Io” del sempreverde Sigmund Freud. Alla domanda chi viene prima l’individuo o la collettività, la risposta è decisamente la seguente: il primato spetta a quell’individuo che sintetizza per iscritto le verità collettive storicamente in atto. Ci vuole sempre Omero per sapere di Achille e di Ettore, dei Greci e dei Troiani.
Domanda
Mi spiega la frustrazione?
Risposta
Freud pose la necessità del rapporto tra stati di frustrazione e manifestazioni aggressive. Negli anni cinquanta Dollard articolò questa teoria generale in una serie di situazioni particolari: il rapporto tra l’intensità della frustrazione e la corrispondente reazione aggressiva, tra la previsione della punizione e l’inibizione dell’aggressività, tra la dislocazione dell’aggressività e il controllo delle leggi sociali. E’ attuale l’analisi dell’aggressività dell’adolescenza, della criminalità, dei regimi politici, dei gruppi etnici, sul fenomeno della quantità della frustrazione e delle conseguenti modalità di espressione, diretta o indiretta, dell’aggressività. In ogni caso la relazione tra frustrazione e aggressività è sacrosanta secondo la categoria aristotelica e scientifica di “causa ed effetto”.
Domanda
Consiglia un libro?
Risposta
Andate al testo classico di Dollard dal titolo “Frustrazione e aggressività” edito dalla benemerita casa Giunti e Barbera.
Domanda
Più una società è repressa dal sistema culturale e politico e più è indotta a delinquere?
Risposta
I sistemi politici dittatoriali più reprimono l’aggressività e più ordine sociale hanno. Quando la repressione non funziona per qualsiasi motivo, scoppia la guerra civile. Si libera l’intensità del cumulo delle frustrazioni represse e questa enorme carica si scatena nella ferinità bellica tra gli stessi membri del gruppo. Nei sistemi democratici la frustrazione è minore e l’aggressività cala, ma una democrazia non etica sfocia nella violenza e nell’anarchia, nella delinquenza organizzata e nella criminalità generica semplicemente perché manca del cemento sociale che i Greci chiamavano “koinè” o senso della comunità. Chiedo perdono per le generalizzazioni, ma sono utili per capire meglio i singoli fenomeni sociali. E’ ovvio che la frustrazione e l’aggressività meritano studi molto complessi e interazioni altrettanto complicate con le varie scienze che le indagano.
Domanda
L’adolescenza contiene tanta aggressività? Quale frustrazione l’adolescente riceve dalla società?
Risposta
L’adolescente, dal latino “colui che deve essere nutrito”, deve investire su se stesso per crescere bene e deve cominciare a rendersi autonomo nel corpo e nella mente dal gruppo di appartenenza. La prima ribellione inizia con i genitori e si attesta nell’emancipazione dalle dipendenze conflittuali con il padre e la madre: “posizione edipica”. La seconda ribellione è rivolta al “sapere” costituito, alla cultura affermata, ai valori in atto: rinnovamento e rinascimento nel solco della tradizione e secondo la formula del rinnovo il buono e rigetto l’inutile. L’energia va riservata ai processi d’innovazione e non di distruzione. La società civile costituita tende a difendersi dagli adolescenti, ma è destinata a essere soppiantata. Gli adolescenti sono gli attori dei “periodi storici critici”, mentre gli adulti sono gli attori dei “periodi storici statici”.
Domanda
Può fare un accenno alla tragedia delle donne?
Risposta
Rinvio all’articolo “Donne! Attente al lupo!” che ho pubblicato in questo blog. Troverete delucidazioni cliniche e comportamenti utili a capire e ad agire di fronte a minacce pericolose. Aggiungo che la psicopatologia grave, non diagnosticata o non curata o sottovalutata, è responsabile delle tragiche violenze sulle donne. Lo scompenso delle “organizzazioni psichiche reattive” psicopatiche, narcisistiche, paranoidi, dissociative si attesta nella mancanza di sostegno dei meccanismi e dei processi di difesa utili all’equilibrio psichico individuale e alla convivenza sociale e nell’uso di meccanismi psicotici che sfociano nel delirio e nella perdita del “principio di realtà” a favore di una formazione paranoica pulsionale e omicida. Una formidabile causa scatenante che fa esplodere tanta miscela è il sentimento maligno e complesso della “gelosia”. Quest’ultimo meriterebbe uno studio migliore e approfondito.
Domanda
E i terroristi?
Risposta
Vale quanto detto prima con l’aggravante pericolosissima del processo di “sublimazione” rivolto a una divinità collocata nella trascendenza ossia al di là della realtà: una psicosi ancora più pesante e complessa.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

L’aggressività umana è collegata a filo doppio alla frustrazione. Quest’ultima si attesta nella sensazione umana della vanificazione dei bisogni primari e delle energie investite. La frustrazione della “libido” è la base dell’aggressività e l’entità della reazione è proporzionale al grado di danno subito.
Riporto un breve brano della quinta conferenza americana di Freud.
“Di fronte alle elevate esigenze della nostra civiltà e sotto la pressione delle nostre rimozioni interne, noi uomini troviamo la realtà del tutto insoddisfacente e perciò coltiviamo una vita fantastica in cui amiamo compensare le carenze della realtà con la creazione di appagamenti di desideri. In queste fantasie si esprime gran parte dell’autentica essenza che costituisce la personalità dell’individuo, nonché gli impulsi che egli ha rimosso in considerazione dei fatti reali.”
Ritorna il giudizio negativo, a livello psichico, di Freud sulla vita sociale e civile in quanto essa comporta una serie di frustrazioni e di obblighi, contrari all’espansione libertaria della psiche e alla soddisfazione dei suoi bisogni profondi. Ai divieti psichici si sommano i divieti culturali. L’uomo civile deve combattere contro due nemici: le norme della società civile e le sue rimozioni individuali. La malattia psichica viene anche determinata dalla cultura in cui si vive, oltre che da fattori squisitamente psichici. Si rende possibile, in tal modo, una psico-socio-analisi dei disturbi psicologici. Più repressiva è la società in cui viviamo e più intensi e diffusi saranno le patologie psichiche, il generico disadattamento, il disagio mentale e le crisi esistenziali.
Sin dal 1905 è presente nel pensiero di Freud il concetto pessimistico sul processo umano di civilizzazione che troverà adeguata e approfondita espressione ed analisi nel libro del 1929 intitolato “Il disagio della civiltà”. L’uomo civile sosterrà Freud paga il suo inserimento nel quadro e negli schemi culturali della civiltà con la sofferenza, la frustrazione, l’infelicità, la limitazione della libertà individuale, l’inibizione dei desideri e delle pulsioni, la rinuncia, la deviazione delle cariche libidiche messe al servizio della società attraverso il processo psichico della “sublimazione”, le malattie sociali. Inoltre l’uomo civilizzato corre il rischio di perdere la propria individualità a favore di una squallida massificazione e manipolazione socio politica come nei sistemi politici totalitari e più o meno etici.

Quale canzone di musica leggera si può tirare in ballo in una questione così spinosa come l’aggressività e la violenza e nella fattispecie la violenza sulle donne e sul diverso?
Il problema non si pone, perché l’ultimo festival di Sanremo ha consacrato “Non mi avete fatto niente” la canzone vincitrice. Il tema trattato è proprio la violenza terroristica, così come nell’anno precedente Ermal Meta aveva proposto la violenza sulle donne e sui bambini con “Vietato morire”. In associazione con Fabrizio Moro propongo testo e canzone. Sul terrorismo il discorso è molto complesso, ma ci si può ritenere soddisfatti di questo prodotto culturale di denuncia e di sensibilizzazione.

NON MI AVETE FATTO NIENTE

A Il Cairo non sanno che ora è adesso.
Il sole della Rambla oggi non è lo stesso.
In Francia c’è un concerto,
la gente si diverte,
qualcuno canta forte,
qualcuno grida a morte.
A Londra piove sempre ma oggi non fa male.
Il cielo non fa sconti neanche a un funerale.
A Nizza il mare è rosso di fuochi e di vergogna,
di gente sull’asfalto e sangue nelle fogna.
E questo corpo enorme, che noi chiamiamo Terra,

ferito nei suoi organi dall’Asia all’Inghilterra.
Galassie di persone disperse nello spazio,
ma quello più importante è lo spazio di un abbraccio
di madri senza figli, di figli senza padri,
di volti illuminati come muri senza quadri,
minuti di silenzio spezzati da una voce.
Non mi avete fatto niente.
Non mi avete fatto niente.
Non mi avete tolto niente.
Questa è la mia vita che va avanti
oltre tutto, oltre la gente.
Non mi avete fatto niente.
Non mi avete tolto niente,
perché tutto va oltre le vostre inutili guerre.
C’è chi si fa la croce
e chi prega sui tappeti,
le chiese e le moschee,
l’immagine e tutti i preti,
ingressi separati della stessa casa,
miliardi di persone che sperano in qualcosa.
Braccia senza mani,
facce senza nomi,
scambiamoci la pelle,
in fondo siamo umani,
perché la nostra vita non è un punto di vista
e non esiste bomba pacifista.
Non mi avete fatto niente.
Non mi avete tolto niente.
Questa è la mia vita che va avanti
oltre tutto, oltre la gente.
Non mi avete fatto niente.
Non avete avuto niente,
perché tutto va oltre le vostre inutili guerre,
le vostre inutili guerre.
Cadranno i grattacieli
e le metropolitane,
i muri di contrasto alzati per il pane,
ma contro ogni terrore che ostacola il cammino,
il mondo si rialza
col sorriso di un bambino,
col sorriso di un bambino,
col sorriso di un bambino.
Non mi avete fatto niente.
Non avete avuto niente,
perché tutto va oltre le vostre inutili guerre.
Non mi avete fatto niente.
Le vostre inutili guerre.
Non mi avete tolto niente.
Le vostre inutili guerre.
Non mi avete fatto niente.
Le vostre inutili guerre.
Non avete avuto niente.
Le vostre inutili guerre.
Sono consapevole che tutto più non torna.
La felicità volava,
come vola via una bolla.

 

 

 

LA REGRESSIONE E IL TRAUMA

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TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Arrivo nella camera di quand’ero bambina.

Le persiane sono chiuse.

Devo recuperare gli abiti che sono rimasti nell’armadio appoggiato alla

parete e vicino alla finestra.

Questi abiti sono bagnati a causa di una grossa perdita d’acqua che sta rovinando armadio e muri.

Avvicinandomi alla parete della finestra sento freddo.

Due grosse crepe minacciano il crollo di quella parete.”

Questo è il sogno di Lexeia.

 

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

 CONSIDERAZIONI

 Il nocciolo onirico: Lexeia regredisce all’infanzia e s’imbatte in un trauma.

Un richiamo teorico al processo psichico di difesa dall’angoscia della “regressione” è d’obbligo.

Trattasi di un’inversione del naturale movimento evolutivo d’investimento della “libido”. A causa di una frustrazione o di un’angoscia ingestibili dall’”Io” cosciente e non passibili di “rimozione” o di altri meccanismi di difesa, si ripristinano forme mentali, comportamentali e relazionali del passato in opposizione alla normale direzione progressiva ed evolutiva della Psiche, forme non compatibili con la realtà psico-esistenziale in atto. La “regressione” è consolatoria e funge da rinforzo narcisistico in attesa di ripristinare gli investimenti giusti per riparare il trauma o per risolvere il conflitto nevrotico.

Dopo questa premessa teorica procedo con la decodificazione puntuale del sogno di Lexeia.

 SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Arrivo nella camera di quand’ero bambina.”

La “regressione” è servita. Lexeia è tornata all’infanzia, alla modalità di pensiero e di azione di allora, ai vissuti di allora e al ricordo di quello che era successo allora: il tutto in forma “condensata” e “spostata”.

La “camera” rappresenta una parte della casa psichica di Lexeia e nello specifico la dimensione inquisita in riguardo al trauma che sta elaborando.

 “Le persiane sono chiuse.”

La chiusura relazionale si manifesta in questa immagine onirica. La bambina  è isolata e sola. “Le persiane” condensano la possibilità di difendersi o di esporsi, l’apertura o la chiusura verso gli altri.

 “Devo recuperare gli abiti che sono rimasti nell’armadio appoggiato alla parete e vicino alla finestra.”

Gli “abiti” sono simboli dei modi di apparire nell’ambito sociale, quello che si esibisce agli altri in difesa della nostra autenticità, il mondo interiore fatto di gioie e dolori, di paure e titubanze. “Recuperare” condensa la razionalizzazione e la riformulazione, la rivisitazione e l’assimilazione, la disposizione a rivedere e correggere “parti psichiche di sé”. Lexeia è pronta a rivivere e assimilare i suoi modi di apparire rimossi, “rimasti nell’armadio”, e che servivano a esibirsi nel sociale. Lexeia è disposta a capire la timidezza e l’isolamento della sua infanzia e adolescenza.

 “Questi abiti sono bagnati a causa di una grossa perdita d’acqua che sta rovinando armadio e muri.”

 Il sogno di Lexeia dice il perché del blocco di questi modi di apparire, suggerisce in simbolo la causa: un trauma. La “grossa perdita d’acqua” rappresenta un danno psicofisico all’essere e all’esibirsi femminili, un danno all’estetica e alle manifestazioni di sé, un danno al corpo e alle sue funzioni.

 “Avvicinandomi alla parete della finestra sento freddo.”

 Il “freddo” rappresenta la carenza affettiva, la mancanza di aiuto durante la crisi e il “fantasma di perdita”, oltre a una caduta della vitalità.

 “Due grosse crepe minacciano il crollo di quella parete.”

 Le “crepe” condensano la rottura, la lacerazione, la ferita, la deflorazione, il trauma fisico in primo luogo. Il numero “due” rievoca la struttura binaria del corpo: due orecchie, due occhi, due braccia, et cetera. Il trauma fisico minaccia l’estetica e la socializzazione della bambina.

 PSICODINAMICA

 Lexeia regredisce all’infanzia e rievoca il suo trauma psicofisico. La rivisitazione onirica è funzionale alla “razionalizzazione” dell’evento. La “presa di coscienza” stempera l’angoscia e il condizionamento psichico e relazionale e in primo luogo estetico. Il sogno svolge la positiva funzione catartica.

 ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Le istanze psichiche coinvolte sono l’”Io” e l’”Es”. Il primo opera la “regressione” e apporta il suo contributo di chiarezza nel ricordare e organizzare simbolicamente l’evento traumatico, il secondo nell’offrire in maniera compatibile con il sonno le emozioni e le angosce congelate dentro a livello profondo.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

L’azione del processo psichico della “regressione” è manifesto, così come il “ritorno del trauma rimosso”, ritorno dovuto alle tracce visibile e alle conseguenze del trauma.

ORGANIZZAZIONE REATTIVA

Lexeia evidenzia un tratto depressivo della sua “organizzazione reattiva”: sensibilità alla perdita.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche coinvolte sono la “metafora”, somiglianza, e la “metonimia”, nesso logico e in particolare in camera, persiane, abiti, armadio, muri, perdita d’acqua.

DIAGNOSI

Il sogno di Lexeia manifesta una sensibilità depressiva alla perdita nel rievocare e rivisitare un trauma psicofisico dell’infanzia.

PROGNOSI

La prognosi impone a Lexeia di portare a migliore consapevolezza l’angoscia della perdita e di controllare le emozioni collegate al trauma, al fine di ridurre le limitazioni all’espansione vitale e la formazione d’inutili complessi d’inferiorità e d’inadeguatezza.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta nella degenerazione del “fantasma di perdita” e nell’esasperazione del tratto depressivo emerso con la “regressione” all’infanzia e con la rievocazione del trauma.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Lexeia è “4” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

Il “resto diurno”, la causa scatenante del sogno, può legarsi a una riflessione sul trauma o a una visione del danno fisico.

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

 L’infanzia è costellata di traumi: incidenti psichici e fisici. Quelli visibili sono più facilmente risolvibili di quelli invisibili. E’ più facile “razionalizzare” e accettare un danno fisico rispetto a una violenza psichica anche apparentemente banale come ad esempio “stai zitto scemo!”. Le tracce visibili e invisibili sono sempre motivo di ricordo e di rivisitazione, di rievocazione e di riedizione. Il bambino si difende dall’angoscia con il meccanismo della “rimozione”, il dimenticare e l’omettere, ma è sempre possibile il “ritorno del rimosso” quando l’operazione non funziona e questo si verifica soprattutto nei traumi che hanno una visibilità. Il trauma fisico specifico agisce da coagulo di varie idee e ossessioni, paure e fobie, complessi e conflitti portando a un decadimento della qualità della vita. Richiede una buona funzionalità dell’”Io” e dei meccanismi di difesa meno invasivi e dispendiosi, quelli giusti per l’equilibrio psichico, come per esempio la “razionalizzazione” e la “sublimazione”.

VERGINITA’ E NOSTALGIA

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 TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

 “Mi trovavo nella mia vecchia casa universitaria ed era l’alba.

Avrei dovuto fare la valigia e partire qualche ora dopo. Tuttavia, invece di affrettarmi con i preparativi, mi trattengo in compagnia di un ragazzo e, con lui, guardo un video di noi due che facciamo l’amore.

Non volevo guardare l’orologio, sapendo che era già tardi.

Una volta finito il video, apro le mie due valigie e prendo dal mio armadio, dagli scaffali e dai portagioie soltanto alcuni dei miei effetti personali, dato che non sarebbe stato possibile portare tutto con me. Faccio tutto abbastanza in fretta, sapevo perfettamente ciò che volevo portare con me e ciò che volevo lasciare.

Mentre faccio le valigie, entrano nella mia stanza tante ragazze che cominciano a frugare tra le cose che avrei lasciato, prendendo ciò che poteva essere loro utile.

Avevo le valigie chiuse, quando ricordo di avere dimenticato di prendere una preziosa collana di rubini, regalo di una zia.”

Questo è il sogno di Mariastella.

DEODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

 CONSIDERAZIONI

Il sogno di Mariastella è elaborato splendidamente dall’”Io” nel dormiveglia, è raccontato in maniera logica e lineare, non contiene alcunché di assurdo o di paradossale, ha la sua degna simbologia.

Tratta di una giovane donna che trasloca e fa le valige, di un esodo costruttivo e non certo di un distacco depressivo, di vita attuale con video annessi e gusti voyeuristici in linea con i tempi e con la tecnologia elettronica. Mariastella ha inviato un bel prodotto psichico adeguatamente confezionato e sognato tra la veglia e il sonno: un cinquanta per cento da sveglia e l’altro cinquanta da dormiente, come insegnava negli anni settanta l’emerito professor Marco Marchesan in quel benemerito “Istituto di Indagini Psicologiche” di Milano che tanto ha contribuito alla divulgazione della Psicologia in quegli anni pioneristici. Mariastella, di poi, acconcia logicamente

Il suo ricordo onirico e lo offre come un “sogno a occhi semichiusi”.

 SIMBOLI ARCHETIPI FANTASMI

Andiamo a vendemmiare il sogno di Mariastella per reperire i tradimenti simbolici, quelli che contengono e nascondono la verità psichica in atto.

“Mi trovavo nella mia vecchia casa universitaria ed era l’alba.”

Mariastella ritorna al passato, rievoca un tempo trascorso, riattualizza  esperienze vissute e fantasmi che hanno consentito l’avvento del nuovo, l’evoluzione degli “investimenti di libido”.

“L’alba” rappresenta quello che può e vuole nascere in Mariastella.

La “valigia” condensa il grembo femminile con tutti i suoi annessi sessuali e procreativi, rappresenta la donna e la madre nelle sue valenze psichiche e neurovegetative.

 “Avrei dovuto fare la valigia e partire qualche ora dopo. Tuttavia, invece  di affrettarmi con i preparativi,”. E’ da rilevare la mancanza di fretta, l’assenza di ansia nevrotica, la disposizione a ricordare: “amarcord”. Io mi ricordo di quando studiavo tra studenti e studentesse e del tempo della goliardia e dell’avventura, della conoscenza umana e della crescita psicofisica, dell’autocoscienza e dell’autonomia. “Amarcord” di quel “sapere di me” che faceva volentieri a meno dei dettami moralistici e censori del mio “Super-Io”. Mariastella evidenzia il sentimento della nostalgia senza dolore acuto, una vena di pacata tristezza soltanto in riguardo alla collana preziosa di rubini, oltretutto dono della zia. Tutto il resto è ben digerito e la consapevolezza del presente psichico attesta della dimensione, “breve eterno”, che consente di rivivere il nostro intimo “dejà vu e dejà vecu, il nostro personale ”già visto” e “già vissuto”.

Infatti “mi trattengo in compagnia di un ragazzo e, con lui, guardo un video di noi due che facciamo l’amore.” Come volevasi dimostrare. Nessun commento sul far l’amore, ma è legittima la domanda: “ perché in video e non in vivo?” E’ un vecchio amore, uno strumento di crescita psicofisica. Adesso lui è un caro amico. Forse è il primo amore, quello che non si scorda mai perché è finito. Il sogno offre una “traslazione” del fatto occorso, più che del desiderio, una rivisitazione di un’esperienza formativa.

Il “video” condensa una “traslazione” del ricordo e non è funzionale a una nuova eccitazione dal momento che dopo non succede niente in tal senso.

“Non volevo guardare l’orologio, sapendo che era già tardi.” Mariastella vuole rivisitare il suo recente passato, vuole rivivere parti della sua formazione, vuole ricordare esperienze significative della sua evoluzione psicofisica e nello specifico in riguardo alla sua vita sessuale. L’orologio è un “fantasma di morte”, di perdita del passato, una perdita evolutiva, una crescita, un’esperienza su cui il ricordo gradevole porta alla pacata riflessione di ciò che è stato. Mariastella si compiace di soffermarsi sulle sue perdite e sui suoi acquisti secondo il sacrosanto “principio dell’evoluzione”. La consapevolezza del ritardo che si accumula attenua l’ansia della sosta.

“Una volta finito il video, apro le mie due valigie e prendo dal mio armadio, dagli scaffali e dai portagioie soltanto alcuni dei miei effetti personali, dato che non sarebbe stato possibile portare tutto con me.”

Mariastella si spiega da sola. Le valigie riguardano la sua femmina e la sua femminilità, l’armadio riguarda il suo passato più intimo, gli scaffali riguardano la sua offerta sociale, i portagioie riguardano l’intimità della vita sessuale. Non tutto può essere ricordato e non tutto ha contribuito alla formazione. Il dimenticatoio è pronto per i vissuti e le esperienze non significative. A tal uopo servirà un ripostiglio, magari uno sgabuzzino ben arredato di scaffalature idonee alla sacra conservazione del passato. Gli effetti personali confermano della preziosa intimità del materiale che Mariastella vuole portare con sé e ricordare, dal momento che è impossibile ricordare tutto ciò che si è vissuto in un periodo così intenso della vita come la prima giovinezza e la sacra goliardia della vita universitaria. E’ chiaro il richiamo alla dimensione psichica del “Subconscio” e al meccanismo di difesa della “rimozione”.

“Faccio tutto abbastanza in fretta, sapevo perfettamente ciò che volevo portare con me e ciò che volevo lasciare.” La coscienza è limpida e la memoria non fa difetto. E allora avanti con l’esplicitazione del materiale prezioso. La verità si occulta nel velo e allora bisogna disvelarla.

“Mentre faccio le valigie, entrano nella mia stanza tante ragazze che cominciano a frugare tra le cose che avrei lasciato, prendendo ciò che poteva essere loro utile.” Queste ragazze sono le tante “Mariestelle” che hanno popolato di volta in volta la casa psichica della nostra ardita protagonista. Il passato si compone delle tante tessere adeguatamente vissute e si presentano i bisogni e i desideri di allora legati a quella Mariastella emergente in quel momento storico della sua vita. Le esperienze vissute, nel bene e nel male, sono archiviate e forniscono oggi un’organizzazione psichica, la personalità di Mariastella. Bisogna notare come il contesto sia tutto al femminile e le ragazze che frugano alla ricerca di una qualche utilità rievocano un gineceo universitario fatto di confidenze e trasgressioni.

“Avevo le valigie chiuse, quando ricordo di avere dimenticato di prendere una preziosa collana di rubini, regalo di una zia.”

Ecco il punto centrale del sogno di Mariastella: nel suo essere femminile, “le valigie”, manca “una preziosa collana di rubini”, la sua verginità psicofisiologica. Mariastella manifesta un contrasto nel rievocare l’esperienza sessuale che l’ha portata a emanciparsi dallo stato verginale. La “collana”, oltretutto così preziosa e rosso rubino, è simbolo della recettività vaginale e della deflorazione. La “zia” che gliela ha regalata non è altro che la figura materna che l’ha concepita e sulla quale è avvenuta l’identificazione al femminile. Le “valigie chiuse” attestano della compiutezza delle esperienze sessuali in riferimento al suo essere femminile. Mariastella è una donna fatta.

Questo è quanto di simbolico si doveva rilevare e include l’analisi del sogno.

 PSICODINAMICA

Il sogno di Mariastella tratta i seguenti temi in riguardo all’universo psicofisico femminile: la formazione sessuale e in particolare la problematica conflittuale legata alla deflorazione, l’evoluzione della “libido” e la “posizione genitale”, il condizionamento della cultura sulla vita sessuale e nel caso specifico sulla “verginità”, i meccanismi di difesa e le resistenze istruite nel vivere l’esperienza della deflorazione. La regola sociale divulgata esige la persona giusta e il momento giusto. Un “rebus” ben combinato! Il “buon senso” psicologico suggerisce semplicemente una buona consapevolezza e un buon amor proprio, al di là dei condizionamenti culturali che hanno già svolto la loro funzione in maniera consistente e non sempre del tutto consapevole. Torniamo al sogno di Mariastella. Non appare alcun tipo di trauma, ma soltanto una pacata nostalgia e una parziale rimozione in riguardo alla  “preziosa collana di rubini”. Bisogna aggiungere che la cultura incide in base all’insegnamento delle madri e dei padri, della famiglia e della società, della politica e della religione. A tutto questo monumento di dettami inscritti nel “Super-Io” di ogni giovane donna si antepone il “fantasma” personale elaborato a tal riguardo nelle diverse “posizioni della libido”. La deflorazione è una perdita, una violenza, una liberazione, un obbligo, una costrizione, un piacere, un’emancipazione o quanto altro individualmente si è elaborato e vissuto? La verginità è un valore o un disvalore? La verginità è un “segno sulla carne” della donna di cui dover rendere conto al maschio che la prenderà in moglie e magari anche alla società di appartenenza? La verginità rientra nella dote materiale come sua parte essenziale? Di certo, la deflorazione è vissuta nell’Immaginario delle donne come una dolorosa lacerazione di una parte delicata del proprio corpo, l’imene. Escludiamo qualsiasi tipo di violenza e ci atteniamo all’ottimale: una buona consapevolezza e un buon amor proprio.

Tutto il resto è degno di un saggio specifico.

ANALISI

Seguendo la nuova tendenza di analizzare i simboli in maniera discorsiva e di inserirli in una griglia interpretativa, rimando alla precedente trattazione “simboli, archetipi, fantasmi”.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE    

Il sogno di Mariastella contiene la produttiva azione dell’istanza “Io” nell’organizzazione dei simboli e della psicodinamica. La pulsione dell’istanza “Es” si manifesta nell’erotismo voyeuristico, così come il suo contenimento è opera dell’istanza “Io” con la collaborazione e il merito dell’istanza “Super-Io”. Il sogno di Mariastella sviluppa la “posizione genitale” degli investimenti della “libido”.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

I meccanismi psichici di difesa istruiti sono la “condensazione”, lo “spostamento”, la “simbolizzazione”, la “figurabilità” per quanto riguarda la formazione del sogno: “casa, alba, valigia, orologio, armadio, scaffale, portagioie, ragazze, collana di rubini, zia”.

E’ presente la consapevolezza della “rimozione”, “ricordo di avere dimenticato”, e la “sublimazione” associata alla “razionalizzazione”, “guardo un video di noi due che facciamo l’amore”.

E’ presente, codificato in maniera squisitamente personale, il principio psicodinamico di ordine economico nel “sapevo perfettamente ciò che volevo portare con me e ciò che volevo lasciare”.

Non tutto il materiale psichico può essere contenuto e conservato, non tutti i vissuti possono occupare lo spazio, più o meno ampio, della coscienza dell’”Io”.

Non tutti i vissuti e i fantasmi possono coesistere e tanto meno sono utili alle condizioni date.

La legge di Mariastella si avvicina ai meccanismi psichici di difesa dall’angoscia della “intellettualizzazione” e della “razionalizzazione” a conferma della “coscienza di sé” ostentata nel sogno e nell’affermazione indagata.

Il “sapevo perfettamente” si accetta come autoconsapevolezza e non come arroganza.

ORGANIZZAZIONE REATTIVA

La “organizzazione reattiva” evidenzia un tratto psichico di natura maniacale: evitamento dell’angoscia di perdita e ripresa della vitalità.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche coinvolte nel sogno di Mariastella sono la “metafora”, la “metonimia”, l’“iperbole”, l’”enfasi” e nell’ordine “valigia”, “orologio”, “collana di rubini”.

DIAGNOSI

Mariastella esibisce la razionalizzazione di una psicodinamica conflittuale in riferimento alla “libido genitale” e in particolare alla deflorazione senza offrire particolare sofferenza psiconevrotica.

PROGNOSI

La prognosi impone a Mariastella di operare una “rimozione” adeguata in riguardo a incidenti e ripensamenti collegati alla sua vita sessuale. La “preziosa collana di rubini” rientra nella legge da lei formulata “del portare con sé e del lasciare”. Bisogna saper selezionare ciò che serve: trionfo del pragmatismo e dell’intelligenza operativa.

 RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta nel sentimento-risentimento della nostalgia e in un nevrotico ritorno del passato con colpevolizzazioni dell’organo e della funzione sessuale.

CONSIDERAZIONI METODOLOGICHE

Perché la simbologia della “collana preziosa di rubini” rappresenta l’organo sessuale femminile e in particolare l’esperienza della deflorazione? La “collana” condensa la recettività vaginale, la “preziosità” condensa la verginità come valore individuale e sociale, i “rubini” condensano, oltre alla preziosità, il sangue collegato alla rottura dell’imene. L’associazione di simboli perfeziona il significato profondo, una combinazione sempre gestita dal “processo primario”.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Mariastella è “2” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

RESTO DIURNO

 Il resto diurno si attesta in un “amarcord”, un pensiero nostalgico del passato in un momento di compensazione dell’avarizia del presente. Oltre al casuale ricordo, è possibile un incontro fortuito evocatore.