L’ANIMA CHE VOLA DI ELISA

E’ una canzone importante e premiata per il valore letterario del testo, fascinosa nella musicalità e suadente nel messaggio. Elisa l’ha dedicata al suo uomo e al padre dei suoi figli: una canzone d’amore composta dopo la seconda maternità. “L’anima vola” segna il primo lavoro discografico in lingua italiana della cantante friulana.

Ma cosa contiene di “Psichico profondo” questo testo di scuola ermetica?

La metodologia psicoanalitica trova pane per i suoi denti.

L’anima vola”

Il simbolo “anima” è antichissimo, risale ai primordi dell’umanità. L’antropologia culturale lo attribuisce alla magia, alla religione, alla mitologia, alla filosofia, alla psicologia, alla psicoanalisi, per cui al simbolo si associa anche il concetto. L’anima è il più diffuso ed efficace esorcismo all’angoscia di morte con il suo attributo dell’immortalità. Jung volle che “l’anima” fosse la componente inconscia femminile del maschio, così come “l’animus” era l’equivalente maschile nella femmina. Ci piace pensare che “l’anima” di Elisa sia il suo tratto psichico femminile, la “parte femminile” della sua psiche che si integra con la “parte maschile” per comporre la sua “androginia psichica”. Quest’ultima si attesta nel coniugare attributi psichici maschili e femminili simbolicamente e culturalmente ascritti all’universo maschile e femminile, al di là del loro essere biologico maschile o femminile. Questo per quanto riguarda l’anima. In riferimento alla sua immaterialità è possibile che che l’anima “vola”. Il “volo” richiama il meccanismo di difesa dall’angoscia della “sublimazione della libido” e si attesta simbolicamente nell’evoluzione della materia verso la spiritualità con il conseguente benessere psicofisico. L’emancipazione dalle dipendenze materiali riguarda “l’anima” e il “volare”. La liberazione dalla pesantezza del corpo e dalla dimensione materiale porta alla sfera eterea del mistero e del mistico. Nel prosieguo dell’analisi del testo si definirà “femminilità” l’anima e nello specifico la “femmina biologica” e la “femmina psichica”.

le basta solo un po’ d’aria nuova”

L’”aria” è simbolo della vita e della vitalità. Rievoca il soffio di Dio nel “Genesi” per animare il pupazzo “AdamEva” composto dal fango e chiamato uomo nel senso di maschile e femminile. L’”aria” è il principio cosmogonico, “arké”, secondo Anassimandro e secondo le teorie filosofiche dei Sumeri e dei popoli dell’area mesopotamica. Se l’”aria” rappresenta simbolicamente la vita, l’aria “nuova” condensa il dare la vita, la verità biologica della procreazione e dell’amore della Specie. La femminilità è vita e dà la vita.

se mi guardi negli occhi”

Gli “occhi” contengono la luce della ragione e della realtà, la verità di sé e la coscienza di sé, la relazione vigile con se stessi e con gli altri. Negli “occhi” si attesta una vena di consapevole “simpatia” nella partecipazione emotiva e nella condivisione emotiva. Il “guardare” condensa un’ispezione interiore dell’altro e può degenerare in un’istanza paranoica. Il “se mi guardi negli occhi” si traduce in “se indaghi nella mia vigilanza razionale”, “se mi vuoi conoscere nella realtà”, “se aspiri a una conoscenza formale e visibile”. E’ richiamata la funzione razionale dell’”Io” con l’esercizio del “principio di realtà”.

cercami il cuore”

Il “cuore” è simbolo della “vita neurovegetativa”, delle emozioni, dei sentimenti, degli affetti, delle pulsioni, dell’empatia e della simpatia. “Cercami” è un invito seduttivo alla fusione sentimentale, una “traslazione sublimata” di un amplesso erotico e sessuale, la ricerca d’intimità e d’interiorità mista alla ricerca dei corpi.

non perderti nei suoi riflessi”

Perderti” equivale all’abbandono psicofisico, all’affidamento acritico e fiducioso. Niente di depressivo, tutt’altro! Condensa la grande capacità di lasciarsi andare e la disposizione all’orgasmo insieme a una benefica caduta nell’indifferenziato senza squilibrio. I “riflessi” del cuore sono tutte le dimensioni sopra citate che vanno da Eros a Pathos, dal corpo che vive al sentimento che si vive.

non mi comprare niente”

La femminilità è aliena dalla materialità, si esalta nel senso mistico e si appaga delle atmosfere rarefatte. La femminilità si volge alla spiritualità. Il “comprare” equivale a un’acquisizione possessiva, a un potere di investire la “libido” per avere. La femminilità non chiede niente, è aliena dalla materia e dal potere.

sorriderò se ti accorgi di me fra la gente”

La femminilità esige attenzione e premura, la consapevolezza dell’importanza della complicità, del sorriso, dell’apertura, del piacere, della gioia che traspare nel riconoscimento e nella bellezza. Il “sorriderò” accattivante e ruffiano segna la seduzione e l’intesa. La “gente” sono gli altri, i senza nome, i senza individualità che fanno contorno e cornice a una relazione speciale, quella della femminilità con il suo interlocutore. Il “ti accorgi” attesta dell’afflusso del “rimosso” e della conseguente presa di coscienza.

sì che è importante”

Le cose che contano, quelle che hanno valore per la femminilità, sono la complicità seduttiva e il sorriso consenziente. “Importante” equivale all’amor proprio e all’autocoscienza, allo spirito affermativo e alla valorizzazione di sé, all’autostima dell’Io e del suo vissuto.

che io sia per te in ogni posto”

Onnipotenza e ubiquità dell’amore materno! Per il bambino la mamma è una dea. La femminilità esaltata nella maternità induce l’augurio che il pensiero possa annullare lo spazio. Il ruolo psichico assimilato è imprittato di sacro e lo schema culturale parla della femminilità come di un soggetto di maggior diritto.

in ogni caso quella di sempre.”

La sostanza della femminilità è “sempre” la stessa, quella” che non varia al variare delle apparenze. Dopo il superamento dei limiti della dimensione spaziale, l’essere femminile presenta l’immutabilità del tempo e sceglie per sé il tempo che non scorre perché è fermo, perché è un presente continuo, un “breve eterno”. L’essere della femminilità resta identico secondo le tracce di una onnipotenza psichica e secondo i bisogni affettivi.

Un bacio è come il vento”

La fusione orale, un bacio”, l’affettività trasporta, inebria, emoziona, è una pulsione incontrollabile, “come il vento”, è il simbolo della passione e la metafora della volitività, della vitalità, della “libido”, delle energie da investire, dell’umore. Tutto questo è contenuto in un ingenuo e tenero “bacio”.

quando arriva piano però muove tutto quanto”

La dolcezza si sposa con la passione che muove la femminilità e commuove la maternità. “Eros” e “pathos” si coniugano ed esaltano in trasporto sensuale e sentimento. La donna perde la testa in progressione con il cuore.

è un anima forte che sa stare sola”

L’essere femminile è autonomo e si appaga di sé. La forza significa che sa di sé e non ha bisogno di altro fuori di sé. La madre è autosufficiente e consapevole. Il sapere della propria solitudine è affermazione di potere, difesa dal coinvolgimento e rasenta l’onnipotenza narcisistica

quando ti cerca è soltanto perché lì ti vuole ancora”

La seduzione femminile è finalizzata al desiderio che cerca il maschio per appagare se stessa e il Genio della Specie. Istinto è pulsione a cercare, è aver bisogno di sé e dell’altro affermando un potere. Volere è desiderio passionale e coscienza di godimento.

e se ti cerca è soltanto perché l’anima osa”

“Memento audere semper” recita un motto latino invitando a vivere intensamente la vita e la vitalità. La femminilità ci prova sempre e si basa sui fatti e non sulle astrazioni. La femminilità osa nel senso di fare e con coraggio e nel senso di realizzarsi come una pulsione e di dare concretezza all’idea, ai pensieri, ai desideri, ai bisogni. L’osare simbolico è un investire con ardimento. La donna è ardita e va all’assalto della vita senza il coltello tra i denti.

è lei che si perde e poi si ritrova”

Passare dall’emozione alla ragione, dall’orgasmo alla vigilanza, dal crepuscolo della coscienza alla limpidezza della mente, è questo il passaggio della femminilità dall’Inconscio al Conscio, dal buio alla luce per ricomporsi e ricompattarsi dopo essersi smontata psico-analiticamente. Viva il principio femminile!

E come balla quando si accorge che sei tu a guardarla”

La femminilità si esalta con la consapevolezza di essere per te e di essere piaciuta a te. Tu la esalti con interesse affettivo e sessuale. “Guardare” equivale ad apprezzare la bellezza e la ragione, a metà tra il movimento sensuale di appagamento e il sentimento d’amore verso la femminilità.

non mi portare niente”

Non voglio materia, la femminilità e la maternità esigono movenze psicologiche, danze affettive, presenze amorose, perché la donna e la madre si appagano di sé e nulla chiedono.

mi basta fermare insieme a te un istante”

“Fermati, sei bello” dice all’attimo Schiller. Vivere fuori dal tempo insieme a te comporta una creatività che fa a meno della Storia, un’eternità che va contro la miseria del Tempo. La Bellezza della femminilità e della maternità si coglie nell’attimo e non nello scorrere dei secondi, dei minuti, delle ore.

e se mi riesce”

Se sono capace di fermare la mia femminilità, se è nei miei mezzi fermare il tempo e vivere l’attimo insieme a te con tutta la bellezza della dimensione eterna della maternità, io sarò pienamente appagata di questo traguardo.

poi ti saprò riconoscere anche nelle tempeste”.

L’imprinting è avvenuto, adesso puoi andare, se vuoi, perché io ormai so di te, ho il tuo sapore e saprò di te quando il mio corpo navigherà nel trambusto dei sensi, nei tempi meteorologici che cambiano in tempeste.

l’anima vola, mica si perde”

La femminilità e la maternità non condividono i processi d perdita, tutt’altro! Il bilancio è sempre attivo e prospero. La partita doppia vede sempre il rialzo nella voce “attivo”. La donna e la madre non conoscono la depressione e la caduta delle energie da investire, semplicemente perché sono fatte di “libido genitale”, quella che si dona e appaga nella cornice magica del sentimento d’amore.

l’anima vola, non si nasconde”

La femminilità e la maternità non si rimuovono, non si dimenticano, non si lasciano archiviare facilmente come una pratica burocratica o un vizio assurdo. La femminilità e la maternità vivono nel presente e nel breve eterno. Esigono la costante memoria e l’imperitura manifestazione dettate dalla consapevolezza di essere i veicoli della vita e della vitalità: filogenesi.

l’anima vola, cosa le serve”

La femminilità e la maternità bastano a se stesse, non hanno bisogno di alcunché, vivono di se stesse e si appagano della loro autonomia. Hanno solo bisogno di amare perché sono anima, essenza vitale che aleggia e nutre.

l’anima vola, mica si spegne.”

La femminilità e la maternità sono eterne, almeno quanto l’eternità della vita che ha coscienza di sé, che sa di sé e aspira a perpetuarsi grazie all’anima che vola e non si imbatte nella fine e tanto meno nella morte. C’è sempre un’anima che sorge come il sole giocondo e libero in sul primo albeggiare.

Questo è quanto e scusate se è una canzone di musica leggera.

Salvatore Vallone

Pieve di Soligo (TV), giovedì 14 del mese di maggio dell’anno 2020

LE TORRI GEMELLE

TRAMA DEL SOGNO E CONTENUTO MANIFESTO

“Ero in aria.
Guardavo le torri gemelle e mi accorgevo che non erano le solite perché nella punta di una torre c’era un rettangolo di legno aperto sul davanti come se fosse una casetta.
Mentre vedevo questa scena una voce di sottofondo la descriveva.
Dentro questo cubo di compensato c’era il presidente del senato americano Jo Bilen che si affacciava nel vuoto.
Io provavo angoscia per lui, ma lui era sereno e lanciava sulla strada pezzi di mattone.
Dopo mi sono ritrovato sopra la torre gemella e ho avuto il senso di vertigine e la paura di precipitare.
Mi sono svegliato sereno.”

Così ha sognato Darietto detto “il Grande”.

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il sogno di Darietto è stato particolarmente enigmatico a una prima, seconda e anche terza lettura. Ho capito poco, per cui ho deciso di depositarlo dentro e di lasciarlo decantare nella speranza che, specialmente al mattino e nel dormiveglia, mi arrivasse una qualche buona intuizione al riguardo, magari quella che apre le vie della giusta comprensione.
Macché!
Niente da fare, per cui dopo un mese ho deciso di affrontarlo all’impronta e cammin facendo, senza avere in mente niente di preciso ma soltanto alcuni punti chiari. E così son partito proprio da questi. Simboli netti sono il “processo psichico di difesa dall’angoscia” della “sublimazione” in “ero in aria”, l’angoscia depressiva in “la paura di precipitare” e l’angoscia dell’autonomia in “ho avuto il senso di vertigine”.
Ma tutto il resto come c’entra?
Mi son detto che possibilmente Darietto è stato influenzato nel suo sogno da qualche ricordo del giorno precedente, magari da qualche notizia sfuggente nella visione di un balordo telegiornale, e che naturalmente dormendo ha elaborato immettendovi le sue emergenze psichiche in atto.
Ho provato a descrivere la seguente psicodinamica: Darietto sublima la “libido” e non riesce a pensarsi autonomo, per cui vive l’angoscia di perdita della sua dimensione astratta e benemerita, oltre che ben protetta.
Ancora e inoltre, ho apprezzato la grande capacità plastica, “figurabilità” della funzione onirica nel quadro che Darietto ha disegnato per esprimersi durante il sonno e senza avere la consapevolezza di cosa stava costruendo.
E ancora, bisogna dare la giusta valutazione alla simbologia delle “torri gemelle” dopo la loro distruzione: vale la vecchia simbologia fallica di stampo freudiano o si deve introdurre un tremendo “fantasma di morte”?
Come dicevo, i problemi in questo sogno non mancano, ma intanto comincio e dove arrivo metto un punto.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Ero in aria.”

La voce popolare, quella che non sbaglia mai, dice che essere “in aria” equivale a una fuga dalla realtà e alla distrazione dalla ragione a tutto vantaggio della fantasia creativa. La voce psicoanalitica dice che essere “in aria” condensa il processo psichico di difesa dall’angoscia della “sublimazione della libido”: investimenti nobilitati e socialmente utili, nonché deprivati della carica sessuale originaria. Darietto è un giovane che si difende sublimando le sue cariche erotiche e destinandole altruisticamente a fini di utilità collettiva per farsi amare e accettare dal gruppo. Darietto è poco concreto e usa tanto la fantasia per compensare le frustrazioni della sua vita corrente. Darietto è un “distratto” per difesa da un qualcosa che gli è occorso e che, si spera, il sogno ci dirà: “distratto” si traduce, per l’appunto, “portato da un’altra parte”. La distrazione comporta la difesa dello “spostamento” e della “traslazione”.

“Guardavo le torri gemelle e mi accorgevo che non erano le solite perché nella punta di una torre c’era un rettangolo di legno aperto sul davanti come se fosse una casetta.”

La storia recente dice che “le torri gemelle” sono crollate per infame mano terroristica in data undici, del mese di settembre, nell’anno duemila e uno. Darietto usa “le torri gemelle” come simbolo per i suoi fini psichici, volendo intendere la sua vocazione difensiva a stare in alto o a “sublimare” con tutti i rischi che questa operazione comporta nel lungo termine. Le torri gemelle servono a Darietto per costruirci ulteriormente una sovrastruttura, “un rettangolo di legno aperto sul davanti come se fosse una casetta.” La “casetta” sappiamo essere il simbolo della struttura psichica o il complesso della “organizzazione” sempre psichica o carattere che dir si voglia. Quindi, Darietto l’acrobata si colloca in alto e in bilico, molto in alto, sulla punta di una torre a rischio. Darietto vive un eccesso di “sublimazione” nella sua vita attuale e rafforza la sua caratteristica di uomo distratto con questa aerea collocazione. Niente di terroristico e di omicida nelle torri di Darietto, soltanto una visione di se stesso approfittando di uno stimolo pregresso e avulso dal “fantasma di morte”. Le “torri gemelle” sono soltanto simbolo dell’alto, del luogo della “sublimazione”, del sacro, del mistico, del divino, del padre, del potere, del “Super-Io”, della censura morale. Ancora: la “torre” non è un simbolo crudamente “fallico”, ma denota sicuramente una collocazione psichica “narcisistica”.

“Mentre vedevo questa scena una voce di sottofondo la descriveva.”

Subentra nella scena onirica un brutto e pericoloso meccanismo di difesa, la “scissione dell’Io”. Darietto si scinde e, rimuginando su se stesso, si descrive nel senso di prendere coscienza della situazione psichica in atto. “Vedevo” equivale a “sono consapevole” delle mie “sublimazioni di libido” e del mio vivere di fantasia e avulso dalla realtà. Il rafforzamento della consapevolezza avviene nella descrizione effettuata dalla “voce” in “sottofondo”. Darietto sa di sé. L’uso della “scissione” serve al sogno per manifestare non la follia, ma la piena consapevolezza del suo stato psicofisico.

“Dentro questo cubo di compensato c’era il presidente del senato americano Jo Bilen che si affacciava nel vuoto.”

Il sogno si complica e persiste nell’uso della “scissione”: il “cubo di compensato” appartiene a Darietto e anche il “dentro” in versione scissa. Il nostro protagonista s’identifica nel “presidente del senato americano Jo Bilen”, un’identificazione altolocata sia nel merito che nell’altezza. A Darietto in sogno emerge un’associazione tra torri gemelle e Stati uniti d’America a memoria della tragedia dell’undici settembre, per cui richiama un’autorità a lui congeniale, magari un uomo che l’ha colpito da sveglio per qualche caratteristica. Darietto mostra di avere un “Io ideale” particolarmente potente e autorevole. Ricordo che quest’ultimo appartiene all’istanza psichica “Super-Io” e denota onnipotenza narcisistica. L’affacciarsi “nel vuoto” conferma il “fantasma depressivo di perdita” in agguato, oltre che lo stato precario di equilibrio psichico basato su un “Io ideale” e per niente “reale”, un’elaborazione della fantasia infantile di Darietto nella “posizione psichica fallico-narcisistica”. Degna di nota, dopo la “scissione”, è la “proiezione” in Jo Bilen della psicodinamica depressiva, a conferma di due “meccanismi psichici di difesa” dall’angoscia che si richiamano l’un l’altro.

“Io provavo angoscia per lui, ma lui era sereno e lanciava sulla strada pezzi di mattone.”

Un presidente del Senato americano che serenamente lancia “pezzi di mattone” da un cubo appiccato sulla punta di una torre gemella, voi lo immaginate?
Eppure è vero!
Darietto lo ha figurato nel sogno per attestare la sua onnipotenza narcisistica, la sua abilità nell’usare il processo di difesa dall’angoscia della “sublimazione della libido” e per affermare i suoi bisogni di dipendenza e di protezione. Darietto esorcizza l’angoscia di abbandono e di solitudine con la “fissazione” alla “posizione fallico-narcisistica”, esaltando il suo ideale dell’Io e compensando con la sua autorità le sue magagne. Il sogno verte chiaramente sulla “posizione orale” con i bisogni affettivi, sulla “posizione anale” con l’aggressività del lancio dei “pezzi di mattone”, sulla “posizione fallico-narcisistica” con l’altolocazione dell’Io.

“Dopo mi sono ritrovato sopra la torre gemella e ho avuto il senso di vertigine e la paura di precipitare.”

Ecco che alla fine nel risveglio il sogno mette tutto a posto e lascia ordinato il teatro per il prossimo evento. Si risolvono le “scissioni” e le “proiezioni” nel “mi sono ritrovato”. Il protagonista del sogno è anche l’attore del sogno e si è servito dei suoi “processi primari” e soprattutto della sua funzione simbolica per dare a se stesso un quadro della seguente situazione psichica. Darietto sa, “mi sono ritrovato”, di usare il processo di difesa dall’angoscia della “sublimazione della libido“, “sopra la torre gemella”, per la sua angoscia di solitudine e di abbandono o la sua angoscia dell’autonomia psichica, “ho avuto il senso di vertigine”, per la sua angoscia di perdita depressiva, “la paura di precipitare”.

“Mi sono svegliato sereno.”

Quando ci si sveglia sereni, nonostante i trambusti e le acrobazie e i tormenti e le angosce, significa che la presa di coscienza dei “contenuti latenti” del sogno sono ben chiari, contenuti che poi tanto “latenti” non sono dal momento che Darietto ha elaborato in sogno materiale psichico che già in gran parte conosceva perché lo vive sulla sua pelle e sulle sue spalle. La “serenità” ha una valenza psicofisica, riguarda il corpo e la mente in maniera inscindibile, quasi come se non potesse esistere in una sola parte. La traduzione migliore è “assenza di affanni e di preoccupazioni”: “ataraxia” greca.

PSICODINAMICA

Il sogno di Darietto sviluppa la psicodinamica “fallico-narcisistica” in riparazione all’angoscia depressiva di perdita e in netto conflitto con l’autonomia psicofisica. La “posizione psichica orale” svolge tematiche affettive, la “posizione psichica anale” accenna all’aggressività, la “posizione psichica fallico-narcisistica” è dominante, la “posizione psichica edipica” è assente, la “posizione psichica genitale” non s’intravede. La psicodinamica di Darietto riceve il conforto di una certa qual consapevolezza. Darietto sa di sé e della sua situazione psicofisica ed esistenziale e traduce in sogno il tutto con naturalezza.

ULTERIORI RILIEVI TECNICI

Il sogno di Darietto contiene i seguenti “simboli”: “in aria” e “torri gemelle” o la “sublimazione”, “casetta” o la struttura psichica evolutiva, “voce di sottofondo” o “scissione dell’Io”, “descriveva” o funzione razionale dell’Io, “Jo Bilen” o altolocazione narcisistica dell’Io, “si affacciava nel vuoto” o “fantasma di perdita depressiva” e relativa angoscia, “lanciava pezzi di mattone” o aggressività, “vertigine” o angoscia dell’autonomia psichica e bisogno di dipendenza, “precipitare” o angoscia di perdita. Affacciava nel vuoto” e in “vertigine” e in “precipitare

Non sono presenti “archetipi”.

Il “fantasma depressivo di perdita” è presente con la relativa angoscia.

L’istanza vigilante e razionale “Io” è presente in “descriveva”. L’istanza pulsionale “Es” si manifesta in “in aria” e in “affacciava nel vuoto” e in “vertigine” e in “precipitare”. L’istanza censurante e limitante “Super-Io” si evidenzia in “Jo Bilen” in quanto “ideale dell’Io” e anche “Io ideale”.

Il sogno di Darietto mostra la “posizione fallico-narcisistica” in “torri gemelle” e in “Jo Bilen”, la “posizione orale” in “ho avuto il senso di vertigine e la paura di precipitare.”, la “posizione psichica anale” in “lanciava sulla strada pezzi di mattone.” Le angosce di perdita affettiva sono compensate dal narcisismo e da una aggressività che viene dall’alto ossia nobile e protetta. Della “posizione genitale” non s’intravede alcunché perché Darietto è tutto preso da se stesso nel bene e nel male.

Il sogno usa i seguenti “meccanismi psichici di difesa” dall’angoscia: la “condensazione” in “torri” e in “casetta” e in “vuoto” e in “pezzi di mattone”, lo “spostamento” in “aria” e in “voce di sottofondo” e in “Jo Bilen” e in “vertigine” e in “precipitava”, la “figurabilità” in “in aria” e in “torri gemelle” e in “vuoto” e in “precipitare”, il “simbolismo” in “Jo Bilen”, la “proiezione” in “voce di sottofondo” e in “Jo Bilen”. Il processo psichico di difesa della “sublimazione” domina nel sogno di Darietto e si rileva immediatamente in “Ero in aria” e in “Dopo mi sono ritrovato sopra la torre gemella”. Il processo psichico di difesa della “regressione” rientra nella psicodinamica della funzione onirica.

Il sogno di Darietto evidenzia un forte tratto “fallico-narcisistico” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva” depressiva: angoscia della perdita affettiva.

Le “figure retoriche” elaborate da Darietto nel suo sogno sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “aria” e in “torre” e in “casetta” e in “vuoto” e in “vertigine”, la “metonimia” o nesso logico in “voce di sottofondo” e in “precipitare”. La valenza poetica lascia il posto alla narrazione dello stranissimo evento.

La “diagnosi” dice chiaramente di una sindrome narcisistica in un quadro depressivo, di un ricorso alla considerazione di se stesso nel bene e nel male per esorcizzare le angosce di perdita degli affetti e di solitudine. Rileva la mancata evoluzione alla “posizione psichica genitale”, alla considerazione degli altri e all’investimento della “libido” corrispondente.

La “prognosi” impone a Darietto di progredire e di portare avanti senza paura la relazione con gli altri, investendo energie e distogliendole da se stesso senza smarrire il fondamentale amor proprio e la cura del proprio destino di vivente. Nessuno può essere un’isola felice e tutti hanno bisogno di tutti. Darietto deve distrarsi da se stesso e dal suo tormento per aprirsi a quel mondo che ancora deve ben conoscere da attore protagonista. Non deve svegliarsi sereno dopo questo sogno, ma deve agitarsi per superare lo stallo e l’autocompiacimento del suo stato psicofisico.

IL “rischio psicopatologico” si attesta nell’esasperazione dell’isolamento e in una pesante “psiconevrosi depressiva” con forti esigenze a carico degli altri e con esperienze più desiderate che vissute. La dipendenza affettiva e la mancata autonomia psichica sono pesanti fardelli che non si possono trasportare in tutte le circostanze.

Il “grado di purezza onirico” è stimato nell’ordine del “buono” alla luce dell’assurdità e del paradosso della trama del sogno.

Il “resto diurno” del “resto notturno”, la causa scatenante del sogno di Darietto si attesta nella riflessione pomeridiana sul suo stato psicofisico e, nello specifico, sulle sue paure e angosce di solitudine o sulla visione di Jo Bilen in qualche reportage televisivo.

La “qualità onirica” si definisce “paradossale” e “surreale”. Ricordo che con questa voce si intende l’attributo globale e dominante del sogno.

Il sogno di Darietto si è svolto nella prima fase REM del sonno ed è stato ben ricordato a causa dello stato di agitazione indotto dalla trama e dalla psicodinamica elaborate.

Il “fattore allucinatorio” dice che i sensi particolarmente coinvolti nel sogno di Darietto sono la “vista” in “guardavo” e in “vedevo”, “l’udito” in “una voce di sottofondo” e in “la descriveva”. L’allucinazione cospiratoria di vari sensi si evidenzia in “provavo angoscia”, “ il senso di vertigine”, “la paura di precipitare”.

Il “grado di attendibilità e di fallacia” dell’interpretazione del sogno di Darietto rientra nell’ordine del “buono” alla luce del chiaro simbolismo immesso nel prodotto psichico.

DOMANDE & RISPOSTE

L’interpretazione del sogno di Darietto è stata letta attentamente dal lettore anonimo. Conseguono le domande.

Domanda
Come valuta il sogno di Darietto?

Risposta
Un prodotto particolare di una persona particolare. Si tratta di un sogno molto fantasioso e degno di una persona che si compensa molto con le fantasie e viaggia poco nella realtà. Darietto è fermo al narcisismo e non è progredito nella genitalità, si relaziona con dipendenza e non alla pari, deve avere qualche disabilità.

Domanda
Nel sogno si possono vedere anche queste cose?

Risposta
Più che mai e in special modo perché la persona portatrice di handicap vive un conflitto costante tra l’immagine ideale e l’immagine reale. Una persona che non si accetta e si sublima, deve sempre fare i conti con la realtà e deve necessariamente inserirsi in essa e socializzare alla pari e anche con qualche risorsa in più.

Domanda
Come farà a superare l’isolamento narcisistico?

Risposta
Investendo “libido” non soltanto su se stesso, ma soprattutto sugli altri. In tal modo supera anche il senso d’inferiorità e diventa protagonista con la sua offerta rimandando il problema ai suoi interlocutori.

Domanda
Mi può spiegare meglio?

Risposta
Se Darietto è una persona con delle difficoltà motorie o delle disabilità o che non si accetta e non si piace per qualche suo attributo e tratto caratteristico, deve coinvolgersi di più provocando le resistenze e i pregiudizi degli altri. Di solito tutti aiutano i portatori di un handicap, ma tanti spesso lo fanno con una forma di generosità non democratica e sincera, quasi per sembrare buoni a se stessi e agli occhi della gente. Sono pronti a defilarsi nel momento in cui le richieste e le prestazioni diventano intriganti.

Domanda
Era un sogno difficile, ma poi è andato avanti bene. Come mai?

Risposta
Avevo anch’io un pregiudizio su questo materiale psichico preso all’ingrosso. Dopo snocciolandolo, mi sono accorto che era anche lineare.

Domanda
Come ci si deve comportare con un disabile?

Risposta
Come ti detta il cuore e come ti suggerisce la mente, ma sempre secondo le coordinate del “principio di realtà”, senza falsi buonismi e senza pietismi.

Domanda
Grazie!

Risposta
Prego!