IO & MIO PADRE

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Ho sognato di aver ricevuto una lettera scritta con un inchiostro color oro.

Io e mio padre dovevamo consegnarla presso una casa.

Io e mio padre siamo saliti con questa lettera in mano su un vagoncino delle montagne russe che andava velocissimo e verso l’alto.

Io non sono riuscita a sostenere l’ebbrezza della velocità e mi sono lanciata fuori dal vagoncino, mentre mio padre ha continuato il viaggio sulle montagne russe.”

Questo è il sogno di Mara.

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il sentimento d’amore della figlia nei riguardi del padre è una delle settecentosettantasettemila meraviglie dell’universo umano e sicuramente la più scandalosa e contestata nella bigotta e chiesaiola Cultura occidentale. Non è da meno la psicodinamica amorosa del figlio verso la madre, anzi, quest’ultima è archetipica e risale ai primordi dell’umanità. Il Principio femminile che incorpora il Principio maschile si rileva nella cultura greca e nello specifico in Gea gravida di Urano, Krono e Zeus. Si trasla nella cultura cristiana in Maria di Nazareth gravida di Gesù Cristo e si tramanda fino ai giorni nostri in qualsiasi rappresentazione verbale o visiva della diade “Madre-Figlio”. Confermo tranquillamente che quest’ultima è stata privilegiata nella storia culturale dell’uomo occidentale rispetto alla diade “Padre-Figlia”. Il mito di Edipo abbraccia entrambe le psicodinamiche e le esibisce chiaramente e senza tanti fronzoli nell’esordio e nella conclusione: Giocasta ed Edipo, Edipo e Antigone, la madre e il figlio, la figlia e il padre. Freud da buon ebreo dell’Occidente privilegiò la relazione “madre-figlio” e ne fece il monumento della sua Psicoanalisi ancor prima di erigere la lapide al padre con la “Interpretazione dei sogni”. “Vidit matrem nudam”: ahi ahi ahi! Il piccolo Sigmund aveva appena due anni e la vide allontanare abbracciata al padre lasciandolo solo e rifiutato. La concezione della donna nella cultura del Novecento non gli dava il destro per considerare maggiormente la Psicologia di Antigone, la figlia che accompagnò il padre nelle peripezie della sua colpa e della sua vecchiaia, nell’espiazione della sua “ubris” parricida e incestuosa. L’andare contro l’ordine naturale nella cultura occidentale antica è uno schema psicologico condensato nella legge dell’uniformità della Natura, in base alla quale quest’ultima non procede per salti e senza quella consequenzialità sperimentata nel tempo e nello spazio. Ancora qualche nota sulla questione “Madre-Figlio” e “Padre-Figlia”. Le chiese e i musei sono pieni di cosiddetti capolavori che vedono Maria con il figlio bambino e adulto, natalità e morte, al seno e in braccio con le braccia deposte e penzoloni con tutta la “pietas” possibile e passibile secondo le intenzioni del sublime e umano Michelangelo. Ma di Padre e Figlia niente è pervenuto, a mia modesta memoria, nelle arti scultoree e pittoriche. Nella Letteratura, di certo, non mancano le testimonianze anche sotto forma di accenni e di parti dell’opera. Il motivo è profondo e il simbolismo dice che la relazione “Padre-Figlia” è contrassegnata da incestuosa violenza e da deroga trasgressiva alla Legge di Natura. La natura di questo vissuto profondo si condensa nel concavo che riceve e nel convesso che penetra, nella recettività sessuale femminile e nella penetrazione sessuale maschile. L’adescamento femminile è protettivo, la seduzione maschile è subdola. Il Principio maschile contiene la colpa primordiale della violenza. Il Principio femminile è permeato di filogenesi, Eros e amore della Specie, mentre il Principio maschile è contraddistinto da pulsione distruttiva e mortifera, Thanatos. Se il Padre si associa alla Morte come distacco ineluttabile, la Madre aiuta la dipartita consolando la perdita, sentimento della “pietas”. Vedi di Michelangelo la scultura della “Madonna di Bruges” e la pittura della “Madonna con il bambino”. Per quanto riguarda la relazione Madre-Figlio e la Morte vedi la “Pietà vaticana”, una scultura ineffabile nei contenuti sul tema in questione.

Passo al sogno di Mara.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Ho sognato di aver ricevuto una lettera scritta con un inchiostro color oro.”

L’esordio del sogno non poteva essere più altolocato e degno di una nobiltà d’altri tempi, quando l’orgoglio si sposava all’amor proprio senza stridore e con naturalezza. Mara si fa recapitare da se stessa una storia importante e una psicodinamica universale degna di tutte le figlie delle migliori famiglie del globo terracqueo. I contenuti e i tratti della storia psichica sono stati vissuti intensamente e fissati in maniera indelebile nella “tabula rasa” della psiche della nostra protagonista.

Da chi Mara si fa mandare la lettera?

Quale storia e quale psicodinamica sono in chiamate in ballo?

Intanto i simboli dicono che “aver ricevuto” attesta di una disposizione psichica recettiva e di una disponibilità a trattare e a contrattare, “una lettera” si traduce in una storia intima e privata, “scritta” equivale a esperienza consapevolmente vissuta, “inchiostro” declina l’intensità sofferta e la fissazione emotiva, “color oro” testimonia della sacralità e della nobiltà umane del contenuto dell’esperienza vissuta che si sta profilando.

Io e mio padre dovevamo consegnarla presso una casa.”

Mara non è da sola e, guarda caso, è in compagnia del padre, una vicinanza che è una comunione d’intenti e di progetti: la storia intima e privata appartiene a una persona e alla “organizzazione psichica reattiva” di questa ben capitata. Essendo presente la figura paterna si tratta con la massima evidenza della “posizione edipica”, della conflittualità con il padre e la madre. Coordinando, Mara si sta riappropriando della sua relazione con il padre ed è in via di razionalizzarla proprio riattraversandola ed evidenziando gli aspetti più intriganti e formativi per la sua organizzazione psichica.

I simboli dicono che “io e mio padre” rappresentano degnamente la coppia edipica, “dovevamo” è ingiunzione morale dell’istanza psichica Super-Io, “consegnarla” si traduce in affidarla alla comprensione ossia decodificarla nei suoi segni, “presso una casa” attesta della presenza di questa esperienza all’interno di una struttura psichica evolutiva.

Il motivo, per cui Mara attribuisce ad altri la destinazione della lettera, s’incentra nella difesa dello “spostamento” anonimo di materiale psichico altamente personale e caldo.

Io e mio padre siamo saliti con questa lettera in mano su un vagoncino delle montagne russe che andava velocissimo e verso l’alto.”

Ed ecco la chiave d’interpretazione del sogno di Mara!

Il “vagoncino delle montagne russe” può essere un buon mezzo di trasporto per la lettera d’amore da consegnare a una fortunata estranea anche se non si spiega come può avvenire la dinamica di recapito e, in specie, se il vagoncino va verso l’alto. Fuor di metafora Mara sta rievocando la sua storia d’amore con il padre e sta riesumando le emozioni e le sensazioni che hanno contraddistinto tale rapporto. Nello specifico Mara mette l’accento sull’intensità dei vissuti e sulla “sublimazione della libido”. Quest’ultima è un’operazione di difesa direttamente proporzionale alla forza delle pulsioni e dei desideri.

Il “vagoncino delle montagne russe” è simbolo della consapevolezza dell’intensità dei vissuti, “velocissimo” idem, “verso l’alto” è la direzione della “sublimazione” delle cariche erotiche.

Tutto è come nella norma più spietata. Mara sogna la sua “posizione psichica edipica” e la maniera in cui l’ha gestita nel corso della sua formazione.

Io non sono riuscita a sostenere l’ebbrezza della velocità e mi sono lanciata fuori dal vagoncino,”

La consapevolezza non basta, la composizione delle emozioni e delle pulsioni in una cornice naturale non basta all’adolescente, per cui viene in soccorso di Mara il meccanismo della “rimozione” e della espulsione dalla coscienza di questo materiale delicato e altamente formativo della vita affettiva e sessuale, nonché dell’identità psichica. Mara non riesce a gestire la “posizione edipica” e la rimuove, la dimentica, la ridimensiona e la colloca nella sfera psichica profonda, la scarica nel dimenticatoio nel duplice senso di luogo e di energia. Le emozioni erotiche e le cariche sessuali investite nella figura paterna avevano raggiunto un’intensità tale da produrre la necessità difensiva di un depotenziamento.

La simbologia parla di “sostenere l’ebbrezza” nel senso della caduta della vigilanza della coscienza di fronte all’orgasmo, “fuori del vagoncino” si traduce in fuori dal corpo ricorrendo alla mente e bloccando il processo naturale dell’orgasmo.

mentre mio padre ha continuato il viaggio sulle montagne russe.”

Mara si stacca dall’attrazione paterna e dalla morsa edipica al prezzo di dover razionalizzare il suo trasporto sessuale e lasciando il padre adulto ed esperto a vivere autonomamente la sua vita sessuale. Mara risolve la “posizione edipica” dopo intensa vitalità attraverso la risoluzione della paura dell’incesto. Questa soluzione di rimuovere le sue pulsioni erotiche e sessuali paga il prezzo di una difficoltà della funzionalità sessuale, l’anorgasmia, l’incapacità a lasciarsi andare al moto dei sensi con la caduta della vigilanza.

Il simbolo del “viaggio sulle montagne russe” è il lasciarsi andare all’orgasmo e ai movimenti psicofisici nell’esercizio erotico e sessuale.

Si conclude il viaggio onirico di Mara e la rievocazione della sua polivalente relazione con il padre.

PSICODINAMICA

Il sogno di Mara sviluppa la “posizione edipica” e nello specifico i vissuti erotici e sessuali in relazione al padre. La risoluzione del trambusto emotivo e libidico è avvenuta tramite la “sublimazione” e la “rimozione”. Tale operazione rischia di danneggiare la vitalità sessuale con l’anorgasmia. Mara ha bloccato la sua pulsione edipica nel momento in cui la sua carica sessuale cresceva e l’attrazione diventava emotivamente intensa.

PUNTI CARDINE

Il sogno di Mara ha la sua chiave interpretativa per quanto riguarda la “posizione edipica” in “Io e mio padre siamo saliti con questa lettera in mano su un vagoncino delle montagne russe che andava velocissimo e verso l’alto.” In riguardo alla vita sessuale determinante è “Io non sono riuscita a sostenere l’ebbrezza della velocità e mi sono lanciata fuori dal vagoncino,”

DOMANDE & RISPOSTE

L’interpretazione del sogno di Mara è stata analizzata da Mariano, uno studente di Liceo delle scienze umane. Alla fine mi ha posto le seguenti domande.

Mariano

A scuola in letteratura greca la professoressa non ci ha spiegato i miti e i personaggi come fa lei, anzi non ha fatto nessun riferimento ai simboli, ha raccontato la storiella e chi si è visto si è visto. Ma siamo sicuri che lei dice cose vere e non emerite minchiate?

Salvatore

Mariano si è capito chiaramente che siamo nella meravigliosa Sicilia e nella bellissima città di Siracusa, Ortigia per la precisione, resa bruttissima dalle autorità a loro modo costituite e di tutti i tipi, ordini e gradi, resa sporchissima dai siracusani. A Siracusa si paga la tassa dei rifiuti più alta d’Italia per avere merda dappertutto e discariche a cielo aperto. Dirti che sei un giovane ignorante non è offensivo, ma è anche vero che potresti istruirti da solo, visto che la scuola si ferma a quattro nozioni, almeno a quello che dici. Purtroppo tutto quello che io scrivo non è farina del mio sacco, ma è una sintesi di tante teorie e scuole sull’argomento mito e Grecia antica. Per quanto riguarda la Psicoanalisi è meglio non parlare, perché l’argomento è sicuramente tabù.

Mariano

Invece di Psicoanalisi io sono informato perché ho letto alcuni romanzi di Alberto Moravia e ho visto che il professore d’italiano ha approfondito alcuni concetti sulla vita sessuale e sul rapporto tra figli e genitori. Ho letto “La noia” e “Agostino” e mi sono piaciuti tanto per la loro profondità. Certo c’è tanto pessimismo. Oggi noi giovani viviamo in maniera più semplice e meno contrastata, magari siamo superficiali, ma va bene così, anzi è meglio così.

Salvatore

Ti consiglio di rileggerli tra due anni e magari capirai di più.

Mariano

Ma lei pensa che sono ignorante perché non so le cose che sa lei?

Salvatore

Tu sei ignorante perché ignori tantissimo. Sei stato deprivato della giusta istruzione e delle dovute conoscenze e la tua famiglia non è stata uno stimolo giusto per farti crescere. Non parliamo della società e tanto meno delle autorità inesistenti. Mi addolora il fatto che sei stato fregato e te ne renderai conto quando porterai a cena la persona ambita e ti renderai conto di non avere argomenti di cui parlare e di essere un sempliciotto.

Mariano

Perché, secondo lei, se io vado a cena con la mia fidanzata devo parlare di filosofia e di teologia e di miti e di sogni. Io sono molto più concreto e non so se mi sono spiegato abbastanza.

Salvatore

Ho capito benissimo e non è proprio il caso di spiegarti ancora. Ti sei riscattato ai miei occhi, ma resti un povero diavolo che non sa di essere figlio di dio. Vedi, Mariano, ti hanno tolto la possibilità di capire e di spiegare in tanti altri modi il mondo in cui vivi e la persona che sei. Questo è gravissimo e per te è un danno difficile da sanare. Se ti dico che hai poche categorie interpretative, mi capisci?

Mariano

Certo che capisco, ma credo che non sia essenziale avere le sue categorie per essere intelligenti o intellettuali. Poi, io voglio essere un uomo concreto che vive di fatti e non di parole o di idee. A cosa serve capire un sogno, ammesso che sia vero quello che lei ha scritto?

Salvatore

Vedi come sei ristretto nella tua testolina. La materia grigia ha chiesto diritto d’asilo ad altra testa e adesso è profuga e forse il ministro degli interni con i suoi decreti non la farà arrivare da nessuna parte. Ciao e stammi bene. La poesia che segue non è roba per te. Lascia perdere, che a essere intelligenti si paga una tassa molto alta. Meglio un drink in compagnia dei soliti noti. Dopo si torna a casa a piedi, mi raccomando.

DEDICATO A MIO PADRE

Non mi piacciono le sagre e nemmeno le giostre,

il Carnevale,

la notte di San Silvestro,

la baraonda d’ordinanza,

il piacere relegato al suo più infimo significato.

Sono nata libera,

non portarmi sulle montagne russe

e il guinzaglio mettilo ai tuoi cani.

Non regalarmi velocità da centrifughe domestiche.

E non sono il tuo postino,

non consegno i tuoi messaggi alati alle mie rivali,

non chiedermi nulla di cui io possa un giorno pentirmi.

Non insegnarmi la tentazione di pensieri funesti,

potrei rivolgerli contro di te,

sai che lo farò,

ma forse lo fai proprio per armare la mano che ti annienterà,

così ognuno avrà modo di espiare la sua colpa.

Padre,

è stato così difficile difenderti dalle insidie del tempo,

ho avuto l’impulso di lasciarmi cadere dalla rupe di cartapesta

delle tue montagne di cartapesta

quando ho compreso che non erano le Alpi generose

dei tuoi racconti di fiaba.

Ho resistito al piacere di farti pagare il peccato primordiale

di non avermi amata come si ama una donna.

E adesso che è finita ed è ricominciata

e finita e ricominciata ancora e per sempre,

dannazione eterna di un amore umano,

vengo a riscuotere il mio credito.

Portami dentro di te,

dove scrivi parole con la tua penna di carne

e il tuo inchiostro di sangue,

imprimile sulla mia pelle acerba,

affinché io possa imparare a incidere un degno epitaffio

sulla pietra ruvida della tua tomba.

Monterò la guardia davanti alla porta del tuo regno

e braccia umane non avranno accesso alle tue braccia,

né bocche lascive alla tua bocca narrante.

Sabina

PSICODINAMICHE SESSUALI FEMMINILI

I disturbi sessuali femminili sono la “caduta della libido”, il “vaginismo”, la “dispareunia”, la “anorgasmia”, la “ninfomania” o “desiderio compulsivo”, la “fobia della sessualità”.

Il quadro clinico è sommario e schematico, come tutte le sintesi chiarificatrici, perché ogni donna immette nel suo sintomo la personale e irripetibile formazione psichica.

Una premessa è necessaria.

Le cause delle disarmonie sessuali possono essere organiche, psicologiche e miste. Bisogna, inoltre, distinguere il disturbo principale da quello secondario o acquisito. Il primo appartiene al soggetto, il secondo è legato alle circostanze e al partner.

L’evoluzione della sessualità femminile passa attraverso le seguenti fasi: il desiderio, l’eccitazione, il potenziale evolutivo della coalizione dei sensi o “plateau”, l’orgasmo e la risoluzione.

Il “desiderio” è la rappresentazione mentale dell’istinto, “fantasma”: la pulsione avvertita dall’Es ed elaborata dall’Io. Ha sede nel corpo, “libido”, e viene esaltata dalla fantasia e dalle libere associazioni: operazioni dell’Io. Contrariamente all’etimologia, il latino “de sideribus” traduce l’italiano “dalle stelle”, il “desiderio” sale dal corpo, in esso risiede e da esso si espande, per cui si può definire la prima consapevolezza della “libido” senza le interferenze censorie e morali, nonché limitanti, del “Super-Io”. La Mente considera le sensazioni del Corpo e si appresta a fornire una risposta tramite la catena dei neuroni e la comunicazione delle sinapsi. Il sistema neurovegetativo o autonomo o involontario è in sintonia con il sistema nervoso centrale o volontario. Da questa essenziale cooperazione il desiderio sessuale acquista una sua precisa identità: la disposizione ad attivare ed evolvere la “libido”.

La “eccitazione” è il risultato dell’interazione “Corpo-Mente”, libido-fantasma: il prosieguo psicofisico del desiderio erotico e sessuale. Si attesta nel Corpo e si manifesta con una serie di modificazioni chimiche e fisiologiche: vaso-congestione e inturgidimento degli organi genitali e delle zone erogene, lubrificazione vaginale, aumento del battito cardiaco e del ritmo respiratorio. La Mente riduce la vigilanza dell’Io e percepisce le stimolazioni sensoriali e gli effetti erotici. Cresce in tal modo la benefica tensione seguendo immagini e fantasie personali e legate a modalità di eccitazione sperimentate nel corso dell’evoluzione della “libido”. Lo stato di eccitazione è in atto e passibile di essere intensificato.

Il “potenziale evolutivo della coalizione dei sensi” o “plateau”consiste in un crescendo psicofisico dell’eccitazione contraddistinto dalla forte carica pulsionale e dalla percezione del senso diffuso del piacere dalle zone genitali a tutto il corpo e soprattutto al cervello. La “Mente” è disposta a vivere i movimenti spontanei e naturali del corpo e a non esercitare alcun controllo sullo stato psicofisico in atto e che tende ad accrescersi e a raggiungere un apice, un corto circuito nervoso definito “orgasmo”. La “Mente” tende a percepire e registrare le variazioni del “Corpo”. Quest’ultimo vive i segnali dell’accrescimento del piacere accentuando le sensazioni e le vibrazioni erotiche con conseguente lubrificazione vaginale, irrorazione sanguigna degli organi genitali e della pelle, inturgidimento dei seni ed erezione dei capezzoli e del clitoride, allargamento e sollevamento dell’utero dalla posizione di riposo sul fondo del bacino, la dilatazione e la colorazione delle piccole labbra, la congestione della zona inferiore della vagina, “piattaforma orgasmica”, l’appiattimento del clitoride. Questo stato del “Corpo-Mente” è propedeutico all’orgasmo ed è passibile di controllo nell’andare e nel venire dall’orgasmo fino alla caduta della sensibilità, anestesia. Il “plateau” è una situazione psicofisica gestibile al fine di vivere e rivivere il picco erotico dell’orgasmo.

L’orgasmo è il picco erotico di cui si diceva in precedenza, è un complesso di sensazioni piacevoli e intense che partendo dalla zona sessuale si estendono a tutto il corpo. L’etimologia greca dice di una miscela di ardore e desiderio. Il “Corpo” esprime una serie di contrazioni ritmiche riflesse che coinvolgono i muscoli intorno alla vagina e al perineo e i tessuti inturgiditi della “piattaforma orgasmica”. Il clitoride è la zona da cui si irradiano le sensazioni che innescano le contrazioni vaginali. La “Mente” esige il massimo del disimpegno dell’Io vigilante e l’affidamento ai movimenti neurofisiologici dell’Es, nonché l’assenza totale della funzione inibitrice del “Super-Io”. La donna è stata chiamata in questa escalation del piacere ad affidarsi al suo Corpo e ai suoi processi involontari per “venire”, metafora popolare che si traduce in “partire e arrivare” o disposizione a una forma di “sapere di sé” tramite l’unità “Corpo-Mente”. Accettazione e fascino del proprio “Corpo” sono le condizioni psicologiche per arrivare e ripetere la miscela di ardore e desiderio, “orgasmo”, l’esaltazione dei sensi e l’affidamento della coscienza, “venire”.

La “risoluzione” si attesta nel progressivo e lento sciogliersi delle tensioni e delle contrazioni vissute durante l’apice orgasmico e provocate dall’eccitazione sessuale durante le fasi precedenti. Il “Corpo” è in uno stato di abbandono psicofisico, quasi di piacevole spossatezza, e vive la progressiva cessazione delle reazioni fisiologiche locali, specificamente sessuali. Il “Corpo”, dopo questo naturale turbamento dell’omeostasi, ritorna nello stato di tensione psicofisica necessario per riprendere le attività della propria vita. La “Mente” si riappropria della vigilanza dell’Io e del “principio di realtà” dopo l’intensa esperienza del “principio del piacere”. L’istanza censoria del “Super-Io” riprende la funzione di limite psicosociale in ottemperanza al “principio del dovere”.

In sintesi si rileva che la “libido” femminile ubbidisce al “principio del piacere” attraverso la fantasia, la stimolazione, la vaso-congestione e la lubrificazione, effetti psicosomatici di “conversione” e procede evolutivamente nei turbamenti e nel ripristino dell’equilibrio psicofisico.

Escluse le cause organiche, quelle psicologiche, che possono procurare e motivare un disturbo psicosomatico della sessualità femminile, sono evidenziate in questo quadro clinico e psicodinamico. Degne di considerazione saranno i seguenti fattori: la variazione dello stato di coscienza, l’organizzazione psichica reattiva, la posizione psichica, i meccanismi di difesa, i processi primari o funzione della fantasia, i processi secondari o funzione razionale, i tipi di conversione psicosomatica.

LA CADUTA DELLA LIBIDO

La “caduta della libido” è il disturbo più diffuso, si attesta nella progressiva riduzione del desiderio sessuale e nella indisposizione al coito e a tutte le pratiche erotiche. Si tratta di un’istanza depressiva che coinvolge espressamente la fase dell’eccitazione con una mancata o parziale risposta a uno stimolo erotico adeguato. La donna possibilmente sente il desiderio sessuale, ma inibisce l’eccitazione. La lubrificazione non avviene o si riduce con il procedere del coito insieme all’inturgidimento e alla vaso-congestione vaginale. Manca il coinvolgimento erotico anche in presenza di eccitazione. Quest’ultima è vissuta in maniera meccanica e non attraente perché viene inibita la percezione del piacere: anestesia isterica.

Le cause della “caduta della libido” si attestano in “traumi reali” che evocano i “fantasmi” collegati alle varie “posizioni psichiche”, nello specifico e in prevalenza quelle “genitale” ed “edipica”: investimento e coinvolgimento affettivo, conflittualità con i genitori. Essendo inibita anche la masturbazione, si conferma una forma di autolesionismo legata alla “posizione anale” e all’esercizio della “libido sadomasochistica”.

Sono, inoltre, chiamati in causa i seguenti “meccanismi” e “processi” psichici di difesa dall’angoscia: il ritiro primitivo, il diniego, il controllo onnipotente, il disinvestimento e il controinvestimento, la formazione di sintomi, la conversione isterica, la traslazione, l’isolamento, l’annullamento, lo spostamento, l’intellettualizzazione, la moralizzazione, il volgersi contro il sé, l’acting out, la sublimazione.

Le istanze psichiche chiamate in causa sono l’Es, l’Io e il Super-Io. Le pulsioni erotiche e sessuali dell’Es non sono ammesse e riconosciute, il controllo e la vigilanza razionale dell’Io sono coinvolte ed esaltate, la censura morale e l’imposizione del limite da parte del Super-Io sono massicciamente presenti e determinanti.

I “processi primari” sono esclusi a vantaggio dei “processi secondari”: le fantasie erotiche e sessuali lasciano il posto ai ragionamenti e alle giustificazioni sulla “caduta della libido”.

La variazione dello stato di coscienza è ferma all’autocontrollo vigilante. La donna non si abbandona alle sensazioni e si tiene ferma alle istanze dell’Io vigilante.

Le cause si attestano in traumi dell’infanzia e dell’adolescenza, sentimento di avversione verso il maschile, pulsione omosessuale, travaglio e parto, menopausa, violenza sessuale, trauma d’organo, fantasie d’incesto, tratto depressivo, conflitto di coppia, avversione e pregiudizio verso la sessualità. La “caduta della libido” e dell’eccitazione ha un significato psicodinamico che va individuato e razionalizzato con una psicoterapia analitica.

Le “organizzazioni psichiche reattive” privilegiate e coinvolte sono la “narcisistica”, la “schizoide”, la “paranoide”, la “masochistica”, la “ossessiva”.

IL VAGINISMO

Il “vaginismo” si attesta nella contrazione involontaria dei muscoli pelvici e vaginali con impedimento alla penetrazione e a qualsiasi manipolazione, tra cui anche gli interventi ginecologici e chirurgici. E’ una difesa automatica dalla violenza immaginata, più che subita. Il “vaginismo” non esclude le pratiche sessuali orali o anali, dal momento che il conflitto è legato a filo doppio con la vagina. Quest’ultima, essendo l’organo sensibile e debole, esclude la masturbazione. Il “vaginismo” può essere permanente o acquisito o situazionale: da sempre, con un partner, in determinate circostanze. Le cause sono prevalentemente legate ai “fantasmi” elaborati nella “posizione anale” e “fallico-narcisistica”. Queste donne sono molto seduttive e tendono a supplire alle loro problematica sessuale, vissuta come inferiorità, con l’azione, meccanismo di difesa primario della “messa in atto”, “acting out”. In tal modo rafforzano il conflitto con l’insuccesso. Nell’adolescenza hanno immaginato il coito come violento, ridestando le fantasie sulla “libido sadomasochistica”, e lo hanno associato a un “fantasma di morte” con la conseguente angoscia che intercorre puntualmente nel momento della penetrazione o della manipolazione della vagina. Queste donne hanno, inoltre, operato una “identificazione” nel padre in alleanza difensiva con il nemico durante la “posizione edipica”. Questo meccanismo di difesa porta alla sindrome di Afrodite, la dea fallica e oltremodo fascinosa che attendeva nel mondo greco antico alla seduzione erotica del maschio. Il “vaginismo” non comporta la “caduta del desiderio” e la “eccitazione”, nonché lo stato evolutivo della coalizione dei sensi. Le donne affette da “vaginismo” vivono l’attrazione erotica verso il maschio e le conseguenti secrezioni vaginali in maniera anche intensa e direttamente proporzionale al loro senso di inferiorità, ma non riescono a concepire la penetrazione, perché scatta la caduta del “plateau” erotico. La masturbazione clitoridea è possibile e, di conseguenza, conoscono la fase della “risoluzione” progressiva con il ritorno alla normalità. Possono avere orgasmi ripetuti con la masturbazione. Le donne affette da “vaginismo” hanno facilità a variare lo stato di coscienza nella vita normale perché hanno una propensione isterica, parlano con il corpo. Soltanto la pratica sessuale le trova vigilanti sul fatto che non avvenga la penetrazione. L’Io vigilante si schiera contro le pulsioni dell’Es e il Super-Io rafforza l’inibizione con i sensi di colpa.

La “organizzazione psichica reattiva” è prevalentemente “orale” e “anale” e manifesta la notevole propensione a parlare con il corpo: isteria di conversione.

I meccanismi psichici di difesa dall’angoscia usati sono prevalentemente la “rimozione”, la “formazione di sintomi”, lo “sdoppiamento dell’imago”, la “sublimazione”, la “regressione”, la “razionalizzazione”, la “legittimazione”, la “assoluzione”, la compartimentalizzazione”, la “moralizzazione”, “l’annullamento”.

Le donne affette da questo disturbo hanno fantasie sessuali che provvedono opportunamente a “razionalizzare” di fronte alla possibilità del coito.

LA DISPAREUNIA

La “dispareunia” è collegata al “vaginismo” e consiste nella dolorosità per contrazione involontaria dei muscoli che la donna avverte nell’area vaginale all’atto della penetrazione e soprattutto durante il rapporto sessuale.

Le cause sono legate a “traumi reali” e ai “fantasmi” elaborati durante la “posizione anale”, “fallico-narcisistica”, “edipica” durante il periodo critico dell’adolescenza. Elenchiamo le cause: rifiuto della madre anaffettiva e dipendenza, educazione religiosa rigida, assenza di educazione sessuale, trauma da gioco erotico durante l’infanzia e l’adolescenza, violenza sessuale, trauma da pedofilia, trauma da visita ginecologica e da intervento chirurgico, somatizzazione d’ostilità repressa verso il maschio e verso il partner, trauma da travaglio e da parto. Pur tuttavia, queste donne non vogliono assolutamente esser da meno delle altre, con cui oltretutto sono in competizione, e si prestano alla penetrazione nonostante l’insorgenza e la persistenza del dolore. In tal modo sono orgogliose di essere ricercate anche se il prezzo da pagare è la sofferenza: “posizione anale” e “libido sadomasochistica”, nonché “posizione fallico-narcisistica” con relativa “libido” auto-gratificante”.

Le donne affette da “dispareunia” vivono il desiderio sessuale e raggiungono uno stato di eccitazione, anche in grazie all’esaltazione della “libido sadomasochistica”, che provvedono a ridurre attraverso la convinzione consapevole della dolorosità e della sofferenza. Il “plateau”, l’evoluzione progressiva dei sensi che porta all’orgasmo, viene bloccato dal dolore in caso di penetrazione e di coito. L’orgasmo non viene raggiunto, così come la risoluzione progressiva dell’eccitazione psicofisica.

La variazione dello stato di coscienza è riservata allo stato iniziale dell’eccitazione sessuale. Di poi subentra la paura della sofferenza e il ripristino dell’autocontrollo. In caso di coito la donna è psicologicamente intenta a sopportare e ridurre possibilmente il dolore attraverso autoinduzione naturale di anestesia.

Le “organizzazioni psichiche reattive” coinvolte nella “dispareunia” sono “orale” e “anale”: forti bisogni affettivi e disposizione al sadomasochismo.

Le “posizioni psichiche” richiamate dalla “dispareunia” sono la “orale”, la “anale” e la “fallico-narcisistica” e la “edipica”. La “posizione “genitale” è subordinata alle altre: affettività, sadomasochismo, orgoglio da percezione d’inferiorità, conflittualità con il padre e la madre.

I meccanismi psichici di difesa dall’angoscia usati sono prevalentemente la “rimozione”, la “formazione di sintomi”, lo “sdoppiamento dell’imago”, la “sublimazione”, la “regressione”, la “razionalizzazione”, la “legittimazione”, la “assoluzione”, la compartimentalizzazione”, la “moralizzazione”, “l’annullamento”.

Le donne affette da questo disturbo hanno fantasie sessuali che provvedono opportunamente a “razionalizzare” di fronte alla possibilità del coito.

IL DESIDERIO COMPULSIVO

La “ninfomania” o “desiderio compulsivo” si attesta in un bisogno irrefrenabile di avere rapporti sessuali funzionali esclusivamente all’eccitazione e all’orgasmo: nessun tipo di “libido genitale” o donativa. Il partner viene vissuto come strumento del proprio piacere. Si può definire la “ninfomania” una forma di dipendenza psicofisica. Il “desiderio compulsivo” comporta il bisogno di frequenti rapporti sessuali e la ricerca ossessiva di fantasie e di orgasmi. Queste donne sono sensibili a stimoli interni ed esterni, autoeccitazione tramite fantasie ed etero-eccitazione tramite manipolazione. La “ninfomania” esorbita dal normale appetito sessuale perché amplifica la “libido” fino alla compulsione, alla perdita dell’autocontrollo e alla necessità dell’appagamento anche tramite ricorso a prostituzione e a rapporti occasionali. La compulsione inappagata traligna e si converte in angoscia depressiva. Gli attributi psichici di queste donne sono il “sadomasochismo” della “posizione anale”, l’esibizionismo della “posizione fallico-narcisistica”, la minimalità della “posizione genitale”, la riduzione dell’autocontrollo con la crisi della istanza razionale “Io” a favore dell’istanza pulsionale “Es”, nonché l’assenza della funzione inibitoria del “Super-Io”. La “ninfomania” comporta un deficit dei normali meccanismi di regolazione degli impulsi sessuali a causa di una errata modulazione collegata al vissuto del corpo e delle relazioni. Il desiderio sessuale compulsivo si origina in gruppi familiari qualità opposte: gruppo rigido e anaffettivo o gruppo immorale e intrusivo. La “ninfomania” si valuta come una forma di dipendenza dall’attività sessuale e speso si forma all’interno di famiglie che hanno pendenze irrisolte con l’alcool, il gioco, il cibo e altro. La radice della ninfomania è depressiva e il fantasma collegato è di “perdita”. La “ninfomania” eccede nel desiderio, nell’eccitazione, mantiene un “plateau” elevato, richiede orgasmi vari e ripetuti, ha una soglia di risoluzione dell’eccitazione alta per cui può rivivere un altro orgasmo con facilità durante lo stesso rapporto.

La “ninfomania” è dotata di una estrema facilità e repentinità a variare lo stato di coscienza. La “organizzazione psichica reattiva” richiamata è “fallico-narcisistica” e si accompagna a una disposizione all’esercizio della “libido sadomasochistica”. La “posizione psichica” esaltata è la “fallico-narcisistica”: autocompiacimento e potere del corpo. La fantasia prevale nettamente sulla ragione. L’autocontrollo è precario. I “meccanismi psichici di difesa” dall’angoscia usati sono la il “ritiro primitivo”, il “diniego”, il “controllo onnipotente”, la “scissione delle imago”, la “rimozione”, la regressione”, “l’isolamento”, “l’annullamento”, “l’acting out”, la “sessualizzazione”. La “ninfomania”, con l’esaltare la “libido fallico-narcisistica” in esorcismo del “fantasma di morte” collegato alla perdita depressiva delle sensazioni del corpo, incorre nella depressione più spietata quando viene frustrata e vanificata per varie ragioni, per cui la compensazione difensiva dell’angoscia è importante e salvifica dalle spire maligne della depressione.

LA FOBIA DELLA SESSUALITA’

La “fobia della sessualità” si attesta in un’avversione immotivata e innaturale nei riguardi dell’attività sessuale di qualsiasi tipo. Si tratta di una difesa dall’angoscia di vivere e di svolgere qualsiasi esperienza riguardante le pulsioni erotiche e sessuali espresse dall’Es. Del resto, trattandosi di fobia, viene operata una “traslazione” difensiva del vero oggetto d’angoscia nella sensibilità del corpo. Il rifiuto della “libido” va dal bacio, “orale”, alla penetrazione, “genitale” e comprende tutta la gamma dell’attività erotica, epiteliale, sadomasochistica, narcisistica con surrogati vari ed eventuali. Il meccanismo principale di difesa dall’angoscia della sessualità è la “negazione”. Queste donne non sono asessuate, tutt’altro, ma entrano in panico nel momento in cui si imbattono in situazioni che possono avere un risvolto erotico e sessuale, situazioni in cui la sensibilità e la sensualità del corpo possono essere protagoniste. Queste ultime fungono da causa scatenante di una crisi psicofisica, timor panico con conversioni isteriche, come se rievocassero traumi subiti e fantasmi elaborati sul tema violenza sessuale. Questa inibizione è rivolta al maschio e si risolve in un’avversione verso qualsiasi uomo che può diventare causa di dolore e non di piacere, può scatenare una crisi isterica d’angoscia e di timor panico. Un ulteriore problema si attesta sul fatto che in prevalenza queste donne sono particolarmente belle e attraenti, la sindrome della modella, e quindi particolarmente ricercate e fatte oggetto di seduzione da parte del maschio. La psicodinamica della donna bella e attraente si spiega con la convinzione erronea e difensiva che il maschio cerca il suo corpo e non la sua mente. Si ritengono poco intelligenti e valutate soltanto per la bellezza di un corpo che fondamentalmente non accettano. Hanno alle spalle famiglie molto rigide a livello morale e affettivo. Nell’infanzia e nell’adolescenza non sono state educate a vivere il corpo e i suoi diritti in maniera naturale e gratificante, ma sono state costrette a reprimere impulsi e desideri. Hanno formato in tal modo un “Super-Io” molto rigido con censure morali sconsiderate e un “Io” oltremodo vigilante per non cadere nelle tentazioni delle pulsioni dell’”Es”. Hanno, di conseguenza, strutturato un nucleo paranoico con la paura di essere oggetto di minaccia e di aggressione. Il desiderio sessuale è stato inibito nell’infanzia da madri improvvide e frustrate con la prescrizione di evitare i maschi in quanto pericolosi.

Nella “fobia della sessualità” sono richiamate a vario modo e a vario titolo tutte le “organizzazioni psichiche reattive” e le “posizioni psichiche” corrispondenti..

La “orale” è chiamata in causa per la sfera affettiva e per l’incapacità ad affidarsi al proprio corpo e a un uomo.

La “anale” è implicata per la pulsione fobica. Ogni fobia comporta una sensibilità alla colpa e la conseguente espiazione richiede l’inibizione dell’esercizio della “libido sadomasochistica”. A tanto trambusto psicofisico consegue la crisi di panico con l’avvento dell’azione devastante del “fantasma di morte” e dell’angoscia collegata.

La “fallico-narcisistica” è nettamente capovolta con il rifiuto del corpo e l’assenza del bisogno di potere e di autocompiacimento. La ragione annulla qualsiasi intervento della fantasia.

La “genitale” è chiamata in causa per il mancato riconoscimento dell’altro e dell’investimento di “libido”, per il non concedere a se stesse e il non concedersi agli altri.

I “meccanismi psichici di difesa” dall’angoscia usati sono la il “ritiro primitivo”, il “diniego”, il “controllo onnipotente”, la “scissione delle imago”, la “rimozione”, la regressione”, “l’isolamento”, “l’annullamento”, “l’acting out”, la “sessualizzazione”.

Essendo l’Io oltremodo vigilante, la variazione dello stato di coscienza è ben controllata sin dal nascere, così come sono ridotte al minimo le fantasie sessuali a favore dell’esercizio spietato della ragione.

La “fobia della sessualità” incorre in maniera privilegiata nella conversione isterica della “libido” con crisi di timor panico. Il corpo e le sue funzioni diventano il teatro della rappresentazione dello psicodramma in atto.

L’ANORGASMIA

La “anorgasmia” si traduce “assenza di orgasmo” e si attesta fisiologicamente nell’inibizione delle vibrazioni intrauterine ed extrauterine dopo un’adeguata eccitazione sessuale. L’anorgasmia si manifesta nella masturbazione e nel coito.

La definizione e la descrizione dell’orgasmo è d’obbligo per una migliore comprensione del disturbo. L’orgasmo si traduce nella massima sensazione del piacere. Questo apice psicofisico si traduce in una serie di intensi spasmi e di contrazione dei muscoli della zona anale e vaginale interna ed esterna. Particolare importanza assume la stimolazione del clitoride e della zona interna corrispondente definita punto “g” dove si concentrano tantissime innervazioni che sintetizzano il piacere in una scarica isterica. Al massimo dell’eccitazione, orgasmo, subentra il progressivo rilassamento psicofisico, mentale e corporeo. Si distinguono due orgasmi: il clitorideo e il vaginale. Nel coito spesso e in maniera ottimale avvengono entrambi con il massimo del piacere attraverso la stimolazione e lo sfregamento delle terminazioni nervose.

Le cause, eziologia, dell’anorgasmia sono molteplici e si attestano nel versante personale dei “fantasmi” e delle relazioni. Tra le prime si rileva immediatamente un “fantasma di morte” nel vivere il rapporto sessuale come una progressiva caduta della vigilanza dell’Io che porta all’incapacità di controllare le reazioni involontarie del corpo. L’orgasmo viene vissuto come uno svenimento e un lasciarsi andare alla mercé dell’altro. Di conseguenza, la donna si ossessiona durante il rapporto sessuale nella auto-osservazione dei movimenti spontanei del suo corpo e si atterrisce nel vivere il progressivo piacere che aumenta in maniera direttamente proporzionale al suo lasciarsi andare. La donna è spettatrice di se stessa fino all’astensione difensiva dal partecipare, meccanismo psichico di difesa dello “evitamento”. Il blocco psicofisico intercorre a metà rapporto e produce la progressiva secchezza vaginale e anestesia delle zone erogene.

La donna non si piace e non si sente normale, non si masturba perché è convinta di non arrivare all’orgasmo, ma è ossessionata da questo traguardo. Coltiva un “fantasma di menomazione d’organo” che poi si allarga a un generale complesso d’inferiorità e d’inadeguatezza.

Un conflitto psichico relazionale è quello “edipico”, il vissuto in riguardo al padre e alla madre. Le donne anorgasmiche hanno pendenze psichiche verso la figura paterna vissuta come fredda e anaffetiva e di conseguenza rifiutata, nonché hanno maturato una disistima nei confronti della madre su cui si sono parzialmente identificate per non incorrere in disturbi psichici gravi. La “posizione psichica edipica” è stata risolta in maniera precaria e porta la donna a ridestare un tratto “fallico”, potere e competizione, contro il maschio, oggetto del suo desiderio sessuale ma pericolo per la sua sopravvivenza. La donna anorgasmica soffre di invidia del pene, seduce come Afrodite, vuole ma si blocca, è competitiva con il maschio e facile alla rassegnazione e al compianto della sua anormalità, ha difficoltà e ambivalenze affettive, sa chiedere in riguardo al sesso ma poi si rifiuta di partecipare. Qualora si dispone al rapporto sessuale, nega a se stessa che in qualche modo può essere andato anche bene, rafforzando la sindrome d’indegnità.

L’aggressività verso il maschio è profonda e porta spesso la donna a essere compiacente alle richieste più o meno perverse per nascondere la sua inferiorità e per dimostrare all’incontrario la sua superiorità rispetto alle altre donne. La donna anorgasmica è narcisistica nella versione autolesionistica ed è carente di amor proprio. La sua attenzione ossessiva e i suoi sforzi d’investimento della “libido” sono diretti a non subire frustrazioni, castrazioni e perdite, a non ridestare il “fantasma depressivo” e i tratti psichici collegati.

La donna anorgasmica ha difficoltà a variare lo stato di coscienza dal momento che la vigilanza è imprescindibile nella sua azione fino a diventare ossessione all’autocontrollo e al controllo della situazione in cui si viene a trovare nella vita di tutti i giorni. Ha difficoltà a lasciarsi andare e a vivere i bisogni del corpo, pur avvertendo le pulsioni erotiche e sessuali specialmente in sul primo insorgere. La lubrificazione vaginale è quasi immediata in quanto la Psiche non ha il tempo di inibirla perché la sua risposta è più lenta rispetto all’immediatezza dell’istinto. Le donne anorgasmiche sono monotone nell’umore e nell’esibizione. Si mostrano spesso agli altri con spavalderia e supponenza per nascondere il loro punto debole.

Le “organizzazioni psichiche reattive” coinvolte in questo disturbo sessuale sono la “edipica” e in subordine la “fallico-narcisistica”, la “orale” e la “anale”.

La “posizione psichica edipica” è dominante nel formarsi e nell’insorgere della anorgasmia. La conflittualità nei riguardi della figura paterna e la conseguente disistima della madre sono la base profonda del disturbo.

I “meccanismi psichici di difesa” dall’angoscia coinvolti nell’anorgasmia sono il “ritiro primitivo”, il “controllo onnipotente”, la “rimozione”, “l’isolamento”, la “razionalizzazione”, la “compartimentalizzazione”, “l’annullamento”, la “legittimazione”, la “assoluzione”, “l’acting out”, la “sessualizzazione”, la “sublimazione”.

L’attività della Fantasia è ridotta rispetto all’esercizio della Ragione. La donna anorgasmica rischia di portare a degenerazione la facoltà razionale fino al limite paranoico: far pensare agli altri ciò che pensa lei.

Le istanze psichiche istruite nella anorgasmia sono “l’Io” e la consapevolezza della vigilanza e del controllo di se stessa e della situazione, il “Super-Io” e la censura moralistica della sessualità con possibilità di deroga finalizzata a nascondere la difficoltà, l’Es e il sistema delle pulsioni bloccato all’insorgere del “fantasma” di perdere il controllo.

Il disturbo dell’anorgasmia si attesta nella conversione isterica delle tensioni accumulate a causa della menomazione e dell’inferiorità.

L’anorgasmia necessita di psicoterapia a orientamento psicoanalitico dal momento che la sua radice è “edipica” e l’indagine verte su livelli psichici profondi e di particolare delicatezza. La prognosi è fausta grazie alla “razionalizzazione del fantasma” che intercorre durante il rapporto sessuale.

CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

I disturbi sessuali femminili non si riducono a queste utili classificazioni. Ogni donna ha una “organizzazione psichica reattiva” che integra e compensa con il minor danno possibile le caratteristiche specifiche della sua vita sessuale.

Di particolare rilievo sono i sensi d’inferiori in riguardo al corpo e di inadeguatezza in riguardo alla capacità di relazionarsi sessualmente, la difficoltà di abbandonarsi e la paura di prendere l’iniziativa, la repressione delle pulsioni e la scarsa consapevolezza dei desideri, la presenza di sensi di colpa inopportuni in riguardo alla sessualità, i disturbi della dimensione del piacere e non specificamente sessuali.

Molto importanti sono anche le problematiche seguenti: le difficoltà sessuali del partner che si riflettono sulla donna e nell’armonia della coppia, i problemi relazionali della coppia che si riflettono sulla vita sessuale di uno o di entrambi i membri.

I RITARDI DI MARISTELLA

Lavori In Corso, Sicurezza Lavoro

TARMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi trovo in una festa tra amici e c’è tanta gente.

A un certo punto sento che devo andare via.

Salgo in macchina e vado per una strada in discesa. Dopo una doppia curva vedo il cartello dei lavori in corso.

Rallento perché stavo andando forte.

Ci sono degli operai con un escavatore e a questo punto la strada frana e l’operaio ci cade dentro.

Mi sono girata con la macchina e mentre salivo vedo dei camion che vengono giù a forte velocità e con i fari segnalo il pericolo.

Non sono preoccupata per i pericoli. Il mio pensiero fisso è che sono in ritardo e che devo fare qualcosa.

Mi sono svegliata con questa sensazione.”

Questo sogno appartiene al corredo psicofisico notturno di Maristella.

DECODIFICAZIONE – CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

“Mi sento vulnerabile nell’orgasmo perché potrei fare o subire delle cose che non vanno bene.”

Ricorrente è questa versione nella Psicologia femminile e nei vissuti relativi alla formazione e alla pratica della vita sessuale. La donna fatica a lasciarsi andare alle funzioni naturali del suo “sistema neurovegetativo” e ad affidarsi al suo corpo, nonché e giustamente al suo uomo, per la paura, non soltanto della gravidanza nei rapporti a rischio, ma soprattutto di perdere la vigilanza e l’autocontrollo, le funzioni privilegiate dell’istanza psichica “Io”. E allora la donna timorosa richiama in servizio il “sistema nervoso centrale” destituendo d’autorità e di diritto i valori pulsionali dell’istanza psichica “Es”, degnamente definibile rappresentazione mentale dell’istinto nelle forme di “percezione” e di “fantasma”. L’Es viene burlato dall’Io o l’Io si burla dell’Es. Il conflitto è più che evidente e drammatico, è la classica “psiconevrosi isterica” e l’altrettanto classica “conversione psicosomatica”. Un sacrosanto benefico orgasmo è tralignato in un sintomo delicato da tenere in grande considerazione per il danno che arreca all’equilibrio psicofisico e al gusto del proprio corpo.

E il “Super-Io”?

Il “Super-Io” non sta a guardare come le stelle dello scozzese Kronin, tutt’altro!

L’istanza censoria e morale si inserisce con i suoi limiti e i suoi divieti in questo conflitto, cercando con abile maestria di non farsi riconoscere. Ma, a tutti gli effetti, il sistema educativo fa capolino con le sue repressioni e i suoi tabù, quelli di mamma e papà che hanno dimenticato a loro volta i danni subiti nell’infanzia dai genitori, e quelli della società che non ha di certo smarrito la sessuofobia tra le pieghe di un lenzuolo in un motel di periferia. E così la storia continua tra grandi inventori del nulla eterno e originali banditori di fumo.

Convergendo sul sogno di Maristella, è opportuno rilevare che l’universo psicofisico femminile è privilegiato in riguardo all’orgasmo per la complessità variegata che coinvolge tutto il corpo. La metafora dei “cerchi nell’acqua” può rappresentare cosa succede alla donna nel trionfo progressivo dei sensi e nel culmine dell’appagamento della “libido narcisistica”, masturbazione, e soprattutto “genitale”, coito. Il moto concentrico parte dal clitoride e dalla vagina per irradiarsi alle estremità del corpo a macchia d’olio e questi impulsi neurovegetativi sono talmente sottili e delicati che possono essere ridotti o addirittura bloccati dall’emergere di una paura o di un trauma. L’inibizione dell’orgasmo è un disturbo della sessualità e produce una caduta del gusto del proprio corpo e del proprio vivere.

Ma cos’è l’anorgasmia?

La “anorgasmia” si traduce “assenza di orgasmo” e si attesta fisiologicamente nell’inibizione delle vibrazioni intrauterine ed extrauterine dopo un’adeguata eccitazione sessuale. L’anorgasmia si manifesta nella masturbazione e nel coito.

La definizione e la descrizione dell’orgasmo è d’obbligo per una migliore comprensione del disturbo. L’orgasmo si traduce nella massima sensazione del piacere. Questo apice psicofisico si traduce in una serie di intensi spasmi e di contrazione dei muscoli della zona anale e vaginale interna ed esterna. Particolare importanza assume la stimolazione del clitoride e della zona interna corrispondente e definita punto “g” dove si concentrano tantissime innervazioni che sintetizzano il piacere in una scarica isterica. Al massimo dell’eccitazione, orgasmo, subentra il progressivo rilassamento psicofisico, mentale e corporeo. Si distinguono due orgasmi: il clitorideo e il vaginale. Nel coito spesso e in maniera ottimale avvengono entrambi con il massimo del piacere attraverso la stimolazione e lo sfregamento delle terminazioni nervose.

Le cause, eziologia, dell’anorgasmia sono molteplici e si attestano nel versante personale dei “fantasmi” e delle relazioni. Tra le prime si rileva immediatamente un “fantasma di morte” nel vivere il rapporto sessuale come una progressiva caduta della vigilanza dell’Io che porta all’incapacità di controllare le reazioni involontarie del corpo. L’orgasmo viene vissuto come uno svenimento e un lasciarsi andare alla mercé dell’altro. Di conseguenza, la donna si ossessiona durante il rapporto sessuale nella auto-osservazione dei movimenti spontanei del suo corpo e si atterrisce nel vivere il progressivo piacere che aumenta in maniera direttamente proporzionale al suo lasciarsi andare. La donna è spettatrice di se stessa fino all’astensione difensiva dal partecipare, meccanismo psichico di difesa dello “evitamento”. Il blocco psicofisico intercorre a metà rapporto e produce la progressiva secchezza vaginale e l’anestesia delle zone erogene.

La donna non si piace e non si sente normale, non si masturba perché è convinta di non arrivare all’orgasmo, ma è ossessionata da questo traguardo. Coltiva un “fantasma di menomazione d’organo” che poi si allarga a un generale complesso d’inferiorità e d’inadeguatezza.

Un conflitto psichico relazionale è quello “edipico”, il vissuto in riguardo al padre e alla madre. Le donne anorgasmiche hanno pendenze psichiche verso la figura paterna, vissuta come fredda e anaffetiva e di conseguenza rifiutata, nonché hanno maturato una disistima nei confronti della madre su cui si sono parzialmente identificate per non incorrere in disturbi psichici gravi. La “posizione psichica edipica” è stata risolta in maniera precaria e porta la donna a ridestare un tratto “fallico”, potere e competizione, contro il maschio, oggetto del suo desiderio sessuale ma pericolo per la sua sopravvivenza. La donna anorgasmica soffre di invidia del pene, seduce come Afrodite, vuole ma si blocca, è competitiva con il maschio e facile alla rassegnazione e al compianto della sua anormalità, ha difficoltà e ambivalenze affettive, sa chiedere in riguardo al sesso ma poi si rifiuta di partecipare. Qualora si dispone al rapporto sessuale, nega a se stessa che in qualche modo può essere andato anche bene, rafforzando la sindrome d’indegnità.

L’aggressività verso il maschio è profonda e porta spesso la donna a essere compiacente alle richieste più o meno perverse per nascondere la sua inferiorità e per dimostrare all’incontrario la sua superiorità rispetto alle altre donne. La donna anorgasmica è narcisistica nella versione autolesionistica ed è carente di amor proprio. La sua attenzione ossessiva e i suoi sforzi d’investimento della “libido” sono diretti a non subire frustrazioni, castrazioni e perdite, a non ridestare il “fantasma depressivo” e i tratti psichici collegati.

La donna anorgasmica ha difficoltà a variare lo stato di coscienza dal momento che la vigilanza è imprescindibile nella sua azione fino a diventare ossessione all’autocontrollo e al controllo della situazione in cui si viene a trovare nella vita di tutti i giorni. Ha difficoltà a lasciarsi andare e a vivere i bisogni del corpo, pur avvertendo le pulsioni erotiche e sessuali specialmente in sul primo insorgere. La lubrificazione vaginale è quasi immediata in quanto la Psiche non ha il tempo di inibirla perché la sua risposta è più lenta rispetto all’immediatezza dell’istinto. Le donne anorgasmiche sono monotone nell’umore e nell’esibizione. Si mostrano spesso agli altri con spavalderia e supponenza per nascondere il loro punto debole.

Le “organizzazioni psichiche reattive” coinvolte in questo disturbo sessuale sono la “edipica” e in subordine la “fallico-narcisistica”, la “orale” e la “anale”.

La “posizione psichica edipica” è dominante nel formarsi e nell’insorgere della anorgasmia. La conflittualità nei riguardi della figura paterna e la conseguente disistima della madre sono la base profonda del disturbo.

I “meccanismi psichici di difesa” dall’angoscia coinvolti nell’anorgasmia sono il “ritiro primitivo”, il “controllo onnipotente”, la “rimozione”, “l’isolamento”, la “razionalizzazione”, la “compartimentalizzazione”, “l’annullamento”, la “legittimazione”, la “assoluzione”, “l’acting out”, la “sessualizzazione”, la “sublimazione”.

L’attività della Fantasia è ridotta rispetto all’esercizio della Ragione. La donna anorgasmica rischia di portare a degenerazione la facoltà razionale fino al limite paranoico: far pensare agli altri ciò che pensa lei.

Le istanze psichiche istruite nella anorgasmia sono “l’Io” e la consapevolezza della vigilanza e del controllo di se stessa e della situazione, il “Super-Io” e la censura moralistica della sessualità con possibilità di deroga finalizzata a nascondere la difficoltà, l’Es e il sistema delle pulsioni bloccato all’insorgere del “fantasma” di perdere il controllo.

Il disturbo dell’anorgasmia si attesta nella conversione isterica delle tensioni accumulate a causa della menomazione e dell’inferiorità.

L’anorgasmia necessita di psicoterapia a orientamento psicoanalitico dal momento che la sua radice è “edipica” e l’indagine verte su livelli psichici profondi e di particolare delicatezza. La prognosi è fausta grazie alla “razionalizzazione del fantasma” che intercorre durante il rapporto sessuale.

Questo quadro teorico non esiste allo stato puro e coinvolge soltanto in parte la protagonista del sogno. Maristella ancora non ha trovato la sua giusta dimensione erotica e sessuale e soprattutto l’uomo giusto a cui affidarsi.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Mi trovo in una festa tra amici e c’è tanta gente.”

Maristella è una donna che socializza bene e volentieri, una donna che non si lascia mancare la voglia di far festa, una donna che non si tira indietro se il coinvolgimento è appetitoso. La “tanta gente” è salutare per una Maristella che cerca e trova la sua identità psichica proprio confrontandosi e che si individua e si distingue mischiandosi e confondendosi con gli altri. Maristella è una donna che induce al corteggiamento e si lascia corteggiare, una donna che sa pasturare per favorire una buona pesca.

I simboli dicono che “mi trovo” attesta la consistenza psichica in atto, la “festa” condensa la coalizione dei sensi e la tendenza al gusto della vita, gli “amici” sono l’oggetto dell’investimento di “libido”, “tanta gente” dice di una massa da cui emerge l’individualità di Maristella.

A un certo punto sento che devo andare via.”

Maristella ama la sua vita intima e privata in maniera direttamente proporzionale alla tendenza al coinvolgimento con la gente. Maristella ha la pulsione di appartarsi e di ritrovarsi nella sua singolarità, desidera lasciarsi andare alla vita dei sensi senza l’esercizio della vigilanza e della razionalità: “devo andare via”. Si presenta in sogno il bisogno di vivere i sensi e di sentire il corpo. Dopo l’autocontrollo necessario per stare con gli altri, subentra la pulsione della guerriera. La dinamica psicofisica di andata e ritorno con un solo biglietto è la seguente: andare via con la testa, vivere il corpo e rientrare nel corpo con la testa. Il viaggio è alla grande e merita la giusta mercede.

I simboli sono chiari nel dire che “sento” equivale alle pulsioni neurovegetative, “devo” manifesta la coazione pulsionale, “andare via” si traduce in lasciarsi andare.

Salgo in macchina e vado per una strada in discesa.”

Come si diceva, Maristella è alle prese con le sue voglie e i suoi bisogni di donna giovane e pimpante che alla foga erotica somma spontaneamente la spinta ormonale fondendole in un tutt’uno da “come Natura comanda”. E’ giunto il momento di lasciarsi andare e di raggiungere l’orgasmo in questo contatto privilegiato con il suo corpo. Possibilmente Maristella sta sognando le sensazioni che vive in progressione durante la masturbazione: “posizione fallico narcisistica”. Almeno per il momento è sola e non è apparso un compagno al suo fianco. Sintetizzando: Maristella ama stare con la gente e ama anche stare con se stessa e sentire il suo corpo che si abbandona all’orgasmo.

La simbologia conferma che “salgo in macchina” significa vivo la mia sessualità e mi masturbo, “vado per una strada” significa seguo un rito e una modalità psicofisica, “in discesa” significa” mi lascio andare al piacere dei sensi.

Dopo una doppia curva vedo il cartello dei lavori in corso.”

Ma qualcosa all’improvviso non funziona a dovere o come da copione. Un ostacolo si frappone nella discesa erotica e induce una riflessione. L’Es andava alla grande con l’appagamento della pulsione sessuale, quando all’improvviso è arrivato l’Io a richiedere una certa vigilanza e il momento magico, che portava alla vibrazione orgasmica del corpo, si è interrotto bloccando tutto il processo psicofisico in atto. Maristella è incorsa in un blocco psichico che ha leso il movimento fisico.

Ma di quale impedimento si tratta?

E’ arrivato il “Super-Io” con le sue censure morali a bloccare le pulsioni dell’Es o è intervenuto l’Io a rallentare e a moderare questo lasciarsi andare di una Maristella “tutta corpo”?

La “doppia curva” dispone per un ostacolo e un blocco che inducono a un consapevole controllo, “vedo” si traduce per l’appunto in sono consapevole, “il cartello” sintetizza la modalità razionale in azione o lo schema psicofisico sopravvenuto, i “lavori in corso” condensano mirabilmente le remore e gli impedimenti che impediscono al corpo di proseguire nell’andamento orgasmico.

Rallento perché stavo andando forte.”

Maristella ha preso paura della sua buona salute psicofisica e reagisce con un disturbo, blocca l’orgasmo per paura di svenire o di perdere il controllo del corpo e soprattutto l’autocontrollo, la capacità di gestire il corpo con il “sistema nervoso centrale” e di ridurre al minimo vitale l’azione benefica del “sistema neurovegetativo”, quello che dispone per le vibrazioni intrauterine e per gli spasmi muscolari, l’orgasmo per l’appunto.

Potenza della Psiche!

Maristella è riuscita a procurarsi un disturbo sessuale e a candidarsi all’anorgasmia semplicemente per l’angoscia di abbandonarsi al moto vitale dei sensi e di lasciare libero sfogo alla sua componente “dionisiaca”. Maristella è brava a prodursi un’inibizione sessuale, un disturbo psicosomatico proprio bloccando la sua “libido” e sottoponendola al controllo della Mente, inibendo le pulsioni dell’Es attraverso l’Io e possibilmente sotto la sollecitazione del Super-Io. E’ come se Maristella dicesse a se stessa a metà coito: “mi sento vulnerabile quando vivo l’orgasmo perché potrei fare o subire delle cose che non vanno bene”.

“Così parlò Maristella” sotto l’urgenza della “coscienza di sé” di giustificare il blocco delle benefiche energie intime e private. Chi è causa del suo mal pianga se stesso.

I simboli dicono chiaramente che “rallento” significa blocco tutto con l’intervento dell’Io, “stavo andando forte” si traduce in mi stavo normalmente disponendo all’orgasmo.

Ci sono degli operai con un escavatore e a questo punto la strada frana e l’operaio ci cade dentro.”

Si supponeva una masturbazione in corso, ma invece si tratta di un vero e proprio rapporto sessuale tra un maschio e una femmina, un classico coito con penetrazione, abbandono ed eiaculazione. Questo capoverso è la puntuale e originale allegoria del coito. Quindi, Maristella non era immersa in un piacere solipsistico e in un gradevole narcisismo, ma era impegnata con un uomo e soprattutto a controllare che non eiaculasse in vagina per non correre il rischio di una gravidanza indesiderata e inopportuna.

La simbologia conferma che “gli operai” sono le arti erotiche del suo uomo, “con un escavatore” equivale alla funzione della penetrazione sessuale maschile, “a questo punto la strada frana” si traduce in si lascia andare al piacere dei sensi riducendo la vigilanza, “l’operaio ci cade dentro” ossia eiacula in vagina.

Mi sono girata con la macchina e mentre salivo vedo dei camion che vengono giù a forte velocità e con i fari segnalo il pericolo.”

Traduco dal vivo: mi sono girata per impedire l’eiaculazione del mio uomo in vagina. La forte eccitazione gli avrebbe impedito il controllo e io ho reagito al rischio angosciante della gravidanza con la riacquistata consapevolezza.

Quante volta la donna interrompe il coito per impedire l’eiaculazione in vagina!

“Coitus interruptus” si definisce, latinamente e per l’appunto, l’atto maschile o femminile del tirar o buttar fuori il membro dalla vagina prima dello spasmo eiaculatorio.

Traduco il capoverso in maniera papale papale: “mi sono girata con la macchina” si traduce in “ho cambiato posizione sessuale”, “mentre salivo” si traduce in mentre attenuavo l’eccitazione e riprendevo consapevolezza, “vedo dei camion” ossia mi accorgo che l’eccitazione del mio uomo è intensa, “che vengono giù a forte velocità” equivale all’irrefrenabilità dell’orgasmo del mio uomo, “con i fari” ossia con la consapevolezza razionale, “segnalo il pericolo” si traduce in capisco e comunico il rischio di una possibile gravidanza indesiderata.

Non sono preoccupata per i pericoli. Il mio pensiero fisso è che sono in ritardo e che devo fare qualcosa.”

Maristella si corregge e precisa la sua astensione dalla partecipazione alla fase finale del coito. Non è preoccupata per il rischio di restare incinta, ma è preoccupata dall’ossessione di attendere le mestruazioni per avere la conferma che il rapporto sessuale è andato a buon fine almeno per quanto riguarda la possibilità di gravidanza. Mettila come vuoi, ma la verità è sempre la stessa. Maristella teme la gravidanza e l’impossibilità di poter fare qualcosa in questa logorante attesa. Il pensiero va anche al di là e le domande non sono amletiche: se sono incinta, cosa faccio? Mi tengo il figlio o interrompo la gravidanza? Maristella ha problematiche sessuali riguardanti la sua funzione psicofisica o ha conflitti morali che le impediscono di abbandonarsi all’orgasmo e di andare contro natura inibendo la sua vitalità sessuale?

Traduco il capoverso e la simbologia. Maristella non è preoccupata per il rischio di gravidanza che comporta un rapporto, ma per l’ansia generata dall’attesa della mestruazione e dall’impotenza collegata al naturale evento biologico. Il “sistema neurovegetativo” non si può comandare a piacimento. Non posso dire al cuore “fermati” per farlo cessare di battere. Non posso dire alle ovaie “atrofizzatevi” per non avere più il ciclo lunare. Maristella è ossessionata dalla sua impotenza a gestire la sua biologia femminile, almeno in riguardo alla maternità. E allora Maristella ha paura di diventare madre perché non si sente pronta e perché ha qualche conto psicologico sospeso con la madre? Il sogno non lo dice. Il sogno non dice se si tratta di fattori morali, “Super-Io”, o se intercorrono controlli in eccesso dell’Io e vigilanze spietate anche quando decisamente sono controproducenti.

“Preoccupata” traduce l’affanno consapevole, “pericoli” tratta di ansie ed eccitazioni, “pensiero fisso” coniuga l’ossessione e la disposizione nevrotica a rinvangare le supposte e pretese colpe, “sono in ritardo” o esigenza surreale di autocontrollo biologico e mancata accettazione dei propri limiti, “devo far qualcosa” o rifiuto dell’impotenza e controllo infantile e magico dell’onnipotenza.

Si può, in conclusione, rilevare e affermare che Maristella opera una “traslazione” dell’orgasmo nelle angosce di gravidanza e nell’impossibilità di condizionare i viaggi biologici del suo corpo.

Si tratta di una sconfitta dell’Io sulle funzioni pulsionali dell’Es?

O forse ogni istanza deve stare al suo posto e senza invasioni maldestre e dannose?

Niente di eccezionale. E’ il “cammin di nostra vita” che si manifesta nella psicologia di una giovane donna che cerca di integrare “parti psichiche” di se stessa ancora vaganti, come gli animali nei cartelli stradali lungo le strade di montagna.

Questo è quanto dovuto all’eroico sogno di Maristella.

PSICODINAMICA

Il sogno di Maristella svolge l’interessante e diffusa psicodinamica dell’inibizione dell’orgasmo per l’angoscia dell’ossessione legata all’attesa della mestruazione e della conferma della mancata gravidanza. Maristella si lascia andare nei rapporti sessuali a rischio, ma non si fida giustamente del partner, per cui assume un atteggiamento di salvaguardia della sua persona e si astiene dal partecipare alla fase orgasmica conclusiva per controllare che non avvenga l’indesiderabile eiaculazione. Non intercorrono fattori morali in questa inibizione, ma soltanto angosce legate al mancato autocontrollo e alla mancata autonomia delle sue azioni. Maristella non vuole dipendere dal suo uomo durante il coito. Non si evincono traumi al riguardo, ma una tendenza a rimuginare ossessivamente in attesa dell’evento: psiconevrosi.

PUNTI CARDINE

Il sogno di Maristella si lascia interpretare con facilità grazie al seguente capoverso: “Mi sono girata con la macchina e mentre salivo vedo dei camion che vengono giù a forte velocità e con i fari segnalo il pericolo.”

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

Dei “simboli” si è ampiamente detto e argomentato.

Il sogno di Maristella richiama “l’archetipo” della Sessualità.

Il “fantasma” riguarda “la maternità” nella parte relativa alle fantasie sulla mestruazione che Maristella ha elaborato da bambina.

Nel sogno di Maristella agiscono le istanze “Io” ed “Es. La vigilanza della prima si esprime in “vedo dei camion che vengono giù a forte velocità e con i fari segnalo il pericolo.”, mentre le pulsioni dell’Es sono individuate in “A un certo punto sento che devo andare via.” e nei successivi capoversi. L’istanza censoria e morale del “Super-Io” ammicca in “devo andare via”, ma questo intervento è di poco rilievo.

La “posizione psichica genitale” domina il sogno di Maristella con la fenomenologia simbolica della vitalità sessuale. Non si presentano bisogni affettivi, aggressività spasmodiche, autocompiacimenti narcisistici, conflittualità inutili. Il quadro è composto e incentrato sulla sessualità.

I “meccanismi psichici di difesa” attivi nel sogno di Maristella sono i seguenti: la “condensazione”, lo “spostamento”, la “drammatizzazione”, la figurabilità”. Non si sono evidenziati i processi di difesa della “sublimazione” e della “compensazione”. La “regressione” è presente nei limiti consentiti dalla funzione onirica.

Il sogno di Maristella offre inequivocabilmente un tratto “sessuale” e dispone per una “organizzazione psichica genitale”: “Salgo in macchina e vado per una strada in discesa.”

Le “figure retoriche” formate da Maristella nel sogno sono le seguenti: la “metafora” o relazione di somiglianza in “festa” e in “macchina” e in “discesa” e in altro, la “metonimia” o relazione di senso logico in “salgo” e in “vado per una strada” e in “lavori in corso” e in altro, la “enfasi” o forza espressiva in “camion che vengono giù a forte velocità e con i fari segnalo il pericolo.”

La “allegoria” del coito è presente in “Ci sono degli operai con un escavatore e a questo punto la strada frana e l’operaio ci cade dentro.” Quella della masturbazione si evidenzia in “Salgo in macchina e vado per una strada in discesa.”

La “diagnosi” dice di una consapevole induzione di anorgasmia a causa della paura di una gravidanza indesiderata e del timore di ossessionarsi nell’attesa della mestruazione.

La “prognosi” impone a Maristella di ben calibrare la sua tendenza a ossessionarsi e a remare contro i processi biologici naturali. Inoltre, l’assunzione di un contraccettivo è risolutivo per lenire gli effetti ossessivi e rassicurare l’economia psichica, nonché il danno procurato alla funzione sessuale con l’inibizione dell’orgasmo.

Il “rischio psicopatologico” dice dell’acuirsi della psiconevrosi ossessiva e del rischio anorgasmia da inibizione della funzione sessuale.

Il “grado di purezza onirica” è “buono”. Tale giudizio si giustifica con la forte simbologia presente nel sogno.

La “causa scatenante” del sogni di Maristella può essere l’attesa della mestruazione o un rapporto a rischio.

La “qualità onirica” è decisamente basta sul movimento e sulla simbologia. Maristella è padrona del suo linguaggio onirico e lo espone con assoluta naturalezza.

Il sogno può ascriversi alla seconda fase del sonno REM alla luce del trambusto composto e della memoria accurata, una fase di agitazione che ha permesso di ricordare.

Il “fattore allucinatorio” si incentra nel movimento: “salgo”, “vado”, “rallento”, “andando forte”, “ci cade dentro”, “girata”, “salivo”, “vengono giù”.

Il “grado di attendibilità” dell’interpretazione del sogno di Maristella è “alto” proprio per la chiara interazione dei simboli. Il “grado di fallacia” è di conseguenza “minimo”.

DOMANDE & RISPOSTE

La decodificazione del sogno di Maristella è stata letta da una donna che ha voluto mantenere l’anonimato e ha posto le seguenti domande.

Domanda

Maristella vive bene o male il suo corpo?

Risposta

Maristella non vive bene il suo corpo perché non riesce ad affidarsi alla fisicità autonoma e alle funzioni del “sistema neurovegetativo”, ghiandole “in primis”. In particolare non si sente adeguata alle attività sessuali per il bisogno difensivo di non lasciarsi andare alle sensazioni e di controllare i movimenti naturali e spontanei del suo corpo. Maristella va controcorrente. Se ben rifletti, il suo sogno è impostato sul movimento. La psicodinamica è tutta in moto secondo un continuo “vado”, “salgo”, “scendo”, “cado” e avanti ancora con la “cenestesi”, sensibilità globale, dell’irrequietezza motoria. Il sogno di Maristella è “isterico” nella sua fenomenologia spaziale e tutto questo ambaradan è funzionale all’angoscia indotta dall’impossibilità di controllare l’incontrollabile. La destra e la sinistra, il sopra e il sotto interagiscono nel confermare la ricerca di Maristella di muoversi per non arrecare e per non subire alcunché di brutto e di cattivo, come se dovesse perdere i sensi e di conseguenza la responsabilità delle sue azioni. C’è una istanza morale minima in questa idea, ma è presente soprattutto una angoscia del “corpo birichino”, quello che fa le cose a tua insaputa e che non si lascia controllare. La crescita è in questo quadro. L’evoluzione biologica è in questo quadro. E allora è mancata a Maristella bambina una figura che la rassicurasse sulla dimensione biologica della crescita, quella che va dall’infanzia all’adolescenza nella lunga scorribanda di fondamentali tappe psicofisiche. E’ mancata la figura materna, la “mater magistra”, la madre alleata e la complice amica dei sedici anni. La madre di Maristella non è stata gratificante e non ha rassicurato la figlia nei processi di crescita. Non le ha mai detto “che bella che sei” o che signorinella che stai diventando. Non le ha mai insegnato a portare bene il culo e a esibire con orgoglio il seno. Pur restando fondamentalmente madre, non esula da questa figura e da questo ruolo la confidenza e la suadenza, la tenerezza e l’insegnamento, il garbo e la civetteria. Ripeto, l’età che scorre dalla “posizione fallico-narcisistica” alla “posizione edipica”, dai cinque ai dieci anni per intenderci, è un periodo fondamentale per l’evoluzione psicofisica a causa dell’accelerazione che la biologia impone al corpo. La psiche della bambina e dell’adolescente non fa in tempo ad assimilare i cambiamenti somatici. L’adolescente si trova addosso un corpo procace di donna. Maristella non ha avuto una madre adeguata a questo compito.

Domanda

E il padre?

Risposta

L’apprezzamento del padre nella crescita delle figlie deve essere costante e ben calibrato perché si inserisce nel travaglio della conflittualità “edipica”. L’adolescente gradisce un padre presente ma non ammiccante e oltremodo seduttivo, semplicemente perché il padre rappresenta la sicurezza e il potere, nonché il modello di maschio da afferrare al volo o da evitare come la peste. Il padre ha una funzione simbolicamente maschile e si innesta nel rafforzamento della “coscienza di sé” e del sistema delle relazioni. Il padre rappresenta il “principio di realtà” e l’insieme dei limiti e delle censure, istanza “Super-Io”. “Simile simili cognoscitur”, il simile è conosciuto e si associa al simile. Se la figlia deve identificarsi al femminile nella madre, ha bisogno di quest’ultima per la sua identità. Il padre è un buon alleato e compagno di viaggio nelle spedizioni seduttive e nella conoscenza della psicologia maschile.

Domanda

Allora esiste una psicologia maschile e una psicologia femminile?

Risposta

Esiste una “androginia psichica”, un insieme di tratti simbolicamente maschili e femminili, che si forma e si evolve coniugando i vissuti relativi al padre e alla madre e al proprio sesso. Teoricamente si parla e si discute sul maschile e sul femminile e prerogative associate. Nella pratica questo discorso è molto pericoloso perché rischia di diventare discriminante di ciò che compete al maschile e al femminile. Specialmente in Politica l’introduzione del concetto di “cose da maschi” e “cose da femmine” deve essere assolutamente evitato perché altamente reazionario.

Domanda

E allora cos’è rivoluzionario?

Risposta

Niente è rivoluzionario. L’Evoluzione è alla base dei fatti storici e degli eventi in attesa. Le grandi rivoluzioni nascono dalla realtà dei fatti e non dalle elucubrazioni farneticanti di un folle. E’ la Storia umana che produce gli eventi e le possibilità evolutive. Nella storia della Psicologia la Psicoanalisi freudiana ha tradotto in atto realtà compatibili con la comprensione e con i fatti e ha evoluto gli eventi in conoscenze e operazioni possibili attraverso il passaggio dall’ideologia alla prassi comune e quotidiana. Lo studio e l’approfondimento dell’isteria ha portato alla luce storica la Psicoanalisi. Le cosiddette rivoluzioni non nascono dal nulla, ma da una lettura dei fatti storici e dalla soluzione delle questioni attinenti.

Domanda

Marx, Darwin, Freud come li spieghi?

Risposta

Marx aveva sul tappeto gli esiti economici e sociali della Rivoluzione industriale. Darwin aveva visto con i suoi occhi le Specie animali nel viaggio naturalistico con il Beagle. Freud si era trovato di fronte alla vetusta fenomenologia isterica ed era tempo di dare una risposta scientifica a questi inquietanti sintomi. Le teorie che non si manifestano concretamente nella Storia restano castelli di idee o poemi. Forse i poeti sono anche anticipatori delle verità scientifiche, ma fondamentalmente restano operatori e funzionari del Linguaggio primario e delle varie forme in cui si può ridurre. In effetti non creano alcunché, ma elaborano modi di dire e di riflettere, le infinite combinazioni dei “processi primari” e della Fantasia, giocano con i “fantasmi” e comunicano verità compatibili con il tempo storico e culturale.

Domanda

Tornando all’interpretazione del sogno di Maristella, mi dici chi deve spiegare alla bambina la mestruazione che inevitabilmente verrà?

Risposta

A questo compito naturale sono deputati in progressione il padre e la madre all’interno di un’educazione sessuale adeguata e serena. Di poi anche il sistema educativo sociale deve adempiere un ruolo importante. La cultura sessuofobica e clericale non aiuta in questi compiti importanti per la formazione della persona e della società. La madre è idonea al compito, ma il padre è efficace. In ogni caso i genitori devono essere molto attenti a capire e seguire i bisogni della figlia e non le loro esigenze e velleità. Sarà quest’ultima a dettare i tempi e gli interventi delle figure genitoriali. Spesso il pudore e la vergogna sono cattivi compagni di viaggio per i genitori, ma l’educazione ai diritti del corpo va fatta in prima istanza da loro. Dipende sempre da cosa chiede di sapere la figlia e dall’abilità dei genitori di dispensare le pillole di conoscenza secondo naturalezza. Anche in questi casi l’ironia e la simpatia non guastano, ma attenzione a non sparare “minchiate” sulla sessualità perché vostra figlia potrebbe lasciarvi morire nell’ignoranza e non fidarsi più di voi.

Domanda

Il dramma dell’adolescente è che si trova un corpo di donna in una testa di bambina, come hai detto in precedenza. Ti ringrazio per l’opportunità che mi hai dato e per avermi scelta.

Risposta

Grazie a te per la concretezza e la linearità. Ci sarà ancora occasione di colloquio e di confronto. Tante belle cose a te e a chi ti vuol bene.

Per concludere mi serve un pezzo a metà tra l’ironico e il drammatico per testimoniare che finché c’è vita, c’è da ridere e da piangere, ma sempre con il giusto distacco da tutti e da nessuno, da tutto e da niente: ataraxia.

Alla prossima e occhio alle demenze televisive, quelle che informano il modo di usare i nostri “processi secondari”, la ragione. Tenete sempre in cantina una certa dose di spirito critico per accompagnare le vostre cene e astenetevi dalle solite tiritere serali che propinano gli imprenditori dei media e i loro degni compari. Prima viene la formazione e dopo l’informazione. Meglio il morbo di Alzheimer, che il morbo del commendatore e degli imbecilli al soldo di Tizio, Caio, Sempronio e anche Bortolo. Almeno il primo è psicologicamente naturale.

IL CORPO BIRICHINO

Il corpo è il teatro della psiche.

E’ il luogo pulsante dove l’inconsapevole autore, che è in te, e l’inesperto attore, che tu sei, rappresentano tra fascino e mistero le commedie, le tragedie, le farse e i drammi del personale quotidiano vivere.

Ognuno ha la sua storia con cento facce nella memoria.

Un tanto di tutto e un tanto di niente sono le storie della gente, una serie di vissuti costellata da tanto splendore e da tanto dolore; nel tempo esse diventano ritornelli che solo tu puoi cantare e sai ricantare, finché sei vivo, a tutti quelli che non ti hanno ascoltato, che ancora oggi non ti ascoltano e che purtroppo non ti ascolteranno mai.

In questo modo nessuno potrà ricordare il tuo nobile messaggio, il tuo gioioso ritmo, il tuo accorato appello, il tuo cadenzato ritornello.

Di giorno in giorno i copioni si accumulano sulla tua scrivania e non sempre sono originali, a volte si colorano e si stingono, si impennano e si abbattono, si ripuliscono e si impolverano, spesso si ripetono e continuano a ripresentarsi sul palcoscenico per la paura di essere esclusi dal palinsesto ufficiale della tua stagione teatrale.

Alcuni copioni sono talmente tuoi e talmente scritti sulla tua pelle da diventare ossessioni e tu sei costretto a ripeterli continuamente per la paura di dimenticarli.

A volte è bastato un semplice canovaccio, una bozza tutta tua, per recitare a braccio o a soggetto in una strana serata e a una platea quasi vuota una parte della tua preziosa e infinita storia.

Le tue migliori prestazioni sono state sempre riservate a pochi incauti spettatori, a qualche tossico in cerca di sballo, a qualche voglioso culattone.

E poi, per non farti dimenticare, sei ancora costretto a recitare la tua storia in versione classica e in versione giullaresca oppure da buon attore di strada devi improvvisare la tua identità presso il tragico trivio in cui Edipo uccise e continua a uccidere il padre Laio per una questione di precedenza sulla madre Giocasta.

E il corpo ?

Il corpo non sta a guardare il cielo come le stelle nella loro regione di perenne certezza, lontane dai torsoli e dal sangue; il corpo è il teatro in cui rappresenti in maniera oscura il tuo bene e il tuo male, il tuo paradiso e il tuo inferno, il tuo nirvana e il tuo raptus.

Quando le ripetizioni diventano ossessioni e la rappresentazione non basta a soddisfare il tuo attore, ecco che il corpo comincia a recitare per aiutarlo a esprimersi e partecipa commosso alla geniale sceneggiatura dell’autore e alle buone trovate del giullare.

E allora il corpo gioisce, soffre, si contorce, si esalta, fa salti, fa capriole, in una sola parola si esprime.

Il corpo birichino si esprime sempre e mai a caso, si esprime in perfetta sintonia con l’attore e con l’autore e secondo il suo linguaggio: il linguaggio del corpo birichino.

E allora la farsa e il dramma, la commedia e la tragedia sono più sofferte e più difficili da recitare; il linguaggio diventa simbolico e il tema del corpo birichino perde il suo spessore individuale e si dilata alla famiglia umana.

Io ho imparato necessariamente a conoscere il linguaggio del mio corpo birichino e a interpretare con dolore i miei principali psicodrammi: il prurito, l’asma, la bulimia, l’anoressia, il panico, la stitichezza, il vomito, il sudore, la diarrea, la frigidità.

Quanta fortuna ho accumulato in terra di Francia grazie ai miei baldi paladini !

Quanti castelli possiedo sulla Loira e sul Rodano grazie ai miei fedeli feudatari !

Grazie a tutti !

Fortuna che sono sempre in tanti.

Non finirò mai di ringraziare tutti in maniera adeguata, non finirò mai di essere comunque riconoscente nei confronti di chi, nel bene e nel male, mi ha sempre dato e mi ha sempre negato qualcosa.

I miei sofferti talenti li avevo affidati a un pessimo impresario che senza ritegno li aveva investiti in disgrazie e sperperati senza gioia.

Salvatore Vallone