LE FASI DELLA VITA, LA VITA IN FASI

Dobbiamo rinunciare all’armonia del caos,

nessuna attrazione,

nessuna gravità,

pianeti allo sbando in deserte autostrade siderali.

Le ombre non si incrociano,

un unico solitario riflesso di se stessi

stampato sulla strada nel raggio del proprio metro,

misura di solitudine,

vessillo di indifferenza.

Scompaio a voi,

priva di germi,

sterile.

L’intimità del tatto giace dentro guanti di plastica

e la paura di morire spia di sottecchi l’altro,

volti occultati da maschere funebri,

sospetto,

pericolo,

vittoria della ragione.

Non ci contempliamo più,

gli orizzonti sono chiusi,

il nostro corpo in sicurezza,

la nostra solitudine decretata.

Quando si fa la cosa giusta

il cuore è felice,

ma se sto facendo la cosa giusta

perché il mio cuore è così triste?

La sera arriva sempre in fretta,

ripetuta e senza promesse.

Sto cercando di trasformare il presente in un ricordo,

sto cercando di fidarmi.

Il cuore stretto nella sua gabbia d’ossa

batte al tocco di campane

che annunciano il passare delle ore

o il passaggio della morte,

il tempo che fugge e quello eterno insieme,

sottofondo di musica nei giorni dolorosi,

il tragico vuoto delle rose sopra assi di legno tutte uguali.

E tu che cerchi di dimenticare

l’attesa inutile della tua terra irraggiungibile.

Quanto è lontano il mare?

Quanto la nostra Africa ancestrale?

Oh, non si può raccontare,

non si può raccontare,

si deve stare in silenzio davanti ad un dolore.

L’esausta età dell’oro dorme lontana

e appoggiata al tronco di un ulivo

la faretra di Eros mostra le sue frecce arrugginite.

Nel viaggio senza peso l’aria trasporta carezze,

tutto è possibile,

l’onda ritorna,

nulla è perduto.

Trascorro settimane di sei giorni.

Il settimo è per me,

devo inventare l’incantevole maggio.

Sabina

Trento, domenica 26 del mese di Aprile dell’anno 2020

APRILE

Aprile,

il tepore del sole

di quello che Eliot chiama “il più crudele dei mesi”.

La verità è che siedo sul balcone ad occhi chiusi,

facendomi scaldare la pelle attraverso i vestiti.

Ma nella mia verità sono nella penombra di una stanza

e guardo in faccia la tua faccia,

respiro la mia aria che è anche la tua,

intreccio un cesto di vimini

in cui cullare il silenzio benefico dell’amore spossato.

La nostra carne passata sotto la lama del macello,

rito sacrificale benedetto dagli amanti,

meraviglia che va oltre la formalità di un discorso forbito,

intimità di un confessionale dove scavallo le cosce

e ti chiedo di banchettare col peccato originale.

Da lontano arriva l’eco dei solerti facchini del destino

che montano il patibolo.

Svaniscono i concetti,

scivolano in un ricordo che diventa commemorazione.

Nessun boia reciderà le arterie

che dal mio cuore irrorano i miei sogni.

Tu rimarrai il ragazzo che recita parole d’amore

e non avrò il tempo per capire

che la puntina tornerà a solcare il vinile

mentre gira sul piatto

ripetendo all’infinito soltanto una canzone.

La lama scenderà prima.

Norina

Tolmezzo (UD), domenica 05 del mese di Aprile dell’anno 2020

L’AMORE AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

E il tempo degli amanti di colpo si congela.

Stiamo perdendo l’attimo,

stiamo appassendo nel vaso della nostra agognata primavera

che non arriverà,

non questa volta.

Guarda quanto sole inonda i prati,

guarda i narcisi che bucano la terra

con la loro corolla ancora nuova,

guarda le gemme

che affiorano sui rami secchi del ciliegio.

Non possono essere nostri,

sono solo miei,

solo tuoi,

una gioia dimezzata,

lo stupore tenuto per sé.

L’amore non moltiplica nulla, oggi.

Nessuno ci coltiva.

La ringhiera del cancello giace divelta

sul viale di ingresso del nostro rifugio.

Potrei entrare,

qualche passo e poi una corsa

verso la piazza aperta della nostra alcova.

Invece sono qua,

le braccia appoggiate ai telai della finestra

disegnano la forma di una croce

e un refolo di vento scompiglia la tua ombra

riflessa sulla tenda sottile dei ricordi.

Eleonora

Polcenigo (PN), sabato 21 del mese di marzo dell’anno 2020

LETTERA ALL’AMORE INFELICE

La Sibilla cumana aspetta Apollo.

Prima ho scorso la risma elettronica

che racchiude le nostre parole.

Non l’avevo più fatto,

non per scelta,

forse per distrazione,

per dimenticanza,

perché la fantasia incontra la vita

e così si infrange contro il quotidiano.

Erano davvero belle le nostre parole,

abbiamo sfoderato il mantello di raso

e siamo andati al ballo.

Che gran ballo!

In questi giorni nuovi vengo sommersa da un marasma di parole

che banalizzano grandi concetti.

Ma forse sbaglio,

nessun grande concetto può celarsi dietro piccole parole.

Emily Dickinson ha descritto il mondo

vivendo in una stanza.

La mente non ha confini

quando è baciata dall’intelligenza.

Ho compreso che non tornerà più quella stagione,

la creatività al servizio dell’emozione.

Ora sono più o meno una patata umida,

quello che è rimasto è tutto qua,

una patata sotto le ceneri.

Mi fa sorridere,

dovrò cambiare orizzonte come si cambia canale,

ma la corsa è nella mia natura,

spolvererò un altro mantello di raso.

Ti ricordi che l’ultima volta che ci siamo visti ti ho detto:

“E se questa fosse l’ultima volta che stiamo insieme?”

Mi capita di avere delle certezze improvvise,

non so perché,

ma raramente l’intuizione tradisce la realtà.

Forse è davvero una vita già vissuta.

Cerca di non perdere la tua vena creativa,

scrivi così bene che è un delitto

che non ne rimanga traccia.

Regala qualcosa di tuo

tra quello che hai condiviso con me

nelle tante pagine della nostra illusione,

fatti tentare dalla mia proposta

o almeno pensaci.

Io torno ad immaginare le avventure di Don Chisciotte,

nessun corpo è avulso dalle sue fantasticherie

e chissà che non appaia all’orizzonte

il cavaliere preceduto dal fido scudiero.

Elettra

Firenze, martedì 24 del mese di Marzo dell’anno 2020

LE IDI DI MARZO

LE IDI DI MARZO

Il Vocabolario della lingua italiana,

che splendido consiglio!

Sì,

un libro pieno di libri,

le parole facili,

quelle sconosciute che aprono mondi nuovi,

perché niente esiste se non ha un nome.

(Te lo ricordi Borges?

Nel nome sta il concetto della cosa,

tutta la rosa dentro il nome rosa).

Fare il gioco del vocabolario seduti allo stesso tavolo,

dove qualcuno fuma,

altri spiluccano gli avanzi della cena,

qualcuno si arma per vincere,

qualcuno perde ridendo.

Stare assieme,

aprire le danze nel consesso famigliare,

stufarsi,

sbadigliare,

poi piangere da soli chiusi in una stanza,

addormentarsi,

sognare.

E l’amore!

Non poterlo fare,

sperare di ricordarselo,

alimentare il desiderio con la speranza del ritorno.

I ragazzi che si amano,

quelli di Prévert,

hanno le porte della notte che si spalancano

per colmare la nostalgia dei baci,

hanno corpi sudati senza aver corso

e l’anelito dell’amore sporco e puro che sopravvive alle circostanze.

Si ritroveranno

e si guarderanno ancora con gli occhi nuovi dell’attesa infame.

Non ci sarà tempo per le parole,

l’amore sarà l’unico virus in circolazione

ed aprirà le bocche di fuoco dei corpi

per significare se stesso,

un nuovo gioco del Vocabolario.

Forza Lucrezia,

bambina mia,

forza Fabio e Tommaso e Luca e Giulia

e Nina che si veste a festa

e si trucca

e si profuma per sedersi a tavola

a mangiare da sola,

forza ragazzi belli!

La vita è anche questa,

è scala a spirale,

è prova,

è paura,

vittoria e sconfitta,

timore e speranza,

fame e abbondanza.

Mio fratello filosofo e ipocondriaco dice

che vorrebbe essere in una stanza di ospedale

con le sue due sorelle per continuare a giocare.

È tornato bambino, che bello!

Ho sentito le spire grasse della comunità

stringersi attorno ai corpi esili della nostra infanzia.

E alla fine tutto sarà bene.

Sabina

Trento, 15 – Marzo – 2020

IL MIO PRIMO GRANDE AMORE

TRAMA DEL SOGNO

Ho sognato di abitare la casa della mia gioventù.
Dentro la casa vi era il mio primo grande amore dei 15 anni.
Lui entra in bagno in pigiama e quando esce ci diciamo “buonanotte”, ma io aggiungo un augurio più ampio tipo: “ti auguro con tutto il cuore di riposare bene”.
Fuori è giorno.
Lui entra nella camera matrimoniale, io ho la mia camera di quand’ero ragazza.
Entro a mia volta in bagno e trovo il water molto sporco e lo sciacquone non era stato usato.
Esco con l’intenzione di dirgli che dovrebbe pulire, ma siccome dorme, non lo disturbo.
In casa c’è un altro uomo, che nella realtà non conosco, che si lamenta di sentirsi molto fiacco.
Mi offro di misurargli la pressione: ha la massima a 127 e la minima a 5. Gli dico che ho un medicinale che fa per lui.
Nella stessa camera vi è anche il mio primo amore che si sveglia.
Memore di come ha lasciato il bagno, gli chiedo se sta male e lui conferma sospettando di avere un’influenza intestinale; gli porto dei medicinali.
Durante il sogno dico a me stessa che, nonostante siano passati molti anni (dico 10 nel sogno, nella realtà quasi 40), sono ancora innamorata di lui.”
Fiorenza

INTERPRETAZIONE

CONSIDERAZIONI

Il sogno di Fiorenza evidenzia in maniera lineare il processo dell’innamoramento adolescenziale con i riferimenti psicofisici che dai sensi si sublimano nei sentimenti: dal senso al sentimento in giustificazione del trasporto erotico. Il rimpallo tra il nudo piacere e la consapevolezza del godimento si collega a un altro tema importante per l’evoluzione psichica, la “posizione edipica”, la conflittualità con i genitori e, nello specifico, il rapporto con il padre. Se la madre offre l’identificazione adeguata, il padre dispensa alla figlia la figura dell’uomo, quel futuro maschio che può essere come lui o all’incontrario. Fiorenza rievoca nel sogno, ricordando il suo vero “primo grande amore”, il legame affettivo e il trasporto sensuale nei riguardi del padre.
La domanda si pone spontanea: “perché il primo amore non si scorda mai?” La risposta è altrettanto secca e precisa: “perché l’intensità dei vissuti sensoriali è alta”. Per la prima volta l’adolescente esce dal suo narcisismo solipsistico e masturbatorio, “posizione fallico-narcisistica”, e si accorge che l’altro evoca un forte stordimento psicofisico: “posizione genitale”. La relazione si è evoluta e si chiama civilmente sentimento d’amore, ma in effetti è un investimento interessato di buona “libido”.
Aggiungo che il sogno di Fiorenza scorre su due piani, il rapporto con il suo “primo grande amore” e il rapporto con il padre.
Procedo con l’interpretazione.

“Ho sognato di abitare la casa della mia gioventù.”

Fiorenza regredisce normalmente in sogno e ritorna adolescente. La “casa”, oltre che l’abitazione, è anche simbolo della struttura psichica e la memoria aiuta questo naturale viaggio nel passato e nel “già vissuto”. La Psiche riporta al presente il materiale da elaborare in sogno. La giovane donna adesso è in famiglia.

“Dentro la casa vi era il mio primo grande amore dei 15 anni.”

Fiorenza si porta dentro la prima forte esperienza sensoriale, l’eccitazione psichica e fisica dell’adolescenza, scatenata da un ragazzo su cui aveva investito la sua energia vitale, “libido”. Questo è il “primo amore”. Se poi è “grande”, vuol dire che Fiorenza ha vissuto un intenso piacere. La memoria conserva esperienze da grandi emozioni. I “15 anni” condensano un’adolescenza avanzata e tanto trambusto ormonale.

“Lui entra in bagno in pigiama e quando esce ci diciamo “buonanotte”, ma io aggiungo un augurio più ampio tipo: “ti auguro con tutto il cuore di riposare bene”.

Inizia il festival dell’intimità discreta e si dà il via al valzer dei buoni sentimenti. Fiorenza rievoca il suo desiderio giovanile di condividere con il suo “primo amore” le paure di un approccio deciso e carnale, per cui l’augurio della “buonanotte” equivale a un “mi prendo cura di te” con le premure di una timida adolescente. Ma questa giovane donna vuole distinguersi e va al di là della semplice e obsoleta “buonanotte” e aggiunge l’augurio di un buon riposo. Quest’ultimo ha anche il valore simbolico di una quiescenza dei sensi e di un desiderio ambivalente di coinvolgimento e di paura: un classico dell’adolescenza. Conoscere e affidarsi al proprio corpo, prima che all’altro, sono determinanti per una buona armonia psicofisica e l’adolescenza è l’età più fascinosa e difficile. Una domanda si pone legittima: “Fiorenza sta sognando la figura paterna a cui era affettivamente molto legata e con cui aveva uno scambio di cordialità?” Inoltre: la scena descritta della buonanotte non soltanto stona con il desiderio sessuale e le pulsioni erotiche, ma è un’esperienza vissuta e rivissuta. Tutto lascia pensare che Fiorenza stia sognando la “posizione edipica” e nello specifico il suo tenero e attraente legame con il padre. Anche Freud nell’autobiografia raccontava della madre che si chiudeva nella camera matrimoniale con il padre lasciandolo solo.

“Fuori è giorno.”

Il sogno conferma che Fiorenza ha vissuto la sua crescita e il suo desiderio alla luce del sole, in piena consapevolezza, nella realtà quotidiana. Anche se quest’amore adolescenziale e questi movimenti dei sensi destano timore, Fiorenza è pienamente cosciente di questa fascinosa e ricca situazione psicofisica.

“Lui entra nella camera matrimoniale, io ho la mia camera di quand’ero ragazza.”

Fiorenza rievoca la sua giusta titubanza per la sessualità e la rappresenta chiaramente nella “camera matrimoniale” di “lui” che va verso la sua dimensione intima ed erotica. Il giovane amore, “lui”, è pronto nei desideri della ragazza all’esperienza sessuale, ma Fiorenza ancora mantiene le paure della sua età, di chi non sa e non ha ancora provato a lasciarsi andare ai moti psicofisici del corpo, alla “libido genitale”. Bellissima è la metafora “la mia camera di quand’ero ragazza”. Le schermaglie e gli ammiccamenti continuano. E’ proprio vero che la Fantasia ne sa una in più del diavolo. Aggiungo che questo “lui” ha tutte le movenze psicofisiche del padre e le abitudini quotidiane di un “già visto” e di un “già vissuto”. Chissà quante volte Fiorenza ha visto il padre entrare nella “camera matrimoniale”.

“Entro a mia volta in bagno e trovo il water molto sporco e lo sciacquone non era stato usato.”

Decisamente Fiorenza è più pudica e meno pronta del suo “primo grande amore”, ma le sensazioni erotiche e le pulsioni sessuali sono abbastanza forti da non essere negate ma da essere avvolte da un forte senso di colpa: “il water molto sporco”. Fiorenza non ha potuto operare la “catarsi”, la purificazione dei suoi sensi di colpa in riguardo alla sessualità. Fiorenza ha vissuto e subito le sue sensazioni, ne ha avuto paura e sulla scia delle direttive morali dell’ambiente familiare e culturale le ha colpevolizzate. Pur tuttavia e meno male, quest’ingenua adolescente non sa trattenere le sue pulsioni e tante non le ha assolte: “lo sciacquone non era stato usato”. Fiorenza si è proprio lasciata andare e non è stata capace di controllare il movimento dei sensi. Il suo ragazzo è più disinibito sessualmente parlando e sempre nei vissuti di Fiorenza: meccanismo psichico di difesa della “proiezione”. Fiorenza ha ben capito la vita intima e privata del padre e la rivive pari pari in riferimento al giovane che la turba. Il sogno si complica nella sua semplicità proprio perché si lascia leggere su due piani: Fiorenza e il padre, Fiorenza e il suo primo grande amore.

“Esco con l’intenzione di dirgli che dovrebbe pulire, ma siccome dorme, non lo disturbo.”

Fiorenza vuole liberarsi dai sensi di colpa in riferimento alle sue pulsioni sessuali, ma li proietta nel ragazzo. Il suo desiderio è bloccato nella quiescenza. Fiorenza riesce a controllarsi e prevale il contenimento. Il “primo grande amore” è anche questo controllo dei sensi per paura di perderli e di lasciarsi andare totalmente al piacere di quell’orgasmo che si conosce possibilmente nella masturbazione narcisistica, ma non si è ancora vissuto nella relazione con l’altro. Fiorenza inizialmente oscilla tra l’abbandono e l’autocontrollo, ma successivamente lascia prevalere il ripristino della vigilanza. Altro piano: Fiorenza tollera che il padre sia un uomo con i suoi bisogni e le sue pulsioni, le sue fantasie e i suoi desideri.

“In casa c’è un altro uomo, che nella realtà non conosco, che si lamenta di sentirsi molto fiacco.”

Fiorenza, rievocando in sogno il passato, trova nella sua casa psichica “un altro uomo”, il “fantasma” del maschio, la rappresentazione emotiva della figura maschile di cui non ha coscienza: un uomo astenico e lamentoso e totalmente diverso dal suo “primo grande amore”. Questa è la “parte negativa del fantasma del maschio” che Fiorenza ha elaborato nella sua infanzia in riferimento alla figura paterna, il primo vero amore delle bambine. Fiorenza elabora in sogno la caratteristica della debolezza maschile e dimostra di difendersi dal “feeling” vissuto a suo tempo con il padre. Un uomo fiacco non è eccitato in alcun senso. Riflessione: nel vivere il primo amore si riesumano le figure dei genitori, la “posizione edipica”. Approfondendo bisogna rilevare che Fiorenza adolescente svirilizza il maschio per sue giuste difese, lo rende fortemente astenico in un momento in cui dovrebbe essere fortemente tonico.

“Mi offro di misurargli la pressione: ha la massima a 127 e la minima a 5. Gli dico che ho un medicinale che fa per lui.”

Fiorenza continua a difendersi da quest’uomo apparentemente sconosciuto e che è, a tutti gli effetti, il padre. La pressione arteriosa è critica e testimonia di una necessità terapeutica. Possibilmente Fiorenza ricorda qualche tratto psicofisico caratteristico del padre, una freddezza affettiva o una malattia, prima di soccorrerlo. Il “medicinale” si attesta non soltanto nell’accudimento, ma soprattutto nel valore simbolico del fascino erotico femminile. Fiorenza sa del desiderio e dell’eccitazione maschile nei riguardi delle donne, è consapevole del suo corpo e della sua capacità di eccitazione dell’altro.

“Nella stessa camera vi è anche il mio primo amore che si sveglia.”

Dentro di lei e sempre nella sfera affettiva c’è anche il suo ragazzo adolescente. Fiorenza prende coscienza di questo forte investimento dei suoi sensi e si relaziona con lui. Dopo il padre e i conflitti affettivi, nonché i sensi di colpa legati alle pulsioni incestuose, si presenta alla limpida coscienza di Fiorenza l’esperienza di mettere alla prova il suo potere seduttivo, la pillola giusta o “il medicinale che fa per lui”, dopo averlo sperimentato nel corso degli eventi e della formazione psichica. Insomma Fiorenza sogna il momento psicofisico in cui si è aperta alla relazione con l’altro.

“Memore di come ha lasciato il bagno, gli chiedo se sta male e lui conferma sospettando di avere un’influenza intestinale; gli porto dei medicinali.”

L’amore ha creato un gran turbamento in Fiorenza: sensi di colpa rappresentati dallo sporco e legati alle pulsioni incestuose, difficoltà ad abbandonarsi ai moti del corpo e ai fantasmi della mente, la vocazione benevola di crocerossina nei confronti del maschio. La cura solerte è la risposta ai mali degli altri, in questo caso il padre e il primo grande amore. “L’influenza intestinale” è chiaramente la “proiezione” delle pulsioni erotiche e sessuali di Fiorenza. Ricordo che il ventre è il classico simbolo della concupiscenza e dei desideri classicamente materiali sin dai tempi di Platone. Fiorenza avverte e Fiorenza inibisce, si porta “dei medicinali”. Nel sogno lui scarica e lei trattiene e sublima. Fiorenza vive e sente in piena coscienza e si difende dal coinvolgimento razionalizzando e non abbandonandosi.

“Durante il sogno dico a me stessa che, nonostante siano passati molti anni (dico 10 nel sogno, nella realtà quasi 40), sono ancora innamorata di lui.”

Ancora oggi Fiorenza vuole vivere quelle emozioni e dopo tanto tempo rievoca quelle composite e attraenti movenze del suo corpo, nonché il corredo dei desideri e delle fantasie connesso. Questo è il “primo amore”, quello che non si scorda mai e, se poi è anche grande, lo si tiene in memoria per tutta la vita: “volevo dirti che io non ti ho mai dimenticato” disse una donna incontrando al supermercato il suo primo amore, quello che non si storicizza e non convola a giuste nozze. Ma il “primo amore” non è unico, perché esistono tanti “primi amori” e si classificano tali in base agli investimenti erotici che hanno consentito la conoscenza del corpo e la coscienza di sé e del proprio valore. Fiorenza in sogno ricorda quando e come si è innamorata di se stessa tramite l’altro e quando la sua “libido fallico-narcisistica” si è evoluta in “genitale”, nonché l’abdicazione e la risoluzione della “posizione edipica” abbandonando la conflittualità con il padre e la madre. Ancora oggi le bambine dicono che da grandi sposeranno il papà e da grandi dicono che si sono legate a un uomo simile o esattamente il contrario del padre. Siamo sempre in quel “complesso di Edipo” che Freud tanto ha elaborato sviscerando normalità e patologia.
Queste sono le parole che mi sono servite per illustrare la storia del sogno di Fiorenza.

LUI E LEI … LE FIGLIE E L’ALTRA

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“Gemma sogna di trovarsi con sua figlia di fronte a uno strano sentiero che bisogna percorrere.

Lei va per prima e incoraggia la figlia di fronte all’acqua; la figlia devia trovando la via.

Gemma, invece, barcolla e sta per cadere da uno scalino; poi vede uno strano essere e sceglie un’altra strada.

Finalmente arriva alla cassa, come se il percorso di prima fosse stato un supermercato.

Dietro di lei c’è lui, alto, e le dice che è venuto da lei, ma si rammarica di aver lasciato a casa la moglie e la figlia piangenti.”

Il sogno di Gemma propone un tema importante: l’innamoramento e l’amore,

un dilemma da districare tra gli affetti storicamente consolidati e istituzionalizzati e gli affetti in deroga e sensibili alla colpa.

La trama è semplice e i simboli sono significativi.

Questo sogno è stato fatto anche in dormiveglia su un vissuto in atto e altamente considerato:l’innamoramento. La valenza narrativa si alterna e a volte prevale sulla valenza simbolica.

Vediamo subito la decodificazione dei simboli e poi componiamo la psicodinamica.

Il “sentiero strano che bisogna percorrere” condensa l’ineluttabilità dell’esercizio del vivere e la ricerca della soluzione di un conflitto o la risoluzione di un progetto.

La “figlia” è l’affetto consolidato e la proiezione dell’altra parte di sé, quella che vuol conoscere, quella che vuol sapere.

L’”acqua” condensa l’universo femminile, le pulsioni neurovegetative e le emozioni profonde, gli affetti e la recettività sessuale, la madre e la donna. Gemma è una buona educatrice e incoraggia la figlia e se stessa a crescere e a diventare autonoma. La figlia o l’altra parte di sé è una brava scolara perché devia subito trovando la via: tutto questo è nei desideri di Gemma.

Barcollare e stare per cadere rappresentano il dubbio e l’induzione alla colpa, la tentazione e la crisi della coscienza morale, il richiamo alla trasgressione e la censura.

“Vede uno strano essere e sceglie un’altra strada”. Si tratta della parte emergente e nuova di sé, la parte non agita ma latente, il “non nato” che vuole nascere ma che fa paura.

La “cassa” rappresenta il “Super-Io”, la censura morale e l’espiazione della colpa: “il redde rationem”, il rendimi conto di quello che fai.

Il “supermercato” condensa la socializzazione e lo scambio, la relazione e l’opinione, la trattativa e lo scambio, la seduzione e la truffa.

“Lui” condensa la trasgressione e il desiderio, la pulsione e la seduzione, l’investimento della “libido” e l’oggetto dell’attrazione, l’oscurità subdola e clandestina.

Lui è “dietro di lei” ad attestare la volitività di Gemma, la sua sicurezza e la sua determinazione nel prendere ciò che vuole: una buona consapevolezza del suo valore globale.

Lui è “alto”, un piccolo dio, qualcosa di sacro, un padre eterno, un fascinoso Marcantonio, una figura autorevole e inarrivabile. Questa caratteristica fisica e simbolica, “alto”, viene attribuita al padre dalle bambine in piena fase edipica. Gemma ha qualche pendenza verso il padre, deve liquidare ancora qualcosa verso l’augusto genitore.

Lui “dice che è venuto da lei”: ottimismo e potere di Gemma nell’esporre il suo desiderio.

Il “rammarico” etimologicamente contiene il termine “amaro” per rappresentare il travaglio della consapevolezza e della scelta, il dolore della deliberazione e della decisione da parte dell’”Io” di agire il desiderio.

Del resto, ha “lasciato a casa la moglie e la figlia piangenti”, per cui la scelta non è indolore e spavalda, è dettata dalla consapevolezza sadica di nuocere agli affetti costituiti e conclamati.

Ricostruiamo il quadro narrativo del sogno.

Gemma s’imbatte in un’esperienza nuova di vita che non aveva pensato di poter fare e la sua premura va alla figlia: l’amore materno in primo luogo. Pur tuttavia, Gemma è decisa a seguire i suoi nuovi vissuti e incoraggia la figlia all’emancipazione dalla sua figura, una soluzione ai suoi sensi di colpa più che una “maieutica” evolutiva.  Gemma segue la sua pulsione e la figlia devia trovando la via. La madre è libera e pronta alla trasgressione nel momento in cui si libera dell’amore materno e sceglie se stessa.

Pur tuttavia, Gemma non è convinta di quello che sta vivendo e che sta facendo anche se è più forte della sua volontà. S’imbatte nella “parte negativa di sé” e si censura correggendo il tiro con un’altra soluzione. Si rende conto di quello che sta facendo e teme il giudizio della gente.

Ecco il “casus belli”, il conflitto di Gemma:  lui ha scelto lei, ma ha lasciato la sua famiglia in lacrime.

Il sogno attesta di una tentazione trasgressiva e dei conti da fare con il “Super-Io”, l’istanza psichica morale, un conflitto che arriva quando meno te l’aspetti e quando pensavi di essere sopravvissuta a certe esperienze. Non bisogna mai pensare di essere al di sopra di ogni sospetto e di ogni possibilità, così come non bisogna mai rassegnarsi di fronte al gioco del caso. Bisogna tenerlo sempre in considerazione e averne una piena consapevolezza perché la “rimozione” può non funzionare e il rimosso può ritornare con la forte esigenza di tradursi in esperienza concreta.

La prognosi impone a Gemma di valutare attentamente le ingiunzioni del “Super-Io” fino al grado di accettabilità e di convenienza e di deliberare e di decidere con piena consapevolezza in riguardo alla possibilità pratica e pragmatica. In questo severo compito la funzione mediatrice dell’”Io” è particolarmente importante per equilibrare il desiderio e la frustrazione.

Il rischio psicopatologico s’incentra nel sacrificio della “libido” ridestata e immessa in circolo. La frustrazione dell’energia vitale porta immancabilmente a una conversione somatica con una serie di disturbi collegati. Inoltre, la vanificazione del progetto di agire il vissuto sentimentale ed erotico risveglia il tratto depressivo.

Considerazioni metodologiche: il sogno di Gemma induce a riflettere

sul fenomeno dell’innamoramento e sui risvolti psichici che comporta quando avviene nella piena maturità e con situazioni personali e istituzionali affermate. Perché il marito o la moglie, il padre o la madre, il compagno o la compagna si abbandonano alle sensazioni e ai sentimenti dell’adolescenza, il periodo in cui si era “ignoranti” e “infanti” ossia senza esperienza e senza parole? Perché? Perché un uomo di cinquant’anni lascia moglie e figli con la semplice giustificazione del suo innamoramento per una trentenne? Perché una donna si perde irrimediabilmente per un altro uomo con la giustificazione che verso il marito non provava più niente? E perché..? E perché..? La casistica è tanta. Poche idee ma chiare sono necessarie a questo punto. Ci si innamora a una certa età per “fuga dalla depressione”. Di fronte alle frustrazioni personali e alle delusioni esistenziali scatta il meccanismo di difesa dall’angoscia della “regressione” a tappe gratificanti in riguardo agli investimenti della “libido”. Di fronte alle minacce della senilità e alla progressiva perdita di potere libidico, scatta il tratto depressivo che abbiamo incamerato sin dal primo anno di vita e che immancabilmente di tanto in tanto abbiamo ridestato e nutrito con le esperienze traumatiche della vita. Ecco che operiamo una fuga salutare difensiva dal presente con la regressione a tappe evolutive gratificanti ma vissute nella convinzione che si tratta di qualcosa di nuovo e d’inaspettato. In effetti si tratta di una soluzione inconsapevole dell’istanza depressiva che urge e chiede di essere curata. E allora? Allora bisogna sempre stare all’erta con l’autocoscienza, curarla gelosamente e sapere dove mi trovo e cosa possiedo. L’amore era per Schopenhauer una illusione ingannevole della maligna essenza dell’universo chiamata “Volontà di vivere”. Leggete a tal proposito il testo intitolato “L’amore”. Ma, al di là dei filosofi e delle personali convinzioni, il benefico “sapere di sé” evita disastri individuali e sociali, evita di fare del male a se stessi e ai figli in questo caso. L’autonomia psichica dà ed è disposta anche a non ricevere, è essenzialmente “genitale” ossia donativa. Non è sempre opportuno  immettersi nel circuito delle dipendenze affettive con la fasulla convinzione che si tratta del vero e grande amore della vita. Il vero e grande amore della propria vita deve essere in primo luogo il proprio sé. Per quanto riguarda innamoramenti celestiali e infatuazioni uniche si tratta di assolute minchiate inventate dai preti in vena di sballo o dal “Genio della Specie”, come diceva il grande Arturo.