LA MACCHINA INTROVABILE

TRAMA DEL SOGNO

“Ho sognato che mi avevano rubato l’auto.

Ero in un luogo strano, il parcheggio di una stazione o di un aeroporto, e stavo tornando a casa da non so dove.

Ero con amici e avevo aperto il bagagliaio per mettere le valigie.

Sono andata verso di loro e, quando mi sono voltata, la macchina non c’era più.

Tutto era andato bene e ho pensato che questa non ci voleva.

Non ricordo come sono andata a casa.

Durante la cena ho detto a mio marito che mi avevano rubato la macchina.

Era arrabbiato e diceva che proprio quella non dovevano rubarla. Cercava un modo per rintracciarla, ma diceva che non la troveremo più.

A questo punto mi sono svegliata.”

Il mio nome è Marumaru.

INTERPRETAZIONE DEL SOGNO

Ho sognato che mi avevano rubato l’auto.”

C’è qualcosa che non va negli apparati e nelle funzioni del sistema neurovegetativo di Marumaru. C’è qualcosa che non va nella sessualità, ma non in senso organico, c’è qualcosa di psicologico che si è inceppato e causa una disfunzione all’esercizio della vita sessuale. C’è un “fantasma di castrazione” in circolo nella “organizzazione psichica reattiva” di Marumaru. La donna non vive bene in questa contingenza psico-storica la sua femminilità e la sua sessualità. Deve essere successo qualcosa di traumatico che ha riesumato questo “fantasma” che si matura nell’infanzia e che si trasporta nel corso dell’evoluzione psicofisica sotto forma depressiva di perdita. “Rubato l’auto” si traduce in “vivo malissimo il mio corpo e le mie funzioni erotiche e sessuali”, mi sento castrata.

Ero in un luogo strano, il parcheggio di una stazione o di un aeroporto, e stavo tornando a casa da non so dove.”

Il luogo sarà “strano”, ma simbolicamente è inequivocabile. E’ il luogo del distacco e della perdita. Un “fantasma di morte” si profila subito dopo il “fantasma di castrazione”. Di certo, siamo in un ambito psichico fortemente depressivo. Marumaru sta mettendo a dura prova la sua solidità psichica sotto le sferzate amare del distacco e della perdita. Se nella “castrazione” c’è una causa traumatica esterna che esaspera la “rappresentazione” di se stessa, nella “morte” c’è una congrua emersione dal profondo del nucleo depressivo dell’infanzia a cui nel tempo si sono associati tutti vissuti di perdita successivi. Marumaru è in uno stato psichico di obnubilamento mentale, uno stato crepuscolare della coscienza che non le consente quella lucidità necessaria per una reazione adeguata alla situazione in corso. Sta rientrando in se stessa dopo aver subito uno shock, “stavo tornando a casa da non so dove”. Marumaru ha appena vissuto un’esperienza fortemente emotiva che l’ha scombussolata dalle fondamenta ed ha evocato i suoi “fantasmi di castrazione e di morte”, l’angoscia di non essere giusta e adeguata, l’angoscia di vivere una perdita affettiva e un distacco sentimentale. Questo è il vero senso e significato di “ero in un luogo strano”.

Ero con amici e avevo aperto il bagagliaio per mettere le valigie.”

Marumaru è una donna che socializza bene, “ero con gli amici”, ha una disposizione psichica a stare con la gente e in mezzo alla gente, nonché a fidarsi della gente. Pur tuttavia, la sua apertura sociale non sempre incorre nel giusto premio e nel doveroso riconoscimento. La gente sa che Marumaru è una donna e una madre, che ha una precisa identità psichica e sociale, che occupa un ruolo inequivocabilmente femminile: il suo “bagagliaio contiene le valigie”. Non si capisce bene quanto i cosiddetti “amici” siano solidali con Marumaru dal momento che sono messi in questa cornice onirica come tramite per cambiare quadro, più che come possibili alleati. In ogni caso questi amici movimentano la psicodinamica onirica senza stonare. La funzione onirica ha una valida capacità rappresentativa e creativa.

Sono andata verso di loro e, quando mi sono voltata, la macchina non c’era più.”

La disposizione sociale di Marumaru è, altresì, confermata proprio nell’andare “verso di loro” quasi in atto di solidarietà, di ricerca di consenso e di approvazione di fronte al trauma della “castrazione” e della “morte”, della deprivazione e della perdita. Marumaru si trova di botto senza la funzione sessuale e senza il ruolo di madre e chiede alla società la nuova modalità di riconoscimento, chiede a se stessa quale immagine sociale deve esibire tra la gente che l’ha vissuta e riconosciuta come donna intera e madre integra. Marumaru ha perso proprio la figura di donna e il ruolo di madre. In qualche modo è stata deprivata della sua identità psicofisica. Non si tratta certamente del trauma dell’invecchiamento legato alla menopausa e alla perdita della capacità di essere fecondata e di avere un figlio, la questione verte su un trauma che Marumaru ha subito e che ha leso la sua identità psicofisica e il suo ruolo di madre, nonché il suo ruolo sociale di donna che vive e lavora tra la gente. Viene confermato quanto detto in precedenza.

Tutto era andato bene e ho pensato che questa non ci voleva.”

E’ intercorsa una circostanza che ha smascherato lo status psicosociale di Marumaru, è brillato un fulmine nel ciel sereno che ha turbato l’equilibrio psicofisico, è occorso uno strano evento che ha messo a nudo la verità storica di un’esistenza: “tutto era andato bene”. Serve un cabarettista con il suo repertorio di intrighi e paradossi per illustrare che “tutto era andato bene” e che questo trauma “non ci voleva” proprio. Spesso la malafede e l’ingenuità vanno a braccetto nelle relazioni umane e specialmente in quelle amorose. Una inedita fiducia e un acritico affidamento sono virtù che spesso si sacrificano nel campo di battaglia. E’ successo che una donna chiamata Marumaru si è imbattuta con molta pacatezza riflessiva nella necessaria modificazione del vissuto su se stessa e sul suo ruolo di donna e di madre. Il trauma non è da poco anche se viene sostenuto dall’esperienza e dai meccanismi di difesa dell’età matura: la “razionalizzazione” ad esempio. Per questa motivo l’espressione “ho pensato che questa non ci voleva” calza a pennello con i tempi e le circostanze.

Non ricordo come sono andata a casa.”

Traduco immediatamente dal registro simbolico al registro logico: “ho operato una poderosa “rimozione”, non “razionalizzazione”, per difendermi da tanto inganno e da tanta lesione personale”. Marumaru sistema nella sua “organizzazione psichica” i segni funesti di tanta sventura e, anche se possiede gli strumenti per archiviare bene il trauma dimenticando e ridimensionando gli eventi, è costretta a inserire nella sua “casa” psichica mobilio e accessori di non propria pertinenza e competenza. Ripeto: di fronte agli effetti psicofisici del trauma subito dalla sua persona e dalla sua figura, Marumaru trova una sistemazione idonea ai nuovi vissuti, oltretutto imposti da inaspettate occasioni e malcelate omissioni. La “rimozione” è un meccanismo psichico di difesa che soccorre ogni persona che vi ricorre con la sua blanda consolazione di oblio e di leggera dimenticanza e senza ricorrere necessariamente a ipotizzare dimensioni psichiche inconsce.

Durante la cena ho detto a mio marito che mi avevano rubato la macchina.”

“Lupus in fabula”. Il quadro onirico si sposta consequenzialmente nella zona relazionale degli affetti costituiti e consolidati per spiegare la psicodinamica e l’entità della questione relazionale in corso. Il “marito” rappresenta non certo il partner di Marumaru, ma sicuramente la sua “parte psichica maschile”, quella affermativa che esige il massimo rispetto della propria autonomia psicofisica ed esclude, di conseguenza, qualsiasi forma di dipendenza che si può essere strutturata nel tempo e soprattutto nella convivenza massimamente fiduciaria. La “cena” attesta di un contesto sociale in cui è avvenuta la “castrazione”, il furto della “macchina”, la depauperazione della propria sessualità e l’offesa della propria femminilità. Marumaru prende progressivamente coscienza che, al di là dell’evento traumatico, ha fatto difetto la sua “parte psichica maschile”, “mio marito”, in questa relazione drammatica con se stessa, magari scatenata da stupidità altrui, ma in ogni caso male affrontate da una donna ingenua e innocente che pensava di essere al di sopra di ogni sospetto e circostanza. A Marumaru è venuta a mancare la direttività decisionale nella circostanza in cui è stata messa in gioco la sua fiducia e il suo affidamento nei riguardi degli altri.

Era arrabbiato e diceva che proprio quella non dovevano rubarla. Cercava un modo per rintracciarla, ma diceva che non la troveremo più.”

Questa è la reazione da cavallo di razza della nostra protagonista: la rabbia scatenata dall’ingiustizia subita dalla sua persona e l’offesa arrecata alla sua figura, “proprio quella”. Marumaru dimostra un forte attaccamento alla sua femminilità e alla sua vita sessuale. La reazione è direttamente proporzionale all’intensità emotiva del sentimento della rabbia che per difesa ha spostato nella figura del marito, la sua “parte psichica maschile”, quella adibita alla difesa dell’orgoglio e alla tutela dell’onore. Marumaru le tenta tutte per recuperare la sua dimensione psicofisica turbata e umiliata, ma alla fine si convince che la “castrazione” è avvenuta anche se per interposta persona. La donna non ha saputo evitare l’umiliazione al suo essere femminile e il danno alla sua sessualità. La rabbia si compone nell’accettazione, il sentimento si placa nella consapevolezza della perdita. Il sogno si conclude con la pacatezza dell’inesorabilità dell’evidenza e con il rifiuto di una compensazione delirante che deroga dalla realtà dei vissuti e dei fatti. Dopo la “rimozione” arriva la “razionalizzazione”, dopo la dimenticanza subentra la presa di coscienza.

In conclusione è opportuno ribadire che spesso il sogno approfitta di un fatto della realtà o di un’esperienza vissuta per comporre le disarmonie e per riparare i traumi: vedi la teoria onirica della Gestalt psicologia. Magari qualche difetto del marito di Marumaru ha scatenato in sogno una reazione intesa precipuamente a cogliere la propria debolezza nella tutela della propria persona e nella difesa della propria integrità psicofisica anche in occasioni impreviste e inaspettate. La rabbia normale è esternata nella realtà degli eventi, mentre nella realtà onirica persiste sempre una forma di tutela psichica legata alla migliore sopravvivenza possibile anche di fronte a traumi imprevisti.

E fu così che Marumaru si arrabbia in sogno con la sua smarrita autonomia psicofisica e con la sua improvvida fiducia nei riguardi degli altri, nonché con il suo acritico affidamento al mondo che la circonda. E’ questa la sua vera “parte psichica maschile” che è andata in crisi per negligenza e per distrazione. E’ sempre preferibile tenere alta la guardia e sapere leggere e scrivere anche di fronte a circostanze di impostura e di ignoranza altrui.

ONNIPOTENZA E DEPRESSIONE

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“Michel sogna di trovarsi in piazza con gli amici.
All’improvviso si scatena un terremoto.
Michel non è in panico come tutti gli altri e si sente sicuro sotto una pensilina di plastica in attesa della corriera.”

Un buontempone è questo Michel. Non gli mancano le arti della socializzazione e non sa fare a meno delle relazioni. Si offre e si vende bene, molto bene. Anche la seduzione non deve difettare. Un uomo di mondo che si esibisce, un leader nel suo essere speciale.
La collocazione della “piazza” richiama simbolicamente la greca “agorà”, il luogo della politica e delle relazioni sociali di poco spessore, della truffa e dell’inganno, dello scambio e della comunicazione, della parola e dei discorsi, dei millantatori e dei narcisisti. La “piazza” non è la dimora e tanto meno l’alcova. In “agorà” si trovava bene Socrate nell’ascolto dei Sofisti, si trovavano bene i sudditi nell’ascolto dei dittatori, si trova bene Michel con la gente che lo conosce e gli vuol bene.
“Michel sogna di trovarsi in piazza con gli amici.” Assolto il punto primo.
Punto secondo: ” All’improvviso si scatena un terremoto.”
Cosa sarà mai un terremoto per un uomo come Michel che ha tanti amici e che si trova in piazza? Leggo direttamente dal mio “dizionario psicoanalitico dei simboli onirici” e riporto la voce “terremoto”: “grave disagio psichico, crisi del principio di realtà e della funzione di mediazione dell’istanza dell’Io combattuto tra le inibizioni del Super-Io e le pulsioni dell’Es, conflitto psichico e contatto precario con la realtà in atto. Povero Michel! E’ proprio preso male. Questo terremoto non ci voleva in tanto godimento relazionale. Stava così bene in piazza con gli amici e all’improvviso arriva il terremoto. Ma cosa c’entrava il terremoto? Eppure nell’apparente benessere il sogno dice che Michel cova un forte malessere. Non ci resta che vedere la soluzione ingegnosa di Michel a tanto disagio.
L’onnipotenza! “Michel non è in panico come tutti gli altri…” Michel è diverso, è un vero uomo dai mille accorgimenti e dalle mille risorse. Michel ne sa una più del diavolo. Povero diavolo, quanti confronti è stato ed è costretto a subire senza essere interpellato! Il terremoto non impaurisce minimamente Michel. Quest’uomo è fatto di un’altra pasta. Michel non è come gli altri “cacasotto” che di fronte al terremoto si rifugiano in un riparo possibilmente più sicuro. Michel conosce le cose del mondo e ha una risposta per ogni evenienza. Michel può tutto, “omnia potest” come il Padreterno. Miche è un padreterno, si valuta e si ama tanto da entrare in concorrenza con Narciso. “Panico” traduce “tutto compreso”, il timor panico abbraccia tutto, il corpo e la mente. Di fronte a una manifestazione mastodontica della Natura, un “sublime” l’ha definito Kant, Michel si schernisce e non si lascia minimamente emozionare. Che lenza! Che uomo, anzi che superuomo!
“…si sente sicuro sotto la pensilina di plastica in attesa della corriera.”
Pensate un po’! Una traballante pensilina di plastica è il giusto antidoto alla furia distruttrice di un terremoto, al “sublime” della Natura. Michel è veramente un genio onnipotente. Vive in un altro mondo, una neorealtà tutta sua dove non c’è il terremoto o quanto meno non fa paura, anzi fa sorridere, una personale realtà diversa da quella degli altri comuni e poveri mortali. Basta una pensilina di plastica per ripararlo dal terremoto, una difesa apparentemente irrisoria per sopravvivere ai più terribili disastri.
La vita continua soltanto per Michel: aspetta l’arrivo della corriera. Mentre tutti cercano di conservare la vita, Michel sopravvive, va “sopra la vita” con la sua onnipotenza, può magicamente far tutto a suo favore e tutto in sua esaltazione. La corriera, trattandosi di automatismo meccanico, condensa simbolicamente le pulsioni sessuali gestite dal sistema neurovegetativo involontario. Di fronte ai disastri del suo “Io” Michel reagisce con l’antidoto sessuale: la sua autoterapia antidepressiva.
Questa è la versione ilare del sogno di Michel, a riprova di come il sogno sa usare anche l’ironia nel formularsi. Il termine “ironia” ha un significato filosofico, Socrate, e psicologico, Freud: destrutturazione dell’Io e delle sue resistenze nella presa di coscienza del materiale psichico rimosso e per una migliore autoconsapevolezza.
Il sogno paradossale di Michel evidenzia una grossa componente depressiva dietro una facciata ironica; quest’ultima serve da copertura al vero problema e funge da resistenza alla presa di coscienza, ma è un forte stimolo a disoccultare i conflitti rimossi e la mancata maturazione umana, oltre che psichica.
La prognosi impone la giusta valutazione del disagio psichico e la terapia adeguata all’angoscia di perdita, dal momento che l’onnipotenza non può reggere sempre il peso dei conflitti irrisolti.
Il rischio psicopatologico si attesta nella sindrome depressiva.
Riflessioni metodologiche: il sogno ha una sua ilarità. “Si ride per non piangere”, dice un motto popolare per sottolineare la “conversione nell’opposto”, un meccanismo di difesa dall’angoscia e di formazione del sogno. Freud scrisse un’opera titolata “Il motto di spirito e la sua relazione con l’Inconscio” nell’anno 1905, dove coglieva i collegamenti tra la dimensione interiore e l’espressione esteriore, tra il materiale psichico rimosso e l’espressione verbale o mimica. In sostanza il riso nasce dal richiamo subdolo di pensieri rimossi e di notizie indicibili: ad esempio ammiccare alla sessualità in maniera indiretta. Il sogno usa il paradosso per dire profonde verità e l’ironia come invito alla presa di coscienza del materiale psichico rimosso. Queste verità bisogna saper leggere e adeguatamente considerare, questo invito bisogna accettare inevitabilmente prima o poi.