ISLAM

ISLAM

LE RAGIONI STORICHE E LE RAGIONI CULTURALI

§ 1

Sura I – Al-Fâtiha – L’Aprente

1 In Nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso.

2 La lode appartiene ad Allah, Signore dei mondi,

3 il Compassionevole, il Misericordioso,

4 Re del Giorno del Giudizio.

5 Te noi adoriamo e a Te chiediamo aiuto.

6 Guidaci sulla retta via,

7 la via di coloro che hai colmato di grazia, non di coloro che sono incorsi nella Tua ira, né degli sviati.

Amin.

La prima sura del Corano appartiene al periodo “pre-hegira”, precedente alla fuga di Muhammad dalla Mecca, e fu rivelata al Profeta in questa città, la capitale politica ed economica da sempre riconosciuta della cultura araba.

La sura è nota come “as-sab’u-l-mathâni”, “i sette ripetuti”, in quanto è composta da questi sette versi che sono obbligatoriamente recitati da ogni credente nell’assolvimento delle preghiere quotidiane e nell’adorazione rituale di Allah.

Il testo può essere equiparato al “Pater noster” cristiano e comprende l’invocazione e la devozione al Padre, il riconoscimento dei suoi attributi essenziali come l’unità e l’unicità, la professione e la testimonianza della fede, il potere assoluto di Allah sul visibile e sull’invisibile, la gloria e l’amore verso i figli deboli e la conferma passiva della fede da parte del credente con la totale accettazione della Verità e dell’ordine costituito.

In questa sura è implicita la condanna dei miscredenti e degli “sviati”, coloro che hanno interpretato in maniera erronea la sacra Scrittura e gli insegnamenti di Allah, gli ebrei e i cristiani, “quelli del Libro” che hanno elaborato in maniera imperfetta la volontà di Dio comunicata attraverso la lunga serie dei profeti che da Noè arriva a Gesù Cristo.

La Rivelazione e la predicazione di Muhammad (La Mecca 570 – Medina 632) hanno inizio nei primi decenni del settimo secolo dopo Cristo e in particolare tra il 613 e il 632; in questo periodo il profeta di Allah annuncia alle tribù arabe, stanziate nelle oasi e nelle città, e alle tribù nomadi, i beduini e i predoni del deserto, una nuova religione, l’Islam, una fede monoteista che mette in crisi il tradizionale politeismo pagano di questi gruppi etnici e induce una progressiva evoluzione culturale che imporrà secondo le esigenze storiche i suoi diritti di interpretazione anche nei versanti politico e giuridico, sociale ed economico, filosofico ed artistico.

L’Islam e il suo monoteismo sono un originale rinnovamento di tutte le tradizioni culturali arabe storicamente presenti all’alba del settimo secolo secondo il calendario occidentale.

Sura III – Al-‘Imrân – La famiglia di Imran

18 Allah testimonia, e con Lui gli Angeli e i sapienti, che non c’è dio all’infuori di Lui, Colui che realizza la giustizia. Non c’è dio all’infuori di Lui, l’Eccelso, il Saggio.

19 Invero, la religione presso Allah è l’Islam. Quelli che ricevettero la Scrittura caddero nella discordia, nemici gli uni degli altri, solo dopo aver avuto la scienza.

Ma chi rifiuta i segni di Allah, sappia che Allah è rapido al conto.

L’unicità di Allah e la verità dell’Islam sono contrapposte all’insipienza degli Ebrei e dei Cristiani, coloro che “ricevettero la Scrittura” e “caddero nella discordia” in una forma storicamente sempre più maligna di ostilità, oltretutto estesa fino ai decenni del XX° secolo, per il mancato riconoscimento dei veri attributi divini e per la tragica miscredenza.

L’unicità di Allah, “non c’è dio all’infuori di Lui”, rievoca in maniera pedissequa la prima delle dieci Leggi date dal Dio ebraico a Mosé sul monte Sinai e scolpite in due tavole di pietra, quel “Decalogo” fatto proprio anche dai cristiani, ma è degno di interesse l’attributo giuridico di Allah, “Colui che realizza la giustizia”, possibilmente derivato dall’attributo morale di essere l’unico depositario del Bene e del Male.

Di conseguenza, Allah propone ai suoi figli arabi la via della salvezza eterna tramite l’obbedienza passiva alle sue Leggi; l’ordine religioso e teologico è il necessario assunto di base dell’ordine sociale e giuridico, strutture e schemi che hanno un condiviso senso e un riconosciuto significato all’interno di una struttura culturale, la cultura araba per l’appunto.

I segni di Allah devono essere interpretati in maniera corretta per non incorrere nella sua punizione; la Semiologia affonda le sue radici anche nel Corano.

Sura II – Al-Baqara – La Giovenca

121 Coloro che hanno ricevuto il Libro e lo seguono correttamente, quelli sono i credenti. Coloro che lo rinnegano sono quelli che si perderanno.

122 O figli di Israele, ricordate i favori di cui vi ho colmati e di come vi ho favorito rispetto ad altri popoli del mondo.

123 E temete il Giorno in cui nessuna anima potrà alcunché per un’altra, e non sarà accolta nessuna intercessione e nulla potrà essere compensato. Ed essi non saranno soccorsi.

Gli Ebrei hanno ricevuto da parte di Dio il privilegio etnico e il Libro della Verità, ma non hanno manifestato la giusta fede e hanno in tante occasioni rinnegato lo stesso Dio che li aveva eletti, per cui essi meritano il castigo eterno, nonostante l’affinità religiosa e la priorità temporale nei confronti dell’Islam.

Consegue correttamente il giudizio di imperfezione da parte di Muhammad: l’Ebraismo e il Cristianesimo sono religioni monoteistiche imperfette.

Oltremodo degno di riflessione per le successive implicazioni sociali e culturali è il collegamento di Allah con la Giustizia del verso 18 della sura III: Allah è Colui che realizza inequivocabilmente la Giustizia semplicemente perché la crea e la possiede.

La Legge di Dio assume una chiara valenza celeste e trascendente, ma non esclude la dimensione terrestre e temporale, in quanto essa è riservata agli uomini arabi e alla società musulmana.

All’uopo nasceranno dopo la morte di Muhammad le scuole giuridiche islamiche, gli interpreti della Volontà legale di Allah o delle norme desunte dal Corano e atte a regolare la vita individuale, sociale e politica dei musulmani con la giusta devozione.

E’ necessario ancora una volta rilevare che l’unicità di Allah, “non c’è dio all’infuori di Lui”, è tratto direttamente dalle “Tavole della Legge” che Dio diede a Mosè presso il monte Sinai per il popolo ebraico; in questo caso specifico l’unicità di Allah è desunta dal primo comandamento di ogni buon ebreo e di ogni buon cristiano.

I segni di Allah sono talmente evidenti con l’ultima Rivelazione fatta all’ultimo dei profeti, Muhammad per l’appunto, che è impossibile rifiutarli, per cui la miscredenza è sciocca insipienza e maligna ostinazione.

Gli Ebrei, i figli d’Israele, erano stati colmati da Dio di immensi ed estremi benefici, ma essi non hanno capito e hanno rinnegato il Libro, per cui saranno condannati nel Giorno del Giudizio senza alcuna possibilità di riscatto, d’intercessione e di compensazione.

I nuovi figli di Dio sono i musulmani, i figli dell’Islam, coloro che hanno ricevuto e capito il Libro e si sono sottomessi alla volontà di Allah.

Il termine Islam è presente nel Corano, “Qur’an”, la Lettura o la recitazione salmodiata di brani della Rivelazione, un atto quotidiano che attesta la fede in Allah e nella sua religione.

Il termine “muslim”, il cui plurale e “muslimun”, deriva dal verbo “aslama” che significa interiore sottomissione a Dio e visibile professione di fede.

Il termine “Islam” significa nel Corano la fede, “iman”, il totale abbandono a Dio, l’atto di conversione, il ritorno a Dio per sua grazia, la religione perfetta rivelata da Allah a Muhammad.

Il Corano è la fonte di conoscenza della verità per eccellenza, la verità dell’Islam, ed è il Libro sacro che contiene la Rivelazione che Allah ha trasmesso a Muhammad tramite l’angelo Gabriele, Yabril, di ebraica e cristiana memoria, un mediatore celeste che oltretutto in terra d’Israele godeva del rango di arcangelo.

Sura LXIV – At-Taghâbun – Il Reciproco Inganno

12 Obbedite dunque ad Allah e obbedite al Suo Messaggero. Se poi volgerete le spalle, sappiate che al Nostro Messaggero incombe solo la trasmissione esplicita.

13 Allah, non v’è dio all’infuori di Lui ! Confidino dunque in Allah i credenti.

Il ruolo di Muhammad è espresso in maniera inequivocabile: egli è il Messaggero di Allah, il Profeta, colui che parla in sua vece e a vantaggio degli uomini, il tramite, scelto da Dio, che trasmette in maniera esplicita la volontà dell’Onnipotente, l’uno e l’unico Ente a cui la fede del credente necessariamente esige un totale abbandono e un acritico affidamento.

L’obbedienza è la virtù teologale per eccellenza conseguente alla fede in Allah, una virtù che concilia esigenze logiche ed emotive, nonché un valore a forte valenza sociale e politica in quanto inevitabilmente costituisce una “città di Dio” sulla terra e uno Stato gestito da uomini di Dio.

Il Corano è il Libro sacro per eccellenza nella sua complessità e nella sua polisemia, la recitazione di quanto Muhammad ha appreso da Allah tramite la Rivelazione e con la santa mediazione dell’angelo Yabril.

Il verso tredicesimo definisce la “shahāda”, la professione di fede del buon musulmano.

Sura II – Al-Baqara – La Giovenca

97 Dì: “Chi è nemico di Gabriele, che con il permesso di Allah lo ha fatto scendere nel tuo cuore, a conferma di quello che era venuto in precedenza, come Guida e Buona Novella per i credenti;

98 chi è nemico di Allah e dei Suoi Angeli e dei Suoi Messaggeri e di Gabriele e di Michele, ebbene sappia che Allah è il nemico dei miscredenti.

L’arcangelo Gabriele, il mediatore della Volontà di Dio e il nunzio dell’immacolata concezione di Maria nell’Evangelo cristiano, è recuperato con la stessa funzione e con il nome di Yabril a conferma dei nessi che l’Islam ha con le due precedenti religioni monoteiste sorte e sviluppate nel vasto bacino culturale ed economico del Mediterraneo.

A fianco del Corano, il Libro sacro per eccellenza, si colloca con autorevolezza la tradizione autentica, trasmessa per via orale e successivamente trascritta, la “Sunna”, una raccolta di detti e di fatti del Profeta espressa sotto forma di insegnamenti, “hadith”.

La catena di testimoni e di testimonianze è stata nel tempo adeguatamente vagliata, per cui l’attendibilità filologica e filosofica della Sunna è notevole, così come è fuori discussione, almeno per una netta maggioranza dei musulmani, la sua importanza teologica e morale.

Del resto, la religione cristiana aveva già sperimentato storicamente l’atto umano, ispirato o laico, di riferire per via orale gli insegnamenti e le opere della figura carismatica di Cristo da parte di coloro che a vario titolo convissero e parteciparono all’esperienza straordinaria del Figlio di Dio e alla trasmissione e diffusione dell’universalismo cristiano.

Nel tempo successivo e dopo la trasmissione orale subentra la traduzione scritta, i Vangeli in versione ispirata dallo Spirito santo e riconosciuti dalla Chiesa o in versione spuria e accentuatamente materialistica e di conseguenza non riconosciuti dalla Chiesa, testi che pur tuttavia restano un degno e valido documento storico ispirato da fattori squisitamente umani.

Varie sono le compilazioni della tradizione islamica e in particolare della vita e degli insegnamenti del suo Profeta Muhammad; la più importante, in linea temporale più vicina all’esperienza mistica di Muhammad, è quella di al-Bukhari, un uomo di fede islamica morto nell’anno 870.

L’Islam è, dunque, il coronamento della Rivelazione di Dio agli uomini e la sua vera epifania nella storia.

Allah ha parlato dalla sua trascendenza attraverso il profeta Muhammad ai vari popoli, calando il suo messaggio di verità e di salvezza nel tempo e nello spazio, ma restando nella sua dimensione eterna.

Allah ha testimoniato la sua unicità e la sua unità, ha avvertito gli uomini sul giorno del Giudizio finale, ha parlato, prima di Muhammad, per mezzo dei profeti di biblica memoria, figure respinte, perseguitate e uccise.

Il richiamo ad Adamo, ad Abramo, a Mosè, alla Torah, al Vecchio Testamento, a Gesù, al Nuovo Testamento è metodicamente costante e in linea evolutiva nel sacro Corano; esso è, inoltre, finalizzato a costruire i precedenti storici e teologici della Vera Scrittura, la Rivelazione compiuta e perfetta in riferimento alle Rivelazioni parziali e imperfette del passato, il “sigillo della Profezia”, la Rivelazione di Allah a Muhammad, l’Islam.

Sura XXXIII – Al-Ahzab – I Coalizzati

40 Muhammad non è padre di nessuno dei vostri uomini, egli è l’Inviato di Allah e il sigillo dei profeti. Allah conosce ogni cosa.

La scelta di Allah su Muhammad come profeta è inscritta nel suo imperscrutabile arbitrio e nel suo assoluto giudizio; anche la fede del suo Inviato è un dono prescelto da Dio per un uomo che Egli distingue dai miscredenti e che non ha con questi ultimi alcuna relazione di sangue e di cultura.

Muhammad, infatti, non è un ebreo o un cristiano, un politeista o un pagano, tanto meno un ateo; Muhammad è un arabo e chiude il ciclo delle Rivelazioni divine, quei salvifici messaggi che l’onniscienza di Allah ha voluto imporre al corso della creazione e al destino dell’umanità.

L’Islam rivelato da Muhammad si pone in continuità storica e culturale con le religioni e le tradizioni precedenti e ancora presenti nel bacino mediorientale del Mediterraneo, quella terra e quella nazione israeliana in particolare che aveva partorito da millenni Yahwèh e da secoli Cristo.

Allah è il Dio dei popoli di quell’Arabia “felix”, una regione che i geografi antichi individuavano nella Siria e nello Yemen, terre rigogliose irrorate dalle piogge monsoniche, all’incontrario degli altri territori della penisola araba particolarmente desolati, ricoperti di sabbia, bruciati dai raggi di un sole ardente e percorse dal popolo dei beduini insieme ai preziosi cammelli, ai valorosi cavalli, alle generose pecore.

Il Corano comprende ed elabora le precedenti Rivelazioni religiose e le supera introducendo il senso del completamento profetico: Muhammad è il Profeta di Allah, l’uomo eletto che non mostra mai la tentazione di andare al di là delle sue connotazioni umane neanche nelle circostanze più drammatiche della sua privilegiata e straordinaria esistenza.

All’incontrario di Cristo, Muhammad non si porrà mai ai suoi connazionali come il Figlio di Dio e sarà particolarmente attento a non ridestare la fantasia e la superstizione del suo popolo, un gruppo etnico costituito da uomini particolarmente propensi agli effetti prodigiosi del miracolo e alle visioni straordinarie della fantasia.

Molti elementi del Corano, quindi, sono mutuati dalla tradizione biblica non solo sotto il profilo dottrinale, ma anche sotto quello narrativo con riferimenti diretti e precisi a personaggi e a fatti, ad esempio la figura di Abramo come fondatore del monoteismo ed epigono della fede.

Pur tuttavia l’ortodossia islamica non ammette alcuna filiazione da alcunché di storicamente costituito e sostiene che la Rivelazione è discesa tutta e completa su Muhammad e direttamente da Allah, il quale nella sua imperscrutabile Sapienza e nella sua somma Provvidenza detiene e gestisce i nessi della consequenzialità storica e dispensa i doni della Grazia.

Nonostante la manifesta condivisione dell’Islamismo con i temi essenziali delle religioni mediterranee, l’ebraica e la cristiana, come ad esempio la linea di sviluppo storico che si snoda dalla “Creazione” alla “Rivelazione” per arrivare al “Giorno del Giudizio”, l’Islam si attesta e si conferma come il superamento e il perfetto compimento di tutte le religioni progressivamente manifestate nella storia dell’uomo e come lo sbocco necessario e conclusivo delle precedenti fedi monoteiste.

Il musulmano non ha bisogno di riferirsi alle Scritture sacre preesistenti, perché il Corano le incorpora tutte, il Vecchio e il Nuovo Testamento e la Thora nel caso specifico, e le dichiara superflue, inattendibili e inficiate da errori e falsificazioni con la diretta e ovvia responsabilità di ebrei e cristiani.

Esistono convergenze e divergenze tra Bibbia e Corano, ma l’Islam si colloca come la religione monoteista autentica e definitiva, il completamento dell’opera di salvezza dell’umanità iniziato da Abramo, Noè, Mosè e Gesù Cristo e finalmente compiuto nella Profezia di Muhammad, l’Islam per l’appunto.

Salvatore Vallone

Carancino di Belvedere, (SR), giorno 30 del mese di Luglio nell’anno 2020

AKHTER MABIA 17

Savar, ashar mash, 200…

Mia cara figlia Mabia,

è il tuo infelice baba che ti scrive e ti saluta nel provvidente segno di Allah, il Misericordioso e il Perdonatore e nella speranza che la luce della fede illumini sempre di più il buio che incontri nel cammino della tua vita. Ricordati sempre che noi non siamo di noi stessi o dei nostri genitori o dei nostri mariti o delle nostre mogli o dei nostri figli o dello stato o di nessun altro oggetto visibile, noi siamo di Dio, l’Invisibile, e a Lui, soltanto a Lui, dobbiamo rendere conto con tutta la sincerità del nostro cuore e senza poter mentire delle nostre azioni, perché Egli ci vede e vede tutto quello che facciamo e lo ricorda e lo tira fuori nel momento del Giudizio finale quando per noi ci sarà il Giardino o la Geenna, la Delizia o la Fiamma.

Prega insieme a me, figlia mia, affinché le parole della mia lettera non giungano offensive alle tue orecchie e dure al tuo cuore, in maniera che tu ti senta sempre in buona armonia con la volontà del tuo Grande Dio e con i consigli del tuo povero baba.

Recita la Scrittura: “In none di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso.

Dì: Egli, Dio è Uno, Dio è l’Assoluto.

Non generò, né fu generato e nessuno è pari a Lui.

Io mi rifugio nel Signore dell’alba nascente, contro il male che ha creato e contro il male della notte buia che si estende e contro il male delle soffianti sui nodi e contro il male dell’invidioso che invidia.

Io mi rifugio nel Signore degli uomini, Re degli uomini, Dio degli uomini contro il male del sussurratore furtivo, che sussurra il male nei cuori degli uomini, dal male dei demoni o degli uomini.”

Allah è Grande e il Suo rifugio è immenso e sia sempre fatta la Sua volontà.

Allah è Grande e il Suo ristoro è infinito e sia sempre fatta la Sua volontà.

Adesso mi sento più sereno e posso cominciare a scrivere con animo giusto e devoto in maniera che tu possa leggere la mia lettera con animo pio e benevolo.

Io spero che tu e Pervez stiate bene nella casa della moglie del direttore e di questo sono felice e ringrazio il Magnanime che ha provveduto a farvi incontrare queste buone persone in un brutto momento della vostra vita.

Cara e dolce figlia Mabia, graziosa creatura del mio vecchio e malato cuore, luce dei miei occhi ormai vicini a spegnersi, tu sai che dopo hemonto arriva sempre bosmonto e dopo bosmonto arriva sempre grismo, tu sai che dopo questa vita terrena per noi giusti è preparato il premio della fede nei Giardini di Allah, tu sai che non dobbiamo allearci con gli infedeli perché il nostro Dio è adirato con tutti quelli che non hanno la speranza dell’altra vita e il dono di rivedere la gente dei sepolcri.

Ti penso sempre e non so più cosa pensare di te e di pensiero in pensiero non riesco a distinguere le cose giuste da quelle sbagliate e il mio cervello diventa bollente e comincia a sentire il forte dolore di non averti vicina per poterti consigliare e per poterti amare come la cosa più bella che ho al mondo e che mi è stata ingiustamente tolta.

Penso le cose belle e penso le cose brutte, ma in questi continui pensieri viene sempre fuori tutto il bene che ti voglio e tutto l’amore che nutro per te.

Vorrei dirteli tutti questi miei pensieri, specialmente quelli brutti, vorrei dirtele tutte queste emozioni belle e brutte, ma non ho il coraggio di farlo perché penso di offendere il tuo orgoglio e di scatenare il tuo risentimento.

Se mi prometti, però, che non ti arrabbi, io comincio a scriverli i miei pensieri, ma se ti sentirai offesa, devi promettermi che mi scriverai lo stesso e che non mi lascerai senza tue notizie perché per me sarebbe come morire prima del mio tempo e senza avere Allah nel mio cuore.

Cara Mabia, io so che tu sei una brava donna e che sei stata una moglie devota, io so quello che ti ho insegnato e le buone cose che ti ho dato, ma a volte penso che hai rischiato di farti abbagliare dalle false luci dell’occidente, dalle mode indecenti e dalla mentalità sbagliata delle donne italiane che amano il lusso e la libertà e non si tirano indietro di fronte alla fornicazione senza essere prostitute.

Forse abitando in Italia e senza accorgertene tu sei stata affascinata da nuovi modi di vivere, da nuovi modi di sentire, da nuovi modi di pensare e così il tuo giovane cuore ha messo da parte le sue tradizioni e i suoi costumi e li ha sostituiti con quelli corrotti delle donne italiane.

Ricordati che Iblis ha tentato anche Muhammad e a volte penso che Iblis ti abbia stregato con i suoi gin maligni e ti abbia indotto a legarti a un altro uomo, sicuramente uno debosciato e un libertino, un infedele associatore di tanti dei, un uomo che non ti ha scelto con devozione e che non ti ha portato il dono nuziale, ma un uomo che ti ha preso senza fare alcun patto e soltanto per il gusto maledetto della fornicazione.

Iblis, ricordati Mabia, è capace di tutto questo e di ben altro e di peggiore e io non mi meraviglierei che il fochir trovasse su di te e attorno a te tantissimi gin maligni che ti fanno pensare e vedere quello che non c’è e che ti spingono verso il peccato della fornicazione.

Ma questo io lo dico, ma non lo credo, forse lo temo soltanto o l’ho sentito dalla bocca maligna di qualche parente di Joshim e poi il fochir in Italia non c’è e il suo collega si chiama dottore e non crede ai gin maligni, ma alle infezioni del sangue.

Voglio dire ancora e senza alcuna offesa per te che io penso anche che le donne dell’occidente possano essere per te un grande pericolo e un grande turbamento, ma tu non devi dimenticare che sei ancora una donna giovane e allora non ti confondere mai con loro che sono troppo libertine e amano la parità con gli uomini, quella uguaglianza che nella nostra religione non è concessa alle donne, ma non per cattiveria, ma perché non serve un bel niente alle donne essere uguali agli uomini e perché la Legge di Allah dice chiaramente che la donna deve essere sottoposta al proprio marito e amin.

Amin vuol dire, tu lo sai benissimo, che tutto il resto non si discute perché non esiste, almeno per noi musulmani tutto il resto non esiste e, se esiste, è inutile, ma non devi dimenticare, cara Mabia, che la nostra religione è perfetta e che le altre religioni, invece, sono imperfette.

Tutto il resto è peccato di fornicazione e prostituzione, miscredenza bella e buona, e per questo modo di vivere e di sentire il Misericordioso non ha promesso alcun Giardino delle Delizie, ma la Fiamma eterna e cocente.

Per quanto riguarda l’adulterio, cara Mabia, tu sai che noi musulmani siamo molto precisi e crudeli in questi casi e che in altri paesi l’adulterio è punito addirittura con il giudizio delle pietre e la sentenza di Allah e che soltanto se la donna sopravvive alla lapidazione è considerata innocente.

Io sono sicuro che tu sei una donna sempre fedele ad Allah e al tuo uomo, per cui adesso cerchiamo di stare tranquilli e di ragionare senza cattivi pensieri su quello che è successo e vedrai che troveremo insieme la soluzione migliore secondo la nostra giustizia religiosa.

Tu hai abbandonato tuo marito Joshim perché lui ti picchiava e perché lui faceva tanto male anche al piccolo Pervez; questa è la prima verità e io sono tremendamente arrabbiato con Joshim e l’ho incolpato di fronte ad Allah e di fronte ai suoi genitori per essere stato un debosciato e un infedele.

Cara Mabia, io capisco la tua reazione di andare via da lui e di difendere la vita tua e quella di tuo figlio, ma io ho parlato con il molovì e anche lui ha capito il tuo comportamento, ma non lo ha giustificato e ha detto che tu, dopo che il pericolo è passato, devi ritornare a casa tua perché tu sei la moglie di Joshim e appartieni a tuo marito.

Io come tuo baba ti posso capire e ti capisco, ma anch’io, dopo che mi è passata la rabbia e pensandoci bene e dopo aver tanto pregato, non riesco a giustificare il tuo comportamento e non riesco a capire la tua scelta di lasciare tuo marito.

Joshim ha telefonato ai suoi genitori e ha detto che non ti ha fatto tutto quel male di cui tu lo hai accusato, che la bambina è morta per natura e che lui non ti ha buttato giù per le scale e che sei caduta per un incidente e che tu lo hai voluto accusare perché sei una donna infedele e forse ti sei innamorata di un altro uomo italiano e che sei andata ad abitare a casa del direttore e che tutto questo non va assolutamente bene per una donna e una moglie musulmana.

Joshim dice che ha sempre pregato e che ha sempre fatto l’elemosina, che non ha mai bevuto alcolici e mangiato carne di maiale e che non ha mai giocato d’azzardo, che non ha mai conosciuto altra donna al di là di sua moglie e lui continua a dire che, se ha sbagliato in qualcosa non si è accorto e che adesso si è pentito ed è diventato veramente buono perché ha capito i tesori che ha perduto, sua moglie Mabia e suo figlio Pervez, e vuole vivere una vita d’amore verso i suoi cari senza dimenticarsi mai di Allah e delle sue Leggi.

Joshim ha parlato al telefono con il molovì e gli ha ancora detto che lui è un figlio devoto verso i genitori e che ogni mese, da quando è partito, ha mandato loro i taka che servivano per vivere e che Allah sa tutto questo e lo premierà nel Giardino delle Delizie perché questa è la verità e ci sono anche le ricevute dell’ufficio della posta che confermano che non è un figlio debosciato e che ha ubbidito alla legge di Allah senza alcuna ombra di dubbio.

E allora, cara Mabia, chi racconta le bugie ?

Dimmi, cara Mabia, chi racconta le menzogne ?

E allora, cara Mabia, tu devi dire al tuo povero baba qual’è la verità.

Joshim ha detto ancora al molovì che tu lasciandolo hai messo in ridicolo la sua dignità di uomo musulmano di fronte ai suoi amici in Italia e che tutti ridono di lui perché è stato un debole e si è fatto lasciare da sua moglie e che è un incapace perché non sa tenere con sé una donna proprio perché non l’ha bastonata abbastanza come fanno loro con le loro mogli.

Ma devi sapere che anche le loro mogli sono contro di te e ti disprezzano perché hai dimenticato le tue radici e le nostre leggi e perché ti sei fatta tutta italiana e non porti più neanche i nostri abiti e lo shari.

Sarà la verità ?

Questa è la verità che Joshim continua a ripetere a tutti per posta e per telefono e i suoi genitori l’hanno detta a tutti i conoscenti di Savar e di Dakka e tutto il paese è ormai dalla sua parte e condanna te perché lo hai abbandonato e lo hai offeso lasciandolo solo e andando ad abitare in una casa dove c’è un altro uomo, un uomo italiano che non è musulmano.

Cosa devo dirti ancora ?

Ricordati, mia graziosa e dolce figlia Mabia, che tu sei e resterai sempre una donna musulmana e che sei e resterai sempre una donna sposata con un musulmano, una donna islamica che vive e lavora in Italia, ma che nel profondo del suo cuore recita ogni giorno le sue preghiere, fa l’elemosina con devozione, digiuna nel mese di Ramadan, fa la volontà dell’Onnipotente e che prima o poi farà il pellegrinaggio a Makka.

Ricordati una volta per tutte, se lo hai dimenticato, che tuo marito può ripudiarti con il giusto compenso e la giusta benevolenza e che lui può avere anche altre donne, se lo vuole, ma ricordati che tu non puoi lasciarlo senza cadere in un grande peccato agli occhi di Allah e dei tuoi fratelli musulmani.

Adesso Joshim vuole tornare da te e da suo figlio e tu devi dargli la possibilità di riprovare e così dice anche il molovì e forse anch’io comincio a pensare che sia giusto così.

Tu per la legge italiana puoi chiedere il divorzio, ma la legge italiana non c’entra niente con la legge islamica, perché la nostra Legge è la nostra religione, quella di Allah, mentre in Italia i cristiani non sono la legge.

E poi i cristiani, non dimenticarlo mai cara Mabia, sono imperfetti e associatori e quindi libertini e debosciati e alla fine dei tempi e nel Giorno del Giudizio per loro ci sarà soltanto la Brace ardente della Geenna.

Cara Mabia, tu sai che io a Savar sono un uomo di giustizia e amministro il bene e il male secondo la nostra religione e la nostra cultura, per cui devi capire che in questa situazione mi trovo in un grande tormento fatto di disagio e di imbarazzo, perché la gente parla male di me e mi prende addirittura in giro dicendo che io non posso risolvere i problemi degli altri perché non so risolvere i miei problemi e dice ancora, insultandomi, che io predico bene e opero male e che per mia figlia applico una legge diversa da quella di Allah, una legge che mi sono inventato io e che non corrisponde alla volontà dell’Onnipotente.

Mi sento deriso quando vado in giro e per questo motivo non esco più di casa, mi sento umiliato e non riesco più a mangiare e sono diventato più magro di prima.

Anche la tua ma, poverina, non sta bene e non esce più di casa per non essere derisa dalle donne stupide del paese, quelle che non hanno il cervello neanche per riempire la testa di qualcosa e poterla reggere sopra il collo.

Il fochir mi ha tirato via i gin maligni e mi ha dato uno sciroppo di puishac da prendere tre volte al giorno e una dose abbondante di palonshac da prendere al mattino appena sveglio per tirarmi su, ma io non riesco più a dormire e quindi non capisco quando lo devo prendere.

Quando sto male mi tremano le braccia e le gambe come se fossi attaccato al palo della corrente elettrica di Dakka.

In questa situazione l’unica cosa che mi libera il cuore e mi scarica lo stomaco è il pianto, ma io sono un uomo e non posso piangere perché il pianto è delle donne stupide e io non sono una donna e non dovrei essere neanche uno stupido.

Ti ho già detto che mi sono consultato con il molovì del nostro paese e ho incontrato a Dakka anche il molovì della Moschea e quest’ultimo mi ha detto ancora una volta che la nostra religione impone la sottomissione della donna al maschio e più che mai e in particolare della moglie al marito.

Mi ha anche letto i versi delle Surat del Corano, quelli che dicono, appunto per il tuo caso, che se qualcuna delle vostre spose fugge verso gli infedeli, quando avete la meglio su di loro, dovete punirle perché hanno peccato.

Mi ha ricordato la necessità di rispettare i patti e gli impegni che sono stati contratti nel momento del matrimonio, perché questa è anche la condizione per entrare nei Giardini di Allah dopo la morte.

Il molovì di Dakka mi ha detto che la donna è nata da un uomo e che Allah l’ha creata come la compagna dell’uomo e che la femmina è stata tratta dal maschio ed è stata fatta per il maschio.

Cara Mabia, devi sapere che il molovì di Dakka è un uomo quasi cieco perché ha studiato molto e conosce il mondo perché ha viaggiato in tanti paesi occidentali e ha detto che anche i cristiani non hanno il divorzio e che anche le donne cristiane stanno sotto il marito nel bene e nel male e che sono al suo servizio fino alla morte.

Anche se la loro religione è imperfetta, almeno in questo caso, ha detto ancora il molovì di Dakka, i cristiani sono d’accordo con i musulmani.

Il molovì di Dakka dice ancora che i cristiani in Italia sono ipocriti e non credono in nessun dio perché entrano in chiesa per pregare e quando escono bestemmiano il loro dio, non seguono i comandamenti di Mosè, mangiano per tutto l’anno la carne di maiale, si ubriacano con gli alcolici e si bruciano il cervello con le droghe, giocano d’azzardo e sono fornicatori perché le loro donne sono libertine e vanno con gli uomini che non sono i loro mariti, ma sono i mariti delle altre donne che, come ti dicevo prima, sono libertine.

E’ tutto un giro di corruzione e di peccato, mia cara figlia Mabia, è tutto un mondo dove regna Iblis con i suoi gin maligni e dove si diverte alla grande.

Tu sei una donna islamica e devi stare molto attenta a non cadere in tentazione perché sei nella terra dove domina Iblis e devi sapere che Iblis, quando ti prende, non perdona, ma ti rovina soltanto.

Tu devi capire, cara Mabia mi ripeto ancora una volta non perché sono stupido ma per fartelo entrare nel cervello e soprattutto nel cuore, che non puoi separarti e non puoi divorziare perché da noi non è come in Italia che c’è il divorzio e così è possibile che il marito e la moglie rompano la coppia e uccidano la famiglia senza scandalo e senza colpa, da noi è in vigore la sola e la vera Legge, quella che Allah ha rivelato a Muhammad e che è stata scritta nel Corano e questa Legge dice che tu Mabia non puoi lasciare tuo marito Joshim.

Quanto mi sento male nel dirti queste cose e sapendo che effettivamente Joshim ti ha umiliato, ti ha picchiato, ti ha ucciso la bambina, ti ha mandato in ospedale, ha maltrattato Pervez e mi fermo qui con l’elenco dei suoi peccati perché io non voglio sostituirmi al Misericordioso, altrimenti anche per me si prepara la Fiamma ardente.

Eppure devo dirti queste cose perché, prima di essere le nostre leggi, sono la nostra religione, l’Islam di Allah.

Forse è vero che, rispetto agli altri paesi del mondo, in Bangladesh la donna ha pochi diritti e molti doveri, ma questa è la volontà di Allah e da noi viene prima la religione e poi la legge e la legge deve essere conforme alla religione, mentre dove tu abiti, Mabia, c’è soltanto la legge degli uomini e le religioni sono tante e tutte imperfette e poi c’è Iblis che regna e corrompe anche i nostri figli migliori, quelli che hanno lasciato il loro paese e si sono trasferiti per essere sfruttati al prezzo di una ciotola di riso in più.

E allora tu devi ritornare da tuo marito per dare l’ultima prova di buona volontà e di rispetto delle nostre leggi e anche perché Joshim ha promesso che farà il buono e che si comporterà come un vero figlio di Allah nei confronti della moglie e del figlio.

Così ha detto anche al molovì di Dakka quando gli ha parlato per telefono.

E io chi sono e cosa posso dire ancora ?

E io chi sono e cosa posso fare ancora ?

Io sono un povero padre che non capisce se ubbidire alla legge del sangue e difendere la figlia uccidendo quel porco di Joshim o se ubbidire alle Leggi di Allah e condannare sua figlia e il suo sangue.

Io chi sono ?

Io sono un povero uomo che soffre tantissimo e impazzisce lentamente e che vuole soltanto morire perché il dolore e il conflitto sono grandi, tanto grandi, troppo grandi per le poche forze che sono rimaste in questo scheletro.

Vorrei, pur tuttavia, ancora dirti di non confonderti con le donne italiane che divorziano e sono lontane da dio, che sono impure e imperfette, vorrei dirti di non essere come loro e di non imitarle soltanto perché lo penso veramente e vorrei che tu ti mantenessi islamica anche nella cura dei piedi e delle mani.

E’ vero che da noi anche se una donna viene sfregiata non si cerca il colpevole.

E’ vero che c’è questa violenza e che non viene punita, ma a te questo ancora non è successo perché sei stata una donna sempre devota e buona, ma adesso tu devi tornare da tuo marito e lo devi fare soltanto per Allah e non per Pervez o per il molovì, non per il tuo baba e la tua ma, soltanto per Allah, perché questa è la Sua Legge e la Sua volontà.

Allora ti prego di avere giudizio e di fare questa prova perché è giusta ed è quella che ti ha insegnato anche la tua famiglia.

Tu sai che io ti ho voluto bene come una figlia speciale e preziosa, tu sai e ricordi quanto sono stato e sono orgoglioso di te, ma io non ti ho confuso con i miei desideri di avere un figlio maschio e ho sempre voluto che tu fossi una brava femmina e una brava moglie e non un maschio ribelle e prepotente.

Anche se hai sofferto e Joshim è in torto, ti prego, fai una prova per Allah e di questo tuo pio gesto saranno contenti anche baba, ma e Pervez, un bambino che ha bisogno sempre di suo padre anche se è un uomo cattivo come i gin di Iblis.

Cosa diresti, cara Mabia, se io ripudiassi la tua ma e la lasciassi al suo destino ?

Io posso farlo perché sono il marito e ma non può farlo perché è la moglie.

A questo punto cosa penseresti di me se ti dicessi che, se non torni da tuo marito per riprovare a viverci insieme, io lascio tua madre e mi prendo un’altra donna e un’altra donna ancora e tutte quelle che la nostra legge mi permette ?

Forse penseresti che sono uno stupido e un debosciato o che mi sono fumato il cervello con l’oppio, ma io non sono tutto questo che tu pensi, perché io ho soltanto ubbidito e rispettato la legge di Allah.

Questa è la volontà di Allah e questa è la nostra religione e la nostra Legge, la Legge del Corano, quella che nel mese di Ramadan Allah ha dato a Muhammad e che il nostro profeta ha rivelato in tutto e per tutto a noi musulmani senza dimenticare niente, neanche un’unghia di cammello o un nocciolo di dattero e Muhammad è stato chiaro e chi non vuole capire e ubbidire è soltanto un miscredente e un associatore di divinità.

A questo punto io chiudo la lettera e ti dico soltanto che mi sento impazzire e ti prego di fare quello che ti ho detto e amin.

Ti bacio con il vero cuore di un uomo credente e di un padre affettuoso.

Credimi !

Il tuo baba.

E credimi sempre !

AKHTER MABIA 12

Savar, srabon mash, 200…

Allah il Grande ti benedica e ti custodisca sempre e dappertutto.

Tu in queste disgrazie affidati a Lui senza chiedere nulla per te, ma per esprimere all’Onnipotente soltanto tutta la tua fede.

Cara figlia Mabia è il tuo baba che ti scrive con la speranza che almeno quando arriverà questa lettera tu e Pervez stiate bene.

Io non sto tanto bene da quando ho saputo che sei andata via di casa perché Joshim ti ha maltrattata, ti ha fatto perdere la bambina, ti ha picchiato con una sbarra di ferro e sei finita in ospedale con le costole rotte.

Mi dicevi che per tanti anni hai vissuto male con tuo marito Joshim e ti chiedo perché non hai mai detto niente al tuo povero baba.

Sono forse un estraneo o una persona qualsiasi che non ti vuole bene e non si preoccupa per te ?

Mi rendo perfettamente conto che per natura non sono espansivo e preferisco tenere tutto dentro di me, ma tu sei mia figlia e hai sbagliato a fare come me e a non dirmi il tuo dolore di essere lontana dalla tua famiglia e di non essere amata da chi ti ha portato via da me promettendoti una vita migliore e al posto di cure e di premure ti ha dato soltanto lacrime e violenze.

O forse tu hai pensato che io sono uno stupido e che non capisco niente ?

Hai ragione, io sono uno stupido, perché ti ho fatto sposare un debosciato libertino e un ignorante, un uomo senza fede e pronto a rinnegare Allah e le sue leggi in ogni angolo del mondo.

E allora siccome sono stato uno stupido, io mi merito tutto il dolore che provo adesso.

A ma ho preferito non dire niente perché tu sai com’è fatta tua ma.

Se lei viene a sapere che tu stai male e che hai le costole rotte, piange di giorno e di notte perché non riesce a sopportare il fatto che tu soffri e che sei lontana da lei.

Ti ricordi che quando andavamo a Dakka per comprare qualche vestito lei stava in pena finché non tornavamo a casa e si preoccupava per niente e anche le macchine che corrono in città la facevano soffrire.

Era sempre in pensiero per quello che ti poteva succedere e alla fine Allah ha voluto che tu andassi così lontano in un paese differente dal nostro come il giorno dalla notte e con un uomo indegno e violento.

Per lei è tanto duro sapere che tu stai male e se glielo dico sono sicuro che non si riprende più dalle sue strane malattie e per questo motivo non le ho detto ancora niente.

Mabia, se ti senti tanto male, torna al tuo paese e dalla tua famiglia e io vedrò cosa è giusto fare per te e per Pervez.

Mabia, se sei rimasta sola con tuo figlio, torna a casa tua dove sai che c’è e ci sarà sempre chi ti vuole bene e chi ti nutre: tutto quello che abbiamo lo divideremo e vedrai che non ci mancherà niente con l’aiuto di Allah.

Così ritorneremo a essere felici come quando il poco ci bastava e non cercavamo altro e tutto quello che era in più era tutto per chi aveva di meno.

Che bisogno c’era che tu partissi se avevamo le cose più belle della vita, la fede e l’amore.

Tu sai che il denaro si spende e finisce facendo contento Iblis e che solo il Misericordioso e gli affetti restano e non si consumano con il trascorrere del tempo, anzi aumentano.

Non riesco a pensare a quello che ti sta succedendo e per questo mi viene sempre da piangere, ma quello che mi distrugge dentro è l’impossibilità di fare qualcosa per te e per Pervez.

Ma di una cosa sono sicuro: finché io vivrò in questo mondo, non ti lascerò soffrire.

Tu, però, torna al tuo paese e dalla tua famiglia insieme a Pervez.

Non riesco a pensarti sola con il bambino e finché io vivo in questo mondo non ti lascerò soffrire in terra straniera.

Le mie figlie io le amo e Allah non me le ha date per farle morire in terra straniera o per farle picchiare dagli estranei.

Se non vuoi tornare da tuo marito, torna da noi e io farò tutto quello che è meglio fare per te e per Pervez.

Tu sei per me un pezzo di cuore, un pezzo di cuore che mi è stato strappato quando sei partita e mi hai lasciato solo e senza un pezzo di cuore.

Senza di te io non posso vivere e se sento che tu stai male, sto male anch’io.

Tu sei ancora e sarai sempre la mia graziosa principessina, tu sei la mia ragione di vivere e la cosa più bella e più dolce che mi resta al mondo.

Quando Pervez è nato in questo mondo, io sono stato felice e adesso per me tutto è cambiato perché ho lasciato i miei tesori in mano a un selvaggio ignorante e a gente straniera.

Io ho sempre sentito dentro di me che non dovevo fidarmi di quella gente falsa e di quell’uomo dell’esercito che sotto la divisa pulita non aveva un cuore, ma soprattutto non dovevo fidarmi di un uomo senza fede e senza Dio.

Joshim si ubriaca e gioca d’azzardo perché la città e il denaro producono false illusioni negli uomini a metà, quelli che non distinguono il giorno dalla notte, gli uomini senza radici che non hanno rispetto di Allah, dei suoi figli e dei loro fratelli.

Io non lascerò soffrire Mabia e Pervez in terra straniera e lontani dalla loro vera terra e dalla loro vera casa, io non riesco a pensare che voi due siete soli in Italia, io non riesco a pensare a tutto questo e sono un povero baba, ma adesso tu, cara Mabia, devi pensarci bene e devi tornare in Bangladesh.

Domani vado a Dakka a casa della tua shashuri per parlare ancora di queste brutte cose, ma a tua ma non dico ancora niente per non farla piangere e morire di dolore.

Io non avevo mai pensato che la tua fortuna nella vita sarebbe stata questa, ma ho sempre pensato che tu sei parte della mia famiglia anche se sei lontana e specialmente per questo motivo ti devo amare di più e preoccuparmi per la tua salute.

Di notte non riesco più a dormire e mi sento tanto solo e ho tanta voglia di venire in Italia a prendervi e a portarvi via dopo avere spaccato la testa a Joshim per punizione, ma non posso fare questo passo e sono i gin maligni che mi fanno pensare così come se io fossi un piccolo dio.

Ieri tua madre ha saputo da tua sorella che mangi poco e mi ha chiesto cosa ti è successo; io ho risposto che non era niente e che eri solo stanca, ma lei ha capito che qualcosa non va e adesso mi chiede sempre se hai scritto e perché da tanto tempo non scrivi.

Se in questi giorni non riesci a mettere a posto il rapporto con tuo marito, torna in Bangladesh che sistemiamo insieme tutte le cose e per bene e per sempre.

Ascolta il tuo stupido baba, fai così che è meglio per tutti e, se non te la senti di tornare, rimani a casa della moglie del direttore.

Dai tanti saluti al direttore e a sua moglie e digli che io sono grato e riconoscente verso di loro e che recito sempre una preghiera ad Allah per loro perché hanno aiutato e aiutano te e Pervez.

La gente buona si trova dappertutto e non è necessario credere nello stesso Dio per essere umani e per capire le disgrazie degli altri.

Allah vede e provvede e non può essere diversamente perché il Misericordioso e anche Onnipotente.

Mabia, se riesci a telefonare, chiamami e così io sto tranquillo.

Ti mando tanti auguri e spero che Allah, il Grande, vi aiuti.

Oppure scrivimi una lettera e mi spieghi tutto quello che è successo e che sta succedendo.

Ho saputo che hai fatto anche fatica a mandare Pervez a scuola perché tuo marito non voleva e questo conferma che è un uomo ignorante: la violenza e l’ignoranza sono fratello e sorella.

Io sono contentissimo che Pervez studi e diventi un ingegnere, ma non deve dimenticare di studiare la nostra lingua e la nostra religione e di pregare ogni giorno rivolto verso Makka e di essere generoso con gli altri.

Allah non è contento di avere figli ingrati e tanto meno di perderli durante la vita per mancanza di fede.

Tu continua a farlo studiare e, se ci riesci, è bene per tutti, ma soprattutto è bene per lui che capirà anche il sacrificio di sua madre e ti sarà riconoscente per il resto della sua vita.

E poi se diventerà ingegnere potrà sempre venire in Bangladesh per mettere a posto i fiumi e per costruire le case con il cemento.

Quando esci stai attenta alla strada e alle macchine; mi rendo conto che anch’io ti raccomando le stesse cose di ma e vuol dire che, a furia di stare insieme, ci si influenza nel bene e nel male.

Se trovi un lavoro, ti prego di dirmelo e così io starò meglio e ti potrò anche consigliare su quello che devi fare.

Io ti dico un’altra volta che, se torni in Bangladesh, farò tutto quello che è bene per te e per tutti.

Spero che non cominci a lavorare e così torni da noi e fai contenti in un colpo solo la tua ma e il tuo baba.

Adesso ti saluta il tuo povero e infelice baba.

Credimi !

E credimi con tutto il cuore !