NON MI FIDO E NON MI AFFIDO. MI CASTRO!

china-1070771__180

Questo è il sogno di Consuelo.

“Vivevo in una casa di campagna e condividevo il giardino con i miei vicini.
Lì tenevamo molti animali.

Io ero preoccupata per le condizioni di un cane che mi pareva molto triste.
Così spesso stavo con lui a coccolarlo e a dargli attenzioni, tuttavia pareva non migliorare.

Chiedo consiglio a una delle vicine di casa che era veterinaria. Mi dice di fare attenzione e che era rischioso avvicinarmi troppo al cane perché da un momento all’altro poteva diventare aggressivo.

Io ero stupita, dal momento che mi sembrava alquanto mansueto. Poi, mi dice che, per risolvere i problemi di quella bestiola, sarebbe stato opportuno sterilizzarla …”

Il sogno di Consuelo è logico e discorsivo, contiene pochi ma precisi simboli, profila nettamente il conflitto intrapsichico in atto e i difficili risvolti relazionali e affettivi, evidenzia una disposizione strutturale fobica e pragmatica. Il titolo è preciso e chiaro al punto di sembrare aggressivo, ma sintetizza molto bene la diagnosi e la prognosi: ”non mi fido, non mi affido, mi castro.” Consuelo non vive bene il suo corpo, non si affida al suo corpo, inibisce il suo corpo, di conseguenza ha rapporti affettivi e sentimentali contrastati. Il termine “corpo” include essenzialmente la dimensione psicofisica sessuale, la “libido”, gestita dal sistema nervoso neurovegetativo. Questo è il quadro clinico del “resto notturno” di Consuelo, un sogno di pochi simboli e nello stesso tempo molto coperto. Il cardine onirico si attesta sulla simbologia poco prevedibile degli “animali”: la “libido”, gli istinti sessuali e le pulsioni erotiche. Il nucleo più drammatico si condensa nella sterilizzazione. Per il resto si tratta di normale amministrazione onirica.

Sintetizzo discorsivamente il sogno di Consuelo. L’esordio evidenzia la realtà giovanile e sociale in atto: gli amici, la libertà, la diversità, la condivisione e anche e soprattutto la “libido”, ”molti animali”. Consuelo è una donna giovane che ama essere libera con la gente e con se stessa. La vita delle sue pulsioni è ricca e varia e non difetta nel corredo neurovegetativo. Consuelo è attratta da un giovane uomo e si sente sicura se esercita su di lui le sue tendenze direttive: un cane fedele e ubbidiente. Si difende dal maschio proiettando i suoi bisogni di affermazione e di forza, si colloca nei suoi confronti come una salvezza, un aiuto, un’infermiera, una crocerossina, una buona madre. Consuelo esibisce la “parte negativa del fantasma del maschio” e si difende vivendolo come un “cane”, oltretutto resistente alle sue cure perché non dà segni di miglioramento. E allora cosa succede? Un classico tratto dell’universo femminile: la donna parla con un’altra donna, si spiegano meglio sui maschi e s’istruiscono sull’universo psicofisico maschile. La “veterinaria” è una donna matura e navigata, una donna che conosce bene i maschi e che s’intende d’istinti sessuali, di pulsioni erotiche e compagnia cantante, nonché di relazioni tra maschio e femmina. La veterinaria è sempre Consuelo, la “traslazione” delle sue difese. La prognosi veterinaria è la seguente: “Consuelo, non innamorarti troppo, non coinvolgerti sessualmente, non fidarti e tanto meno non affidarti al maschio perché potrebbe essere aggressivo e farti male, tanto male.” Dunque, bisogna sterilizzare il cane, “delibidizzarlo”, desessualizzarlo, castrarlo, lobotomizzarlo, deprivarlo degli istinti a che non abbia più pulsioni e che non nuoccia alle donne. Meno male che alla fine del sogno e sulla prognosi della veterinaria Consuelo non sembra molto convinta. Ripeto: meno male. E’ facile rilevare come la parte finale del “resto notturno” di Consuelo rievochi la parte finale della trama del film “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, a testimonianza e soprattutto a conferma non di quanto si è suggestionati dalle produzioni cinematografiche, ma di come queste ultime hanno in primo luogo la loro base nei nostri fantasmi e nei nostri sogni, di poi nei nostri tratti caratteriali e nei nostri modi di essere, oltre che nei nostri sintomi: fantasmi, struttura psichica, modalità caratteriali, sintomi, una sequela psicofisica inesorabile e micidiale.

L’interpretazione del sogno di Consuelo si è sciolta speditamente nel racconto psichico e umano di una donna che è alle prese con la propria sessualità, che deve familiarizzare con i propri istinti, che deve vivere meglio le proprie pulsioni, che deve riconciliarsi con il suo corpo, che deve relazionarsi alla pari con l’universo maschile. Consuelo è una donna in fase di assimilazione degli esiti del suo “sistema neurovegetativo” in riguardo espresso alla sessualità, una donna che vuole da un lato vivere le sue pulsioni e dall’altro controllarle affinché gli sconvolgimenti psicofisiologici non siano eccessivi al punto di perdere l’autocontrollo e di non essere padrona nella sua casa psichica. Consuelo è una donna molto vigilante, al di là del suo modo disinibito e libertario di esibirsi e di fare. Consuelo ha paura dei suoi istinti sessuali e delle sue pulsioni erotiche e le proietta sul cane, paura di lasciarsi andare e bisogno di vivere la propria sessualità in maniera controllata. Ma come si fa? Consuelo si meraviglia di se stessa con se stessa, non vuole prendere coscienza del suo fantasma e del suo conflitto sessuale che poi si riverbera ed evidenzia nella relazione con i maschi: i suoi “animali” e quelli dei maschi. Il sogno non lasciava minimamente pensare che il suo “contenuto latente” fosse di natura sessuale, dal momento che il “contenuto manifesto” era logico e addirittura zoofilo. Consuelo non pensava di aver sviluppato questi personali conflitti e tanto meno di averli risolti con l’aggressività o meglio l’autoaggressività: anestetizzarsi e non vivere appieno la propria vitalità erotica. La “castrazione” è proiettata nel maschio, ma riguarda Consuelo in persona.

La prognosi impone a Consuelo di non accompagnarsi ai maschi per comprovare la sua salute sessuale, ma per trovare una relazione appagante a tutti i livelli concepiti e consentiti dal suo “psicosoma”. “Io ero preoccupata per le condizioni di un cane, che mi pareva molto triste. Così, spesso stavo con lui a coccolarlo e a dargli attenzioni, tuttavia pareva non migliorare.” Consuelo deve riappropriarsi totalmente dei suoi “animali” e del suo “cane”.

Il rischio psicopatologico si attesta nelle inibizioni sessuali e nelle difficoltà affettive e relazionali in riguardo all’universo maschile. Il persistere di un’autocastrazione porta a conversioni psicosomatiche come la dispareunia, dolori nel coito, e a una riduzione difensiva della “libido genitale”.

Riflessioni metodologiche: il sogno di Consuelo offre l’occasione di riformulare un conflitto intrapsichico molto frequente sia nei maschi che nelle femmine, il conflitto tra le varie istanze che compongono la struttura psichica, il nostro “psicosoma in fieri”. L’”Io” s’imbatte in notevole travaglio nel mediare le forti spinte psico-ormonali dell’”Es” con le censure e le inibizioni del “Super-Io”. La rigidità di quest’ultimo è responsabile delle inibizioni difensive dal coinvolgimento sessuale e relazionale. Il “Super-Io” è l’istanza psichica simbolicamente collegata alla figura paterna, ma può essere assolta anche dalla figura materna, “la veterinaria” nel sogno di Consuelo. Fermo restando che è molto discutibile castrare gli animali nella realtà, bisogna aggiungere che un bisogno inopportuno e improvvido di vigilanza dell’”Io” nell’esercizio della vita sessuale è deleterio. Spesso le donne vivono il coito come una violenza e l’approssimarsi dell’orgasmo come una perdita di autocontrollo e uno svenimento, per cui operano una vigilanza spietata resistendo anche alle spinte pulsionali attraverso una forma di anestesia psicogena, anorgasmia. Nel maschio tale psicodinamica si manifesta nell’eiaculazione mancata o ritardata; in tale situazione clinica incide profondamente il “fantasma della parte negativa della madre”.