LA BORSA DI UNA DONNA

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Ho sognato di avere un appuntamento con due amiche in un caffè della mia città.

Arrivata in anticipo, mi rendo conto, vedendomi riflessa su una vetrina, che sono vestita con abbigliamento che di solito uso per dormire, ma non è un vero e proprio pigiama.

Decido di tornare a casa a cambiarmi, visto che ho tempo e vado verso l’auto (una BMW 5 che, nella realtà, ho venduto nel 2011).

Il tempo peggiora e apro l’ombrello.

Io riesco a ripararmi, ma nella mia borsa è entrata tanta acqua.

Ricordo vagamente dove è parcheggiata l’auto.

Passo sotto un portico di un condominio, convinta di trovare l’auto subito al di fuori di esso, ma non c’è.

Vado in un parcheggio lì vicino, dove entro anche in un giardino tappezzato di tessuto chiaro così come i cani, forse due levrieri, avvolti in questo tessuto (mi pare azzurrino) che li decora con un grande fiocco.

Torno indietro, ma non riesco a trovare la mia auto. Intanto la pioggia si fa sempre più intensa.”

Bernie

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Ogni sogno ha la sua chiave interpretativa. Se ben si considera la trama, si trova l’elemento dominante attorno al quale si snoda l’intreccio dei simboli, quel cardine attorno al quale girano gli eventi raccontati. Nel sogno di Bernie questo cardine è “nella mia borsa è entrata tanta acqua”. Il completamento del quadro e della psicodinamica è proprio la conclusione: “Torno indietro, ma non riesco a trovare la mia auto, nel frattempo la pioggia si fa sempre più intensa.”

Bernie ha ben confezionato il suo sogno immettendovi in maniera ordinata e corretta la sua esperienza di donna che s’imbatte nella maternità. E’ un sogno che elabora la “posizione psichica genitale” della protagonista senza vanagloria e senza struggimento, il desiderio e il rischio di una gravidanza in un periodo ben preciso della sua vita, quando era proprietaria di “(una BMW 5 che, nella realtà, ho venduto nel 2011).” La stessa Bernie con la sua precisazione colloca temporalmente i contenuti del suo sogno. Si tratta di un’esperienza vissuta nel 2011 dal suo corpo e dalla sua mente, dalla sua “auto” e dalla sua sensibilità, un vissuto ambivalente che ha bisogno di essere ripulito dai sensi di colpa, abbisogna di “catarsi”, come suggerisce la simbologia della pioggia che “si fa sempre più intensa”.

Il sogno di Bernie è ben formulato e ben raccontato, è ricco di simboli e di allegorie, quasi una favola moderna senza tante stranezze, ma con quel qualcosa in più che fa distinguere il sacro dal profano, il privato dal pubblico, il desiderio dal dolore.

Interpretarlo sarà compito gradito alla luce della compostezza simbolica ed emotiva, della linearità narrativa e sentimentale.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

Ho sognato di avere un appuntamento con due amiche in un caffè della mia città.”

Bernie esordisce con la sua vena relazionale e con il suo bisogno di gente, di persone a cui esibire il suo e con cui condividere l’altrui. Le “due amiche” rappresentano la parte relazionale migliore della protagonista, così come il “caffè” rievoca il luogo poetico e creativo dello scambio. La “mia città” è lo spazio protettivo d’investimento delle energie, un luogo ampio che denota la sicurezza con cui Bernie distribuisce e agisce le sue pulsioni sociali. A tutti gli effetti simbolici Bernie ha un incontro ravvicinato del suo tipo con se stessa. È in procinto di tirare fuori dal suo cilindro psichico l’oggetto magico che l’attrae e la cruccia.

Arrivata in anticipo, mi rendo conto, vedendomi riflessa su una vetrina, che sono vestita con abbigliamento che di solito uso per dormire, ma non è un vero e proprio pigiama.”

Bernie è ansiosa e ha la consapevolezza di esibire una “parte psichica” intima e privata secondo una modalità compatibile agli occhi degli altri, alla visione della gente, alla sensibilità della folla. Bernie ricorda un periodo della sua vita in cui si fidava e si affidava al prossimo con spigliatezza e con disinvoltura, un’età in cui le promesse del domani si coniugavano con i desideri e le aspettative aspiravano a concretizzarsi. Bernie si compiace di se sessa, ha coscienza di essere una bella donna e sfodera il suo narcisismo nell’immagine e nei modi di relazionarsi. Ricordo che ci sono dei luoghi, oltre che la casa, in cui è normale esibirsi in in un “quasi pigiama”.

I simboli dicono che c’è ansia nell’arrivare “in anticipo”, che “mi rendo conto” è una funzione dell’Io e attesta di una presa di coscienza, così come alla “posizione psichica narcisistica” appartiene la consapevolezza di “vedendomi riflessa su una vetrina”. Ancora: il “vestita” condensa i modi di trasparire e di apparire, “l’abbigliamento che di solito uso per dormire” dice che si tratta di modalità psichiche molto personali e quasi intime che possono essere esibite perché non sono “un vero e proprio pigiama”.

Decido di tornare a casa a cambiarmi, visto che ho tempo e vado verso l’auto (una BMW 5 che, nella realtà, ho venduto nel 2011).”

Bernie precisa il tempo della trama rievocata nel sogno. Oltre alla normale “regressione” onirica, abbiamo una “regressione” temporale finalizzata a combinare in parole e in immagini le fila di un discorso già fatto e di un’esperienza già vissuta. Bernie torna indietro nel tempo e si veste dei panni di quel momento della sua vita e s’imbatte, non certo a caso, nella vita intima e sessuale di allora. Interessante è la precisazione vigile del tipo di macchina, “una BMW 5”, e dell’alienazione del bene, “ho venduto nel 2011”, come a dire che Bernie rispetto a quel tempo si è rinnovata nella sostanza e nei modi. Il viaggio a ritroso è iniziato e il sogno trova il materiale psichico da comporre in base alle intensità emotive che contiene. Non resta che seguirlo con diligenza e cortesia.

Analisi della simbologia: “decido” attesta della volitività dell’Io nel deliberare e letteralmente significa “taglio” i fronzoli e vado al sodo, “tornare a casa a cambiarmi” si traduce con “rientro in me stessa e rifletto sulla prossima esibizione delle mie “parti psichiche”, “visto” è una funzione valutativa dell’Io consapevole, ”ho tempo” si traduce “posso e ho potere” secondo una padronanza degli eventi che stanno per emergere, “l’auto” contiene l’apparato sessuale e genitale con i suoi automatismi neurovegetativi. “Vado verso” è il simbolo del principio della “intenzionalità della coscienza” scoperto da Brentano, del fatto che la psiche si dirige sempre verso un “oggetto” ben preciso. Bernie, infatti, sta sognando e spontaneamente e naturalmente si sta dirigendo verso una esperienza importante e formativa della sua vita.

Il tempo peggiora e apro l’ombrello.”

Il sogno si avvia verso la rievocazione di un qualcosa di pesante, per cui è opportuno, se non necessario, difendersi dalle tensioni e dalle emozioni connesse. Bernie si avvia verso il dolore e si tutela con la copertura della sua Mente e del suo Corpo, delle sue idee e delle sue sensazioni. Il breve quadretto è la precisa allegoria dei “meccanismi psichici di difesa” dall’angoscia che istruiamo quando l’equilibrio psicofisico può vacillare: la crisi può arrivare ed è tempo di difendersi dagli eccessi emotivi. Bernie si dispone all’equilibrio migliore possibile nelle condizioni date.

La simbologia attesta che “Il tempo peggiora” traduce l’insorgenza di forti emozioni, così come “apro l’ombrello” rappresenta i “meccanismi psichici di difesa” dall’angoscia. Il prosieguo del sogno ci dirà da cosa inizia a difendersi Bernie.

Io riesco a ripararmi, ma nella mia borsa è entrata tanta acqua.”

Bernie è sana e salva, è integra. Soltanto la sua “borsa” è in crisi. Componiamo i due elementi onirici nei simboli corrispondenti e viene fuori che Bernie ha vissuto un trauma nel suo grembo e nel suo apparato genitale. L’allegoria della gravidanza è perfettamente riprodotta in “nella mia borsa è entrata tanta acqua”. Il “processo primario” offre alla funzione onirica i meccanismi della “condensazione” e della “figurabilità” per rappresentare un dato psicofisico, la gravidanza per l’appunto.

Ma perché Bernie è tanto contrariata dal desiderio di gravidanza o dal fatto che è incinta?

Ma perché Bernie scinde il suo grembo dal resto del suo corpo?

Domande lecite, ma bisogna procedere con garbo per capire.

I simboli dicono che “riesco a ripararmi” attesta della difesa da un pericolo, così come la “borsa” coniuga il grembo femminile e la recettività sessuale, “è entrata” significa fecondazione, “tanta acqua” è simbolo del liquido amniotico e della maternità. Il meccanismo di difesa della “razionalizzazione” sta tutto perfettamente dentro a “riesco a ripararmi”. Bernie usa il cervello per non farsi male o per non cadere nelle spire di un’intensa “paura senza oggetto” come l’angoscia.

Ricordo vagamente dove è parcheggiata l’auto.”

Bernie ha subito una violenza, ma non una violenza violenta, una violenza legale come quelle domestiche e familiari che tantissimo contraddistinguono i nostri tempi e le relazioni tra un uomo e una donna. Il sogno dice chiaramente che Bernie ha subito un trauma genitale, possibilmente un ingravidamento che esulava dalla sua volontà e dalla sua programmazione. Bernie aveva ben considerato che facendo sesso poteva restare incinta, ma l’eiaculazione e la fecondazione sono avvenute a sua insaputa. Questa è una violenza domestica, ma non basta. Quando è successo il fatto, Bernie era impreparata, non c’era nel coito, non partecipava all’amplesso. Il suo organo sessuale non percepiva e non era in sintonia con il partner.

Vediamo i simboli.

Il “ricordo vagamente” attesta simbolicamente di uno stato sub-liminare della coscienza e di una caduta della vigilanza dell’Io. Quello che è auspicabile nell’amplesso sessuale per approdare all’orgasmo, non è quello che sta vivendo Bernie. Il sogno dice chiaramente di una sua assenza dalla dinamica e di un distacco dal quadro in movimento. “L’auto” rappresenta l’organo sessuale e l’automatismo neurovegetativo, “vagamente” è caduta della vigilanza, “parcheggiata” dice della collocazione e della partecipazione psicofisiche. Il tutto simbolico conferma quanto detto in precedenza.

Passo sotto un portico di un condominio, convinta di trovare l’auto subito al di fuori di esso, ma non c’è.”

Bernie è alla ricerca della sua identità sessuale femminile e istruisce le difese per non incorrere in altri traumi proprio collocandosi in mezzo alla gente. Bernie sa che la folla consente un rafforzamento della propria identità psichica, ma questa operazione, classica dopo un trauma, non funziona.

Vediamo i simboli. Il “portico” rappresenta una difesa psichica e una copertura relazionale. Il “condominio” condensa lo stare insieme e la convivenza sociale. “Convinta di trovare l’auto” attesta della ricerca d’identità psicofisica femminile. “Al di fuori di esso” si traduce senza smarrire la mia individualità. “Non c’è” è la vanificazione della ricerca.

La situazione di Bernie è contraddistinta da una leggera angoscia dell’indistinto e dell’indifferenziato. La donna cerca la sua femminilità e non la trova, per cui si sente nella terra di nessuno: una brutta sensazione.

Vado in un parcheggio lì vicino, dove entro anche in un giardino tappezzato di tessuto chiaro così come i cani, forse due levrieri, avvolti in questo tessuto (mi pare azzurrino) che li decora con un grande fiocco.”

Bernie aggiunge al suo sogno elementi che avvalorano l’interpretazione. “I cani”, avvolti nel tessuto azzurrino e decorati con un grande fiocco, parlano di natalità e chiariscono il suo vissuto di diventare madre. Bernie nel 2011 ha vissuto l’esperienza della maternità in maniera contrastata, rivede la realtà di allora e ne rivive le sensazioni. Questa “regressione” è terapeutica perché è funzionale al recupero di “parti di sé” che in passato Bernie non aveva potuto rielaborare. Il sogno oscilla tra il desiderio di maternità e la realtà di un’esperienza infausta. Il prosieguo chiarirà la vertenza.

I simboli dicono che il “parcheggio” è un’area di sosta per la macchina, un luogo di attesa intriso di intimità. Il “giardino” rappresenta la realtà psichica in atto e in versione bella e ovattata, “tappezzata di tessuto chiaro”. I “cani” indicano la dipendenza psichica. “Avvolti in questo tessuto” conferma la protezione affettiva. Il “fiocco” azzurro è indizio della nascita di due maschietti nella cultura e nei balconi delle case della gente.

Torno indietro, ma non riesco a trovare la mia auto. Intanto la pioggia si fa sempre più intensa.”

La difesa della “regressione” non è bastata e non è servita ad attenuare il dolore della maternità contrastata o mancata, del desiderio inappagato o della imposizione subita. Bernie è ai ferri corti con la sua “femmina”, più che con la sua “femminilità”. Non riesce a ritrovarsi nella vita e nella vitalità sessuale. Per il momento l’unica operazione psichica possibile e salutare è quella di alleviare i sensi di colpa, di operare una “catarsi” delle pendenze psichiche a suo carico, di tutto quel materiale che rimprovera a se stessa e alla sua immaturità nel sapersi affermare e imporre.

I simboli attestano di una marcia indietro in “torno indietro” e di una revisione del materiale psichico emerso, di un’incapacità a ritrovarsi a livello sessuale e di un bisogno di riformularsi per andare avanti nella sua vita: “non riesco a trovare la mia auto”. La “pioggia” lava i sensi di colpa che inevitabilmente arrivano e inesorabilmente infieriscono sul problema o sul trauma. “Sempre più intensa” esprime l’intensità del cumulo di colpe da espiare. In ogni caso l’effetto “pioggia” è decisamente salutare e lascia ben sperare per un’efficace presa di coscienza e una robusta ripresa della “razionalizzazione” dei vissuti. Al di là di tutti i traumi e i dolori, si può tranquillamente affermare che l’anno 2011 non è stato fausto per la protagonista del sogno. In questo non si è lontani dal vero.

Nota finale: il sogno di Bernie si chiude con l’effetto psicoterapeutico in atto e in prosieguo e riconferma, qualora ce ne fosse bisogno, quanto il sognare sia benefico e salutare per la nostra vita corrente.

PSICODINAMICA

Il sogno di Bernie svolge in maniera pacata la psicodinamica della maternità contrastata, elabora la “posizione psichica genitale” e si colloca temporalmente in un’esperienza vissuta nel 2011 dal suo corpo e dalla sua mente. Il vissuto viene ripulito dai sensi di colpa da una “catarsi” ben simboleggiata dalla pioggia “sempre più intensa”.

ULTERIORI RILIEVI METODOLOGICI

Dei “simboli” si è ampiamente detto. Il sogno di Bernie ne contiene tantissimi. Degni di nota sono i seguenti: “caffè”, “vetrina”, “abbigliamento”, “auto”, “ombrello”, “borsa”, “acqua”, “auto”, “portico”, “pioggia”.

Non si sono evidenziati “archetipi” o simboli universali in maniera conclamata. La maternità è risolta da Bernie come esperienza personale.

Il sogno di Bernie richiama il “fantasma” dell’identità sessuale in riferimento alla maternità.

Sono presenti le seguenti istanze psichiche: l’Io vigilante e razionale in “vedendomi” e in “mi rendo conto” e in “visto” e in “decido”, l’Es o rappresentazione delle pulsioni in “nella mia borsa è entrata tanta acqua. Ricordo vagamente dove è parcheggiata l’auto”. Il “Super-Io” o istanza psichica censoria e limitante non è presente.

Il sogno di Bernie presenta la “posizione psichica fallico-narcisistica” in “riflessa su una vetrina” e la “posizione psichica genitale” in “nella mia borsa è entrata tanta acqua.”

Bernie usa nel sogno i seguenti “meccanismi psichici di difesa”: la “condensazione” in “caffè” e in “abbigliamento” e in “pioggia” e in “borsa” e in altro, lo “spostamento” in “auto” e in “cani”, la “figurabilità” in “Il tempo peggiora e apro l’ombrello” e in “nella mia borsa è entrata tanta acqua”, la “razionalizzazione” in “riesco a ripararmi”. Il processo psichico di difesa della della “regressione” è manifesto in “Vado in un parcheggio” e in “torno indietro”, oltre che nei limiti della funzione onirica.

Il sogno di Bernie manifesta un tratto “genitale” all’interno di una “organizzazione psichica reattiva” a metà tra il “fallico-narcisistica” e il “genitale”.

Le “figure retoriche” elaborate da Bernie nel suo sogno sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “pigiama” e in “casa” e in “ombrello” e in “borsa” e in “portico” e in “pioggia”, la “metonimia” o nesso logico in “auto” e in “acqua”. Ricordo le allegorie della gravidanza in “nella mia borsa è entrata tanta acqua” e dei meccanismi psichici di difesa dall’angoscia in “Il tempo peggiora e apro l’ombrello”.

La “diagnosi” dice di una maternità contrastata e di un possibile trauma al riguardo e con recupero dell’identità sessuale femminile.

La “prognosi impone a Bernie di tenere sempre sotto controllo la pulsione alla maternità tramite la “razionalizzazione” e di investire in maniera efficace le energie nell’amor proprio e nel gusto intenso delle proprie azioni e della propria vita.

Il “rischio psicopatologico” si attesta in un “ritorno del rimosso” e in una conversione del contrasto e del trauma in un sintomo psiconevrotico con caduta della qualità della vita e dell’umore.

Il “grado di purezza” del sogno di Bernie è “buono” in quanto la simbologia è vasta e combinata in maniera consequenziale.

La “causa scatenante” del sogno di Bernie può essere un semplice ricordo o una libera associazione.

La “qualità” del sogno di Bernie è il movimento nello spazio.

Il sogno di Bernie può essere stato elaborato durante la seconda fase del sonno REM.

Il “fattore allucinatorio” si attesta nel senso della “vista” in “vedendomi riflessa”, ma soprattutto nel movimento in “arrivata” e in “tornare” e in “passo” e in “vado” e in “entro” e in “torno indietro”.

Il “grado di attendibilità” dell’interpretazione del sogno di Bernie è “buono”. La presenza di tanti simboli ha trovato la giusta interazione.

DOMANDE & RISPOSTE

L’interpretazione del sogno di Bernie è stata sottoposta alla riflessione di una lettrice anonima che di mestiere fa l’avvocato. Sono emerse le seguenti domande e sono conseguite le seguenti risposte.

Domanda

Come immagina Bernie?

Risposta

Bernie è una persona compatta che vive tra la bellezza e l’altruismo.

Domanda

Lei ha fatto riferimento alla violenza domestica sulle donne. Mi spiega meglio?

Risposta

Le violenze sulle donne e sui minori avvengono per il novanta e passa per cento entro le mura domestiche e sono di vario tipo e di varia qualità. E’ violenza psichica dire al proprio figlio che è un cretino ed è violenza fisica dargli una sberla. Ma le due violenze, purtroppo, non sono separabili perché non esiste una violenza nel corpo che non si riverberi nella psiche e viceversa. E’ violenza psichica la prevaricazione tra moglie e marito ed è violenza fisica qualsiasi offesa al corpo. Vale quanto ho detto prima. Tralascio la violenza omicida che colpisce l’universo femminile in questo periodo. Aggiungo che dentro l’alcova spesso si consumano illegalità inaudite e violenze sottili. Nel sogno di Bernie ci può essere una violenza da parte del partner nel rischio di gravidanza causato da un atto inconsulto e deliberatamente personale. Spesso la donna non viene consultata sull’esito finale del coito e viene vissuta culturalmente alla mercé del maschio e trattata come l’oggetto di scarico della sua “libido” e della sua volontà di potenza. Riporto un dato statistico su questo insano costume in Africa, ma la questione è internazionale. Una donna nigeriana partorisce cinque o sei figli se non muore di parto. La relazione tra natalità e produzione dei beni di sopravvivenza è tragica. La prima viaggia in progressione geometrica, la seconda in progressione aritmetica, (moltiplicando o addizionando), per cui la selezione naturale, che è già tremenda con l’alta soglia della mortalità infantile, è inevitabile per mancanza di cibo. Le organizzazioni internazionali stanno insegnando alle donne i metodi contraccettivi, ma devono insegnare soprattutto agli uomini a non disperdere il seme in qualsiasi anfratto. L’invasione del vecchio continente da parte di questa gente è una fuga naturale verso la vita e non si può risolvere con leggi repressive, bensì con politiche di educazione e di sostegno a lungo termine.

Domanda

Sono pienamente d’accordo e aggiungerei che il quadro delle violenze va rivisto dal legislatore e che i codici devono essere aggiornati nei tanti modi di arrecare danno al prossimo. In sostanza, se il mio uomo eiacula nella mia vagina senza il mio consenso, questa è una violenza e soprattutto in prospettiva di una gravidanza indesiderata e di tutto quello che comporta nell’esistenza di una donna. Non a caso le femministe gridavano nel mitico “sessantotto” che “l’utero è mio e me lo gestisco io”. Si riferivano soprattutto al diritto all’aborto e all’uso di contraccettivi.

Risposta

La rivoluzione culturale del “sessantotto” è stata uno spartiacque tra il passato fascista e il rinnovamento liberale. Non si sono mai valutati abbastanza i benefici effetti che essa ha prodotto nella mentalità della gente. Al di là delle degenerazioni terroristiche, il movimento mondiale del “sessantotto” ha visto l’alleanza tra operai e studenti e ha contribuito a demolire le monolitiche certezze e strutture del passato.

Domanda

Tornando a Bernie, l’anno 2011 è stato un brutto periodo della sua vita.

Risposta

Il 2011 è stato un momento di transizione tra la donna ancora adolescente nella mentalità e la donna che si impegnava socialmente con una convivenza o con un matrimonio e che portava in evoluzione le sue potenzialità. Credo che sia stato un anno formativo e di svolta. Ogni male non viene per nuocere. Tutto si evolve e non si può restringere in categorie morali.

Domanda

In quale luogo si può indossare il pigiama senza stridore?

Risposta

In ospedale non fa alcuno stridore. Forse Bernie ha rievocato questo tipo di esperienza. Spesso nei sogni ricorrono queste situazioni di grande preoccupazione e il sognarle ha un effetto psicoterapeutico doppio: scarica le tensioni congelate e, se il sogno viene interpretato e capito, aiuta la “razionalizzazione” del trauma.

Domanda

Interessante, ma ci vuole uno specialista del sogno per farlo funzionare al cento per cento, uno come lei che ci sa fare nel settore. Appartiene a una scuola o ha fondato una scuola per caso?

Risposta

Risposte negative: non appartengo a niente e a nessuno, non potrei essere fondatore di alcunché semplicemente perché i fondamenti teorici della mia modalità interpretativa non sono miei. Io ho rielaborato parte del “Sapere” psicoanalitico in riferimento al sogno e l’ho applicato secondo una griglia che, nello spazio di tre anni e soprattutto grazie al contributo dei marinai che mi hanno mandato i loro sogni, ho approfondito e aggiustato al meglio. Niente di originale nel mio lavoro, tutto è stato detto. Io sono un eclettico che ha messo insieme, sempre in riguardo al fenomeno onirico, un quadro teorico e pratico che era congeniale alla mia formazione.

Domanda

Mi racconta qualcosa della sua formazione?

Risposta

Negli anni settanta, quando la facoltà di Psicologia sfornava i primi psicologi, eravamo un pugno di amici che studiavano a Milano l’ipnositerapia e l’ipnosi fantasmatica con il benamato Giammario Balzarini, il fondatore della prima scuola di psicoterapia psicologica in quel di Cremona. Ci siamo ritrovati per quattro indimenticabili e proficui anni e ci siamo formati sui fantasmi e sul loro significato: Analisi immaginativa. Il resto è venuto da sé. Giammario ci ha lasciati, ma i suoi allievi hanno portato avanti la scuola. In quel periodo ho avuto la possibilità di avere come docenti psicoanalisti del calibro di Carlo Ravasini e Diego Napolitani, nonché la Mirella Novelli Curi che oltre a sapere le teorie, sapeva anche insegnare da dio.

Domanda

Il suo lavoro sul blog è assolutamente gratuito?

Risposta

Assolutamente e, come ho scritto, io restituisco tutto quello che ho ricevuto dalla gente in termini di conoscenze della psiche. Posso affermare che tra la pratica e la grammatica, tra le teorie psicologiche e la psicoterapia io preferisco la seconda e semplicemente perché ho imparato sul campo tutto quello che non c’era sui libri o che non avevo letto.

Domanda

So che si definisce poeta contadino.

Risposta

Io sono fondamentalmente contadino e coltivo i miei alberi in Sicilia durante la buona stagione. D’inverno torno nel laborioso e civile Veneto che mi ha ospitato dal 1973. In tutte le stagioni e ogni sabato immancabilmente pubblico un articolo sul blog. Attualmente gli archivi contengono 215 interpretazioni di sogni che dimostrano anche l’evoluzione della teoria e della pratica. Più che poeta, sono uno scrittore di cose psicologiche.

Domanda

Quale canzone ha scelto per il sogno di Bernie?

Risposta

La scelta è obbligata: “la borsa di una donna” cantata dalla voce originale di Noemi. Il testo è particolarmente bello nella sua semplicità ed è scritto a più mani da uomini. Non mi dilungo e ve lo propongo. Alla prossima e grazie mille e ancora mille.

“SOPRA E SOTTO DI ME”

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

“Mi trovavo su un altopiano e cercavo la strada per scendere, ma vi erano soltanto strapiombi e non strade.
Riesco a trovare una via percorribile che però è sopra un ghiacciaio, ma, appena inizio a percorrerla, inizia il disgelo.
Riesco a risalire mentre sotto di me il ghiaccio si trasforma in rivoli d’acqua sempre più grossi.”

Nivea

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il titolo evoca, trattandosi oltretutto di metodologie psicoanalitiche, posizioni erotiche e sessuali naturalissime, non necessariamente da Kamasutra: “sopra e sotto di me”.
Niente di più sbagliato!
Il titolo del sogno di Nivea richiama, invece, la simbologia spaziale: il nord, il sud, l’est e l’ovest. Meglio: l’alto e il sopra, il basso e il sotto, la destra e l’oriente, la sinistra e l’occidente.
Affermo che si tratta di “archetipi”, di simboli universali elaborati e usati da sempre da tutti gli uomini e di “segni” presenti in tutte le culture.
Ai punti cardinali si associano anche precisi “processi” e “meccanismi” psichici, oltre che specifiche psicodinamiche.
Vediamoli.
Il nord, l’alto, il sopra rappresentano il sacro, il divino, il Padre, il processo di “sublimazione della libido”, il “Super-Io” con le sue censure e limitazioni.
Il sud, il sotto, il basso condensano la materia, la colpa, il peccato, la morte, il processo di incarnazione e di materializzazione, la contaminazione, il demoniaco.
L’est, la destra, l’oriente contengono, sempre simbolicamente e in universale, l’universo psichico maschile, le funzioni razionali o processo secondario, l’istanza psichica “Io”, il sistema nervoso centrale o volontario, la consapevolezza, il principio di realtà, il progresso, l’evoluzione.
L’ovest, la sinistra, l’occidente abbracciano l’universo psichico femminile, la Madre, il sistema neurovegetativo o involontario, l’Es, le pulsioni, il crepuscolo della coscienza, la caduta della vitalità, il distacco, il processo psichico della “regressione”, il “processo primario” e la “Fantasia”.
Ripeto: i punti cardinali sono simbologie universali, elaborate culturalmente e in grazie all’universalità dell’angoscia di morte e della “Fantasia”, quel “processo primario” che contraddistingue l’umanità nell’elaborazione libertaria ed emotivamente allucinatoria di temi riguardanti la collocazione dell’uomo nella realtà interna ed esterna.
Il sogno di Nivea si serve delle simbologie del “sopra” e del “sotto” ed evoca di conseguenza i processi psichici e i simboli impliciti: sopra di me il ghiacciaio e sotto di me il ghiaccio che si scioglie in rivoli d’acqua, quell’energia che si libera dalla rigidità monolitica e va a investirsi in azioni e fatti. Nivea si è data finalmente il potere di avere ai suoi piedi la gestione di se stessa in piena autonomia.
In ultima istanza è opportuno precisare che la scelta del nome “Nivea” è per via associativa al ghiaccio e non per “proiezione” della glacialità psicofisica o tanto meno per un “lapsus” in riguardo all’antica marca di una crema lenitiva e di bellezza, quella benamata crema “Nivea” che mia madre, donna di popolo, spalmava sul suo corpo sopraffino.
A questo punto è opportuno bandire i ricordi personali e dare spazio alla decodificazione.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Mi trovavo su un altopiano e cercavo la strada per scendere, ma vi erano soltanto strapiombi e non strade.”

Nivea rievoca in sogno la dimensione sublimata della sua “libido”, quando la vita erotica e sessuale, la vitalità corporea se vi aggrada, era gestita in maniera più spirituale che materiale, quando censurava le pulsioni più naturali per moralismo e sotto l’incalzare dell’istanza psichica “Super-Io”: “mi trovavo su un altopiano”.
Cultura familiare e cultura sociale remavano contro i diritti sacrosanti del corpo e non concepivano il misticismo della materia.
Nivea era una ragazzina di buona famiglia e di buona educazione, aveva uno “status” sociale fatto di buone norme e di sacri principi.
“Mi trovavo” rende il senso del permanere e del durare, dello spazio e del tempo, ma soprattutto della casualità della nascita e della coscienza puntuale. L’altopiano non è la montagna del santo, non è l’alto più alto dell’estasi, ma è lo spazio umano adatto a una degna “sublimazione della libido” in una famiglia degli anni sessanta, quando la censura, ecclesiastica e non, impediva la libera espressione degli istinti e del profano.
In tanto perbenismo Nivea “cercava la strada per scendere”, tentava di realizzare il desiderio di lasciarsi andare e di vivere il suo corpo e le sue potenzialità.
“Scendere” non è un simbolo di perdita, non è un cadere depressivo, ma è una ricerca verso il piano materiale.
La “strada” rappresenta la metodologia, il modo di esperire e d’investire la carica vitale e vitalistica, la “libido” per l’appunto. Nivea ci prova e ce la mette tutta per uscire dal limbo rassicurante della normalità psico-esistenziale, ma ha paura e vive qualche angoscia legata ai “fantasmi” elaborati e introiettati. In quest’opera di disagio ha tanto contribuito l’azione improvvida e precoce del “Super-Io”. Nivea è stata responsabilizzata e si è educata per difesa dall’angoscia di coinvolgimento e di abbandono proprio attraverso l’adesione alla norma familiare e sociale imperante e diffusa.
L’angoscia è depressiva e di perdita ed è mirabilmente rappresentata dagli “strapiombi”: soluzioni traumatiche di grande distacco affettivo e di notevole perdita affettiva. Nel momento in cui Nivea si lascia andare a vivere le sue pulsioni erotiche sessuali, la sua “libido” in generale, teme di perdere l’affetto e la protezione dei genitori e della famiglia e di essere estromessa dalla società in cui è inserita. Lo “strapiombo” porta inevitabilmente alla solitudine ed è condannato dalle buone norme del “Super-Io” individuale e collettivo. Non ci sono “strade”, non ci sono altre modalità di conciliare i diritti del corpo con i doveri della comunità d’appartenenza, oltretutto ben introiettati per difesa dalla nostra eroina. Manca l’educazione sessuale ed è presente la sessuofobia clericale e religiosa. Siamo nell’Italia bacchettona degli anni sessanta.

“Riesco a trovare una via percorribile che però è sopra un ghiacciaio”

Il “ghiacciaio” condensa un “fantasma di morte” da anaffettività, la perdita degli affetti protettivi dei genitori e del gruppo di appartenenza.
Mai simbologia fu più poetica e azzeccata!
Sul “ghiacciaio” quante angosce sono state consumate e quanti versi sono stati scritti dai poeti e dai cantastorie!
Se non sei come noi, ti espelliamo e muori.
Quante minacce di questo tipo e quante depressioni si sono istruite e inanellate in queste povere e semplici parole!
Nivea ha bisogno d’identificarsi in qualcuno e da sola non può condividere alcunché, non può permettersi di fare da sé e ha bisogno di riferimenti psichici e materiali di sostegno e di sopravvivenza.
Questo è un vero dramma dell’infanzia e Nivea lo sta sognando e lo ha formulato con poche e semplici parole che conchiudono una psicodinamica drammatica di evoluzione solitaria.
“Percorribile” si traduce con possibile e compatibile con le esigenze personali e sociali, con la formazione psichica in atto e le regole della convivenza: un’operazione logica necessaria per non incorrere nel danno distruttivo delle emozioni e della sfera affettiva. “Percorribile” esclude la solitudine dentro e fuori.

“ma, appena inizio a percorrerla, inizia il disgelo.”

Appena investe consapevolmente la sua “libido”, Nivea converte evolutivamente le sue energie in autonomia psicofisica, Dal ghiaccio all’acqua il passo chimico è notevole e compatibile. Nivea esce alla grande dal blocco mortifero delle energie vitali e converte la freddezza affettiva in “libido” da investire progressivamente. Nivea inizia essere autonoma e calibrata nel progressivo coinvolgersi e dà veste a una nuova donna diminuendo le resistenze a capire se stessa e a vivere insieme agli altri con un corpo “campo d’amore” e che, come tutti i campi, è simbolicamente da arare.
Il “Super-Io” ha ridotto la tirannia e ha lasciato spazio alle pulsioni dell’Es con la complicità deliberativa dell’Io. Nivea prende atto dei diritti del corpo e delle sue pulsioni erotiche e sessuali, della sua energia vitale: un inno alla vita e alle concrete funzioni neurovegetative.

“Riesco a risalire mentre sotto di me il ghiaccio si trasforma in rivoli d’acqua sempre più grossi.”

Una lieve “sublimazione della libido” per attenuare le angosce assorbite nella formazione psichica è sempre utile quando non è necessaria, purché sia lieve e non pesante: questo è il senso e il significato simbolico di “risalire”.
Il “riesco” rappresenta una consapevolezza dell’Io e la conseguente messa in atto del “sapere di sé” nelle azioni e nei fatti: una bella ed efficace parola su cui si basa la psicoterapia del fare o ergoterapia. Nivea sta sciogliendo le sue energie vitali e femminili. I “rivoli d’acqua” sono chimicamente il passaggio dallo stato solido allo stato liquido della materia, una bella evoluzione psichica per quanto riguarda gli investimenti della “libido”. E, per giunta, sono in crescendo, dal momento che Nivea si è rassicurata sulle sue capacità. Un buon finale, estremamente simbolico, che dispone per uno stato di benessere dell’autrice del sogno; dalla freddezza affettiva e dal blocco degli investimenti della “libido” alla libera espansione sotto forma concreta e godibile.

PSICODINAMICA

Il sogno di Nivea sviluppa la psicodinamica evolutiva della “libido” da uno stato di “sublimazione” a uno stato di “materializzazione”, dal ghiaccio all’acqua. Nivea rielabora l’uso del “processo psichico di difesa dall’angoscia della sublimazione” e lo evolve in una concreta vitalità e in un provvido gusto di sé e delle proprie azioni. Tale operazione psichica è possibile perché l’Io riduce l’azione limitante e moralistica del “Super-Io” tornando a essere padrona a casa sua e disponendo al meglio le difese e gli investimenti.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Il sogno di Nivea evidenzia l’istanza psichica “Super-Io” in “ma vi erano soltanto strapiombi e non strade.” e in “che però è sopra un ghiacciaio”.
L’istanza psichica “Io” è presente in “mi trovavo” e in “riesco a trovare” e in “riesco a risalire”.
L’istanza psichica “Es” agisce in “ma vi erano soltanto strapiombi” e in “sopra un ghiacciaio” e in “inizia il disgelo”e in “il ghiaccio si trasforma in rivoli d’acqua sempre più grossi.”
Le posizioni psichiche “orale” e “genitale” si richiamano negli investimenti affettivi e di “libido” in genere: disposizione a dare e a ricevere.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Il sogno di Nivea usa i meccanismi psichici di difesa dall’angoscia della “condensazione” in “altopiano” e in “strapiombi” e in “strada” e in “via percorribile, dello “spostamento” in “scendere” e in “risalire” e in “sotto di me” e in “rivoli d’acqua sempre più grossi”, della “figurabilità” in “Riesco a risalire mentre sotto di me il ghiaccio si trasforma in rivoli d’acqua sempre più grossi.”.
E’ ben presente il processo psichico di difesa dall’angoscia della “sublimazione della libido” in “altopiano” e in “risalire”.
Il “processo psichico della “regressione” riguarda la normale funzione del sogno.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Nivea evidenzia un tratto psichico “orale” all’interno di una cornice “genitale”: affettività e sessualità.

FIGURE RETORICHE

Il sogno di Nivea usa le figure retoriche della “metafora” in “altopiano” e in “strapiombi” e in “ghiacciaio” e in “rivoli d’acqua”, della “metonimia” in “scendere” e in “risalire” e in “sotto di me”.

DIAGNOSI

Il sogno di Nivea dice di un passaggio evolutivo dal processo psichico di difesa dell’angoscia della “sublimazione della libido” alla progressiva e concreta serie di investimenti vitali, affettivi, erotici e sessuali.

PROGNOSI

La prognosi si attesta in un rafforzamento degli investimenti e in una riduzione dell’uso del processo psichico di difesa della “sublimazione della libido”.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico si attesta in un uso eccessivo del processo della “sublimazione” e in una caduta del gusto erotico e sessuale.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Nivea è “5” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.

QUALITA’ ONIRICA

Il sogno di Nivea è squisitamente simbolico ed evidenzia le qualità del meccanismo psichico della “condensazione”, un pilastro del “processo primario” e della “Fantasia”.

REM – NONREM

Il sogno di Nivea è avvenuto nella fase mediana del sonno REM alla luce della sua compostezza formale e del suo simbolismo spiccato: un sogno da “maraviglia” e da natural miracolo.

FATTORE ALLUCINATORIO

Il sogno di Nivea chiama in causa i sensi della “vista” in “mi trovavo” e in “vi erano” e in “riesco a trovare” e in “riesco a risalire”. E’ assente l’esercizio degli altri sensi, per cui è dominante l’allucinazione visiva.

DOMANDE & RISPOSTE

La lettrice anonima ha posto le seguenti domande.

Domanda
Preoccupa il sogno di Nivea?

Risposta
Per niente. Anzi, fa piacere sapere di quanto sia plastica e duttile la psiche nel bene e nel male.

Domanda
Ma l’acqua non era un simbolo femminile? Nel sogno di Nivea è un simbolo di energia.

Risposta
Giusto! E’ un simbolo della “libido”, dell’energia vitale e quest’ultima ha origine nell’universo psicofisico femminile. Vita e libido sono simboli inclusi nell’acqua, un principio femminile.

Domanda
Cosa deve fare Nivea in base al sogno?

Risposta
Usare meno possibile la “sublimazione” e vivere bene la “libido” con tanti investimenti variegati e non monotoni. Con un gioco di parole direi che Nivea da donna “casa e chiesa” deve evolversi in donna “casa del popolo” escludendo la donna del “casino”.

Domanda
Perché si usa tanto la “sublimazione”?

Risposta
Perché ci difende dall’angoscia.
Perché la cultura occidentale ha base religiosa e sessuofobica.
Perché il sistema educativo è costrittivo, autoritario e moralistico.
Perché i genitori sono poco libertari, poco pazienti e perché hanno rimosso la loro adolescenza, hanno dimenticato i loro travagli evolutivi.

Domanda
Cos’è la cultura?

Risposta
La cultura a livello psicologico è un insieme di schemi interpretativi ed esecutivi della realtà.
A livello sociologico è un insieme di valori condivisi e convissuti.
A livello semiologico è un complesso di segni e di significati.
In ogni caso la “cultura” non è il complesso delle conoscenze acquisite. Questa si definisce erudizione.
La “cultura” comporta un grado, più o meno profondo, di assimilazione e d’introiezione degli schemi, dei valori e dei segni. Più si assimila e si introietta e più la “cultura” acquisisce “civiltà”. Tutti i popoli sono colti, ma non tutti i popoli hanno lo stesso grado di civiltà. Ripeto: la civiltà si misura in base al modo e all’intensità dell’introiezione e dell’assimilazione degli schemi e dei valori e dei segni culturali. Aggiungo che l’assimilazione e l’introiezione non devono essere totali, ma devono mantenere un margine di autonomia critica.
Assimilazione e introiezione sono pericolose quando negano l’evoluzione e politicamente degenerano nelle dittature più nefaste.

Domanda
Nelle sue interpretazioni dei sogni da tempo non usa il termine “inconscio”.

Risposta
E’ un lungo discorso, ma rispondo brevemente e semplicemente. L’Inconscio come dimensione psichica, definito in tal modo più che scoperto da Freud, è un’ipotesi di lavoro, un assunto metodologico che consente di procedere per dimostrare una tesi. L’Inconscio non esiste semplicemente perché “ciò che non è consapevole” non ha realtà e “ciò che non ha realtà” non ha parola e, quindi, ciò che non ha parola non si può definire.
Questa è la tesi della Filosofia, ma non è per niente una verità assoluta: tutt’altro!
Il primo Freud praticava l’ipnosi e si era accorto che in stato sub-vigilante nei suoi pazienti affioravano dei ricordi lontani. Ciò che è subconscio non è inconscio. La nostra psiche e la nostra mente non possono tenere sotto controllo tutto il materiale vissuto e acquisito. Una parte minima, molto minima, occupa lo stato di coscienza. Il resto è Subconscio e con uno stimolo adeguato viene portato a galla e ricordato. Questa è anche l’operazione del sogno: uno stimolo del giorno precedente scatena di notte un sogno. Ma su questi argomenti ritornerò in altra occasione per meglio precisarli e approfondirli.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

L’adolescenza è il momento più delicato e interessante della vita e dell’evoluzione psicofisica, una serie di anni in cui il corpo e la mente sono in distonia, un’età di mezzo tra la maturità sessuale acquisita e una serie di fantasmi irrequieti e ignoranti.
Nel corpo di donna si annida una testa di bambina.
Nel corpo di un uomo si annida la testa di un giovinetto.
Speriamo tanto che in questo tempo incerto e inquieto non nasca un figlio o una figlia mentre si esploramo i misteri del dio Eros.
Speriamo che durante l’adolescenza la mamma e il papà siano ancora insieme a insegnare le cose giuste, perché questo è il tempo in cui si elaborano mille e mille paturnie, si vivono mille e mille sensazioni, si maturano mille e mille paure.
Il sogno di Nivea richiama l’adolescenza e a Lei io dedico una storia, una storia veneta maturata in quel di Pieve di Soligo, una storia che muove e commuove quel qualcosa di adolescente rimasto beneficamente ancora dentro.

LE PAROLE DI FANTAJESSICA

Ero piccola.
Quand’ero piccola, una delle cose che mi piaceva di più
era scivolare sugli scalini di marmo nella casa della nonna.
Era una vecchia casa,
una casa vecchia come la mia nonna.
Gli scalini erano bassi, larghi e arrotondati.
Potevo tranquillamente andar giù senza farmi male.
Nella mia fantasia bambina ero tanti personaggi:
un bel cavaliere medioevale,
un coraggioso capitano di ventura,
un sordido lanzichenecco,
un povero soldato,
un fedele legionario,
un perfido mercenario.
In ogni caso ero sempre un maschio, mai una femmina.
In ogni caso ero sempre armata, mai indifesa.
Tutto questo succedeva quand’ero piccola,
quand’ero bambina,
quand’ancora non pensavo da grande,
quand’ancora non avevo la valigetta ventiquattrore e l’ombrello firmato,
quand’ancora non nascondevo i seni dentro un classico doppiopetto,
un doppiopetto decisamente maschile, oltretutto gessato.
Scivolavo e immaginavo.
Scivolavo e mi perdevo nelle mie fantasie.
Iniziavo dal secondo piano perché dal terzo non si poteva.
Al terzo piano c’era il soler,
il granaio lungo e buio,
l’emblema di spazi paurosamente ignoti,
la casa sonora dei topi,
il luogo del tempo passato,
la carta d’identità della mia stirpe.
Dal secondo andavo in giù fino al piano mezzano
dove c’era il mobiletto intarsiato con sopra il vaso decò.
Poi mi restava l’ultima rampa,
quella che mi sbatteva ai piedi della luminosissima porta d’entrata,
la porta del mio paradiso.
Il salone era regolare con il suo pavimento di marmo,
una distesa di giallo e di rosa.
Ai lati erano disegnate delle bande rosse
che sventravano la casa da nord a sud tra due signorili punti luce.
Proprio qui a Natale trionfava l’abete
dentro un vecchio tino ricolmo di terra nera,
l’albero più vero e più vivo del paese.
Dalla mia nonna tutto era secondo natura.
Tutto era secondo cultura, dalla mia nonna.
Come si mangiava bene dalla mia nonna!
La mia nonna faceva gli gnocchi freschi con le patate del Piave
e le polpette di carne col pan gratà e il prezzemolo.
La mia nonna faceva il risotto con i porcini del suo bosco
e lo speo de costesine de porzel e il cunicio.
La mia nonna faceva le cotolette di manzo con l’aceto
e le patatine fritte con l’olio extravergine d’oliva.
Qualche volta mi faceva anche i bastoncini di merluzzo,
quelli del capitano con tanto di cappello dorato,
perché la mia nonna nel tempo si era fatta più moderna.
Quanti riti dalla mia nonna!
Il rosario si recitava tutti insieme il primo novembre,
il giorno di tutti i santi e il giorno prima del ricordo dei nostri morti,
dopo aver mangiato le castagne arrostite sulla stufa a legna,
quella con i cerchi concentrici di ferro che si tiravano su con la pinza
per muovere la legna e fare tanta fiamma.
E per san Nicolò al mattino trovavo la bambola di pezza
insieme ai melograni e alle noci nel piatto di coccio accanto al letto.
E poi, ogni cinque gennaio, di sera, si bruciava la vecia
nella granda buberata,
si mangiava la pinza con l’uvetta e le nocciole,
si beveva un goto de vin santo
e si traevano gli auspici per i prossimi raccolti
in base ai capricci del vento e del fumo.
Quant’era bello!
Sapevi chi eri, dove stavi e dove andavi.
Ma la nonna non era sola.
Viveva con lei la prozia,
secca come un baccalà e brutta come la fame di febbraio.
La prozia diceva sempre che niente le passava dal gargarozzo
e che riusciva a mandar giù soltanto yogurt e ricotta.
Epperò!
La strega ciabattava con le sue pattine
e si trascinava come un fantasma per fermarsi davanti alla tv
e così potevo dar l’addio ai cartoni animati.
La prozia era tanto cattiva
e non capivo come potesse vivere con la mia nonna.
Lei era tanto buona e mi chiedeva sempre del mio papà.
Con lui non sei felice vero?
No, con lui non sono felice,
è vero,
ma neanche con la mamma sono felice
ed è vero.
Io li volevo tutti e due e insieme.
Anca se i litighea,
dovevano stare insieme per me,
dovevano farlo per me,
per quella loro bambina che non aveva mai chiesto di nascere
e tanto meno nella loro casa.
Lassem perder!
Andiamo a cogliere i lapoi nell’orto e i fichi dall’albero,
ma non quelli spappolati sull’erba e mangiati dagli osei.
Prendiamo anche i fiori di zucca
che poi ti faccio le frittelle.
Che brava la nonna!
Che buona la mia nonna!
Ma la bambina è confusa,
tanto confusa al punto che confonde la B con la V e viceversa.
Ma che malattia è staquà?
E’ tutta colpa delle maestre che non sanno fare più il loro mestiere!
Intanto nel roseto della nonna c’è un gallo e una gallina con i pituset,
un nanetto di marmo senza più colori addosso,
una rana verde per il muschio e per la rabbia di non poter saltare,
la cuccia di cemento di Briciola con le pignatte dell’aqua e del pan,
qualche stroz di qua e qualche stroz di là.
Tutto è come dio comanda.
Sul davanti il giardino è più curato,
anche il fosso è pulito e pieno d’acqua
e sembra un ruscello.
Ci sono le violette dove prima c’erano i noccioli.
Quante noccioline tostava la nonna
e quante torte faceva con il lievito Bertolini!
E quando si andava a letto?
Sentivo il fruscio del copriletto di raso color porpora,
sentivo lo scricchiolio dell’armadio di noce
e della specchiera in legno massiccio scuro.
La nonna diceva sempre che il legno era vivo
e che di notte si muoveva per sbadigliare.
Quanta paura!
Nonna,
nonna,
vieni qua e stai con me.
Nonna,
se resto qui stanotte a dormire,
tu non muori, vero?
“Ma va là,
sta bona.
Cossa di tu mò?
Vien qua,
giochemo a indovina indovinello.
Cominicia per A e finisce per E.
Cossa eo poh?
Son qua ai pie del let.
Ociu che te ciape!
Le frittelle dovevi portargliele,
o Caterinella,
altrimenti non avresti dovuto chiederghe la farsora.
Le campane da Maron le sonava tanto forte da buttare giù le porte,
le porte le iera de fero,
volta la carta e ghesè un capeo.
Un capeo?”
E io immaginavo le carte
e mi addormentavo bona bona come voleva la mia nonna,
mentre il mio papà chissà dov’era.
Lui, però, è un poverino
perché non sa cosa si è perso.
Lui ancora oggi non sa cosa si perde.
Ma io sì,
io so cosa si è perso
e cosa si perde il mio papà.
Si è perso
e si perde una vita di cento e mille anni.
Poverino!
Lui è solo
ed è solo perché in vita sua non ha mai avuto una nonna come la mia
e una cucina come quella della mia nonna.
Eppure quella era la sua mamma.
Eppure quella era la sua casa.

 

Il brano è stato elaborato liberamente da Salvatore Vallone nell’anno 1996.

 

VIAGGIO NELL’ALDILA’…con biglietto di ritorno

TRAMA DEL SOGNO – CONTENUTO MANIFESTO

Mi trovo a lavorare in una specie di centro cure termali.
Cammino per lunghi corridoi bianchi, molto luminosi, piastrelle color giallo miele.
Lungo i corridoi nella parte bassa ci sono dei buchi nel muro dove sono alloggiate delle fontane in marmo grezzo color giallo nero dove vi sono dei catini per prendere l’acqua e portarli nelle varie stanze.
Noto con stupore che sia le fontane che i catini sono stati scavati in maniera molto rudimentale.

Poi mi trovo seduta in autobus con davanti tre signore distinte, vestite bene di nero con delle bluse con dei fiori rossi, stanno tutte rammendando a mano dei pezzi di stoffa nera.
Noto che di fianco a loro c’è una mia zia che sta rammendando a mano una specie di coprispalle da donna molto leggero, da una parte di colore avorio chiaro e dall’altra il disegno allegro e vivace dei vestiti di Arlecchino.
Vedo che fa delle cuciture e poi taglia i vari fili rimasti per una lunghezza di circa due centimetri e li lascia là.
Mi dico che se fossi stata io li avrei tagliati ad uno ad uno a mano che saldavo e avrei aspettato di farlo alla fine, ma mi rendo conto che facendolo alla fine li taglierei meglio e tutte alla stessa lunghezza.

Poi col sogno ritorno all’interno della “spa” e sto accompagnando in un corridoio una signora in una delle stanze per il trattamento.
Realizzo che io non sono mai stata lì e non so cosa ci sia dentro quelle stanze. Infatti, faccio entrare lei, ma io non vedo oltre la porta.
Incuriosita cammino per il corridoio e incontro una mia cugina che tranquilla mi saluta sorridente.
Noto una porta lasciata semiaperta e senza farmi vedere da nessuno sgattaiolo dentro per vedere cosa c’è. All’interno noto le solite pareti bianche e poi un’immensa struttura di marmo grezzo giallo nero che sembra essere stata scavata nella roccia. Anche questa molto rudimentale come una caverna.
Dentro ci sono delle vasche, delle fontanelle, dei getti d’acqua, ma spruzzano molto poco e mi metto li a pensare come si possa mettere in opera i congegni per farla funzionare.
Non capendo entro e salgo sopra una piattaforma stretta che c’era all’interno della vasca e mi distendo aspettando che succeda qualcosa.
Infatti, pian piano con la pressione del mio corpo dei piccoli getti d’acqua partono da sotto di me e cominciano a spruzzare sempre di più facendomi un piccolo massaggio e capisco che lentamente andranno a riempire la vasca e io mi godrò il bagno.
A questo punto mi sveglio.”

Questo sogno è firmato Totonna

DECODIFICAZIONE E CONTENUTO LATENTE

CONSIDERAZIONI

Il sogno di Totonna si svolge in due luoghi, il “centro di cure termali” e “l’autobus”, e ha come personaggi una “signora” e la “cugina” nella “spa” e “tre signore distinte” e la “zia” nell’autobus.
L’attrice principale è Totonna, l’autrice del sogno che ha la possibilità di “proiettarsi” nei vari personaggi del suo sogno chilometrico insieme alle problematiche connesse e ai fantasmi evocati.
La trama del sogno è divisa in due racconti apparentemente molto diversi tra di loro.
Nel primo Totonna appaga la sua curiosità di sapere e cerca il suo benessere psicofisico.
Nel secondo corregge il modo di procedere della zia nell’arte del cucito.
Il sogno è chiaro e lineare, ma a una prima lettura non si reperisce un nesso tra i due racconti. Il collegamento non è ovvio e tanto meno immediato, per cui si può anche ritenere che ci troviamo di fronte a due sogni diversi.
Tanti titoli si possono affibbiare al sogno di Totonna: “Viaggio nell’aldilà”, “…e io mi godrò il mio bagno”, “Aldilà: andata e ritorno”, La razionalizzazione del lutto”, “La risoluzione del fantasma di morte”.
Analizziamoli!
Viaggio nell’aldilà: in effetti si tratta di una fantasia su un luogo sacro e di morte come un cimitero o una chiesa con tanto di mistiche virtù.
“…e io mi godrò il mio bagno”: la frase conclusiva che attesta la purificazione dalle colpe e il ritorno alla vita con una notevole e nuova consapevolezza dopo aver visitato il regno dei più e soprattutto delle persone defunte come una signora e la cugina.
“Aldilà: andata e ritorno”. Totonna è la novella e moderna eroina che riesce a fare in sogno il viaggio nel regno dei morti e a ritornare linda e pulita con una verità per sé e per tutti gli uomini.
La mitologia e la letteratura dicono che nell’ardua e lugubre impresa erano riusciti Er il soldato armeno nel mito di Platone, Ulisse nell’Odissea di Omero, Enea nell’Eneide di Virgilio, Dante nella sua Divina commedia e qualcun altro che mi sfugge.
Per l’appunto, adesso tocca a Totonna!
“La razionalizzazione del lutto”: Totonna ha avuto delle perdite importanti e a livello psichico porta avanti quella presa di coscienza del “fantasma di morte” ridestato insieme agli immancabili sensi di colpa. La “razionalizzazione” riduce l’angoscia e prepara il terreno per maturare al meglio la propria fine senza inutili resistenze e dannose negazioni.
Ricordo che l’operazione psichica della “razionalizzazione del lutto” ha un decorso psichico di circa due anni.
“La risoluzione del fantasma di morte”: come dicevo prima, la morte dell’altro induce a una progressiva risoluzione del senso da dare al nostro morire e una riduzione dell’angoscia collegata alla fine psicofisica.
I “meccanismi psichici di difesa” determinano questa operazione di ricerca razionale ed emotiva, magari “sublimando” l’angoscia attraverso le tante religioni e le varie alienazioni psichiche, “negando” la morte e disponendosi con cinismo alla propria e all’altrui, “rimuovendola” fino alla fine o ricorrendo ad altre modalità psichiche sempre di difesa dall’angoscia.
Di fronte all’inconoscibile e all’ineludibile la psiche scatta con le sue difese più o meno valide e comprensibili.
Vediamo i riferimenti culturali e mitologici del sogno di Totonna: “La morte di Ivan Ilic” di Tolstoi e il mito greco delle “Moire”, le divinità femminili della Vita e della Morte: Cloto e Lachesi tessono il filo del fato e Atropo attende di tagliarlo. All’uopo vedi la cosmogonia di Esiodo e il mito di Er di Platone.
Totonna non è sola, ma in buona e nobile compagnia insieme anche a tutti quelli che spesso sognano la morte e il senso della vita, ma non se ne rendono conto semplicemente perché non possiedono il vocabolario dei simboli che hanno usato.
Non mi resta che provare a decodificare i simboli portanti di un sogno semplice ma ostico, un prodotto psichico allucinato dalla Fantasia e permeato di una patina surreale e mistica, un racconto dal contenuto apparentemente assurdo.
Un’ultima nota caratteristica: il sogno di Totonna è abitato esclusivamente da figure femminili.
Adesso devo procedere.
Se non riesco, metto un punto dove arrivo e alzo bandiera bianca sicuro della vostra benevolenza.

SIMBOLI – ARCHETIPI – FANTASMI – INTERAZIONE ANALITICA

“Mi trovo a lavorare in una specie di centro cure termali.”

Totonna pensa al corpo e al suo benessere psicofisico. L’esordio è promettente per le carezze erotiche: “libido epiteliale” nonostante la sua collocazione lavorativa. Il processo di difesa dell’angoscia della “regressione” è a portata di mano e Totonna può tornare indietro nel tempo fino all’infanzia, quando la relazione corpo a corpo era quella privilegiata con la madre. Le “cure termali” hanno il significato di una psicoterapia basata sul calore degli affetti.

“Cammino per lunghi corridoi bianchi, molto luminosi, piastrelle color giallo miele.”

I “corridoi bianchi” rappresentano simbolicamente i collegamenti logici tra emozioni diverse. Se poi sono anche “luminosi”, e cromaticamente, “giallo miele”, rafforzano l’esigenza di sapere e richiamano l’estetica del sacro: la reattività psicofisica legata alla sensibilità e al mistero.
Le “piastrelle” contengono la freddezza degli affetti e la caduta delle emozioni.

“Lungo i corridoi nella parte bassa ci sono dei buchi nel muro dove sono alloggiate delle fontane in marmo grezzo color giallo nero dove vi sono dei catini per prendere l’acqua e portarli nelle varie stanze.”

Non è il corridoio di un ospedale, ma di una chiesa o di un cimitero, “buchi nel muro”, i loculi in cui alloggiano i corpi dei defunti che hanno ricevuto la degna purificazione dalla colpa e dal peccato, “fontane”.
Il “marmo grezzo” racchiude un “fantasma di morte” e di inanimazione. “L’acqua” è simbolo universale di “catarsi” della colpa e di purificazione del peccato, nonché il simbolo universale dell’universo femminile.
Totonna sta visitando la sua dimensione metafisica in riguardo alla fine della vita e alle incombenze dell’aldilà.
I “catini” sono simboli femminili e, nello specifico, del grembo e della recettività sessuale. Del resto, il sogno di Totonna è un dono privilegiato alle donne: vedi i personaggi.

“Noto con stupore che sia le fontane che i catini sono stati scavati in maniera molto rudimentale.”

Lo “stupore” attesta di una progressiva caduta della vigilanza razionale e di un procedere di Totonna verso sfere emotive di non facile riduzione alla comprensione logica: la dimensione mistica e le sfere del sacro con le profondità oscure, “rudimentale”.
Non si dimentichi che Totonna sta viaggiando nell’aldilà.

CONSIDERAZIONI NECESSARIE

Si è conclusa la prima parte del sogno di Totonna.
Una chiesa, un cimitero, una catacomba, una necropoli?
Un universo femminile investito di sacro e ricoperto di mistico?
La perdita della fecondità delle donne mature?
Una celebrazione della morte e della inanimazione?
Questo sogno, nel suo essere surreale, si lascia cogliere in queste coordinate.
Meglio così!
Procedo alla ricerca del meglio consentito dalla funzione onirica e dalle meravigliose capacità della Fantasia di Totonna.

“Poi mi trovo seduta in autobus con davanti tre signore distinte, vestite bene di nero con delle bluse con dei fiori rossi, stanno tutte rammendando a mano dei pezzi di stoffa nera.”

La scena onirica cambia decisamente e la stessa Totonna se ne rende conto: “poi”.
Si passa alla realtà vitale e libidica, “in autobus”, e Totonna è in compagnia di “tre signore distinte”, ossia ben individuate. Le donne sono “vestite bene di nero”, eleganti e in lutto, composte nel loro dolore ben digerito, un “fantasma di perdita” di Totonna ben razionalizzato e proiettato su queste figure che hanno la zona dei sentimenti protetta “con delle bluse” e dipinta “con dei fiori rossi”.
Queste donne sono ancora alle prese con l’accettazione della fine: “stanno tutte rammendando a mano dei pezzi di stoffa nera”. Totonna condensa in questo elegante modo il processo della “razionalizzazione del lutto”, ma non quello altrui, quello della propria morte.
Totonna vede e vive così la fine e il soggiorno nell’aldilà: razionalizzare bene il senso della morte, magari per vivere meglio e senza angoscia.

“Noto che di fianco a loro c’è una mia zia che sta rammendando a mano una specie di copri-spalle da donna molto leggero, da una parte di colore avorio chiaro e dall’altra il disegno allegro e vivace dei vestiti di Arlecchino.”

Una “mia zia” al posto di “mia madre”?
La “traslazione” è possibile, uno “spostamento” che riduce le emozioni e favorisce il prosieguo del sonno e del sogno.
“Rammendando a mano” equivale a connettere logicamente l’evento psicofisico morte, mentre la “specie di copri-spalle” attesta di un culto dei ricordi e di una difesa degli affetti.
Il cromatismo dello scialle viaggia tra l’anonimato caldo dello “avorio chiaro” e “il disegno allegro e vivace dei vestiti di Arlecchino”, quello fatto di pezze colorate a testimoniare della multiforme struttura psichica e dei variegati modi di apparire agli altri.
Domanda: chi può essere una figura nella storia psichica di Totonna che le ha insegnato a essere anonima e con tante facce?
Una madre in cui si è parzialmente identificata!
Le tante colorate pezze del vestito di Arlecchino sono doti e modi da augurare a tutti nella formazione psichica.

“Vedo che fa delle cuciture e poi taglia i vari fili rimasti per una lunghezza di circa due centimetri e li lascia là.”

La zia-madre sa legare mentalmente, sa giustificare logicamente, sa connettere razionalmente, ma non conclude al meglio perché lascia sospeso qualche discorso senza risolverlo.
Del resto, questo è l’atteggiamento mentale diffuso della vecchiaia: la morte logicamente si avvicina, ma l’emozione della vitalità non la riconosce e la tiene lontana. Di fronte all’incalzare del “fantasma di morte”, il tentativo di “razionalizzare” il proprio lutto è tortuoso e difficile quanto il tentativo di accettarlo.
Il sogno di Totonna conferma che il luogo è un cimitero e che il “fantasma” in circolazione e quello “di morte” con il suo carico di rito e di sacro. Non c’è spiegazione all’uniformità anonima della morte, specialmente se la persona ha maturato una personalità, “organizzazione psichica reattiva”, con le tante pezze colorate di Arlecchino.

“Mi dico che se fossi stata io li avrei tagliati ad uno ad uno a mano che saldavo e avrei aspettato di farlo alla fine, ma mi rendo conto che facendolo alla fine li taglierei meglio e tutte alla stessa lunghezza.”

Totonna si rende conto di avere una spiegazione diversa del vivere e del morire rispetto alla zia-madre e che l’assurdità del modo di cucire e di tagliare si giustifica con la situazione esistenziale e psichica: ognuno ha la sua filosofia di vita e di morte e la esprime in base a come vive e a come in vita vive la sua morte.
Questo è il fantasma di morte di Totonna sicuramente ridestato da un evento luttuoso intercorso.
Ribadisco: Totonna esibisce la sua concezione del vivere e del morire e la diversifica da quella della zia-madre. Come hanno insegnato le “Moire”, la vita e la morte sono legate al fuso della “Necessità”: la vita si identifica nel filare e la morte nel tagliare il filo. Resta nel libero arbitrio della persona il come filare e il come tagliare, come vivere e come morire o, meglio, come intendere la vita e come dare significato alla morte.
Questo è il senso di “Mi dico” e di “mi rendo conto”.

“Poi col sogno ritorno all’interno della “spa” e sto accompagnando in un corridoio una signora in una delle stanze per il trattamento.”

Ecco che cambia la scena: dall’autobus alla spa, dalla vita alla morte, dalla vitalità esistenziale al cimitero, dal profano vivere al sacro morire. Totonna sta “accompagnando” verso la morte “una signora” che ha umanamente accudito o alla cui fine ha assistito. Totonna è stata traumatizzata da questa doverosa esperienza e adesso, in sogno, si sta ripulendo, si sta liberando dai sensi di colpa e sta razionalizzando il lutto proprio elaborando la sua concezione della morte e della vita alla luce dell’esperienza suddetta.
Il “trattamento”,quindi, consiste nella “catarsi” e nel “sapere di sé.
Le “stanze” rappresentano simbolicamente la parte psichica incaricata a elaborare il “fantasma depressivo della perdita”.

“Realizzo che io non sono mai stata lì e non so cosa ci sia dentro quelle stanze. Infatti, faccio entrare lei, ma io non vedo oltre la porta.”

Per l’appunto!
Questo è il turno della vecchia e non di Totonna.
Totonna non sa della morte, nessuno le ha spiegato l’imponderabile e l’inconoscibile. Totonna sta visitando con la fantasia onirica l’esperienza della morte e la sta immaginando sullo strascico di qualche esperienza luttuosa traumatica: “Realizzo che io non sono mai stata lì e non so cosa ci sia dentro quelle stanze.”
La presa di coscienza da parte di Totonna della sua ignoranza in riguardo alla morte è dovuta semplicemente al fatto che non si tratta di un’esperienza vissuta. E’ il turno della signora e non di Totonna che si limita a essere una curiosissima accompagnatrice, una persona che assiste alla morte di un’altra persona.”Infatti, faccio entrare lei, ma io non vedo oltre la porta.”

“Incuriosita cammino per il corridoio e incontro una mia cugina che tranquilla mi saluta sorridente.”

Totonna vuol sapere della morte in maniera direttamente proporzionale al trauma vissuto nell’assistenza di una persona defunta: “incuriosita cammino”.
Questa persona è sua “cugina”, la chiave del sogno che nel vissuto di Totonna avanza “tranquilla” e “sorridente” verso la morte nei vissuti e nei desideri.
Il “mi saluta” rappresenta simbolicamente e ironicamente il distacco dalla realtà della vita.
Totonna sta razionalizzando il lutto e sta elaborando il suo “fantasma di morte” e il come staccarsi dalla vita al momento necessario.

“Noto una porta lasciata semiaperta e senza farmi vedere da nessuno sgattaiolo dentro per vedere cosa c’è. All’interno noto le solite pareti bianche e poi un’immensa struttura di marmo grezzo giallo nero che sembra essere stata scavata nella roccia. Anche questa molto rudimentale come una caverna.”

Totonna vuol sapere e la sua curiosità è infinita.
La “porta lasciata semiaperta” rappresenta l’accesso possibile alla verità. “Sgattaiolare” condensa la trasgressione infantile del sapere impedito, della presa di coscienza impossibile semplicemente perché l’esperienza non è stata vissuta. Totonna può soltanto ricorrere alla sua fantasia onirica per allucinare il suo “fantasma di morte” e per lenire l’angoscia della perdita e della fine.
Ritorna la “caverna rudimentale” come simbolo della tomba e “la struttura di marmo grezzo giallo nero” come simbolo del cimitero con “le solite pareti bianche”. Il quadro cromatico attesta della freddezza affettiva ed emotiva.

“Dentro ci sono delle vasche, delle fontanelle, dei getti d’acqua, ma spruzzano molto poco e mi metto li a pensare come si possa mettere in opera i congegni per farla funzionare.”

La caduta della vita e della vitalità, oltre che dell’essere femminile, si manifesta in “spruzzano molto poco”.
“Vasche”, “fontanelle” e “getti” sono simboli del grembo femminile, della vita e della “libido”. Totonna vive l’entusiasmo onnipotente di chi vuole sconfiggere la morte e ridare la vita, un risuscitare i morti: “mi metto li a pensare come si possa mettere in opera i congegni per farla funzionare.”.

“Non capendo entro e salgo sopra una piattaforma stretta che c’era all’interno della vasca e mi distendo aspettando che succeda qualcosa.”

Totonna non sa e, allora, desiste dal cercare di sapere in attesa “che succeda qualcosa”.
La “piattaforma stretta all’interno della vasca” è simbolo di un sano protagonismo e di una particolarità del suo stato.
Totonna si “distende”, si dipana, si chiarisce per “sapere di sé” e, nello specifico, del suo “cos’è la morte”.

“Infatti, pian piano con la pressione del mio corpo dei piccoli getti d’acqua partono da sotto di me e cominciano a spruzzare sempre di più facendomi un piccolo massaggio e capisco che lentamente andranno a riempire la vasca e io mi godrò il bagno.”

Questo è il ritorno alla vita di Totonna, un viaggio che procede piano piano e si conclude irrimediabilmente dopo essere stata a visitare la morte e i regni dell’aldilà.
Il corpo riprende vitalità perché ha un peso che si traduce in energia, una consistenza psicofisica oltretutto piacevolmente libidica: “la pressione del mio corpo”.
Il sistema neurovegetativo riprende il suo naturale decorso e comunica le giuste sensazioni di un benessere ben dosato nelle sue componenti.
L’acqua è energia femminile che la riporta al grembo materno, all’origine della sua vita.
“Io mi godrò il bagno” equivale a “io ritorno a vivere con la consapevolezza di chi ha vissuto esperienze che riconciliano con la vita e danno il senso migliore del vivere”.

PSICODINAMICA

Il sogno di Totonna sviluppa la psicodinamica della “razionalizzazione del lutto” e approfitta di una dolorosa circostanza per visitare e riformulare, al meglio consentito dalle condizioni psichiche in atto, il “fantasma di morte” con gli annessi affettivi e i connessi emotivi della perdita e dell’inanimazione. L’operazione si conclude con esito fausto.

ISTANZE E POSIZIONI PSICHICHE

Il sogno di Totonna ha una massiccia presenza dell’istanza pulsionale “Es” e dell’istanza razionale “Io”.
“Io” è manifesto in “mi trovo”, “cammino”, “noto con stupore”, “mi trovo seduta”, “noto”, “vedo”, “mi dico”, “ma mi rendo conto”, “realizzo”, “non capendo”.
“Es” è manifesto in “centro di cure termali”, “lunghi corridoi”, “buchi nel muro”, “fontane in marmo grezzo”, “autobus”, “rammendando”, “taglia i fili”, sgaiattolo dentro per vedere cosa c’è”, “caverna”, “vasche”, “fontanelle”, “a riempire la vasca e io mi godrò il bagno”.
“Super-Io” è manifesto in “rammendando a mano dei pezzi di stoffa nera”, “io li avrei tagliati ad uno ad uno”, “io non vedo oltre la porta.”
La “posizione psichica” coinvolta è quella “orale”, quella che riguarda gli affetti e la conseguente possibilità di perdita depressiva degli stessi.

MECCANISMI E PROCESSI PSICHICI DI DIFESA

Il sogno di Totonna presenta i seguenti meccanismi psichici di difesa dall’angoscia: la “traslazione” e lo “spostamento” in “una mia cugina” e in “una signora” e in “una mia zia”, la “condensazione” in “corridoi” e in “buchi nel muro” e in “fontane in marmo grezzo”, e in “autobus” e in “caverna” e in “vasche”, la “figurabilità” in “un’immensa struttura di marmo grezzo giallo nero che sembra essere stata scavata nella roccia” e in “una piattaforma stretta che c’era all’interno della vasca e mi distendo aspettando che succeda qualcosa” e in “lentamente andranno a riempire la vasca e io mi godrò il bagno.”
E’ presente il processo psichico di difesa della “regressione” in “mi trovo seduta in autobus con davanti tre signore distinte” e in “c’è una mia zia che sta rammendando a mano”.
Il processo psichico di difesa dall’angoscia della “sublimazione della libido” è presente in “catini per prendere l’acqua” e in “io mi godrò il bagno”.

ORGANIZZAZIONE PSICHICA REATTIVA

Il sogno di Totonna evidenzia un tratto psichico depressivo all’interno di una “organizzazione psichica reattiva”, ex carattere, nettamente “orale”, sensibile agli affetti e all’esercizio degli stessi.

FIGURE RETORICHE

Le figure retoriche coinvolte nel lungo sogno di Totonna sono la “metafora” o relazione di somiglianza in “fontane” e in “caverna” e in “acqua” e in “vasche e in “fontanelle”, la “metonimia” o relazione logica in “corridoi” e in “marmo grezzo” e in “taglia i fili”, la “enfasi” o forza espressiva in “un’immensa struttura di marmo grezzo giallo nero”, la “sineddoche” o parte per il tutto in “buchi nel muro dove sono alloggiate delle fontane in marmo grezzo color giallo nero”.
Il sogno di Totonna è ricco di simboli ed appare permeato di una vena poetica surreale.

DIAGNOSI

La diagnosi del sogno di Totonna dice dell’insorgere di un moderato “fantasma di morte” in un quadro depressivo di perdita con implicita razionalizzazione del lutto: una “psiconevrosi d’angoscia” legata a esperienza vissuta.

PROGNOSI

La prognosi del sogno di Totonna si attesta in una progressiva presa di coscienza dell’esperienza del lutto e della perdita, nonché nel rafforzamento del gusto della vita e dell’esercizio della “libido”. Totonna è chiamata a godere, più che a soffrire, dopo il viaggio nell’aldilà. Meno male che aveva il biglietto di ritorno.

RISCHIO PSICOPATOLOGICO

Il rischio psicopatologico è la degenerazione del tratto depressivo in “sindrome depressiva” nel caso in cui la “razionalizzazione del lutto” e della perdita non vada a buon fine: caduta della qualità della vita e dell’esercizio della “libido”.

GRADO DI PUREZZA ONIRICA

In base a quanto affermato nella decodificazione e in base al contenuto dei “fantasmi”, il grado di “purezza onirica” del sogno di Totonna è “3” secondo la scala che vuole “1” il massimo dell’ibridismo, “processo secondario>processo primario”, e “5” il massimo della purezza, “processo primario>processo secondario”.
La simbologia si coniuga equamente con la discorsività logica e consequenziale.

RESTO DIURNO

La causa scatenante del sogno di Totonna si attesta in un’esperienza luttuosa vissuta in maniera contrastata e nel ricordo pomeridiano della stessa.

QUALITA’ ONIRICA

La qualità del sogno di Totonna è decisamente surreale.

REM – NON REM

-Il sogno è un “modulo” di funzionamento del Cervello durante il sonno R.E.M. Meglio: dalle onde rapide e a basso voltaggio e dai movimenti vorticosi dei bulbi oculari la “Mente autocosciente” o “Io” legge l’attività dei moduli e produce il sogno. Questa è la teoria di Eccles, neurofisiologo.
– Il sogno è l’attività psichica del sonno e si svolge nelle fasi R.E.M. quando la funzione della memoria è favorita dallo stato di eccitazione del corpo. Questa teoria si è affermata negli anni 80.
-Oggi è degna di considerazione anche la teoria della “Continual Activation” sostenuta dalle ricerche delle neuroscienze: l’attività onirica è presente nelle fasi R.E.M. e NON R.E.M. del sonno.

Il sogno di Totonna è stato elaborato in uno stato di normale tensione psicomotoria e per la precisione in una fase R.E.M. mediana.

DOMANDE & RISPOSTE

Domanda
Come vive una persona anziana la morte?

Risposta
In base a come ha elaborato i “fantasmi depressivi di perdita” nel corso della vita e in base ai meccanismi psichici di difesa dall’angoscia che ha usato. Meglio: in base alla “organizzazione psichica reattiva” che ha maturato.

Domanda
Cosa significa?

Risposta
Mi spiego con un esempio. Se io uso il processo psichico di difesa della “sublimazione” nelle esperienze di perdita, elaborerò una sopravvivenza dopo la morte nobilitando l’angoscia in accettazione e quasi desiderio di morire per rinascere. Se io uso il processo psichico di difesa dall’angoscia della “regressione” e magari mi ammalo del cosiddetto morbo di Alzheimer fissandomi all’età infantile e alla “posizione orale”, ritorno infante e in questo caso elaborerò un demenza per non aver coscienza dell’ineludibilità della morte. Possiamo usare in soluzione dell’angoscia di morte circa ventidue meccanismi psichici di difesa. Potrei elencarli e indicare la modalità d’azione, ma rimandiamo a migliore circostanza.

Domanda
Cosa significa “razionalizzazione del lutto” e come avviene?

Risposta
Mediamente occorrono due anni per avere a livello psichico la piena coscienza della perdita di una persona significativa o anche di un animale solidale. Il segnale che il lutto è stato razionalizzato è il dolore al posto dell’angoscia e della rabbia per la perdita subita, il ritorno al “principio di realtà” per quanto riguarda il vissuto sulla persona che ci ha lasciati.
Dopo il lutto la psiche reagisce sempre in base ai meccanismi di difesa, come dicevo prima; ad esempio affermando la vita e distaccandosi dal dolore o negando il lutto in qualche modo o coinvolgendosi a livello emotivo al minimo o al massimo, sublimando l’angoscia in nobile accettazione del destino e in qualche forma di onnipotenza, scindendo il fatto morte dall’emozione della fine o in altre modalità.

Domanda
Il sogno dell’aldilà ha fatto bene a Totonna?

Risposta
Certamente sì! Questo sogno è terapeutico perché integra le pulsioni e le idee sulla morte, riformula il “fantasma di morte” nelle sue parti irrimediabili di perdita e di fine.

Domanda
E quelli che non piangono al funerale sono insensibili?

Risposta
No! Usano il meccanismo di difesa dello “isolamento”, non vivono l’angoscia ma sono consapevoli della perdita. Avranno tempo per soffrire quando il meccanismo di difesa ridurrà la sua azione.

Domanda
E quelli che piangono e si disperano?

Risposta
Usano il meccanismo di difesa della “conversione isterica” scaricando le tensioni anche in maniera teatrale.

Domanda
Insomma si soffre necessariamente.

Risposta
Certamente, ma si soffre soprattutto d’angoscia anche se non c’è il morto. L’angoscia è la malattia di base del vivente uomo, è universale ed è oggetto d’intervento da parte della cultura. Sull’angoscia leggi il testo di Soren Kierkegaard “Il concetto dell’angoscia e la malattia mortale”. Fa solo bene.

RIFLESSIONI METODOLOGICHE

Al lutto subentra il “consolo” o la consolazione, alla perdita segue il conforto, alla morte consegue l’affermazione della vita, spesso l’onnipotenza della sopravvivenza. Il cibo è il degno antidoto all’angoscia della morte e della perdita. La solidarietà e la comunione familiare sono la prima reazione affermativa all’angoscia della perdita. Ogni morte rievoca il nostro personalissimo “fantasma di morte” e la consapevolezza della necessità della morte dipende da quali meccanismi di difesa mettiamo in atto.

Ho scelto come prodotto culturale la canzone “Il conforto” firmata da Ferro Tiziano e cantata in associazione a Carmen Consoli, un brano di scuola ermetica con valenza pop.
Provate a seguire il testo e a decodificarlo secondo i vostri “significanti”, secondo l’emozione che emerge in voi durante l’ascolto. Quella è la vostra verità sul tema.
Riflettete anche sulla bontà di essere in due e in sodalizio nell’affrontare le esperienze d’angoscia che la vita riserva.

 

 

IL  RICONOSCIMENTO  DELLA  MADRE TRA  ANDROGINIA  E  SOPRAVVIVENZA

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“Anna sogna di trovarsi di notte in un luogo illuminato soltanto dal riflesso della luna.

Davanti a lei c’è un canale sommerso dall’acqua che straripa e allaga i campi.

Anna vede soltanto il riflesso dell’acqua, ma sa che ci sono le sponde sotto forma di muretti e che fungono da passerelle.

L’acqua scorre impetuosa e Anna cammina velocemente sopra il

muretto-passerella destro seguendo il flusso forte della corrente.

A un certo punto si rende conto che deve tornare indietro e per risalire il canale deve spostarsi a sinistra e poi saltare a destra: così di continuo. Comincia a saltare a sinistra e a destra e riesce a farlo bene. Per un tratto vede suo figlio che risale il canale insieme a lei, ma dopo non lo vede più.

Risale la corrente con l’angoscia di cadere dentro l’acqua e di annegare.

Ma vede che ce la fa facilmente e che è semplice e divertente saltare a  sinistra e a destra.

Anna è contenta e soddisfatta di se stessa.”

Si prospetta l’interpretazione di un sogno veramente funambolico, non solo a livello dinamico, ma anche a livello simbolico dal momento che le condensazioni sono precise e di vasta portata; alcune hanno una valenza di “archetipi”, sono simboli universali che vanno al di là dell’elaborazione  culturale e individuale, altre sono ad ampio spettro perché includono temi culturali e filosofici. Si tratta nello specifico dei simboli della “acqua”, della “destra”, della “sinistra”, della “luna”. E’, inoltre, sorprendente come il sogno di Anna riesca a camuffare la figura materna e la psicodinamica collegata all’universo femminile con una simbologia assolutamente naturale: “l’acqua” e la “luna”. I simboli sono attinenti per diversi aspetti e per alcuni attributi.

Il sogno di Anna si può definire “come riconoscere la madre” nella fase finale del complesso di Edipo e mostra la dialettica madre-figlia senza trascurare le paure e le angosce che si accompagnano all’emancipazione relazionale e all’autonomia psichica.

Il sogno contiene ancora una caratteristica importante che si può definire “come si risolve il complesso di Edipo in una dimensione di sopravvivenza”: una forma di onnipotenza nell’andare sopra la vita. ”L’acqua scorre impetuosa e Anna cammina velocemente sopra il muretto-passerella destro seguendo il flusso forte della corrente.” Il sogno di Anna è coniugato al femminile e, oltre al funambolismo, presenta i caratteri acrobatici della magia. “Anna vede soltanto il riflesso dell’acqua, ma sa che ci sono le sponde sotto forma di muretti e che fungono da passerelle.” Trattasi dell’illusione ottica di camminare sulle acque da parte di un eventuale ingenuo spettatore e della consapevolezza di Anna del sostegno determinante dei muretti. Inoltre, Anna,  per risalire il canale, “comincia a saltare a sinistra e a destra e riesce a farlo bene.” Questa è la potenza plastica della “figurabilità” del sogno che supera i limiti della fisica gravitazionale e fa gridare al miracolo. Quanto meno Anna in sogno si permette delle gesta ginniche che nella realtà sono molto improbabili.

Il sogno di Anna si può, in ultima istanza, definire nel suo oscillare a destra e a sinistra come la dialettica psichica tra la “parte maschile” e la “parte femminile”, altrimenti detta “androginia psichica”, che per la sua prima formulazione ci riporta al “Convito”, un delizioso dialogo del grande Platone datato quarto secolo “ante Cristum natum”. Vi invito a leggerlo e nel caso specifico si tratta della parte VI, il discorso di Aristofane.

Partiamo con l’analisi del sogno estrapolando i simboli dominanti. Il sogno si svolge “di notte” a testimoniare che la coscienza è obnubilata. Anna è in uno stato crepuscolare, in una dimensione interiore e intima: al tema del sogno, che di per se stesso sviluppa l’interiorità, si associa anche l’atmosfera psichica di abbandono al sonno e al sogno, di disimpegno dalle mille attività della giornata, di riflessione su se stessa. Non basta la notte a connotare la scena onirica, ma si aggiunge come rafforzamento la fievole e bianca luce del “riflesso della luna”. La “luna” è il classico simbolo dell’universo femminile e nello specifico del ciclo mestruale, ma condensa anche il fascino e la seduzione nelle espressioni più crudeli. Si pensi alla “licantropia”, al tema favolistico del “lupo mannaro”, al delirio legato alla visione della luna piena e all’angoscia innescata dalla luna nuova. Quando è luminosa, la luna non contiene la “parte negativa” del fascino e della seduzione femminile, quella che, invece, contiene la “luna nera”, la luna nuova, quella minacciosa e infida che si sa che è in cielo ma non si vede, quella che guarda dall’alto e si nasconde agli occhi atterriti del povero maschio. Questa fase lunare condensa la “parte negativa della donna” in quanto minaccia il maschio nella sua virilità con la sua seduzione subdola, castrante e addirittura mortifera. Si richiamano a tal uopo i miti in riguardo a Lilith, alle sirene, alle maghe, alle streghe, tutte figure femminili improntate a tremendo danno per l’universo maschile soltanto perché portano il maschio alla perdizione con le lusinghe carnali, con le magie psichiche, con la decerebrazione, con la malattia mortale e con l’asportazione traumatica del membro. Ovvio che questa cultura è stata elaborata dai maschi sin dal tempo antico, a testimonianza del terrore che incuteva la femmina, più che la donna, con l’angoscia di castrazione collegata alla recettività sessuale del suo corpo e soprattutto con l‘angoscia collegata alla prorompente sessualità, così diversa da quella maschile e così impegnativa per il maschio. Nel sogno di Anna la luna è luminosa, quindi è femmina e seducente e fa da degno contorno coreografico al teatro femminile in cui si svolge la psicodinamica. La notte e il paesaggio oscuro, inoltre, condensano la femminilità neurovegetativa, l’intimità, la seduzione, la caduta della vigilanza e della razionalità, la creatività, la fantasia, i meccanismi del “processo primario”, proprio quelli che elaborano il sogno.

Procediamo con l’analisi.

Davanti ad Anna c’è “un canale sommerso dall’acqua che straripa e allaga i campi”. Il “canale” nella  sua funzione di regolamentare l’acqua ha una valenza maschile di natura logica e impositiva, mentre l’acqua è un attributo simbolico dell’archetipo “Madre”. Il simbolo femminile dell’acqua è dominante nel sogno di Anna in maniera direttamente proporzionale alla sua forza e alla sua potenza. L’acqua è regolata dal canale in cui impetuosa scorre, ma straripa e allaga il territorio circostante. L’acqua è l’elemento classicamente associato alla vita per la fertilità della madre terra e per il feto che naviga nel liquido amniotico durante la gravidanza. Va considerato che la donna forgia la vita nel suo grembo secondo il registro biologico del sistema neurovegetativo ed endocrino. L’acqua rappresenta, inoltre, l’energia vitale, lo slancio vitale, la forza irresistibile della natura, il sistema neurovegetativo, la “libido” di Freud depurata in parte dalla valenza sessuale e arricchita di una valenza energetica, il principio cosmogonico del primo filosofo greco, Talete.

Simboli maschili sono il canale con gli argini che non si vedono e la “destra”.

Rappresentano la direttività e la razionalità legate all’universo maschile. Ma la femminilità del sogno è anche direttiva e precisa. Anna coniuga la parte fallico-narcisistica introducendo nel sogno la sua parte maschile introiettata quando da bambina si viveva in attesa che si evidenziassero i caratteri sessuali. Anna “vede soltanto il riflesso dell’acqua”, è attratta dalla sua femminilità e dalla figura materna sopra cui cammina nella parte destra e seguendo il flusso della corrente. Anna domina la scena ed è padrona della sua psicodinamica, dal momento che va verso “destra” e procede sicura sopra il muretto dell’argine del canale: ”sa che ci sono le sponde sotto forma di muretti che fungono da passerelle”. Va giù di corsa con impeto e sicurezza nel giostrarsi con la sua femminilità e con la figura materna. L’identificazione ha avuto buon fine ed è arrivata all’identità psichica femminile con quel tratto maschile di impeto e di sicurezza. Fino a questo punto la parte progredente del sogno.

“A un certo punto si rende conto che deve tornare indietro”. Anna ha la consapevolezza di aver osato tanto e deve rivisitare, più che regredire, le sue conquiste saltando a sinistra e a destra, da una sponda all’altra del canale. Anna torna indietro a rafforzare la sua identità per l’insorgere di una normale paura di se stessa e della sua sicurezza. Del resto, il sogno di Anna ha visitato la madre e adesso deve rassodare le sue conquiste. Il figlio l’accompagna, ma Anna non ha un conflitto con la sua maternità, per cui può lasciarlo e non lo vede più. Si è soltanto ricordata che anche lei è mamma come la sua mamma. Il saltare a sinistra e a destra vuole attestare la completezza dell’ essere umano nella “androginia psichica”. Ogni persona, al di là del suo sesso biologico, a livello psichico possiede ed esprime quelle che simbolicamente si definiscono “parte maschile” e “parte femminile”, la parte razionale e la parte emotiva, la parte affermativa e la parte remissiva, la parte fallica e la parte recettiva: attributi del corredo psichico ascritto simbolicamente all’universo maschile e all’universo femminile. Nel rivisitare se stessa Anna mostra in sogno tutta la sua umana consistenza, l’angoscia di cadere nell’acqua. La femminilità ha un peso e un costo per essere portata in giro una volta libera dall’invadenza della figura materna. E’ questa la valenza edipica nell’ultima fase, il riconoscimento della figura materna per affermare se stessa come femmina. Si presenta l’angoscia di essere fagocitata dalla madre, di non riuscire a liberarsi dal possesso della figura materna. Anna ha fatto la sua ribellione alla madre per affermarsi come persona e ci è riuscita perché ha vissuto la madre come l’altro da sé e non necessariamente come una matrigna o una strega, la “parte negativa della madre”.

E’ semplice e divertente risalire e non regredire. E’ come se fosse il rafforzamento di una presa di coscienza. Anna sa di sé e della sua femminilità e si è riscattata dalla madre. Anna è appagata. Magari in sogno si è spaventata, ma dopo ha risolto anche la paura e ha rivisto la sua emancipazione e la sua autonomia psichica. Bisogna vivere la madre nella sua sacralità e nella giusta dimensione psichica e non come un ostacolo all’affermazione. L’identificazione si è risolta nell’identità, per cui ”Anna è contenta e soddisfatta di se stessa.”

La prognosi impone ad Anna di godere delle sue conquiste psichiche e di rafforzare il suo rapporto con la madre con una finalità generosa dopo aver tanto ricevuto. I genitori anziani vanno adottati dai figli e non depositati dolcemente in case di riposo, i nuovi “lager”. Anna deve portare avanti la sua autonomia con un intento donativo.

Il rischio psicopatologico si attesta nella “regressione” al conflitto con la madre per l’insorgere di un bisogno di dipendenza psichica a causa di una crisi affettiva. Consegue la caduta della qualità della vita con sintomi psicosomatici da psiconevrosi edipica.

Riflessioni metodologiche: il sogno di Anna induce a parlare sul destino del complesso di Edipo, in particolare sul tema se si risolve del tutto o se si trasforma. La risposta immediata è che il complesso di Edipo, meglio il paradigma edipico, non si risolve mai del tutto così come si prospetta nella teoria psicoanalitica e così come si propone ogni genitore e ogni figlio. La relazione edipica si può proiettare sui figli e capovolgere da parte dei genitori sotto l’incalzare dell’angoscia di morte legata all’evoluzione del tempo e all’involuzione organica della vecchiaia. Come si manifesta? Facilmente un padre e una madre non vogliono fare a meno del possesso del figlio o della figlia. Oltretutto nella senescenza i genitori hanno bisogno di essere serviti e mantenuti. Si generano in tal modo conflitti tra genitori e figli, tra famiglia d’origine e famiglia di nuova formazione. E’ famoso il mito della suocera cattiva. Non sono soltanto i figli che devono risolvere il complesso di Edipo, ma anche i genitori che si ritrovano a vivere quello che hanno già vissuto al loro tempo con i loro genitori. Si ripete la storia della “Nutella”: la nonna la dava alla mamma, la mamma la dà alla figlia, la figlia la darà a sua figlia e così nel tempo che sarà: una “coazione a ripetere” della squisita crema al cacao e alle nocciole da spalmare sugli affetti familiari. Ma, attenzione al diabete!