UN SIRTAKI

Un sirtaki,

lo balliamo un sirtaki?

Ho cento vestiti d’organza nell’armadio

che attendono un ballo,

non dirmi di no,

non ora.

Ho camminato a lungo per le stesse strade,

ho pensato a noi due

mentre le percorrevo passo dopo passo,

salite e discese,

fiato che si spegne e ritorna,

ritmo,

vita immediata,

morte infinita.

Cosa ci facciamo così lontani?

Voglio stare seduta su un tronco secco di un albero

a guardarti mentre inventi intrecci disarmanti,

voglio crescere dal fuori al dentro come gli amanti.

Coltivami,

abbi pazienza.

Rinasco come l’erba selvatica,

come le rose che buttano i fiori

senza sapere che ci vorranno cinquant’anni

per capire che un fiore è un fiore,

un fiore,

un fiore.



Sabina



Trento 10, 02, 2024







NOSTALGIA

E’ morta una stella lontano.

Si è spenta una luce lontano,

accesa in un tempo lontano.

Una luce arriva oggi dal passato,

una luce di polvere nella polvere,

pulvis in pulvere,

lumen ex lumine.

Un libro contiene la vita e la morte,

l’Ecclesiaste contiene l’esperienza traumatica della perdita.

Cosa mi succede,

adesso,

soltanto perché ti ho profondamente amato?

Si spalanca un vuoto

e attendo una fatica gradevole

per ritornare a vivere,

per perdermi insieme a chi ho perduto.

Lutto e nostalgia sono grimaldelli

per restare vicini senza dolore

mentre m’inghiotte il passato.

mentre si esalta il futuro,

il progetto,

l’intraprendenza.

Il lutto e la nostalgia hanno lo sguardo rivolto all’indietro,

sono le risorse per essere capaci

di non smettere mai di nascere.



Salvatore Vallone



Harah Lagin, 04, 03, 2024



IL CUORE MALATO

Un cuore di pietra,

un cuore ferito,

un cuore bucato sulla sabbia della bieca Melilli

con tutto il suo sacro san Sebastianello,

la marina baciata dalle ciminiere infette

al dolce sapore di idrocarburo,

di gpl e nafta,

di benzina al dolce sapore di prugna,

come il confetto storico per la cacca.

Verrà la morte per il cuore offeso

e avrà gli occhi di Billy la Bella.

Due stent,

datemi due stent

per non morire di marlboro e multifilter,

di muratti bianche e nere per l’ambassador,

l’energumeno culatta arrivato con la piuma sul cappello

per annunciare agli idioti e ai beoti la bustina idrolitina,

il toccasana per l’acqua tossica di una città tragica,

Syracusae,

Syracusarum,

Syracusis,

Syracusas,

Syracusae,

Syracusis,

un nome pluralia tantum,

un perfido teatro dalle carni macellate dalla ybris greca,

una accidiosa città dalle strade sanguigne e insanguinate,

la urbs dal tombino killer e dalla popolazione inurbs.

Un cuore di pietra è stato bucato per amore,

per la morte che verrà anche senza i suoi occhi,

per quel caffè sospeso

che ancora attende di essere sorbito presso il bar di Francesco,

in pieno Hàrah Làgin e al civico 62

e con il resto di due.

Intanto baciami Ciccio

che la mamma non c’è,

altrimenti dirò alla mamma

che ieri mi hai toccato.



Salvatore Vallone



Harah Lagin, 24, maggio, 2024

UNA DONNA ECCEZIONALE

Alla fine del tormento per consolarmi mi dico

e continuo a ripetermi

che io sono una donna eccezionale

e ancora una volta che io sono una donna eccezionale,

perché eccezionale è la mia esperienza umana:

Ascingha la negra è passata dallo stato primitivo

al top della cosiddetta civiltà

nel breve tempo dei suoi quarant’anni di vita.

Maman Immè,

l’intellettuale superba e la donna spietata,

mi diceva sempre con amore

che io ero una meravigliosa sintesi dell’evoluzione umana,

un compendio di sette millenni di umanità,

perché ho viaggiato in una sola vita

dai riti tribali a internet,

dal culto della grande Scimmia al rito di Satana,

dall’infibulazione al trapianto dell’embrione,

dalla fecondazione selvaggia alla clonazione.

Io ho vissuto troppo e tutto in una sola vita.”



PASSATA E’ LA FESTA

Bum, bum, bum.

Sparano i botti,

i botti a cannone,

passata è la Santa,

passata è la festa,

sparano i cannoni,

sparano a salve e a notte fonda

per fare paura alle streghe,

la notte è passata,

l’Ucraina è in fiamme,

il tiranno se la ride insieme allo scemo,

Franco è in cimitero dopo il bardo,

il popolo è morto di penuria etica,

il boss è uscito dal carcere,

sparano i botti in viale santa Panagia di Siracusa,

è arrivata la bamba buona e abbondante,

sparano i botti nel quartiere blindato,

viva la bamba e abbasso la pula,

le forze dell’ordine sono malate d’inedia,

non c’è più un caramba,

non c’è più un celerino,

non c’è più un questurino,

non c’è più vigile urbano,

non c’è più un finanziere,

mancano i bobbies di Robert,

neanche un prete a pagarlo d’oro

dentro questa Ortigia

zeppa di chiese chiuse e listate a morte.

Chissà dove sono,

chissà dove,

chissà dove.

Siamo vedovi dell’autorità, dell’ordine e delle premure paterne.

Siamo i figli delle Madri.

Ormai lo Santo è stato ampiamente gabbato.

Povero santo e povero anche il sindaco.

Bum, bum, bum.



Salvatore Vallone



Harah Lagin, 04, 06, 2024