CIAO ciao

Ciao donna!

Ciaociao. belladonna!

Ciaociao mariagiovanna!

Ciao papavero indiano!

Ciao oppio dei popoli!

Ciaociao coca!

Ciaociao barbiturico!

Caiociao ansiolitico!

E’ un povero contadino delle Langhe siciliane

che vi scrive per parlarvi,

un uomo modico

che parla con la luna e con il sole quando ci sono,

un sacerdote modesto di Gea

dalle scarpe grosse e dal cervello sopraffino,

un mentecatto glorioso

appena uscito dalla casa dei matti al numero zero,

quella di Stefano il grande e dell’adorabile Valentina,

un uomo che guarda il vuoto davanti

e nel cor e nella mente si spaura,

ma non si sofferma mai sulla strage di se stesso,

non canta mai che era meglio morire da piccoli.

Io voglio vivere

e voglio amarti come dice la Iva,

non quella delle tasse,

la Ivona,

quella tutta carne e ossa di Ligonchio.

Insomma,

io sono quell’Io di dianzi,

di poco fa,

insomma,

quello che vi scrive in tanta benamata malora

per trovar un conforto malevolo,

per trovare una saracinesca finalmente chiusa,

per trovar malagrazia e tormento,

per trovare il numero giusto in questo Lotto nazionale

che deruba i poveri e gli ultimi degli ultimi,

quelli del reddito civitatis et dignitatis,

non i beati della buona novella di Matteo.

Ditemi,

orsù e di grazia,

o creature francescane e sandalate,

chi amerà le donne,

chi in questo nostro mondo amerà le tante donne

del nostro umile quartiere popolano di via Italia in Siracusa,

quelle con le puppe a pera per le pappe dei pippi,

quelle che hanno la quotidianità marxista-leninista

del servire la gente e il popolo,

quelle che non seguono il culto degli idoli

della tribù,

della spelonca,

del foro,

del teatro,

(grazie, sir Francis Bacon),

quelle che si rassicurano dentro il gregge

e trovano sempre di che pensare,

di che vivere,

di che recitare,

di che parlare,

di che crescere insieme a un uomo,

di che scopare per plaisir e pour le peuple,

pour la maison,

pour la Commune de Paris e pour le casinò di saint Vincent,

nonché di Cefalù,

ditemi,

chi amerà le donne

in questo sguazzo di individualisti narcisisti,

in questo guazzetto di furbacchioni esibizionisti,

in questo balletto di trovatori a buon mercato,

in questo siparietto di barzellette clericali,

in questo crogiolo di occupatori di media,

voi ditemi,

per favore e senza arrabbiarvi,

chi amerà le donne

in così funesto esodo del buon gusto sociale

e del buon ragù di una moglie,

quello che cuoce per ore e ore

dentro la pignatta di coccio fiorentino,

quello fatto di carote,

di cipolla,

di prezzemolo,

di aglio,

di sale e pepe,

di una noce di burro alpino,

di una grattata di noce moscata,

di olio d’oliva extra e vergine di Carancino,

di un trito di speck o mortadella di Bologna,

entrambe aromatiche,

di salsiccia sbucciata e sgrassata,

e soprattutto di tanta carne tritata grossolana,

carne carnale,

tanta carne che non basta mai

al cuoco e alla cuoca che vivono non come bruti in tivvù,

ma per cercare virtute e canoscenza,

per seguire i barbari nella loro invasione.

Ora che siamo in mano ai novelli babbalubba,

vi giunga disperato il mio richiamo del mondo che verrà

e l’auspicio di un paninazzo con la soppressa de casada,

di un piattazzo rosso di macaroni

da consumare a Roma in Trastevere in ricordo di Albertone

o in Campo dei fiori, sempre a Roma, in ricordo di Giordano,

il cagnaccio spellacchiato arrostito dagli osannati papi.

Cave televisionem,

quam minimum credulae ai saltimbanchi

e agli esibizionisti nella città dei crisantemi,

dove un geranio si contrabbanda per una mimosa,

dove si ritrova il popolo ridente post covidum natum.

Siamo tutti unici,

mie care,

lo dice Max Stirner nell’Unico e la sua proprietà,

un libro troppo assurdo per essere pericoloso,

lo dice Sigmund Freud nell’Io e l’Es,

un libro troppo avanti per essere magico,

lo dice Salvatore Vallone nel suo blog,

un sito troppo stupido per essere semplice.

Ditemi anche voi,

creature francescane e sandalate,

ditemi orsù e di grazia e ancora senza arrabbiarvi,

chi amerà le donne.

Per sempre vostro,

mi firmo e mi sigillo in ceralacca con il naso,

tocco di punta e di squincio,

Cyrano de Bergerac.

Salvatore Vallone

Carancino di Belvedere 06, 02, 2022


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