ONORE AI COMPAGNI CADUTI

Un giorno di febbraio che dirti non so,

è scoppiata la Parola che dire non so,

quella parola proletaria che diceva “compagno”

al fratello di Cristo che dirti io so,

si è infranto quel Verbo sognato da Karl,

quel Verbo incarnato da Vladimir,

quella parolina detta da Palmiro,

ridetta nella verbalità concreta di Enrico,

l’ultimo dei Giusti insieme a Ginettaccio.

Non ci chiamiamo più “compagni”

perché non ci sono più compagni neanche a scuola,

non siamo più compagni

perché il gallo è vivo e non è morto,

le coq non è morto,

le coq razzola e imperversa sulle galline nostrane,

sulle galline padovane e livornesi,

secondo la loro specie.

Il gallo ha creato la sua gallina,

secondo la sua specie,

il gallo ha detto e fatto ogni cosa,

secondo la sua specie,

anche la guerra ha fatto secondo la sua specie.

E’ troppo tardi,

o compagno,

o compagna,

si è fatta subito la sera,

si è stati trafitti dal solito raggio di sole sul far della sera,

ormai siamo tutti soli,

ma soli veramente e come i cani soli.

Adesso ogni Cristo scenderà dalla sua croce

e si ricongiungerà alla sua madonna,

mia donna,

secondo il Convito dell’uomo dalle spalle larghe,

quel Simposio che dir si voglia,

quel Banchetto che addusse l’Uomo,

greco e non,

alla ricerca del Bene e dell’Eudaimonia,

del buon demone dentro un corpo vitale,

un corpo di uomo,

un corpo di donna.

E tu,

o compagno di allora,

o compagna di mai,

mi fai la guerra,

uccidi me e il mio seme,

annienti i Rus’ di Kiev,

il popolo sovrano e unito che ha ammazzato il tiranno di allora,

che non riesce a onorare il nuovo ras metallico dipinto di antico,

il vecchio dismesso come un abito logoro dalle tinte fosche,

posto in garage a suo tempo come la Topolino di Paolo

e rimesso in auge nella bandiera dei Soviet,

i consigli degli operai della Fabbrica Italiana Automobili Torino.

Onore ai compagni ignoti,

all’ucraino Lev,

a chi è morto in piedi davanti al cimelio delle utopie,

ai piedi di Platone,

ai piedi di Tommaso din don dan,

ai piedi di Marx,

ai piedi di Proudhon,

ai piedi di Filippo Giuseppe Maria Ludovico Buonarroti,

ai piedi di tutto il potere ai soviet,

ai piedi di Antonio e dei suoi Quaderni dal carcere.

Uno spettro si aggira per l’Europa.

Finalmente siamo ancora Compagni.

 

Salvatore Vallone

 

Carancino di Belvedere, 27, 02, 2022

 

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