AUTORITRATTO 5

In questo mondo di matti,

di bulli gonfiati e di bambole teleigieniche,

io ho i miei amici preferiti,

un pugno stretto di volenterosi ragazzini e ragazzine,

quelli del sabato in osteria e della domenica allo stadio,

quelli che fan festa con le trippe alla Nutella

dalla sora Menica di Trastevere,

quella che ci lascia stare,

lassece star,

perché a suo tempo abbiamo dato,

in quel tempo in cui ce ne siam fottuti della galera e della brutta morte

per preparare questa gente forte

che adesso se ne sbatte di crepar,

quelli che sanno

che la camicia rossa e nera s’indossa

per combattere e morir per il Milan di Rivera nello stadio di San Siro

in una domenica bestiale insieme a quella lei

che la rende ancora più bestiale.

Cosa vuoi?

Cosa vuoi di più?

Io sto dalla parte della gente umile,

io sto dalla parte del popolo modesto,

io sto dalla parte della gente di borgata,

io non sto dalla parte di Kraepelin

sulla demenza precoce e sulla mania depressiva,

io non sto con Lombroso

su i matti che sono matti in testa e basta.

Io sto con Basaglia

sul fuori tutti e andate a casa

perché la messa è finita.

Che nostalgia di Franco!

Ah Franco, Franco!

E i tuoi amici?

Che gente, che brava gente!

Gorizia è un sogno sognato a occhi aperti anche da Giammario,

è l’ombra di un sogno che fugge anche da Marisona la biondona,

una favola bella che finisce come i film di Sergio,

il vero immortale del sentimento d’amore è soltanto l’amore.

Eppure le donne non ci vogliono più bene

perché portiamo la camicia fouxia,

mentre gli uomini s’indignano e s’incazzano

tra un si grazie e un no prego,

tra un no grazie e un si prego.

Tu no vax o si vax?

Tu no green pass o si green pass?

Tu dammi tre parole,

per favore,

soltanto tre parole,

sole, notte, amore.

Dimmi ancora

che un pazzo mangiava

un pezzo

di pizza

in un pozzo

che puzza.

Fammi giocare con le parole dell’Altro,

di quel Signore a cui basta una sola parola

per salvare la mia anima.

Signore,

non son degno

che tu venga nella mia povera magione,

ma dì una sola parola

e l’anima mia sarà salva.

Il centurione romano aveva più fede del discepolo:

se tu sei quello che dici,

non ti serve venire nella mia casa,

tu puoi dire soltanto una parola

e il mio servo sarà salvo.

O centurione,

o mio centurione,

Roma non c’è più.

Roma è caduta in mano ai fottuti e ai menagrami.

I papi sono fuggiti all’ombra delle tante chiese ormai vuote.

Quante chiese hanno chiuso i battenti!

Quanti preti mancano all’appello

per educare la gente alle buone creanze.

La gente?

Ma dov’è la gente?

La gente è fuggita in Africa e in India,

nei Balcani e nell’Arabia,

nel cuore di terre lontane

per mangiare il kouscous al mentolo

e le cipolle con il riso.

Sono rimasti i vecchi,

quelli che tengono duro lo zoccolo

e non baciano i banchi.

Ortigia è vuota.

All’appello mancano tutti quelli che la rendevano viva.

Salvatore Vallone

Carancino di Belvedere, 08,11, 2021

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