L’ARTE DEL MORSO

TRAMA DEL SOGNO

 

Ho sognato di iscrivermi a una scuola di arte per artisti che usano la tecnica del morso per produrre le proprie opere.

Nel cortile della scuola c’era la scultura di un grande albero di marmo morsicato da una artista famosa del morso. Lì, sotto l’albero, gli insegnanti ci facevano un test d’ingresso di gruppo in cui dovevamo morsicare una maglietta semplice di un bellissimo tessuto viola chiaro e farne un capo artistico.

Allora tutti davamo dei morsi e notavo che il tessuto sotto i miei denti si tagliava facilmente come fossero forbici. Alla fine, aggiustando gli angolini del morso più volte, facevo una mezzaluna non perfetta ma con una bella forma. Intanto sentivo dire da una insegnante che era normale dover morsicare più volte per fare un buon lavoro e che per chi aveva una dentatura perfettamente dritta era più facile.

Alla fine tutti presentavamo il progetto agli insegnanti e venivamo ammessi a pieni voti.

Subito iniziavano le lezioni in cui ci esercitavamo a produrre mordendo diversi materiali come il legno, il marmo, il mio preferito era il marmo.

Ad un certo punto mi prendo il tempo di fare un bel disegno a mano di due donne che lavorano con delle reti su una barca nel mare di notte.

Ad un certo punto mi prendo il tempo di fare un bel disegno a mano di due donne che lavorano con delle reti su una barca nel mare di notte.

Mi diverto molto nella scuola e sono molto brava, tutti apprezzano tanto la mia arte, in particolare un professore ciccione che però un giorno mi chiude in un frigorifero perché davo fastidio e disturbavo la classe. Comunque nel frigorifero non ci stavo e continuava ad aprirsi così io uscivo.

Alla fine del sogno c’era una scena strana. In un salotto c’era seduto su una poltrona un vecchio miserabile con lo sguardo perso e su un’altra poltrona di fronte un bambino che diceva: “non potete impedire al nonno di mettere le sue palline in faccia alla nonna”.

Poi mi sono svegliata.”

 

Questo originale sogno è opera di Koncetta.

 

INTERPRETAZIONE DEL SOGNO

 

Ho sognato di iscrivermi a una scuola di arte per artisti che usano la tecnica del morso per produrre le proprie opere.”

 

La creatività umana non ha limiti e censure. La Bellezza si eleva anche dalla bocca e trova nei denti lo strumento idoneo: questo è il “novum organon” imprevisto e imprevedibile dell’Estetica contemporanea e d’avanguardia.

Al meglio e al nuovo, per fortuna, non c’è mai fine e ostacolo.

Koncetta c’è, Koncetta esiste, Koncetta sta insieme agli altri e alla grande. Ha bisogno di esprimere la sua vena artistica, sente la Bellezza dentro e la vuole comunicare in una forma originale: l’aggressività maturata durante la “posizione psichica anale”.

Koncetta è una donna che non te le manda a dire le cose, Koncetta è una donna che fa le cose e le fa in maniera decisa e affermativa, quasi come se venisse fuori da una storia di costrizione e di forzata passività, da uno stato di inedia e d’inferiorità, da una coazione all’immobilismo psicofisico, da una serie di complessi di inferiorità e di blocchi psichici, da un carcere del corpo e della mente.

Koncetta vuole riscattarsi da cotanta disgrazia fisica e soprattutto psichica, assumendo sulle sue spalle quel giusto e degno “amor fati”, amore del proprio destino, e ha scelto il veicolo estetico per manifestare il suo mondo profondo. La sua epifania interiore esige una buona dose di aggressività.

Mettiamola come vogliamo, ma abbiamo a che fare con la “posizione psichica anale” e con le pulsioni sadomasochistiche che la contraddistinguono.

 

Nel cortile della scuola c’era la scultura di un grande albero di marmo morsicato da una artista famosa del morso. Lì, sotto l’albero, gli insegnanti ci facevano un test d’ingresso di gruppo in cui dovevamo morsicare una maglietta semplice di un bellissimo tessuto viola chiaro e farne un capo artistico.”

Koncetta ha dentro i suoi modelli e i suoi maestri, pardon la sua maestra, “una artista famosa del morso”, che addirittura morde il marmo con i suoi denti umani e di pura dentina. “La scultura di un grande albero di marmo” è il simbolo un padre anaffettivo e freddo o di una persona altrettanto anaffettiva e fredda. “Nel cortile della scuola” ci sono i bambini e le bambine, c’è la futura artista che diventerà famosa nella tecnica del morso: una bambina veramente aggressiva verso un padre fortemente anaffettivo oppure c’è una bambina che vede se stessa in questa drastica dimensione psichica di freddezza affettiva. Si tratta sicuramente di una “proiezione” nel marmo di parti psichiche della nostra protagonista, di Koncetta per l’appunto. E proprio e ancora per l’appunto sotto l’albero compaiono tanti genitori nella veste di insegnanti per propinare un test d’ingresso nel gruppo familiare con l’attributo affettivo di una “maglietta semplice” da mordere “per farne” un capolavoro di bellezza, “per farne un capo artistico”. Koncetta coniuga la sfera affettiva con la sfera estetica, i sentimenti d’amore con l’aggressività ferina del morso. Insomma, è oltremodo evidente che Koncetta sublima con la Bellezza e l’Arte la sua aggressività spostandola sull’oggetto grezzo da elaborare secondo i canoni della tecnica in voga. “Il bellissimo tessuto viola chiaro” sa tanto di sacro, come il morso sa tanto di sacrilego. Koncetta sta riesumando in sogno la lezione sull’affettività che ha ricevuto in famiglia e la descrive, meccanismo onirico della “figurabilità”, ammantata di bellezza, “sublimazione”, senza trascurare la forte carica aggressiva che è implicita nella formazione psichica maturata in famiglia.

 

Allora tutti davamo dei morsi e notavo che il tessuto sotto i miei denti si tagliava facilmente come fossero forbici. Alla fine, aggiustando gli angolini del morso più volte, facevo una mezzaluna non perfetta ma con una bella forma. Intanto sentivo dire da una insegnante che era normale dover morsicare più volte per fare un buon lavoro e che per chi aveva una dentatura perfettamente dritta era più facile.”

 

Oralità” e “analità” si sposano senza stridore nel sogno di Koncetta. Affettività e aggressività vanno a braccetto in questo quadro che sublima sempre più la situazione psichica e lo status esistenziale di Koncetta. I morsi, il tessuto, le forbici, la mezzaluna, l’insegnante che dice a tutti quelli che in un modo o nell’altro scatenavano la loro aggressività sublimando il sadomasochismo in “un buon lavoro” artistico.

Quanta aggressività si purifica nell’Arte, nella Religione, nella Morale, nell’Etica!

Quanta aggressività si sublima nella Guerra e nella Politica!

Koncetta sta sognando la sua dimensione psichica affettiva e sadomasochistica, “posizione orale e anale”, sublimandole nella Bellezza di un capolavoro estetico. Nella realtà corrente Koncetta sta rievocando la sua famiglia, la sua vita affettiva, la sua infanzia, la sua aggressività e, nel comporre umanamente tanto materiale vissuto, si serve del processo psichico della “sublimazione” dell’istinto nella Bellezza, nella dimensione estetica, nell’Arte. La “mezzaluna non perfetta” ricorda le origini etniche della nostra protagonista che è sempre più combattuta tra l’accettazione il rifiuto, tra la comprensione e il rigetto. Alla fine trova nella categoria della Bellezza la conciliazione etica dei suoi vissuti infantili: la sua affettività, la sua aggressività, la sua soccombenza, la sua rabbia trovano finalmente la giusta soluzione di convivenza. In tutto questo materiale composto inerisce “una insegnante”, mater et magistra, che spiega e induce all’uso dei denti nel migliore dei modi e secondo l’effetto estetico più “dritto”.

 

Alla fine tutti presentavamo il progetto agli insegnanti e venivamo ammessi a pieni voti.”

 

In questo modo Koncetta è cresciuta e si è evoluta in un contesto familiare e sociale dove l’aggressività è stata sublimata con la Bellezza e giustificata eticamente con la stessa moneta estetica. Il “progetto” è quello di vita, un buttarsi avanti antidepressivo e vitale. Non c’è spazio per la passività in questo universo onirico di Koncetta, così come ci sono sempre figure che insegnano e gratificano, esigono e riconoscono. Siamo all’interno di una comunità islamica dove il sacro si mescola e si coniuga con il rigore e non ha il sapore dell’acqua di rosa.

 

Subito iniziavano le lezioni in cui ci esercitavamo a produrre mordendo diversi materiali come il legno, il marmo, il mio preferito era il marmo.”

 

La vita è dura e l’esercizio del vivere è arduo semplicemente perché devi difenderti dalle insidie sociali, dalle minacce della gente, dai pregiudizi e da tutto quel materiale culturale e ideologico che rende travagliata la convivenza. Koncetta ha imparato a “mordere la vita” nelle sue varie sfaccettature e qualità, ma soprattutto si è istruita, suo malgrado, a sublimare le relazioni affettive più dure, “il marmo”, è stata costretta a dare forma ai bisogni umani di solidarietà e alle emozioni sottili di condivisione. Tutto il quadro resta dentro una cornice di magnifica “sublimazione” dell’aggressività. E così la vita va e la nave può attraversare l’oceano o il mare mediterraneo.

 

Ad un certo punto mi prendo il tempo di fare un bel disegno a mano di due donne che lavorano con delle reti su una barca nel mare di notte.”

 

Come dicevo in precedenza, Koncetta non è estranea ad avventure di sopravvivenza esistenziale psicofisica, ha dovuto affrontare pericoli insieme a un’altra donna “su una barca nel mare di notte”, ha dovuto duplicarsi e raddoppiarsi e scindersi per essere più forte, ha sublimato con “un bel disegno a mano” la complicazione dei suoi pensieri e dei suoi vissuti nelle circostanze in cui l’hanno vista protagonista di situazioni oltremodo complesse e complicate. Koncetta non si è persa d’animo anche nelle solitudine affettiva perché ha trovato dentro di lei la disposizione a usare il processo della “sublimazione” degli affetti e delle angosce collegate nella Bellezza, nel versante estetico a lei congeniale, non per studi effettuati all’università del Cairo, ma semplicemente per sua sensibilità evoluta e acquisita. Le “reti” sono il complesso dei ragionamenti che Koncetta ha elaborato sempre secondo canoni di accettazione e sopportazione che trovano nella Bellezza il giusto accomodamento umano ed esistenziale.

 

Mi diverto molto nella scuola e sono molto brava, tutti apprezzano tanto la mia arte, in particolare un professore ciccione che però un giorno mi chiude in un frigorifero perché davo fastidio e disturbavo la classe. Comunque nel frigorifero non ci stavo e continuava ad aprirsi così io uscivo.”

 

Koncetta è abituata all’aggressività sublimata e alla freddezza affettiva, è “molto brava” perché è cresciuta in contesti familiari di quel calibro e ha vissuto le esperienze sociali di quella qualità. Da questi ricoveri così problematici si è sempre difesa con la “sublimazione” dell’aggressività e la “conversione” estetica della sua rabbia, la Bellezza e le sue cariche. Il “professore ciccione” condensa una figura maschile anaffettiva dalle cui mire Koncetta ha saputo districarsi e sulla quale ha saputo esercitare ironia e distacco. Koncetta non è fatta di quella pasta e sa stare nella sua famiglia e nella sua società anche non condividendola. Appare sempre nel sogno una grande capacità di adattamento e un desiderio di fuga da quegli ambiti angusti e da quei contesti competitivi. Koncetta ha accettato le sue fredde radici e se ne è voluta staccare con l’ironia della “sublimazione”: “nel frigorifero non ci stavo e continuava ad aprirsi così io uscivo”. Attenzione al “professore ciccione” che può essere anche la “condensazione” di una madre fredda.

 

Alla fine del sogno c’era una scena strana. In un salotto c’era seduto su una poltrona un vecchio miserabile con lo sguardo perso e su un’altra poltrona di fronte un bambino che diceva: “non potete impedire al nonno di mettere le sue palline in faccia alla nonna”.

 

Arriva “alla fine del sogno la scena strana”, quella che funge da chiave di volta per la comprensione del prodotto psichico di Koncetta. Si tratta della “scena primaria” del coito tra i genitori immaginato dalla figlia e si tratta anche del trauma di aver assistito al rapporto sessuale dei genitori. Koncetta ha elaborato e subito queste scene senza avere gli strumenti razionali per comprenderle e giustificarle, per sistemarsele dentro: “non potete impedire”. Il “vecchio miserabile con lo sguardo perso” è la versione negativa della figura paterna e maschile in generale nella disposizione sessuale e deprivata d’affetto. Potevo intitolare il sogno di Koncetta “le palline del nonno in faccia alla nonna”, ma ho preferito mettere in risalto la “sublimazione” a cui è stata costretta dalla sua sensibilità di bambina che assiste a scene di ordinaria violenza in certi contesti familiari e sociali particolarmente anaffettivi.

Questo è in abbondanza quanto dovuto al sogno di Koncetta.

 

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