IO E MIO FRATELLO

TRAMA DEL SOGNO

Salve, se le fa piacere, mi interpreti questo sogno. La ringrazio.

Sogno di avere 11 o 12 anni e di essere una immigrata mulatta orfana, insieme al mio fratellino un po’ più piccolo, che ha una specie di ritardo lieve, viviamo in una casa abbandonata in un luogo isolato nella campagna.

La zona in cui abitiamo è un po’ tetra, non lontano c’è una cittadina sul mare dove io e mio fratello andiamo tutti i pomeriggi a fare un giro, io con i pattini e lui con lo skate.

Non abbiamo amici e non siamo benvoluti perché siamo stranieri e poveri, allora qualche volta ce la prendiamo col mondo e facciamo qualche sciocchezza come tirare sassi alle vetrine o prendere a calci i bidoni, siamo due bambini.

Invece a casa io mi occupo di tutto come si deve, per far vivere mio fratello decentemente, e tengo sempre pulita la nostra casa fatiscente.. faccio ciò che posso. Tuttavia abbiamo una vicina di casa, una donna vecchia e acida che ci odia e ci vuole mandare via minacciandoci di chiamare i servizi sociali.

Io e mio fratello viviamo con la paura che questo succeda e ci capitino brutte cose.. ed una notte decidiamo di andare ad uccidere la vecchia, la facciamo anche a pezzi e la seppelliamo lì vicino sotto ad un albero.

Passa del tempo in cui siamo sereni, finché un giorno si presenta la sorella della vecchia e fa partire delle indagini sulla sua scomparsa, spiando la scena dalla finestra sentiamo questa che dice ai poliziotti “sono stati loro, l’hanno seppellita là”.

Allora la stessa notte andiamo a disseppellire le ossa e a buttarle in un fiume, io cerco di tranquillizzare mio fratello dicendogli che se non trovano le ossa non possono provare niente.

Il giorno dopo tornano i poliziotti e vedono la terra smossa e si mettono a cercare al fiume.. allora io decido con mio fratello che dobbiamo lasciare quel posto e andiamo alla stazione per prendere un treno.

Tutto ad un tratto quando un treno passa io mi butto sotto… e dopo sto nuotando.”

Questo sogno appartiene a Koncetta.

INTERPRETAZIONE DEL SOGNO

Salve, se le fa piacere, mi interpreti questo sogno. La ringrazio.”

E’ sempre un piacere per me interpretare un sogno, in specie se possiede il travaglio psichico e culturale di Koncetta, una serie di conflitti psicodinamici assolutamente naturali.

Ricordo che nel mio lunghissimo viaggio di ricerca sul sogno sono partito dall’interpretazione umanistica per approdare a quella strettamente psicologica di scuola psicoanalitica. Oggi mi trovo ancora a viaggiare in territori non meno tranquilli, quelli che stanno tra la Poesia e il Sogno. Domani navigherò sul mare tempestoso su cui fluisce il Sogno e la Morte.

Mi sono evoluto come Koncetta e ancora è tutto in discussione.

Comunque, è sempre un piacere.

Sogno di avere 11 o 12 anni e di essere una immigrata mulatta orfana, insieme al mio fratellino un po’ più piccolo, che ha una specie di ritardo lieve, viviamo in una casa abbandonata in un luogo isolato nella campagna.”

Koncetta regredisce temporalmente e sviluppa la tematica conflittuale della sua adolescenza, della sua identità psichica, del suo spirito materno, delle sue difficoltà esistenziali, della sua solitudine, della sua carenza affettiva.

Quanta roba simbolica in poche righe!

Chiaramente Koncetta parla di sé anche quando parla del “fratellino”; quest’ultimo le serve per sviluppare la sua pulsione affettiva, i suoi investimenti di “libido genitale”, l’energia più buona, più bella e più giusta: amare se stessi e gli altri. Proprio lei che è “orfana” e “mulatta” e “immigrata”, nel senso di “sola”, “diversa” e “solitaria”, proprio Koncetta esordisce con una carta psichica di identità che abbraccia la sua prima infanzia per trasportarsi nel tempo attuale. Del resto, la formazione psichica in universale avviene proprio nei primi anni di vita, infanzia e adolescenza. Il “ritardo lieve del fratellino” è un semplice complesso d’inferiorità di Koncetta in riguardo al registro mentale e intellettivo. Della “casa abbandonata” e del “luogo isolato nella campagna” ho detto in precedenza, ma la metafora della struttura psichica di Koncetta, la “casa” e della difficoltà a relazionarsi, il “luogo”, sono apprezzabilissime per la loro carica poetica elaborata e immessa dai meccanismi psichici di difesa dall’angoscia della “condensazione” e dello “spostamento”. Il Sogno è nella sua essenza Poesia.

La zona in cui abitiamo è un po’ tetra, non lontano c’è una cittadina sul mare dove io e mio fratello andiamo tutti i pomeriggi a fare un giro, io con i pattini e lui con lo skate.”

Il meccanismo psichico della “compensazione” viene in soccorso di Koncetta in tanta desolazione psichica ed esistenziale, “zona tetra” abitata nell’infanzia e nell’adolescenza quando si formano le umane “organizzazioni psichiche”, e colora con la “cittadina” e il “mare” gli abbozzi di un miglioramento delle relazioni sociali e del mondo psicologico. Koncetta è cresciuta e ha recuperato gli schemi psichici della socializzazione e delle relazioni significative. Koncetta vive in sodalizio e in accudimento con il fratello manifestando la sua duttilità psichica e le sue capacità di adattamento, oltre che di concretezza: “fare un giro, io con i pattini e lui con lo skate”. Con i pattini Koncetta scorre sulla realtà psichica e relazionale in atto.

Va benissimo aver recuperato la tanta pregressa desolante difficoltà umana ed esistenziale. Le risorse non mancano a questa donna “immigrata”, “mulatta” e “orfana”. Koncetta si sta evolvendo verso il meglio consentito dalle situazioni che sta vivendo.

Non abbiamo amici e non siamo benvoluti perché siamo stranieri e poveri, allora qualche volta ce la prendiamo col mondo e facciamo qualche sciocchezza come tirare sassi alle vetrine o prendere a calci i bidoni, siamo due bambini.”

Fa sempre capolino nel sogno il “fantasma” dell’isolamento e della solitudine. Koncetta si lascia quasi rifiutare dagli altri per compensare le sue difficoltà a inserirsi nel gruppo. L’aggressività di tanto sconforto è la ciliegina sulla torta: “tirare sassi alle vetrine” o rifiuto della propria immagine, “prendere a calci i bidoni” o scarico l’aggressività verso gli altri per via traslata. “Siamo due bambini” è la giustificazione e l’assoluzione di questo disagio psichico per la conflittuale accettazione di sé e dello status umano. Koncetta sta svolgendo in sogno il suo sforzo di accettarsi e di farsi accettare e lo inserisce in un quadro di amore materno verso il “fratellino” bisognoso di cure e di protezione. In effetti, il “fratellino” è sempre Koncetta che ama se stessa, il suo amor proprio e la sua autostima in crescita, il recupero di sè.

Invece a casa io mi occupo di tutto come si deve, per far vivere mio fratello decentemente, e tengo sempre pulita la nostra casa fatiscente.. faccio ciò che posso.

Ecco l’amor proprio e il recupero della consapevolezza delle sue capacità di affermazione e d’azione!

Le lamentele, in specie le auto-lamentazioni, sono inutili e non servono perché Koncetta ha le carte in regola per la sua evoluzione psichica ed esistenziale, per formare la sua “organizzazione psichica” e ripulirla dai sensi di colpa e dalle recriminazioni contro gli altri e il mondo infame che l’ha rifiutata e discriminata. Koncetta ha recuperato se stessa, si è data da fare per sistemare i suoi conflitti e le sue angosce, la “casa fatiscente” anche se conserva l’orgoglio delle sue radici e le nobilita, “sublimazione”, al meglio possibile, “faccio ciò che posso”. Ritorna il quadro di una donna che si è data tanto da fare nella sua evoluzione psichica, sociale e culturale, umana per dirla con una sola parola e quella giusta per l’appunto. Spicca sempre la “libido genitale”, l’istinto materno verso il suo essere stata una bambina in grande difficoltà esistenziali. Questa “genitalità” si allarga alla sua dimensione psichica materna. Koncetta è una buona madre di se stessa e dei suoi figli, tutti rappresentati nel sogno simbolicamente nella figura del “fratellino”.

Tuttavia abbiamo una vicina di casa, una donna vecchia e acida che ci odia e ci vuole mandare via minacciandoci di chiamare i servizi sociali.”

Questa è la classica rappresentazione onirica della “parte negativa del fantasma della madre”, la strega, “la donna vecchia e acida”, la madre che uccide con l’anaffettività e abbandona, che discaccia e “odia”. Questa rappresentazione appartiene a Koncetta ed è una parte del “fantasma della madre”, quella “negativa” che ha elaborato nella sua primissima infanzia, primo anno di vita per la precisione, quando la sua mente pensava e usava soltanto il meccanismo della scissione, lo “splitting”. L’esperienza affettiva di Koncetta con la madre è stata estremamente problematica e conflittuale: è “orfana”, senza madre e padre. Del resto, nel sogno ha un fratello che tratta come figlio dimostrando una ottima “libido genitale” negli investimenti. Koncetta è stata costretta dalle esperienze della sua vita a maturare prima del tempo e soprattutto in riguardo alla sua femminilità e al suo esser donna: ha accudito e amato un fratello. Nei fatti è possibile, nel sogno il fratello è la “proiezione” della sua bambina, della cura che ha riservato alla sua persona per sopravvivere in un mondo adulto particolarmente disastrato e moralmente discutibile. Si spiega il ricorso ai “servizi sociali”, una minaccia e un episodio reale che sono immaginate nel sogno per attestare della precarietà etica in cui la sua famiglia viveva. Il demone è la figura materna. Insomma, Koncetta ha maturato importanti carenze affettive e si è riscattata amandosi.

Ben fatto!

Io e mio fratello viviamo con la paura che questo succeda e ci capitino brutte cose.. ed una notte decidiamo di andare ad uccidere la vecchia, la facciamo anche a pezzi e la seppelliamo lì vicino sotto ad un albero.”

Questa è la carica aggressiva del sentimento dell’odio, la difesa di Koncetta di se stessa e del fratellino nella forma dell’uccisione della vecchia, aggravata dallo scempio del corpo e dall’occultamento del cadavere nella forma del seppellimento “sotto ad un albero”. Koncetta può fare questo in sogno perché si rafforza con la difesa del “fratello”. Raddoppia se stessa nella donna e nella bambina, difende la sua realtà femminile e la sua realtà psichica di bambina indifesa. Koncetta uccide simbolicamente la madre per sopravvivere, per non soccombere ai colpi mortali della madre fredda e priva di affetti vitali. Il meccanismo onirico della “figurabilità” si presenta e offre a Koncetta la possibilità di dipingere la liberazione dalla madre, il riscatto dalla crudeltà materna. In sostanza, Koncetta ha risolto la sua “posizione edipica” secondo la formula dello “uccidi il padre e la madre”. E’ lontana, almeno per ora, dal salvifico “riconosci il padre e la madre” e non contempla la formula “onora il padre e la madre”. Il tutto a prescindere dalla realtà familiare di Koncetta, perché si parla espressamente dei suoi vissuti personali e originali. Mi spiego: Koncetta può anche non avere avuto una famiglia, come il sogno suggerisce, ma ha elaborato ugualmente dentro di lei le figure del padre e della madre. Per difendere se stessa, si è rafforzata e si è sbarazzata della madre cattiva, come nelle migliori fiabe. In tal modo Koncetta è maturata prematuramente nell’amore di sé e degli altri, nella “posizione genitale”. Questo è il viaggio che vivono le donne anzitempo responsabilizzate e abbandonate a se stesse, come nelle migliori famiglie piene di ghiaccio e di qualsiasi latitudine e longitudine. Non c’entra niente il fatto che Koncetta è “immigrata”, “mulatta” e “orfana”, il vissuto verso la madre è fortemente vivo e vivace nel versante conflittuale. Ancora: la simbologia del “seppellire” non si traduce in “rimozione”, dimenticare per sopravvivere, tutt’altro, è la scarica dell’odio mortifero verso una figura particolarmente importante e significativa che è stata vissuta in maniera negativa.

Passa del tempo in cui siamo sereni, finché un giorno si presenta la sorella della vecchia e fa partire delle indagini sulla sua scomparsa, spiando la scena dalla finestra sentiamo questa che dice ai poliziotti “sono stati loro, l’hanno seppellita là”.

Il misfatto è compiuto, andate momentaneamente in pace. Il senso di colpa è soffocato dal vantaggio ottenuto con questa risoluzione aggressiva nei riguardi della figura materna. Koncetta odia la madre crudele e sopravvive alla sua assenza. Ma i salmi non finiscono sempre in gloria, a volte si concludono con il ritorno sulla scena del defunto sotto la forma e la veste di un fac-simile, di una figura equivalente ed equipollente a testimoniare che i “fantasmi” che espelliamo dalla porta prima o poi rientrano dalla finestra proprio quando meno ce ne accorgiamo, quando abbassiamo le difese psichiche. “Passa del tempo in cui siamo sereni”: i meccanismi e i processi psichici di difesa dall’angoscia hanno fatto il loro dovere, hanno funzionato bene e hanno contenuto la carica nervosa legata al senso di colpa, In questo caso il meccanismo inquisito è la “rimozione”. Koncetta si è dimenticata del vissuto negativo e del sentimento annesso al “fantasma della madre”, poi un episodio qualsiasi lo ha rievocato fungendo da causa scatenante dell’affioramento, meglio del “ritorno del rimosso”. Si traduce in questo modo “finché un giorno si presenta la sorella della vecchia e fa partire delle indagini sulla sua scomparsa”. Ma ancora non basta: il “Super-Io”, “i poliziotti”, di Koncetta non ce la fa a reggere il peso della colpa, per cui esige immediatamente la punizione, esige di pagare il fio, esige di espiare il tragico reato. Koncetta spia dalla finestra, sente riemergere il ricordo del vissuto rimosso in riguardo alla madre, “l’hanno seppellita là”, e non può fare a meno di riconoscere che la “rimozione” non ha funzionato perché adesso la sua istanza psichica repressiva, il “Super-Io”, esige l’espiazione della colpa, la condanna. Il prosieguo del sogno di Koncetta è sempre più intrigato e intrigante, ma lineare e comprensibile.

Allora la stessa notte andiamo a disseppellire le ossa e a buttarle in un fiume, io cerco di tranquillizzare mio fratello dicendogli che se non trovano le ossa non possono provare niente.”

Potrei dire che questa è l’allegoria, la psicodinamica simbolica, del meccanismo principe di difesa dall’angoscia, la “rimozione”, il seppellire, mentre in disseppellire equivale pari pari al “ritorno del rimosso” per cause scatenanti occasionali e alla “presa di coscienza” del rimosso affluito. Quest’ultima impedisce al materiale psichico emerso dal profondo di trasformarsi soprattutto in un doloroso sintomo e per l’appunto psicosomatico. Koncetta prende coscienza e razionalizza la sua tremenda aggressività nei riguardi della figura materna, rivede la sua “posizione edipica” e passa al riconoscimento della madre per quelli che sono stati i suoi vissuti e al di là della effettiva consistenza esistenziale della augusta e improvvida genitrice. Ripeto che i figli degli immigrati sono costretti a una emancipazione rapida dalle figure genitoriali per motivi culturali e politici che non sto a discutere, perché porterebbero il mio discorso su altri versanti che non attengono la decodificazione del sogno di Koncetta. Voglio, però, sottolineare come il sogno è uguale per tutti ed è la base di ogni democrazia diretta alla Greca o alla Rousseau. Usiamo tutti gli stessi “meccanismi” e trattiamo i dati personali con le stesse capacità creative: Poesia.

Torno al sogno.

Koncetta dopo aver vissuto il “ritorno del rimosso” in riguardo alla madre, può prendere consapevolezza e razionalizzare la sua “posizione edipica” o subirlo e convertirlo in sintomo, insomma questo “ritorno del rimosso” è formativo in qualsiasi modo, ma bisogna trattarlo in maniera che sia il meno traumatico e logorante possibile.

Allora la stessa notte andiamo a disseppellire le ossa e a buttarle in un fiume”. Koncetta si serve dell’acqua di “un fiume”, simbolo di vita che si evolve, “tutto scorre” di Eraclito, per ripulire i sensi di colpa della sua avversione mortifera verso la figura materna: “catarsi” greca della colpa dopo la “ubris”, il peccato originale dei Greci, l’ira e il turbamento dell’equilibrio voluto dagli dei. Koncetta inserisce i suoi nuovi vissuti riparatori nella sua struttura psichica, “meglio “organizzazione”, e compatta la sua persona e la sua personalità per darsi all’azione nel mondo sociale e nelle relazioni significative. Koncetta è sempre accompagnata dal “fratellino”, il suo alleato e il suo rafforzamento per portare alla superficie un trauma di quel tipo: l’uccisione psichica della madre. Koncetta capisce che è un danno gratuito e auto-procurato, per cui intelligentemente passa alla riesumazione delle “ossa”, unica condizione per provare qualcosa e sempre a se stessa e no di certo agli altri e tanto meno al mitico fratellino orfano, mulatto e abbandonato.

Si può procedere verso il capolavoro psichico del sogno di Koncetta.

Il giorno dopo tornano i poliziotti e vedono la terra smossa e si mettono a cercare al fiume.. allora io decido con mio fratello che dobbiamo lasciare quel posto e andiamo alla stazione per prendere un treno.”

Allora, ritorna l’istanza psichica censoria e morale del “Super-Io” di Koncetta a esigere la giusta punizione per pagare il fio della colpa orrenda del simbolico e psichico matricidio. Koncetta non è contenta della risoluzione data in precedenza e persiste nell’analisi del suo quadro psichico in atto. Koncetta si analizza e sente che il vissuto pregresso sulla madre è il suo punto debole e che non può trovare il suo giusto equilibrio tra spinte e contro-spinte se non mette a tacere dentro di lei il “fantasma della parte negativa della madre” e se non risolve al meglio la sua “posizione edipica”. Koncetta è inquieta e irrequieta a causa della psiconevrosi scatenata dal conflitto con la figura materna e allora le pensa tutte. Pensa che la “catarsi della colpa” del “fiume” non sia sufficiente a placare la tensione nervosa, la sua rabbia verso questa figura assente nella sua vita e quanto meno molto spartana, per cui, sempre insieme al suo alleato “fratello”, esperimenta la possibilità di pagare il fio della colpa proprio morendo, uccidendo quella parte di sé che tanto aveva osato in passato nei riguardi di una figura sacra come la madre. La “stazione” e il “treno” sono simboli di distacco, di partenza e di fine, insomma evocano il “fantasma di morte”, così come la fuga verso la morte per anaffettività è stato il rischio frequente corso da Koncetta. Si è dovuta amare da sola e amando la proiezione di se stessa, il “fratello”, questo meraviglioso oggetto transferale su cui condensa e investe tutte le sue buone energie per sopravvivere. Insomma, Koncetta si sta dicendo in sogno che ha rischiato di morire per mancanza d’amore e che è uscita da questa condizione d’inedia amandosi in maniera “genitale” senza scadere nel narcisismo.

Tutto ad un tratto quando un treno passa io mi butto sotto… e dopo sto nuotando.”

Il conto è stato saldato. Koncetta ha espiato le sue colpe. La madre cattiva elaborata nel suo “fantasma” al riguardo è stata buttata sotto il treno secondo le linee di un rito espiatorio primordiale, ma la nostra eroina non soccombe, tutt’altro risorge a nuova vita, rinasce, nasce a nuova vita dopo essersi buttata “sotto” e trapassa verso un “sopra” molto vitale e finalmente libero da colpe e da “fantasmi”.

Questa è la traduzione simbolica di “dopo sto nuotando”.

I tre puntini di sospensione tra “sotto” e “dopo” sono il capolavoro onirico di Koncetta.

Tutto bene quel che finisce bene.

Grazie Koncetta e al prossimo sogno con piacere!

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