LA MAGIA DELLA POESIA

Il poeta è così.
Già, così!
Il poeta è prodigo di senso.
Il poeta non possiede i significati dei suoi sensi.
Il poeta è libertario perché è libero,
è libero dentro e fuori,
è libero di fare e di brigare,
di combinare,
di evocare,
di tirare fuori,
di contaminare,
di rubare,
di associare il visibile e l’invisibile come Freud,
di realizzare il possibile e l’impossibile come Teresa,
di dare in pasto i suoi fantasmi ai gladiatori nel Colosseo come Nerone,
di piangere come un bambino
che non ha imparato Pianto antico a memoria
perché il piccolo Dante lo faceva piangere,
come Salvatore.
Il poeta s’en fous dell’editore
e della sua preziosa carta straccia
che puzza di inciucio e di fottisterio.
Il poeta è come Jacob nel lager,
compone con Ilse e con Andrea,
inquacchia con i pennelli i colori delle sue parole,
verba quae volant,
verba quae sapiunt,
verba quae nesciunt,
parole che non cercano alcunché
e nulla valgono al cospetto dell’Ente
che in principio le pronunciò creando:
sia il poeta et poeta factus est.
Il poeta è un piccolo dio e un grande fornaio,
vedi Pablo,
un infante che non sa parlare come Jacob o Slomo,
come Tommaso e Mariapia,
come tutti i dislessici e gli autistici dell’universo,
il poeta parla per loro,
diventa un verso
e porta con sé un vocabolario,
il suo,
come dono per i più fortunati,
i muti nelle corde vocali ma non nel cuore.
Questo suono vuol dire poesia,
vuol dire voce e grido e cadenza,
uno stato di quiete che si accovaccia ai piedi della tragedia,
l’eco di un canto di speranza
che accompagna il tormento,
che si tatua sulla pelle sottile dell’infanzia.
Il poeta entra anche nell’orrore
e ne esce pulito.
Oggi anche tu sei Jacob,
anche tu sei Alan a viso in giù sulla sabbia gentile di Lampedusa,
anche tu sei my baby nelle grida della madre disperata,
anche tu sei Rosetta Nascimbeni,
anche tu sei Dante Carducci,
anche tu sei Pirro Viviani,
l’amico di Giovanni Pascoli
su cui disse le orazioni dovute
per un buon esito della gita nella campagna romagnola dell’aldilà.
Il poeta è ricco di fantasmi
e li sparge per i campi fertili in lungo e in largo.
In questo il poeta è un bambino:
usa il fantasma
e va per libere associazioni,
lavora per se stesso e non tende all’universale,
non aspira al premio di Venegazzù nella civile Svezia.
Se ti ritrovi e ti evochi,
il poeta è per te,
altrimenti va bene lo stesso,
tutto va bene,
tutto va ben madama la marchesa
e in bocca al buon lupo,
tutto va ben,
tout va tres bien.
Sarà per la prossima volta,
magari quando anche tu proietterai i tuoi fantasmi
alla ricerca di una eco nella gente,
nel prossimo che ti circonda
e che ha tante storie uguali alle tue da raccontare,
ma non ha il coraggio di dirle.

Questo furto è stato operato da Salvatore Vallone

Carancino di Belvedere 01, 05, 2021

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